martedì 18 febbraio 2020

Leggete le rivelazioni così sapete a che cosa andrete incontro!



La presa di potere del male s’impone sempre più visibilmente in molti ambiti e in molti paesi. Molto continua a restarvi nascosto, perché è abilmente tramato e poi tenuto segreto dal gruppo del male. Il vostro mondo non migliorerà, anche se il falso profeta ve lo fa credere, perché il suo compito è di suscitare più confusione possibile tra i cristiani, come anche tra altre religioni, per poterle poi “riunire” nell’unica religione mondiale.

Egli, l’usurpatore del trono di Pietro, è lì esclusivamente per guidarvi TUTTI nella direzione sbagliata e questo compito lo svolge straordinariamente bene, perché in tutto il mondo, i figli di Dio si lasciano ingannare dal suo piano, escogitato dal diavolo, non importa a quale religione essi appartengono!

Volete a tutti i costi cambiamento e rinnovamento, ma non volete cambiare voi stessi. Volete che ci si adatti a voi, che la Chiesa cattolica si sottometta alle vostre “necessità”. Permettete che questo accada, cioè che la Chiesa di Gesù, non sia più la Sua Chiesa, perché voi cambiate la Sua Parola, modificate i Suoi insegnamenti, LO esiliate dalle vostre chiese, -si Figli Miei, siete già arrivati a tanto-, e salutate con giubilo i molti cambiamenti, che l’uomo sul trono di Pietro, vi porta, finchè, arriverete al punto che adorerete la bestia, la quale sghignazzando fieramente entra nelle vostre chiese, nei vostri cuori e in tutta la vostra vita.

Figli Miei. La Parola del Signore non può essere cambiata perché ciò che il Signore dice è valido per sempre! Chi La modifica, La “adatta“ ai giorni d’oggi non segue Gesù! Non è degno davanti a Dio, il Nostro Signore!

Non è la Parola del Signore che deve essere modificata, siete voi piuttosto che dovete convertirvi e pentirvi! Vi siete smarriti nel labirinto del diavolo e a ogni passo cadete nelle sue trappole! Vedete il suo mondo come se fosse normale e considerate gli insegnamenti della Parola del Signore come “antiquati, non attuali, ammuffiti.”

Figli Miei. L’unica cosa che conta veramente è il Signore! EGLI vi ama! EGLI si occupa di voi! EGLI vi creò! E da LUI voi ritornerete! Nulla di buono aspetta invece chi si allontana da LUI; guardate quanto male, quanta sofferenza, angoscia, tristezza, distruzione, violenza e divisione esistono già adesso nel vostro mondo.

Cambiate voi quindi e dichiaratevi per Gesù e Dio Padre! Guardate con attenzione e non seguite i teologi e le guide della Chiesa che non sono fedeli alla Parola di Dio! Il diavolo ha mandato le sue marionette e le ha messe nei ranghi più alti. Tutto questo vi è stato predetto! Leggete le rivelazioni! Leggete il Santo Libro del Signore e cominciate a comprendere, che ciò che vi fu predetto, succede ora!

State vivendo nella fine dei tempi e solo Gesù potrà salvarvi.

Svegliatevi e pregate perché la vostra preghiera sarà in grado di tenere lontano ancora molto male. Leggete le rivelazioni così sapete a che cosa andrete incontro.

Con profondo amore,

Il vostro Bonaventura.



PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



Basta leggere i giornali e guardare la televisione per intuire con  certezza assoluta che questa attuale umanità ha superato gli abomini  commessi dagli abitanti dell’epoca di Noè.

QUALCHE ESEMPIO DEGLI ABOMINI DI OGGI 

Le donne “moderne” si fanno iniettare silicone, botulino e altre  sostanze in quasi ogni parte del corpo per diventare più belle e  prosperose;

– i giovani si sono buttati a capofitto nei tatuaggi e piercing al naso,  agli orecchi, alla lingua e addirittura alle parti intime del corpo;  

– le discoteche – aperte fino all’alba – sono frequentate da giovani  che, con l’alcool e la droga, raggiungono lo “sballo” che è  diventato il loro unico “dio”;

– il gioco d’azzardo, lotto, lotterie, totocalcio ecc. (la lista sarebbe  infinita). A causa di tali giochi per denaro molta gente si rovina,  distrugge la propria famiglia, si indebita, vende la casa o la  fabbrica, e alla fine si suicida.

– la pornografia notturna visibile in molti canali televisivi e quella  esposta in pieno giorno nelle edicole;

– miriadi di prostitute ai bordi delle strade ma molte di più sono  quelle nelle alcove degli appartamenti;  

– una massa – in spaventosa crescita – di omosessuali e lesbiche che  “pretendono” diritti e gridano che “essere omosessuali è una cosa  del tutto normale e che dunque è giusto che anch’essi possano  adottare dei figli”; 

– la pedofilia che aumenta sempre più nel mondo tramite Internet e  che è considerata l’atto più obbrobrioso agli occhi di Dio; 

– l’invasione di extracomunitari, ovvero persone disperate che  scappano dai loro paesi nella speranza di sopravvivere in altre  nazioni;

– la fame nel mondo: più di un miliardo di sottonutriti nel 2009. 

