giovedì 27 agosto 2020

ETERNITÀ



ASPETTALO, CHÉ ARRIVA

Tutti i misteri della vita di Cristo incominciarono nell’Incarnazione, si consumarono sulla croce e nella risurrezione, e si concluderanno con la sua ultima venuta. (3-12-64)

Il giorno del Signore...! Quello sarà il suo giorno ed il mio giorno...! Che giorno quando tutto si sottometterà a Lui dinanzi allo splendore della sua gloria...! (13-1-66)

Anima amata, se perseveri, Gesù ti porterà con Sé nell’ultimo giorno, e allora chi potrà toglierti il tuo gaudio? (21-4-67)

Non venir meno perché non percepisci Dio, ché l’Amore verrà, e presto; non stancarti!, ché altri si stancarono e albeggiò su di loro senza che se ne accorgessero nel loro torpore... Non stancarti, aspettalo, ché arriva! (25-4-67)

Quando Gesù verrà è necessario che tu stia con la lampada accesa ad aspettarlo; per questo devi procura e d’essere sempre preparato, e così Egli ti porterà alle sue nozze, dove vivrai di Dio e con Dio per sempre. È possibile? Che felicità...! Per sempre con Dio! (21-4-67)

Non sappiamo né il momento né l’ora, ma il Signore verrà e..., presto! Allora, cosa significheranno le nostre pene passate nella solitudine, nell’incomprensione e ancor di più nel disprezzo dei nostri persecutori...? (21-5-76)

Quanto patire nell’esilio per non incontrare Dio...! Anima cara, un giorno t’imbatterai nelle sue vene per sempre, ed allora che cosa saranno i patimenti di adesso, se non aumento della gloria di Dio e di vita eterna per te? (14-4-67)

L’eternità è di coloro che si sforzano; sforzati, anima mia, per entrare nell’eternità. (19-4-67) 

Dio stesso è il premio eterno dei beati. Non stancarti di aspettare ché l’Amore tornerà a prenderti. (19-4-67)

Quando t’immergerai nelle Sorgenti eterne, cosa saranno le sofferenze che adesso patisci, se non gloria perpetua? (12-4-67)

 Io amo Dio, e perché lo amo, devo donarmi senza misura, costi quel che costi. Ti aspetterò, Amore, nell’esilio, dietro i veli, fino al giorno definitivo del nostro incontro nella tua luce; ti attenderò fino al giorno eterno della tua volontà. (16-8-77)

Il mio spirito, soggiogato dall’Infinito, si consuma nella nostalgia dell’attesa di Dio. (22-11-72) 

Che profonda nostalgia percepisce l’anima mia! Che nostalgia nel mio duro camminare...! Sempre in veglia io ti attendo con la mia lampada accesa... Non tarda e, io ti attendo senza stancarmi! (6-8-70)

L’Amore verrà a prendermi, ne sono sicura, fiduciosa nella sua promessa...! Il Signore verrà a prendermi, già si avvicina...! È il suo passo, quello dell’Amore che più non attende; la sua voce m’invita a seguirlo. (6-8-70)

Attendo instancabile Colui che chiamo con grida di ardente richiesta, in profonde nostalgie: Vieni a me, Signore! (22-11-72)

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia

Un nuovo risveglio



Molti dei Miei figli si sono lamentati dei cambiamenti in arrivo sulla terra. Se mi permetterai di guidarti in questo momento di grandi cambiamenti, avrai pace e questi cambiamenti ti benediranno. Il mio intento figli è sempre quello di benedirvi.

 Un Nuovo Risveglio sta iniziando e molte anime stanno entrando nel Mio Regno - guarda e rallegrati!   Ho detto che avrei versato il Mio Spirito sui vostri figli e figlie e ora state assistendo al versamento del Mio Spirito.

Rallegrati, rallegrati, rallegrati per il fatto che le ultime anime da salvare stanno arrivando! Permetterò agli eventi che avranno effetto sul pentimento di guidare le ultime anime nel Mio Regno. Desidero chiamare i Miei figli a casa da Me.

Glynda Lomax


Gioele 2: 27-32

27  E saprete che io sono in mezzo a Israele, e che io sono il Signore vostro Dio, e nessun altro: e il mio popolo non si vergognerà mai.

28  E in seguito avverrà che spanderò il mio spirito su ogni carne; ei tuoi figli e le tue figlie profetizzeranno, i tuoi vecchi sogneranno sogni, i tuoi giovani avranno visioni:

29  E anche sui servi e sulle serve in quei giorni spanderò il mio spirito.

30  E farò prodigi nei cieli e sulla terra, sangue, fuoco e colonne di fumo.

31  Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e terribile giorno del Signore.

32  E avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà liberato, poiché sul monte Sion ea Gerusalemme sarà la liberazione, come ha detto il Signore, e nel rimanente che il Signore chiamerà

La Chiesa non è adesso quella che sarà dopo la risurrezione.



AI DONATISTI DOPO LA CONFERENZA

Così è stato chiarito perfettamente ciò che noi sostenevamo:  si devono distinguere bene i tempi della Chiesa 42; essa non è  adesso quella che sarà dopo la risurrezione: ora è mescolata ai cattivi, allora non ne avrà assolutamente più. È alla purezza della  Chiesa futura, non alla commistione di questo tempo, che fanno  riferimento i testi scritturistici, attraverso i quali Dio predisse che sarebbe stata liberata del tutto dalla mescolanza con i cattivi. Ecco  ciò che la verità del Vangelo li ha costretti ad ammettere senza  scampo, nel momento in cui hanno affermato che in essa  attualmente sono mescolati in incognito i cattivi. Non è dunque  questo il tempo, di cui ha predetto il profeta: Mai più passerà in te  l'incirconciso e l'impuro 43. Dunque, adesso essi passano, anche se occultamente. Del resto, anche l'espressione: non passerà più  ormai sta a dimostrare che essi prima passavano abitualmente,  dopo invece non vi passeranno più. E intanto ci domandavano, non  senza malizia, come mai il diavolo potesse seminare la zizzania  nella Chiesa di Cristo 44, dal momento che proprio loro affermavano  che nella Chiesa erano mescolati i cattivi, almeno in modo occulto,  e non volevano ammettere che fosse stato sicuramente il demonio  a seminarli. 

