lunedì 11 agosto 2025

Il sogno di Don Bosco - Parte 1 - Il Paradiso

 


Il Paradiso


La sera del 22 dicembre [1876] fu memorabile all'Oratorio. L'ora della preghiera arrivò un po' in anticipo. Gli studenti, gli artigiani e tutti i membri della casa si radunarono nel parlatorio. Don Bosco aveva promesso di parlare la domenica precedente, ma non poté farlo. Immaginate l'attesa generale! Salì sulla sedia, accolto da un applauso entusiastico, come sempre accadeva quando dava la buonasera a tutta la comunità in quel modo. Fece segno che stava per parlare, e subito ci fu un silenzio assoluto.

La notte in cui ero a Lanzo, quando era ora di riposare, ho fatto il sogno seguente. È un sogno che non ha alcun collegamento con altri sogni...

Sono cose molto strane. Ma non ho segreti per i miei figli; apro loro completamente il mio cuore. Pensate quello che volete di questo sogno. Come dice San Paolo, quod bonum est tenete [conservate ciò che è buono], se trovate in esso qualcosa che sia utile alla vostra anima, sappiate come trarne profitto. Chi non vuole credere, non creda a me, poco importa; ma nessuno si faccia beffe delle cose che sto per dire.

Vi chiedo anche di non raccontarlo o comunicarlo per iscritto a chi è al di fuori della famiglia. Ai sogni può essere data l'importanza che meritano, e chi non ha familiarità con la nostra vita intima potrebbe formulare giudizi errati, vedendo le cose in modo diverso da come sono in realtà. Non sanno che siete i miei figli, e che vi dico sempre tutto ciò che so, e a volte anche ciò che non so (risate generali). Ma ciò che un padre rivela ai suoi amati figli per il loro bene dovrebbe rimanere tra il padre e i figli, e non essere trasmesso. E per un altro motivo: generalmente, quando queste cose vengono raccontate all'esterno, o i fatti vengono distorti o ne viene raccontata solo una parte, e questa parte viene fraintesa; da ciò deriva un danno, perché il mondo ignorerebbe ciò che non dovrebbe essere ignorato.

Dovete sapere che di solito i sogni si fanno mentre si dorme. Ora, la notte del 6 dicembre, mentre ero nella mia stanza – non ricordo se stessi leggendo, o camminando avanti e indietro per la stanza, o se fossi già andato a letto – ho iniziato a sognare.

Ben presto mi sembrò di essere su un'altura, o una collina, ai margini di un'immensa pianura i cui confini si perdevano nell'immensità del cielo. Era tutto azzurro, come un mare calmo, anche se ciò che vedevo non era acqua; sembrava un cristallo limpido e luminoso. Sotto i miei piedi, dietro di me e ai lati, vedevo una regione che somigliava a una linea costiera sulla riva dell'oceano.

Ampi e giganteschi sentieri dividevano quella pianura in vasti giardini di indescrivibile bellezza, ognuno suddiviso in piccoli boschetti, prati e aiuole di varie forme e colori. Nessuna delle nostre piante può darci un'idea di ciò, sebbene vi si possa riscontrare una certa somiglianza. Le erbe, i fiori, gli alberi e i frutti erano straordinariamente colorati e di aspetto squisito. Le foglie erano dorate; i tronchi e i rami erano come diamanti, e tutto il resto corrispondeva a questa ricchezza. Sarebbe impossibile contare le diverse specie; e ogni specie e ogni individuo brillavano di luce propria.

In mezzo a quei giardini e per tutta la distesa della pianura vidi innumerevoli edifici di così straordinario ordine, bellezza, armonia, magnificenza e proporzioni, che per la costruzione di uno solo di essi mi sembrava che tutti i tesori della terra non sarebbero stati sufficienti.

Mi dicevo: "Se i miei figli avessero una di queste case, come la apprezzerebbero, come sarebbero felici e come vivrebbero piacevolmente!". Questo pensavo, osservando i palazzi dall'esterno. Quale deve essere la loro magnificenza interiore!

Mentre ammiravo rapito le stupende meraviglie che adornavano quei giardini, una musica dolcissima giunse alle mie orecchie, così piacevole e soave nell'armonia che non posso nemmeno iniziare a darvene un'idea adeguata. La musica di Padre Cagliero e di Dogliani non è nulla di musicale in confronto a quella! C'erano centomila strumenti, ognuno dei quali produceva un suono distinto, mentre ogni suono possibile diffondeva le sue onde sonore nell'aria. A questi si aggiungevano i cori dei cantori.

Poi vidi una moltitudine di persone in quei giardini, esultando di gioia e contentezza. Alcuni suonavano, altri cantavano. Ogni voce, ogni nota, produceva l'effetto di mille strumenti riuniti insieme, tutti diversi l'uno dall'altro. Allo stesso tempo, si potevano udire i vari gradi della scala armonica, dal più basso al più alto immaginabile, ma tutti in perfetta armonia. Ah! Per descrivere tale armonia, i paragoni umani non bastano.

Dai volti degli abitanti felici del giardino si capiva chiaramente che i cantanti non solo provavano uno straordinario piacere nel cantare, ma provavano anche un'immensa gioia nell'ascoltare gli altri cantare. Più si cantava, più si accendeva il desiderio di cantare, e più si ascoltava, più si desiderava sentire.

Ecco cosa cantavano:

Salus, onore; gloria Deo Patri omnipotenti!.., Auctor saeculi, qui erat, qui est, qui venturus est iudicare vivos et mortuos in saecula saeculorum [Salute, onore e gloria a Dio Padre onnipotente! Autore del secolo, chi fu, chi è e chi verrà a giudicare i vivi e i morti nei secoli dei secoli].

Mentre ascoltavo con stupore questa armonia celeste, vidi apparire un'enorme folla di giovani, molti dei quali conoscevo, avendo frequentato l'Oratorio e le altre nostre scuole; ma la maggior parte mi erano sconosciuti. La folla infinita si muoveva verso di me. In testa c'era Domenico Savio, e subito dietro di lui venivano Padre Alasonatti, Padre Chiala, Padre Giulitto e molti sacerdoti e chierici, ognuno alla guida di un gruppo di giovani.

Mi sono chiesto: "Sto dormendo o sono sveglio?". Ho battuto le mani e mi sono toccato il petto per assicurarmi che ciò che vedevo fosse reale.

Quando l'intera folla arrivò davanti a me, si fermò a otto o dieci passi di distanza. Poi brillò un lampo di luce più intenso; la musica cessò e ci fu un profondo silenzio. Tutti i giovani furono sopraffatti da una gioia immensa, che brillava nei loro occhi, e sui loro volti si leggeva la pace di una felicità perfetta. Mi guardarono con un dolce sorriso sulle labbra, e sembrava che volessero parlare, ma non lo fecero.

Domenico Savio avanzò da solo, di qualche passo, e si fermò così vicino a me che se gli avessi allungato la mano l'avrei certamente toccato. Rimase in silenzio e mi guardò, sorridendo. Quanto era bello! Il suo abito era davvero unico. Una tunica bianca gli scendeva fino ai piedi, ricoperta di diamanti e interamente ricamata d'oro. Intorno alla vita portava un'ampia fascia rossa impreziosita da così tante pietre preziose che quasi si toccavano; e si intrecciavano in un disegno così meraviglioso, mostrando una tale bellezza di colori, che, nel vederlo, mi sentii fuori di me dall'ammirazione. Al collo gli pendeva una collana di fiori rari, ma non naturali; sembrava che i petali fossero fatti di diamanti uniti insieme su steli d'oro; e così era tutto il resto. Questi fiori brillavano di una luce sovrumana, più vivida di quella del sole, che in quel momento brillava con tutto lo splendore di una mattina di primavera. Riflettevano i loro raggi sul suo viso candido e arrossato in un modo indescrivibile, conferendogli una luce così singolare che le sue varie forme erano appena distinguibili. La sua testa era cinta da una corona di rose; i suoi capelli le ricadevano sulle spalle in riccioli ondulati, conferendole un'aria così bella, così affettuosa, così affascinante, che sembrava... sembrava... un angelo!

Mentre pronunciava queste ultime parole, sembrava che Don Bosco si sforzasse di trovare le parole giuste; e lo faceva con un gesto indescrivibile e un tono di voce che commosse tutti; sembrava essersi esaurito nello sforzo di trovare i termini che esprimessero appieno il suo pensiero. Dopo una breve pausa, continuò:

Anche tutti gli altri che lo accompagnavano brillavano di luce. Vestivano in modi diversi, ma sempre meravigliosamente; alcuni più ricchi, altri meno; alcuni in un modo, altri in un altro; in uno dominava un certo colore, in un altro un altro; e ognuno dei loro abiti aveva un significato che nessuno riusciva a comprendere. Ma tutti avevano una fascia rossa intorno alla vita.

