venerdì 13 marzo 2020

RIMANETE NEL MIO AMORE



La via della perfezione 

«Sarete santi per me, poichè io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli perchè siate miei». Lv. 20, 26
   «Quando creo un'anima, faccio per quell'anima il disegno della perfezione a cui la chiamo, e poi le metto come da parte tutte le grazie di cui ha bisogno. Per compiere il lavoro occorrono colpi di pennello grandi e piccoli: anche il più piccolo è necessario.
   La santità si compone di tanti piccoli atti; come per fare un quadro occorre una moltitudine di colpi di pennello e sovente uno copre l'altro, ma ci vogliono, e ce ne sono di quelli che non servono che a coprire la tela, così Dio, dal canto suo, dà una moltitudine di grazie e l'anima deve dare una moltitudine di atti di corrispondenza.
   Tutto il segreto della santità sta in que-
ste due parole: «Diffidare e confidare». Diffidare di te sempre, e poi non fermarti lì, ma salire subito alla confidenza nel tuo Dio, perchè se Io sono buono con tutti, sono buonissimo con le anime che confidano in me.
   Fa' tutto per l'amore, con l'amore, nell'amore di Dio. Prendimi con te in tutto ciò che fai.
   Per giungere alla perfezione, devi fare solo queste cose: amarmi molto, dimenticarti sempre, fare ogni tua azione come se fosse l'ultima della tua vita, e poi confidare.
   La tua vita deve essere come una Santa Messa; prima l'atto di umiltà, poi la lode a Dio, i buoni discorsi, il sacrificio.
    La via più breve, più sicura, più facile per giungere alla perfezione, è l'amore. L'amore tende diritto al suo fine che è Dio; è una via sicura, perchè ha due mura che impediscono di cadere: la confidenza in Dio e la diffidenza di sè; è la più facile, perchè quando si ama tutto resta facile.
   Il desiderio della perfezione sarà come una sete insaziabile che ti accompagnerà fino alla morte.
Più le anime si arrendono a me, più lo le santifico in fretta.
   Se tu sapessi la gloria che mi dà un'anima fedele! Vi è una fedeltà materiale, che consiste nel fare tutto ciò che è dovere. Vi è un'altra fedeltà che consiste nel farlo con spirito interiore: questa è migliore. Vi è una terza fedeltà che consiste nel farlo tutto per puro amore e questa è ottima.
   Tu vedi solo ciò che Io permetto che tu veda, ma se tu non vedi più in là, ciò non esclude che esista in te ciò che forma appunto la mia delizia, voglio dire il principio di quella santità alla quale devi sempre aspirare e alla quale giungerai felicemente e vittoriosamente, sostenuta dalla mia grazia.
   Io ho la proprietà di santificare tutto ciò che tocco, quindi il tuo cuore resta santificato dalla mia presenza.
Quando tu sarai giunta a fare quello che Gesù vuole da te, sarai felice.
   E' entrare nei miei disegni, il desiderare di farti santa.
   Chiedimi pure la grazia della santità con tutti i mezzi necessari per conseguirla: te la concedo.
   La perfezione è la riproduzione della vita di Gesù in te. Tutti sono tenuti alla perfezione, anche i semplici cristiani, perchè il nome di cristiano viene da Cristo. Tutti mi devono imitare, devono tendere ad essere perfetti come è perfetto il Padre Celeste.
M   Io non posso farti santa se non mi dai la chiave della tua volontà, ma se tu me la dai, posso farti non solo santa, ma gran santa.
   Io sono il tuo maestro, maestro di santità, di perfezione, di mortificazione: se ti insegno la mortificazione, devi anche praticarla.
   Hai tutti i mezzi per farti santa: hai l'amore e hai il dolore, ma è necessario che tu acconsenta a tutti e due, perchè l'amore ti aumenterà il dolore e il dolore ti aumenterà l'amore.
   Io sono infinitamente puro e voglio da te una purità angelica. Io sono infinitamente santo e voglio da te una santità consumata. Io sono infinitamente perfetto e voglio da te una perfezione molto fine.
   Devi farti santa per la mia maggior gloria; la strada è l'amore. L'anima che entra con più ardore in questa via e anela a unirsi a me con tutte le sue forze, divora la strada e non sente il peso della fatica; ciò che costa, nell'amore, è quando si fanno le cose a metà.
   La perfezione, anche per una persona qualunque, consiste nella carità, nell'amare Dio sopra ogni cosa e nell'operare conforme a questo.
   Sii fedele e docile alle ispirazioni del Signore, non lasciar andar perduta l'ora della grazia: se il Signore oggi in particolar modo ti rischiara, esige da te corrispondenza. Egli vuole un cuore intero e non diviso, uno spirito pieghevole e non altero, una volontà ferma e stabile, non mutabile.    
   Precipitati nell'abisso del tuo niente e sarai atta a salire il monte della perfezione, come una palla di gomma che più si getta in terra con forza e più sale in alto. 
   Nella via si può camminare, si può correre e volare. Si cammina quando si fa quello che l'Amore domanda; si corre quando si procura di fare quello che può essere più gradito all'Amore; si vola quando si hanno desideri grandi, che si direbbero quasi irrealizzabili, nella disposizione di fare veramente, se appena fosse possibile, grandi cose per l'Amore.
   Nella stessa guisa che il tuo corpo vive di alimenti, di aria e di sole, il tuo cuore vive d'amore e di grazia.
   Se vuoi far progressi nella virtù, abbandonati a me, e come da una virtù comune ti ho portata a buon punto, così nell'avvenire ti porterò a un punto eminente.
   I sentieri della vita spirituale non sono sempre piani, all'ombra, non si cammina sempre sull'erba, al canto degli uccelli, ma per salire bisogna camminare sui ciottoli. A volte ti sembra di cadere, ma non cadi perchè sei sostenuta da me.
M   Se il tuo cuore è mondo, quivi è il mio regno tutto d'amore, e dove regna l'amore, regna la pace, regna la gioia.
   Impara a non più pensare, non più volere, non più sospirare che il regno del puro amore in te.
   Fra due beni, bisogna sempre scegliere il migliore.
   Vivi del momento presente e nel momento presente e vivrai d'amore e per amore. 
   Io ti voglio portare a una santità molto elevata. Non ho bisogno, per fare santa un'anima, che essa abbia già molte virtù. Tante volte lo posso portare a una più grande santità un'anima che ha meno virtù, ma più umiltà, che non un'altra che abbia più virtù, ma meno umiltà; come è più facile fare una bella casa quando non c'è niente addirittura, che non aggiustarne una che abbia già qualche cosa. Ciò che Io cerco in un'anima è solo: purità, fedeltà d'amore, umiltà di cuore, pieghevolezza alla grazia, e che si lasci amare come lo voglio.
   Sai che mi piacciono le offerte; non avendo altro da offrirmi, mi hai offerto le tue miserie e lo le cambiai in gemme preziose. Non è difficile essere buoni. Eleva sempre il tuo spirito in alto, molto in alto: è là il tuo posto .
   Non sono le mancanze che impediscono a un'anima di farsi santa. Le mancanze, quando portano l'anima alla contrizione e all'umiltà, le servono di scala per salire.
Sai che cos'è che impedisce a un'anima di farsi santa? E' quando si fida di sè, crede di poter fare; Io, allora, le lascio toccare con mano che cosa può fare: cadute sopra cadute.
   La tua vita è un tessuto di' grazie, è un lavoro meraviglioso.
   Voglio specchiarmi in te, voglio che tu riproduca la mia dolcezza; la mia mansuetudine, la mia bontà, il mio immenso amore. Voglio che tu, al par di me, non conosca limiti nel sacrificio.
   Andare avanti nella santità, è andare avanti nella carità, perchè chi va avanti nella carità, va avanti nella perfezione; chi va avanti nella perfezione va avanti nella santità.
   La vita è breve, molto breve, e l'eternità durerà sempre. Con un po' di mortificazione, puoi guadagnare un possesso più completo, più intimo, più unitivo con Dio per un'eternità.
   Se non puoi fare grandi cose per mio amore, fa' le piccole con grande amore.
   La fervente carità c'è quando l'anima fa tutto per amore, ma non con un amore comune, ordinario, come si direbbe, dozzinale, ma con un amore di scelta. Che cosa è l'amore di scelta? Un amore puro, scevro da ogni proprio interesse.
    Devi rendere tutte le tue azioni come un'essenza di carità, farle tutte con intensa carità; a me piace di più anche un solo «Pater» detto con ardore, che non cinque o sei detti languidamente, e mi piace di più anche il solo dire «Gesù», ma dirlo con ardore di carità.
   Chi mi ama, mi serve; chi mi ama, fa la mia volontà; non vi è cosa più dolce per l'anima a me fedele che lo studiare i miei minimi desideri per poterli con somma cura adempire.
   Non si è mai abbastanza puri, non si è mai abbastanza santi per potersi fermare, il che sarebbe a grande discapito dell'anima. Chi veramente mi ama, procura di rendersi simile a me; per conseguire questa rassomiglianza e per mantenersi in essa, occorre un lavoro costante e assiduo. E' temerario colui che dice «basta» in un lavoro così importante: spetta a me stabilire il termine di questo faticoso lavoro, e lo faccio mediante la morte.
   La virtù consiste nel togliere ciò che dispiace a Dio e nel metter ciò che gli piace.
Quando l'Amore trova un'anima che non gli nega i sacrifici che le chiede, non l'abbandona più, stabilisce in lei la sua dimora. lo mi sono proposto di farti una gran santa, ma è necessario che tu non mi interrompa; la santità richiede la morte a tutto ciò che la natura corrotta esige.
   La santità, la perfezione, è un'imitazione più perfetta di Dio, è un rendersi più simile a Lui. Con la mia incarnazione, ho reso più facile la santità. E' più facile copiare da un quadro che ritrarre dal vero. Così lo, facendomi uomo, ho reso più facile la santità, incarnandola in me.
Tieniti sempre nell'abisso del tuo niente: ricordati che una cosa che è in un abisso, non si vede e non si sente più.
   Quando il niente sta nel suo niente, Dio lo santifica; ecco l'opera dello Spirito di amore.
   Bisogna vincere il male col bene, col maggior bene, con tutto il bene che si può fare».

