mercoledì 20 febbraio 2019

Dio chiama chi ama




Cerchiamo di infrangere il tabù che sta dietro la parola vocazione.



Nella vocazione sta il senso della nostra vita. È vivendo in essa che possiamo raggiungere il massimo delle nostre potenzialità e della nostra capacità di dono. Nella realizzazione del progetto che Dio ha pensato per noi sta il segreto della felicità.
La vocazione è una realtà molto ricca e complessa. Potrebbe essere rappresentata come punto di sintesi e d'equilibrio fra varie componenti. Espressione del dialogo tra la volontà di Dio e quella dell'uomo si realizza nell'incontro tra le ricchezze della persona e gli appelli che la vita fa a ciascuno, tra il proprio desiderio di libertà e il proprio senso di responsabilità, tra i bisogni dell'individuo e le attese della comunità, tra esperienza passata e progetto di sé. Tutto ciò fa della vocazione una realtà relazionale e dinamica che si sviluppa grazie alla capacità di autodeterminazione del soggetto.
Essa muta al mutar delle situazioni pur seguendo un filo logico, provvidenzialmente tracciato, che diviene comprensibile all'individuo solo ad una lettura retrospettiva, profonda ed illuminata, della propria storia.

 La sofferenza di una vita senza senso

La parola vocazione viene dal latino e significa chiamata. E Dio che chiama l'uomo: ad ogni persona affida una missione, un progetto da realizzare. All'individuo spetta il compito di rispondere all'appello di Dio. Solamente chi «centra la propria vocazione» realizza a pieno la sua vita spendendola per l'obiettivo per cui è stato creato.

A questo proposito è interessante notare come l'etimologia della paro-la peccato in ebraico significhi proprio «sbagliare mira», «non centrare l'obiettivo», «camminare fuori strada»: in altre parole, essere fuori dal progetto di Dio.(…)
Viceversa anche tu avrai potuto sperimentare quanto sia pacificante vivere accanto a persone che hanno centrato in pieno la loro vocazione, che con equilibrio sanno mettere a frutto le proprie potenzialità ed accettare i propri limiti. Sono individui profondamente in pace con se stessi e con gli altri perché «al proprio posto».

Anche la psicologia, utilizzando la categoria della significatività, ci offre una riflessione assai interessante. Victor E. Frankl, psicoterapeuta viennese, afferma «Ogni epoca ha la sua nevrosi. In realtà, noi oggi non siamo di fronte, come ai tempi di Freud, ad una frustrazione sessuale, quanto piuttosto ad una frustrazione esistenziale. Il paziente di oggi soffre di un abissale sentimento di insignificanza, intimamente connesso a un senso di vuoto esistenziale».

Chi non scopre il senso della propria vita o, in altre parole, la propria vocazione, è condannato alla frustrazione e al vuoto interiore. Un vuoto che si fa sempre più strada anche tra i giovani. I tentativi di fuga da questo sentimento sono vari (stressarsi in mille attività, ubriacarsi, drogarsi, stordirsi con la musica, fare sesso ecc.) ma tutti inefficaci.

 A tutti è data una vocazione da realizzare

Non è facile parlare oggi ai giovani di vocazione a causa dei tanti preconcetti che nel tempo sono venuti a formarsi su questo tema. Per questo prima di entrare nel vivo dell'argomento sono obbligato a fare un lavoro previo per sgombrare il campo dai tanti pregiudizi.

L'idea più pericolosa è che la vocazione non interessi tutti, ma solo alcuni: quelli che sono chiamati a diventare preti o suore.
Fortunatamente il Concilio Vaticano II si è opposto a questo modo di pensare asserendo che tutti siamo chiamati, a tutti Dio affida una vocazione, tutti Dio chiama alla santità, alla radicalità evangelica. È in-teressante come Giovanni Paolo II, nell'enciclica sui laici (Christifi-deles laici, 16), parlando della vocazione di tutti alla santità, affermi che «questa è stata la consegna primaria affidata dal Concilio [...] alla Chiesa». Capisci, il Papa dice che la cosa più importante che ha detto il Concilio è che tutti siamo chiamati a farci santi.

 Tutti siamo chiamati alla santità

Questo è il sogno che Dio nutre per ciascuno di noi. La santità, come abbiamo visto, non è un privilegio per i più belli o i più simpatici. Dio vuole tutti santi, anche te!
Sei stato creato per questo. Questo stesso è il desiderio più profondo che portiamo dentro di noi. È il desiderio verso il quale è protesa la tua stessa natura. Come non puoi chiedere ad una mucca di darti del vino se è stata creata per fare il latte, così non puoi chiedere a te stes-so una vita di compromessi se sei stato creato per la santità. Questa è l'unica via che può darti quella felicità alla quale aneli.

Per tutto questo è opportuno vincere la paura
di confrontarsi con essa.
Occorre quindi fare chiarezza.

Una premessa: Dio non gioca a nascondino!
Occorre subito sfatare un'idea sbagliata secondo la quale scoprire la propria vocazione è veramente difficile. È vero, Dio non ti telefonerà per comunicarti quanto vuole da te. Per comprendere la tua vocazione hai bisogno di impegno e discernimento. Allo stesso modo, però, è ridicola l'idea di un Dio che giochi a nascondersi. Non è così!
La vocazione prima di essere il nostro problema è quanto Dio stesso ci vuoi comunicare. Dio vuoi farci conoscere qual è il senso della nostra vita, molto di più di quanto noi stessi lo desideriamo.

 Così fa di tutto per comunicarcelo. Il problema non sta in Lui, ma in noi che non vogliamo ascoltarlo. Lo sappiamo benissimo: non c'è peggior sordo di chi non vuoi sentire!

