giovedì 18 marzo 2021

Quanti amano un Dio nostalgico, un Dio rivolto sempre verso il passato si sbagliano. Il nostro Dio guarda sempre avanti, verso un futuro sempre nuovo.

 


LIBRO DEL PROFETA GEREMIA


Cenni di un nascondiglio segreto si trova nel Secondo Libro dei Maccabei. Ma solo come cenni. Nulla di più. L’arca andò perduta per sempre.

Ai fratelli Giudei dimoranti in Egitto, salute! I fratelli Giudei che sono a Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano una pace sincera. Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe, suoi servi fedeli. Doni a tutti voi un cuore per adorarlo e per compiere i suoi voleri con spirito generoso e animo pronto. Vi apra il cuore alla sua legge e ai suoi precetti e vi conceda pace. Esaudisca le vostre preghiere, si riconcili con voi e vi sia propizio e non vi abbandoni nell’ora dell’avversità. Così ora noi qui preghiamo per voi.

Sotto il regno di Demetrio, nell’anno centosessantanove, noi Giudei vi abbiamo scritto: «Nelle calamità e nell’angustia che si è abbattuta su di noi in questi anni, da quando Giasone e i suoi partigiani hanno tradito la terra santa e il regno, incendiando il portale e versando sangue innocente, noi abbiamo pregato il Signore e siamo stati esauditi; abbiamo offerto un sacrificio e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e presentato i pani». Vi scriviamo per esortarvi a celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Chisleu. L’anno centoottantotto.

I Giudei che sono a Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l’unzione, e ai Giudei dell’Egitto salute e prosperità.

Da grandi pericoli salvati da Dio, lo ringraziamo molto, in quanto abbiamo potuto schierarci contro il re. In realtà è lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città. Infatti il loro capo, recatosi in Persia con il suo esercito creduto invincibile, fu fatto a pezzi nel tempio della dea Nanea, grazie a un tranello tesogli dai sacerdoti di Nanea. Con il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze a titolo di dote. Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antioco e aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi, fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori. In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte i sacrileghi.

Apprestandoci a celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Chisleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perché anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando Neemia offrì sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell’altare. Infatti, quando i nostri padri furono deportati in Persia, i pii sacerdoti di allora, preso il fuoco dall’altare, lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti. Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, Neemia, inviato dal re di Persia, mandò i discendenti di quei sacerdoti, che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca; quando però ci riferirono che non avevano trovato il fuoco, ma un’acqua spessa, comandò loro di attingerne e portarne. Poi, quando furono pronte le offerte per i sacrifici, Neemia comandò ai sacerdoti di aspergere con quell’acqua la legna e quanto vi era sopra. Appena questo avvenne e fu trascorso un po’ di tempo, il sole, che prima era coperto da nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti.

Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti facevano la preghiera e con loro tutti gli altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a Neemia. La preghiera era formulata in questo modo: «Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono, tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione, accetta il sacrificio offerto per tutto Israele, tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala. Riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano alle nazioni, guarda benigno i disprezzati e gli oltraggiati; sappiano così le nazioni che tu sei il nostro Dio. Punisci quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia. Trapianta il tuo popolo nel tuo luogo santo, come ha detto Mosè».

I sacerdoti a loro volta cantavano inni. Poi, quando le vittime furono consumate, Neemia ordinò che il resto dell’acqua venisse versato sulle pietre più grosse. Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull’altare. Quando il fatto fu divulgato e al re dei Persiani fu annunciato che, nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco, era comparsa acqua, con la quale poi i compagni di Neemia avevano purificato le cose necessarie al sacrificio, il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver accertato il fatto. Il re ricevette molti doni da quelli che aveva favorito e ne diede loro a sua volta. I compagni di Neemia chiamarono questo liquido neftar, che significa purificazione; ma i più lo chiamano nafta (2Mac 1,1-36).

Si trova scritto nei documenti che il profeta Geremia ordinò ai deportati di prendere del fuoco, come si è detto, e che il medesimo profeta, dando agli stessi deportati la legge, raccomandò loro di non dimenticarsi dei precetti del Signore e di non lasciarsi traviare nei loro pensieri, vedendo i simulacri d’oro e d’argento e il fasto di cui erano circondati, e che con altre simili espressioni li esortava a non ripudiare la legge nel loro cuore. Si diceva anche nello scritto che il profeta, avuto un oracolo, ordinò che lo seguissero con la tenda e l’arca. Quando giunse presso il monte, dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio, Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e vi introdusse la tenda, l’arca e l’altare dell’incenso e sbarrò l’ingresso. Alcuni di quelli che lo seguivano tornarono poi per segnare la strada, ma non riuscirono a trovarla. Geremia, quando venne a saperlo, li rimproverò dicendo: «Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, come già avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato». Si narrava anche come questi, dotato di sapienza, offrì il sacrificio per la dedicazione e il compimento del tempio. E come Mosè aveva pregato il Signore ed era sceso il fuoco dal cielo a consumare le vittime immolate, così anche Salomone pregò e il fuoco sceso dal cielo consumò gli olocausti. Mosè aveva detto: «Poiché non è stata mangiata la vittima offerta per il peccato, essa è stata consumata». Allo stesso modo anche Salomone celebrò gli otto giorni.

Si descrivevano le stesse cose nei documenti e nelle memorie di Neemia e come egli, fondata una biblioteca, avesse curato la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e le lettere dei re relative alle offerte. Anche Giuda ha raccolto tutti i libri andati dispersi per la guerra che abbiamo avuto e ora si trovano presso di noi. Se ne avete bisogno, mandate qualcuno che ve li porti.

Vi abbiamo scritto mentre stiamo per celebrare la purificazione; farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi giorni. Poiché Dio ha salvato tutto il suo popolo e ha concesso a tutti l’eredità e il regno e il sacerdozio e la santificazione, come ha promesso mediante la legge, noi poniamo in Dio la speranza che egli ci usi presto misericordia e ci raduni nel luogo santo, da ogni regione posta sotto il cielo; egli infatti ci ha liberati da grandi mali e ha purificato questo luogo.

I fatti riguardanti Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, la purificazione del grande tempio e la dedicazione dell’altare, come anche le guerre contro Antioco Epìfane e il figlio di lui Eupàtore, le manifestazioni venute dal cielo sopra coloro che si erano battuti con valore per il giudaismo, riuscendo in pochi a impadronirsi di tutta la regione e a scacciare una moltitudine di barbari, a riconquistare il tempio famoso in tutto il mondo, a liberare la città e a ristabilire le leggi che stavano per essere soppresse, quando il Signore si rese loro propizio con ogni benevolenza: questi fatti, narrati da Giasone di Cirene nel corso di cinque libri, cercheremo di riassumerli in uno solo. Considerando infatti la caterva delle cifre e l’effettiva difficoltà per chi desidera inoltrarsi nei meandri delle narrazioni storiche, a causa della vastità della materia, ci siamo preoccupati di offrire diletto a coloro che amano leggere, facilità a quanti intendono fissare nella memoria, utilità a tutti gli eventuali lettori. Per noi, certo, che ci siamo sobbarcati la fatica di questo riassunto, l’impresa non si presenta facile: ci vorranno sudori e veglie, così come non è facile preparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui. Allo stesso modo per fare cosa gradita a molti, ci sarà dolce sopportare la fatica, lasciando all’autore la completa esposizione dei particolari, preoccupandoci invece di procedere secondo le linee essenziali di un riassunto. Come infatti l’architetto di una casa nuova deve pensare a tutta la costruzione, mentre chi è incaricato di decorarla con pitture a encausto deve badare solo all’ornamentazione, così, penso, è per noi. Certo, l’addentrarsi a spaziare nei fatti, investigandone i particolari, spetta all’ideatore dell’opera storica; ma a chi ne fa un riassunto si deve concedere di guardare alla brevità del discorso e di trascurare la completezza della trattazione. Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ciò che già abbiamo detto: sarebbe certo sciocco abbondare nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica (2Mac 2,1-32).

