mercoledì 25 marzo 2020

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato



L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio.


SUA CONSACRAZIONE A SACERDOTE  

Pur tuttavia il 10 maggio 1910 venne consacrato sacerdote. La prima Messa la disse nel Duomo di Benevento. Il padre di Lui era allora lontano, aveva dovuto tornarsene in America per tentar la sorte, che nel passato non l'aveva favorito, quindi non assistette ai festeggiamenti, che il paese tributò all'umile fraticello, a cui andarono incontro le maggiori Autorità del luogo. La buona mamma, i parenti, gli amici, tutti insomma, per fargli festa, gettarono al popolo pietrelcinese, confetti, uova, e raffaiuoli (dolci locali, una specie di biscotti casalinghi).  

Il sogno cullato fin da bambino, si era finalmente avverato; ma col suo sogno, ebbe inizio la sua nuova vita spirituale, basata sulle sofferenze e sulle privazioni, per il suo grande amore a Gesù, sofferenze e privazioni che svilupparono e assodarono le sue virtù.  

Una volta, un nipote dell’Arciprete volle fargli uno scherzo, tentando rubargli il Breviario.  

Incontrato il Padre gli disse: 

- Padre Pio, voglio venire a rubarvi un oggetto, così imparerete a chiudere la porta, che voi lasciate sempre aperta.  

- Vuoi prendere forse il Breviario, figlio mio? - gli rispose, citando fra i vari oggetti, che teneva in camera, solo quello che il nipote dell’Arciprete aveva pensato.  

Il dono del discernimento dello spirito, veniva a poco a poco sviluppandosi in Lui, tanto da assumere in seguito forme più tangibili e concrete.  

Il popolo, che è sovrano nel suo giudizio, comprese che sotto la veste dell'umile fraticello francescano, esisteva un «Santo» e così lo chiamò fino da allora.  

Io, scrivendo del Padre, non affermo nulla, faccio solo constatare, cosa pensava di Lui, fino da allora, il buon popolo pietrelcinese.  

Nessuno in paese ignorava quanto Egli doveva lottare per vincere, non sé stesso, ma i demoni che in ogni momento lo tentavano, per dissuaderlo dalla via del bene.  

Ogni sera verso le nove e mezza, dopo essersi intrattenuto coll' Arciprete, si ritirava nella sua stanza. I vicini udivano allora grida, urli, corpi sbattuti per terra, passi concitati. Meravigliatisi, dapprima, che Padre Pio ricevesse a quell'ora insolita degli amici o dei conoscenti e facesse un simile baccano, si lagnarono con Zi Orazio. In seguito, seppero, che non amici, ma nemici invisibili e tremendi si recavano da Lui per stancarlo, torturarlo, tentarlo (1).  

Altre volte, entrando nella sua modesta cameretta, trovava tutto sossopra, letto, coperte, libri, inchiostro versato o gettato contro il muro e gli apparivano allora strani spiriti, sotto le più diverse fogge, spesso anche in veste di monaco.  

Una sera, vide che il suo letto era circondato da mostri paurosi, che lo ricevettero con queste parole: 

- Ecco, si ritira il Santo.  

- Sì, a vostro dispetto - rispose Padre Pio.  

Venne allora afferrato, percosso, sbattuto per terra e contro i muri.  

Tutte queste persecuzioni invece di affievolire la sua fede, la ingigantivano, diminuiva in Lui il vigore vitale, ma si accresceva ogni giorno più la sua forza spirituale. A nessuno, fuorché al suo buon confessore, mai disse nulla, neppure alla buona mamma, che spesso al mattino lo trovava assonnato e sfinito dalle veglie e dal dolore.  

Un'altra volta, mentre tutto solo se ne stava a letto, essendo più indisposto del solito, tenendo, come ho già detto, la porta aperta, vide entrare in camera un frate sotto la forma e l'aspetto di Padre Agostino, il suo vecchio confessore e Padre spirituale di un tempo. Il finto frate lo consigliò ed esortò a lasciare quella vita fatta di ascetismo e di privazioni, affermando che Dio non poteva approvare il suo modo di vivere, che gli procurava tante e così inaudite sofferenze. Stupitosi, Padre Pio, che Padre Agostino gli parlasse così e accortosi che questo frate aveva un segno cabalistico in fronte, gli ordinò di gridare con lui «Viva Gesù».  

Lo strano personaggio sparì immediatamente, lasciando per la stanza uno strano odore di zolfo.  

Anche durante questo periodo, il vecchio e buon Padre Agostino, non smise mai di seguire le vicende dell'amato discepolo, poiché tenne con Lui un abbondante scambio di corrispondenza.  

Quando a suo tempo verranno pubblicate le lettere fra loro scambiatesi, si potranno conoscere le misteriose lotte sostenute dal povero Padre contro i suoi misteriosi e invisibili nemici.  

