giovedì 9 gennaio 2020

CONTEMPLIAMO IL MISTERO DELLA SS. TRINITÀ E, NELLA DIVINA TRINITÀ, MARIA



Dio è un solo Dio in Tre Divine Persone.

Come sappiamo, nell’Antico Testamento non fu fatta una rivelazione esplicita del Mistero Trinitario: le Tre Divine Persone dell’unico Dio. Fin dal primo capitolo della Genesi,
ci sono già eloquenti accenni su Dio (singolare) che parla in plurale: E Dio disse: Facciamo l’uomo a Nostra immagine, a Nostra somiglianza... E Dio creò l’uomo a Sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò...” (1,26‐27). Il Signore Dio disse allora: Ecco, l’uomo è diventato come uno di Noi...” (3,22).
Lo stesso si vede nel cap. 18, l’apparizione di Dio ad Abram: ...”vide che tre uomini stavanin piedi presso di lui... Appena li vide... si prostrò fino a terra, dicendo: Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi...” Vengono chiamati angeli” le due persone che proseguono, ma questo nome è in senso etimologico (“inviati”). In questo senso si legge Isaia, 48,16: ”Ora il Signore Dio ha mandato Me insieme con il suo Spirito”...
Insomma, ce ne sono eloquenti accenni nell’Antico Testamento, che però s’illuminano soltanto alla luce del Nuovo. La Trinità di Persone dell’unico Dio si manifesta soltanto partire del battesimo di Gesù al Giordano. E poi tante volte ne parla Gesù: ”Chi vede Me, vede il Padre”. ”Il Padre, che vive in Me, fa le Sue opere”. ”Il Padre ed Io siamo una sola cosa”, ecc.
Meditiamo il Mistero Divino ”per analogia”, come ogni cosa che riguarda Dio, infinitamente più grande di noi, trascendente. Se Dio mi ha creato, prendendo Se stesso come Modello unico, degno di , significa che avviene in Lui qualcosa di simile a quello che avviene in me. Se io nella mia mente e nella mia coscienza (o per essere più esatto, nell’intelligenza, la volontà e la memoria) ho una certa idea di me stesso, il concetto di me stesso, (e posso dire che è come la mia immagine interiore, mentre quella che vedo sullo specchio è solo esteriore e molto parziale), così Dio ha in unidea perfettissima di Se Stesso.
Confesso che prima di parlare di questi sublimi misteri di Dio, dovremmo baciare sette volte il suolo, lavarci sette volte la bocca…, volendo dire che tutti siamo assolutamente indegni ed incapaci di farlo e che ci vuole un rispetto infinito. Solo Dio, che ci concede di poter riflettere, può purificarci, come ad Isaia, la mente, il cuore, le labbra, con un carbone acceso” del suo Amore.
E riconosco che queste piccole riflessioni (delle quali mi assumo ogni responsabilità) sono appena un balbettare, sia pure con un atomo di amore, di fronte alla vera Realtà Divina. In esse faccio mia l’autentica Fede della Chiesa. Ma se la Chiesa mi dicesse che qualche cosa del mio discorrere non fosse conforme a verità, la cancellerei subito dalla mia menteDovrebbe essere però la legittima Autorità della Chiesa a dirmelo, perché daltro canto, se per ipotesi succedesse che una grande maggioranza di fedeli e anche di Pastori (come è successo qualche volta nella storia), si allontanasse per difetto o per eccesso dalla Dottrina genuina, con la Grazia del Signore non li seguirei in questo. “Se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema!”
L’Idea che Dio ha di, la Conoscenza di Sé, il Concetto di Sé, l’Immagine di Se stesso, è ciò che Egli chiama il suo Verbo, la sua perfetta Parola o Espressione, in cui Si vede realizzato, l’impronta della Sua Sostanza”, come dice la Lettera agli Ebrei,
Siccome Dio non è qualcosa” ma è ”Qualcuno”, cioè, è un Essere responsabile delle proprie azioni e decisioni, in altre parole: è PERSONA, e siccome il concetto o conoscenza che ha di Sé è perfettissimo (non come quello che io ho di me stesso, che è solo fino ad un certo punto), allora risulta che il suo Concetto o Verbo è anch’Esso PERSONA, un’Altra
Persona, con la quale può avere un ineffabile DIALOGO (invece io con me stesso, con la mia immagine interiore, o con quella esterna dello specchio su cui mi vedo, posso fare solo un monologo, perché non è un’altra persona).
Questo LoroDialogo” oRapporto” di intercambio di ogni cosa, è talmente perfetto, che anch’Esso è Qualcuno: è la Terza Divina Persona, è lo Spirito Santo, il cui Nome esprime l’Essenza stessa dell’Essere Divino.
Insomma, nessuna delle Tre Persone può essere senza le altre Due… Ciò vuol dire che la ”persona” non risulta solo dall’essere responsabile e consapevole delle proprie decisioni (un neonato è persona, sebbene ancora nonesercita” quello che è), ma risulta anche dal rapporto ontologico con le altre persone: per esempio, il Padre è Padre perché ha il Figlio…
Fin qui arriva la riflessione che riguarda l’Essere Divino, unico ed indivisibile, che è TrPersone distinte (le chiamerei anche “reciproche”).
Ma adesso passiamo a considerare il Loro reciproco Amore. In questo scambio di Amore e di Vita che avviene tra il Padre ed il Figlio, il Padre manifesta e comunica tutto ciò che Egli è al Figlio, tutte le Sue infinite perfezioni… Tutto depone in Lui, tranne una cosa che “non può, perché sarebbe una contraddizione: la sua condizione specifica di Padre del Verbo. Infatti, il Figlio non potrebbe essere “Padre di Se stesso”. E neppure la può dare allo Spirito Santo, perché questa Divina Persona è “la Relazione”, “il Legame”, “il Dialogo di Amore” tra le Due prime… Che fare?
