sabato 7 marzo 2020

RIMANETE NEL MIO AMORE



«COME TU, PADRE, SEI IN ME E IO IN TE, SIANO ANCH'ESSI IN NOI UNA COSA SOLA». Giov. 17, 21 

«L'unione con Dio consiste nello stato di grazia; dai momento che l'anima è in grazia, è unita a Dio, partecipa della vita di Dio, vive di Dio. Ma questa unione non è destinata a stare solo in germe nell'anima; come un seme che si getta nel terreno prima germoglia e poi cresce e diventa pianta, così la grazia di un'anima fedele va sempre crescendo e più l'anima è un buon terreno e più la grazia si sviluppa.
Fa crescere la grazia: la prontezza che ha l'anima a ricevere le ispirazioni, la fedeltà a compiere quanto queste ispirazioni suggeriscono, a conservare con l'umiltà il frutto della buona opera che con l'aiuto di Dio si è compiuta.
   Io tengo sempre gli occhi della mia compiacenza aperti e fissi sulle anime interiori, sulle anime umili, amanti e fedeli.
   La vita interiore è la vita dell'anima in Dio e la vita di Dio nell'anima. L'anima tratta con Dio come con una persona che vede e che sente.
E' una vita di pace, di gioia, di dilatazione, d'amore. Io vivo nell'anima.
   La vita interiore è una vita in cui c'è maggior intimità, maggior unione, maggior commercio con Dio; eleva a Dio per mezzo dei suoi esercizi che sono: raccoglimento, silenzio, presenza di Dio.
   Più l'anima è spogliata di tutto, e più è cara a Dio. Non è necessario, per amarmi, sentire di amarmi; basta volerlo. Il gusto, il sentimento, la soavità dilettano, ma non sono il vero amore.
   Il puro amore è la strada più breve per giungere all'unione consumata con Dio e non è mai così puro, come quando è privo di gusto, perchè allora si ama veramente e unicamente Dio.
   Se tu sapessi quanto lo godo quando trovo un'anima a cui basto Io solo!
   Più stai nella pace e più stai nell'amore, più stai in Dio; perditi in Dio, per trovare in Lui solo il tuo tutto.
   Cresci nello spirito di mortificazione interna e ti crescerà l'unione con Dio. 
   Un'anima interiore, se si guarda superficialmente, sembra che faccia le azioni come un'altra, ma, osservandola da vicino, si vede che le sue azioni hanno del divino. Opera sempre per il desiderio di piacermi, non per il timore di farmi dispiacere. Cerca in tutte le cose, e sopra tutte le cose, la mia gloria.
   L'anima interiore è un'anima che tende a Dio come a suo centro e Dio la porta come la calamita porta il pezzetto di ferro che le si attacca. Come un'anima interiore forma le delizie più soavi del mio Cuore, così il mio Cuore diventa la delizia dell'anima interiore.
   La vita interiore è il regno del mio amore nell'anima. L'anima interiore dà il primo posto all'amore, fa tutto per amore. Per avere la vita interiore è necessario il raccoglimento, la mortificazione, la fedeltà alle divine ispirazioni.
   Io voglio stabilire in te il mio regno d'amore; voglio che la tua anima sia la mia dimora, ma lo sono il Dio della pace, e voglio dimorare in un cuore in pace. Nè le difficoltà, nè i timori devono farti perdere la pace; devi pensare che lo ti aiuto o ti faccio aiutare dalle mie creature.
   L'anima interiore ha bisogno di bere, e lo nel deserto della vita le faccio scaturire l'acqua viva dalla piaga del mio Sacro Cuore. L'anima beve quando, abbandonando ogni ricordo delle cose del mondo, non si fissa più che in Dio.
   La strada più breve, o per meglio dire, la consumazione dell'unione, è l'amore. Più l'amore diventa ardente e più l'unione è intima. Un'anima tutta piena d'amore è un'anima intimamente unita a Dio. Per accrescere l'amore bisogna aumentarne gli atti e intensificarne l'affetto.
Non è difficile il giungervi. L'Amore ti farà prendere le scorciatoie e tu lo seguirai. La prima scorciatoia è la confidenza in Dio. La seconda è la devozione alla Madonna. La terza è la pratica di una vera mortificazione. La quarta è la diffidenza di sè.
   I frutti che la mia divina presenza produce in te sono: il frutto della pace: Io diffondo la pace nel tuo cuore come un giglio diffonde il suo profumo; una pace ineffabile, una pace divina, celeste. Il secondo frutto è una grande purezza di coscienza.
   Per metterti alla mia presenza, puoi pensare che sei un piccolo granellino di polvere che un raggio di sole investe, riscalda e rende luminoso; se quel granello di polvere non si trovasse in quel raggio di sole, non lo si vedrebbe. Oppure puoi pensare che sei una piccola goccia di rugiada che il sole fa risplendere.
   Più un'anima mi è unita, più le comunico la mia semplicità.
   Ciò che lo desidero, è che tu accompagni tutte le tue azioni esteriori con un sentimento interiore.
   La misura della mia unione con un'anima, è la misura dell'amore con cui l'anima compie la mia volontà.
   Vale di più una giornata passata in unione con me, facendo le opere in unione ai miei meriti, che non un anno di preghiere vocali dette per abitudine.
   Quando lo trovo un cuore puro, vi stabilisco la mia dimora, e siccome lo non abito mai in un'anima senza colmarla di grazia, così la inondo. E' per questo che lo lavoro tante, a togliere da te non solo la colpa, ma perfino l'ombra della colpa.
   Vi sono poche anime che giungono alla perdita in Dio, perchè vi sono poche anime che diano all'Amore tutto ciò che egli cerca.
L'anima che è persa in me, non si separa più da me. Questa vita d'unione è un paradiso anticipato, è il cielo in terra, è il cielo dell'anima interiore.
   Tu non puoi credere come un'anima interiore dia Gesù: lo dà senza pensarvi, lo dà efficacemente.
   Ti invito a uscire da te per entrare in me; in me che sono la via, la verità, la vita; la via nella quale camminerai, la verità della quale ti nutrirai, la vita che vivrai.
   Niente è impossibile all'anima che vuole, perchè il Signore avvalora con la sua grazia questa buona volontà e la rende fruttuosa. Tu vuoi, perchè sono lo stesso che ti metto in cuore questi desideri che altrimenti non potresti avere: tu vuoi e Io opero.
lo sono quel Dio che infinitamente ti ama, che vuole assolutamente che tu formi una sola cosa con Lui nell'intimità dell'amore: che tu abbia un sol desiderio, quello di conoscere la sua volontà, per poterti in tutto e per tutto assoggettare a Lui.
   Se ti tieni nell'umiltà, stai in Dio, perchè Dio sta con l'anima umile come l'ombra sta con il corpo.
L'intimità con Dio è un tesoro così grande, che l'anima che l'ha trovata deve fare come è scritto nel Vangelo: vendere tutto, cioè tutte le soddisfazioni dei sensi con la mortificazione, per comperare il campo del
raccoglimento, dove è nascosta la vita di unione con Dio. Questa unione può essere più o meno intima.
   Starai sempre alla presenza di Dio, ti sforzerai di vedere sempre la volontà di Dio in tutto ciò che ti accade e Gesù in tutte le persone che devi servire, facilitandoti in tal modo la pratica della carità. Adempirai perfettamente la legge di Dio; non ti contenterai di poco, ma compirai molto e avrai sublimi aspirazioni e grandi desideri.
Per ciò che riguarda la volontà e i desideri di Gesù, dirai sempre di «sì»; per ciò che riguarda la ricerca di te stessa dirai sempre un «no» fermo e risoluto.
   Passare da una fedeltà a una fedeltà più esatta; dall'amore, a un amore più ardente; dalla mortificazione, a una mortificazione più completa; dall'intimità a un'intimità più amorosa; da un'unione a un'unione più intima.
   Sono soavissimi, quei felici istanti in cui l'anima anela a Dio, sente Dio, si nutre di Dio.
   Io voglio vivere in te: pensare nella tua mente, vedere con i tuoi occhi, parlare nella tua bocca, ascoltare nelle tue orecchie, operare nelle tue mani. Come l'ostia per diventare il mio corpo deve cessare di essere pane e di questo non rimangono più che le specie, così la tua vita naturale non deve più essere che un velo che mi nasconde agli occhi delle creature.
   L'intimità con Dio è come il fiore, come la crema della carità. Si può avere la carità senza avere l'intimità, e nell'intimità vi sono vari gradi.
   Io sono il tuo tutto; tu troverai sempre tutto in me, ma per possedere il tutto, conviene che ti vuoti di tutto.
   In qualunque luogo tu vada, sei sempre nel mio Cuore.
   E' il mio più dolce e soave incanto il trattenermi cuore a cuore con l'anima che amo, farle gustare ciò che vi ha di più dolce nella mia intimità.
Ecco in che consiste la vita interiore: è
una vita, e quindi ha bisogno di alimento, di riposo, di aria, di luce, e Io sono tutto ciò per l'anima interiore: per questo la chiamo nella solitudine.
lo sono il cibo dell'anima interiore, come il pane è il cibo dell'uomo; ma come il pane non nutre l'uomo se questi non lo mangia e non lo digerisce, così l'anima interiore, per nutrirsi per la vita eterna, mi deve mangiare e digerire.
lo voglio essere mangiato dall'anima non solo nella S. Comunione, ma ancora nella orazione, e per questo inculco la mortificazione. La mortificazione fa per la vita spirituale ciò che fanno i denti per la vita materiale; aiutano e facilitano l'alimentazione. Un'anima ben mortificata è un'anima che gode molta salute spirituale.
   La vita di intimità è una grazia, non è una cosa che si acquista così, bisogna meritarla; lo la vorrei fare a tante anime, questa grazia, ma non le trovo disposte.
   Se lo trovassi più semplicità nelle mie creature, mi comunicherei di più. Non è solo detto del paradiso, ciò che è scritto nel Vangelo: «Se non diventerete piccoli come
questo bambino non entrerete nel regno dei cieli», ma anche per entrare nel cielo della mia intimità qui sulla terra.
   Perchè vogliono sempre considerare Dio come severo, come punitore, come giudice; non tornerebbe loro più facile, più soave, il considerarlo quale loro Padre amantissimo, quale Signore indulgente, quale Sposo tenerissimo?
Il demonio, che sa come io accolgo teneramente le anime che in me confidano, fa tutto il possibile per non lasciar regnare questa confidenza nei cuori... E' questo esagerato timore di Dio che rovina molte anime che si perdono di coraggio».

