lunedì 9 settembre 2019

MONDO NUOVO PROFETIZZATO



FORMAZIONE DEL MONDO RIVELATA.


Previsioni del tempo (in senso spirituale).

L’esistenza di un servizio meteorologico offre dei vantaggi che noi tutti apprezziamo, soprattutto quando i tecnici di tale servizio ci annunciano l’arrivo del bel tempo. Ma il bel tempo non è sempre possibile. Il 17 marzo 1993, il Signore avrebbe dettato a Vassula Ryden le parole seguenti:

Gesù a Vassula Ryden: «Desidero avvertire la mia casa che è in arrivo una grande tribolazione. La mia Chiesa avanza sempre più verso una grande tribolazione. Rimanete fermi, e mantenete le tradizioni che vi sono state insegnate. Qualsiasi cosa arrivi, obbedite al mio Papa. Vi scongiuro di rimanere a lui fedeli, mantenendovi a debita distanza da chiunque si ribelli contro di lui. Evitate soprattutto di ascoltare coloro che lo rigettano. Fra breve sarete confrontati a una prova mai conosciuta in precedenza. Il Papa dovrà molto soffrire. Non lasciatevi imbrogliare da nessuno. Se qualcuno v’incontra per strada e vi dice: “La fedeltà che avete per questo Papa, cambiatela con il solido movimento di un altro”, non cambiate! State attenti. Non permettete a nessuno di imbrogliarvi. » [89]

Ormai siamo tutti abituati alle previsioni del tempo. Se le previsioni dicono che farà bello, ci prepariamo in conseguenza; se ci dicono che farà brutto, ci prepariamo pure in conseguenza. Se le stesse previsioni ci annunciano un uragano, una tempesta di neve, o di ghiaccio, in cuornostro noi ringraziamo i tecnici delle previsioni, e passiamo subito all’azione per evitare il peggio. La prevenzione di un malanno costa meno della sua guarigione. Nel caso attuale di tempesta annunciata, e di segni premonitori captati sempre più spesso, da svariate persone, non sarebbe logico che la nostra reazione fosse un po’ simile a quella che adottiamo nelle previsioni del tempo? Che reazione avremo di fronte ai venti violenti dell’uragano che incombe su di noi?

Il 20 luglio 1997, tramite la sua messaggera francese che si firma JNSR (Je Ne S uis Rien), Gesù ci dà il messaggio seguente.

Gesù a JNSR: «Tutto avanzerà simultaneamente, perché il momento è arrivato. Non desidero altro che la vostra volontà nella mia Volontà, e così, insieme, vinceremo il male del vostro tempo. Il sornione vuole farsi riconoscere come l’inviato di Dio per il vostro secolo così perturbato. Alcuni, troppo numerosi, vedranno in lui il Figlio di Dio. Utilizzerò la mia forza d’Amore per lottare contro la forza di distruzione che crescerà ovunque. Il sornione impiega tutta la sua forza per demolire il Bene di Dio.

La santa Chiesa e i suoi membri più preziosi saranno minacciati, rigettati, sballottati. Questo sdegno, presente in tutti i luoghi, causerà la sventurata perdita di molte anime, e in mezzo ad esse si vedranno dei bambini, abbandonati a se stessi, manipolati, malgrado la loro tenera età, in questa oscurità crescente che si stabilirà anche nei cuori dei loro genitori, che li lasciano liberi, cioè abbandonati al Male. La libertà che vi ho dato è profanata ogni giorno. Dovevate ritornare verso di Me liberamente, di tutto cuore, ma la vostra scelta si è girata verso una libertà senza Dio.

Oggi chiamo tutti quelli che mi amano e mi servono lealmente. Anche gli operai dell’ultima ora udranno la chiamata in essi, perché il Raduno è tra breve. Arrivano da ogni parte, assetati di giustizia, ripieni di bontà, di gioia. ... Sono felici. ... Il dolore non li ha resi acerbi, le pene sofferte li hanno fortificati . La loro vita è un atto di offerta a Dio. ... Vi riconoscerete a questo segno che è in voi, in ciascuno di voi: la mia santa Croce. Essa è impressa nel vostro corpo, nella vostra anima, e nel vostro spirito. Dio ha scelto l’ora e il luogo di questo incontro per parlarvi come Io parlavo un tempo alle folle che mi seguivano lungo le sponde del Mare di Galilea, fin sulla montagna.

Vi devo parlare. Dovete ascoltarmi attentamente. Per questo vi riunirò. Non ho detto che là mi rivedrete. Voi mi sentirete. Per questo vi riunirò, e vi informerò di quello che farete. Tutti nello stesso tempo riceverete lo Spirito Santo. Sì , è la Seconda Pentecoste d’Amore, e questo avverrà quando la Madonna, mia santissima Madre e vostra Madre pure, salirà presso l’Eterno Padre, chiamata da Lui. La vostra Madre vi manderà lo Spirito d’Amore che la abita. Essa ha percorso tutta la vostra Terra. Vi ha dato il suo Cuore, come Io vi ho dato il mio. I nostri due Cuori santamente uniti vi chiamano ad ogni Croce d’Amore. Veniteci per pregare per il trionfo della vostra amata Regina, e per il ritorno glorioso del suo divin Figlio, il vostro amato Re. Alcuni di voi vedranno la seconda Assunzione di Maria come i miei Apostoli videro la mia adorabile Ascensione. Questa Pentecoste d’Amore vi riunirà per ricevere il fuoco d’amore dello Spirito Santo. La Santissima Trinità coprirà Maria santissima, e da questa sublime fusione nascerà il Fuoco divino dello Spirito Santo che avvilupperà lo spirito degli uomini come una nube luminosa, simile a quella che coprì Pietro, Giacomo e Giovanni al momento della Trasfigurazione. ... [90]

Sarete riuniti, e uniti, per fare un corpo unico nella Volontà del Padre. Sarete UNO nell’Amore unico e vero della santissima Trinità, per Maria santissima corredentrice, avvocata incontestata, madre di tutti i figli di Dio che le sono stati affidati ai piedi della Croce. Apostoli di Gesù e di Maria, riempiti di Spirito Santo davanti a voi si spalancheranno tutte le porte per proclamare la venuta di Dio su tutta la Terra. Avrete delle ali ai piedi, per percorrere intere regioni, e visitare popoli interi, leggeri come delle piume trasportate dal vento. Avrete la forza di camminare per ore e ore, giorno dopo giorno. Avrete i sette Doni dello Spirito Santo, e li utilizzerete tutti e sette. Il dono della mia parola sarà in voi come una sorgente che non si asciuga mai. Dio avrà scelto i migliori dei suoi Messaggeri per convertire il mondo intero.

L’Evangelizzazione sarà come un grandissimo bastimento, portato sulle onde di un mare limpido, dalle acque unite, rapido, audace, perché il tempo che mise Giona per attraversare la città di Ninive per convertire i suoi abitanti sarà il tempo che vi accorderò allora. E questo tempo sarà rispettato, perché sufficiente. Dopo l’Evangelizzazione del mondo intero, allora scenderò dai Cieli, e il mio Nome sarà cantato anche dagli uccellini del nido. La natura intera canterà il mio Ritorno glorioso. Il Vento d’Amore è già alle vostre porte, ed ecco che Io vengo. Amen. » (Ricevuto il 20 luglio, 1997).