Continuai a guardare, chiedendomi: cosa poteva significare? Come ero finito in questo posto?... E non sapevo dove fossi. Fuori di me, timoroso del timore reverenziale che tutto ciò mi ispirava, non osavo dire nulla. Anche gli altri rimasero in silenzio. Finalmente, Domenico Savio aprì bocca.

"Perché te ne stai lì, muto e come annientato? Non sei più l'uomo che non temeva nulla, che affrontava senza paura calunnie, persecuzioni, nemici, angosce e pericoli di ogni genere? Dov'è il tuo coraggio? Perché non parli?"

Risposi a malapena, quasi balbettando:

- Non so cosa dire... Ma tu non sei Domenico Savio?

- Sì, lo sono; non mi riconosci più?

"E come mai sei qui?" aggiunsi, ancora confuso.

Savio allora rispose affettuosamente:

"Sono venuto qui per parlarti. Abbiamo parlato così spesso sulla Terra! Non ricordi quanto mi hai amato, quante prove di amicizia e quante dimostrazioni di benevolenza mi hai dato? E non ho forse risposto alle tue preoccupazioni? Quanto era grande la mia fiducia in te! Perché allora tremi? Coraggio! Chiedimi qualcosa."

Poi, ripresosi, gli disse:

- Tremo perché non so dove mi trovo.

- Tu sei nel luogo della felicità – rispose Sávio – dove si godono tutte le gioie, tutti i piaceri.

- È questa dunque la ricompensa dei giusti?

- Certamente no. Qui non godiamo di beni eterni, ma solo, seppur in larga misura, di beni temporali.

- Ma allora tutte queste cose sono naturali?

- Sì, benché abbellito dalla potenza di Dio.

- E a me sembrava che questo fosse il Paradiso! - esclamai.

"No, no, no!" rispose Savio. "Nessun occhio mortale può vedere le bellezze eterne."

- E queste canzoni – continuai a chiedere – sono le armonie che ti piacciono in Paradiso?

- No, no, ho già detto di no!

- Sono suoni naturali?

- Sì, sono suoni naturali, perfezionati dall'onnipotenza di Dio.

- E questa luce che supera la luce del sole, è luce soprannaturale? È la luce del Paradiso?

- È luce naturale, sebbene vivificata e perfezionata dall'onnipotenza divina.

- E non hai potuto vedere un po' di luce soprannaturale?

- Nessuno può vederlo finché non vede Dio sicut est [così com'è]. Il più piccolo raggio di quella luce toglie subito la vita a un uomo, perché non è sopportabile con le forze umane.

- E potrebbe esistere una luce naturale ancora più bella di questa?

- Se solo lo sapessi! Se vedessi anche solo un raggio di luce naturale elevato a un livello più alto di questo, saresti fuori di te.

- E non possiamo vedere almeno un raggio di quella luce di cui parli?

- Sì, lo vedi; avrai la prova di ciò che ti dico; apri gli occhi.

Li ho già aperti – risposi.

- Guarda in profondità in questo mare di cristallo.

Alzai lo sguardo e, all'improvviso, nel cielo, immensamente lontano, apparve una scintilla di luce istantanea, sottile come un filo, eppure così brillante, così penetrante, che i miei occhi non riuscirono a resisterle. Li chiusi e lanciai un urlo così forte che svegliò Padre Lemoyne (qui presente), che dormiva in una stanza vicina. Spaventato, mi chiese la mattina dopo cosa mi fosse successo durante la notte per agitarmi così tanto. Quel minuscolo filo di luce era cento milioni di volte più luminoso del sole, e il suo splendore sarebbe stato sufficiente a illuminare l'intero universo creato.

Dopo qualche istante, riuscii ad aprire gli occhi e chiesi a Domenico Savio:

- E quello che ho visto, forse era un raggio divino?

Savio rispose:

"Non è luce soprannaturale, anche se, paragonata alla luce terrena, è di gran lunga superiore in luminosità. Non è altro che luce naturale, vivificata dalla potenza di Dio. E anche se immaginassi un'immensa zona di luce simile alla minuscola scintilla che hai visto nel profondo, che circonda il mondo intero, non ti faresti, per questo motivo, un'idea degli splendori del Paradiso."

- E tu, cosa ti piace fare in Paradiso?

"Ah! È impossibile dirtelo. Ciò di cui si gode in Paradiso nessun mortale può saperlo finché non lascia questa vita e si riunisce al suo Creatore. Basti dire che si gode Dio stesso."

Nel frattempo, mi ero già ripreso completamente dal mio primo stupore ed ero assorto nella contemplazione della bellezza di Domingos Sávio, e gli chiesi francamente:

"Perché indossi una veste così bianca e abbagliante?" Savio tacque, senza dare segno di voler rispondere. Ma il coro riprese le sue armonie e cantò, accompagnato da tutti gli strumenti:

Ipsi habuerunt lumbos praecinctos et dealbaverunt stolas Suas in san guine Agni [Avevano cinti i reni e purificarono le loro vesti nel sangue dell'Agnello].

- E perché – chiesi di nuovo quando il canto cessò – quella fascia rossa intorno alla vita?

Anche questa volta, Savio non rispose, ma fece segno di non volerlo fare. Allora, Padre Alasonatti, da solo, iniziò a cantare:

Virgines enim sunt, et sequuntur Agnum quocumque ierit [Sono vergini e seguiranno l'Agnello dovunque andrà].

Compresi allora che la fascia rossa, color sangue, era un simbolo dei grandi sacrifici compiuti, degli sforzi violenti e del quasi martirio sofferto per preservare la virtù della purezza; e che, per rimanere casto alla presenza del Signore, sarebbe stato pronto a dare la vita se le circostanze lo avessero richiesto; e che era anche un simbolo di penitenza, che purifica l'anima dalla colpa. Il candore e lo splendore della tunica simboleggiavano la preservazione dell'innocenza battesimale.

Ma io, attratto dagli angoli e contemplando tutte quelle falangi di giovani celestiali ordinate dietro Domenico Savio, gli chiesi:

- E chi sono quelli che ti circondano?

E, rivolgendomi agli altri, dissi loro:

- Come mai siete tutti così radiosi?

Savio rimase in silenzio e tutti i giovani cominciarono a cantare:

Ciao sunt sicut Angeli Dei in caelo [Questi sono come gli angeli di Dio in cielo].

Notò però che Savio sembrava avere la preminenza su quella folla, che si trovava a rispettosa distanza, circa dieci passi dietro di lui; e allora gli disse:

- Dimmi, Savio: tu che sei il più giovane tra i tanti che ti seguono e tra coloro che sono morti nelle nostre case, perché li precedi e li precedi? Perché sei tu che parli e loro tacciono?

- Io sono il più vecchio di tutti.

- No, molti altri ti superano in età.

- Io sono il più anziano dell'Oratorio – ripeté Domenico Savio – perché sono stato il primo a lasciare il mondo e ad andare all'altra vita. Inoltre, legatione Dei fungor [per comando di Dio].

Questa risposta mi indicò il motivo della visione. Era l'ambasciatore di Dio.

- Allora – dissi – parliamo di ciò che più ci sta a cuore in questo momento.

- Sì, e chiedimi subito quello che ancora vuoi sapere. Le ore passano, e il tempo che mi è stato concesso per parlarti potrebbe finire; e tu non potresti più vedermi.

- Sembra che tu abbia una questione di estrema importanza da comunicarmi.

«Che cosa ti devo dire, miserabile creatura?», disse Savio con profonda umiltà. «Ho ricevuto dall'alto la missione di parlarti, ed è per questo che sono venuto.»

"Allora," esclamai, "raccontami del passato, del presente e del futuro del nostro Oratorio. Raccontami qualcosa dei miei cari figli, raccontami della mia Congregazione."

- A questo proposito avrei molto da dirti.

- Allora, rivela ciò che sai: raccontami del passato.

- Il passato ricade interamente su di te.

- Ho commesso qualcuno dei miei... [errori]?

- Quanto al passato, vi dico che la vostra Congregazione ha già fatto molto bene. Vedete quella moltitudine infinita di giovani laggiù?

"Li vedo", risposi. "Quanto sono numerosi! E come sembrano felici!"

- Bene, guarda cosa c'è scritto all'ingresso del giardino.

- C'è scritto Orto Salesiano.

«Bene», continuò Savio, «erano tutti salesiani, o erano stati educati da voi, o avevano qualche rapporto con voi; sono stati salvati da voi o dai vostri sacerdoti e dal vostro clero, o da altri che avete guidato lungo il cammino della loro vocazione. Contateli, se potete. Il loro numero, tuttavia, sarebbe cento milioni di volte maggiore se la vostra fede e la vostra fiducia nel Signore fossero state maggiori».

Sospirai, non sapendo cosa rispondere a un simile rimprovero, ma mi dissi: d'ora in poi cercherò di avere questa fede e questa fiducia. Poi chiesi:

- E il presente?

