sabato 15 giugno 2019

ADAMO



negli scritti della Serva di Dio LUISA PICCARRETA 


ADAMO  NELLO  STATO  DI  GIUSTIZIA  ORIGINALE 
–  IL  PECCATO  DI  ADAMO  – 
ADAMO  DOPO  IL  PECCATO 

 “Figlia mia, nel creare l’uomo Io gettai in lui tanti germi d’amore: nella sua intelligenza, negli occhi, nella parola, nel cuore, nelle mani, nei piedi, in tutto misi il germe dell’amore ed Io dovevo lavorarlo di fuori; ed insieme con Me misi tutte le cose create per far uscire questo germe e crescerlo a seconda che Io volessi. Questo germe, essendo messo da un Dio eterno, era eterno anch’esso, sicché l’uomo contiene in sé un eterno amore, e un eterno amore gli va sempre incontro per ricevere il contraccambio dei germi del suo eterno amore gettato nell’uomo e dargli nuovo ed eterno amore, perché Io volevo essere dentro l’uomo come germe e fuori come lavoratore, per formare in lui l’albero del mio eterno amore; perché, che gioverebbe all’uomo avere l’occhio pieno di luce, se non avesse una luce esterna che lo illuminasse? Resterebbe sempre all’oscuro, sicché per godere l’effetto della luce ci vuole la luce interna dell’occhio e la luce esterna del sole che lo illumina. Così della mente: se non avesse la parola che manifesta il pensiero, la vita dell’intelligenza morirebbe e sarebbe senza frutto,  e così di tutto il resto.  
Amai tanto l’uomo, che non solo gettai in lui questo germe del mio eterno amore, ma lo misi sotto le onde del mio eterno amore che è sparso in tutto il creato, per farlo germogliare in lui e travolgerlo tutto nel mio eterno amore; sicché, se la luce del sole splende nel suo occhio, gli porta l’onda del mio amore; se prende l’acqua per dissetarsi o il cibo per nutrirsi, gli portano l’onda del mio eterno amore; se la terra si stende sotto i suoi piedi e resta ferma per dargli il passo, gli porta l’onda del mio amore; se il fiore olezza il suo profumo, se il fuoco sprigiona il suo calore, tutti gli portano il mio eterno amore. Ma questo non basta, Io vi sto insieme lavorando dentro e fuori per assestare, confermare e suggellare tutte le mie similitudini nell’anima dell’uomo, affinché, se amore eterno gli do, amore eterno mi dia. Sicché anche la creatura mi può amare con eterno amore, perché ne contiene il germe; ma con sommo mio dolore l’uomo soffoca questo germe e allora succede che, anche se ha il mio amore sotto le sue onde, non sente la luce che gli porta il mio amore, perché lui, avendo soffocato il germe, è rimasto cieco e ad onta che brucia non si riscalda, e per quanto beva e mangi, né si disseta, né si nutre. Dove non c’è il germe   non c’è fecondità.” (15° Vol., 28.06.1923) 

La nube della non-conoscenza




Come ci si deve comportare nei riguardi dei propri pensieri, specie quelli che nascono dall’avidità di sapere e dall’intelligenza naturale

E se per caso sorge dentro di te qualche pensiero e viene a intromettersi tra te e questa oscurità, ponendoti continuamente queste domande: «Cosa cerchi? E che cosa vorresti avere?», allora devi rispondere che è Dio che vorresti possedere: «È lui che desidero, lui che cerco, lui e nient’altro che lui».

