domenica 16 agosto 2020

La Spagna è attraversata e percorsa dal diavolo stesso, il quale, tramite i suoi scagnozzi, rende solo le cose peggiori e più insopportabili per i nostri amati figli.



18 luglio 2020 

Questa volta mostrerà chi è veramente fedele a me!

Il mio bambino. Figlia mia tanto amata da me. La sofferenza e la sofferenza, volute e pianificate dal maligno, sono grandi su questa terra.

Il mio bambino. La Spagna è attraversata e percorsa dal diavolo stesso, il quale, tramite i suoi scagnozzi, rende solo le cose peggiori e più insopportabili per i nostri amati figli. Sai già cosa sta succedendo all'Europa, anche se i dettagli non sono stati resi noti a te o agli altri. È scritto e verrà come è scritto, ma non temere, perché le tue preghiere saranno esaudite.

Dio Padre, l'Altissimo, è pronto per te, cioè: più, più intimamente, più profondo, più fiducioso e in profonda fede le tue preghiere sono dette e indirizzate a LUI, l'Onnipotente, più il fardello che LUI ti lascia, più preghi , più forte è la resistenza che tu e gli altri opporete e questo è sarà più facile per te e puoi attingere nuova speranza perché SAPPI che il Padre non ti lascerà mai solo (in balia), ed EGLI interverrà PRIMA che vengano i peggiori mali, così che sarai salvato e troverai l'ingresso nel Mio Nuovo Regno.

Io, il tuo Gesù, sono già pronto. Io, il tuo Gesù, distribuisco a loro la Santa Comunione che Mi sono veramente leali e NON HANNO LA POSSIBILITÀ DI COMUNIONE ORALE!

Quindi assicurati che io, il tuo Gesù, sono qui spiritualmente perché non puoi vedermi (la maggior parte di voi). Ma oggi vi dico: dall'inizio di questa pandemia, inscenata e "sostenuta" dal diavolo e dai suoi scagnozzi, io sono il vostro Gesù, vieni a te, e non ti lascio, perché la Mia promessa è Santa, come la Mia Parola, e ciò che ho promesso e promesso, ciò che dico e detto sarà.

Ti amo moltissimo. Continuerò TUTTI a proteggere i bambini del mio esercito rimasto. Rimani fedele a me perché i tempi non stanno migliorando ancora! Restate forti e nella fede, perché andrà, andrà peggio, ma siate consapevoli che la vostra preghiera reca sollievo a ciascuno di voi, e siate consapevoli che io, il vostro Gesù, sono sempre al vostro fianco , con te, con te e lì per te.

Quindi assicurati che questo tempo sta finendo e ti assicuro che il Mio Nuovo Regno si sta avvicinando. Ogni giorno gli sei più vicino, ma il mondo DEVE ancora convertirsi prima che mio padre dia il segno.

Non temere, molti bambini mi troveranno ancora, ma molti andranno nella rete del diavolo. Lo fai di tua spontanea volontà e questa volta lo dirà che è veramente leale e devoto a me. Amen.

Quindi portate la speranza nei vostri cuori, perché il Padre interviene. Se tutto sembra perduto, non disperare, perché la tua preghiera porterà sollievo e cambiamento.

Ti amo moltissimo.

Il tuo Gesù, che sono, con Dio Padre, l'Altissimo. Amen.

La Madonna: "Pregate, figli miei, pregate, poiché solo attraverso la preghiera potete ottenere sollievo, mitigazione e l'intervento del Padre per abbreviare il tempo, l'aiuto e la guida. Amen."

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA



Commento teologico

Anche il profeta Osea drammatizza questo amore, rivelandoci la soluzione pensata dal Signore per ricondurre la sposa alla fedeltà: un duro deserto in un lungo esilio.

Parola del Signore rivolta a Osea, figlio di Beerì, al tempo di Ozia, di Iotam, di Acaz, di Ezechia, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, figlio di Ioas, re d’Israele.
Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse: «Va’, prenditi in moglie una prostituta, genera figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore».
Egli andò a prendere Gomer, figlia di Diblàim: ella concepì e gli partorì un figlio. E il Signore disse a Osea: «Chiamalo Izreèl, perché tra poco punirò la casa di Ieu per il sangue sparso a Izreèl e porrò fine al regno della casa d’Israele. In quel giorno io spezzerò l’arco d’Israele nella valle di Izreèl».
La donna concepì di nuovo e partorì una figlia e il Signore disse a Osea: «Chiamala Non-amata, perché non amerò più la casa d’Israele, non li perdonerò più. Invece io amerò la casa di Giuda e li salverò nel Signore, loro Dio; non li salverò con l’arco, con la spada, con la guerra, né con cavalli o cavalieri».
Quando ebbe svezzato Non-amata, Gomer concepì e partorì un figlio. E il Signore disse a Osea:               «Chiamalo Non-popolo-mio, perché voi non siete popolo mio               e io per voi non sono (Osa 1,1-99.
Il numero degli Israeliti sarà come la sabbia del mare, che non si può misurare né contare. E avverrà che invece di dire loro: “Voi non siete popolo mio”, si dirà loro: “Siete figli del Dio vivente”.
I figli di Giuda e i figli d’Israele si riuniranno insieme, si daranno un unico capo e saliranno dalla terra, perché grande sarà il giorno di Izreèl!
Dite ai vostri fratelli: “Popolo mio”, e alle vostre sorelle: “Amata”. Accusate vostra madre, accusatela, perché lei non è più mia moglie e io non sono più suo marito!
Si tolga dalla faccia i segni delle sue prostituzioni e i segni del suo adulterio dal suo petto; altrimenti la spoglierò tutta nuda e la renderò simile a quando nacque, e la ridurrò a un deserto, come una terra arida, e la farò morire di sete. I suoi figli non li amerò, perché sono figli di prostituzione. La loro madre, infatti, si è prostituita, la loro genitrice si è coperta di vergogna, perché ha detto: “Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande”.
Perciò ecco, ti chiuderò la strada con spine, la sbarrerò con barriere e non ritroverà i suoi sentieri. Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli.
Allora dirà: “Ritornerò al mio marito di prima, perché stavo meglio di adesso”. Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio, e la coprivo d’argento e d’oro, che hanno usato per Baal. Perciò anch’io tornerò a riprendere il mio grano, a suo tempo, il mio vino nuovo nella sua stagione; porterò via la mia lana e il mio lino, che dovevano coprire le sue nudità. Scoprirò allora le sue vergogne agli occhi dei suoi amanti e nessuno la toglierà dalle mie mani. Farò cessare tutte le sue gioie, le feste, i noviluni, i sabati, tutte le sue assemblee solenni. Devasterò le sue viti e i suoi fichi, di cui ella diceva: “Ecco il dono che mi hanno dato i miei amanti”.
Li ridurrò a una sterpaglia e a un pascolo di animali selvatici. La punirò per i giorni dedicati ai Baal, quando bruciava loro i profumi, si adornava di anelli e di collane e seguiva i suoi amanti, mentre dimenticava me! Oracolo del Signore.
Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acor in porta di speranza. Là mi risponderà come nei giorni della  sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – mi chiamerai: “Marito mio”, e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”.
Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal e non saranno più chiamati per nome. In quel tempo farò per loro un’alleanza con gli animali selvatici e gli uccelli del cielo e i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese, e li farò riposare tranquilli. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.
E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – io risponderò al cielo ed esso risponderà alla terra; la terra risponderà al grano, al vino nuovo e all’olio e questi risponderanno a Izreèl. Io li seminerò di nuovo per me nel paese e amerò Non-amata, e a Non-popolo-mio dirò: “Popolo mio”, ed egli mi dirà: “Dio mio”» (Os 2,1-25).
Il Signore mi disse: «Va’ ancora, ama la tua donna: è amata dal marito ed è adultera, come il Signore ama i figli d’Israele ed essi si rivolgono ad altri dèi e amano le schiacciate d’uva».
Io me l’acquistai per quindici pezzi d’argento e un homer e mezzo d’orzo e le dissi: «Per molti giorni starai con me, non ti prostituirai e non sarai di alcun uomo; così anch’io mi comporterò con te». Poiché per molti giorni staranno i figli d’Israele senza re e senza capo, senza sacrificio e senza stele, senza efod e senza terafìm. Poi torneranno i figli d’Israele, e cercheranno il Signore, loro Dio, e Davide, loro re, e trepidi si volgeranno al Signore e ai suoi beni, alla fine dei giorni (Os 3,1-5).

