martedì 22 novembre 2022

Occorre la Confessione per avere il perdono di Dio?

 


Dio  è  Vivo

Il mezzo ordinario per il perdono dei peccati è, per esplicita Volontà di Dio, la Confessione di  essi al Sacerdote autorizzato. Per chi non conosce di usare della Confessione, il perdono dei peccati  mortali lo si può ottenere a mezzo della contrizione e dell'atto di amore.

Una formula di come esprimere la contrizione, che è dolore perfetto è questa: “Mio Dio, mi  pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e  molto più perché ho offeso te sommo bene e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col  tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami!”. Una formula come fare l'atto di amore perfetto è questa: “Mio Dio ti amo  con tutto il cuore e sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità, e per amor tuo  amo il prossimo come me stesso. Signore, che io ti ami sempre più!”.

Presumere di confessarsi direttamente con... Dio, è atteggiamento, oltre che ridicolo e orgoglioso, grandemente  offensivo per Lui, che ha voluto la Confessione nella sua infinita sapienza e  misericordia. Molto più facile il perdono dei peccati veniali che si ottiene con molti mezzi: con atti  di Fede e di amore, con l'esercizio delle virtù, con elemosine, con l'uso dei sacramentali ecc.

Padre Giulio Maria Scozzaro

IL GIUDIZIO INEVITABILE DEL SIGNORE SI AVVICINA.

 


Messaggio dal Cielo dato all'amata Shelley Anna il 21 novembre 2022


Un messaggio del Signore 

Gesù Cristo Nostro Signore e Salvatore, Elohim dice.


Miei amati

Ricevete la Mia Divina Misericordia che viene versata per tutti.

La confusione ha colpito i cuori dell'umanità, mentre una grande illusione si impossessa della mia Eucaristia e dei comandamenti del Padre Dio. Uscite da questa falsa religione che prefigura l'anticristo. Il suo regno è sorto mentre le fosse dell'inferno abbandonano le entità demoniache sull'umanità dove prenderanno possesso delle anime che non sono consacrate al mio Sacro Cuore. Questa è la sua ora di agire, io sono il vostro unico rifugio sicuro.

Camminate nella luce del mio amore dove le tenebre non hanno dominio.

Miei cari, pentitevi e allontanatevi dalle cose di questo mondo che vi fanno inciampare e tendete alla santità mentre mi seguite.

Pregate per la mia Divina Misericordia. Il mio Giudizio in miniatura metterà presto in pausa il tempo in cui tutta l'umanità sarà confrontata con il mio giudizio che è ineluttabile.

Io vi amo e desidero che NESSUNO perisca.

La mia Misericordia è per tutti

Così dice il Signore.



Un messaggio di Nostra Madre 

Nostra Madre Santissima, adornata di luce radiosa, dice.

Amati figli miei
non abbandonate il mio rosario di luce, un'arma potentissima contro tutti i vizi, che acceca il vostro avversario e smaschera le sue intenzioni malvagie.
Io vi indicherò sempre la strada, rendendo visibile la vostra salvezza, che può essere raggiunta solo in mio Figlio, Gesù Cristo.
Figli miei
Pregate senza sosta, perché l'ora si è fatta molto tarda.
È iniziato l'adattamento alla chiesa contraffatta, poiché l'umanità accetta gli insegnamenti delle false dottrine che escono dalla bocca dei falsi profeti.
Amati figli miei
il Giudizio di Mio Figlio sarà presto posto davanti ai cuori dell'umanità.
Pregate per la Divina Misericordia di Mio Figlio, che viene riversata per tutti.
Non lasciate che mio Figlio sfugga ai vostri pensieri, meditate la sua parola, rimanendo in costante comunione con lui, dimorando sempre nel suo Sacro Cuore, dove vi copro con il mio manto.
Figli miei
Pregate per l'America, che sta cadendo nelle tenebre; della tirannia del comunismo.
L'ordine dell'anticristo, ora, preannuncia il mondo.
Ma un'oscurità consumante si impadronirà presto del regno dell'anticristo, dove ci sarà pianto e stridore di denti.
Figli miei,
ricordate sempre le mie promesse e pregate senza sosta.
Così dice la vostra Madre amorevole.


Scritture sulla conformazione 

Partorirà un figlio. Lo chiamerai Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai suoi peccati. (Matteo 1:21)

Volgi il tuo orecchio a me, vieni presto in mio soccorso; sii la mia roccia di rifugio, una forte fortezza per salvarmi. Poiché sei la mia roccia e la mia fortezza, per amore del tuo nome guidami e conducimi. Liberami dalla trappola che mi è stata tesa, perché tu sei il mio rifugio. Nelle tue mani affido il mio spirito; liberami, Signore, mio Dio fedele. - Salmo 31:2-5

Insegnami la tua via, Signore. Camminerò nella tua verità. Fa' che il mio cuore sia indiviso per temere il tuo nome. (Salmi 86:11)


Non abbandonate il mio rosario di luce





Quando queste cose saranno accadute, solo allora la casa d’Israele saprà che Dio esiste e che ogni sua Parola si compie. Solo allora rispunterà la fede.

 


LIBRO DEL PROFETA GEREMIA

15Ecco, manderò da lontano una nazione contro di te, casa d’Israele. Oracolo del Signore. È una nazione valorosa, è una nazione antica! Una nazione di cui non conosci la lingua e non comprendi che cosa dice.

Ecco concretamente la via storica scelta dal Signore per ripiantare il suo popolo nella fede. Giuda sarà estirpato e come albero verrà piantato altrove.

Ecco, manderò da lontano una nazione contro di te, casa d’Israele. Oracolo del Signore. La nazione viene per sradicare e per piantare altro.

È una nazione valorosa, è una nazione antica! Una nazione di cui non conosci la lingua e non comprendi che cosa dice. È una nazione irresistibile.

È una nazione che viene e fa ciò che vuole. Neanche con essa si può entrare in dialogo. Parla una lingua sua, che il popolo del Signore neanche comprende.

Questa nazione viene, distrugge, devasta, deruba, sradica, trapianta. Fa ciò che vuole e la casa d’Israele non può opporre alcuna resistenza.

