lunedì 20 gennaio 2020

Con la morte fisica comincia la vostra Eternità perché l’anima non conosce la morte!



Io vi amo, Miei amati figli e il Mio amore per voi è infinito. Io vi ho creato. Ho creato ciascuno di voi con grande e profondo amore, voi però non siete consapevoli di quest’amore, avete dimenticato da dove provenite, Mi avete dimenticato.
È molto triste per Me, vostro Padre, che vi amo tantissimo vedere quanto vi siate allontanati da Me. Mi rende ancor più triste vedere come voi cadete ignari, ma pieni di orgoglio, nelle trappole del diavolo. Il diavolo trae la sua unica soddisfazione nel farvi del male, per torturare Me, perché egli conosce il Mio amore per ciascuno di voi ed essendo il Mio avversario ha come obiettivo il rubarMi la cosa a Me più cara: voi, figli Miei.  Già con Gesù, il Mio Santissimo Figlio, egli(il diavolo) si è sbagliato e non ha compreso che con la morte giunge la vita e che tutto il tormento diventa amore, questo è un mistero che solo pochi comprendono, però è proprio così. Chi, infatti, confida in Me, chi Mi offre la sua vita: tutto ciò che c’è di bene e di male, tutto il bello e il doloroso raggiunge la vita eterna, perché l’anima non conosce la morte. La vita eterna sarà regalata a chi regala il suo SÌ a Me e a Mio Figlio.
Figli Miei. Miei tanto amati figli. Capite ora quanto sia importante ritrovare la via per Gesù? Vedete che il diavolo non può farvi nulla, se vi siete dichiarati per Me e per Gesù!
Con la morte fisica comincia l’Eternità, ogni sofferenza che voi Mi regalate ritorna a voi e ad altri sotto forma di amore. Chi segue Gesù entrerà nel Nuovo Paradiso, senza morire, senza soffrire perché il diavolo non ha potere sopra di voi, però Miei amati figli, voi dovete regalarCi il vostro Sì, per essere liberati dal diavolo, altrimenti egli avanzerà pretese su di voi e la dannazione sarà il vostro ultimo soggiorno.
Per questo, Io il vostro Padre, che vi amo tantissimo sono triste: vedo, quanti Miei Figli non hanno ancora donato il loro SÌ a Gesù. Per favore convertitevi e correte verso Mio Figlio perché attraverso la Sua morte EGLI ha sconfitto il male e vi ha liberati dal peccato.
Accettate questo dono e seguite GESÙ, così anche voi vincerete il male, perché Gesù verrà per mettere in catene il diavolo e voi avrete 1000 anni di pace.
Così sia.
Venite a Gesù!
In profondo amore,
il vostro Padre Celeste.

Dio l’ Altissimo. Amen.

Le spose di Gesù



Gradi di preghiera

La vita spirituale è un’affascinante avventura verso la parte più profonda del nostro essere. Dobbiamo entrare in questa dimensione del nostro essere perché lì c’è Lui, l’Amato Sposo, che ci aspetta. Però tocca a noi aprirgli la porta, Egli sta bussando ed attende la nostra risposta. Ha posto la sua dimora nel nostro cuore. Siamo tempio di Dio e dobbiamo essere pronti ad accogliere la sua visita, che inonderà di gioia il nostro essere. È bene stare attente alle sorprese dello Spirito Santo che è la vita della nostra anima ed anima della nostra vita, e vegliare per aprire allo Sposo non appena arrivi, affinché non ci accada come alla sposa del Cantico dei Cantici che perde lo sposo per non avergli aperto in tempo, troppo occupata com’era nello sbrigare altre faccende. 
Lo sposo arrivò a cercarla a mezzanotte e chiamò: «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne».
Essa risponde: «Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?»
«Allora ho aperto al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso» (Ct  5, 2-6).
Quindi è importante non lasciar passare la grazia di Dio che può arrivare attraverso degli esercizi spirituali, dei giorni di solitudine o per mezzo di una persona inattesa. Diceva S. Agostino: «Temo Dio che passa», cioè ho paura che se lascio perdere questa occasione in cui Dio mi offre la sua grazia..., non potrò più riceverla. Disprezzare una grazia di Dio equivale a retrocedere nel cammino. Sforzati di amare il Signore tuo Dio, amalo con tutto il tuo cuore e fai della tua vita una continua preghiera, una poesia d’amore per il tuo Sposo Gesù.
Ora vediamo i gradi della preghiera. Come sarà la tua preghiera così sarà anche il tuo grado d’unione con l’Amato. Ma tieni presente che, a qualsiasi livello di preghiera tu arrivi, puoi ricevere indifferentemente la preghiera propria di quel livello o quella dei gradi inferiori, a seconda di ciò che è più conveniente al momento, compresa la preghiera orale o la meditazione.