L'Arciprete, venuto a conoscenza di questi fatti strani, gli ordinò che gli consegnasse le lettere chiuse, prima ancora di leggerle.  

Padre Pio, ossequiente sempre ai suoi Superiori, ricevuta un giorno una lettera da Padre Agostino, senza aprirla, la portò all'Arciprete. Questi, dalla busta riconobbe tosto la calligrafia di Padre Agostino.  

Aperta la lettera, vi trovò dentro un semplice foglio bianco.  

- Il buon Padre - disse l'Arciprete - si è dimenticato di scrivere, o inavvertitamente ha posto un foglio in bianco invece della vera lettera.  

- No, - rispose Padre Pio, - non si è dimenticato, «quei signori», mi hanno fatto il solito scherzo.  

- E Tu come lo sai? - gli chiese Don Salvatore.  

- Io so ....  

- Possibile? Allora Tu potresti dire cosa vi era scritto?  

- Certo ... e riferì per filo e per segno quello che Padre Agostino gli aveva scritto.  

L'Arciprete, subodorando qualche cosa di insolito e sembrandogli straordinario quello che Padre Pio gli diceva, scrisse in segreto a Padre Agostino, che gli rispose esattamente quanto Padre Pio gli aveva detto.  

Un'altra volta l'Arciprete, aperta una lettera di Padre Agostino, vi trovò una grossa macchia di inchiostro a forma di imbuto.  

Chiamata la nipote, perché temeva di non vederci bene, si sentì confermare da lei che non si era sbagliato. Prese allora l'acqua santa e benedì il foglio misterioso. A mano a mano che Egli esorcizzava, la macchia diminuiva d'intensità, fino a che la scrittura apparve visibilissima.  

Mi si dice che tale lettera sia conservata insieme a molte altre dal Superiore Provinciale dei Cappuccini, fra queste anche una dello stesso Padre Agostino, che arrivò mezzo affumicata.  

Altre volte gli spiriti maligni e infernali, durante la notte, gli gettavano via le coperte, le lenzuola, i libri, il calamaio, e lo colpivano con schiaffi.  

Io che ebbi, nel febbraio scorso, il sommo bene di dormire per due notti consecutive nella stanza ove nacque e visse Padre Pio, (vedi Tav. N. 3) ho provato sensazioni talmente strane, che mi parvero allora inspiegabili. Narrerò in altra parte del volume, quanto io ho provato, veduto e sentito la prima notte. Era con me un amico e figlio esso pure spirituale del Padre, che potrà confermare quanto più avanti dirò, se qualcuno non mi credesse. Fin da allora Padre Pio, durante la Messa, sembrava assorto in lunghe adorazioni, tanto che il rinnovamento della Passione di Cristo sembrava ai buoni pietrelcinesi, troppo lungo.  

Il popolo se ne lagnò con l'Arciprete, poiché, dovendo accudire ai propri lavori, non aveva del tempo da perdere inutilmente.  

L'Arciprete riferì a Padre Pio le lagnanze dei suoi parrocchiani e mentre in cuor suo ammirava il profondo zelo dell'umile fraticello, gli disse:  

- Piuccio, ti avvertirò io, spiritualmente, quando dovrai proseguire.  

Era stato avvertito e consigliato da Padre Agostino di comandargli mentalmente, in virtù di santa obbedienza di continuare la Messa, poiché durante il «Memento», Padre Pio assumeva una posizione di estasi, in virtù della quale sembrava transumanato.  

Difatti più volte, il buon Arciprete, quando si accorgeva che il «Memento» durava oltre il tempo normale, egli, senza muoversi dal suo posto, gli comandava mentalmente di continuare il Divino Sacrificio. Immediatamente Padre Pio obbediva.  

Finita la Messa, il Padre era solito inginocchiarsi dietro l'Altar Maggiore, e pregare silenziosamente, né si accorgeva di rimanere solo, il che molte volte accadeva, poiché, spesso, sia i fedeli, che il sacrestano, uscivano di chiesa lasciandolo solo.  

Una volta avvenne che il sacrestano, poco prima di mezzogiorno, entrato in chiesa per suonare le campane, scorse dietro l'altar maggiore, Padre Pio, a terra, rigido, quasi fosse morto.  

Scossolo e visto che non si muoveva, pieno di spavento, andò ad avvertire 

l'Arciprete, dicendogli:  

- Arciprete, signor Arciprete, corra, corra, c'è in chiesa Padre Pio, che è morto.  

Questi accorse, vide il giovane frate in istato catalettico, immobile e senza vita. Avendo compreso di ciò che si trattava, gli ordinò mentalmente di riprendere i sentimenti.  

Padre Pio aprì gli occhi, si alzò e cominciò a parlare.  