Mettiti allora in ricerca della tua vocazione animato da questa certezza: Dio vuoi parlarmi! Alla domanda se è difficile conoscere la propria vocazione, Giuseppe Lazzati, ha dato questa risposta: «Direi che in fondo non è difficile, se noi non complichiamo le cose, se cioè abbiamo volontà per conoscerla e la lealtà per riconoscerla» (1990).
Mantieni quindi vivo il desiderio di sapere qual è la volontà di Dio su di te e non porre resistenza.

Gabriele, Raffaele, Michele Arcangeli potenti per noi



Apparizioni di San Michele

Fin dai tempi di Gesù, gli ebrei credevano che san Michele era l’angelo incaricato da Dio per custodire le sorgenti d’acqua che hanno effetti curativi. Nella tradizione, lo si considera l’angelo che guidò il popolo d’Israele nel deserto e gli fece attraversare il mar Rosso o anche colui che fece scaturire l’acqua dalla roccia che Mosè toccò col suo bastone per calmare la sete della gente(33). Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 5, si parla dell’angelo che muoveva le acque della piscina di Betsaida ed alcuni credono che questi sia proprio san Michele.
Nel 452 Attila con il suo esercito si presentò alle porte di Roma pronto a conquistarla con fuoco e spargimento di sangue. Papa Leone I consacrò Roma a san Michele arcangelo e poi uscì incontro ad Attila. E accadde il miracolo. Attila si allontanò da Roma. Immediatamente costruirono una chiesa all’arcangelo san Michele, che gli fu consacrata il 29 settembre, e da allora questo è il giorno della festa di san Michele. Dopo il Concilio Vaticano II vennero aggiunte anche le feste degli arcangeli Gabriele (25 marzo) e Raffaele (24 ottobre) (34).

Il culto a san Michele era molto diffuso in Egitto. Si sa che nel secolo IV vi era un tempio consacrato a lui. La chiesa di Alessandria pose sotto la sua protezione il fiume Nilo, dal quale dipendeva la ricchezza del paese. La festa veniva celebrata il 12 giugno, periodo in cui il fiume cominciava a crescere (35).

A Costantinopoli c’era una chiesa dedicata a san Michele, edificata dall’imperatore Costantino. Si chiamava Michaelion e si credeva che l’arcangelo fosse apparso là e che vi operasse miracoli. Su questo argomento scrive diffusamente lo storiografo Sozomeno, nato in Palestina nel secolo quinto e vissuto a Costantinopoli lavorando come avvocato e scrivendo diversi libri di storia della Chiesa. Egli dice: Tutti coloro che avevano grandi dispiaceri o malattie incurabili si avvicinavano al tempio a pregare e in poco tempo si liberavano dalle loro pene (36).
Gli imperatori bizantini, come riferisce lo storiografo Ray­mond Jenin, edificarono diversi templi a san Michele, considerandolo il protettore dell’Impero. A Costantinopoli e nei dintorni vi erano circa 16 santuari dedicati all’arcangelo (37).

Il cronista bizantino Johannes Malalas (491-565), autore del libro Cronografia, in cui annotava i fatti più salienti del suo tempo, fa molti riferimenti a san Michele in relazione agli imperatori bizantini.
è noto il fatto che racconta sant’Eusebio nella sua Historia ecclesiastica (IX, 9), che Costantino ebbe una visione in Gallia. Vide una croce con la frase: In hoc signo vinces (con questo segno vincerai). A motivo di questa visione fece preparare uno stendardo con la croce e san Michele lo portò alla vittoria. Pare che questa visione sia certa, poiché sembra del tutto inverosimile che l’imperatore possa avere immaginato qualcosa di così impopolare per un esercito a maggioranza pagana a quei tempi. Nel 313 Costantino decretò il riconoscimento ufficiale del cristianesimo in tutto l’Impero.

Durante il pontificato di san Gregorio Magno, nel 590, una terribile peste stava spargendo un’orribile mortalità tra la po polazione di Roma. Il Papa ordinò che si facesse una processione penitenziale da Santa Maria Maggiore. Lo stesso pontefice portava una statua della Vergine durante la processione. Quando arrivarono al ponte sul Tevere, udirono canti di angeli e, all’improvviso, sul castello di Adriano, che oggi si chiama Castel Sant’Angelo, apparve l’arcangelo san Michele. In mano teneva una spada e in quel momento la peste cessò (38).

A santa Giovanna d’Arco (1412-1431) si manifestò l’arcangelo in diverse occasioni, chiedendole di prendere le armi per difendere il suo paese. A 13 anni, cominciò ad udire le voci dell’arcangelo. Al processo che le fecero affermò che la sua prima apparizione era stata di san Michele. Disse: Lo vidi con gli occhi. Non era da solo, era in compagnia di angeli del cielo.

La voce dell’arcangelo le insegnava a comportarsi bene e a frequentare la chiesa. Ben presto si unirono a san Michele santa Caterina e santa Margherita. Con il loro aiuto Giovanna riuscì a convincere il delfino ad accompagnarla a Reims per farsi incoronare re. Essi le predissero anche che sarebbe stata fatta prigioniera. La giovane venne bruciata viva a 19 anni.
Il processo di riabilitazione ebbe luogo nel 1455 per desiderio di re Carlo VIII e di Papa Callisto III.

San Francesco di Paola (1456-1508) aveva molta devozione a san Michele, il quale gli era apparso in visione e gli aveva ispirato il motto del suo Ordine dei Minimi, che egli aveva fondato. Il motto era Charitas (amore). 

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi, era così devoto a san Michele che, in ogni stanza della curia episcopale aveva appeso un quadro dell’arcangelo e volle che i suoi religiosi rinnovassero ogni anno i loro voti nella festa di san Michele.

