martedì 25 agosto 2020

“MUOIA SANSONE, MA CON TUTTI I FILISTEI!”



Introduzione
Oggi – specialmente a partire dall’autunno del 2019 (vedasi la catastrofe religiosa del Pachamama e quella sanitario/biologica del Covid/19) – si sente parlare sempre di più di leggi, tramite le quali  si porterebbero via, anche con la forza, i figlioli ai genitori (è già successo nel 2019 a Bibbiano di Reggio Emilia e il governatore emiliano ha promesso pubblicamente nella primavera del 2020 di tornare  “a prenderli casa per casa” …), se costoro si ostinassero a rifiutare la teoria e la pratica immonda del Gender e a non voler permettere la corruzione spirituale e morale della loro prole.
Oltre le varie altre leggi contrarie al Diritto naturale e divino, che già abbiamo sperimentato, da oltre mezzo secolo, sulla nostra pelle – a partire dalla legalizzazione del divorzio (1972) e dell’aborto (1978) – in occasione e durante il recente “pandemonio” del Covid/19; quest’ultima (ossia, l’obbligatorietà della degenerazione “gender/dizzata”) sarebbe insopportabile (umanamente e spiritualmente) e, dunque, sarebbe doveroso resistere “con le unghie e con i denti” contro una simile depravazione diabolicamente studiata e applicata.
La divina Rivelazione ci viene in aiuto e ci dà degli esempi di come comportarci in simili eventuali frangenti. Si veda il caso dei fratelli Maccabei (I – II Maccabei), che resistettero con le armi alla legislazione tirannica di Antioco IV Epifane, dei quali abbiamo già parlato approfonditamente in questo stesso sito.
Nel presente articolo, perciò, vorrei (dopo aver riassunto brevissimamente l’esempio maccabico) studiare dettagliatamente e porgere all’attenzione del lettore la figura attualissima, che non è stata ancora contemplata in questo sito, di Sansone (Giudici, XVI), il quale non esitò a lottare, sino all’estremo sacrificio della sua vita, contro l’empia perfidia degli idolatri Filistei, corrotti nella fede e nei costumi, operando positivamente non solo con la preghiera, ma con le armi dategli dal Signore, per la loro annichilazione (“si vis pacem, para bellum”).

L’esempio maccabico brevemente esposto
Conosciamo già i due episodi commoventi riportati dal II Libro dei Maccabei (VI, 18, ss. e VII), riguardanti 1°) Eleazaro, il quale preferì morire piuttosto che fingere soltanto di magiare la carne di porco, e, 2°) una madre di cui non si conosce il nome, che assisté  al martirio dei suoi sette figli, incoraggiandoli[1], e poi li seguì nella morte per fedeltà a Jaweh, sotto gli occhi di Antioco (cfr. G. Ricciotti, Storia d’Israele, Torino, SEI, 1932, 2° vol., p. 274).