PREGHIERA
«Gesù, ti offro il mio passato con le sue amarezze, il mio presente con le sue debolezze, il mio avvenire con i suoi desideri di santità; consola il mio passato con il pensiero della tua misericordia, conforta il mio presente con il pensiero della tua onnipotenza e assicura il mio avvenire con la tua grazia.
O mio Gesù, fammi forte, rendimi generosa e costante nel tuo divino amore.
Aiuta la mia miseria, o Gesù, colma le mie lacune, raddrizza e perfeziona tutto ciò che è difettoso e fa' che io sia veramente nelle tue mani uno strumento flessibile che si presta a tutti i tuoi disegni d'amore».

Suor Benigna Consolato Ferrero

Dove comincia l'amore?



Dove comincia l'amore? In seno alle nostre stesse famiglie.
E come comincia? Pregando insieme.
La famiglia che prega unita, resta unita.
E se rimanete uniti, vi amerete mutuamente, così come Gesù ama ognuno dei componenti della famiglia.
Per poter amare abbiamo bisogno di avere un cuore puro.
Abbiamo un cuore puro se preghiamo.
La preghiera è un contatto e una relazione con Dio.
Ascoltiamo Dio nei nostri cuori e poi parliamo con lui dai nostri cuori.
Sentire e parlare dal cuore: questo è la preghiera.
Ma dove nascono quest'amore e questa preghiera? Nascono nella famiglia.
La famiglia che prega unita, resta unita.
E se i membri della famiglia restano uniti,
si ameranno reciprocamente come Dio li ama individualmente.

(Madre Teresa di Calcutta)

“IL VICARIO” “IL VICARIO” DI HOCHHUTH E IL VERO PIO XII



L’accusa a Pio XII di filo-nazismo

Per la supposizione di Hochhuth che Pio XII avrebbe visto il nazionalsocialismo di Hitler come l’unica difesa contro il comunismo, basteranno poche riflessioni sui “fatti storici”.
Dei “discorsi”, pronunciati da Nunzio Apostolico, Eugenio Pacelli, in terra tedesca, una quarantina sono, apertamente, dei “testi anti-nazisti”. Quando uscì il famigerato libello di Hitler, il “Mein Kampf”, l’allora Nunzio Pacelli, lesse, per dovere di ufficio, tutto il libro.30
Per questo, a Johan Nauhaûsler, l’Autore della più ampia documentazione di fatti di quel pazzesco periodo, il Segretario di Stato, Pacelli, faceva questa amara confessione: «È vero, la Germania mi dà più lavoro che tutto il resto del mondo». 31
Letto il libro, il Nunzio Pacelli, iniziò, immediatamente, un’azione diplomatica intrepida e continua. 
I gerarchi nazisti, infatti, compresero subito con chi avevano a che fare, e passarono all’attacco, con quelle armi che sono solite in mano ai delinquenti: la calunnia, la sfrontatezza, il coltello alla schiena. Sui loro organi di partito, lo chiamarono: “un ebreo perfetto”. Lo definirono “comunista”; un ebreo-comunista, cioè, che entrava nella lista delle persone “da eliminare”.32
L’irremovibile resistenza del Cardinal Pacelli al Partito e al Governo nazista era dovuta al suo fine intuito politico, acuto e attento, non soggetto alle oscillazioni che possono essere provocate dagli interessi umani contingenti. 
Quando Hitler occupò la Renania, sull’ “Osservatore Romano” apparve subito un articolo, redatto dallo stesso Cardinale Pacelli. In esso asserisce che i rapporti dei popoli, come quelli degli individui, non possono fare a meno di una base, di una regola inviolabile. Afferma che, in diritto pubblico interno, codesta base è costituita dalla legge, e che la legge non può risiedere che nel patto, garantito dalla fede reciproca.  Nell’articolo, è chiara la “mens” del Cardinale di Stato di Pio XI, per il quale Hitler non avrebbe mai rispettato né la parola, né il patto sottoscritto.33
Un giorno, all’ Ambasciatore di Germania, disse: «Perché il vostro Governo agisce sempre unilateralmente?». E in una sua conversazione con l’Ambasciatore di Francia, sottolineava: «Per loro (i nazisti) non c’è che la forza che conti, e tutto ciò che la forza consente può essere intrapreso». 
Forse, è bene ricordare, di nuovo, che alla compilazione della Enciclica contro il nazionalismo, “Mit brennender Sorge”34 ci mise mano diretta l’allora Card. Pacelli, Segretario di Stato! 
I suoi sentimenti contrari al nazismo erano così chiari e conosciuti che, alla sua elezione a Pontefice, la “Morcenpost” di Berlino - come tutta la stampa tedesca uf ficiale - deplorò la sua elezione, perché il Cardinal Pacelli era stato «sempre avverso al nazismo, e, praticamente, responsabile della politica del suo predecessore (Pio XI)». 
Il giornale “Frankfurter Zeitung” (3-3-‘39, numero 114115), nel ricordare la Nunziatura in Germania dell’Eletto, scriveva che molti discorsi da lui tenuti in quel tempo «... hanno lasciato intendere che il Segretario di Stato non sempre capiva pienamente i motivi politici e ideologici che avevano iniziato la loro marcia vittoriosa nei Paesi autoritari d’Europa».  L’ufficioso “Voelkischer Beobachter” preferì tacere. L’organo delle SS. lo “Schwarze Korps” (9-3-‘39) scriveva: «... Non sappiamo se Pio XII sia per essere il “Gran Sacerdote”, giovane abbastanza per vedere il nuovo che, con forza naturale, si apre la via in Germania; saggio abbastanza, per sacrificare molte cose vecchie della sua istituzione. Il Nunzio e il Segretario di Stato Pacelli avevano, per noi, poca comprensione; in lui si ripongono poche speranze; non crediamo che Pio XII segua vie diverse». 
Si ricordi anche il suo discorso a Lourdes, il 28 aprile 1935 in cui stigmatizzò «la superstizione della razza e il culto del sangue». 
Il Cardinal Pacelli, dunque, col suo lucido intelletto, aveva compreso subito che combattere il comunismo, alleandosi al nazismo, sarebbe stato come un mettersi in marcia con Satana, per combattere un altro Belzebub.
Se nell’Enciclica “Divini Redemptoris”, Pio XI mise a nudo la perversità intrinseca e radicale del comunismo35, non si dimentichi, però, che 5 giorni prima di questa Enciclica, era uscita un’altra Enciclica, la “Mit brennender Sorge”, che condannava, expressis verbis, l’ideologia panteista, razzista, statolatra del nazismo. 36
Cadeva, così, apertamente l’arma dalle mani di Hitler.37 