Il loro Essere è perfettissimo, di nulla ha bisogno, non c’è niente da aggiungere o da togliere. Ma il loro Amore non è soddisfatto se le Tre Divine Persone non danno tutto, se ritengono per qualcosa. Ecco allora la soluzione: senza bisogno di nulla, solo per amore, il Padre ha voluto eternamente un’altra persona, diversa dal Figlio e dallo Spirito Santo, una “quarta persona”, alla quale poter comunicare o con la quale poter condividere la Sua condizione specifica di Padre del Verbo. Una persona diversa dalla SS. Trinità, una persona da creare apposta per dare sfogo al suo Amore: in questa Creatura singolare la Paternità Divina, la sua Fecondità Verginale, si chiama “Maternità Divina”, ma è proprio la stessa!
Possiamo ancora aggiungere un’altra considerazione: se il Padre è Colui che ama, l’Amante, il Figlio è l’Amato e lo Spirito Santo è l’Amore…E in quella gara d’Amore Divino (poiché l’Amore è una gara, per vedere chi riesce ad onorare, a felicitare, ad esaltare di più l’altra persona), immaginiamo che il Figlio vorrebbe vincere in amore… e allora Gli è sembrato poco amare con un solo “cuore” il Padre, ne ha voluto due; non la sola Volontà Divina, ma ne ha voluto ancora un’altra per amarlo “il doppio”, ed ecco la soluzione: creare una seconda volontà, la sua volontà umana, animandola con lo stesso Amore Divino…
Non potendo dare sfogo al suo Amore diventando di più (perché Dio è infinitamente grande), il Figlio ha trovato la soluzione facendosi di meno, abbassandosi: “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio (Padre), ma spogliò Se stesso… umiliò Se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce…” (Fil. 2). Come disse Giovanni il Battista: “Egli deve crescere, io diminuire” (Gv 3,30), così ha fatto Gesù, ha voluto esaltare il Padre, glorificarlo, privandosi Lui di tutto. Ma il Padre non si è lasciato vincere: “Per questo l’ha esaltato e Gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome…”
Quindi immaginiamo ancora che il Padre, sorridendo, avrebbe detto: “Ah, Tu mi vorresti vincere in Amore? E allora anch’Io faccio lo stesso: non mi basta amarti con la mia sola Persona, voglio pure bilocarla in un’altra persona e perciò la creo apposta, una persona creata, Maria; in Me è Paternità, in lei è Maternità, ma è la stessa fecondità verginale divina. Così Io ti amerò dal Cielo e anche dalla terra per mezzo di Lei…”
Ho detto prima che Dio ha così voluto e (quindi) fatto “eternamente”. E questo è perché in Dio non c’è successione di atti, ma un unico Atto infinito, esaustivo. A noi pare che ora fa una cosa e poi fa un’altra; ma l’Atto Divino (quello che è il “Fiat” di Dio) è al di sopra del divenire temporale. Allora, dal punto di vista di Dio, non soltanto Maria, ma anche noi e tutto ciò che esiste siamo “eterni”, sempre presenti nel Pensiero e nel Volere di Dio, ma dal punto di vista di essere creature, siamo “temporali”: cioè, la nostra esistenza ha avuto un inizio, anche se noi uomini, come pure gli angeli, non avremo fine. E siamo “temporali” anche perché passiamo continuamente dalla possibilità di fare alla realizzazione o atto, che avviene sempre in un momento o atto di esistenza successivo. Inoltre, quando il Verbo Divino vide la Paternità di suo Padre amato “bilocata” (per così dire) in una creatura, rapito dall’amore decise di farsi anche Lui creatura, per essere suo Figlio ed onorare così in questa creatura la Paternità di suo Padre… Quindi, ben possiamo affermare che il primo motivo (in ordine d’importanza) che il Verbo Eterno ha avuto per incarnarsi, oltre alla “gara” divina d’Amore, non è stato il peccato degli uomini, ma la Grazia perfetta di Maria…
Poi, per motivo di questa Coppia iniziale di Creature, Dio ha decretato di dare l’esistenza a tutte le altre, nel loro ordine e grado. Appoggiandoci sull’autorità di San Paolo (Ef.1, Col.1) e di San Giovanni (Gv.1), concludo dicendo che
- fin dall’Eternità il Figlio o Verbo Eterno di Dio si chiama Gesù Cristo (cioè, la sua Incarnazione, la sua Natura umana, non è una cosa opzionale o secondaria) ed è il Figlio di Maria;
- che nel tempo, Egli, incarnandosi, ha preso la nostra natura umana, perché prima, creandoci, ci aveva dato la Sua Natura Umana.
Cioè, nella creazione ci ha dato una natura umana come la Sua, e poi, nell’incarnazione, ha preso una natura umana come la nostra (e per questo si è affratellato non con l’uomo innocente e santo, ma con l’uomo decaduto e colpevole, e si è assunto i nostri debiti, il peccato del mondo)
Quindi, se Egli si è fatto Uomo come noi, tanto più ancora Egli ci ha fatti uomini come Lui! Ma il suo desiderio è non solo che siamo come Lui, ma che viviamo come Lui.
Il Padre ha guardato suo Figlio e ha visto Maria; guardando poi Loro Due, ha visto tutti noi; guardando noi ha visto tutto il resto della Creazione… “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (1 Cor. 2,22-23). Ma il suo Ideale non finisce qui: guardando ognuno di noi, adesso vuol vedere il suo Unico Figlio, Gesù Cristo, in noi. Questo è il suo vero Regno! Ma come ci rimane male quando ci guarda e non Lo vede, o ne vede appena qualcosa…