 Cosa fa allora il Signore? Non manda zolfo e fuoco su Gerusalemme e sulle città di Giuda. Neanche manda il diluvio universale per distruggere tutta la terra di Canaan. Manda invece il suo profeta, Geremia, perché dica al suo popolo tutti gli orrendi misfatti, invitando Gerusalemme e tutto il popolo di Giuda alla conversione, ritornando nella piena osservanza della Legge dell’alleanza, il cui primo comandamento condanna ogni forma di idolatria.
Il profeta viene e svela al popolo tutti i suoi misfatti, i suoi orrendi peccati, i suoi molteplici tradimenti, il suo abbandono del Signore. Gli annunzia che per tutte queste nefandezze da esso commesse ci sarà la distruzione di Gerusalemme e di tutte le città di Giuda assieme a quattro flagelli che si abbatteranno sugli abitanti del paese: la fame, la peste, la spada, l’esilio. Tutti sono avvisati. La fine è questa. Il popolo ritorna al suo Dio? Questi flagelli scompariranno. Il popolo non ritorna a Dio? Vi sarà in terra di Giuda devastazione, desolazione, distruzione, fuoco, peste, fame, spada, esilio.
Lo stesso tempio di Gerusalemme, che è la gloria del regno, perché la casa del Signore sulla terra, sarà profanato, incendiato, spogliato, depredato. Di tutta la sua ricchezza nulla resterà. Ogni cosa sarà portata a Babilonia. Di esso resterà solo qualche rudere e così anche avverrà per Gerusalemme. Diverrà la città rifugio di sciacalli e altri animali selvatici.
Tutto dipende dalla conversione, dal ritorno al Signore. Non è Dio che manda la sciagura. Non è Lui che opera la distruzione. Lui avverte il suo popolo dei frutti che produce l’idolatria e di quelli che nascono dall’osservanza della legge del Signore. La logica del Signore è una, una sola. Essa è la stessa che troviamo all’origine del tempo e della storia, non appena l’uomo è stato creato: “Se ne mangi, muori”.
Quello del Signore è un processo senza sentenza, poiché la sentenza è già stata pronunciata il giorno dell’Alleanza stipulata tra Lui e il suo popolo. La pena è già sentenziata così come anche il premio. Ma tutta la Scrittura procede per “latae sententiae”, per sentenza emessa nell’atto stesso di iniziare la vita o ricominciare a ripartire, dopo il disastro degli inizi che ha portato la rovina nell’umanità.
Ma anche nel Vangelo troviamo la stessa logica dell’Antico Testamento. Tutti i giudizi e i processi a cui il Vangelo ci fa assistere, non sono forse tutti di “latae sententiae”? Non rivelano già quale sarà la nostra fine, qualora il patto non sia osservato? Non sappiamo  già che Gesù non ci conosce? Che Lui, Lui in persona, ci dirà: “Non vi conosco. Allontanatevi da me voi, operatori di iniquità?”

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

Il problema dell'ora presente. Antagonismo tra due civiltà



LE SOCIETÁ SEGRETE ALL'OPERA

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Ma ciò che meglio fa vedere il suo disegno, è il motto che ritorna costantemente sotto la sua penna e sulle sue labbra. "Tutti i cospiratori - dice Barruel - hanno un linguaggio segreto, una parola d'ordine, una formula non intelligibile al volgo, ma la sua spiegazione segreta svela e rammenta continuamente agli adepti il grande oggetto della loro cospirazione. La formula scelta da Voltaire consisteva in queste due parole: Schiacciate l'infame. Ciò che m'interessa - scriveva a Damilaville (Lettera del 15 giugno 1762) - è l'avvilimento dell'infarne". "Impegnate tutti i fratelli e perseguitate l'infame a viva voce e per iscritto senza concedergli un momento di tregua". "E fate, per quanto vi sia: possibile, i più avveduti sforzi per schiacciare l'infame". "La nostra posizione è tale che noi siamo l'esecrazione del genere umano, se (in questo sforzo) non abbiamo a noi favorevoli le persone oneste (le persone di alta condizione). Bisogna dunque averle tutte con noi a qualsiasi costo: Schiacciale l'infame, io vi dico" (Lettere a Damilaville, a d'Alembert, a Thercot, a Saurin).


Chi è questo infame che bisognava così perseguitare incessantemente, avvilire, schiacciare a qualunque costo e cogli sforzi di tutti i congiurati?

Sulle labbra di Voltaire e su quelle di tutti i suoi adepti, queste parole significano costantemente: schiacciate la religione che adora Gesù Cristo. Schiacciate Gesù Cristo. Le prove abbondano nella loro corrispondenza. Schiacciare l'infame, vuol dire disfare ciò che hanno fatto gli Apostoli; vuol dire abbattere Colui che hanno combattuto i deisti e gli atei; vuol dire perseguitare ogni uomo che si dichiara per Gesù Cristo. E' il senso inteso da Voltaire, e questo senso non è meno evidente sulla penna degli altri. Il cristianesimo, la setta cristiana, la superstizione cristicola sono sinonimi sotto la penna di Federico. D'Alembert è più riservato nell'uso di questa parola, ma l'adopera sempre nel senso inteso da Voltaire. Gli altri congiurati non intendono diversamente la "parola d'ordine". Non la trovano troppo forte per esprimere il desiderio diabolico che s'annida nel loro cuore. L'estensione ch'essi danno alla loro congiura non deve lasciar sulla terra il minimo vestigio della dottrina e del culto del divin Salvatore.