Nel 1733, quando san Gerardo Maiella aveva sette anni, un giorno, mentre assisteva alla messa, si avvicinò all’altare per ricevere la comunione, ma il sacerdote gliela negò perché era ancora troppo piccolo e a quell’epoca si faceva la prima comunione a 12 anni. Il bambino rimase molto triste. Ma di notte gli apparve l’arcangelo Michele e gli diede la comunione (39).

San Paolo della Croce (1694-1775), fondatore dei Passio­nisti, era un grande devoto dell’arcangelo e lo scelse tra i principali patroni della sua congregazione.

La beata Rosa Gattorno (1831-1900), grande mistica italiana, parla di san Michele come del suo angelo protettore. Dice: Men­tre pregavo vidi il mio arcangelo san Michele con la spada sguainata nell’atto di difendermi... Egli mi confortò e scomparve. Restai piena di forza e di vigore. Avrei affrontato mille eserciti (40).
Un giorno mi stavo raccomandando al mio angelo custode e inoltre a quello che mi ha dato Gesù, san Michele arcangelo. Vidi un gruppo di demoni infiammati che si precipitavano gli uni sugli altri. L’angelo Michele li trafiggeva con la sua spada, ma l’azione di questa uccisione era figurata, poiché in realtà non li toccava... Dopo la mezzanotte incendiarono la porta della casa. Saltai giù dal letto andando verso la finestra e mentre mi mettevo il velo, sentivo che mi veniva suggerito come dovevo fare; Michele mi diceva: Io sono con te, stai tranquilla(41).

Un altro giorno andai a far la comunione e stavo molto ma­le, nel mese di marzo del 1875. Ero molto turbata, ma appena ricevuta l’Eucaristia lo vidi al mio fianco. L’angelo Michele, insieme a me, faceva il ringraziamento e con le mani giunte adorava Dio (42).

Quanto soffrii nel mio viaggio a Roma! Non so come spiegarlo. Era talmente tanta la rabbia degli spiriti infernali che solo il mio angelo san Michele li poteva trattenere... Il mio Angelo Michele li cacciava con la spada sguainata. Se ne andarono lontano e non li vidi né li sentii più (43).

San Pio da Pietrelcina (1885-1968) era molto devoto a san Michele. Per questo molti autori credono che fu lui ad apparirgli il 5 agosto del 1918. Il santo racconta: Mi vidi davanti un misterioso personaggio con una lunghissima lancia ben affilata, dalla quale in punta sembrava uscire del fuoco.

Nel terzo segreto di Fatima, Lucia afferma: Abbiamo visto a sinistra di nostra Signora, un po’ più in alto, un angelo con la spada di fuoco nella mano sinistra. Molti lo identificano col nostro arcangelo.

Scrive la beata Anna Caterina Emmerick (1771-1824) nelle sue Rivelazioni: Ho visto la Chiesa di San Pietro (Roma). Su di essa risplendeva l’arcangelo san Michele vestito di rosso, tenendo una grande bandiera da combattimento tra le mani. La terra era un immenso campo di battaglia. I verdi e gli azzurri lottavano contro i bianchi: questi ultimi, sui quali pendeva una spada di fuoco, sembrava che stessero per soccombere.

L’arcangelo scese e si avvicinò ai bianchi. Lo vidi davanti a tutti. Essi ricevettero un grande coraggio, senza sapere da dove venisse. L’angelo sconfisse i nemici, i quali fuggirono in tutte le direzioni. La spada di fuoco che era sui bianchi scomparve. In mezzo al combattimento aumentavano le fila dei bianchi: gruppi di avversari passavano dalla loro parte e, una volta, passarono in gran numero. Sopra il campo di battaglia vi erano, nello spazio, legioni di santi che facevano segni con le mani,  diversi gli uni dagli altri, ma animati dallo stesso spirito(44).

Ci dice santa Faustina Kowalska (1905-1938) nel suo Diario: 
Il giorno di san Michele vidi questa grande guida vicino a me mentre mi diceva queste parole: Il Signore mi ha raccomandato di avere una cura speciale per te. Devi sapere che sei odiata dal male, ma non temere. Chi come Dio! E poi scomparve. Nonostante ciò sento la sua presenza ed il suo aiuto(45).

Durante la prima guerra mondiale avvenne un fatto ben do­cumentato. A Mons in Belgio apparvero ai soldati sul campo di battaglia molti angeli. Gli alleati erano sul punto di subire una terribile sconfitta e invece vinsero la battaglia. I soldati britannici affermavano di aver visto san Giorgio e lo descrivevano con capelli biondi e armatura dorata, su un cavallo bianco. Finita la guerra, i tedeschi espressero la loro versione della storia. I soldati della cavalleria affermarono che i loro animali si rifiutarono all’improvviso di perseguire il nemico. E dissero che le posizioni alleate, che loro attaccavano, si trovavano difese da migliaia di uomini, quando in realtà vi erano soltanto due reggimenti(46).
Alcune suore mi hanno scritto: Nella nostra comunità si professa una grande devozione agli angeli e in modo speciale a san Michele arcangelo, al quale viene attribuita l’assistenza miracolosa durante l’invasione francese nel 1648. Tutte le chiese, i conventi e le case private della città furono saccheggiate e svuotate, ad eccezione del nostro convento. Diverse volte cercarono di entrarvi; ma mentre ci provavano, appariva un uomo di bell’aspetto, alto, che con una spada in mano difendeva la nostra porta d’entrata.

Le religiose pensarono che si trattasse di qualche ufficiale francese, ma quando vollero cercarlo per ringraziarlo, non trovarono nessuno che avesse tali sembianze né che conoscesse quel capitano. Per questo si credette che fosse stato l’arcangelo san Michele, patrono della comunità, dal quale abbiamo ricevuto molti insigni benefici. Oggi abbiamo la sua immagine in diversi punti della casa. Inoltre siamo devoti dei nostri angeli custodi e al santo Angelo della città.