* * *

Padre Martin Sanguiao


Geremia



L'esilio è vicino

17Abitanti di Gerusalemme, siete in stato d'assedio! Raccogliete tutte le vostre cose. 18Così ha detto il Signore: 'Questa volta scaccerò via tutti gli abitanti di questa terra. Non ci sarà scampo per nessuno'.
19Allora il popolo grida:
'Siamo colpiti a morte,
la nostra ferita non può guarire!
Noi invece pensavamo
che fosse cosa da poco,
un dolore sopportabile!
20 Le nostre tende sono sfasciate,
le loro corde sono rotte.
I nostri figli sono andati lontano:
non c'è più nessuno
che pianti i paletti della tenda
e rialzi i teloni.
21 I nostri governanti hanno perso la testa,
non cercano più il Signore come loro guida.
Per questo hanno sbagliato tutto
e hanno portato il popolo alla rovina'.
22 Attenzione! Sono giunte notizie!
Un popolo del nord è in subbuglio:
il suo esercito viene per ridurre le città di Giuda
a un deserto abitato solo da sciacalli.

ANGELI IN AZIONE


l’Angelo del deserto

Nella storia di Agar, schiava di Sara, la moglie di Abramo, si racconta che Agar fuggì nel deserto perché Sara la maltrattava. Un angelo di Dio le si mostrò vicino ad una fonte d’acqua. E l’angelo le consigliò di tornarsene indietro (Gn 16). Ma quando nacque Ismaele, figlio di Abramo, Sara divenne gelosa e ordinò che Agar se ne andasse. Lei vagò per il deserto, disperata, alla ricerca di acqua, perché suo figlio stava morendo di sete e continuava a piangere. Allora l’angelo tornò ad apparirle di nuovo e le disse: Non temere, perché Dio ha ascoltato la voce del fanciullo là dove si trova... Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo” (Gn 21, 17-19).
Gli angeli possono apparirci per intercessione di Dio per salvarci dal deserto della solitudine o dell’incomprensione. Altre volte gli angeli possono ispirare qualcuno che venga da noi per offrirci aiuto, e, proprio come un angelo, risolva il nostro problema. Gli angeli nobilitano il nostro animo e ci aiutano a superare le difficoltà per compiere la nostra missione. 

Padre ángel Peña O.A.R.


SANTA TERESA DI GESÙ



Vero è, figliuole, che il Signore conduce le anime per diverse vie, ma temete sempre, ripeto, quando non sentite dispiacere per un difetto che vi succeda di commettere, essendo giusto che il peccato, sia pure veniale, vi debba compenetrare di dolore fino al profondo dell'anima, come, grazie a Dio, credo ed ho constatato che così vi avviene. 
 Ma notate questa cosa e ricordatevene per amor mio. Forse che una persona viva non sente la più piccola puntura, anche se di uno spillo o di una spina? Non è allora una grande grazia quella che Dio fa all'anima, se questa, non morta ma viva nell'amore di Lui, sente la più leggera mancanza contro la propria professione e i propri doveri? Ah, quando Dio dà a un'anima questa attenzione, prepara in lei come un letto di rose e di fiori, ed è impossibile che presto o tardi vi scenda a deliziarsi. Ah, Signore, che facciamo noi in convento? Perché abbiamo abbandonato il mondo? In che altro possiamo meglio occuparci se non in preparare nelle anime nostre una dimora per il nostro Sposo ed affrettare il tempo di chiedergli il bacio di sua bocca? Felice l'anima che gli rivolgerà questa domanda e che all'arrivo del Signore si farà trovare con la lampada accesa, senza essersene mai allontanata, stanca di averlo invano chiamato! Oh, com'è bello il nostro stato, figliuole mie! No, nessuno ci può impedire di rivolgere questa domanda al nostro Sposo, poiché tale l'abbiamo scelto nella nostra professione. L'impedimento non può venire che da noi.

Dio prova, ma non abbandona mai



È importante che, nell’attesa dell’intervento di Dio per la liberazione, il paziente sappia santificare la sua terribile prova,  nonostante i condizionamenti e gli attacchi del maligno.   Ritengo che il fine primo nel disegno di Dio della possessione diabolica e il primo risultato dell’esorcismo non sia la  liberazione dalla sofferenza, ma la santificazione della croce e  il bene spirituale che il Signore desidera ricavare dalla conversione del posseduto, dei familiari e dei peccatori. 
Fra Benigno racconta questo significativo episodio. Durante un esorcismo, il posseduto Gabriele sente una voce che gli  dice: “Dì a Vincenza, (un’altra persona posseduta dal maligno), che offra le sue sofferenze per la liberazione delle anime  del Purgatorio”(p.108).   
Nella settimana successiva, Vincenza, che non è per niente informata sulle parole di Gabriele, verso la fine dell’esorcismo  sente delle persone che si lamentano e soffrono e una voce le  dice: “Offri le sofferenze per loro”. Fra Benigno collega i due  fatti, non casuali, che confermano l’invito all’offerta delle sofferenze per le anime del Purgatorio, invito che affida a Vincenza. 
Lo ritiene un messaggio anche per l’esorcista: non è chiamato soltanto ad allontanare il demonio, ma ad essere insieme  Guida spirituale per un cammino di conversione e di formazione di quanti direttamente o indirettamente vengono coinvolti o cointeressati dalla possessione diabolica.  
Padre Benigno si convince ancor di più con la confidenza  di un posseduto, fuori dell’esorcismo: “Ringrazio il Signore  per questa possessione. Grazie ad essa ho scoperto il valore dell’Eucaristia. Oggi non riesco a fare a meno di partecipare quotidianamente alla S. Messa e di accostarmi alla Comunione. L’Eucaristia è per me l’ossigeno”.  
Durante l’esorcismo il demonio nel suo odio satanico aveva detto a questo giovane: “Lo farò soffrire ancora di più, te lo ridurrò ad uno straccio, lo ucciderò”. Oggi è libero dopo sette anni di tormenti con il contributo di più esorcisti e soprattutto con l’azione del più Potente. Il Signore non poteva concludere meglio la prova: gli ha donato anche la vocazione alla vita  religiosa e sta preparandosi per consacrarsi a Dio. 
Senza la possessione probabilmente non avrebbe trovato, conosciuto e amato così Dio. Il Signore ne ha tratto un bene  per il mondo intero, oltre che per l’interessato, Ambrogio, questo è il suo nome, che offriva i suoi tormenti.   
Mi è gradito accostare ad Ambrogio il nostro Tobia, anche se è ancora in una fase di lotta, ossessionato da pensieri di scoraggiamento e tentazioni di sfiducia in Dio, suggeriti dal demonio per creargli confusione e stanchezza. Come il primo ha ottenuto la liberazione, ho fiducia che arriverà anche per Tobia il giorno atteso e invocato.  
Quel giorno, valutando i sacrifici vissuti e vantaggi ottenuti, ne sono certo, saprà anche lui ringraziare il Signore e per  tutta la vita, insieme con la sua la famiglia che formerà, per  avere riscoperto i veri valori e il cammino di vita cristiana che  sta percorrendo: già era consapevole in passato. 
Sono fatti che danno molto fastidio al demonio, perché  forse si accorge di essere divenuto strumento di Dio per opere  di bene, cosa che lui assolutamente non vuole fare. Suo vanto è solo disobbedire, odiare e fare del male.  
In un incontro di preghiere di liberazione con Tobia, come ora mi è concesso di fare, dico al demonio: “Sei un falso, sai  solo ingannare e fare del male”. Mi ripete e ricorda: “Tu credi  di offendermi; per me è un complimento”. 
Fra Benigno propone al demonio una riflessione ironica,  che anch’io ho fatto durante gli esorcismi di Tobia: “Vedi, tu  sei intelligente, sai tante cose e non capisci che Ambrogio, offrendo le sue sofferenze, fa tanto bene per le anime, per la conversione dei peccatori e così diviene costruttore del Regno  di Dio. Dov’è la tua intelligenza”?  
Il maligno si sente così umiliato, da non sopportare la sofferenza e si allontana. Ambrogio esce dalla trance come si sia  svegliato da un sonno profondo e si domanda che cosa stesse  succedendo! Lo invito a ringraziare il Signore perché è finalmente libero”!  
Io non ho ancora ottenuto questo effetto benefico. Pregheremo ancora perché il demonio comprenda e si decida. 