I congiurati erano completamente organizzati al ritorno di Voltaire dopo il suo soggiorno in. Prussia, verso la fine del 1752. Per schiaccíare t'infame, il mezzo ch'essi han creduto di dover usare prima d'ogni altro fu di assalire la fede nelle anime. "Minare sordamente e senza strepito l'edificio - scriveva Federico a Voltaire - è come obbligarlo a crollare da se medesimo" (29 luglio 1775). Ma, anche in ciò, d'Alembert avvertiva d'essere prudenti e di non voler arrivare troppo presto. "Se il genere umano s'illumina - diceva egli constatando l'effetto prodotto dall'Enciclopedia - gli è che si ebbe la precauzione d'illuminarlo a poco a poco".

I congiurati facevano dell'Enciclopedia la sentina di tutti gli errori, di tutti i sofismi, di tutte le calunnie fin allora inventate contro la religione. Ma era convenuto che essa versasse il veleno quasi insensibilmente. Per giungere a questo risultato adoperossi un'arte ammirabile. "Senza dubbio - scriveva d'Atembert a Voltaire - abbiamo dei cattivi articoli (cioè articoli ortodossi) di teologia e di metafisica. Con censori teologi e con un privilegio, io vi sfido a farli migliori. Vi sono degli articoli meno conosciuti in cui tutto è riparato" (Lettera del 24 luglio 1757). Si sapeva approfittare delle occasioni per introdurre questi articoli riparatori. "Durante la guerra dei Parlamenti e dei Vescovi - avea scritto Voltaire a d'Alembert l'anno precedente (13 novembre 1756) - avrete il comodo d'infarcire l'Enciclopedia di verità che non si sarebbe osato dire vent'anni fa". E a Damilaville: "Io pongo tutte le mie speranze nell'Enciclopedia" (Lettera del 23 maggio 1764). Difatti, essa fu, a detta di Diderot, un abisso dove certe razze di novellieri gettarono alla rinfusa una infinità di cose, mal venute, mal digerite, buone e cattive, incerte e sempre incoerenti; e ciò perchè, secondo lui, si voleva insinuare quello che non potevasi dire apertamente senza provare ribrezzo.

Mentre i congiurati cercavano di scuotere le fondamenta della fede, si adoperavano a fare sparire i suoi difensori, ed innanzi tutto i religiosi. Fu questo il secondo mezzo che adoperarono per arrivare ai loro fini.

***
Delasuss, Henri

AVE A SAN MICHELE



Ave, o Santo Arcangelo Michele, Principe gloriosissimo delle milizie celesti; il Signore è con te; tu sei benedetto tra tutti gli angelici cori; e benedetta sia sempre la SS. Trinità, che di tanti doni, grazie, favori e privilegi ti volle arricchito.
S. Michele Arcangelo, Protettore della Chiesa universale e patrono nostro singolarissimo, prega per noi, e soccorrici nelle nostre miserie.
Liberaci dal demonio e da tutti i nostri nemici visibili ed invisibili, adesso e nel punto estremo della nostra vita; dopo la quale speriamo, grazie al tuo potente patrocinio, di essere liberati presto dalle pene del Purgatorio, e di venire da te stesso introdotti alla presenza di Dio nel Paradiso. Amen

Tratto da: “Preghiere dei Cristiani ai Santi Angeli di Dio”. Don Marcello Stanzione Milizia di S. Michele

È IL MOMENTO DELLA DECISIONE E DI ASSUMERSI LA RESPONSABILITÀ DEL PROGRESSO O DEL RALLENTAMENTO SPIRITUALE.



MESAGGIO DI SAN MICHELE ARCANGELO
A LUZ DE MARIA
14 AGOSTO 2020

Popolo di Dio:
  
AMATE LA NOSTRA REGINA E MADRE, NELL’AMORE DIVINO…

LA GENERALISSIMA DEGLI ESERCITI CELESTI, DIFENDE DAL MALE IL POPOLO DI DIO, QUELLO CHE È IL SUO POPOLO, EREDITATO AI PIEDI DELLA CROCE DEL SUO DIVIN FIGLIO. (Gv. 19,26).

Al momento del transito al Cielo in Corpo ed Anima della Nostra Regina e Madre, momento che fu sublime, parteciparono gli Apostoli che erano stati avvisati dagli Angeli di Dio e per ispirazione dello Spirito Divino.

Vennero accolti da Pietro per UN COSÌ GRANDE MIRACOLO DELL’AMORE DIVINO E QUELLO FU UN MOMENTO DOLOROSO PER GLI APOSTOLI, che dalla Madre avevano ricevuto l’Amore puro del quale Suo Figlio l’aveva colmata e sulla terra, Lei era stata rifugio e consolazione per loro.

Vi chiedo di prendere esempio da una così eccelsa e incomparabile Regina, perfetta nell’Amore e nella Santità.

VI INVITO A PRENDERE DALLA VOSTRA REGINA E MADRE, L’ESSERE EQUANIMI IN OGNI MOMENTO E DI NON PERMETTERVI DI COMPORTARVI E DI AGIRE AL DI FUORI DELLA VOLONTÀ DIVINA.

Lei visse alimentandosi dell’umiltà e dell’amore, pertanto voi, Suoi figli, se volete sollecitare i Suoi favori, dovete mantenervi in un perfettissimo e necessario equilibrio per poter essere dei veri testimoni, come figli di questa Santa Madre.

Come esseri umani, state vivendo del passato, legati al passato e non permettete a voi stessi di liberarvene, nonostante vi rendiate conto che per liberarvene e per riprendere il volo, dovete pentirvi di cuore di quello che vi tormenta (Cfr. Atti 3,19).

Se qualcosa vi tormenta, è perché in quella cosa c’è una parte di responsabilità da parte vostra, quindi per poter intraprendere un nuovo cammino è necessario il pentimento e solo allora sarete liberati da quei lacci che a volte vi hanno portato su strade indebite o in situazioni sbagliate e per le quali avete una quota di responsabilità.

Dovete guardarvi così come siete, figli di Dio, con le vostre benedizioni e le vostre imperfezioni e non incolpare i vostri fratelli per gli errori e i passi falsi della vostra vita, ma dovete assumervi le vostre responsabilità ed intraprendere una nuova vita, con serietà e con decisione.  (Cfr. Sal. 32,5)

Popolo di Dio:

È IL MOMENTO DI UNA PREPARAZIONE SPIRITUALE ATTIVA E SENZA PROCRASTINARE…

È IL MOMENTO DELLA DECISIONE E DI ASSUMERSI LA
RESPONSABILITÀ DEL PROGRESSO O DEL RALLENTAMENTO SPIRITUALE.

Imitate la vostra Regina e Madre, cosicché possiate accogliere con santa pazienza le vicissitudini della vita; non dovete solo pregare, ma dovete amarle ed offrirle in riparazione per i vostri peccati personali e per quelli del mondo intero.

LEI È LA NOSTRA E VOSTRA REGINA E MADRE, LA MADRE DEL NOSTRO RE E SIGNORE GESÙ CRISTO, NESSUN ESSERE UMANO LA PUÒ FERIRE MA, NELLA SUA SANTITÀ, LA RISPOSTA DELLA MADONNA È QUELLA DI AMARE MAGGIORMENTE QUELLI CHE NON LA AMANO E NON L’ACCOLGONO COME MADRE.