– le numerose guerre che ci sono nel pianeta Terra: agli inizi del  2009 ce ne sono 25 nel mondo;  

– la manipolazione genetica attraverso la quale certi scienziati hanno  già modificato geneticamente molte colture (dal granoturco ai  pomodori e così via) e che ora (molto probabilmente in laboratori  segreti) sta portando qualcuno a modificare addirittura la specie  umana! Vedremo le mostruosità che usciranno da questi  esperimenti infernali! 
Ma per capire già da ora che cosa porta uno sconsiderato e del  tutto liberalizzato “progresso scientifico-medico”, vediamo una sola  novità che va’ oltre i “limiti posti da Dio”.  
“In Giappone ci sono degli specialisti in medicina che riescono a  far aumentare la statura ai giapponesi.
Ma come fanno?
Ebbene, prima spezzano le gambe a colui che vuole diventare più  alto, poi gli avvitano delle prolunghe di soli 2 o 3 centimetri e infine  lo mettono per 6 mesi in totale convalescenza.  
Il risultato: aumentare in altezza di soli 2 o 3 centimetri!  
E una ragazza giapponese che si è fatta operare ha poi detto tutta  felice: “Adesso posso vedere anch’io il mondo dall’alto”.
Ecco fino a che punto arriva l’essere umano che ora non vuole  neppure accettare la statura caratteristica della propria stirpe!   Domanda: “Ma un governo non dovrebbe vietare tali assurdità?”.  Non parliamo poi di quella coppia di sposi che si è rivolta ai  “manipolatori genetici” chiedendo di avere un figlio “dagli occhi  celesti, dai capelli biondi, piuttosto alto, bellissimo e intelligentissimo”!
Come si può vedere da questi pochi esempi, possiamo dire che  l’attuale umanità è già arrivata sull’orlo dell’abisso infernale. 
A questo punto non vale la pena continuare con altri numerosissimi esempi di questo folle genere, ma è invece arrivato il momento di  leggere le Fasi conclusive del Diluvio “universale”, affinché il  lettore possa confrontare l’umanità che si autodistrusse al tempo di  Noè con quella di oggi, che è molto ma molto più abominevole, ed è  proprio per questo che ora tale nostra umanità si trova ad un solo  passo dall’autoannientamento. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

La Corredentrice



Gesù parla della Corredentrice negli scritti di Maria Valtorta


“Il mondo, il Cielo, l’Eterno attendevano la sua parola di consenso. Ed Ella la  pronunziò quella parola. Ma a costo di quanto dolore!”  (“Poema”, vol. I, p. 105).  

“Il dolore grande, maiuscolo, sovrano, assoluto, incessante, è penetrato in Lei con  la violenza di una meteora che precipita dal cielo, nel momento stesso in cui Ella  conobbe l’estasi dell’abbraccio con lo Spirito Creatore, nel momento in cui concepì il  Verbo Incarnato. Beatitudine e dolore hanno stretto in un unico laccio il Cuore di  Maria, nell’attimo del suo altissimo Fiat e del suo castissimo sposalizio. Beatitudine e  dolore si fusero in una cosa sola, come Ella era divenuta una cosa sola con Dio:    
una sola Volontà, che la rese partecipe di tutto. Chiamata ad una missione  Redentrice, il dolore superò, sin dal primo momento, la beatitudine. Congiunta allo  Spirito di Sapienza, Ella ebbe rivelato quale futuro era riservato alla sua Creatura e  non vi fu più gioia, nel senso abituale della parola, per Maria. Ad ogni ora che  passava, un amore ed un dolore senza paragone si alzavano come onde in un mare in tempesta nel Cuore suo e la flagellavano con la loro potenza. Il suo Cuore conobbe il  morso delle spade del dolore dal momento in cui la Luce, lasciando il centro del Fuoco Uno e Trino, penetrò in Lei, iniziando l’Incarnazione di Dio e la Redenzione  dell’uomo. E quel morso crebbe, ora per ora, durante la santa gestazione. Maria infatti conosceva bene le Sacre Scritture. Ancora più grande il dolore nel momento in cui  Gesù nacque per essere Luce ad un mondo in tenebre. Infatti, la beatitudine della  Madre che bacia la sua Creatura si cambiò in Maria nella certezza della Martire che sa  più prossimo il martirio… A quel seno che meritava tutta la gioia destinata ad un  Adamo senza colpa, Dio ha voluto dare tutto il dolore. E per noi! Per noi, la pena di  aver addolorato Giuseppe. Per noi, il puerperio fra tanto squallore. Per noi, la profezia  di Simeone, che le rigirò la lama nella ferita, ribadendo e acutizzando il morso della  spada. Per noi, la fuga in terra straniera, per noi le ansie di tutta una vita…” 
(“Quaderni del ‘43”, p. 311-312)  

Pablo  Martín  Sanguiao

LIBERAZIONE DAI MALI CAUSATI DAL MALIGNO



Gesù, liberaci da tutti i mali causati in noi dagli antenati che partecipavano all'occultismo,  allo spiritismo, alla stregoneria, a sette sataniche. Tronca il potere del maligno che, per  colpa loro, ancora pesa sulle nostre generazioni. Spezza la catena di maledizioni, malefici,  opere sataniche che gravano sulla nostra famiglia. Liberaci da patti satanici e legami  mentali con i seguaci di satana. Tienici sempre lontano da riunioni spiritiche e da ogni  attività con cui satana può continuare ad avere dominio su di noi. Prendi sotto il tuo  potere qualsiasi area che sia stata consegnata a satana dai nostri antenati. Allontana per  sempre lo spirito cattivo, ripara ogni suo danno, salvaci da ogni sua nuova insidia. Solo da  Te possiamo avere tutti la vita, la libertà, la pace. 
Gesù, liberaci da tutti i mali causati dal maligno. 