FRATELLO ESORCISTA 

“Signore, insegnaci a pregare!”




preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA


Nella Divina Volontà l'anima fa verso Gesù ciò che tutti dovrebbero fare 

“Figlia mia, in chi nella mia Volontà prega, ama, ripara, mi bacia, mi adora, Io sento come se  tutti mi pregassero, mi amassero, ecc., perché involgendo la mia Volontà tutto e tutti, nel mio  Volere l’anima Mi dà il bacio, l’amore, l’adorazione di tutti, ed Io, guardando tutti in lei, (le) do  tanti baci, tanto amore quanto ne dovrei dare a tutti. Nella mia Volontà l’anima non è contenta  se non mi vede completato l'amore di tutti, se non mi vede baciato, adorato, pregato da tutti.  Nella mia Volontà non si possono fare cose a metà, ma complete, ed Io non posso dare all’anima  che agisce nel mio Volere cose piccole, ma immense, che possono essere sufficienti per tutti. Io  faccio con l’anima che agisce nel mio Volere, come (farebbe) una persona che vorrebbe (che) un  lavoro fosse fatto da dieci persone. Ora, di queste dieci una sola si offre a fare il lavoro; tutte le  altre si rifiutano. Non è giusto che tutto ciò che vorrebbe dare a tutte e dieci lo dia ad una sola?  Altrimenti, dove sarebbe la diversità tra chi agisce nel mio Volere e chi agisce nella sua volontà?”  
(Vol. 12°, 02.04.1921). 

a cura di D. Pablo Martín 

Svegliatevi! False dottrine, che “sconsacrano” Dio, fanno parte della vostra vita di oggi.



Figlia Mia dì al mondo che si è smarrito! Esso corre dietro al diavolo e non si accorge di farlo. I piani che il male ha pianificato centinaia di anni fa ora saranno progressivamente attuati. I seguaci del diavolo si sono infiltrati in tutti gli ambienti, ma voi non volete rendervene conto! Siete ciechi per le scelleratezze del diavolo e lasciate che vi vengano vendute come cose buone!

Figli! Svegliatevi! Andate incontro all’abisso e all’inferno sempre più! False dottrine, che “sconsacrano” Dio, fanno parte della vostra vita di oggi. Vi smarrite sempre più nelle insidie del diavolo!

Coperti dai suoi veli di nebbia, correte come attraverso un labirinto e non trovate la luce dell’uscita. Come potreste? Siete fortemente irretiti, abbindolati, circondati e riempiti con bugie dei malvagi che vi tengono lontani dalla Verità e vi presentano le bugie come se fossero cose normali, moderne e “in”.

Figli Miei. Aprite occhi e orecchie! Ascoltate, guardate con attenzione! Ritornate ai veri, autentici valori del Padre, i valori che non periscono e che sono gli unici che rendono possibile una vita pacifica, in adempimento, nell’amore e nella giustizia!

Non vedete dove vi conduce il diavolo? l’inferno è soltanto l’ultima stazione, ma la sofferenza, la grande sofferenza già qui sulla terra, diventerà sempre più immensa fino a che egli non vi avrà completamente in suo potere e la vostra meravigliosa terra perirà sotto il suo controllo!

Alzatevi! Difendetevi! Solo il Padre è importante! Chi si allontana da LUI non avrà futuro, perché il diavolo assumerà potere su di lui e prima renderà la sua vita, un inferno, poi gli darà l’eternità nell’inferno.

Attenti, non accettate le sue dottrine! Io la vostra Santa Mamma Celeste con i santi Angeli del Signore e tutti i Santi ve lo diciamo. Amen.

Figli Miei. Dono la Mia benedizione a tutti voi che vi dichiarate per Mio Figlio. A quelli che LO cercano, Io darò il Mio aiuto affinché LO possano trovare! Tutti voi che vi impegnate a vivere secondo la verità, vi prenderò sotto il Mio mantello di protezione e porgerò la Mia mano e intercederò per chiunque Mi invochi in preghiera chiedendoMi aiuto.

Figli Miei, Io vi amo dal profondo del cuore e metto una buona parola per ciascuno di voi davanti al Signore. Ma aprite i vostri cuori in modo  che lo Spirito Santo possa agire anche in voi.