PREGHIERA

«O Gesù, se tu hai sete, io pure ho sete; tu hai sete della mia santificazione e io ho sete di darti gusto. Vorrei, o Gesù, insegnare a tutti a conoscerti, ad amarti e a servirti; vorrei insegnare a tutti non solo la virtù, ma la finezza della virtù, e poi, o Gesù, vorrei che tutta la mia vita non fosse più che un respiro d'amore».

Suor Benigna Consolato Ferrero

LA VERGINE MARIA



negli scritti di Luisa Piccarreta

Quante volte Maria prendeva parte a tutte le pene e le morti di Gesù nel suo seno 

“…Ecco perché ci voleva un volere e potere divino, per darmi tante morti e tante pene, e un potere e  volere divino per farmi soffrire. E siccome nel mio Volere stanno in atto tutte le anime e tutte le cose,  non in modo astratto o intenzionale, come qualcuno può pensare, ma in realtà tenevo in Me tutti, che immedesimati con Me formavano la mia stessa vita, in realtà morivo per ciascuno e soffrivo le pene di  tutti. È vero che ci concorreva un miracolo della mia Onnipotenza, il prodigio del mio immenso Volere.  Senza la mia Volontà la mia Umanità non avrebbe potuto trovare ed abbracciare tutte le anime, né  avrebbe potuto morire tante volte. Onde la mia piccola Umanità, come fu concepita, incominciò a  soffrire l’alternanza delle pene e delle morti, e tutte le anime nuotavano in Me, come dentro di un  vastissimo mare, ed erano come membra delle mie membra, sangue del mio sangue e cuore del mio  Cuore. Quante volte la mia Mamma, prendendo il primo posto nella mia Umanità, sentiva le mie pene e  le mie morti e ne moriva insieme con Me! Come Mi era dolce trovare nell’amore della mia Mamma l’eco  del Mio! Sono misteri profondi, dove l’intelletto umano, non comprendendo bene, pare che si  smarrisce”. (12°, 18-3-1919) 

a cura di P. Pablo Martín

ILDEGARDA DI BINGEN



LA  SPIRITUALITÀ  DI  SANT’ILDEGARDA NEL  QUADRO  DEL  XII  SECOLO

***
Nei secoli precedenti il XII secolo nei paesi d’Ildegarda, a giudicare dai documenti letterari che ci sono pervenuti, la situazione del credente era una delle più austere: nel suo stato di peccatore, egli guardava con ansia all’aldilà. Egli, che viveva nel tempo, poteva giungere a Dio, il Trascendente, l’Infinito, l’Immenso, l’Eterno solo con la morte corporale, dopo il terribile giudizio. La prospettiva era tale da infondere l’ansia. Quanto gli spettava di fare durante la vita per giungere a Dio era di astenersi dal peccato e fare penitenza, quanto in vita poteva fare per arrivare alla meta, era pesato dalla divina giustizia, per decidere la sua eternità. Questa era la mentalità generale di gran parte del popolo.