La Parola del Signore si è avverata. Dell’arca non si sente più il bisogno neanche di parlare. Mai il Signore ha dato ordini per essa.

Dell’arca nessuna parola nei Libri di Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester. Essa segue la vita del popolo del Signore fino al Secondo Libro delle Cronache.

Nei Salmi ricorre una sola volta. Nei profeti solo in questo passo di Geremia. Poi dell’arca si tace. Nei Libri Sapienziali neanche una Parola.

Nei Libri che vanno dall’Esodo fino al Secondo Libro delle Cronache l’arca viene menzionata ben 166 volte. Per essa viene costruito il grande tempio.

Dopo l’esilio se ne parla una sola volta, nel Secondo Libro dei Maccabei. Veramente l’arca non è più al centro della vita del popolo del Signore.

Quanti amano un Dio nostalgico, un Dio rivolto sempre verso il passato si sbagliano. Il nostro Dio guarda sempre avanti, verso un futuro sempre nuovo.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

LA VOCE DELLO SPIRITO

 


SATANA

In molti dettati lo Spirito Santo mette in guardia contro le tentazioni del demonio. Ti riporto il seguente:

"Satana è furbo, vi conosce molto bene, sa tutti i vostri punti deboli, anche i più nascosti, è astuto. Deve giocare così: mette in moto la vostra immaginazione, i vostri pensieri, cerca di darvi tante cose da fare per evitare che il vostro pensiero sia per Dio. Vi riempie le giornate a tal punto che non avete più tempo neanche per voi stessi.

Vi innervosisce, vi fa pensare ai soldi, al sesso, al successo ... Vi fa perdere l'umiltà, l'amore per il prossimo, vi martella il cervello con pensieri cattivi, vi ricorda tutto quello che gli altri vi hanno fatto, cerca di non lasciarvi conoscere il valore del perdono.

Questa non è fantasia, è solo una parte della giornata: tutto questo capita a ciascuno di voi in un giorno.

La differenza tra i figli della terra e i figli di Dio sta in questo: i figli di Dio si accorgono di questo e si oppongono, gli altri, no. Gli altri si fanno prendere da questo vortice... Perdono i veri valori dell'esistenza. Nella famiglia non si dialoga più, i problemi diventano difficilmente risolvibili all'interno... Poi c'è la TV, una grande trovata di Satana, questo apparecchio toglie le possibilità di dialogo a tavola; la sera quando la televisione è accesa più nessuno parla, tutti l'ascoltano. Dio non c'e più, il pensiero è lontano da Dio. La pornografia, i vari spettacoli senza moralità...

Quanto dolore, quanti figli lontani. Come si diverte Satana a vedervi. Pensate ad una famiglia media: quanto tempo passa davati al televisore e quanta attenzione.

E Noi? Nessuno ci pensa. Tutti voi siete troppo impegnati. Dobbiamo aspettare che Ci degnate di un piccolo pensiero, dopo avere mangiato, lavorato, dopo di avere guardato la TV per ore, poi andate a letto e poi, dico poi, qualcuno Ci dice: Gesù ho tanto lavorato oggi, sono stanco, ho bisogno di aiuto, sono malato, guariscimi!

No, cari figli, no. Dio Lo si loda, Lo si invoca, Gli si cantano inni, Lo si ama.

La televisione può essere utile se usata con intelligenza, se no vi fa trascurare cose più importanti..."

Lo Spirito Santo poi ci ricorda che Satana non può farci nulla, senza il nostro libero consenso e che noi lo possiamo sempre vincere con la preghiera. Ci ricorda anche di non avere paura, ma solamente di stare in guardia contro le sue tentazioni.

In un altro messaggio dettato dalla Madonna leggiamo:

"Satana è furioso. Il Padre lascia fare, vuole rispettare una promessa fatta, il Padre ha una sola parola.

Il maligno sa che gli rimane ancora poco, tanto poco, però non sa né il giorno, ne l'ora, per questo motivo è ancora più furioso contro i figli di Dio."

Forse la promessa fatta è quella relativa alla visione di Papa Leone XIII: Satana aveva chiesto un poco di tempo ancora, e lui sarebbe riuscito a distruggere la Chiesa.

Il Padre egli rispose: "Un poco? Ti concedo un secolo, ma non riuscirai." La parola "secolo" nel nostro linguaggio, poco più poco meno, dura cento anni, e Satana non sa quando il Padre dirà la parola: Fine.

A nostra consolazione la Voce dello Spirito Santo ci dona anche il seguente messaggio:

"Sono la tua Mamma. Non finirò mai di ringraziare il Padre perchè ha posto il Suo sguardo su di Me, un'umile figlia, la quale aveva promesso eterna fedeltà...

Il Padre Mi ha chiamata a diventare Madre di Gesù e Madre vostra.

Un dono immenso, inimmaginabile: una serva che diventa Madre del Salvatore e poi Madre di tutti gli uomini.

Come se non bastasse, Mi ha elevata in Cielo sugli Angeli e sugli Arcangeli, Mi ha posto al comando nella lotta contro il maligno, vostro grande avversario.

Satana che per sua grande superbia voleva farsi uguale a Dio, deve ubbidire ad una creatura semplice, serva delle serve del Signore. Ecco la grande vittoria sul male.

Questa è la sua più grande disperazione: dovere sottostare ad una donna."


Dio ha voluto che mi capitassero in mano messaggi affidati ad una persona durante il 1994.

Don Bena Angelo


Atto di fiducia in Dio

 


Dio mio, sono così sicuro che tu vegli su tutti quelli che sperano in te e che nulla può mancare a chi aspetta da te ogni cosa, che sono risoluto nell’andare avanti vivendo senza nessuna preoccupazione, riversando su di te tutte le mie inquietudini. Dormirò in pace e riposerò perché tu, o Signore, e solo tu, hai garantito la mia speranza. Gli uomini possono spogliarmi dei beni e della reputazione; le malattie possono togliermi la forza ed i mezzi per servirti; io stesso posso perdere la grazia con il peccato; ma non perderò la mia fiducia; la conserverò fino all’ultimo istante della mia vita e saranno inutili tutti gli sforzi dei demoni dell’inferno per portarmela via. Dormirò e riposerò in pace. Che gli altri ripongano la loro felicità nelle ricchezze e nei loro talenti; che si appoggino sull’innocenza della loro vita, o sul rigore della loro penitenza, o sul numero delle loro opere buone, o sul fervore delle preghiere. Quanto a me, Signore, solo tu, sei la mia fiducia. In te, Signore, ho confidato e non sarò defraudato per sempre.

(San Claudio de la Colombière)


Non dovete mai dimenticare che la vostra casa è un'altra e che qui siete tutti pellegrini. Il mondo sarà coperto dalle tenebre!

 


Messaggio di Nostra Signora Madre Protettrice degli Afflitti alla Vergine Sovrana


"Cari bambini,

Ecco la serva del Signore!

