giovedì 11 dicembre 2025

ESTOLLENS VOCEM

 


ROSARIO

 nella eloquenza di 

VIEIRA


ESTOLLENS VOCEM


Ritornando ora e collocandoci nella quarta domanda, che abbiamo riservato per questo luogo, ciò che essa dice è ciò che non si poteva comprendere quando fu pronunciata. Ciò che si comprese allora era che il Signore parlava solo del pane ordinario, consueto, con cui il corpo è sostenuto: ma dopo averlo preso nelle sue mani sante e averlo consacrato, allora fu manifesto che parlava principalmente del suo corpo, che ci ha dato sotto la specie del pane per il sostentamento dell'anima. Per questo motivo san Luca lo chiamò pane quotidiano con il nome comune, e san Matteo con una parola nuova e propria per quel mistero, pane sovrasustanziale: "Panem nostrum supersubstantialem da nobis". (35) Egli lo chiama sovrasustanziale e nostro, anche se il nome nostro non cade, né lo dice propriamente nella stessa domanda in cui lo chiediamo. Ma proprio per questo è nostro, perché è sovrasustanziale. È così sovrasustanziale, perché gli accidenti che vediamo sono del pane; ma la sostanza non è del pane, ma del corpo di Cristo, che è sostanza su ogni sostanza. E poiché questo pane è Cristo, per questo stesso motivo è il nostro pane; perché Cristo stesso era già nostro prima di essere pane. Era pane dopo il Sacramento, ed era già nostro dalla nascita: "Parvultis natus est nobis, et Filius datus est nobis". (36) 

Ma questo stesso pane sovrasustanziale e nostro che chiediamo, perché Cristo lo ha posto nella quarta domanda, o con quale proporzione e mistero gli ha dato questo posto, quando sembra che a tutti gli effetti il ​​primo gli fosse dovuto? Il cardinale Ugo, in questa osservazione, più eminente che mai, notò che tra le sette petizioni del Padre Nostro, la quarta è nel mezzo, e dice con singolare pensiero che il Signore ha segnato questo posto per quel pane sacro, affinché, posto nel mezzo come sul confine e sull'orizzonte di due emisferi, li illuminasse entrambi, e così confinando con le petizioni che sono rivolte al cielo e a Dio, come con quelle che appartengono a questa vita, e a noi, in entrambe ugualmente ci confortasse con la sua virtù divina: "Media petitio, scilicet panem nostru!n da nobis, est communis, et quasi confinium utrarumque confortam, et dirigens transeuntem de vita temporali ad aeternam". Nelle prime tre petizioni ci occupiamo solo del cielo e di Dio, chiedendo la santificazione del suo nome, l'espansione del suo regno e l'esecuzione della sua volontà; nella seconda o ultima tre, ci occupiamo di questa vita e di noi stessi, chiedendogli di perdonare i nostri debiti, di non lasciarci cadere in tentazione e di liberarci dal peccato; e per tutto questo siamo rafforzati, posti in mezzo, dal Divin Sacramento: "Hic panis datur de coelo, et comeditur in terra". Questo pane (continua lo stesso autore) è dato dal cielo e si mangia sulla terra. In quanto è dato dal cielo, ci eleva a Dio; in quanto è mangiato sulla terra, ci conforta: a Dio, affinché soprattutto cerchiamo la sua gloria: a noi stessi. "Qui Soli medium locum tribunt, tres supra eum, totidem infra locando". I pianeti, come tutti sanno, sono sette; e perciò (dice Filone) l'Autore della natura pose il sole al quarto posto e nel quarto cielo, affinché, con tre pianeti sopra e tre sotto, e lui nel mezzo, da lì potesse meglio illuminarli tutti e comunicare loro equamente gli effetti e gli influssi della sua luce. Cristo non è più e non è meno nelle sette petizioni del Padre Nostro. Egli pose al quarto posto, e nel mezzo di esse, la petizione del Santissimo Sacramento: "Panem nostrum supersubstantialem da nobis": affinché da lì potesse ugualmente illuminarli tutti e influenzarli con la virtù della sua luce; "Sanctificetur nomen tuum: Adveniat regnum tuum: Fiat voluntas tua": le tre inferiori sono le ultime che scendono fino a noi: "Dimitte nobis debita nostra: Ne nos inducas in tentationem: Libera nos a mala": e come per i primi ci eleva come pane sovrasostanziale, così per gli ultimi ci conforta come nostro pane. Ha ancora più somiglianza con il sole nel quarto cielo.

Poiché come il sole illumina entrambi i pianeti, non solo di giorno, ma anche di notte; non solo quando è visibile a noi, ma anche quando è eclissato e coperto dalle nubi; così Cristo nel Divino Sacramento, eclissato e nascosto sotto la nube degli accidenti, e nella notte di questo mondo e nell'oscurità della fede, rafforza i nostri affetti in ciò che chiediamo a Dio per noi stessi; e ci comunica e stabilisce gli effetti di ciò che chiediamo a Dio per noi stessi.

Questa fu la prima immagine di questo mistero che Dio dipinse in cielo, che è il suo Tempio; e questa fu anche la seconda, che pose nel disegno della sua Chiesa, che è la nostra. Nel Tempio di Salomone, e davanti ad esso nel Tabernacolo di Mosè, Dio comandò che fosse fatto quel famoso candelabro, che, di fronte al Pane della Presenza, illuminava il Santo dei Santi. La materia era di oro purissimo, la forma simile a quella di un albero artificiale, dal cui tronco, in eguale proporzione, emergevano da entrambi i lati tre rami semiarcuati, alla cui estremità, come anche all'estremità del tronco, che era dritta, ardevano sette luci. Questo candelabro, quindi, dice San Prospero, (37) che significava il Santissimo Sacramento, e lo stesso significato e argomento fu seguito e compreso nei tempi moderni con grande erudizione da Teofilo Rainaudo (38). Si noti, tuttavia, che questo Autore diligentissimo, poiché la Scrittura è molto meticolosa nel descrivere tutti gli artifici e le parti del candelabro, e persino gli strumenti esterni che gli appartenevano, non fa menzione della base: "Praeterit Scriptura basim candelabri, itaut, tametsi atleo solicite reliquas. Candelabri partes quasi dissimilares expresserit, basis ta,"11en nusquam meminerit." Infatti, se questa famosa opera di architettura divina, progettata e ordinata per essere scolpita da Dio stesso, è descritta parte per parte in modo così esatto e accurato, perché non viene menzionata la base, dal momento che ci sono molti luoghi nella Storia Sacra, e non meno di venti, che parlano di questo candelabro? Tornielo, Saliano, Cornelio e gli altri suppongono che il candelabro avesse una base, sforzandosi di indovinare la forma di cui era formato, privandosi persino di una grande prova e della più elegante conferma della loro argomentazione.