Vita e morte di Sansone nel Testo Sacro (Gdc, XVI, 1-32)
«1 Sansone andò a Gaza, vide una prostituta e andò da lei. 2 Fu detto a quelli di Gaza: “E` venuto Sansone”. Essi lo circondarono, stettero in agguato tutta la notte presso la porta della città e tutta quella notte rimasero quieti, dicendo: “Attendiamo lo spuntar del giorno e allora lo uccideremo”. Sansone riposò fino a mezzanotte; a mezzanotte si alzò, afferrò i battenti della porta della città e i due stipiti, li divelse insieme con la sbarra, se li mise sulle spalle e li portò in cima al monte che guarda in direzione di Ebron. 4 In seguito si innamorò di una donna della valle di Sorek, che si chiamava Dalila.5 Allora i capi dei Filistei andarono da lei e le dissero: “Seducilo e vedi da dove proviene la sua forza così grande e come potremmo prevalere su di lui per legarlo e domarlo; ti daremo ciascuno mille e cento sicli d`argento”. 6 Dalila dunque disse a Sansone: “Spiegami: da dove proviene la tua forza così grande e in che modo ti si potrebbe legare per domarti?”. 7 Sansone le rispose: “Se mi si legasse con sette corde d`arco fresche, non ancora secche, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque”. 8 Allora i capi dei Filistei le portarono sette corde d`arco fresche, non ancora secche, ed essa lo legò con esse. 9 L`agguato era teso in una camera interna. Essa gli gridò: “Sansone, i Filistei ti sono addosso!”. Ma egli spezzò le corde come si spezza un fil di stoppa, quando sente il fuoco. Così il segreto della sua forza non fu conosciuto. 10 Poi Dalila disse a Sansone: “Ecco tu ti sei burlato di me e mi hai detto menzogne; ora spiegami come ti si potrebbe legare”. 11 Le rispose: “Se mi si legasse con funi nuove non ancora adoperate, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque”. 12 Dalila prese dunque funi nuove, lo legò e gli gridò: “Sansone, i Filistei ti sono addosso!”. L`agguato era teso nella camera interna. Egli ruppe come un filo le funi che aveva alle braccia. 13 Poi Dalila disse a Sansone: “Ancora ti sei burlato di me e mi hai detto menzogne; spiegami come ti si potrebbe legare”. Le rispose: “Se tu tessessi le sette trecce della mia testa nell`ordito e le fissassi con il pettine del telaio, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque”. 14 Essa dunque lo fece addormentare, tessé le sette trecce della sua testa nell`ordito e le fissò con il pettine, poi gli gridò: “Sansone, i Filistei ti sono addosso!”. Ma egli si svegliò dal sonno e strappò il pettine del telaio e l`ordito. 15 Allora essa gli disse: “Come puoi dirmi: Ti amo, mentre il tuo cuore non è con me? Già tre volte ti sei burlato di me e non mi hai spiegato da dove proviene la tua forza così grande”. 16 Ora poiché essa lo importunava ogni giorno con le sue parole e lo tormentava, egli ne fu annoiato fino alla morte17 e le aprì tutto il cuore e le disse: “Non è mai passato rasoio sulla mia testa, perché sono un Nazireo di Dio dal seno di mia madre; se fossi rasato, la mia forza si ritirerebbe da me, diventerei debole e sarei come un uomo qualunque”[2]18 Allora Dalila vide che egli le aveva aperto tutto il cuore, mandò a chiamare i capi dei Filistei e fece dir loro: “Venite su questa volta, perché egli mi ha aperto tutto il cuore”. Allora i capi dei Filistei vennero da lei e portarono con sé il denaro. 19 Essa lo addormentò sulle sue ginocchia, chiamò un uomo adatto e gli fece radere le sette trecce del capo. Egli cominciò a infiacchirsi e la sua forza si ritirò da lui. 20 Allora essa gli gridò: “Sansone, i Filistei ti sono addosso!”. Egli, svegliatosi dal sonno, pensò: “Io ne uscirò come ogni altra volta e mi svincolerò”. Ma non sapeva che il Signore si era ritirato da lui. 21 I Filistei lo presero e gli cavarono gli occhi; lo fecero scendere a Gaza e lo legarono con catene di rame. Egli dovette girare la macina nella prigione. 22 Intanto la capigliatura che gli avevano rasata, cominciava a ricrescergli. 23 Ora i capi dei Filistei si radunarono per offrire un gran sacrificio a Dagon loro dio e per far festa. Dicevano: “Il nostro dio ci ha messo nelle mani Sansone nostro nemico”. 24 Quando il popolo lo vide, cominciò a lodare il suo dio e a dire: “Il nostro dio ci ha messo nelle mani Sansone nostro nemico, che ci devastava il paese e che ha ucciso tanti dei nostri”. 25 Nella gioia del loro cuore dissero: “Chiamate Sansone perché ci faccia divertire!”. Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione ed egli si mise a far giochi alla loro presenza. Poi lo fecero stare fra le colonne. 26 Sansone disse al fanciullo che lo teneva per la mano: “Lasciami pure; fammi solo toccare le colonne sulle quali posa la casa, così che possa appoggiarmi ad esse”. 27 Ora la casa era piena di uomini e di donne; vi erano tutti i capi dei Filistei e sul terrazzo circa tremila persone fra uomini e donne, che stavano a guardare, mentre Sansone faceva giochi. 28 Allora Sansone invocò il Signore e disse: “Signore, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto, Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per i miei due occhi!”. 29 Sansone palpò le due colonne di mezzo, sulle quali posava la casa; si appoggiò ad esse, all`una con la destra, all`altra con la sinistra. 30 Sansone disse: “Che io muoia insieme con i Filistei!“. Si curvò con tutta la forza e la casa rovinò addosso ai capi e a tutto il popolo che vi era dentro. Furono più i morti che egli causò con la sua morte di quanti aveva uccisi in vita. 31 Poi i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre scesero e lo portarono via; risalirono e lo seppellirono fra Zorea ed Estaol nel sepolcro di Manoach suo padre. Egli era stato giudice d`Israele per venti anni» (Giudici, XVI, 21-31).

