giovedì 19 febbraio 2026

I MISTERI DELL’ANTARTIDE CHE NASCONDONO LA VERA STORIA DELLA TERRA!


 

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Amen,

 


Signore Dio, re del cielo e della terra, degnati di dirigere e santificare, di reggere e governare oggi i cuori, i corpi, i sensi nostri, le nostre parole ed opere.

Fa' che viviamo secondo la tua legge e operiamo secondo i tuoi comandamenti, affinché, ora ed in eterno, con il tuo aiuto, meritiamo di essere salvi e liberi, o Salvatore del mondo: che vivi e regni, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


La giustizia di Dio viene su questa Umanità peccatrice che si è messa contro di Lui per seguire il maledetto Serpente.

 


Carbonia 16.02.2026

Mia amata sposa, sono alle soglie di questo mondo corrotto per fare giustizia!

Amati figli, presto udrete l’armonioso canto dei Miei Angeli, essi saranno accompagnati dal suono di arpe e cetra. Saranno miriadi di Angeli celesti che discenderanno sulla Terra per annunciare il Mio prossimo intervento.

Amati del vostro Signore, il tempo a voi concesso è ormai finito.

Un tuono possente a breve sarà avvertito su tutta la Terra, questa Umanità tremerà per la paura. Molti uomini avranno la consapevolezza che le profezie annunciate, ma da loro snobbate, sono in corso, vedranno con i propri occhi che tutto ciò che è stato annunciato sta accadendo.

La Giustizia di Dio cala su questa Umanità perversa, fuori dai cànoni di Dio, irrispettosa nei confronti del Creatore e facile all’ira.

Figli Miei, vedrete cadere sulla Terra fulmini e grandine.

Un vento impetuoso si abbatterà sulle città.

Vulcani addormentati si risveglieranno ed erutteranno, il cielo sarà coperto da dense nubi di fuliggine, il che non permetterà di vedere ad un palmo dal naso.

I grattacieli crolleranno uno dietro l’altro.

La terra si aprirà a causa di un fortissimo terremoto.

Molti paesi saranno distrutti, si udranno urla disperate di aiuto a Me, ma Io non potrò salvare

…chi non Mi appartiene,

…chi Mi ha rinnegato per preferire Satana,

…chi Mi ha combattuto per favorire il disegno satanico.

La giustizia di Dio viene su questa Umanità peccatrice che si è messa contro di Lui per seguire il maledetto Serpente.

Figli Miei, vi richiamo ancora alla conversione, non tardate, tutto ora si muoverà secondo quanto annunciato.

Regina della Famiglia



L'uomo di fronte alla morte 

La Vergine Maria più volte introduce nel suo messaggio il  discorso sulla morte, o invitando la piccola veggente a pregare  per i peccatori ostinati che non pensano alla morte, o assicurandola non solo che l'avrebbe rivista nell'ora della sua morte, ma  avvolta nel suo manto l'avrebbe portata in cielo. 

Se la sofferenza e la malattia pongono il problema del  senso della vita, lo pone ancora di più la realtà della morte fisica,  con la dissoluzione totale del nostro corpo. Perché vivere, lavorare, soffrire, amare se poi tutto si disperde come fumo nell'aria  e di noi non resterà nemmeno il nome? Non possiamo ridurre la  morte ad un semplice fenomeno naturale. Essa contraddice al  nostro desiderio di vivere e l'uomo guidato dal cuore più che  dall'intelligenza respinge l'idea di una totale distruzione. Dio  creandoci a sua immagine, donandoci lo spirito ha posto in noi  un germe irriducibile alla materia e perciò insorgiamo contro la  morte. Noi sentiamo la morte come un castigo e perciò vediamo  in essa la sanzione del peccato. Dio non ha creato la morte.  Aveva creato l'uomo per l'incorruttibilità e la morte è entrata nel  mondo per l'invidia del demonio. Il potere che essa ha su di noi  manifesta la presenza del peccato sulla terra. Scoperto il legame  tra il peccato e la morte conosciamo meglio la nostra esistenza.  Anche la sofferenza, la malattia derivano dal peccato. La liberazione dalla morte, dalla sofferenza, dalla malattia non avviene  senza condizioni, cioè senza la conversione del peccatore. 

Il pensiero della morte aiuta a lasciare il peccato e a vivere  nella grazia santificante. Esso ci mette dinanzi i nostri limiti. L'esperienza ci dimostra che la vita è breve ed è continuamente insidiata dalla morte. Il pensiero della morte ci ridimensiona nella pretesa di poter fare tutto, di disporre della nostra vita e di quella  degli altri. Ci allontana da quella avidità insaziabile del possesso,  del dominio sulle cose e sugli uomini, dal porci al centro del  mondo, così che tutto debba ruotare attorno a noi e tutti siano al  nostro servizio. Il pensiero della morte ci pone la domanda: che  cosa sarà dopo la vita presente? La risposta non è ininfluente  sulle scelte che facciamo ogni giorno. Se, come dice la fede  cristiana, dopo la morte ci attende il giudizio di Dio il quale  chiederà conto dei doni che ci ha dato, a cominciare dalla vita, e  dell'uso che ne abbiamo fatto, è chiaro che questo pensiero ci  indurrà ad un maggiore senso di responsabilità nelle decisioni che  prendiamo, perché da esse dipende non solo la vita presente ma  anche quella futura, che sarà di gioia o di eterna sofferenza. 
La rivelazione illumina il mistero della morte. Nell'uomo  mai il male, per quanto grande, potrà prevalere sul bene, neanche  il male della morte, che trova la sua sconfitta definitiva nell'universale risurrezione della carne. I cristiani credono e sperano  che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive sempre,  così pure i giusti, dopo la morte, vivranno per sempre in Cristo  risorto e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno. 

Severino Bortolan

mercoledì 18 febbraio 2026

Chiarificazione sulla re-incarnazione – Gesù e la Redenzione

 