In questo testo Gesù dice che subito dopo la Seconda Assunzione di Maria in Cielo avverrà la Seconda Pentecoste. Aggiunge che questa grande Pentecoste sarà seguita da una grande Evangelizzazione, e che dopo questa grande Evangelizzazione assisteremo al suo Ritorno in gloria. Disponendo gli elementi di questa profezia in senso cronologico, ne deriva il quadro che segue.

SECONDA ASSUNZIONE di MARIA IN CIELO seguita da:

1) – Grande Pentecoste.

2) – Grande Evangelizzazione (giorni).

3) – Ritorno di Gesù nella gloria.

La mia domanda è la seguente: la Seconda Assunzione di Maria in Cielo è forse il Grande Miracolo che deve arrivare a Garabandal dopo l’Avvertimento, e prima del Grande Castigo? [91] Un testo riguardante questo tema si trova negli scritti di Maria Valtorta, nel primo volume (1943) de: “I Quaderni”, alla pagina 548. Ecco ne una parte:

Gesù à Maria Valtorta: «Riunirò i miei santi. Sì, colui che mi ama e mi segue nell’obbedienza e nella fedeltà è un santo. Li radunerò dai quattro angoli della Terra. In nome del loro amore perdonerò agli uomini le loro iniquità. La bontà dei santi spegnerà il rigore della Giustizia, e la Terra sarà purificata dal fuoco del mio amore, unito a quello dei santi. La Terra, in pace con se stessa e con il suo Dio, sarà come un vasto altare propiziatorio. E su quest’altare il Maestr o istruirà gli uomini alla conoscenza esatta della Verità, affinché i buoni non vacillino quando Satana, furioso di vedere che l’Umanità adora il Cristo, si scatenerà per l’ultima battaglia [vedi punto 8 del quadro sinottico, secondo capito lo, sezione # 10].

Prendendo come punto di riferimento le spiegazioni che Gesù ha dato a Maria Valtorta sul modo di interpretare le Scritture, si può dire che i pochi giorni che dovrà durare la Grande Evangelizzazione sono una figura anticipata del “Millennio di Pace”, [vedi punto 7 del quadro sinottico, secondo capitolo, sezione # 10]. Come saranno gli apostoli di questa Grande Evangelizzazione? Maria Valtorta ne parla nei due testi che seguono, scritti da lei nel 1943. [92]

Gesù a Maria Valtorta: «Ciò che ora risuona in voi, queste parole che mio Figlio riserva ai suoi fratelli prediletti, le sentirete risuonare ai quattro angoli della Terra, e vedrete gli uomini accorrere alla loro ricerca, spinti dalla sete di vera Scienza. Uomini, non bruti vestiti da uomini, non demoni dal viso umano, non Giuda sempre pronti a vendere mio Figlio, e con questo mercato ferire l’Amore trinitario che è Unità indivisibile. (...) Nel tempo futuro numerosi giusti lavoreranno la Terra per prepararla a ricevere la Parola, che infine avrà il suo periodo di trionfo, il solo. » 18 novembre 1943.

Gesù a Maria Valtorta: «Coloro che avranno l’incarico di riunire le masse attorno alla Croce in vista del raduno di Cristo saranno come dei padri e dei re. Non una razza mancherà all’appello, con i suoi figli migliori. Io stesso verrò per mettere il mio potere al servizio della Gerusalemme terrestre la Chiesa militante in modo che sia protetta contro i tranelli, le astuzie, gli attentati, e i delitti che Satana avrà preparato contro di lei. Farò scendere il mio Spirito su tutti i redenti della terra, anche su quelli che ora soffrono in espiazione delle colpe dei loro antichi padri [il Popolo ebraico], e che non riescono a trovare la salvezza perché non osano rivolgersi a Me. Anche loro troveranno la pace. La troveranno perché invocheranno su di loro il Sangue che fu versato, e che senza fine sgocciola dalle membra di Colui che i loro antichi padri hanno crocifisso. Essi lo invocheranno ancora, questo Sangue, ma in una maniera molto diversa da quella con la quale i loro padri l’hanno un tempo invocata. Lo invocheranno battendosi il petto. Sarò come una fontana al centro del mio gregge ricomposto, e mi incaricherò Io stesso di lavare quegli errori passati, che il loro pentimento avrà già cominciato a cancellare. » 11 dicembre 1943.

Questo svolgimento non sembra lontano nel tempo, perché una volta che si sarà iniziato il periodo purificatore, gli altri avvenimenti si succederanno con rapidità. E siccome il periodo di purificazione dovrebbe iniziare con l’Avvertimento, ecco dei passi, quattro in tutto, che ci parlano di esso.

Il primo testo è di Mirjana, una delle veggenti di Medjugorje. Contiene una rivelazione che fu resa pubblica nel 1992.

Mirjana ha detto: «Quando il primo segreto sarà realizzato, il potere di Satana sarà distrutto. [93] Ecco perché è così aggressivo in questi tempi. A Satana è stato concesso un immenso potere nel corso del ventesimo secolo, un potere che non aveva mai avuto prima, e che non avrà mai più in futuro.»

Il secondo testo è di una mistica spagnola, Amparo Quevas. Il 26 febbraio 1982 Amparo avrebbe ricevuto dalla Madonna il messaggio seguente:


La Madonna ad Amparo Quevas: «Il suono della tromba risuonerà molto presto. In quel momento la terra tremerà. Il sole girerà su se stesso, con delle grandi esplosioni. La luna si oscurerà, e questi fenomeni saranno visibili su tutto il globo terrestre. Un astro illuminerà la Terra. Essa apparirà avvolta di fiamme. Questo durerà venti minuti. Ci sarà panico dappertutto. Tutti quelli che credono in Dio e nella Madonna rimarranno come in estasi durante questi venti minuti. Questo è molto vicino, figlia mia. » [94]

Il terzo testo è di Suor Marie Nathalie.

Suor Marie Nathalie dice: «D’improvviso i cuori della gente si intenerirono di benevolenza reciproca, pieni di pentimento e di spirito di penitenza. Le anime si sentivano come liberate dal peso dei loro peccati. Ognuno si precipitava in ginocchio “nella polvere delle proprie colpe”. Salvo qualche eccezione, tutti gridavano pietà con le mani e gli occhi tesi verso il cielo. Tra quelli che si ostina vano ne vidi morire alcuni. Questa visione è il segno che precede il grande Miracolo promesso al mondo. È per questo che la Madre di Dio continuava a planare al di sopra di noi, mentre si allontanava verso quel luogo. (Garabandal). » [95]

Il quarto testo è di una Mistica anonima. La Voce divina le parlò nel 1991, per dire quanto segue:

La Voce divina a una Mistica anonima: «L’Avvertimento sarà un momento unico nella storia del mondo. Ad ogni uomo verrà concessa la stessa lucidità spirituale che gli è data al momento della morte. Sarà il mio più grande gesto di misericordia. Tutti cesseranno le loro attività. Il dolore e la confusione saranno generali . Le persone chiederanno perdono. I sacerdoti dovranno confessare giorno e notte .»