Savio mi regalò un magnifico mazzo di fiori che teneva tra le mani. Conteneva rose, violette, girasoli, genziane, gigli, elicrisi e, tra i fiori, spighe di grano. Me lo porse e disse:

- Orologio!

- Capisco, ma non capisco niente - risposi.

Regala questo mazzo di fiori ai tuoi figli, così che possano offrirlo al Signore quando verrà il momento; assicurati che tutti lo abbiano; che nessuno lo perda o che nessuno lo porti via. Puoi star certo che con esso avranno abbastanza per essere felici.

- Ma cosa significa questo mazzo di fiori?

- Consulta la Teologia; lei te lo dirà e ti darà la spiegazione.

- Ho studiato teologia, ma non saprei come ricavarne il significato di ciò che mi presenti.

- Perché hai il rigoroso obbligo di sapere tutto questo.

- Dai, tirami fuori dall'ansia, spiegami tu!

- Vedete questi fiori? Rappresentano le virtù che più piacciono al Signore.

- Cosa sono?

La rosa è simbolo di carità; la viola, di umiltà; il girasole, di obbedienza; la genziana, di penitenza e mortificazione; le spighe, di comunione frequente; il giglio indica la splendida virtù di cui è scritto: "Erunt sicut Angeli Dei in caelo", castità. E l'eterno significa che tutte queste virtù devono durare per sempre; simboleggia la perseveranza.

- Ebbene, mio caro Savio: tu, che durante tutta la tua vita hai praticato tutte queste virtù, dimmi: cosa ti ha consolato di più nell'ora della morte?

- Cosa pensi che possa essere? - rispose Savio.

- Forse l'aver conservato la bella virtù della purezza?

- No, non è solo questo.

- Forse eri contento di avere la coscienza pulita?

- Va bene, ma non è il massimo.

- La tua consolazione potrebbe essere stata la speranza del Paradiso?

- Nessuno dei due.

- Bene, allora! Hai accumulato molte buone opere?

- No no!

"Allora, qual è stata la tua consolazione nell'ultima ora?" chiesi, in parte confuso e in parte supplichevole, vedendo che non riuscivo a indovinare i suoi pensieri.

"Ciò che più mi ha confortato nelle pene della morte è stato l'aiuto della potente e amorevole Madre del Salvatore. Dite questo ai vostri figli: non dimenticate di invocarla finché sono in vita. Ma se volete che vi risponda qualcos'altro, affrettatevi!"

- Per quanto riguarda il futuro, cosa ne pensi?

"Per quanto riguarda il futuro, nel prossimo anno 1877 dovrai soffrire un grande dolore; sei più due dei tuoi più cari saranno chiamati da Dio all'eternità. Ma consolati, perché saranno trapiantati dai campi di questo mondo ai giardini del Paradiso. Saranno incoronati. Non temere, il Signore ti aiuterà e ti manderà altri figli altrettanto buoni."

- Pazienza! E la Congregazione?

Riguardo alla Congregazione, sappiate che Dio vi prepara grandi eventi. L'anno prossimo, un'alba di gloria così splendida apparirà per essa che illuminerà i quattro angoli del mondo come un lampo: da oriente a occidente, da mezzogiorno a settentrione. Una grande gloria le è preparata. Dovete fare in modo che il carro su cui viaggia il Signore non venga deviato dai vostri sacerdoti dalle sue guide e dai suoi sentieri. Se i vostri sacerdoti sapranno guidarlo bene e saranno degni dell'alta missione loro affidata, l'avvenire sarà splendido e innumerevoli saranno le persone che salveranno. Ma a una condizione: che i vostri figli siano devoti alla Beata Vergine e che tutti coloro che vivono nella vostra casa sappiano conservare la virtù della castità, così gradita agli occhi di Dio.

- Ora vorrei che mi raccontassi qualcosa sulla Chiesa in generale.

- I destini della Chiesa sono nelle mani di Dio Creatore. Ciò che Egli ha stabilito nei Suoi infiniti decreti non posso rivelarvelo. Egli riserva tali arcani esclusivamente per Sé, e nessuno degli spiriti creati vi partecipa.

- E Pio IX?

"Quello che posso dirvi è che il Pastore della Chiesa non dovrà più sopportare lunghe battaglie su questa terra. Gli restano poche battaglie da vincere. Presto sarà strappato dal suo trono e il Signore gli darà la meritata ricompensa. Il resto è già noto. La Chiesa non perirà... Avete ancora qualcosa da chiedere?"

E io? – gli dissi.

Oh! Se solo sapessi quante vicissitudini dovrai ancora affrontare!... Ma sbrigati, perché mi resta pochissimo tempo per parlare con te.

Allora stesi le mani con fervore per abbracciare quel santo bambino; ma le sue mani sembravano volare e non potevo toccare nulla.

Che follia! Cosa stai facendo? - mi disse Savio sorridendo.

Temo che tu te ne sia andato, esclamai. Ma non sei qui con il tuo corpo?

Non con il corpo. Lo riprenderò l'ultimo giorno.

Ma quali sono allora questi tratti che mi fanno vedere in te la figura di Domenico Savio?

Quando, per permesso divino, un'anima separata dal suo corpo appare davanti a un mortale, si presenta con la forma esterna del corpo che ha animato in vita, con tutti i suoi tratti esteriori, sebbene molto abbelliti, e così li conserva fino a quando non si riunirà a esso nel Giorno del Giudizio. Allora porterà l'anima con sé in Paradiso. Ecco perché ti sembra che io abbia mani, piedi e una testa; ma non puoi tenermi perché sono puro spirito. Questa è solo una forma esterna attraverso la quale puoi conoscermi.

"Capisco", risposi, "ma ascolta. Un'altra domanda: i miei giovani sono tutti sulla giusta strada verso la salvezza? Dimmi qualcosa così posso guidarli al meglio".

I figli che la Divina Provvidenza vi ha affidato possono essere suddivisi in tre categorie. Vedete queste tre liste? Guardatele!

E me ne porse uno.

Guardai il primo; era intitolato invuinerati [illeso], e conteneva i nomi di coloro che il diavolo non poteva nuocere, e che non avevano macchiato la loro innocenza con alcuna colpa. Queste persone sane erano numerose, e le vidi tutte. Molte le conoscevo già, altre erano la mia prima volta, e sarebbero certamente venute all'Oratorio negli anni a venire. Camminavano dritti lungo uno stretto sentiero, nonostante fossero bersaglio di frecce, spade e lance che piovevano su di loro da ogni parte. Queste armi formavano una sorta di siepe lungo entrambi i lati del sentiero, e li combattevano e li molestavano senza ferirli.

Poi Savio mi diede la seconda lista, intitolata Vulnerati [feriti], cioè coloro che erano stati in disgrazia di Dio ma, una volta risuscitati, avevano guarito le loro ferite pentendosi e confessando. Erano più numerosi dei primi, ed erano stati feriti nel cammino della vita dai nemici che li avevano affiancati durante il cammino. Lessi la lista e li vidi tutti. Molti erano curvi e scoraggiati.

Savio teneva ancora in mano la terza lista. Era intestata con l'iscrizione: Lassati in via iniquitatis [caduti sulla via dell'iniquità]. Vi erano scritti i nomi di coloro che erano caduti in disgrazia di Dio. Ero impaziente di conoscere il segreto, così gli tesi la mano. Ma Savio mi disse bruscamente:

No, aspetta un attimo e ascolta. Se apri questa foglia, ne uscirà un tanfo tale che né tu né io potremo sopportarlo. Gli angeli dovranno ritirarsi con disgusto e orrore, e lo Spirito Santo stesso sarà disgustato dall'orrore del peccato.

Ma come è possibile, osservai, se Dio e gli Angeli sono impassibili? Come possono sentire l'odore della materia?

Quanto più le creature sono buone e pure, tanto più si avvicinano agli spiriti celesti; al contrario, quanto più qualcuno è cattivo, disonesto e vile, tanto più si allontana da Dio e dagli Angeli, i quali, a loro volta, si allontanano da lui, divenuto oggetto di nausea e di ripugnanza.

Poi mi diede la terza lista.

Prendilo, disse, aprilo e usalo per il bene dei tuoi giovani; ma non dimenticare il mazzo che ti ho dato; che tutti lo abbiano e lo conservino.

Detto questo, e dopo avermi consegnato la lista, si ritirò in fretta tra i suoi compagni, quasi come se stesse fuggendo da qualcosa.

Poi ho aperto l'elenco; non ho visto nomi, ma nello stesso momento tutti gli individui scritti su di esso mi sono apparsi all'improvviso, come se stessi vedendo i loro volti. Con quale tristezza li ho contemplati tutti! Li conoscevo quasi tutti, e appartengono all'Oratorio e ad altri collegi. Ne ho visti molti che sembravano buoni, che sembravano persino i migliori tra i loro compagni, e invece non lo sono!