Incarnazione – Re-incarnazione


Accettare un ritorno alla Terra allo scopo dell’espiazione della colpa di peccato è totalmente sbagliato, benché la Legge di Giustizia divina richieda l’appianamento di ogni colpa. Ma per questo per Me stanno davvero aperte molte possibilità, in modo che una volta sarà anche estinta con sicurezza ogni colpa, e che l’essere può di nuovo venire accolto nel Regno di Luce e della Beatitudine, in modo che lo stato della colpevolezza gli è chiuso. Il Regno dell’aldilà, nel quale l’anima entra dopo la morte del suo corpo, corrisponde al suo stato di maturità, in modo che può trovarsi sia nella più profonda oscurità come anche nella Luce più chiara e la sua sorte corrispondente può ora essere tormentosa oppure anche meravigliosa. E così sia i tormenti che anche le Magnificenze sono indescrivibili e non possono essere descritti a voi uomini. E così i tormenti – cioè la sorte delle anime non salvate – possono essere terrificanti e l’anima soffre quindi per la sua colpa o per via della sua colpa sovente inimmaginabile; quindi espia anche attraverso questa sofferenza molto della sua colpa. Il suo stato di sofferenza può estendersi a tempi eterni, quando è incorreggibile, se non accetta i consigli delle sue guide spirituali, che l’aiutano ad uscire da questa miseria. Perché non può arrivare nel Regno di Luce, prima di aver estinta la sua colpa, per quanto si tratta di peccati commessi sulla Terra. Ma dato che la “colpa primordiale della sua caduta da Dio” è molto più grande di questa colpa, non può mai essere estinta dall’anima stessa, l’uomo deve trovare sulla Terra oppure la sua anima nell’aldilà irrevocabilmente da Gesù Cristo, per la quale Egli E’ morto sulla Croce. Senza Gesù Cristo l’anima non si libererà mai dalla sua colpa per quanto tempo ancora possa languire nell’oscurità nel Regno dell’aldilà. Lei deve quindi invocare Gesù per la Misericordia, per il Perdono della sua colpa e le sue guide spirituali cercheranno sempre di nuovo, di stimolarla che lei cerchi la salvezza da Lui, Che ha dato per questa colpa la Sua Vita. E se ora l’anima si affida a Lui, allora sarà estinta la colpa primordiale come anche la colpa dei peccati che ha caricato su di sé nella Vita terrena. Allora sarà libera da ogni colpa e grazia al Sangue di Gesù accolta nel Regno della Luce e della Beatitudine. Ma se l’anima è così caparbia, che non si rivolge a Lui, malgrado tutte le rappresentazioni degli esseri di Luce che la vogliono aiutare, lei sprofonda sempre di più; i suoi tormenti sono incommensurabili e se non le riesce di salire ancora dall’inferno, cosa che è poi ancora possibile con l’aiuto degli esseri di Luce, allora deve iniziare di nuovo la via attraverso le Opere della Creazione, per giungere comunque una volta all’ultima meta. Ma questo ritorno alla Terra non è la ri-incorporazione dell’anima che voi uomini presumete, ed è anche tutt’altro che desiderabile, perché è di nuovo uno stato di tormento infinitamente lungo per l’anima dissolta in particelle, finché arriva di nuovo nello stadio come uomo. A voi uomini deve essere sempre di nuovo detto una cosa: che voi non sarete mai liberi dalla vostra colpa senza Gesù Cristo. L’Opera di Redenzione di Gesù è così significativa per il fatto, perché Egli Solo è la Porta per il Regno di Luce. Perché se voi espiate anche attraverso grandi tormenti nell’aldilà la colpa dei peccati che voi avete caricati su di voi nella vita terrena, non potete comunque entrare nel Regno di Luce, se non siete diventati liberi dalla vostra colpa primordiale attraverso Gesù Cristo. E proprio così non vi servirebbe nemmeno una ripetuta vita terrena, nella quale aggiungete nuovamente nuova colpa, voi dovete quindi trovare prima Gesù, Che potete però trovare anche nell’Aldilà, quindi per questo non dovete ritornare sulla Terra. Io faccio sempre di nuovo notare a voi uomini questa dottrina errata, perché attraverso questa voi “svalutate anche l’Opera di Redenzione di Gesù”, perché attraverso questa dottrina errata voi volete far credere ai vostri prossimi, che voi stessi siete in grado di estinguere la colpa e perciò passate oltre a Gesù, senza Il Quale però non potete mai diventare liberi dalla vostra colpa primordiale, che non può essere estinta nemmeno attraverso grandi tormenti sulla Terra o nell’Aldilà. Lasciatevi convincere dell’importanza del fatto che dovete prendere la “Via della Croce” e non ingannate voi stessi con false speranze, con le quali voi prolungate solamente il vostro stato legato e languite per tempi infinitamente lunghi nell’oscurità. Perché Egli Solo è la Luce che è discesa sulla Terra, che vi ha portato la Salvezza dal peccato e dalla morte, se soltanto siete volonterosi a chiedere Perdono a Lui per la vostra colpa, se non confidate sul fatto di poter farcela voi stessi in ulteriori vite terrene con la vostra colpa ed attraverso una tale credenza prolungate soltanto sempre di più lo stato dell’oscurità e delle sofferenze. Perché “senza Gesù Cristo e la Sua Opera di Redenzione” non arriverete mai in eterno alla Luce, alla Libertà ed alla Beatitudine, senza Gesù Cristo non potete diventare liberi dalla vostra colpa. 

Amen

13. maggio 1963


Un Mondo secondo il Cuore di Dio

 


C’era nel popolo di Israele un’intensa aspirazione ad essere come gli altri popoli, malgrado che l’amore di Dio lo chiamasse ad essere differente. Quella differenza che aveva loro fatto l’Amore, si trasformò in una maledizione chiesta dallo stesso popolo: «II suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Giudei o non giudei, tutti quelli che fanno resistenza allo Spirito di Cristo sono loro figli e sopra di loro si compie la sentenza chiesta dai “loro padri”: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Dobbiamo ripetere un’altra volta: non fermiamoci al Popolo ebreo soltanto. Questo popolo rappresentava IN TUTTI I SUOI ASPETTI il “Popolo di Dio”, l’umanità intera, e quell’atteggiamento negativo viene ripetendosi in tutte le anime che con la loro vita priva di fede stanno rinnegando Cristo; l’atteggiamento positivo l’abbiamo visto nei primi Apostoli di Gesù, ed erano anch’essi giudei. 

Le anime che, come loro, si identificano con la vita del Figlio di Dio, Cristo, formano la Chiesa di Dio, la Nuova Gerusalemme, dalla quale sono esclusi i malvagi, tutti coloro, senza distinzione ili razze e di popoli, che rimangano in un atteggiamento negativo di fronte a Dio. «È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo nell’attesa che si realizzi la beata speranza della manifesta- zione gloriosa del grande Dio e salvatore nostro Cristo Gesù il quale sacrificò sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro, suo proprio, zelante nelle opere buone. Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno osi disprezzarti!». 

Il Popolo ebreo non poteva essere come gli altri popoli, perché così avevano stabilito i piani misteriosi di Dio, scegliendolo per manifestare in esso i suoi disegni alla umanità. E per darci il suo “SIGILLO” prese da questo popolo la carne, manifestandosi agli uomini nella Persona di Gesù, suo Figlio, che è «immagine del Dio invisibile, primogenito di ogni creatura». «Perché in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e siete divenuti anche voi partecipi di questa pienezza in lui che è il capo di ogni principato e potestà». Ecco perché quel popolo continua ad essere “figura” del nostro atteggiamento di fronte a Dio. «Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava e quella roccia era il Cristo. 

Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila. Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi, e caddero vittime dei serpenti. Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla. Perciò, o miei cari, fuggite l’idolatria».

JOSÉ BARRIUSO

 

Non temete, perché la fine dei tempi è solo l'inizio di un futuro magnifico per l'umanità

 


Nostra Signora della Luce

Coopers Beach, Oceano Atlantico, Southampton, NY 


Appunti di Ned:

Dopo la Messa delle 12:00 alla chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a Southampton, New York, sono stato attratto dalla spiaggia di Coopers Beach sull'Oceano Atlantico.

La Madonna mi ha chiesto di camminare fino all'oceano, immergere la mano nelle onde e fare il segno della croce in segno di riconoscimento della sua presenza. Mentre attraversavo la sabbia per raggiungere la riva, ho guardato il cielo e ho assistito al Miracolo del Sole con l'Ostia Eucaristica chiaramente visibile al centro del Sole che ruotava. Assistere al Miracolo del Sole è diventata per me un'esperienza mensile regolare che accompagna i momenti in cui ricevo o sto per ricevere dei messaggi.

Dopo essermi benedetto in riva al mare, sono tornato alla mia auto e ho notato che erano circa le 12:55. Istintivamente sapevo che il messaggio della Madonna mi sarebbe giunto esattamente alle 13:00, e così è stato. Vi offro il seguente messaggio affinché lo discerniate e lo meditiate in preghiera.


Messaggio


Mio caro figlio,

il mese scorso ti ho portato sulla montagna; oggi ti porto al mare. Hai notato che la pace e la serenità di mio Figlio, Gesù, sono presenti in entrambi i luoghi? Dubiti che questo sia il mondo che Dio Padre ha voluto per te nella tua esistenza terrena? Credi che Dio abbia voluto che le montagne crollassero o che questi mari devastassero le terre per distruggere le sue creature più amate, tutti voi, che siete suoi figli e figlie?

Solo gli stolti crederebbero una cosa del genere, e questa è l'intenzione del mio avversario: rendere stolti i figli del Padre, perché il maligno non conosce limiti nei suoi tentativi di distruggervi.

Ma, ahimè, il tempo del maligno sta diventando sempre più breve e il regno di mio Figlio sta diventando sempre più grande man mano che Egli si manifesta più pienamente tra voi.

Godetevi il luogo in cui vi trovate. Assaporate la bellezza e l'infinita saggezza di Dio Padre nel creare un mondo fisico così magnifico e bello affinché voi possiate imparare e crescere prima di realizzare la vostra ricompensa finale.

Sono rattristato in questi giorni perché l'umanità continua a ignorare le mie suppliche; continua a non prestare attenzione ai messaggi che ho trasmesso ai miei figli nel mondo.