Nel “Libro azzurro” di don Stefano Gobbi, in data del 13 maggio 1991 si può leggere quanto segue:

La Madonna a don Gobbi: «Quando questo Papa avrà compiuto la missione che Gesù gli ha affidato, ed Io scenderò dal cielo per accogliere il suo sacrificio, sarete tutti avvolti in una densa tenebra di apostasia, che allora sarà diventata generale. Rimarrà fedele solo quel piccolo resto che in questi anni, accogliendo il mio materno invito, si è lasciato racchiudere dentro il rifugio sicuro del mio Cuore Immacolato. E sarà questo piccolo resto fedele, da Me preparato e formato, che avrà il compito di ricevere il Cristo che tornerà a voi nella gloria, dando così inizio all’Era nuova che vi attende.»

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di: Johannes De Parvulis

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


Pregare con Gesù, in Gesù, per mezzo di Gesù

Questa contemplazione della vita di Cristo ci farà capire che Gesù è la strada per la nostra preghiera.  Ormai non è più possibile andare a Dio se non per mezzo di Cristo.
“Io sono la Via... Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv.14,6).  Non c’è dunque vera preghiera senza Cristo. anzi, Gesù stesso è diventato per noi “la Preghiera”.
In altre parole, la nostra preghiera dev’essere “cristiana”, cioè di Cristo;  dobbiamo pregare con Lui, in Lui e per mezzo di Lui.
 Fratelli miei, nessuno può rivolgersi a Dio con le proprie forze; senza Gesù noi saremmo assoluta impotenza.  Eppure, parlando con alcuni, ho notato che, pur pregando, la loro preghiera non è quella cristiana.  Essi si rivolgono a Dio, ma ignorando completamente Cristo; perciò la loro preghiera viene da una religiosità vaga e astratta, che si rivolge a un “Qualcuno” che – mi dicevano - “deve pur esserci, che è superiore a noi, e che chiamiamo Dio”, ma che rimane, alla fine, un’entità nebulosa e indefinibile, molto simile a quella dei pagani o dei popoli che non conoscono il Vangelo.
 Ora, la nostra preghiera dev’essere non la preghiera dei pagani, ma quella dei figli di Dio, cioè di coloro che si rivolgono a Dio chiamandolo Padre, nel nome e per mezzo di Cristo, con la forza e con la grazia dello Spirito Santo.  Noi preghiamo Dio-Padre, Dio-Figlio, Dio-Spirito Santo, l’unico e vero Dio, Creatore e Signore del cielo e della terra, che si è rivelato a noi per mezzo del suo Figlio Gesù, e in Lui ci ha redenti, ci ha riconciliati e ci predestinati alla gloria del cielo.
L’Umanità Santissima di Cristo, la sua persona: ecco la strada per la nostra preghiera: “Per Cristo nostro Signore”, come ci fa dire la Chiesa alla fine di ogni invocazione.  Ciò significa che solo attraverso Gesù noi abbiamo la possibilità di pregare e che solo i suoi meriti ci ottengono di essere esauditi dal Padre: “In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà” (Gv.16,23).
E significa anche che l’umanità di Cristo è il luogo del nostro incontro con Dio; solo passando per Essa incontreremo Dio: “Filippo, chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv.14,9).

Ferdinando  Rancan

Per il Clero: Aiutami a rimanere fedele alla Tua Santissima Parola



Oh caro Gesù, 
aiutami a rimanere fedele alla Tua Santissima Parola  
in ogni momento. 
Dammi la forza di sostenere la Verità della Tua Chiesa 
di fronte alle avversità. 
Riempimi con la grazia di amministrare i Santi Sacramenti 
nel modo in cui ci hai insegnato. 
Aiutami a nutrire la Tua Chiesa con il Pane della Vita 
e rimanere fedele a Te anche quando sarà vietato farlo. 
Liberami dalla catena d’inganni che dovrò affrontare, 
al fine di proclamare la vera Parola di Dio. 
Copri tutti i Tuoi servi consacrati con il Tuo Preziosissimo 
Sangue, in questo momento, in modo da rimanere coraggiosi, 
leali e costanti nella nostra fedeltà a Te, il nostro amato 
Salvatore, Gesù Cristo. 
Amen. 


domenica 8 settembre 2019

LE GRANDEZZE DI MARIA



IN DIFESA DELLA VERGINE ACCUSATA DI MANCANZA DI FEDE.