Sant'Agostino

EPISTOLARIO



Il direttore

Efficacia.   Nessuno può parlare meglio dell'efficacia dei principi pedagogici  di padre Pio, che coloro ai quali dirigeva i suoi insegnamenti.  
Padre Benedetto e padre Agostino riconoscevano lealmente ed autorevolmente che  sotto la di lui guida spirituale l'anima trova luce e conforto. 
Il primo fa notare l'acume con cui padre Pio espone i problemi sottoposti al suo  giudizio, affermando che: "dilucida egregiamente la sua [cioè dello stesso padre Benedetto] condizione interiore" (cf. lett. del 23 7 1917) ed ammettendo la  forza persuasiva dei suoi ragionamenti: "la sua assicurazione mi ha calmato e  procuro tenermi stretto ad essa" (lett. dell'1 8 1917). Altrove così sintetizza  il contenuto d'una lettera del padre Pio: "Sicurezza massima nel tranquillare  una coscienza", cioè quella dello stesso padre Benedetto (1° e 9 gennaio 1921).   Assistiamo ad un fatto veramente paradossale: padre Pio, avvolto sempre nelle  più dense tenebre, che non vede il cammino da seguire nell'ascesa verso il  Signore, incapace di risolvere i propri dubbi ed incertezze, impotente a  discernere da solo l'influsso di satana dall'azione di Dio e di calmare lo  spirito sempre in tempesta, quando prende in mano la direzione degli altri  sembra un'altra persona. "Dilucida egregiamente" i problemi più complessi della  vita interiore; detta norme e consigli che irradiano nelle anime luce  vivificante, pace rasserenante ed incrollabile sicurezza; traccia sottili diagnosi delle malattie dello spirito e propone una saggia  e ponderata terapia; le sue parole, dette o scritte, hanno un calore ed una  unzione che conquidono, una forza irresistibile che trascina. Tutti aderiscono  fiduciosi alle sue direttive e ne traggono copiosi e benefici frutti.  
Padre Pio ha veramente il dono di comunicare la pace e la tranquillità alle  anime che ricorrono a lui, anche perché si avvicina loro con una sensibilità  squisita e profondamente umana. Si rallegra vivissimamente del bene che fanno le anime a lui affidate, delle mète da esse raggiunte, della pace riconquistata. Si  rattrista, invece, davanti alle loro pene e vorrebbe che il Signore le  riversasse su di sé, lasciandone tutto il merito a chi soffre. Fa suoi i  problemi degli altri, i dolori degli altri, le gioie degli altri. Egli è come  l'incarnazione dell'ideale paolino: "mi son fatto debole coi deboli, per  guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti perché tutti io salvi" 2.  
A dimostrazione delle eccellenti doti di padre Pio direttore dei direttori si  potrebbero citare le lettere più significative, quali quella sulla vanagloria (2  8 1913), sulla semplicità (10 7 1915), sulla carità verso Dio e verso il prossimo (2-4 1919), la bella lettera consolatoria a padre Benedetto (26-3 1918)  e l'altra quasi identica a padre Agostino (25 3 1918), tralasciando tante altre,  sicuri che il lettore le troverà e gusterà scorrendo il presente epistolario. 

PADRE PIO DA PIETRELCINA 

«LISTA NERA» DELLE ETEROSOSSIE, CRIPTO-ERESIE E AFFERMAZIONI EQUIVOCHE DI PAPA BERGOGLIO



11 maggio 2015: “Le religioni ci aiutano tutte perché tutte hanno un Comandamento che è comune: amare il prossimo” (Giovanni 14, 6 “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me", ndr)

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7 luglio 2014: “Vivi e lascia vivere è il primo passo per la felicità” (11° comandamento?..., ndr).

20 dicembre 2013: "La Madonna ha sempre taciuto, anche ai piedi della Croce... Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no. Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! 'Tu, quel giorno - questo è quello che abbiamo letto - mi hai detto che sarà grande; tu mi ha detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!'. LA MADONNA ERA UMANA! E FORSE AVEVA VOGLIA DI DIRE: 'BUGIE! SONO STATA INGANNATA!'..."

1 ottobre 2013: "Non esiste un Dio cattolico"


Chi può biasimare e condannare le colpe degli altri



La nube della non-conoscenza


Ma chi potrà giudicare le azioni degli uomini?
Senza alcun dubbio quelli che hanno in cura le loro anime e che sono investiti della debita autorità: non importa se ufficialmente, secondo gli ordinamenti della santa chiesa, oppure privatamente e spiritualmente, per una particolare ispirazione dello Spirito santo, in carità perfetta. Ciascuno, dunque, stia attento a non arrogarsi la facoltà di biasimare e condannare le colpe altrui, a meno che non vi si senta veramente stimolato dentro di sé dallo Spirito santo. Diversamente; potrebbe incorrere in errore con sorprendente facilità nel dare dei giudizi. Perciò, fa’ attenzione: giudica te stesso se vuoi, con l’aiuto di Dio o del tuo padre spirituale, ma lascia stare gli altri.

La Repubblica Mondiale della Massoneria sarà governata dai Sionisti



Il Mistero dell’Iniquità


A) La repubblica massonica del Nuovo Ordine Mondiale è ideata per essere governata dagli ebrei cabalisti e sionisti

Non deve stupirci il fatto che l’Ordine Mondiale massonico e quello  sionista siano simili tra loro. Il concetto di utopia mondiale, secondo  la Massoneria, è strettamente collegato allo scopo finale del sionismo,  ovvero un impero universale incentrato su Gerusalemme. “Le dottrine  della Massoneria”, come spiega l’Arcivescovo Meurin, “sono quelle della  Cabala ebraica, in particolare quelle contenute nel libro della ‘Sohar’…  Qui abbiamo scoperto quali sono le dottrine fondamentali della ‘Cabala  ebraica’ che sono state fatte proprie della Massoneria.”182 Nella stessa  opera, l’Arcivescovo Meurin spiega che:

All’epoca della rivoluzione del 1848, architettata dal Grande  Oriente di Francia, il suo gran maestro, l’ebreo Cremieux, era  Ministro della Giustizia Francese. Nel 1860 quest’uomo fondò  l’Alleanza Universale Israelita e nel 1861, con incomprensibile  insolenza, annunciò nell’Archivio Israelita (a pag. 651), che “in  luogo di Papi e Cesari, un nuovo regno, una nuova Gerusalemme  sorgerà, mentre i nostri buoni e stolti frammassoni aiutano gli  ebrei nella ‘grande opera’ di costruzione di questo nuovo Tempio di Salomone, un nuovo regno cesaro-papista dei Cabalisti.”183