Un'altra volta il sacrestano, già abituato, lo lasciò a terra e quando verso le due pomeridiane, tornò a suonare le campane, non trovò più Padre Pio, che avendo ottenuto dall'Arciprete la chiave della chiesa, era già uscito. 

*** 

Quando i Superiori ritenevano che il Padre si fosse rimesso in salute, lo richiamavano in convento.  

Ma appena entrato, il male lo riprendeva, tanto da costringerli a lasciarlo nuovamente ritornare all'aria nativa.  

Una volta mentre era in convento, essendo caduto ammalato, dovette mettersi a letto.  

Il medico accorso, temette che la sua ultima ora fosse giunta.  

Un compagno che l'assisteva, con una frase poco opportuna gli disse:  

- Padre Pio, dopo morto, qui ove Tu dormivi, si farà una cappellina.  

- Avrai tempo di attendere la cappellina, io non morrò, - gli rispose Padre Pio.  

Rimessosi in salute, fece ritorno ancora a Pietrelcina, ove si trattenne fino alla sua chiamata alle armi.  

In paese dal suo ingresso, dopo la prima Messa, fino al suo richiamo, visse circa cinque anni (il solito numero fatidico).  

ALBERTO DEL FANTE 

Tempestate il Cielo perché siamo tutti pronti



Non scoraggiatevi Miei piccoliperché Io, il vostro Gesù, non vi lascio soli.

 la vostra preghiera è forte,

Io, il vostro Gesù ascolto ogni preghiera, quindi pregate, figli Miei, pregate e tempestate il Cielo perché siamo tutti pronti e ogni preghiera che voi fate ai vostri Santi, essi la portano con grandissima gioia davanti al trono del Padre, il vostro Padre celeste che vi ama moltissimo, Miei piccoli.

EGLIDio l’Altissimo interverrà quindi abbiate fiducia in LUI, nel vostro e Mio Padre, e non smettete di pregare, Miei amati piccoli.

Io, il vostro Gesù, sono con voi e vi guido in questo tempo.

Non abbiate paura 

Regina della Famiglia



La testimonianza della mamma 

La mamma di Adelaide, pochi giorni dopo la ritrattazione,  avvenuta il 15 settembre 1945, davanti alla commissione  vescovile d'inchiesta disse: 

"Riguardo alla ritrattazione della bambina, io ho saputo  questo da Don Cortesi che mi portò il biglietto: e io venni in  convento... Dissi: 

 Ascolta Adelaide, tutti dicono che non è vero che hai 
visto la Madonna. 

 Sì, è vero che l'ho vista. 
- E allora perché la gente dice che non l'hai vista? 
 Io non posso dire che cosa ho visto, perché faccio peccato di disobbedienza. 

Non sono ben sicura, continua la madre, se abbia nominato anche don Cortesi" (Cfr. Argentieri, o.c., pp. 19-20). 


Ciò che scrisse Adelaide nel suo quaderno 

"Don Cortesi, di frequente, mi narrava che lui pure un  giorno aveva visto la Madonna, Gesù Bambino e San Giuseppe,  ma non era un'apparizione, perché li aveva visti solo nella fantasia e che perciò anche a me era successo così, perciò era grave  peccato affermare agli altri che li avevo visti. 
Per molti mesi io sostenni decisa di averli visti, poi la  parola di Don Cortesi insistente e persuasiva mi convinse che  veramente facevo peccato a manifestare agli altri le apparizioni  della Madonna: anche perché affermandomelo un sacerdote, io, come fui educata in casa di aver fede in ciò che dicono i preti,  credetti alla sua parola e non osai più dire diversamente di  quanto egli mi affermava e decisi pertanto di tenerlo solo nel  mio cuore. 
Per farla finita con tutti, mi decisi di confessarmi. Difatti  al Sacerdote Don Sonzogni mi accusai che non era vero ciò che  narravo della Madonna. 
Il 15 settembre 1945, come il solito, Don Cortesi mi portò  da sola per interrogarmi, perché io, per suo ordine, non potevo  parlare con alcuno; anzi, mi aveva detto che, a qualunque persona mi avesse avvicinato per interrogarmi, io dovevo dire: "Non  sono autorizzata a rispondere". 
In una sala delle Suore Orsoline di Bergamo, dopo aver  chiuso le porte, Don Cortesi mi dettò le parole da scrivere sullo  sfortunato biglietto. 
Mi ricordo benissimo che, posto lo stato di violenza morale  che stavo subendo, lo macchiai ed egli divise il foglio e me lo  fece rifare, con molta pazienza, pur di ottenere il suo scopo. 
Così il tradimento fu compiuto" (v. Padre Bonaventura Raschi, o.c., pp. 53-54) 

Severino Bortolan 

La descrizione dell’Annunciazione della Vergine fatta dall’angelo custode a Santa Gemma Galgani