I. – È questo il concetto che dobbiamo avere della persona più degna che vi sia sulla terra; Dio ne dirige il pensiero e la lingua; Dio ha formato nel cuore di Lei quel voto segnalato, sino allora sconosciuto; perciò Egli medesimo le mette su le labbra quelle parole che lo manifestano al mondo. Sono queste le prime parole della Vergine che ci vengano riferite nel Vangelo. A Dio non piaccia che le prime parole di Colei che Egli ha scelta per sua Madre siano un linguaggio sconveniente e di incredulità! Chi pensasse a questo modo avrebbe di questo mistero un cattivo concetto; male intenderebbe e male ascolterebbe la Vergine. Se il medesimo Spirito che l'assiste nel parlare ci assisterà nell'ascoltarla, noi avremo ben altra idea di un'anima così degna e di disposizioni così sante, di un mistero così sublime e di una risposta così ponderata.               
Le parole della Vergine sono un vangelo della Verginità, che la terra annuncia al cielo e la Vergine all'Angelo; vangelo che la Vergine e l'Angelo annunciano al mondo. Sono la rivelazione in un medesimo tempo, di due verità intimamente congiunte, assieme: l'Incarnazione del Verbo e alla perpetua verginità di Colei che lo deve generare.
L'Angelo annuncia l'Incarnazione alla terra, e la Vergine annuncia al cielo la verginità del parto. È cosa ben degna e ben conveniente che le prime parole della Vergine delle vergini siano come un vangelo di purità, e che il [41] mondo impari questa virtù e ne riceva il primo profumo per mezzo delle prime parole di Maria.
Per la verginità è una specie di trionfo, l'essere celebrata nelle prime parole del Vangelo, e stabilita, come su un trono al cospetto di Dio e dei suoi angeli, nella persona più degna dell'universo, vale a dire, in quella che Dio medesimo ricerca per farne sua Madre. E in questo trionfo, è un vero trionfo per la verginità Tessere incorporata nello stato di questo inaudito mistero che l'Angelo viene ad annunciare al mondo, e con tale ricchezza incastrata nel mistero medesimo dell'Incarnazione come un prezioso ornamento di questo prezioso mistero. Perciò l'Angelo, amatore della verginità, non corregge la risposta di Maria, ma la onora con grande riverenza, e le dà per risposta le parole più elevate e più degne che abbia ancora proferite.               
E quegli angeli ed apostoli di questo secolo 24, o piuttosto angeli ed apostoli del Principe di questo secolo, quegli spiriti che si sono separati dalla verità di Dio che sta nella sua Chiesa e nella sua parola; per seguire le loro fantasie e le impressioni dello spirito di errore vorrebbero biasimare ciò che dice la Vergine, ciò che l'Angelo onora e che lo Spirito Santo loda come una fede viva, felice e potente per accogliere l'ultimo compimento di quest'opera di Dio; poiché ha pochi giorni, per bocca di santa Elisabetta assorta nel più alto rapimento, lo Spirito Santo dirà ancora: Beata quae credidisti, quoniam perficientur ea quae dicta sunt tibi a Domino (Te beata che hai creduto, perché si adempiranno le cose dette a te dal Signore - Luc., I, 45).
Ma questi perversi spiriti non veggono che dallo spirito del serpente sono accecati e animati contro la Donna [42] che sta per schiacciarne la testa con la potenza di questo mistero? Biasimano ciò che viene lodato dallo Spirito Santo; avviliscono Colei che Dio medesimo onora, e allora appunto ch'Egli la onora e la innalza al colmo della sua dignità; accusano di mancanza di fede Colei che sta per concepire l'Autore medesimo e consumatore della fede; in tal modo fanno getto di tutto quanto vi è di sublime e di divino, e vorrebbero fare alla incredulità l'onore di stabilirla nella nascita stessa del Vangelo; nel più eminente trattato della fede che mai vi sia stato e nella persona più degna che vi sia in cielo e in terra. Nell'ingresso nel mondo di un sì grande mistero, se quello spirito d'incredulità parlasse lui, medesimo nella propria persona, dopo essere stato cacciato dal cielo cosa potrebbe desiderare di meglio per suo vantaggio se non di insediarsi in una dimora così onorevole, vale a dite in quell’anima più degna e più elevata che il cielo? Quale maggior servizio gli si potrebbe rendere che di dargli una parte sì grande là dove non ne può avere e di farlo trionfare precisamente là dove hanno avuto principio la sua sconfitta e la sua completa rovina nell'universo? Sembra che questi maligni vogliano gratificare ancora il serpente di una nuova vittoria nel nuovo Paradiso che Dio ha piantato con la sua mano per il secondo Adamo, vale a dire, nella Vergine.
II. - Ma lasciamo da parte questi spiriti ingannati ed ingannatori che fanno così bene l'interesse dello spirito d'infedeltà, mentre trattano così male la fede e i suoi misteri, intendendo a controsenso la Sacra Scrittura.
Istruiti in una scuola migliore, noi parliamo di quelle parole della Vergine in modo più degno, più angelico e più cristiano.
Diremo dunque che quelle prime parole della Vergine [43] sono parole di fede ammirabile, di purezza verginale e di prudenza celeste, di ispirazione divina e di gloriosa fecondità, perché dall'esempio della Vergine delle vergini hanno fatto germogliare tanti fiori, nel cielo e prodotto tante anime vergini su la terra. Da queste parole venne formato nello Stato di Gesù il più degno esercito del suo regno, il fiorente esercito delle Vergini, il quale non fiorisce che nell'Oriente del mistero dell'Incarnazione, né prende nascita se non alla nascita di Gesù e dalla nascita di Gesù. Un tal glorioso esercito non precede Gesù, ma lo segue e lo segue dappertutto, nella culla e su la Croce, nella vita privata e nella vita apostolica, su la terra e in cielo.
Dappertutto Gesù si trova in mezzo alle Vergini; Egli nasce, vive e muore tra le anime vergini, le quali lo seguono e lo accompagnano in tutti i passi della sua vita onorate, per loro sommo gaudio del privilegio di formare il suo seguito, di possedere il suo amore di godere della sua familiarità. Adducentur regi virgines post eam (Altre vergini dopo di Lei saranno presentate al re? - Ps., XLIV, 15).
Un tale esercito venerabile era ben dovuto alla purezza, alla santità, alla divinità del mistero dell'Incarnazione. Quanto è cara a Gesù una tale compagnia, la quale gode della sua intimità e perciò fruisce dei privilegi del suo amore!... La Madre di Gesù è la prima in quella schiera; e appunto nel mistero dell'Incarnazione, Ella innalza il vessillo della Verginità! Le parole che la Vergine proferisce sono quelle che hanno fondato quella schiera santa e verginale: Colui che con una parola ha fatto l'universo, ha voluto servirsi di poche parole della Madre Sua per formare e stabilire nel mondo quel glorioso e venerabile stuolo delle Vergini.
Con questi pensieri veneriamo, come in un riassunto [44] la condotta della Vergine rispetto all'Angelo, e la troveremo piena di grazia e di virtù ...
La Vergine adunque ascolta in silenzio l'Angelo che le parla; ne accoglie umilmente l'onorifico saluto, ne considera le parole con ammirabile tranquillità. Prestando la massima attenzione al messaggio dell'Angelo, presta fede a ciò ch'egli le annuncia, ma con singolare prudenza domanda il modo in cui ciò si avvererà; questo l'Angelo non l'aveva annunciato, ma l'aveva taciuto, ci sembra, per una divina disposizione, appositamente per dar luogo alla domanda della Vergine e manifestare al mondo, con le parole medesime di quella, il suo voto e il suo stato di verginità.
La Vergine non ha nessun dubbio sul mistero annunciato dall'Angelo; per la luce della fede e la chiarezza della parola angelica, lo ritiene vero; ma dal medesimo Spirito celeste inviatole da Dio per istruirla, Ella desidera sapere quale sia la via da Dio fissata per compiere quest'opera.               
Con questo spirito di umiltà, di fede, di desiderio di essere edotta di questa verità importante per Lei medesima e per il mondo, la Vergine santamente dice all’Angelo: In qual modo ciò si compirà? (Ibid., 34). Che può mai esservi di riprensibile in questa parola e in questa condotta?
Prima della venuta dell'Angelo, la Vergine era già troppo bene istruita su la nascita del Messia il quale era il primo articolo della fede dei Giudei; come su la potenza divina a farlo nascere per il solo mezzo comune ed ordinario della nascita degli altri mortali. Maria godeva di una luce troppo grande ed era animata da una fede troppo elevata, perché cadesse in un errore così grossolano.
Ma pur sapendo tutto quanto conosce, Ella ben sa [45] che nei segreti tesori della potenza divina vi sono altre vie per le quali Dio può compiere quell'opera, e una tale conoscenza è luce; Maria esclude l'unica via che ripugna al suo voto, ed è fedeltà, non apre la sua mente a congetturarne alcuna, e questo è semplicità, non si appropria l'autorità né di volerne, né di sceglierne, né di prescriverne, né di preferirne alcuna: e questo è umiltà. Poiché Dio vuol compiere questo mistero in Lei e con Lei, Ella crede di potere e di dovere ricercare quale sia il mezzo scelto e fissato nel Consiglio di Dio: e questo è verità ed equità 25.
In tali disposizioni oltremodo sante, ragionevoli e divine, la Vergine umilmente e santamente dice all'Angelo: Quomodo fiet istud? Che vi è mai in questo se non da lodar Dio, onorare la Vergine, ammirarne la condotta e riconoscere un cumulo di virtù là dove l'eresia cieca ed empia vuol trovare mancanza di fede? La Vergine considera ciò che l'Angelo le propone, ed è prudenza; si arrende alla prima comunicazione che le viene fatta; ed è docilità; e subito conclude e risponde, ed è obbedienza.
Ripetiamo dunque ancora, ad onore di Dio e della Madre sua, per confusione dell'eresia e in lode del colloquio della Vergine con l'Angelo, che quelle parole dai nemici della fede e della Vergine presuntuosamente censurate, sono, parole, come abbiamo detto; di fede [46] ammirabile, di purezza verginale, di prudenza celeste, di ispirazione divina; anzi se vi riflettiamo bene, sono parole di una autorità eminente di cui Dio vuole insignire la Vergine riguardo all'opera che le viene annunciata, come primizia della grande autorità che tosto Ella riceverà sopra Dio medesimo in qualità di Madre.
Dio, infatti, vuole che, Maria tratti e deliberi sopra quest'opera oltremodo insigne che la mano dell'Onnipotente vuole compiere nel mondo; le manda il suo Angelo non solo per rivelargliela, ma pure per entrare con Lei in trattative sopra questo affare.