Avvaletevi di questo giorno in cui “la vostra Regina e Madre venne portata in Cielo in Anima e Corpo”, per consacrarvi ai Sacri Cuori ed in questo modo, come figli amorevoli e degni di Cuori tanto sublimi, beneficiate delle benedizioni, delle grazie e delle virtù che Loro impartiscono ai Loro devoti, che imitano i grandi Divini Tesori presenti nei Loro Cuori.

Sollecitate la Grazia del perdono per i vostri fratelli.
Sollecitate la Grazia di essere veri.
Sollecitate la Grazia di vedere i vostri difetti e i vostri impedimenti spirituali. 
Sollecitate la Grazia di non essere superbi e di non agire impulsivamente, perché a causa di questo problema, moltissime persone patiranno moltissimo.

Sollecitate la Grazia di essere amanti del Nostro Re e Signore Gesù Cristo e di una tanto eccelsa Regina affinché, sotto la loro protezione, siate meritevoli della Custodia Angelica nei momenti di sofferenza che verranno per l’umanità.

Siate veri, caritatevoli, umili e disprezzate la superbia, perché è da questa che è nato il male.

Non temete, Popolo di Dio, perché con miriadi Angeliche vi stiamo proteggendo, siate veri figli dei Sacri Cuori.

Vivete in unità essendo Amore, perché con questa grazia singolare, le anime risplendono in questi momenti in cui l’Amore deve essere una bandiera per i figli della vostra Santa e Bella Madre.

CHI È COME DIO?
NESSUNO È COME DIO!

San Michele Arcangelo

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO



CONSACRAZIONE A SACRI CUORI
DETTATA DA MARIA SANTISSIMA
A LUZ DE MARIA

05.03.2015


Eccomi, Sacro Cuore del mio Cristo Redentore…
Eccomi, Immacolato Cuore della Mia Madre d’Amore…
Mi presento, pentito dei miei errori e fiducioso che
il mio proposito d’ammenda sia un’opportunità di conversione.
Sacri Cruori di Gesù e di Maria Santissima, difensori di tutta l’umanità:
in questo momento mi presento come vostro figlio
per consacrarmi volontariamente ai vostri Cuori tanto amati.
Sono il figlio che giunge supplicando l’opportunità di essere perdonato ed accolto.
Mi presento, per consacrare volontariamente la mia casa, affinché sia un Tempio dove regni l’Amore, la Fede, la Speranza e l’indifeso trovi rifugio e carità.
Eccomi qui, supplicando il sigillo di Cuori tanto Sacri, sulla mia persona e sui miei cari e che io sia un ripetitore di questo Amore immenso
verso tutti gli esseri umani nel mondo.
La mia casa sia luce e riparo per chi cerca la consolazione, sia rifugio sereno in ogni momento affinche, consacrato a questi Santissimi Cuori,
tutto quanto sia contrario alla Volontà Divina, fugga davanti alle
porte della mia casa, che da questo momento è segno dell’Amore Divino,
perché è stata sigillata con l’Amore ardente del Divino Cuore di Gesù.
Amen.


I DOLORI MENTALI DI GESU' NELLA SUA PASSIONE



«La Beata Camilla Battista racconta che il Signore ha familiarmente colloquiato con lei comunicandole rivelazioni che fa conoscere attraverso i suoi scritti. Uno di questi è l’opera “I dolori mentali di Gesù nella sua passione”, dolori interiori del Cuore umano del Salvatore che - afferma suor Battista - furono molto più forti di quelli fisici. Queste rivelazioni hanno favorito la sua vita di contemplazione e, lungo i secoli, quella di innumerevoli altre persone.».

† Angelo Fagiani
Arcivescovo di Camerino - San Severino Marche

Quello che qui segue sono quei dolori interiori di Cristo benedetto, che come ho detto mi fu comandato di scrivere.

Ma notate: quando io tornai a Camerino (nel 1484), qualche volta dicevo qualcosa di questi dolori interiori con le mie suore, per loro e mia consolazione. E, perchè esse non pensassero che fossero farina del mio sacco, dicevo che una suora, di quelle del monastero di Urbino aveva condiato a me queste cose.
Suor Pacifica mi pregò molte volte di scrivere queste cose. Io rispondevo che non le avrei mai scritte finchè non fosse morta quella suora.
Quando mi fu comandato (da Gesù) di scriverle, era già più di due anni che lei non mi aveva più parlato nè accennato all'argomento. Però dovendo io scriverli, li indirizzai a lei perchè allora era mia reverenda Abbadessa e io suo indegna vicaria, e finsi - come avevo detto - che una suora di quelle di urbino mi avesse confidato tali cose devote, perciò qualche volta scrivo: "Quella anima santa, quella anima beata mi disse così", e questo per dar fede all'oste affinchè i lettori non pensassero che fossi io.


GESU' FIGLIO DI MARIA

Queste sono alcune devotissime cose riguardanti i dolori interiori di Gesù Cristo benedetto, che Egli per sua pietà e grazia si degnò comunicare ad una devota religiosa del nostro Ordine di santa Chiara, la quale, volendolo Dio, li confidò a me.
Ora io le riferisco qui di seguito per utilità delle anime innamorate della passione di Cristo



PRIMO DOLORE che Cristo benedetto portò nel Suo Cuore per tutti i dannati

Vi fu un'anima molto desiderosa di cibarsi e saziarsi dei cibi, amarissimi come il veleno, della passione dell'amoroso e dolcissimo Gesù, la quale dopo molti anni e per meravigliosa sua grazia, fu introdotta nei dolori mentali del mare amarissimo del suo Cuore appassionato.
Lei mi disse che per molto tempo aveva pregato Dio che la facesse annegare nel mare dei suoi dolori interiori e che il dolcissimo Gesù si degnò per sua pietà e grazia introdurla in quel mare amplissimo non una sola volta, ma molte volte e in modo così straordinario tanto che era costretta a dire: "Basta, Signore mio, perchè non posso sostenere tanta pena!".
E questo - credo - perchè so che Egli è generoso e benigno verso chi domanda queste cose con umiltà e perseveranza.
Quell'anima benedetta mi disse che, quando si trovava in preghiera, diceva a Dio con grande fervore:
"O Signore, io ti prego di introdurmi in quel sacratissimo talamo dei tuoi dolori mentali. Annegami in quel mare amarissimo perchè li io desidero morire se piace a Te, dolce vita e amore mio.
Dimmi, o gesù mia speranza: quanto fu grande il dolore di questo tuo angustiato cuore?".
E Gesù benedetto le diceva:
"Sai quanto fu grande il mio dolore? Quanto fu grande l'amore che portavo alla creatura".
Quell'anima benedetta mi disse che già altre volte Dio l'aveva resa capace, per quanto a Lui era piaciuto, di accogliere l'amore che Egli portava alla creatura.
E sopra l'argomento dell'amore che Gesù portava alla creatura mi disse cose devote e tanto belle che, se le volessi scrivere, sarebbe una cosa lunga. Ma poichè ora intendo narrare solo i dolori mentali di Cristo benedetto che quella suora mi comunicò, tacerò il resto.
Torniamo dunque all'argomento.
Riferiva che quando Dio le diceva: "Tanto grande fu il dolore quanto grande era l'amore che portavo alla creatura", le sembrava di venir meno a causa dell'infinita grandezza dell'amore che le veniva partecipato. Solo all'udire quella parola, bisognava che appoggiasse la testa da qualche parte per il grande affanno che le attanagliava il cuore e per la debolezza che percepiva in tutte le sue membra. E dopo che era stata alquanto così, riprendeva un pò di forze e diceva:
"O Dio mio, avendomi detto quanto fu grande il dlore, dimmi quante furono le pene che hai portato nel tuo cuore".
Ed Egli le rispondeva dolcemente:
"Sappi, figliola, che furono innumerevoli ed infinite, perchè innumerevoli ed infinite sono le anime. mie membra, che si separavano da me per il peccato mortale. Ciascuna anima infatti si separa e disgiunge tante volte da me, suo Capo, per quante volte pecca mortalmente.
Questa fu una delle pene crudeli che io portai e sentii nel mio cuore: la lacerazione delle mie membra.
Pensa quanta sofferenza sente chi è martorizzato con la corda con cui vengono strappate le membra del suo corpo. Ora immagina che martirio fu il mio per tante membra da me separate quante saranno le anime dannate e ogni membro per tante volte quanto peccava mortalmente. La disgiunzione di un membro spirituale rispetto a quella fisica è molto più dolorosa perchè è più preziosa l'anima rispetto al corpo.
Quanto sia più preziosa l'anima del corpo non lo puoi comprendere tu e nessuna altra persona vivente, perchè solo io conosco la nobiltà e l'utilità dell'anima e la miseria del corpo, perchè solo io ho creato sia l'una che l'altro. Di conseguenza nè tu nè altri potete essere veramente capaci di comprendere le mie crudelissime e amare pene.