Quando queste cose saranno accadute, solo allora la casa d’Israele saprà che Dio esiste e che ogni sua Parola si compie. Solo allora rispunterà la fede.

Ecco il grande merito della storia: distruggere, devastare, sradicare, trapiantare, ma perché la vera fede in Dio venga nuovamente piantata nel cuore.

Questa verità è proclamata in modo solenne dalla Lettera agli Ebrei. Tutto è dalla fede. Tutto è dalla Parola. Tutto avviene perché la fede sorga nei cuori.

 

La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.

Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.

Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, avendo Dio attestato di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.

Per fede, Enoc fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato persona gradita a Dio. Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano.

Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede.

Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.

Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: Mediante Isacco avrai una tua discendenza. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Per fede, Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche in vista di beni futuri.

Per fede, Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e si prostrò, appoggiandosi sull’estremità del bastone.

Per fede, Giuseppe, alla fine della vita, si ricordò dell’esodo dei figli d’Israele e diede disposizioni circa le proprie ossa.

Per fede, Mosè, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell’editto del re.

Per fede, Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere momentaneamente del peccato. Egli stimava ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto l’essere disprezzato per Cristo; aveva infatti lo sguardo fisso sulla ricompensa.

Per fede, egli lasciò l’Egitto, senza temere l’ira del re; infatti rimase saldo, come se vedesse l’invisibile.

Per fede, egli celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue, perché colui che sterminava i primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti.

Per fede, essi passarono il Mar Rosso come fosse terra asciutta. Quando gli Egiziani tentarono di farlo, vi furono inghiottiti.

Per fede, caddero le mura di Gerico, dopo che ne avevano fatto il giro per sette giorni.

Per fede, Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, perché aveva accolto con benevolenza gli esploratori.

E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti; per fede, essi conquistarono regni, esercitarono la giustizia, ottennero ciò che era stato promesso, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, sfuggirono alla lama della spada, trassero vigore dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riebbero, per risurrezione, i loro morti. Altri, poi, furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono insulti e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, tagliati in due, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degno! –, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.

Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi (Eb 11,1-40).


Non solo tutto avviene perché si pianti la fede nei cuori. Tutto avviene perché la fede si ripianti o si fortifichi in essa, in caso di morte o di grande calo.

Tutta l’opera della Scrittura, in ogni suo evento e parola ha una sola finalità: piantare, trapiantare, far crescere, sviluppare, portare la fede a perfezione.

Se questa è l’opera di Dio nella Scrittura, l’opera di Cristo, l’opera degli Apostoli, dovrà essere l’opera di tutta la Chiesa e in essa di ogni suo figlio.

Le vie per piantare, trapiantare, far crescere, sviluppare, portare la fede a perfezione, a maturazione, a fruttificazione devono venire dallo Spirito Santo.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


Il più grande Miracolo

 


PREGHIERA PER LE ANIME PER ENTRARE IN PARADISO

 


Io veglio su di voi

 


Le maree stanno cambiando per il Mio popolo. Molto presto cominceranno i miracoli del mio Risveglio Finale del Raccolto e attireranno molti a voi. Quando questi miracoli testimonieranno di Me, la persecuzione sorgerà e diventerà molto dura. Il mio Spirito dimorerà fortemente con voi in questi tempi. Non temete, perché sono in grado di prevenire qualsiasi dolore in ciò che sopporterete e sono in grado di chiamarvi rapidamente in cielo quando verrà il vostro momento. Credete in questo e sarà così, se questo è il vostro destino.

In questo tempo di miracoli, non tratterrò nulla di buono a coloro che lavorano per il bene del mio Regno. Non tratterrò nulla di buono a coloro che si occupano dei perduti, dei bisognosi e degli oppressi. Per loro, esaudirò le preghiere che hanno pregato per decenni di tempo sulla terra. Stupirò e delizierò tutti i miei veri figli che lavorano per portare le anime nel mio Regno in questo tempo.

Anche se il male vi perseguita, io veglio su di voi.

Glynda

Chi è venuto dall'aldilà?

 


L'ALDILA’ STUPENDA REALTA’ 

Il Paradiso

L'episodio qui riportato è uno dei miracoli studiati dalla Chiesa per la causa di Beatificazione di Papa Giovanni XXIII.

Suor Caterina Capitani, suora delle Figlie della Carità della provincia napolitana, cominciò ad accusare disturbi alla salute alcuni mesi dopo la vestizione. Era il 1962, la Suora aveva 18 anni e lavorava come infermiera presso gli Ospedali Riuniti di Napoli. Fino a quel tempo la sua salute era stata molto buona. Un giorno avvertì un dolore intercostale noioso, al quale non diede nessuna importanza. Dopo un paio di mesi però ebbe una emorragia e questa volta si spaventò. Era nella sua stanza. Ebbe un conato di vomito, corse al lavabo con la bocca piena di sangue molto rosso. Poiché le avevano insegnato che il sangue molto rosso proviene dal torace, pensò con terrore alla tisi. Con una simile malattia la sua vita di suora sarebbe finita perché la regola della Congregazione delle Figlie della Carità esige che le aspiranti religiose siano sane per poter affrontare i sacrifici che il lavoro in ospedale richiede.

Suor Caterina per il momento decise di non dir niente a nessuno. Per alcune notti non riuscì a dormire, ma poi, vedendo che l'emorragia non si ripeteva e che il dolore intercostale era scomparso, riprese la vita di sempre.

Per sette mesi non accadde più niente. Poi all'improvviso, senza alcun sintomo preventivo, ecco un'altra terribile emorragia che lasciò la suora molto spossata.

Cominciarono visite, controlli, esami clinici. Furono fatte radiografie del torace, dello stomaco, stratigrafie. Nessuno riusciva a trovare il perché di quelle emorragie.

Nel 1964 i medici degli Ospedali Riuniti si dichiararono vinti e Suor Caterina passò all'Ospedale «Ascalesi» sotto le cure del professor Alfonso DAvino.