Il rapporto tra Dio e l’uomo è impersonale, non ci s’immagina un’unione con Dio prima dell’entrata nell’eternità e un compenetrarsi dell’umano con il divino. Si dice, per esempio, che Dio ha creato gli angeli perché essi indichino agli uomini, che ne sono i sudditi, il retto cammino, mentre manca ogni accenno al loro compito di servizio a favore degli uomini e ci si rivolge alla Vergine Maria, quale mediatrice tra terra e cielo, ma non attraverso un rapporto personale.

L’uomo occupa il posto degli angeli caduti, il decimo coro: nove sono i cori degli angeli, il decimo è dell’uomo, con la conseguenza che anche lui sarà punito com’essi se non vive secondo la legge. Da che cosa dipende ciò? Non tanto dall’idea che provenga da Dio, come si potrebbe credere al primo acchito, quanto dal concetto negativo che si ha dell’uomo. E neppure ci si ricorda della posizione privilegiata dell’uomo, cosicché ne sia dato la signoria sul creato, né si dà rilievo al fatto del suo essere creato ad immagine e somiglianza di Dio. Un uomo è definito secondo il suo stato di peccatore: egli è il discendente d’Adamo. Non è definito secondo il suo privilegio quale signore del creato e secondo il suo rapporto con Dio in quanto creato a sua immagine e somiglianza. La distanza tra l’uomo e Dio, come ho detto sopra, sarà superata solo dopo la morte. Certamente, si conosce il passo del libro della Genesi, in cui è detto che l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio, ma non si pensa ad interpretarlo nel suo pieno significato e di mettere in rilievo il conseguente valore antropologico.

Nello stesso modo, non si ricorda più che pure Cristo è immagine e somiglianza di Dio e che l’uomo è chiamato ad essere immagine di Cristo. Noi leggiamo, per esempio, nella Lettera ai
Colossesi: “Cristo è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni altra creatura; poiché in lui tutto è stato creato, in cielo e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili… Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui…” (1,15.16) “…Perché quelli che egli ha distinti nella sua prescienza li ha predestinati ad essere a conforme all’immagine del Figlio suo”. (Rm 8,29). La Chiesa è mediatrice tra Dio e l’uomo e porta la responsabilità per la salvezza dell’anima dell’uomo, ma il termine “sposa” vale solo per la Chiesa, non per la singola anima, che nel suo rapporto con Dio è vista solo come membro della Chiesa.

Per circa la metà del secolo XI e quello XII si tende ancora in forme diverse a subordinare i laici alla Chiesa, rendendoli coscienti del loro stato di peccatori e dell’opera di salvezza di Dio e questo sempre in vista dell’aldilà, secondo l’influsso cluniacense. Anche nel campo liturgico, i cluniacensi si dedicano alla preghiera per i defunti, introducono la festa dei morti; invece i cisterciensi cambiano indirizzo. Il laico non è più contento delle semplici nozioni di fede o di una partecipazione formale alle funzioni ecclesiali e religiose. Vuole intendere e comprendere, incomincia a poco a poco a farsi strada una nuova epoca con nuove esigenze.

Si apprezza sempre di più la vita eremitica e si aspira ad una vita religiosa profonda ed intima. Il malcontento per la riforma cluniacense porta a quella cisterciense. Il desiderio di una vita ascetica ed austera esige una nuova regola, per esempio, per la vita dei canonici. Nasce così il nuovo ordine dei Premonstratensi, accanto ai Canonici Regolari di Sant’Agostino. La vita eremitica ha una nuova fioritura: i Camaldolesi. Predicatori erranti percorrono i paesi, sorgono gli ordini religiosi cavallereschi. Incominciano a sorgere le università.

***
Sr. ANGELA CARLEVARIS osb

Chi è don Luigi Villa?



La Rivista “Chiesa viva”

Per combattere la battaglia che Padre Pio gli aveva affidato, a don Villa serviva una Rivista, che però fosse libera da pressioni o soppressioni ecclesiastiche. 
Mons. Bosio gli suggerì di iscriversi all’Ordine dei giornalisti e fondare una rivista sua personale, in modo che le Autorità ecclesiastiche non potessero, in qualche modo, farla fallire. Don Villa, allora, si iscrisse all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, prendendo la tessera numero 0055992. A quel tempo, al suo attivo, aveva già una trentina di pubblicazioni (teologiche, ascetiche, letterarie, politiche) e oltre un migliaio di “articoli” già pubblicati su riviste e quotidiani.

Nel 1971, don Villa fondò la sua Rivista “Chiesa viva”, con corrispondenti e collaboratori in tutti i continenti. Il primo Numero uscì con la data “Settembre 1971”.
Pochi mesi dopo, il 14 dicembre 1971, a Vienna, don Luigi ebbe un incontro personale col card. Joseph Mindszenty, il quale dopo essere sta to umiliato e degradato da Paolo VI,
per non avere voluto tendere la mano al comunismo, aveva lasciato Roma. Il Cardinale lesse interamente il primo numero di “Chiesa viva” e ne fu tanto entusiasta che pose la sua firma sulla copia che aveva letto e, al termine dell’incontro, dopo due ore e mezzo di un suo appassionato e illuminante colloquio, disse a don Villa: «Mi creda: Paolo VI ha consegnato interi Paesi cristiani in mano al comunismo!»…

Il 24 settembre 1971, “il Messaggero Abruzzo” riporta un articolo dal titolo: “L’Arcivescovo (Capovilla) va in pensione”. Dalle casse della diocesi erano spariti circa cento milioni di lire, e mons. Capovilla aveva pubblicamente insinuato che la colpa era da attribuire al Vescovo precedente, mons. Giambattista Bosio. Allora, il Prefetto e il Capo dei Carabinieri comunicarono a Paolo VI che, se entro tre giorni, mons. Capovilla non fosse stato rimosso dalla diocesi di Chieti, loro lo avrebbero incriminato e messo in galera. Così, mons. Capovilla fu trasferito a Loreto.