Dico dunque che la Scrittura non fa menzione della base del candelabro, perché il candelabro non aveva base: e dico che non aveva base, come Melchisedec non aveva né padre né madre. Di Melchisedec, san Paolo dice che non aveva né padre né madre, non perché non li avesse, ma perché la Scrittura non ne fa menzione (39). E perché la Scrittura non fa menzione del padre e della madre di Melchisedec? Perché Melchisedec era figura di Cristo, che in cielo non ha Madre e in terra non ha Padre. Similmente nel nostro caso. Il candelabro aveva una base, ma la Scrittura non ne fa menzione, come se non avesse base. Perché? Perché il candelabro era figura del Sacramento. E poiché nel Sacramento gli accidenti sono senza soggetto, è la stessa meraviglia che il candelabro sia sostenuto senza base; perciò la Scrittura tace e non fa menzione della base del candelabro, come se non avesse base, affinché la figura possa assomigliare a ciò che è rappresentato. Avendo così dimostrato questa eccellente figura e la grande somiglianza di quel mistero sovrano dell'altare con il candelabro del Tempio, chi non vede nelle sue sette luci ciò che il divino Sacramento compie nelle sette petizioni del Padre Nostro? Proprio come nel candelabro le tre luci da un lato e le tre luci dall'altro provenivano tutte dallo stesso tronco, dove si trovava la luce centrale: così le prime tre petizioni del Padre Nostro, per essere accettate da Dio, e le ultime tre, per esserci utili, ricevono tutta la loro luce e calore, tutto il loro valore ed efficacia dal pane sovrasostanziale che chiediamo nel mezzo di esse. La prima, in cui chiediamo per Dio, nasce da quel santissimo mistero, come sacrificio, il cui fine è il culto divino; e l'ultima, in cui chiediamo per noi stessi, nasce dallo stesso mistero, come Sacramento, il cui fine è il nostro rimedio.

E affinché non mancasse il tratto più particolare e inimmaginabile della stessa figura, oltre al tronco e ai rami del candelabro su cui erano sostenute le luci, quale pensate che fosse l'opera con cui erano adornate? Era un'opera tornita in grani e scolpita in rose: "Sphaerulae per singulos, et lilia" (40). Al posto di "lilia", Vilhalpando e Lipomano leggono rose, e al posto di "sphaerulae" ne rendono altre con maggiore espressione, "globuli", che è il nome stesso dei grani con cui preghiamo. Così che nella stessa figura del candelabro, non mancassero né i grani né le rose nella prima e principale preghiera del Rosario, così come il misterioso numero delle sue petizioni in proporzione e la più alta consonanza delle sue voci: "Extollens vocem".


“Padre, il lavoro che mi hai affidato è terminato”. Solo allora potrete lasciare il vostro lavoro e la vostra vita su questa terra in pace.

 


"Apprezzate anche il vostro lavoro come un dono delle Mie Mani. Ringraziate il Padre per la Sua generosità. Godetevi i frutti del vostro lavoro e la soddisfazione che ottenete da un lavoro ben fatto. Il guadagno materiale è un altro dono che vi viene dal Padre Nostro. Il sacrificio e la fatica del vostro lavoro non sono nulla in confronto ai suoi benefici. Applicate questo principio al funzionamento del Mio Regno. La sofferenza che vi viene richiesta è nulla se paragonata alla gloria che sarà vostra in Paradiso. La vostra vita sulla terra è breve. Ogni anno, ogni giorno, persino ogni minuto passa rapidamente. Assaporateli tutti, nel bene e nel male, come elementi necessari per arrivare alla fine per cui siete stati creati. La vostra vita finirà un giorno. Quella fine dovrebbe essere affrontata come se fosse una laurea. La fine, la laurea, dovrebbe essere il vostro obiettivo, mentre i mezzi per raggiungerla dovrebbero essere utilizzati con precisione, buona pianificazione, intraprendenza e gioia. Curate i dettagli delle vostre giornate con l'obiettivo della “laurea”. Anche il vostro lavoro dovrebbe essere visto in questo modo. Un giorno il vostro lavoro sarà finito. Preparatevi per quel giorno. Imparate tutte le lezioni che vi vengono presentate. Siate organizzati grazie a un'attenta pianificazione. Mettete ordine nelle vostre attività, nei vostri archivi, nella vostra mente. Quando il disordine comincerà a organizzarsi, la vostra mente sarà più libera. Iniziate oggi stesso a stabilire le priorità e a organizzare. Preparatevi a lasciare la vostra posizione in questo modo. Allora potrete dire, insieme a Me: “Padre, il lavoro che mi hai affidato è terminato”. Solo allora potrete lasciare il vostro lavoro e la vostra vita su questa terra in pace.

26-03-91 

Lena Shipley

La sostanza della perfezione sta tutta in una retta intenzione; tutte le armonie e dolcezze e consolazioni che si possono avere in questa vita sono puramente accidentali

 


La nube della non-conoscenza


Perciò, ti prego, disponiti di buona voglia a seguire quest’umile slancio d’amore del tuo cuore, perché esso vuol essere la tua guida in questa vita e vuol condurti alla felicità eterna nell’altra. Quest’impulso d’amore, senza il quale non c’è opera buona che si possa cominciare o finire, è l’essenza e la sostanza di ogni retta esistenza. In poche parole, non è altro che una retta intenzione in armonia con Dio, e una sorta d’appagamento e di contentezza che senti nella tua volontà per tutto quello che egli fa.

