domenica 13 settembre 2020

Comunione sulla mano? NO! é sacrilegio!




Sacrileghe  “profanazioni”!
–  “fatti  storici”  –  

Oggi, nessuno può sostenere che non fosse stato possibile prevedere nei particolari i rischi comportati da quell’innovazione liturgica. Lo stesso principale innovatore della Liturgia, A. Bugnini, scriveva: «Non c’è da temere, inoltre, un accentuarsi di profanazioni e di irriverenze da parte di persone male intenzionate o di scarsa fede? Il popolo mal preparato o poco istruito, ricevendo il Pane eucaristico in mano, non finirà per equipararlo al pane ordinario o al pane semplicemente benedetto?»92. Furono queste e altre preoccupazioni che fecero alzare la voce anche agli antichi Padri della Chiesa e che fece determinare i primi Papi ad abolire la Comunione sulle mani! Difatti, fu proprio l’accentuarsi di profanazioni, di irriverenze e di sacrilegi, fin dall’inizio della Chiesa93 che, passati i periodi di persecuzioni, suggerirono alla Gerarchia tutte quelle riforme sull’uso dell’Eucaristia che arrivarono fino all’abolizione definitiva. Lo riconoscono, ormai, anche i più fanatici sostenitori della “nuova prassi” liturgica, che pure non ignoravano anche la “mens” di Paolo VI, nel suo “Memoriale Domini”, dove si legge: «… hac agendi ratione (…) efficacius cavetur (…) ut quodvis paericulum arceatur species eucharisticas profanandi…». Ma tant’è! Le Conferenze episcopali del Nord-Europa, prima, e poi le altre, (la CEI compresa!), con ingenua o perfida volontà hanno obbligato la Santa Sede a ripetere di nuovo le mortificanti esperienze dei primi tempi (intrisi anch’essi di gravi sacrilegi sull’Eucarestia!), per cui la stessa “Rivista liturgica” (62, 1975, p. 272) poteva scrivere: «… gli abusi, infine, cominciano ad essere difficilmente controllabili». Un insuccesso del “nuovo rito”, quindi, che fu documentato anche dallo stesso Giovanni Paolo II in una sua Lettera: “Sul Mistero e il culto della SS. Eucarestia” (del 24 febbraio 1980) in cui dice: «Giungono voci su casi di deplorevoli mancanze di rispetto nei confronti delle Specie eucaristiche; mancanze che gravano non soltanto sulle persone colpevoli di tale comportamento, ma anche sui Pastori della Chiesa che fossero stati meno vigilanti sul contegno dei fedeli verso l’Eucarestia…».


«Avviene pure che, talora, non si è tenuta in conto la libera scelta e volontà di coloro che, anche dove è stata autorizzata la distribuzione della “Comunione sulla mano”, preferiscono attenersi all’uso di riceverla in bocca». E il Papa conclude chiedendo “perdono”, a nome proprio e dell’intero Episcopato, «per tutto ciò che per qualsiasi motivo e per qualsiasi umana debolezza, impazienza, negligenza, in seguito anche all’applicazione talora parziale, unilaterale, erronea delle prescrizioni del Concilio Vaticano II, possa avere suscitato scandalo e disagio circa l’interpretazione della dottrina e la venerazione dovuta a questo grande Sacramento. E prego il Signore Gesù perché nel futuro sia evitato, nel nostro modo di trattare questo sacro Mistero, ciò che può affievolire o disorientare in qualsiasi maniera il senso di riverenza e di amore nei nostri fedeli»94. E nella Lettera “Dominicae Cenae”, ancora Giovanni Paolo II lamenta che, in molti luoghi, dove si dà la “Comunione sulla mano”, succedono “fenomeni dolorosi”, accusando, anche qui, “le responsabilità dei Pastori”! Ora, purtroppo, questi episodi sconcertanti sono andati aumentando smisuratamente, diabolicamente! Ormai, è una vera cateratta di “sacrilegi”! Qui, ne diamo un sufficiente numero di esempi che abbiamo già precedentemente pubblicato sulla nostra Rivista “Chiesa viva” (novembre 1971), dove dicevamo che i “fatti” riportati «si possono controllare presso l’Editore del volantino originale, in lingua tedesca, presso il quale sono state depositate le lettere originali, munite di data, indicazione del luogo e firma dei testimoni a conoscenza dei fatti» (e cioè: Zurigo, CH 9029, C.P. 187). Ed ecco i “fatti”:


– In una trattoria, un giovane tagliuzzò un’ostia con un paio di forbici; voleva constatare se uscisse del sangue; poi, la gettò nel gabinetto. Testimonio: l’oste della trattoria: un protestante. (Nov. 1969, Tovenburg - San Gallo)

– Il parroco H. di S. B. ha confermato che un bambino aveva portato a casa un’Ostia e l’aveva data da mangiare… al cane! D. E. a H. 

