lunedì 1 febbraio 2021

IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY

 


L'anno di Filosofia a Verrières (1812-1813). 

In un'ora nella quale avrebbe avuto grande bisogno della sua «povera madre», sopravvenne la morte che portò il lutto in famiglia. Donde avrebbe potuto sperare conforto nei nuovi dolori, dopo la scomparsa di colei, che aveva raccolto le prime confidenze della sua vocazione, e lo aveva difeso di fronte al padre irritato? Ma forse la pia madre prima di morire aveva lasciato all'addolorato marito, coll'ultimo addio, anche una raccomandazione suprema, perché Matteo Vianney non oppose alcun ostacolo al ritorno di Giovanni Maria presso l'abate Balley.  

Malgrado l'atmosfera di tristezza che pesava su tutti, il suo ritorno portò gioia al presbiterio di Ecully, tanto più che anche l'abate Balley già disperava di questo ritorno provvidenziale: erano ormai sedici mesi che lo raccomandava ogni sera nella preghiera in comune. Sembra che una delle sue parrocchiane, «non eccessivamente fervorosa»1, rivedendolo abbia esclamato: «Meglio così! Avremo un Pater ed un'Ave di meno da dire ogni sera»2.  

In questa seconda dimora ad Ecully, Giovanni Maria Vianney non si stabilì più presso la zia Humbert, ma al presbiterio 3. Così aveva voluto anche l'abate Balley, dopo il ritorno al seminario dei due fratelli Loras e del giovane Deschamps, per potere meglio sorvegliare questi suoi studi, già deboli e tante volte sospesi; in più, al presbiterio, per i suoi buoni servizi, quasi da domestico 4, avrebbe potuto essere utile al suo vecchio maestro. Durante le sue ricreazioni si occuperebbe del giardino; in chiesa sarebbe sagrestano ed inserviente; nelle passeggiate in campagna terrebbe compagnia al suo vecchio professore, e queste ore di svago non sarebbero perdute!  

Giovanni Maria aveva ormai raggiunto i venticinque anni. Il tempo stringeva e l'abate Balley, che desiderava di vedere presto il suo allievo iniziato agli ordini sacri, avendolo aggregato agli studenti di retorica del seminario minore 5, ottenne di presentarlo per la tonsura, il 28 maggio 1811. Da questa data l'abate Vianney «apparteneva alla gerarchia della Chiesa» 6, cioè aveva fatto un passo verso il sacerdozio. Non ostante fosse vivo ancora il lutto per la morte della madre, in quel giorno vi fu festa per una ragione di più nel presbiterio di Ecully.  

Alla dipendenza immediata dell'abate Balley, Giovanni Maria godeva di una direzione sicura, ma molto austera. Un vecchio della sua parrocchia ne ha tracciato un ritratto fedele, dicendo che «sembrava non avere altro che ossa, anche perché forse non 

prendeva il cibo in proporzione del suo bisogno» 7. A contatto con questo santo prete il futuro apostolo si edificava e cominciava a condividere la rigida vita del maestro 8. L'austero abate Balley era di una pietà semplice e tenera «e si commuoveva fino alle lagrime celebrando la Messa» 9, ed il suo allievo che gliela serviva, indossando il casto simbolo della sua cotta bianca, imparò da lui il modo col quale si trattano i divini misteri.  

Quando non passava il tempo della ricreazione al giardino od alla chiesa, Giovanni Maria visitava con piacere la buona madre Bibost, che, per puro amor di Dio, si occupava del suo corredo. Uno dei suoi figli, che era allora in seminario, al ritorno per le vacanze fu felice di ritrovare questo amico che nella conversazione lo iniziava al misterioso avvenire, nel quale brillava per lui quest'unica meta: l'altare.  

Era anche di una obbedienza senza pari. «Presso il Curato Balley - diceva - non ho mai fatto la mia volontà»10 Le sue letture preferite erano le vite dei Santi. Si conserva tuttora una lettera da lui scritta a Giacomo Loras, antico condiscepolo ad Ecully, al quale domanda, come favore di «comperare presso il libraio Ruzand, un vecchio volume in-folio intitolato: Storia dei Padri del deserto»11  

Nell'ultimo semestre del 1812 all'abate Balley sembrò giunto il momento di far seguire al suo allievo di ventisei anni la linea di studio prevista dal regolamento, che esigeva, da coloro che aspiravano al sacerdozio, un anno di filosofia e due anni almeno di teologia. Erano i mali del tempo che portavano a questa benigna indulgenza 12.  

Per tali corsi Giovanni Maria fu mandato al seminario di Verrières, vicino a Montbrison. Questo centro di studi, fondato nel 1803, non era stato dapprima che una scuola di presbiterio, come quello dell'abate Balley ad Ecully. L'abate Périer aveva disposto il meglio possibile la sua vecchia casa per ricevere quei fanciulli dei dintorni, che davano qualche segno di vocazione, e Dio fu largo della benedizione sua, poiché in poco tempo quest'opera raccolse circa cinquanta allievi. Più tardi, per alloggiare i convittori fu annessa anche un'altra casa vicina, in cattivo stato. Questi giovani che pagavano dieci franchi al mese, ricevevano alloggio e nutrimento proporzionato alla loro spesa: il dormitorio era un fienile al quale si saliva per una piccola scala rustica. All'ora dei pasti andavano alla cucina per ricevere ciascuno la propria porzione di lardo e di patate, e durante il tempo della ricreazione si occupavano in cerca di legna secca o nel migliorare quel povero abituro in rovina. Il Card. Fesch, che dichiarò seminario minore questa scuola di presbiterio, vi procurò anche un luogo meno sconveniente. Fin dal 1807 vi si trovarono riuniti centocinquanta pensionanti. e la casa prosperò ancora fino a contare trecento tredici allievi, nel 1809. Fu in quest'occasione che il parroco di Verrières, consumato dalla sua abnegazione, si sentì impari al nuovo compito e dovette abbandonare il suo posto, che fu occupato dall'abate Barou, professore di filosofia al seminario minore dell'Argentière 13.  

Nel 1811, quando Napoleone avanzò la pretesa di nominare i Vescovi, senza la istituzione del Papa, tutta l'opera sembrò per un momento compromessa. Per assicurarsi l'appoggio dell'episcopato francese, il 17 giugno l'imperatore riunì un concilio nazionale all'arcivescovado di Parigi; ma, contrariamente ai suoi desideri ed alle sue speranze, vide l'episcopato unanime dichiarare che non vi era mezzo di sorpassare le dichiarazioni delle Bolle Pontificie. A questa decisione, non si fecero attendere le rappresaglie: il 10 luglio un decreto dichiarò sciolto il concilio ed il giorno 12, alle ore tre del mattino, i Vescovi di Tournai, di Gand, e di Troyes vennero sorpresi nel loro letto   per essere deportati alle carceri di Vincennes. I seminaristi vennero chiamati alle armi; e perché non sfuggisse alla punizione l'abate Emery, che si era opposto all'imperatore collerico 14, un decreto del 20 ottobre, dichiarava la soppressione della Compagnia di San Sulpizio. Un decreto del 15 novembre sopprimeva i seminari minori, ed accettava nei collegi municipali quegli allievi, che desiderassero continuare gli studi.  

Il Cardinale di Lione, quantunque non avesse molta influenza 15, poté ottenere da suo nipote l'Imperatore una dilazione di alcuni mesi; ma alla fine dell'anno scolastico del 1812, dovettero chiudersi tutti i seminari minori della Diocesi, in «Verrières, La Roche, Saint-Jodard, Argentière, Alix, Meximieux». Gli allievi colpiti furono in numero di milleduecento. Per l'attività dell'abate Courbon, incaricato delle case di educazione, si poterono organizzare due esternati nelle località ove si avevano collegi pubblici, come a Bourg, Belley, Villfranche, Roanne e Saint-Chamond 16. Qualcuno aveva anche fatto la proposta al Consiglio dell'Arcivescovado di collocare questi giovani nelle scuole dello Stato, ma il Cardinale aveva risposto categoricamente: «No, mai ... io non voglio dannarmi e non sottoporrò mai i miei giovani al regime dell'Università. L'Università è come una grande caserma: vi si educano dei soldati ed io voglio dei preti» 17.  