Le due Encicliche, dunque, mostravano al mondo il demonio dalle due identiche facce: nazismo e comunismo.

sac. Luigi Villa

L E 24 ORE DELLA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO



La Serva di Dio Luisa Piccarreta scrive „Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.’ contemplando il suo Sposo Crocifisso e condividendone le pene Leggiamo nell’epistolario di Luisa:


QUINTA ORA 

Dalle 9 alle 10 della notte 

La prima ora di agonia nell ’Orto di Getsemani: l’agonia dell’Amore 

Mio afflitto Gesù, come da corrente elettrica mi sento attirata in quest ’Orto. Comprendo che Tu, calamita potente del mio ferito cuore, mi chiami; ed io corro, pensando tra me: „Che sono queste attrattive d’amore che sento in me? Ah, forse il mio perseguitato Gesù Si trova in stato di tale amarezza, che sente il bisogno della mia compagnia!’ Ed io volo. 

Macché! Mi sento raccapricciare nell ’entrare in quest’Orto: l’oscurità della notte, l’intensità del freddo, il lento muoversi delle foglie, che, come flebili voci, annunziano pene, tristezze e morte per il mio addolorato Gesù. Il dolce scintillio delle stelle che, come occhi piangenti, sono tutte intente a guardare, e facendo eco alle lacrime di Gesù, rimproverano me delle mie ingratitudini. Ed io tremo, ed a tentoni Lo vado cercando e Lo chiamo: 
“Gesù, dove sei? Mi attiri a Te e non Ti fai vedere? Mi chiami e Ti nascondi?” 

Tutto è terrore, tutto è spavento e silenzio profondo. Ma faccio per tendere le orecchie, sento un respiro affannoso ed è proprio Gesù che trovo, ma che cambiamento funesto! Non è più il dolce Gesù della Cena Eucaristica, cui splendeva nel Volto una bellezza smagliante e rapitrice, ma è triste, di una tristezza mortale da sfigurare la sua natia beltà. Già agonizza, e mi sento turbare pensando che forse non ascolterò più la sua voce perché pare che muoia. 

Perciò mi abbraccio ai suoi piedi, mi faccio più ardita, mi avvicino alle sue braccia, Gli metto la mia mano alla fronte per sostenerlo, e sottovoce lo chiamo: “Gesù, Gesù”. 
E Lui, scosso dalla mia voce, mi guarda e mi dice: “ Figlia, sei qui? Ti stavo aspettando, ed era questa la tristezza che più Mi opprimeva: il totale abbandono di tutti. Aspettavo te per farti essere spettatrice delle mie pene, e farti bere insieme con Me il calice delle amarezze, che tra poco il mio Padre Celeste Mi manderà per mezzo dell’Angelo. Lo sorseggeremo insieme, perché non sarà calice di conforto ma di amarezze intense, e sento il bisogno che qualche anima amante ne beva qualche goccia almeno. Perciò ti ho chiamata, perché tu l’accetti e divida con Me le mie pene, e Mi assicuri di non lasciarmi solo in tanto abbandono”. 

Ah, sì, mio affannato Gesù, berremo insieme il calice delle tue amarezze, soffriremo le tue pene e non mi sposterò giammai dal tuo fianco! Intanto l’afflitto Gesù, assicurato da me, entra in agonia mortale, soffre pene mai viste né intese. Ed io, non potendo reggere, e volendo compatirlo e sollevarlo, Gli dico: “Dimmi: Perché sei così mesto ed afflitto e solo in quest’Orto e in questa notte? È l’ultima notte della tua vita mortale: poche ore Ti rimangono per dar principio alla tua Passione. Qui credevo di trovare almeno la Celeste Mamma, l’amante Maddalena, i fidi Apostoli. Ed invece Ti trovo solo ed in preda ad una mestizia che Ti dà morte spietata senza farti morire. Oh! Mio Bene e mio Tutto, non mi rispondi? Parlami!”. Ma pare che Ti manchi la parola, tanta è la tristezza che Ti opprime. Quel tuo sguardo, pieno di luce sì, ma afflitto ed indagatore, che pare che cerchi aiuto, il tuo Volto pallido, le tue labbra riarse dall’amore, la tua divina Persona, che da capo a piè trema tutta, il tuo Cuore che forte forte batte, e quei battiti cercano anime e Ti danno un affanno da sembrare che da un momento all’altro Tu spiri, mi dicono che Tu sei solo e perciò vuoi la mia compagnia. 