Ma la guerra a don Villa continuava. Fu il Pro-segretario di Stato di Paolo VI, il massone mons. Giovanni Benelli, che coniò ufficialmente la nuova strategia di guerra contro don Villa.
Nelle riunioni coi suoi collaboratori, parlando di don Luigi, Benelli era solito dire: «Bisogna far tacere quel don Villa»! Ma quando qualcuno obiettava: «Eminenza! bisogna però dimostrare che sbaglia!», il Cardinale, irritato, rispondeva: «E allora, ignoratelo e fatelo ignorare!».

Ma questo non bastava, la voce di don Villa era la sua Rivista “Chiesa viva”, e questa “voce” doveva essere messa a tacere.
Se la Rivista non fu attaccata subito frontalmente, lo si dovette al fatto che il Vice Direttore di “Chiesa viva” era il famoso filosofo tedesco ed ebreo convertito, prof. Dietrich von Hildebrand, che Paolo VI conosceva bene, ma altrettanto temeva.
Allora, si cominciò con i collaboratori-teologi, che don Villa aveva già in attivo per “Chiesa viva”. Mons. Benelli scrisse una lettera a ciascuno di essi, perché cessassero la collaborazione con don Luigi, il quale seppe di questo intervento della Santa Sede, solo perché uno dei suoi collaboratori lo informò subito di quest’ordine ricevuto dall’alto.
Così, si fece la terra bruciata intorno a “Chiesa viva”!
I nemici di don Villa, con la complicità di quel clero che preferisce il quieto vivere ai fastidi di non adeguarsi subito alla “linea di pensiero” che viene “suggerita” o “imposta” dall’alto, iniziarono un’altra strategia: la calunnia.
Così, don Villa divenne “lazzarone”, “matto”, “fascista”, “anti-semita”, “fuori della Chiesa”, “eretico”, “sacerdote di esasperate tendenze conservatrici e preconciliari”, “un laceratore della Carità che apre la strada alla diffamazione”, “un rigurgito di orgogliosa supponenza nel sentirsi detentore della verità”… e più recentemente, “autore di scritti infamanti”, e “degno di provvedimenti punitivi”; provvedimenti che però “non vengono presi solo per non umiliare un prete più che novantaduenne”.
“Chiesa viva”, però, continuava a vivere! Allora, per demoralizzarlo, furono inventate le “telefonate a notte inoltrata” fatte di insulti, calunnie, bestemmie, minacce! E questo per molto tempo!

a cura dell’Ing. Franco Adessa

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO



Io voglio che comprendiate che vi state infliggendo il vostro stesso castigo, che comporterà malattie, eventi della natura, ribellioni dell’uomo contro di Me e contro Mia Madre.

GRAZIE MIO SIGNORE PER LA GRAZIA CHE MI DAI IN QUESTO MOMENTO



Perdono di cuore mia MADRE. La perdono per le volte che mi ha offeso... per quando si è  mostrata risentita nei miei confronti ... per quando si è arrabbiata con me e mi ha  castigato ... La perdono per le volte che ha preferito i miei fratelli a me. La perdono per  tutte le parole offensive che mi ha detto, come tonto, stupido, cattivo... per le volte che mi  ha definito il peggiore dei suoi figli... per avermi rinfacciato che ero costato un sacco di  soldi alla famiglia... per avermi detto che non ero stato desiderato, che ero nato per errore  che non ero quel bambino/a che lei avrebbe desiderato... per aver visto in me sempre la  parte negativa. 

Don Leonardo Maria Pompei

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI





(GFD/3)
Gurat e Fungar-Hellan non credono all’ammonimento di Waltar  riguardo al diluvio e alla possibilità di salvezza sull’altura di Noè.  Le infruttuose ammonizioni degli angeli alla popolazione di Hanoch  e all’intero Paese. 

1. Ma quando Gurat ebbe sentito un tale suggerimento dall’angelo  Waltar, egli disse: «Amico che provieni dai Cieli o forse da qualche  parte della Terra! Il tuo consiglio è molto amichevole e ispirato a  buone intenzioni; però dalle tue parole di ammonimento si può  dedurre che tu e la tua compagnia siete o dei creduloni, oppure siete  dei delegati camuffati degli abitanti dell’altopiano fuggiti da qualche  parte e vorreste ora, con il pretesto della vostra missione molto  mistica quali messaggeri dai Cieli, incutermi timore per indurmi a  fuggire presto da qui e così poi voi potete impadronirvi di Hanoch! 

2. Sappi tu, mio caro “secondo” Waltar, che qui ad Hanoch non  siamo tanto stolti da credere così velocemente a tutto quello che ci dà ad intendere qualche vagabondo della montagna! Al primo  momento sono rimasto effettivamente sorpreso di scorgere in te un  Waltar; però durante le tue parole ammonitrici, sicuramente anche  per intervento di un sapiente genio, mi sono ricordato che fra gli  uomini ci sono dei casi di fratelli gemelli e dei casi di sorprendenti  somiglianze! E proprio questo sarà anche il caso tuo e del mistico  Waltar, e allora tu, che sicuramente hai appreso in qualche modo la  sua sorte, vorresti adesso spacciarti per lo spirito di Waltar; però gli  spiriti di sicuro non hanno un aspetto così corporeo come il tuo! 

3. Io ora potrei farvi gettare tutti in una prigione per la vostra  grande sfacciataggine; sennonché la crudeltà non mi è mai  appartenuta! Io perciò vi lascio andare indisturbati così come siete  venuti, dato che le parole ammonitrici da voi rivoltemi sono state  amichevoli, almeno all’apparenza; ma per quanto riguarda le vostre  asserzioni, io non potrò crederci prima di aver visto le vaste pianure  intorno ad Hanoch solcate da imbarcazioni! Allora seguirò il vostro  consiglio! E ora andate e ritiratevi in pace!» 

4. A questo punto Waltar disse: «Gurat, sai quello che ti dirò ora?!  Vedi, io non ti dico altro che questo: “Quando intorno e dentro ad  Hanoch ci si sposterà con imbarcazioni, e quando tu ancora prima  vedrai che noi qui condurremo, attraverso Hanoch, una grande  quantità di animali lassù da Noè, per essere raccolti nell’arca, per  una seconda Terra rinnovata, allora per te sarà già troppo tardi! 

5. Infatti quando i vapori sfuggiti dall’interno della Terra  cominceranno a condensarsi nell’aria e cominceranno a precipitare  in potenti masse come forti flutti d’acqua, allora Noè si troverà già  da molto tempo con i suoi dentro l’arca; e allora nessuno potrà più  essere accolto. E chi tenterà di avvicinarsi a questa, costui verrà  spinto via di là e ucciso dalla grandine e dai fulmini!”. 