Chi chiama il Cielo verrà esaudito e le grazie per il ritorno a casa delle anime sono grandi! Accettatele! Pregate gli uni per gli altri! Resistete alle innovazioni diaboliche in tutti gli ambiti della vostra vita.

Io, la vostra Santa Mamma Celeste, i Santi e Mio Figlio saremo sempre con voi, se voi lo volete.

Così sia.

La vostra Mamma Celeste.

Il Nostro amore per voi è grande. Non rifiutatelo. Amen.

ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



Volume 13 - Novembre 4, 1921: La santità nella creatura dev’essere fra lei e Gesù:  Lui a dare la sua Vita e, come fido Compagno, a comunicarle la sua Santità, e lei, come fida ed inseparabile compagna, a riceverla. 

 […]  “E’ tuo dovere di venire nelle braccia del tuo Creatore e di riposarti in quel Seno donde uscisti, perché tra la creatura ed il Creatore ci passano tanti fili elettrici di comunicazione e di unione, che la rendono quasi inseparabile da Me, purché non si sia sottratta dal mio Volere, ché sottraendosi non è altro che rompere i fili di comunicazione, spezzare l’unione.  La Vita del Creatore, più che elettricità, scorre nella creatura ed essa scorre in Me, la mia Vita è sparsa nella creatura;  nel crearla concatenai la mia Sapienza alla sua intelligenza, affinché non fosse altro che il riverbero della mia, e se l’uomo giunge a tanto con la sua scienza che dà dell’incredibile, è il riflesso della mia che riflette nella sua;  se il suo occhio è animato da una luce, non è altro che il riflesso della mia Luce eterna che riflette nel suo. 
Tra le Divine Persone non avevamo bisogno di parlarci per intenderci;  nella Creazione volli usare la parola e dissi:  ‘Fiat’, e le cose furono fatte, ma a questo Fiat legavo e davo il potere che le creature avessero la parola per intendersi;  sicché anche le voci umane sono legate come filo elettrico alla mia prima Parola, da cui tutte le altre discendono.  E mentre creai l’uomo lo alitai col mio fiato, infondendogli la vita, ma in questa vita che gli infusi ci misi tutta la mia Vita a seconda che la capacità umana poteva contenere, ma tutto vi misi, non ci fu cosa mia che non gli feci parte.  Vedi, anche il suo fiato è il riflesso del mio alito, cui gli do vita continua, ed il suo riflette nel mio, che sento continuamente in Me.  Vedi dunque quanti rapporti ci sono tra Me e la creatura?  Perciò l’amo assai, perché la guardo come parto mio ed esclusivamente mio.  
E poi, come nobilitai la volontà dell’uomo?  La concatenai con la Mia, dandole tutte le mie prerogative, la feci libera come la Mia;  […]  E se la vita umana non è animata da questa Volontà, non farà nulla di bene.  Io nel crearla le dissi:  ‘Tu sarai la mia sorella sulla terra, il mio Volere dal Cielo animerà il tuo, saremo in continui riflessi, e ciò che farò Io farai tu, Io per natura e tu per grazia dei miei continui riflessi;  ti seguirò come ombra, non ti lascerò giammai’.  Fu il mio unico scopo nel creare la creatura:  che facesse in tutto il mio Volere.  Ma con ciò volevo nuovi parti di Me stesso dare alla esistenza.  Volevo farne un prodigio portentoso, degno di Me e tutto simile a Me;  ma, ahimè, la prima a mettersi contro di Me doveva essere la volontà umana!… 
[…]  Così voglio la santità nella creatura:  fra lei e Me, fra due, Io da una parte e lei dall’altra, Io a dare la mia Vita e come fido Compagno a comunicarle la mia Santità, e lei come fida ed inseparabile compagna a riceverla.  Così, lei sarebbe l’occhio che vede ed Io il Sole che le do la luce;  lei la bocca ed Io la Parola;  lei le mani ed Io che le somministro il lavoro per operare;  lei il piede ed Io il passo;  lei il cuore ed Io il palpito.  Ma sai tu chi forma questa Santità?  La mia Volontà!  E’ la sola che mantiene in ordine lo scopo della Creazione;  la Santità nel mio Volere è quella che mantiene il perfetto equilibrio tra Creatore e creature, che sono le vere immagini uscite da Me”.

dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


Quinta apparizione, mercoledì 17 maggio 


Adelaide oggi frequenta la scuola a Ghiaie per l'ultima volta. 
La maestra Verri interroga la bambina sulle apparizioni. 
Il racconto di Adelaide convinse la maestra, che le disse di chiedere alla Vergine di fare diventare buoni i suoi figli. 
Al ritorno da scuola, la mamma la porta in camera e piangendo le dice: 
- Dì la verità, è vero che vedi la Madonna? 
Adelaide con le lacrime agli occhi risponde: 
- Sì, è vero. 
È un dialogo nell'intimità della casa, dove s'intrecciano,  tra le lacrime, la preoccupazione della madre per la verità e la risposta della figlia: Sì, è vero. 
Adelaide così descrive l'apparizione del quinto giorno:  "All'orario solito mi recai sul posto delle apparizioni. I  due colombi precedettero il punto luminoso e la Madonna apparve vestita di rosso col manto verde il quale aveva un lungo  strascico. Attorno ai tre cerchi di luce vi erano otto angioletti  vestiti alternativamente di celeste e di rosa, tutti al di sotto del  gomito della Madonna, in semicerchio. Appena vidi la  Madonna subito mi parlò e mi confidò un segreto da rivelare al  Vescovo e al Papa, con queste parole: "Dì al Vescovo e al Papa  il segreto che ti confido, ti raccomando di eseguire quanto ti  dico, ma non dirlo a nessun altro". Poi lentamente scomparve".