Una eso fagoscopia rivelò una zona emorragica nel segmento toracico: sembrava che tutti i malanni provenissero da lì. Allora la Suora fu portata all'Ospedale Pellegrini dell'ematologo professor Giovanni Bile, ma anche egli non riuscì a migliorare la situazione. Restò un'ultima speranza: ricorrere al prof. Giuseppe Zannini, direttore dell'Istituto di semeiotica chirurgica dell'Università di Napoli, una personalità di spicco nel campo medico internazionale. Dopo una lunga visita e un'analisi minuziosa di tutti i referti degli altri medici, il professor Zannini iniziò una nuova cura che durò cinque mesi. Anche questa volta però la situazione non cambiò, per cui il professore decise di sottoporre la Suora a un intervento chirurgico.

Suor Caterina fu ricoverata nella Clinica Mediterranea e tre giorni dopo venne operata. L'intervento durò cinque ore. Lo stomaco, all'interno, era completamente ricoperto di varici. Una forma ulcerosa strana e rara, provocata forse da un cattivo funzionamento della milza e del pancreas che risultavano in pessime condizioni. Il professore fu costretto ad asportarle lo stomaco, la milza e il pancreas. Si trattò di un intervento molto delicato e le probabilità che la Suora uscisse viva dalla sala operatoria erano minime. Il pericolo sembrava superato. Le consorelle di Suor Caterina, senza perdere la fiducia, continuavano a pregare con fervore Papa Giovanni.

Nei giorni seguenti l'operazione lo stato di salute della Suora andò peggiorando. Durante la prima notte ebbe un collasso, poi un blocco intestinale la gonfiò come una botte. Il professore, molto preoccupato, pensava che fosse necessario un altro intervento. Ma dopo nove giorni le condizioni della Suora migliorarono all'improvviso, ma fu un miglioramento illusorio.

Tre giorni dopo, mentre la Suora stava sorseggiando un po' di liquido ed ecco che divenne cianotica e perse i sensi. Accorsero i medici con l'ossigeno. La visitarono riscontrandole la pleurite. In seguito alle cure appropriate ci fu un miglioramento e dopo dieci giorni fu in grado di uscire dalla clinica.

Ancora una volta però il miglioramento fu brevissimo: dopo due settimane cominciò a peggiorare. Suor Caterina vomitava succhi gastrici in grande quantità.

Erano così forti che le bruciavano la pelle. Dopo alcuni giorni aveva la parte inferiore della faccia ridotta a una piaga e poiché non riusciva a ingerire niente, veniva nutrita con flebloclisi. Il professore Zannini, sempre più preoccupato, decise di mandarla a casa, a Potenza, per provare se l'aria nativa potesse giovarle. Ma dopo due mesi la Suora ritornò a Napoli peggiore di quando era partita. Sembrava un cadavere.

Il 14 maggio 1966, dopo una breve crisi di vomito, si era aperto sullo stomaco un buco dal quale uscivano succhi gastrici, sangue e quel poco di succo d'arancia che la Suora aveva bevuto poco prima. Si era formata una perforazione che aveva causata una fistola esterna. Era in atto una peritonite diffusa. La febbre era salita a 40. La situazione era disperata. Il professor Zannini la fece ricoverare immediatamente all'Ospedale della Marina. Le ordinò delle medicine in attesa dello sviluppo della crisi, perché un intervento chirurgico in quelle condizioni era impensabile.

Essendo in pericolo di morte, fu concesso alla Suora di emettere i voti anzitempo e dopo le fu amministrato l'Olio degli Infermi.

Nel frattempo una consorella le portò da Roma una reliquia di Papa Giovanni, che Suor Caterina mise sulla perforazione dello stomaco e pregava il Papa di portarla con lui in Paradiso. La fine si avvicinava.

Il 25 maggio verso le 14,30 Suor Caterina si assopì. A un certo punto sentì una mano che le premeva la ferita sullo stomaco e una voce d'uomo che la chiamava. La Suora pensò che fosse il professor Zannini che ogni tanto veniva a controllare le sue condizioni. Suor Caterina si girò verso la parte da cui veniva la voce e vide, accanto al suo letto, Papa Giovanni. Era lui che teneva la mano sulla ferita dello stomaco. Papa Giovanni le dice: Non temere, non hai più niente. Suona il campanello, chiama le suore che stanno in cappella, fatti misurare la febbre e vedrai che la temperatura non arriverà neppure a 37 gradi.

Mangia tutto quello che vuoi, come prima della malattia. Non avrai più niente. Va dal professore, fatti visitare, fa'delle radiografie e fai mettere tutto per iscritto, perché un giorno queste cose serviranno.

La visione scomparve e solo allora mi resi conto che non era stato un sogno. Suor Caterina si sentiva bene, non aveva più alcun dolore. Suona il campanello, le suore accorrono. La madre superiora pensò subito che la suora fosse in preda al delirio che precede la morte.

Trovarono la Suora seduta a metà letto. La guardavano trasognate. Suor Caterina, non potendo contenere la gioia, quasi gridando disse: Sono guarita. È stato Papa Giovanni. Misuratemi la febbre, vedrete che non ho più nulla. La febbre arrivò a 36,8. Ora datemi da mangiare perché ho fame.

La febbre arrivò a 36,8. Con grande voracità ingoiò semolino, polpette, una minestrina, anche un gelato. Era guarita completamente. Della fistola nessuna traccia: la pelle era liscia, pulita e bianca. Allora Suor Caterina raccontò alle sue consorelle l'apparizione di Papa Giovanni.

Da quel giorno Suor Caterina non ha avuto più niente. I medici la visitarono, la sottoposero a decine di radiografie. Dei suoi malanni non c'era più nessuna traccia.

Il giorno dopo il miracolo la suora riprese una vita normale. Sono trascorsi più di 27 anni e ella sta benissimo.

Il testimonio più prezioso del miracolo è il professor Zannini, il quale afferma: La guarigione di Suor Caterina è un caso di cui non trovo spiegazione nella scienza medica. Ho operato io l'ammalata, le ho asportato quasi tutto lo stomaco perché affetto da una gastrite ulcerosa emorragica gravissima. Le lasciai poco più di un centimetro di stomaco. Le asportai anche la milza. Ci fu una convalescenza difficile, l'ammalata non poteva nutrirsi. Poi si aprì la fistola, ci fu fuoriuscita di liquido, peritonite, febbre altissima, stato ansioso grave, condizioni disperate.