Padre Angel Peña

A che serve il Papa?





Monsignor Gaume

Preghiera Portare il cielo alla terra



I DUE LINGUAGGI DELLA PREGHIERA


Possiamo conoscere 

L'apostolo Paolo scrisse: 
1 Corinzi 2: 12,14 
Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo  Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che  ci sono state donate da Dio. 

Ora l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di  Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere,  poiché si giudicano spiritualmente. 

L'apostolo Giovanni scrisse: 
Giovanni 16:13 
Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà  in ogni verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà  tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. 

Rimanete fedeli al vero Magistero della Chiesa del Mio Gesù, perché solamente così potete rimanere nella verità.




Cari figli, il Mio Gesù vi chiama. AscoltateLo. Non incrociate le braccia. Questo è il tempo della vostra testimonianza pubblica e coraggiosa. Non temete. Voi siete del Signore. DifendeteLo. L'umanità è cieca spiritualmente e, a grandi passi, cammina per un grande abisso spirituale. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Solamente con la forza della preghiera potete ottenere vittoria. Io vengo dal Cielo per aiutarvi. Abbracciate il Vangelo del Mio Gesù. Cercate forze nell'Eucaristia e non vi allontanate dalla verità. Camminate per un futuro in cui pochi rimarranno fermi nella fede. Soffro per quello che viene per voi. Rimanete fedeli al vero Magistero della Chiesa del Mio Gesù, perché solamente così potete rimanere nella verità. Coraggio. Le glorie di questa vita passano. Cercate in primo luogo quello che viene da Dio e la vostra ricompensa sarà grande in Cielo. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.


LEGGENDA PERUGINA



( COMPILAZIONE DI ASSISI )


NON ESISTE UNA CELLA «MIA!»

13. Soggiornava in un eremo un frate, uomo di grande spiritualità, al quale Francesco  era intimo amico. Considerando che, se il Santo fosse venuto nel romitaggio, non  avrebbe trovato un ambiente adatto ove raccogliersi in orazione, egli fece apprestare, in  un angolo solitario, ma non lontano dal luogo dei frati, una celletta, dove il Santo  potesse pregare a suo agio quando capitasse colà.

E accadde, che, dopo non molti giorni, giunse Francesco, e quel frate lo condusse a  vedere la cella. Disse il Santo: «Mi pare troppo bella! Se vuoi che ci passi alcuni giorni,  rivestila dentro e fuori con pietrame e rami d’albero». Di fatto, la celletta non era  costruita in muratura ma in legno. Siccome però il legname era spianato con la scure e  l’ascia, appariva troppo elegante a Francesco. Quel frate la fece dunque arrangiare secondo aveva detto il Santo.

Quanto più misere e conformi all’austerità religiosa erano le celle e le dimore dei frati,  tanto più volentieri Francesco le guardava, e accettava di venirvi ospitato.

Vi dimorava e pregava da alcuni giorni, quando, una volta che era uscito e si trovava  presso il luogo dei frati, uno di questi, appartenente a quella comunità, venne da  Francesco. Questi gli chiese: «Donde vieni, fratello?». Rispose: «Vengo dalla tua cella».  E Francesco: «Poiché hai detto che è mia, d’ora innanzi ci abiterà un altro, e non io».

 Noi che siamo vissuti con lui, lo abbiamo udito dire a più riprese quella parola del  Vangelo: Le volpi hanno la tana e gli uccelli del cielo il nido, ma il figlio dell’uomo  non ha dove posare il capo.

E seguitava: «Il Signore, quando stava in disparte a pregare e digiunò quaranta giorni e  quaranta notti, non si fece apprestare una cella o una casa, ma si riparò sotto le rocce  della montagna». Così, sull’esempio del Signore, non volle avere in questo mondo né  casa né cella, e neanche voleva gli fossero edificate. Anzi, se gli sfuggiva la  raccomandazione: «Preparatemi questa cella così», dopo non ci voleva dimorare, in  ossequio alla parola del Vangelo: Non vi preoccupate.

Vicino a morte, volle fosse scritto nel suo Testamento che tutte le celle e case dei frati  dovevano essere costruite con fango e legname, per meglio conservare la povertà e  l’umiltà.

Traduzione di VERGILIO GAMBOSO

domenica 19 gennaio 2020

LA SANTISSIMA EUCARESTIA



L'EUCARISTIA CENTRO DEL CUORE
Rimanete in me.
Giovanni, XV, 4.

Di un centro di affezione e di espansione ha bisogno il cuore dell'uomo. Infatti Iddio, avendo creato il primo uomo disse: «Non è bene che l'uomo sia solo, facciamogli una compagna simile a lui».
E l'Imitazione dice che senza un amico non potremmo viver felici.
Ebbene Nostro Signore nel SS. Sacramento vuol essere il centro di tutti i cuori e ci dice: Rimanete nel mio amore per voi. Rimanete in me.