La mattina del 25 marzo L’angelo custode le dice: «[…] ti parlerò di Maria Santissima, di una giovinetta tanto umile dinanzi al mondo, ma d’infinita grandezza davanti a Dio; ti parlerò della più bella, della più santa di tutte le creature; della figlia prediletta dell’Altissimo, di colei che veniva destinata all’impareggiabile dignità di madre di Dio»
… Era già notte inoltrata, e Maria Santissima se ne stava sola nella sua camera: pregava, era tutta rapita in Dio. All’improvviso si fa una gran luce in quella misera stanza, e l’arcangelo, prendendo umane sembianze e circondato da un numero infinito di angeli, va vicino a Maria, riverente e insieme maestoso. La inchina come Signora, le sorride come annunziatore di una lieta notizia, e con dolci parole così le dice: Ave, o Maria, il Signore è con te. La benedetta tu sei fra tutte le donne “». O bello, o grande e sublime saluto, che in terra non s’era mai udito, né; si udirà mai!
… «Appena l’arcangelo celeste ebbe pronunziate queste parole, tacque, quasi aspettando il cenno di lei per spiegare la sua divina ambasciata. Maria però, udito il sorprendente saluto, si turbò; taceva e pensava. Ma forse credi, o figlia mia, che a Maria non fossero mai discesi gli angeli del paradiso? Essa ogni momento ne godeva la visita e i loro dolci colloqui Essa non va ad investigare nella sua mente il senso misterioso, ma si turba perché; si crede indegna dell’Angelico saluto. Ah! figlia mia», mi ripeteva, «se Maria avesse saputo quanto la sua umiltà fosse piaciuta al Signore, non si sarebbe stimata indegna dell’ossequio di un angelo. Come mai “, diceva tra sé, un angelo di Dio mi chiama piena di grazia, mentre io mi riconosco immeritevole di ogni divino favore? Come mai “, ragionava tra sé Maria, un angelo del paradiso mi chiama benedetta fra le donne, mentre sono tra le femmine la più inutile, la più vile, la più abbietta? Qual mistero mai si nasconde sotto il velo di sì eccelso saluto?” […]
«Sappi, – qui mi disse l‘angelo mio, – che Maria Santissima, con un esempio non mai udito, fino dà suoi teneri anni aveva consacrato al celeste sposo delle anime caste il verginale suo fiore e, sebbene non fosse soggetta al senso della concupiscenza ribelle, non aveva però mancato di custodire i suoi gigli tra le spine della mortificazione.» […]
«Spiegato l’arcano, rassicurata pienamente la vergine, il messaggero divino taceva, ansioso aspettando la risposta di lei, cioè il consenso di Maria all’incarnazione del Verbo eterno… e risponde: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola “. Il grande accento è proferito, Maria è la madre del Figlio dell’Altissimo. A queste parole esulta il cielo, si consola il mondo intero. L’angelo riverente si prostra innanzi alla sua signora, e poi spiega il volo e se ne ritorna in paradiso. […]
«Accettando Maria l’incomparabile dignità di madre di Dio, accettava intanto il generoso ufficio di madre dell’umano genere. Rallegriamoci: Maria, prestando all’angelo il verecondo suo assenso, vi ha adottati per figli, divenuta la madre di tutti».

LAMENTI DIVINI PAROLE DI GESU’ AI SUOI SACERDOTI



FEDE E AMORE
Permettetemi ora di mettere la mia mano su qualche piaga del clero di oggi. Non intendo alludere ai consacrati generosi.
Ho istituito il Sacramento dell'Amore, la Santa Eucaristia. Venti secoli di storia, con migliaia di prodigi eucaristici, hanno comprovato e comprovano ancora la mia reale Presenza Eucaristica.
Sacerdote, che ti accosti all'altare per celebrare, rientra in te stesso! ... Ci credi tu al Mistero Eucaristico?
Se non ci credi, perché vai a celebrare? Perché ingannare te stesso e gli altri? Che titolo ti si addice? ... Quello di ipocrita e di impostore!
Se invece credi alla Transustanziazione, ma non hai puro il cuore e la mente e non hai monde le mani, come ti azzardi a toccare le mie Carni Immacolate? Come non tremi pronunciando le divine parole della Consacrazione?
E purtroppo c'è chi celebra così!| C'è chi trafigge in questo modo il mio Cuore divino! Ed io, misericordioso, paziento! ... Ma fino a quando dovrò sopportare? La mia Giustizia non reclama pure i suoi diritti?
Altri celebrano, ancora uniti a me, con la mia grazia. Ma che celebrazioni! ... Chi vi assiste, poco edificato, potrebbe dire: "Ma questo sacerdote crede a ciò che fa?'.
Dovete avere più fede nel Santo Sacrificio e amarlo di più! Nessuna fretta, molto raccoglimento e preghiera ardente! Ci sono tante anime da salvare e tante altre da sostenere. La Messa è tempo preziosissimo.
Celebrate bene per glorificare Dio, per edificare i presenti, per rinnovarvi nella giovinezza dello spirito e per portare poi alle anime, lungo il giorno, il frutto del Divino Sacrificio.
Come aspetto con ansia e gioia, Io, Prigioniero di Amore nel Tabernacolo, la celebrazione dei sacerdoti fervorosi! Quando c'è all'altare un mio degno ministro, dimentico in qualche modo le amarezze che mi procurano i sacerdoti sacrileghi o freddi. Le mie Carni Immacolate, bistrattate non raramente da mani indegne, si ristorano al contatto con mani pure ed Io entro amorosamente nel cuore del buon celebrante, arricchendolo di nuova luce e legandolo sempre più fortemente a me.
Oh, se tutti i consacrati fossero puri e innamorati di me Eucaristia... come sarebbe trasformato il mondo!
Figli prediletti del mio Cuore, ravvivate la vostra fede e meditate seriamente sul vostro ministero! Alla vostra parola consacrante Io. Re di tremenda maestà, ubbidisco umilmente e scendo sull'altare. Nelle vostre mani avviene l'Incarnazione vivente, come avvenne nel seno della mia purissima Madre. E non vi lascia confusi un così grande mistero, un così grande dono che Io ho fatto a voi?