L’insegnamento della Tradizione patristico/scolastica e degli Esegeti approvati su Sansone e l’eccidio dei Filistei
L’esistenza terrena di Sansone fu grande, ma gli ultimi anni di essa (Giudici, XVI, 1-31) furono rovinati dalla sua condotta gravemente immorale[3]; fu proprio così che egli, il quale pur aveva messo in fuga tanti e tanti avversari, si lasciò vincere da una donna (Dalila), ma in ciò non fu l’unico personaggio della Sacra Scrittura a partire dal primo Uomo, Adamo (vinto da Eva e portato da lei a compiere il peccato originale), per poi arrivare a San Pietro (vinto da una serva nel cortile del Sommo Sacerdote e spinto a rinnegare Gesù)… “Qui existimat se stare caveat ne cadat” (S. Paolo, I Cor., X, 12).
  1. Ambrogio da Milano (Apolog. II Davidis, cap. III) scrive: “Sansone, forte e gagliardo, soffocò un leone, ma non poté soffocare il suo amore per Dalila. Spezzò le catene dei nemici, ma non riuscì a sciogliere i legami delle sue concupiscenze, bruciò le messi degli stranieri, ma perse la messe della sua virtù acceso dal fuoco della passione per una sola donna”.
Prima di cadere nelle mani dei Filistei[4], Sansone, con la sua forza preternaturale compì ancora alcune azioni strepitose, ma esse vennero fatte a suo personale vantaggio e non per il bene del Popolo una volta eletto da Dio. Perciò il Signore gli tolse il dono della forza eccezionale che gli aveva dato ed egli cadde, umiliato, nelle mani dei suoi nemici.
Tuttavia in risposta agli insulti dei Filistei, Sansone chiese a Dio di poter “far vendetta…”. Egli disprezzò la propria morte corporale ed ottenne un trionfo spirituale contro i nemici del Signore, che fu superiore a tutte le sue precedenti vittorie.
La vendetta in senso teologico va distinta in 1°) justa vindicatio o giusta vendetta (San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, II-II, q. 108, aa. 1 – 4), che non solo è moralmente lecita, ma perfino moralmente buona e doverosa. Infatti essa consiste nel castigare il male fatto dal delinquente, infliggendogli una giusta pena, ossia un altro male fisico corrispondentemente proporzionato. Per essere buona e giusta la vendetta deve essere fatta per un buon fine, ossia ά) per mantenere l’ordine giuridico, ristabilendo così la giustizia violata (pena, che innanzitutto è vendicativa) e β) per la correzione de malfattore (pena, che solo dopo è medicinale), da chi ha l’autorità e la competenza per farlo. Invece, 2°) se la vendetta viene fatta per un fine cattivo, ossia poiché a) si vuole male a colui e viene punito perché ci ha offeso personalmente; b) per soddisfare il nostro risentimento verso il nemico; c) per il piacere malsano di colpirlo e ferirlo; allora essa è moralmente cattiva ed illecita moralmente. Nel caso di Sansone ci troviamo appieno nella justa vindicatio, comandata dal Signore a Sansone stesso contro i Filistei, in quanto nemici di Dio, per il ristabilimento della giustizia da loro violata – non solo con l’accecamento e la prigionia di Sansone, ma anche col culto idolatrico prestato da essi  al dio Dagon – per la loro correzione[5].
Inoltre ci si deve chiedere se Sansone abbia voluto veramente suicidarsi nel senso stretto e teologico del termine, ossia uccidere se stesso direttamente. Infatti sembrerebbe che egli abbia voluto la sua morte solo indirettamente, cioè per poter abbattere la protervia, l’idolatria e l’ingiustizia dei Filistei. Questa è la cosiddetta “uccisione indiretta di sé, che non è un suicidio o omicidio di se stesso in senso proprio” (F. Roberti – P. Palazzini, Dizionario di Teologia Morale, Roma, Studium, 1955, p. 1329, voce “Suicidio”; II ed., Proceno – Viterbo, Effedieffe, 2 voll., 2019).
Inoltre, secondo S. Cesario di Arles, Sansone che abbatte il tempio, facendo cadere le colonne su cui esso poggiava è un esempio per noi, insegnandoci che possiamo distruggere la casa del diavolo il quale ci gira attorno, abbattendo col dolore dei nostri peccati le colonne dei nostri vizi. Infatti le braccia di Sansone, allargate orizzontalmente verso le due colonne, prefigurano la crocifissione di Gesù. Infine la morte di Sansone, le cui vicende possono essere paragonate a quelle di Adamo che ci rovinò col suo peccato d’origine, è anche tipo della morte di Cristo Sommo Sacerdote, morto sul calvario per la Redenzione dell’umanità (S. Efrem il Siro).
  1. Ambrogio (Lettere LXII, 31-34) insegna che “Sansone da morto ottenne un trionfo più grande di tutte le precedenti sue vittorie con una fine per nulla indegna e ingloriosa; nella morte vinse se stesso e dimostrò un coraggio insuperabile, così da non temere più nemmeno la morte che è il più grande di tutti mali. Concluse la sua vita con una morte non da schiavo, ma da trionfatore, infatti restano i servi e muoiono gli eroi. Sansone morì e fu seppellito, ma non dai giavellotti, bensì dai cadaveri dei nemici, ricoperto dal proprio trionfo. […]. Da tutto questo appare chiaro pure che bisogna evitare le unione matrimoniali con i pagani”.
Origene (La preghiera XIV, 15) spiega che la frase detta o pronunciata da Sansone, fu un’espressione impiegata per far conoscere tramite la parola (“Muoia Sansone, ma con tutti i Filistei”) un suo desiderio, ispiratogli da Dio; quindi essa, in senso stretto, è una “supplica”, ossia una preghiera umile e fervorosa più che una “invocazione”, la quale è quasi un chiamare e gridare con voce alta e con insistenza, chiedendo aiuto e vendetta per il male subìto.
San Cesario di Arles (Sermoni CXIX, 15) aggiunge che “il pentimento cancella i peccati che lo hanno preceduto. Infatti Sansone recupera la forza primitiva, quando gli ricrescono i capelli secondo il voto di Nazireato, che gli era stato  fatto interrompere anche per sua negligenza colpevole e distrugge il tempio di Dagon uccidendo pure gli infedeli che vi si trovavano; così oggi ogni uomo caduto nel peccato, se si converte e fa penitenza cancella i suoi vizi, dando così spazio alla virtù. Insomma, se con la morte di Sansone vengono annientati tutti i nemici di Dio; anche con la nostra morte, se buona, verranno distrutti i nostri veri avversari: il mondo, il diavolo e la carne, i quali non potranno più nuocerci”. Infine “noi cristiani possiamo abbattere il nemico del genere umano nella sua stessa casa tramite la distruzione e la morte della nostra stessa carne” (Sermoni CXIX, 3). Infine sempre S. Cesario spiega che «la morte di Sansone prefigura la morte in croce di Cristo. Infatti Sansone allargando le braccia, le tese verso le due colonne del tempio di Dagon, come se fossero i due bracci della croce di Cristo, ma morendo schiacciò i propri avversari e la sua morte divenne la morte dei suoi persecutori. Infatti la Scrittura dice: “Ne uccise più da morto di quanti ne avesse uccisi da vivo”. Ora Gesù, morendo sulla croce portò a compimento la nostra Redenzione, che aveva annunciata già da vivo» (Sermoni CXVIII, 6).