I. - Or che sarà questo rimanere nell'amore di Nostro Signore?
Fare di questo amore vivente, che è nell'Eucaristia, il nostro centro di vita, l'unico centro di nostra consolazione: nei disgusti, nei dolori, nei disinganni, in quei momenti in cui il cuore si da con più abbandono, gettarsi nel Cuore di Gesù, ove Egli c'invita, dicendo: Venite a me voi tutti che siete oppressi ed io Vi conforterò; nella gioia, riferire la propria felicità a Nostro Signore, poiché la delicatezza dell'amicizia porta a non voler godere se non con l'amico.
E' far dell'Eucaristia il centro dei nostri desideri: Signore, io voglio quella cosa soltanto se Tu la vuoi: farò quella tal'altra per farti piacere.
E' cercar di fare una sorpresa a Nostro Signore con un dono, con un piccolo sacrificio. E' vivere per l'Eucaristia, pensarvi e lasciarsi guidare da questo pensiero nella proprie azioni, farci una legge invariabile di preferire a ogni cosa il suo fedele servizio.

Ahimè! Gesù in Sacramento è davvero il nostro centro? Forse sì nelle pene straordinarie, nelle preghiere più fervide, nei bisogni più urgenti: ma nel corso ordinario della vita, pensiamo noi, deliberiamo, operiamo in Gesù come nel nostro centro?
Ma perché Nostro Signore non è il mio centro? Perché egli non è ancora l'io del mio essere; perché io non sono ancora interamente sotto la sua padronanza, sotto l'ispirazione del suo beneplacito: perché anzi ho dei desideri in contrasto coi desideri di Gesù su di me. Egli non è il tutto per me! Mentre invece un figlio lavora per i suoi genitori, l'Angelo lavora per il suo Dio. Ah! sì, io debbo dunque lavorare per Gesù Cristo, mio Padrone. Che debbo fare? Entrare in questo centro, rimanervi e agire, non già assaporando la sua dolcezza, che non dipende da me, ma volgendomi sovente a Lui per offrirgli l'omaggio di ogni mia azione. Orsù, anima mia, esci dal mondo, esci da te medesima; lascia te stessa. Va verso il Dio dell'Eucaristia. Egli ha una dimora per riceverti, egli ti vuole; vuole vivere con te, vivere in te. Sii dunque in Gesù presente nel tuo cuore, vivi del cuore, vivi nella bontà di Gesù in Sacramento.
Lavora, o anima mia, su di Nostro Signore che è in te e non far nulla che non sia per Lui. Rimani in Nostro Signore, rimani in Lui con un sentimento di offerta, di santa gioia, con una pronta disposizione a tutto quello che ti domanderà. Rimani nel Cuore e nella pace di Gesù in Sacramento.

II. - Quel che mi colpisce è che questo centro, l'Eucaristia, è nascosto, invisibile, tutto inferiore; e tuttavia è realissimo, tutto vita e alimento di vita. Gesù attira spiritualmente e fa passare l'anima nello stato assolutamente immateriale che Egli ha nel Sacramento.
E invero, qual è la vita di Gesù nell'adorabile Sacramento? E' una vita tutta nascosta e inferiore. Ivi nasconde la sua potenza e bontà, la sua divina Persona. E tutte le sue azioni, tutte le sue virtù prendono questa maniera semplice e nascosta. Intorno a sé vuole il silenzio. Non prega più il Padre con gemiti, con gridi, come nell'Orto degli Ulivi, ma col suo annichilamento.
Dall'Ostia sgorgano tutte le grazie: Gesù dal Sacramento santifica il mondo, ma in una maniera invisibile e interiore.

Egli governa il mondo e la Chiesa, senza lasciare il suo riposo, né rompere il suo silenzio.
Tale dev'essere il regno di Gesù, tutto interiore; bisogna che io mi raccolga intorno a Lui, con le mie facoltà, l'intelligenza, la volontà, i sensi stessi per quanto è possibile; bisogna che io viva di Gesù e non di me stesso, in Gesù e non in me; bisogna che io preghi, che m'immoli con lui, che mi consumi con lui in uno stesso fuoco d'amore; bisogna che io diventi in lui e con lui una sola fiamma, un sol cuore, una sola vita.
E l'attuazione di questo concentramento non è altro che l'egredere, l'esci detto ad Abramo: lo spogliarsi, l'abbandonar tutto al di fuori, nell'interno fondersi, perdersi in Gesù. Questa maniera di vita è la più accetta al suo Cuore e la più gloriosa per il Padre. Nostro Signore la desidera ardentemente; onde è che mi dice: Esci da te stesso, vieni nella solitudine con me, ed io ti parlerò al cuore, da solo a solo.
Questa vita in Gesù è il vero amore di preferenza, è il dono di se stesso, è il lavoro dell'unione. In tal modo si gettano le radici, si prepara il nutrimento, il succo vitale dell'albero. Regnum Dei intra vos est, ha detto Nostro Signore; sì, il regno di Dio è dentro di noi.