Per questi sentimenti Mons. Fesch, con una risoluzione decisiva, aprì il seminario di Verrières, e riuscì a fare tutto segretamente, ciò che era abbastanza facile in questo angolo isolato, lontano dalle grandi vie di comunicazione. Del resto, anche nel caso in cui fosse sopravvenuta un'inchiesta, vi era modo di mettersi al sicuro, rispondendo alla polizia che la casa di Verrières era annessa al seminario maggiore di Sant'Ireneo, allora troppo angusto per poter contenere tutti i futuri ordinandi della Diocesi di Lione. Nel mese di ottobre e novembre, furono guidati a Verrières duecento seminaristi, che avevano appena finito i loro studi classici, e che dovevano compire là il loro anno di filosofia, 

prima di entrare a Sant'Ireneo. In questo modo anche Giovanni Maria, nonostante la sua limitata preparazione a tali studi, fu ammesso a seguire questo corso, che era diventato obbligatorio.  

Divisi i filosofi in due sezioni, l'abate Barou ne affidò la prima all'abate Grange e l'altra all'abate Chazelles, i soli che poté ottenere per la scarsità numerica del clero 18. Giovanni Maria passò alla sezione di Chazelles, nella quale fu il più vecchio di tutti, anche del suo professore; ma non si turbò per questo, avendo progredito, se non nelle scienze umane, almeno nell'umiltà, che è la scienza dei Santi.  

 La prima volta che fu interrogato in scuola, non comprese il senso della interrogazione e tacque... mentre da un banco all'altro si ripetevano le risate spontanee, proprie di questa età implacabile. Il professore, secondo l'usanza dei seminari, faceva la sua interrogazione in latino ed il nostro studente a stento traduceva la sua lezione, linea per linea, nelle pagine del suo libro. Ma vi erano anche altri sette compagni che non presentavano migliore preparazione della sua, e fu deciso che sarebbero separati dalla sezione dell'abate Chazelles, perché ricevessero le lezioni in francese 19  

Il nostro giovane filosofo ci metteva la migliore buona volontà, ma non comprese molto della dialettica; le maggiori e le minori non gli aprirono l'intelletto alla conoscenza della logica, della quale era già magnificamente dotato da Dio col suo senso pratico, e benché il tredici giugno 1813, cioè sette o otto mesi dopo la sua entrata a Verrières, lui, che dapprima aveva tremato al pensiero di non capire nulla, scrivesse al suo «carissimo padre» che «per riguardo agli studi andava meglio di quanto avrebbe pensato», rimase tuttavia sempre un allievo di una debolezza intellettuale estrema 20.  

Dio voleva che rimanesse, Come S. Paolo, un «ignorante dell'arte oratoria»; e, se la sua profonda modestia non fosse stata muta, avrebbe potuto rispondere ai migliori della sua sezione, come un altro santo, il poeta italiano Jacopone da Todi: "Io vi lascio i sillogismi, le parole cavillose, i calcoli sottili... Vi lascio Aristotele colla sua arte ed i suoi segreti. L'intelligenza semplice e pura si eleva sola sino al cospetto di Dio, senza l'aiuto della filosofia» 21  

Poco compreso dagli uomini, Giovanni Maria si rivolse all'Amico Eterno, che sa comprendere l'eloquenza del silenzio e penetrare gli intimi sospiri del cuore, e nella cappella, tra le lagrime, disse a Lui le pene della sua anima. La sua povera madre riposava nel piccolo cimitero del colle di Dardilly, ma egli la sentiva più viva e più vicina e la faceva la confidente delle amarissime pene che a lui derivavano dal vedersi deriso dai compagni malevoli e raramente incoraggiato dai superiori. Più tardi, ricordando questo tempo, dirà, a Verrières ho avuto un poco da soffrire». - E si comprende che cosa significassero queste due parole un poco, sulle sue labbra abituate alla carità più indulgente. - Solo le lunghe visite all'altare gli davano coraggio; mancandogli quel cuore materno, che da nessuno può essere sostituito sulla terra, si consolerà colla devozione tenera e filiale alla Santa Vergine. Spinto dalla sua  pietà verso di lei, fece il voto di servitù, col quale si consegnava completamente nelle sue mani 22.  

Sarebbe però un'esagerazione dire che a Verrières l'abate Vianney sia stato un perseguitato ed un isolato. «I più seri ed i più ferventi erano felici di prenderlo per modello, - ha detto uno dei suoi antichi condiscepoli. - Amavano la sua compagnia, perché parlava quasi sempre di Dio e della Santa Vergine» 23. Per questo riuscì a stringere amicizia con Marcellino Champagnat, che fu il fondatore dei Piccoli Fratelli di Maria.  

Anche Marcellino Champagnat non era conosciuto per un'aquila: aveva iniziato i suoi studi a diciassette anni, ma era stato rinviato, un anno appresso, per insufficiente intelligenza. Dopo aver fatto, come l'abate Vianney, il voto di pellegrinare al Santuario della Louvesc, ottenne di essere riammesso a Verrières, e, dopo cinque anni di una fatica inaudita, era giunto alla classe di retorica, che dovette ripetere; fu così che al corso dell'anno 1812, quando aveva l'età di 23 anni, si trovò nella classe di filosofia, col discepolo dell'abate Balley, di allora 26 anni e mezzo. L'età già avanzata, la somiglianza della prova passata, dei gusti e delle virtù dell'uno e dell'altro, ne avvicinarono gli animi 24.  

A Verrières si mantenevano le abitudini austere dei tempi eroici e, quantunque vi si stesse meglio alloggiati che non anteriormente, il regime era sempre duro, il pasto molto frugale, il regolamento severo. Giovanni Maria, ben lontano dal lamentarsi, ne fu oltremodo contento e non lo si vide mai una volta mancare al suo dovere; se la sua buona condotta non attirò l'attenzione in modo speciale, lo si deve alla sua cura di vivere nell'oscurità e nell'oblio. Non abbiamo un indizio per dire che egli fosse citato pubblicamente come un modello; piuttosto lo circondava una specie di disistima, corollario naturale dei suoi insuccessi nello studio.  

Le sue note di fine d'anno ci lasciano questo giudizio:  

Lavoro …bene.  

Scienza....molto debole.  

Condotta… . buona.  

Carattere… buono.  

L'abate Barou, se era un impareggiabile educatore, non era obbligato ad essere un profeta, e, stando solo alle apparenze, non poteva apprezzare il tesoro incomparabile che per un momento gli era affidato dalla divina Provvidenza. 

Canonico FRANCESCO TROCHU

Preghiera nelle persecuzioni

 


Preghiamo che ci sia presto restituita la pace, 

che presto possiamo uscire dai nostri

nascondigli ed avere aiuto nei pericoli;

che si compia quanto il Signore si è degnato 

di annunziare ai suoi servi: la restaurazione

della Chiesa, la sicurezza della nostra salute,

il sereno dopo la pioggla, la luce dopo

le tenebre, la calma tranquilla dopo le

tempeste e l'uragano, l'aiuto premuroso del

suo amore paterno, le consuete grandezze

della divina maestà per cui siano rintuzzate

le bestemmie dei persecutori, sia più sincera

la penitenza dl coloro che caddero e sia

glorificata la fede forte ed incrollabile

di coloro che perseverarono. 