Sansone veramente “morì gloriosamente …”? Egli può essere considerato un esempio da noi?
Da quanto contenuto nella divina Rivelazione apprendiamo che “Sansone si pentì del male che aveva fatto, riottenne così la forza perduta e morì gloriosamente, vendicandosi dei Filistei” (M. Sales, commentato da, Il Vecchio Testamento. Giosuè, Giudici, Ruth, I e II dei Re, II ed., Proceno – Viterbo, Effedieffe, 2020, vol. II, p. 176, nota nn. 1/3) non tanto con odio personale verso i suoi nemici personali, ma castigandoli in quanto nemici di Dio e del Suo popolo.
Tra i Padri della Chiesa molti – tra i quali spiccano soprattutto S. Agostino (Sermo 107 de temper.), S. Girolamo (In cap. I Ephes.) e S. Gregorio Magno (Hom. XXI in Evang.) – commentano la vicenda di Sansone come se egli fosse stato una figura o un tipo di Gesù. Infatti le sue vittorie contro i Filistei rappresentano bene le vittorie di Gesù contro il demonio, il mondo e la carne; le umiliazioni di Sansone figurano quelle patite da Cristo da parte dei Giudei infedeli a lui coevi ed infine Sansone che muore sterminando i Filistei dimostra bene che Gesù con la sua morte in croce sarebbe stato la rovina del regno del diavolo su questo mondo e della sua principale ancella, la “Sinagoga di Satana” (Apoc., II, 9; III, 9).
Vediamo cosa ci dice la Tradizione apostolica, ossia come i Padri ecclesiastici e i Dottori scolastici abbiano interpretato il testo della S. Scrittura (Gdc., XVI, 30). Il Dottore Comune o Ufficiale della Chiesa, San Tommaso d’Aquino, che compendia e sublima tutta la Tradizione patristica nel suo Commento alla Lettera agli Ebrei (cap. XI, 32, n. 629) scrive: “L’apostolo delle Genti presenta Sansone, che peccò suicidandosi (in morte sua peccavit interficiendo se) e quindi non dovrebbe essere citato nella S. Scrittura (videretur quod non deberet hic numerari). Tuttavia S. Agostino (De civitate Dei, I) lo scusa e dice di lui che fece crollare il tempio di Dagon per ordine di Dio, infatti con le sue sole forze naturali non avrebbe mai potuto far crollare un edificio stabile e ben costruito (non potuisset domum tantam, propria virtute, subvertere) come era il tempio filisteo del falso dio Dagon. Quindi lo fece con l’ausilio dell’unico vero Dio (hoc fecisse mandato Dei et virtute Dei), il quale non aiuta mai a fare il male morale (Deus non adiuvat ad malum faciendum)”.
Innanzitutto la forza erculea di Sansone non era naturale, ma gli veniva da un dono di Dio (Gdc., XVI, 17). Infatti Sansone rasato, ossia non più protetto dal voto di Nazireato[6], perse illico la forza (v. 19)[7]; quindi i Filistei gli cavarono gli occhi, lo legarono ad una macina asinaria di un mulino a mano, come se fosse stato una bestia da soma (v. 21), ma pian piano gli ricrebbero i capelli (v. 22) e con essi, ossia col riprendere la pratica del Nazireato, Sansone ritrovò l’amicizia con Dio, il pentimento dei suoi peccati e quindi la forza preternaturale, datagli da Dio in vista del suo voto da Nazireo[8]. I Filistei stavano banchettando idolatricamente tra danze e suoni nel loro tempio dedicato all’idolo nazionale filisteo detto Dagon (un uomo con la coda di pesce, dall’ebraico “dag” = pesce).
Mentre i Filistei danzavano al suono della musica in onore dell’idolo dagonita, Sansone era stato obbligato a saltare e a ballare anche lui (v. 25) e veniva pure schiaffeggiato dai Filistei (come Gesù sarebbe stato schiaffeggiato dai suoi aguzzini durante la sua Passione), ma fingendo una certa stanchezza (v. 26) chiese di potersi appoggiare a due colonne del tempio (v. 27), in cui si trovavano circa 3 mila persone.
Però, proprio nel culmine della sua umiliazione e cocente sconfitta, ecco venire la fine: Sansone invocò, allora, il nome del Signore (con le tre diciture classiche dell’ebraico: Adonai, Jaweh, Elohim) chiedendogli di ricordarsi di lui, di ridargli la sua prima forza, affinché potesse “vendicarsi” dei Suoi nemici, che gli avevano pure accecato entrambi gli occhi (v. 28).
“Dio lo aveva suscitato per far vendetta (nel senso teologico del termine) dei Filistei. Sansone sacrificò la sua vita per vendicare il popolo di Dio, mostrando ai Filistei che il loro idolo Dagon non era il vero Dio onnipotente” (Marco Sales, Giudici, cit., p. 180, nota n. 28).

Ci si può difendere dalla tirannia?
Come spiega il “Dottore Comune” della Chiesa, l’essenza della tirannide consiste nel governare per il proprio benessere personale o nel trattare i sudditi come schiavi (S. Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 64, a. 1, ad 3 e ad 5).
Il tiranno (temporale o spirituale) abusa dell’autorità, non governando per il bene comune dei sudditi, bensì per il proprio oppure facendo leggi contrarie alla legge naturale e divina.
Innanzitutto bisogna specificare che l’autorità, la cui missione è la salvezza del popolo come sua suprema legge, ha dei limiti. Il ruolo del potere e la sua ragion d’essere è di spingere ognuno verso il bene comune: “Se l’autorità fallisce questa missione perde non soltanto il diritto di comandare, ma la ragion d’essere”[9].
“Gli scolastici, da S. Tommaso (XIII secolo) a Francisco Suarez (XVII secolo), non esitano a dire che la nazione ha il diritto di destituire, di deporre, di cacciare il tiranno. Poiché ha perso il diritto di regnare ed è diventato illegittimo, ma bisogna che l’abuso sia grave, permanente ed universale”[10].
Inoltre S. Tommaso, nel De regimine principum, pur insegnando che “la moltitudine può, senza ingiustizia, condannare il principe a disparire, ossia può mettere freno al suo potere, se egli ne usa tirannicamente” [11]. Tuttavia egli aggiunge che «pure se alcuni insegnano essere lecita l’uccisione del tiranno per mano di un qualsiasi privato […] è pericolosissimo permettere l’uccisione privata del tiranno, perché i malvagi si riterrebbero autorizzati a uccidere anche i re non tiranni, severi difensori della giustizia […] contro i tiranni eccessivi e insopportabili si può agire solo in virtù di una pubblica autorità»[12].
Il problema del tirannicidio è stato trattato sino ai nostri giorni. Nel XIX secolo da papa Leone XIII, nel XX secolo da papa Pio XI e nel secolo XXI da vari teologi o storici qualificati. Leone XIIInell’Enciclica Diuturnum illud del 1881, insegna che quando l’ordine del principe è contrario al diritto naturale e divino, “obbedire sarebbe criminale”. Pio XI, nell’Enciclica Firmissimam constantiam del 1937, appoggiando, i Cristeros ricorda all’Episcopato messicano che, se i poteri costituiti ²attaccano apertamente la giustizia […], non si vede nessuna ragione di rimproverare i cittadini, che si uniscono per la loro difesa e a salvaguardia della nazione”, ossia è lecita una resistenza attiva ed anche armata che usi mezzi leciti.
Tuttavia occorre, seguendo la dottrina comune dei Dottori scolastici, spiegare bene che la resistenza attiva armata è legittima solo a quattro determinate condizioni1°) se la tirannia è costante (nel caso nostro continua dal 1978 e peggiora sempre di più specialmente dall’inizio del 2020); 2°) se è manifesta o giudicata tale dalla ²sanior pars” della società (molti magistrati, medici, avvocati, vescovi, sacerdoti, generali, virologi, scienziati… si sono espressi pubblicamente in questo senso); 3°) se le probabilità di successo sono numerose (questo nel nostro caso attuale non lo si può sapere, anzi sembrerebbe difficile ottenerlo…); 4°) se la situazione successiva non è peggiore dell’anteriore[13] (molto probabilmente sarebbe difficile far peggio del governo di Conte/bis eterodiretto da Soros, Rothschild, Rockefeller e Bill Gates[14]; tuttavia dato il regime di attuale Mondialismo o Globalizzazione, una singola Nazione non è più padrona del proprio destino).
Quando la legge ingiusta cerca di imporsi con la violenza e con la forza [si veda lo “Stato di polizia” instaurato attualmente in Italia con la scusa del Covid/19, ndr], è lecito ai cittadini organizzarsi e armarsi, opporre la forza alla forza[15]. Padre Reginaldo Pizzorni, recentemente scomparso, continua: “Il diritto di resistenza è generalmente ammesso, e, da S. Tommaso in poi, salvo rare eccezioni, è stato ammesso anche da tutti i teologi come ultima ratio, come ultimo ed estremo rimedio, quando tutti gli altri mezzi previsti non sono possibili o si sono dimostrati insufficienti”[16].