Inviandole il suo angelo, Dio le dà diritto di pensare a questa opera, d'informarsene e di deliberare; né vuole compierla in Lei se non dopo che, avendo tutto ben ponderato, Ella avrà giudicato di dare il proprio consenso; tanta è la parte, la potenza e l'autorità che Dio vuole dare alla Vergine sopra quest'opera che è la più eminente fuori di sé medesimo (ad extra).
Potenza veramente insigne! onore, sublime per la Vergine! Ma questo non è ancora che un raggio della potenza e dell'autorità ammirabile ch'Ella sta per ricevere riguardo a Dio medesimo che la costituisce Madre sua. 

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

LA VITA DELLA MADONNA



Secondo le contemplazioni 
della pia Suora STIGMATIZZATA 
Anna Caterina Emmerick 


La caduta della "vergine alata" in Egitto 

Quando nacque Maria Santissima, vidi che l'idolo della vergine alata in Egitto fu rovesciato in mare. Qualche tempo dopo il tempio fu sostituito da una chiesa. Nello stesso giorno, nell'altro tempio egiziano, l'idolo della vergine con tre mammelle assicurato al soffitto, improvvisamente si lesionò: il volto e tutta la parte inferiore del corpo si frantumarono in cento pezzi, mentre la corona che la statua teneva sul capo, le braccia che tenevano le spighe di frumento e le ali rimasero intatte. 

Il rinnovamento del Mio Sacerdozio nella Chiesa verrà da un grande ritorno all'adorazione della Mia vera Presenza in questo Sacramento del Mio amore.




Gesù
... Non commettere errori su questo: il rinnovamento del Mio Sacerdozio nella Chiesa verrà da un grande ritorno all'adorazione della Mia vera Presenza in questo Sacramento del Mio amore. Purificherò, guarirò e rinnoverò i Sacerdoti che mi cercano nel Sacramento del mio amore. Ti mostrerò la mia faccia. Parlerò ai tuoi cuori e ti farò conoscere i segreti dell'amore che tengo nel mio Cuore e che ho riservato per loro in questi ultimi giorni.
Ecco perché ti chiedo di essere il mio sacerdote adoratore. Sarai uno tra i tanti, perché sto radunando i miei sacerdoti nel mio cuore. Coloro che mi appartengono conoscono la mia voce e verranno da me e rimarranno nella mia presenza. [1]
Questo è il rimedio per il male che il mio Santo Sacerdozio nella Chiesa ha così sfigurato. Chiamo i miei sacerdoti alla mia presenza eucaristica, dove possano sperimentare i doni dell'amicizia divina che ho voluto dare loro dall'inizio. Solleverò un movimento di sacerdoti che cercheranno il mio volto eucaristico e rimarranno vicini al mio cuore eucaristico, non solo per loro stessi, ma per il bene dei sacerdoti che non mi adorano mai, che non persistono mai nella mia presenza o che fuggono davanti al mio volto. Il mio cuore brucia di desideri della santità dei miei amici, i miei sacerdoti. Santificherò coloro che verranno a Me e per loro, raggiungerò gli altri e li attirerò delicatamente e con forza al Mio Cuore. Questo è un segno del mio ritorno nella gloria: quando i Sacerdoti dovranno tornare a Me, al Sacramento del Mio amore, adorandomi, cercando il Mio Viso, rimanendo vicino al Mio Cuore aperto, allora il mondo inizierà ad essere pronto ad accogliere Il mio ritorno nella gloria.
In tutto ciò, abbiate fiducia illimitata nella Mia Madre Immacolata, le vostre mani sono aperte sulla Chiesa per ringraziare in abbondanza, prima di tutto con i Miei Sacerdoti e poi, attraverso i Miei Sacerdoti, alle anime di tutto il mondo. Chiama mia madre come mediatore di tutte le grazie, tu e tutti i miei sacerdoti siete chiamati a condividere la sua mediazione, mentre partecipate sacramentalmente alla mia. Mia madre sta radunando una compagnia di sacerdoti per essere l'altro San Juan. Vivranno la Sua presenza e riceveranno dal Suo Cuore Addolorato e Immacolato l'abbondanza di conoscenza e grazie per i giorni a venire.
Quanto a te, caro fratello, amato amico e sacerdote del mio cuore, unisciti saldamente a mia madre attraverso il suo rosario e non ti abbandonerà mai. Chiamala in tutti i tuoi bisogni, grandi o piccoli, anima o corpo e capirai che Lei è davvero la tua Madre del Perpetuo Soccorso.
Amami e ritorna a Me frequentemente nel Sacramento del Mio amore. Ricevi il bacio della mia amicizia. Ti benedico con tutto l'amore del Mio Cuore trafitto ...

[1] Gv 10:27

San Bernardo di Chiaravalle



Chi è preposto alla guida degli altri teme tre cose: che il suo troppo sottile ragionamento turbi l’animo di chi ascolta, che la sua indiscrezione offenda lo sguardo del suo intimo giudice; che gli sia attribuita una retribuzione rigorosamente proporzionata agli effettivi risultati che egli ha conseguito.