E se quel pensiero dovesse chiederti: «Che cos’è questo Dio?», rispondigli che è colui che ti ha creato e redento, e che per sua grazia ti ha chiamato al suo amore. E di lui — continua pure — tu non sai assolutamente niente.
Digli dunque: «In basso, vattene giù in basso!», e non esitare a calpestarlo con uno slancio d’amore, anche se può sembrarti un pensiero santo e inteso ad aiutarti nella tua ricerca di Dio. Forse ti richiamerà alla mente aspetti diversissimi della sua meravigliosa bontà, e riaffermerà che Dio è in sommo grado dolcezza e amore, grazia e misericordia. Se ti metterai ad ascoltarlo, ricordati che non chiede di meglio. Infatti, andrà avanti a chiacchierare sempre più, e per finire ti ricondurrà, giù al pensiero della passione di Cristo. Lì ti mostrerà la meravigliosa bontà di Dio, e se vi presterai attenzione, non farai altro che il suo gioco. Subito dopo, infatti, ti farà vedere la tua misera vita passata, e nel ripercorrerla può darsi che riesca a fermare la tua attenzione su qualche posto in cui hai vissuto tanto tempo prima. Cosicché, senza nemmeno rendertene conto, eccoti ricacciato non si sa dove, nella dispersione. E quale ne è la causa? Il semplice fatto che dapprima hai prestato ascolto di buon grado a quel pensiero, poi gli hai risposto, l’hai accettato, e infine l’hai lasciato fare.
Ciò nonostante, quel pensiero era buono e santo, sì, così santo che, paradossalmente, nessun uomo o donna può sperare di giungere alla contemplazione senza una buona base di dolci meditazioni sulla propria miseria, sulla passione di nostro Signore, sulla bontà di Dio, sulla sua magnanimità e perfezione. Tuttavia, quando uno ha fatto queste meditazioni per molto tempo, deve lasciarla e ricacciarle lontano sotto la nube d’oblio, se vuol veramente sperare di perforare un giorno quella nube della non-conoscenza che sta tra lui e Dio.
Perciò, quando senti che Dio ti chiama, per sua grazia, a questo lavoro e che tu sei pronto a rispondervi, eleva il tuo cuore verso di lui con umile slancio d’amore. E per Dio, intendi colui che ti ha creato e redento, e che ti ha chiamato per sua grazia a questo stato di vita. Non ammettere alcun altro pensiero su Dio. Non è che tu debba pensare a tutto ciò anche se non ne hai voglia: una pura intenzione diretta a Dio, e a lui solo, è più che sufficiente.
Se vuoi ripiegare e avvolgere questa intenzione in una sola parola così da tenerla più saldamente, prendi una parola corta, meglio se di una sola sillaba: più è corta, più si intona all’opera dello spirito. Una tale parola può essere «Dio» o ancora «Amore». Scegli una di queste due o un’altra di tuo gradimento, purché sia di una sola sillaba. E questa parola legala stretta al tuo cuore, così che non se ne stacchi più, qualunque cosa accada. Questa parola sarà il tuo scudo e la tua lancia, sia in pace che in guerra. Con questa parola picchierai sulla nube e sull’oscurità che ti sovrasta. Con questa parola sopprimerai ogni pensiero sotto la nube d’oblio. A tal punto che se qualche pensiero ti metterà sotto pressione chiedendoti cosa mai stai cercando, non gli risponderai se non con questa semplice parola. E se si farà avanti con la sua scienza per spiegarti il significato di quella stessa parola ed esporne le varie proprietà, gli dirai che vuoi conservarla intatta nella sua interezza, e non intendi ridurla in briciole.
Se ti terrai ben saldo in questo proposito, ti assicuro che quel pensiero se ne andrà immediatamente. E perché? Perché tu non gli avrai dato modo di nutrirsi di quelle dolci meditazioni di cui ho parlato prima.


SPIRITO SANTO



Vieni, o Promesso del Padre, e concedi grazia 'alla debole nostra volontà di fare il bene, sempre il bene, e tutto il bene che può; anche a costo di contradizioni e di sofferenze. 

L‟unico obiettivo della rivelazione privata è quello di salvare le anime



Mia amatissima figlia, Dio, attraverso le rivelazioni private, ha dato ai Suoi figli una migliore comprensione di ciò che è contenuto nella Sacra Scrittura. Se Dio decide di dare ai suoi figli dei Doni in più, questa è una Sua prerogativa. Se non fosse per questi Doni, come il Santo Rosario, allora le anime sarebbero perdute per Lui. 

Voi, Miei cari discepoli, dovete capire che l‟unico obiettivo della rivelazione privata è quello di salvare le anime attraverso la conversione. Le preghiere fanno sempre parte della rivelazione privata e quindi, per tale motivo, voi riconoscerete che esse vengono dal Cielo, voi dunque, non dovete necessariamente ascoltare Me, poiché tutto ciò che Dio volle farvi sapere è contenuto nella maggior parte dei Santi Vangeli. Purtroppo, molto pochidei Miei seguaci hanno compreso le lezioni in essi contenute. La Verità è racchiusa sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. È sempre stato desiderio di Dio il fatto di intervenire nel mondo rivelando la Verità ad anime elette, quali strumenti tramite i quali favorire una migliore comprensione di ciò che è necessario per salvare la vostra anima. Essi, sono anche un mezzo mediante il quale Egli mette in guardia i Suoi figli ogni qual volta essi vengono fuorviati dai Suoi nemici. 

Il Libro di Mio Padre contiene la Verità e non vi si possono fare aggiunte o correzioni, né può essere modificato in alcun modo. È Mio Dovere, quindi, manifestare il contenuto del Libro della Rivelazione per aiutarvi a capire che ogni profezia contenuta al suo interno, si compirà poiché la Parola è stata definita. 

Il contenuto di questo Libro rende la lettura difficile poiché predice il tradimento finale attuato contro di Me, Gesù Cristo, da parte di coloro che pretendono di governare la Mia Chiesa. Lasciate che la Verità venga udita, poiché essa è scritta e, ciò che viene scritto da Dio, è sacrosanto. 

Il vostro Gesù 

13 Novembre 2014


venerdì 14 giugno 2019

L’ITALIA



Dal Volume 12 - Ottobre 16, 1918
Predice le guerre e la sorte di alcuni paesi.