– In Olanda, alcuni scolari avevano un’abbondante raccolta di “Ostie consacrate”, ricevute abusivamente per mezzo della “Comunione sulla mano”. Quelle Ostie (circa 200!) furono inchiodate come farfalle a una parete! Testimonio: il Decano della Chiesa. F. E. a G. 

– In un ospedale della Germania del sud furono trovate, in un bagno, tre Ostie quasi decomposte, furto di un ragazzo addetto alla cucina, che le aveva prese “con la mano”. Furono trovate il 22 dicembre 1969. Testimonio: il Primario dell’Ospedale. F. E. a G. 

– In una lavanderia pubblica fu trovata un’Ostia consacrata nei pantaloni di un bambino. Il ragazzo confessò di averla abusivamente ricevuta “in mano” (10 gennaio 1970). Testimonio: il proprietario della lavanderia. F. E. a G.



– «Come sacerdote, fui costretto a distribuire la Santa “Comunione in mano” e vi osservai che dalle Ostie, fatte di pane comune, caddero in terra dei “frammenti” della grandezza di un’unghia di un mignolo, e furono, naturalmente, portati sulla strada dalle scarpe sporche dei comunicandi… Durante la distribuzione della S. Comunione a dei ragazzi, uno scolaro gettò di mano ad un altro il Corpo del Signore ed il sacerdote che distribuiva la Comunione vi pestò sopra, finché non mi riuscì di sottrarre l’Ostia santa da sotto le scarpe di questo signore. Durante un’altra supplenza, cadde in terra un “frammento” considerevole dell’Ostia Consacrata e fu cercata invano tra le piastrelle del pavimento. Certamente, Essa venne portata via dall’acqua, durante pulizia del pavimento. Si potrebbero citare ancora altri fatti del genere. Consulente spirituale parroco». B. K. a S.

 – «Stavo al lato destro dell’altare di San Giuseppe. Davanti a me c’era un signore, il cui contegno rilassato dava nell’occhio. Perciò, lo osservai bene. Quando il sacerdote aveva messo l’ostia nella sua mano, se ne andò. Io mi voltai e vidi che alzò l’ostia in alto, guardandola da ogni parte; poi, ne sbocconcellò un pezzetto e, improvvisamente, mise la mano in tasca, levò qualcosa - penso fosse stato un borsellino - e vi mise la santa Ostia. Anche mio figlio H. K., studente in medicina a Tübingen, osservò questo fatto». L. K. a E.

– Una signora che andava a due sante Messe al giorno, in chiese diverse, osservò un uomo che assisteva, pure in ambedue le chiese, alla S. Messa, comunicandosi con la mano, quindi, due volte al giorno! La signora ne informò il Vicario Generale, che conosceva bene. L’uomo sospetto venne osservato per più giorni dalla polizia. Si scoprì il suo indirizzo. Un giorno venne fermato all’uscita di casa. Gli fu tolto il pacchetto che portava. Conteneva una scatoletta con 17 Ostie! Quando gliene fu chiesta la ragione, nominò il committente che gli garantiva 50 (cinquanta) franchi per ogni Ostia! Testimonio: il Padre domenicano L. P. a N. R. M. a G.


***
del sac. dott. Luigi Villa

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Lettera di don Italo Duci a mons. Magoni  sugli inconvenienti succeduti a Ghiaie 

Don Italo, il 14 gennaio 1948, così scrive: 

"Rev.mo canonico, un po' in ritardo rispondo alla Sua del 3  dicembre scorso. Volendo dare un giudizio sereno sugli inconvenienti  avvenuti alle Ghiaie, a causa dei fatti del 1944, bisognerebbe  affermare che furono di gran lunga inferiori al prevedibile. Ciò non  toglie che per il numero stragrande di gente che arrivava d'ogni  dove, con ogni mezzo e in tute le ore, qualche inconveniente sia  avvenuto, come di fatto avvenne. Tra questi si possono numerare scandali e immoralità. 