6. Ora tu sai tutto; e la nostra straordinaria missione da te è finita!  Fa’ ora quello che vuoi, e credi a ciò che vuoi, poiché è Volontà del  Signore che nessuno debba essere sottoposto ad una costrizione!» 

7. Dopo queste parole, questi angeli si allontanarono e si recarono  istantaneamente nella regione dove agiva Fungar-Hellan, e rivolsero  a questo eroe dei forti ammonimenti. 

8. Ma costui li minacciò e disse loro: «Noè dimora per me troppo  in alto; perciò il prossimo anno io renderò alquanto più basse anche le sue montagne e poi esaminerò più comodamente l’arca della  salvezza!». 

9. Gli angeli però non parlarono più con lui, poiché egli era già del  tutto maligno e totalmente contro Dio. 

10. Da quel luogo gli angeli si recarono da tutto il popolo del  Paese e predicarono ad esso; ma essi, nonostante molti prodigi  operati, non trovarono alcuna fede, né ascolto. Perciò desistettero  ben presto dalle loro prediche e si dedicarono invece alla raccolta  degli animali. 

11. Quello che accadde poi, lo vedremo in seguito! 

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 (GFD/3)
Spiegazione del Signore, rivolta ai futuri criticoni, riguardo al  modo in cui vennero portati gli animali nell’arca e come hanno  potuto essere nutriti per circa mezzo anno. Chi può vedere gli  angeli nella loro continua attività. Prima di ogni catastrofe  mondiale il Signore avverte sempre l’intera umanità con  apparizioni e segni straordinari. 

1. Che questi dodicimila straordinari messaggeri provenienti dai  Cieli radunassero gli animali con la massima facilità ed anche  provvedessero al loro nutrimento, questo si comprende da sé. 
2. Proprio questo avvenimento però, viene menzionato qui più da  vicino in modo critico, affinché con il tempo i criticoni non siano  indotti a domandare come abbia fatto Noè a radunare tutti gli  animali e come abbia fatto a nutrire questo enorme zoo. 

3. Infatti se a Me, il Signore, è sempre possibile con tutta facilità  mantenere giorno per giorno il grandissimo zoo mondiale, Mi sarà  stato possibile anche allora mantenere lo zoo di Noè dentro l’arca  per il tempo di circa mezzo anno! 

4. Il fatto che nello stesso tempo i Miei angeli provvedessero  visibilmente all’opera di approvvigionamento del devoto Noè e  ancora di molte altre persone, ciò non fa alcuna differenza rispetto al  consueto mantenimento quotidiano delle Mie creature; infatti questo  è un uguale compito degli angeli provenienti da Me, e la visibilità di  questi non fa alcuna differenza. 

5. Se in questo tempo gli uomini fossero appunto devoti quanto lo  era Noè, anch’essi vedrebbero piuttosto frequentemente come degli  angeli in grandissimo numero sono del tutto affaccendati giorno e  notte a mantenere il Mio grande zoo mondiale, ma gli uomini  attuali(15), con gli occhi grossolanamente mondani, che per la  maggior parte sono molto più cattivi di quelli del tempo di Noè, non  vedranno mai tutto questo lavoro degli angeli! 

6. Se però si volesse domandare: «Com’è stato possibile allora, al  tempo di Noè, che anche gli uomini assolutamente malvagi poterono  vedere come gli angeli conducevano gli animali e trasportavano il  loro nutrimento in grandi quantità?» 

7. Allora Io dico: «Una cosa simile la fa sempre la Mia  Misericordia prima degli inizi di una generale sciagura del mondo,  che gli stolti uomini si preparano sempre da se stessi in seguito alla  loro grande ignoranza in tutte le cose del mondo! All’avvicinarsi e  prima di ogni sciagura, gli uomini vengono sempre avvertiti,  mediante straordinarie e anticipate apparizioni, ad abbandonare il luogo dove si trovano ed a porsi fiduciosamente sotto la  Mia protezione, dove di certo non potrebbe accadere loro nulla di  male; sennonché gli uomini, quali “beati possidentes” (beati  possidenti), di fronte ad una sciagura sono sempre sordi e ciechi, e  sono spesso più stupidi delle bestie, e lasciano che su di loro si  riversi ogni avversità piuttosto che fare attenzione ai segni e  mettersi subito sotto la Mia protezione. 

8. Ma se già le piccole sciagure locali Io le faccio precedere  mediante segni straordinari, quanto più farò Io questo nel caso  di una disgrazia del mondo così grande e generale, come fu  quella al tempo di Noè!? E così il diluvio giustifica sicuramente la  precedente attività visibile degli angeli provenienti dai Cieli! 

9. E certamente una tale apparizione è anch’essa un giudizio per  gli uomini; ma quando ci si trova di fronte a due mali e si deve  prenderne uno, allora si sceglie anzitutto il minore per evitare con  ciò il maggiore quanto possibile, considerato oltre a ciò che una  piccola ferita la si può sicuramente guarire prima di una grande!  Quando però l’aver adottato il male minore non offre più nessuna protezione, allora è certo che debba seguire da sé il male maggiore,  nel quale il maligno deve trovare la sua fine. 

10. Io ritengo che il motivo di questa visibile azione degli angeli  sia ora sufficientemente dimostrata, e così ora noi possiamo di  nuovo ritornare al racconto della storia! 

11. Quale sensazione venisse poi suscitata ad Hanoch alla vista  degli angeli che conducevano gli animali da loro radunati, questo lo  vedremo prossimamente!». 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

LEGGENDA PERUGINA



( COMPILAZIONE DI ASSISI )


PULIZIA DELLE CHIESE

In altro tempo, quando Francesco abitava presso Santa Maria della Porziuncola, e i  frati erano ancora pochi, andava talora per i villaggi e le chiese dei dintorni di Assisi,  annunziando e predicando al popolo di fare penitenza E in questi suoi giri portava una scopa per pulire le chiese.

Molto soffriva Francesco nell’entrare in una chiesa e vederla sporca. Così, dopo aver  predicato al popolo, faceva riunire in un posto fuori mano tutti i sacerdoti che si  trovavano presenti, per non essere udito dalla gente. E parlava della salvezza delle  anime, e specialmente inculcava loro di avere la massima cura nel mantenere pulite le  chiese, gli altari e tutta la suppellettile che serve per la celebrazione dei divini misteri.