SOTTO LA GUIDA DELLO SPIRITO



L'ascesi di debolezza

Precisiamo innanzitutto cosa intendiamo per ascesi di debolezza. Ogni sforzo naturale è, per così dire, destinato fin dall'inizio a staccarsi da se stesso e a esaurirsi, per raggiungere un punto zero da cui l'uomo non può più avanzare né fare un solo passo ulteriore sulla via verso Dio. Anzi, in questo punto zero lo sforzo dovrà morire a se stesso per esser reso capace di aprirsi e di abbandonarsi alla potenza della grazia di Dio. Lo sforzo dell'asceta cristiano è quindi, per sua natura, destinato all'esaurimento e alla morte, senza mai poter raggiungere il suo scopo. Ma è proprio in questo punto zero, là dove fallisce ogni sforzo umano, che la potenza di Dio lo rimpiazza e lo porta a un risultato che l'uomo non avrebbe mai sperato di raggiungere con le proprie forze. L'esaurimento di cui si parla qui non ha evidentemente niente a che fare con un esaurimento fisico, come se l'ascesi dovesse essere perseguita fino al limite estremo delle forze fisiche. Si tratta invece di un esaurimento morale o spirituale che si impone a noi ogni volta che constatiamo come lo sforzo ascetico superi la nostra generosità e le nostre forze; o anche ogni volta che l'attesa risposta di Dio non ci giunge automaticamente né conformemente ai nostri sforzi. Questo esaurimento morale può arrivare molto lontano: negli scritti monastici antichi è indicato con il termine akedia, parola difficile da tradurre in una lingua moderna. L'acedia indica la tentazione ultima che viene ad attaccare la persona fin nelle sue radici e nelle sue fondamenta. E’ d'altronde il patrimonio dei monaci più esperti, soprattutto degli eremiti che si sono ritirati nel deserto e hanno rinunciato a ogni consolazione umana. Evagrio il Pontico ha analizzato questa crisi con grande perspicacia: descrive l'akedia come uno stato di smarrimento totale in cui la vita monastica stessa può essere messa in discussione. Può abbattere ogni cosa, può perfino accecare gli occhi del cuore (Praktikos 36) e "lacerare l'anima come un cane lacera un cerbiatto" (ivi 23). "Contiene in sé quasi tutte le prove" (Commento al salmo 139,3), non si attacca al corpo ma all'anima, e non solo a una parte dell'anima, come farebbe per esempio l'invidia, ma "imprigiona l'anima intera e soffoca lo spirito" (Praktikos 36). In questo senso l'acedia non è una ferita localizzata o una crisi passeggera: è una malattia cronica del cuore o, se si vuole, una condizione di spirito che minaccia tutto ciò in cui penetra e con cui viene a contatto. E’ pericolosa perché più a lungo si protrae, più diventa sottile fino a che, in uno stadio avanzato, si sottrae completamente allo sguardo di chi ne è affetto: "l'akedia ottenebra la luce divina negli occhi" (Antirrhetikos VI,16). Questo smarrimento assume forme sempre più gravi: ossessionato dai suoi mormorii, il monaco dimentica la preghiera di lode e spreca la propria orazione; durante le veglie, la fonte delle lacrime si inaridisce; la regola perde il suo significato e appare disumana; il futuro è ermeticamente chiuso. "A cosa mi può servire questa vita senza futuro? - pensa il monaco - Ho forse lasciato il mondo per debolezza o per paura? I miei motivi erano sani e onesti? Vivendo nel mondo potrei essere più utile a genitori e amici. Dio chiede davvero una purezza di cuore così esigente come è stata fatta balenare davanti ai miei occhi ingenui di novizio? Dio non si accontenta forse della fede semplice dei laici?". D'altro canto, non trova risposta a queste domande: anche gli angeli lo hanno abbandonato per lasciarlo preda del demonio. Più nulla sembra in grado di tirarlo fuori da questo vicolo cieco. "La pazienza potrà ancora convincere Dio ad aver pietà di me?" (ivi VI,18). L'akedia riduce così l'asceta agli estremi: "L'anima deperisce e soffre, soccombe all'amarezza dell'akedia. Le sue forze cedono alla sofferenza, la sua perseveranza vacilla davanti alla violenza di un demone così potente. L'anima si trova disorientata e si comporta come un bambino che piange disperatamente e brama essere consolato, senza speranza" (ivi VI,38). Questo accenno a un ritorno alla condizione infantile è significativo: sintomi del genere, inattesi in un grande asceta, indicano il pericolo di regressione psicologica, permettono di cogliere fino a che punto la vita spirituale può essere lacerata dall'akedia. Il monaco è imprigionato nei suoi limiti di uomo. Presto o tardi, ogni asceta si viene a trovare in questo vicolo cieco: l'akedia non è altro che la sensazione di vertigine provata di fronte al vuoto tra Dio e l'anima e l'incapacità di superarlo o, semplicemente, di sopportarlo. Una simile descrizione sembra addirittura suggerire che l'asceta sfiori la follia, il che non deve sorprendere: è normale che una simile prova, mettendo in questione i nostri atteggiamenti nei confronti di Dio - solitamente così rassicuranti - ci aggredisca e ci colpisca nel punto più intimo e più vulnerabile della nostra debolezza. Quale atteggiamento adottare al cuore di questa crisi? I padri ai quali allude Evagrio danno tutti il medesimo consiglio: perseverare, non cedere, non abbandonare la propria cella, a nessun costo. Più. d'uno senz'altro si chiederà con che diritto si possa insistere sulla perseveranza, contro ogni logica, di fronte a una crisi così profonda. La risposta, sempre secondo Evagrio, è semplice: lo svolgimento successivo è assodato. Quando l'angoscia raggiunge l'estremo, la grazia di Dio viene a prendere dimora nell'uomo che, non sapendo più a che santo votarsi, purtuttavia non dispera: "Non temere e non cercare di evitare questo periodo di lotta, così vedrai le grandi opere di Dio: il suo aiuto, la sua cura per te e ogni pienezza in vista della tua salvezza" (Hypotyposis VI). Chi persevera nella solitudine, per amore di Gesù, vedrà che "uno stato di pace e di gioia inesprimibile subentrerà nell'anima al demonio dell'akedia" (Praktikos 12). Basta "credere in Dio", "affidarsi a lui", "contare su di lui", "perseverare nella fiducia in Dio", "restare tranquillo, solo e silenzioso" per non perdere Dio (Antirrhetikos VI,12,12,40,41). Proprio come Giobbe, la cui figura umile e paziente si intravede in numerosi brani di Evagrio: "Dio fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana" (Gb 5,18 citato in Antirrhetikos VI,31). Evagrio probabilmente è debitore di questa descrizione così concreta dell'akedia al suo padre spirituale e maestro nel deserto d'Egitto, il celebre Macario il Grande. Pare essere stato lui il primo a usare il termine contritio cordis, contrizione del cuore, nella Lettera ai suoi discepoli di cui riportiamo alcuni passi. Macario spiega che l'ascesi sembra facile solo agli inizi, ma molto presto il monaco ha l'impressione che essa vada al di là delle sue forze: "Il monaco arriva a un punto tale che non gli sembra più possibile digiunare, vinto com'è dalla stanchezza del corpo e dalla lunghezza del tempo. I suoi pensieri gli sussurrano all'orecchio: 'Per quanto tempo riuscirai ancora a sopportare questa fatica?'; oppure: 'Può forse Dio perdonare così tanti peccati?'; gli ispirano desideri impuri; l'anima si sente di una debolezza estrema e il cuore deperisce, al punto che il monaco giunge alla convinzione che il peso del celibato non è per lui. Le tentazioni gli parlano della vita che appare di una durata infinitamente lunga, della virtù così difficile e della fatica così pesante e infine insopportabile; gli parlano anche del suo corpo, così debole e fragile di natura... Possiamo paragonare questo monaco a una nave senza timoniere che va costantemente a finire contro gli scogli. Il suo cuore è come seccato, a ogni tentazione sembra venir meno... Perché Dio permette alla crisi di scuoterci in maniera così impietosa? E forse l'unico modo che ha per aprirci alla grazia? Macario prosegue: "Infine il Dio benevolo gli apre gli occhi del cuore affinché capisca che è lui che gli dà la forza. Allora quell'uomo è capace di lodare Dio in piena verità e umiltà; come diceva David: Mio sacrificio è uno spirito contrito, la bontà e la mitezza (cf. Sal 51,19). Da questa dura lotta derivano l'umiltà, il cuore contrito, la bontà e la mitezza". Questo è uno dei testi più antichi della spiritualità monastica. Sovente si è detto che quest'ultima avrebbe contribuito in misura notevole alla formazione di una spiritualità di prestazioni volontaristiche, ma basta il nostro testo per confutare una simile interpretazione. Non ci può essere ascesi cristiana, né sforzo o impegno cristiano, che non sfoci inesorabilmente nella contrizione del cuore, in quel punto zero in cui la potenza pasquale di Gesù prevarrà su tutto, utilizzerà tutte le sue potenzialità e opererà meraviglie nell'abbassamento e nell'umiltà dell'asceta, meraviglie che sorpasseranno gli sforzi più generosi. Nell'ambito dell'ascesi non ha senso parlare di eroismo o di prestazioni grandiose: ci sono solo meraviglie, autentici miracoli. Questo vale per qualsiasi forma di ascesi cristiana: per il celibato e il digiuno come per l'obbedienza e la dedizione nel servizio agli altri. E’ Dio che opera tutto questo in noi, spesso quando meno ce lo aspettiamo e quando l'esperienza ci ha insegnato che qualcosa oltrepassa completamente la nostre capacità. Basta allora prestarsi al miracolo, offrendosi alla sua potenza, nella gioia inesprimibile del cuore spezzato e contrito che osa porre la fiducia nell'amore di Dio, fino alla follia. Torniamo un attimo al significato del termine "ascesi", nell'uso cristiano ed evangelico. Nel greco classico la parola significa esercizio, allenamento. A cosa ci si allena nell'ascesi? Vuol forse dire che mettiamo alla prova le nostre forze per conoscerne i limiti sul percorso dell'ascesi? No di certo. L'ascesi cristiana non attribuisce alcuna importanza al fatto di sapere fin dove arriva la nostra resistenza; si tratta, al contrario, di sperimentare fin nella nostra carne quanto siamo deboli. Allora, a cosa ci si esercita nell'ascesi? Non alle nostre forze, ma alla grazia di Dio, al piacere della sua grazia. Nell'ascesi infatti l'elemento più importante è di percepire quale grazia mi è effettivamente donata in ogni istante. Se posso avvertire questa grazia e, per così dire, toccarla, allora posso impegnarmi senza esitazioni: celibato, digiuni, veglie... La presenza della grazia è il segno che Dio a questo mi chiama e che la sua grazia non mi verrà mai meno. Ma se non sono certo di questa grazia, con che diritto posso obbligare Dio a intervenire con un miracolo? Sarebbe follia e temerarietà: nessuno può praticare l'ascesi di propria iniziativa, appoggiandosi solo sul fervore e sulla generosità personali, senza essere interiormente certo che Dio l'ha veramente destinato a questa grazia. D'altronde ciascuno di noi riceve una grazia personale ben precisa, la cui misura può essere molto diversa. La grazia dell'uno non ci insegna ancora niente sulla grazia di un altro: ciò che uno riceve non deve necessariamente essere imitato da un altro, se a questo non è destinato. Non serve a nulla voler oltrepassare la misura ricevuta, così come sarebbe deplorevole restare al di qua di questa misura - il che capita molto più spesso. Dio però non cessa di distribuirci la sua grazia in modo suntuoso e regale, poiché il suo braccio non è mai troppo corto (cf. Is 59,1) quando viene a rinnovare le sue meraviglie in favore del suo popolo. Qui nasce inevitabilmente una domanda: "Come discernere la misura della mia grazia?". Questa domanda pone il problema capitale della didkrìsis, del discernimento degli spiriti. E chiaro che chi è alle prime armi nell'esperienza spirituale è a malapena capace di praticarlo, nella maggior parte dei casi gli è perfino impossibile. Per questo motivo la tradizione subordina le pratiche ascetiche a condizioni ben precise: innanzitutto sottolinea la necessità di un direttore spirituale che sia capace di percepire qualche traccia della grazia in noi e che ci aiuti a vivere e a dialogare con essa. Nulla infatti è più facile che sbagliarsi sulla qualità delle aspirazioni o ispirazioni interiori e, per esempio, attribuire alla grazia ciò che è solo illusione del nostro orgoglio o del nostro egoismo. Voler seguire la via dell'ascesi a qualsiasi costo, senza esservi stati invitati da segni inequivocabili della grazia, significherebbe esporci a passi falsi e tentare Dio. Più avanti avremo comunque modo di ritornare sul tema dell'accompagnamento spirituale. 