Sesta apparizione, giovedì 18 maggio 

All'approssimarsi dell'ora dell'apparizione, la folla cresce rapidamente nella piazzetta, antistante la casa di Adelaide, ed  aumentano le preoccupazioni per l'incolumità della bambina. 
La cugina Maria esce a cercare qualcuno capace di proteggere la piccola veggente dalla ressa della folla. Si presta  subito all'opera un sergente romano della G.N.R. 
Il gruppo, cui si uniscono i signori Verri e Gerosa che lavoreranno molto nel comitato dei laici, raggiunge il luogo delle apparizioni. Dopo il rosario, durante le litanie, Adelaide entra in  estasi. 
Ammicca frequentemente e a tratti muove le labbra. 
Itala vede una luce intensa accendersi in cielo, come un lampo rapidissimo, che subito si spegne. 
Dopo pochi minuti, Adelaide dice tranquilla: "È andata".  Si ritorna a casa. La folla vuole vedere la bambina ed il sergente la mostra dalla loggetta della casa: essa guarda serena,  sorride e saluta con la mano. 
Adelaide scrive nel quaderno: 
"Festa dell'Ascensione, 18 maggio. Durante l'oratorio pensavo alla Madonna e verso le ore cinque andai a fare merenda per essere puntuale e recarmi al luogo delle apparizioni. La visita della Madonna fu preceduta da due colombi. La  Vergine vestiva di rosso col manto verde circondata ancora  dagli angioletti come ieri. La Madonna mi sorrise poi per tre  volte mi ripeté queste parole: "Preghiera e penitenza". Poi  aggiunse: "Prega per i peccatori più ostinati che stanno morendo  in questo momento e che trafiggono il mio cuore". 
Molte persone mi avevano raccomandato di chiedere alla Madonna quale era la preghiera che più le piaceva. Io le espressi questo desiderio ed Ella mi rispose: "La preghiera a me  più gradita è l'Ave Maria". 
Detto questo la Madonna lentamente scomparve". 

Severino Bortolan

mercoledì 8 gennaio 2020

Confessione della Benedizione del Regno



Sono nel regno mediante la fede in Cristo, e ricevo le benedizioni del regno. 
              Ricevo l'eredità del regno. Ricevo la liberazione del regno (Mt 12,28). 
              Ricevo la guarigione del regno (Mt10.1) 
              Ricevo e cammino nella pace del regno (Rm 14:17). 
              Ricevo e cammino nella gioia del Regno (Rm 14:17). 
              Ricevo e cammino nella giustizia del regno (Rm 14:17). 
              Ricevo e cammino nel potere del regno (Lc 9,1). 
              Ricevo e cammino nell'autorità del regno (Lc 9,1). 
              Ricevo la comprensione dei misteri del regno (Mt 13).  
              Io cerco prima il regno, e tutto ciò di cui ho bisogno mi viene aggiunto. 
              Io risiedo e vivo in un regno beato, e ricevo la benedizione del re. 
              Ricevo il favore del re. 
              Ricevo la tutela e la salvezza del re. 
              Io servirò il re di tutti i giorni della mia vita. 
              Io sono un ambasciatore del re. 
              Sono stato tradotto dalle tenebre nel regno del caro Figlio di Dio (Col. 1:13, KJV). 
              Sono nel regno della luce. 
              Ricevo il vino nuovo e il latte nel regno (Gioele 3:18). 
              Entro nel riposo del regno. 

CHIAMATA AI SACERDOTI!



Presto verrà la grande divisione e i veri fedeli seguaci di Mio Figlio soffriranno. Le loro chiese verranno chiuse o utilizzate per scopi pagani e satanici e la vostra Santa Eucarestia la dovrete ricevere in segreto. I pochi “veri” sacerdoti di Mio Figlio avranno grandi difficoltà, ma abbiate fiducia, Miei amati figli, perché voi verrete illuminati con lo Spirito Santo di Suo Padre, ma vi dovete donare totalmente a Mio Figlio.

Dovete pregare molto e sentitamente e fare giuramento di fedeltà a Mio Figlio dal profondo del vostro cuore, per accorgervi di questa illuminazione ricevuta. Ciò vuol dire che a chi segue sinceramente Mio Figlio verranno poste le vere parole sulla lingua e non sarà lui a parlare, ma Mio Figlio attraverso di lui, perché il Suo Spirito Santo abiterà in voi, vi donerà chiarezza e Mio Figlio agirà in voi.

Così sia.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Mamma di tutti i figli di Dio. Amen