Traduzione di VERGILIO GAMBOSO

L'ultimo Papa canonizzato



LO STUDENTE DI TEOLOGIA 

Nel Novembre del 1854 Giuseppe Sarto incominciava lo studio della  Teologia: lo studio classico sacerdotale, sogno e meta di ogni aspirante al  Santuario di Dio. 
Con quanta ansia aveva atteso questo giorno! 
Tutto il tempo dedito agli studi letterari e filosofici che cosa, era stato per lui  se non una preparazione a quella scienza divina che il sacerdote è chiamato a  spiegare e diffondere tra gli uomini? 
Tuttavia, assai più che per questo motivo, il quale avrebbe potuto forse dare  luogo a qualche piccolo sentimento di vanità, il chierico Sarto si diede con  tutta la passione della sua anima allo studio della Sacra Teologia per il  desiderio che lo bruciava di conoscere ed amare sempre più Iddio, di cui nel  profondo dell'anima pura ne sentiva le arcane voci che lo urgevano a  protendersi sempre più verso le cose che gli stavano davanti, alla palma della  sua vocazione in Cristo Gesù (47). 
Di qui in lui un fervore tutto nuovo nello studio e nella pietà notato dai  Superiori, i quali ne seguivano con viva compiacenza ogni passo ed in prova  della stima che gli portavano, come anche per assecondare il suo desiderio di  raccoglimento e di preghiera, sul principio del terzo corso teologico (18561857) gli assegnarono una cameretta a parte, permettendogli di uscire a  passeggio insieme con un compagno a lui carissimo: il chierico Pietro  Zamburlini, futuro Arcivescovo di Udine. 
Ecco come di questa bontà dei Superiori con espressioni di viva  riconoscenza, dava comunicazione al suo Don Pietro Jacuzzi:  
 “Qui in Seminario ho passati sei anni e sempre bene. Però questo spero di  passarlo meglio degli altri. I buoni Superiori, aderendo alle mie istanze, dopo  quattro anni che io facevo il Prefetto, mi hanno messo in quiete, ma pede  libero. Mi hanno assegnato una cameretta, dove non si sente che la campanella e l'orologio. Quid melius? Al passeggio non andrò più con quelle  lunghe file che fanno melanconia a chi le vede e più ancora a chi ne fa parte,  ma con un buon compagno di scuola, mio amico. Insomma non saprei che  desiderarmi di meglio. In tutta quiete attendo alle mie incombenze e così a  poco a poco comincio a prepararmi per quando sarò Cappellano.... Qui i  Superiori mi chiamano il giubilato ed hanno tutte le ragioni e se anche mi  daranno qualche piccola incombenza l'accetterò volentieri per corrispondere  a tanta bontà” (48). 
E la “piccola incombenza” non si fece attendere, perché i Superiori, ben  conoscendo la sua passione per la musica, nell'ultimo anno teologico gli  affidarono la direzione del canto sacro degli alunni del Seminario (49). 

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c.

“Pregate per le anime in Purgatorio!”



La vostra purificazione è indispensabile, Miei amati figli, altrimenti come potrete presentarvi davanti a Mio Figlio se non siete puri e liberi dal peccato! La purificazione la ottenete attraverso il sacramento della confessione, grazie al pentimento, all’espiazione e grazie alla ricchezza d’amore nei vostri cuori per il Mio Santo Figlio. Egli è l’Amore puro e voi siete in grado di sopportarLo soltanto se siete puri e se avete colmato il vostro cuore con amore per LUI, il vostro Salvatore.

Figli Miei. La vostra purificazione è importantissima! È la cosa più importante per un ritorno “rapido” a casa dal Padre, perché l’anima che è sporca dovrà rispondere di ogni sua “macchia”(assumersi la rsponsabilità) e la dovrà “pulire” nelle fiamme del Purgatorio.

Figli Miei. Non infliggetevi questa pena, perché sono fiamme ardenti e purificanti, che potete EVITARE grazie alla vostra purificazione durante la vita terrena! Confessatevi, espiate e pentitevi! Utilizzate i regali del Cielo per l’esonero dalle pene dei peccati, per voi e per le povere anime del Purgatorio!

Conservate l’ultima indulgenza per voi e regalate tutte le altre a queste povere anime che alla fine hanno trovato la strada per Gesù, ma non si sono mai purificate dei loro peccati per un motivo o per un altro. Non si confessarono, non riconobbero i peccati commessi come peccati; i motivi sono molti. Nonostante tutto però, Dio Padre le considerò “degne” di apparire davanti a LUI un giorno -dopo profonda purificazione- perché anche se tardi riconobbero prima del loro decesso i loro peccati, aderirono e diedero il loro SI a Gesù. Poiché si convertirono -ancora durante la propria vita terrena-ma non ebbero più tempo per la loro purificazione in terra, il Padre le mandò in purgatorio a scontare là, ciò che mancarono di fare durante la vita terrena.

Figli Miei. Il Purgatorio è un luogo di purificazione per quelle anime che morirono in grazia di Dio, senza però essere pure. Esso, non è per niente un luogo desiderabile, perché là le fiamme di Dio bruciano e le anime si trovano in queste fiamme. Purificatevi quindi durante la vita terrena, pregate e supplicate per le povere anime del Purgatorio! Una preghiera per queste povere anime ve l’abbiamo già donata. Pregatela, perché essa allevia molta sofferenza e pena!

Figli Miei. Restate lontani dal peccato! Confessatevi anche di quei peccati di cui NON SIETE CONSAPEVOLI, perché in questo modo essi vi possono essere perdonati ; ottenete indulgenze per le pene conseguenti ai peccati, in modo che vi sia risparmiato il Purgatorio!

Io vi amo, Mia amata schiera di figli e visito regolarmente le anime in Purgatorio che sperano moltissimo nelle vostre preghiere! Ogni anima per cui voi pregate prega anche per voi! In Purgatorio, nel luogo delle fiamme purificanti di Dio, l’anima non può ottenere nulla per se stessa, ma lo può fare per i figli della terra, che siete voi!

Pregate figli Miei, pregate. Ogni preghiera Io la porto a loro e in questo modo porto loro sollievo.

Figli Miei. Grazie a ogni indulgenza, che voi regalate, Io posso riscattare un’anima dal Purgatorio a patto che voi la (l’idulgenza) regaliate a chi ne ha maggiormente bisogno o la mettiate a Mia completa disposizione a Me, la vostra amorevole Mamma Celeste.

Figli Miei. Io vi ringrazio in nome delle anime del Purgatorio per la vostra preghiera che le consola e dona loro sollievo. Continuate a pregate, Miei amatissimi figli. La vostra ricompensa sarà grande.

Io vi amo, sono sempre qui per voi.

La vostra Mamma Celeste che vi ama moltissimo.

Mamma di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza. Amen.