Il Sacro Cuore



La Madonna e il Sacro Cuore

Paray-le-Monial e Fatima

Il grande movimento mondiale di consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, che già nel XVII secolo era stato rilanciato da san Giovanni Eudes in gemellaggio col culto del Cuore della Madonna, nel XX secolo ha avuto un prezioso complemento nel movimento di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. 
Su questo movimento ebbe grande influenza il messaggio di Fatima, affidato dalla Madonna ai tre pastorelli portoghesi: Lucia, Giacinta e Francesco. Le apparizioni mariane furono preparate da quelle dell’ Angelo del Portogallo, avvenute nell’ estate del 1916. Egli disse dapprima ai tre fanciulli: «I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche»; nella seconda apparizione aggiunse: «I Cuori santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi progetti di misericordia»; nella terza insegnò una giaculatoria che ricordava l’unione dei due Cuori e la necessità di rivolgersi ad essi: «Per i meriti del Cuore Santissimo di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, chiedo la conversione dei peccatori».
La veggente Giacinta, poco prima di morire nel suo letto di dolori, disse alla sua cugina Lucia: «Tu resterai in vita, per dire che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria; il Cuore di Gesù vuole che, al suo fianco, si veneri anche il Cuore di Maria». 
E’ impressionante notare il parallelismo esistente tra il messaggio di Paray-le-Monial e quello di Fatima. Fatima contiene una grande promessa di salvezza, legata alla pratica dei primi sabati di cinque mesi consecutivi, simile e complementare alla grande promessa della pratica dei primi venerdì di nove mesi consecutivi diffusa da Paray-le-Monial. La Madonna chiedeva a Fatima anche la ben nota consacrazione della Russia al proprio Cuore Immacolato, che ha un certo parallelismo a quella chiesta nel 1689 da Gesù al Re di Francia e che si pone sulla scia della consacrazione dell’umanità al Cuore di Gesù, realizzata da Papa Leone XIII. Infine, Fatima contiene anche la promessa di trionfo della Fede e della Chiesa, simile e complementare a quello preannunciato a Paray-le-Monial. Se Gesù diceva a santa Margherita Maria che avrebbe instaurato Regno del suo Sacro Cuore, la Madonna conferma ai pastorelli di Fatima, nell’ apparizione del 13 luglio 1917, che «alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà», ossia che, prima della fine dei tempi, la Provvidenza stabilirà il Regno di Maria sul mondo convertito 157.
Come si vede, le tre principali caratteristiche della devozione al Sacro Cuore di Gesù – ossia lo spirito di riparazione, la pratica della consacrazione e la lotta per il trionfo del Regno di Cristo – le ritroviamo presenti anche nel messaggio di Fatima.
Dopo e come Paray-le-Monial, anche Fatima è una grande manifestazione del desiderio di Dio di attrarre, accogliere e perdonare i peccatori. Ma, poiché arriva quasi tre secoli dopo, in una situazione molto peggiorata del mondo, questa estrema offerta è accompagnata da severe ammonizioni e minacce, nel caso che le anime s’induriscano e il mondo non si converta. E’ per questo che la Madonna ha fatto vedere ai tre veggenti l’orribile spettacolo dell’Inferno e ha prospettato terribili castighi per l’intera umanità impenitente, anche in questo imitando il Sacro Cuore, che aveva minacciato severe punizioni per coloro che abuseranno della sua misericordia.