Don Leonardo Maria Pompei

lunedì 17 febbraio 2020

ANGELI IN AZIONE



l’angelo della benedizione

Gli angeli ci benedicono spesso nel nome di Dio. Per questo è bello ciò che dice Giacobbe, quando benedice suo figlio Giuseppe e i suoi nipoti Efraim e Manasse: l’Angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi giovinetti” (Gn 48, 16).
Chiediamo la benedizione di Dio al nostro angelo, prima di coricarci, e, quando ci prepariamo a realizzare qualcosa di importante per noi, domandiamo la benedizione, come se la chiedessimo ai nostri genitori quando stiamo per partire, o come fanno i bambini quando vanno a dormire.

Padre ángel Peña O.A.R.

1962 RIVOLUZIONE NELLA CHIESA



***
Una cosa comunque è chiara: dopo l’assunzione indebita dei valori di due secoli liberali, l’attuale Gerarchia “riabilita”, uno dopo l’altro, i modernisti, i liberali, gli eresiarchi tipo Lutero (definito da Giovanni Paolo II nientemeno che un uomo di “profonda religiosità”14; gli Ebrei tuttora ostinati rinnegatori di Gesù Cristo (ma per Giovanni Paolo II diventati all’improvviso, chissà come, nostri “fratelli maggiori”15); gli “ideali” di libertà-uguaglianzafraternità dell’anticristiana Rivoluzione Francese (ragion per cui Giovanni Paolo II si è appunto augurato che la Francia “contribuisca a far progredire incessantemente gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità che essa ha saputo presentare al mondo”16), ecc.

Al contrario, ma anche qui con logica ferrea mutuata dalla prassi della stessa Rivoluzione del 1789, ora introdotta nella Chiesa - quella, per intenderci, del “nessuna libertà per i nemici della Libertà” - ecco che la Gerarchia di cui sopra, pur non perdendo occasione per dichiararsi ormai ultraliberale e ipertollerante verso tutto e verso tutti, tra gli applausi entusiasti di massoni, comunisti e di tutti i media laicisti, “scomunica” inesorabilmente, ma anche del tutto invalidamente, Vescovi fedeli e benemeriti, come un Mons Marcel Lefebvre e un Mons Antonio De Castro-Mayer, rei di non aver voluto allinearsi, almeno con un complice silenzio, alle “novità” filomassoniche e filomoderniste del Concilio Vaticano II e alla loro diffusione nell’indifeso ed ignaro “popolo di Dio”.

Perché questa, anche se più o meno maldestramente mascherata, è la vera motivazione di quella pseudoscomunica, al di là del pretesto disciplinare di un inesistente “atto scismatico” attribuito a quei due Prelati. 
A questo proposito, anzi, già diversi anni prima, il medesimo Mons. Marcel Lefebvre aveva ricordato: “Non ho fatto che ciò che tutti i vescovi hanno fatto per secoli e secoli. Non ho fatto altra cosa che ciò che ho fatto durante i 30 anni della mia vita sacerdotale e che mi ha valso d’essere eletto vescovo, Delegato Apostolico in Africa, membro della Commissione centrale preconciliare, Assistente al Trono Pontificio. Che potevo desiderare di più come prova che Roma stimasse che il mio apostolato fosse fecondo per la Chiesa e il bene delle anime? Ed ecco che, allorché compio un’opera in tutto simile a quella che ho realizzato per 30 anni, all’improvviso sono sospeso “a divinis” e forse presto scomunicato, separato dalla Chiesa, rinnegato e che altro ancora? 
È possibile? Dunque, pure ciò che ho fatto per 30 anni era suscettibile di una sospensione “a divinis”? Penso al contrario che se allora avessi formato i seminaristi come sono formati ora nei nuovi seminari, sarei stato scomunicato; se avessi allora insegnato il catechismo che si insegna oggi, sarei stato definito eretico. E se avessi detto la Messa come la si dice ora, sarei stato sospettato di eresia, sarei stato anche dichiarato fuori della Chiesa. A questo punto, non capisco più. Qualcosa è cambiato nella Chiesa, ed è a questo che voglio arrivare”. (Dall’omelia tenuta a Lille, in Francia, il 29 agosto 1976 e riportata da “La Tradizione Cattolica” n. 37, anno 1998, pp. 9-17). 