III. - E non vi è altro centro che Gesù e Gesù in Sacramento. Egli ci dice: Senza di me non potete far nulla. Egli solo dà la grazia: se né riserva la distribuzione per obbligarci a domandargliela e andare a lui.
Così vuol stabilire e alimentare l'unione con noi. Si riserva di dare la consolazione e la pace, affinché nel dolore, nella guerra non cerchiamo rifugio che in Lui. vuol essere Egli solo la felicità del nostro cuore. Non ha posto questo centro di riposo in altri che in Lui: “Rimanete in me”; e per non mancarci mai quando lo cerchiamo, è sempre amabilmente pronto a servirci.
Continuamente ci attira a sé: la vita di amore non è altro che questa attrazione di noi a Lui. Ahimè, com'è debole ancora in me questo centro di vita! Come le mie aspirazioni verso Gesù sono ancora mescolate ad altre, come sono rare e sovente interrotte per lunghe ore! E Gesù tuttavia mi ripete: «Rimanete in me, e Io in voi!». 

di San Pietro Giuliano Eymard

L'ARALDO DEL DIVINO AMORE



DOTTRINA E MISSIONE DI S. GELTRUDE

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Non è possibile fare un'analisi esatta delle opere di S. Geltrude, per mettere in evidenza sino a qual punto le sue rivelazioni sono conformi alla tradizione cattolica: daremo solo qualche accenno riguardante la missione della nostra Santa, la quale non è meno importante della sua dottrina. La teologia cattolica, di cui la mistica è un ramo da ben diciannove secoli vive dell'insegnamento di S. Paolo, il grande educatore delle generazioni cristiane, che nutre tuttora le anime, senza quasi ch'esse se n'accorgano. L'Apostolo delle genti, come lo Spirito Santo di cui è l'interprete, si dà a tutti, senza pretendere riconoscenza da nessuno.
Le opere di S. Geltrude vanno studiate alla luce delle epistole di S. Paolo: per S. Geltrude, come per l'Apostolo, il centro della religiose è Cristo, Dio e uomo, il Verbo incarnato, per cui tutto fu fatto: « Unus Dominus, Jesu Christus, per quem omnia, et nos per ipsum. Un solo Signore, Gesù Cristo, per cui tutto venne fatto, e noi per Lui » (Cor. I, VIII, 6). Il Cristo è il principio e la fine di tutti gli atti: la sua vita umile e nascosta è il commento del consiglio dato dall'Apostolo ai Colossesi: « Gustate le cose che sono in alto non quelle che sono in basso, perchè voi siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio » (Coloss. 111, 2, 3). Meglio ancora, la sua vita è il Cristo: « Mihi vivere Christus est » (Filip. 1, 21). Così la cara Santa può far sua la sublime antitesi di Paolo: « Vivo autem, jam non ego, vivit vero in me Christus. Vivo, ma non io, bensì Cristo in me » (Gal. II, 20). Gesù stesso si compiacque rivelare a un'anima santa che chi vuole trovarlo, deve cercarlo nel cuore della sua prediletta Sposa, ove abita con delizia. Anzi, per dimostrare quanto essa gli sia cara « si degna in una comunicazione ineffabile, scambiare il suo Cuore con quello della vergine sua Sposa, la quale sente il suo Dio vivere e amare in essa »! (Don Guéranger - Prefazione degli Esercizi di S. Geltrude).
L'idea-forza di S. Geltrude, come di S, Paolo, il loro filo conduttore, starei per dire, è Nostro Signore Gesù Cristo, autore della grazia: Egli è il Pontefice Supremo, Sacerdos in aeternum, incaricato di distribuire all'umanità le cose sante di Dio e di riconsegnare a Dio le cose sante dell'umanità. « Vivendo Egli eternamente, possiede un sacerdozio eterno, perciò può salvare tutti coloro che s'avvicinano a Dio per suo mezzo, essendo ognor vivente, affine d'intercedere per noi » (Eb. VII, 24, 25).
Geltrude vede spesso Nostro Signore sotto le sembianze di Pontefice, e lo mira talora nel cielo che si schiude allo sguardo della sua intelligenza, talora sulla terra, mentre assiste al S. Sacrificio. Gesù è sempre per essa il sovrano Mediatore, il Redentore « per il cui Sangue fummo ricomperati, mentre n'eravamo indegni » (Ef. 11, 13). Ecco la sorgente di quell'ineffabile confidenza che è il lineamento speciale, il carattere distintivo di Santa Geltrude. Essa chiede tutto, tutto fiduciosamente attende; è tranquilla, serena, sicura perchè sa che nulla può mancarle e va ripetendo a se stessa la parola tenera e fiera dell'Apostolo: « Qui etiam proprio Filio suo non pepercit sed pro nobis omnibus tradidit iilum, quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? - S'Egli non ha risparmiato il proprio Figlio: se l'ha immolato per noi, cosa mai potrà negarci? » (Rom. VIII, 32).
In una stessa famiglia e in uno stesso corpo, (in forma anche più intima), il bene di tutti, non è forse il bene? di ciascuno in particolare? Però se Geltrude comprende a meraviglia i vantaggi della sua unione al Corpo mistico del Cristo, ne intuisce anche gli obblighi: così, mentre il dolce Salvatore aggiunge alle azioni della sua Sposa il merito della Sua vita e delle Sue santissime opere, essa « compie ciò che manca alla Passione del Cristo » (Coloss. I, .4) e questo, non già perchè il Sacrificio divino sia in se stesso incompleto, ma perchè gli manca precisamente la parte che debbono portarvi gli eredi della promessa.
Geltrude sa poi che la pienezza della legge è l'amore e che il precetto della carità ha due oggetti, Dio e il prossimo, perciò il suo cuore investe i fratelli con la fiamma della carità, « piangendo con coloro che piangono, rallegrandosi con coloro che godono » (Rom. XII, 15).
Questo basta per dare esatto rilievo alla missione della nostra cara Santa.
 ***
RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE

Abbi pietà di me, o Signore,



Abbi pietà di me, o Signore,
perché ho macchiato la mia anima col peccato!
Cura le mie ferite sanguinanti,
poiché ho peccato contro di te.
Insegnami sempre di più, mio Dio,
aiutami a compiere delle buone azioni,
affinché la mia anima confusa
possa guarire attraverso di te.

Santa Ildegarda di Bingen

LETTERE D'UN EREMITA















di J. E. DE CAMILLE

Ogni giorno la provvidenza di Dio sorge prima del Sole.



San Luigi Orione(38) (1872-1940) è un altro grande santo della provvidenza. Fondò la “Piccola opera della divina provvidenza” per educare i giovani e curare i più bisognosi. Fondò anche congregazioni di religiosi e religiose, perché continuassero l’opera. Un giorno, don Orione era oppresso dai debiti: non volevano dargli il pane né altri alimenti a credito per i suoi bambini. Tutti pregarono con fervore san Giuseppe. Durante la novena, si presenta un signore che voleva parlare con lui. Era giovane, con la barba bionda. Gli disse: è lei il superiore? Qui c’è un’offerta per lei. 
- Ma devo celebrare alcune messe o posso fare qualcosa per lei? 
- No, solamente continuare a pregare.
Fece un cenno di saluto con il capo e se ne andò. Don Orione era ancora stupito, quando alcuni presenti dissero che quell’uomo aveva un qualcosa di celestiale. Ed allora, tre minuti dopo, tornarono sui loro passi, ma era sparito. Alcuni dicevano che era lo stesso san Giuseppe che stavano pregando. Il fatto è che diede la quantità sufficiente per pagare i debiti più consistenti ed urgenti e lasciò un sollievo enorme nel suo cuore(39). 
Un giorno del 1900, gli regalarono un paio di scarpe nuove. Dovette accompagnare un medico non credente, per una visita ad un infermo. Mentre il medico visitava il malato, si avvicinò un mendicante e gli chiese qualcosa. Don Orione non ci pensò due volte e gli diede le sue scarpe nuove rimanendo scalzo. Quando il medico tornò, lo sgridò, ma rimase ammirato da quell’azione. Anni dopo, nel 1924, questo stesso medico fu assalito da un delinquente che gli sparò e lo lasciò tra la vita e la morte. All’ospedale, tanto il cappellano quanto le religiose, gli suggerivano l’idea di confessarsi, ma lui non voleva. Finalmente, manifestò il suo desiderio di confessarsi con Don Orione. Don Orione arrivò da Roma, dove si trovava, lo confessò e gli diede la comunione. E diceva: “Nell’economia della provvidenza, anche un paio di scarpe regalate possono servire per la conquista di un’anima(40). 
Nel 1922, don Orione voleva comperare una bella proprietà che costava 400.000 lire, ma non aveva un centesimo. Come sempre, iniziò a pregare per questa intenzione e cercò anche aiuti umani. Andò a trovare una vecchietta milionaria, che viveva sola e senza famiglia, per vedere se lo poteva aiutare in quella circostanza; ma la signora, che era molto avara, non gli diede che 30 lire per una messa e lo congedò in malo modo. Egli non si perse d’animo e continuò pregare. Il giorno dopo, tornò dall’anziana per dirle che aveva celebrato la messa. Ma lei lo mandò via peggio del giorno prima e gli disse di non tornare più a darle fastidio. Allora iniziò a ricorrere a tutti i santi, soprattutto alla Vergine Maria, della quale era tanto devoto. Una sera andò al cimitero a pregare il rosario per le anime benedette del purgatorio e a chiedere aiuto. Dopo tre giorni, venne la vecchietta a casa sua, gridandogli: “Lei vuole uccidermi? Com’è possibile che lei un sacerdote, venga in casa mia di notte e mi guardi con certi occhi come se io fossi un demonio?” La signora non dormiva da tre notti, perché diceva che di notte don Orione entrava in casa sua e senza dirle nulla la guardava fissamente. Cercò di rassicurarla che non era lui, che per di più non poteva entrare, poiché la porta di casa era chiusa. Ma lei gli disse: “Se lei mi lascia dormire tranquilla e non viene più in casa mia, le darò 150.000 lire”. Accettò e comprese che chi le appariva era un’anima del purgatorio(41). 