E adesso parlo solo di questo, cioè delle anime dannate. Dato che nel modo di peccare si ha un caso più grave rispetto ad altro, così nel dismembramento da me provavo maggiore o minore pena da uno rispetto a un altro. Da ciò deriva la qualità e la quantità di pena.
Poichè vedevo che la loro perversa volontà sarebbe stata eterna, così la pena loro destinata è eterna, nell'inferno uno ha maggiore o minore pena rispetto all'altro per quanto più numerosi e maggiori peccati ha commesso l'uno rispetto all'altro.
Ma la pena crudele che mi straziava era vedere che le suddette infinite mie membra, cioè tutte le anime dannate, mai, mai e mai più si sarebbero riunite a me, loro vero Capo. Al di sopra di tutte le altre pene che hanno e che potranno avere eternamente quelle povere anime sventurate, è proprio questo "mai, mai" che in eterno le tormenta e tormenterà,
Mi straziò tanto questa pena del "mai, mai", che io avrei immediatamente scelto di patire non una volta sola ma infinite volte tutte le disgiunzioni che furono, sono e saranno, purchè avessi potuto vedere non tanto tutte, ma almeno un'anima sola riunirsi ai membri vivi o eletti che vivranno in eterno dello spirito di vita che procede da me, vera vita, che do vita ad ogni essere vivente.
Considera ora quanto mi sia cara un'anima se per riunirne a me una sola avrei voluto patire infinite volte tutte le pene e moltiplicate. Ma sappi anche che la pena di questo ""mai, mai" tanto affligge e accora per mia divina giustizia quelle anime, che anche loro ugualmente preferirebbero mille e infinite pene pur di sperare qualche istante di riunirsi qualche volta a me, loro vero Capo.
Come fu diversa la qualità e la quantità della pena che dettero a me nel separarsi da me, così per mia giustizia la pena è corrispondente al tipo e alla quantità di ogni peccato. E dato che sopra ogni altra cosa mi afflisse quel "mai, mai", così la mia giustizia esige che questo "mai, mai" addolori ed affligga loro più di ogni altra pena che hanno ed avranno in eterno.
Pensa dunque e rifletti quanta sofferenza per tutte le anime dannate io provai dentro di me e sentii nel mio cuore fino alla morte".

Quell'anima benedetta mi diceva che a questo punto sorgeva nella sua anima un santo desiderio, che credeva fosse per divina ispirazione, di presentargli il seguente dubbio. Allora con gran timore e riverenza per non sembrare volesse indagare sulla Trinità e tuttavia con somma semplicità, purezza e confidenza diceva:
"O dolce e addolorato Gesù mio, molte volte ho inteso dire che Tu hai portato e provato in Te, appassionato Dio, le pene di tutti i dannati. Se ti piacesse, Signore mio, vorrei sapere se è vero che Tu hai sentito quella varietà di pene dell'inferno, quali freddo, caldo, fuoco, percosse e il dilaniare le tue membra da parte degli spiriti infernali. Dimmi, o mio Signore, sentisti tu questo, o mio Gesù?
Solo per riferire quanto sto scrivendo, mi pare che mi si liquefaccia il cuore ripensando alla tua benignità nel parlare tanto dolcemente e a lungo con chi veramente ti cerca e desidera".
Allora Gesù benedetto rispondeva graziosamente e a lei pareva che tale domanda non gli fosse dispiaciuta, ma l'avesse gradita:
"Io, figliola mia, non sentii questa diversità delle pene dei dannati nel modo che tu dici, perchè erano membra morte e staccate da me, loro corpo e Capo.
Ti faccio questo esempio: se tu avessi una mano o un piede o qualsiasi altro membro, mentre viene tagliato o separato da te tu sentiresti grande e indicibile dolore e sofferenza; ma dopo che quella mano è stata tagliata, anche se fosse buttata nel fuoco, la straziassero o la dessero in pasto ai cani o ai lupi, tu non sentiresti nè sofferenza nè dolore perchè è ormai un membro putrido, morto e completamente separato dal corpo. Ma sapendo che fu un tuo membro, soffriresti molto nel vederlo gettato sul fuoco, straziato da qualcuno oppure divorato da lupi e cani.
Proprio così avvenne per me riguardo alle innumerevoli mie membra o anime dannate. Finchè durò lo smembramento e quindi ci fu speranza di vita io sentii impensabili ed infinite pene e anche tutti gli affanni che esse patirono durante questa vita, perchè fino alla loro morte vi era speranza di potersi riunire a me, se lo avessero voluto.
Ma dopo la morte non provai più alcuna pena perchè erano ormai membra morte, putride, staccate da me, tagliate e del tutto escluse dal vivere in eterno in me, vera vita.
Considerando però che erano state mie vere e proprie membra, mi causava una pena impensabile e incomprensibile il vederli nel fuoco eterno, in bocca agli spiriti infernali e in preda ad altre innumerevoli sofferenze.
Questo dunque è il dolore interiore che provai per i dannati".


SECONDO DOLORE che Cristo benedetto portò nel suo Cuore per tutti i membri eletti.