Mi sentivo molto afflitta per la privazione del mio amabile Gesù e la mia mente era funestata dal pensiero che il tutto era stato, in me, o lavorio della fantasia o del nemico. Corrono voci di pace e di trionfo per l’Italia, ed io ricordavo che il mio dolce Gesù mi aveva detto che l’Italia sarà umiliata. Che pena, che agonia mortale, pensare che la mia vita era un inganno continuo!  Mi sentivo che Gesù voleva parlarmi, ed io non volevo sentirlo, Lo respingevo;  ho lottato tre giorni con Gesù e molte volte ero tanto sfinita che non tenevo forza per respingerlo;  ed allora Gesù diceva diceva, ed io, pigliando forza dal suo dire, Gli dicevo: “Non voglio sapere nulla!”
Finalmente Gesù mi ha cinto il collo col suo braccio e mi ha detto: “Chetati, chetati, sono Io, dammi ascolto.  Non ti ricordi che mesi addietro, lamentandoti tu con Me della povera Italia, ti dissi: ‘Figlia mia, perde chi vince e vince chi perde’?  L’Italia, la Francia, sono già umiliate, e non saranno più finché non saranno purgate e ritornate a Me libere ed indipendenti e pacifiche. Nel trionfo puramente apparente che godono, loro già subiscono la più grande delle umiliazioni, ché non loro, ma uno straniero, neppure europeo, è venuto a cacciare il nemico;  sicché, se si potesse dire trionfo - ciò che non è - [il trionfo] è dello straniero. Ma questo è nulla. Ora più che mai perdono di più, tanto nel morale quanto nel temporale, perché ciò li farà disporsi a commettere maggiori delitti, a rivoluzioni interne accanite, da sorpassare la stessa tragedia della guerra.  E poi, quello che ti ho detto non riguardava solo i tempi presenti, ma anche i futuri, e quello che non si verificherà ora, si verificherà poi.  E se qualcuno troverà difficoltà, dubbi, significa che non se ne intende del mio parlare:  il mio parlare è eterno come sono Io.
Ora voglio dirti una cosa consolante:  L’Italia, la Francia, ora vincono e la Germania perde.  Tutte le nazioni hanno delle macchie nere e tutte meritano umiliazioni e schiacciamenti.  Ci sarà un parapiglia generale, sconvolgimento dappertutto;  col ferro, col fuoco e con l’acqua, con morti repentine, con mali contagiosi, rinnoverò il mondo, farò cose nuove.  Le nazioni faranno una specie della torre di Babele, giungeranno a neppure capirsi tra loro;  i popoli si ribelleranno tra loro, non vorranno più re;  tutti saranno umiliati e la pace verrà solo da Me, e se senti dir:  ‘pace’, non sarà vera, ma apparente.  
Quando avrò tutto purgato, ci metterò il mio dito in modo sorprendente e darò la vera pace ed allora tutti quelli che saranno umiliati ritorneranno a Me e la Germania sarà cattolica:  ho dei grandi disegni su di essa.  L’Inghilterra, la Russia e dovunque si è sparso il sangue, risorgerà la fede e s’incorporeranno alla mia Chiesa. Ci sarà il grande trionfo e l’unione dei popoli.  Perciò prega;  e ci vuole pazienza, perché non sarà così presto, ma ci vorrà il tempo”.

negli Scritti di Luisa Piccarreta  la PFDV

GLI SREGOLATI MOTI DELL'ANIMA



Ogni qual volta si desidera una cosa contro il volere di Dio, subito si diventa interiormente inquieti. Il superbo e l'avaro non hanno mai requie; invece il povero e l'umile di cuore godono della pienezza della pace. Colui che non è perfettamente morto a se stesso cade facilmente in tentazione ed è vinto in cose da nulla e disprezzabili. Colui che è debole nello spirito ed è, in qualche modo, ancora volto alla carne e ai sensi, difficilmente si può distogliere del tutto dalle brame terrene; e, quando pur riesce a sottrarsi a queste brame, ne riceve tristezza. Che se poi qualcuno gli pone ostacolo, facilmente si sdegna; se, infine, raggiunge quel che bramava, immediatamente sente in coscienza il peso della colpa, perché ha assecondato la sua passione, la quale non giova alla pace che cercava. Giacché la vera pace del cuore la si trova resistendo alle passioni, non soggiacendo ad esse. Non già nel cuore di colui che è attaccato alla carne, non già nell'uomo volto alle cose esteriori sta la pace; ma nel cuore di colui che è pieno di fervore spirituale. 