Non era possibile intervenire con una nuova operazione. Feci delle prove: tutto quello che l'ammalata beveva usciva dalla fistola. Consigliai trasfusioni, plasma, antibiotici, più che altro come terapia d'attesa. Non ebbi successo: la fistola s'ingrandì e le condizioni dell'ammalata peggiorarono. Avevo pensato di far trasportare Suor Caterina alle sezione rianimazione degli Ospedali Riuniti di Napoli per fare un ultimo tentativo. Invece ricevetti una telefonata in cui mi diceva che la Suora era migliorata. Andai a trovarla e con mia somma sopresa la trovai perfettamente guarita. Per il momento non venni informato di quello che era realmente accaduto. Continuai il mio lavoro di medico sottoponendo l'ammalata ad esami radiografici, visite, ecc. Nessuna traccia di malattia. Solo venti giorni dopo la superiora m'informò dell'apparizione di Papa Giovanni.

Affermo che non ho mai visto una cosa del genere, né posso immaginare come ciò sia potuto accadere. Non trovo modo di spiegare scientificamente quello che è accaduto.

Sono un medico e ho seguito il caso con la freddezza del medico. Sono stato anche più pignolo e scrupoloso dopo che mi hanno raccontato dell'apparizione di Papa Giovanni.

Sono pienamente convinto che si tratta di una guarigione assolutamente inspiegabile, al di fuori delle leggi fisiologiche e dell'esperienza umana. Il fatto che resista da tanti anni, senza ricadute, la rende ancora più inspiegabile e insieme importante.

(Da « Un uomo mandato da Dio - Biografia di Giovanni XXIII» di Renzo Allegri - Editrice Ancora Milano).

P. GNAROCAS N.I.


IL SORRISO DI PADRE PIO

 


Fame e politica

S'era alla vigilia delle elezioni del '58. Un capitano dei bersaglieri mi aveva insistentemente pregato di accompagnarlo dal Padre per un caso di coscienza: non sapeva per chi votare.

Riesco a portarlo sulla veranda, da P. Pio: «Padre, non so a chi dare il voto. Nel '48 alla DC, e si sono ingrassati; nel' 53 alla DC, e hanno continuato ad ingrassarsi; adesso...».

Padre Pio sorridendo disse: «Voglio raccontarvi un fatto accaduto realmente a Pietrelcina: un uomo anziano, alle dipendenze del sindaco e del notaio insieme, è da loro incaricato di due commissioni urgenti da fare in due paesi molto distanti tra loro. Per guadagnare tempo decide di passare per i campi guadando il fiume, non molto profondo, ma, a metà guado, scivola e rimane incastrato nel fango senza potersi rialzare, con l'acqua fino al collo. Passa un vecchietto che, non riuscendo a tirarlo fuori, cerca di manifestargli la sua solidarietà scacciando con un fazzoletto le mosche e gli insetti che lo pizzicavano sul volto succhiandogli il sangue.

«Lasciale fare - gli dice il malcapitato - guarda quante altre ne stanno in giro: se scacci queste, che sono già sazie, arriveranno le altre affamate...». Canaponi Giuseppe - Firenze

Padre Andrea D’Ascanio


Prossima pandemia - Vengo a dirvi che una piaga verrà in Russia e si diffonderà come fuoco attraverso l'Europa.

 


Vengo a dirvi che una piaga verrà in Russia e si diffonderà come fuoco attraverso l'Europa.


Figlia mia, vengo a dirti che una piaga verrà in Russia e si diffonderà come un fuoco in tutta Europa.
Una folla ostile circonderà il luogo dove si trova mio figlio il Papa e cercherà di porre fine alla mia Chiesa, ma io vi dico di non piangere, perché le tenebre non vinceranno la mia Chiesa e la luce della verità prevarrà sempre. (…)

Gesù a Jennifer (USA), ricevuto il 1 gennaio 2011.

Evangelizzare è il dovere di ogni cristiano

 


"Miei amati fratelli e sorelle,

La società odierna è così influenzata dal materialismo che anche i cristiani subiscono conseguenze sfortunate. Nelle famiglie, se i nonni praticano invece i genitori pur avendo beneficiato di un'educazione religiosa hanno lasciato tutto ed è così che i nipoti non credono praticamente a nulla. Forse, te stesso, con tutta la tua buona volontà, pensi che la cosa principale sia non fare il male o così poco.

Vedete che i non credenti sono sicuri della loro incredulità e così vi sfidano: "Come puoi ancora credere a queste favole? Se Dio esistesse il mondo non andrebbe male come lo è ora! E perché ci sono così tante religioni diverse? »

Infatti, i non credenti sono persone tranquille come i farisei che sono così sicuri di se stessi. Avete l'opportunità e soprattutto il dovere di rispondere, anche solo per parlare di tutta la bellezza e la meraviglia del Creato.

È ovvio che sulle cose della fede tutti gli uomini di buona volontà sono nella nebbia, forse brancolando voi stessi attraverso le difficoltà della vostra esistenza e attraverso il corso degli eventi. Certamente cammini, ma a volte nel dubbio e persino nello scoraggiamento. Ma cammini comunque! A volte vedete chiaramente, riferendovi al Vangelo che "parla" e "rassicura", che vi rende felici, il sorriso di Dio che riempie il vostro cuore.

In mezzo alle vostre domande e ai vostri dubbi, pregate e allora si può udire la seguente chiamata: "Io sono la Luce del mondo". Questa chiamata è sempre risuonata sia nelle orecchie dei martiri sia in quelle di tutti i mistici, compresi quelli dei tempi attuali. Questa chiamata è sempre ascoltata a tutti coloro che cercano Dio e anche a coloro che dubitano.

Pensate che i non credenti che possono essere in persone intelligenti e che lavorano per vivere, amano i loro figli tanto quanto voi, ma non sanno vedere oltre la fine della loro vita che viaggiano come voi ma così superficialmente.