EPISTOLARIO



LA DIREZIONE SPIRITUALE 


Il discepolo 

Carattere soprannaturale.   Iniziamo il discorso mettendo subito nel dovuto  rilievo il carattere eminentemente soprannaturale dei suoi rapporti con i  direttori. Anche se era ad essi legato da sentimenti ed affetti profondamente  umani, non erano questi che ispiravano e motivavano il frequente ricorso a loro.  Lo scambio d'idee si maturava e svolgeva in clima soprannaturale. Alla base e  alla mèta prevalentemente non si trovava l'uomo ma Dio.  
Se padre Pio chiede luce per poter seguire la via tracciatagli dalla divina  provvidenza, o "aiuto e conforto al suo dolore", egli fa appello solo "a  quell'amore che a Gesù ci unisce, amore che non conosce termine, che non è  soggetto a legge" (24 1 1915). Non solo, ma alle volte suggerisce delicatamente  ai direttori di evitare certi "regali" e certe "premure", che potrebbero far  pensare a motivi troppo umani:  
"Sentite, padre, sono compreso abbastanza del vostro tenero affetto che mi  portate, vi chiedo quindi la carità di non più confondermi inviandomi si fatta  roba, specialmente privandovene voi; vi chiedo solo la carità d'essere aiutato  sempre con il vostro consiglio e con la vostra preghiera. Di altro non ho  bisogno, e, se vi fosse anche bisogno, ne posso volentieri fare senza" (23 10  1921).  
D'altra parte padre Pio era ben consapevole della superiorità culturale dei suoi  direttori, come pure del posto che essi occupavano nella cerchia dei superiori  provinciali.  
Ma non furono mai questi i motivi determinanti per cui chiedeva loro consigli ed  orientamenti e accettava le loro determinazioni al suo riguardo:  
"Mi sforzo di stare alle assicurazioni di chi tiene le veci di Dio" (27 2 1916).   "Mi sforzo a tutto studio di stare fermo a quanto mi è stato da voi detto da  parte di Gesù" (17 3 1922).  
E' questo il cardine della sua totale sottomissione alla voce dell'autorità,  della quale parleremo appresso. E ci teneva anche ad inculcare questo principio  ai suoi direttori:  
"Mi sembra che ormai non sia più il caso che voi con qualche residuo dei vostri  sospetti continuate a tormentare queste poverine. Gesù stesso fa loro da guida e  voi non siete altro se non ministro di questa sublime guida" (21 7 1913).  
Anch'egli si regolava con questi principi soprannaturali nel guidare le anime,  alle quali voleva comunicare soltanto ciò che imparava alla scuola di Gesù e di  Maria:  
"Dio sa quanto ho poi pregato Gesù, ché mi manifestasse la sua volontà in  proposito di quell'angelica creatura! Il pietoso Gesù mi assista e la sua  santissima Genitrice diriga la mia mano, perché possa ritrarre in iscritto  fedelmente, almeno in parte, ciò che essi mi vanno suggerendo" (26 6 1913).  
Il motivo di fondo dei frequenti ricorsi e delle accorate chiamate ai direttori  era sempre lo stesso: conoscere in ogni circostanza la volontà di Dio, per  avviarsi sicuramente al suo pieno compimento; scoprire tempestivamente gli  ostacoli che potessero impedirgli l'adeguarvisi con fedeltà e amore.  
L'anima assetata di verità inorridiva dinanzi alla possibilità di essere vittima  delle insidie di satana o delle proprie illusioni; e consapevole che nulla vi è  di più efficace nella presente economia della salvezza per vivere nella realtà,  se non ascoltare la voce di Dio che parla attraverso i suoi legittimi  rappresentanti, si dirige a questi con assoluta sincerità per conoscere il loro  parere e i loro orientamenti.  
D'altra parte, poiché il solo pensiero della possibilità di non piacere a Dio  gli causava indicibili sofferenze morali, che spesso si ripercuotevano  dolorosamente anche nel fisico, l'autorevole assicurazione dei ministri di Dio  si rendeva necessaria per conservare o riacquistare la pace e la tranquillità  dello spirito:  
"Esaminate, ve ne prego, il presente scritto, e trovandovi in ciò inganno del  demonio, non mi risparmiate di disingannarmi. Questo pensiero mi fa tremare, io  non vorrei essere vittima del demonio" (7 7 1913).  
"Vi scongiuro, per amore di Gesù, di esaminare attentamente la cosa e di non  esser facile e tenero a voler giudicar bene di me, ma conoscendo di essere  nell'inganno aiutarmi, colla grazia del celeste Padre, ad uscirne il più presto"  (1 11 1913).  

Era tale il suo timore di essere vittima d'illusione che perfino quando in  coscienza non poteva negare la realtà di alcune manifestazioni divine, non le  accettava per vere finché non fossero assicurate come tali dall'approvazione del  direttore. E se capitava che il direttore avanzasse qualche dubbio al riguardo,  padre Pio, per spiegare in qualche modo la certezza che egli aveva e  l'incertezza del direttore, si serve di una curiosa distinzione tra l'assenso  accidentale (al direttore) e l'assenso sostanziale (alla sua coscienza). E con  semplicità chiede una spiegazione a questa apparente contraddizione:  
"Sapete, padre, io non vorrei in niente essere vittima del demonio, e sebbene io  sia certo della realtà di quelle locuzioni, più che non sono certo della mia  stessa esistenza, pure mi protesto, facendo lotta con me stesso, di non voler  credere a tutto quello, solamente perché voi, mio direttore, l'avete messo in  dubbio. Fo bene o no? Del resto, sapete, padre, anche  Gesù non si è affatto mostrato disgustato dal perché non gli ho voluto dare  importanza ed il mio assenso accidentale. Dico accidentale per distinguerlo da  quello intimo e sostanziale convincimento, che pur rimane dopo tutte le proteste  che l'anima fa per non credergli. Spogliarmi di questo non sono io libero. Come  fare, o padre? Sono vittima io del nemico senza nemmeno conoscerlo? Chiaritemi  questo punto, per carità, che pur io vorrei che fosse oscuro per me" (7 4 1915).   Padre Pio si era imposta per norma la totale sottomissione del suo mondo  interiore al giudizio ed al controllo del direttore e vi rimase incrollabilmente  fedele:  
"Non mi sono mai affidato a me stesso, e posso dire davanti alla mia coscienza  di non aver mai dato un passo senza l'altrui consiglio. E su certi passi  specialmente già dati, ci sono sempre ritornato sopra, chiedendo sempre nuovi  lumi a quante persone mi sono capitate" (fine gennaio 1916). 

PADRE PIO DA PIETRELCINA 

La santità sacerdotale



Mons. Marcel Lefebvre

La magnifica eredità di Gesù Cristo

La storia della creazione e dell’umanità, è la storia della carità del buon Dio. Il Credo non è che un inno alla carità di Dio. Ora, esiste una relazione particolare tra la carità di Dio per gli uomini ed il sacerdozio? Chi potrà negarlo? La storia della Redenzione degli uomini lo dimostra.

Dio, nella sua immensa carità, ha voluto che tutti gli spiriti che ha creato si unissero a Lui in modo ineffabile, veramente divino, che fossero partecipi della sua vita, della sua divinità per l’eternità. In un primo tempo ha voluto sondare i cuori dei nostri primi avi per vedere se gli erano veramente sottomessi. Ahimè! I nostri primi avi gli hanno disobbedito, si sono allontanati da Lui, trascinando con loro tutte le generazioni future.