Figli miei, voi vivete nel mondo, ma non seguite i suoi insegnamenti! Tu vivi nel mondo, ma non sei d'accordo con esso! Non dovete mai dimenticare che la vostra casa è un'altra e che qui siete tutti pellegrini. Il mondo sarà coperto dalle tenebre! È da molto tempo che vi avverto di questo grande evento e poco sono stato ascoltato. Il diavolo diffonderà la sua confusione ovunque, ma coloro che sono con mio figlio Gesù non saranno mai vinti dal potere delle tenebre, e per non essere vinti dal male, raccomando la preghiera del cuore. Pregate figli miei, perché i tempi sono difficili. Ho bisogno di condurre molte anime a Gesù! Sono qui per guidare i vostri passi verso il Signore, che vi ama molto. So che i miei figli possono aiutarmi in questo compito di salvare le anime a Dio. Pregate per tutti voi!

Che Dio vi benedica e vi conceda la Sua pace!                                                                                                               Ti amo! Restate tutti nel nome della Santa Trinità".

04 marzo 2021

IL REGNO DEI GIORNI FELICI

 


PIANIFICAZIONE DIVINA RIVELATA 


Nuovo inizio per l’Umanità.  

Quasi tutti sanno giocare a carte. Se al gioco delle carte un giocatore si  accorge che nella distribuzione è subentrato un errore, la partita è  annullata, e chi ha sbagliato di dar fuori le carte deve ricominciare il suo  lavoro dall'inizio. Da qui il detto francese: “Qui mal donne, redonne”, che in  riferimento alle carte si può tradurre: “Se sbagli nel farle, devi rifarle”.  

Oggi sappiamo che Dio sta per rifare la sua Creazione. Lo rivelano i  Profeti cristiani contemporanei. Detto incidentalmente, le suddette  rivelazioni non contraddicono quelle della Bibbia. Se dunque il Genere  umano sta per conoscere un nuovo inizio, da che cosa dipende? Da uno  sbaglio iniziale commesso da Dio? È mai possibile che Dio si sia sbagliato nel dar fuori le carte all’inizio della Creazione?  

No. Dio non sbaglia. La sua Creazione è perfetta. Se adesso è necessario rifarla, il motivo è che l’uomo ha truffato, si è servito della sua libertà per truffare. Dio potrebbe abbandonare la partita per l’offesa ricevuta. 

Ne avrebbe tutti i diritti. Se accetta invece di ricominciare tutto da capo, è  per pura bontà, perché è Dio: Dio è amore.  

Ma perché l'uomo si mette a truffare?  

Gli esseri umani sono liberi. Possono scegliere di essere onesti oppure  disonesti, di vivere bene oppure male. La libertà umana di scegliere il bene o il male si chiama “libero arbitrio”. È un dono che l’uomo riceve alla nascita, ma i doni di Dio, anche i più eccelsi, diventano nocivi se l’uomo li usa per il male. Se un essere umano utilizza i suoi doni naturali per fare del male, i  doni suddetti riducono la vita, la minacciano, la sopprimono, anziché  favorirla. È come se un cuoco usasse i coltelli migliori della sua cucina per tagliarsi un dito, una mano … 1  

A forza d'abusi di ogni genere l'uomo d'oggi ha messo e continua a  mettere in pericolo la sua stessa sopravvivenza. Che cosa non accadrà alla  Terra se le cose non mutano in meglio? Un pericolo mortale minaccia l’intero Pianeta sul quale viviamo. 

Per fortuna Dio non fa nulla d’importante senza manifestare in anticipo le sue intenzioni. Lo fa per mezzo dei suoi strumenti, che sono i Profeti.  Questi, oggi, sono molto numerosi, e i loro messaggi annunciano mutazioni grandiose, cambiamenti radicali per tutta l’Umanità. 2 Nel vedere – tempo fa – che i suddetti messaggi avevano bisogno di essere messi in ordine per  essere ben capiti, l’idea mi è venuta di riunirne alcuni – i più importanti – in  modo ordinato e significativo.  

Ho incontrato subito due ostacoli: 

Primo ostacolo: l’Avversario di Dio tenta di seminare confusione in mezzo alla gente creando messaggi che sembrano veri, ma che in realtà sono  falsi. Per superare tale ostacolo mi son permesso di scartare sistematicamente tutte le “profezie” che mancavano di coerenza. L’esperienza  dimostra che i messaggi dell’Avversario sanno essere mirabolanti, ma non coerenti. Dio solo è coerente. 3  

Secondo ostacolo: molti dicono che i Profeti di oggi sono troppo  numerosi, e che questo crea molta confusione. Per rispondere a questa preoccupazione, che per un po’ di tempo è stata anche la mia, la Provvidenza mi ha presto guidato sulle parole evangeliche seguenti: «Le pecore sentono la voce del loro pastore, che le chiama una per una … Esse lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno  via da lui perché non conoscono la voce degli estranei." 4 Mi sono detto: se le  pecore sanno riconoscere la voce del loro pastore, un cristiano non dovrebbe essere in grado di fare altrettanto con la voce del suo Dio? Se un bambino di  tre anni sa riconoscere fra mille la voce di suo padre, o di sua madre, un  cristiano adulto non dovrebbe saper fare altrettanto con la voce del suo  Creatore? 5 

Parvulis


Quando uccido mio figlio…

di P Alessandro Ricciardi

Le conseguenze psicologiche dell'aborto

Con la legge 194 del '78 anche il nostro Paese si è uniformato alle scelte di altre nazioni, rendendo legale l'aborto. Il primo paese a farlo fu la Russia bolscevica di Lenin, che nel 1920 lo fece rientrare nel suo programma di scristianizzazione, dando il via ad uno dei più spaventosi bagni di sangue che la storia abbia mai conosciuto: secondo stime recenti, in tutto il mondo le interruzioni volontarie di gravidanza sfiorano i 40 milioni ogni anno!

Quella dell'aborto spesso è una decisione fortemente e dolorosamente condizionata, ma che la donna riconosce chiaramente come sua in primo luogo. Anche se l'esistenza e la morte del suo bambino non sono riconosciute da nessuno attorno a lei, il legame che la lega al suo bimbo è totalizzante e la perdita traumatica. Il card. O'Connor così scrive circa le conseguenze psicologiche dell'aborto: "L'orrore dell'aborto stesso va oltre il "dramma"... Soltanto il bambino muore. La madre e gli altri spesso vivono o cercano di vivere dibattendosi tra sensi di colpa, tormenti... Alcuni, credendosi esclusi per sempre dalla redenzione, entrano in un circolo vizioso fatto di promiscuità, gravidanze, aborti, e abbandonano la fede; se sono cattolici, non vanno a Messa e non ricevono i Sacramenti, credendosi indegni del perdono che è stato dato loro nel confessionale".

La sindrome post-abortiva

L'aborto costituisce un'esperienza difficile per qualsiasi donna e, più volte, per entrambi i partners della coppia. Attualmente sono riconosciute diverse conseguenze psicologiche: la psicosi post-aborto conforme depressive di varia entità (insorge immediatamente dopo l'aborto e perdura oltre i sei mesi); lo stress post-aborto (che insorge tra i tre e i sei mesi e rappresenta il disturbo "più lieve" finora osservato); la sindrome post-abortiva (un insieme di disturbi che possono insorgere o dopo l'aborto o dopo svariati anni). Quest'ultima è caratterizzata da:

• disturbi emozionali (ansia, amnesia, perdita d'interesse, apatia, incapacità a emozionarsi)

• disturbi della comunicazione e dell'alimentazione

• disturbi del pensiero (pensieri ossessivi)

• disturbi della relazione affettiva caratterizzata da un cospicuo isolamento

• disturbi della sfera sessuale, del sonno (insonnia, irritabilità, incubi) e fobico-ansiosi

• flash backs dell'aborto (ri-esperienza del trauma, ricordi della passata esperienza, ecc...).

Si può paragonare l'aborto ad una mina che dopo essere stata innescata viene gettata in mare. Questa mina può rimanere inattiva per vari anni, può esplodere dopo brevissimo tempo, può anche non esplodere: una "piccola" mina, però, può anche affondare una grossa nave!