Scendendo al particolare per amor del vero posso affermare quanto segue: 
1. Nel mio diario di quei giorni, in data 29 luglio, leggo: la  pace attesa non è ancora giunta. I buoni dicono: la Madonna non è  contenta di noi, sono troppi i peccati e gli scandali anche vicino al  luogo delle apparizioni... Da quindici giorni non si registrano più  guarigioni sul luogo. È il primo intervallo così lungo dal 13 giugno  in qua. C'è qualche cosa che alla Madonna dispiace? A quanto pare  alcuni prendono la scusa della veglia alla Madonna per prendersi la libertà di fare i loro comodi. Lo si desume da certi contegni, da certi  schiamazzi notturni e da certi canti profani. 

2. Il sig. parroco, nei mesi dell'estate del 1944 si è lamentato per cattivo diportamento nel vicino Brembo. 

3. Varie persone sin dai primi mesi si lamentavano per il cattivo diportamento, per immodestie nella moda femminile. 

4. I sacerdoti dei paesi vicini, che assunsero un atteggiamento negativo ed ostile ai fatti, portavano a sostegno della loro  tesi il fatto di gravi immoralità successe nei pressi del luogo  delle apparizioni. 

5. Passata la ressa nel giungere dei pellegrini, si è notato, specie alla festa, passare numerosissime coppie, alcune anche in  atteggiamenti provocanti. Il loro comportamento nei pressi del  luogo non sarà stato edificante. Questo fatto mi ha talmente  impressionato che l'ho portato al parroco come argomento di  urgenza nella costruzione dell'oratorio per salvare i nostri  ragazzi dalla strada. 

6. La signora Colleoni, proprietaria del luogo dei fatti, dichiarò che assieme al molto bene è avvenuto anche molto  male nelle vicinanze... Riferì anche questo fatto particolare.  Una signora, mentre ancora si costruiva la cappella, passata la  notte in preghiera sul luogo, disse: "È impossibile che venga la  pace; stanotte mi è toccato di vedere una coppia far del male proprio sul luogo delle apparizioni. Ad un mio rimprovero  risposero di pensare ai fatti miei". 

7. Il dott. Loglio di Bonate Sopra mi ha pure riferito di persone che nelle vicinanze si sarebbero diportate male. 

8. Nei boschi vicini sembra abbiamo avuto luogo anche dei balli promiscui. 

9. In questi ultimi tempi le sponde del Brembo sono diventate sempre più sfacciate. 

10. Sembra d'aver udito anche di raduni notturni promiscui. Per il momento di profanazioni intenzionali non potrei dir  nulla. Se in seguito qualche cosa risultasse non mancherò di prenderne nota. Questo è quanto posso dire a onor del vero.  Nulla ho da aggiungere". 
Questa testimonianza non porta certo acqua al mulino  degli avversari delle apparizioni, caso mai mostra ancora di più la loro responsabilità per avere con la loro opera denigratoria favorito la mancanza di rispetto delle apparizioni e di avere  creata una situazione di precarietà tale per cui il luogo fu quasi  abbandonato a se stesso. 

Si deve sottolineare che ciò che allora recava scandalo,  oggi farebbe ridere, tanto sono cambiati in peggio i costumi.  Infine, i peccati quali possano essere stati, non si devono addebitare in nessun modo alle apparizioni, né per il messaggio,  né per il comportamento della veggente e di tutti quelli, sacerdoti in primo luogo, che _edettero nella verità delle apparizioni  stesse. La parabola della zizzania seminata dal nemico di notte,  mentre tutti dormivano, nel campo di grano buono, dovrebbe  insegnarci qualcosa, anche nel caso delle apparizioni di Ghiaie.  Non per colpa delle apparizioni avvennero gli scandali, se poi ci  furono e in quella quantità e gravità descritta dai contrari, ma  per la libertà di rifiutare il dono di Dio, da parte dell’uomo. Né  più, né meno di quanto accade, tanto per fare un esempio,  quando si usano sacrilegamente i Sacramenti istituiti da Gesù  Cristo. Si può dire che ciò avviene per sua colpa, in quanto lui li  ha istituiti? 

