giovedì 13 febbraio 2020

SUPREMO APPELLO



... Andate alla Madre mia, Essa vi condurrà a Me, vi sminuzzerà il mio cibo, vi addolcirà le mie lezioni, vi preserverà dagli errori di una avidità spirituale troppo umana e familiare. Le anime formate da mia Madre sono le più caste e pudiche, le più vergini e trasparenti. Ella sola sa come si tratta Gesù, come si valorizza Gesù. Gli Angeli stessi non sono vergini quanto Lei. Io sono in Lei e Lei è in Me. Nessuno possiede Dio quanto Lei e nessuno quindi conosce meglio di Lei quanta riverenza gli si debba. Il suo amore per Dio è di una verginità senza pari, una verginità tale che l'ha resa Madre di Dio. Quale creatura angelica arriverà mai a tanto?

PREGHIERA ALLA S. FAMIGLIA DAVANTI AL SS. SACRAMENTO



O Sacra Famiglia, mentre Gesù Ostia mi ricolma delle sue grazie, delle sue misericordie e mi inebria delle sue finezze d'amore, io sono qui ai vostri santissimi piedi umilmente prostrato, per domandarvi la grazia di assistermi in tutti i pericoli e di difendermi sempre dagli assalti che i miei nemici spirituali, demonio, mondo e carne, continuamente mi daranno per perdermi eternamente. Finora voi avete sempre vegliato sull'anima mia, è vero; ma in questo momento, o Sacra Famiglia, sento lo straordinario bisogno d'una protezione specialissima. Fate, ve ne supplico, che io viva sempre da vero figlio consacrato alla Sacra Famiglia. Sì, o Sacra Famiglia, vi prometto di servirvi sempre con la maggior possibile fedeltà e perfezione, di osservare gli impegni della mia consacrazione, specialmente le virtù della purezza, della povertà e dell'obbedienza a Dio e alla Chiesa. Io riporrò sempre la mia gloria e la mia felicità nel farvi servire ed amare anche dagli altri; verrò sovente davanti alla vostra sacra immagine, a chiedere la forza per mantenermi costante nella pratica delle virtù e nell'osservanza esatta della consacrazione. Ecco, o Sacra Famiglia, le mie risoluzioni; degnatevi di benedirle e avvalorarle con la vostra bontà, e benedite copiosamente anche la mia indegna persona, che ora sta qui raccolta davanti al divin Sacramento, per assicurarmi la grazia della perseveranza forale e così godere una gloria distinta nel cielo, dove mi sarà dato, con gli Angeli, con i Santi e con i miei cari, di cantare le vostre lodi per tutta l'eternità. Amen.

mercoledì 12 febbraio 2020

PECCATO



Quando scelgo il male, commetto peccato. Ecco dove entra la volontà. Quando ricerco qualcosa per me a prezzo di tutto il resto, vuol dire che volontariamente scelgo il peccato. Per esempio, mi sento tentata di dire una menzogna e poi mi decido e la dico. Ecco, la mia mente è diventata impura. Mi sono caricata di un peso. Ho collocato un ostacolo tra me e Dio. Quella menzogna ha vinto, ho preferito la menzogna a Dio.

Madre Teresa di Calcutta

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA




DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AL Dì NOSTRI

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 DELL'ABATE ROHRBACHER

LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA



Una volta vidi all'improvviso Gesù che aveva  un aspetto di grande Maestà e mi disse queste parole: « Figlia Mia, se  vuoi creo in questo momento un nuovo mondo più bello di  questo e passerai in esso il resto dei tuoi giorni ». Risposi: « Non  voglio nessun mondo, io voglio Te, Gesù, voglio amarTi con lo stesso  amore col quale Tu ami me, di una cosa Ti supplico, rendi il mio cuore  capace di amarTi. Mi stupisco molto, Gesù mio, che Tu mi abbia fatto  una simile domanda, infatti che ne farei di questi mondi, anche se me ne  offrissi mille? Che profitto ne avrei? Tu sai bene, Gesù, che il mio cuore  muore di nostalgia per Te; tutto quello che è al di fuori di Te, per me è  nulla ». In quel preciso momento non vidi più nulla, ma una forza strana  avvolse la mia anima ed un fuoco misterioso si accese nel mio cuore ed  entrai in una specie di agonia per Lui ed inaspettatamente udii queste  parole: « Con nessun'anima mi unisco, così intimamente e in  questo modo , come con te, e questo per la profonda umiltà e  l'amore ardente che hai per Me ». Una volta udii nell'anima queste  parole: « Ho presente ogni palpito del tuo cuore; sappi, figlia  Mia, che un sol tuo sguardo verso qualcun altro, Mi ferirebbe  più di molti peccati commessi da un'altra anima ».

Diario di Santa Sr. Faustina Kowalska

I SEGNI DI DIO



ANTICO TESTAMENTO 

Nell'Antico Testamento sono molto importanti, come "segni", le piaghe d'Egitto: ulteriore conferma del potere di Dio, creatore di tutto l'universo, che sottomette ogni cosa alla Sua volonta' e alla Sua Parola- "Cari figli! Oggi vi invito a gioire per la vita che Dio vi dà. Figliuoli, rallegratevi in Dio creatore, perché vi ha creati in maniera così meravigliosa. Pregate perché la vostra vita sia un gioioso ringraziamento, che scorre dal vostro cuore come un fiume di gioia. Figliuoli, rendete grazie senza sosta per tutto ciò che possedete, per ogni piccolo dono che Dio vi dà. Così la benedizione della gioia di Dio scenderà sempre sulla vostra vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!". (Medjugorje- Giovedì 25.8.1988) 

 Anche in questo caso alcune "opinioni" tendono a considerare questi miracoli come "qualcosa di ordinario, di naturale, quasi quasi anche spiegabile". Sono i soliti tentativi dei "teologastri" xxviii di screditare la verita' biblica per lasciar spazio alle "favole". Ci si dimentica infatti che Gesù, ricollegandosi ai prodigi "naturali" dell'Antico Testamento", ordina alla tempesta di "tranquillizzarsi"- "Nel frattempo si sollevo' una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che era ormai piena. Destatosi, sgrido' il vento e disse al mare:"Taci, calmati!". Il vento cesso' e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: "Perchè siete cosi' paurosi? Non avete ancora fede?". E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi e' dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?" (Marco 4,37 seg.). Quanti ciarlatani sono in grado di fare questo? 