La vita è preziosa...

Una giovane donna così testimonia: "È stato durante la seconda gravidanza, sentendo il bambino muoversi dentro di me e, soprattutto, dopo il parto, prendendo quel piccolo essere nelle mie braccia, che ho potuto misurare l'impatto dell'aborto... Ho capito quanto la vita di un bambino è preziosa, è fragile, indifesa, ma così determinata a vivere. Il senso di colpa è immenso e non c'è bisogno di essere credenti per provarlo: "Merito di avere altri bambini, dopo quello che ho fatto?". Alcune donne non sopportano di incrociare una donna con la carrozzina, cambiano marciapiede. Alcune donne non riescono a toccare il loro bambino. Altre hanno difficoltà ad allattare. Ci sono incubi notturni, tristezza improvvisa, senza ragione apparente, uno stato depressivo e soprattutto perdita dell'autostima: "Sarò veramente una buona madre?".

Nelle mani di Dio

La donna può rimuovere, può anche negare, mediante meccanismi di difesa, quanto è accaduto, però può anche recuperare la percezione cosciente di quanto avvenuto ed elaborare il lutto per il bambino abortito. Con l'aborto, infatti, si "disumanizza" il bambino, considerandolo un oggetto: occorre "ri-umanizzarlo" e fare il lutto per il bimbo mai visto. Bisogna togliere il divieto di pensare a questo bambino. Occorre immaginarlo, dargli un nome. Il card. O'Connor riporta la seguente testimonianza: "Ho combattuto a lungo con le conseguenze del mio aborto. I tentativi fino ad allora compiuti per mettermi l'animo in pace non avevano avuto successo. Ciò che questa volta era diverso era l'assoluta e completa presa di coscienza del bambino ucciso. Egli non era più solamente "un pezzetto di tessuto" o "una sacca di sangue" che aveva cessato di esistere. Molto del dolore che ho provato negli anni è stato per questo essere umano non nato, rifiutato e rinnegato. Così quando lei ha detto "Puoi dare un nome al tuo bambino", qualcosa in me è cambiato. Non dimenticherò mai quelle parole, perché egli dopo è diventato un bambino, recuperato dal secchio della spazzatura nel quale era stato tanto brutalmente gettato. Grazie per averlo riconosciuto, per avermi aiutato a ritrovarlo, per avergli restituito la dignità che io gli avevo negata. Ora posso essere un po' più tranquilla con me stessa, sapendo che egli è stato innalzato dagli abissi fino ad essere posto amorosamente nelle mani di Dio". La verità ci libera.

Tratto da: “ Maria di Fatima” – 2005

 

Preghiera ai nostri fratellini non nati

Matteo, 25.40: "Tutto quello che farete ad uno di questi vostri fratelli più piccoli, lo avrete fatto a me"

Piccoli martiri che siete nel Cuore del Padre e nell'immenso amore di Maria, vi preghiamo di intercedere per noi perché riceviamo lo spirito di Fortezza che ci aiuti a combattere il male e, liberi della sua influenza, viviamo come creature divine, degni figli di Dio.

Nella vostra morte si ripete la crocifissione di Gesù, perciò voi potete molto presso il Padre Dio, perché Egli amorosamente cambi i cuori di coloro che per diverse circostanze giungono al crimine dell'aborto, ottenete per le vostre madri terrene il perdono per non aver avuto il coraggio di portarvi a vedere la luce e a noi perché abbiamo la forza per continuare nella lotta contro questo omicidio e il peccato in tutte le sue forme.

Accogli, Signore, con l'intercessione di Maria, sempre Madre, le nostre richieste, perché termini nel mondo la terribile pratica dell'aborto .

Tratta da: “Dio è Padre” - 2000

Imprimatur

T. Larrea

Arcivescovo di Guaynquil

2° giugno 1999

DECALOGO DELLA DOCILITA' ALLO SPIRITO SANTO

 


1. LO SPIRITO PARLA SOTTOVOCE

Lo Spirito è rispettosissimo della tua libertà; è un amore forte e discreto quello dello  Spirito, basta un po' di orgoglio e di superficialità e la Sua voce non ti raggiunge più. Lo  Spirito tace, tace e attende.

Il Papa nell'enciclica sullo Spirito Santo dice: “Lo Spirito è la suprema guida dell'uomo, la  luce dello spirito umano”.

 

2. SE LO SPIRITO MARTELLA C'E' UN PROBLEMA CHE SCOTTA

Quando lo Spirito insiste è perché ci segnala una piaga, bisogna aprire gli occhi. Ogni  ritardo ad accogliere la Sua voce fa gravi danni alla tua vita spirituale; ogni prontezza nel  rispondere ti rinnova e ti apre a percepire meglio la Sua luce. Ma quante volte lo Spirito  martella: "Lascia quell' amicizia. Lascia quell'occasione, lascia quel vizio". E allora quando  lo Spirito martella bisogna partire.

Il Papa nell'enciclica dice: “Sotto l'influsso dello Spirito matura e si rafforza l'uomo interiore.  Lo Spirito costruisce in noi l'uomo interiore, lo fa crescere e lo rafforza”.

 

3. IL SEGRETO DELLA GIOIA E' DARE CONTINUE GIOIE ALLO SPIRITO SANTO

Ma bisogna partire dalla concretezza, dalle piccole cose. Ogni atto di umiltà, ogni atto di  generosità alimenta la gioia che lo Spirito Santo semina in noi. Quando fate un atto di  bontà, voi, se non state attenti, dopo vi inorgoglite un po'. Quando fate un atto di bontà  adesso non fate più così; fermatevi e dite: “Grazie, Spirito Santo”. Io ho inventato per me  questa preghiera; quando faccio una gentilezza adesso dico: “Grazie, Spirito Santo,  ancora, ancora”, per dirgli: "Continua a ispirarmi la bontà, continua a mettermi un'  occasione di fare qualcosa di bello per te". Ecco, continuamente lo Spirito Santo è all'  opera, ma bisogna lasciarlo operare.

Il Papa nell'enciclica al numero 67 dice: “La gioia che nessuno può togliere è dono dello  Spirito Santo”.

 

4. LO SPIRITO NON SI STANCA DI PARLARTI, DI ISTRUIRTI, DI FORMARTI

Lo Spirito, voglio dire, è la fedeltà dell'amore e usa i mezzi più semplici: ispirazioni,  consigli di persone che ti amano, esempi, testimonianze, letture, incontri, avvenimenti…

Il Papa nell'enciclica al numero 58 dice: “Lo Spirito Santo è l'incessante donarsi di Dio”.

 

5. LA PAROLA DI DIO E' LA PRIMA ANTENNA DELLO SPIRITO SANTO

Voglio dire: impara a leggere la Parola di Dio implorando lo Spirito; non leggere mai la  Parola senza lo Spirito. Nutriti della Parola invocando lo Spirito. Prega la Parola nello  Spirito. Quando prendi in mano la Parola, primo: alza l'antenna dell' ascolto dello Spirito;  poi prega, prega lo Spirito. E' con la Parola e la preghiera che impari a distinguere la voce  dello Spirito.

Il Papa nell'enciclica al numero 25 dice: “Con la forza del Vangelo lo Spirito Santo rinnova  costantemente la Chiesa”. Vedete, la Parola di Dio è l'antenna costante che rinnova la  Chiesa, per cui la Chiesa si collega con lo Spirito Santo.