Severino Bortolan 

FATE DELLA SANTITÀ LA VOSTRA META



21 novembre 1994 Gesù

Ti benedico. Vengo a dire ai Miei fedeli che il Mio nemico attacca i cuori di coloro che sono da  voi più amati: i vostri familiari, in modo particolare i vostri figli. Dovete essere vigilanti,  costantemente, per non cadere nella sua trappola ed essere sua preda, poiché in questo modo vi  allontanerebbe da Me.
Abbiate assoluta fiducia in Me e consacratevi totalmente a Me. Consacrate i vostri figli e tutti le  vostre famiglie al completo. Affidatele alle cure materne di Mia Madre. Soprattutto, abbiate fede; la  fede che nasce da un cuore orante.
Vi annuncio: Io ritorno. Si, Miei amati figlioli, non passerà molto tempo prima che Io venga a  reclamare il Mio regno, mentre la Mia Immacolata Madre calpesta la testa del serpente.
Svegliatevi, fate della santità la vostra meta. Io sono sempre con voi. Vedete, vi ho dati a Mia  Madre. Allora, prendete la vostra croce e camminate con Me, poiché il tempo che sta per venire,  verrà più presto di quanto una mente qualsiasi può immaginare.

Più tardi:
Desidero che voi tutti conosciate e viviate, in questi giorni, un deserto spirituale. Molti già sono  entrati in un cammino di sofferenza. Molti cominceranno a entrarci prossimamente. Figli Miei, con  questa sofferenza, Io vi permetto di sperimentare a un grado minimo, l'amara coppa della Mia sacra  Passione.
Desidero che tutti conoscano il peso della Mia Croce, perché con il Mio amore Misericordioso,  concepito dallo Spirito Santo, diventiate puri, come l'oro purificato nella fornace del Mio amore. Quanto è grande il Mio amore! Per questa ragione, non temete quando vi sentirete in totale  abbandono. Sto con voi in un modo più intimo, benché stia in silenzio e voi non Mi possiate vedere.
L'ora della grande giustizia è trattenuta e non ci sarà fino a quando la Mia Misericordia non sarà completamente riversata sul mondo

Catalina Rivas

Preghiera e Opere



Nella nostra vita ci sono due contenitori da
riempire se vogliamo vivere con il Signore Gesù:

I - Contenitore della Preghiera a capienza illimitata:

... più si prega con cuore sincero più ci avviciniamo al Padre.
La Preghiera è il seme della vita.
La semina fatta col cuore nel terreno fertile fa
nascere il Germoglio nostro Signore Gesù.

II - Contenitore di Opere fatte con il Cuore.

Partecipando alla Santa Messa con Fede tutti i
giorni (chi può), si riempie di significato tutta la
nostra giornata. Senza la Santa Messa e l'Eucarestia
tutta la nostra vita è nulla e vuota.

L'ultimo Papa canonizzato



CARITÀ SENZA MISURA 

Tramandata di padre in figlio, la memoria del nostro Beato è ancora viva per  il senso divino della sua carità che si apriva a tutte le miserie ed alle più  urgenti necessità della vita: la nota caratteristica di Don Sarto, Cappellano e  Parroco, Canonico e Vescovo, Patriarca e Papa. 
Tutti ricorrevano a lui: ora un poverello, a cui mancava il pane; ora un  mediatore che da tempo non guadagnava un soldo; ora un contadino che non  sapeva come tirare innanzi la famiglia, perché la gragnuola o la siccità gli  avevano distrutto tutto il raccolto; ora una povera vedova che non aveva di  che vestire le sue creature ed ora un ammalato che si dibatteva nella miseria,  senza medicine e senza sostentamento. 
Don Giuseppe non sapeva dire mai di no, perché sul labbro gli fioriva sempre  una parola: “Il Signore provvederà!” (95) 
Dava tutto quello che aveva e più di quello che aveva: non conosceva limiti,  né misura. Si privava di tutto, non si preoccupava di sé, non si curava delle  proprie ristrettezze che non erano poche, si toglieva persino il pane dalla bocca e non di rado si riduceva a domandare a sua volta, in carità, un po' di  farina ed un po' di formaggio per mangiare lui e le sorelle (96). 
Esagerazione? ... Esagerazione sapiente dei Santi, con i quali il Cappellano di  Tombolo si accomunava quando, levandosi con lo spirito dalle labili cose  della terra alle cose eterne di Dio, a chi confidenzialmente gli diceva che  avrebbe fatto bene a pensare un poco a sé, ripeteva: “Che cosa si ha da fare  delle cose di questo mondo che dobbiamo poi lasciare? Facciamone ora  carità ai poveri” (97). 