Cipriano di Cartagine, Lettera VII, 8

GIUNGE L’ORA TREMENDA DELLA GRANDE PROVA.

 


Attenti o uomini, state per assistere allo sfacelo più grande della storia della Chiesa.
Il Demonio è inferocito, la sua brama è grande, vi soffia il fiato sul collo, vuole rendervi suoi schiavi. State vigilanti, pregate il santo Rosario dedicandolo alle intenzioni della Vergine Santissima.

La Chiesa terrena vedrà la sua caduta, il suo fascino andrà perduto, è l’ultima pazzia di Satana, lui sa che il suo piano è già fallito, ma nella sua superbia va avanti; è riuscito a trascinare a sé molte anime, ma Dio metterà la sua creatura in condizioni di ravvedersi perché manderà su di essa una grande sciagura: … allora urlerà il nome di Gesù in suo aiuto.

Gesù riprenderà in Sé la sua Chiesa e la farà risplendere del suo amore, nella sua luce camminerà perché sarà Lui a guidarla. 

Siete vicini all’avvertimento!
Attenti figli miei, sia il vostro cuore in Me,
fedele alla mia vera Chiesa.

Figli miei, molti saranno i disastri che ora si susseguiranno uno dietro l’altro senza tregua alcuna, l’uomo dovrà rendersi conto che senza Dio non può nulla, dovrà urlare il suo aiuto. Dio ascolterà il grido dei suoi figli e li metterà in condizioni che possano salvarsi.

Quando sulla Terra succederà tutto ciò che le profezie hanno annunciato, in verità sappiate che il ritorno di Gesù è alle porte.

Un grande disastro sta per accadere in Italia, molti saranno sorpresi nel sonno.

Chiedo la conversione di questa Umanità. Datevi la possibilità di salvarvi, o uomini. Affidatevi a Me. Io manderò i miei Angeli in vostro aiuto, essi provvederanno a guidarvi ai miei rifugi dove sarete protetti e guariti da ogni male. Questi ricoveri saranno tanti sulla Terra, coloro che li abiteranno saranno chiamati da Dio.

Torino è per essere messa in condizioni di pena.
Roma è per essere colpita a morte dall’avversario.
Firenze cadrà nel fango della morte.

I maligni si aggirano nel mondo, nella loro astuzia riusciranno a carpire molte anime lontane dall’Amore. Vigilate uomini, vigilate! Giunge l’ora tremenda della grande prova: chi si sarà ricoverato in Me sarà al sicuro, mentre chi Mi avrà rinnegato cadrà nella rete del Demonio.

Tuono ancora il mio dolore per questa Umanità infedele a Me, chiedo la grazia a tutti i miei fedeli di pregare affinché molti tornino al Padre.

Figli miei, vi attendo tutti convertiti, non siate stolti, la verità è in Me.
“Non abbiate a burlare queste mie parole” che sono per voi salvezza.

Avanti, tutto è per essere trasformato, le cose di prima mai più torneranno: … chi si vuol salvare torni in fretta a Colui che è la Salvezza.

Maria Santissima è ormai tra voi, il suo manto vi ricopre, vi protegge dal Male.


 

domenica 31 gennaio 2021

Il dramma della fine dei tempi

 


IV. L'impero dell'Anticristo, visione del profeta Daniele.

( Quarto articolo giugno 1885 )


I

Una notte il profeta Daniele ebbe una visione formidabile. Mentre i quattro venti del cielo combattevano in un vasto mare, vide quattro bestie mostruose sorgere dalle onde. Erano una leonessa, un orso, un leopardo a quattro teste e non so quale mostro di forza prodigiosa, con denti e unghie di ferro e dieci corone sulla fronte. Fu rivelato al profeta che queste quattro bestie selvagge significavano quattro imperi che sarebbero sorti successivamente sulle onde mutevoli dell'umanità.

Ora, mentre Daniele guardava con timore la quarta bestia, vide un piccolo corno spuntare dalle altre dieci, che ne abbatteva tre e diventava più grande di tutte le altre; e questo corno aveva gli occhi di un uomo e una bocca che diceva grandi cose; e faceva guerra ai santi dell'Altissimo e prevaleva su di loro.
Il profeta chiese il significato di questa strana visione. Gli fu detto che le dieci corna rappresentavano dieci re; che il piccolo corno era un re che alla fine avrebbe governato su tutta la terra con un potere inaudito. "Egli, gli fu detto, sputerà bestemmie contro Dio, e investirà i santi dell'Altissimo, e si crederà capace di cambiare le feste e le leggi, e i santi saranno lasciati in mano sua per un tempo, e due volte, e mezzo tempo.

II

Con questo re, tutti gli interpreti intendono l'Anticristo.
Qual è la bestia sulla quale questo corno dell'empietà esce al tempo stabilito?È la Rivoluzione, con la quale tutto il corpo degli empi, che obbediscono a un motore nascosto, si solleva contro Dio: la Rivoluzione, un potere allo stesso tempo satanico e bestiale, satanico in quanto animato da uno spirito infernale, bestiale in quanto dato a tutti gli istinti della natura degradata. Ha denti e unghie di ferro: perché forgia leggi dispotiche, con le quali fa a pezzi la libertà umana. Cerca di impadronirsi dei re e dei governi, che devono scendere a patti con essa. Quando l'Anticristo apparirà, avrà dieci re al suo servizio, come dieci corna sulla sua fronte.
L'Anticristo, ci dice Daniele, apparirà come un piccolo corno; cioè, i suoi inizi saranno oscuri. Non uscirà da una famiglia reale; sarà un Maometto, un Madhi, che si eleverà a poco a poco con l'audacia delle sue imposture, con la complicità totale del diavolo.
Infatti, il corno che lo rappresenta è molto diverso dagli altri. Ha occhi come gli occhi dell'uomo; perché il nuovo re è un veggente, un falso profeta. Ha una bocca che pronuncia grandi parole; perché si impone non meno con la brillantezza delle sue parole e la seduzione delle sue promesse che con la forza delle armi e l'astuzia della politica.
Il mondo intero avrà presto gli occhi puntati sull'imbidente, le cui gesta saranno celebrate dalle trombe di una stampa entusiasta. La sua popolarità metterà in ombra molti dei governanti apostati, che condivideranno poi l'impero della bestia rivoluzionaria. Questo sarà seguito da una lotta gigantesca, in cui, secondo Daniele, l'Anticristo abbatterà tre dei suoi rivali. In quel momento tutti i popoli, fanatizzati dai suoi prodigi e dalle sue vittorie, lo acclameranno come il salvatore dell'umanità. E gli altri non avranno altra scelta che sottomettersi a lui.
Una terribile crisi inizierà allora per la Chiesa di Dio. Perché il corno dell'empietà, quando avrà raggiunto l'apice della sua potenza, farà guerra ai santi e prevarrà contro di loro.