"L'altro dolore che mi trafisse il cuore fu per tutti gli eletti.
Sappi infatti che tutto ciò che mi afflisse e tormentò per i membri dannati, allo stesso modo mi aflisse e tormentò per la separazione e disgiunzione da me di tutti i membri eletti che avrebbero peccato mortalmente.
Quanto erano grandi l'amore che eternamente avevo per loro e la vita alla quale essi si univano operando il bene e da cui si separavano peccando mortalmente, altrettanto era grande il dolore che sentii per loro, vere mie membra.
Il dolore che provai per i dannati differiva da quello che sentii per gli eletti solo in questo: per i dannati, essendo membra morte, non provai più la loro pena dato che erano separati da me con la morte; per gli eletti invece sentii e provai ogni loro pena e amarezza in vita e dopo la morte, cioè nella vita le sofferenze e i tormenti di tutti i tentati, le infermità di tutti i malati e poi persecuzioni, calunnie, esili. In breve, provai e sentii così chiaramente e vivamente ogni sofferenza piccola o grande di tutti gli eletti ancora in vita, come tu vivamente proveresti e sentiresti se ti percuotessero l'occhio, la mano, il piede o qualche altro membro del tuo corpo.
Pensa allora quanti furono i martiri e quante specie di torture sostenne ciascuno di essi e poi quante furono le sofferenze di tutti gli altri membri eletti e la varietà di quelle pene.
Considera questo: se tu avessi mille occhi, mille mani, mille piedi e mille altre membra e in ognuno di essi provassi mille diverse pene che contemporaneamente provocano un unico lancinante dolore, non ti sembrerebbe raffinato supplizio?
Ma le mie membra, figlila mia, non furono migliaia nè milioni, ma infinite. E nemmeno la varietà di quelle pene furono migliaia, ma innumerevoli, perchè tali furono le pene dei santi, martiri, vergini e confessori e di tutti gli altri eletti.
In conclusione, come non ti è possibile comprendere quali e quante siano le forme di beatitudine, di gloria e di premi preparati in paradiso per i giusti o eletti, così non puoi comprendere o sapere quante siano state le pene interiori che io sopportai per i membri eletti. Per divina giustizia bisogna che a queste sofferenze corrispondano le gioie, le glorie e i premi; ma io provai e sentii nella loro diversità e quantità le pene che gli eletti avrebbero sofferto dopo la morte in purgatorio a causa dei loro peccati, chi più e chi meno secondo quanto avevano meritato. Questo perchè non erano membra putride e staccate come i dannati, ma erano membra vive che vivevano in me Spirito di vita, prevenute con la mia grazia e benedizione.
Allra, tutte quelle pene che tu mi chiedevi se le avessi sentite per i membri dannati, non le sentii o provai per la ragione che ti ho detto, ma riguardo agli eletti si, perchè sentii e provai tutte le pene del purgatorio che loro avrebbero dovuto sostenere.
Ti faccio questo esempio: se la tua mano in qualche modo si slogasse o rompesse e, dopo che un esperto l'abbia rimessa a posto, qualcuno la mettesse sul fuoco o la picchiasse oppure la portasse in bocca al cane, proveresti un dolore fortissimo perchè è membro vivo che deve ritornare perfettamente unito al corpo; così io ho provato e sentito dentro di me tutte le pene del purgatorio che i miei membri eletti dovevano patire perchè erano membra vive che attraverso quelle sofferenze dovevano riunirsi perfettamente a me, loro vero Capo.
Tra le pene dell'inferno e quelle del purgatorio non c'è alcuna diversità o differenza, salvo che quelle dell'inferno mai, mai, mai avranno fine, mentre quelle del purgatorio si; e le anime che si trovano qui, volentieri e con gioia si purificano e, benchè nel dolore, soffrono in pace rendendo grazie a me, somma giustizia.
Questo è ciò che riguarda il dolore interiore che ho sofferto per gli eletti".

Volesse dunque Iddio che io mi potessi ricordare delle devote parole che lei a questo punto con un pianto dirotto riferiva, dicendo che, essendo stata resa capace di comprendere - per quanto era piaciuto al Signore - la gravità del peccato, conosceva ora quanta pena e martirio aveva dato al suo amatissimo Gesù separandosi da Lui, sommo Bene, per unirsi a cose tanto vili di questo mondo che offrono occasioni di peccare.
Mi ricordo anche che lei, parlando tra molte lacrime, esclamava:
"Oh, Dio mio, molte volte ti ho procurato grandi ed infinite pene, o dannata o salva che io sia. O Signore, non ho mai saputo che il peccato ti offendesse tanto, credo allora che mai avrei peccato neppure leggermente. Tuttavia, Dio mio, non tener conto di ciò che dico, perchè nonostante questo farei anche peggio se la tua pietosa mano non mi sostenesse.
Però tu, dolce e benigno mio amante, non mi sembri più un Dio ma piuttosto un inferno perchè queste tue pene che mi fai conoscere sono tante. E veramente mi sembri più che infernale".
Così molte volte, per santa semplicità e compassione, lo chiamava inferno.


TERZO DOLORE che Cristo benedetto portò nel suo Cuore per la gloriosa Vergine Maria

L'amoroso e benedetto Gesù continuava:
"Ascolta, ascolta figlia mia; ma non dire subito così, perchè devo ancora dirti cose amarissime e specialmente circa quell'acuto coltello che passò e trafisse la mia anima, cioè il dolore della mia pura e innocente Madre, che per la mia passione e morte doveva essere tanto afflitta e accorata che mai fù nè sarà una persona più addolorata di lei.
Perciò in paradiso l'abbiamo giustamente glorificata ed innalzata e premiata sopra tutte le schiere angeliche ed umane.
Noi facciamo sempre così: quanto più la creatura in questo mondo è per amor mio afflitta, abbassata ed annientata in se stessa, tanto più nel regno dei beati per giustizia divina è innalzata, glorificata e premiata.
E dato che in questo mondo non ci fu una madre o alcuna persona più angustiata della mia dolcissima e accorata madre, così lassù non c'è, nè vi sarà mai persona simile a lei.
E come in terra lei fu simile a me per pene e afflizioni, così in cielo è simile a me per potenza e gloria, però senza la mia divinità di cui siamo partecipi solo noi tre divine persone. Padre, Figlio e Spirito Santo.
Ma sappi che tutto quello che sofrìì e sopportai io, Dio umanato, soffrì e patì la mia povera e santissima Madre. Salvo che io soffrìì in grado più alto e perfetto perchè ero Dio e uomo, mentre lei era pura e semplice creatura priva affatto di divinità.
Mi afflisse talmente il suo dolore che, se fosse piaciuto al mio eterno Padre, sarebbe stato per me un sollievo se i suoi dolori fossero ricaduti sopra la mia anima e lei fosse rimasta libera da ogni sofferenza; è vero che le mie sofferenze e ferite sarebbero state come raddoppiate con una freccia acuminata e velenosa, ma ciò sarebbe stato per me grandissimo sollievo e lei sarebbe rimasta senza alcuna pena. Ma perchè il mio indescrivibile martirio doveva essere senza alcuna consolazione, non mi fù concessa tale grazia benchè più volte l'avessi domandata per tenerezza filiale e con molte lacrime".