Mose' rispose: "Ecco, non mi crederanno, non ascolteranno la mia voce, ma diranno: Non ti e' apparso il Signore!". Il Signore gli disse: "Che hai in mano?". Rispose: "Un bastone". Riprese: "Gettalo a terra!". Lo getto' a terra e il bastone divento' un serpente, davanti al quale Mose' si mise a fuggire. Il Signore disse a Mose': "Stendi la mano e prendilo per la coda!". Stese la mano, lo prese e divento' di nuovo un bastone nella sua mano. "Questo perchè credano che ti e' apparso il Signore, il Dio dei loro padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Il Signore gli disse ancora: "Introduci la mano nel seno!". Egli si mise in seno la mano e poi la ritiro': ecco la sua mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve. Egli disse: "Rimetti la mano nel seno!". Rimise in seno la mano e la tiro' fuori: ecco era tornata come il resto della sua carne. "Dunque se non ti credono e non ascoltano la voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo! Se non credono neppure a questi due segni e non ascolteranno la tua voce, allora prenderai acqua del Nilo e la verserai sulla terra asciutta: l'acqua che avrai presa dal Nilo diventera' sangue sulla terra asciutta". 
(Esodo 4,1 seg.) 

Innanzitutto il Signore, operando i prodigi, ha voluto dimostrare eternamente il Suo superiore potere su ogni cosa. Se meditiamo sulle piaghe d'Egitto, dobbiamo necessariamente riflettere sul fatto che se anche, per certi prodigi, i maghi egiziani sono riusciti a "scimmiottare" l'opera del Signore -Esodo 7,22-, per altri il loro risultato e' decisamente incomparabile -Esodo 8,14- . Basti pensare ad esempio al bastone di Mose' che, trasformatosi in serpente, mangia i serpenti in cui i maghi hanno mutato i loro bastoni -Esodo 7,12-. 
Anche nel Nuovo Testamento Gesù, vero uomo e vero Dio (eliminando i segni si tende a far considerare Gesù solo "un uomo"), mediante l'esorcismo scaccia i demoni, manifestando l'infinita superiorita' di Dio nei loro confronti, e compie come Mose' segni e prodigi straordinari per farsi credere "Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio" (Giovanni 15,24)- "Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere" (Giovanni 21,25) . 
Il Signore ha spesso accompagnato il suo popolo con interventi straordinari "Ad ogni tappa, quando la nube s'innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano l'accampamento. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finche' non si fosse innalzata. Perchè la nube del Signore durante il giorno rimaneva sulla Dimora e durante la notte vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d'Israele, per tutto il tempo del loro viaggio" (Esodo 40,36 seg.)- "Mose' dunque prese il bastone che era davanti al Signore, come il Signore gli aveva ordinato. Mose' e Aronne convocarono la comunita' davanti alla roccia e Mose' disse loro: "Ascoltate, o ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?". Mose' alzo' la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne usci' acqua in abbondanza; ne bevvero la comunita' e tutto il bestiame" (Numeri 20,9 seg.). 

di Arrigo Muscio

…..verrà la vostra caduta!



L’odio sulla vostra terra è grande! L’invidia ha infettato i cuori di molti dei Nostri figli ; la superbia, la presunzione e l’arroganza di quelli che stanno bene dal punto di vista finanziario fomentano questi così cattivi, logoranti e dannosi sentimenti -perché questi corrodono i cuori degli uomini -ancora di più!

Chi porta l’invidia nel cuore è “malato”. Gli manca l’amore del Signore, la fiducia, l’accettazione così come la carità per il prossimo. Lo stesso vale per quelli che hanno odio in sé. Essi distruggono non soltanto il loro ambiente e il loro prossimo, ma anche se stessi, perché vivono separati dal Signore e lontani dal Suo amore divino.

Quelli invece che vivono la loro vita con superbia, presunzione arroganza e orgoglio, a questi Io dico: anche voi peccate e la vostra caduta verrà! Non dovreste amare il vostro prossimo come voi stessi? Vuoi che possediate di più, non dovreste occuparvi di quelli che non hanno nulla, invece di far finta di non vederli, di deriderli, e lasciare che gli egoisti che bastano a loro stessi abusino di loro?

Figli Miei, chi ha di più condivida! Chi vive nel superfluo, doni ai poveri! Chi sta bene si occupi dei propri fratelli!

Avete dimenticato tutto quello che Gesù vi ha insegnato? Vivete così lontano da LUI, dal Padre che non avete bisogno, di essere buoni?

Guai a chi è superbo e bastante a se stesso perché l’Eternità è lunga e nessun aiuto gli giungerà, quando ne avrà bisogno -e ne avrà bisogno- perchè egli basta a se stesso e si considera migliore del suo prossimo, di Gesù e di Dio suo Padre Onnipotente!

Convertitevi figli Miei e dichiaratevi per Gesù! Allora non prenderanno posto nel vostro cuore ne odio, ne invidia, né superbia, né orgoglio, arroganza e autosufficienza, perché siete con il Signore ed EGLI vi ricolmerà d’amore che guarirà tutto ciò in voi.

La nostra Mamma Celeste che vi ama moltissimo. Amen.

martedì 11 febbraio 2020

Elisabetta della Trinità



Mi piace tanto guardare questa cara Santa [santa Maddalena] ai piedi del Maestro. Oh
come è bello restare là silenziosa... e non vedere più e non udire più altro che lui!

Santi Martiri del I – II e III Secolo



Dalla Gerarchia Cardinalizia di  Carlo Bartolomeo Piazza e dalle Rivelazioni Private della mistica Maria Valtorta 


La Prima Chiesa di Roma e notizie di S. Marziale. 


Diaconia Quarta di Santa Maria in Via Lata al Corso. 