Non desta quindi sorpresa leggere, in una pubblicazione ufficiale  della Massoneria, che la repubblica massonica sarebbe stata governata  dai Giudei. Il Freimaureralmanach [“Almanacco Massonico”], pubblicato  a Lipsia nel 1884, dichiarava infatti che: “Quando la Repubblica sarà  stata fondata in tutta la vecchia Europa, Israele regnerà sovrano su  di essa.” L’Archivio Israelita, nel 1864, propose: “Non è solo naturale  ma anche necessario che si venga a creare il prima possibile una  nuova corte di giustizia (un tribunale), in effetti una corte di giustizia  suprema, alla quale possano essere sottoposti tutti i grandi conflitti e  le questioni ancora irrisolte tra le nazioni? Questo tribunale emetterà  sentenze vincolanti e definitive, ed il suo verdetto finale avrà un peso  formidabile. Si tratterà infatti della parola di Dio, pronunciata dai suoi  primogeniti (gli ebrei), davanti ai quali il resto dell’umanità dovrà inchinarsi in segno di sottomissione...”184 Nel 1867 venne creata la Lega  Internazionale Permanente per la Pace ed il suo segretario, un ebreo  di nome Passy, cominciò a promuovere il concetto di una nuove corte  di giustizia internazionale, che avrebbe risolto tutti i conflitti senza  possibilità d’appello.185
Il Nuovo Ordine Mondiale massonico sarà uno stato totalitario  e socialista. “Dall’analisi dei loro rituali,” afferma Eckert, “così come  dalla storia e dalle confessioni dei membri di quell’Ordine, si evince  necessariamente che la Massoneria è un complotto contro l’altare,  contro i governi e contro il diritto alla proprietà privata; il suo scopo  è quello di creare nel mondo un regno socialista e teocratico, il cui  governo religioso-politico avrà sede a Gerusalemme!... La condizione  indispensabile perché tutto questo possa realizzarsi, è la rimozione dei  suoi tre maggiori ostacoli: la Chiesa, i governi e la proprietà privata.”186  “Il Congresso Massonico di Saintes, tenutosi nel 1847, e quelli che  seguirono successivamente, hanno provato senza ombra di dubbi che  la Massoneria ha come proprio scopo il socialismo, ottenuto per mezzo  delle rivoluzioni.”187
Il famigerato massone Proudhon confessò in tutta franchezza che:  “Il nostro principio base è la negazione di tutti i dogmi; il nostro punto  di partenza è il nulla;... questo è il nostro metodo; esso ci porterà a  realizzare i seguenti principi: nella religione, l’ateismo; nella politica, l’anarchia; nell’economia politica, l’abolizione della proprietà privata.”188 Il Conte Haugwitz, Ministro di Stato del Regno di Prussia, fece  una rivelazione incredibile, in merito alle attività rivoluzionarie della  Massoneria: 

Giunto alla fine della mia carriera, credo sia mia dovere far  luce sulle società segrete, i cui poteri minacciano oggi l’umanità più di quanto abbiano mai fatto in precedenza. La loro storia è così  legata alla mia, che non posso più esimermi dal renderla nota, e dal fornire molti dettagli su di essa. 
...Avevo a malapena raggiunto la maggior’età quando mi  ritrovai nei ranghi più alti della Massoneria, dove rivestivo un  incarico nel capitolo dei gradi più elevati... Ho ricoperto la carica di alto dirigente delle logge in Prussia, Polonia e Russia. All’epoca la  Massoneria era divisa in due parti, quando operava segretamente... (la parte pacifica e quella bellicosa).189 In aperto conflitto tra di  loro, queste due “sezioni” si sono date una mano a vicenda nel  cercare di ottenere il dominio del mondo, nel conquistare i troni...
Fu nell’anno del Signore 1777 che ricevetti l’incarico di  dirigere una parte delle logge Prussiane, tre o quattro anni prima  del Convegno di Wilhelmsbad e la penetrazione dell’Illuminismo  nelle logge. La mia giurisdizione si estendeva fino ai confratelli  sparsi in Polonia e in Russia. Se non l’avessi visto con i miei  occhi non potrei mai riuscire a fornire una spiegazione plausibile  all’assoluta incuria dei governi, che ha fatto chiuder loro gli occhi  dinanzi ad un simile disordine, un vero e proprio Stato dentro lo Stato. Non solo i leader delle logge erano in contatto costante tra loro, impiegando per l’occasione uno specifico codice cifrato,  ma si inviavano emissari l’un l’altro. Il nostro scopo era quello di  esercitare un’influenza dominante sui vari regni…
Sono quindi fermamente convinto che il dramma cominciato tra il 1788 ed il 1789, la Rivoluzione Francese ed il regicidio con  tutti i suoi orrori, non sia stato causato solamente in parte da  queste associazioni segrete e da questi giuramenti, ma che questi  ultimi ne siano stati proprio la causa principale...
...Il mio primo compito era quello di comunicare a Guglielmo III tutte le mie scoperte. Giungemmo alla conclusione che tutte le  associazioni massoniche, dalle più umili fino alle più potenti, non  potessero far altro che far leva sui sentimenti religiosi per portare a  compimento i loro piani più criminali, facendosi schermo dei primi  per mascherare i secondi. Questa convinzione, che Sua Altezza il principe Guglielmo condivideva con il sottoscritto, fu il motivo  principale per cui rinunciai risolutamente alla Massoneria.190

Padre Paul Kramer

UN TEMPO AVEVATE A DISPOSIZIONE IL PARADISO … OGGI LA STORIA SI RIPETE!



Amata figlia, Io Dio Onnipotente, vengo a riconciliare a Me questa Umanità: chiedo ai miei figli di ravvedersi ora prima che il temporale si scateni e non si fermi più.
Amati figli, sono Colui che tutto può, sono Colui che tutto ha creato dal nulla, … perché vi sorprendete quando vi dico che Io tutto posso e tutto ricreerò?
Venite, venite a Me, figli miei, mettete fine a questa vostra vita peccaminosa, volgetemi il vostro cuore e chiamatemi Padre, quale Dio e quale Padre Io fermerò ogni maledizione di Satana e vi metterò su un mondo nuovo, un mondo fatto di bellezze e felicità nell’amore.
Chiedo a questa Umanità la CONVERSIONE URGENTE. Chiedo di tornare a Colui che è il Creatore, chiedo al mio popolo, alla mia gente, di correre verso di Me con cuore pentito. Io che sono Padre e sono Amore, aprirò le mie braccia e prenderò in Me ogni mio figlio e lo esalterò in Me, gli donerò di Me e sarà per sempre beato.
La felicità è in Me, o uomini, su questa Terra nulla potete trovare di buono, tutto è nella miseria di Satana, … vi prende e vi giostra come birilli, vi fa gioire per un poco e poi vi fa cadere nel tormento e nella disperazione.
Quale padre metterebbe i propri figli in miseria? Non seguite più il Demonio, figli miei, accostatevi a Me, aprite i vostri occhi per vedere il ribrezzo di questo mondo.

Un tempo avevate a disposizione il Paradiso che avete perduto a causa del peccato, della disubbidienza a Me, oggi la storia si ripete!
Amati figli, vi sto richiamando a Me per offrirvi una nuova Era nella pace e nell’amore, ma voi Mi disprezzate, Mi odiate e Mi snobbate, non volete tornare alla Vita, vivete questa storia di morte e alla morte vi abbraccerete “se” in quest’ora che vi sto richiamando a Me non Mi darete il dovuto ascolto.
Sono nel pianto per il vostro allontanamento da Me, ma, … vi attendo ancora, voglio salvarvi tutti, amati figli miei, fate sì che Io il Padre vostro possa salvarvi.
Vi amo, vi bramo, … tornate in fretta a Me.
Carbonia 24.08.2020

L’uomo ha due occhi, la scienza del bene e del male. La razionalità penetra e discerne tutto. Per essa l’uomo è partecipe della vita di Dio e della sua forza di fuoco. L’unico essere creato che ha il potere di scegliere tra il bene e il male è l’uomo.