Don Enzo Boninsegna

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



Un po' di pazienza... La pazienza è la virtù che porta la pace. Nella propria giornata c'è sempre da sopportare qualche contrarietà, ma la pazienza l'addolcisce. Se si sopporta subendo ciò che non si può fare a meno di sopportare, l'amarezza si fa più profonda. Se, invece, si sopporta con pazienza, per amor mio, allora l'amarezza prende la dolcezza di un dono fatto a me... Arricchisci l'anima tua di questi doni d'amore.

don Dolindo Ruotolo

“ATTO DI ADORAZIONE E DI DONAZIONE A DIO AMORE INFINITO”




« O Amore Infinito, Dio eterno, principio di vita, sorgente dell’essere, io Ti adoro nella tua Unità sovrana e nella Trinità delle tue Persone.Ti adoro nel Padre, Creatore onnipotente di tutte le cose.Ti adoro nel Figlio, Sapienza eterna, per il quale tutto è stato fatto, Verbo del Padre, incarnato nel tempo nel seno della Vergine Madre, Gesù Cristo, Redentore e Re.Ti adoro nello Spirito Santo, Amore sostanziale del Padre e del Figlio, nel quale è la luce, la forza, la fecondità.Ti adoro, Amore Infinito, nascosto in tutti i misteri della nostra fede, risplendente nell’Eucaristia, traboccante sul Calvario, vivificante nella santa Chiesa per mezzo dei sacramenti, canali della grazia.Ti adoro palpitante nel Cuore di Cristo, tuo ineffabile tabernacolo, e a Te mi consacro.Mi dono a te senza timore, nella pienezza della mia volontà; prendi possesso del mio essere, pervadilo totalmente.Io non sono che un niente, incapace a servirti, è vero; ma sei Tu, Amore Infinito, che questo niente hai vivificato e che attrai a te.Eccomi, dunque, o Gesù, pronto a fare la tua Opera di amore, per diffondere, quanto mi sarà possibile, nelle anime dei tuoi sacerdoti, e per essi nel mondo intero, la conoscenza delle tue misericordie infinite e delle sublimi tenerezze del tuo Cuore.Voglio compiere la tua volontà a qualunque costo, sino all’effusione del mio sangue,se il mio sangue non sarà reputato indegno di scorrere per la tua gloria.O Maria, Vergine Immacolata, che l’Amore Infinito ha reso feconda, per le tue mani verginali io mi dono e consacro all’Infinito Amore.Ottienimi di essere umile e fedele e di dedicarmi senza riserva alcuna agli interessi di Gesù Cristo, tuo adorabile Figlio, e alla glorificazione del suo Sacratissimo Cuore. Amen ».

composto dalla Venerabile Serva di Dio Louise Margherite Claret de la Touche nel 1910

Non disperate, non avete nulla da temere. Dio è più Potente di tutto e di tutti e trionferà sempre su tutti i mali!



Messaggio di Gesù Cristo e di Nostra Signora | Manaus (AM), Sabato 14 Marzo 2020

Oggi sono comparsi Gesù, la Madonna e San Giuseppe, Gesù era su una croce luminosa, la Madonna era alla sua destra e San Giuseppe alla sua sinistra.