 

6. NON CESSARE DI RINGRAZIARE LO SPIRITO PER QUELLO CHE FA PER TE

La tua vita è un intreccio misterioso e continuo di doni dello Spirito Santo: dal Battesimo  fino alla morte. Dalla tua nascita fino alla morte c'è un filo d' oro: i doni dello Spirito; un filo d'oro che percorre tutta la tua vita. Tu percepisci appena alcuni doni, ma devi sforzarti di  trovarne tanti. E dei doni che percepisci comincia a ringraziare.

Il Papa nell'enciclica al numero 67 dice: “Davanti allo Spirito io mi inginocchio per  riconoscenza”.

 

7. IL MALIGNO COPIA DALLO SPIRITO E FA DI TUTTO PER CONTRASTARE LA SUA  OPERA

Satana è la scimmia di Dio, copia da Dio. Anche lui manda le sue ispirazioni, anche lui  manda i suoi messaggi, manda i suoi messaggeri. Certe volte, quando aprite i mass media  c'è il messaggero che vi aspetta, ma la potenza dello Spirito Santo sbaraglia con un soffio  Satana. Basta affidarci a Lui totalmente e prontamente; poi vinciamo qualunque seduzione  di Satana se siamo ben legati allo Spirito Santo.

Incontro sempre più persone che sono impaurite di Satana: non c'è da aver paura di  Satana perché abbiamo lo Spirito Santo. Quando ci leghiamo allo Spirito Santo, Satana  non può più nulla. Quando invochiamo lo Spirito Santo, Satana è bloccato. Quando sulle  persone imploriamo lo Spirito Santo Satana è inefficace.

Il Papa nell'enciclica al numero 38 ha scritto: “Satana, il perverso genio del sospetto, sfida  l'uomo a diventare l'avversario di Dio”.

 

8. UN' OFFESA FREQUENTE ALLO SPIRITO E' NON RAPPORTARTI A LUI COME UNA  PERSONA

Insisterò sempre su questo punto, perché noi non trattiamo lo Spirito Santo come una  persona.

Eppure Gesù ci ha affidati a Lui e ha detto che "Vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà quello  che vi ho detto", ci accompagnerà, ci convincerà sul peccato, ci strapperà cioè dal  peccato.

Gesù ci ha affidati a Lui e ha detto che è il nostro sostegno, il nostro maestro, eppure  molto spesso noi non ci rapportiamo a Lui come una persona viva, viva che vive in mezzo  a noi. Lo consideriamo una realtà lontana, sfuggente, irreale.

Il Papa ha detto queste bellissime parole, al numero 22 dell'enciclica: “Lo Spirito è non  solo un dono alla persona ma è la Persona dono”. La Persona che si fa dono, il donarsi  incessante a Dio.

E allora abituatevi a cominciare sempre la giornata dicendo: “Buongiorno, Spirito Santo”,  che è vicino a voi, in voi, e a terminare la giornata dicendo: “Buonanotte Spirito Santo”,  che è in voi e che guida anche il vostro riposo.

 

9. GESU' HA PROMESSO CHE IL PADRE DA' LO SPIRITO A CHIUNQUE LO CHIEDE. 

Non ha detto che il Padre dà lo Spirito a chi lo merita; ha detto che dà lo Spirito a chi lo  chiede. Allora bisogna chiederlo con fede e con costanza.

Il Papa al numero 65 dell'enciclica dice: “Lo Spirito Santo è il dono che viene nel cuore  dell'uomo insieme con la preghiera”.

 

10. LO SPIRITO E' L'AMORE DI DIO EFFUSO NEI NOSTRI CUORI

Più viviamo nell'amore, più viviamo nello Spirito Santo. Più seguiamo il nostro egoismo più  ci allontaniamo dallo Spirito Santo. Però lo Spirito non si arrende mai, continuamente ci  stimola nell'amore.

Il Papa nell'enciclica dice: “Lo Spirito Santo è Persona-Amore, in Lui la vita intima di Dio si  fa dono”.

Mi dona incessante la Sua vita intima, perché l'amore di Dio effuso nei nostri cuori è lo  Spirito Santo.

di Padre Gasparino

L'abominio della desolazione arriva all'improvviso! Il palco è stato preparato per il suo abominevole trono e l'orribile sacrilegio arriva senza indugio.

 


Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo, ricevuto dal discepolo sulla montagna. Domenica 14 marzo 2021, alle 12:30. 


Figli, cari figli, verranno atti preparatori per la tribolazione e la purificazione di tutta la Terra.

Oh, sì, il mondo e l'Umanità vivranno una prova dolorosa come non ha mai conosciuto prima!

L'abominio della desolazione arriva all'improvviso! Il palco è stato preparato per il suo abominevole trono e l'orribile sacrilegio arriva senza indugio.

Preparate, o figli miei, il necessario volo verso le montagne. Preparate i vostri luoghi di rifugio, perché vi resta poco tempo. I segni della fine dei tempi vi stanno avvertendo, e la voce dei Miei profeti è già ascoltata. Ma, figli miei, scuotete la vostra pigrizia, che è la madre di tutti i peccati.

Ah, miei sacerdoti, voi vi tenete in un silenzio complice! Voi vi compiacete di voi stessi, ma non mi compiacete con le vostre maschere, né con le vostre parole e azioni. 

Ah, i miei templi chiusi, la Messa “virtuale”….! Niente è di mio gradimento ...! Ebbene, non dici nulla dei terribili mali che il vaccino porterà, in questo diabolico piano e progetto di decimazione dell'Umanità.

Ah, sacerdoti codardi, che non avete fiducia in Me, né credete nei messaggi dei Miei servi, i profeti! Io, vostro Dio e Signore, vi chiamerò a rispondere e vi separerò da Me.

Quando cambieranno la formula del Rito liturgico della Consacrazione, io non verrò, non scenderò più, non mi farò presente! Non sarò il Cibo e la Salvezza... ma la condanna della comunione sacrilega. "Chi mangia e beve il Mio Corpo e il Mio Sangue ingoierà la propria dannazione".

Oh! .... non siate indegni, miei sacerdoti! Se non obbedite alle Mie Parole, non sarete più Pastori di anime, perché la confusione vi fa commettere errori su errori.

Avete dimenticato la preghiera di riparazione. E fate attenzione alle indicazioni dei vostri governi. 

Ah, miei sacerdoti, avete dimenticato il digiuno e vi riempite di piaceri mondani! Come credete, voi, senza guardare la mia croce, ai piaceri del mondo e della carne, e Jezebel, lo spirito maligno che attacca i miei consacrati, vi cerca avidamente. 

Ah... I miei preti! Non fidatevi di coloro che vengono da voi per raccontarvi bugie. 

Oh... I miei sacerdoti, cari al mio cuore! Aprite i vostri cuori e prestate attenzione: un profeta vi scuoterà e vi farà mettere i piedi sulla terra ferma.

Ah, miei vescovi e cardinali! Fate attenzione, fate attenzione, perché la corruzione e l'empietà vi vengono presentate. E non approfittate dell'autorità che avete ricevuto da Me.

Ah... il ministero del falso profeta e ministro della bestia verrà a voi...!

Guai a voi se non ascoltate il profeta che vi manda ....! Toglietevi le maschere e venite davanti a Me! Io sono Colui che sono! La Mia Giustizia è alla porta! State all'erta!

O consacrati del più alto rango! Perché io vi purificherò con la tribolazione e la persecuzione.

Un grande battaglione di demoni ti insegue! Tra i 40 e i 70 milioni di anime saranno davanti a Me... e Io, Gesù, vi chiederò conto di coloro che cadranno nella condanna. Questo fa male al Mio Cuore! Non sfuggirete all'ira del Padre mio, se non vi pentite della falsa predicazione e del loro amore per la comodità e il denaro. Vi metterò davanti a Me e vi spoglierò delle vostre miserie.