Allora, racconta la suora, le sembrava che le venisse meno il cuore per il dolore della gloriosa vergine Maria. Dice che provava una certa tensione interiore da non poter proferire altra parola che questa:
"O Madre di Dio, non ti voglio più appellare Madre di Dio quanto piuttosto Madre di dolore, Madre di pena, Madre di tutte le afflizioni che si possono contare e pensare.
Ebbene, d'ora in poi ti chiamerò sempre Madre di dolore.
Egli mi pare un inferno e tu mi sembri altrettanto. Allora come ti posso appellare se non Madre di dolore? Anche tu sei proprio un secondo inferno".

E aggiungeva:
"Basta, Signore mio, non mi parlare più dei dolori della tua benedetta Madre, perchè sento di non poterli più sopportare. Mi basta questo finchè sarò in vita, anche se potessi vivere mille anni".


QUARTO DOLORE che Cristo benedetto portò nel suo Cuore per la sua innamorata discepola Maria Maddalena

Allora Gesù, tacendo su tale argomento perchè vedeva che lei non poteva più sopportarlo incominciò a dirle:
"E che dolore pensi tu che io abbia sostenuto per la pena e l'afflizione della mia diletta discepola e benedetta figliola Maria Maddalena?
Mai potreste comprenderlo nè tu nè altra persona, perchè da lei e da me hanno avuto fondamento e origine tutti i santi amori spirituali che mai furono e saranno. Infatti la mia perfezione, di me che sono il Maestro che ama, e l'affetto e la bontà di lei, discepola amata, non possono essere compresi se non da me. Qualche cosa ne potrebbe comprendere chi ha fatto esperienza dell'amore santo e spirituale, amando e sentendosi amato; mai però in quella misura, perchè non esiste un tale Maestro e neppure una tale discepola, poichè di Maddalena non ne fu ne sarà mai altra che ella sola.
Giustamente si dice che dopo la mia amatissima Madre non ci fu persona che più di lei si affliggesse per la mia passione e morte. Se un altro si fosse afflitto più di lei, dopo la mia resurrezione io sarei apparso a lui prima che a lei; ma poichè dopo la mia benedetta Madre fu lei più afflitta e non altri, così dopo la mia dolcissima Madre fu lei la prima ad essere consolata.
Io resi capace il mio amatissimo discepolo Giovanni, nel gioioso abbandono sul mio sacratissimo petto durante la desiderata e intima cena, di vedere chiaramente la mia resurrezione e l'immenso frutto che sarebbe scaturito agli uomini dalla mia passione e morte. Sicchè, per quanto il mio amato fratello Giovanni abbia provato dolore e sofferenza per la mia passione e morte più di tutti gli altri discepoli pur sapendo quanto dicevo, non pensare che abbia superato l'innamorata Maddalena. Lei non aveva la capacità di comprendere cose alte e profonde come Giovanni, il quale non avrebbe mai impedito - se gli fosse stato possibile - la mia passione e morte per l'immenso bene che ne sarebbe provenuto.
Ma non era così per l'amata discepola Maddalena. Infatti quando mi vide spirare, parve a lei che le venisse a mancare il cielo e la terra, perchè in me erano tutta la sua speranza, tutto il suo amore, pace e consolazione, giacchè mi amava senza ordine e misura.
Per questo anche il suo dolore fu senza ordine e misura. E potendolo conoscere solo io, lo portai volentieri nel mio cuore e provai per lei ogni tenerezza che per santo e spirituale amore si può provare e sentire, perchè mi amava svisceratamente.
E osserva, se vuoi saperlo, che gli altri discepoli dopo la mia morte ritornarono alle reti che avevano abbandonato, perchè non erano ancora del tutto staccati dalle cose materiali come invece questa santa peccatrice. Lei invece non ritornò alla vita mondana e scorretta anzi, tutta infuocata e bruciante di santo desiderio, non potendo più sperare di vedermi vivo, mi cercava morto, convinta che nessun'altra cosa poteva ormai piacerle o soddisfarla se non io suo caro Maestro, vivo o morto che fossi.
Che ciò sia vero lo prova il fatto che lei, per trovare me morto, ritenne secondaria e pertanto lasciò la viva presenza e compagnia della mia dolcissima Madre, che è la più desiderabile, amabile e piacevole che dopo di me si può avere.
E anche la visione e i dolci colloqui con gli angeli le sembrarono niente.
Così vuol essere ogni anima quando mi ama e desidera affettuosamente; non sì da pace nè riposo se non in me solo, suo amato Dio.
Insomma, fu tanto il dolore di questa mia benedetta cara discepola che, se io somma potenza non l'avessi sostenuta, sarebbe morta.
Questo suo dolore si ripercuoteva nel mio appassionato cuore, perciò fui molto afflitto ed angustiato per lei. Ma non permisi che lei venisse meno nel suo dolore, dato che di lei volevo fare ciò che poi feci, cioè apostola degli apostoli per annunziare loro la verità della mia trionfale risurrezione, come essi poi fecero a tutto il mondo.
La volevo fare e la feci specchio, esempio, modello di tutta la beatissima vita contemplativa nella solitudine di trentatre anni rimanendo ignota al mondo, durante i quali lei potè gustare e provare gli ultimi effetti dell'amore per quanto è possibile gstare, provare, saentire in questa vita terrena.
Questo è tutto quello che riguarda il dolore che provai per la mia diletta discepola".


QUINTO DOLORE che Cristo benedetto portò nel suo Cuore per i suoi amati e cari discepoli

"L'altro dolore che accoltellava l'anima mia era la continua memoria del santo collegio degli Apostoli, colonne del cielo e fondamento della mia Chiesa in terra, che io vedevo come sarebbe stato disperso quali pecorelle senza pastore e conoscevo tutte le pene e martirii che avrebbero dovuto patire per me.
Sappi dunque che mai un padre ha amato con tanto cuore i figli nè un fratello i fratelli nè un maestro i discepoli come io amavo gli Apostoli benedetti, dilettissimi miei figlioli, fratelli e discepoli.
Benchè io abbia sempre amato tutte le creature con amore infinito, tuttavia ci fu un particolare amore per quelli che effettivamente vissereo con me.
Di conseguenza provai un particolare dolore per loro nella mia afflitta anima. Per essi, infatti, più che per me, pronuncia quell'amara parola: "La mia anima è triste fino alla morte", data la grande tenerezza che provavo nel lasciarli senza di me, loro padre e fedele maestro. Ciò mi procurava tanta angustia che questa separazione fisica da loro mi sembrava una seconda morte.
Se si riflettesse attentamente sulle parole dell'ultimo discorso che rivolsi loro, non ci sarebbe un cuore tanto indurito da non commuoversi difronte a tutte quelle affettuose parole che mi sgorgarono dal cuore, che sembrava scoppiarmi in petto per l'amore che portavo loro.
Aggiungi che vedevo chi sarebbe stato crocifisso a causa del mio nome, chi decapitato, chi scorticato vivo e che comunque tutti avrebbero chiuso l'esistenza per amore mio con vari martirii.
Per poter comprendere quanto questa pena mi fosse pesante, fai questa ipotesi: se tu avessi una persona che ami santamente e alla quale per causa tua e proprio perchè l'ami vengano indirizzate parole ingiuriose oppure fatto qualche cosa che le dispiace, oh, come ti farebbe veramente male che proprio tu sia la causa di tanta sofferenza per lei che tu ami tanto! Vorresti invece e cercheresti che lei per causa tua potesse avere sempre pace e gioia.
Ora proprio io, figliola mia, diventavo per loro causa non di parole ingiuriose, ma della morte, e non per uno solo ma per tutti. E di questo dolore che provai per loro non ti posso dare altro esempio: ti basti quanto ho detto, se vuoi provare compassione per me."