Durante la guerra di Corea accadde un fatto straordinario. Un soldato americano, di nome Michele, sperimentò tangibilmente l’aiuto del suo patrono, al quale era molto devoto. Un giorno d’inverno fece un percorso con la sua pattuglia. Ad un certo momento si allontanò dai suoi compagni e vide un soldato nuovo, al quale disse: Non ti conosco e pensavo di conoscere tutti quelli della mia compagnia.

- Sono nuovo, appena arruolato, mi chiamo Michele.

- Anch’io mi chiamo Michele.

Stava nevicando e salirono su una collina. All’improvviso apparvero sette soldati comunisti. Erano a circa 40 metri.
- A terra! Gli gridò il nuovo Michele.

Ma Michele era stato raggiunto al petto. Di ciò che avvenne dopo, l’unica cosa che ricordava era di essere stato portato da braccia robuste. Quando fu al sicuro, vide il nuovo Michele raggiante di gloria, col viso luminoso come il sole, con una spada in mano, che brillava con migliaia di luci. Poi svenne.
I compagni lo raggiunsero, lo aiutarono e gli curarono la ferita. Più avanti egli chiese:

-  Dov’è Michele?

Ma non c’era un altro Michele e nessuno lo aveva visto. Tuttavia, quei soldati comunisti erano rimasti a terra morti senza che egli avesse sparato su di loro (47).

ÁNGEL PEÑA 

La Preghiera per diventare piccoli



Padre Celeste,  
aiutami a diventare piccolo come un bambino,  
ai Tuoi Occhi. 
Chiedo che le Tue Grazie siano riversate su di me,  
così che io possa rispondere al Tuo Appello  
per salvare tutti i Tuoi figli. 
Amen. 

Dio Padre: Coraggio, Miei piccoli cari, perché il Mio Grande Regno sarà presto vostro



Miei cari figli, quando Io creai il mondo, volli condividere la Mia Esistenza con 
ciascuno di voi. Il Mio Amore allora fu diviso e fu così che il mondo divenne una 
cosa sola in Me. I Miei angeli gioirono alla fondazione del Mio nuovo Regno ed il Mio Amore 
si diffuse oltre il Mio Reame, poiché desideravo che così fosse. 

Quando il Mio Amore fu respinto, seppi che il Mio Dolore sarebbe giunto al colmo, non appena 
avessi rinnovato la Terra per porre fine al peccato. Il Mio Tempo nel quale tutti vivranno 
secondo la Mia Volontà, è vicino. La Mia Santa Volontà sarà presente nel cuore dei 
Miei figli. Tutti saranno di nuovo felici. Fino a questo Grande Giorno, l‟uomo dovrà 
sopportare molto dolore a causa del peccato che ha creato questo genere di separazione da Me. 

Finché esisterà il peccato, l‟uomo dovrà subire delle prove inflittegli da colui che Mi odia. Egli, 
il maligno, si presenterà come se vi amasse, come se avesse cura di voi e continuerà ad 
influenzare ognuno di voi, fino a quando manderò Mio Figlio a raccogliervi tra le Sue Sacre 
Braccia. Siate coraggiosi, Miei piccoli cari, perché il Mio Grande Regno sarà presto 
vostro e vivrete, insieme alle vostre famiglie, secondo la Mia Santa Volontà. Quando 
la Mia Divina Volontà sarà compiuta fra di voi, il mondo, composto dal Cielo e dalla 
Terra, diventerà una cosa sola. Quando saremo una cosa sola, non ci sarà più né 
dolore né pena, perché il peccato sarà completamente sradicato. 

Il vostro Eterno Padre 

Dio l‟Altissimo 

21 Luglio 2014



martedì 19 febbraio 2019

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO




SIATE DILIGENTI: IL VOSTRO CORPO È IL TEMPIO DEL MIO SPIRITO… SE IL CORPO SI AMMALA, L’ANIMA SI CONTAMINA. Figli, il veleno non è visibile per voi, lo consumate con gli stessi alimenti, le menti contorte di chi possiede il potere nelle industrie, vi avvelenano il corpo con malattie impreviste per voi.