Ecco, i tempi stanno cambiando in meglio, ma avete ancora molte lotte davanti a voi. I tempi attuali richiedono preghiera, penitenza, contrizione e la recita di tutte le preghiere di Dio per salvare l'umanità dalla sua stessa distruzione.

Il diavolo in questi tempi sta facendo gli straordinari per vedere prevalere il suo piano, ma sta esalando i suoi ultimi respiri di oscurità sull'umanità.

Guardate ai tempi che vi attendono. Non lasciatevi coinvolgere dai problemi del mondo che non hanno soluzione senza mio Figlio. Non c'è soluzione per l'umanità se non attraverso le braccia di mio Figlio.

Il peso delle Sue braccia è diventato così pesante da sopportare anche per Lui a causa dei peccati del mondo.

Chiedo a voi, suoi figli, di alleggerire il peso e il dolore che Egli sopporta per voi. Vi chiedo di alleggerire la lotta di mio Figlio attraverso la preghiera. Egli vi sta chiamando ora, proprio come sto facendo io.

Io sono la vostra Madre Celeste e vi sto chiamando ora. Siamo alla fine dei tempi, ma non temete, perché la fine dei tempi è solo l'inizio di un futuro magnifico per l'umanità; un mondo futuro che gioirà dell'amore di mio Figlio per tutta l'umanità; un futuro che farà desiderare a tutti voi di rimanere qui per sempre.

Ma, ahimè, questo mondo in cui vivete è solo temporaneo, perché il Padre ha progettato per voi un luogo, quando lascerete questo mondo, che va oltre ogni descrizione fisica. Se solo poteste vedere ciò che il Signore ha creato per voi per trascorrere il resto dell'eternità con Lui, quanto sarebbe diverso il vostro comportamento in questo mondo. Quanto sarebbe diverso per voi se riconoscesse il cammino di mio Figlio, Gesù, nel salvare il mondo dalla sua stessa distruzione.

Siamo in un'epoca in cui molti di voi vivono alla luce del mio Divino Figlio. Chiedo a voi, guerrieri della preghiera, di continuare il lavoro che state facendo, ma anche di continuare a pregare con più fervore. Abbiamo bisogno di più persone come voi tra le vostre fila per sconfiggere il maligno.

In questi tempi vi chiedo di evangelizzare i vostri fratelli e sorelle che si sono allontanati dalla vera Chiesa di mio Figlio. Avete una responsabilità enorme agli occhi di Dio Padre e di mio Figlio Redentore nell'evangelizzare le anime perdute.

Chiedo a tutti voi di condurre molte più anime tra le braccia di mio Figlio prima che i tempi bui calino su di voi. Portando le anime perdute tra le braccia di mio Figlio, alleggerite il peso che Egli deve sopportare per i peccati dell'umanità.

Solo coloro che vivono nella luce di mio Figlio saranno in grado di sopportare il peso e il dolore dei tempi che ci attendono. Ma non temete se vivete nella luce di mio Figlio, perché non avete motivo di temere. Non esiste oscurità che possa spegnere la luce di mio Figlio.

Preparatevi ora, perché i tempi che ci attendono saranno difficili, ma preparatevi con la fiducia e la consapevolezza che mio Figlio vi apparirà nel momento più buio.

Si avvicina il momento del grande evento in cui mio Figlio si rivelerà al mondo. In quel momento, il maligno sarà gettato nelle tenebre e il mondo tornerà a essere luminoso.

Tutti voi che non siete stati chiamati alla dimora eterna del Padre continuerete a vivere, ma con una vita più piena qui sulla Terra; una vita piena dell'amore del vostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo, il Redentore del mondo!

Oggi vengo a voi come la Signora della Luce.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

1 dicembre 2005

Ned Dougherty

Il demonio teme e odia tutte le nostre preghiere; ma nessuna persegue con tanto odio come il rosario.

 


OPERE DEL PADRE ANTONIO VIEIRA 

· SERMONI.


Sapendo di considerare l'aspettativa del nuovo predicatore, che oggi dovrete ascoltare: e ora aggiungo, che è il più saggio, il più esperto e il più eloquente che abbiate mai sentito. I punti che tratterà sono tre, su altrettante questioni, ma non sollevate da lui, bensì da un altro predicatore, anch'egli grande, e per il quale Dio in questa occasione ha operato un altro miracolo, anch'esso del demonio muto, ma maggiore di quello dello stesso Cristo nell'insegnamento e nell'elevazione del rosario. Perciò, quando Cristo finisce di insegnarci a pregare, egli comincia a impegnarsi per farci tacere, insegnandoci a recitare il rosario, e il demonio ci toglie la follia, affinché non lo recitiamo.

Perché pensate, signori, che ci siano nel mondo tanti uomini con il nome di cristiani che non recitano il rosario? Perché, così come il demonio rese muto quell'uomo, così li rende muti: "Mutus est, qui in Dei laudes labia sua aperire nescit", dice qui Eusebio Emisseno. Il demonio teme e odia tutte le nostre preghiere; ma nessuna persegue con tanto odio come il rosario. Leggete le storie ecclesiastiche, e non solo vedrete quanto il demonio ha sempre perseguitato il rosario, e ha cercato di rimuoverlo dal mondo per mezzo degli eretici di ogni genere, antichi e moderni; ma tra gli stessi cattolici troverete esempi spaventosi e terribili delle macchinazioni, degli sforzi, delle promesse e dell'applicazione di tutto il suo sapere e potere, con cui il demonio ha allontanato molti da questo celeste esercizio. A quanti disperati per la povertà ha offerto e scoperto tesori, ma a condizione che non recitassero il rosario? A quanti ciechi per l'appetito sensuale ha promesso la fine dei loro desideri, ma a condizione che le perle del rosario che portavano segretamente con sé le gettassero via? A quanti ha assicurato la vendetta dei loro nemici, e che nei pericoli della guerra e delle battaglie sarebbero usciti vivi e senza ferite, ma a condizione che prima si lasciassero disarmare di quell'emblema stesso, che è il balteo della milizia del cielo? C'è un autore grave, il quale afferma che, per il demonio servire chi si vuole valere di lui, il patto tacito o espresso che usa, sono quelle parole di Sara: "Ejice ancillam, et filium ejus" (Galati IV, 30), intendendo per ancilla la Vergine Maria, e per suo figlio, Cristo nel Padre Nostro. Anche ai devoti della Signora, quando non può allontanarli dalla sua devozione, almeno cerca che lascino il rosario, e lo scambino con altre preghiere, o più nuove, o meno comuni, come molti fanno. Infine (e questo è il più grande inganno e tentazione di tutte), fa che quelli che recitano il rosario, lo recitino distratti e senza attenzione.

Una delle più notevoli promesse che Cristo fece a coloro che lo seguivano, e che avrebbero dovuto succedergli in questo mondo, fu che non solo avrebbero fatto opere così grandi e meravigliose come le sue, ma ancora maggiori: "Opera, quae ego facio, faciet, et maiora faciet" (Giovanni XIV, 12). Così generosa e così fiduciosa è la vera e sovrana grandezza. Chi in tutto vuole apparire maggiore, non è grande. Così promise il Signore, e così si compì: perché, lasciando altri esempi, San Pietro dava salute agli infermi solo con l'ombra; cosa che Cristo non fece mai: e convertendo Cristo in tre anni solo cinquecento anime, San Pietro in un solo sermone ne convertì cinquemila. Ma ciò che rende più ammirabile questa disposizione della provvidenza di Cristo, è la ragione di essa, che lo stesso Signore dichiarò: "Maiora faciet: quia ego ad Patrem vado" (ibid.). Farà opere maggiori delle mie, perché io vado al Padre. Cristo, nostro Redentore, era tanto potente mentre viveva sulla terra, come dopo salire al cielo, e stare seduto alla destra del Padre: poiché avrebbe dovuto concedere questo così grande privilegio agli uomini, dopo essersi allontanato da loro, e stare in cielo; perché non lo concesse quando viveva in questo mondo? La ragione in sintesi è, perché questa prerogativa così singolare e rilevante, di dover fare agli uomini opere maggiori di quelle dello stesso Cristo, ci sarebbe stata concessa in virtù dei misteri e delle preghiere del rosario. E queste due condizioni, né da parte di Cristo, né dalla nostra, potevano compiersi, né avere effetto, prima che lo stesso Signore per mezzo della morte e risurrezione andasse da questo mondo al Padre: "Et maiora faciet: quia ad Patrem vado".