SE STARAI CON ME TI PARLERO’ DI ME



(Gesù racconta dalla Croce)

Il Getsemani


Era già notte fonda quando mi riebbi e volli uscire fuori.
Sentivo in quel momento tutto l'amore per tutti gli uomini dei quali il Padre mio mi aveva reso fratello, ma anche tutto il peso dei loro peccati venirmi addosso.
Sostai un attimo sull'uscio, guardai l'immensità oscura e mi incamminai andando incontro a quel buio nel quale l'anima mia si rispecchiava perfettamente. Mi incamminai come al solito verso l'Orto degli Ulivi, i miei apostoli mi seguirono a gruppetti. C'era un vento gelido ed un silenzio mortale. Si sentiva solo il rumore dei nostri passi sull'acciottolato. Nel cielo brillavano le stelle e la luna piena rendeva gli alberi degli ulivi argentati. Era uno spettacolo di straordinaria bellezza. Gli apostoli, lontani dal pensare che questa era l'ultima notte che avrebbero passato con me, si sdraiarono per terra e coprendosi con i loro mantelli si addormentarono. Li guardai e mi accorsi di soffrire anche per loro, mi erano stati amici, avevano rinunciato a tutto per seguirmi; mi apparivano come bambini che certi della custodia della madre si addormentano con abbandono. Li amai come non mai in quel momento, avrei voluto accarezzarli e stringerli al mio petto ad uno ad uno, proprio come una madre fa con i suoi bambini.
Parlai loro con il cuore dicendo: "Amici miei, per causa mia vi perseguiteranno e vi metteranno a morte, devo mandarvi come pecore in mezzo ai lupi; mi addolora, ma voi siete stati scelti quale eco per diffondere il gorgheggiare della fonte che è lo Spirito di Verità e arriverete così poveri, così indifesi, fino ai confini della terra".
Ad un tratto mi accorsi che Pietro, Giacomo, Giovanni, non dormivano. Mi accostai a loro per rivelare il mio stato d'animo.
"L'anima mia è triste fino alla morte", dissi, "tenetemi un pò di compagnia".
La mia voce tremava, la paura di ciò che doveva accadermi mi faceva sudare. Sentii poi un gran bisogno di parlare con il Padre per essere rassicuarato da Lui, ma nel contempo sentivo l'esigenza di una presenza fisica e così, dilaniato fino allo spasimo, andavo e tornavo. Ad un tratto mi mancarono le forze e caddi in ginocchio e alzati gli occhi al cielo rividi la luna, le stelle sempre lì fedeli fin dalla fuga in Egitto quando illuminarono il sentiero a Maria mia madre e a Giuseppe, compagne a me per tanti notti ed ora testimoni di un amore distillato goccia a goccia che trasudava dalla mia fronte e di colore scarlatto. "Padre, Padre!", ripetevo, "allontana da me questo calice!'
Ad un tratto rientrai in me, rividi il Padre e alla di lui presenza mi sentii ricolmo di tutto il sudiciume che gli uomini passati presenti e futuri avevano e avrebbero racimolato coi loro peccati. La sfavillante presenza del Padre rese la mia anima consapevole, non solo dell'oltraggio fatto dall'uomo a Colui che è l'amore per essenza, ma anche di che cos'è l'uomo senza il suo Dio d'amore. Mi guardai così come apparivo al Padre e mi vidi un obbrobrio. Lui per consolarmi mandò uno dei suoi angeli che mi diede il sapore del mio cielo. "Amo tutto ciò che tu hai fatto, Padre mio e mio Dio", dissi, 'ma più ancora amo le tue creature che hai fatte ad immagine di me. Voglio restituirle al tuo amore. Voglio far riemergere in loro quel soffio di vita che sei tu, togliendo ogni ludibrio alla primordiale bellezza. E se per far ciò devo bere il calice fino alla feccia, sono pronto Padre mio' .

DELLE CAUSE DEI MALI PRESENTI E DEL TIMORE DE' MALI FUTURI E SUOI RIMEDI AVVISO AL POPOLO CRISTIANO





  DEL CONTE CANONICO ALFONSO MUZZARELLI

Vieni, Spirito di vita.



Vieni, Spirito di vita. 
Bagna ciò che è arido. 
Raddrizza ciò che è storto.
Guarisci ciò che sanguina. 
Riscalda ciò che è gelido.
Fa’ che non mi fermi 
dinanzi a cadute personali, 
a insuccessi, alla malattia, 
a incomprensioni, a tradimenti, 
a scandali nella Chiesa e nella società. 
Scuotimi, rinnovami, riscaldami, 
perché l’alba di ogni giorno,
vinte stanchezza e paura, 
mi trovi pronto a ricominciare.

Io sono Colui che mai cambierà la sua Parola, Essa è per sempre!



Gesù con voi.
Amati figli, il tempo è giunto, ora Io Mi manifesterò a questa Umanità, benedirò il mio amato popolo e metterò fuori dalla mia Casa i traditori.
L’arrivo di una cometa sarà l’annuncio del mio ritorno.
Sorprenderò il mondo con il mio improvviso intervento, metterò Satana alle catene.
Come allora, anche oggi: … la storia si ripete.

Il tempo della mia gloria è giunto, l’ora tuona già la mia venuta. Siate come Gesù vi chiede, umili e miti; state con Gesù, non abbiate timore di combattere per la Verità. Tutto ciò che ora vi sarà presentato, della nuova riforma, non sia da voi accettato: … è blasfemo! Satana ha preso il mio posto nella Chiesa e mette le sue regole togliendo le mie.
Io sono Colui che mai cambierà la sua Parola, Essa è per sempre!
Io sono un Dio fedele, un Dio di amore infinito, sono il vostro Dio Creatore, il vostro Salvatore. Tenetevi uniti, ora più che mai tuonate la vostra fede, Dio è con voi.
Nella Città Santa, nella Gerusalemme celeste, tutto è pronto per accogliere i figli di Dio.