Dio e il demonio nei posseduti



La possessione diabolica non è una malattia contagiosa, per cui non diveniamo posseduti assistendo all’esorcismo; né rimane infestato l’ambiente dove si fanno gli esorcismi. Non sempre si conosce prima se sia veramente posseduto, o vessato chi chiede l’esorcismo.  
Durante le preghiere di liberazione e l’esorcismo si può conoscere meglio la condizione del richiedente. Per questo l’esorcismo inizialmente può avere un aspetto conoscitivo e serve a smascherare la presenza il demonio il quale spesso desidera rimanere nascosto. Proprio con il susseguirsi degli esorcismi il demonio del posseduto si manifesta maggiormente, specie dinanzi ad alcune preghiere di liberazione. La sua maggior reazione dinanzi a certe preghiere potrebbe indicare anche l’avvicinarsi del momento di liberazione della vittima. 
La perseveranza nella pratica dell’esorcismo finisce per stancare il demonio e spingerlo a lasciare il campo di battaglia. 
Molte volte il demonio si ostina, afferma e riafferma di volere rimanere per sempre fino alla morte e dannazione della vittima. Queste sono le sue intenzioni o promesse fatte a chi ha venduto l’anima per quella fattura, ma succede poi il contrario. Gli pesa molto l’esorcismo: è come una flagellazione e vuole scoraggiare, dissuadere l’esorcista a ripeterlo.  
Fra Candido, consapevole delle sofferenze del demonio durante l’esorcismo, gli chiede se all’inferno c’è il fuoco che brucia molto. Il demonio risponde: “Se tu sapessi quale fuoco sei tu per me, non mi chiederesti”. Il demonio brucia a contatto della cose sacre, crocifissi, reliquie, acqua benedetta, stola.  
Alla domanda: “Perché allora non vai all’inferno”? 
“Perché a me interessa soprattutto far soffrire questa persona”, risponde. La vendetta e l’odio cieco verso l’uomo lo portano al gusto di fargli del male a qualunque costo.  
Molte volte vuol far credere che non soffre, che vuole rimanere per sempre in quell’anima per dirci che sono inutili le nostre preghiere ed esorcismi, ma sono solo falsità per scoraggiare l’esorcista e il posseduto. È successo qualche volta che subito dopo aver affermato questo, preso dalla rabbia e stanco del peso della sofferenza, ha sbattuto la porta ed ha lasciato spontaneamente il posseduto.  
A volte si nota che continuando gli esorcismi l’arroganza del demonio diminuisce, lascia la preda per l’esaurimento delle energie combattive e va in cerca di qualche altra vittima. 
Non tutti i demoni hanno eguale cattiveria, odio, grinta nella lotta contro il posseduto: questo potrebbe dipendere anche dal numero di demoni presenti in quell’anima. La presenza del demonio in un’anima, il numero di esorcismi necessario per buttarlo fuori, il numero di anni di permanenza rimangono un mistero: nessun caso è uguale all’altro, né si possono fare previsioni umane, solo soprannaturali. 
A volte durante gli esorcismi si manifestano grosse reazioni del demonio, specie durante la recita di alcune preghiere. 
L’esorcismo permette di conoscere chi c’è veramente e la gravità di quella presenza malefica da togliere con la forza della fede, della preghiera, numerosi esorcismi e nei tempi possibili.  
Quando non si nota alcuna manifestazione e neppure particolari benefici, si può pensare che forse la causa di certi disturbi non stia nel demonio.  
Pur essendo, le possessioni e vessazioni, iniziative del demonio, non si esclude che, più volte vengano anche incorporate in un disegno di Dio e quindi che lo stesso demonio faccia la sua parte di collaborazione come è avvenuto nella Passione e Morte di Cristo. Se maggiore sarà la fede e la collaborazione da parte del posseduto o di altri cointeressati, maggiori saranno i vantaggi e più breve sarà la permanenza malefica del demonio, come risulta dalla vita di Padre Pio e di altri Santi.  
L’esorcismo, dice P. Amorth, può avere il 10% di influsso sul maleficio; il 90% deve mettercelo l’interessato. Il migliore e più efficace esorcismo sono i Sacramenti della Confessione e Comunione che accompagnano la progressiva conversione.  
Altro fattore di collaborazione è la conversione e preghiera dei familiari e parenti: che passano da poca fede ad una vita ricca di grazia e preghiera.  
È importante allargare la cerchia con la comunità parrocchiale, con i gruppi di preghiera, con le Comunità religiose. 
Allora abbiamo la Chiesa che prega per la liberazione del fratello incatenato dal demonio, come fece la Chiesa primitiva per Pietro trattenuto in carcere. 
Attraverso la possessione di uno il Signore chiama alla fede, alla conversione molti altri a cominciare dall’interessato; sono questi i vantaggi che il Signore desidera e le prime grazie che ama concedere per coronare il suo progetto di amore con la liberazione del posseduto. Questa esperienza diviene scuola per meglio conoscere l’esistenza e la cattiveria del demonio e di quanti con esso collaborano, e l’importanza primaria della liberazione del demonio dal cuore con la vita di grazia.  
Vanno rimosse le situazioni matrimoniali irregolari, le convivenze, la vita morale disordinata, l’uso della droga, ogni forma di odio per una piena riconciliazione con Dio e con i fratelli. Il perdono dato ai nemici, alle persone che ci hanno fatto o continuano a farci del male, pregare per loro, far celebrare SS. Messe per la loro conversione, sono il miglior segno di disponibilità alla volontà di Dio e di collaborazione con la sua grazia. 
Le fatture più gravi e reiterate sono le più difficili da guarire, come le macuba del Brasile e le fatture degli stregoni dell’Africa; tuttavia la liberazione può essere ritardata, ma non impedita. Più esposti alla possessione diabolica sono i giovani che per diverso motivo si lasciano sedurre da esperienze di magia, messe nere, spiritismo nelle sette sataniche.  
Anche il cammino per uscire, per loro, è più faticoso sia per i legami contratti con il demonio e con le sette, sia per riprendere una intensa vita cristiana. I posseduti liberati, anche per il male e le sofferenze sostenute, si avvicinano decisamente a Dio. Sono riusciti a staccarsi dalle cose di questo mondo per pensare di più alle cose dello spirito.  
L’esorcista è chiamato ad aiutare posseduti e cointeressati nel cammino di preghiera, di fede coerente, di formazione spirituale per arrivare al cambiamento di costumi e agli impegni che Dio attende. 

FRATELLO ESORCISTA 

NON DIMENTICHIAMOLI



PREGHIERE BREVI AI DEFUNTI


In suffragio di...(nome)...supplichiamo il Signore
Gesù e diciamo:ascoltaci, Signore Gesù
Signore Gesù, per il tuo Preziosissimo Sangue
accogli nella schiera degli eletti...(nome)...purifi-
cata/o nel fonte battesimale e consacrato con la
santa Cresima.
Preghiamo:ascoltaci, Signore Gesù

Signore Gesù, per il tuo Preziosissimo Sangue
accogli alla mensa del tuo regno...(nome)..., che si
è nutrito/a del tuo Corpo e Sangue nel convito
eucaristico.
Preghiamo:ascoltaci, Signore Gesù

Signore Gesù, per il tuo Preziosissimo Sangue sii
misericordioso, Signore, con...(nome)...; donan-
dogli la tua beatitudine senza fine, perchè egli ha
creduto in te.
Preghiamo:ascoltaci, Signore Gesù

Signore Gesù, conforta con la consolazione della
fede e con la speranza della vita eterna coloro che
piangono per la morte di...(nome)... 
Preghiamo:ascoltaci, Signore Gesù

Una dottrina fatta dall‟uomo non nutrirà la vostra anima



Mia amatissima figlia, quando il mondo è soggetto allo spirito delle tenebre, diventa molto 
difficile per coloro che credono in Me, Gesù Cristo, rimanere fedeli alla Mia Parola. Quando 
la Mia Chiesa vacillerà, allora i fedeli si sentiranno disincantati da tutto ciò che Io 
ho insegnato finora, e si troveranno in contrapposizione con la loro stessa fede. 