Di fronte a tutto questo, dunque, e a molto altro ancora, non pochi cattolici si chiedono sconcertati che cosa stia accadendo, senza però riuscire, in genere, a comprendere le cause profonde di questa vera e propria Rivoluzione, dato che la disinformazione dei fedeli e dei sacerdoti più giovani, riguardo ai reali avvenimenti ecclesiali degli ultimi decenni, è praticamente totale.
Disinformazione che si estende, evidentemente, anche all’ambito dell’ideologia del modernismo e del neomodernismo della cosiddetta nouvelle théologie, oggi imperante nella Chiesa a livello ufficiale, ma anche già solennemente condannata dai Sommi Pontefici “preconciliari”. 

***
sac. Andrea Mancinella

Il Legame del Cielo …. con la Terra



Una soave Poesia

     Ora voi pure offrite in sacrificio a Me



“NELLA MANIERA MONDANA E NEL SENSO DELLA CARNE”

1. “Cosa ha da significare questa frase?”. - Miei cari figlioli, credete voi che il vostro Iddio avrebbe potuto morire e lasciarvi per un solo istante abbandonati? Oh, no! Perché allora il Maligno avrebbe avuto facile gioco e, non una pietra, non un atomo solo esisterebbe più nei vasti campi della Creazione! Secondo il vostro modo di dire, questa sarebbe stata tutta “acqua per il suo mulino”.

2. Io, quale Dio e Signore, non posso mai morire, bensì soltanto la carne che avevo portato doveva essere ridonata alla Terra dalla quale proveniva. Se oggi Io voglio comparire visibilmente fra voi, devo nuovamente crearMi un corpo. Ma con ciò sarei costretto a portare la materia, e dovrei sempre di nuovo restituirla. Questa sarebbe la spiegazione letterale della frase menzionata più sopra.

3. Ma quale ne è invece il contenuto spirituale? Vedete, persino uno spirito comune si crea una massa solida, quando vuol comunicare con le creature umane su di un qualche mondo. A lui è lasciata la scelta circa il modo in cui vuole presentarsi e la forma che egli vuole assumere, (certamente in corrispondenza alla sfera nella quale vive).

4. Però, voglio ancora significarvi che Io, quale il Signore in persona, non Mi ricopro mai di una spoglia di carne senza prima aver benedetta la materia che Io intendo portare. Ma perciò è anche un dovere per gli uomini di non vivere come gli animali, bensì di benedire e purificare la carne prima che addivengano al matrimonio. Io, il Padre, voglio che tutti i figlioletti neonati siano benedetti.

5. Gli altri non possono raggiungere il Paese benedetto, oppure devono morire subito dopo la loro nascita, poiché Io intendo edificare un Regno dei puri. Ciò che è vecchio ed impuro Io non posso né voglio annientarlo, però posso benedire ciò che è vecchio e che si indirizza secondo la Mia Volontà, affinché pure ciò che è giovane, venga dato alla luce benedetto.

6. Miei cari figli, udite: quanto è stato detto ora è di somma importanza per il Regno dei mille anni. Senza questo Comandamento, e senza che questo venga osservato, il Regno dei mille anni non può sussistere. - Io, il Padre vostro, devo perciò badare a tutto, affinché i Miei figlioli non ricadano in preda al peccato. Il Mio Amore per voi Mi spinge a prendere in anticipo le precise disposizioni che occorrono, affinché nessuno di coloro che fanno il loro ingresso nel luogo che Io già ora ho benedetto, abbia ad inciampare.

7. Perciò, o Miei cari figlioletti, accogliete con tutto amore il Padre nei vostri cuori, sacrificateGli tutto ciò che per voi è fonte di cure e di affanni, giacché Egli non vuole affatto lastricare di angoscia, tristezza e miseria la via che dovete percorrere. RiguardateMi nelle Mie parole d’amore e donateMi del tutto i vostri cuori. Siate benedetti ora e per tutta l’eternità; prima, durante e dopo l’entrata nella Terra promessa. - Amen!

DIO CONOSCIUTO COME SCONOSCIUTO



(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso) 