Questa retta intenzione è la sostanza della perfezione. Per quanto possano essere sante, tutte le dolcezze e le consolazioni, sia fisiche che spirituali, non sono che accidenti al suo confronto, e non fanno altro che dipendere da questa retta intenzione. Accidenti li chiamo, perché possono esserci o meno senza che la perfezione ne risenta. Naturalmente, mi riferisco a questa vita, perché non sarà così nella beatitudine celeste, dove tali dolcezze saranno unite in maniera inseparabile alla loro sostanza, così come il corpo in cui operano attualmente sarà unito all’anima. E così la loro sostanza qui in terra non è altro che una retta intenzione del tutto spirituale. E son proprio certo che chi giunge alla perfezione di questo volere, per quel che è possibile quaggiù, è ugualmente contento e felice quando ha le dolcezze e consolazioni che possono capitare all’uomo in questa vita, come quando non le ha, se tale è la volontà di Dio.


ORAZIONE

 


Esci da questo mondo, Anima Cristiana, nel Nome di Dio Padre Onnipotente, che ti ha creato

Nel Nome di Gesù Cristo Figlio di Dio Vivo, che ha sofferto per te

Nel nome dello Spirito Santo, che in te si è infuso

Nel Nome della Gloriosa e Santa Vergine Maria, Madre di Dio

Nel Nome del Beato Giuseppe, illustre Sposo della stessa Vergine

Nel Nome degli Angeli e Arcangeli

Nel Nome dei Troni e Dominazioni

Nel Nome dei Principati e Potestà

In quello dei Cherubini e Serafini

In quello dei Patriarchi e Profeti

In quello dei Santi Apostoli e Evangelisti

In quello dei Santi Martiri e Confessori

In quello dei Santi Monaci ed Eremiti

Nel Nome delle Sante Vergini e di tutti i Santi e Sante di Dio

Sia oggi in Pace il tuo Riposo e la tua dimora nella Gerusalemme Celeste

Vi permetto di entrare nella ferita del mio costato affinché raggiungiate l'oasi di pace che è il mio Cuore.

 


Sono in mezzo a voi

Gesù dice: Miei amati figli, vi ho riuniti in un angolino del mio Cuore per darvi riposo e riscaldarvi con le fiamme del mio amore. Sono in mezzo a voi. Io, che sono il Divino Scultore delle vostre vite, scolpisco ciascuno di voi dando forma.

Vi permetto di entrare nella ferita del mio costato affinché raggiungiate l'oasi di pace che è il mio Cuore. Pregate le mie sette effusioni (preghiere date a Santa Brigida) affinché io riversi su di voi benedizioni, perché attraverso queste preghiere io riverso abbondanza di amore e tenerezza, riverso unzione e liberazione, riverso luci per illuminarvi nel vostro cammino, riverso serenità nella vostra turbolenza, riverso forza nella vostra debolezza, riverso misericordia in un mondo indolente e dal cuore di pietra. Fate dei vostri cuori dei tabernacoli. Fate delle vostre vite un'oblazione continua.  

20 Luglio 2007

Agustín del Divino Corazón 

I' Avvertimento

 


Capitolo nove

L'era della pace

"Se le persone fanno come chiedo, ci sarà pace". Queste parole di speranza pronunciate da Nostra Signora di Fatima hanno preceduto una lunga litania di disgrazie che aveva predetto sarebbero venute nel mondo se le sue richieste non fossero state prese sul serio. È imperativo rendersi conto che la sua affermazione è ancora valida: ci sarà sicuramente pace, se le persone fanno come lei chiede. Se, anche ora, durante gli "ultimi avvertimenti", rispondiamo con pentimento, lasciando che i nostri cuori siano purificati dal peccato dalla grazia perdonatrice di Dio, ci sarà davvero pace: pace prima nel cuore di ogni persona, poi in tutto il mondo nella società, l'inizio di un'era di pace, che aveva profetizzato sarebbe inevitabilmente arrivata.

Se avessimo ascoltato all'inizio, o in qualsiasi momento nel corso degli anni lei avesse protestato con noi, avremmo potuto evitare "guerre, carestie, persecuzioni della Chiesa e del Santo Padre". Molte brave persone sarebbero state risparmiate dal martirio, la fame non avrebbe devastato le nazioni, la Russia si sarebbe già convertita e mai avrebbe potuto “diffondere i suoi errori nel mondo”, la Seconda Guerra Mondiale non sarebbe mai avvenuta.

Ma queste afflizioni hanno avuto luogo. La pace è stata persa per sempre? La razza umana si cancellerà da sola con la guerra nucleare globale? La pace è un sogno, un'illusione?

“Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà. .e sarà data al mondo un'era di pace ". Questa promessa è incondizionata. La pace sta arrivando. Sarà la pace che dà Gesù, non quella che è data dal "mondo". Le persone finalmente faranno quello che lei chiede e ci sarà pace. La pace e l'era della pace sono sicuramente in arrivo. Non è un'illusione crederlo. La Madre di Dio lo ha predetto. Nonostante considerazioni e dubbi umani, fallimenti e peccati, guerre o punizioni, la sua profezia si avvererà "alla fine".

L'era della pace attende il trionfo. Non è possibile misurare il tempo che rimane prima che arrivi la pace, poiché l'avvento della pace dipende dal fatto che Il Trionfo avvenga in noi in anticipo. Dobbiamo prima tenere nei nostri cuori l'assenza di peccato del Cuore Immacolato prima che possa venire la pace. Il pentimento deve instradare il peccato prima che qualsiasi pace possa essere nostra. L'amore deve prevalere su ogni altra considerazione, riconciliandoci tutti nella dolcezza, prima che possiamo vedere la pace venire. Famiglie e quartieri, paesi e città, paesi e nazioni devono essere riconciliati prima che ci possa essere la pace. Soprattutto, i cristiani devono essere riuniti di nuovo in un unico Corpo che è la Chiesa, prima che la pace possa discendere su di noi dal cielo. E la pace deve essere dal cielo. La Madonna ha fatto riferimento a questo assicurandoci che la pace "sarà data" al mondo. Verrà da Dio.