Conclusione: cosa fare? “Defendere se unguibus et rostro”
L’esempio datoci da Sansone è chiaro, sin troppo chiaro; il difficile è metterlo in pratica senza eccessi né difetti. Infatti sarebbe un eccesso temerario andarsi a cercare il martirio senza esservi chiamati dalle circostanze, così come sarebbe un difetto di pavidità rifiutare la lotta, anche armata, contro la tirannide che vorrebbe uccidere le nostre anime. Ora Gesù ci ha raccomandato di “non temere coloro che possono uccidere il nostro corpo, quanto piuttosto colui che può uccidere la nostra anima e gettarla nel fuoco eterno dell’inferno” (Mt., X, 28).
San Sansone martire ci aiuti assieme ai fratelli Maccabei a lottare con tutte le nostre forze (“unguibus et rostro / con le unghie e col becco o coi denti”), con tutta la nostra mente, la nostra anima e la nostra volontà contro coloro che già stanno operando e scorrazzando per il mondo a perdizione delle anime.
Sancte Michael Arcangele, defende nos in proelio ut non pereamus in tremendo judicio![17].

Don Curzio Nitoglia  -6 agosto 2020

Appeso a un filo



Nostra Signora Regina del Rosario e della Pace a Edson Glauber a Manaus, Brasile:




August 23, 2020:
Pace, miei amati figli, pace!
Figli miei, ascoltate le mie chiamate. Vivete i messaggi che vi do con tanto amore. Intercedi per i miei figli che sono sacerdoti. Il diavolo vuole far tacere i ministri di Dio perché non parlino più delle parole di vita eterna del mio Divin Figlio. Intercedere. Pregate, digiunate e fate penitenza per i sacerdoti affinché possano essere forti e coraggiosi nel difendere la verità, l'onore e la gloria di Dio in questi tempi così difficili. Proteggi i sacerdoti con il tuo amore e con le tue preghiere per loro, perché in questi giorni vedrai come il diavolo odia i sacerdoti, l'Eucaristia e la Santa Chiesa come mai prima d'ora. Agirà con il suo odio e tu agirai e lo combatterai con amore e preghiera. Ricevi la mia benedizione e le mie grazie. Come vostra Madre e Regina, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!


August 22, 2020:
Pace, miei amati figli, pace!
Figli miei, io, vostra Madre, vi amo immensamente e vengo dal Cielo per chiamarvi a Dio. Accogli ora la chiamata del Signore nelle vostre vite, poiché il tempo della conversione è appeso a un filo. Il mondo sarà scosso come mai prima nella storia dell'umanità; le stelle cadranno dal firmamento e le potenze dei cieli saranno scosse (Mt 24:29).[1] Vi avverto per il vostro bene, miei amati figli; Ti faccio i miei materni appelli per amore della tua eterna felicità in Dio, affinché tu possa cambiare il corso della tua vita e dei tuoi cuori, nel suo amore divino, per essere degno della sua grazia e del suo perdono.
Come ti ho già detto una volta, molti non vedono nulla, anche con gli occhi spalancati: molti sono ciechi alle opere del cielo, illusi dagli inganni, dalle passioni e dalle seduzioni del mondo. La depravazione umana ha raggiunto un estremo, sia moralmente che spiritualmente, e non ci sono molte anime vergini al mondo. La maggior parte di queste anime è stata completamente rovinata da Satana a causa del peccato. Pregate molto, poiché molte anime rischiano di condannarsi eternamente. Molti sono praticamente a un passo dal cadere nelle fiamme dell'Inferno, e l'Inferno, figli miei, è eterno. Non permettete ai seguaci di Satana, uomini malvagi massonici e satanici, di iniettarvi il suo "veleno mortale". Non illudetevi con le sue bugie, con la sua scienza malvagia senza Dio, perché molti hanno bandito il Signore dai loro cuori e non agiscono più per il bene delle anime, ma per distruggerle e dominarle a causa del potere e del denaro. Molti cuori non appartengono più al Signore ma sono consacrati a Satana, poiché molti gli hanno venduto le loro anime a causa delle illusioni e dei falsi splendori dei regni del mondo.
Praggio, prega, prega e il Signore ti proteggerà sempre e sarà al tuo fianco, concedendoti la sua benedizione. Vi benedico tutti, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!