III

È probabile che, durante questo primo periodo, che può durare molti anni, l'uomo del peccato abbia un'aria di moderazione ipocrita.
Egli si presenterà agli ebrei come il Messia promesso, come il restauratore della legge di Mosè; cercherà di applicare a suo favore le misteriose profezie di Isaia ed Ezechiele; ricostruirà, secondo l'opinione di diversi Padri, il tempio di Gerusalemme. Gli ebrei, almeno in parte, abbagliati dai suoi falsi miracoli e dal suo insolente fasto, lo riceveranno, il falso Cristo; e metteranno a sua disposizione l'alta finanza, tutta la stampa e le logge massoniche del mondo intero.
È anche molto probabile che l'Anticristo tratterà con considerazione, per elevarsi, i partigiani delle false religioni. Si presenterà come pienamente rispettoso della libertà religiosa, una delle massime e una delle bugie della bestia rivoluzionaria. Dirà ai buddisti che lui stesso è un Buddha; dirà ai musulmani che Maometto è un grande profeta. Non è affatto impossibile che il mondo musulmano accetti il falso Messia degli ebrei come un nuovo Maometto.
Cosa sappiamo? Forse arriverà a dire, nella sua ipocrisia, e simile in questo a Erode suo precursore, che vuole adorare Gesù Cristo. Guai ai cristiani che sopporteranno senza indignazione che il loro adorabile Salvatore sia messo sullo stesso piano di Buddha e Maometto, e non so quale pantheon di falsi dei!
Tutti questi artifici, come le carezze del cavaliere che vuole salire sulla sua cavalcatura, conquisteranno insensibilmente il mondo per il nemico di Gesù Cristo; ma una volta che egli sarà ben seduto sulle striae, porterà a portare le briglie e gli speroni; e allora la tirannia più spaventosa peserà sull'umanità.

IV

San Paolo ci fa conoscere in un solo tratto di penna il carattere estremo di questa tirannia, la più odiosa che sia mai esistita e che mai esisterà.
L'uomo del peccato, dice, il figlio della perdizione, l'empio,
"affronterà e insorgerà contro chiunque si chiami Dio o abbia un carattere religioso, finché non invaderà il santuario di Dio e vi porrà il suo trono, mostrando di essere Dio" 14. "Non presterà attenzione agli dèi dei suoi padri, né al favorito delle sue mogli, né a nessun dio, perché si riterrà superiore a tutti" 15.
Così, quando l'Anticristo avrà sottomesso il mondo, quando avrà piazzato ovunque i suoi luogotenenti e le sue creature, quando potrà utilizzare a proprio vantaggio tutte le risorse di una centralizzazione portata al suo culmine, allora si toglierà la maschera, proclamerà che tutti i culti sono aboliti, si presenterà come unico Dio, e sotto le pene più tremende e infami cercherà di costringere tutti gli abitanti della terra ad adorare la propria divinità, ad esclusione di tutte le altre divinità.
Questo è ciò a cui la famosa libertà di culto, che è ora tanto predicata, arriverà; perché la promiscuità dell'errore richiede logicamente questa conclusione.
Mentre era sulla terra, l'adorabile Gesù, mite e umile di cuore, che era Dio, non si propose mai all'adorazione dei suoi apostoli; al contrario, arrivò a inginocchiarsi davanti a loro quando lavò loro i piedi. Ma l'Anticristo, un mostro di empietà e di orgoglio, sarà adorato dagli uomini, impazziti e sedotti; essi avranno scelto questo maestro, preferendolo al primo.
E non si pensi che la trappola sia ovvia! Non dimentichiamo, dice San Gregorio, che il mostro avrà il potere del diavolo di fare miracoli: e così, mentre all'inizio i miracoli erano dalla parte dei martiri, in quel momento sembreranno essere dalla parte dei carnefici. Ci sarà un abbaglio, una vertigine. Solo chi è veramente umile, radicato in Dio, si renderà conto dell'importanza e sfuggirà alla tentazione.
Ma dove l'Anticristo stabilirà il suo culto? San Paolo dice:
"nel tempio di Dio". Sant'Ireneo, quasi un contemporaneo degli Apostoli, è più preciso, e dice che nel tempio di Gerusalemme, che egli ricostruirà. Questo sarà il centro dell'orribile religione. San Giovanni, invece, ci fa sapere che l'immagine del mostro sarà proposta ovunque all'adorazione degli uomini 16.
Allora il buddismo, il maomettanismo, il protestantesimo, ecc. saranno soppressi e aboliti. Ma va da sé che il furore del mondo sarà diretto contro Nostro Signore e la Sua Chiesa. L'Anticristo farà cessare il culto pubblico; abolirà, dice Daniele, il sacrificio perpetuo. La Santa Messa non può più essere celebrata se non in grotte e luoghi nascosti. Le chiese profanate saranno profanate, e l'abominio della desolazione, cioè l'immagine dell'uomo mostruoso sugli altari del vero Dio, sarà posto davanti agli occhi di tutti. Nella rivoluzione francese ci fu una prova di tutto questo.
Qui si sentirà la mano di Dio. Accorcerà quei giorni di grande angoscia. Questa persecuzione, che scuoterebbe le stesse pupille del cielo, non durerà che un tempo, due volte e mezzo, cioè tre anni e mezzo.

PREGHIERA IN GINOCCHIO - Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.

 


In ginocchio davanti al tabernacolo che custodisce

quanto resta di amore e di unità,

vengo con i fiori del desiderio in modo che

me le cambi in frutti veri.

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.



Gettate nelle vostre piante, le armi della guerra,

rossi fiori troncati da un desiderio di amare,

Facciamo dei mari e della terra come un immenso altare.

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.



Come siete, mio Signore nella Custodia,

come la palma che allieta la sabbia,

vogliamo che al centro della vita

Regni sulle cose la tua ardente carità.

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.



Come cervi assetati che vanno verso la fontana,

andiamo incontro a te sapendo che verrai;
quello che la cerca è perché già sulla fronte

Porta un bacio di pace.

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.



Che nelle anime gemelle delle anime amiche,

si muovono tutte insieme nell'unico scopo,

come l'aria ha mosso le spighe

che hanno fatto questo Santo Pane

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.



Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.

Cristo in tutte le anime e nel mondo la pace.

State vivendo tempi molto pericolosi in cui i cambiamenti arriveranno su di voi senza preavviso.

 


GIOVEDÌ 14 GENNAIO 2021

Se ti fidi di me

   Figli miei, state vivendo tempi molto pericolosi in cui i cambiamenti arriveranno su di voi senza preavviso. Se sei radicato nella Mia santa Parola, sarai in grado di stare in piedi, qualunque cosa accada. Sei radicato in Me, nella tua fede in Me? Riesci a resistere indipendentemente dalla persecuzione che arriva? Non importa cosa - o chi - ti prendono i malvagi?
                    Molti di voi temono la mancanza nei prossimi mesi. È vero che molti mancheranno, ma io sono il tuo Provider in ogni momento. Ricordati di chiamarmi quando ne hai bisogno. Ti fidi di Me per provvedere a te in tutte le circostanze?
   Se credi in Me, perché temi di non mangiare o di non avere vestiti da indossare? Se credi in Me, perché temi quello che sta arrivando?  
   Figli miei, man mano che i giorni si fanno sempre più bui, vedrete e sentirete molte cose che vi tenteranno a temere. Tieni gli occhi su di me e io ti darò pace.           
   So già cosa ti aspetta e ti ho al sicuro nel palmo della mia mano potente. Desidero che tu non abbia paura.


MERCOLEDÌ 13 GENNAIO 2021

Rendere gli errori giusti

    Questa è la stagione per correggere i torti, figli Miei. Questa è la stagione per risolvere le questioni in sospeso e fare i preparativi per lasciare il mondo. Desidero che tu faccia i tuoi preparativi ora. Non desidero che i Miei veri figli che camminano a stretto contatto con Me vedano il male a venire e molti di voi saranno chiamati a casa da Me prima di quel momento.
   C'è già molto male nel tuo mondo, ma sta arrivando molto peggio. Desidero che i miei figli non abbiano parte nel peccato e nella malvagità. Desidero che trascorriate molto tempo in preghiera e nella Mia santa Parola, e dicendo agli altri della Mia salvezza.
   Usate il tempo che vi resta con saggezza, figli Miei, affinché la vostra ricompensa in cielo sia molto grande.