Se il procedimento seguito dalla teologia negativa non cambia direzione passando dalla Somma contro i Gentili alla Somma di teologia, la sua pratica concreta è tuttavia molto differente. Nella prima opera, Tommaso parte dal fatto che Dio è immutabile. Non si tratta di postulato o conclusione d‘ambito filosofico, ma di un dato ricevuto dalla rivelazione. In tre differenti luoghi la Bibbia riprende la stessa affermazione: «Dio non è un uomo da potersi smentire» diceva già il libro dei Numeri (23, 19), al quale fanno eco sia il profeta Malachia (3, 6): «Io sono Dio, non cambio», sia l‘apostolo Giacomo (1, 17): «In lui  non vi è alcun cambiamento». Partendo da ciò, Tommaso stabilisce che se è immobile, Dio è anche eterno, e dunque gli è assolutamente impossibile trovarsi in potenza nei riguardi di qualsiasi cosa. Di conseguenza, in lui non vi è nemmeno materia — poiché essa si definisce per il fatto di essere in potenza — e questo ci spinge a scartare da lui ogni composizione. E se non si compone con nient‘altro, occorre allora ritenere per certo che Dio è la sua propria essenza, ch‘egli è il suo essere stesso. Non possiamo seguire i dettagli del procedimento fino alla fine: esso sfocia nell‘affermazione della semplicità divina, da dove riparte all‘esame delle altre perfezioni di Dio.  Nella Somma di teologia, l‘autore utilizza l‘ordine inverso e prende la semplicità divina come punto di partenza. Non per questo rinnega però la sua prima ispirazione, ma al contrario l‘approfondisce; per comprenderlo è sufficiente leggere il testo parallelo a quello che abbiamo appena citato:  «Conosciuta l‘esistenza di una realtà resta da ricercare il suo modo di essere, per giungere a conoscere ciò che essa è. Ma, poiché non possiamo sapere di Dio che cosa è, ma soltanto ciò che non è, così non possiamo nemmeno considerare come egli è ma piuttosto come non è. Perciò è necessario esaminare prima di tutto come egli non è, in seguito come è conosciuto da noi, e infine come è denominato. Si può dimostrare di Dio come non è, scartando le cose che a lui non convengono, quali sarebbero la composizione, l‘essere in movimento ed altre cose simili. E per questo che ci si interroga innanzitutto sulla sua semplicità, per la quale scartiamo da lui ogni composizione. Ma siccome negli esseri corporali le cose semplici sono imperfette e frammentarie, bisognerà indagare in seguito sulla perfezione di Dio, la sua infinità, la sua immutabilità e la sua unità» 70 . Partendo dalla semplicità divina, Tommaso impernia il suo discorso sulla pienezza d‘essere di Dio e sull‘identità in lui dell‘essenza e dell‘essere: Dio si identifica al suo essere stesso. Ed è questo che fonda la successiva trattazione sugli attributi divini. Ciascuno di essi meriterebbe una lunga considerazione, ma sarà sufficiente sottolineare ciò che emerge più chiaramente del metodo tomasiano. Lungi dal portare l‘uomo ad impossessarsi del mistero divino, dominandolo, questo procedimento suscita in lui una coscienza affinata del mistero che l‘oltrepassa. La teologia negativa è la forma intellettuale del rispetto e dell‘adorazione dinanzi al mistero 71 .  E qui che Tommaso appare in una certa misura come un erede autentico della tradizione greca, e lo dimostra fin dall‘inizio della sua carriera, quando incontra per la prima volta in questo contesto i nomi prestigiosi che patrocinano il suo apofatismo 72 . Si tratta di sapere se l‘espressione utilizzata dalla Volgata quando Dio si fa conoscere da Mosè, «Colui che è» (Qui est), significhi veramente «ciò che è» Dio (il suo quid est) o soltanto, come afferma san Giovanni Damasceno, «un certo oceano infinito di sostanza» 73 . Se il Damasceno ha ragione, dice l‘obiettante, dato che l‘infinito non è comprensibile (nel senso di una conoscenza esaustiva), esso non sarà nemmeno «nominabile»; dunque sarà impossibile parlare di Dio, ed egli resterà sconosciuto. Per Tommaso non vi sono dubbi; tra tutti gli altri nomi, «Colui che è» offre vantaggi incontestabii per parlare di Dio, poiché è un nome rivelato; ma ciò non significa che per questo si esaurisca il mistero:  «Tutti gli altri nomi esprimono l‘essere determinato e particolare, come ―saggio‖ dice un certo essere; ma il nome ―Colui che è‖ dice l‘essere assoluto e non determinato da qualcosa di aggiunto; ed è per questo che il Damasceno afferma che esso non significa ciò che è Dio, ma «un certo oceano infinito di sostanza, come non determinato‖. E per questo che quando noi procediamo alla conoscenza di Dio per via di negazione, neghiamo di lui innanzitutto le cose corporali e in seguito anche le intellettuali secondo la modalità in cui si trovano nelle creature, come la bontà e la saggezza; e allora non resta nel nostro intelletto che la sua esistenza (quia est) e nient‘altro, e il nostro intelletto viene a trovarsi allora in una specie di confusione. Infine, anche l‘essere, quale si trova nelle creature, è negato di lui, e allora egli resta in una certa tenebra dell‘ignoranza (et tunc remanet in quadam tenebra ignorantiae), ignoranza secondo la quale siamo uniti a Dio in modo ottimale, almeno durante la vita presente; come afferma Dionigi, questa è come una nuvola in cui si dice che Dio abiti» 74 .  
