sabato 8 agosto 2026

Gesù incomincia a preparare Luisa allo Sposalizio mistico che le promette

 


Onde il mio dolce Gesù non faceva altro che dispormi a quel mistico sposalizio promessomi. Si faceva vedere, stando io in quello stato, quando tre, quando quattro volte al giorno, secondo a Lui piaceva, e delle volte era un continuo andare e ritornare; mi pareva un innamorato che non sa stare senza la sua sposa. Così faceva Gesù con me e delle volte giungeva a dirmelo: “Vedi, ti amo tanto che non so stare se non ci vengo; mi sento quasi irrequieto, pensando che tu stai a soffrire per Me e stai sola. Perciò sono venuto, per vedere se hai bisogno di qualche cosa”.  

E mentre così diceva, Lui stesso mi sollevava la testa, metteva il braccio da dietro il collo e mi abbracciava, e mentre così mi teneva mi baciava 88; e se era tempo d’estate, che faceva caldo,   dalla sua bocca mandava un alito rinfrescante oppure prendeva [125] qualche cosa in mano e mi menava 89 il vento, e poi mi domandava: “Come ti senti? Non ti senti meglio?”  88 - Cfr. Cantico dei Cantici, 2,6: “La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia”.  

89 - Cioè, mi smuoveva, mi agitava.  

90 - Cioè, accostare, avvicinare.  

91 - Confrontare con la descrizione dello Sposo, fatta dalla Sposa del Cantico dei Cantici, 5,10-16. Si tenga conto però che Luisa non poteva conoscere questo libro. Molti dei suoi versetti riecheggiano in modo commovente, alla lettera, nelle pagine di Luisa. Lei è “la Sposa” (Vol. XV, 24.1.1923). 

Io gli dicevo: “In qualunque modo si sta, con Voi si sta sempre bene”. 

Altre volte, poi, veniva e se mi vedeva molto debole per il continuo stare in quelle sofferenze, specialmente se il Confessore veniva la sera, il mio amante Gesù veniva e, vedendomi in quello stato di estrema debolezza, tanto che delle volte mi sentivo morire, si avvicinava a me e dalla sua bocca versava il latte nella mia, oppure mi faceva mettere 90 al suo Costato e là succhiavo torrenti    di dolcezza, di delizie e di fortezza; e Lui mi diceva: “Voglio essere proprio o il tuo tutto e anche il tuo nutrimento dell’anima e del corpo”.  

Chi può dire ciò che io sperimentavo, tanto nell’anima quanto nel corpo, da queste grazie che Gesù mi faceva? Se io le volessi [126] dire, andrei troppo per le lunghe. 

Ricordo che delle volte, quando non ci veniva presto, io mi lamentavo con Lui, dicendogli: “Deh, Sposo Santo, come mi hai fatto tanto aspettare? Io non potevo più resistere, mi sentivo morire senza di Voi”. E mentre così dicevo, era tanta la pena che sentivo, che piangevo; e Lui tutta mi compativa, mi asciugava le lacrime, mi baciava, mi abbracciava e diceva: “Non voglio che pianga. Vedi, adesso sto con te; dimmi, che vuoi?”. Io gli dicevo: “Non voglio altro che Voi e allora cesserò di piangere, quando mi prometterete di non farmi tanto aspettare”; e Lui mi diceva: “Sì, sì, ti accontenterò”. 

Un giorno, mentre stavamo in questo contrasto ed era tanta la pena che non potevo cessare dal piangere, il mio buon Gesù mi disse: “Voglio contentarti in tutto. Mi sento tanto attirato verso di te, che non posso fare a meno di fare quello che tu vuoi. Se finora ti ho tolto [127] la vita esteriore e mi sono manifestato a te, ora voglio attirare l’anima tua presso di Me, affinché dovunque o vada possa tu venire insieme. Così potrai più godermi e stringerti più intimamente a Me, ciò che non hai fatto per l’addietro”. 


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