MARTEDÌ 12 GENNAIO 2021

Migliora le tue relazioni

   Desidero che i miei figli vivano in pace con tutti gli uomini. Guarda le relazioni nella tua vita e vedi cosa puoi fare per migliorarle. Devi vivere in pace con tutti per essere un testimone efficace per Me.
   I miei figli sono spesso ciechi di fronte ai propri difetti in situazioni controverse e desidero che non sia così. Desidero che i Miei figli siano operatori di pace, che siano i primi a fare ammenda anche se la colpa non era loro, perché questo è lo spirito di un vero operatore di pace.
   Umiliatevi, figli, ed estendete i vostri sforzi per migliorare ogni relazione mentre siete ancora sulla terra. Che nei Miei figli non si trovino mai orgoglio, avidità o atteggiamento egoista.
   Il tuo giorno per lasciare la terra si avvicina rapidamente. Rendi giusto ciò che è sbagliato per quanto puoi. 


LUNEDÌ 11 GENNAIO 2021

Cuori oscuri

   Un tempo di molti tradimenti per i Miei figli è vicino. Dovete imparare a stare in guardia in ogni momento, figli Miei, perché molti cercano di ingannarvi in ​​questo momento.
   Ci sono molti vicini a chi pensi di essere per te, che si chiamano col Mio Nome che inizieranno a rivoltarsi contro di te ora mentre l'oscurità aumenta in grande misura. Attenti, figli miei, ai lupi travestiti da pecore. Il tuo discernimento ti dirà chi è di Me e chi no.
   Quelli che fingono di essere Miei i cui cuori sono oscuri ti saranno rivelati in questo momento. Fai attenzione e non fidarti di loro quando vedi l'oscurità in loro, perché quell'oscurità continua ad aumentare fino alla fine.

   Il pericolo aumenterà rapidamente per il Mio popolo ora mentre ti avvicini al tuo momento di lasciare la terra.

Glynda Lomax 

RISPOSTA AD UN SACERDOTE

 

La Chiesa tra “l’emergenza pandemica” e l’agenda globalista? L’obbedienza ad un’autorità pervertita non può essere considerata doverosa, né moralmente buona, solo perché al Suo ritorno il Figlio dell’uomo tornerà a fare giustizia alla fine dei tempi  


RISPOSTA AD UN SACERDOTE


di


Carlo Maria Viganò



Reverendo e Caro Sacerdote di Cristo,

ho ricevuto la Sua lettera, nella quale Ella mi sottopone alcune gravi questioni sulla crisi dell’autorità nella Chiesa, crisi che va acuendosi in questi ultimi anni ed in particolare durante “l’emergenza pandemica”, in occasione della quale la gloria di Dio e la salvezza delle anime sono state messe da parte a vantaggio di una presunta salute del corpo. Se intendo rendere pubblica questa mia articolata risposta alla Sua lettera, è perché essa risponde ai numerosissimi fedeli e sacerdoti che mi scrivono da ogni dove, esponendomi interrogativi e tormenti di coscienza su queste stesse gravi questioni.

Il problema di un’autorità pervertita – ossia che non agisca nei limiti che le sono propri o che si sia data autonomamente un fine opposto a quello che la legittima – viene affrontato dalle Sacre Scritture per ricordarci che omnis potestas a Deo (Rom 13, 1) e che qui resistit potestati, Dei ordinationi resistit (ibidem., 2). E se San Paolo ci intima di obbedire all’autorità civile, a maggior ragione noi siamo tenuti ad obbedire all’autorità ecclesiastica, in ragione del primato che le questioni spirituali hanno su quelle temporali.

Ella osserva che non sta a noi giudicare l’autorità, perché il Figlio dell’uomo tornerà a fare giustizia alla fine dei tempi. Ma se dovessimo aspettare il giorno del Giudizio per vedere puniti i malvagi, a quale scopo la divina Maestà avrebbe costituito sulla terra un’autorità temporale e una spirituale? Non è forse loro compito, come vicari di Cristo Re e Sommo Sacerdote, reggere e governare i loro sudditi su questa terra, amministrando la giustizia e punendo i malvagi? Che senso avrebbero le leggi, se non vi fosse chi le fa rispettare, sanzionando chi le viola? Se l’arbitrio di chi è costituito in autorità non fosse punito da chi ha sopra di essi autorità, come potrebbero i sudditi – civili ed ecclesiastici – sperare di ottenere giustizia in terra?

Temo che la Sua obiezione, secondo la quale gli Ecclesiastici che rivestono una potestà loro derivante dall’autorità dell’ufficio ricoperto possano essere giudicati solo alla fine dei tempi, conduca da un lato al fatalismo e alla rassegnazione nei sudditi, e dall’altro costituisca una sorta di incoraggiamento ad abusare del proprio potere nei Superiori.

L’obbedienza ad un’autorità pervertita non può essere considerata doverosa, né moralmente buona, solo perché al Suo ritorno il Figlio dell’uomo tornerà a fare giustizia alla fine dei tempi. La Scrittura ci sprona ad essere sì obbedienti, moderando la nostra obbedienza con la pazienza e lo spirito di penitenza, ma non ci esorta assolutamente ad obbedire a ordini intrinsecamente malvagi, per il solo fatto che chi ce li imparte è costituito in autorità. Quell’autorità, infatti, proprio nel momento in cui viene esercitata contro lo scopo per cui essa sussiste, si priva della legittimazione che la giustifica e, pur non decadendo in sé, nondimeno richiede da parte dei sudditi un’adesione che dovrà essere di volta in volta vagliata e giudicata. 

Con la Rivoluzione, l’ordo christianus, che riconosceva l’Autorità costituita come proveniente da Dio, è stato rovesciato per far posto alle cosiddette democrazie in nome della laicità dello Stato e della sua separazione dalla Chiesa. Con il Concilio Vaticano II questa sovversione del principio di autorità si è insinuata nella Gerarchia stessa, facendo sì che quell’ordine voluto da Dio non solo fosse cancellato dalla società civile, ma addirittura venisse minato anche nella Chiesa. Ovviamente, quando l’opera di Dio viene manomessa e la Sua Autorità negata, il potere ne è irrimediabilmente compromesso e si creano i presupposti per la tirannide o per l’anarchia. Né la Chiesa fa eccezione, come possiamo dolorosamente constatare: il potere è spesso esercitato per punire i buoni e premiare i malvagi; le sanzioni canoniche servono quasi sempre per scomunicare chi rimane fedele al Vangelo; i Dicasteri e gli organi della Santa Sede assecondano l’errore e impediscono la propagazione della Verità. Lo stesso Bergoglio, che dovrebbe rappresentare in terra la più alta Autorità, usa del potere delle Sante Chiavi per assecondare l’agenda globalista e promuovere dottrine eterodosse, ben consapevole di quel Prima Sedes a nemine judicatur che gli permette di agire indisturbato.

Questa situazione è ovviamente anomala, perché nell’ordine stabilito da Dio a chi rappresenta l’autorità è dovuta obbedienza. Ma in questo mirabile kosmos Satana insinua il chaos, manomettendo l’elemento fragile e peccabile: l’uomo. Ella lo evidenzia bene nella Sua lettera, caro Sacerdote: «Ora, la cosa più diabolica che il nostro nemico è riuscito a compiere, è quella di usare proprio chi si presenta al mondo investito dell’autorità conferita da Gesù Cristo alla Sua Chiesa, per fare il male, e con questo: da un lato coinvolgere nel male alcuni dei buoni, dall’altro scandalizzare i buoni che se ne rendono conto», e contestualizza poi questa situazione nel caso attuale: «L’autorità di Gesù è stata usata abusivamente per giustificare e caldeggiare una terribile operazione, che viene presentata sotto il nome falso di vaccinazione».

