mercoledì 30 settembre 2026

VITA DI SAN GIUSEPPE

 


Giuseppe vittima – Una volta l’Angelo gli parlò nel sonno, e gli disse che Dio era molto adirato per le molte e gravi offese che riceveva continuamente dal mondo; e che perciò si fosse applicato a supplicare Dio di placare lo sdegno, affinché i peccatori non venissero severamente castigati come meritavano. Gli disse anche che questo ufficio lo faceva anche la santissima fanciulla Maria, e che perciò si rendeva molto gradita a Dio, il quale, per le suppliche di lei tratteneva i castighi. Tanto bastò al Santo, per fare che tutto si applicasse a supplicare Dio per i peccatori e a non castigarli con la morte eterna.   Alle volte passava i giorni interi e buona parte della notte piangendo le offese divine e supplicando Dio del perdono e di dare luce ai peccatori, affinché ravveduti dei loro errori, ne facessero penitenza, e quando sapeva che nella città c’era qualche peccatore e trasgressore della Legge, tanto pregava, tanto si raccomandava a Dio finché ne seguisse la conversione; e molte volte il Santo ottenne queste grazie per le suppliche che porgeva a Dio e per le lacrime che spargeva, e diceva al suo Dio: «O mio Dio, io sono miserabile, non merito di essere esaudito, ma unisco queste mie suppliche a quelle che ti porge la Fanciulla Maria, perché so che le sue ti son gradite ed accette; perciò sono certo che le mie suppliche, unite alle sue, saranno a Te gradite, e che ti muoverai a pietà di chi vive lontano da Te e cammina alla perdizione, dandogli lume da conoscere i suoi errori, e grazia di convertirsi a Te di tutto cuore». Dio gradiva molto queste suppliche, e una volta l’assicurò del gusto che ne aveva; mentre stava pregando per la conversione e il ravvedimento di un ostinato peccatore, dopo molte suppliche Giuseppe intese la voce del suo Dio che gli diceva: «Ti sia concesso quanto tu domandi». E di fatto poi il peccatore si convertì, e di questo Giuseppe ne intese una grande consolazione e ne rese affettuose grazie a Dio. Egli si esibiva pronto a soffrire tutti i mali purché il suo Dio non restasse offeso da alcuno, e diceva: «Mio Dio, manda su di me i castighi, i travagli, purché tu non sia offeso e disgustato da alcuno. Io sono pronto a soffrire tutto, purché non si trovi alcuno che ti offenda». E quando sentiva dire che c’era qualche peccatore moribondo, si struggeva in lacrime e stava in continua preghiera, affinché Dio gli avesse dato un sommo dolore delle sue colpe, e diceva: «Dio mio, non sia mai che si perda alcuna anima che Tu hai creato a tua immagine e somiglianza!». Dio spesso lo consolava col restituire la salute al moribondo, e poi dargli spazio di penitenza, ma costavano molto al Santo queste grazie, per le quali vegliava le notti intere pregando e piangendo; ed oltre a questo vi aggiungeva anche delle mortificazioni e delle penitenze, digiunando per più giorni, mangiando solo pane e bevendo acqua. Sentendo poi come c’erano tanti pagani e nazioni che non conoscevano né adoravano il vero Dio, ma i demoni, si sentiva trapassare l’anima dal dolore, e tutto lacrime pregava il suo Dio di volersi degnare di mandare presto il Messia promesso, affinché avesse fatto conoscere a tutti il vero Dio, e avesse insegnato loro la via della salvezza. 

Serva di Dio  Maria Cecilia Baij O.S.B. 


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