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Senza recar ciò maraviglia, dice  Adriano Vittorelli, a veruno, ch'egli  potesse anche senza miracolo  dipingere tante Immagini ; si perche  egli campò assai; e si perche ogni  buon Pittore può in poche hore  effigiare compitamente sei, e otto  teste umane, come haverà fatto questo Santo Dipintore, che come  vogliono alcuni, non impiegava il  suo nobil pennello se non in  figurare il Volto Venerabile della  Beatissima Vergine. 
Qui con molte ragioni, e  congetture si sforza il Martinelli di  provare, prima che fosse alloggiato S. Pietro nella sua casa da  Pudente Senatore nel Viminale,  abitasse per sua stanza, presa a  pigione, dopo che fù partito da  Trastevere, ove li Giudei  l'insidiavano e che questa piccola  Chiesa fosse non solamente la  prima che si aprisse in Roma; ma  il primo albergo Apostolico  Pontifizio. Che quivi il Santo Principe degli Apostoli, con quei  primi Santi Padri della Chiesa  Universale formasse il primo Senato Apostolico; del quale fece  menzione San Pio I Pontefice,  scrivendo a Giusto Vescovo di  Vienna: Senatus pauper Christi  apud Roman costitutus14: e che  perciò questa fosse la prima Catedrale, che si eregesse . Che di  quà , ove egli predicava la Santa  Fede, e faceva le sue Pontefizie  fonzioni, e Residenza, destinasse  per tutte le parti del Mondo molte Missioni, e Vescovi. Che quivi si  piantasse la prima volta quella  Venerabile Catedra di Legno, che  con tanta divozione si custodisce  nella Basilica Vaticana; si alzasse quell'Altare portatile che si venera  nella Laterane, si usasse quel  miracoloso Bastone Pastorale, che  con tanta venerazione si conserva  in Treveri, dove o il lasciò S. Marziale, ovvero fù colà mandato  dal S. Pontefice Pietro a S.  Eucario primo vescovo di quella  Città. Che quivi S. Pietro scrivesse  la prima Epistola Canonica, nella  quale dice: Salutat vos Ecclesia,  quæ est in Babylone collecta, et Marcus filius meus ; nelle quali  ultime parole è da osservarsi l'antico uso di chiamare il Sommo  Pontefice i Fedeli col nome di  Figliuoli. Auvanzandosi fino a dire  il moderno scrittore, che di questo  Oratorio di Residenza anteriore  del Romano Pontefice alla Basilica  di Laterano si possa eziandio  chiamare con più ragione Gremio  di Santa Chiesa; di quello, che già  di essa disse il Bibliotecario. E finalmente proseguendo le sue  prerogative, e le sue ragioni da  non isprezzarli quando fossero  appoggiate a megliore autorità, che  discorso. Asserisce, che quivi  lungo tempo abitasse il S.  Apostolo, ricevesse, istruisse e battezzasse gran numero de’ Fedeli, raccogliendo con i suoi le  primizie del suo Apostolico  Principato insieme con San Paolo;  e chedi qua fossero ambidue  condotti al Carcere Mamertino, ed  al Martirio; asserendo nulladi  meno, che nello stesso tempo di  questa sua Pontifizia Residenza  Romana tal'hora abitasse nella  Casa hor dell'uno hor dell'altro,  secondo che ne portava il bisogno  di propagare l'Evangelio; eziandio fuor della istessa Città, e ciò per  non impugnare apertamente, anzi  concordare il Primato della  Residenza di S. Pietro secondo  l'antiche tradizioni riferite, ed autenticate dal Baronio; nella Casa  e con la beata famiglia di S.  Pudente del qual Santo Senatore  parla S. Paolo scrivendo al suo  Timoteo, quando dice: Salutant te Eubulus, et Pudens, et Linus, et Claudia, et Fratres omnes».
Non manca nulladimeno  Giovanni Bonifazio nell'Istoria Verginale di dire, essere stato  questo luogo, dove celebrarono le  prime Messe i SS Apostoli Pietro  e Paolo, consagrato alla Beatissima  Vergine: Romæ, dice egli illam domum, in quà Petrus et Paulus  Sanctissimam dixere Missam in  Via Lata conse (pag.809) cratam  Virgini esse purissima nemo unquam dubitavit . Aggiungendo  il Torrigia, che qui S. Paolo diede  l'acqua del Santo battesimo a S. Sabina nobilissima Matrona, la  quale fù la prima, che abellì il  medesimo Oratorio, ed à suoi  figliuoli. 
In questa sotterranea abitazione  di Santi, chiamata l'Oratorio hora di S. Marziale, perche fu il primo  ad erigerlo in stanza, e casa  d'Orazione; hor di S. Paolo, perche  vi stette due anni , com'egli attesta,  se non forse più; trà le catene ; hor  di S. Luca , perch'egli vi dimorò ; vi  scrisse, vi dipinse, e vi fece orazione,  vi cresce la Santità, ed il motivo della  venerazione, per essere al Santo  Apostolo Paolo apparso la seconda  volta il Signore a confortarlo né suoi  travagli. Quì egli battezzò tra gli altri  S. Sabina, S. Nonato, S.Timoteo,  Santa Pudenziana e S. Prassede.  Quì lo Spirito Santo dettò a S.  Luca gli Atti Apostolici , ed a S. Paolo le lettere, che scrisse a gli  Ebbrei, a gli Efesini, à Filippensi  suoi amorevoli, a Filemone; e la  seconda al suo caro Timoteo, perche in tutte queste sue lettere fà menzione di questa sua prigionia,  e catena, d'onde Cornelio a  Lapide ne trae il dubbio, che  queste fossero state scritte nel  carcere Mamertino; ciò che nulladimeno pare improbabile, e per  l'oscurità di quel carcere , e per l'angustie, nelle quali erano tenuti  ivi i due Santi Apostoli, privi di  ogni Libertà; e commercio. E se  bene il suo Guardiano Giulio,  fidandosi di lui, lasciava, che liberamente trattasse la sua causa,  e andasse per Roma, egli si valse dell'occasione, per guadagnare anime al Cielo, com'egli scrive a’  Filippensi, e quivi l'istruiva e  battezzava: Ita ut vincula mea  manifesta fierent in omni Pretorio,  et plures auderent verbum Dei  loqui;18 tra’ quali molti furono della  famiglia Imperiale. 
Quì pure fu dipinta , come si è  detto, la divotissima Immagine  della Gran Madre di Dio, donata  da S. Luca, che la dipinse, al Santo  Apostolo, che pure la donò a quest'Oratorio, che hora veneriamo sopra l'Altar Maggiore di  questa Chiesa, sommamente  ancora venerabile, e per l'esemplare, che rappresenta, e per  l'antichità, che l'accompagna, e per  il pennello di un santo Evangelista, che la formò, e per la divozione de’ fedeli della primitiva Chiesa,  che la venerarono, e per il  segnalato dono, che di essa ne fece  l'Apostolo delle Genti S. Paolo. 
Quà fù, ove la Chiesa  dell'Oriente propagata dal Santo Apostolo, mandò persone di  rispetto, e di conto, a visitarlo, aiutarlo, e servirlo ne’ suoi bisogni. 
Da’ Filippensi venne S.  Epafrodito, che loro Apostolo chiama S. Paolo; si perche lo  mandavano come lor Nunzio, ed  Ambasciatore; si perche faceva  l'offizio d'Apostolo nel predicare  con esso l'Evangelio; si per esser Vescovo de’ Filippensi, come  vogliono i SS Padri Ambrogio,  Epifanio e Teodoreto; e si  raccoglie dalle parole stesse del  Santo Apostolo in quella lettera  perche ammalandosi qui Epafrodito con gran pericolo della  vita, ne sentì San Paolo grand'afflizione, e tosto che fù  risanato, il rimandò loro subbito  con molto rendimento di grazie. 
Dagli Efisini ancora venne uno  detto Onesiforo, e venuto a Roma,  doppo d'haverlo ricercato molto  per la Città, che all'hora faceva, e  per la moltitudine di popolo di  sette milioni, e per ampiezza della  Città che si estendeva con i suoi  Sobborghi lunghi fino a 15 miglia,  e più, un picciol Mondo, ritrovato,  che l'hebbe venne più volte a visitarlo. Sopra la Porta dell'Oratorio  conservasi la tradizione dell'identità della sagra Immagine di Maria  Vergine con queste parole:

Oratorium quondam S.  Pauli Apostoli, Lucæ Evangelistæ, & Martialis  Martyris in quo Imago Mariæ  Virginis reperta fistebat una ex  septem à B. Luca depictis.

A cura di Mario Ignoffo 

La voce di tutte le Chiese contro il partito di Donato.



Allora, gridino pure, con la voce della stessa unità, le Chiese  del Ponto, della Bitinia, dell'Asia, della Cappadocia e delle altre  regioni d'Oriente, alle quali scrive 6 il beato apostolo Pietro: "  Partito di Donato, noi non sappiamo ciò che voi dite. Perché non  siete in comunione con noi? Se Ceciliano ha fatto del male, che non  ci è stato né provato né dimostrato con chiarezza; sì, se ha  commesso del male, in che senso egli ci pregiudica? Se non ci  volete ascoltare, ascoltate almeno voi stessi che dite: Né una causa  pregiudica un'altra causa, né una persona pregiudica un'altra  persona. O, forse, è capace di giungere a tanto la vostra perversità,  da far valere questo principio per impedire che Primiano vi  danneggi, e di non farlo valere perché Ceciliano ci danneggi "? 
Gridino ad alta voce anche le sette Chiese d'Oriente, alle quali  l'apostolo Giovanni scrive 7, quella di Efeso, di Smirne, di Tiatira, di  Sardi, di Filadelfia, di Laodicea, di Pergamo, e dicano: " Che cosa vi  abbiamo fatto, fratelli, che avete preferito appartenere alla  comunione del partito di Donato, anziché alla nostra? Se Ceciliano  ha peccato - ma voi non avete potuto esibire le prove del suo  misfatto, essendo stato condannato in sua assenza al pari di  Primiano -, ebbene, qualunque sia stata la sua condotta, noi che  cosa vi abbiamo fatto? Perché voi, che siete cristiani, non volete  vivere in pace con i cristiani, e volete spezzare il vincolo dei  sacramenti, comuni a tutti noi? Che cosa vi abbiamo fatto? Perché  la causa di Primiano non pregiudica il partito di Donato, se è vero il  principio che avete enunciato: una causa non pregiudica un'altra  causa, né una persona pregiudica un'altra persona? Perché mai,  dunque, la causa di Ceciliano pregiudica l'eredità di Cristo, nella  quale il lavoro degli Apostoli ci ha piantato? A una di noi, l'apostolo  Giovanni scrive che conta in Sardi solo pochi membri che non hanno macchiato le loro vesti 8; eppure, neanche a causa dei  membri impuri di questa Chiesa sono state macchiate le vesti di  quel piccolo numero, poiché il principio che voi avete citato è vero:  una causa non pregiudica un'altra causa, né una persona pregiudica  un'altra persona. Come dunque la causa e la persona di Ceciliano  possono arrecare danno a noi? E, se essa non ci pregiudica, perché  vi siete separati da noi? ". Parlino anche le Chiese, alle quali scrive  l'apostolo Paolo: quella dei Romani, dei Corinzi, dei Filippesi, dei  Colossesi, dei Tessalonicesi - abbiamo già parlato poco fa dei Galati  e degli Efesini; che dicano dunque anch'esse: " Tutti i giorni,  fratelli, leggete le lettere indirizzate a noi, voi che volete continuare  a far parte del partito di Donato. Nelle stesse lettere l'Apostolo ci ha  salutato con il nome della pace, dicendo: Grazia a voi e pace da  parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo 9. Perché avete  appreso la pace leggendo le nostre lettere e vi rifiutate di  mantenerla con noi? Noi, che ci troviamo in terre così lontane al di  là del mare, saremmo responsabili del caso di un africano:  Ceciliano? Senza alcun dubbio, il principio che voi citate è vero: una  causa non pregiudica un'altra causa, né una persona pregiudica  un'altra persona. Ma, allora, che santificazione privata e peculiare è  mai questa, in virtù della quale a voi è permesso di sostenere che la  causa dell'africano Primiano non pregiudica il partito africano di  Donato, né la persona di Feliciano di Musti pregiudica la persona di  Primiano di Cartagine, mentre i fatti pregiudizievoli dell'Africa sono  addossati a noi, che siamo così lontane, e così la causa di Ceciliano  ci pregiudica tutte? ". 