Ascoltiamo dal cardinale Caetano, che più concisamente e vigorosamente di tutti dichiarò l'energia di questo perché: Mirabilis apparet promissio, sed cessabit admiratio libralis subsequentibus conditionibus adjunctis. Se vi sembra meravigliosa una promessa così grande e straordinaria, ponderate le condizioni seguenti, che lo stesso Signore ha aggiunto, e subito cesserà la meraviglia. E quali sono queste condizioni? La prima è la morte e glorificazione di Cristo, significate nelle parole: Quia ad Patrem vado. Si chiude l'efficacia del suo muro, dicendo, vado: per la morte infatti andava al Padre: e si chiude anche la sua glorificazione, dicendo, al Padre: transitare infatti Gesù da questo mondo al Padre, è dal stato mortale e umile allo stato di immortalità, gloria e regno. Da qui anche il merito della sua morte, e il tempo della sua glorificazione sono significati nella causa, che i credenti in lui facessero questo, e cose maggiori. Così che per gli uomini fare opere maggiori di quelle di Cristo, la prima condizione che necessariamente doveva precedere, era il merito della sua morte, e il tempo della sua glorificazione: e queste stesse erano la seconda e terza parte dei misteri del rosario, che ancora mancavano per il suo completamento. Finché Cristo viveva in questo mondo, non era ancora compiuta e intera se non la prima parte dei misteri del rosario, che erano i gaudiosi; mancavano i dolorosi, che si compirono nella morte; e mancavano i gloriosi, che si compirono nella resurrezione. E come Cristo avrebbe concesso questo così straordinario privilegio agli uomini per mezzo dei misteri del rosario; perciò non poteva concederlo in questa vita, e in questo mondo, se non dopo che morisse e salisse al Padre: allora farà, perché vado al Padre.

Questa è la prima condizione da parte di Cristo, che sono i misteri: la seconda qual è? È l'altra dalla nostra parte, che sono le preghiere dello stesso rosario. Così continua e estende la sua ragione lo stesso Cristo sullo stesso perché: Quia ad Patrem vado. Et quodcumque petieritis Patrem in nomine meo, hoc faciam: (ibid. - 13) perché io salgo al Padre. E perché egli vi concederà tutto ciò che nel mio nome chiederete. Eccellentemente il già citato Caetano: Si spiega l'ampia facoltà di impetrare, non qualcosa, ma tutto, ciò che chiederanno. Dove diligentemente si scorge, e si nota la congiunzione, e il collegamento di questa causa con la parte precedente. Così che ciò che è contenuto in queste parole sotto quella congiunzione causale, perché. E si significa chiaramente per questo, che affinché il credente in Gesù faccia questo, e cose maggiori, concorrono come causa non solo che io vado al Padre, ma che voi preghiate. Vuol dire che dallo stesso quia, e dallo stesso perché, Cristo ha aggiunto la seconda parte della ragione, per cui gli uomini dovevano fare cose maggiori di quelle che lui aveva operato, e in questo modo il Signore conclude, che detta ragione o causa si compone di due condizioni, una da parte dello stesso Cristo, che sono i misteri del rosario, per il cui completamento fu necessario che lui morisse e salisse al Padre: Quia vado ad Patrem: e l'altra dalla nostra parte, che sono le preghiere dello stesso rosario, per mezzo delle quali impetriamo e otteniamo dal Padre, sotto il nome di suo Figlio, tutto ciò che chiediamo: Et quodcumque petieritis Patrem in nomine meo, hoc faciam. Così che i misteri e le preghiere del rosario, sono le due parti di cui si compone il motivo e la ragione totale per cui Cristo concesse agli uomini il privilegio mai immaginato di poter fare ciò che lui fece, e più di ciò che fece: conservando però in ciò stesso la sovranità propria, e la differenza da Signore a servi; perché Cristo, come Signore, operava comandando, e gli uomini, come servi, dovevano operare chiedendo: E con questo si dichiara anche il modo di fare, poiché lui fece comandando, ai credenti invece in lui si promette, che faranno questo, e cose maggiori, supplicando.

Supposto dunque che ai misteri e alle preghiere del rosario sia stata particolarmente concessa questa così ammirabile prerogativa; in quale persona, o in quale materia la possiamo vedere più propriamente praticata, se non nella persona del grande patriarca San Domenico, e nel caso di un altro demone muto. Nella persona di San Domenico, dico, dopo la Vergine Maria, fu il primo fondatore, e il maggiore propagatore del rosario: e nel caso di un altro demone muto, il quale non solo cercò di far ammutolire un uomo, ma con effetto aveva posto perpetuo silenzio a molti, affinché non solo non recitassero il rosario, ma lo disprezzassero e bestemmiassero. Il miracolo che operò Cristo nel demonio muto, fu molto grande; ma quello che operò San Domenico, in adempimento della sua stessa promessa, fu maggiore. Là parlò il muto: Loquutus est mutus; ma non parlò il demonio: qui parlò lo stesso demonio; e non solo un demonio, ma molti demoni. Là non riferisce l'evangelista ciò che disse il muto; senza dubbio perché parlando non disse cose di importanza: qui dissero i demoni cose così importanti, e di tanto peso, che nessun uomo le poteva sapere, né dire simili. Là disse il muto ciò che volle; qui dissero i demoni obbligati ciò che non volevano. Là uscendo il demonio da uno, entrò in molti, che furono gli scribi e farisei che bestemmiarono il miracolo: qui prima di uscire da un corpo, molti uomini li scacciarono dalle loro anime. Là finalmente, ammirati i circostanti, solo una donna esclamò: Extollent vocem quandam mulier: qui non solo ammirati, ma attoniti, e stupiti tutti, furono molti migliaia quelli che con voci che arrivavano al cielo, lodavano e ingrandivano la virtù e i poteri della Madre di Dio, e da tutto il cuore si convertivano a lei. Ma andiamo già al caso, e ascoltiamo il nuovo predicatore, con l'attenzione che egli saprà meritare.


Sento in modo allarmante che non c'è tempo, le sue parole diventano convinzioni.

 


Ordine schematico degli eventi, o esperienza, secondo i ricordi.

Giovedì. Cammino per strada; credo sia mezzogiorno. Mentre cammino mi appare una visione di San Michele. Mi spiega chi è rispetto a me. Mi parla e inizia un dialogo con me, mi dice che è mio amico. Continua a parlarmi per tutto il tragitto verso casa.

Venerdì. Continua, è una costante. Da quando appare giovedì, il tempo cambia il suo concetto. La nozione del tempo è diversa. Vivo in due tempi simultaneamente. Allo stesso modo vivo in due realtà, quella di qui e quella del dialogo (fuori dal tempo). Credo non ci sia stato riposo, cioè la relazione non scompare fino al sabato. Nel tempo vissuto, tutto diventa un presente. Il venerdì già mi parla di più cose, mi spiega cose, non si ferma. Mi dice che non c'è tempo, che non rimane tempo. Sento in modo allarmante che non c'è tempo, le sue parole diventano convinzioni. Ma posso allo stesso tempo vivere tranquillamente e adempiere ai miei doveri quotidiani. È una certezza il fatto che non c'è tempo. Non c'è più, non rimane. Continuo ad ascoltarlo, nulla di lui mi confonde. Sono molto tranquilla e fiduciosa nell'ascoltarlo. Non so spiegare come percepisco la sua amicizia. Dopo capisco che mi chiede di scrivere una preghiera con cose che lui mi ha detto.

Sabato. Giorno dell'Alleanza con San Michele. Quella mattina c'era il sole. Mio figlio piccolo si è alzato dal letto al mattino e, dopo averlo fatto, è corso in terrazza e ha gridato spontaneamente, mentre con il braccio destro indicava verso l'alto:

—Oh! Lì! Lì! Guarda mamma! Ecco la tua casetta!