Tutti i piccoli guadagni che egli ritraeva dalle sue predicazioni erano destinati  alla mamma che viveva nella povera casetta di Riese con le figliole, ma  doveva mandarli subito, perché altrimenti andavano a finire diritti nelle mani  dei poveri (98). 
Un giorno — così assicurava la nipote del Parroco già da noi ricordata — per  un panegirico in un paese vicino, aveva ricevuto un marengo d'oro (20 lire)  — una ricchezza allora — ma quando ritornò a casa “nol gaveva pìù uno  scheo”: non aveva più un centesimo! 
Il fiammante marengo era andato a sollevare la miseria di un povero (99). 
Il Cappellano di Tombolo aveva il cuore fatto così: “tutto carità”! (100) 

Un altro giorno era andato a Cittadella a tenere il discorso funebre di una  piissima ed insigne benefattrice di Tombolo. 
Ma, ritornato a casa, tutto allegro e contento, disse a Don Costantini: 
— M'hanno dato una genova! (80 lire). 
— Ti comprerai qualche cosa, adesso — soggiunse il Parroco. 
— L'ho data via quasi tutta — replicò il giovane Cappellano che viveva  abbandonato alla Provvidenza Divina (101). 
Don Costantini lo guardò fisso: avrebbe voluto rimproverarlo, ma tacque,  ammirando.

“Don Sarto aveva un mantello così logoro” — testimoniava una buona  popolana di Tombolo — che i Cappellani dei dintorni, scherzando, dicevano  che era stato in guerra. 
 “Una volta essendo stato invitato a predicare a Castelfranco, Don Costantini  gli suggerì di cogliere quell'occasione per comprarsene uno nuovo. 
Don Giuseppe, lì per lì, parve ascoltare il consiglio del suo Parroco. Ma quando dopo la predica si imbatté in uno zio che gli chiedeva un aiuto per  pagare l'affitto di casa, il suo animo non resse alla commiserazione, e, senza  dire parola, gli diede tutta la “fiorella” (36 lire venete) che aveva appena  ricevuto, ritornando a Tombolo con il suo misero mantello” (102). 
Nulla era sicuro nelle mani di Don Giuseppe. 
La sorella Rosa che viveva con il suo lavoro di sarta era riuscita a  raggranellare una ventina di lire, con le quali aveva pensato di acquistare  della tela per un paio di lenzuola, di cui in casa c'era bisogno ed aveva  incaricato della compera il nostro Beato. 
Don Giuseppe prese il danaro, e, con passo lesto, si avviò verso Cittadella.  Dopo alcune ore era di ritorno, ma non aveva né tela, né danari! 
Con quella ventina di lire della sorella aveva ratto la carità ad alcuni poveretti  che gli avevano chiesto l’elemosina. 
Per le lenzuola si poteva aspettare, ma non sarebbe stata colpa fare aspettare  un tozzo di pane a chi aveva fame? Con questa considerazione e con il solito:  “Iddio provvederà”! acquietò la sorella che, sebbene di cuore largo anche lei,  avrebbe voluto lamentarsi (103). 

Don Costantini e il suo Cappellano erano due anime in un nocciolo — come  suole dirsi — pienamente d'accordo. Solo in un punto non andavano  d'accordo: sul modo di fare la carità. 
Il buon Parroco, di quando in quando, rimproverava dolcemente il suo Don  Bepi e gli raccomandava di pensare un po' più alla mamma. Ma egli nella sua  mirabile fede aveva sempre pronta questa invariabile risposta: “Questi  poveretti hanno più bisogno di lei. Il Signore penserà anche a lei, perché il  Signore non abbandona nessuno” (104). 

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c. 

I Dieci Comandamenti



Alla luce delle Rivelazioni a Maria Valtorta


Il sesto Comandamento: “Non commettere atti impuri”. 


