"Chi è un bugiardo, ma chi nega che Gesù è il Cristo? Questo è l'Anticristo, che nega il Padre e il Figlio." - 1 San Giovanni 2:22
Papa Pio X contro la religione mondiale
"Chi è un bugiardo, ma chi nega che Gesù è il Cristo? Questo è l'Anticristo, che nega il Padre e il Figlio." - 1 San Giovanni 2:22
Papa Pio X contro la religione mondiale
Tante bellezze che ho riservato per voi, quelle di voi che hanno vissuto, quelle che hanno camminato, quelle che si sono fidate, quelle che hanno difeso il Mio Amore. Anche se siete caduti, vi siete rialzati, non avete permesso al male di impiantarsi nei vostri cuori. Il mio Amore ha vinto quel male che hai respinto nel tempo e attraverso di esso sei cresciuto, finché non hai conosciuto il mio Amore e lo hai vissuto . Ora godrai molto della Mia Bontà, il Mio Amore sarà riversato su di te e Mi amerai ancora di più, perché Mi conoscerai ancora meglio. Amare il tuo Dio, amare Me, tuo Padre e il tuo Creatore, è la grande gioia delle anime, la grande gioia che si vive nel Regno dei Cieli, che i santi angeli e santi vivono e quella grande gioia che avrete qui sulla Terra e l'intero universo.
Messaggio a JV il 3 novembre 2011
FRANCESCO PREDICA IL VANGELO E ANNUNCIA LA PACE CONVERSIONE DEI PRIMI SEI FRATI
358 23. Da allora, con grande fervore ed esultanza, egli cominciò a predicare la penitenza, edificando tutti con la semplicità della sua parola e la magnificenza del suo cuore. La sua parola era come fuoco bruciante, penetrava nell'intimo dei cuori, riempiendo tutti di ammirazione. Sembrava totalmente diverso da come era prima: tutto intento al cielo, disdegnava guardare la terra. E, cosa curiosa, iniziò la sua predicazione proprio dove, fanciullo, aveva imparato a leggere, e dove poi ebbe la prima gloriosa sepoltura, così che un felice inizio fu coronato da una fine ancor più lieta. Insegnò dove aveva imparato e terminò felicemente dove aveva incominciato.
359 In ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo, augurava la pace, dicendo: " Il Signore vi dia la pace!" (2Ts 3,16). Questa pace egli annunciava sempre sinceramente a uomini e donne, a tutti quanti incontrava o venivano a lui. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace e desiderosi della salvezza eterna.
360 24. Il primo tra quelli che seguirono l'uomo di Dio fu un abitante d'Assisi, devoto e semplice di spirito. Dopo di lui frate Bernardo, raccogliendo questo messaggio di pace, corse celermente al seguito del Santo di Dio per guadagnarsi il regno dei Cieli. Egli aveva già più volte ospitato Francesco nella sua casa; ne aveva osservato e sperimentato la vita e i costumi e, attratto dalla sua santità, cominciò a riflettere seriamente, finché si decise ad abbracciare la via della salvezza. Lo vedeva passare le notti in preghiera, dormire pochissimo e lodare il Signore e la gloriosa Vergine Madre sua, e, pieno di ammirazione pensava: "Veramente quest'uomo è un uomo di Dio!" Si affretta perciò, a vendere tutti i suoi beni, distribuendo il ricavato ai poveri, non ai parenti, e, trattenendo per sé solo il titolo di una perfezione maggiore, mette in pratica il consiglio evangelico: Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che hai, dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in Cielo poi vieni e seguimi! (Mt 19,21) Fatto questo, vestì l'abito e condivideva la vita di san Francesco, e stette sempre con lui, fino a quando, cresciuti di numero, con l'obbedienza del pio padre, fu inviato in altre regioni.
361 La sua conversione a Dio servì di modello per tutti quelli che vennero dopo di lui: dovevano vendere i loro beni e distribuire il ricavato ai poveri. La venuta e la conversione di un uomo così pio riempirono Francesco di una gioia straordinaria: gli parve che il Signore avesse cura di lui, donandogli il compagno di cui ognuno ha bisogno e un amico fedele.
362 25. Presto venne alla sua sequela un altro cittadino di Assisi, degno di ogni elogio per la sua vita, che chiuse poco dopo ancor più santamente di come l'aveva incominciata.
Ed ecco sopraggiungere frate Egidio, uomo semplice, retto e timorato di Dio (Gb 1,8; 2,3), che, in tutta la sua lunga vita, praticò la santità, la giustizia, la pietà, lasciandoci esempi di obbedienza perfetta, lavoro manuale, amore al raccoglimento e alla contemplazione religiosa. Dopo di lui arrivò un altro, e finalmente il loro numero divenne sette con frate Filippo, al quale il Signore aveva toccato e purificato le labbra con il carbone ardente, così che parlava di Dio con spirito mirabile. Interpretava la Scrittura, spiegando il significato più recondito, senza aver studiato nelle scuole, simile a coloro che i principi dei Giudei disprezzavano come ignoranti e illetterati.
Benedetto XVI a Brescia
Il nuovo Vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, era entrato ufficialmente in diocesi il 14 ottobre 2007. La breve biografia della presentazione ufficiale del nuovo Vescovo riportava la notizia che la madre di Mons. Monari porta il nome di Giuliana Ruini. Ci fu chi confermò e chi smentì il fatto della parentela col card. Camillo Ruini, ma da Roma, qualcuno assicurò a don Villa che mons. Monari era un uomo del card. Ruini e un grande entusiasta di Paolo VI. Ciò che apparve strano ad alcuni fu il fatto che, solo dopo alcune settimane dal suo insediamento a Brescia, mons.