Eccomi, o Gesù, tutta a Te, insieme con Te, anzi non mi dà il cuore di vederti gettato per terra. 
Ti prendo fra le mie braccia, Ti stringo al mio cuore. Voglio numerare uno per uno i tuoi affanni, una per una le offese che Ti si fanno avanti, per darti per tutto sollievo, per tutto riparazione, e per tutto darti almeno un compatimento. Ma, o mio Gesù, mentre Ti tengo fra le mie braccia, le tue sofferenze si accrescono. Sento, Vita mia, scorrere nelle tue vene un fuoco, e sento che il Sangue Ti bolle e vuole rompere le vene per uscire fuori. Dimmi, Amore mio, che hai? Non vedo flagelli, né spine, né chiodi, né croce. Eppure, poggiando la testa sul tuo Cuore, sento che spine crudeli Ti trafiggono la Testa, che flagelli spietati non Ti risparmiano alcuna particella dentro e fuori della tua divina Persona, e che le tue mani sono paralizzate e contorte più che dai chiodi. Dimmi, dolce mio Bene, chi è che ha tanto potere anche nel tuo interno, che Ti tormenta e Ti fa subire tante morti per quanti tormenti Ti dà? 

Ah! Pare che Gesù benedetto schiuda le sue labbra fioche e moribonde e mi dica: 
“ Figlia mia, vuoi sapere chi è che Mi tormenta più degli stessi carnefici, anzi, quelli sono nulla a paragone di questo? E’ l’Amore eterno che, volendo il primato in tutto, Mi sta facendo soffrire tutto insieme e nelle parti più intime, ciò che i carnefici Mi faranno soffrire a poco a poco. Ah! Figlia mia, è l’amore che tutto prevale su di Me ed in Me: l’Amore Mi è chiodo, l’Amore Mi è flagello, l’Amore Mi è corona di spine, l’Amore Mi è tutto. L’Amore è la mia Passione perenne, mentre quella degli uomini è del tempo. Ah! Figlia mia, entra nel mio Cuore, vieni a perderti nel mio Amore, e solo nel mio Amore comprenderai quanto ho sofferto e quanto ti ho amato, e imparerai ad amarmi ed a soffrire solo per amore”. 

Mio Gesù, giacché Tu mi chiami nel tuo Cuore per farmi vedere ciò che l ’Amore Ti ha fatto soffrire, io vi entro. Ma mentre vi entro, vedo i portenti dell’Amore, che non di spine materiali Ti corona la Testa, ma di spine di fuoco, che Ti flagella non con flagelli di funi ma con flagelli di fuoco, che Ti crocifigge con chiodi non di ferro ma di fuoco. 

Tutto è fuoco che penetra fin nelle ossa e nelle stesse midolla , e, distillando tutta la tua santissima Umanità in fuoco, Ti dà pene mortali, certo più della stessa Passione, e prepara un bagno d’amore a tutte le anime che vorranno lavarsi da qualunque macchia ed acquistare il diritto di figlie dell’amore. 

O Amore senza termine , io mi sento indietreggiare innanzi a tanta immensità d’Amore, e vedo che, per poter entrare nell’Amore e comprenderlo, dovrei essere tutta amore. O mio Gesù, non lo sono. Ma, giacché Tu vuoi la mia compagnia e vuoi che entri in Te, Ti prego di farmi diventare tutta amore. Perciò Ti supplico di coronare la mia testa ed ogni mio pensiero con la corona dell’Amore. Ti scongiuro, o Gesù, di flagellare col flagello dell’Amore la mia anima, il mio corpo, le mie potenze, i miei sentimenti, i desideri, gli affetti, tutto, ed in tutto resti flagellata e suggellata dall’Amore. Fa’, o Amore interminabile, che non ci sia cosa in me che non prenda vita dall’Amore.  

O Gesù, centro di tutti gli amori, Ti supplico d’inchiodare le mie mani, i miei piedi coi chiodi dell’Amore, affinché tutta inchiodata dall’Amore, amore diventi, l’amore intenda, d’amore mi vesta, d’amore mi nutra. L’Amore mi tenga tutta inchiodata in Te, affinché nessuna cosa dentro e fuori di me abbia ardire di torcermi e distogliermi dall’Amore, o Gesù. 

Riflessioni e Pratiche  

Gesù Cristo, in quest’ora, abbandonato dall’Eterno suo Padre, soffrì tale incendio d’infuocato amore, da poter distruggere tutti i peccati anche immaginabili e possibili, da poter infiammare del suo amore tutte le creature anche di milioni e milioni di mondi, tutti i reprobi dell’inferno se non fossero eternamente ostinati nella loro pravità.  

Entriamo in Gesù, e dopo esserci penetrati in tutto il suo interno, nelle sue più intime fibre, in quei palpiti di fuoco, nella sua intelligenza, che era come incendiata, prendiamo questo amore, e rivestiamoci dentro e fuori del fuoco che incendiava Gesù. Poi uscendo fuori da Lui e riversandoci nella sua Volontà, vi troveremo 
tutte le creature. Diamo ad ognuna l’amore di Gesù, e, ritoccando i loro cuori, le loro menti con questo amore, cerchiamo di trasformarle tutte in amore. E poi coi desideri, coi palpiti, coi 
pensieri di Gesù, formiamo Gesù nel cuore di ogni creatura. Indi Gli porteremo tutte le creature, che tengono Gesù nel proprio cuore, e le metteremo intorno a Lui, dicendogli: “O Gesù, Ti portiamo tutte le creature con altrettanti Gesù nel cuore per darti ristoro. Non abbiamo altri modi per poter dare ristoro al tuo amore, che portarti ogni creatura nel Cuore”. Ciò facendo, daremo i veri sollievi a Gesù, ché son tante le fiamme che Lo bruciano che va ripetendo: “Son bruciato e non v’è chi prenda il mio amore. Deh! Datemi ristoro, prendete il mio Amore e datemi amore”.

Per conformarci in tutto a Gesù, dobbiamo rientrare in noi stessi, applicando a noi queste riflessioni: In tutto ciò che facciamo, possiamo dire che è un continuo flusso di amore che corre tra noi e Dio? La nostra vita è un continuo flusso d’amore che riceviamo da Dio: se pensiamo è un flusso d’amore; se operiamo è un flusso d’amore; la parola è amore, il palpito è amore: tutto riceviamo da Dio. Ma tutte queste nostre azioni corrono verso Dio con amore? Gesù trova in noi il dolce incanto del suo Amore che corre a Lui, affinché, rapito da questo incanto, sovrabbondi con noi di più abbondante amore? Se in tutto ciò che abbiamo fatto, non abbiamo messo l’intenzione di correre insieme nell’Amore di Gesù, entreremo in noi stessi e Gli chiederemo perdono di avergli fatto perdere il dolce incanto del suo Amore verso di noi. Ci facciamo lavorare dalle mani divine come si fece lavorare l’Umanità di Gesù Cristo? Tutto ciò che succede in noi, che non sia il peccato, dobbiamo prenderlo come lavorio divino. Facendo il contrario, neghiamo la gloria al Padre, facciamo sfuggire la vita divina e perdiamo la santità. Tutto ciò che sentiamo in noi: ispirazioni, mortificazioni, grazie, non è altro che lavorio d’amore. E noi le prendiamo in quel modo da Dio voluto? Diamo la libertà di far lavorare Gesù? Oppure col prendere il tutto in senso umano e come cose indifferenti, respingiamo il lavorio divino, e lo costringiamo a piegarsi le mani? Ci abbandoniamo nelle sue braccia come morti per ricevere tutti quei colpi che il Signore disporrà per la nostra santificazione? * 