Concordo con Lei circa le valutazioni di oggettiva immoralità del cosiddetto vaccino contro il Covid-19, in ragione dell’uso di materiale derivante da feti abortiti. Concordo parimenti sulla assoluta inadeguatezza – scientifica, oltreché filosofica e dottrinale – del documento promulgato dalla CDF, il cui Prefetto si limita ad eseguire supinamente più che discutibili ordini impartiti dall’alto: l’obbedienza dei reprobi è emblematica, in questi frangenti, perché sa ignorare con disinvoltura l’autorità di Dio e della Chiesa, in nome di un asservimento cortigiano all’autoritarismo del superiore immediato.

Vorrei nondimeno precisare che il documento della Santa Sede è particolarmente insidioso non solo per l’aver esso analizzato solo un aspetto remoto, per così dire, della composizione del farmaco (a prescindere dalla liceità morale di un azione che non perde di gravità col passare del tempo); ma per aver deliberatamente ignorato che per “rinfrescare” il materiale fetale originale occorre periodicamente aggiungervi nuovi feti, ricavati da aborti al terzo mese provocati ad hoc, e che i tessuti devono essere prelevati da creature ancora vive, a cuore palpitante. Data l’importanza della materia e la denuncia della comunità scientifica cattolica, l’omissione di un elemento integrante per la produzione del vaccino in un pronunciamento ufficiale conferma, nell’ipotesi più generosa, una scandalosa incompetenza e, in quella più realistica, la deliberata volontà di spacciare per moralmente accettabili dei vaccini prodotti con aborti provocati. Questa sorta di sacrificio umano, nella sua forma più abbietta e cruenta, viene quindi considerato trascurabile da un Dicastero della Santa Sede in nome della nuova religione sanitaria, della quale Bergoglio è strenuo sostenitore.

Mi trovo d’accordo con Lei sull’omissione delle valutazioni inerenti la manipolazione genetica indotta da alcuni vaccini che agiscono a livello cellulare, con scopi che le case farmaceutiche non osano confessare, ma che la comunità scientifica ha ampiamente denunciato e di cui non si conoscono ancora le conseguenze a lungo termine. Ma la CDF evita scrupolosamente di esprimersi anche sulla moralità della sperimentazione sull’uomo, ammessa dagli stessi produttori dei vaccini, i quali si riservano di fornire i dati su questa sperimentazione di massa solo tra qualche anno, quando sarà possibile comprendere se il farmaco è efficace e a prezzo di quali effetti secondari permanenti. Così come la CDF tace sulla moralità di speculare vergognosamente su un prodotto che viene presentato come unico presidio contro un virus influenzale che ancora non è stato isolato ma solo sequenziato. In assenza dell’isolamento virale, non è scientificamente possibile produrre l’antigene del vaccino, per cui l’intera operazione del Covid si mostra – chi non sia accecato da pregiudizio o da malafede – in tutta la sua criminale falsità e intrinseca immoralità. Una falsità confermata non solo dall’enfasi quasi religiosa con la quale è presentato il ruolo salvifico del cosiddetto vaccino, ma anche dall’ostinato rifiuto delle autorità sanitarie mondiali a riconoscere la validità, l’efficacia e il costo contenuto delle cure esistenti, dal plasma iperimmune all’idrossiclorochina e all’ivermectina, dall’assunzione di vitamina C e D per aumentare le difese immunitarie alla cura tempestiva dei primi sintomi. Non dimentichiamo che, se vi sono persone anziane o debilitate nella salute che sono morti con il Covid, ciò avviene perché l’OMS ha prescritto ai medici di base di non curare i sintomi, indicando per i soggetti con complicanze una cura ospedaliera assolutamente inadeguata e dannosa. Anche su questi aspetti la Santa Sede tace, complice evidente di una congiura contro Dio e contro l’uomo.

Torniamo ora all’autorità. Ella scrive: «Pertanto chi si trova di fronte a persone investite dall’Autorità di Gesù che agiscono evidentemente all’opposto del Suo mandato, si trova nella condizione di domandarsi se possa o meno obbedire alla loro Autorità, quando in situazioni terribili come questa, chi esercita l’autorità in nome di Gesù va palesemente contro i Suoi Mandati». La risposta ci viene dalla dottrina cattolica, che all’autorità dei Prelati e a quella suprema del Papa pone chiarissimi limiti di azione. In questo caso mi pare sia evidente che non è competenza della Santa Sede esprimere valutazioni che, per il modo in cui sono esposte e analizzate e per le palesi omissioni in cui incorrono, non possono rientrare minimamente nell’alveo determinato dal Magistero. Il problema, a ben vedere, è logico e filosofico, ancor prima che teologico o morale, perché i termini della quæstio sono incompleti ed erronei, e quindi erronea e incompleta ne sarà la risposta.

Ciò non toglie nulla alla gravità del comportamento della CDF, ma allo stesso tempo è proprio nell’uscire dai limiti propri all’autorità ecclesiastica che si conferma il principio generale della dottrina, e con esso anche l’infallibilità che il Signore garantisce al Suo Vicario quando egli intende insegnare una verità relativa alla Fede o alla Morale come Supremo Pastore della Chiesa. Se non vi è una verità da insegnare; se questa verità non ha a che vedere con la Fede e la Morale; se chi promulga questo insegnamento non intende farlo con l’Autorità Apostolica; se l’intenzione di trasmettere questa dottrina ai fedeli come verità da tenersi e credersi non è esplicita, l’assistenza del Paraclito non è garantita, e l’autorità che la promulga può essere – e in certi casi deve essere – ignorata. Ai fedeli è quindi possibile resistere all’esercizio illegittimo di un’autorità legittima, all’esercizio di un’autorità illegittima o all’esercizio illegittimo di un’autorità illegittima.

Non mi trovo pertanto d’accordo con Lei quando Ella afferma: «Se l’infedeltà tocca tale autorità, solo Dio può intervenire. Anche perché anche nei confronti di autorità di grado inferiore diventa poi difficile ricorrere sperando di avere giustizia». Il Signore può intervenire positivamente nel corso degli eventi, manifestando in modo prodigioso la Sua volontà o anche solo abbreviando i giorni dei malvagi. Ma l’infedeltà di chi è costituito in autorità, pur non essendo essa giudicabile dai sudditi, non per questo è meno colpevole, né può pretendere obbedienza a ordini illegittimi o immorali. Una cosa infatti è l’effetto che essa ha sui soggetti, un’altra il giudizio circa il suo modo di agire e un’altra ancora la punizione che essa può meritare. Così, se non sta ai sudditi mettere a morte il Papa per eresia (nonostante la pena di morte sia considerata da san Tommaso d’Aquino commisurata al crimine di chi corrompe la Fede), possiamo nondimeno riconoscere un Papa come eretico, e in quanto tale rifiutarci, caso per caso, di prestargli l’obbedienza cui altrimenti avrebbe diritto. Non lo giudichiamo, perché non abbiamo l’autorità di farlo; ma lo riconosciamo per quello che è, aspettando che la Provvidenza susciti chi possa pronunciarsi definitivamente e autorevolmente.

Ecco perché, quando Ella afferma che «non sono i sottoposti a quei malvagi che hanno l’autorità per ribellarsi e rovesciarli dal loro posto», occorre distinguere anzitutto che tipo di autorità sia in questione, e in secondo luogo quale sia l’ordine impartito e quale il danno che l’eventuale obbedienza comporterebbe. San Tommaso considera la resistenza al tiranno e il regicidio come moralmente leciti, in certi casi; così com’è lecita e doverosa la disobbedienza all’autorità dei Prelati che abusano del proprio potere contro il fine intrinseco del potere stesso.

Nella Sua lettera, Ella identifica nella ribellione all’autorità il marchio dell’ideologia comunista. Ma la Rivoluzione, di cui il Comunismo è un’espressione, intende rovesciare i sovrani non in quanto eventualmente corrotti o tirannici, ma in quanto gerarchicamente inseriti in un kosmos che è essenzialmente cattolico, e quindi antitetico al marxismo.