August 21, 2020:
Pace al tuo cuore!
Figlio mio, mai come ora il mio Divin Figlio è stato così oltraggiato e offeso nel Sacramento dell'Eucaristia. Mio Figlio è l'Agnello di Dio, quello che toglie il peccato del mondo. Chi non si accosta a Lui o non Lo riceve con fede, con amore e con spirito di pentimento e riparazione, non avrà la vita eterna. Sii fedele ai suoi insegnamenti di tale santità, al "deposito della fede", [2] manifestato da molto tempo attraverso la predicazione degli Apostoli per mezzo dell'azione dello Spirito Santo. Non c'è altra verità, non c'è altra fede, non c'è altro Dio, non ci sono più Chiese, ma una sola che porta alla Salvezza, e questa è la Chiesa Cattolica.
Possano le mie parole di Madre essere accettate da ciascuno dei miei figli e rimanere veramente nei loro cuori.
Pregate, pregate, figlio mio, perché il tempo dei Grandi Eventi si avvicina più che mai, eppure molti non sono preparati. Quindi piango e soffro a causa di tutti i miei figli che non hanno voluto ascoltarmi. Benedico te e tutta l'umanità, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!


August 20, 2020:
Pace, miei amati figli, pace!
Figli miei, vi chiamo a Dio da molto tempo, ma molti di voi non mi ascoltano e non accettano i miei appelli nel vostro cuore. Ho già versato molte lacrime e l'ho mostrato visibilmente in molte parti del mondo, eppure molti dei miei figli hanno ancora il cuore che è indurito e chiuso, insensibile al mio dolore. Io ti parlo e tu sei sordo alla mia voce. Ti benedico con tanto amore e spesso disprezzi la mia benedizione materna, peccando e offendendo il mio Divin Figlio con i tuoi terribili peccati e offese. Ritorna, ritorna al Signore.
L'Eterno Padre è molto indignato e offeso a causa di questa umanità ingrata e sorda. Ha già il braccio alzato, pronto a punirti se rimani disobbediente e ribelle alle Sue chiamate divine che ti rivolge tramite me. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo mi hanno mandato dal cielo per offrirvi amore, protezione e grazia. Convertitevi, figli miei, convertitevi il prima possibile, perché il Grande Castigo Divino sarà ora con il fuoco - il terribile fuoco della giustizia di Dio - e molte anime corrono il pericolo di perdersi per sempre, perché sono cieche, sorde e morte spiritualmente dovute al veleno mortale di Satana, che li ha distrutti con le sue tante bugie ed errori satanici.
Pregate il Santo Rosario intensamente e quotidianamente e Dio avrà pietà di ciascuno di voi e delle vostre famiglie. La preghiera, fatta con amore e con il cuore, ha la forza e la grazia divina per distruggere il potere dell'inferno. Pregate, pregate, pregate e tutti i mali fisici e spirituali saranno allontanati da voi e dalle vostre famiglie. Ti amo e ti benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

lunedì 24 agosto 2020

Cosa fare con questi diavoli



GRADI DIVERSI DI OPERAZIONE  

DOMANDA: In che modo si concretizza questa crescente opera di satana nella nostra società? Ci sono livelli più o meno forti attraverso i quali si esprime? 

R. - La sua presenza è come un torrente impetuoso di mali, di distruzione, di odio, di perversioni di ogni genere che hanno gradazioni diverse. Potremmo semplificare il discorso riducendo i livelli a tre: 

livello: disturbi di forma leggera: 

torniamo alle nozioni del catechismo: ci sono angeli buoni che con la loro presenza invisibile e le loro ispirazioni spirituali ci stimolano a operare il bene. Dice il salmo 90: «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi» (Sal 90, 11). Nel Vangelo di Matteo Gesù, raccomandando di non scandalizzare i bambini, dice: «I loro angeli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18, 10). 

Ci sono anche angeli cattivi, cacciati dal cielo per la loro ribellione, che girano sulla terra per stimolare l'uomo al male. È una presenza generica, continua. Dice la prima lettera di san Pietro: «Siate temperanti e vigilate, il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5, 8).  Nella basilica superiore di san Francesco di Assisi, il quarto affresco di Giotto che si trova sulla parte destra entrando, illustra la visione che san Francesco ebbe dei demoni che si stavano addensando sulla città di Arezzo. 

Fino ai giorni dei Concilio Vaticano II, quando si diceva ancora la Messa in latino, i sacerdoti al termine della Messa dicevano una preghiera a san Michele: «Respingi nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni che vanno vagando per il mondo». 

Poi questa preghiera è stata abolita quasi per chiudere l'ombrello, proprio mentre cominciava l'alluvione della presenza di satana nella nostra società. Questa è la presenza ordinaria. 

livello: disturbi di forma più forte: 

l'uomo, come vedremo più avanti, può entrare in contatto con gli spiriti cattivi e servirsene per colpire i suoi simili. Fatture o malefici, filtri, opere di magia, feticci e fatturati o papocchio, come dicono i romani, polveri e altre cose simili, possono colpire gravemente la salute, gli affetti, gli affari. Così si riscontrano strane malattie, dolori, sfascio di famiglie, rovina di attività e di affari, persone che muoiono in modo inspiegabile. Effetti simili si possono conseguire partecipando alle sedute spiritiche, in ognuna delle più svariate forme; con la differenza che quando uno riceve un maleficio, ne è vittima involontaria; quando uno pratica spiritismo, il male se lo procura da solo, come colui che si droga. 