Amati figli, il suolo che calpestate su questo colle è sacro, tra non molto dovrete accedervi scalzi, a piedi nudi dovrete inginocchiarvi al Santo che si manifesterà a voi e vi donerà di Sé.
Figlioli amati, guardo i vostri cuori e li vedo bramosi di Me, vedo in essi il desiderio ardente di abbracciarmi, … sarete presto soddisfatti perché Io sto venendo a voi, vengo con la corona di Re dei re sul mio capo e con in mano lo scettro regale.
Vi chiamerò e vi dirò: avanti o miei prodi! Ecco, il Re della Gloria vi chiama a unirvi a Sé e tutto improvvisamente risplenderà di luce infinita. Il bagliore del Sole rifletterà sui figli di Dio, li illuminerà di luce nuova, li metterà in condizioni di figli del Cielo.
Dio Padre l’Onnipotente Jahwè dice: tuonerò la mia potenza, farò tremare i cuori dei traditori, metterò le catene ai miei nemici e li scaraventerò all’Inferno con il loro degno maestro.
Aprirò il tempo delle beatitudini, chiamerò per nome i miei figli e li unirò a Me. Io sono l’Immenso! Sono Tutto! Sono Colui che vi ama infinitamente. In Me è il Giardino infinito dell’amore e della felicità, in Me si racchiude ogni bellezza e si assapora ogni dolcezza.
Cari e amati figli, sono con voi, non sia in voi tentennamento, state pronti perché ecco che giunge il suono della tromba, l’Angelo viene a richiamare al raduno tutti i miei figli.
State pronti, con i calzari ai piedi, i fianchi cinti e il bastone in mano, stringete in voi solo la Parola di Dio e avviatevi a Lui perché la imprima nei vostri cuori, … li sigilli alla sua Verità per sempre.
L’America sta per perdere il suo fascino, il nemico già prende il suo impero!
Farò crollare la potenza dell’America per essersi messa contro di Me, il Dio Creatore.
Il Cile piangerà lacrime di sangue.
L’Italia è già nel suo lutto.
Il vulcano del terrore è già in atto, Roma perderà la sua bellezza e sarà assediata dai nemici.

Pregate figli miei, perché tutto si compia in fretta, affinché possiate entrare a beneficiare del mio nuovo mondo, godere la vita nell’eterna felicità e amore.
Non tarderò, tutto è già in atto! … Il mio carro è veloce più del vento, all’improvviso Mi presenterò al mondo quale Re dei re, … il mondo capirà che Io sono! Io sono l’unico vero Dio! Al mio seguito porterò una miriade di Angeli, il mio Esercito sarà potente e glorioso.
Vi amo, vi bramo, vi benedico figli miei, amati del vostro Dio. Amen
Carbonia 04-03-2020

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI



« NOVISSIMA TUA!... »


La sentenza

Non bisogna poi figurarsi questo giudizio come se si svolgesse  gradatamente, in un ordine successivo, come nei tribunali di  questa terra. La imperfezione della intelligenza umana non può  arrivare che passo passo e per una serie di investigazioni alla  conoscenza della verità, ma alla luce divina le cose vanno ben  diversamente. «Un batter d'occhio»: In ictu oculi e la causa  sarà bell'ascoltata. Non vi sarà bisogno di testimoni; perchè il  giudice stesso era presente allorché furono commesse le colpe; non vi sarà bisogno dell'interrogatorio, poichè un solo sguardo  basterà all'anima per rivedere tutte e singole le azioni della sua  vita, tutte le sue colpe e tutti i suoi meriti, tutto ciò che servirà a  condannarla e ciò che varrà ad assolverla; non vi sarà bisogno  di difesa: sarebbe inutile ogni tentativo per commuovere la  persona del Giudice. La sentenza sarà in relazione dello stato  dell'anima giudicata: Iddio non si lascia commuovere come gli  uomini, egli agisce in base alla sua infinita giustizia ed ai suoi  eterni decreti, e come ad una data misura di meriti sarà  attribuito un dato grado di gloria, così ad una data misura di  colpe sarà assegnato un grado corrispondente di castigo, sicchè  l'anima nel momento stesso che conoscerà il suo stato,  conoscerà pure la sua sentenza. Questa sentenza sarà differente  secondo i vari stati in cui si troveranno le anime in punto di  morte. Per colui che muore in peccato mortale, Iddio  pronunzierà la sentenza dei reprobi: - Va, maledetto, nel fuoco  eterno preparato per satana e per gli angeli ribelli. Tu preferisti  obbedire a lui sulla terra, va dunque, miserabile, a partecipare  dei suoi supplizi nell'inferno. 

Mentre a colui che muore nello stato di grazia, e che non ha da  subire alcuna espiazione per i falli passati, sarà riservata la  parola dell'amore e della beatitudine: - Coraggio - gli dirà il  Signore, coraggio, servo buono e fedele, fosti fedele nel poco,  ed ora ti pongo in possesso di un bene molto più grande: vieni  a gustare la gloria del tuo Signore. Finalmente coloro che  morendo bensì nello stato di grazia, hanno ancora macchie di  peccati veniali, o non hanno espiato abbastanza le colpe  passate, con le parole dell'amore udiranno che l'ingresso al  Paradiso è differito: - Povera anima; dirà il Signore, un giorno  tu godrai della mia gloria, poichè sei cara al mio cuore; ma  siccome non sei ancora perfettamente pura, va a purificarti nel  fuoco espiatore; la durata dei tuoi patimenti sarà proporzionata  al numero e alla gravità dei tuoi falli. 

Sac. Luigi Carnino,

FATECI USCIRE DA QUI



Maria Simma risponde a questa chiamata delle anime del Purgatorio

LA PREGHIERA ED IL DIGIUNO

Quale pensa sia l'errore maggiore di chi si avvicina alla preghiera?
Mi sembra che le persone corrano da Dio solo quando hanno dei problemi o pensano di aver bisogno di qualche cosa. Le preghiere di domanda sono buone e, naturalmente, sono sempre ascoltate. Dovremmo, però, essere con Dio per lodarLo e ringraziarLo sempre per tutto ciò che ci ha dato, e per tutto ciò che fa con noi e per noi. Le persone sono molto poco riconoscenti e la società occidentale è giunta al punto di considerare dovute molte cose, permettendo così che l'avidità e l'odio abbino la meglio. L'imperativo implicito nella società occidentale, ed oggi così diffuso, che tutti debbano avere uguali opportunità di conseguire un titolo di studio e di possedere una bella casa e due automobili, non proviene da Dio. Dio dona i Suoi più grandi segreti e le Sue più grandi gioie a coloro che sono i più piccoli tra di noi. Satana promette potere, prestigio e successo. Dio promette pace, gioia e realizzazione. La preghiera più superficiale è: "Dio dammi questo, Dio dammi quello!" quasi Dio fosse sullo stesso piano dell'amico umano. Per quanto ancora Dio vorrà stare con noi se tutto quello che sappiamo dirGli è: "Ho bisogno di questo, ho bisogno di quello?!". I bambini piccoli, nel loro sviluppo sociale, attraversano questo stadio appena scoprono la loro individualità, quando cioè li vediamo dare i secchielli di plastica in testa ad un compagno di giochi, gettare via la paletta e buttar la sabbia negli occhi del compagno. E' a questo stadio che a loro va inculcata la disciplina. Così è con la preghiera. Essa deve comprendere anche "ciao»,"grazie" e "ti amo".