Questo testo, che si è detto essere «il più apofatico di tutta l‘opera di san Tommaso» 75 , non è però il solo della sua specie ed è molto importante il fatto che si ritrovano delle annotazioni simili in tutte le epoche dell‘evoluzione intellettuale del Maestro. Dieci anni dopo le Sentenze, la Somma contro i Gentili riprende queste espressioni in maniera ancora più esplicita:  «La sostanza separata conosce da se stessa che Dio esiste (quia est), che è la causa di tutto, al di sopra di tutto (eminentem), distinto (remotum) non solo da ciò che è, ma da tutto ciò che può concepire un‘intelligenza creata. Anche noi possiamo ottenere qualcosa di questa conoscenza di Dio: infatti dagli effetti sappiamo che Dio esiste (quia est) e che è la causa degli esseri al di sopra e separato da essi (supereminens et remotus). Questo è il limite della nostra conoscenza di Dio in questa vita, come afferma Dionigi (Teologia mistica I 3): noi siamo uniti a Dio come ad uno sconosciuto. Ciò avviene perché di lui sappiamo «ciò che non è‖ (quid non sit), rimanendoci totalmente ignoto (penitus ignotum) «ciò che è‖. E per questo che, per esprimere l‘ignoranza di questa sublime conoscenza, si dice di Mosè che si avvicinò alla nube oscura in cui Dio era presente (Es 20, 21)» 76 .  È in occasione di un parallelo con la conoscenza angelica che Tommaso formula queste precisazioni. Bisogna osservare che senza tentare di eliminare il mistero, egli sottolinea però che non siamo completamente sprovveduti dinanzi ad esso. Questi due orientamenti si ripetono formulati più o meno brevemente a seconda dei testi e sarebbe facile moltiplicarne gli esempi. Senza cercare di essere esaustivi si può almeno osservare che, se mettiamo da parte le opere erudite per verificare in che modo Tommaso si rivolga ai fedeli, riscontriamo che il predicatore non si esprimeva diversamente dal teologo: «Nessuna via è così fruttuosa per la conoscenza di Dio come quella che procede per separazione (per remotionem). Si viene allora a sapere che Dio è perfettamente conosciuto, quando si diventa coscienti che egli è ancora al di là di tutto ciò che può essere pensato di lui. E per questo che si dice di Mosè — il quale fu tanto intimo (familiarissimus) con Dio quanto è possibile esserlo in questa vita — che si avvicinò a Dio nella nuvola dell‘oscurità, cioè che giunse alla conoscenza di Dio apprendendo «ciò che Dio non è‖. E questa via di separazione che indica il nome «santo‖ [il «tre volte santo‖ dei serafini in Is 6, 2]» 77 .  Come una litania, questa serie di testi, che non sarebbe difficile prolungare ulteriormente 78 , testimonia in modo impressionante che la modestia iniziale del proposito non è mai persa di vista e che viene ripetuta ogni volta che se ne presenta l‘occasione. Ma nello stesso tempo — e tanto spesso quanto è necessario — il teologo rifiuta di abdicare: Dio gli ha dato l‘intelligenza come il bene più prezioso, ed egli considera che l‘omaggio più alto che gli può rendere consiste precisamente nell‘impiegare le sue forze per scrutare il mistero. Molti studi sono stati consacrati all‘apofatismo di san Tommaso, ma nei suoi riguardi non si può utilizzare questo termine senza operare alcune sfumature che si impongono. Il riferimento costante a Dionigi, che ritorna in questo contesto come una specie di ritornello rituale, esprime indubbiamente la considerevole autorità che questi aveva agli occhi dei medievali. Ma fedele al suo modo abituale — che si tratti di Aristotele o di altri — Tommaso non riprende Dionigi senza modificarlo profondamente.  La più evidente di queste modificazioni è stata notata da molto tempo e a giusto titolo. Contrariamente a ciò che trovava nelle traduzioni a sua disposizione, Tommaso non riprende Dionigi, che dice che Dio resta totalmente sconosciuto («omnino» ignotum), ma si limita a dire che noi lo raggiungiamo come sconosciuto («tanquam» ignotum; o ancora «quasi» ignotum) 79 . D‘altronde, mentre Dionigi situava Dio al di là dell‘essere e concludeva alla sua inconoscibilità assoluta, Tommaso situa Dio al di sopra di «questo essere quale si trova nelle creature» 80 , indicando così che non vi è un concetto d‘essere che sarebbe comune a Dio e alle creature. Ma ciò non significa che il nome «Colui che è» non si applichi a Dio in nessun modo 81 . Tommaso non vede Dio soltanto come la causa dell‘essere; egli è molto di più. Se la via della causalità gli permette di esprimere riguardo a Dio qualcosa d‘indispensabile, egli vuole andare ancora più avanti.  Ci si rende conto molto bene di ciò osservando il modo in cui egli riprende, prolunga e insieme modifica la triplice via che gli proponeva l‘Areopagita per accedere a Dio 82 . La semplice modificazione dell‘ordine stesso delle tre vie mostra bene che egli non condivide l‘apofatismo assoluto di Dionigi, e che la negazione non sopprime i diritti dell‘affermazione 83 . Come osserva Tommaso stesso a proposito di Maimonide, non è sufficiente dire che Dio è vivente perché non ha l‘essere alla maniera di un corpo inanimato. Parimenti si potrebbe dire benissimo che Dio è un leone, poiché non ha l‘essere alla maniera di un uccello: «Il senso della negazione è esso stesso fondato su una certa affermazione... Così se l‘intelletto umano non potesse conoscere niente di Dio affermativamente, non potrebbe nemmeno negare niente di lui. Poiché se niente di ciò che afferma di Dio si verificasse affermativamente, non avrebbe allora nessuna conoscenza in proposito. E per questo che al seguito di Dionigi, occorre dire che questi nomi [di perfezione] esprimono [realmente] la sostanza divina, seppure in modo incompleto e imperfetto» 84 .  