ILDEGARDA  DI  BINGEN

Privilegio unico dell’uomo, insieme alla scienza del bene e del male, è la razionalità. Dio, per Ildegarda Ignea ratio, razionalità focosa, consumante, Dio è eterno, l’eternità è fuoco, e questo è Dio. L’uomo è partecipe di questo fuoco; lei afferma che Dio non è fuoco occulto, o fuoco silenzioso, ma fuoco che opera. Per Ildegarda, Dio è fuoco, che è in azione sempre. Anche l’uomo è sempre in azione, in quanto ragiona con la razionalità, sempre in movimento per scegliere il bene o il male. La razionalità di Dio, l’essere divino nella sua triplice dinamicità è diversità, razionalità è il pensiero che comporta un’espressione. L’espressione della razionalità di Dio è la sua Parola, il suo Verbo. È proprio della razionalità il suo comunicarsi. Dio comunica la sua Parola e la sua Parola si comunica agli uomini, Dio parla con l’uomo. La razionalità di Dio è da prima della Creazione, è increata. La razionalità dell’uomo è creata. Perché è in possesso della razionalità, egli può esprimersi con la parola, può conoscere cose terrene e cose celeste. La razionalità è nell’uomo, dice Ildegarda, come la pupilla nell’occhio. L’uomo ha due occhi, la scienza del bene e del male. La razionalità penetra e discerne tutto. Per essa l’uomo è partecipe della vita di Dio e della sua forza di fuoco. L’unico essere creato che ha il potere di scegliere tra il bene e il male è l’uomo.

Sr. ANGELA CARLEVARIS osb

LA PRESENZA REALE



L'ANNICHILAMENTO, CARATTERE DELLA SANTITÀ EUCARISTICA
Annichilò Se stesso.
Filippesi, II

Nostro Signore nel Santissimo Sacramento è il nostro modello; vediamo in qual modo Egli c'insegna le virtù che fanno i santi. A tal fine osserviamo qual è lo stato in cui si trova: la forma della sua vita sarà la forma delle nostre virtù. Studiare come Egli è, intenderemo quel che vuole, poiché l'esterno indica l'interno. Dalle parole, dalle maniere si argomenta quel che sta nell'anima. Quando si vedeva Nostro Signore povero e conversare con i poveri, si capiva ch'Egli era venuto a salvarci per mezzo della povertà. Quando Egli moriva per noi, c'insegnava quel che dobbiamo fare per andar in Cielo. Ora lo stato di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, il carattere che vi domina e ci colpisce, è l'annichilamento.
Pertanto questo stato ci deve far conoscere di che si occupi e quali siano le sue virtù, che tutte, ciascuna secondo la sua natura, prenderanno questa forma, questa impronta di umiltà e di annichilamento. Studiatelo questo annientamento e saprete quel che dovete fare per rassomigliare al vostro modello, e per essere nella grazia della santità eucaristica. Ricordatevi che questo è il carattere dominante di Gesù in Sacramento e che deve essere anche il vostro se volete vivere della grazia che emana dall'Eucaristia.

I. - Ora Nostro Signore è l'Ostia santa. Prende lo stato delle sacre specie: subentra alla loro sostanza. Egli ha subordinato il suo stato alla maniera di essere delle sacre specie, che diventano così la forma visibile della sua vita, la legge della sua durata sacramentale: né è come il supposto, ad esse è sottomesso, dipende da esse. Non toccano la sua vita divina, è vero, e quando cessano di esistere Gesù non né soffre nel suo corpo glorioso; tuttavia, venendo esse distrutte, Egli si ritira; unito ad esse, ne subisce le leggi di movimento, di umiliazione, è trattato come esse; mirandole, tu vedi la condizione, il modo di essere esterno di Nostro Signore.
Ora, come sono povere dette specie! Così povere che non posseggono più il loro proprio essere: la consacrazione ha tolto la sostanza alla quale la natura le aveva congiunte. Non hanno più la proprietà naturale della loro esistenza: non esistono che per un miracolo.
Così Nostro Signore: non ha proprietà nel Santissimo Sacramento; dal Cielo non porta che Se stesso: non ha una pietra, non una chiesa. E' povero come le sacre specie. Più povero dunque che a Betlemme. Là era padrone di Sé, aveva un corpo che si moveva, vagiva, cresceva, poteva ricevere, accettare dai suoi amici. 
Qui nulla. Attorno a lui può esservi profusione di doni: il suo stato personale non muta. Sia pur d'oro l'altare, mille luci vi risplendano, non per questo Gesù è meno povero e meno oscuro sotto le sacre specie. E' morto civilmente, impossibilitato a ricevere checchessia.

E' un morto! Al religioso che fa il voto di povertà l'onore di rassomigliargli. E' come chiuso, legato in un lenzuolo: è quello il suo vestimento, sempre lo stesso; un vestito che non è neppure una sostanza, né un essere naturale; così fragile che, se cessasse il miracolo, sarebbe distrutto e non potrebbe esistere un istante. Ecco il gran povero: bisogna vederlo, considerarlo, per disporci a fare il voto di povertà. Studiate la povertà di Gesù nell'Ostia santa, e saprete fin dove dovete spingere lo spirito di rinuncia e di povertà.

E come sono umili le sacre specie! Sempre bianche; ma il bianco non è un colore: la sua vista prolungata infastidisce. Così Nostro Signore nel Sacramento non ha alcuna bellezza visibile, nessuna bellezza umana, Egli che era così bello nella sua vita mortale, il più bello tra i figli degli uomini. La nube che lo avvolge nulla lascia trasparire. L'ultimo degli uomini conta più di Gesù, perché è ancora qualcuno; Gesù ha voluto prendere la legge delle specie e non essere che qualche cosa.
Le sacre specie sono immobili e inanimate. Egli, il Verbo, la vita del mondo, il supremo motore di tutti gli esseri, la vita di tutte le vite, si condanna a restare senza moto, senza azione, si fa prigioniero. Si riduce al punto che per piccolo che sia il frammento di Ostia consacrata, vi è ancora tutto intero. Ha in Se la vita e il movimento; non ne usa, perché si è sottoposto alla condizione delle specie inanimate. Insultato, coperto di sputi, non si difende. Se potesse ancora soffrire soffrirebbe più nel Sacramento che durante la sua vita mortale.
Sapete ciò che disse di Se per bocca del Profeta: Io sono un verme e non un uomo. Il verme è l'ultimo degli animali, vicino ai vegetali, e affatto nudo. Gesù fu come un verme sulla croce, ove nudo era esposto agli insulti dei carnefici: ma non fu che per poche ore. Nello stato sacramentale non si fa verme della terra, ma si espone ad essere a contatto coi vermi. Quante Ostie consacrare si guastano casualmente o per incuria! corrompendosi, i vermi se né impadroniscono e ne scacciano Nostro Signore; giacché Egli dimora sotto le specie soltanto finché sono sane. I vermi prendono dunque il suo posto: intanto che l'Ostia si decompone in una parte, Gesù si rifugia nell'altra e lotta così con i vermi della corruzione! Veramente ha preso tutte le miserie delle sante specie, quanto al suo modo di essere esterno: Putredini dixi: pater meus es tu; mater mea et soror mea, vermibus.