Amor mio e mio Tutto, il tuo Amore m ’inondi dappertutto e mi bruci tutto ciò che non è tuo, e fa’ che il mio corra sempre verso di Te, per bruciare tutto ciò che possa contristare il tuo Cuore. 
(Orazione di Ringraziamento dopo ogni ora di agonia nell’Orto, pag. 42) 
(Preghiera di Ringraziamento dopo ogni ora, pagina 19) 


Ciò che fece soffrire la Divinità all ’Umanità di Gesù 
 ( Dal Volume 12 - 4 Febbraio 1919 ) 

“Figlia mia, neppure una spina fu risparmiata alla mia gemente Umanità, né un chiodo, ma non come le spine, i chiodi, i flagelli che soffrii nella Passione che Mi diedero le creature, che non si moltiplicavano, quanti Me ne mettevano, tanti ne restavano; invece, quelli della mia Divinità si moltiplicavano ad ogni offesa, sicché tante spine per quanti pensieri cattivi, tanti chiodi per quante opere indegne, tanti colpi per quanti piaceri, tante pene per quanta diversità di offese; perciò erano mari di pene, spine, chiodi e colpi innumerevoli. La Passione che Mi diedero le creature nell’ultimo dei miei giorni non fu altro che ombra, immagine di ciò che Mi fece soffrire la mia Divinità alla mia Umanità nel corso della mia vita”.  

Ciò che l’Amore eterno fece soffrire a Gesù nel suo interno 
( Dal Volume 9 - 25 Novembre 1909 ) 

“Figlia mia, gli uomini non fecero altro che lavorare la scorza della mia Umanità, e l‟Amore eterno Mi lavorò tutto al di dentro, sicché nella mia agonia, non gli uomini, ma l‟Amore eterno, l‟Amore immenso, l‟Amore incalcolabile, l‟Amore nascosto Mi aprì larghe ferite, Mi trafisse con chiodi infuocati, Mi coronò con spine ardenti, Mi abbeverò con fiele bollente; sicché la mia povera Umanità, non potendo contenere tante specie di martirii in un medesimo tempo, sboccò fuori larghi rivi di Sangue, si contorceva e giunse a dire: „Padre, se è possibile togliete da Me questo calice, però non la mia, ma la tua Volontà sia fatta‟. Ciò che non feci nel resto della Passione”. 

Molti consacrati andranno per cammini contrari agli insegnamenti del vero Magistero della Chiesa e un grande numero si perderà.




Cari figli, sono la vostra Madre Addolorata e soffro per quello che viene per voi. Piegate le vostre ginocchia in preghiera e supplicate la Misericordia del Mio Gesù per le vostre vite. Pentitevi e riconciliatevi con Dio per mezzo del Sacramento della Confessione. Cercate forze nell'Eucaristia e accogliete il Vangelo di Mio Figlio Gesù. Camminate per un futuro di dolore. Molti consacrati andranno per cammini contrari agli insegnamenti del vero Magistero della Chiesa e un grande numero si perderà. Qualunque cosa accada, rimanete con Gesù. Amate e difendete la verità. Io vi amo e sarò con voi. Coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



GFD/3)
Le parole di conforto del Signore a Noè ed il Suo profondo cordoglio  a causa degli uomini. Anche durante i giorni completamente bui che  precedettero il diluvio, gli abitanti della pianura giocavano,  ballavano e contraevano matrimoni. Il Signore offre l’ultima  possibilità di salvezza a tutti gli abitanti della città di Hanoch e  dell’intera regione. 

1. Ecco com’era la situazione quando il Signore disse a Noè di  rifugiarsi nell’arca. 

2. Quando il cielo cominciò a farsi poderosamente fosco e le nubi  andavano addensandosi minacciose avvolgendo in una notte  profonda le vicine vette dei monti e la pianura esalava vapori per  distanze incalcolabili come una città incendiata, allora il Signore,  come colmo di malinconia e tristezza, andò da Noè e gli disse: 

3. «Noè, non temere, poiché vedi, Io, il Signore di ogni creatura e  di ogni cosa, sono con te per proteggerti e difenderti contro qualsiasi  avversità che Io farò venire ora sul mondo, perché così hanno voluto  gli uomini che sono diventati maligni! 

4. Guarda, guarda come tutto appare ora triste su questa antica  Terra! L’arte degli uomini, senza che loro lo abbiano saputo e  voluto, ha restituito prima del tempo la libertà agli spiriti primordiali  maligni prigionieri di questa Terra, per la qual cosa senza un  giudizio tutti i Cieli sarebbero in pericolo. In conseguenza di ciò lo  spazio tra la Terra e la Luna è ora pieno di tali spiriti. E se non  giungesse un qualche chiarore fino al suolo per effetto  dell’arroventarsi locale delle nubi nelle quali i maligni spiriti liberati  ora infuriano e si agitano, allora qui ci sarebbe una notte tale nella quale ogni vita dovrebbe soffocare, perché la luce del sole non può  assolutamente penetrare attraverso tali masse di nubi e di vapori! 

5. Ma gli uomini della pianura non hanno nessuna paura! Essi  illuminano le loro città con fiaccole e grandi lampade a olio, e ne  sono lieti; essi combinano matrimoni e celebrano ancora nozze,  organizzano banchetti per ospiti e si dilettano con giochi e danze,  mentre Io, il loro Creatore, faccio cordoglio sopra di loro non  potendo aiutarli per non annientarli nel loro spirito per l’eternità! 

6. O tu Mio Noè, questa è una dura situazione per un Padre:  vedere i Suoi figli sull’orlo dell’abisso e non può né Gli è lecito  aiutarli se non mediante un nuovo asprissimo imprigionamento, il  quale è l’imminente Giudizio ormai inevitabile! Che cosa dovrei  dire Io a questo punto? 

7. Vedi, sulla Terra, in regioni molto lontane da questa, si trovano  i discendenti di Caino! A questi fu sufficiente una Rivelazione  insudiciata, e attualmente vivono ancora nel Mio Ordine; e i pochi,  che tra loro hanno talvolta più o meno gravato la loro coscienza con  qualche azione, in questa generale notte del vicino Giudizio tendono  le mani verso di Me ed invocano la Mia Misericordia! 

8. Io però ti dico: “Vedi, Io avrò anche pietà di loro nel loro  bisogno; però questo grande cerchio della Terra dove i Miei figli  dimorano frammisti ai figli del mondo, dovrà ora subire il Mio  Giudizio più spietato! 

9. Io però, prima di lasciare precipitare l’acqua giù dalle  nuvole sulla Terra, cercherò ancora, per il tempo di sette giorni,  di spaventare gli uomini della pianura, attraverso ogni tipo di  fenomeni, e dove è possibile costringerli con ciò a recarsi qui a  cercare rifugio! 

10. Noi dunque attenderemo ancora sette giorni in queste  tenebre, ed Io farò venire una debole luce da qui fino ad Hanoch e  più oltre ancora, affinché nessuno che vuole ancora salvarsi possa  smarrire la via che conduce qui; e se qualcuno venisse qui, anche  se fosse [il maligno] Fungar-Hellan stesso, allora egli deve venire  accolto nell’arca!» 

11. Dopo queste parole un lieve chiarore crepuscolare si diffuse  dall’altura fino ad Hanoch e più oltre ancora; e il Signore allora  aprì a Noè la vista spirituale, cosicché egli, insieme al Signore, poté guardare in tutte le profondità; però non si vide nessuno  allontanarsi dalla città. 

