Per la conversione d'Ars
Nella lotta contro il lavoro festivo il santo Curato impiegò otto anni di continui sforzi, ma non giunse ad abolirlo completamente 28. La prima volta che trattò questo argomento dal pulpito, lo fece con tale abbondanza di lagrime, con tale accento di indignazione, con tale fremito di tutto il suo essere che un mezzo secolo dopo alcuni vecchi ne conservavano un ricordo commosso: e per tutta la sua vita, parlando della domenica profanata, ebbe uguali accenti di indignazione e di santa collera:
Voi lavorate, ma quello che guadagnate rovina la vostra anima ed il vostro corpo. Se si domandasse, a quelli che lavorano alla domenica: «Che cosa siete stati a fare? potrebbero rispondere: Sono stato a vendere la mia anima al demonio, ed a mettere in Croce di nuovo Nostro Signore …. Mi sono condannato all'inferno». Quando io vedo condurre carri in domenica, penso che si conduca l'anima all'inferno.
La domenica è il giorno del buon Dio, il suo giorno, il giorno del Signore. Ha fatto tutti i giorni della settimana e poteva tenerseli tutti: ve ne ha dato sei, ma si è riservato il settimo. Con quale diritto vi appropriate quello che non vi appartiene? Sapete che i beni rubati non giovano mai. Non vi gioverà certo il giorno che rubate al Signore. Io conosco due mezzi ben sicuri per diventare povero: lavorare in giorno di festa e prendere la roba altrui 29.
I suoi rimproveri, le sue maledizioni, portate da focolare a focolare, arrivarono presto alle orecchie dei violatori della santa legge; da parte sua, il santo Curato, secondo l'occasione, si incaricò di farsi intendere anche da costoro. Alla domenica dopo il Vespero, lo si vide, contrariamente alle sue abitudini, uscire dalla chiesa e prendere qualcuno dei sentieri che conducono alla campagna. Precisamente in una domenica, nel mese di luglio, incontrò un uomo che ritornava dalla raccolta. Pieno di vergogna il contadino, colto in fallo, aveva cura di nascondersi dietro la vettura. «Amico mio, - gli disse con accento di suprema tristezza il Curato, che lo aveva riconosciuto, - voi siete amareggiato, perché foste osservato da me. Ma Dio vede sempre ed è lui che si deve temere» 30. Alla sera di quella domenica, invece di fare come il solito la sua omelia, si slanciò con veemenza contro il lavoro festivo 31. «Andate - diceva con ironia mordente - andate pei campi di quelli che lavorano in questo santo giorno: hanno sempre roba da vendere!» ... 32. Parlava spesso in questo modo e ci metteva tale ardore che talvolta gli veniva a mancare la voce 33.
Si comprese tosto che, dato tale principio, era inutile domandare a lui che concedesse un'eccezione a tale precetto. Su questo punto fu sempre intransigente ed irriducibile: temeva che la dispensa potesse portare l'abuso, anche fra quelli che erano i migliori, ed aveva un'immensa fiducia in Colui dal quale tutti i beni procedono. Dio non benedirebbe il cristiano che obbedisce alla sua legge? Sostenuto da tale speranza, in queste circostanze si pronunciava con la forza e l'autorità di un profeta.
Una domenica di luglio, all'ora della Messa solenne, il grano tagliato ed ancora disteso sul campo, stava per essere distrutto da un uragano, annunciato da un vento furioso che in breve coprì l'orizzonte di nubi minacciose. Non era il caso di correre a riparare un danno che si prospettava come sicuro? Dapprima il Curato tacque, ma al momento della predica promise ai buoni cristiani che l'ascoltavano, che avrebbero avuto bel tempo oltre il bisogno, per raccogliere il frumento in pericolo. L'uragano passò sul cielo di Ars, senza fare il minimo danno ed a quella domenica fecero seguito quindici giorni di azzurro e di sole 34.
Vi furono tuttavia anche dei casi di vera necessità, nei quali il Curato d'Ars lasciò lavorare in festa. Così, un giorno seppe che si stava scavando un pozzo 35, e quantunque fosse una domenica, lasciò che si continuasse il lavoro. Similmente, quando il cattivo tempo era persistente e minacciava di rovinare il raccolto, non dava alcuna proibizione circa il lavoro in giorno di festa. Ma egli non autorizzava mai a compire lavori in giorno festivo, né in pubblico, né in privato. «Fate come volete - diceva a coloro che a lui si rivolgevano con fiducia - è affare vostro» 36. Qualche volta aggiungeva: «Sì, i preti altrove possono permetterlo: io ad Ars non lo posso permettere» 37.
In questo aveva il suo scopo da ottenere, ossia voleva formare di Ars una Parrocchia modello. E vedremo ben presto come per gli abitanti d'Ars la domenica sia diventata veramente il giorno del Signore 38
Canonico FRANCESCO TROCHU

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