Quindi l'Era di Pace deve aspettare fino al completamento del Trionfo. È già iniziato in coloro che hanno ascoltato il messaggio della Madonna e hanno cambiato la loro vita, sforzandosi ogni giorno di diventare santi e graditi a Dio, cercando di imitare con il proprio cuore il Cuore Immacolato di Maria. L'Avvertimento ha già strappato milioni di persone ai loro peccati; soprattutto in loro, The Triumph sta prendendo piede. Il Miracolo confermerà la loro decisione e convertirà molti altri a seguire Gesù. La grazia del pentimento che scaturisce da questi eventi potrebbe far progredire così tanto il trionfo che la punizione non avverrà mai. Ma l'Era di Pace non arriverà fino a quando il Trionfo del Cuore Immacolato non sarà così completo che i cuori di tutti noi saranno già stati convertiti alla pace.

La pace è un dono per il cuore e se un cuore è in pace, può donare la pace. La pace in me può rendere il mondo intorno a me un posto più pacifico per gli altri. Per la mia pace, sono pronto per essere in un rapporto amichevole con tutti quelli che incontro. Le nazioni pacifiche sono composte da persone pacifiche che hanno scelto la pace come stile di vita per se stesse. Non può esserci guerra tra nazioni piene di uomini e donne pacifici. Un cuore trasformato dalla propria pace interiore può dare al mondo quella pace che il mondo non può darsi da solo. Sono coloro che condividono, attraverso il pentimento e la conversione, la pace di Gesù, che inaugureranno l'Era di Pace promessa a tutti noi.

Per questi motivi dobbiamo aspettare, non sappiamo quanto tempo, l'era della pace. Può essere affrettato da persone di pace, ritardato da persone che rifiutano la pace e abbracciano il peccato. Sappiamo solo che arriverà sicuramente questa misteriosa "pace". Il Cuore Immacolato lo ha promesso.

L'era della pace può arrivare molto presto.Possiamo sperare in un breve intervallo tra The Miracle e The Era of Peace, e che The Punishment non interverrà. Se il mondo si converte rapidamente a causa dei meravigliosi eventi che abbiamo iniziato a vivere nell'Avvertimento, è possibile che l'era di pace arrivi rapidamente. Dopo tutto, "niente è impossibile a Dio". Forse la grande ondata di preghiera di intercessione che sgorgerà nei fedeli per la conversione del mondo sarà così efficace che L'Era della Pace verrà senza indugio. Ma dobbiamo ammettere che è anche possibile un intervallo più lungo, anche molto più lungo, e forse più probabile (dato il nostro record di scarsa risposta ai messaggi), e che potrebbero volerci molti anni duri prima che The Triumph sia completo e The Era della Pace inizia. Semplicemente non sappiamo quanto tempo ci vorrà, dopo The Miracle, perché ci sia dato L'Era della Pace. La pace può infatti apparire solo dopo Il Castigo, che Dio sicuramente non sarà ansioso di vederci soffrire. Possiamo sperare che l'era della pace arriverà presto, così che attraverso il pentimento non sarà necessaria alcuna punizione per portare la pace. La pace del Signore sia con tutti noi per intercessione di Maria, Madre di Dio. “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso”, nei nostri tempi, affinché possiamo conoscere di nuovo la pace nel mondo, nel Cuore di Gesù e nel tuo Cuore Immacolato.

 - di padre Philip Bebie, CP

mercoledì 10 dicembre 2025

L’orgoglio – La caduta - Il ponte spirituale è in pericolo - L’opera d’abbaglio

 


I segni del tempo attuale


Questo vi sia detto che ogni superbia porta alla caduta ed è molto più difficile raggiungere di nuovo l’alto livello preceduto da una caduta. Vedete, voi Miei figli, vi avverto perché vedo la costituzione interiore dei cuori come vedo con preoccupazione le braccia tentatrici del mondo. Io vedo che voi bensì indugiate, ma siete volenterosi di lasciarvi afferrare. Vedo anche perdersi il disinteresse, vedo come volete all’improvviso giungere in alto, ma nel senso terreno e non pensate più al vostro compito terreno. E la conseguenza è che i ponti verso l’aldilà sono in pericolo, che i pilastri diventano insicuri ed Io, come il Signore, devo pronunciare una Parola di Potenza, per evitare questo pericolo. Vedete, quando questo pericolo è in arrivo, vi deve essere dato un segno, affinché non oscilliate e non vi smarriate. Perché il mondo non vi offre nulla che Io non possa sostituirvi migliaia di volte, nessuna gioia del mondo sarà profonda e duratura, ed ogni felicità terrena è soltanto un inganno ed un’apparenza, e quello che credete di conquistarvi sulla Terra, è un’opera d’abbaglio e senza alcuna utilità spirituale. E così è da aspettarsi una debolezza spirituale in tutti coloro che tendono ad ottenere onore e fama nel mondo. Essi non possono aspettarsi nessun Aiuto, perché non tendono a nulla di ciò che potrebbe assicurare loro l’Aiuto dall’Alto. Il contenuto della loro vita è per loro sempre soltanto la vita terrena con il suo adempimento, e tutto lo spirituale rimane loro estraneo, ogni tendenza è verso il bene terreno, ma non pensano all’Eternità. Come devo intervenire benedicendo là dove Mi si rivolgono le spalle, dove devo benedire coloro che Mi rinnegano? E Mi rinnega colui, che respinge la Mia Parola per via di un vantaggio terreno. Chi vuole salire in alto e non cerca l’Altura spirituale, la sua caduta arriverà presto ed il suo lottare sarà molto più difficile, semmai dovesse ancora cercare la Verità sulla Terra. Soltanto la dedizione interiore, la preghiera umile e l’attività fervente nell’amore protegge il figlio terreno dal pericolo del divenire infedele, e dove minaccia di diventare debole, deve invocare Me per avere l’Aiuto, ed Io voglio assisterlo in ogni miseria, perché Io conosco i Miei figli e perciò li avverto con tutto l’Amore, che non rinuncino a qualcosa di Prezioso per scambiarlo con un tesoro senza valore che consiste nella reputazione, felicità e ricchezza terreni e che fa diventare comunque così miseramente povero il cuore umano, quando a causa di questi l’anima cade nell’oscurità. Perciò evitate il mondo, evitate lo sfarzo e rimanete umili, semplici e modesti e lasciate tutte le esteriorità a coloro che credono di non poter vivere senza queste, costoro hanno il loro regno dei Cieli sulla Terra e nell’aldilà non avranno da aspettarsene nessuno se prima non rinuncino a tutto volontariamente e non si accontentano con poco per via della salvezza dell’anima.