12. Si percepirono delle potenti chiamate come tuoni, però  nessuno si convertì in seguito a ciò. Scoppiarono incendi ad  Hanoch causando grande angoscia e spavento in molti, ma  tuttavia nessuno volle abbandonare la città. Irruppero acque  sotterranee ed esse misero sott’acqua, profondamente quanto  l’altezza di un uomo, le vie e le piazze di Hanoch; allora i poveri  fuggirono sulle vicine colline, ma i ricchi salirono invece su battelli  e barche, e giubilando si fecero portare per le piazze e per le vie, e  nessuno si recò sull’altura. 

13. E tali calamità durarono sette giorni nella pianura; e  tuttavia nessuno si convertì in seguito a ciò. 

14. Allora la Pazienza del Signore venne meno, ed Egli condusse Noè all’arca. 


(GFD/3)
Il Signore comanda a Noè, che ha seicento anni, di entrare nell’arca  con i suoi familiari e poi gli dà le ultime istruzioni. Il Signore può  commettere degli errori quando Egli pensa nel Cuore distogliendo  la Sua Onniveggenza. L’arca chiusa per mano del Signore. Il  subentrare del cataclisma e la morte per annegamento della  maggior parte della gente. 

1. Quando Noè arrivò presso l’arca assieme al Signore, allora il  Signore gli disse: «Noè, entra ora nell’arca con tutta la tua famiglia,  perché nel tempo attuale Io ho trovato giusto solo te dinanzi a Me!

2. Ma degli animali puri prendi sette coppie di ciascuna specie, e  degli impuri solo un paio, però sempre un maschietto e una  femminuccia; fa la stessa cosa anche con gli uccelli che sono sotto il  cielo: di ciascuna specie sette maschietti e sette femminucce, affinché  il seme di essi resti vivente su tutta la superficie della Terra! 

3. Infatti fra sette giorni, a cominciare da questo istante, Io farò  piovere per quaranta giorni e quaranta notti, ed estirperò, su questo  cerchio della Terra, tutto ciò che ha un’essenza vivente che Io ho  creato!» 

4. E Noè si prostrò dinanzi al Signore e Lo adorò per la Grazia  immensa che gli aveva concesso. 

5. Il Signore però risollevò Noè da terra e di nuovo parlò a lui:  «Noè, tu stai pensando come mai Io prima ti ho comandato di  prendere con te nell’arca solo un paio di ogni specie di animali,  senza distinzione, mentre adesso ti dico di prendere sette coppie di  ciascuna specie pura e di fare altrettanto anche rispetto agli uccelli  dell’aria senza distinzione; solo riguardo agli animali impuri ti dico  di limitarti ad un paio! 

6. Vedi, la ragione di ciò è la seguente: quella volta, distogliendo  la Mia Onniveggenza, Io pensavo nel Cuore: “Gli uomini verranno  certo quassù dalla pianura e cercheranno qui la protezione!” 

7. E vedi, Io non volli chiederMi nella Mia Onniveggenza se gli  uomini, che Io ho chiamato tante volte, avrebbero fatto questo! Ma  ora che li ho scrutati [attraverso la Mia Onniveggenza], Io non ho  visto più alcuna volontà, poiché tutti i loro spiriti sono consumati  dalla carne e dal mondo, ed Io ho anche visto che nessuno sarebbe  più venuto! 

8. Perciò al posto degli uomini impurissimi, che sono sprofondati  al di sotto di ogni animale, tu devi prendere con te un maggior  numero di animali puri, e così pure un maggior numero di uccelli  che sono sotto il cielo! Oltre a ciò, questi animali ti torneranno ben  utili sulla nuova Terra! 

9. Se tu ora hai compreso questo, allora va e poi agisci! Non  prenderti però nell’arca alcuna luce artificiale, perché Io Stesso ti  illuminerò l’arca attingendo da Me! Amen». 

10. A questo punto Noè andò e fece tutto come il Signore gli aveva  comandato; il Signore però era con lui e aiutò Noè a fare ogni cosa.  

11. E quando Noè, con l’aiuto del Signore, ebbe fatto tutto nel  massimo ordine, allora egli entrò nell’arca nel suo seicentesimo  anno di età, e precisamente il diciassettesimo giorno del secondo  mese, che era, secondo l’attuale conteggio del tempo, il 17 febbraio.  

12. Quando Noè fu nell’arca con tutti i suoi e con tutti gli animali  che gli erano stati comandati, allora il Signore Stesso prese la grande  porta dell’arca e la chiuse con le Sue proprie mani benedicendo,  attraverso di essa, l’arca; e così Noè era ora al sicuro, e il Signore  Stesso custodiva l’arca. 

13. Ma quando Noè fu così al sicuro, il Signore alzò in alto la Sua  mano onnipotente e comandò alle nubi di rovesciare la pioggia sulla  Terra in poderosissimi torrenti, e così pure comandò alle potenti  sorgenti nella terra di spingere su le loro acque sulla superficie della  terra. Allora si schiusero le sorgenti nelle grandi profondità e si  aprirono le chiuse dei cieli. 

14. Allora ci furono innumerevoli e potentissime sorgenti sul suolo  della Terra e lanciavano la loro acqua fino alle nuvole, e dalle nuvole  la pioggia precipitava come le cascate delle alte montagne innevate. In  questo modo l’acqua crebbe sul suolo della Terra con tanta rapidità  che molti uomini non fecero in tempo a fuggire sui monti; ed anche  coloro che poterono raggiungere i monti, vennero travolti dai potenti  flutti che precipitavano giù dalle rupi e annegarono. 

15. Soltanto pochissimi riuscirono a raggiungere l’altura di Noè  con la forza della disperazione. E quando essi scorsero, fra il  continuo lampeggiare, quella poderosa arca di salvezza, allora  invocarono aiuto e salvezza gridando; ma la Potenza del Signore li  respinse via da lì, ed essi fuggirono verso le più alte vette dei monti  e tentarono con le mani sanguinanti di arrampicarvisi. Ma i fulmini  li strapparono dalle pareti rocciose e li scaraventarono giù nei  potenti flutti che stavano crescendo. 


(GFD/3)
Mahal guarda dalla grotta, meravigliato e mezzo disperato,  l’immane catastrofe. Il monologo angoscioso di Mahal. L’arrivo  di Gurat, Fungar-Hellan e Drohuit nella grotta, e poi compare  anche il Signore.

1. La pioggia violenta però aveva indotto Mahal a rifugiarsi nella  grotta entro la quale egli camminava su e giù, osservando ogni tanto,  meravigliandosi e mezzo disperandosi, come i poderosissimi torrenti  d’acqua precipitavano sulle rocce, strappando e portando via con sé  il terreno, sradicando i grossi alberi e lanciandoli poi con violenza  spaventosissima nelle valli, e osservava inoltre come i poderosissimi  torrenti d’acqua staccavano intere rocce che poi rotolavano giù nelle  fosse e nelle gole con il fragore di mille tuoni! 