Ma non appena aprii la foglia, un fetore così insopportabile si diffuse intorno a me che fui immediatamente colto da un terribile mal di testa e da una nausea tale che mi sentii come se stessi morendo. Nel frattempo, l'aria si oscurò, la mia vista svanì e non vidi più nulla di quello spettacolo meraviglioso. Nello stesso momento, fulmini zigzagarono e tuoni risuonarono nell'aria, così forti e terribili che mi svegliai di soprassalto.

Il tanfo penetrò nei muri e si infiltrò nei miei vestiti a tal punto che, molti giorni dopo, ne avvertivo ancora la pestilenza. Tanto fetido è persino il nome di un peccatore agli occhi di Dio! In questo momento, solo a ricordare quel tanfo mi vengono i brividi, mi sento soffocare e mi si rivolta lo stomaco.

A Lanzo, dove mi trovavo, ho cominciato a interrogare qua e là alcuni giovani, e ho potuto confermare che il sogno non mi aveva ingannato. È quindi una grazia del Signore che mi abbia fatto conoscere lo stato d'animo di ciascuno di voi; ma non ne parlerò in pubblico. Molte altre spiegazioni sarebbero ancora necessarie, ma le riserverò per un'altra notte. Per ora, non mi resta che augurarvi la buona notte.

Il fatto che, nel sogno, avesse visto come malvagi alcuni giovani generalmente considerati i migliori della casa, indusse inizialmente Don Bosco a sospettare che si trattasse di una mera illusione. Per questo, prudentemente, iniziò a convocare alcuni di loro per un colloquio privato: voleva essere certo della natura del sogno. Per questo stesso motivo, non si affrettò a raccontare la storia immediatamente, ma aspettò circa 15 giorni. Parlò solo quando fu sicuro che il sogno provenisse davvero dall'Alto.

Il tempo gli avrebbe portato altre conferme delle profezie che aveva udito.

Il primo, e più importante, riguardava il numero dei suoi figli che sarebbero morti nel 1877, divisi in due gruppi: sei più due. In quell'anno, i registri dell'Oratorio segnarono effettivamente i nomi di sei ragazzi e due ecclesiastici con la consueta croce, segno di morte.

La seconda profezia prediceva che nel 1877 la Società Salesiana sarebbe stata così splendida da illuminare i quattro angoli del mondo. Infatti, quell'anno entrarono nel panorama ecclesiale l'Associazione dei Cooperatori Salesiani e il Bollettino Salesiano, due istituzioni che avrebbero portato la conoscenza e la pratica dello spirito di Don Bosco fino ai confini della terra.

La terza profezia riguardava la fine non troppo lontana della vita di Pio IX. Egli cessò di vivere quattordici mesi dopo il sogno.

L'ultima profezia fu amara per Don Bosco: «Oh! Se sapessi quante vicissitudini ti restano ancora da attraversare!». Infatti, negli undici anni e due mesi della sua vita, lotte, fatiche e sacrifici non gli diedero tregua fino all'ultimo istante.

All'epoca del sogno, il commissariato di Borgo Dora era diretto da un uomo che aveva diversi conoscenti all'Oratorio. Dopo aver ascoltato il racconto del sogno, rimase profondamente colpito dalla previsione di otto morti. Per tutto il 1877, osservò attentamente se la previsione si sarebbe effettivamente avverata. Quando apprese che l'ottava morte si era verificata l'ultimo giorno dell'anno, decise di abbandonare il mondo, si fece salesiano e lavorò a lungo in Italia e in America. Si trattava di don Angelo Piccono, il cui nome rimane nella memoria di molti.


cot.org.br

BRASILE

 


MESSAGGIO DELLA MADONNA A CLÁUDIO



«Pace!»

«Infatti, il mondo sarà trasformato. La terra sarà come un'isola persa nell'immenso mare...»

( ... Brasile?...)

"L'America resterà a 1/3! Si apriranno delle spaccature profonde e il continente galleggerà... La fascia del Pacifico, già nota, e la fascia dell'Atlantico, ancora sconosciuta! Non si è mai vista una catastrofe simile!"

Le acque impetuose avanzeranno sui paesi e le città scompariranno...

Bombe, stelle, vulcani giganteschi, tutto infurierà contemporaneamente, e tutto diventerà buio... tetro... e ben poco rimarrà!

Il Nord America sarà un'isola. Sprofonderà nel Pacifico.

Dalle macerie emergeranno uomini nuovi: Dio li costringerà a costruire un mondo nuovo di pace!

Ma il mondo intero sarà in rovina...

Da São Luis, un fulmine attraverserà il Brasile, e da lì arriverà fino all'Argentina, fino al suo estremo.

Dio dovrà agire anche in Brasile, perché anche il Brasile ha molto da pagare!

Il mondo attraverserà catastrofi orribili... mai viste prima...

Poi soffierà il vento...

Il Signore dei Signori soffierà la calma, per sempre e per sempre, sui suoi figli, ora redenti e purificati!

Il Paradiso è puro! Dio è Santo!

Amen.

Pregate. Pregate. Pregate.

MARIA MADRE DELL'UNIVERSO


Tutto si avvicina. Non abbiate paura!

Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.



P.S.: In questo stesso giorno, la Madonna ha disegnato una nuova mappa della nostra terra su una mappa del Brasile che si trovava nel diario di Claudio, dopo tutti questi sconvolgimenti globali. Tuttavia, la mappa è stata pubblicata solo il 6 aprile 2002, quando il Padre lo ha permesso. Sarà davvero qualcosa di "mai visto prima"!


Qui sorge una nuova preoccupazione, poiché questo messaggio contraddice completamente quello di tanti altri che affermano che il Brasile sarà la terra della protezione della Madonna, sottintendendo che qui non accadrà nulla. Ma come abbiamo visto, il messaggio afferma anche che il Brasile deve molto e avrà seri conti da saldare con il Padre quando verrà il giudizio delle nazioni, perché ogni paese sarà giudicato individualmente in base alle azioni del suo popolo. Non abbiamo forse la TV sporca, i carnevali diabolici, le parate del gay pride, l'aborto e altro ancora?

13 febbraio 1999

L'UOMO E LE SUE TRE ETA’

 


TERZA ETA



I. L'ERA DELLA SAPIENZA

La terza età spirituale è l'età della sapienza. In questa età:

1) Cadono le illusioni:

a) L'illusione della bellezza. - Prima si cercava ancora la bellezza propria e si cercava pure quella del prossimo. In questa età la luce interna è molto più intensa di quella esterna. Non si bada più alla propria figura, al proprio effetto sugli altri, alla stima e al giudizio degli altri: son cose troppo piccole.

Non si perdono gli occhi sulla bellezza di uomini e donne perché si è convinti della loro precarietà e vanità. Si cerca solo di aumentare la bellezza eterna nostra e del prossimo per meglio glorificare e compiacere Dio e far meglio risplendere e glorificare il Corpo Mistico.

b) L'illusione degli ideali. - Nella gioventù si sono avuti grandi ideali e non è stato un male perché l'ideale è la molla delle azioni; ma il più delle volte si trattava di ideali imprecisi, infondati, irrealizzabili e spesso megalomani.

In questa età gli ideali si riducono alle proporzioni attuabili, si concretizzano sulle cose possibili, pigliano una forma e un programma preciso, si cessa di battere all'aria e di fare i Don Chisciotte, ci si chiede e ci s'impegna a fondo nel proprio dovere e ci si dirige risolutamente a mete determinate, riservando il resto all'efficacia della preghiera e del sacrificio.

c) L'illusione della gloria. - La gloria è l'illusione dell'infanzia e di coloro che restano bambini.

Chi non ha capacità di conquistarla se ne accorge e ride della sua ingenuità; chi ha la capacità di conquistarla non aspira ad essa: è già troppo grande.

Conseguentemente in questa età non attira e non muove più la gloria; si vuole molto di più: si vuole l'essere, non l'apparenza.

c) L'illusione del successo. – L’uomo è troppo prigioniero della materia; troppo miope e troppo abituato a misurare il valore di una persona dal suo successo; i mondani dal successo mondano, i cattolici dal successo apostolico.

Nella terza età si è ormai abituati a non guardare il successo; si comprende come il successo reale di un uomo non è sempre quello che appare.

Le grandi opere umane degli ingegneri, dei politici, degli artisti, ecc. sono bolle di sapone; ed anche nella Chiesa sono bolle di sapone l'entusiasmo suscitato e le grandi opere compiute da persone prive di vita cristiana intensa: riviste, convegni, giornali, collegi, ecc.

Troppi lavorano per superbia, per gelosia, per convenienza, ecc., e perdono la propria vita per nulla.

L’insuccesso dei fervorosi e, specialmente dei santi, è solo apparente: essi hanno salvato vicino e lontano tante anime, hanno sanato tante situazioni familiari ed anche nazionali. Il loro grande successo sarà rivelato solo nel giudizio.