Se non fosse possibile opporsi ad un tiranno, avrebbero peccato i Cristeros, che si ribellarono con le armi al dittatore massone che in Messico perseguitava i suoi cittadini abusando della propria autorità. Avrebbero peccato i Vandeani, i Sanfedisti, gli Insorgenti: vittime di un potere rivoluzionario, pervertito e pervertitore, dinanzi al quale la ribellione non solo è lecita, ma anche doverosa. Furono vittime del potere anche i Cattolici che, nel corso della Storia, si trovarono a doversi ribellare ai loro Prelati, ad esempio i fedeli che in Inghilterra dovettero resistere ai loro Vescovi diventati eretici con lo scisma anglicano, o quanti in Germania si videro costretti a rifiutare obbedienza ai Presuli che avevano abbracciato l’eresia luterana. L’autorità di questi Pastori diventati lupi era infatti nulla, poiché orientata alla distruzione della Fede anziché alla sua difesa, contro il Papato anziché in comunione con esso. Giustamente Ella aggiunge: «Allora i poveri fedeli, di fronte ai loro pastori che si macchiano di tali crimini, e in modo così svergognato, rimangono sbigottiti. Come posso io seguire in nome di Gesù qualcuno che invece opera ciò che Gesù non vuole?»

Eppure poco oltre leggo queste Sue parole: «Chi nega la loro Autorità, in realtà nega la Autorità di chi li ha costituiti. E chi vuole negare la Autorità di chi li ha costituiti deve anche negare la loro autorità. Chi invece resta sottomesso alla autorità dei ministri costituiti in autorità da Gesù, pur non rendendosi complice dei loro errori, obbedisce alla Autorità di Gesù, che li ha costituiti». Questa proposizione è chiaramente erronea, poiché legando indissolubilmente l’autorità prima e originaria di Dio all’autorità derivata e vicaria della persona, ne inferisce una sorta di vincolo indefettibile, vincolo che invece viene meno proprio nel momento in cui colui che esercita l’autorità in nome di Dio di fatto la perverte, ne stravolge il fine sovvertendolo. Direi anzi che è proprio perché si deve avere in massimo onore l’autorità di Dio che essa non può essere disattesa con l’obbedire a chi è per sua natura sottoposto alla medesima divina autorità. Per questo San Pietro (At 5, 29) ci esorta ad obbedire a Dio piuttosto che agli uomini: l’autorità terrena, sia essa temporale o spirituale, è sempre sottoposta all’autorità di Dio. Non è possibile pensare che – per una ragione che pare quasi dettata da un burocrate – il Signore abbia voluto lasciare la Sua Chiesa in balìa di tiranni, quasi preferendo la loro legittimazione proceduralmente legale allo scopo per il quale Egli li ha posti a pascere il Suo gregge.

Certo, la soluzione della disobbedienza pare più facilmente applicabile ai Prelati che non al Papa, dal momento che quelli possono essere giudicati e deposti dal Papa, mentre questi non può esser deposto da alcuno in terra. Ma se è umanamente incredibile e doloroso dover riconoscere che un Papa possa essere malvagio, questo non consente di negare l’evidenza e non impone di consegnarsi passivamente all’abuso del potere che egli esercita in nome di Dio ma contro di Lui. E se nessuno vorrà assalire i Sacri Palazzi per scacciarne l’indegno ospite, si possono altresì esercitare forme legittime e proporzionate di vera e propria opposizione, ivi comprese le pressioni a che si dimetta e abbandoni l’ufficio. È proprio per difendere il Papato e la sacra Autorità che esso riceve dal Sommo ed Eterno Sacerdote che occorre allontanarne chi lo umilia, lo demolisce e ne abusa. Oserei dire, per completezza, che anche la rinunzia arbitraria all’esercizio dell’autorità sacra del Romano Pontefice rappresenta un gravissimo vulnus al Papato, e di questo dobbiamo considerare responsabile più Benedetto XVI che Bergoglio.

Ella accenna poi a ciò che il Prelato tirannico dovrebbe pensare della propria autorità: «un ministro di Dio […] dovrebbe anzitutto negare la propria autorità di apostolo, ovvero inviato di Gesù. Dovrebbe riconoscere di non voler seguire Gesù, e andarsene. In tal modo il problema sarebbe risolto». Ma Ella, caro Sacerdote, pretende che l’iniquo agisca come una persona onesta e timorata di Dio, mentre proprio perché malvagio costui abuserà senza alcuna coerenza e senza alcuno scrupolo di un potere che egli sa benissimo di avere dolosamente conquistato per demolirlo. Poiché è nell’essenza stessa della tirannide, in quanto perversione dell’autorità giusta e buona, non solo il suo esercitarsi in modo perverso, ma anche il voler gettare discredito e repulsione sull’autorità di cui essa è grottesca contraffazione. Gli orrori compiuti da Bergoglio in questi anni non solo rappresentano un indecoroso abuso dell’autorità papale, ma hanno come immediata conseguenza lo scandalo dei buoni nei suoi confronti, perché rende invisa e odiosa, con la parodia del Papato, anche il Papato in sé stesso, pregiudicando irrimediabilmente l’immagine e il prestigio di cui godeva sinora la Chiesa, pur già afflitta da decenni di ideologia modernista.

Ella scrive: «Pertanto, a nessuno è lecito obbedire a ordini ingiusti o malvagi, illegittimi, o fare qualunque male col pretesto dell’obbedienza. Ma nemmeno ad alcuno è permesso negare l’autorità del Papa perché costui la esercita in modo malvagio, andando fuori dalla Chiesa costituita da Gesù sulla roccia dell’Apostolo Pietro». Qui l’espressione «negare l’autorità» andrebbe distinta tra il negare che Bergoglio abbia un’autorità in quanto Papa e viceversa negare che Bergoglio, in questo specifico ordine che imparte al fedele, abbia il diritto di essere obbedito quando l’ordine è in conflitto con l’autorità del Papa. Nessuno obbedirebbe a Bergoglio se costui parlasse a titolo personale o fosse un impiegato del catasto, ma il fatto che da Papa insegni dottrine eterodosse o dia scandalo ai semplici con affermazioni provocatorie, rende di estrema gravità la sua colpa, perché chi lo ascolta crede di ascoltare la voce del Buon Pastore. La responsabilità morale di chi comanda è incommensurabilmente maggiore di quella che ha il suddito che deve decidere se obbedirgli o meno. Di questo il Signore chiederà conto inflessibilmente, per le conseguenze che il bene o il male compiuto dal superiore comporta sui sottoposti, anche in termini di buono o cattivo esempio.

A ben vedere è proprio per difendere la Comunione gerarchica con il Romano Pontefice che occorre disobbedirgli, denunciare i suoi errori e chiedergli di dimettersi. E pregare Iddio che lo chiami a Sé il prima possibile, se da questo può derivarne un bene per la Chiesa.