3° livello: disturbi di forma fortissima: 

si verificano quando gli spiriti del male non solo attaccano la persona dall'esterno, ma prendono completamente possesso dell'uomo. È la possessione o ossessione diabolica. È quello che esprimiamo con il termine: indemoniato. La personalità dell'uomo scompare, al suo posto subentra un'altra entità che ne prende il corpo, i sensi, le facoltà, e parla, agisce, si muove, si esprime per mezzo del corpo umano. 

Quando avviene la liberazione, la persona ha due sensazioni: 

1. la prima è che non ricorda niente di quanto ha detto e di quanto è avvenuto, come se fosse stato in anestesia per un'operazione chirurgica. Talvolta domanda anche: «Che ora è, dove mi trovo?». Dopo la liberazione, una ossessa, guardando i lividi formatisi nei suoi polsi, perché erano diverse ore che si cercava di tenerla ferma, disse: «Chi mi ha fatto questo?»... 

2. la seconda è che sente un'enorme spossatezza per la violenza che le è stata fatta per mettere fuori uso la sua personalità, perché fosse sostituita dallo spirito del male. 

Sacerdote Esorcista Raul Salvucci

"Resta con Me, Signore, ad ogni costo. Dammi la tua buona volontà."



- "Resta con Me, Signore, ad ogni costo. Dammi la tua buona volontà."


 - "Vi sono diverse buone volontà:

• quella che mi danno le tue azioni,
• quella che mi dà la tua libertà,
• quella che ti unisce a Me, alle mie sofferenze, che si offre in una immolazione d'amore per partecipare all'espiazione dei peccati, alla salvezza del mondo.
C'è anche la buona volontà che soffre, che geme con Me per le necessità e le sofferenze morali, spirituali e materiali degli altri.
Non tirarti mai indietro, non rifiutare mai di fare favori, di soccorrere, di consigliare al bene: facendo così onori Me e Mi servi delicatamente. Oltre tutto mostri Me che sono passato nel mondo facendo del bene: recavo pace, ordine, bontà...
I malati li guarivo, i peccatori li perdonavo, davo la gioia, quella vera, la gioia tranquilla...
Mostravo Dio. Poiché se gli uomini non amano Dio, è perché non lo conoscono. Molti dei miei più cari non lo mostrano, purtroppo.
Non bisogna accanirsi contro il male; bisogna superare il male col bene. Non bisogna accusare chi sbaglia; bisogna vincere l'errore con la verità, la cattiveria con la bontà, la dolcezza, la tenerezza.
È così che si può mostrare Dio, sempre.
Questa è l'immolazione d'amore ed è la sintesi di quanto fin qui ti ho detto.
Il bene trionfa sempre a suo tempo.
Avanti, senza fermarti mai, senza mai guardare indietro dicendo: "Ho fatto abbastanza". Sarebbe la fine! Guai!
"Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto al Regno di Dio" (Lc. 9- 62)
La Madre ti tiene sul suo Cuore e ti guida soavemente verso il Figlio suo.
Tieniti abbracciato a lei e camminerai con Me, perché Io vi abbraccio entrambi.
"Nelle difficoltà non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in me”
Io sono la via, la verità, la vita!
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me!
Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò" (cfr. Gv. 14 -1, 14)

Apocalisse di S. Giovanni


LEGGENDA PERUGINA



( COMPILAZIONE DI ASSISI )


LA VIGNA DEL PRETE DI RIETI

25. In quello stesso periodo, Francesco a causa della sua malattia d’occhi soggiornò  presso la chiesa di San Fabiano, non lontano da quella città, ospite di un povero prete  secolare. Aveva allora residenza in Rieti il signore papa Onorio III con i cardinali. E  molti di costoro e altri ecclesiastici, per riverenza e devozione verso Francesco,  venivano a fargli visita quasi ogni giorno.

Possedeva quella chiesa una piccola vigna, che si estendeva vicino alla casa dove  dimorava Francesco. Da una porta di questa quasi tutti i visitatori passavano nella vigna  contigua, attirati sia dalla stagione delle uve mature, sia dall’amenità del luogo che  invitava a sostarvi. Successe quindi che, a motivo di quel viavai, la vigna fu pressoché  tutta messa a soqquadro: chi coglieva i grappoli e se li piluccava sul posto, chi li  pigliava per portarseli via, altri calpestavano il terreno. Il prete cominciò ad agitarsi e  protestare, dicendo: «Quest’anno il raccolto è perduto. Per quanto piccola, la vigna mi  dava il vino sufficiente al mio bisogno».

Sentito questo lamento, Francesco lo fece chiamare e gli disse: «Non star male e non  agitarti! Ormai non possiamo farci niente. Ma confida nel Signore, che può riparare al  danno per amore di me, suo piccolo servo. Dimmi: quante some hai fatto, negli anni di  migliore raccolto?». Il sacerdote gli rispose: «Fino a tredici some, padre». E Francesco:  «Coraggio, non contristarti più, non ingiuriare nessuno, non fare lamentele in giro, abbi  fede nel Signore e nelle mie parole. Se raccoglierai meno di venti some, prometto di  rifondertene io». Il sacerdote si calmò e stette tranquillo.

E accadde per intervento di Dio che raccolse effettivamente non meno di venti some,  come Francesco gli aveva promesso. Quel sacerdote ne rimase attonito, e con lui tutti  gli altri che riseppero la cosa, e attribuirono il prodigio ai meriti del beato Francesco. In  verità, la vigna era stata devastata; ma anche fosse grondante di grappoli, sembrava  impossibile ricavarne venti some di vino.

Noi che siamo vissuti con lui, siamo in grado di testimoniare che quando diceva: «È  così», oppure: «Così sarà», avveniva sempre come aveva predetto. E noi molte cose  vedemmo realizzarsi mentre era in vita e anche dopo la sua morte.