Geremia



Geremia si lamenta con il Signore

18Il Signore mi ha fatto vedere gli intrighi che i miei nemici tramavano contro di me e solo allora ho aperto gli occhi. 19Io ero come un agnello docile portato al macello e non capivo che tutti quegli intrighi erano a mio danno. Essi dicevano di me: 'Abbattiamo l'albero mentre è nel suo pieno vigore; uccidiamolo, così più nessuno si ricorderà di lui'.
20Allora pregai così: 'Signore dell'universo, tu sei un giudice giusto e conosci i sentimenti e i pensieri segreti dell'uomo. Io ho affidato a te la mia causa: sono certo che vedrò come tu punirai i miei nemici'. 21Gli abitanti di Anatot minacciano di uccidermi e dicono che mi ammazzeranno se continuo ad annunziare il messaggio del Signore. 22Perciò il Signore dell'universo dice: 'Io li punirò! I loro giovani saranno uccisi in guerra, i loro figli e le loro figlie moriranno di fame. 23Nessuno di essi si salverà quando castigherò gli abitanti di Anatot con la sciagura che manderò su di loro'.

1Signore, tu sei giusto,
eppure io voglio lamentarmi con te;
voglio discutere con te
a proposito della giustizia.
Perché ai malvagi va tutto bene?
Perché quelli che compiono il male
vivono tranquilli?
2Tu li pianti, e quelli mettono radici,
crescono e producono frutti.
Tu sei sempre sulla loro bocca,
ma il loro cuore è lontano da te.
3Eppure tu, Signore, mi conosci bene,
mi hai messo alla prova
e sai che sto dalla tua parte.
Metti da parte i malvagi
come pecore destinate al macello,
tienili pronti per il giorno del massacro.
4Fino a quando la nostra terra
deve soffrire per la siccità
e tutta l'erba dei campi
sarà arsa dal sole?
Anche gli animali e gli uccelli muoiono
per la malvagità dei suoi abitanti.
Essi dicono:
'Dio non vede quel che facciamo'.
5Il Signore mi rispose:
'Geremia, tu ti stanchi
a correre quando gareggi con gli uomini;
come puoi pensare di farcela con i cavalli?
Se non riesci a rimanere in piedi
in un terreno pianeggiante,
come ti reggerai in piedi
sulle rive ripide del Giordano?
6 Perfino i tuoi fratelli,
i membri della tua famiglia,
ti hanno tradito,
si sono messi insieme per perseguitarti.
Non fidarti di loro
anche se ti dicono parole amiche'.

San Pier Damiani: «Questo vizio supera per gravità tutti gli altri vizi».



Durante tutto il Medioevo, ossia nel periodo di formazione della civiltà cristiana occidentale, la Chiesa non ha mai smesso di promuovere la virtù della temperanza e di rinnovare la condanna del vizio contro natura; in tal modo riuscì a ridurlo ad un fenomeno rarissimo e marginale. Fra i Santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più grandi fu San Pier Damiani (1007-1072), Dottore della Chiesa, riformatore dell’Ordine benedettino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo Liber Gomorrhanus, scritto verso il 1051 per Papa San Leone IX (1002-1054), egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio. «Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti […]. Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre e allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo […]. Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d‘iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fà per il naturale stimolo della carne, ma solo per diabolico impulso […]. Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quelle della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume […]. Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama nefaste guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco […]. Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi […]. Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi […]. Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, a domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “É terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Eb 10)[…]. Come dice Mosè, “se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me”! (Es 32). Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forze; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola»

Preparatevi per il ritorno del Signore!