Il credente dovrebbe sempre rimanere in ricerca sapendo che il non credente può portargli elementi di verità che gli mancherebbero! Sì, il contatto con i non cattolici può illuminare l'esperienza umana, ma non gli elementi dottrinali!

Abbiate lo spirito missionario e potrete mostrare apertamente - le loro ferite - ai non credenti che stanno realmente soffrendo e questo per guarirli portando loro i rimedi evangelici di cui hanno bisogno. Considera un dovere salvarli.

Con tutta la vostra famiglia in Cielo, sotto la Luce dell'Eterno Padre, tutto l'Amore del Signore Gesù, Sua Madre la Beata Vergine Maria e i fratelli in Cielo, vi benediciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Giovanni, il tuo messaggero dal cielo"

14.05.2011 

LA MISSIONE DI BENEDETTO È SIMILE A QUELLA DI GIOVANNI BATTISTA

 


          Nel mio portico ci sarai anche tu, figlio mio, con gli altri che sorvegliano l'ingresso della mia dimora. Come mi sono fidato di loro, così mi fido di voi. Siete stati chiamati per questo. Quando non sapevate nulla di ciò che sareste stati nella vita, avevo già in mente di mettervi insieme ai miei angeli custodi per compiere la mia opera. È importante che gli altri sappiano che tu, figlio mio, sei nella posizione di essere considerato il vero inviato di Dio, il Profeta degli ultimi tempi. In riparazione del suo accurato lavoro, sarà riconosciuto ed entrerà nel libro papale come personaggio di grande rilievo.

          Era necessario che questo accadesse, che ogni volta che la mia Presenza sulla Terra si avvicina, al fronte ci deve essere uno storico, come è successo con mio cugino Giovanni. Annunciò che il Figlio di Dio era già tra la gente, per salvare l'umanità. Ora sei tu, mio caro figlio Benedetto, che annuncerai su tutta la Terra, attraverso gli scritti, il mio ritorno. Non ci saranno dubbi nei cuori delle persone che, leggendo tutti questi messaggi, non diranno che tutto questo è falso. Capiranno che un uomo semplice non può avere tanta intelligenza da scrivere tante parole che dicono la verità.

          Considerando il tuo lavoro, figlio mio, molti sentiranno il desiderio di vederti da vicino, e dalla tua bocca sentiranno solo parole autentiche di un uomo semplice e pieno di Spirito Santo. Chi ha dubitato di voi, non dubiterà più di voi. Coloro che ti hanno calunniato piangeranno per il pentimento. Coloro che vi hanno fatto del male vi chiederanno perdono. Così, a poco a poco, molte pecorelle che si erano perse si riuniranno per chiederti spiegazioni sul mio Amore. Allora, figlio mio, farai grandi pronunciamenti in luoghi molto importanti e lì molte persone cadranno in ginocchio chiedendomi di perdonarle per gli errori che hanno commesso. Figli e figlie che erano senza direzione vi seguiranno al Mio incontro. Le porte non vi saranno più chiuse, come accadeva finora. Gli ecclesiastici vi rispetteranno e non avranno più dubbi. Così il numero di persone crescerà di giorno in giorno. Nessuno correrà dietro ad altri pastori che non sono della Mia Chiesa. Tu, figlio mio, mi metterai nel cuore di coloro che dubitavano del mio amore. Queste persone verranno a Me come un bambino cerca la madre per nutrirsi al suo seno. Quando cominceranno a capirti, mai più il mio nome sarà dimenticato.

          Caro figlio! Il giardino così abbandonato ricomincerà a fiorire. E quando sarà ben fiorito, Io, Gesù, scenderò dal Cielo con i miei Angeli e i miei Santi per occuparmi di ciò che mi è stato lasciato, e su di loro nessuno metterà più piede, perché sono già stati scelti per il mio Regno. Così sarà il giorno della massima gloria per tutti gli uomini, le donne e i bambini che sono stati degni del mio amore.

          Grazie a tutti i miei figli. Non stancatevi di aspettarmi, perché presto tutti mi vedranno scendere dal cielo.

GESU'

15/05/1995

 


lunedì 21 novembre 2022

TORNA DA ME

 


          Il mio nome è Yahweh, che è stato fin dalla creazione del mondo, un nome che ho rivelato al primo uomo che ho fatto a mia immagine e somiglianza. Per il potere che ho e la mia capacità, l'uomo ha riconosciuto davanti a me che sono il suo Signore. Cominciò a chiamarmi: Amore, per l'affetto che ho in tutto ciò che ho creato, essendo Io l'unico Dio, formando così, come sono formati il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, i Tre in una sola Persona. Nello stesso modo in cui molti mi trattano Yahweh, Amore e Dio, vedete mio figlio, che sono Io, il Creatore di tutte le cose. Perché gli uomini tornino a Me dopo aver peccato, nel grembo di Maria, mia Madre, sono stato generato per il bene dell'umanità. È da lei, mia Madre, che ho potuto manifestarmi di nuovo agli uomini, questa volta con il nome di Gesù, che significa: Luce. Perché fino ad allora, prima della mia venuta nel mondo, la maggior parte degli uomini camminava alla cieca, non poteva sentire o vedere la mia Presenza, a causa dei peccati che avevano e hanno su di loro.

          Benedetto, figlio mio amato, perché gli uomini credano che io esisto, ho fatto tutto questo. Per mezzo di Maria sono venuto nel mondo, ho camminato in mezzo a tutti, ho mostrato tutta la mia potenza, ho risuscitato Lazzaro, la bambina e molti altri, ho guarito i lebbrosi, ho fatto sì che i ciechi vedessero, i sordi udissero, gli zoppi camminassero e molti, con uno spirito immondo che era nel corpo di alcune persone, li ho scacciati. E qual è stata la Mia ricompensa? La morte in croce. Perché anche se gli uomini mi hanno visto, la maggior parte era ancora cieca, non i loro occhi, ma i loro cuori, che erano induriti. Perciò era necessario che io morissi e risorgessi per vincere la morte, quella che faceva sparire l'uomo dalla mia vista, a causa del peccato che aveva commesso. Questo mi è stato dato dal mio nemico, perché se Eva non avesse dato ascolto al diavolo, voi, figli miei, non sareste mai morti, sareste eterni, perché tutto ciò che ho creato era per vivere e non per morire. Io, che sono ciò che sono, non ho fatto nulla per vivere solo per un tempo, tutto ha vita eterna. Così come è in cielo, era anche sulla terra, prima che Adamo ed Eva peccassero.