Amen

 4. aprile 1939

«Guarda le mie piaghe, - dice - e adorale... baciale... Non sono state fatte dalle anime, ma dall'amore!».

 


COLUI CHE PARLA DAL FUOCO

 

Il lunedì, 20 giugno, ella prega nell'oratorio del noviziato.  

 

«La SS.ma Vergine venne ad un tratto e con tenerezza mi disse:  

«- Non preoccuparti, figlia mia, e di' alla Madre di non temere di niente. Questo tuo dolore è una scintilla del Cuore di mio Figlio! Quando si fa sentire più acuto, offrilo generosamente: vuol dire che in quel momento un'anima lo ferisce profondamente. Non temere di soffrire: è un tesoro per te e per le anime!  

«Mi benedisse e sparì».

  

Quella stessa sera, al refettorio, Josefa fedele alla direzione del Maestro: 

 

«Offrivo il cibo che prendevo a Nostro Signore, come mi ha insegnato - scrive - ed ecco che ad un tratto apparve e mi disse:  

«- Sì, dammi da mangiare, perché ho fame... dammi da bere, perché ho sete!...  

«- Tu lo sai, di che cosa ho fame e sete?... delle anime... di quelle anime che amo tanto... Tu dammi da bere!».  

«Rimase lì tutto il tempo della cena - continua Josefa - poi disse:  

«- Vieni con me... non lasciarmi solo!».


  Il giorno dopo, 21 giugno, durante il ringraziamento della Comunione Egli le chiede di seguirlo in una via di crescenti dolori.  

 

«- Offri tutto al Padre mio in unione con le mie sofferenze - le dice. Tutti i giorni ti farò passare tre ore nell'angoscia e nello spasimo della mia croce, e ciò sarà molto utile a quell'anima». 

Josefa non esita a camminare nella via dolorosa. Mentre tanto paventa i favori, di cui conosce la responsabilità, è pronta invece a condividere la croce che deve salvare le anime. Nostro Signore lo sa, conta su di lei e moltiplica le richieste. Il giovedì 23 giugno, alla S. Messa, le appare di nuovo:  

 

«- Voglio che oggi tu chieda il permesso di fare l'ora santa. Presenta questo peccatore al Padre mio, ricordandogli che per quell'anima ho sofferto l'agonia nell'orto. Tu gli offrirai il mio Cuore e le tue sofferenze unite alle mie... Dirai alla Madre che queste sofferenze sono un nulla paragonate alla gioia che quest'anima mi darà tornando a me».  

«Stanotte - continua Josefa - mi sono svegliata sotto la stretta del dolore e poco dopo è venuto Gesù coronato di spine».  

«- Vengo per soffrire insieme con te».  

«Congiunse le mani e pregò a lungo.  

«Se avesse visto, Madre mia, com'era bello! Teneva gli occhi volti in alto, e l'aspetto era improntato ad una tristezza piena d'incanto... Sul suo volto batteva una grande luce come un riflesso del cielo».  

 

Parecchi giorni e parecchie notti trascorsero così. Josefa riferisce le visite del Maestro divino che le ripeteva senza posa la sua sete e la sua attesa. Ella assiste, per così dire, alla persecuzione dell'amore che insegue quell'anima in pericolo. Ma benché Gesù gliene lasci la responsabilità davanti a Dio, pure vuole nella sua collaborazione il più grande disinteresse. Quando Josefa domanda se il peccatore si lascia commuovere, Egli risponde, il martedì 28 giugno, apparendole mentre sta al lavoro.  

 

«- Ascolta ciò che sto per dirti: vuoi piacermi davvero? Non occuparti che di soffrire e di darmi ciò che ti chiedo senza voler sapere il "come" ed il "quando". Nella notte del mercoledì 29 giugno, verso le due, ad un tratto è comparsa la Madonna:  

«Io le ho parlato di quell'anima, - scrive Josefa supplicandola di voler chiedere a Gesù di allontanare da lei l'occasione del peccato e di infonderle la forza di rimettersi sul retto cammino. I Suoi occhi si sono riempiti di lacrime e ha detto:  

«- E’ caduto molto in basso! Si è lasciato ingannare come un agnello! Ma, coraggio! Fa' tutto quello che mio Figlio ti dice e chiedigli di far pesare su te ciò che merita quel peccatore. Così verrà risparmiato dalla giustizia divina. Non temere di soffrire, non ti mancherà la forza necessaria, e allorché non ne potrai più, Io ti darò coraggio e ti aiuterò. Sono il rifugio dei peccatori: quest'anima non andrà perduta!».  


Il giorno seguente, giovedì 30 giugno, dopo la Comunione, Gesù, mostratosi a Josefa, le presenta le ferite delle mani e dei piedi, insegnandole a scoprirvi la ferita invisibile dell'amore:  


«Guarda le mie piaghe, - dice - e adorale... baciale... Non sono state fatte dalle anime, ma dall'amore!».  


E siccome Josefa non sa che cosa dire, Egli ripete:  


«Sì, è l'amore mio per le anime... l'amore di compassione che nutro per i peccatori... Ah! se sapessero!».  