SESTO DOLORE che Cristo benedetto portò nel suo Cuore per l'ingratitudine del suo amato discepolo Giuda traditore

"Ancora un altro sviscerato e intenso dolore mi affliggeva continuamente e mi feriva il cuore. Era come un coltello con tre punte acutissime e velenose che continuamente trapassava come una saetta e torturava il mio cuore amareggiato come la mirra: cioè la perfidia e ingratitudine del mio amato discepolo Giuda iniquo traditore, la durezza e perversa ingratitudine del mio eletto e prediletto popolo giudiaco, la cecità e maligna ingratitudine di tutte le creature che furono, sono e saranno.
Considera prima di tutto quanto fu grande l'ingratitudine di Giuda.
Io lo avevo eletto nel numero degli apostoli e, dopo avergli perdonato tutti i peccati, lo resi operatore di miracoli e amministratore di quanto mi veniva donato e gli mostrai sempre continui segni di particolare amore perchè tornasse indietro dall'iniquo suo proposito. Ma quanto più amore gli mostravo, tanto più progettava cattiverie contro di me.
Con quanta amarezza credi tu che io ruminassi nel mio cuore queste cose e tante altre?
Ma quando venni a quel gesto affettuoso e umile di lavargli i piedi insieme a tutti gli altri, allora il mio cuore si liquefece in un pianto sviscerato. Uscivano veramente fontane di lacrime dai miei occhi sopra i suoi disonesti piedi, mentre nel mio cuore esclamavo:
O Giudia, che ti ho fatto perchè tu così crudelmente mi tradisca? O sventurato discepolo, non è questo l'ultimo segno d'amore che ti voglio mostrare? O figliolo di perdizione, per quale motivo ti allontani così dal tuo padre e maestro? O Giuda, se desideri trenta denari, perchè non vai dalla Madre tua e mia, pronta a vendere se stessa per scampare te e me da un pericolo così grande e mortale?
O discepolo ingrato, io ti bacio con tanto amore i piedi e tu con grande tradimento mi bacerai la bocca? Oh, che pessimo contraccambio mi darai! Io piango la tua perdizione, o caro e diletto figliolo, e non la mia passione e morte, perchè non sono venuto per altro motivo?
Queste ed altre parole simili gli dicevo con il cuore, rigandogli i piedi con le mie abbondantissime lacrime.
Però lui non se ne accorgeva perchè io stavo inginocchiato davanti a lui con la testa inclinata come avviene nel gesto di lavari i piedi altrui, ma anche perchè i miei folti lunghi capelli, stando così piegato, mi coprivano il volto bagnato di lacrime.
Ma il mio diletto discepolo Giovanni, poichè gli avevo rivelato in quella dolorosa cena ogni cosa della mia passione, vedeva e annotava ogni mio gesto; si accorse allora dell'amaro pianto che avevo fatto sopra i piedi di Giuda. Egli sapeva e capiva che ogni mia lacrima aveva origine dal tenero amore, come quello di un padre in prossimità della morte che sta servendo il proprio unico figlio e gli dice in cuor suo: "Figliolo, stai tranquillo, questo è l'ultimo affettuoso servizio che ti potrò fare". E io feci proprio così a Giuda quando gli lavai e baciai i piedi accostandomeli e stringendoli con tanta tenerezza alla mia sacratissima faccia.

Tutti questi miei gesti e modi non consueti stava notando il benedetto Giovanni evangelista, vera aquila dagli alti voli, che per grande meraviglia e stupore era più morto che vivo. Essendo egli anima umilissima, si sedette all'ultimo posto di modo che lui fu l'ultimo davanti al quale mi inginocchiai per lavare i piedi. Fu a questo punto che non si potè più contenere ed essendo io a terra e lui seduto, mi buttò le braccia al collo e mi strinse a lungo come fa una persona angustiata, versando abbondantissime lacrime. Egli mi parlava col cuore, senza voce, e diceva:
"O caro Maestro, fratello, padre, Dio e Signore mio, quale forza d'animo ti ha sorretto nel lavare e baciare con la tua sacratissima bocca quei maledetti piedi di quel cane traditore? O Gesù, mio caro Maestro, ci lasci un grande esempio. Ma noi poverelli che faremo senza di te che sei ogni nostro bene? Che farà la sventurata tua povera madre quando le racconterò questo tuo gesto di umiltà? E ora, per farmi spezzare il cuore, vuoi lavare i miei piedi maleodoranti e sporchi di fango e polvere e baciarli con la tua bocca dolcissima come il miele?
O Dio mio, questi nuovi segni d'amore sono per me innegabile fonte di maggior dolore".
Dette queste ed altre simili parole che avrebbero fatto intenerire un cuore di sasso, si lasciò lavare porgendo i piedi con molta vergogna e riverenza.

Ti ho detto tutto questo per darti qualche notizia del dolore che provai nel mio cuore per l'ingratitudine e per l'empietà di Giuda traditore, che per quanto da parte mia gli avevo dato amore e segni di affetto, tanto mi rattristò con la sua pessima ingratitudine".

SETTIMO DOLORE che Cristo benedetto portò nel suo Cuore per l'ingratitudine del suo prediletto popolo giudaico

"Pensa un poco figliola mia quanto grande fu il colpo come di freccia con cui mi trafisse e mi accorò il popolo giudaico, ingrato ed ostinato.
Io l'avevo reso popolo santo e sacerdotale e l'avevo eletto a mia parte di eredità, al di sopra di tutti gli altri popoli della terra.
L'avevo liberato dalla schiavitù d'Egitto, dalle mani del Faraone, lo avevo condotto a piedi asciutti attraverso il Mare Rosso, per lui ero stato colonna ombrosa di giorno e luce nella notte.
Lo nutrii di manna per quaranta anni, gli detti con la mia propria bocca la Legge sul monte Sinai, gli concessi tante vittorie contro i suoi nemici.
Assunsi natura umana da lui e per tutto il tempo della mia vita dialogai con lui e gli mostrai la via del cielo. Durante quel tempo gli feci molti benefici, quali dare luce ai ciechi, l'udito ai sordi, il camminare ai paralitici, la vita ai loro morti.
Ora quando intesi che con tanto furore gridavano che fosse rilasciato Barabba e io fossi condannato a morte e crocifisso, mi parve che mi scoppiasse il cuore.
Figliola mia, non lo può comprendere se non chi lo prova, che dolore sia ricevere ogni male da chi ha ricevuto ogni bene!
Quanto è duro per chi è innocente sentirsi urlare da tutta la gente: "Muoia! muoia!, mentre a chi è prigioniero come lui ma si sa che merita mille morti viene gridato dal popolo: "viva! viva!
Queste sono cose da meditare e non da raccontare".