 L'Imitazione di Cristo

L'INFERNO VISTO DAI SANTI



 CONVERTITI DALLA PAURA 

Quanto bene possa fare il pensiero dell'inferno, ce lo dice - un esempio tra i tanti - quanto avvenuto ai funerali di un famoso maestro della Sorbona di Parigi, Raimondo Diocré. 
L'episodio, clamoroso e famoso, fu, al dire di P. Tomaselli, riportato dai Bollandisti ed analizzato rigorosamente in tutti i suoi particolari. Lo riportiamo qui nelle sue linee essenziali. 
Alla morte dunque del professore famoso, avvenuta a Parigi, si prepararono solenni funerali nella Chiesa di Notre-Dame. Vi parteciparono professori e uomini di cultura, autorità ecclesiastiche e civili, discepoli del defunto e fedeli di ogni ceto. La salma, collocata al centro della navata centrale, era coperta da un semplice velo. 
Si iniziò a recitare l'ufficio dei defunti. Arrivati alle letture bibliche, e precisamente alle parole: "Responde mihi: Quantas habeo iniquitates et peccata... ", si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo: "Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!". Con sgomento e paura si tolse il velo, ma la salma era ferma e immobile. Si riprese l'ufficiatura interrotta fra il turbamento generale. Arrivati al versetto predetto, il cadavere si alzò a vista di tutti e gridò: "Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!". 
Spavento e terrore si impadronirono di tutti. Alcuni medici si avvicinarono allora alla salma ripiombata in piena immobilità, ma constatarono che il morto era veramente morto. A questo punto non si ebbe il coraggio di continuare il funerale, rimandando tutto all'indomani. 
Le autorità ecclesiastiche non sapevano cosa fare: alcuni dicevano, è dannato e perciò non si può pregare per lui; altri invece dicevano: non si può ancora parlare di dannazione certa, pur essendo stato accusato e giudicato. Il Vescovo ordinò che si riprendesse a recitare l'ufficio dei morti. Ma al famoso versetto, nuovamente il cadavere si alzò e gridò: "Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all'inferno per sempre!". 
Ormai era sicuro che il defunto era dannato. Il funerale cessò e si credette bene non seppellire la salma nel cimitero comune. 
Tra i presenti c'era un certo Brunone, discepolo e ammiratore di Diocré, che rimase profondamente scosso da quanto accaduto. Pur essendo già un buon cristiano, risolvette di abbandonare tutto e darsi alla penitenza. Con lui altri decisero la stessa cosa. Brunone divenne il fondatore dell'Ordine dei Certosini o Trappisti, Ordine tra i più rigorosi della Chiesa Cattolica. Ma a dissipare ogni dubbio e perplessità, affacciati da sistemi pedagogici e psicologici ecc., è sufficiente ricordare che di inferno ha parlato, - e in che modo! - la stessa Vergine SS. Ai tre bambini di Fatima, una di 10 anni, l'altra di sette anni e il terzo di cinque anni! Brutto segno allora che, oggi, quasi non si parli più dell'inferno. 
In merito già il Claudel diceva: "Una cosa mi turba profondamente ed è che i sacerdoti non parlano più dell'inferno. Lo si passa pudicamente sotto silenzio. Si sottintende che tutti andranno in cielo senza alcuno sforzo, senza alcuna convinzione precisa. Non dubitano nemmeno che l'inferno sta alla base del Cristianesimo, che fu questo pericolo a strappare la Seconda Persona alla Trinità e che la metà del Vangelo ne è piena. Se io fossi predicatore e salissi in cattedra, proverei in primo luogo il bisogno di avvertire il gregge addormentato dello spaventoso pericolo che sta correndo". 

Padre Antonio Maria Di Monda

Illuminami, non lasciar che alcuno m’inganni



Padre, Te ne prego, 
rivelami il Tuo Amore
perché rivelandomi il Tuo Amore,
Tu mi riveli 
il Tuo Santo Volto,
illuminami, non lasciar che alcuno m’inganni,
sii mia Guida, mio Maestro 
e mio Educatore,
permettimi di imparare dalle Labbra della Sapienza;
amen;

"Coloro che celebrano le messe nere mi attaccano...la testa di Satana sarà schiacciata".



"Figlia Mia, il Mio cuore è addolorato per ciò che sta succedendo a...Il Rosso Lucifero è lì con...Il Mio cuore ha sempre provato amarezza per questo.
Prega per...È circondato da massoni che vogliono la sua morte.
Prega molto e placa la collera di Dio.
Condividi il Mio spirito.
Io sono agonizzante per le anime.
Nel Mio Sacramento d'amore vengo insultato e condannato dai Miei.
Ognuno di loro ha fatto la sua parte per distruggerMi.
Coloro che celebrano le messe nere Mi hanno attaccato.
Si sono uniti alle schiere di Satana, allontanandosi dalla verità e dall'amore.
Per questo motivo scoppierà una cruenta battaglia.
Alla fine la testa di Satana sarà schiacciata e il male perirà.
Prega e non perdere neanche un minuto.
Ti sto incitando a fare ciò che ti chiedo in fretta".
"Ti benedico".

24 ottobre 1987  suor Anna Alì

Per mantenerci costanti nel suffragare le Anime del Purgatorio.



Dopo aver suffragato le Anime, incaricatele affmchè preghino pel Papa, per la Chiesa, per gl'infedeli e per tutti i poveri peccatori.

Il Sacro Cuore



Le rivelazioni a S. Margherita Maria Alacoque


La seconda rivelazione

Una seconda rivelazione avvenne probabilmente il 2 luglio 1674, nella festa della Visitazione. Così Margherita Maria la descrive in una sua lettera al padre Croiset: «Questo Cuore divino mi fu manifestato come su un trono di fiamme, più splendente del sole e trasparente come un cristallo, con la sua adorabile piaga. Esso era circondato da una corona di spine, che significava le offese fattegli dai nostri peccati. Era anche sormontato da una croce, volendo significare che, fin dai primi istanti della sua Incarnazione, (...) in Esso vi fu piantata la Croce e che Egli, fin dall’inizio, fu colmato di tutte le amarezze che gli avrebbero causato le umiliazioni, le povertà, i dolori e i disprezzi sofferti dalla sua sacra Umanità nel corso della sua vita e passione. Egli mi fece vedere che l’ardente desiderio che aveva di essere amato dagli uomini e di sottrarli alla via della dannazione, nella quale Satana li precipita a moltitudini, lo aveva spinto a formare questo progetto di manifestare il suo Cuore agli uomini, con tutti i suoi tesori di amore, di misericordia, di grazia, di santificazione e di salvezza ivi contenuti, affinché coloro che desiderassero tributargli tutto l’amore, l’onore e la gloria di cui fossero capaci, venissero da Lui arricchiti con abbondanza e profusione di quei divini tesori del Cuore di Dio, dei quali era la fonte: un Cuore che è necessario onorare nell’ immagine di questo Cuore di carne, esponendola pubblicamente secondo il suo desiderio. (...) Dovunque questa immagine verrà esposta per essere onorata, Egli da lì diffonderà le sue grazie e benedizioni. Questa devozione è come un estremo sforzo del suo amore, che desidera favorire gli uomini in questi ultimi tempi, per liberarli dal dominio di Satana, che intende distruggere» 28.