Chi crede, che il quì e ora sia tutto ciò che esiste, non si trova vicino a Dio. Cammina per vie sbagliate ed è influenzato dal diavolo. Chi rifiuta Gesù e non ha fiducia nella Nostra Parola, non è con Dio e vaga per vie sbagliate, perché questa missione viene da Dio, per convertire tutti i figli, ma purtroppo molti si oppongono a essa e si separano di loro volontà dalla via del bene, dall’unica via verso il Padre, la via che vi porta prima verso Gesù e poi con LUI verso il Padre.

Figli Miei. È così semplice arrivare al Padre ma, invece di accettare i Nostri messaggi e di viverli, li combattete e peccate, perché chi dubita e parla palesemente contro la Parola del Signore, compie peccato e ogni peccato vi allontana ancora di più dal Signore e vi avvicina sempre più al diavolo.

Figli Miei. Questa, come altre missioni vengono dal Padre Celeste. Noi, che parliamo in questi messaggi, siamo stati incaricati dal Padre. È il Suo dono per voi, per mostrarvi la via, per condurvi alla Gloria, purtroppo però molti non accettano questo dono.

Presto, Miei amati figli, sarà troppo tardi perché il tempo della preparazione stà volgendo al termine. Quando Mio Figlio viene per la seconda volta, dovete portare il Sigillo, cioè dovete essere preparati perché altrimenti andrete perduti nella palude. Le piaghe e le catastrofi vi sopraffaranno, se non vi convertite e non trovate la strada per Mio Figlio e la vostra anima andrà perduta, dannata alla pena e al tormento per l’Eternità.

Figli Miei. Preparatevi per il ritorno del Signore. Le istruzioni ve le abbiamo donate in questi messaggi. Leggeteli con attenzione e prendeteli a cuore così sarete preservati dal peccato e dall’infamia e Dio l’Onnipotente si compiacerà di voi. Non aspettate oltre e regalate a Gesù il vostro Sì! In questo modo vi sarà preparato un posto nel Nuovo Regno di Mio Figlio.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Amen.

“Lo Spirito del Signore riempie la terra”. (Sapienza 1,7)



...DOLCISSIMO SOLLIEVO

Lava ciò che è sordido, 
bagna ciò che è arido, 
sana ciò che sanguina. 
Piega ciò che è rigido, 
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato. 
Dona ai tuoi fedeli 
che solo in te confidano 
i tuoi santi doni. 
Dona virtù e premio, 
dona morte santa, 
dona gioia eterna. Amen.

La Corredentrice



Il primo scopo della Redenzione fu ridare alle creature la vita divina, il Regno della Divina Volontà formato in Gesù e Maria, dal quale uscì la Redenzione, affinché grazie a questa potesse ritornare il Regno: 

“…Come potevo Io venire a redimere se non restituivo questi diritti alla mia  Volontà? Questi diritti, per venire a redimere, le furono restituiti nella mia Madre Celeste, nella mia Umanità, e solo perché ebbe questi primi diritti potei venire a (…) “Figlia mia, sarebbe assurdo e contro l’ordine divino non dare il primato  redimere, altrimenti non avrei trovato la via, né il luogo dove scendere; e la mia  Umanità si compromise con Essa a restituirle questi diritti a via di pene, per farla  regnare a suo tempo nell’umana famiglia. Perciò tu prega e, unita a Me, non  risparmiare il sacrificio della tua vita per una causa sì santa e divina, di amore più  eroico  e  grande  verso  tutte  le  creature”.
(…) “Figlia mia, sarebbe assurdo e contro l’ordine divino non dare il primato alla nostra Volontà, come difatti lo demmo. Posso dire che prima incominciò il  regno della Volontà Divina nella mia Madre Celeste, poi nella mia stessa Umanità, che possedeva tutta la pienezza della Volontà Suprema, e poi venne la Redenzione; e siccome Io e la Regina del Cielo, in virtù di questo regno che possedevamo nel suo pieno vigore, rappresentavamo tutta l’umana famiglia  come capi, per riunire tutte le membra disperse, potette perciò venire la  Redenzione. Fu proprio dal regno della mia Volontà che uscì la Redenzione. Se  Io e la mia Madre non lo avessimo posseduto, sarebbe stato un sogno, rimasto  nella nostra mente divina. Ora, essendo Io il Capo, il Re, il Salvatore e il vero sacrificatore del genere umano, a quello che c’è nel Capo hanno diritto le  membra; ciò che possiede la Madre hanno diritto di ereditarlo i figli. Ecco perché  la Redenzione; il Capo vuole sanare le membra e vincolarle a via di pene e di  morte, per fruire in esse la sua virtù di Capo; la Madre vuole riunire i figli, farsi  conoscere, per costituirli eredi di ciò che essa possiede. Ecco la necessità del tempo, in modo che, come dal regno della mia Volontà uscì la Redenzione come  atto primo, la Redenzione servirà come mezzo potente per comunicare alle  membra il regno che possiede il Capo; l’una e l’altro si daranno la mano.”  (Vol.  33°, 6-5-1934) 