          Ora sta arrivando il momento in cui tutto si consuma. Farò in modo che tutti abbiano la Vita Eterna, togliendo tutto ciò che il Mio nemico ha fatto, perché è lui il veleno che si sta diffondendo sulla faccia della Terra; mette i parassiti per uccidere i raccolti, mette le droghe nelle mani della gente, fa bere all'uomo troppo alcol per causare incidenti, che portano alla morte. È lui che fa sì che le ragazze si prostituiscano, che le coppie si separino, che i banditi uccidano gli innocenti, e ora si è infiltrato all'interno della mia Chiesa, mettendo un sacerdote contro l'altro, un vescovo contro l'altro, e persino contro il mio Vicario che è Giovanni Paolo II. Questo completa ciò che è stato scritto: quando ci sarà l'abominio della desolazione, io tornerò (Mt 24,15s).

          Eccoti, figlio mio Benedetto. Il diavolo regna dove non dovrebbe. Nella Mia Casa, Io sono Gesù, che governa. Per questo chiedo a tutti i miei figli: non smettete di pregare, tornate a Me, perché dopo aver visto il Segno che apparirà in cielo, non servirà più a nulla, perché tutto sarà consumato.

          Grazie, figlia mia, per avermi obbedito. La mia benedizione.

GESU'

14/05/1995


L'EUCARISTIA

 


2° Il miracolo eucaristico di Trani (BA)  

(1000 circa)


L'Eucaristia è il mistero di fuoco in un mondo che sta morendo di freddo e che grida il suo urgente bisogno di speranza.  

 L'Eucaristia è Cristo che ci spalanca i segreti del suo cuore, donandoci il Suo Corpo in cibo e il Suo Sangue come bevanda.  

 L'Eucaristia è l'Emmanuele, cioè il Dio con noi, l'Agnello immacolato per noi offerto; è lo Sposo divino che per noi rimane in una piccola dimora e ci attende.  

 È dono, potenza, gioia, della Presenza infuocata di Cristo che dalla solitudine e nel silenzio del Tabernacolo, attende adoratori:  

affamati, stanchi, afflitti  

poveri, umili, soli, disperati  

peccatori, innocenti, fratelli  

amici, apostoli, santi, per trasmettere a tutti l'incendio della salvezza.  

Ascolta:  

«Come onagri del deserto, i poveri del paese escono per il lavoro, cercando, fin dal mattino, cibo e alla sera pane per i loro figli ... Affamati, portano i covoni; tra i filari pigiano l'uva e soffrono la sete. Dalla città s'alza il gemito dei moribondi e l'anima dei feriti grida aiuto» (Giobbe 24, 4 ss.)  

Ascolta ancora:  

 «Sto morendo di fame, mentre a casa di mio padre, c'è Pane in abbondanza!» (cfr. Luca 15, 17).  

 Ed allora, fratello e sorella, venite al Pane del cielo e mangiate la vostra salvezza.  

 In tutte le religioni, il tempio è il luogo sacro dove la divinità si rende presente agli uomini per ricevere il loro culto e per farli partecipare ai suoi favori e alla sua vita.  

 In qualche modo il tempio si identifica con la dimora, al di fuori del mondo, nella quale la divinità abita ordinariamente, cosicché in grazia di questo luogo visibile, l'uomo può entrare in comunicazione con Dio.  

 Ma come sono tristi questi templi che non hanno il fuoco vivo che è Cristo Gesù!  

 Cristo è il focolare dove arde il fuoco eterno dell'amore; Cristo dà il senso alla chiesa, fa la Chiesa.  

Diceva papa Paolo VI:  

 «Il S.S. Sacramento è per le nostre chiese ciò che è il focolare per le nostre case».  

E il Santo Curato d'Ars già aveva detto:  

 «Quando siete in cammino e scorgete un campanile, tale vista deve far battere il vostro cuore. Non dovreste poter staccarne il vostro sguardo».  

E il beato Luigi Guanella aveva fatto scrivere sulla porta della chiesa questa parola: «Qui c'è il nostro Paradiso in terra!» Per questo la chiesa, anche la più umile, è il luogo dove Cristo arde e fa ardere.  

Ma sentite che cosa è avvenuto un giorno, un tristissimo giorno, in un tempio del Signore. Venite con me, con la fantasia, ed andiamo nella Chiesa Cattedrale di Trani, una perla della provincia di Bari. Non ci sono mai stato di persona, ma si trova appunto in Puglia che è la regione delle Murge e del Tavoliere, del Gargano e della penisola salentina.  

 Intitolato a Maria Santissima Assunta, il duomo di Trani conserva e custodisce un miracolo eucaristico, il secondo che stasera vi voglio narrare.  

Ma intanto andiamo ad un altro momento d'arte e di fede, cioè alla chiesa di Sant'Andrea, costruzione meravigliosa, tutta in pietra, in stile romanico- pugliese, ove avvenne un «tremendo» misfatto contro Gesù.  

 Dico «tremendo» perché mi fa star male solo a pensare quale ne fu la causa: un nefando sacrilegio.  

 A Lanciano, un monaco aveva il dubbio, faceva fatica a credere, ma qui a Trani è successo un fatto perverso, compiuto da una donna ebrea, che abitava, intorno all'anno mille, vicino alla chiesa. Con la complicità di una cristiana compiacente, la donna ebrea, un giorno riuscì a mescolarsi tra i fedeli in una assemblea liturgica e recitando bene la parte della devota, si accostò alla comunione, con intenzione malvagia.  

 Ricevuta l'ostia consacrata per le mani del celebrante, tornò al suo posto. Invece di consumare la particola, evitando ogni minimo sospetto, finì per avvolgere l'ostia in un panno o fazzoletto.  