È stata la Beata Madre a darci il primo messaggio:
Pace miei amati figli, Pace!
Figli miei, Io Vostra Madre, vengo dal Cielo per darvi forza e protezione, vengo dal Cielo per benedirti e concedervi la pace.
Un piano malvagio è pienamente efficace, così che molti dei Miei figli e delle Mie figlie soffriranno e saranno presi nelle trappole e nelle menzogne ​​di Satana. Lui, il padre delle bugie, agisce per ridurre la Sacra Chiesa al discredito, al silenzio, a causa della mancanza di fede che ha raggiunto il suo vertice, a causa dei peccati di molti ministri di Mio Figlio, che sono diventati sepolcri imbiancati che conducono molte anime verso l’abisso della perdizione, perché non sono più uomini Unti, di Fede, di Preghiera, né di Vita Santa.
Satana si fa beffe di molti di loro perché pensa di essere vittorioso a ragione dei suoi agenti malvagi che hanno raggiunto il suo primo obiettivo: mostrare a tanta gente nel mondo che è lui che comanda su tutto a suo piacimento.
Non lasciate che vinca a causa dei loro errori e bugie. Pregate il Rosario con il Magnificat e Dio farà fallire il loro piano malvagio e il male e le bugie cadranno a terra. Se non pregate e non fate penitenza, le loro bugie porteranno sofferenza e dolore a tutta l’umanità e in modo più intenso, perché la violenza e lo spargimento di sangue arriveranno molto presto, a causa di uomini orgogliosi e avidi di avere e di potere.
Chiedete perdono per i vostri peccati, piegate le ginocchia a terra e invocate la Misericordia di Dio per il mondo intero.
Ricordate, figli miei: ciò che l’uomo inventa è tutto imperfetto. Solo ciò che Dio crea è perfetto. Tutta la creazione creata dall’uomo finirà e non durerà per sempre. Nulla sarà nascosto a lungo.
San Giuseppe farà grandi cose per la Santa Chiesa e per il mondo intero, per ordine di Mio Figlio Gesù. Egli darà un grande segno del suo amore, a favore del Popolo del Signore, il piccolo resto fedele alle sue parole divine e alle sue Sante Leggi.
In quel momento, Gesù, con sguardo severo, mi disse queste parole:
Permetterò alla Chiesa e al popolo dell’Amazzonia di essere purificati dai loro peccati, a causa della loro ingratitudine, mancanza di fede e disprezzo per la Mia Immacolata Madre, che per molti anni è venuta per Ordine Mio, per chiamarvi alla preghiera e alla conversione.
Finché non riparate il loro terribile errore, la Chiesa e il popolo soffriranno. Pregate, pregate, pregate e pentitevi dei vostri peccati, persone dai cuori induriti e non credenti. Chiederò molto alla Prelatura di Itacoatiara, per ogni parola di indignazione pronunciata contro Mia Madre Immacolata, la Regina del Rosario e della Pace.
In quel momento, Dio mi ha fatto sentire qualcosa: allo stesso tempo ho sentito diverse voci che parlavano, che ridevano, che prendevano in giro, che scherzavano, che dicevano parole di scherno contro la Madonna e sulle Sue Apparizioni in Itapiranga, che agivano contro i disegni di Dio. Proprio come Gesù mi ha fatto sentire e capire, un giorno Dio farà ricordare a ognuna di queste persone ogni parola e irrisione che sono uscite dalle loro labbra.
Piegate le vostre ginocchia a terra, perché solo Lei potrà chiedere e ricevere dal Mio Santo Trono. Io farò vedere a tutti i propri errori passare davanti ai loro occhi, commessi per non averle obbedito ed essersi fatti soggiogare dalle bugie e dagli errori di Satana.
La Madonna ha intercesso per tutti noi, per la Santa Chiesa e per il popolo, in modo che Gesù non ci punisse come meritavamo. San Giuseppe, si è unito alla Santa Vergine e ha anche Lui ha chiesto (misericordia) di noi. Vedendoli chiedere per la Chiesa e per il mondo, Gesù ci ha Benedetti. Madonna, ha parlato ancora:
Figlio mio, dì a tutti di avere fede sempre e di consacrarsi ogni giorno ai Nostri tre Sacri Cuori. Chiedeteci le Grazie, non rinunciate a supplicarci e le vostre preghiere saranno ascoltate presto e Dio le concederà, poiché avrà Misericordia di tutti voi.

Ritornate alle vostre case con la Pace di Dio.