E a chi avesse seriamente obbedito a questo “invito”, senza essere un semplice “singolo fedele”, ma un teologo serio e affermato, e per giunta incaricato da Padre Pio di dedicare tutta la sua vita per difendere la Chiesa di Cristo dall’opera della Massoneria ecclesiastica, inoltre informato sin dal 1963 dallo stesso Santo frate che Paolo VI era massone, e con un mandato papale di Pio XII per svolgere questo delicato incarico, quale sorte gli sarebbe stata riservata? Dopo il discorso dell’annuncio della visita del Papa a Brescia, fatto da mons. Monari, don Villa mi disse, e mi ripeté più volte, sempre più preoccupato: «Siamo ad una svolta... mi vogliono mettere a tacere per sempre!».
a cura dell’Ing. Franco Adessa
2 febbraio 2021:
“Cari figli, sta arrivando il momento in cui non potrete più trovare tempo per pregare ... questo tempo è già alle porte... I giorni sono contati da ora fino a quando non riceverete il Fuoco dello Spirito Santo ...Perciò le vostre preghiere sono così importanti in questo momento, affinché tutti i miei figli possano trovare e riconoscere l'ultima possibilità per la loro salvezza in quel Fuoco d'Amore che riceveranno. È un "Dono" che porto a tutti i miei figli, affinché trovino il vero significato del loro pellegrinaggio su questa Terra. Ricordate che tutte le vostre preghiere sono scritte nel "Libro della vostra vita" e ognuna di esse porta frutti di Spirito Santo. Ogni preghiera fatta nel profondo del vostro cuore unito al Cielo è un balsamo al mio Cuore di Padre, ed è così che tocco il cuore di coloro per i quali pregate. Con ogni vostra preghiera, intenerisco i cuori di coloro che sono nelle tenebre affinché possano trovare amore e serenità. Pregate più che mai! È per grazia che molti saranno salvati..." (R. Brasseur)
Le spose di Gesù
Quando il sacerdote celebra l’Eucaristia si trasforma in Gesù, avviene un’identificazione con Lui. Potremmo dire che c’è un’unione trasformante con Cristo e in Cristo e per Cristo anche con il Padre e con lo Spirito Santo. Nella Messa avviene come una vera «deificazione» del sacerdote. Lì la sua unione con Dio Uno e Trino per mezzo dell’Umanità di Gesù arriva alla pienezza del Matrimonio spirituale. Ormai non è l’uomo sacerdote ma Dio, che vive e agisce in lui e attraverso di lui. È come se il Padre gli dicesse, in quei momenti sublimi della messa: «Tu sei sacerdote per sempre» (Sl 110, 4). «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato» (Sl 2, 8). Il Padre lo vede come il suo stesso Figlio Gesù.
Che mistero di grazia e di tenerezza! Quanta dignità e grandezza nella vocazione sacerdotale! Che valore inestimabile ha una messa! Quanta ricchezza di consolazione e di riparazione, di adorazione e di azione di grazie! Quante benedizioni spirituali si ottengono per gli uomini! La messa è la più grande fonte di energia spirituale al mondo. Se pensiamo che un sacerdote, un «povero» essere umano peccatore, durante la messa viene assorbito dall’Essere di Dio e si unisce tanto intimamente a Lui da poterlo baciare ed abbracciare con lo stesso amore di Gesù!... È qualcosa che al solo pensiero fa trepidare di gioia e di responsabilità.
Per questo la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia è per il sacerdote una chiamata urgente e costante di Dio alla Santità... (fino all’ultimo grado del Matrimonio spirituale) ed è anche il maggior mezzo di santificazione che può esistere sulla terra. Il sacerdote dovrebbe essere santo! Ma non solo i sacerdoti... tutti, anche i laici, sono chiamati alle vette della santità, anche se in modo speciale lo sono i consacrati. Tu, come sposa del Re, devi vivere messa e comunione come una comune unione mistica con Gesù e offrirti con Lui al Padre. Mentre permangono in te le sacre specie ti trovi in intimo contatto con le Tre Persone divine e con ognuna di esse in particolare. La tua anima viene presa dalla divinità, si «divinizza». C’è una specie di «transustanziazione» in Gesù. Tu e Lui siete una stessa cosa.
Così possiamo comprendere che l’Eucaristia è il sacramento del Matrimonio spirituale poiché in essa si consuma la nostra unione con lo Sposo. Secondo il beato Raimondo, santa Caterina da Siena sentiva un desiderio irresistibile di fare la comunione non soltanto per unire la sua anima a Gesù, ma anche per unire il suo corpo al Corpo divino del suo Sposo e così diventare una sola cosa con Lui. Perciò è bene che la tua comunione quotidiana sia come un rinnovamento del tuo matrimonio con Gesù. Dichiaragli mille volte il tuo amore. Approfitta bene di quel momento ed aspettalo con ansia poiché ti unisci a Gesù nell’intimità del tuo cuore. L’Eucaristia di ogni giorno deve essere per te un invito di Gesù a vivere in pienezza il tuo matrimonio con Lui, fino ad arrivare alla pienezza dell’amore nel Matrimonio spirituale.
Padre Angel Peña
Prerogative uniche di Maria, perché il Verbo potesse incarnarsi in lei
“… La mia Volontà mai poteva scendere in un’anima se non in modo singolare e fuori dell’ordinario, se non avesse le sue prerogative distinte; come nella mia diletta Mamma non potevo scendere Io, Verbo Eterno, se non avesse avuto le sue prerogative distinte ed il Soffio divino non avesse soffiato in Lei come a nuova Creazione, da renderla mirabile a tutti e superiore a tutte le cose create…” (13°, 2710-1921)
Dove meglio potrò servirti, o Signore, se non nel chiostro e sotto la bandiera del Poverello di Assisi? Epistolario 3.1007