martedì 20 ottobre 2026

Il buon samaritano delle vittime del demonio

 


Se mi manda via, mi tengo mia figlia  


Il  demonio  riprende  il  discorso  della  autorizzazione  del Vescovo per fare l’esorcismo e aggiunge: “Però non ti prometto di andarmene. Può essere, ma non te lo prometto. Se io andrò via lui (il genero) starà bene e diventerà anche ricco.  

“Tornerà  ad  avere  quella  forza  di  un  leone  che  aveva: quando lavorava”. Inizialmente il demonio mi disprezzava, mi diceva che l’altro è più forte di me, che fa di più. Alla fine mi dice: “Sei piccoletto, ma tremendo. Sarai contento; questa sera hai fatto una bella battaglia”.    

In successivi  incontri di preghiera sento che  il demonio chiama Max ‘sua figlia’, cioè la moglie del posseduto. Mentre cerco di mandarlo via mi dice: “Se lascio questo mi tengo mia figlia.  Questo  fa  tante  preghiere,  messe,  comunioni,  rosari, versa acqua da per tutto, in ogni angolo della casa per mandarmi via e mi ha fatto sloggiare. Adesso si è messo a pregare anche con lei (moglie) per mandarmi via”.  

Con l’aspersione dell’acqua benedetta vuole sfidarmi, deridermi, rimanere impassibile per mostrarmi che non gli fa niente: anzi allunga le mani quasi a volere prenderne in abbondanza. Ed io la verso in abbondanza sul palmo delle mani. Subito reagisce fortemente, scatta in piedi e corre dicendo: “Brucio, brucio”. Corre via veloce perché non lo raggiunga altra acqua.  

Appena gli è passato il bruciore torna a sedersi e mi chiede: “Di che cosa era fatta quell’acqua”. “Di acqua e sale”, gli dissi. Altre volte l’acqua gli dava fastidio e diceva che era acqua sporca e che preferiva l’acqua del rubinetto. 

Asmodeo di solito lascia Max a pregare con me. Da quando ho cominciato ad invocare lo Spirito Santo, a mettergli addosso la stola, a passare con le mani, o con oggetti benedetti, o con le reliquie dei santi sulla testa e su altre parti del corpo dove  soffre  fortissimi  dolori,  soprattutto  sugli  arti  e  sulla schiena, il demonio si arrabbia e si vendica: non lascia più a Max, suo posseduto, a pregare con me. 

L’ultima volta era arrabbiatissimo perché ero riuscito a scoprire dove aveva piantati i chiodi e cavarli fuori, passando su più parti del corpo con le mani, o con l’acqua santa, o con l’olio consacrato dal vescovo. Per questo motivo non l’ha più lasciato a pregare, solo un po’ alla fine. 

Ad un certo punto è disperato, si mette a chiamare aiuto: “Venite ad aiutarmi, perché sta mandandomi via, mi vuole far morire, non ce la faccio più, venite ad aiutarmi, mi sta distruggendo tutto il mio lavoro”. Chiama più volte i compagni, ma non arriva nessuno: lo conferma lui stesso. Si dimena come sia in agonia.  

Comincio  a sperare che sia vicina l’ora della liber azione. Continuo le mie benedizioni, l’unzione con l’olio, le maledizioni,  le  intercessioni  dei  Santi,  l’invocazione dello Spirito Santo  per  vedere  se riuscivo dargli il colpo di grazia o  mandarlo  dalla  suocera che  ha  fatto  tanto male al genero.  

Ma  temevo  che fosse  una  sua  sceneggiata   per   interrompermi le preghiere.  Gli  chiedevo  di uscire e di andare da chi l’aveva mandato a  fare  del  male.  Mi risponde: “Non posso  perché  è   morto dopo avermi fatto del male, ma si è salvato”. “Allora, gli dico, va dalla vecchia che è ancora viva; soffra anche lei un po’”. Mi ripete: “Ma allora la facciamo morire!. La mandiamo all’inferno con tutto il male che ha fatto”.  

Dopo questo dialogo mi informo se quanto mi aveva detto corrispondeva a verità. Una vera carismatica mi ha spiegato che il male torna alla suocera, ma per questo non deve morire. Non è più tornato a farmi la proposta di armistizio, di tregua perché sa che io voglio mandarlo via per sempre. Ha paura che gli scopra e levi ancora i chiodi, quasi siano le sue ultime ancore di salvezza, i punti saldi dove attraccare la sua presenza e rimanere ormeggiato nel corpo di Max.  

Un giorno, arrabbiatissimo per le sofferenze che gli procuravo agli arti inferiori per togliere i chiodi, mi dice: “E lasciami stare; io sono più buono degli altri, perché vuoi trattarmi così”? Effettivamente fra gli altri posseduti è il demonio più buono, non offende mai, non dice né parolacce, né bestemmie, però fa il furbo per ingannarmi.  Lui stesso mi diceva: “Anche se mi fanno male le tue preghiere, benedizioni e ma- ledizioni,  cerco  di  rimanere  indifferente  perché  così  ritieni inutile il tuo lavoro, non ti accanisci, e mi lasci in pace”.  

Asmodeo, in questo caso, si presenta con il carattere bonaccione, conciliante e si rende simpatico come il posseduto. È una diversa strategia per rimanere più a lungo possibile in Max , perché “a casa sua si mangia bene, si sta bene”.  

Racconta: “Quando mi hanno mandato, mi hanno detto: “Vai là che si sta bene, ma le cose non sono proprio così”. “Infatti tutti se ne sono andati e sei rimasto solo”. “Si, sono rimasto solo, ma gli altri non erano stati mandati, li avevo invitati io e si sono stancati”. Aggiungo: “E io cercherò di stancare Te”. 

FRATELLO  ESORCISTA


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