S. Agostino

L’incendio del mondo – La catastrofe della natura – L’ultima decisione



Non vi rimarrà nulla di nascosto a voi, che vi siete offerti a ME per il servizio, perché gli  ultimi avvenimenti sono così portentosi, che su ciò non potete essere lasciati nell’ignoranza e questo in particolare quando IO voglio parlare a tutti gli uomini mediante  voi. E perciò dovete anche sapere, che ci vuole soltanto una minima spinta, per far scaturire una  catastrofe, che dapprima può essere considerata puramente mondana, che però è il segnale per la  catastrofe della natura che ora seguirà, che non verrà bensì scaturita da nessuna volontà umana,  che però è la conseguenza comunque della volontà umana, e questo in quanto farà scaturire un incendio mondiale, che non può essere fermato se non per la Mia Volontà.

E dato che gli uomini badano sempre soltanto all’avvenimento mondiale, deve avvenire qualcosa,  che per loro è inspiegabile, lo sguardo degli uomini del mondo deve essere rivolto al Mio  Intervento e tutte le intenzioni umane devono retrocedere in vista della scoperta, che nel Cosmo si  sta preparando qualcosa, da cui infine ogni uomo può essere colpito. Quindi ora gli uomini devono  imparare a “temere” DIO, ma non i loro avversari umani. Ed anche se è nell’interesse di ogni  singolo, di credere in un DIO oppure no, comunque questo avvenimento cosmico è più grande e minaccioso per la vita che l’incendio mondiale, che ora va in seconda fila. Perché ora decide la  predisposizione spirituale verso il CREATORE e CONSERVATORE di tutte le cose, se e come si  svolge la catastrofe della natura su ognuno.

Che voi crediate oppure no, questo avvenimento viene verso di voi a passi da gigante e vi  separa da ciò soltanto ancora poco tempo. E voi che lo sapete, dovete farlo notare ad ogni singolo  dei vostri prossimi su ciò che arriva, anche se non trovate nessuna fede, ma gli avvenimenti futuri lo dimostreranno. Perché anche la fine si avvicina sempre di più, è questa catastrofe naturale è  soltanto un ultimo segnale per questa. Ma chi se ne lascia ancora impressionare? Gli uomini vorranno vedere in questo sempre soltanto una catastrofe della natura, e perciò non saranno in  grado di vedervi un collegamento con lo stato spirituale dell’umanità, eccetto pochi, il cui spirito è  risvegliato, che però non penetreranno con i loro ammonimenti e perciò parlano sovente  inutilmente, per avvertire ancora gli uomini dell’ultima fine, a cui vanno incontro inevitabilmente. 

Non lasciate passare da voi inosservati i segnali , perché ammoniscono tutti voi che vivete nel  tempo della fine, ricordatelo, che vi rimane ancora poco tempo, in cui potete decidervi, di prendere  la via verso di ME, CHE IO voglio e posso salvarvi da ogni miseria, oppure di tendere di nuovo verso l’avversario, che vuole rovinarvi di nuovo per un tempo infinito.

E per via della libertà della volontà non potete sapere il giorno e l’ora, ma IO posso sempre  soltanto dirvi con certezza, che non vi rimane più molto tempo. Ma l’avvenimento del mondo tocca  ed interessa voi tutti molto, e perciò badate poco a ciò che IO vi dico e perciò, l’avvenimento  irromperà su di voi con tutta la violenza, in modo che non saprete, come dovete proteggervi. Ma lasciatevi dire questo, che Solo IO posso offrirvi la Protezione, che dovete rifugiarvi in ME, per  essere guidati attraverso tutti i pericoli del corpo e dell’anima.

Se voi uomini vedeste in questo soltanto una cosa, che un Potere Superiore è all’Opera, e che  dovete invocare questo Potere Superiore, altrimenti siete perduti senza speranza, perché il Mio  avversario impiegherà ancora tutto il potere, per avervi nelle sue mani. E chi in questo breve tempo  fino alla fine non si decide più per ME, verrà poi di nuovo legato nella materia, e dovrà percorrere  ancora una volta la via eternamente lunga attraverso le Creazioni della nuova Terra.

Amen.

Bertha Dudde 1 agosto 1965

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



IL CARDINALE 

Il Ghislieri non fu creato nel primo concistoro tenuto da Paolo IV, benché se ne fosse già fatto il nome; non mancarono perciò i soliti motteggiatori, che cominciavano a parlare di “caduta in disgrazia”. Ma il 15 marzo 1557, senza alcun preannunzio, il Papa lo chiamò a far parte del Sacro Collegio. A richiesta del nuovo eletto la chiesa della Minerva ebbe titolo cardinalizio, che fu assegnato a lui; titolo ch'egli cambiò più tardi con quello di S. Sabina sull' Aventino. 
   Il Papa, non contento di averlo investito d'una tale dignità, gli volle conferire un'autorità ancora maggiore, non più conferita a nessun altro, nominandolo Inquisitore Generale di tutta la cristianità, e assoggettando alla sua giurisdizione tutti gli inquisitori e gli stessi vescovi. E per rendere più rispettabile agli occhi di tutti questa carica di altissima importanza, Paolo IV volle preconizzare solennemente in concistoro il titolare. Soltanto la gran fama di virtù che godeva il cardinale Alessandrino, poté impedire ai suoi colleghi di giudicare esorbitanti queste sovrane attribuzioni. Dopo San Pio V, tale carica è sempre stata occupata dallo stesso Pontefice, come Prefetto del S. Ufficio. 
   Da cardinale, il Ghislieri non diminuì in nulla l'austerità della sua vita. Sotto la porpora ci doveva essere anzitutto il religioso; perciò introdusse per primo il costume che i religiosi vescovi o cardinali, conservassero nei vestiti il colore del rispettivo Ordine. 
   Conoscendo molto bene i motti satirici rivolti dal popolo a certi ecclesiastici troppo teneri verso i loro parenti, fece sapere alla propria famiglia, che incominciava a inorgoglirsi alquanto della dignità d'uno dei suoi membri, e ne sognava dei vantaggi, che deponesse ogni speranza di far fortuna. Una sua nipote tentò d'insinuarsi destramente, perché venissero appagati i propri desideri di ambizione. 
   Il cardinale le rispose con una lettera del 26 marzo 1558 molto cortese, ma risoluta, raccomandandole più moderazione, e dicendole che l'unico mezzo per conciliarsi la sua benevolenza, era non già quello di inorgoglirsi di uno zio elevato in dignità, ma il santo fervore della divozione. Paolina, la nipote, osò sostenere, che casi richiedeva la dignità cardinalizia; e il Santo le fece intendere che casi voleva la sua condizione di povero religioso, e che nessun dono, in qualche modo degno di biasimo, avrebbe mai contristata la sua coscienza. Se per suo servizio aveva preferito chiamare degli estranei piuttosto che dei paesani, l'aveva fatto perché si trattava di gente buona e onesta. 
   Nutriva un'affettuosa venerazione per quelli che convivevano nella sua casa, e se era severo quando si trattava di questioni dottrinali o di reprimere disordini, si mostrava affabile e dolce verso i suoi familiari. Ben lontano dall'imitare il lusso di qualche suo collega nel cardinalato, ridusse il numero delle persone di servizio, pensando più al bene della loro anima che all'eleganza delle loro livree. I cappellani e i valletti sapevano che, ponendosi al suo servizio, in luogo di sontuosità e feste principesche avrebbero trovato frugalità, divozione e perfino qualche pratica monastica; ma sapevano pure che il loro padrone, dolce e benigno, li dispensava sovente dai loro uffici, li trattava molto bene se malati e più che dare ordini procurava di edificarli. 