Guido Vignelli

LEGGENDA PERUGINA



PENITENZA E DISCREZIONE

 Nei primordi dell’Ordine, quando Francesco cominciò ad avere dei fratelli dimorava con essi presso Rivotorto. Una volta, sulla mezzanotte, mentre tutti riposavano sui loro giacigli, un frate gridò all’improvviso: «Muoio! muoio!». Tutti gli altri si svegliarono stupefatti e atterriti. Francesco si alzò e disse: «Levatevi, fratelli, e accendete un lume». 
Accesa la lucerna, il Santo interrogò: «Chi ha gridato: Muoio?». Quello rispose: «Sono io». Riprese Francesco: «Che hai, fratello? di cosa muori?». E lui: «Muoio di fame».
Francesco, da uomo pieno di bontà e gentilezza, fece subito preparare la mensa. E affinché quel fratello non si vergognasse a mangiare da solo, si posero tutti a mangiare insieme con lui. Sia quel frate sia gli altri si erano convertiti al Signore da poco tempo, e affliggevano oltremisura il loro corpo.
Dopo la refezione, Francesco parlò: «Cari fratelli, raccomando che ognuno tenga conto della propria condizione fisica. Se uno di voi riesce a sostenersi con meno cibo di un altro, non voglio che chi abbisogna di un nutrimento più abbondante si sforzi di imitare l’altro su questo punto; ma, adeguandosi alla propria complessione, dia quanto è necessario al suo corpo. Come ci dobbiamo trattenere dal soverchio mangiare, nocivo al corpo e all’anima, così, e anche di più, dalla eccessiva astinenza, poiché il Signore preferisce la misericordia al sacrificio».
Disse ancora: «Carissimi fratelli, ispirato dall’affetto io ho compiuto un gesto, quello cioè di mangiare assieme al fratello, affinché non si vergognasse di cibarsi da solo. 
Ebbene, vi sono stato sospinto da una grande necessità e dalla carità. Sappiate però che, d’ora innanzi, non voglio ripetere questo gesto; non sarebbe conforme alla vita religiosa né dignitoso. Voglio pertanto e ordino che ciascuno, nei limiti della nostra povertà, accordi al suo corpo quanto gli è necessario».

Traduzione di VERGILIO GAMBOSO

Voglio amare con te la volontà del Padre



Signore mio Gesù,
voglio amare tutti coloro che tu ami.
Voglio amare con te la volontà del Padre.
Non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo,
che qualcosa sia nel mio cuore
e non sia immerso nel tuo.
Tutto quel che vuoi io lo voglio.
Tutto quel che desideri io lo desidero.
Dio mio, ti do il mio cuore,
offrilo assieme al tuo a tuo Padre,
come qualcosa che è tuo e che ti è possibile offrire,
perché esso ti appartiene.

(Beato charleS de Foucauld)

Io fui ritenuto un uomo malvagio ed un falso profeta e così Mi flagellarono



Mia amatissima figlia, oggi ti rivelo uno dei misteri più grandi dei tempi della fine. 

La sequenza di eventi che condurrà all‟ultimo giorno, sarà analoga alla Mia Crocifissione, la quale sarà ricostruita con esattezza in ogni sua fase, fino al giorno in cui verrò di nuovo, per mettere in salvo il mondo. 

Quando ero nel Giardino del Getsemani, Mi sentivo sperduto, solo e distrutto dal dolore, poiché ben pochi credevano che stessi dicendo la Verità. L‟Amore per Mio Padre Mi sostenne, ma il Mio Amore per l‟umanità fece sì che il tormento che dovetti sopportare, inclusa la tortura mentale e fisica per mano di Satana, venisse da Me accettato, anche se con uno sforzo tremendo. 

Quanto soffrii in quel Giardino! Quanto supplicai Mio Padre per avere sollievo! Quanto Mi sentii affranto quando il maligno Mi mostrò come il mondo sarebbe finito! Egli Mi insultò, rise di Me, Mi sputò e derise, quando Mi mostrò le anime dei Miei nemici, i quali, un giorno, avrebbero detto al mondo che servivano la Mia Chiesa. Tutto ciò fu come se Mi venissero mostrati i Miei amati apostoli, i quali Mi condannavano ed in seguito, promettevano la loro fedeltà a Satana. Egli Mi mostrò le anime dei fedeli, le cui voci sarebbero state considerate pari a quelle dei più fanatici estremisti i quali sarebbero stati accusati di crimini terribili. Vidi coloro che affermavano di rappresentarMi, perseguitare i profeti ed i veggenti, così come vidi coloro che avrebbero cercato di distruggerli. Io dovetti sopportare una grande oscurità quando vidi il mondo, in cui una volta abitai, divenire non solo cieco in merito a chi Io Sono realmente, ma al quale non sarebbe mai stato raccontato di Me. 

Io venni gettato a terra, la Mia Faccia schiacciata al suolo, preso a calci, frustato ed i Miei vestiti strappati via da parte di Satana. Mi tormentò, oltre la Mia umana capacità di sopportazione e con estrema sofferenza fisica del corpo. Nonostante questo, Mi venne data la forza per continuare ad affrontare la Mia inevitabile Crocifissione, la quale Mi terrorizzava. Il Mio Amore per l‟uomo, tuttavia, soppiantò il Mio timore umano. 