di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z. Belloni

ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



Nostro Signore in tutte le cose da Lui create accentrava il suo amore verso l’uomo. Sboccò d’amore nel creare l’uomo e il Fiat  lo faceva vivere ai riflessi del suo Creatore. (Volume 20 - Ottobre 29, 1926)

Stavo continuando il mio giro in tutta la Creazione, per seguire ciascun atto della Volontà Suprema, in ciascuna cosa creata ed il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro l’interno per accompagnarmi in tutto lo spazio della volta dei cieli e come giungevamo a ciascuna cosa creata, Gesù aveva dei sussulti di gioia e di amore e poi soffermandosi mi ha detto: “Figlia mia, Io creai il cielo ed accentrai il mio amore verso dell’uomo nel cielo e per dargli maggior diletto lo tempestai di stelle:  Io non amai il cielo ma l’uomo nel cielo, e per lui lo creai.  Come fu forte e grande il mio amore nello stendere sul capo dell’uomo questa volta azzurra, ornata di fulgidissime stelle, come un suo padiglione che né re, né imperatori ne possono aver l’eguale. Ma non Mi contentai di accentrare il mio amore nel cielo verso dell’uomo, che doveva servire, per puro diletto volendomi dilettare in amore con lui;  volli creare il sole, accentrando verso dell’uomo tanto amore nel sole, Io amavo l’uomo nel sole, non il sole, e perciò Io mettevo in esso, amore di necessità, perch’era necessario il sole per la terra, che doveva servire alle piante ed al benessere dell’uomo;  amore di fuoco che doveva riscaldarlo;  tutti gli effetti che produce questo pianeta che sono innumerevoli, miracolo continuo che sta nella volta dei cieli, e che scende colla sua luce a bene di tutti, tante specialità d’amore accentrai nel sole verso dell’uomo, per quanti beni ed effetti produce.  Oh! Se la creatura facesse almeno attenzione, al mio amore che gli porta il sole, come Mi sentirei felice e contraccambiato del gran amore che ho messo in questo mio relatore divino e portatore del mio amore, della mia luce.  Se la mia Suprema Volontà operava costituendosi vita in ogni cosa creata, per darsi anche per mezzo di Essa come vita alle umane generazioni, il mio Amore facendo la sua via nel mio Eterno Fiat Mi accentrava per amarlo.  Sicché in ogni cosa creata,  nel vento, nel mare, nel piccolo fiore, nell’uccellino che canta, in tutto Io accentravo il mio amore, affinché tutti gli portassero amore;  ma per sentire e comprendere e ricevere questo mio linguaggio d’amore, l’uomo doveva amarmi, altrimenti sarebbe stata tutta la Creazione come muta per lui e senza vita.
Ora dopo che il tutto creai formai la natura dell’uomo colle mie stesse mani creatrici  e come formai le ossa, stendevo i nervi, formai il cuore, così accentravo il mio Amore, e dopo che lo vestii di carne formando come la più bella statua che nessun altro artefice poteva mai fare lo guardai, lo amai tanto, che il mio Amore sboccò non potendo contenerlo ed alitandolo gli infusi la vita.  Ma non fummo contenti.  La Trinità Sacrosanta, dando in eccesso d’amore volle destarlo, dandogli intelletto, memoria e volontà  ed a secondo la sua capacità di creatura, lo arricchimmo di tutte le particelle del nostro Essere Divino.  Tutta la Divinità era tutta intenta ad amare ed a riversarsi nell’uomo;  fin dal primo istante della sua vita sentì tutta la forza del nostro Amore e dal fondo del suo cuore espresse colla sua voce l’amore al suo Creatore.  Oh, come Ci sentimmo felici nel sentire che l’opera nostra, la statua fatta da Noi, parlava, Ci amava, e con amore perfetto!  Era il riflesso del nostro Amore che usciva da lui;  quest’amore non era stato contaminato dalla sua volontà, perciò il suo amore era perfetto, perché possedeva la pienezza del nostro Amore.  Fin allora tutte le cose da Noi create, nessuna cosa Ci aveva detto che Ci amava;  ora nel sentire che l’uomo Ci amava, la nostra gioia, il nostro contento, fu tanto grande, che per compimento della nostra festa, lo costituimmo re di tutto l’universo e come il più bello gioiello delle nostre mani creatrici.  Com’era bello l’uomo, nei primi tempi della sua creazione!  Era il nostro riflesso, e questi riflessi gli davano tanta bellezza che rapiva il nostro Amore, e lo rendeva perfetto in tutti gli atti suoi.  Perfetta era la sua gloria che dava al suo Creatore, perfetta la sua adorazione, il suo amore, le sue opere;  la sua voce era tanto armoniosa che risuonava in tutta la Creazione, perché possedeva l’armonia divina, e di quel Fiat che gli aveva dato la vita.  Tutto era ordine in lui, perché il nostro Volere gli portava l’ordine del suo Creatore, lo rendeva felice, e lo faceva crescere a nostra somiglianza e secondo il nostro detto:  ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza’.  Ogni suo atto fatto nell’unità della luce del Fiat Supremo era una tinta di bellezza divina che acquistava, ogni suo detto, era una nota armoniosa di più che suonava.  Tutto era amore in lui;  in tutto Ci decantava la nostra Gloria, la nostra Potenza e Sapienza infinita,  e tutto, cielo, sole e terra gli portavano gioie, felicità ed Amore di Colui che l’aveva creato.   
[…]   Solo la mia Volontà può ridarmi la mia statua bella come Io la feci,  perché Essa è la conservatrice di tutte le opere nostre, è il portatore di tutti i nostri riflessi in modo che l’anima vive dei nostri riflessi, i quali, se ama le somministra la perfezione dell’amore,  se opera opera la perfezione delle opere;  insomma tutto ciò che fa tutto è perfetto in lei e questa perfezione le dà tante tinte di tante bellezze da innamorare l’Artefice che la formò.  Ecco perciò amo tanto che il Fiat Supremo sia conosciuto e vi formi il suo Regno in mezzo alle umane generazioni per stabilire l’ordine tra Creatore e creatura per ritornare a mettere in comune i nostri beni con essa;  e solo la nostra Volontà tiene questo potere,  senza di Essa non ci può essere molto di bene, né la nostra statua può ritornarci bella come uscì dalle nostre mani creatrici”.

dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

La vocazione per il lavoro nella Vigna



Chi si sente chiamato a prestare per Me il lavoro nella Vigna, deve considerare questo come  un lavoro urgente, anche se apparentemente gli procura uno svantaggio terreno, perché soltanto allora fornisce la dimostrazione, che è chiamato da Me, che si sente responsabile  nei Miei Confronti e che dà ascolto alle Mie Indicazioni interiori.

E la Mia istruzione non sarà mai di considerare con indifferenza il lavoro per Me ed il Mio Regno  e dare la precedenza al lavoro terreno, perché Io so quando è necessario che ai prossimi venga  portato del bene spirituale che serve per la salvezza della loro anima, e perché Io so che il mondo si  spinge sempre in avanti e che le anime sono continuamente in pericolo di cadere nel mondo.

Nella vita terrena soltanto una cosa è importante: di aiutare l’anima a salire in Alto. E per questo  ha bisogno della Mia Parola, un nutrimento che le dà la Forza per percorrere la sua salita. Io Stesso  non posso sempre provvedere i prossimi direttamente con il nutrimento per l’anima, lo devo fare  quasi sempre tramite i servitori volonterosi, che trovano prima la via ai cuori degli uomini.

Devono svolgere del lavoro nella Vigna, devono arare il campo come Miei fedeli servi e coltivarlo  e portare della buona semenza nel suolo, che dapprima hanno reso coltivabile. E questo lavoro è  davvero il più urgente, già per il fatto che non ho molti servi a Mia Disposizione e perché da ogni  singolo deve essere prestato molto lavoro, per poter comunque raccogliere un ricco frutto al tempo  della vendemmia.

Ma il lavoro da Vigna, il lavoro per Me ed il Mio Regno, viene solo raramente valutato in modo  giusto dai prossimi, perché a loro sembra importante solamente ciò che riporta un successo terreno, ed a loro manca quasi sempre la comprensione per un lavoro spirituale. Ma è così importante, che  Io benedico ogni fedele servo e che questa benedizione è visibile anche in modo terreno, che Io gli  fornisco ciò di cui ha bisogno per il suo cammino di vita terrena e non debba soffrire nessuna  miseria, perché Mi è un buon servo e perché da buon Padre di Casa provvedo davvero meglio per i  Miei che il mondo potesse mai provvedere ad un uomo. Perché i beni terreni non hanno nessuna  consistenza, e nessun uomo sa se il giorno successivo possa ancora gioire di questi beni.

Ma Io provvedo anche agli uomini in modo che la loro vita terrena sia assicurata, e perciò  distribuisco a loro inoltre dei beni che sono di consistenza e che non possono essere nemmeno tolti  all’uomo, quando decede da questa vita. Ed i Miei servi si devono accontentare di questa  assicurazione, ma devono sapere, che non si può fare a meno dei loro servizi, perché Io devo  servirMi di loro per via della libertà della volontà degli uomini. Devono soltanto sapere che una  grande miseria spirituale regna fra l’umanità, oppure: che grandi tratti di terreno sono incolti e  perciò sono necessari degli operai, che devono rendere coltivabile questo terreno su Incarico del  loro Signore.

Ed anche se gli uomini non possono avere nessuna comprensione per questo, che un uomo debba  mettere davanti a tutto un lavoro spirituale, ma questo dimostra la sua vocazione per il servizio per  Me ed il Mio Regno. Perché finché il lavoro spirituale non viene preposto ad ogni altra attività, non  si può parlare di una “vocazione”, che chi si “sente chiamato” da Me per la collaborazione, ha  accolto in sé il Mio diretto Discorso e questo gli basta anche di impegnarsi totalmente per questo  lavoro che Io ora gli assegno.

E non avrà da temere di non poter resistere in modo terreno, perché Io gli darò tutto in più come  ho promesso, perché Io Sono davvero un Signore, ed Io da Solo decido e concedo. Io mantengo  l’intera Creazione ed ogni creatura, e saprò mantenere anche colui che Mi si offre come fervente  collaboratore, per guidare la grande miseria spirituale. Ed anche questo lavoro verrà davvero  benedetto ed avrà l’effetto sulla Terra e nel Regno spirituale.

Amen.

Bertha Dudde 13 maggio 1957