State attenti, perché io, Gesù, ho parlato e continuerò a parlare su questo argomento.

Shalom.

IL PROBLEMA DELLA “PACE”

 


È un problema che direi “teologico”, sia perché non ci possono essere delle “guerre sante”, sia perché la Chiesa di Cristo rifiuta ogni dottrina guerriera, come rifiuta, però, anche il “pacifismo”. C'è, dunque, una dottrina cristiana della pace e, quindi, una vera “teologia della pace”. Basta approfondire lo studio dell’Antico e del Nuovo Testamento, e si vedrà da esso scaturire una ”teologia biblica” della “pace”. Il “va in pace!”, l’andate in pace!”, detto dal sacerdote alla fine della Messa, è la “pace” del regno di Cristo! Perché non c’è pace per il peccatore, l’empio, (“non est pax impiis, dicit Deus” - Is. 22, 57-21); per ritrovarla, il peccatore deve rinnovellarsi con Cristo e riconciliarsi, con Cristo, coi fratelli. Di conseguenza, la pace, o la guerra, dipendono dalle relazioni dirette che si hanno con Dio. La pace, cioè, non dipende dai risultati di avvenimenti umani, né da sviluppi e relazioni di società umane, ma solo da un dono, da una disposizione interiore verso Dio, da un atto d’amore che si ha verso Dio! La pace, quindi, si può dire che è una emanazione della spiritualità dell’uomo! 

  LA PACE: UN PROBLEMA 

La “pace” è certo l’aspirazione di tutti i popoli. È un’aspirazione naturale, ingenita, profonda, in ogni persona; e con essa vuole il Progresso, la Libertà, la Scienza... È un sentire cristiano, soprattutto, perché il Cristo è “principe della pace”. Fin dal suo nascere su questa terra, gli Angeli la proclamarono: “pace agli uomini di buona volontà!”. Perciò, Pio XI poté dire:

«Principe e Fondatore della pace, tale è il carattere del Salvatore e Redentore di tutto il genere umano. La sua alta e divina missione è di stabilire la pace tra ciascun uomo e Dio, tra gli uomini stessi e tra i popoli»1. Quindi, senza LUI, il CRIST0, anche la “pace è impossibile. Lo disse pure Pio XII: «Il nodo del problema della pace è d’ordine spirituale... Ispirare una tale persuasione è, per eccellenza, un dovere della Chiesa»2. Cristo e la Pace, quindi, si identificano tra loro, perché la pace è come impregnata di LUI, per cui è da stolto laicismo cercare di accaparrare e incanalare sul proprio terreno politico l’aspirazione popolare della pace; una nozione, invece, che appartiene solo al patrimonio più prezioso della Chiesa. E la Chiesa, per questo, non ha mai mancato di parlarne chiaramente e a voce alta. È un suo dovere. E lo fece soprattutto attraverso la voce dei Papi. Da Leone XIII a Pio XII e a Giovanni Paolo II, i Papi hanno elevato la loro voce sempre più alta. I loro appelli alla pace si sono moltiplicati, sempre più pressanti. La dottrina della Chiesa sulla Pace si è fatta più precisa, e gli impulsi dati ai cattolici sono stati fatti sempre più forti. Benedetto XV, ad esempio, nella sua “Esortazione alla pace”3 del 1° agosto 1917, formulava i princìpi di un regolamento internazionale conforme alla giustizia. Al tempo della seconda guerra mondiale, Pio XII anticipò, su la “Carte de l’Atlantique”4, che è del 14 agosto 1941, e su la “Carte des NationsUnies” del 26 giugno 1945, e su la “Declaration universelle des droits de l’home”5 del 1948; ma aveva già parlato con la sua “Allocution de Noel au Collège des cardinaux” del 24 dicembre 1939 e del 24 dicembre 1940. Anche durante la guerra, e dopo, in occasione del Natale, Pio XII parlò sempre delle condizioni per la pace. Certo, questa pace cristiana non appartiene solo al mondo sopra-terrestre, perché non è estranea alle aspirazioni degli uomini. La Chiesa, per la sua essenza, è sopra-nazionale, ma questa sua sopra nazionalità non la rende inaccessibile e intangibile e al di sopra delle Nazioni; al contrario, come Cristo che scese tra gli uomini, la Chiesa pure si trova in mezzo agli uomini di tutti i popoli, e contiene in Essa tutto ciò che è autenticamente umano per farne una sorgente di forza soprannaturale che lo salva. Ma le idee penetrano lentamente, anche oggigiorno. I Papi sanno che anche tra i cristiani è lenta la loro comprensione verso i loro doveri internazionali. Il grosso della truppa, poi, non segue nemmeno! Comunque, c’è un problema della “pace” anche per i cristiani, e nessuno può sottrarsi!

LA DOTTRINA CRISTIANA DELLA PACE

 La questione internazionale della “pace” e della “guerra” è una questione pratica, ma che, tuttavia, non può essere disgiunta dalla metafisica, né tanto meno dalla dottrina religiosa. E questo anche perché il detto problema, come un qualunque altro problema morale, oltre che metafisico è pure frutto delle circostanze in cui è nato, per cui è impossibile ignorarne l’esistenza e neppure sbarazzarsene. Ora, “il problema della pace”, o “la pace come problema”, è nato nel VI° e V° secolo avanti Cristo, nel periodo della democrazia greca, formulato dai sofisti. Infatti, indebolitasi la gerarchia tradizionale, Atene si trovò nelle mani di faziosi, e le altre città, private ormai di un potere centrale, capace di imporre l’unità, per evitare lo smembramento delle forze dovettero cercare un accordo pacifico tra loro per non finire con una guerra che sarebbe stata la distruzione e la rovina di tutti. In Occidente, oggi, siamo allo stesso punto: si pone il problema politico della pace; ed ecco, allora, sorgere il “Concert des Nations Européennes”; poi, la “Sociètè des Nations”; poi, le “Nations-Unies”, l’ONU... tutte, però, con la prevenzione massonica contro ogni ingerenza religiosa in quelle Organizzazioni che pretesero e pretendono tuttora di essere per la “pace”!

LA “PACE” NELLA BIBBIA

 È ovvio che la “pace”, nell’idea cristiana, è di tutt’altro genere di quello in senso laicale. La Bibbia, infatti, pur parlando molto della pace, non è mai sulla linea della democrazia greca. La parola è la medesima, ma il contenuto, no! Quella laica è più astratta, superficiale; essa corrisponde a uno stato d’equilibrio che è raro e precario, perché deve subire tutti gli impulsi che hanno i Partiti, non sempre equilibrati. Le forze che generano le guerre, sono sempre in attesa di esplodere, sia per le aspirazioni dei popoli, i bisogni materiali e non, le rivendicazioni, le passioni e le varie civilizzazioni che vogliono vivere o sopravvivere. Quindi, non è solo questione di discutere, né di buon senso. Il problema politico della pace, cioè, ha sempre di fronte aspetti morali e religiosi, per cui le ricette, solo pratiche e tecniche, non hanno sufficiente presa per arrivare a una pace vera, giusta e definitiva. Per questo, la pace cristiana deve contemplare anche la pace temporale e politica. L’oggetto proprio della teologia della pace, perciò, è il pensiero che Dio ha su tale soggetto, ed è sul “come” Dio agisce sul mondo da Lui creato.