Dio non premia secondo il successo, ma secondo la fatica e la retta intenzione.

d) L'illusione della grandezza. - In questa età si vede chiaro come troppe cose influiscono sul successo di un uomo, indipendentemente dal suo valore: la sua nascita, l'ambiente, la situazione politica nazionale, gl'interessi economici e politici, l'incontro con quel giornalista, con quel mecenate, ecc.

La grandezza di un uomo è il risultato di molti elementi, mancando il minimo dei quali, quell'uomo sarebbe rimasto confuso nella massa dei mediocri. In tutto questo, quindi, l'uomo non ha merito: è Dio che gli affida quella missione.

Il merito dell'uomo sta nella sua corrispondenza al piano divino, nella grandezza del suo lavoro e nella quantità dei sacrifici che abbraccia e deve sopportare per la gloria di Dio.

Ma nel mondo della natura non possiamo parlare di meriti e neppure, quindi, di vera grandezza. La grandezza umana è una commedia.

2) Cessano i peccati. - Il sapiente va diritto alla meta: la realizzazione piena del suo essere, l'immersione nell'essenza di Dio e la Comunione dei Santi.

I beni terreni non lo attraggono o per lo meno non lo spingono mai all'azione; egli vuole solo il possesso di Dio, infinita bellezza, e la comunione psico-fisica con tutti gli esseri veramente belli usciti dalle mani di Dio. Niente lo fa deviare; nessuna maschera lo attrae.

Per lui non esiste la tentazione di tornare indietro; una sola tentazione può veramente sconvolgerlo: quella della fede.

Il suo dilemma è chiaro:

« O è vera la fede cattolica o non è vera.

Se non è vera, tutto in me è sbagliato ed è sbagliato pure nel campo della morale e del dovere. Se è vera tutto in me è giusto. E poiché è vera, l'unica cosa logica al mondo è andare fino in fondo nella luce della fede, cioè santificarsi. Gli unici sapienti sono i santi ».

Come il matematico non sbaglia, il musico non stona, così il sapiente non pecca. Ogni uomo può essere bravo solo sotto un aspetto: bravo come letterato, come artista, come organizzatore; bravo cioè per qualche accidente che colla morte si lascia. Bravo nella sostanza, bravo cioè e perfetto come uomo c'è solo il santo.

Ogni peccato è una stoltezza; la è per il principiante perché gli toglie la vita soprannaturale e lo espone all'inferno; la è molto di più per il cristiano perfetto perché gli distrugge quanto ha con fatica in lungo tempo costruito; al suo confronto sarebbe insignificante la stoltezza di chi avesse costruito un transatlantico o un grattacielo e poi, per capriccio, lo distruggesse. Il sapiente si sente come inchiodato al muro: non può peccare. La tentazione generalmente non lo turba e addirittura non lo tocca.

Ogni tanto però la natura si risveglia e le tentazioni e le passioni lo mettono in agitazione; ma egli resiste e, pur nel parossismo, sta rivolto a Dio perché non cada.

3) Si arriva alla maturazione della perfezione. - Un solo desiderio ha il sapiente: « Desidero morire ed essere con Cristo ». A tal fine egli tende con tutte le sue energie a portare le sue virtù fino alla perfezione ed a consumare il suo sacrificio. Il sapiente:

a) Sceglie la vocazione, la professione, le occupazioni, i programmi che meglio lo fanno sviluppare soprannaturalmente. Non si fa dirigere in tale scelta né da ragionamenti e valutazioni umani, né da passioni, né dal sentimento, ma unicamente dalla ragione.

b) Ama le creature che lo portano alla meta; scarta quelle che lo fanno deviare: in tanto le ama in quanto lo aiutano al fine, in tanto le scarta in quanto lo distraggono. Con semplicità, ma con fermezza. Per creature si intende tutto ciò che è creato: denari, libri, cultura, professione, amici, persone, ecc.

c) Cammina sempre verso la meta. - Non fa passi inutili. Chi va in un luogo non si mette a fare ghiri-gori attorno alla strada, specialmente se ha il tempo misurato, ma cammina sempre avanti.

Il tempo lo abbiamo misurato, come pure le energie; ed è stolto perderne.

Il sapiente fa tutto per Dio e va a Dio in ogni azione. Non fa azioni che non possano dirigere a Dio; non fa niente di inutile, niente senza uno scopo, niente che non sia per il fine: né visite, né parole, né affari, né attività.

d) Mette tutto il suo impegno a sviluppare sino alla perfezione le virtù cristiane.

4) Si acquista la perfetta libertà. - La libertà è la possibilità di autodeterminarsi per il bene.

Mentre tutti gli esseri inferiori all'uomo si determinano al loro bene forzatamente, ossia ad esso vengono determinati necessariamente, solo l'uomo nel mondo cerca il suo bene spontaneamente.

Il libero arbitrio, invece, è la possibilità di scegliere fra due contrari, ossia di determinarsi al bene oppure no, e addirittura di determinarsi al bene proprio e al proprio male.

Il libero arbitrio è un grave difetto perché il bene è uno solo: la possibilità di poter sbagliare è un gran difetto, come nello scrittore e nel pianista; la possibilità di potersi distruggere è la peggior qualità di un essere, come lo è per la nave la possibilità di affondare lungo il viaggio e per l'apparecchio la possibilità di poter da un momento all'altro precipitare durante il volo.

Infatti noi vogliamo l'essere; la possibilità di distruggerci è contro la nostra volontà. Lo scegliere la nostra distruzione è il più grave dei difetti. La si sceglie solo per cecità e per incoscienza.

Se noi fossimo veramente liberi di fare quello che vogliamo non ci distruggeremmo mai, né ci condanneremmo mai all'infelicità eterna. La vera libertà ce l'hanno solo i santi perché non peccano.

La libertà perfetta ce l'hanno gli eletti in cielo perché conoscendo e possedendo il bene non vogliono mai lasciarlo. Il peccato è precisamente perdere il bene.

La libertà assoluta ce l'ha Dio. Egli è il Santissimo, l'Essere cioè legato, fondato, fermo stabilmente nella sua essenza, nelle sue perfezioni e nella sua felicità. Dio è l'Essere sovranamente libero; su Lui si fonda il nostro essere, la nostra libertà, la nostra santità e la nostra felicità.

In questa terza età spirituale si va scoprendo sempre più luminosamente la verità, ci si va distaccando sempre più perfettamente da ogni minimo peccato e si va quindi sempre più acquistando la libertà. « La verità vi farà liberi », ha detto Gesù. Sapienza, libertà, santità si equivalgono; come pure, d'altro lato, ignoranza, peccato.

La tentazione interna, il tentennamento dinanzi al bene è un difetto.

La vittoria sulle tentazioni è una virtù negativa. La virtù non sta nel non fare il male, ma nel fare il bene; come la virtù del pianista non consiste nel non sbagliare, ma nel fare delle suonate bellissime.

Per questo Cristo, pur non potendo peccare, acquistò meriti infiniti: perché si determinò volontariamente a compiere perfettissimamente il Disegno di Dio.

Nella terza età si va acquistando la santità cioè la libertà piena; si va facendo tutto il bene che è possibile fare e si va così accrescendo e rafforzando il proprio essere solidificandolo in Dio.

5) Caratteristiche. - In questa 3a età della vita soprannaturale si comincia ad amare e servire Dio per se stesso, perché merita di essere amato e servito.

Si comincia a prescindere da sé. Non che sia possibile scindere la gloria di Dio dalla nostra felicità, perché solo allora sarà completa la gloria Dio, quando egli ci vedrà inscindibilmente uniti a sé nella gloria eterna; ma il cristiano, giunto a questa età, non pensa più tanto a sé, e vuole consumarsi in un sacrificio continuo per procurare a Dio la massima gloria, disposto anche a non averne ricompensa.

ILDEBRANDO A. SAN-ANGELO


Futuro del Brasile - LA MAPPA

 


MESSAGGIO DELLA MADONNA A CLÁUDIO



« Pace! »

«Figlioli,

rallegratevi quando udite queste cose, perché il Regno dei Cieli è vicino.

E dovreste davvero rallegrarvi, perché la felicità sarà totale e completa dopo tutti questi eventi. Tutto sarà pace e armonia!

Sarà il mondo sognato da Dio!

Tuttavia, è necessario che tutto accada prima, e Dio farà in modo che accada e realizzi tutti i dettagli di quanto detto nelle Sacre Scritture.

Tutto sarà completato!

Ma come la "donna incinta nelle doglie del parto", così saranno la sofferenza, l'angoscia, l'attesa, il dolore orribile per tutti i figli di Dio.

Dopo il dolore, la felicità infinita!...

Il cielo coprirà l'intera Terra, che rimarrà al buio per molte ore e, immersa nell'oscurità, correrà il rischio di collisioni catastrofiche e inimmaginabili!

Dio, tuttavia, è un Buon Navigatore... e la terra riprende la sua rotta, ora diversa, (la terra) e sarà ricoperta di un nuovo verde e di nuove acque che la fertilizzano!