Vi Benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!
Edson Glauber,

AMARE DIO



Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno. Sal. 37, 5

O anima cara, tu non sai ancora che il mio Cuore è un mare sterminato di bontà e non sai ancora abbandonarti alla mia bontà. Io non dico: alla mia volontà, ma: alla mia bontà, perché ti voglio più avanti nel mio amore. L'abbandono alla mia volontà è la tua dedizione a me; l'abbandono alla mia bontà è la fiducia piena, filiale, che ti fa dimenticare te stessa e ti fa riposare in 'me. Perché guardi sempre a te stessa?
È questo che ti cruccia e che paralizza la tua vita. Chiudi una volta gli occhi sopra di te, e non pensare alle tue miserie, come ci pensi tu, agitandoti ma, quando le constati, tu esclama: "O bontà del mio Gesù, o bontà del mio Dio, ecco un'altra occasione per glorificarti nella mia nullità estrema!". È questa la più bella glorificazione di Dio, che creando, redimendo, santificando, glorificando, non fa che diffondere la sua bontà. Tu, dunque, cambia via, e segui questa novella via: L'abbandono alla mia bontà. Don Dolindo Ruotolo

Egli è là, Egli ci ascolta, Egli ci ama... S. Agostino

MATER DIVINE GRATUE "FAMIGLIA MARIANA"

BREVE RELAZIONE - SUL RITROVAMENTO DELLE SAGRE SPOGLIE DEL SERAFICO PATRIARCA S. FRANCESCO DI ASSISI


 ESTRATTA DALLE SCRITTURE E DAI PROCESSI ISTITUITI NELLA CAUSA DELLA IDENTITA .

ORA FELICEMENTE TERMINATA IN ROMA
DAL P. M. ANGELO BIGONI M. C



Si pensa a tutto, meno cha al supremo Sacrificio di Gesù Amore, prigioniero in una piccola Ostia.



Maria, Regina della Pace 

Nel tempo in cui vivete, figlia mia, si parla di tutto meno che del supremo Sacrificio, la  crocifissione del mio divino Gesù Amore. Si sono dimenticate le sue atroci sofferenze, tutto quello che  egli ha sopportato per salvarvi, la sua dolorosa agonia nell’Orto degli Ulivi. Non si pensa più a tutto  ciò. Chi pensa ancora a ringraziarlo di questo? Chi pensa di dirgli: “Grazie Gesù di esserti fatto uomo  per il tuo amore per me e per tutto il genere umano?” 
Egli, di natura divina, ha lasciato tutto: la sua Gloria vicino al Padre, per farsi uno di noi. Avete  dimenticato che egli è vero Dio e vero uomo. Sempre più vi vergognate di parlare di Lui, di pensare a  Lui, l’autore della Vita, il creatore di tutto ciò che è visibile e invisibile. Egli che non si è risparmiato  in nulla, che vi ha dato tutto fino all’ultima goccia del suo Prezioso Sangue … 
Ringraziatelo sovente, figli miei, per tanto amore. Come egli ha detto (Giovanni, 15, 13): “Non c’è  amore più grande di quello di dare la propria vita per coloro che si amano!” È arrivato al punto di  farsi prigioniero di una piccola Ostia. Egli, l’infinitamente grande, si è fatto infinitamente piccolo:  follia agli occhi degli uomini, meraviglia agli occhi degli angeli! 
Quando andate a riceverlo, fatelo con un grande rispetto, una grande devozione, una grande  riconoscenza, una grande umiltà e soprattutto un grande amore. Che egli trovi l’amore nei vostri cuori.  Riscaldatelo col vostro amore. Egli muore d’amore per i suoi figli. Seguitelo ogni giorno e non temete  niente. Eccolo, il vostro Gesù Amore, amatelo, amatelo, figli miei.

Stenderci sulla Croce del Calvario.



Che contraddizione! Noi vogliamo abbracciare Gesù, ma Gesù glorioso sul Tabor e sull'Oliveto. E non pensiamo che, prima di raggiungere le altezze del trionfo, bisogna chinarci ad agonizzare sull'orto degli ulivi e stenderci sulla Croce del Calvario.

Lo Spirito Santo è un Ospite divino; quanto più un ospite è alto in dignità, tanto più gli si usano dei riguardi: non lasciarlo in un angolo del cuore».