L’inganno, il colossale inganno del quale ho scritto in più occasioni, consiste nel costringere i buoni – chiamiamoli così per brevità – a rimanere imprigionati in norme e leggi che viceversa i cattivi usano in fraudem legis. È come se costoro avessero compreso la nostra debolezza: l’essere cioè noi, pur con tutti i nostri difetti, religiosamente e socialmente orientati al rispetto della legge, all’obbedienza all’autorità, all’onorare la parola data, all’agire con onore e lealtà. Con questa nostra debolezza virtuosa, essi si garantiscono da noi obbedienza, sottomissione, al massimo rispettosa resistenza e prudente disobbedienza. Sanno che noi – poveri stolti, pensano – vediamo in loro l’autorità di Cristo e a questa facciamo in modo di obbedire anche se sappiamo che quell’azione, ancorché moralmente irrilevante, va in una direzione ben precisa… Così ci hanno imposto la Messa riformata; così ci hanno abituato a sentir cantare le sure del Corano dall’ambone delle nostre cattedrali, e a vederle trasformate in trattorie o dormitori; così ci vogliono presentare come normale l’ammissione delle donne al servizio dell’altare.... Ogni passo compiuto dall’Autorità, dal Concilio in poi, è stato possibile proprio perché obbedivamo ai Sacri Pastori, e pur sembrandoci certe loro decisioni devianti, non potevamo credere che stessero ingannandoci; e forse essi stessi, a loro volta, non si rendevano conto che gli ordini impartiti avessero uno scopo iniquo. Oggi, seguendo il fil rouge che unisce l’abolizione degli Ordini Minori all’invenzione delle accolite e delle diaconesse, comprendiamo che chi riformò la Settimana Santa sotto Pio XII aveva già sotto gli occhi il Novus Ordo e le sue atroci declinazioni odierne. L’abbraccio di Paolo VI con il Patriarca Atenagora suscitò in noi speranze di vera ecumène, perché non avevamo capito – come invece avevano denunciato alcuni – che quel gesto doveva preparare il pantheon di Assisi, l’osceno idolo della pachamama e, a breve, il sabba di Astana.

Nessuno di noi vuole comprendere che questa empasse si rompe semplicemente non assecondandola: dobbiamo rifiutare di confrontarci a duello con un avversario che detta le regole a cui solo noi dobbiamo sottostare, lasciando se stesso libero di infrangerle. Ignorarlo. La nostra obbedienza non ha nulla a che vedere né col servilismo pavido, né con l’insubordinazione; al contrario, essa ci consente di sospendere qualsiasi giudizio su chi sia o non sia Papa, continuando a comportarci come buoni Cattolici anche se il Papa ci deride, ci disprezza o ci scomunica. Perché il paradosso non risiede nella disobbedienza dei buoni all’autorità del Papa, ma nell’assurdità di dover disobbedire a una persona che è allo stesso tempo Papa ed eresiarca, Atanasio e Ario, luce de jure e tenebra de facto. Il paradosso è che per rimanere in Comunione con la Sede Apostolica dobbiamo separarci da colui che dovrebbe rappresentarla, e vederci burocraticamente scomunicati da chi è in stato oggettivo di scisma con se stesso. Il precetto evangelico di «Non giudicare» non deve intendersi nel senso di astenersi dalla formulazione di un giudizio morale, ma dalla condanna della persona, altrimenti saremmo incapaci di porre atti morali. Certo non sta al singolo separare il grano dalla zizzania, ma nessuno deve chiamare zizzania il grano, né grano la zizzania. E chi è insignito dell’Ordine Sacro, tanto più se nella pienezza del Sacerdozio, ha non solo il diritto, ma il dovere di additare i seminatori di zizzania, i lupi rapaci e i falsi profeti. Poiché anche in quel caso vi è, assieme alla partecipazione al Sacerdozio di Cristo, anche la partecipazione alla Sua regale Autorità.

Quello di cui non ci accorgiamo, tanto in ambito politico e sociale quanto in ambito ecclesiastico, è che la nostra accettazione iniziale di un presunto diritto del nostro avversario a compiere il male, basata su un erroneo concetto di libertà (morale, dottrinale, religiosa), ora si sta mutando in una forzata tolleranza del bene mentre il peccato e il vizio sono diventati la norma. Quello che ieri era ammesso come nostro gesto di indulgenza oggi pretende piena legittimità, e ci confina ai margini della società come minoranza in via di estinzione. A breve, coerentemente con l’ideologia anticristica che sovrintende a questo inesorabile mutamento di valori e principi, verrà proibita la virtù e condannato chi la pratica, in nome di un’intolleranza verso il Bene additato come divisivo, integralista, fanatico. La nostra tolleranza verso chi, oggi, si fa promotore delle istanze del Nuovo Ordine Mondiale e della sua assimilazione nel corpo ecclesiale condurrà infallibilmente all’instaurazione del regno dell’Anticristo, in cui i Cattolici fedeli saranno perseguitati come nemici pubblici, esattamente come in epoche cristiane erano considerati nemici pubblici gli eretici. Insomma, il nemico ha copiato, capovolgendolo e pervertendolo, il sistema di protezione della società realizzato dalla Chiesa nelle nazioni cattoliche.

Credo, caro reverendo, che le Sue osservazioni sulla crisi dell’autorità saranno presto da integrare, almeno a giudicare dalla velocità con cui Bergoglio e la sua corte assestano i loro colpi alla Chiesa. Da parte mia, prego che il Signore faccia venire alla luce la verità sinora nascosta, consentendoci di riconoscere il Vicario di Cristo in terra non tanto per la veste che indossa, quanto per le parole che escono dalla sua bocca e per l’esempio delle sue opere.

Riceva la mia Benedizione, mentre con fiducia mi affido alla Sua preghiera.


+ Carlo Maria, Arcivescovo


31 Gennaio 2021

Dominica in Septuagesima



Del 31 Gennaio 2021

In un istante i Miei figli saranno presi e il mondo sarà gettato in una fitta oscurità .

 


Sabato 1 gennaio 2011


Signore, che dire del rapimento (o seconda venuta)

Il 3 maggio 2008, ho chiesto al Signore del rapimento (o seconda venuta - quello che io considero il rapimento). Avevo letto della fine dei tempi e volevo capire meglio cosa sarebbe successo. "Signore, come faranno gli altri a non sapere dove siamo andati - non sentiranno il Tuo grido e lo squillo di tromba quando ci chiami a casa da Te?"

“ Gli altri sentiranno un suono sibilante, ecco tutto, perché non possono sentire la Mia voce o la Mia tromba come fanno i Miei figli . (Matteo 24: 40–41)  In un istante i Miei figli saranno presi e il mondo sarà gettato in una fitta oscurità . (Geremia 13:16)Allora la Mia ira cadrà su coloro che saranno lasciati indietro in modi terribili perché mi hanno rinnegato, non conoscono le mie vie né il mio nome. No, i Miei figli non saranno lasciati indietro a subire la Mia ira in quel tempo, perché Gesù ha sopportato la Mia ira per te, ma non per i malvagi increduli. 

Un grande e terribile giorno sta arrivando sulla terra. Ci sarà una grande confusione e disordini in quel momento perché coloro che saranno rimasti indietro non sapranno cosa credere e andranno nel panico. Grideranno a Me, ma io non li ascolterò perché non li conosco, perché hanno già fatto il loro cammino e scelto il modo in cui lo vivranno e il Mio tempo di grazia sugli uomini sarà terminato.

La Bestia sorgerà sulla terra e ci sarà un momento terribile, come nulla che la tua mente potrebbe mai comprendere perché è veramente oltre la comprensione dell'uomo essere consegnato nelle mani di Satana stesso e non morire! Ma i Miei figli non vedranno quel giorno perché saranno qui con Me in Paradiso.

Il Rapimento avverrà davvero in un batter d'occhio come dice la Mia Parola, un secondo due lavoreranno insieme in un campo e il secondo successivo se ne andrà e nessuno sulla terra saprà perché. Anche le loro menti dovrò oscurarmi in quei giorni. L'oscurità grossolana che hai visto nel tuo spirito (una visione che avevo avuto a gennaio durante l'adorazione di una grande coperta scura che scendeva verso la terra - davvero inquietante - nel mio spirito ho immediatamente pensato all'oscurità grossolana)verranno e avranno occhi che non vedono e orecchie che non sentono.

Seguiranno ciecamente l'anti-Cristo fino alla loro eterna distruzione perché non mi hanno conosciuto né invocato il mio nome mentre c'era ancora tempo .