—La mia casetta? —ho chiesto io. Continuava a indicare il cielo emozionato.

—Sì, la rosa! Ci sono molte casette nel cielo e la rosa è la tua!

Li porto al parco, è una giornata soleggiata. Il sabato ho finito il dettato, la preghiera (non so come spiegarlo, anche se la preghiera ha iniziato a "dettarmisi" venerdì sera). Perché, come dico, da quando San Michele appare, sono sempre con lui. (Ma dormo in quei giorni; mangio e bevo anche). Finisco la preghiera scritta seduta su una panchina, nel parco. I miei bambini sono con lo skateboard. E nello stesso istante in cui finisco di trascriverla inizia improvvisamente a grandinare. Penso che sia un segno dal cielo. Sorrido.

Scappiamo via dal parco, il tempo è cambiato di colpo. In macchina chiamo il mio direttore spirituale. Gli ho raccontato quello che San Michele mi chiede: di fare un'alleanza con lui, e di benedire un sigillo di alleanza.

Inoltre, San Michele, tra le altre cose, mi ha detto che mi sarei confessata. Mi ha ricordato alcuni peccati gravi della mia adolescenza che avevo dimenticato; infatti, non sono mai stata consapevole che fossero peccato, ma lo erano e gravissimi.

Arrivo a casa, non grandina più, c'è di nuovo il sole. Mi appaiono alcune immagini. Non ci sono più parole, cioè, dopo il dettato San Michele non mi parla più. Ma mi mostra immagini di un sigillo con lui che parlano senza parlare, non so spiegarlo. Le immagini non so tradurle del tutto. Mi viene un marchio, un sigillo e che devo averlo. Ma non so dove. All'inizio credo sia sul polso, ma no. Mi appare che deve essere sulla mano. Le immagini provengono da lui, me le manda lui, lo so. Anche questo non so spiegarlo.

Non va veloce, sento che va lento, la lentezza fa sì che mi costi tradurre. Poi mi viene che il sigillo è e deve essere sulla mano destra. Poi mi mostra che nel palmo stesso della mano. Non capisco come sigillare. Penso a tatuaggi, poiché mi viene qualcosa di tatuato, cucito, marchiato. Vado inviando messaggi al mio direttore e a un altro sacerdote spiegando quello che ho sentito e ora vedo.

Poi vedo che non è un tatuaggio, perché mi viene la mano con un segno di fuoco su di essa. Vedo fuoco. Vedo una M di fuoco. Dopo quell'immagine, credo che forse mi chiedano di bruciarmi. Scrivo di nuovo ai sacerdoti. Dopo mi viene che no, che non devo bruciarmi, nonostante abbia visto il fuoco come brace ardente e formando il segno.

Guardo la mano. Abbiamo già la M su di essa, tutto è più facile, bisogna solo benedirla. Non devo bruciarmi.

Copio qui il messaggio inviato al mio direttore:

“Non so se la M che abbiamo già nel palmo della mano sia sufficiente come suo marchio, come sua rappresentazione. Forse sì, se è benedetta come nostro sigillo con lui. Sì, se in quella M è riprodotta la sua immagine. Non so, mi aiuterà a discernere. Ma ho le idee molto chiare: è la sua immagine benedetta sulla mano.”

Mi si conferma che il sigillo è già sulla mano. Bisogna solo benedirlo e fare un'alleanza con lui, che bisogna presentare prima al Signore nel Suo altare. È una M, quella di Maria e Michele.

Ti chiedo di confessarmi; lui mi dice di no. Insisto per confessarmi, ma mi dice:

—Di nuovo? Non posso.

È occupato... Vede la benedizione del sigillo; ne parliamo in mezzo a tutti. Ci sono le mie amiche e mio nipote. Una donna entra in sacrestia mostrando le sue medaglie:

—Io vado molto protetta —dice, mostrando le sue medaglie.

Le rispondo, anche se non so perché:

—Arriverà un tempo in cui forse non potrai portarle.

Inizia la celebrazione della Messa. Non capisco niente, San Michele mi aveva detto che dovevo confessare i peccati che mi aveva indicato e ricordato. Inoltre, mi disse che mi sarei confessato, lo davo per scontato... Invece, sono alla messa e il padre non mi ha confessato.

Dico a San Michele:

—Mi hai detto che mi avrebbero confessato e non mi confessano, quindi tu lo saprai.

Nel momento in cui gli dico questo, il padre fa una pausa nella liturgia e dice:

—Il padre Y che è in fondo alla Chiesa, concelebrerà con me.

In fondo alla Chiesa c'è un altro sacerdote? "Michele si è occupato", penso; dirigo lo sguardo verso lì, vado a cercarlo e mi confesso.

Nella confessione parlo direttamente con Dio, anche se sono consapevole che il sacerdote è presente nel confessionale. Ma è a Lui che racconto con minuziosità tutti i miei peccati, i miei cattivi atteggiamenti, ecc. La confessione è sussurrata, credo che non sia io ad avere quella lucidità, è come se parlassero per me, come se mi dettassero i miei peccati. Cioè, non parlo volontariamente. La confessione è dettata.

Durante la confessione, e in modo non volontario, non so se chiamarla involontaria, forse la parola giusta per definirla è guidata, non parlavo con il sacerdote, parlavo con Lui, con Dio direttamente. Insisto, in un modo non pensato, né deciso. Non raccontavo niente al prete, lo raccontavo a LUI. Sembrava che Lui stesso mi dicesse ciò che voleva che gli dicessi; era la mia persona a usare la voce, ma la fonte non ero io, il torrente di luce che ho tirato fuori in quel dialogo di nudità e supplica di misericordia era suo. E io felice di poterlo fare, di potermi liberare, parlavo con Lui della mia verità mostrata. In quel momento, non eravamo separati. Andavamo di pari passo in sintonia, insieme.

È stato curioso, anche se forse non so esprimerlo. È stato molto strano. Ora capisco e non allora, perché quel sacerdote confessore era sbalordito dicendo che non aveva mai visto niente di simile in vita sua... Che con quella confessione lo stava redimendo. Che come mi confessassi così, che il demonio sarebbe venuto a prendermi, che in vita sua aveva visto qualcosa di simile, che mi proteggessi, eccetera.

Non ero consapevole dell'effetto che stavo producendo su di lui (sul confessore), di niente che non fosse la confessione in sé, proprio perché ero con Lui in una dimensione diversa. Più tardi il sacerdote confessore concelebrò con il padre P e ad alta voce disse:

—Offro questa Messa e in futuro tutte quelle che celebrerò, per una donna che mi ha impressionato tanto in confessionale, che per farvi sapere ha redento tutti i miei stessi peccati in quella confessione.19

Dopo essermi confessato, mi dirigo alla Messa. Alla fine, ci impongono le mani. C'è il Santissimo davanti. Due donne si dedicano a spruzzare acqua santa dal presbiterio mentre i due sacerdoti fanno l'imposizione con il Santissimo. Tutti cantano, preghiere di lode a Dio. Tutti cadono a terra. Tutti cadono.

Le preghiere, i canti sono di Gloria a Dio, a Gesù. Lo faccio anch'io, ma improvvisamente il mio canto cambia e mi metto a cantare alla Vergine, a lodare la Vergine, è un canto che mi esce con gioia dello spirito. Ho signore accanto che trovano strano che lodi la Vergine quando tutti lodano Gesù. Tutti vanno in fila per ricevere l'imposizione del Santissimo. Io resto in fila inginocchiato, non oso rimanere in piedi, la presenza di Dio è molto forte in me.

V, M, M J, e il resto delle persone, cadono a terra. Tutti cadono e lì rimangono. Il corridoio davanti al presbiterio è coperto di persone cadute. Il 20 padre P diceva che bisognava lasciarsi guidare dallo Spirito, non resistergli. Tocca a me. Io non cado. Vedo che il padre P mi guarda stranito, tutti cadono tranne me. Dopo l'imposizione, mi inginocchio davanti al Santissimo e i miei piedi mi portano verso la fine della Chiesa dal lato sinistro di essa. Non so dove vado. In effetti, non conosco la Chiesa né ciò che c'è in essa. Conoscevo solo la sacrestia e l'ufficio parrocchiale. Mi sembra che sia la seconda volta che vado e la prima volta mi sono solo affacciato rapidamente per salutare.