«FONDAMENTO DELLA SAPIENZA E' IL TIMORE DI DIO: LA SCIENZA DEL SANTO E' INTELLIGENZA». PROV. 9, 10

«Se vuoi trovare Dio non solo nell'orazione, ma sempre, sii sempre sola con Dio solo; se vuoi gustar Dio secondo quello che è detto: "Gustate et videte", sappi amareggiare con lo spirito di mortificazione tutti i piaceri- della natura, e se vuoi essere posseduta da Dio come Dio desidera possederti, sii vuota di te.
Voglio da te, per la tua vita, un'impronta generale di silenzio, un silenzio d'amore. Più tu tacerai con le creature e più ti parlerò al cuore, perchè le mie delizie sono nel parlarti. Quando il mio Cuore elegge un'anima per farla depositaria delle sue grazie, delle finezze del suo amore, delle sue più intime comunicazioni, la distacca da tutto e particolarmente da se stessa; allora l'Amore è padrone e trova il suo compiacimento in quell'anima, perchè lo lascia fare.
E' una grande grazia la solitudine del cuore, perchè dispone 1' anima all' intimo commercio con Dio.
Dio si comunica all'anima a misura che la trova sola e quando la vede separata da tutto, allora la circonda di sè. Felice l'anima che si presta con amore al lavoro di un Dio d'amore.
Se un'anima vuol divenire presto interiore, conservare e accrescere in sè questo tesoro, deve:
- amare molto il silenzio;
- darsi a una completa mortificazione; - darsi pienamente in balìa dell'amore come una paglia sull'acqua;
- tenersi più che può nel santuario del suo cuore per godere di Dio, per parlare a Dio, per udire Dio e darsi tutta a Dio.
E' proprio delle opere di Dio il compiersi nel silenzio. Guarda nell'ordine della natura come tutto si compie in silenzio: le piante nascono, crescono, producono frutti abbondanti, tutto in silenzio; nessuno si accorge del loro svilupparsi; invece gli uomini, quando fanno qualche cosa, come si fanno sentire!
Lo Spirito Santo, quando lavora in un'anima, fa tutto in silenzio; egli fa un'opera meravigliosa, compie la santificazione dell'anima senza farsi sentire.
Un'anima unita a me, persa in me, non ha più altri desideri che i miei.
Lo Spirito Santo si riposa in un'anima umile, vuota e unita a Dio; bisogna desiderarlo con ardore e salutarlo nel cuore degli altri.
Lo Spirito Santo muove le anime fedeli con tanta soavità: esse seguono il suo impulso. Così, se lo Spirito Santo dà un'ispirazione, benchè brevissima per la durata, l'anima si presti e poi torni pure a ciò che faceva; è quella pieghevolezza lì che lo Spirito Santo vuol trovare in un'anima fedele per fare la sua opera d'amore. Egli fa per la santificazione dell'anima novantanove e tre quarti, ma quel quarto che manca per fare cento, bisogna che lo metta l'anima con la sua fedeltà.
Io ti istruisco con il mio Spirito d'amore che é spirito di pace, e la migliore disposizione per ricevere le operazioni dello Spirito Santo è essere in pace.
Lo Spirito Santo non turba mai l'anima. Le sue ispirazioni bisogna seguirle con prontezza, con gioia, con perseveranza e senza pretese. lo mi comunicherei di più alle anime se trovassi in loro le disposizioni che cerco.
Tu stai per ricevere lo Spirito Santo che ti viene dato dal Padre, trasmesso dal Figlio.
Sei un piccolo niente sprofondato nell'abisso della tua miseria, ma lo ti so trovare. Lo Spirito Santo è spirito d'amore: conoscendolo, tu lo stimi di più, tu pensi all'Ospite divino che hai in te e ricorri spesso a Lui.
Per operare in un'anima, lo Spirito Santo ha bisogno di un distacco assoluto.
Lo Spirito Santo ti farà più facilmente scoprire il bene per praticarlo e il male per evitarlo.
Egli attira a sè, senza che nessuno se ne avveda, le anime, per fare del bene ad altre.
L'anima che trascura di fare il bene o lo fa macchinalmente, sciupa un preparato divino, una composizione dei miei meriti e del mio Sangue e rende inutile l'opera dello Spirito Santo. Sai che non puoi fare neppure la più piccola buona opera senza la grazia di Dio, senza che lo Spirito Santo te ne dia l'ispirazione.
Tutte e tre le Divine Persone concorrono alla perfezione, alla santificazione di un'anima, che è il capolavoro della SS. Trinità.
Dovunque ti trovi, tu porti in te la Santissima Trinità; sei un tempio di Dio.
Si ha troppo poca devozione allo Spirito Santo, si ricorre troppo poco a Lui; è Lui che compie la grande opera della santificazione delle anime, è Lui che forma nell'anima la mia fisionomia.
Ogni lume dello Spirito Santo è come una Comunione: come tu faresti gran conto di un piccolo frammento di Ostia consacrata, perchè sai che contiene tutto Gesù, così devi fare gran conto dei lumi che ti do.
Quando mando un raggio del mio divino Spirito, l'anima scopre tanti difetti che prima non conosceva.
Lo Spirito Santo è nascosto in un'anima come la perla in una conchiglia; più un'anima è umile e più l'attira. Questo Spirito d'amore spoglia l'anima di tutto l'umano per rivestirla del divino.
Lo Spirito Santo è un solo Dio con il Padre e con il Figlio. Quando si deve ricevere qualche cosa, bisogna preparare il posto: lo creerò in te una solitudine, un vuoto per ricevere lo Spirito d'amore.
Lo Spirito Santo è un Ospite divino; quanto più un ospite è alto in dignità, tanto più gli si usano dei riguardi: non lasciarlo in un angolo del cuore».

Suor Benigna Consolato Ferrero