Finalmente le specie non hanno volontà. Si prendono e portano ove si vuole. Chiunque gli comandi, Gesù non resiste, non dice mai no: si lascia prendere dalle mani d'un scellerato. E' una delle condizioni dello stato da lui scelto. Non si difende. La società vendica l'aggressione punendo l'aggressore: Nostro Signore permette tutto... Come? Fin là?
Certo, Gesù si è annichilito sul Calvario quanto alla gloria della sua divinità, al benessere della natura umana, e in confronto degli altri uomini; ma nella Eucaristia il suo annichilimento è più profondo. Nella scala delle creature l'ultimo grado è di non avere una sostanza propria ed essere semplicemente una qualità. Ora Gesù Cristo, che non può perdere la sua sostanza, prende la forma esterna e le condizioni di naturali accidenti per dirci: Guardate e fate com'io faccio. Oh, giammai potremo imitarlo pienamente, discendere così basso!
Non sia a nostro eterno rammarico l'avere sì poco pensato agli abbassamenti di Gesù nel Santissimo Sacramento.

II. - Il suo annichilamento eclissa tutto ciò che è glorioso in Lui. Se Nostro Signore lasciasse trasparire la sua gloria, non sarebbe più, nell'adorabile Sacramento, il nostro modello di annichilamento, ed anche noi potremmo cercare la maestà e la gloria delle virtù. Avete mai veduta la gloria di Gesù nel Santissimo Sacramento? Ah! davvero è il sole velato. Vi fa sì dei miracoli, ma questi non sono frequenti, ed essi stessi ricordano e mettono in maggiore evidenza il suo abbassamento abituale. Vuol essere interamente eclissato. Gesù è più grande quando non fa miracoli, perché allora l'amore gli tiene le mani legate. Se ci mostrasse la sua gloria, non ci potrebbe più dire: Guardatemi, vedete come io sono dolce ed umile di cuore! Ci spaventerebbe.
Gesù eclissa la sua divinità molto più che nella sua vita mortale. Allora sempre gli si vedeva qualche cosa di divino sul volto, nel contegno. Perciò prima di beffeggiarlo, i soldati del pretorio gli velarono gli occhi: erano così belli i suoi occhi! Ma qui nulla, affatto nulla. L'immaginazione cerca talora di rappresentarci i suoi lineamenti nell'Ostia santa, ma quanto è lungi dalla realtà! Se lo vedessimo almeno un giorno all'anno, una volta nella vita! No, ha velata la sua gloria entro una nube impenetrabile.
A tale annientamento Gesù si assoggetta essendo nello stato di gloria e in modo positivo e non soltanto negativo. Si umilia negativamente colui che, essendo peccatore, indegno delle divine grazie, riconosce la sua miseria, il suo nulla e quindi gli è facile e naturale riconoscere che non è in lui nulla di buono, troppo sapendo di non produrre che frutti di morte. Ma l'umiltà positiva si pratica nel bene, nella lode meritata, riferendo a Dio la gloria di cui l'uomo si priva volontariamente per fargliene omaggio. E' la lezione che ci da Gesù Cristo col suo annientamento eucaristico.
Umiliatevi nelle vostre virtù. Certo, il cristiano è grande, essendo l'amico, il coerede di Gesù Cristo e partecipe della sua natura divina. La grazia ne fa il tempio e lo strumento dello Spirito Santo. E com'è grande il sacerdote, ministro dei divini misteri, che comanda a Dio stesso, santifica e salva le anime dirigendole a Dio! Come già gli angeli col loro capo Lucifero, il cristiano, il sacerdote, considerando la loro sublime dignità, avrebbero un appiglio per levarsi in alto.
Se Nostro Signore ci avesse soltanto innalzati, noi saremmo in grande pericolo di perderci per orgoglio. Ma Egli annulla la sua gloria, la sua grandezza e ci grida: Vedete com'io mi umilio; certo io sono più grande di voi, ma vedete quel che faccio della mia grandezza, quel che divento.
Se Gesù non fosse là nascondendo tutta la sua gloria, noi sacerdoti non potremmo dirvi: Siate umili. Perché voi potreste risponderei: Noi siamo prìncipi della grazia. E' vero, ma mirate il vostre Re! Questo pensiero fa prostrare in terra alla presenza di Nostro Signore i Vescovi, il Papa: nel vederli così scomparire alla sua presenza, si confessa che Dio solo è veramente grande.
Ma senza l'Eucaristia che avviene? Vedetelo nelle altre religioni: che cosa è divenuta l'umiltà? Il protestante non conosce il disprezzo delle umane grandezze; lavora, si sacrifica per elevarsi. Nessuno è più fiero e altezzoso dell'onesto protestante: non ha più l'Eucaristia e per ciò stesso neppure l'umiltà. E non vedete i cattolici che non vivono dell'Eucaristia coronarsi delle loro opere buone? Sono così belli gli elogi meritati e pronunciati da cristiani. E poi col moltiplicare le opere buone si fa presto a passare per un santo.
Da dove viene l'orgoglio spirituale che si eleva sulle grazie ricevute, sui doni di Dio, sulla cerchia di amici virtuosi e santi, sull'influenza che si abbia sulle anime, donde viene se non dalla dimenticanza dell'Eucaristia? Quando fate la Comunione, vi prende forse questo orgoglio? Ah no, perché sentireste Gesù dirvi: Come mai ti fai un trono delle grazie che ti ho date, dell'amore privilegiato che ti porto? Io mi anniento, fa come faccio io.
Meditare Nostro Signore annichilato nell'adorabile Sacramento è il vero cammino dell'umiltà. Si comprende che il suo annichilamento è la prova più grande del suo amore e che tale deve essere pure la prova del nostro; si comprende che bisogna abbassarsi fino a Gesù Cristo che si è messo al pari con gli ultimi esseri della creazione.
Ecco la vera umiltà, che da del suo, facendo risalire a Dio l'onore e la dignità che ne riceve. Credono molti che non possiamo umiliarci se non dei nostri peccati e delle nostre miserie, non già nel bene, nella grandezza soprannaturale. Ma lo possiamo, certamente. Far risalire ogni bene a Dio è l'umiltà di ossequio, l'umiltà più perfetta. Ce la insegna Nostro Signore, e più ci appressiamo a lui, più come lui ci umiliamo. Vedete la Santissima Vergine, esente da peccato, senza difetto od imperfezione, tutta bella, tutta perfetta, tutta splendente per la sua grazia di Immacolata e per la sua incessante cooperazione: ella si umilia più di ogni altra creatura. Consiste l'umiltà nel riconoscere che nulla siamo senza Dio e nel riferire a lui tutto quel che siamo; e quanto più uno è perfetto, più cresce questa umiltà, perché ha più da rendere a Dio; a misura che le grazie ci elevano, noi discendiamo; le nostre grazie sono i gradini della nostra umiltà.
L'Eucaristia dunque c'insegna a riferire a Dio la grandezza e la gloria e non soltanto ad umiliarci delle nostre miserie. Ed è una lezione permanente. Pertanto ogni anima eucaristica deve divenir umile: la vicinanza, la compagnia di Gesù in Sacramento deve renderci tali che più non pensiamo né operiamo se non per impulso di questa divinità annichilata. Chi alimentasse il proprio orgoglio alla presenza dell'Eucaristia sarebbe un demonio! Ma basta guardarla per sentire il bisogno di annichilirsi. E la Chiesa mettendoci in ginocchio innanzi al Santissimo Sacramento ci pone nell'attitudine dell'umiltà e dell'annientamento.
Ecco l'umiltà dello stato sacramentale; vediamo ora quella delle opere.