Continuo a camminare; i miei piedi mi portano, non sono io, non so dove vado. All'improvviso cado a terra. Guardo dal suolo, caduta, verso l'alto; sono sotto un bambino, sotto la Vergine Maria bambina. Guardo la mia mano destra. Porto un anello d'oro, me lo tolgo e glielo metto sotto i piedi, anche questo è, non so come chiamarlo, involontario. Non posso portare gioielli di fronte a Lei. Per Lei tutti i gioielli. Mi invade un rifiuto verso la vanità, verso l'idolatria e un riconoscere chi è la degna di portare i gioielli. Lei, solo Lei. Comprendo la sua purezza e vivo le cose dalla purezza. Ma non è una purezza mia, è una purezza diciamo "prestata", vivo tutto da una purezza soprannaturale.

(Tutto ciò che faccio, penso e sperimento è involontario. Sono guidata, come trascinata. Non ho controllo di me, ma non perdo la coscienza).

Dopo questo, il mio corpo che rimane a faccia in giù assume una posizione a croce. Inizio a piangere. Scorrono davanti a me immagini di persone con i loro peccati. Vedo i loro peccati in visioni e piango amaramente. Capisco cosa significano quei peccati e li vivo, li sperimento, dalla purezza. Non metterò qui i nomi delle persone, né i loro peccati, ma li ricordo. Inizio a vedere quelle persone e i loro peccati. Cominciando dalla mia famiglia, uno a uno. Poi vedo quelli di altre persone che amo, quelli dei miei amici, dei miei conoscenti stretti, dei miei conoscenti lontani e poi quelli di persone sconosciute, anche se di quelli ne vedo meno. È come un film, le persone in immagini si susseguono una dopo l'altra, con i loro peccati, io le vedo peccare e le vivo, non smetto di piangere. È un pianto terribile perché vivo il peccato, capisco il peccato dalla purezza, da quella purezza prestata; è spaventosa la sofferenza. All'improvviso, vedo anche M J in quella successione di immagini. Sto piangendo per lei (piango per tutti, soffro per tutti da quella purezza) e presento alla Madre ciò che vedo. In quello stesso istante in cui prego per lei, sento improvvisamente, a tutto volume, qualcosa come:

—Bere, bere, bere!!! Brrrt, brrrt, brrt!!! 21

Sento nel sentirlo un immediato riposo nella mia anima, un sollievo, un conforto; sorrido. Dopo l'istante di sollievo, la successione di persone e il film continua, e continuo a vedere e continuo a piangere e continuo in posizione di croce, non posso muovermi, sono a faccia in giù, accanto alla Vergine bambina.

Dopo la successione di persone vedo la Chiesa, il Vaticano. Vedo i peccati della Chiesa, i suoi peccati, vedo vendita, idolatria, commercio, vanità; dopo averlo visto non piango più, cessa il pianto. Ora sento nausea, mi vengono conati, disgusto e questo è ciò che esprimo. I peccati della Chiesa li vivo e li vedo anche da quella purezza. È una purezza prestata, credo sia la purezza della Santa Vergine Maria, che la vivo io. Vivo questo dalla sua purezza e sulla croce. Quella croce della quale io sto partecipando e rappresentando nella mia rigidità.

Dico alla Madre:

—Madre, se questo continua muoio, —mi riferisco al "film", cioè alle scene che stavo vedendo in quel momento, e a ciò che vivo in esso—, non posso più.

Quello della Chiesa è di un dolore così insopportabile che dopo l'altro, sento che sto morendo. Sento che muoio. Non era un'esagerazione, il dolore era troppo orribile, la sperimentazione del peccato è spaventosa, credevo che stessi morendo davvero in modo letterale.

Dopo aver detto questo, la croce che rappresento, cioè il mio corpo che era a forma di croce (a faccia in giù) si gira improvvisamente, a mo' di blocco. E 22 dico a mo' di blocco perché ero rigida. Non potevo muovermi. Non avevo alcun controllo sul mio corpo, sui miei arti. Ora sono rigida anche, ma a faccia in su; non vedo più nessuno, non vedo più film, ma sono rigida a faccia in su a forma di croce. La croce si è girata.

Ho gente intorno, infatti, credo che fossero lì da un bel po', ma me ne rendo conto ora. Mi guardano, parlano di me. Io non posso muovermi, non posso nemmeno parlare. Sono statica, rigida e senza controllo dei miei arti. Ma posso sentire, ciò che non posso è muovermi, né parlare. Sento il padre P che dice:

—Guardate, è una croce!

La gente mi parla, ma io non posso fare, né dire nulla. Sono muta e rigida, statica. Decidono di esorcizzarmi. Ufff.

Iniziano a recitare un esorcismo e a gettarmi acqua benedetta. Questo è peggio, quando iniziano a gettarmi acqua benedetta, la croce diventa più rigida, sento dentro di me un'energia elettrica indescrivibile che percorre tutto il mio essere, così forte, che arriva a far male. Lo stesso poi con l'olio. La croce si irrigidisce in modo convulso, sempre di più. Interiormente è doloroso, sento un'energia, un'elettricità che mi percorre a mo' di frustate. Loro continuano e continuano e io resto in croce, rigida, silenziosa. Posso muovere solo la mia testa, nient'altro. (Come Cristo sulla Croce, immagino).

All'improvviso il padre P dice:

—Nel nome di Gesù!

In quel momento, dopo quella frase, l'energia interiore si moltiplica e il mio corpo si solleva, si eleva in forma di croce statica. Le mie braccia e le mie gambe iniziano a sbattere. Le braccia hanno forma di croce insieme alle gambe che ho unite.

Il nome di Gesù provoca in me una rigidità esagerata, di battito d'ali e ascesa interiore; per quanto voglia non posso descrivere ciò che ho sperimentato, che si è riprodotto esteriormente. Era tale la forza, tale l'energia smisurata, che era dolorosa.

Continuano a esorcizzarmi, ma si stancano, vedono che è peggio, più mi esorcizzano, più rigidità della croce, più battito d'ali e innalzamento.

 Cessano.

Io resto lì in posizione di croce. Resto sotto la Vergine. Non posso muovermi, né parlare. Dopo un po' improvvisamente, M si inginocchia dove sono io con il foglio della preghiera dell'Alleanza di San Michele e inizia a recitarla ad alta voce. In quel preciso momento abbandono il mutismo, riacquisto la voce e le dico:

—M, prega bene, stai parlando con Dio. (È la prima volta che posso pronunciare una parola).

M dice:

—Ah, che paura! È vero —e ricomincia a leggerla.

Le dico di nuovo:

—M, stai pregando Dio, prega bene. (La leggeva, leggeva la preghiera dell'alleanza veloce, nervosa e senza sapere cosa diceva, di nuovo vedo che ormai posso parlare).

Per la terza volta inizia e ora la legge lentamente e consapevole di ciò che dice.

Vedo vicino il padre P e V; forse ci sono altre persone, non le vedo. Vedo solo ciò che abbraccia la mia vista dal suolo in croce. Sì, posso muovere la testa, di fatto, è l'unica cosa che posso muovere fin dall'inizio, nient'altro, sebbene in modo limitato. Le mie gambe sono unite e rigide. Le mie braccia tese e rigide. Ma la testa sì posso muoverla. Infatti, la muovo e vedo che alla mia sinistra c'è la Vergine bambina e allineata perfettamente, proprio alla mia destra, cioè nel lato destro della Chiesa (io ero nel lato sinistro) Santa Gemma. La sua presenza dà senso all'esperienza (lei, Santa Gemma, è la Santa che miracolosamente intercedette perché io nascessi e non morissi. La mia nascita, dicono, fu inspiegabile).

La Vergine e Santa Gemma sono al mio fianco, le sento presenti ad accompagnarmi.