 Terminata la celebrazione, con fare discreto, riprese la via di casa, portandosi quel sacro pane.  

 L'intenzione era quella di irridere e schernire la fede dei cristiani nell'Eucaristia, attuando un ampio disegno, concepito nella mente, covato nel cuore e attuato con atto sacrilego.  

Giunta a casa, senza frapporre indugi, passò all'attuazione del piano satanico.  

 Accese il fuoco, vi pose su una padella con olio e quando l'olio cominciò a friggere, vi immerse la santa ostia.  

 Tutti sappiamo che cos'è un sacrilegio, ma una profanazione simile non l'avevo mai sentita, né immaginata. Non è certo questo il fuoco che Gesù ama e vuole accendere nei nostri cuori, il quale si chiama «amore»!  

 Ed invece quella donna malvagia immerse Gesù ostia nel fuoco di un olio bollente per profanare, per disprezzare ... Mi pare di sentire le voci sghignazzanti di mille demoni e di vedere gli occhi degli angeli in pianto.  

E Gesù che ha fatto?  

Sentite cosa dicono le cronache di quel fatto terribile. «A contatto con l'olio bollente, la particola divenne miracolosamente carne sanguinolenta e l'emorragia di sangue, chiamiamola così, non si arrestò immediatamente» anzi «sparse tanto sangue fuor dalla padella che correva e allagava per tutto quella maledetta et esecranda casa», come ha lasciato scritto Fra Bartolomeo Campi nel Suo libro intitolato «L'innamorato di Gesù Cristo», nel 1625.  

«Dinanzi a tale imprevista reazione e a tale folgorante mutazione, l'incredula donna ebrea, presa da tremore e terrore, in un primo momento cercò di occultare il misfatto. Ma poi constatata l'impossibilità di disfarsi del corpo del reato, vinta dal rimorso, si sciolse in lacrime amare e fece risuonare per l'aria alte grida di dolore.  

 Dalle vie adiacenti fu un accorrere di gente curiosa e sgomenta.  

Alla vista dell'accaduto, tutti rimasero trasecolati e la notizia del prodigio, in un baleno, fece il giro della città».  

 Un fatto inaudito, e dicono che bisogna stare molto attenti perché anche oggi c'è qualcuno che porta via l'ostia consacrata che riceve in comunione per farne poi un terribile sacrilegio. Mi ricordo che una volta mi fu detto che un tale, compiendo un perverso e terribile atto di sacrilegio, immerse la santa particola nell'urina di un asino!  

 Ah mio Dio, perché tolleri atti così nefandi? Perché tieni ancora in vita persone che così ti offendono orribilmente? Sono sicuro che se la terra stessa lo potesse fare, inghiottirebbe vivo un tale figuro malvagio!  

 Ma Dio ha sempre pietà e attende sempre che ci pentiamo e ci convertiamo, anche se in questo momento penso a molti altri modi per compiere sacrilegio contro Cristo Eucaristia, più facili, meno terribili, ma altrettanto tremendi: fare la comunione in stato di peccato mortale. Nel medioevo esisteva una terribile pena o tortura: legare una persona viva con un morto già in putrefazione. Non ti inorridire perché se fai la comunione in peccato mortale, compi la stessa azione nefanda: unisci Cristo vivo a te che sei in peccato! Morto alla grazia.  

 Fratello, sorella se per caso ti sei macchiato di questo peccato, per leggerezza, per indifferenza, per miseria, va a riconciliarti con Dio mediante un'umile e sincera confessione. Libera Gesù e tornando vivo tu, accogli con gioia la vera vita e non mangiare mai più la tua condanna!  

 Continuiamo la vicenda e vediamo come è andata a finire. Intanto, dopo le grida della donna, disperata; dopo la costernazione della gente accorsa, qualcuno giustamente si precipitò ad informare il Vescovo. Il Pastore sgomento per l'orrendo sacrilegio, si portò tosto sul posto, si prostrò in un gesto di adorazione e di implorazione, indisse una processione penitenziale di riparazione.  

 I resti dell'Ostia furono devotamente raccolti e portati in Cattedrale processionalmente, tra due ali di folla, che andavano ingrossando strada facendo, come arteria di fiume che scende verso la foce.  

Fra Bartolomeo Campi testimonia che quella santa particola fu custodita con ogni riverenza e devozione in Cattedrale ove è anche oggi ed ogni anno - leggo dagli «atti» - il giorno delle Palme si mostra al popolo quella particola fatta carne, dal predicatore che predica in detto luogo, il quale è tenuto a predicare quel giorno sopra il veneratissimo mistero dell'amorosissimo Sacramento del Corpo e Sangue di nostro Signore.  

E che fine ha fatto quella donna ebrea sacrilega?  

 Non lo so, però cercando tra le testimonianze antiche ho letto che nel 1706 la casa della sventurata ebrea fu trasformata in cappella, col titolo del S.S. Salvatore.  

 Mi auguro che quella donna che un giorno fu inondata dal Sangue prezioso di Gesù - come un giorno un altro ebreo, il pontefice Caifa ha gridato: il sangue di lui ricada su di noi - si sia salvata!  

 La Reliquia santa, tolta dall'insieme delle altre reliquie, fu messa dentro ad un antico reliquiario, dono del tranese Fabrizio de Cunio nel 1616.  

 È un reliquiario d'argento che ha la forma di una casetta, con 4 colonnine sormontate da una cupoletta. Al centro del reliquiario vi è un tubicino di cristallo, dentro il quale, in un batuffolo di bambagia (ovatta) si trovano due pezzi ineguali di ostia «fritta», di colore bruno nerastro nella parte superiore e di colore bruno rossastro lucente in quella inferiore.  

 Su questa santa reliquia furono fatti molti controlli e molte verifiche in diverse epoche e tutte furono concordi nell'ammettere il «terribile» miracolo eucaristico.  

 La storia di questo miracolo è finita ma permetti che concluda in modo più bello e salutare.  

 Dio «si abbandona» fiducioso alla nostra custodia, conta sulla nostra vigilanza, aspetta la nostra cura.  