6.2 Le catechesi all’Acqua Speciosa: “Non fornicare”. 

***
Molti vanno via verso il paese. Altri entrano nello stanzone.  
Gesù va verso i malati e li risana.  
Un gruppo di uomini parlotta in un angolo; divisi fra diverse tendenze, gesticolano e si accalorano. Alcuni sono accusatori di Gesù, altri difensori, altri ancora esortano questi e quelli a più maturo giudizio. Infine i più accaniti, forse perché pochi rispetto agli altri due gruppi, prendono una via di mezzo. Vanno da Pietro, che insieme a Simone trasporta le barelle ormai inutili di tre miracolati, e lo assalgono prepotenti dentro allo stanzone mutato in foresteria dei pellegrini.  
Dicono: «Uomo di Galilea, ascolta».  
Pietro si volta e li guarda come bestie rare. Non parla, ma il suo viso è un poema. Simone getta solo un'occhiata ai cinque energumeni e poi esce, lasciando tutti in asso. Uno dei cinque riprende: «Io sono Samuele, lo scriba; costui è l'altro scriba Sadoch; e questo è il giudeo Eleazaro, molto noto e potente; e questo l'illustre anziano Callascebona; e questo, infine, Nahum. Capisci? Nahum!», e il tono è addirittura enfatico.  
Pietro fa un lieve inchino ad ogni nome, ma all'ultimo resta a mezza via, e dice, con la massima indifferenza: «Non so. Mai sentito. E... non capisco niente».  
«Rozzo pescatore! Sappi che è il fiduciario di Anna!».  
«Non conosco Anna; ossia conosco molte donne di nome Anna. Ce ne è una fungaia anche a Cafarnao. Ma non so di che Anna costui è fiduciario».  
«Costui? A me si dice: "costui"?».  
«Ma cosa vuoi che ti dica? Asino o uccello? Quando andavo a scuola mi ha insegnato il maestro a dire "costui" parlando di un uomo e, se non ho le traveggole, tu sei un uomo». 
L'uomo si dimena come fosse torturato da quelle parole. L'altro, il primo che ha parlato, spiega: «Ma Anna è il suocero di Caifa…»  
«Aaaah!... Capito!!! Ebbene?».  
«Ebbene, sappi che noi siamo sdegnati!».  
«Di che? Del tempo? Anche io. È la terza volta che mi cambio veste e ora non ho più nulla di asciutto».  
«Ma non fare lo stolto!».  
«Stolto? È verità. Se non siete sdegnati del tempo, di che allora? Dei romani?».  
«Del tuo Maestro! Del falso profeta».  
«Ehi! caro Samuele! Bada che mi sveglio, e sono come il lago. Dalla bonaccia alla tempesta non ci tengo che un attimo. Guarda come parli...».  
Sono entrati anche i figli di Zebedeo e di Alfeo, e con loro l'Iscariota e Simone, e si stringono a Pietro che alza sempre più la voce.  
«Tu non toccherai con le tue mani plebee i grandi di Sionne!».  
«Oh! che bei signorini! E voi non toccatemi il Maestro, perché altrimenti volate nel pozzo, subito, a purificarvi per davvero, di dentro e di fuori».  
«Faccio osservare ai dotti del Tempio che la casa è dominio privato», dice pacato Simone. 
E l'Iscariota rincara: «e che il Maestro, io ne sono mallevadore, ha sempre avuto per la casa altrui, prima fra tutte la Casa del Signore, il massimo rispetto. Sia usato uguale verso la sua».  
«Tu taci, verme subdolo».  
«Subdolo in quanto! Mi avete fatto schifo e sono venuto dove schifo non è. E voglia Dio che essere stato con voi non mi abbia corrotto fino nel fondo!».  
«Breve: che volete?», chiede asciutto Giacomo di Alfeo.  
«E tu chi sei?». 
« Sono Giacomo di Alfeo, e Alfeo di Giacobbe, e Giacobbe di Matan, e Matan di Eleazai 97 ; e se vuoi ti dico tutta l'ascendenza sino a re Davide da cui vengo. E cugino sono del Messia. Per cui ti prego di parlare con me, di stirpe reale e di razza giudea, se alla tua alterigia è schifo parlare con un onesto israelita che conosce Dio meglio di Gamaliele e Caifa. Andiamo. Parla».  