Continuo. Dopo che M inizia a pregare e leggere la preghiera dell'alleanza, come ho già detto, ormai posso parlare (dettaglio curioso). Il padre P benedice il sigillo di M, poi me che non lo leggo e resto in croce, poi V; e fa sì che un sacerdote (quello della confessione) glielo benedica sulla mano. M J continua a passeggiare per la Chiesa con il suo bere bere, a tutto volume. Non può parlare normalmente, non può dire neanche una parola e non tace da quando ho pregato per lei in croce. Sono passate più di un'ora e non tace un istante, in quella lingua sconosciuta. Ripeto il dato: dall'istante del mio pianto per lei e dell'intercessione (silenziosa) davanti alla Vergine, lei ha iniziato a parlare in lingue. Non si ferma, il suo linguaggio è incomprensibile e a tutto volume. Non tace un secondo. È piuttosto scandaloso. Era un linguaggio consonantico, del Cielo, (creo sia angelico).

M J si avvicina a me, con "le sue lingue", vedo come con le sue mani indica la sua bocca sorpresa. Lei è molto sorpresa, questo me lo mostra con gesti, indicando la sua bocca. Lei non capisce cosa le succede, né può controllarlo, non si ferma. Ormai sono diverse ore. Io in croce e lei (dal mio pianto per lei) che parla in lingue. (Più tardi quando ormai poté parlare spiegò che aveva fuoco in bocca).23

Si benedicono i sigilli. Ma continuo a non potermi muovere in croce. Prima della benedizione, hanno tentato di sollevarmi un gruppo di persone, uomini mi afferrano da dietro per farlo, altri lo fanno davanti. Non riescono a sollevarmi, non riescono a muovermi, sono come una pietra. Lo riprovano, non possono. Decidono di prendermi per i piedi e trascinarmi e lo fanno. Mi trascinano per circa un metro e desistono, sono troppo pesante. Lì mi lasciano nel corridoio.

Io ormai posso parlare, da quando M inizia la preghiera dell'Alleanza posso. 

Ho molta gente che mi guarda. Non lo sopporto, lo spettacolo è Dio. Perché mi guardano? E questo dico loro:

—Lo spettacolo è Dio, non guardate me.

 Vediamo se so spiegarlo: dentro di me c'era un'esperienza soprannaturale, dove solo Dio era il centro e a Lui e solo a Lui bisognava dirigere gli sguardi.

Lo so che suona esagerato; questo si può spiegare solo dalla mia esperienza interiore. Io non sono io. Vivo una purezza "prestata" che non è mia, nulla è mio. Ma lo sperimento e lo rappresento tutto come se lo fosse.

Il padre P era mia, nulla è mio. Ma lo sperimento e lo rappresento tutto come se lo fosse.

Il padre P era preoccupato perché passavano le ore e io restavo uguale. 

Mi dice:

—Ti era mai successo qualcosa del genere?

—No, mai —gli rispondo.

Continua:

—È tardi, devi riuscire a muoverti, ad alzarti.

—Padre, se non posso, cosa faccio? Non riesco a muovermi.

Nonostante la stranezza del momento, provo pace, non sento più il dolore che provavo con la croce a faccia in giù. Ho una grande pace e gioia interiore.

Ricordo che avevo un capello che mi attraversava il viso, mi dava fastidio perché mi entrava in bocca. Ma non potevo toglierlo, non riuscivo a muovere né le mani né le braccia, erano come inchiodate a terra. Chiedo a M di togliermelo e lei lo fa. Passa del tempo… È molto tardi, tutto uguale. M J continua a passeggiare per la chiesa con il suo incessante "bere bere" a tutto volume. All'improvviso c'è silenzio. E vedo che poi si avvicina. Proprio un attimo prima che lo faccia, comincio a sentire un certo controllo sul mio corpo, ma ancora come sotto l'effetto di un'anestesia. È come quando ti si addormenta un piede e vuoi camminare e appoggiarti, ma non puoi finché non si "sveglia", non riprendi il controllo; qualcosa di simile.

M J mi dice, avvicinandosi:

—Ho appena recitato l'Alleanza. Con tutto quel canto, mi ero dimenticata di recitarla e leggerla io. Che strano! Ora posso parlare, —dice— finché non l'ho letta non ho potuto cominciare a parlare normalmente.

È curioso, non appena lei ha recitato la preghiera, io riesco a muovermi e lei riesce a parlare. Tutto sincronizzato. Ora può pronunciare parole intelligibili. Ma quando smette di parlare, subito ricomincia e continua con il suo "bere bere". Cioè, alterna le due lingue, lo spagnolo e l'altra. Ma in lei non c'è silenzio, mai. Non riesce a controllare il "bere, bere", solo quando vuole dirci qualcosa. E non è fino al giorno dopo, la domenica, che riesce a far tacere quelle lingue. Cosa che la preoccupa. Ci spiega stupita che ha fuoco in bocca. Io già cammino e mi alzo. M ci racconta che è caduta e ha avuto convulsioni, che Miguel le ha detto di non avere paura, che lui era suo amico. Andiamo a casa.

Arrivo a casa. È tardi.

Dormo un po'. Ma mi sveglio e mi alzo all'alba, alle 3. Sto cantando. La canzone è di adorazione, esce dalla mia anima, non è qualcosa di volontario. È un canto di adorazione a Dio. Continuo a non fumare dall'esperienza in chiesa. È strano per me, molto strano. Sono diversa. Non posso fumare, sono come in uno "stato di purezza totale", percepisco e capisco le cose da quella purezza, dalla purezza. La mia testa e metà del mio corpo, dico metà perché sono inginocchiata, vanno da destra a sinistra, come un'oscillazione incessante. Non è un ballo che controllo io, cioè, non lo dirigo io. Le mie mani sono permanentemente alzate verso l'alto. Le mie braccia leggermente sollevate. Come quelle del sacerdote durante la messa. Canto e ballo in ginocchio adorando Dio.

Sto così per ore. Durante il ballo e il canto, e senza che questi cessino, mi vengono rivelate cose che non ho mai sentito. Mi spiegano cos'è l'idolatria e la vanità. Mi mostrano la Chiesa; in realtà ciò che mi mostrano propriamente è il Vaticano. Questo commercia. Si vende pieno di idolatria, mi mostrano come si vende e mi mostrano il significato dell'idolatria. È terribile, è la fine.

Nonostante tutto, non riesco a smettere di cantare e ballare in permanente adorazione di lode e gloria a Dio. Le mie mani continuano ad essere alzate…

È domenica, vado a prendere M J, vado con mia madre e i miei bambini alla chiesa del padre P, perché temo di entrare di nuovo in estasi in un'altra chiesa e fare uno spettacolo.

Non riesco a smettere di cantare, è un canto involontario. Canta la mia anima, non io. Quando taccio per rispetto o educazione verso mia madre, la canzone è dentro, cioè il canto è interiore, silenzioso, canta la mia anima. Non smetto di cantare, o ad alta voce o a bassa voce.

Vado in macchina; quando lascio che il canto emerga ad alta voce, quando lascio che si senta, (mi costa molto trattenerlo) in quell'istante, come per sincronizzazione, emerge il "bere, bere", o linguaggio che non so tradurre, di M J. Cioè, andiamo di pari passo, quando io comincio lei parte irrefrenabilmente, seguendo il mio cantare con quella lingua incomprensibile.

Mia madre non capiva nulla. Questo è successo per tutto il viaggio in macchina verso la messa. Anche durante tutta la Messa e per tutto il viaggio di ritorno.

Durante la Messa, il movimento delle mie mani ha acquisito un senso. Automaticamente e autonomamente all'improvviso si alzavano, all'improvviso si univano, o all'improvviso le focalizzavo come per trasmettere grazia. Come se benedicessi o trasmettessi qualcosa attraverso di esse. Mi sono venute immagini sulla loro utilità, durante la mia permanenza alla Messa. Non ho osato dirlo. Il sigillo era una difesa contro il demonio, come protezione ed esorcismo.

NOVEMBRE 2011

s.t.G.


Siano fatte molte adorazioni alla Croce. Beati quelli che benedicono Te Luce. Vi è sprezzo per i figli della Luce, ma essi saranno tra i 144.000.