III. - Gesù opera nel Santissimo Sacramento. Lavora, è mediatore, salva le anime; applica la sua redenzione e ci santifica. La sua azione si estende su tutte le creature. E' il Verbo che ha detto una parola per cui ogni cosa fu creata, e tutto ancora conserva con la sua parola. Egli continua a pronunciare il fiat che mantiene la vita in tutta la creazione. Non soltanto Gesù nel Sacramento è Creatore, ma è riformatore, restauratore e re di tutta la terra. Tutte le nazioni gli sono state date da governare, ed il Padre per lui agisce nel mondo. Egli governa il mondo: la parola d'ordine che regge l'universo parte dal Santissimo Sacramento. Tiene in mano la vita di tutti gli esseri: è giudice dei vivi e dei morti.
Ora i sovrani circondano di un apparato regale quanto dicono e quanto fanno. E' necessario: l'uomo si governa con l'amore o con il timore.
Ma Nostro Signore! Ove è l'apparato di questo re, a cui appartiene ogni potere in cielo ed in terra? ove la gloria, il fasto delle parole e degli atti? Milioni d'Angeli partono ad ogni istante dal Tabernacolo e vi ritornano dopo aver compiuto i suoi ordini: là è il loro centro, là il quartiere generale, perché là è il generale in capo delle milizie celesti. Vedete voi, udite qualche cosa? Tutte le creature gli obbediscono e noi non ci accorgiamo di nulla. Ecco, come sa nascondere la sua azione! come sa comandare nell'annientamento! E gli uomini che comandano agli altri credono di essere qualche cosa; parlano alto e forte, e pensano così di comandare più efficacemente! Ecco una buona lezione per i superiori, i capi di casa: per imitare Nostro Signore nel Santissimo Sacramento tutti debbono essere umili nel comandare.
Notate ancora l'umiltà di Nostro Signore: egli non comanda direttamente agli uomini, perché allora non si vorrebbe più obbedire che a lui; ma si nasconde affinché obbediamo ad altri uomini, nei quali è un riflesso della sua autorità. Ammirabile unione dell'autorità e dell'umiltà!

Di più: Nostro Signore nasconde la santità delle sue opere. La santità ha due parti. La prima consiste nella vita interiore dell'anima con Dio, ed è la parte principale, da cui dipende la perfezione, la vita della santità. Per lo più basta da sola, ed è tutto. Essa consiste nella contemplazione e nella immolazione inferiore dell'anima. L'altra parte è la vita esteriore.
La contemplazione risulta dalle relazioni dell'anima con Dio, con gli angeli, con il mondo spirituale: è la vita di preghiera che costituisce il valore della santità, che è la radice della carità e dell'amore. Ora questa vita bisogna nasconderla, bisogna che Iddio solo ne possegga il segreto, perché altrimenti l'uomo vi metterebbe il suo orgoglio. Iddio l'ha riservata a sé, vuole dirigerla Egli stesso, che a questo non basterebbe neppure un santo. E' la relazione nuziale dell'anima con Dio, che si fa nel segreto dell'oratorio, a porte chiuse: Intra in cubiculum tuum et, clauso ostio, ora Patrem tuum in abscondito: entra nella tua stanza e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in segreto. Ci costa lo starcene così a pregare in segreto. Noi vorremmo sempre andare alle opere, pensare a quel che si farà, a quel che si dirà in questa ed in quell'altra circostanza. Non abbiamo la chiave della preghiera; non sappiamo tenerci in silenzio.
Guardate Nostro Signore. Egli prega, è il grande supplicante della Chiesa! Ottiene con la sua preghiera più che tutte le creature insieme; ma prega nel suo annichilimento. Chi lo vede nella sua orazione? Chi ne ode la supplica incessante? Nella sua vita mortale era veduto pregare dagli Apostoli, i quali pure ne udirono i gemiti nell'Orto degli Olivi. Qui nulla. La sua stessa preghiera è dunque nell'annientamento, ma la potenza che ne acquista è proporzionata all'immolazione che l'accompagna. Premete una spugna e vi darà tutto il liquido che contiene. Ci vuole compressione per avere una grande forza di espansione. Ebbene nostro Signore si comprime, si annichila, affinché il suo amore erompa verso il Padre con una forza infinita.
Qui l'anima contemplativa trova il suo modello: essa non vuole essere conosciuta, vuol essere sola, si raccoglie e si concentra. Quante anime disprezzate dal mondo, eppure onnipotenti, perché la loro preghiera somiglia alla preghiera umile e annichilata di Gesù in Sacramento! Per alimentare e sostenere questa preghiera concentrata e nascosta esse hanno bisogno dell'Eucaristia: se rimanessero in se stesse, perderebbero la testa! Gesù solo con la sua dolcezza tempera la forza di tale preghiera.