Il cielo non cambia! Il firmamento non cambia!

La terra è salvata e l'uomo nuovo è compagno dei santi e collaboratore di Dio: e vive le gioie di Dio.

La catastrofe avrà origine dall'uomo stesso, che, attraverso il suo odio e le sue guerre, distruggerà quasi tutto, perché le sue bombe spezzeranno le cinture di sicurezza dei continenti, che affonderanno nel mare... Questo accadrà con l'America del Nord e del Centro, e con parte di quella del Sud... Il Brasile perderà un terzo della sua geografia! I pesci prenderanno il suo posto!...

L'Europa sarà completamente devastata; il Nord Africa; quasi tutto l'Oriente. Il continente asiatico, grande tre quinti, si riverserà in altri mari, causando collisioni terrificanti; le isole scompariranno, poiché il mare si gonfierà inghiottendo così tanta terra!

E tutto questo è causato dall'uomo! La sua ingegneria è potente... e usata per il male. L'uomo distrugge se stesso!

Il Cuore del Padre soffrirà orribilmente, sarà deluso, ferito, perché l'uomo non ha ascoltato i Suoi avvertimenti; non ha ascoltato la Sua Parola!

Ma il Signore dei signori frenerà la follia dell'uomo e metterà ordine in ogni cosa. «E farà nuove tutte le cose».

Rallegratevi, perché, anche nel dolore del terrore, vedrete la Mano di Dio che vi sostiene, portandovi in luoghi sicuri...

Miliardi di persone moriranno!

Il mondo nuovo, tuttavia, è la dimora di Dio! È la dimora dell'uomo nuovo!

Rallegratevi perché Egli viene con tutta la Potenza e la Maestà, per prendere dimora con i Suoi amati figli! »

(E la nostra città?)

"Tutta la terra sarà scossa e nessun luogo sarà risparmiato dalla furia. Ma ci sono luoghi precedentemente scelti che non cambieranno, perché sono rifugi naturali che daranno rifugio ai figli rapiti dal Potere del Grande Padre. Il tuo posto è uno di questi rifugi. Sarai colpito, ma sopravvivrai alle calamità, perché sei stato scelto per la missione di stabilire il Nuovo Regno!"

(Tutto?)

"Non tutti! Coloro che periranno, tuttavia, non saranno solo i dannati, perché sia i buoni che i cattivi dovranno sperimentare questa trasformazione!..."

(Le montagne... mi riferisco alle montagne del Brasile, Brusque, Nova Trento, circondate da colline...)

« Le sorgenti dei fiumi si trovano nelle colline e questo indica che le montagne sono piene di crepe e gallerie, quindi fragili al punto da non riuscire a contenere la furia incontenibile del mare, che si infiltrerà e farà esplodere le vene delle montagne e delle colline, provocandone la caduta e persino la scomparsa. L'acqua è ovunque!

Ma non abbiate paura. Queste cose vi dico per avvertirvi e per annunciarvi che Dio è pronto a contenere ogni cosa, perché ha intenzione di salvare i suoi figli.

(Dio può cambiare i suoi piani?)

"Il modo di giustiziarli, sì, perché dovrà sempre superare in astuzia Satana e le sue forze, ma il piano per ricreare un mondo felice non cambia, e questo costerà caro ai suoi figli irresponsabili! Tuttavia, non vuole punire nessuno e offre Gloria Eterna a coloro che si rivolgono a Lui, convertiti e vivendo con un cuore d'amore.

Dio si aspetta questo,... ma non c'è più alcuna sicurezza, e quindi non può aspettare ancora a lungo!»

(E la mappa, solo pochi riescono a vederla?)

"I privilegiati! Ma possono mostrarlo agli altri senza fanfare o allarmismi. Ma è necessario mostrarlo. Bisogna, però, evitare i media curiosi o interessati..."

(E le altre mappe?...)

"Questo dal Brasile ti interessa. A tempo debito, il mondo lo saprà. Amen!"

Vi benedico e vi ribadisco: io sono con voi e non vi lascerò mai, qualunque cosa accada!

Devi sempre avere fiducia e contare su di Me.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

3 aprile 2002

APPARIZIONE IN CIELO DELLA CROCE

 


APPARIZIONE IN CIELO DELLA CROCE 

avvenuta a Migné in Francia nel 1826, 


Non sarà discaro ai lettori che, dopo d'avere riferita l'apparizione miracolosa della S. Croce avvenuta a Narni in Italia, diamo lor pure un breve cenno della prodigiosa comparsa dello stesso adorabile segno, seguita in Migné nel 1826. 

Il giorno 17 dicembre di quell'anno si faceva in detto villaggio la chiusura degli spirituali esercizi, dettati da due zelanti sacerdoti della vicina città di Poitiers, per l'acquisto delle indulgenze del giubileo universale. A perenne ricordo di quella sacra straordinaria ricorrenza, previa solenne e divota processione di penitenza, venne piantata una gran croce nel cimitero attiguo alla chiesa parrocchiale; erano le 4 1,2 pomeridiane. Quindi l'abate Mar sault, uno dei due sacerdoti che avevano dettati gli spirituali esercizi, salì sopra d'un palco appositamente erettosi in vicinanza della suddetta croce, e così all'aperto si fece a predicare all'affollata moltitudine. Il tema prescelto era il trionfo della Santa Croce; nel mentre parlava loro della luminosa croce apparsa a Costantino allorquando alla testa della sua armata marciava contro il tiranno Massenzio, ecco che ad un tratto si sente nell'accalcato, silenzioso ed attento uditorio un confuso mormorio, che gradatamente andava crescendo; si vede un movimento, un alzar del capo in su, guardar in alto attoniti, meravigliati. In brevi istanti il commovimento, lo stupore si fece universale. Il predicatore ignorandone il motivo, dovette interrompere il suo discorso; uno dei sacerdoti che quivi erano, fendendo a stento la moltitudine, si accostò a lui, annunziandogli il portento apparso in cielo sopra del suo capo. 

Erano le cinque della sera, era notte fatta, il cielo per fettamente sereno, appena una piccola striscia di nubi leggermente ingombrava l'estremo orizzonte. Nel bel mezzo di questa immensa volta azzurra si vedeva a risplendere, in posizione orizzontale, una grande croce 



di proporzioni regolari, esattissimamente tutto all'intorno profilata, e contornata. Il suo colore era del più vivido e lucente argento, con vaga e leggerissima sfumatura rosea. Si conservò intera per circa trenta minuti; quindi poco per volta si dileguò. Questa miracolosa apparizione fu veduta anche nei paesi circonvicini a Migné, e molti furono i peccatori che si convertirono. Tale prodigio fu, dietro regolare e scrupoloso processo, solennemente autenticato da monsignor vescovo di Poitiers. 


Osservazioni. 

A quest'apparizione crediamo egualmente applicabili le interpretazioni che abbiamo riferite a pag. 46 e seguenti riguardo alla Croce apparsa in Narni nel 1837; facciamo soltanto rimarcare che quella veduta in Migné la posizione sua era supina ossia rovesciata. La rivoluzione operatasi negli ultimi giorni di luglio del 1830 essendo il frutto della moderna filosofia anticristiana, ebbri i libertini del loro trionfo, in moltissimi luoghi della Francia sfogarono rabbiosi l'odio loro contro la religione coll'abbattere e rovesciare le croci innalzate dalla pietà dei fedeli a perenne ricordanza dei celesti favori ottenuti, ed a stimolo di divozione e gratitudine verso dell'Uomo-Dio che a sì caro prezzo ci ha redenti. I lettori potranno formarsi un'idea della furibonda rabbia che in tale occasione invase gli empi contro le persone e le cose sacre, leggendo i brani che qui riportiamo, tolti dal libro Cristo dinnanzi al secolo, di Roselly de Lorgues (vol. I, capo I, prolegomeni S Imi). 

«...... E subito la casa del Signore invasa risuona d'urli sanguinarii. La morte si minaccia dalla voce pubblica contro i capi della Chiesa; l'asilo dell'indigenza e del dolore, l'ospizio di Pietà raccoglie, siccome mendico, Sua Grandezza monsignor di Parigi, cercato a morte. » 

L'arcivescovo di Besanzone, quello di Rheims sono in fuga.  

Il vescovo di Chartres ripara allo straniero, quello di Chàlon nascondesi nell'ospedale. 

I vescovi di Perpignano e di Marsiglia scampano alla morte fuggendo a precipizio dalle loro sedi. » 

A Saint-Sauvant il curato viene brutalmente strappato dall'altare mentre celebra la messa; a Villeneuve lo si getta in carcere.  

A Bourbon-Vandée il vicario vien lapidato nel suo letto ; a Matha lo si bastona. » 

E coteste violenze vanno moltiplicandosi in pari tempo in ogni dipartimento. . . . . » 

In una sola diocesi sedici curati, quaranta in un'altra, sono in pericolo di morte e strappati dal loro presbiterio.. . . . » . 

