Sinfonia di anime
Santa Teresa di Gesù Bambino
Teresa Martin nasce ad Alençon (Francia) il 2 gennaio 1873, in una famiglia religiosissima, allietata dalla nascita di ben 9 figli, di cui 4 muoiono nei primissimi anni di vita, fra il 1867 e il 1870. La nascita di Teresa viene, pertanto, accolta con grande gioia.
Non ha ancora due anni e Teresa recita già le preghiere, come scrive Zelia, nella lettera dell’8 novembre 1874 (2).
A tre anni afferma: “Scelgo tutto…” (3) e s’industria a fare dei sacrifici con l’inseparabile sorella Celina di sei anni.
A quattro anni manifesta il desiderio di seguire le sorelle attirate dalla vita claustrale.
La sorella Paolina riporta in una lettera raccolta nella corrispondenza generale: “…sarò religiosa in un chiostro perché Celina vi vuole andare, e poi, Paolina mia, bisogna pure insegnare alla gente a leggere, non è vero? Ma non sarò io a fare scuola, ciò mi annoierebbe troppo, sarà Celina. Io sarò la madre, passeggerò tutto il giorno nel chiostro e poi andrò con Celina. Giocheremo con la sabbia e poi alle bambole..
- Dunque tu credi, mia povera Teresa, di poter parlare tutto il giorno? Ma non sai che bisognerà stare zitte?
- E’ vero, … Beh, peggio per me, non dirò niente.
- Che farai, allora?
- Mi arrangerò, pregherò il buon Dio, ma come si fa a pregarlo senza dire niente? Io non lo so ….” (4).
Teresa è una bambina vivacissima e molto intelligente. La Signora Martin, in una lettera alla figlia Paolina che si trova in collegio, annota:
“… il Frugolino non si sa che cosa diventerà: è così piccolo e così sventato… E’ una bambina di intelligenza superiore a Celina, ma molto meno mite e soprattutto di una ostinazione quasi invincibile; quando ha detto “no” niente vale a farla cedere; la potremmo mettere per una giornata in cantina, vi pernotterebbe piuttosto che dire “sì”. Tuttavia ha un cuore d’oro, è molto affettuosa e molto franca….” (5).
E’ lo sguardo aperto, il cuore attento di una mamma che assiste, osservando, al risveglio e alle inclinazioni della sua ultima bambina. Da queste poche righe emerge il carattere di Teresa: espansivo, affettuoso, sincero; ma anche ostinato e incline ai capricci, di una natura fiera, non comune.
E in un’altra lettera:
“….. Celina e Teresa si vogliono molto bene e bastano a vicenda per divertirsi….. Sono inseparabili, è impossibile vedere due bambine volersi più bene di loro ….” (6).
La santa stessa affermerà:
“…. Ci intendevamo molto bene; soltanto io ero molto più vivace e molto meno ingenua di lei…..” (7).
Celina è la compagna inseparabile dei giochi, con la quale Teresa instaura un forte rapporto d’amicizia in un clima di tenerezza, di affetto sincero.
Il secondo periodo dell’infanzia di Teresa, definito da lei stessa il più “doloroso”, è caratterizzato da avvenimenti che la privano nel giro di poco tempo degli affetti più cari, di tutte le “madri”, della mamma Zelia che muore nel 1877 e successivamente delle sorelle Paolina e Maria che, alternatesi nell’educazione di Teresa, lasceranno la casa paterna per il Carmelo.
La morte della mamma, sopportata con grande coraggio, ha un’incidenza profonda nel cuore di Teresa che confesserà più tardi:
“… Dopo la morte di mamma il mio carattere felice cambiò completamente: io così espansiva, divenni timida e mite, sensibile all’eccesso; … Non potevo sopportare la compagnia di persone estranee e non ritrovavo la mia gaiezza che nella intimità della famiglia….” (8).
Il trauma del distacco viene parzialmente attutito dalla amorosa cura che la sorella Paolina riserva alla piccola Teresa. Paolina intuisce le sue sofferenze, segue con attenzione materna e delicata lo sviluppo del carattere e trova una risposta a tutti gli interrogativi della piccola. Accanto a lei, Teresa ritrova la gaiezza, il sorriso dell’infanzia.
Nel 1882 si rinnova per Teresa il dolore del distacco, della separazione: Paolina decide di entrare nel Carmelo.
A Teresa sembrerà di vivere per la seconda volta l’incubo della perdita della mamma. Nel manoscritto afferma di aver appreso l’intenzione di Paolina con sorpresa e che la vita in quel momento le si era rivelata come una realtà di sofferenza continua.

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