Allora nel silenzio dell'anima, Josefa lascia che il Maestro imprima in lei quell'invisibile ferita che ella deve condividere e sollevare.  


« - La più grande ricompensa che possa dare ad un’anima - prosegue - è di farla vittima del mio amore e della mia misericordia rendendola somigliante a me, che sono la Vittima divina per i peccatori».  

Suor Josefa Menéndez

PREGHIERA PER CHI È APPENA DECEDUTO

 


Padre, affidiamo a te tuo figlio (tua figlia) ________, affinché viva unito a Te dopo essere morto al mondo, e Tu che sei la stessa Bontà, degnati di perdonargli i peccati che ha commesso a causa della fragilità della sua condizione umana. Per Cristo Nostro Signore.

R/. Amen.

O Dio, Padre di bontà, la nostra fede proclama tuo Figlio, morto e risorto; concedi, propizio, per il tuo ministero pastorale, che tuo figlio (a) ______________che si è addormentato in Cristo gioisca, per Lui, nella risurrezione.

Per Cristo Nostro Signore,

R/. Amen.

TUTTI I MIEI FIGLI CHE SARANNO CON ME: DIO ONNIPOTENTE «NON HANNO NULLA DA TEMERE». E ORA, IO, DIO ONNIPOTENTE, DICO: «BASTA, NE HO ABBASTANZA»!

 


(Messaggio dato a MYRIAM e MARIE martedì 9 dicembre 2025)


IO SONO DIO: IL PADRE Onnipotente: «Creatore del mondo visibile e invisibile»... IO SONO!

So, figli miei, che siete stanchi delle vostre sofferenze, prendete la mia mano: non lasciatela andare. Il più difficile deve ancora venire, figli miei: nei giorni e nei mesi a venire, MA! Tutti quelli: «Tutti i miei figli che saranno con ME: DIO Onnipotente: NON HANNO NULLA DA TEMERE»!

Darò loro la forza del MIO SPIRITO SANTO per: «Resistere a tutte queste catastrofi» che si abbattono sul mondo: per la sua purificazione.

E ora, IO, DIO Onnipotente, «dico: BASTA, ne ho abbastanza».

Ne ho abbastanza di questa putrefazione che avvelena i Miei figli, la Mia terra: «NE HO ABBASTANZA»! Molti dei Miei poveri figli vedono solo il bene materiale: i piaceri della carne e dimenticano che hanno un'anima e che l'anima deve rimanere pura... Hanno dimenticato che DIO esiste. Hanno dimenticato che è DIO che li ha creati: che DIO ha creato tutte le cose. Senza DIO ci sarebbe il nulla totale.

Tutti i grandi di questo mondo che sono con il Mio avversario: con Satana «Li rimuoverò da questo mondo»! Vengo a separare la zizzania dal buon seme, Amen.

Vi chiedo ancora, figli miei, di:

– Pregare molto per il mondo.

– La FRANCIA.

– La Mia Chiesa, dove ci sono tanti sacrilegi.

Continuate a pregare per tutti i membri della vostra famiglia che sono lontani da ME, affinché si convertano.

Non dimenticate che IO SONO Padre, voglio salvare tutti i Miei figli.

AMEN, AMEN, AMEN,

DIO Onnipotente: Pieno di Amore e Misericordia, vi dà la Sua Santissima Benedizione insieme a quella della Beata VERGINE MARIA: Che È tutta Pura e Santa « LA DIVINA IMMACOLATA CONCEZIONE » e, San GIUSEPPE Suo castissimo Sposo:


NEL NOME DEL PADRE,

NEL NOME DEL FIGLIO,

NEL NOME DELLO SPIRITO SANTO,

AMEN, AMEN, AMEN,


IO SONO DIO: Il vostro Padre CELESTE che vi ama e vi protegge.


(( Alcune parole della VERGINE MARIA ))

Sono qui, miei piccoli figli!

IO sono vostra madre MARIA.

IO sono qui: vostra madre del CIELO.

IO vi amo, IO vi proteggo. IO vi abbraccio teneramente e siate sempre fedeli a Mio Figlio GESÙ , Amen.


( Alla fine del messaggio impartito, abbiamo cantato ) :

DIO ci accoglie nella SUA Casa .

Salve Regina

I' Avvertimento

 


Capitolo otto

La consacrazione è una forma di devozione. La devozione al Cuore Immacolato può essere abbracciata in molti modi, ma quello che sembra più appropriato oggi è la "consacrazione". Nostra Signora di Fatima ha chiesto la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e ha promesso che questo avrebbe portato alla conversione di quel Paese. La consacrazione è immensamente potente, capace di far scendere dal cielo grazie che rendono possibili cose impossibili. Alla luce della profezia sulla conversione della Russia mediante la consacrazione, una moltitudine di cattolici ha scelto di consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria, esprimendo così nel modo più adeguato la propria devozione a quel Cuore. Anche se la consacrazione individuale non è stata richiesta dalla Madonna in nessuna delle sue apparizioni, tuttavia sembrerebbe essere il metodo più completo per esprimere "devozione" al suo Cuore Immacolato e per vivere quella devozione nella vita di tutti i giorni. I consacrati a Lei sono decisi nel loro cuore di essere continuamente devoti a Lei e di soddisfare le sue richieste. La consacrazione è il Trionfo del Cuore Immacolato che accade nei loro cuori.