La vita interiore consiste inoltre nell'immolazione. Perché l'anima sia libera e tranquilla nella preghiera, bisogna che i sensi, il corpo e tutte le facoltà restino in silenzio. Onde è che l'anima, la quale vuole lavorare interiormente, deve sostenere in se stessa una lotta più torte di qualsiasi altra.
Anche qui è nostro modello la vita annichilita di Nostro Signore. Chi s'immola più di Lui? Si dice ch'Egli non soffre più. Non è necessario soffrire attualmente, ma basta avere la volontà e mettersi nello stato di Sacrificio, perché vi sia una vera immolazione. E' un pregiudizio il credere che il dolore sentito fisicamente o provato attualmente faccia tutto il merito del Sacrificio. Molti dicono: Io non ho merito, perché nulla mi costa. Io faccio ogni cosa facilmente, dunque io non faccio nulla per Iddio. Questo è un errore che tende a far abbandonare la via della santità. Purtroppo alla nostra pietà piace vedere quel che fa, sentir che agisce, sapere che da qualche cosa!
Tuttavia, ditemi, non calcolate più il primo Sacrificio che doveste fare per darvi alla pratica di quella tale virtù? Vi è costato non poco senza dubbio. E contate per nulla il continuare a ripeterne gli atti? Questo prova la perseveranza della vostra volontà. Sappiate che il Sacrificio consiste nella volontà, la quale si mantiene e diviene anzi più forte per l'abito, sebbene per l'abitudine del Sacrificio il dolore sia meno vivo. L'agonia, la morte a se stesso è nel principio, nel primo dono di se: dopo viene la pace, ma il merito dura e si accresce per la rinnovazione e continuazione del Sacrificio. L'amor filiale fa sopportare con semplicità, senza che costi, sacrifici eroici; l'amor di Dio fa che i santi godano in mezzo ai patimenti. Valgono meno tali Sacrifici e patimenti perché sono accompagnati da un godimento che ci rende meno sensibili ad essi?
Or bene Nostro Signore non soffre più nel SS. Sacramento, ma ha preso volontariamente questo stato d'immolazione. Ne ebbe il merito fin da quell'ora in cui, conoscendo i disprezzi, gli insulti che avrebbe sostenuto da parte degli uomini, accettò tutto, istituì il Sacramento e si rivestì dello stato di vittima. Questo merito dura senza dubbio; non è e non sarà mai esaurito: la libera volontà di Gesù, che ha tutto accettato anticipatamente, abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. E per rendere manifesta la sua volontà, sempre attuale, di immolarsi, ha disposto che la Chiesa rappresenti la sua immolazione nella Santa Messa con la separazione delle specie del vino da quelle del pane e con lo spezzamento dell'Ostia in tre parti. Nella Comunione Egli perde, distruggendosi le sacre specie nel corpo del comunicante, il suo essere sacramentale. Voi vedete pertanto la continua sua immolazione.
Noi ignoriamo la parola del mistero che unisce nell'Eucaristia la vita e l'immolazione, la gloria e l'umiliazione: è il segreto di Dio. Qui ancora Nostro Signore insegna all'anima di vita inferiore a non far conoscere le intime sue pene che a Dio solo.
No, gli uomini non sappiano i nostri patimenti, affinché non ci compatiscano, non ci lodino, il che ci perderebbe. Guardiamo al nostro modello nel SS. Sacramento. Oh, quanto pochi, tra quelli stessi che pregano e comunicano, conoscono l'azione del Nostro Signore nella sua immolazione! Non la suppongono neppure.
Quanto agli atti esterni della vita cristiana, Nostro Signore c'insegna pure a nasconderli, a non ricevere le lodi per quanto siano meritate. Per imitarlo dobbiamo lasciar vedere soltanto il lato meno onorifico delle nostre buone opere: sarà tanto più splendente il lato che guarda verso il Cielo. Così dobbiamo fare ogni qualvolta possiamo disporre liberamente della forma esterna dei nostri atti. Quando sono opere da farsi pubblicamente, facciamole bene, per edificar il prossimo; ma se sono buone opere personali, nascondiamole. Saremo nella grazia eucaristica. Chi vede le virtù di Nostro Signore?

Concludo e vi dico: ricordatevi gli abbassamenti di Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento; abbassatevi come Lui, non guardate più a voi, perdetevi: bisogna ch'Egli cresca e che voi diminuiate. L'annichilamento sia il carattere della vostra virtù e di tutta la vostra vita. Diventate come le specie che più non hanno la naturale loro condizione ed esistono solo per miracolo. Non siate più nulla per voi stessi, nulla attendete da voi, nulla fate per voi: annichilatevi!

di San Pietro Giuliano Eymard

“Signore, insegnaci a pregare!”



PREGHIERE  DI  LUISA  CHE  SI  TROVANO  NEI  SUOI  SCRITTI 

...Onde, dopo ciò, ho compreso che voleva che entrassi nel mare immenso della sua  Volontà, per essere rinfrancato dal mare delle colpe delle creature;  ed io, stringendomi più forte  a Lui, ho detto:  “Mio amato Bene, insieme con Te voglio seguire tutti gli atti che fece la tua  Umanità nella Volontà Divina. Dove giungesti Tu voglio giungere anch'io, per fare che in tutti i  tuoi atti trovi anche i miei; sicché, come la tua Intelligenza nella Volontà Suprema percorse tutte  le intelligenze delle creature, per dare al Padre Celeste la gloria, l’onore, la riparazione per  ciascun pensiero di creatura, in modo Divino, e suggellare con la luce e con la grazia della tua Volontà ciascun pensiero di esse, così anch'io voglio percorrere ciascun pensiero, dal primo  all’ultimo che avrà vita nelle menti umane, per ripetere ciò che sta fatto da Te; anzi, voglio unirli  con quelli della celeste Mamma, che mai restò dietro, ma sempre corse insieme con Te e con i  pensieri che hanno fatto i tuoi santi”. 
A quest’ultima parola, Gesù mi ha guardato e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, nella  mia Volontà eterna troverai tutti gli atti miei, come pure quelli della mia Mamma, che coinvolgevano tutti gli atti delle creature, dalla prima all’ultima che dovrà esistere, come dentro un  manto; e questo manto, come formato in due, una parte si elevava al Cielo per ridare al Padre  mio, con una Volontà Divina, tutto ciò che le creature dovevano, amore, gloria, riparazione e  soddisfazione; l’altra rimaneva a difesa ed aiuto delle creature. Nessun altro è entrato nella mia  Volontà Divina per fare tutto ciò che fece la mia Umanità. I miei Santi hanno fatto la mia  Volontà, ma non sono entrati dentro per fare tutto ciò che fa la mia Volontà e prendere come  dentro di un colpo d’occhio tutti gli atti, dal primo all'ultimo uomo, e rendersi attori, spettatori e  divinizzatori. Col fare la mia Volontà non si giunge a fare tutto ciò che il mio eterno Volere  contiene, ma scende nella creatura limitato, quanto la creatura ne può contenere. Solo chi entra  dentro si allarga, si diffonde come luce solare negli eterni voli del mio Volere e, trovando i miei  atti e quelli della mia Mamma, vi mette il suo.  
Guarda nella mia Volontà: ci sono forse altri atti di creatura moltiplicati nei miei, che giungono fino all’ultimo atto che deve compiersi su questa terra? Guarda bene: non ne troverai  nessuno. Ciò significa che nessuno è entrato. Solo era riservato di aprire le porte del mio Eterno  Volere alla piccola figlia mia, per unificare i suoi atti ai miei e a quelli della mia Mamma e  rendere tutti gli atti nostri triplici innanzi alla Maestà Suprema, a bene delle creature. Ora,  avendo aperte le porte, possono entrare altri, purché si dispongano ad un tanto bene”.  (Vol. 15°,  24.01.1923). 

a cura di D. Pablo Martín

Uomini perversi muteranno le leggi, ma nel cuore dei fedeli mai si spegnerà la luce della verità. Babele sarà presente ovunque e molti consacrati saranno contaminati dal fango delle false dottrine.