2. Egli era certo un grande amico dei grandiosi spettacoli della  Natura, però questo era un po’ troppo forte anche per lui, perché  egli, il Mahal di solito così eroicamente coraggioso, vedeva  l’evidente declino di tutto il mondo e di se stesso. Perciò egli  tremava per la grande paura e diceva tra sé:

3. «O Signore, in verità, soltanto nella Tua giusta Ira si può  conoscere la Tua Potenza! Ma al fatto che Tu sia prodigiosamente  grande, santo e sublime nella Tua Pace, a questo invece l’uomo, reso  ottuso dall’abitudine, presta poca attenzione e può dimenticarsi del  tutto di Te, o Signore; ma una tale scena della Tua Potenza dimostra  al verme della Terra, ottuso e altezzoso nella sua stoltezza, che Tu, o  Signore, nella Tua Pace sei molto potentemente e infinitamente di  più dell’uomo così altezzoso! 

4. Se io non mi trovassi qui del tutto così solo, allora questa  scena apparirebbe molto più edificante; ma così, del tutto  abbandonato da ogni vivente compagnia, è terribilmente disperante  restare in attesa della fine sicura di tutte le cose e dunque anche  della propria fine! 

5. O Signore, toglimi dal mondo e non lasciare che io debba essere  ancora più a lungo testimone di questo Tuo spaventosissimo  Giudizio! Sia fatto il Tuo santo Volere»  

6. Quando Mahal ebbe terminato questo suo monologo, entrarono  nella grotta tre fuggiaschi provenienti dalla pianura per cercarvi  rifugio. Ciò fu per Mahal un’apparizione sommamente gradita, dato  che egli non aveva nessuno con cui confidarsi in questi suoi  momenti di difficilissima situazione! 

7. Egli quindi si avvicinò subito ai tre che cercavano rifugio, e  diede loro il benvenuto e domandando chi fossero. 

8. E i tre risposero: «Noi siamo i tre più grandi pazzi della pianura!  Fino a pochi giorni fa noi credevamo di essere i signori di Hanoch e  così pure di tutto il mondo; ma ora l’antico Dio ci ha dimostrato che  Egli soltanto è l’unico Signore! Noi perciò siamo fuggiti qui, spinti  dalla spaventosissima “mancanza d’acqua”, e forse siamo anche gli  unici viventi di Hanoch, perché laggiù è già tutto sepolto per molti  klafter (molti metri) sotto l’acqua e il fango! I nostri nomi sono:  Gurat, il re, Fungar-Hellan, il gran sacerdote generale e Drohuit, il  capitano dei servitori della regina!» 

9. A queste parole Mahal fece un grido e poi disse: «O Signore,  come sono meravigliose le Tue disposizioni! Tu hai guidato qui i  tuoi grandi nemici e me li hai dati come nelle mie mani! 

10. Ma sapete chi sono io?! Ecco, io sono Mahal, il fratello di  Noè, che tante volte vi ha parlato di questo Giudizio! I vostri  orecchi però erano tappati! Ora sta dinanzi ai vostri occhi l’opera  che avete fatto con le vostre mani: lo spaventosissimo Giudizio di  Dio! Che cosa ne dite adesso di questo? Dov’è ora la vostra  potenza e il vostro splendore?!». 

11. A questo punto i tre furono terrorizzati e volevano nuovamente  fuggire dalla grotta; ma in quello stesso istante il Signore entrò nella  grotta e si fece immediatamente riconoscere da tutti e quattro. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco 

FUGGITA DA SATANA



MICHELA 

La mia lotta per scappare dall'Inferno


Inizia la battaglia contro tutto e tutti


Sono nata una quarantina d'anni fa, nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la festa di santa Gemma Galgani. Una coincidenza davvero singolare e in qualche modo provvidenziale perché, come ho saputo soltanto dopo il mio ritorno alla fede, Gemma è stata una delle sante che più hanno combattuto contro il demonio, uscendone ovviamente vincitrice.
Mia madre, che viveva in una città del Nord Italia, aveva una relazione con un uomo sposato, con il quale ha generato me e altri cinque fratelli e sorelle. Dal canto suo, lui aveva altri tre figli nati nel matrimonio. Per un paio d'anni sono rimasta con la mamma. A un certo punto, forse per problemi economici o perché non riusciva a seguire da sola tutti i sei bambini, mi ha messa in un collegio, insieme con mio fratello minore.
Quando andrò alla ricerca delle mie origini, nel 2004, scoprirò che mio padre naturale era un personaggio importante, ammanigliato sia a livello politico che a livello ecclesiastico. Secondo quanto mi racconterà mia madre, lui agli inizi era molto affettuoso con me. Che cosa sia successo in seguito non l'ho mai saputo con esattezza.
A sei anni d'età fui adottata e dei quattro anni che avevo trascorso nella struttura non ricordo molto. Non è un'esagerazione dire che lì mi sentivo soltanto un numero, perché era proprio così: non ci chiamavano mai per nome.
Probabilmente devo aver rimosso tante cose che in quel luogo mi avevano procurato sofferenza: di fatto l'istituto, un po' di tempo dopo la mia uscita, venne chiuso a causa delle violenze che praticavano su noi bambini.
Una fotografia mi è però ben chiara nella mente. Avevo quattro anni all'incirca e mi trovavo in parlatorio in compagnia di una donna bionda, che mi parlava con tristezza. Si trattava dell'ultimo incontro con mia madre, che aveva deciso di firmare l'autorizzazione affinchè io fossi posta in adozione. Lei mi teneva le mani, quando suonò la campana che ci chiamava in refettorio. In collegio tutto funzionava al ritmo di questo segnale, che scandiva la giornata da quando ci svegliavamo a quando andavamo a dormire.
Io cercai subito di divincolarmi, perché il rispetto della campana era un imperativo categorico. Ma lei era probabilmente turbata nell'animo e mi trattenne ancora un po' nella sua stretta, per darmi l'ultimo saluto fra le lacrime. Perciò ho fatto tardi e non sono riuscita a mettermi al posto che mi toccava nella fila, dove ci si metteva in ordine dal più alto al più basso, ma sono finita in fondo. Quando stavo per sedermi a tavola, un assistente mi è venuto vicino e mi ha detto: «Tu non mangi, vieni via con me». Mi ha portata in una stanza bianca che non avevo mai visto, dove c'era un letto appoggiato al muro. Sembrava proprio un letto d'ospedale, con le sbarre di metallo sui due lati, e sul muro di fronte c'era uno specchio. Mi ha fatto spogliare e mi ha cominciato a colpire con un frustino. Ricordo benissimo i piombini che mi colpivano e mi laceravano la pelle. Poi mi ha detto di stendermi sul letto e mi ha fissato alla tempia, ai polsi e alle caviglie alcune piastrine fredde, che erano collegate con dei fili a un macchinario. Lo ha acceso e ho sentito delle scosse elettriche che mi facevano saltare per aria. Riflesso nello specchio, vedevo il mio corpo sobbalzare in modo assurdo su quel letto. Sono rimasta chiusa lì dentro per diversi giorni. Da quel momento capii che non c'era più da scherzare.
Qualche mese dopo mi trovavo in giardino e giocavo con una capretta. Stando all'aperto, non avevo udito la campana e, quando rientrai, successe la medesima sequenza. Questa volta, però, l'assistente abusò sessualmente di me e mi fece molto male. Per diversi giorni mi tennero da sola in quella stanza per curarmi, perché ovviamente mi erano rimasti dei segni. Sulle ferite mi mettevano un liquido che bruciava tantissimo. L'infermiera mi diceva: «Se obbedisci, non ti succede niente».
In un'altra occasione, non ricordo neanche che cosa avessi combinato, mi è arrivata una botta fortissima con il manico della scopa sulla colonna vertebrale. Un dolore atroce, che tuttora mi torna periodicamente, perché ci fu lo spostamento di una vertebra. Un ulteriore danno che mi porto da quei tempi è la fragilità dei legamenti, perché ci tenevano a lungo fermi nei lettini, in modo che non dessimo fastidio andando su e giù nei corridoi. E dura cercare di rimuovere i ricordi amari, quando ti ritrovi dei "promemoria" così...
La sensazione che mi è rimasta è che gli abusi su di me cominciarono dopo che mia madre non venne più a trovarmi, poiché aveva accettato di darmi in adozione. Nel mio subconscio, l'avvio dei problemi è strettamente associato al momento in cui quelle mani materne si staccarono dalle mie. Ecco perché il maggiore problema psicologico che nel corso della mia vita ho dovuto rielaborare, e nel quale corro tuttora il rischio di ricadere, è proprio quello dell'abbandono.