«Il tuo Maestro e parente si fa seguire dalle prostitute. Quella velata è una di esse. L'ho vista mentre vendeva dell'oro. E l'ho riconosciuta. È l'amante fuggita a Sciammai. Questo lo disonora».  
«Chi? A Sciammai il rabbino? Allora deve essere una vecchia carcassa. Fuori pericolo perciò...», motteggia l'Iscariota.  
«Taci, folle! A Sciammai di Elchi, il prediletto di Erode».  
«Toh! Toh! Segno che non lo predilige più, lei, il prediletto. È lei che deve andare in letto con lui. Non te. Perché te la prendi, allora?». Giuda di Keriot è ironico al sommo.  
«Uomo, non pensi di disonorarti facendo la spia?», chiede Giuda di Alfeo.  
«E non pensi che si disonora colui che si abbassa a peccare, non colui che cerca alzare il peccatore? Che disonore ne viene al mio Maestro e fratello se Egli, parlando, spinge la voce sino alle orecchie profanate dalla bava dei lussuriosi di Sionne?».  
«La voce? Ah! Ah! Ha  trent'anni il tuo Maestro e cugino, e non è che più ipocrita degli altri! E tu, e voi tutti, dormite sodo la notte...».  
«Impudente rettile! Fuori di qui o ti strozzo», urla Pietro e a lui fanno eco Giacomo e Giovanni, mentre Simone si limita a dire: «Vergogna! La tua ipocrisia è tanto grande che rigurgita e trabocca, e sbavi come un lumacone sul fiore puro. Esci e divieni uomo, perché per ora non sei che una bava. Ti riconosco, Samuele. Sei sempre lo stesso cuore. Dio ti perdoni. Ma va' via dal mio cospetto».  
Ma mentre il Keriot con Giacomo di Alfeo tengono il bollente Pietro, Giuda Taddeo, che nell'atto assomiglia più che mai al Cugino, di cui ora ha lo stesso balenare azzurro nello sguardo e l'imponenza nell'espressione, tuona: «Disonora se stesso chi l'innocente disonora. L'occhio e la lingua li ha fatti Dio per compiere opere sante. Il malèdico li profana e avvilisce, facendo loro compiere opere malvagie. Io non sporcherò me stesso con atto villano contro la tua canizie. Ma ti ricordo che i malvagi odiano l'uomo integro e che lo stolto sfoga il suo malanimo senza neppur più riflettere che si tradisce. Chi vive nelle tenebre scambia per rettile il ramo fiorito. Ma chi vive nella luce vede le cose come esse sono e le difende, se denigrate, per amore alla giustizia. Noi viviamo nella luce. Siamo la generazione casta e bella dei figli della luce, e il Duce nostro è il Santo che non conosce donna né peccato. Noi Lui seguiamo e lo difendiamo dai suoi nemici, per i quali, come Lui ci ha insegnato, abbiamo non odio ma preghiera. Impara, o vecchio, da un giovane, divenuto maturo perché la Sapienza gli è maestra, a non essere lesto nel parlare e buono a nulla nell'operare il bene. Vai. E riporta a chi ti ha mandato che non nella profanata casa che è sul monte Moria, ma in questa povera dimora riposa Dio sulla sua gloria. Addio».  
I cinque non osano ribattere e se ne vanno.  
I discepoli si consultano. Dirlo o non dirlo a Gesù, che è ancora coi malati guariti? Dirlo. È meglio così.  
Lo raggiungono, lo chiamano e lo dicono. Gesù sorride calmo e risponde: «Vi ringrazio della difesa... ma che ci volete fare? Ognuno dà ciò che ha». 
«Però un poco ragione l'hanno. Gli occhi sono nella testa per vedere e molti vedono. Lei è sempre lì fuori, come un cane. Ti nuoce», dicono in diversi.  
«Lasciatela stare. Non sarà lei la pietra che mi colpirà sul capo. E se lei si salva... oh! Vale bene la pena di una critica per questa gioia!».  
Tutto ha fine su questa dolce risposta.  
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a cura del Team Neval 