* * * 
Paolo IV e per la sua tarda età e per i dispiaceri che gli recavano i suoi nipoti, non poté mandare ad esecuzione vasti disegni che aveva quando assunse la tiara. I suoi sforzi, contrariati, vennero meno, e dopo aver lottato sino a ottantaquattro anni, l'abile manovratore si spense il 18 agosto 1559, lasciando l'Europa settentrionale in preda alle guerre civili. 
   Il card. Alessandrino che l'amava, lo pianse assai, tanto più che il successore Pio IV, d'un naturale differente, più gioviale, meno asceta, sembrava seguire altre vie. Questi, fatto Papa, non solo concesse ai romani i divertimenti carnevaleschi, ma si mostrò molto duro coi Caraffa e i loro aderenti. Tollerò in pace che il popolo delirante distruggesse la statua di Paolo IV, eretta sulla piazza del Campidoglio, e lasciò che con vergognoso e inutile insulto, tra grida clamorose, ne facesse rotolare la testa nel Tevere. Quindi diede ordine che fossero arrestati i nipoti del suo antecessore e, fatto istruire a loro carico un processo, li condannò. Uno di essi mori in prigione, e due altri furono giustiziati sul ponte di Castel S. Angelo. 
   Il card. Alessandrino, che aveva goduto il favore del Papa defunto, rinnegato e oltraggiato, non aveva proprio da temere nulla? Molti prevedevano prossimo l'abbassamento del Ghislieri. Ma, sia che Pio IV ammirasse la sua virtù, sia che volesse pigliar tempo, lo confermò nella carica di Inquisitore Generale; però siccome il Papa, diplomatico di carriera, voleva governare in persona, lo nominò vescovo di Mondovì, in Piemonte, senza dargli esplicitamente la libertà di andarvi a fissare la sua residenza, sapendo che il Ghislieri, attaccato com'era al proprio dovere, se ne sarebbe andato da sé. 
   Cosi veniva alla chetichella allontanato da Roma uno dei consiglieri di Paolo IV, e uno dei cardinali indipendenti, capace di resistere senza paura, qualora fosse stato necessario, a dei progetti temerari o troppo umani. 
   Il cardinale Alessandrino lasciò Roma nel 1560, per recarsi a visitare la diocesi affidatagli, e mettere mano alle riforme richieste dall'incuria dell'autorità ecclesiastica vacillante e dalle insidie dell'eresia. Dopo una tappa a Bagni di Lucca, invitato dal Duca di Savoia andò a Genova, accoltovi con regale munificenza. 
   Entrato in diocesi e presone possesso, si diede interamente a ravvivare il fervore sonnacchioso dei canonici di Mondovì, e a rimettere in vigore l'esercizio del culto. Percorse quindi tutte le parrocchie, e predicando con unzione sacerdotale, ebbe la consolazione di ricondurre i fedeli all'osservanza delle leggi morali e alla frequenza dei Sacramenti. 
   I dolci ricordi dell'infanzia, e della prima sua giovinezza trascorse a Bosco e a Vigevano l'indussero a fare una visita a quei due paesi, e se non poté rivedere i suoi genitori, morti prima della sua elevazione alla sacra porpora, rivide insieme ad altri della sua famiglia i suoi vecchi confratelli e gli allievi del convento di Vigevano, e poté trovare tra loro un po' di ristoro alle inquietudini e alle gravi occupazioni della sua vita. 
   Egli pensava di non poter rientrare in Roma per un bel tratto di tempo; ma vi fu presto chiamato da un ordine improvviso del Sommo Pontefice. Pio IV aveva compreso che le funzioni d'inquisitore richiedevano la presenza del titolare, e d'altra parte S. Carlo Borromeo non cessava di persuadere lo zio, che i consigli dell' Alessandrino avrebbero accelerata la conclusione del Concilio di Trento. 
   I cardinali videro con piacere questo ritorno. Il Ghislieri, nonostante lo studio che poneva per essere dimenticato, finiva di farsi ricordare. Il card. Farnese, sempre pieno di fasto, aveva regalato al Borromeo una splendida carrozza con dei bellissimi cavalli, ma non osando fare una simile offerta all'Alessandrino, si limitò ad augurargli, augurio un po' pericoloso, la tiara. 
   Il Ghislieri intervenne veramente per troncare le questioni che trascinavano in lungo il Concilio? Può essere. E' però certo ch'egli ebbe parte in questa grave causa, coll'esortare a nominare legato il cardo Morone, come successore del cardinale di Mantova. E si sa con quale destrezza il nuovo plenipotenziario riuscì a guadagnarsi l'imperatore Massimiliano, e a impedirgli che prolungasse le sue trattative. 