Non è Mio desidero che voi distogliate la vostra attenzione dalla Parola di Dio e se lo faceste, 
non Mi trovereste Presente. Quando la Mia Parola non verrà osservata e vi sarete lasciati 
prendere da un falso senso di sicurezza – allorché il peccato verrà considerato come se non 
avesse nessuna conseguenza – allora troverete molto difficile rimanere leali ai Miei 
Insegnamenti. 

Ora, tutti voi, mostratevi all‟altezza della situazione ed udite la Mia Voce, perché vi dico 
questo: tutto quello che vi insegnai come Sacro, sarà fatto a pezzi! Molti di voi, presto, 
rimarranno sconcertati quando così tanti Insegnamenti, da Me trasmessi alla Mia Chiesa, 
saranno liquidati come non conformi a questo periodo. I tempi che vi aspettano, 
recheranno molta angoscia, perché non vi saranno più comunicate le stesse 
istruzioni sulle quali la Mia Chiesa fu fondata. L‟edificio crollerà, la fede dei Miei 
servitori consacrati si indebolirà, al di là della vostra capacità di comprensione ed 
ogni Verità verrà demolita. Una dottrina fatta dall‟uomo non potrà nutrire la vostra 
anima. Solo io, Gesù Cristo, posso alimentarvi attraverso la Fede, che vi farà essere all‟altezza 
di seguirMi. Qualunque cosa vi sarà detta, voi dovrete sempre rimanere fedeli a Me, 
poiché Io rimarrò sempre leale verso di voi. 

Se invece, vi separerete da Me, Io starò costantemente vicino a voi, cercando di attirarvi 
ancora a Me. E sebbene possiate vagare lontano e modificare le vostre vite, accettando delle 
falsità, Io non vi abbandonerò mai. E quando sarete completamente persi, Io vi troverò e vi 
riporterò indietro verso il Mio Regno. Io non vi abbandonerò mai, sebbene voi Mi 
abbandonerete. 

Il vostro Gesù 

20 Luglio 2014

VOGLIA DI PARADISO



IL PARADISO E’ COMUNIONE CON CRISTO


Un incontro che non ci deluderà

L'incontro con Gesù non porterà alcuna delusione, come invece spesso accade fra persone umane.
Egli supererà tutte le attese, perché Egli è diverso da chiunque altro: in Lui, infatti, è tutto l'amore che il Padre ci vuole donare.
La vita del cielo è la partecipazione alla sovranità di Cristo, che è il Signore del cielo e della terra. E se giungeremo a incontrarlo nella sua persona pienamente manifestata, sperimenteremo che Cristo ci darà ciò che il nostro cuore ha desiderato per tutta la vita.
Tutto il cammino terreno è stato un viaggio verso questa persona, senza averla mai potuta vedere.
In Paradiso saremo pieni di stupore, quando scopriremo che tutte le cose belle erano solo un'ombra, e che l'unica realtà era proprio Lui, e solo Lui! 
La morte diverrà amica e sorella, perché sarà il passaggio che ci apre alla comunione con Gesù.
Così pensava l'apostolo Paolo, che prigioniero in Roma e in attesa del processo era lieto di scrivere: per me vivere è Cristo, e la morte un guadagno... infatti la cosa migliore è quella di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo.
Colui che sarà degno del Paradiso sperimenterà immediatamente ciò che già sapeva, e cioè che Cristo è per noi il pane, la vita, la luce, la verità, la via. 

Don Novello Pederzini 

PADRE PIO DA PIETRELCINA



 Profilo umano


Sincerità.   Il suo carattere franco e sincero padre Pio lo manifesta non solo 
nel difendere i suoi punti di vista, ma alle volte anche disapprovando 
l'atteggiamento dei direttori a suo riguardo:  
"Si figuri poi - risponde a padre Benedetto - se è mio desiderio di ritornarmene 
in convento. Il maggiore dei sacrifici che ho fatto al Signore è stato appunto 
di non aver potuto vivere in convento. Però non credo mai che ella vorrà 
assolutamente che io debba proprio morire. In casa è vero che ho sofferto e sto 
soffrendo, ma non mi sono mai reso impotente in adempiere il mio ufficio, il che 
non è stato mai possibile in convento. Se si trattasse di soffrire solo, 
benissimo. Ma l'esser di peso e di fastidio agli altri senza altro risultato se 
non quello della morte, non saprei che rispondere. Del resto parmi che anche io 
ho tutto il dovere e il diritto di non privarmi direttamente della vita a 24 
anni. Il Signore pare che così vuole" (8 9 1911). 