Pablo  Martín  Sanguiao

sabato 18 gennaio 2020

LA VITA DI SAN BENEDETTO



La simulazione del re Totila

Al tempo dei Goti, il loro re Totila, avendo sentito dire che il santo era dotato di  spirito di profezia, si diresse al suo monastero. Si fermò a poca distanza e mandò  ad avvisare che sarebbe tra poco arrivato. Gli fu risposto dai monaci che  senz'altro poteva venire.
Insincero però com'era, volle far prova se l'uomo del Signore fosse veramente  un profeta. Egli aveva con sé come scudiero un certo Riggo: gli fece infilare le sue  calzature, lo fece rivestire di indumenti regali e gli comandò di andare dall'uomo di  Dio, presentandosi come fosse il re in persona. Come seguito gli assegnò tre  conti tra i più fedeli e devoti: Vul, Ruderico e Blidino, i quali, in presenza del servo  di Dio, dovevano camminare ai suoi fianchi, simulando di seguire veramente il re  Totila. A questi aggiunse anche altri segni onorifici ed altri scudieri, in modo che,  sia per gli ossequi di costoro, sia per i vestiti di porpora, fosse giudicato  veramente il re.
Appena Riggo entrò nel monastero, ornato di quei magnifici indumenti, e  circondato dagli onori del seguito, l'uomo di Dio era seduto in un piano superiore.  Vedendolo venire avanti, appena fu giunto a portata di voce, gridò forte verso di  lui: "Deponi, figliolo, deponi quel che porti addosso: non è roba tua!". Impaurito  per aver presunto di ingannare un tal uomo, Riggo si precipitò immediatamente  per terra e, come lui, tutti quelli che l'avevan seguito in questa gloriosa impresa. Poco dopo si rialzarono in piedi, ma di avvicinarsi al santo nessuno più ebbe il  coraggio. Ritornarono al loro re e ancora sbigottiti gli raccontarono come a prima  vista, con impressionante rapidità, erano stati immediatamente scoperti.

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno

QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE



ASCOLTAMI E PARLAMI

Io sono il Verbo. Colui che è, di continuo e nel silenzio, in stato di Parola. Se si sapesse davvero fare attenzione, si riconoscerebbe la mia Voce nelle cose più umili della natura come nelle più grandi, attraverso gli esseri più diversi, attraverso le circostanze più normali. E' questione di fede, e questa fede me la devi chiedere per tutti gli uomini tuoi fratelli che non ne hanno ricevuto il dono, o che l'hanno perduto. È soprattutto questione di amore. Se viveste maggiormente per me, che non per voi stessi, verreste attratti dal leggero sussurro della mia Voce interiore e l'intimità con me potrebbe stabilirsi più facilmente.

Padre Courtois

PREGHIERA ALLA SACRA FAMIGLIA



Eccoci prostrati davanti alla vostra maestà, o Sacri Personaggi della casetta di Nazareth, noi, in questo umile luogo, contempliamo la bassezza in cui voleste vivere in questo mondo fra gli uomini. Mentre ammiriamo le vostre eccelse virtù, specialmente della preghiera continua, dell'umiltà, dell'obbedienza, della povertà, nel contemplare tali cose, prendiamo sicurezza di non essere da voi respinti, ma accolti e abbracciati non solo quali vostri servi, ma bensì come vostri amatissimi figli.
Sorgete, dunque, personaggi santissimi della Famiglia di Davide; imbrandite la spada della fortezza di Dio e venite in nostro aiuto, affinché non siamo toccati dalle acque che scaturiscono dal cupo abisso e che, con demoniaca vessazione, ci attirano a seguire il maledetto peccato. Accorrete, quindi! difendeteci e salvateci. Così sia. Pater, Ave, Gloria
Gesù Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia.

Sacri nostri Personaggi, che con le vostre eccelse virtù meritaste di rinnovare la faccia del mondo intero, poiché era, pieno e dominato dal giogo idolatrico. Tornate anche oggi, affinché con i vostri meriti, venga di nuovo lavata la terra da tante eresie ed errori, e tutti i poveri peccatori si convertano di cuore a Dio. Amen. Pater, Ave, Gloria
Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia.

Sacri nostri Personaggi, Gesù, Maria e Giuseppe, se per vostra virtù restarono consacrati tutti i luoghi dove voi dimoraste, consacrate anche questo, affinché chi vi faccia ricorso venga esaudito, sia spiritualmente che materialmente, purché sia di volontà vostra. Amen. Pater, Ave, Gloria.
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.