Cari figli, gli uomini perversi muteranno le leggi, ma nel cuore dei fedeli mai si spegnerà la luce della verità. State attenti. Ascoltate i Miei Appelli e ovunque testimoniate il Vangelo del Mio Gesù. Credete fermamente nel Potere di Dio. Babele sarà presente ovunque e molti consacrati saranno contaminati dal fango delle false dottrine. Io sono la vostra Madre Addolorata e soffro per quello che viene per voi. Pregate molto. Solamente con la forza della preghiera potete sopportare il peso delle prove. Cercate forze nel Sacramento della Confessione e nell'Eucaristia. La vostra vittoria è nel Signore. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.


La distruzione dei Francescani dell’Immacolata - Un anno e mezzo dopo



All’indomani del commissariamento dei frati Francescani dell’Immacolata scrissi un articolo nel quale manifestavo chiaramente i miei sospetti e timori [Commissariati i Frati Francescani dell'Immacolata].

Subito si fecero però avanti alcuni miei amici, tutte persone rispettabili, tutti certamente buoni cattolici i quali si rammaricavano delle mie posizioni a loro dire “troppo forti”, assunte senza aver atteso notizie più ragionate e spiegazioni che certamente sarebbero state esaustive.

Un caro amico ad esempio, padre fra l’altro di un ottimo sacerdote, si affrettò ad inviarmi il comunicato ufficiale di padre Lombardi. Vi si leggeva, più o meno: non c’entra nulla la Messa antica... non è in discussione il Summorum Pontificum... State tranquilli!
Un altro conoscente, proveniente dall’area culturale di Alleanza Cattolica, si preoccupò invece di consigliarmi: sono cose fra preti... non sono questioni che dovrebbero interessare a noi laici... Non immischiarti! Si tratta di una posizione che ho poi ritrovato, “mutatis mutandis”, anche a proposito del Sinodo di ottobre: noi ci confrontiamo con la Dottrina Sociale ed abbiamo come interlocutori gli Stati... Per quanto concerne la teologia... lasciamo lavorare tranquillamente i Vescovi.
Che dire poi di coloro che predicarono indefessamente la necessità di obbedire, sempre ed a ogni costo, contro ogni evidenza ed argomento, rifiutandosi ostinatamente di operare con il doveroso discernimento che la retta coscienza ci impone. 
Non mancarono infine quelli che criticarono aprioristicamente la mia posizione adombrando, come avviene spesso in Italia, sospetti generici e non argomentati: Vedrai cosa salterà fuori... aspetta qualche mese e poi mi dirai... Appena il commissario scoperchierà la pentola salterà fuori di tutto.
Io ascoltai ognuno di loro e attesi pazientemente gli sviluppi.
Oggi tuttavia, a distanza di un anno e mezzo dal commissariamento, qualche breve considerazione vorrei porgerla a tutti questi amici ed a coloro che la pensavano, o continuano a pensarla,  come loro.
Non solo infatti, dal luglio 2013, non è emerso alcuno “scheletro” nell’armadio ma neppure, cosa assolutamente scandalosa, si è potuto conoscere ufficialmente il capo d’imputazione contestato ai frati. E intanto, solo per fare qualche esempio non esaustivo:


1 - E' stato chiuso il seminario dei FI

2 - Si sono chiusi i tre conventi situati nella Diocesi di Albenga dove notoriamente la S. Messa di sempre non è un ospite indesiderato.

3 - I permessi del Commissario per la celebrazione della Messa antica sono stati pochissimi e limitati a situazioni molto particolari.

4 - Si è impedito ai religiosi che desiderano uscire dall'Ordine di esercitare questo loro diritto.

5 - Si sono “caldamente invitati” i Vescovi diocesani a non accogliere, fra il loro clero, religiosi fuoriusciti dai FI.

6 - E' stata vietata, al padre fondatore Stefano Manelli, addirittura la celebrazione della S. Messa tradizionale sulla tomba dei suoi santi genitori. 

7 - Si sono sospesi “a divinis” sei religiosi usciti dall’Ordine.

8 - Si è tentato di “epurare”, probabilmente anche per la sua benevolenza verso frati e suore FI, anche il Vescovo di Albenga mons. Mario Oliveri.

9 - Si sono trasferiti lontano tutti i religiosi fedeli al carisma dei padri fondatori.

10 - Si è disposta una visita apostolica presso le suore Francescane dell’Immacolata benché non risultino né lamentele né  alcun problema disciplinare al loro interno.

Cari amici,
questi sono fatti, semplicemente fatti, fatti incontestabili che dimostrano con evidenza quale sia il vero obiettivo del commissariamento: la distruzione di un Ordine religioso fiorente che intende vivere la propria vocazione secondo una spiritualità tradizionale e pertanto poco gradita a chi comanda oggi in Vaticano. Abbiate la carità e l’onestà intellettuale di riconoscere che vi eravate completamente sbagliati. Abbiate il coraggio di affermare, a chiare lettere, la scandalosa ingiustizia di questa situazione, chiunque ne sia il responsabile, anche se fosse, eventualmente, il capo visibile della Chiesa Cattolica.
Altrimenti, se non leverete la vostra voce: come potrete essere credibili quando, certo giustamente, criticherete magari i politici, le leggi, i difetti degli altri, le idee laiciste, il secolarismo dell’Occidente, l’apostasia dell’Europa, ecc. ecc.?
Con quale faccia vi permetterete di fare i censori dei comportamenti altrui, nascondendo poi la testa sotto la sabbia a proposito delle mancanze in ambito ecclesiale? Perché vi affannate a denunciare la pagliuzza nell’occhio altrui e dimenticate la trave nel nostro? (Lc 6, 41-42).
Credo che anche fra di voi, chiamati genericamente “normalisti”, vi siano ottimi cattolici e persone in buona fede. Sono sempre di più infatti coloro che, anche fra le vostre fila, ultimo Vittorio Messori, incominciano seriamente, anche se in ritardo, a porsi domande inquietanti, a nutrire dei dubbi sulla direzione imboccata da certi uomini di Chiesa, a sentirsi a disagio nell’attuale situazione.
Ogni cristiano credo che abbia il dovere di affermare sempre la Verità e condannare l’ingiustizia manifesta, ovunque essa si evidenzi. I doppiopesismi non dovrebbero avere cittadinanza nella morale cattolica.  

Mi rendo conto che, in questo mio articolo, non ho detto sostanzialmente nulla di nuovo. Tutto si sapeva bene, tutto è già stato abbondantemente commentato da persone ben più autorevoli del sottoscritto. Riepilogare tuttavia la vicenda e ricordare sinteticamente come stanno realmente le cose può comunque servire a far riflettere coloro che ancora non se la sono sentita di scendere apertamente in campo.
Pensateci amici... Pensateci!


di Marco Bongi