Aveva avuto dei sospetti che non si fidassero di lui riguardo alle spese 
medicinali pagate dal superiore provinciale. Nel gennaio 1912 (lett. 60) scrive 
a padre Agostino con un tono inconsueto e mai più riscontrato nelle sue lettere:  
"Mi duole non poco d'aver scritto varie volte al provinciale, non senza mio 
sacrifizio, mandandogli anche le spese di medicine, senza ricevere risposta. In 
avvenire, perdonate babbo mio, se vi manco di rispetto su questo punto, non gli 
manderò le spese di medicine. Il provinciale si serva pure di me come meglio gli 
pare e piace; ma lasci in pace la mia famiglia che continuamente si dissangui 
per me senza dolersene affatto. Vi raccomando la massima secretezza su questo 
punto poiché è stato uno sfogo di un figlio con un buon padre".  
Più d'una volta padre Benedetto, inconsapevolmente o forse per motivi superiori, 
sembrava non usasse quella benevola ed umana comprensione, richiesta dallo stato 
particolarmente difficile che attraversava l'anima nella fase delicata delle 
purificazioni passive. Padre Pio non gli nascondeva il suo disappunto:  
"Le vostre paterne lamentazioni sono state per il mio cuore come tante saette, 
perché dovete sapere che allorché lo spirito si trova alquanto sospeso teme fino 
l'ombra di una canna che si muove" (28 7 1913).  
"Per carità, non mi giudicate con tanto rigore. Gesù è tanto buono, non è così 
rigoroso ed esigente, come lo ammiro in voi. Siate indulgente con tutti, massime 
con chi si è votato tutto senza riserva per Gesù e per le anime" (23 10 1921).  
Con la stessa franchezza e libertà chiede spiegazioni e chiarimenti su alcune 
soluzioni, che secondo il suo parere non sono esatte e consiglia lui stesso, 
anche se velatamente, la soluzione od orientamenti da seguirsi (18 9 1915).  
Le eventuali incomprensioni e i non giustificati sospetti, specialmente da parte 
dei direttori e dei superiori, lo facevano piangere amaramente:  
"Ho ricevuto la vostra lettera [del 16 gennaio] e non so se nascondervi la 
meraviglia o meglio il mio rammarico per certe domande fattemi. E dico il vero 
che molto ne ho pianto. Anche il povero Giobbe, permettendolo Iddio, ricevé 
amarezze e non consolazioni dai suoi amici" (lett. 314).  
Con tutta la venerazione, il rispetto e la sottomissione ai direttori, non 
accettava passivamente e ad occhi chiusi i rimproveri, le insinuazioni e le 
interpretazioni da loro date a fatti personali o ad avvenimenti della comunità, 
se egli credeva non conformi alla verità; e per amore della stessa verità e 
della giustizia e della carità si permette di dissentire e di precisare meglio le cose.  
Nel mese di giugno del 1919 si erano propalate notizie poco esatte e rumori 
infondati di quanto avveniva a San Giovanni Rotondo, e padre Pio interviene per 
dissipare equivoci ed errate interpretazioni:  
"Riguardo la relazione sul mio conto che il padre provinciale chiede al padre 
Raffaele, che gli sia mandata sotto precetto di ubbidienza, ho a dirvi che le 
cose sono state strombettate ai quattro venti, senza nessun bisogno, da persone 
condotte qui dai superiori. Tanto per chiarire le cose e non far torti a chi non 
merita, perché è mancanza di carità ed è una nera ingiustizia" (14 6 1919).  
Ad un rimprovero rivoltogli da padre Benedetto, perché non era intervenuto a 
correggere o evitare certi abusi dei confratelli di San Giovanni Rotondo, 
risponde schiettamente:  
"Mi parlate dello sciupio avvenuto qui e che io non abbia mai alzato la voce. 
Sta bene; ma quando mai io ho avuto ed ho voce in capitolo per ciò che riguarda 
i nostri confratelli? Tutti si fanno dei nostri confratelli prudenti sopra del 
padre Pio ed a lui solo si dettano leggi. Ho imposto eterno silenzio a me stesso 
per ciò che riguarda i nostri confratelli. E le ragioni le manifestai a viva 
voce al padre Agostino. Non voglio e né intendo crearmi dei nemici 
gratuitamente" (16 11 1919).  
Pochi giorni prima, il 13 novembre 1919, lo stesso padre Benedetto, che dal 
luglio non era più superiore provinciale, gli scriveva: "Talora sono tentato del 
sospetto che tutto ti par bello quel che ti è vicino e ti dimostra affezione. Se 
m'inganno, dimmilo". A stretto giro di posta, padre Pio risponde: "Non mi sono 
poi mai illuso, padre mio, per ciò che riguarda le persone che mi hanno 
circondato" (16 11 1919).  


PREGHIERA A MARIA





Maria, rendi il mio amore sorridente, perché sia ancor più ricco di amore!
Fa in modo che il mio sorriso, possa esprimere la più pura bontà! Insegnami a dimenticare con un sorriso le mie preoccupazioni e le mie pene, per prestare attenzione soltanto alle gioie degli altri. Il mio volto sorridente renda i miei contatti col prossimo più cordiali e più caldi di fraternità. Conservami il sorriso nelle ore dolorose, perché anche in quei momenti io possa continuare a donarmi al prossimo.
Aiutami a custodire in fondo al cuore quella gioia di amare che si manifesta attraverso il sorriso. Insegnami, Maria, a servire il Signore, con gioia, sorridendo, a qualunque costo.


Quando ti metti in ginocchio e inizi a pregare, il Cielo illumina tutta la faccia della terra.



27 gennaio 2019

Maria Madre di Dio:
 "... ci sono cose, figli, che potrete evitare con il potere della preghiera. Ma ci sono cose che non potranno essere evitate, per le quali dovrete passare affinché l’uomo cerchi di più la strada verso Dio... non è che il Padre non ami il mondo, ma avverranno perché il mondo non sta amando l’opera del Padre e per questo raccoglie quanto ha seminato...
Il demonio si vince con un'arma così piccola che sta ora nelle vostre mani: il santo rosario. Il silenzio della preghiera. Non sapete la forza che la preghiera promuove nella vostra vita!...
Preparatevi, perché verranno molte battaglie, molte sofferenze. Ma verranno anche molte grazie, figli... La preghiera è la grande forza. Dovete essere consapevoli di quanta forza riuscite a ricevere nel momento in cui pregate. E questa forza è trasmessa al mondo intero. Quando ti metti in ginocchio e inizi a pregare, il Cielo illumina tutta la faccia della terra. Gesù si sta avvicinando a noi in questa brezza leggera. In questo momento vi benedico..."

lunedì 18 febbraio 2019

Ricordiamoci che lo Spirito Santo dimora in noi.