Riflessioni di Giovanna Busolini 

Questo dice il Signore Dio Onnipotente e Creatore del Cielo e della terra: La gente di questa terra sta dicendo: … non abbiamo tempo per stare ad ascoltare delle sciocchezze e le pagliacciate di quelli che si definiscono veggenti e profeti.



Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo a tutti i popoli della terra – ricevuto da Discipulo –  2017.

“Dio con noi.”

Il Signore Dio ha misericordia del Suo Popolo e della Sua discendenza, il Popolo Santo, il Sacerdozio regale! 


Contempla Mio Piccolo Gregge il tuo Dio ed adoralo, seme di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, prostrati e benedici il Signore tuo Dio, che ha avuto compassione di te ed ora ti sta porgendo l’orecchio!
Parlagli, Lui ti ascolta!

Io Sono il Signore tuo Dio, ti sostengo nelle lotte e nelle prove, Io, il Signore tuo Dio, Colui che ti manifesta il Suo amore in pienezza!


Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo ricevuto nella città di Dallas, Texas – Stati Uniti d’America – il 14 dicembre 2017

Popolo amato: Ascolta… come mai prima, ho compassione e ti illumino con i raggi folgoranti del Mio Sacro Cuore.

Scappa come il cervo, davanti alla presenza del cacciatore…

Fuggi veloce, come fugge la gazzella nella landa quando avverte la prossimità del pericolo. 
Io Sono Colui che Sono, l’Agnello senza macchia, che ora in questo tempo, reclamo la Gloria di Mio Padre. 
Mio Padre è un Dio geloso, lento all’ira e grande nella Misericordia per tutti quelli che si pentono e che vengono a Noi con cuore sincero. 
Presto un Fuoco che consuma, un fuoco che non si potrà estinguere, verrà sulla terra. 
​Poveri figli Miei che non lo capite, perché siete accecati, l’amore per le cose materiali, l’attaccamento alle cose mondane e la vita disordinata, vi hanno portato poco a poco all’errore e alla menzogna. 

Amate nazioni dell’America, invece di riempirvi di mosto e di vane preoccupazioni, 
perché non vi sedete a considerare le Mie Parole? C’è ancora tempo!
Avete già sprecato molte ore, molti giorni, molte opportunità, più di 50,000 messaggi ed avvertimenti non sono stati sufficienti?

Bene allora, l’ascia è già posta alla radice ed ogni albero che non dà frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco. Non capite?
 

La mente perversa dell’anticristo sta già dominando tutto, ma il Mio Potere è più grande del suo.

Le Mie Piaghe, la Mia Croce ed il Mio Sangue sono il segreto della Mia Vittoria Finale. 

La Mia Madre Benedetta, sta ora proteggendo questo paese.
Vi benedico con amore e tenerezza. 
Shalom

Io Sono Gesù, il Giusto Giudice. 
Ixtus.
 

​MESSAGGIO:
Questo dice il Signore Dio Onnipotente e Creatore del Cielo e della terra: 

La gente di questa terra sta dicendo: … non abbiamo tempo per stare ad ascoltare delle sciocchezze e le pagliacciate di quelli che si definiscono veggenti e profeti. 


Avvertimenti ed avvisi del Cielo, ricevuti da Discipulo. 



Amata umanità,

Non temete i giudizi divini di Dio?

Davvero vi dico che il Tuono Finale della Divina Giustizia risuonerà in tutta la terra. 

Questa generazione che presto giungerà alla fine, sarà testimone di un grande prodigio, che causerà ammirazione.
 

​Molti si tapperanno gli orecchi per non sentire, sarà il potente tuono del Mio Braccio Giustiziere, ma Io, Gesù, farò in modo che questo tuono giunga ai cuori come un richiamo d’amore.
Così dice la Divina Sapienza:​
Oh sì! … molto tempestivamente vi ho inviato dei profeti, ma voi li avete temerariamente respinti, avete scavato fosse per loro e li avete scacciati dalle chiese, dove la Mia Dottrina è stata pervertita e distorta. 

​Perfino i ministri dell’altare, berranno con amarezza e con dolore l’amaro calice della Mia Passione, perché essendo incaricati di custodire e di pascere, molti di loro vivono comodamente, senza sacrifici né preghiere, alcuni rendono onore al mondo pagano ed ai suoi Baal (dei effimeri e falsi).

Perché nascondete la Verità, amati ministri dell’altare?

Perché acconsentite al peccato e al peccatore, dicendo a tutti che Dio non castiga mai, che È solo amore e che approva e benedice tutto?

Oh ministri dell’altare, la Casa di Abramo e di tutto Israele ve lo sta chiedendo!

Sì, Mio amato Resto Fedele, Casa di Abramo e non di Baalam, Casa di Isacco e di Giacobbe e non di Coré.  
Nazione Mia, solo Mia, vi riunirò tutti come una famiglia, Io sarò il Pastore, per mezzo del Mio amato Petrus Romanus. 

Popolo Mio, allerta!

Presto accadrà qualcosa di grandioso e di terribile, presto parlerò ancora. 

Io Sono Gesù il Buon Pastore 
Shalom.
 Ixtus