Quando gli angeli prendono una decisione, essa è definitiva, ma poiché l’uomo vive nel tempo, per lui c’era la speranza di un recupero. Gli era quindi possibile godere della misericordia di Dio. Perché, se c’è qualcosa di ancora più grande della carità, questa è la misericordia. La misericordia consiste nel chinarsi verso il peccatore, verso colui che è afflitto dal peccato per farlo ritornare a Dio. Allora il Figlio di Dio ha deciso di incarnarsi e di offrirsi al buon Dio, per riscattare gli uomini da quel peccato. Ha voluto versare il proprio Sangue per restituirci nuovamente la vita divina, quella vita straordinaria, cui ci prepariamo tutti e alla quale ci dispone la grazia.

Una sola parola, un solo atto d’amore di Nostro Signore Gesù Cristo incarnato sarebbe bastato per riscattarci tutti, ma Nostro Signore ha voluto provare il suo amore in un modo più sensibile, versando il proprio Sangue per noi. E non ha voluto farlo solo per la sua generazione. E’ venuto a salvare l’umanità intera e le generazioni future.

E, nella sua carità per noi, ha pensato di scegliere tra gli uomini degli eletti che avrebbe resi simili a Lui, ai quali avrebbe dato quel potere straordinario di essere degli altri Cristi, d’immolarsi con Lui sulla Croce ed al tempo stesso continuare il suo Calvario, continuare il suo Sacrificio, versare il suo Sangue, dare il suo Corpo ai fedeli come nutrimento.

 E’ così che ha pensato ai sacerdoti. Ecco il grande mistero dell’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, mistero della nostra fede, veramente Mysterium fidei1. Che idea sublime da parte del buon Dio: volere associare a Sé delle povere creature peccatrici, ma riscattate dal suo Sangue, contrassegnandole col carattere sacerdotale, e permettere loro di pronunciare le parole che continueranno la sua Redenzione. Che meraviglia2!

Il mistero della Chiesa è straordinario. E’ una creazione della carità di Dio, una prova ulteriore che Dio ci ama e ci ama infinitamente, perché il buon Dio ha fatto la Chiesa per dare Se stesso, per continuare Se stesso attraverso i secoli. Si è donato alla sua sposa, la Chiesa, e si è donato realmente: ha dato il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. Li ha affidati alla Chiesa per continuare questa opera di Redenzione, per continuare il suo Calvario, il suo Sacrificio3.

Fate questo in memoria di Me” (Lc 22,19), continuate il mio Sacrificio: ecco quello che ha detto Nostro Signore agli apostoli nell’ultima Cena. In quel momento, gli apostoli sono diventati sacerdoti, partecipi del sacerdozio di Nostro Signore Gesù Cristo. Il sacerdozio è la grande eredità di Gesù Cristo. Nostro Signore ha affidato il proprio sacerdozio nelle mani della Chiesa perché esso continui fino alla fine dei tempi4.

1  Parola pronunciata nel momento della consacrazione del prezioso Sangue.
2  Omelia, Écône, 29 giugno 1984.
3  Omelia, Écône, 2 febbraio 1984.
4  Omelia, Auxerre, 8 luglio 1978.

Il sacerdote è un dono straordinario che Nostro Signore ha fatto all’umanità. Se non avessimo sacerdoti, non avremmo la santa comunione, non potremmo comunicarci con Nostro Signore Gesù Cristo, non potremmo ricevere la grazia dello Spirito Santo tramite i sacramenti. Così, il sacerdote è il canale attraverso il quale dal Cielo scendono le grazie di Nostro Signore Gesù Cristo per santificarci5.

I seminaristi, nel corso delle loro ordinazioni successive, ricevono dalla Chiesa, in quanto essa è divina, tutte le grazie dello Spirito Santo che li trasformano in Dio, in Nostro Signore Gesù Cristo, che li divinizzano dando loro quella vita di Dio che scorre in essi sempre di più. Nella misura in cui essi corrispondono alla grazia donando le loro anime a Dio, schiudendole nella purezza, nella bellezza, nella semplicità del proprio cuore, la vita di Dio circola in loro. Essa scorre nell’anima dei seminaristi grazie a Nostro Signore, alla santa Chiesa, al Sacrificio divino, ai sacramenti, alla preghiera, all’orazione. Sono altrettanti canali della vita di Nostro Signore che li inonda di Spirito Santo, dello spirito di carità di Nostro Signore Gesù Cristo. La Chiesa permette loro di partecipare veramente all’eternità di Dio e ai doni di Dio, che sono indefettibili6.

Voi che toccherete le cose sante, ed in particolare la santa Eucaristia, quanto deve essere grande la vostra santità7! Voi che siete sulla strada del sacerdozio, sacerdos, dunque sacra dans, che state per dare le cose sacre, quanto dovete essere coscienti di essere, fin dall’ingresso nel chiericato, delle persone sacre! Allora, ascoltate bene i consigli che vi dà la Chiesa e cercate, con la grazia di Dio, con la preghiera, con l’orazione, mentre siete in seminario, sostenuti dalla preghiera di tutti i fedeli che vi circondano, di tutti quelli che vi amano, di tutti quelli che vi seguono, di ricevere tutte le grazie di cui avete bisogno per santificarvi ed essere degni delle ordinazioni che ricevete8.

5  Omelia, Losanna, 9 luglio 1978.
6  Omelia, Écône, 2 febbraio 1984.
7  “Con l’Ordine sacro, il chierico si trova deputato ai ministeri più degni che esistono, in cui esso serve Cristo in quel sacramento dell’altare, che richiede una santità interiore superiore a quella stessa che domanda lo stato religioso” (Somma teologica, II-II,q.184,a.8). “Ma perché l'opera vostra sia davvero benedetta da Dio e copiosi ne siano i frutti, è necessario ch'essa sia fondata nella santità della vita. Questa è, come abbiamo dichiarato di sopra, la prima e più importante dote del sacerdote cattolico: senza questa, le altre doti poco valgono; con questa, anche se le altre doti non sono in grado eminente, si possono compiere meraviglie, ” (Pio XI, Ad catholici sacerdotii fastigium, 20 dicembre 1935). “Siate santi, perché santo è il vostro ministero!” (Pio XII, Menti nostræ, 23 settembre 1950).

8  Omelia, Zaitzkofen, 13 marzo 1982.

Testi scelti dal rev.do Patrick Troadec