Come è bello vegliare su colui che d veglia!  

 La presenza reale di Gesù in mezzo a noi, nelle nostre chiese, è il segno della più straordinaria sovrabbondanza dell'amore suo per noi.  

 Tutto ciò ci stimola, ci invita ad una altrettanto delicata ed amorosa risposta con gesti di pura gratuità.  

 Cercare semplicemente di circondare la Presenza con cose belle e vere, in apparenza anche semplicissime, non è forse il Segno di una autentica sensibilità spirituale, che è un modo di amare, di cantare l'amore?  

Dai primi bucaneve alle rose di Natale perché non dare alle diverse famiglie floreali la possibilità di garantire la loro guardia permanente d'amore e di cuore davanti al loro Creatore?  

 Proprio da questi particolari si può notare, entrando in una chiesa, se la Presenza divina è circondata o meno di attenzione e di cura.  

 Non solo il Sacerdote deve cercare i «quattro fiori» per l'altare, ma dovrebbe essere una gara tra i fedeli per portare in chiesa i fiori più freschi e belli!  

 Nemmeno l'incenso è un «lusso inutile», perché con il suo profumo aromatico, con la sua bianca nuvoletta, ha un posto importante, fin dalle liturgie della prima alleanza. Aronne infatti nell'accendere sul far della sera la lampada, fa salire sull'altare dei profumi, la nuvola dell'incenso perpetuo purissimo (Esodo 30, 7; 31, 11; 37, 29).  

 L'incenso, quale significato può avere se non quello di salire come aroma dalla brace ardente, dal fuoco cioè dello Spirito Santo, che solo può far salire a Dio il profumo di questo sacrificio di gradevole odore?  

 Perché non significare in questo modo l'angelo che, ad ogni eucaristia sta alla destra dell'altare mentre offre in un incensiere d'oro le preghiere dei santi? (Apoc. 8, 31).  

 È necessario che tutti i servizi siano chiamati a riconoscere questa divina Presenza di Gesù Sacramento:  

il tatto mediante la pietra dell'altare  

il gusto col pane e il vino  

l'udito con la parola e il canto  

l'odorato con l'incenso profumato  

e soprattutto la vista mediante la luce.  

 La lampada -accesa è il segno fra tutti il più eloquente: questa piccola fiamma vacillante del Santuario vigila e sollecita la nostra vigilanza del cuore.  

 La Chiesa per questo insiste affinché quando si celebra l'Eucaristia ci siano ceri accesi: la fiamma trae alimento da una cera che ha custodito a lungo il miele. Sarebbe bello che nelle comunità si rinnovasse la lampada del S.S.mo durante il canto, quotidiano e settimanale, del Lucernario, facendo in modo che la lampada accesa col fuoco nuovo della Veglia pasquale non si estingua mai per tutto l'anno. Quando il Corpo di Gesù viene posto sull'altare per l'adorazione silenziosa, è bene accendere sette lampade ad olio, perché l'olio più puro, afferma Cirillo d'Alessandria, è l'illuminazione dello Spirito Santo e perché esse ci parlano di quelle sette lampade di fuoco che bruciano davanti al trono dell'Agnello!  

 La chiesa è la dimora di Dio in cui veglia la luce, che è Cristo.  

 Egli è pietra e focolare per fare di noi olio e fiamma da «bruciare ed ardere» al suo cospetto.  

 Non per «bruciare» Gesù come fece quella povera ebrea di cui vi ho narrato stasera, ma per lasciarci inondare dalla luce di Cristo, che è vita, colore, splendore!  

Risplendiamo dunque!  

P. Giorgio Finotti dell ’Oratorio 

Prossima pandemia - Quando infurierà la vera epidemia (…) e i morti saranno numerosi (…), si diffonderà la paura e i sani non si sentiranno più al sicuro.

 


Quando infurierà la vera epidemia (…) e i morti saranno numerosi (…), si diffonderà la paura e i sani non si sentiranno più al sicuro.


Sì, la terra risorgerà, riacquisterà la sua fertilità e stabilità. Gli uomini che una volta mietevano il raccolto lavoravano e ricevevano il frutto. E se certe annate erano minate dalla mancanza di raccolto, la terra in genere dava i suoi frutti.

Oggi la terra senza fertilizzanti o pesticidi è praticamente sterile e gli uomini hanno difficoltà a coltivarla senza aiuti chimici. Più fertilizzanti applicano, più sterilizzano la terra e verrà il giorno in cui anche i fertilizzanti non saranno più efficaci. Lo stesso vale per la medicina. Gli uomini si abituano alla medicina chimica e più ne dipendono, più devono rafforzarla. Sono metodi che durano a lungo e che prosciugano le energie.
La medicina di un tempo, basata sulle piante, era forse arcaica ma curava la quotidianità in modo efficace e senza effetti collaterali. Oggi la medicina è diventata una scienza di cui vorremmo essere certi quando sarebbe dovuta rimanere un'arte che esercitavamo con umiltà e prudenza.

Quando infurierà la vera epidemia perché sarà stata inoculata e molti dei morti ne avranno sofferto, la paura si diffonderà e i sani non si sentiranno più al sicuro.

Non devono cedere a questo sentimento di paura, ma devono riaccendere la fede dei loro padri in se stessi e tornare a inginocchiarsi davanti a Dio in chiesa. Il Signore Onnipotente è il più grande medico delle anime e dei corpi e solo Lui potrà proteggere i suoi. Bisognerà pregarlo e implorarlo perché la medicina non avrà i mezzi per curare ciò che essa stessa ha prodotto e solo Dio sarà il medico capace e propizio in questo ignoto.

Sarà necessario prendersi cura del sistema immunitario in modo che sappia, per mano divina da cui proviene, difendersi dai nemici a volte formidabili con cui si troverà di fronte, e solo lui sarà il buon soldato di la tua buona salute.

Che Dio ti benedica e ti protegga; Possa Egli essere lodato e ringraziato per i Suoi consigli e la Sua presenza tra i Suoi.

Nostro Signore Gesù Cristo - Suor Beghe – venerdì 11 giugno 2021