* * * 

Del Card. GIORGIO GRENTE

LE SETTE ARMI SPIRITUALI



Santa Caterina da Bologna


Essa udì il canto degli angeli 

Vi fu anche un tempo in cui il tormento di un fortissimo desiderio di dormire era diventato la sua croce. Resisteva con tutta la volontà, ma non riusciva a estirpare il sonno da sé, fosse giorno o fosse notte; così, riservava a suppliche la maggior parte delle orazioni, dell'ufficio divino e della messa, per ottenere da Dio la forza di vincerlo.  

Una mattina, mentre combatteva la sua fragilità con grande tensione per ben assistere alla messa, e valutava il suo scarso vigore e il poco tempo nel quale avrebbe potuto resistere in quelle condizioni, fu presa dal timore che il soccorso, tanto invocato in tanta necessità, non dovesse più giungere e la sua mente fu sopraffatta da un così grande smarrimento e disperazione da credere di morire, senza l'immediato sostegno divino. Era il momento in cui il sacerdote, letto il prefazio, diceva:  

Sanctus, Sanctus ...; in quello stesso istante, essa udì cantare la stessa parola «alla angelica baroni a che precedeva innanzi a tanto divino ed eccellentissimo Sacramento» e la melodia del canto angelico era casi stupendamente dolce e soave, che subito, al primo suono, la sua anima tese a uscirle dal corpo; se non mancò del tutto, fu solo perché non giunse a udire la fine del canto sulla stessa parola.  

Da quel momento le riuscì talmente facile vincere il sonno, che, anche trascorso molto tempo, non ne fu più molestata, poté vegliare a suo piacimento e senza alcuno sforzo. O sorelle cordialissime, non v'incresca la fatica del sonno e degli altri disagi, perché con quella perverrete alle requie eterne. Sappiate che nessuna lingua può esprimere e mente immaginare la estrema dolcezza di quel canto angelico; io dico solo che le scese in cuore tanta soavità, da farle dimenticare sé stessa e tutte le cose create come se mai fossero esistite e, per quanto lo udisse così brevemente da parerle un batter d'occhio, fino dal primo istante la sua anima tese a staccarsi dal suo corpo.  

Accadeva questo e stava fra le altre sorelle: tuttavia non fece il benché minimo strepito, ma si chinò pervasa da tanta modestia, che le parve di essere meno pesa di una piuma; sicché nessuna delle presenti si accorse di nulla.  

Illuminata Bembo

PREGHIERA alla MADONNA di LOURDES



Maria, tu sei apparsa a Bernadette nella fenditura
di questa roccia.
Nel freddo e nel buio dell’inverno,
hai fatto sentire il calore di una presenza,
la luce e la bellezza.
Nelle ferite e nell’oscurità delle nostre vite,
nelle divisioni del mondo dove il male è potente,
porta speranza e ridona fiducia!
Tu che sei l’Immacolata Concezione,
vieni in aiuto a noi peccatori.
Donaci l’umiltà della conversione,
il coraggio della penitenza.
Insegnaci a pregare per tutti gli uomini.
Guidaci alle sorgenti della vera Vita.
Fa’ di noi dei pellegrini in cammino dentro la tua Chiesa.
Sazia in noi la fame dell’Eucaristia,
il pane del cammino, il pane della Vita.
In te, o Maria, lo Spirito Santo ha fatto grandi cose:
nella sua potenza, ti ha portato presso il Padre,
nella gloria del tuo Figlio, vivente in eterno.
Guarda con amore di madre
le miserie del nostro corpo e del nostro cuore.
Splendi come stella luminosa per tutti
nel momento della morte.
Con Bernadette, noi ti preghiamo, o Maria,
con la semplicità dei bambini.
Metti nel nostro animo lo spirito delle Beatitudini.
Allora potremo, fin da quaggiù, conoscere la gioia del Regno
e cantare con te:
Magnificat!

Gloria a te, o Vergine Maria,
beata serva del Signore,
Madre di Dio,
Tempio dello Spirito Santo!
O augusta Regina del Paradiso, che in
atteggiamento celeste e con la Corona sul
braccio, a grande dimostrazione di amore e
di misericordia per gli uomini, vi degnaste
apparire alla fortunata Bernadetta per spargere
sul mondo le grazie della vostra bontà:
noi vi salutiamo e ci rallegriamo per l'eccelso 
privilegio della vostra Immacolata Concezione
con cui piacque al Signore di elevarvi
sopra tutte le creature, costituendovi
sua Madre purissima.
Deh! Siate pure la Madre nostra, ed in
mezzo alle lusinghe del mondo e dei sensi,
fate che manteniamo puro il nostro cuore
dalla colpa prendendo per nostra arma
quel rosario, che voi additate come mezzo
per mantenerci vostri degni figliuoli.


LITANIE alla MADONNA di LOURDES
Signore pietà, Signore pietà; 
Cristo pietà, Cristo pietà;
Signore pietà, Signore pietà;

Nostra Signora di Lourdes, Vergine Immacolata prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, Madre del Divin Salvatore prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, che hai scelto come interprete una debole e povera fanciulla prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, che hai fatto sgorgare sulla terra una sorgente che dà contorto a tanti pellegrini prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, dispensatrice dei doni del Cielo prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, a cui Gesù nulla può rifiutare prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, che nessuno ha mai invocato invano prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, consolatrice degli afflitti prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, che guarisci da ogni malattia prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, speranza dei pellegrini prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, che preghi per i peccatori prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, che ci inviti alla penitenza prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, sostegno della santa Chiesa prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, avvocata delle anime del purgatorio prega per noi;
Nostra Signora di Lourdes, Vergine del Santo Rosario prega per noi;

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci Signore;
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo ascoltaci o Signore;
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi;

Prega per noi, Nostra Signora di Lourdes Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: 
Signore Gesù, noi ti benediciamo e ti ringraziamo per tutte le grazie che, per mezzo della Madre tua a Lourdes, hai sparso sul tuo popolo in preghiera e sofferente. Fa' che anche noi, per l'intercessione di Nostra Signora di Lourdes, possiamo aver parte di questi beni per meglio amarti e servirti! Amen.