« Dalle persone l'odio passa agli edifizii. Si viola la chiesa di Blois, si fanno sgombrare colla forza le case dello Spirito Santo, di San Lazzaro, di Monte Valeriano, di Nancy, di Pont-a-Mousson, di Verdum, ed altre. » 

A Strasburgo, Cahors, Nancy; Autun, Narbonne, Saintes, Chartres, Dijon, ed altrove, il simbolo di nostra redenzione vien abbattuto da bande di forsennati. » 

Gli oltraggi variano secondo le località. A Blois, a Niort, il Cristo innalzato vien tratto al palazzo del comune siccome un malfattore. Alla Ferté-sous-Jouarre lo si svelle dalla chiesa in mezzo ai fischi, lo si sega e calpesta. A Sarcelles vien mutilato in croce. A Beaume, dopo molti oltraggi, vien bruciato, mentre a Montargis viene affogato nel fiume. . . . . » 

In alcune città, come a Poitiers, a Tolone, a Riom, a Nimes, a Tolosa, l'autorità procede officialmente al sacrilegio, ma in altri siti pare che si paventi la luce. A Bourges, Trevoux, Rhodez, Grenoble ed altrove scegliesi la notte per siffatte imprese. A Carpentras, a Noyon rifiutandosi gli operai terrazzani, convien ricorrere agl' increduli stranieri, ovvero, siccome a Besanzone, impiegar il braccio militare. - » 

Per queste medesime ostilità municipali, non fassi meno manifesta l'inclinazione all'usurpazione de' poteri ecclesiastici. Qui un maire atterra le porte della chiesa; là ei prescrive al curato in che ora debba dire la messa ; altrove fa cantare da suoi seguaci un ufficio di sua foggia, con salmi patriotici e versetti sanguinari. A Beru, il figlio del maire legge nella parocchia la raccolta degli atti amministrativi, e vieta il catechismo. A Poilly (Yonne) la guardia nazionale stanzia nella chiesa, e sopprime i vespri. Nelle grandi città sopratutto il soffio dell'empietà attizza la fiamma della rabbia popolare. » 

La calunnia s'addossa ai muri della capitale, e gl'in sozza di nefandi scritti, tra cui i meno ributtanti s'intitolano infamie de preti. 

Per comune sforzo contro il sacerdozio, i volteriani gli aizzano contro compagnie di gridatori di strada a vociferare di polvere e di pugnali scoperti nelle cantine del l'arcivescovado, di canonici e di seminaristi, che spararono contro il popolo dalle finestre, di armi rapite ai Padri Ignorantini, d'avvelenamento di feriti per opera delle Suore di carità, di Gesuiti travestiti, arrestati in pubbliche conventicole, ecc. » 

Il culto cattolico perseguitato dagli osceni gridari nelle vie, ne' pubblici passeggi, fin sotto le finestre del re dei Francesi, condannato senz'essere udito, vien messo in berlina e fin sul palco del teatri. A lato di nemici sfacciati e schiamazzatori camminano oltraggiatori taciturni. Or parlasi d'un armeno del Gros-Caillou, che scontrasi con i scritto sul petto: Che è un prete? e distribuente un infernale spiegazione di questa parola; or vedesi qualche dervis della contrada Quincampoix vender la pretesa Cor respondance des évéques sur les événements de juillet; e mentre l' apostasia solleva la mostruosa sua testa, alcuni buffoni sulla soglia delle chiese fanno la parodia delle sante cerimonie della messa.

Durante la violenza di questa procella, sotto la grandine delle maledizioni, delle minaccie, degli strali inveleniti che l' opprimono, silenzioso e rassegnato il clero curva la sua fronte, soffre, ma non muove lamento. Nel raccoglimento e nella preghiera sopporta le barbare umiliazioni; e quando i pastori delle diocesi osano sollevar la voce, la loro parola non respira che amore e carità... » 

« Nonostante, il suono d'una preghiera in memoria d'un principe assassinato, risvegliò furori non ben assopiti. ln poche ore l'antichissima e veneranda chiesa di San Germano non fu più riconoscibile. Statue, sculture, seggi furono spezzati, stritolati; denudate le pareti, e sparsa dovunque la più gran desolazione. La plebe, stranamente acconciatasi con abiti sacerdotali, armata di frantumi d'altare, eseguì nel santuario una danza confusa accompagnata da urli infernali. E quindi subito furono assalite le parocchie di San Rocco, San Lorenzo, San Gervasio e Sant'Eustachio, - - » 

Per la seconda volta la feccia del popolo parigino, feccia veramente unica al mondo per la sua sfacciataggine, irreconciliabile avversaria del cielo, piombò sull'arcivescovado. » 

Quando furono gli oltraggi e gli spogli consumati, essa se la prese colle pareti, co' tetti, colle fondamenta, razzolò fra i ruderi, chiedendo con imprecazioni d'essere sbramata nel sangue del suo pastore. Nè la sua rabbia fu trattenuta dall'inviolabilità delle tombe, chè fin sotto l'avello della madre essa andò in traccia dell'unto del Si gnore. I libri sacri, i pontificali arredi furono bruciati o gettati nella Senna, insieme con un crocifisso d'ammirabile lavoro. Il volterianismo, che dai ponti e lungo le vie costeggianti il fiume dilettavasi a contemplar l'opera d'abbominazione, vedendo il simbolo del nostro culto via trasportato dall'onde, die' in sorrisi di gioia, in atti di compiacenza, ed orgogliosamente rivolto alla moltitudine disse: «Osservate come l'onda via lo trascina. ... il cristianesimo è passato !  

Non ci faremo a descrivere quell'ore d'affanno e di profonda tristezza, in cui gli spiriti erano abbattuti da un'orribile ansietà, la quale divideva i consigli dell'umana potenza, e la teneva incatenata, istupidita; in cui la guardia nazionale, coll'arme in braccio, assisteva alla distruzione e ne proteggeva i ministri; in cui uno speziale, cinto del nastro municipale, contro la croce guidava le turbe. Spettacolo d'afflizione e d'angustie mortali pe' cattolici! Provossi allora una noia improvvisa della vita; l'anima sfiduciata implorava allora da Dio, come già tempo, che la togliesse da questa vita. Anche taluni fra protestanti sentironsi affetti da cotesto immenso dolore. In un giornale profano il signor Guizot ebbe a deplorare tante ignominie. - » 

Violata fu la libertà religiosa, insultate, spezzate le croci, tutto che i padri nostri adoravano, tutto che noiveneriamo fu dato allo scherno ed alla distruzione; una chiesa vetusta non potè essere salva se non diventando casa municipale, ed a sottrarla alla distruzione convenne spogliarla.... » Quest' istoria del passato voglia Iddio che non sia quella dell'avvenire ! 

Siccome l'onnipotente e misericordioso Iddio non ricorre ai mezzi straordinari senza gravissimi motivi, così siamo di parere che il Signore con quella prodigiosa comparsa della croce abbia voluto alludere non solo ai sacrileghi insulti e profanazioni commesse tre anni dopo in quel reame, che in compendio abbiam narrate, ma altresì alla . prossima generale persecuzione, ed alla passeggera vittoria dei tristi sui buoni, della quale fan cenno molte profezie contenute nella già menzionata raccolta intitolata I Futuri Destini degli Stati e delle Nazioni quinta edizione (1). Quando invece colla posteriore apparizione di Narni ci volle Iddio significare il futuro trionfo della croce ossia della cattolica religione sopra de' suoi nemici. 

Alle dolorose scene che avvennero in Francia nella rivoluzione del 1830 contro il cattolicismo, col cuore pieno di dolore non possiamo trattenerci dal qui aggiungere il sacrilego misfatto avvenuto in questi giorni a Torino nella chiesa metropolitana il dì 8 settembre 1862, ed ecco un cenno dell'accaduto. 

Il giorno della Natività di Maria Santissima le diverse Confraternite ed il Clero con grande folla di popolo si trovavano nella cattedrale, verso le undici antimeridiane, per la processione alla quale per lo addietro ogni anno sempre intervenivano in gran divisa i Supremi Magistrati sedenti in Torino, le Civiche Autorità ed i rettori e professori della Università degli Studi in commemorazione della grazia ottenuta da Dio per intercessione di Maria SS. nel 1706, cioè la liberazione di Torino da più mesi assediata dalle truppe francesi. Già una parte della processione era uscita dalla chiesa, quando tutto ad un tratto un uomo sui cinquant'anni si slancia sul trono dove era la statua di Maria Vergine Consolatrice che si doveva portare in processione, e là trattosi di sotto all'abito un'ascia, prese a menar colpi furiosi contro la Madonna e contro il Bambino che teneva in braccio. La statua è di rame argentato, ma ai colpi violenti del sacrilego la testa del Bambino ed un braccio spiccati caddero. E quello scellerato continuava nell'opera sacrilega, menando colpi contro la Madonna, quando un carabiniere accorso a quell'orrendo spettacolo gli vibrò un colpo di sciabola sul capo, che lo fece stramazzare. 