Guido Vignelli

ASCOLTATE NEL PROFONDO DI VOI STESSI.



Maria Madre di Dio

Il tempo in cui vivete, è il tempo della fine dei tempi, e se non vi decidete, non cambiate la vostra vita e accettate i comandamenti di Dio, li rispettate e li seguite, soccomberete e cadrete preda della dannazione eterna.

È necessario che cominciate, ha uniformate la vostra vita a Dio. La luce del Signore non si manifesterà a chi resta intrappolato nelle cose materiali. Costui Resterà avvolto in veli e in fine cadrà nelle tenebre.

Scostate i veli che vi impediscono di vedere la luce del Signore! Allontanatevi dal vostro mondo materiale e ASCOLTATE  NEL PROFONDO DI VOI STESSI.

Dio Padre è qui! Egli vi ha mandato Gesù, il Suo unigenito Figlio, ma voi LO rinnegate. Che cosa vi è successo, che correte così smarriti attraverso la vostra esistenza? Dove volete arrivare? L'unica via per la felicità e la realizzazione è Dio Padre e Gesù  Mio Figlio è il ponte verso di LUI.

Io, la vostra Santa Madre celeste che vi ama moltissimo, vi porto a Mio Figlio! Dovete solo chiederMi di farlo. Di più inizialmente non dovete fare, perché chiunque chiede, sarà ascoltato ! E 'così semplice e comunque ve lo rendete tanto difficile. 

Noi siamo ovunque e ci manifestiamo lì, dove ci invocate. Per farlo dovete però essere nella calma, perché siete voi che non Ci vedete, non Ci sentite, non Ci percepite.

Cercate quindi la calma e trovate il vostro luogo di forza e di silenzio. Allora, Miei cari figli, troverete la via verso Gesù e percorrerete la via che porta a Dio Padre, perché chi viene da Noi, non perirà.
Così sia.

Elisabetta della Trinità



Rimaniamo unite sempre ai piedi della croce, immobili e silenziose presso il divin Crocifisso, ad ascoltarlo e penetrare tutti i suoi segreti. Ci svelerà tutto, è lui che ci condurrà al Padre.

Un Mondo secondo il Cuore di Dio



A sostegno di questo insegnamento è portata molto spesso anche l’autorità di Santa Teresa. Ma è molto probabile che, lungi dal negare o dal mettere in dubbio quanto essa stessa in altra occasione afferma così esplicitamente, la Santa in questi casi si rivolga a persone che si trovano in un diverso stato, che non permette loro ancora di capire. Peraltro è a tutti nota la situazione esistente al riguardo nel suo tempo. Per comprendere il suo reale pensiero è molto importante ciò che essa dice di aver osservato nel suo rapporto con il Signore, come cioè al Signore non piacesse che le creature si opponessero a ciò che Egli stesso voleva indicare direttamente all’anima. 

Ma un caso tipico che ci fa conoscere che un reale offuscamento si è dato su questo punto è quello di Santa Margherita Maria Alacoque. Racconta uno dei suoi biografi che in una certa occasione il Signore ebbe a dirle: «Per l’innanzi adatterò le mie grazie allo spirito della regola, alla volontà della tua superiora e alla tua debolezza. Abbi per sospetto tutto ciò che potrebbe sviarti dall’esatto compimento di tutto questo. 
Desidero che questo sia ciò che preferisci a tutto il resto, compresa la volontà delle tue superiore alla mia» (Mgr. Gauthey: Vida de la Beata Margarita Maria, nn. 72, 179 e 180). Questo indica quale fosse, quasi generalmente, la comprensione di questo insegnamento nei secoli XVII e XVIII, comprensione che da allora in qua non ha fatto altro che impoverirsi fino a giungere a trasformare le parole stesse del Sacro Cuore alla santa in uno strumento per mantenere legate alla “Permissione” le anime religiose, ostacolando così, o stroncando, le loro ansie di liberazione. 

Tuttavia l’insegnamento di questo fatto è molto chiaro: è la necessità che ha l’uomo, per poter piacere a Dio, di operare nella Volontà di Dio e non nella Permissione. Siccome la Santa, per la incomprensione di questo nel suo ambiente e per la insufficienza della sua evoluzione personale, non poteva operare nella Volontà, e neppure conoscerla per compierla, il Signore stesso le dà un comando in virtù del quale, senza passare attraverso le creature, realizza ciò che Dio le ordina, la Volontà di Dio. Dio non può compiacersi in niente che non sia la sua Volontà. In ciò che le creature le ordinano la Santa compie la Volontà del Signore e non quella delle creature, anche nel caso esse le ordinino qualcosa che si opponga a ciò che direttamente Egli le aveva chiesto. 

Fintanto che la volontà dell’essere umano è orientata alle creature (regole, costituzioni, superiori, ecc.) obbedisce alle creature e attraverso di esse a Dio. L’essere umano, in questo stato, non è libero. Non si vuol dire che ciò sia cattivo; però la sua evoluzione non l’ha ancora portato alla libertà. Fintanto che la volontà dell’essere umano continua a stare nelle creature, neppure Dio può liberarlo, perché Egli rispetta sempre la volontà delle sue creature libere. Il comando che il Sacro Cuore dà alla Santa la toglie dalle creature e la mette al di sopra di esse; senza lasciare di compiere ciò che le creature le chiedono, essa fa la Volontà di Dio, il quale le ha fatto conoscere direttamente la sua Volontà, ciò che deve fare. 
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JOSÉ BARRIUSO