Ora, la Chiesa, che Egli ha introdotto nel corso della storia, è l’espressione del Suo disegno che la modifica e la trasforma. La Sua Chiesa, quindi, deve influenzare, necessariamente, le relazioni internazionali. Essa deve aggiustare le altre forze umane. Solo il giorno in cui il mondo intero sarà cristiano, tutte le questioni saranno risolte, in chiave evangelica. La Chiesa, perciò, deve apportare i suoi orientamenti e i suoi impulsi per la realizzazione del “Regno di Dio” attraverso la realizzazione concreta della Volontà divina, come Pio XII l’aveva ripetuto con insistenza. La nostra Fede in un solo Dio, Creatore e Redentore, ci obbliga a cercare e trovare ogni convergenza tra le aspirazioni umane autentiche e le parole del Vangelo. Quindi, tra la dottrina della Chiesa e i movimenti della storia non ci può essere che complementarietà, non solo nel credere ma anche nell’agire.


I TESTI BIBLICI SULLA “PACE” 

Ne ho raccolti, dalla Bibbia, oltre 300 e la lettura di essi ci obbliga a riflettere sui princìpi teologici di quella “pace” che tutti ansiosamente invocano da Dio! Il Concilio di Trento ci dice che la Bibbia è “la sorgente di tutte le verità che conducono alla salvezza e di tutta la formazione morale”6. Tuttavia si deve fare una esegesi che sia giusta sul pensiero degli Scrittori sacri e sul senso ispirato delle Sacre Scritture, come lo vuole l’enciclica “Divino Afflante Spiritu” di Pio XII sugli studi biblici7. La Bibbia contiene un senso che vale per tutti i tempi della storia umana. Perciò, noi possiamo usare le parole della Bibbia anche per i problemi attuali della pace. È innegabile che il Nuovo e l’Antico Testamento recitano frequentemente la parola “pace”, benché il termine ebraico “shalôm” e “eiréne” non abbiano esattamente il medesimo senso. Infatti, spesse volte, nei due Testamenti, il lor significato non è di “pace”, ma bensì di totalità, di universalità, di martirio, di pazienza, di povertà, ecc. Comunque, è nella Bibbia che troviamo i princìpi per una “teologia della pace”, i cui temi, però, sono più teologici che esegetici, perché sorpassano la stessa conoscenza degli Autori. Essi sono: il tema della pace perpetua; il tema dell’universalità della salvezza; il tema della potenza di Dio, oltre la debolezza degli uomini. È solo la Bibbia, quindi, che ha creato l’idea di una pace perpetua, come ideale progettato nel futuro, concreto, possibile, perché non è né sogno né utopia. Così pure è della Bibbia l’idea di una riunione di tutte le nazioni, eguali tra loro, seppur differenti, chiamate ad una medesima vocazione. Ed è anche della Bibbia l’idea che la potenza di Dio è infinitamente superiore alla debolezza umana! Ora, tutto questo costituisce una dottrina teologica, quale fu già elaborata e giustificata specialmente da Pio XII. Il che ci incoraggia a dire che l’azione della Chiesa, anche in campo sociale-politico, è una continuità dei princìpi biblici, i quali consolidano i lavori dei teologi sui fondamenti solidi e indistruttibili delle Sacre Scritture!

IL SENSO DELLA PAROLA “PACE” 

Solo nella Bibbia la parola “pace” ha il significato di “shalôm” e di “eiréne”, come abbiamo già detto. La versione latina si è allineata al termine ebraico-greco, ed anche le versioni moderne hanno usato il termine “pace” in tale senso: “Va in pace!”, “La pace sia con te!”, “l’alleanza della pace”, ecc. Ma questa “pace” significa uno stato di tranquillità, di riposo, di calma, uno stato d’animo: la pace dell’anima, la pace eterna. I moralisti definiscono la “pace” sulla scia di Sant’Agostino: “la tranquillità nell’ordine”, ossia nella giustizia, e “la concordia nell’ordine”8. Ora, questa è una definizione di pace ideale, di pace da considerare come valore. Il linguaggio corrente, però, non è così preciso, perché esso impiega il termine “pace” per indicare solamente uno stato di tranquillità e nient’altro, uno stato, in fondo, di natura politico, non di grazia, non un “dono”. Ricorda quella “Pax Romana” che era piuttosto un simbolo dell’unità dell’Impero Romano. Nella Bibbia, invece, si trova che questa idea di una pace definitiva, stabile, perpetua, è una possibilità, e non costituisce affatto un accessorio della religiosità, benché intimamente legato al dinamismo della religione biblica. Il libro del “Deuteronomio” è il più incisivo su questo: l’ideale della “pace”, cioè, farebbe parte della costituzione stessa d’Israele9. Nelle sue pagine, possiamo dire che vi si trovano, però, se non il contenuto, almeno le strutture fondamentali dell’idea cristiana della pace. Il Nuovo Testamento s’appoggia, quindi, sull’Antico con le stesse forme di pensiero. Esso, infatti, parla di pace, sia pure senza definirla, ma ne parla come di una cosa ben conosciuta, riferendosi, in effetti, alla pace dell’Antico Testamento10. Da notare, poi, che la pace della Bibbia è una pace nella storia, ma non una pace della storia. La Bibbia, cioè, non si aspetta la pace né dalla politica, né dalla evoluzione dei fattori storici, ma bensì solo da Dio, quale Maestro della storia e di tutti i popoli. Perciò, la Bibbia ammette e conferma il pessimismo profondo dell’antichità, dove trasuda dappertutto l’aspirazione alla pace come una nostalgia inestirpabile, anche se smentita di continuo dall’esperienza di una serie di cadute, di miserie, di rovine11. Da dove arriva, allora, questa idea della “pace” se non da un tempo irrimediabilmente passato? Il “Paradiso terrestre” ha lasciato nell’uomo la sua traccia di ogni bene perduto!.. La Storia, perciò, è divenuta tragica, dominata da queste fatalità d’una “caduta” (il “peccato originale”) che si trascina dietro, causa di tutte le sue personali “cadute” nel peccato, che può portare fino all’empietà, sì che la divina Rivelazione ebbe a dire: “Non est pax impiis!” (Is. 22, 57- 21). Per questo, l’ideale della “pace” biblica non potrà mai avere una qualsiasi realizzazione storica; resterà sempre e solo un futile progetto e, soprattutto, un desiderio e una continua speranza.

LA “PACE” NEL VANGELO 

È ovvio, allora, chiedersi: i documenti della Chiesa ci permettono di dire che Gesù ha espresso un suo “messaggio di pace” durante la sua vita terrena?.. Gli Apostoli di Gesù hanno estratto dalle parole di Gesù una dottrina di pace?.. Soprattutto, Gesù ha parlato espressamente di “pace” sì da costituire per la sua Chiesa una norma irrevocabile?.. Non è facile dare una risposta a queste domande. Certo, il Vangelo è pregno di pace, è tutto in una atmosfera di pace, tuttavia la parola “pace” raramente vien detta esplicitamente, anche se, implicitamente, il Vangelo, specie la predicazione di Gesù in Galilea costituisce un vero fondamento per una dottrina di pace. Tutti i “pacifisti” si appoggiano su quei testi12; anche Gandhi ha tolto da essi la sua dottrina della “non-violenza”.