Altri testimoni di vista affermano che cadde il delinquente sotto i colpi vigorosi menatigli addosso dai sergentini ossia guidatori della processione, e come fu sul suolo prosteso, un uomo, toltagli di mano la scure, gli diede un colpo sulla testa che lo fece grondar sangue. E fu solo allora che gli agenti di polizia s'impadronirono di quel ribaldo, ed il trasportarono fuori del tempio. 

Il descrivere le grida, i pianti, la confusione, il tumulto che destossi nella vasta chiesa piena zeppa di uomini, di donne, di fanciulli, è impossibile. L'orrore di quel misfatto, il timore di ciò che in seguito a quell'inaudita scelleraggine poteva accadere, credendosi che si volesse fare strage di tutti quelli ch'erano in chiesa, riempievano ogni cosa di confusione e di spavento. Mentre però le donne piangenti ed i fanciulli stridenti si precipitavano fuori della chiesa, gli uomini s'avventavano intorno allo sciagurato autore di quello scandalo e gridavano: si uccida, si abbrucci, si squarti ! e quando i carabinieri e le guardie di polizia trascinavano via quel miserabile, il popolo si scagliava contro di lui per farlo a pezzi. E non sarebbe più uscito di chiesa se nol difendevano dal furore della gente i carabinieri, i quali però non potevano impedire che venisse fieramente malmenato a pugni ed a calci. 

Tal è la sostanza del fatto. Ora poi venendo alle circostanze che l'accompagnarono, diciamo da prima che si vuole far passare per matto l'autore di questo delitto, e le autorità di polizia, invece di farlo condurre in carcere, lo mandarono immediatamente all'ospedale dei pazzi. Noi desidereremmo, e come cittadini e come cristiani, che veramente quello sciagurato fosse matto. Avremmo una vergogna ed uno scandalo di meno da deplorare. Ma sventuratamente abbiamo fondato motivo di credere che questo non sia il caso di pazzia, ma bensì effetto del furore iconoclastico d'un apostata. E d'altro lato questo ripiego di attribuire a pazzia i grandi delitti che in questi tempi di progresso e d'incivilimento funestano la società, e coprono d'infamia la rivoluzione, è vieto e non serve più a nulla. Sono pazzi i regicida, pazzi i suicida, pazzi i sacrileghi; e con ciò si è trovato il modo di togliere l'orrore che siffatti delitti naturalmente ispirano; e quel che è peggio, si dà ansa a facinorosi di moltiplicare le loro scelleraggini, sapendo che potranno scapolarsela con un paio di mesi di manicomio l Per altro si sa che lo spacciato matto confessò a più d'uno aver egli ricevuto del danaro per commettere quel delitto. 

Ora diremo noi: Erano dunque anche pazzi tutti coloro che in Francia commisero le sovra notate sacrileghe nefandità ? 

Da alcuni anni in qua è sempre contro a ciò che si hanno di più caro i Torinesi che si volgono gli attentati pessimi. In prima si ruba nel suo Santuario la statua di Maria SS. Consolatrice che era d'argento: poscia nel 1861 si abbrucia in modo arcano l'organo di quella chiesa notte tempo con grave pericolo d'incenerire tutto il santuario, e l'attiguo cenobio: quest'anno (1862), in mezzo alla più augusta funzione, si oltraggia ed al cospetto dell'universa città divota s'insulta a M. V. SS. tentando a colpi di scure spezzarla sugli occhi di tutti. 


AVVERTENZA 

Erano appena trascorsi pochi giorni dacchè erasi stampato il precedente foglio di questa Raccolta di predizioni, in cui a pag. 28 è inserta la visione profetica d'un piissimo sacerdote torinese, la quale descrive la liberazione del Vaticano da quel guerriero intitolato Il Liberatore, al lorchè il 29 agosto p. p. avvenne il fatto d'armi sulle montagne d'Aspromonte in Calabria, nel quale dopo un accanito combattimento, venne dalle regie truppe sconfitto e fatto prigioniero Giuseppe Garibaldi in un co'suoi soldati volontari in numero di oltre 2000. Costui ch'ebbe tanta parte nella così detta Repubblica Romana del 1848 e 1849, ora si vantava di voler liberare l'Italia dal cancro del Papato, dal Vampiro sacerdotale. Ed appunto per que sto veniva da suoi partigiani ed ammiratori entusiasticamente salutato ed acclamato Liberatore, Redentore, e quasi divinizzato.

Il Vaticinatore

RINGRAZIAMENTO A DIO

 


(Dal Messaggio del Padre) Felici quelli che credono questa verità e che approfittano di questo tempo di cui le Scritture hanno parlato in questi termini: "Ci sarà un tempo in cui Dio deve essere onorato e amato dagli uomini come Egli lo desidera."

 

RINGRAZIAMENTO A DIO

Ti benedico, o Padre, al termine di questo giorno.

Accogli la mia lode e il mio grazie per tutti i tuoi doni.

Perdona ogni mio peccato:

perché non sempre ho ascoltato la voce del tuo Spirito.

Non ho saputo riconoscere il Cristo nei fratelli che ho incontrato.

Custodiscimi durante il riposo:

 allontana da me ogni male

e donami di risvegliarmi con gioia al nuovo giorno.

Proteggi tutti i tuoi figli ovunque dispersi. Amen.



PER GESÙ AL PADRE

Gesù, la promessa del Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il Figlio del Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, la Parola del Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il testimone del Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, la tenerezza del Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il benedetto dal Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il prediletto dal Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, l'inviato dal Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il nato dal Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il risorto dal Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il fedele al Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, il consustanziale al Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, la via al Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, la guida al Padre. Rivelaci il Padre.

Gesù, l'asceso al Padre. Rivelaci il Padre.


La Mano di Dio si servirà del sole per avvisare il mondo.

 



Mia amatissima figlia, il sole diverrà uno dei più grandi segni quando l‟intervento divino starà per essere svelato. Non appena vedrete i cambiamenti nel sole, nel momento in cui esso vi sembrerà più grande, risplenderà più a lungo e fuori stagione, sappiate che si sta avvicinando il tempo per la Mia Seconda Venuta. 

La Mano di Dio si servirà del sole per segnalare al mondo che la sua attività è insolita. Gli scienziati non saranno in grado di dare una spiegazione per gli improvvisi movimenti del sole e per il comportamento insolito di questa stella che vi dà la luce. Senza la luce del sole la terra sprofonderebbe nell‟oscurità. Così, mentre i peccati dell‟uomo aumentano ed il peccato viene considerato come un semplice aspetto della natura umana, la terra verrà ricoperta dallo spirito delle tenebre, e man mano che il peccato avvolgerà il mondo, il sole lentamente perderà la sua luminosità e diventerà opaco. Poiché l‟uomo perderà ogni sentimento d‟amore per gli altri e diventerà insensibile al dolore che infligge ad essi, a causa del peccato, il mondo diverrà più buio: più buio nello spirito e più scuro di giorno. 

Io continuerò a guidare i figli di Dio fino a quel momento. Vi mostrerò la strada che conduce al Mio Regno e vedrete la Mia Luce. Niente vi distrarrà lungo la strada, poiché vedrete chiaramente come il male porti con sé una terribile oscurità. 

Il sole si dissolverà finché, alla fine, nessuna luce coprirà la terra per tre giorni. L‟unica luce sarà quella che viene dalla Verità. Infine, il quarto giorno, il cielo si aprirà di colpo e la luce, con una potenza che non avreste mai creduto possibile, si riverserà dai Cieli. Allora Io sarò visto in tutta la Mia Gloria da ogni persona, in qualsiasi paese contemporaneamente, mentre verrò a reclamare il Regno promessoMi dal Padre Mio. 

Non abbiate timore della preparazione che vi é richiesta, perché ognuno di voi sia pronto ad incontrarMi. Dovete assicurarvi di essere ben preparati per Me, poiché quello sarà il giorno in cui vi consegnerò le Chiavi del Mio Regno e vi saranno grandi festeggiamenti. Il male non esisterà più nel Mio Nuovo Mondo a venire e i giusti si uniranno in armonia con Me e con tutti gli angeli ed i santi. 

Dovete considerare questa missione come se faceste un viaggio. Ogni parte del vostro viaggio porta nuove scoperte e nuove vie per imparare ciò che è necessario fare nella tappa successiva. 

Man mano che supererete ogni singolo ostacolo, diventerete più forti. Anche il più debole tra voi completerà questo viaggio, poiché Io vi guiderò in ogni passo e presto esso sarà concluso. 

Rallegratevi, a motivo del Mio Regno ed attendetelo poiché il tempo sarà breve. 

Il vostro Gesù. 

24 Ottobre 2014