lunedì 3 agosto 2026

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO

 



Gerarchie e ordini degli angeli. Una moltitudine senza ordine è la confusione: tale non può essere lo stato de­gli angeli. « Tutte le opere di Dio, dice l’Apostolo, sono ordinate; » o, come è scritto altrove: « Dio ha fatto tutte le cose in numero, peso e misur’a, » cioè dire con ordine perfetto.4 L’ ordine è la prima cosa che ci col­pisce nel mondo materiale. 1/ ordine produce l'armonia, e l ' armonia suppone la mutua subordinazione di tutte le parti dell' universo. Dal  canto suo  questa  armonia rivela una causa intelligente che l ' ha creata e che la mantiene.

Senza  dubbio  la  stessa  armonia  deve  esistere  per quanto è possibile più perfetta nel mondo degli spiriti, archetipo  del  mondo  dei  corpi  e  capo  d’ opera  della sapienza creatrice.  La subordinazione, per conseguenza la gerarchia degli esseri che la compongono, è dunque la legge del mondo invisibile, come è la legge del mondo visibile. Tali sono l'insegnamento della fede e l'affer­mazione invariabile della ragione.

Ora secondo 1' etimologia delle parole ; La Gerarchia è un sacro principato. 1 Principato significa a un tempo il  principe  stesso  e  la  moltitudine  posta sotto i suoi ordini. Di qui derivano bellissime conseguenze che man­dano una viva luce sull' ordine generale dell' universo e sul governo particolare della Città  del bene. Dio es­sendo il  creatore degli angeli e  degli  uomini  non  ha rispetto  a sé  che una sola gerarchia della quale egli é il supremo gerarca. Lo stesso é rispetto  al Verbo  in­carnato. Re dei Re, Signore dei Signori,  a cui é stata data ogni potenza  in  cielo e  in terra,  egli  è  il  su­premo gerarca degli  angeli e degli uomini e per con­ seguenza della Chiesa trionfante e della Chiesa militante.

Pietro, come Vicario del Verbo incarnato è il supremo gerarca della Chiesa militante in virtù di quelle parole divine :  Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore. Dal canto suo poi Pietro ha stabilito altri gerarchi, i quali essi pure hanno  stabilito  rettori subalterni, incaricati di dirigere le  diverse  provincie  della  Città  del  bene. Ciononostante tutti non formano che una sola e mede­sima gerarchia, poiché tutti  militano  sotto uno stesso capo,  Gesù Cristo.1 Vedremo tra poco che la gerarchia angelica è il tipo della gerarchia ecclesiastica, tipo essa stessa della gerarchia sociale.

Se consideriamo il principato nei suoi rapporti  con la moltitudine, chiamasi gerarchia V insieme degli es­seri soggetti ad una sola e medesima  legge.  Se  essi sono soggetti a leggi differenti formano delle gerarchie distinte,  senza cessare di far parte della gerarchia, ge­nerale. 2 Cosi vediamo in uno stesso reame e sotto uno stesso re delle città governate da differenti leggi.3 Ora, gli esseri non sono soggetti alle stesse leggi, se non perchè hanno la stessa natura e le stesse funzioni. Resulta da ciò che gli angeli e gli uomini non avendo né la stessa natura nè le stesse funzioni,  formano  delle gerarchie distinte; risulta altresi che tutti  gli angeli non avendo le stesse funzioni, il mondo angelico si divide in parecchie ge­rarchie.

Che gli angeli e gli  uomini formino delle gerarchie distinte, la ragione e la prova è nella perfezione rela­ tiva degli uni e degli altri. Questa perfezione è  tanto più grande, quanto gli esseri partecipano più abbondan­temente  delle perfezioni di  Dio.  Come  creatura pura­ mente  spirituale,  Y angelo  ne  partecipa  più  dell’ uo­ mo.  Infatti  T angelo  riceve  le  illuminazioni  divine nell' intelligibile purità della sua natura, mentre l’uomo le riceve sotto le immagini più o meno trasparenti delle cose sensibili, come la parola ed i sacramenti.

L’ angelo è  dunque  una  creatura  più  perfetta  del- r  uomo, e deve  per  conseguenza formare una diversa gerarchia. Inoltre siccome vi  è gerarchia,  vale a  dire ordine di subordinazione nel mondo angelico, è evidente che tutti  gli angeli non ricevono ugualmente le divine illuminazioni. Yi  sono  dunque  degli  angeli  superiori agli altri. La  loro  superiorità  ha  per  fondamento  la cognizione più o meno  perfetta, più o meno universale della verità.

« Questa conoscenza, dice san Tommaso, segna tre gradi negli  angeli;  imperocché essa  può  essere  riguardata sotto un triplice rapporto.

« Primieramente, gli angeli possono vedere la ragione delle cose in Dio, principio primo e universale. Questa maniera di conoscere è il privilegio  degli  angeli  che si accostano più a Dio, e che secondo la  bella  parola di  san Dionigi, stanno  dentro il suo  vestibulo.  Questi angeli formano la prima gerarchia.

« In secondo luogo possono essi vederla nelle cause universali create che appellansi le leggi generali. Que­ ste cause sono multiple, la conoscenza è meno precisa e meno chiara.  Questa maniera di  conoscere è la dote della seconda gerarchia.

« In terzo luogo, possono essi vederla nella sua appli­ cazione agli esseri individuali,  in tanto che essi dipen­ dono dalle loro proprie cause, o dalle leggi particolari che le reggono. In tale modo conoscono gli angeli della terza gerarchia.1

Vi sono dunque tre gerarchie tra gli  angeli  e  non sono che tre : una quarta non troverebbe posto. Di fatti queste tre gerarchie  hanno  la  loro  ragione  d’ essere nelle tre maniere possibili di vedere la verità: in Dio, nelle cause generali, nelle cause particolari, vale a dire dome parla il sublime areopagita, nella vita più o meno abbondante della quale godono gli angeli che le com­ pongono. 1

La rivelazione ci scuopre altresi in ciascuna gerar­ chia tre cori o ordini differenti. Chiamasi coro ovvero ordine angelico, una certa moltitudine di angeli, simili tra loro per i doni della natura e della grazia.2 Ogni gerarchia ne racchiude tre non più che tre. Più sarebbe troppo; meno, non basta. Infatti ogni gerarchia compone come un piccolo stato. Ora ciascuno stato possiede ne­ cessariamente tre classi di  cittadini  nè  più  nè  meno. « Per quanto sieno numerosi,  dice san Tommaso, tutti i cittadini di uno stato si riducono a tre classi, secondo le tre cose che costituiscono ogni società bene ordinata: il principio, il mezzo e il fine. Perciò noi vediamo in­ variabilmente tre ordini tra gli uomini ;  gli  uni  sono al primo  grado, ed è l'aristocrazia ; gli altri all’ultimo, cioè il popolo  gli altri tengono il mezzo, e quest’ è la cittadinanza.

Monsignor GAUME


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