I Miei servitori consacrati, che rifiuteranno di condannarMi, subiranno anch‟essi un isolamento del tutto simile. Cadranno in disgrazia e verranno lasciati da parte. Il loro isolamento, non sarà condannato dalla Mia Chiesa, a causa della paura che regna al suo interno. 

Quando Io venni flagellato, coloro che compirono gli atti più vili e crudeli sul Mio Corpo, gioivano. Io fui ritenuto un uomo malvagio ed un falso profeta e così Mi flagellarono. Costoro si vantarono della loro santità, della loro rettitudine e della loro conoscenza delle Sacre Scritture, mentre disonoravano il Mio Corpo. Costoro mancarono di accettare la profezia secondo la quale il loro Messia sarebbe venuto per salvarli. Coloro che proclameranno la Mia Seconda Venuta, subiranno lo stesso trattamento. 

Quando Mi spogliarono, essi vollero umiliarMi ulteriormente e così Mi vestirono con uno straccio rosso che Mi copriva a mala pena, con l‟intento di profanare ancor più il Mio Corpo. 
Ma, quando conficcarono le spine sulla Mia Testa, come fossero aghi, dichiararono che il Figlio dell‟Uomo era un impostore e quindi, non meritevole di accettazione. Strapparono il Mio Occhio fuori dalla sua orbita, ma il dolore fu insignificante, se paragonato a quello provato quando essi dichiararono che Io non ero stato accettato in qualità di Salvatore dei figli di Dio. 

Presto, tutte queste cose, si compiranno nuovamente, non appena Io, Gesù Cristo, in qualità di Capo della Mia Chiesa, verrò scartato e la Mia Corona sarà portata via da Me. Un falso leader, l‟anticristo, Mi sostituirà come Capo ma, a differenza dell‟Agnello Sacrificale, egli indosserà una scintillante corona d‟oro. Dietro questa facciata si annida un animo corrotto dalla cui bocca usciranno un insieme di menzogne, falsificazioni, bestemmie ed eresie che egli pronuncerà come si trattasse di miele, che cola da un favo. Non fatevi alcuna illusione, la bestia avrà un aspetto magnifico, la sua voce sarà suadente ed il suo contegno maestoso. Egli sarà bello ed attraente ma, dalla sua bocca uscirà il livore, che avvelenerà la vostra anima. 

Quando portai la Mia Croce, non potei farlo da Me Stesso. Essa era così pesante, che potevo fare solo un passo alla volta camminando molto lentamente. Il Mio Corpo venne lacerato in molti punti e a causa del Sangue perduto, svenni molte volte, tanto ero debole. Venni accecato ad un occhio e le spine sulla Mia Testa fecero sì che il Sangue, che usciva a fiotti dalle Mie Ferite, doveva essere continuamente asciugato da coloro che camminavano di fianco a Me, altrimenti, non sarei mai stato in grado di fare un altro passo. 

Ugualmente sarà per la Mia Chiesa Rimanente, l‟ultima parte stabile del Mio Corpo. Essa marcerà come feci Io, con una croce pesante, ma nonostante il dolore, l‟abuso, la sofferenza e lo spargimento di sangue, sopporterà tutto fino alla fine. Il Mio Prezioso Sangue, infatti, scorrerà sulle loro anime, ma sarà seguito dal Mio Stesso Dolore e dalla Mia Stessa Crocifissione, ed inoltre, nel giorno in cui non si terranno più i Sacrifici quotidiani della Messa, la Mia Presenza si estinguerà. Il giorno in cui il Mio Corpo – “la Mia Chiesa sulla terra” – verrà definitivamente depredato, crocifisso e profanato, tutto cambierà per sempre. 

È il Mio Corpo, la Mia Chiesa, mentre è ancora vivo e presente nel mondo, che sostiene la vita, ma quando esso sarà distrutto, la vita, così come la conoscete, finirà. Nel momento in cui la Mia Chiesa verrà tradita, sacrificata e abbandonata, così come avvenne durante la Mia Crocifissione, questo segnerà la fine dei tempi. 

Il vostro Gesù 

13 Novembre 2014


giovedì 13 giugno 2019

"La preghiera e la penitenza di oggi devo essere incrementate".



"Figlia Mia, ascoltami e scrivi tutto.
È per il bene delle anime.
Il mondo attuale è peggio di Ninive quando, tramite Giona, ho minacciato l'umanità di mandare la punizione che meritava.
Con questo, intendo dire che oggi la penitenza e la preghiera devono essere maggiori di allora.
Siano maledetti coloro che non detestano sinceramente le proprie colpe!
Devono sapere che la luce splende nel buio.
Parlo con le lacrime nel cuore.
Figlia Mia, offri le tue sofferenze personali per l'umanità.
Io voglio che tu sia universale.
Lascia da parte le tue preoccupazioni.
Non perdere questo tempo prezioso.
Voglio che tu ti abbandoni a Me totalmente.
Ho bisogno della tua semplicità e del tuo distacco dalle cose del mondo per poter trasformare la tua anima".
"Ti benedico".