Gesù, però, ha parlato di pace, sì, ma non fu mai il tema dominante nella sua predicazione, che annunciava il regno di Dio e che fu il messaggio specifico di Gesù Cristo durante la sua attività13. San Marco, nel suo Vangelo, scrive: “Gesù venne in Galilea predicando il Vangelo di Dio”; e mostra il Regno di Dio moltiplicando i miracoli, che sono essenzialmente dei segni della presenza del Regno di Dio, che è l’avvenimento dell’amore, della misericordia, della pace, della giustizia e del ristabilimento di ogni cosa14. “Va in pace!”, dirà Gesù guarendo una donna afflitta da un flusso di sangue. “Va in pace!”, dirà ancora Gesù a una donna peccatrice, alla quale Egli aveva rimesso i peccati, in casa di Simone il fariseo15. “La tua fede t’ha salvata, va in pace!”16. Questo saluto “va in pace!” era una formula di congedo usuale ai tempi di Gesù; una formula che aveva tutto il sapore del nostro “arrivederci!.. State bene!”, ma che, presso i giudei, aveva un significato religioso più marcato del nostro saluto laicizzato. Comunque, quella “pace” che Gesù formulava a tutti i poveri, agli ammalati, ai bisognosi di perdono perché peccatori, i suoi Discepoli erano incaricati di trasmetterla e di comunicarla, poi, agli altri più lontani, quando mandati da Lui percorrevano i villaggi di Galilea, pronunciando le medesime parole di annuncio del regno di Dio, portando il saluto di Gesù a chiunque li ascoltavano. “In qualunque città o villaggio in cui voi entrate, cercate chi sia degno di ricevervi e restate là fino alla vostra partenza. Entrando in questa casa, salutatela. Se questa casa è degna, che la vostra pace venga su di essa; se non è degna, che la vostra pace ritorni a Voi”17!.. “In qualsiasi casa voi entrate, dite dapprima: Pace a questa casa! E se lì si trova un figlio della pace, la vostra pace andrà a riposare su lui; se no, essa ritornerà a voi”18! È chiaro che gli Apostoli, andando ad annunciare il regno di Dio e operando anche miracoli, dovevano far parte della loro missione. Quel loro “shalôm” era un segno della potenza e della forza del Regno di Dio che essi trasportavano; un segno della vita e del rinnovamento di vita che il regno di Dio portava all’umanità. Ovviamente, quei segni di pace, Gesù non li voleva limitati alle città e ai villaggi della Galilea, come sembrerebbe da alcuni testi del Vangelo: “Non andate dai pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; andate piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele”19. Gesù stesso aveva detto di Sè: “Non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele”20; ma questa limitazione di Gesù non era che provvisoria; una semplice fase nell’economia della salute. Gesù, cioè, prevedeva e annunciava che altri (popoli) sarebbero venuti da lontano a rimpiazzare il posto dei giudei, a costituire, così, i quadri della Chiesa universale; e Lui stesso si rivelerà a una Samaritana21; loderà la fede del centurione romano22, che dichiarerà superiore a quella da Lui trovata in Israele, e gli guarirà il figlio; libererà la “posseduta” (dal demonio) di Gerasa23 e l’incaricherà di annunciare ai suoi la misericordia del Signore. Di più: preparerà i suoi Apostoli a un apostolato universale, annunciando a loro persecuzioni e danni da tutte le parti. Inoltre, annuncerà, sempre più chiaramente, l’entrata dei pagani nel regno di Dio24: “Vi dico che molti verranno dall’Oriente e dall'Occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”25. Il che significa che il “regno di Dio” doveva oltrepassare i confini d’Israele per una realtà universalistica più grande. Ma senza date. La Storia seguirà i suoi corsi umani, e niente ci autorizza a pensare che Dio entrerà nella Storia umana con un miracolo o con una catastrofe apocalittica, ma seguirà, invece, il dinamismo delle forze che Egli ha introdotto con la creazione. E userà sempre della Sua Chiesa per sorpassare, trascendere e trasfigurare la sua creazione fino a trasformarla in un “mondo nuovo”. Noi sappiamo che Egli verrà e installerà la sua pace tra gli uomini; e quella “pace” sarà la conclusione della loro storia, anzi di tutte le storie che gli uomini stanno interpretando e si collocano in rapporto ad esse.

Allora, la Storia sfocerà nel “Regno di Dio”! La venuta di Gesù, quindi, non fu per proclamare la pace, ma per fondarla: dapprima nei suoi discepoli, poi, attraverso loro, formando i gruppi, le assemblee e i popoli. L’iniziale piccolo gruppo al quale Gesù disse: “Beati i pacifici!”, recepì e comprese il “messaggio” di Cristo, e con loro nasceva il “nuovo tipo d’uomo” che San Giacomo spiegherà nella sua Lettera: “C'è tra voi un uomo saggio e di esperienza? Che egli mostri con la buona condotta le sue opere, in mansuetudine e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore dell’invidia amara e spirito di contesa, non gloriatevi e non mentite contro la verità. Questa non è sapienza che viene dall’alto: è terrena, carnale, diabolica. Là, dove c’è invidia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di male. Ma la sapienza che viene dall’alto, anzitutto è pura; poi, pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace, per coloro che si dedicano alla pace”26! È in questo senso che Gesù concluse il suo discorso: “E vivete in pace gli uni con gli altri”27! È certo una regola d’oro per la vita comune! Vale a dire che, questa pace, è un vero fermento per fondare il regno di pace di Dio nel mondo. Cristo, quindi, ha apportato al mondo un nuovo tipo d’uomo, capace di attitudini nuove che possono rovesciare il corso ordinario della vita umana. Invece di lasciarsi trascinare dai loro istinti inferiori e dai desideri umani, l’uomo nuovo, che vive già in un clima di pace, saprà anche convivere con tutti gli altri uomini in pace, perché convinto del messaggio evangelico!  “Chiesa Viva” *** Aprile 2002

(continua)

sac. dott. Luigi Villa

ILLUSTRAZIONI DI UNA SERVA DI DIO SULL'APOCALISSE DI S. GIOVANNI

 







signor Le Maitre de Sancy


ONORE AL CROCIFISSO

 


EUGENIO DI SAVOIA

Questo Principe, nel 1717, sul punto di lasciare Vienna, per guidare l'esercito ungherese, si presenta a Carlo VI e ne chiede gli ordini. L'imperatore, commosso, lo abbraccia con queste parole: «Siate fedele al Generalissimo! ». Il Principe italiano domanda: «Chi è questo Generalissimo?». E l'imperatore, dandogli un Crocifisso: «Ecco il Generalissimo, sotto i cui ordini voi andate a combattere i nemici del nome cristiano!».

Eugenio bacia con riverenza la S. Immagine, e, pieno di fede, va, impegna la lotta, e ogni battaglia è un trionfo. (Bertolotti: Fatti Storici - Ricci. Savona, 1884).

Ogni combattente prende animo e forza dal coraggio e dalla intrepidezza del proprio generale. Non pochi cristiani vengon meno nelle prove della vita, perchè non combattono sotto lo sguardo del proprio Duce: il Crocifisso!


LA PREGHIERA PER CHIEDERE L'IMMUNITA'


 

State attenti. Quelli scelti per difendere la verità si tireranno indietro e pochi rimarranno fermi nella fede. Qualunque cosa accada, non vi dimenticate delle lezioni del passato.

 


Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 16/03/2021


Cari figli, sono la Madre di Gesù e vostra Madre. Vengo dal Cielo per condurvi a Colui che è il vostro Unico e Vero Salvatore. Confidate in Gesù. Al di fuori di Lui, mai l'uomo troverà la salvezza. Camminate con Gesù e non permettete che il demonio vi trascini nell'abisso del peccato. Convertitevi. Accogliete il Vangelo e siate fedeli al vero Magistero della Chiesa del Mio Gesù. Allontanatevi dalle facili seduzioni del mondo. Voi appartenete al Signore e solamente Lui dovete seguire e servire. Camminate per un futuro doloroso. Cercate forze nella verità. State attenti. Quelli scelti per difendere la verità si tireranno indietro e pochi rimarranno fermi nella fede. Qualunque cosa accada, non vi dimenticate delle lezioni del passato. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

SE HAI PERSO LA FIDUCIA NEI SACERDOTI, CHIAMA MARIA