giovedì 12 marzo 2020

Dio vi chiama da tempo alla conversione e voi non lo ascoltate né gli obbedite, quindi subite le conseguenze della vostra disobbedienza e dei vostri peccati.



Messaggio della Regina del Rosario e della Pace

Pace miei amati figli, pace!
Figli miei, Io vostra madre, Regina del Rosario e della Pace, vengo dal Cielo per mostrarvi la via sicura che ti conduce a Dio. Non allontanarti dal cammino della preghiera, ma intensificatelo sempre di più, perché solo coloro che diventano una preghiera vivente per Dio sopporteranno i tempi difficili e dolorosi che sono accaduti a tutta l’umanità.

Dio vi chiama da tempo alla conversione e voi non lo ascoltate né gli obbedite, quindi subite le conseguenze della vostra disobbedienza e dei vostri peccati.

Figli, convertitevi, convertitevi, convertitevi, perché tanti peccati offendono il Signore e molti dei vostri fratelli hanno perso la fede e non credono più in nulla. Dio sta per mandare il più grande castigo mai visto nella storia dell’umanità. 

Tornate, figli miei, tornate al Signore. State vivendo momenti di dolore e di prove, prima del grande castigo che scuoterà tutta l’umanità e nulla resisterà all’Ira del Signore contro i peccatori ingrati.
Io sono venuta dal Cielo per garantirvi la Mia Protezione Materna. Sono la vostra Madre Immacolata e desidero proteggervi e scongiurare la grande punizione, mentre il Signore ti concede ancora la Sua Misericordia, ma presto, figli miei, tutto al mondo cambierà.

Decidetevi per Dio. Decidetevi per il Regno dei Cieli. 

Niente in questo mondo è eterno, solo Dio è eterno, figli miei. Volete essere di Dio, dovete essere con Dio, così che possiate regnare con lui per l’eternità. Ritorna alle vostre case con la pace di Dio. 
Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

22 Febbraio 2020

Un Mondo secondo il Cuore di Dio



L’ANGELO CADUTO, CONTRO GESÙ 

Per esprimerci in termini esatti, il Redentore promesso non venne in questo mondo quando volle, ma quando un membro dell’umanità abbracciò pienamente il piano divino di salvez- za: questo essere umano fu Maria. La giustizia perfettissima di Dio doveva far assegnamento su una creatura libera perché il Redentore si introducesse in questo mondo, così come l’angelo caduto si introdusse per l’accettazione di una creatura libera. Maria accettò pienamente la volontà divina: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E il Figlio di Dio si fece uomo. Il “nemico” presente questo, e utilizza uno strumento umano che si è dato a lui, accettando le sue ispirazioni, Erode. Questi è incosciente della sua strumentalità diabolica. Erode non vede altro che il suo regno minacciato da un misterioso re annunciato, e nato allora. Il demonio manovra le sue passioni disordinate per un piano molto più vasto di quanto non pensi lo stesso Erode: distruggere il Redentore dell’umanità prima che Egli lo smascheri con la sua predicazione, coi suoi miracoli e perfino con l’espulsione dei demoni. Erode è dominato e guidato dallo spirito del male, e manda ad uccidere tutti i bambini di Betlemme minori di due anni; certamente, pensava egli, vi sarebbe stato compreso il misterioso re. 

Sappiamo che ci sono fatti storici che sono un simbolo di qualcosa che si realizzerà più tardi: pensiamo all’uccisione dell’agnello pasquale, figura dell’uccisione dell’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. L’atteggiamento di Erode di fronte al Figlio di Dio, nato da Maria, ci ricorda quello che San Giovanni, nell’Apocalisse, vide che succederebbe alla fine dei tempi (e quel che avvenne allora non sarebbe figura di ciò che avrebbe dovuto succedere poi?): «Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto...». Pensiamo alla fuga in Egitto. Erode, dominato dallo spirito del male, può essere figura del drago. 

Prima di cominciare la vita pubblica, Gesù si sottopone ad un prolungato digiuno. Al termine del digiuno il demonio si presenta a Gesù per farlo uscire dalla vera via della Volontà del Padre. Nella prima tentazione il demonio approfitta di una necessità naturale, la fame, affinché Gesù utilizzi il suo potere divino a vantaggio proprio. Bisogna osservare che Gesù non fece mai miracoli per un interesse personale; la sua norma fu la gloria del Padre: «Non cerco la mia gloria, ma la gloria di Colui che mi ha mandato». Gesù richiama il tentatore a realtà che mai si consumano e mai si esauriscono: «Non solo di pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca dì Dio» 

La tentazione del demonio comincia di solito da cose che sembrano esigenze naturali – in questo caso la fame – , continua con la superbia e termina col disprezzo di Dio. 

Il tentatore torna a sondare l’anima di Gesù per vedere se esiste in Lui “qualcosa” di suo,con cui possa allontanarlo dalla missione redentrice che il Padre gli ha affidato. «Lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei Figlio di Dio, gettati giù», e aggiunge una ragione presa dalle Sacre Scritture: « poiché sta scritto: ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Se prima si era servito di una necessità biologica, la fame, ora si serve della parola di Dio, il pane spirituale. Il nemico è solito impiegare la parola di Dio contro le anime religiose. Gesù gli risponde di nuovo con un altro testo delle Sacre Scritture: 
«Sta scritto anche: Non tenterai il Signore Dio tuo». 

La terza tentazione è la più insolente e implica i suoi desideri, in parte realizzati, di impadronirsi della creazione destinata al Dio umanato: «Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, prostrandoti, mi adorerai”». Non si dimentichi che ciò fu quello che l’angelo caduto vide nella mente di Dio per lo stesso Dio umanato. Attraverso i secoli egli si è andato impossessando del mondo, man mano che l’uomo ha accetta- to la malvagità del suo spirito. Perciò quei regni del mondo gli appartengono e ora li offre al vero Proprietario ad una condizione: «Tutte queste cose io ti darò se, prostrandoti, mi adorerai». Il demonio esprime qui il suo pensiero e i desideri che ha avuto fin dal principio, quando ambì per sé la creazio- ne, che è tutta intera sgabello del Dio umanato. Gesù si libera del tentatore in modo definitivo: «“Vattene Satana! Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto”. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano». 

JOSÉ BARRIUSO