VERGILIO GAMBOSO

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA



Commento teologico

La misericordia del Signore verso il suo popolo è oltremodo grande. Quando l’ostinazione aveva raggiunto il punto del non ritorno, il Signore fa al suo popolo una promessa che ha dell’incredibile. Chiese al suo popolo di aprire le porte di Gerusalemme e di arrendersi al re di Babilonia. Questa resa avrebbe risparmiato Gerusalemme e avrebbe conservato in vita i suoi abitanti.

Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore quando il re Sedecìa gli mandò Pascur, figlio di Malchia, e il sacerdote Sofonia, figlio di Maasia, per dirgli: «Consulta per noi il Signore perché Nabucodònosor, re di Babilonia, ci fa guerra; forse il Signore compirà per noi qualcuno dei suoi tanti prodigi, in modo da farlo allontanare».

Geremia rispose loro: «Direte a Sedecìa: Così dice il Signore, Dio d’Israele: Ecco, io farò rientrare le armi da guerra di cui disponete e con le quali combattete il re di Babilonia e i Caldei che vi assediano fuori delle mura, e le radunerò in mezzo a questa città. Io stesso combatterò contro di voi con mano tesa e con braccio potente, con ira, furore e grande sdegno. Percuoterò gli abitanti di questa città, uomini e bestie; essi moriranno di una grave peste. Poi – oracolo del Signore – io consegnerò Sedecìa, re di Giuda, i suoi ministri e la gente che sarà scampata in questa città alla peste, alla spada e alla fame, in potere di Nabucodònosor, re di Babilonia, in mano ai loro nemici e a quanti vogliono la loro vita. Egli li passerà a fil di spada; non ne avrà pietà, non perdonerà e non risparmierà nessuno.

Dirai a questo popolo: Dice il Signore: Ecco, metto davanti a voi la via della vita e la via della morte. Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di peste; chi uscirà e si consegnerà ai Caldei che vi cingono d’assedio, vivrà e gli sarà lasciata la vita come bottino, perché io ho volto la faccia contro questa città, per il suo danno e non per il suo bene. Oracolo del Signore. Essa sarà data in mano al re di Babilonia, che la darà alle fiamme.

Alla casa del re di Giuda dirai: Ascoltate la parola del Signore! Casa di Davide, così dice il Signore: Amministrate la giustizia ogni mattina e liberate il derubato dalla mano dell’oppressore, se no la mia ira divamperà come fuoco, si accenderà senza che nessuno la possa spegnere, a causa della malvagità delle vostre azioni.

Eccomi a te, o abitatrice della valle, roccia nella pianura – oracolo del Signore –, voi che dite: “Chi scenderà contro di noi? Chi entrerà nelle nostre dimore?”. Io vi punirò secondo il frutto delle vostre opere – oracolo del Signore – e darò alle fiamme il suo bosco, esse divoreranno tutti i suoi dintorni» (Ger 21,1-14).

Il popolo del Signore aveva perso la fede nel suo Dio? Il suo Dio gli propone ancora una volta la salvezza per mezzo della fede. Ma il popolo non ha creduto e il regno di Giuda fu raso al suolo. Di esso nulla è rimasto. Solo un piccolo resto per mantenere intatto il diritto di proprietà. Eppure nella conversione il Signore avrebbe perdonato.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

Tu sei il Padre mio



Padre mio, io mi abbandono a Te, fa' di me ciò che Ti piace. Qualunque cosa Tu faccia di me, Ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature; non desidero nient'altro, mio Dio.
Nelle tue mani rimetto la mia anima, Te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché Ti amo. Ed è per me un'esigenza d'amore il donarmi, il rimettermi nelle tue mani, senza misura, con una confidenza infinita, perché Tu sei il Padre mio.Charles de Foucauld, 1858-1916

L'isolamento sociale è una tortura



Gli Illuminati sono impegnati in una guerra psicologica contro il pubblico.


Le tecniche di "isolamento sociale" possono essere risalgono alle consolidate tecniche di tortura della CIA.

Indipendentemente dal fatto che indossiamo maschere (per disumanizzarci),  allontanamento sociale (per scopi di tracciamento e rintracciamento) o isolamento per 14 giorni, questi sono tutti metodi di tortura. Anche la menzogna sulle persone asintomatiche, ovvero le persone sane, che ora diventano potenziali diffusori di un virus che non è mai stato purificato, ha lo scopo di gettare sospetti e motivarci a prendere le distanze l'uno dall'altro. Questa è guerra psicologica.

Di recente, mi sono imbattuto in questa citazione del 1951 della filosofa Hannah Arendt che mi ha scosso nel profondo. Quello che sta succedendo ora è già successo prima. È un piano calcolato, una tattica, ma molti di noi non lo sanno. Ecco la citazione:

"È stato spesso osservato che il terrore può governare in modo assoluto solo su persone che sono isolate l'una contro l'altra e che quindi una delle principali preoccupazioni di un governo tirannico è quella di creare questo isolamento. L'isolamento può essere l'inizio del terrore; certamente lo è. il suo terreno più fertile; è sempre il suo risultato. Questo isolamento è, per così dire, pre-totalitario; il suo segno distintivo è l'impotenza in quanto il potere proviene sempre da persone che agiscono insieme, che agiscono di concerto; le persone isolate sono impotenti per definizione ".


Le origini del totalitarismo

La storia si sta ripetendo. I cabalisti stanno tentando di abbatterci tutti - mentalmente, fisicamente e spiritualmente. La solitudine, il suicidio, l'ansia, l'alcolismo, l'abuso coniugale / infantile / animale sono tutti in aumento a causa dell'isolamento, delle distanze antisociali, dell'indossare maschere e delle difficoltà finanziarie causate da questa psyop pianificata e sceneggiata.

Dobbiamo ribellarci a questa tirannia, quindi parla! Fatti sentire. Esponi la bugia. Rimani in contatto con amici e familiari. Raggiungi coloro che sono isolati, persino estranei. Restiamo tutti connessi. Restiamo tutti uniti!

di Frank 24 agosto 2020

henrymakow.com