 


«…Ripeto67 il mio desiderio. Siano fatte molte adorazioni alla Croce che è il trono di potenza di Gesù Salvatore vostro. Come il serpente innalzato sulla croce aveva potere di guarire gli ebrei, così Io, Colui che è immortale, innalzato sulla Croce, avrò potere di mettere in fuga ciò che vi spaurisce e tormenta, perché Io sono il Signore della vita e della morte e posso mettere vita dove già è incombente morte e vincere la morte richiamando alla vita. 

Niuno, tolto Io, può far questo. Satana può darvi tutti i poteri, ma non quello di richiamare il moto vitale. 

Anzi esso vi istruisce a spezzare le vite in odio al Datore della vita, il quale per nutrirvi non solo alla vita corporale, per la quale vi fa germinare e spigare il grano, quanto per la vita spirituale, vi dà il Pane che gli angeli adorano poiché è la Carne del Figlio di Dio. Ve lo dà non chiedendovi in cambio che amore e fede, ed anzi come Mendico santo vi prega di accoglierlo in voi poiché d’esser con voi fa la sua gioia. 

In voi quel Pane si trasforma in Vita e Grazia, si trasforma in Salute, in Luce, in Gioia, in Sapienza. 

Tutto divenite quando siete un tutto col Figlio di Dio. Parla soavemente la Parola del Padre quando sta come cuore nel vostro seno. Ed è la mia Parola quella che conserva per la Vita eterna coloro che non abiurano la loro figliolanza soprannaturale. 

Beati quelli che non solo ti amano, o Pensiero del Padre che l’Amore fa Parola, nelle ore di gioia, ma che anche prima che sia la gioia, anche sotto nubi di uragano, benedicono Te, Luce che non conosci pause nello splendere. Beati quelli che sanno lodarti col pianto sul ciglio e la fiducia in cuore e stanno certi della tua pietà. In verità vi dico che chi col più bell’atto di fede sa sperare in Dio mentre le tenebre incombono portando disperazione, conoscerà il Sole eterno. 

Pochi, troppo pochi questi credenti veri. In questa notte di impotenza sbucata fuori dall’inferno cadono gli spiriti malati come foglie marcite dall’acqua e strappate dal vento. Il loro peso li trascina e, ad aumento della carne, hanno Satana che li tiene accecati e stretti per impedire loro di avere un conato di elevazione che basterebbe a salvarli. La paura, l’avvilimento li ottundono, il vizio li paralizza, la disperazione li brucia. Sono delle rovine che tremano di ombre fatue e non sanno che dovrebbero tremare di se stessi, uccisori della loro immortalità. 

Le chiese si svuotano, gli altari non hanno adoratori, il mistico Pane non è cercato, le trine virtù sono languenti o morte e quelle cardinali ugualmente. 

Vi è rovello e caotico sforzo per cercare salvezza e sprezzo, sprezzo, sprezzo per i figli della Luce, più che sprezzo desiderio di oppressione per spegnere quella Luce a loro odiosa. Ma più vi sprezzeranno e vi conculcheranno, o figli cari che siete la mia luce portata agli uomini, e più questo povero mondo precipiterà nelle tenebre. Il Delitto68 e i delitti faranno muro e barriera alla Luce. E sotto quei gravosi ripari l’umanità perirà in una carcere disperata. 

Respingete pure i segni che dal Cielo vi mando e ridete degli avvertimenti ultraterreni. Credetevi pure tutto lecito. Quando meno ve lo crederete, Io vi farò conoscere un segno davanti al quale precipiterete atterriti e la collera che ora scagliate contro gli inermi69 si ributterà su di voi. 

Quel segno sono Io. Al mio apparire, non sulla terra - non è ancora venuto il tempo - ma spiritualmente ai figli dell’ira e al padre dello sterminio, le vostre e le sue armi cadranno come polvere quando cessa il vento. E se dalla terra, in luogo di maledizioni, fossero salite preghiere, quel mio apparire sarebbe già stato, e sareste stati liberati, disgraziati che tremate e non sapete venire a chi vi ama, dai vostri terrori. 

Io sono che vinco. Io sono che so. E di vedervi correre qua e là come pecore spaurite seguendo i consigli più stolti, ubbidendo a chi è, oltre che stolto, malvagio, mi è grande pena. Vorrei morire una seconda volta pur di aprirvi gli occhi dell’anima e fare di voi quel popolo santo, grande e glorioso, che Dio si era prefisso di fare quando creò il Genitore primo. Vorrei crearvi una seconda volta pur di non vedervi così disformi dal mio Pensiero. Ma ciò che è, è. 

Parlo a tutti. Sarò udito da pochi. Compreso da meno ancora. La Sapienza non è amata più e non è più compresa. Ma ai suoi fedeli la Sapienza darà sempre forza e luce sulla terra, salvezza e gaudio oltre la terra. 

Darà Se stessa, e l’uomo che l’ha servita e meritata sarà fra i centoquarantaquattromila di cui parla Giovanni, e sarà sua la Gerusalemme santa in cui è il trono della Sapienza che si immolò per portare sé agli uomini di buona volontà.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


Per impetrare grazie in casi di grave necessità

 


Amorosissimo Gesù, che essendo il Padre, l'Amico, lo Sposo fedelissimo delle anime nostre, ci avete dato il tesoro della Vostra Santa Passione come un bene che ci appartiene, vengo con fiducia piena, incrollabile, ad implorare, per i meriti delle Vostre Sante Piaghe e per intercessione della SS. Vergine Addolorata, questa grazia di cui ho estremo bisogno... (qui si domanda la grazia) Gesù, confido nelle Vostre Divine promesse, mi appoggio al Vostro amorosissimo Cuore, mi affido alla Vostra Bontà, e sono sicura di Voi. Ho sperato nelle Vostre Sante Piaghe, o Gesù, e non sarò confuso in eterno!...


Aspetto il cuore degli uomini.

 


- Gesù...

- Vieni, anima Mia, avvicinati al Mio Cuore, ti aspetto, sai. Piccola figlia, non torturarti, non agisco contando ma amando sempre. Aspetto ogni anima in ogni momento. Unisciti a Me spesso per non essere senza fiato spiritualmente.

- Gesù, credo di avere difficoltà ad assumere tutto ciò che so sugli eventi che devono accadere. L'attesa e l'ignoto mi spaventano e allo stesso tempo mi dico che il peggio sarebbe che non accadesse nulla. Questo mondo deve passare, perché stiamo soffocando lì. Signore, parlami.

- I giorni dell'Attesa sono Misericordia, piccola figlia, e le lacrime che tu versi, partecipazione alle Mie sofferenze. Aspetto il cuore degli uomini. Uso tutti i mezzi per toccare i cuori. Vi mando Mia Madre, prima che intervenga il Capo dei Miei eserciti. Il giorno appare. Non dubitate, figli Miei, abbiate fede nel vostro Dio. Pregate per rimanere nella speranza e nella fiducia. Non temete gli eventi che si annunciano, ho promesso protezione e riparo. I Miei amici non hanno nulla da temere. È la Gioia del Cielo sulla Terra che viene per coloro che Mi amano. Abbiate fiducia.

Piccola figlia, il tempo dell'incertezza sta per finire. Gli eventi si organizzeranno per mostrarti senza dubbio possibile la via da prendere.

Accetta di condividere il Mio sentimento di solitudine di fronte ai deserti che sono molti cuori che non aspettano l'Amore che Io sono. Condividi la Mia solitudine. Consolami.

- Perdonami, Signore, mi autocommisero senza motivo senza elevarmi alla Tua Presenza e al Tuo Cuore d'Amore che soffre. Ti amo, mio Gesù, sono egoista ed egocentrica. Brucia i miei difetti nel Fuoco del Tuo Amore, mio Signore. Consuma il mio cuore, affinché egli ti ami per cento o mille se necessario.

- La Mia anima, percepisci il Mio Cuore, questo Cuore che ha tanto amato il mondo e che continua ad amarlo. L'ora del decreto di Mio Padre si avvicina.

L'ora, per l'uomo, di pronunciarsi a favore o contro il suo Dio sta avanzando.

Beati coloro che hanno inzuppato i loro vestiti nel Sangue dell'Agnello. Amen.

2 giugno 2004

AGNÈS-MARIE