23 novembre 1987  suor Anna Alì

Il Sacro Cuore



Le rivelazioni a S. Margherita Maria Alacoque


La prima rivelazione

La prima rivelazione avvenne probabilmente la mattina del 27 dicembre 1673. Essa indica l’intensità del desiderio divino di salvare gli uomini mediante la devozione al Sacro Cuore. La santa così la racconta: «Un giorno, mentre stavo davanti al Santissimo Sacramento, (...) mi sentii tutta presa dalla sua divina presenza. (...) Mi abbandonai al suo divino Spirito e, affidando il mio cuore alla potenza del suo amore, Egli mi fece riposare a lungo sul suo divino petto e mi svelò le meraviglie del suo amore e gli inesprimibili segreti del suo Sacro Cuore. (...) Egli mi disse:  «“Il mio divin Cuore è talmente appassionato di amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più trattenere in sé le fiamme della sua ardente carità, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo, e di manifestarsi agli uomini per arricchirli con i propri preziosi tesori che ti rivelerò, e che contengono le grazie santificanti e salvifiche necessarie per sottrarli all’abisso della dannazione. Per eseguire questo gran progetto, io ti ho scelto come un abisso d’indegnità e d’ignoranza, affinché tutto venga fatto da me”. 
«Poi, Egli mi chiese il mio cuore, e io Lo supplicai di prenderselo; Egli lo fece collocandolo nel suo, adorabile, nel quale mi parve come un piccolo atomo che si consumava in quella sua ardente fornace. Poi lo ritirò come una fiamma viva in forma di cuore e lo ripose nel luogo dal quale l’aveva tratto, dicendomi: «“Eccoti, o mia prediletta, un prezioso pegno del mio amore, contenente una piccola scintilla delle sue più vive fiamme, perché ti serva da cuore e ti consumi fino all’ultimo istante della vita. (...) Per dimostrarti che la grande grazia che ti ho concesso non è immaginaria, ma è fondamento di tutte le altre grazie che ti darò, il dolore della ferita del tuo costato, benché io l’abbia già chiusa, ti durerà per tutta la vita. E se finora tu non hai preso altro nome che quello di mia schiava, ora io ti do quello di prediletta discepola del mio Sacro Cuore”» 27.

Guido Vignelli

Le spose di Gesù



Sposa di Gesù Eucaristia

Tu, come sposa di Gesù Eucaristia, devi avere un cuore eucaristico, sempre in adorazione davanti al tabernacolo, devi essere un’ostia viva con Gesù e come Gesù. Quando partecipi alla santa messa, guarda Gesù nei sacerdoti, poiché essi si identificano con Gesù, sono Gesù. E prenditi l’impegno di pregare specialmente per loro. Amali con tutto l’amore e la tenerezza che hai verso Gesù. Sii madre speciale per tutti i sacerdoti e consacra la tua vita per loro. Non dimenticare che sei sacerdote per l’amore. Sei vicaria dell’amore di Cristo, il che significa che devi  rendere visibile e credibile con la tua vita, agli occhi del mondo, l’amore del tuo sposo Gesù Cristo.
Sei chiamata ad essere come la piccola goccia d’acqua che durante la messa si mescola col vino e diventa Gesù. Come il frumento che si trasformerà in ostia ed arriverà ad essere Gesù. Egli è prigioniero nel tabernacolo e lì deve esserci il tuo posto di guardia, accanto a Lui. Egli ha bisogno di te: non lasciarlo solo. Pensa che sta soffrendo a causa dei tanti peccati del mondo e ha bisogno della tua consolazione. Puoi negargliela? Egli si sente solo. Puoi negargli la tua compagnia? Vuole sfogarsi con te e raccontarti tutte le sue preoccupazioni, vuole che tu lo comprenda e lo aiuti a portare la sua croce. Sei tanto occupata da non aver tempo di andare a visitarlo per offrirgli il tuo affetto? Ogni tanto smetti di lavorare, e corri davanti al tabernacolo per dirgli che lo ami... Egli sarà felice della tua compagnia e ti riempirà di benedizioni. Il tabernacolo deve essere per te: fuoco, amore, riposo, silenzio, abbandono... Il tuo cuore deve essere un piccolo tabernacolo, pieno di amore per Lui. Digli spesso: «Signore, Tu sai tutto. Tu sai che ti AMO» (Gio 21, 17). E ripetigli col Salmo 63:

«Oh Dio, Tu sei il mio Dio,
all’aurora ti cerco.
Di Te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne 
come terra senz’acqua, arida, deserta.
Perché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva
nel tuo nome alzerò le mie mani».

Che la tua vita sia una Eucaristia vivente, una messa continua un’offerta perenne attraverso Maria. Che sia un sacerdozio d’amore in servizio permanente..., che tu sia «suor Eucaristia» di Gesù.

Padre Angel Peña

LA SANTISSIMA EUCARESTIA



L'EUCARISTIA, BISOGNO DEL NOSTRO CUORE

O Signore, ci hai fatti per Te.
S. Agostino.


Perché Gesù Cristo sta nell'Eucaristia? A questa domanda si possono fare molte risposte, ma tutte si riassumono nella seguente: perché Gesù ci ama e vuole che lo amiamo. L'amore, ecco il motivo della istituzione dell'Eucaristia.