Come va che sì poco ricordiamo la consolantissima verità della presenza in noi dello Spirito Santo? Come va che in noi la natura non solo rivaleggia colla grazia, ma prevale sulla medesima? Ah noi non siamo spirituali né soprannaturali! perchè vivendo nel mondo comunichiamo con esso fino a diventar mondani. La vitale e consolantissima verità della dimora dello Spirito Santo in noi non la sappiamo mantener viva coll'orazione mentale, nè colla memoria della divina presenza... L'intimo riconoscimento della presenza divina basterebbe a farci anche martiri se i tempi lo volessero... basterebbe a indurci a una costante abnegazione fino alla morte... e invece di menare una vita indolente, saremmo ferventi discepoli di Gesù Cristo.
Ah! ricordiamoci che lo Spirito Santo, fra gli altri dolcissimi attributi, ha quello ancora di lume dei cuori, e supplichiamolo di accendere vivissima nel cuor nostro la face del suo eterno lume, onde ne resti rischiarato per modo, che non perdiamo mai più la memoria della sua divina presenza.
Esortaz. di Mons. Gaume.

Apparizione dello Spirito Santo a un peccatore penitente.

Il Padre F. Schouppe della Compagnia di Gesù riferisce, a titolo di edificazione, un fatto ch'ei ricava da un pio autore (Istr. rel. vol. I. lezione XI).
Quando l'antico spirito di fede regnava ancora nella città di Parigi, erano ivi due fratelli, di sentimenti e di condotta ben diversi. L'uno batteva la via del vizio; l'altro più giovane era un modello di pietà. Gemendo questi sui disordini del fratello che era sordo a tutte le ammonizioni, non cessava d'innalzare a Dio preghiere ed offrir lacrime per la sua conversione. Le caritatevoli preci furono esaudite in un modo meraviglioso. Una grave malattia venne presto a visitare il peccatore e lo condusse quasi a morte; ma questo avviso non bastò: sembrava anzi indurirsi vie peggio; quando, vide in sogno un vecchio venerando che, guardandolo con occhio severo, gl'indirizzò queste parole. Io sono il Padre Eterno che ti creò io ho dato l'unico Figlio mio per salvarti, ma poichè tu ti ostini a volerti perdere, sappi che tu sarai un figlio di perdizione!
Questa visione lo gettò in una specie di disperazione e giudicò che vicina fosse la sua morte e irrevocabile la sua condanna.
Tuttavia il pio suo fratello continuava a pregare, e la notte seguente l'infermo ebbe una nuova visione. Questa volta gli apparve il Figlio-Dio nella sua umanità: era carico della Croce, e mostrandogli le sue Piaghe sanguinose: Ecco, gli disse, il Sangue che ho sparso per la remissione dei tuoi peccati e tu, ben lungi dall'approfittarne per la tua salute, lo fai servire a suggellare la tua riprovazione. A tali parole Cristo disparve e lasciò il malato afflitto e ondeggiante tra la speranza e la disperazione. Il suo virtuoso fratello gli fece coraggio, e l'esortò a invocare lo Spirito Santo.
Il peccatore obbedì con umiltà; e appena ebbe implorato lo Spirito consolatore, si dissiparono le sue tenebre, ritornò la speranza, un sincero dolore penetrò il suo cuore; confessò i suoi peccati con amare lacrime, e molto divotamente ricevè il Viatico e l'estrema Unzione. Allora ecco una terza visione: un personaggio d'una maestà divina gli apparve: era vestito di bianco, e teneva nella sua mano una bianca colomba. Avendo mirato l'infermo con occhi pieni di ineffabile amore gli disse queste parole: Io sono lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio; ti annunzio che i tuoi peccati ti sono rimessi, e che da ora innanzi il cielo ti è aperto. - Sparve la visione, e l'ammalato nel colmo della gioia, si effuse in lodi e ringraziamenti; e dopo tre giorni spirò nel bacio del Signore.

Nel vostro cammino spirituale scegliete sempre la Porta Stretta. Non permettete che le illusioni del mondo vi trascinino nell'abisso del peccato.




Cari figli, voi siete del Signore. Nel vostro cammino spirituale scegliete sempre la Porta Stretta. Non permettete che le illusioni del mondo vi trascinino nell'abisso del peccato. Il Mio Signore vi chiama. Non incrociate le braccia. Questo è il tempo dei dolori per gli uomini e le donne di fede. Non tiratevi indietro. Date il meglio di voi e sarete ricompensati dal Signore. Camminate per un futuro di grandi tribolazioni e molti si ritireranno per paura. Pochi rimarranno fermi nella fede e saranno questi pochi che contribuiranno alla Grande Vittoria del Signore. Io sono vostra Madre e vi amo. Quando sentite il peso della vostra croce, chiamate Gesù. Cercate forze nel suo Vangelo e nell'Eucaristia. Piegate le vostre ginocchia in preghiera e tutto andrà bene per voi. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

domenica 17 febbraio 2019

LA SANTISSIMA VERGINE MARIA




ANCORA NON AVETE COMPRESO CHE NON SIETE UNICAMENTE UN CORPO, CHE POSSEDETE ANIMA E SPIRITO CHE TRASCENDE DOVE IL CORPO FISICO NON PUO’ TRASCENDERE, ma questo sembra un’utopia per questa generazione e per questo scarta i Miei Appelli e scarta Mio Figlio e il Suo Amore Divino, per continuare di propria volontà, sul cammino dove inciamperete di continuo.