…… e non avete fatto nulla per impedirlo!



Alzatevi e diffondete la Parola del Signore! Difendete Gesù davanti a quelli che LO vogliono “abolire”, alzatevi per LUI, per il vostro re!

Non appena saranno terminate gli atti malvagi di calunnia, della cacciata così come le tante bugie su Mio Figlio, che tanto vi ama, , non meravigliatevi del vuoto e della tristezza che vi colpirà, e neanche per la messa in scena dello “show” artificiale, che sarà percepito come falso, che vi confonderà e vi condurrà nell’oscurità! Così saranno celebrate le vostre nuove messe: in unità, mescolati, nell’accecamento e senza alcun valore davanti al Signore, perché non adorerete più il Signore in queste nuove messe, ma la bestia. Essa riderà fragorosamente perché avete creduto alle sue bugie, non vi siete accorti degli intrighi e soprattutto non avete difeso il vostro Gesù!

Mio Figlio non sarà presente in nessuna di queste messe! Tenete presente questa inestimabile perdita! Non appena il vero volto del male verrà alla luce il vostro giubilo passerà subito! Siete sfruttati e lasciate che avvenga! Siete ingannati e credete alle bugie! Siete manipolati e gioite di questa manipolazione! Sarete derubati, controllati e molti di voi imprigionati, ma non vi ribellate! Non per la vostra libertà! Non per i vostri fratelli! Non per il vostro Gesù!

Figli Miei. Se ora non vi alzate e difendete la Parola di Gesù, i Suoi insegnamenti, il Suo sacrificio, i Comandamenti del Signore e la Sua grande sofferenza per la Salvezza di tutti i figli di Dio, allora sarà troppo tardi per tutti voi! Miliardi di miliardi si perderanno seguendo il diavolo e voi che conoscete Gesù, non avete fatto nulla per evitarlo.

Figli Miei. Il Mio cuore materno è profondamente sconvolto perché soffre per la vostra tiepidezza. Dovete alzarvi e stare dalla parte di Gesù, non importa cosa l’altro pensa o fa contro di voi! Alzatevi e difendete il vostro Salvatore! Aiutate i figli della terra a ritrovare la via per Gesù e siate buoni gli uni con gli altri!

Le lacrime che Io piango sono così amare. Sono piene di dispiacere e di dolore perché avete abbandonato Gesù, l’unico che vi ama veramente e che ha sacrificato la Sua vita per voi.

Io vi saluto oggi piena di preoccupazione e sofferenza e imploro davanti al trono di Dio per ciascuno dei figli della terra, in modo che troviate la strada per Gesù e non andiate perduti seguendo il diavolo.

Io vi amo, Miei smarriti figli e prego affinché voi comprendiate. Possa lo Spirito Santo compiere su di voi tutti i Suoi miracoli in modo che voi possiate nuovamente vedere con chiarezza.

Alzatevi figli Miei e pregate!

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Madre della Salvezza e Madre delle lacrime:

“Piango lacrime di sangue per ciascuno dei figli traviati. Amen.”

Geremia



Ritorno dall'esilio
(vedi 23, 7-8)

14Il Signore dice: 'Sta per venire il momento in cui la gente non dirà più: 'Giuro per la vita del Signore che ha fatto uscire il popolo d'Israele dall'Egitto...'. 15Invece diranno: 'Giuro per la vita del Signore che ha fatto ritornare il popolo d'Israele dal nord e da tutte le regioni dove lo aveva disperso'. Infatti io li farò ritornare nella loro terra, quella che avevo dato ai loro antenati'.

I colpevoli saranno puniti

16Il Signore dice: 'Manderò contro gli Israeliti i loro nemici: questi ne faranno grandi retate, come fanno i pescatori, e inseguiranno gli altri sui monti e sulle colline come fanno i cacciatori, per scovarli tutti perfino nelle spaccature delle rocce. 17Io vedo tutto quel che fanno, non possono nascondermi nulla: le loro azioni malvagie mi saltano agli occhi. 18Tanto per cominciare, farò loro pagare fino in fondo le colpe e i peccati commessi. Infatti hanno profanato la mia terra con i loro idoli senza vita, come sono i cadaveri, e hanno riempito la mia proprietà con i loro dèi falsi'.

Preghiera di Geremia

19Signore, tu mi proteggi
e mi dài forza,
tu mi aiuti quando sono in difficoltà.
A te verranno i popoli
da tutte le parti della terra e diranno:
'Gli dèi che i nostri padri
ci hanno lasciato
sono soltanto una menzogna,
sono come vento e non servono a nulla.
20Non possono essere veri
gli dèi che l'uomo si fabbrica'.
21 'Ebbene, - dice il Signore, -
questa volta farò conoscere ai popoli
la mia forza e la mia potenza,
ed essi riconosceranno
che io sono il Signore'.

Al di là della sofferenza



Il Dolore

Benedetto sii, Signore,
per la tua infinita bontà
perché collochi con amore
sopra spine di dolore,
rose di conformità.

Quanto triste è il mio andare!
Porto nel petto ascondito
di crucci un fremito,
e sulle labbra un cantare
per celare il gemito.

Per tema, Signore,
che questo mondo burlone
si rida dei miei lamenti, 
soffoco nei canti
i guai del mio dolore.

Non voglio che nel mio cantare
la mia pena sia trasparente;
voglio soffrire ed in silenzio stare;
non voglio dare alla gente
briciole dei miei tormenti.

Tu solo, Dio e Signore,
tu che per amor colpisci,
tu che con immenso amore
provi con più dolore
le anime che più gradisci.

Tu solo lo devi sapere,
perché solo voglio raccontare
il mio segreto patire
a chi lo può capire
e lo può consolare.

Per questo, Dio e Signore,
per la tua bontà e il tuo amore,
poiché me lo mandi e lo gradisci,
perché è tuo il mio dolore,
benedetta sia, Signore,
la mano con cui mi ferisci!

(José María Pemán)