Il cuore consacrato è dedicato a diventare come il Cuore Immacolato di Maria: senza peccato, pieno d'amore. Chi vive la propria consacrazione è testimone del Trionfo già realizzato in loro. Hanno scelto di lasciarsi convertire. Seguono Gesù senza riserve. Invitavano gli altri alla stessa donazione di tutto cuore al Signore. I loro cuori riflettono la bontà e la gentilezza del Cuore di Maria. Il Cuore Immacolato di Maria, la risposta perfetta a Gesù, diventa visibile nella vita di coloro che sono consacrati a quel Cuore. *

Per queste ragioni, tutti dovrebbero seriamente considerare di consacrarsi personalmente al Cuore Immacolato . Coloro che lo hanno già fatto possono testimoniare il silenzioso potere di trasformazione della consacrazione. Sentono che, poiché si sono affidati completamente alle braccia protettrici della loro Madre, lei è continuamente presente in un modo nuovo. Sanno che stanno ricevendo grazie che altrimenti non avrebbero, perché la loro Madre, Maria Immacolata, si prende cura di loro. Le permettono di essere per loro ciò che Dio vuole che sia. Contano sul fatto che lei reciti in loro come Madre e Regina. La conoscono in un modo nuovo grazie alla loro consacrazione e capiscono che essere devoti al suo Cuore Immacolato sarà la certezza della loro salvezza.

La consacrazione è una questione semplice . Consegniamo tutto il nostro essere al mistero di essere materni di Maria. In questo imitiamo Gesù, che da piccolo era suo e che non le ha mai revocato questo dono di sé. Diciamo "Sì" a Maria come ha fatto lui. Crediamo che Dio operi potentemente attraverso di lei e che ci stiamo arrendendo a quel potere quando arriva attraverso il suo cuore. La consacrazione può essere espressa in modo più conciso affermando che è come dire "Sì" a Maria, il Cuore Immacolato, così com'è, e così come Dio ce la dà. Accettiamo il dono di lei che Gesù ci ha fatto quando ha detto dalla Croce al "discepolo amato": "Questa è tua Madre". La "prendiamo nel nostro", cioè in tutto ciò che abbiamo e siamo.

A lei non attribuiamo né di più né di meno di quanto fa Dio stesso. Dal momento che l'ha resa sua madre, lo riconosciamo. Affermiamo anche che è nostra Madre perché ce l'ha data quando è morto sulla croce. Regna con lui; lasciamo che lei regni su di noi. È senza peccato ea cui aspiriamo

* Questa è una bellissima spiegazione della devozione dello Scapolare del Monte. Carmelo. Vedi il libro: Sign of Her Heart, AMI Press, Washington, NJ 07882.

sii anche senza peccato. È piena di amore e noi vogliamo essere come lei. Ci consacriamo a tutte queste verità su Maria mentre ci consacriamo alla sua persona. Ci relazioniamo con lei proprio come Dio l'ha rivelata, e non le tratteniamo nulla della gloria che Dio stesso le ha concesso.

La consacrazione si apre totalmente all'incommensurabile potenza di Dio passando attraverso il vaso del Cuore Immacolato. È uno dei segreti di Dio, che non potremo mai comprendere appieno: l'amore e la grazia senza limiti giungono fino a noi per mezzo della più piccola, Maria. I più umili, i più poveri sono sempre gli eletti. I più umili e senza pretese sono quelli che più probabilmente saranno individuati dal Signore come canali della Sua potenza. La consacrazione al Cuore Immacolato vive in questo tipo di fede. Crede che Dio possa compiere le Sue opere più potenti attraverso qualcuno semplice e debole come Maria, la Vergine di Nazareth. Non è Dio, ma una di noi, che condivide la nostra condizione umana e la nostra impotenza. Nondimeno, è piena della forza di Dio come le anfore di pietra di Cana, traboccanti dalla potenza di Dio con vino ricco per le nozze. Versa questo vino di grazia per gli altri. Ce lo dà da bere attraverso il suo amore e la sua preghiera. Partecipa alla mediazione di Cristo. Questo non dovrebbe causarci imbarazzo. Noi membri del Suo Corpo mediamo la stessa grazia di Cristo quando battezziamo, perdoniamo, intercediamo, amiamo. Ma in lei non esiste l'impedimento alla condivisione della grazia di Dio che ci appartiene a causa della nostra peccaminosità. Nel suo caso, poiché è Immacolata (senza peccato), lo Spirito di Gesù si precipita su di noi attraverso il suo Cuore con una tale pienezza esuberante che non c'è nulla oltre l'ambito della sua influenza. La consacrazione riconosce il suo regno universale con Cristo e lo accoglie. La persona consacrata al Cuore Immacolato si è sottomessa volentieri al piano di Dio di agire per mezzo di Maria e si compiace della gioia di aver preso quella decisione. La consacrazione è un atto di umiltà, da cui ci pieghiamo in basso come fece Gesù quando lavò i piedi ai suoi discepoli. Nella piccolezza che ammette di sé, apre il cuore dell'uomo ai miracoli della trasformazione. Accelera la riforma dei cuori in tutto il mondo. Accelera il trionfo e l'era della pace. Evita il Castigo avvalendosi della misericordia di Dio, che viene dalla Madre della Misericordia. Accorcia il tempo di The Tribulation, anche mettendolo da parte. La consacrazione ci assicura la salvezza e ci dà il potere di intercedere più seriamente ed efficacemente per la salvezza dei peccatori. È un ingrediente estremamente necessario del piano di pace della Madonna e si affretterà a realizzarlo. Evita il castigo avvalendosi della misericordia di Dio, che viene dalla Madre della Misericordia. Accorcia il tempo di The Tribulation, anche mettendolo da parte. La consacrazione ci assicura la salvezza e ci dà il potere di intercedere più seriamente ed efficacemente per la salvezza dei peccatori. È un ingrediente estremamente necessario del piano di pace della Madonna e si affretterà a realizzarlo. Evita il castigo avvalendosi della misericordia di Dio, che viene dalla Madre della Misericordia. Accorcia il tempo di The Tribulation, anche mettendolo da parte. La consacrazione ci assicura la salvezza e ci dà il potere di intercedere più seriamente ed efficacemente per la salvezza dei peccatori. È un ingrediente estremamente necessario del piano di pace della Madonna e si affretterà a realizzarlo.

 - di padre Philip Bebie, CP

martedì 9 dicembre 2025

Dio creò solo degli esseri della stessa perfezione

 


Gesù ha detto: “Diventate perfetti!”