Senza l'Eucaristia l'amore di Gesù Cristo sarebbe per noi un amore di persona morta, un amore passato, che dimenticheremmo presto e ne saremmo quasi scusabili. L'amore ha le sue leggi, le sue esigenze: soltanto l'Eucaristia vi soddisfa pienamente e così per essa Gesù Cristo ha tutti i diritti di essere amato, perché in essa ci da la prova d'un amore infinito. Ora l'amore, come Dio l'ha messo naturalmente nei nostri cuori, vuole tre cose: la presenza, cioè la vita in comune, la comunanza dei beni, l'unione perfetta.

I. Quando si ama, è una pena, un supplizio l'assenza. La lontananza indebolisce e, se troppo si prolunga, finisce con l'uccidere l'amicizia più forte. Se Nostro Signore è assente, lontano da noi, il nostro amore subirà l'azione dissolvente dell'assenza.
E' nella natura dell'uomo e del suo amore di esigere, per vivere, la presenza dell'oggetto amato. Vedete i poveri Apostoli nell'intervallo di tempo che Nostro Signore restò nel sepolcro; i discepoli di Emmaus sono là per dirci com'essi abbiano pressoché perduta la fede: non hanno più con loro il caro Maestro. Ah, se Gesù non ci avesse lasciato altro pegno del suo amore che Betlemme ed il Calvario, come l'avremmo dimenticato presto, quale indifferenza regnerebbe nel mondo a suo riguardo!

L'amore vuol vedere, udire, conversare, toccare. Nulla tiene il luogo della persona amata, né ricordi, né doni, né ritratti; tutte queste cose sono senza vita. Ben lo sapeva Nostro Signore. Nulla avrebbe potuto tenere il luogo della sua Persona. Ci abbisogna Nostro Signore stesso.

Ma la sua parola? Non basta, non è più la sua parola vibrante; non udiamo più dalla bocca del nostro Divin Salvatore quegli accenti così teneri. E il suo Vangelo? E' un testamento.

I Sacramenti non danno forse la vita? Sì, ma ci vuole l'autore della vita per mantenerla in noi. La Croce? No, senza Gesù ci rende tristi. E la speranza? Senza Gesù è l'agonia. I protestanti hanno pure tutte queste cose e si sa come il protestantesimo è freddo, gelido.

Avrebbe mai Gesù voluto metterci in questa condizione cosi triste di vivere e combattere senza di lui? Oh! noi saremmo troppo infelici senza Gesù presente con noi. Esuli, soli sopra la terra, obbligati a privarci dei beni di questo mondo, delle consolazioni della vita, mentre il mondano ha quanto desidera: la vita non sarebbe più tollerabile.

Ma con l'Eucaristia, con Gesù in mezzo a noi, sotto il medesimo tetto; sempre là, giorno e notte, accessibile a tutti, in atto di aspettarci tutti nella sua casa sempre aperta; ricevendo, anzi chiamando i piccoli con una dichiarata predilezione: così la vita è meno amara. E' il buon padre in mezzo ai figli. E' la vita in comune con Gesù.

Come ci fa grandi, come ci nobilita questa società! E quale facilità di comunicazioni, di ricorso al Cielo, a Gesù Cristo in persona!
E' questa veramente la dolce compagnia dell'amicizia semplice, affettuosa, familiare ed intima. Proprio di questo avevamo bisogno.

II. L'amore vuole la società dei beni, il possesso in comune, vuol condividere la felicità e la sventura. E' sua natura, suo istinto dare, dar tutto, con gioia. Così, vedete Gesù Cristo nel SS. Sacramento come da con profusione, con prodigalità, i suoi meriti, le sue grazie, la sua gloria stessa. E qual premura ha di dare! Risponde mai con un rifiuto?

Gesù da se stesso, a tutti e sempre; copre il mondo di Ostie consacrate; vuole che tutti i suoi figli lo possiedano. Dei cinque pani moltiplicati nel deserto sopravanzarono dodici sporte: bisogna che tutti ne godano!

Gesù in Sacramento vorrebbe avvolgere il mondo nel suo manto sacramentale, ristorare tutti i popoli delle sue acque vivificanti, che andranno a perdersi nell'oceano dell'eternità, ma soltanto dopo aver dissetato, riconfortato l'ultimo dei suoi eletti! Dunque Gesù è nell'Eucaristia proprio per noi, tutto per noi!

III. - La tendenza dell'amore, la sua tendenza finale, è l'unione di quelli che si amano, la fusione di due in uno, di due cuori in un cuore, di due intelligenze in un'intelligenza, di due anime in una sola anima.

Udite quella madre che stringe il suo bimbo sul seno: «Io lo mangio!».
Gesù subisce questa legge dell'amore, fatta da lui medesimo. Dopo aver diviso con noi la nostra condizione, la nostra vita mortale, si da a noi in comunione: ci fonde in Sé stesso.

Unione divina delle anime, sempre più perfetta, sempre più intima a seconda della vivacità crescente dei nostri desideri. In me manet et ego in illo. Noi dimoriamo in Lui ed Egli dimora in noi. Noi facciamo una cosa sola con Lui, fino a che in Cielo, nella unione gloriosa ed eterna, si consumi questa unione ineffabile cominciata quaggiù dalla grazia e perfezionata dall'Eucaristia.

L'amore vive dunque con Gesù presente nel Santissimo Sacramento; partecipa a tutti i beni di Gesù; si confonde con Lui. Sono soddisfatte le esigenze del nostro cuore, che non può domandare di più. 

di San Pietro Giuliano Eymard