Da Me è stato irradiato soltanto un unico essere – Lucifero, il portatore di Luce – che Io ho creato per poter donare Me ed il Mio Amore, e che era stato formato come Mia Immagine proceduta da Me nella più alta Perfezione, che stava al di fuori di Me quale Pensiero ed esisteva già anche nella sua Pienezza di Luce e Forza, come non poteva essere diversamente, perché nulla d’imperfetto poteva sorgere da Me.

Ho creato questo essere per la Mia propria Felicitazione, perché il Mio Essere dall’Eternità E’ Amore ed Amore vuole sempre rendere felice, ma prima non esisteva nulla di essenziale che potesse accogliere in sé il Mio Amore. E fu una Immagine riflessa di Me Stesso, Io Stesso Mi vidi in questo essere esternato da Me, era per così dire il Mio secondo Io che univa in sé Amore, Saggezza e Potere così come non ha potuto essere diversamente di Me Stesso e che era perciò anche indicibilmente beato, perché la Mia Forza d’Amore lo compenetrava costantemente. Io volevo avere accanto a Me un essere simile perché Io ero oltremodo beato nella Mia Forza creativa e volevo preparare la stessa Beatitudine ad un essere nella cui felicità Io potevo ora rallegrarMi. 

La Mia Sostanza dall’Eternità E’ Amore, soltanto questo Amore è a sua volta Forza. La Mia Forza d’Amore non poteva rimanere inattiva e fece sorgere ininterrottamente delle Creazioni spirituali. Ma nessuno fuori di Me poteva rallegrarsi di queste Creazioni, e questo Mi ha stimolato alla Creazione di Un’Immagine – di un essere che era fatto come Me Stesso, soltanto che aveva un inizio, mentre Io Ero dall’Eternità. Io godetti Beatitudini senza misura mediante l’Irradiazione della Mia Forza d’Amore in quell’essere creato da Me che ora era compenetrato della stessa Forza d’Amore, poteva e voleva pure diventare attiva nel creare perché era totalmente libero. Si schiudeva totalmente in Me, era un costante scambio d’Amore, perché l’Amore che Io donai all’essere, lo donò ugualmente a Me. L’essere Mi voleva bene e si schiudeva totalmente in Me. E questo significava libera Irradiazione d’Amore, libera compenetrazione di Forza che voleva diventare attiva. E dato che la Creazione del primo spirito di Luce mi procurava la massima Beatitudine, anche la sua beatitudine era nel creare esseri simili – quindi dalla Forza d’Amore di noi due procedeva un innumerevole esercito di esseri simili che erano tutti della più sublime Perfezione ed oltremodo beati. 

Questo processo è stato spiegato più sovente a voi uomini tramite le Mie Rivelazioni. E malgrado ciò voi ponete sempre di nuovo domande su chi era veramente il Creatore degli alti e più sublimi esseri di Luce, perché voi uomini avete già un altro concetto dello spirito di Luce primo creato, e perché voi non avete più la piena conoscenza in conseguenza al peccato. Ma voi dimenticate che tutti gli spiriti ur hanno la loro origine in Me e nel portatore di Luce che utilizzava la Mia Forza per la creazione di tutti gli esseri spirituali, che voi siete perciò da Me e da lui, ma anche, che la sua volontà utilizzava la Mia Forza che gli affluiva illimitatamente. E così comprenderete anche che il portatore di Luce aveva una posizione d’eccezione perché era l’unico che è stato da Me Stesso chiamato in vita. Ora attraverso la caduta da Me egli ha perso la sua forza e potenza, ha perduto la sua conoscenza e cadde nel più profondo abisso, ma come essere egli è ancora sempre lo stesso spirito creato ur, che ora si attiva come polo opposto, come egli era prima dedito a Me nel più ardente amore e godeva della più sublime beatitudine. Tutti gli altri esseri caduti sono stati dissolti nella loro sostanza ur, la Forza una volta irradiata come esseri è stata trasformata in Creazioni di differenti specie. 

Ma il portatore di Luce, che aveva perduto ogni Luce, rimase nel suo essere ciò che era in principio, soltanto rivolto totalmente nel contrario, in modo che è diventato il Mio polo opposto e Mi serve ora come polo opposto nel Rimpatrio dello spirituale caduto. Perché una volta è stata posta a tutto lo spirituale la prova di confessarsi per Me o per lui, ed ha seguito lui ed è diventato infelice. Ed ora viene sempre di nuovo messo davanti alla prova, perché il Mio avversario rimane fermo nella convinzionedi avere il diritto sull’essere caduto, come nemmeno Io rinuncio a coloro che sono proceduti dalla Mia Forza d’Amore, ma l’essere stesso prende la decisione. Il Mio avversario fa valere i suoi diritti ed agisce sugli esseri in senso negativo, mentre Io cerco di conquistare per Me gli esseri mediante l’influenza positiva. Ed al Mio Fianco stanno ancora innumerevoli esseri creati da lui, che però Mi riconobbero come Fonte di Forza, da cui anche lui ha avuto la sua origine. E questi sono rimasti nella loro beatitudine, perché ricevono ancora ininterrottamente la Mia Forza d’Amore e sono attivi nella creazione e nella formazione. Degli esseri auto consapevoli sono però soltanto proceduti insieme da Me e dal portatore di Luce, e questi esseri auto consapevoli rimangono anche esistenti in tutte le Eternità. Soltanto gli esseri una volta caduti hanno perduto per un certo tempo la loro auto consapevolezza, per poter di nuovo fare la risalita dall’abisso nello stato dissolto. Ma loro riottengono l’auto consapevolezza appena hanno assolto l’ultima prova di volontà da uomo. Ma deve sempre essere tenuto conto di un Mio essenziale avversario perché è rimasto ciò che era ed egli rimarrà anche chi è per tutte le Eternità (tempi eterni), ma una volta il suo essere cambierà di nuovo lo stesso e si ritrasformerà in amore, perché anche lui sarà di nuovo illimitatamente beato. Allora il Mio Amore lo irradierà di nuovo, come è stato in principio. 

Amen

3. aprile 1964