lunedì 17 agosto 2020

Moneta del popolo TASSE ZERO!



Estratto dal libro: “La banca la moneta e l’usura” di Sua Ecc.za dott. Bruno Tarquini


LA BANCA D’ITALIA

Nel capitolo I e nei successivi fino all’VIII, viene presentata una breve storia della Banca d’Italia, la sua natura giuridica, la proprietà della moneta all’atto dell’emissione e il potere politico e monetario di questa istituzione e certi aspetti incostituzionali del Trattato di Maastricht. Subito dopo il conseguimento del tormentato processo di unificazione degli Stati italiani, sotto la dinastia dei Savoia, si dovette affrontare lo spinoso problema della creazione di una Banca Centrale che estendesse la propria competenza sull’intero territorio del nuovo Stato. Ma soltanto con la Legge n° 443 del 10 agosto 1893, avvenne la nascita della Banca d’Italia, frutto della fusione della Banca Nazionale del Regno con la Banca Nazionale Toscana e con la Banca Toscana di Credito, e dalla liquidazione della Banca Romana, conseguente al grande scandalo sorto dal suo fallimento. Fu personalmente Giovanni Giolitti, Presidente del Consiglio dell’epoca, a dirigere tutte le operazioni necessarie per la nascita della nuova Banca Centrale, ed a lui, per primo, si devono tutte quelle norme dirette a garantire la sua autonomia da ogni eventuale pressione del potere politico: a tal fine, Giolitti volle mantenere il più possibile il modello societario, evitando che fosse il Governo a nominare i vertici della Banca d’Italia. La Banca d’Italia, dunque, fin dall’origine assunse la forma societaria anonima. Con il Regio Decreto 28 Aprile 1910, n° 204 fu approvato il testo unico delle leggi sugli istituti di emissione e sulla circolazione dei biglietti di banca. La facoltà di emissione fu concessa per un periodo di vent’anni alla Banca d’Italia, al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia. Tra i decreti-legge, emanati nel periodo 1926-27, assunse importanza quello n° 812 del 6 Maggio 1926 che, unificando in capo alla Banca d’Italia il servizio di emissione dei biglietti di banca, stabilì la cessazione della analoga facoltà per il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. Il monopolio dell’emissione e il ruolo di Banca Centrale della Banca d’Italia assunse un definitivo assetto con il Regio Decreto del 12 Marzo 1936, convertito nella Legge 7 Marzo 1938, n° 441, e col successivo “Statuto”. Queste disposizioni legislative confermarono l’autonomia della Banca d’Italia, alla quale, per la prima volta, fu esplicitamente riconosciuta la qualifica di “Istituto di Diritto Pubblico”, nonostante che fosse sostanzialmente mantenuta la sua organizzazione interna originaria di una società anonima (oggi detta “società per azioni”). Il potere attribuito al Governatore era enorme in quanto capace di incidere in maniera decisiva sulla vita della Nazione, tanto più che la sua nomina non incontra limiti temporali, a meno di dimissioni o di revoca. Per dimostrare come il potere politico abbia continuato, nel tempo, a defilarsi dalla responsabilità di mantenere una competenza di tanta importanza, quale è quella concernente il tasso di sconto, la Legge 7 Febbraio 1992, n° 82 (tra l’altro promossa dall’allora Ministro del Tesoro, Guido Carli, che, guarda caso, era stato Governatore della Banca d’Italia), ha attribuito all’Istituto di emissione la facoltà di disporre le variazioni del tasso ufficiale di sconto senza doverla più concordare con il Ministro del Tesoro, vale a dire senza doverla concordare con lo Stato. Ora, nonostante l’esplicita formula adoperata dalla legge, secondo cui la Banca d’Italia è “Istituto di Diritto Pubblico”, nonostante la sua organizzazione ricalca sostanzialmente quella di una “società per azioni”, si deve dire che l’approvazione politica della nomina delle cariche della Banca d’Italia (come pure la loro revoca) appare come un mero visto di legittimità e, inoltre, la considerazione che i fini istituzionali dell’ente in esame sono stabiliti con legge non può giustificare la tesi che la Banca d’Italia sia di “Diritto Pubblico”. In conclusione, si deve riconoscere che la Banca centrale è un ente privato, atteggiato strutturalmente come una “società per azioni”, alla quale è stata affidata, in esercizio esclusivo, la funzione statale di emissione di cartamoneta e concesso il pubblico servizio di tesoreria per lo Stato. La Banca d’Italia, dunque, dalla pubblica funzione di emettere moneta, della quale è stata investita dallo Stato, ricava degli utili che vanno a suo beneficio, proprio come una società privata commerciale. Ma la Banca d’Italia può ritenere di essere la proprietaria della moneta cartacea al momento in cui la presta al sistema economico nazionale, per porla in circolazione? La domanda appare del tutto doverosa, poiché su questo punto la legislazione tace completamente e, di conseguenza, non si può dare una risposta che sia sostenuta da un preciso riscontro normativo. La risposta appare, dunque, molto difficile, e di tale difficoltà si è avuta la prova, in sede parlamentare, in due occasioni recenti: 



1) nella seduta della Camera dei Deputati, tenutasi il 17 marzo 1995, il deputato Pasetto rivolse una interrogazione al Ministro del Tesoro, per sapere se non intendesse promuovere una riforma legislativa diretta a definire la moneta un bene reale conferito all’atto dell’emissione, a titolo originario di proprietà di tutti i cittadini appartenenti alla collettività nazionale italiana, con conseguente riforma dell’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da semplice ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari. Nel rispondere a tale interrogazione, il Sottosegretario del Tesoro, Carlo Pace affermò “in sostanza, per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito, una passività dell’Istituto di Emissione e come tale è iscritta, nel suo Bilancio, tra le poste passive”. 

2) rispettivamente, il 3 novembre 1994, e il successivo 1° dicembre, i senatori Natali (AN) e Orlando (PRC) interrogarono il Ministro del Tesoro per sapere se non ritenesse necessario l’intervento del Ministero, per la doverosa tutela dei rilevantissimi interessi nazionali, nella causa civile, promossa dinanzi al tribunale di Roma dal Professore Giacinto Auriti, nei confronti della Banca d’Italia, e diretta ad ottenere una sentenza di mero accertamento, che dichiarasse la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da Ente gestore ad Ente proprietario dei valori monetari’.

Alle due interrogazioni, fornì risposta scritta il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Vegas, il quale (sentita, questa volta nel merito, anche la Banca d’Italia) si adeguò alla precedente risposta del collega di Governo. Come ulteriore argomentazione, il Sottosegretario Vegas ricordò come, nella attuale dottrina economica e nelle opinioni degli Stati europei, fosse avvertita e radicata l’esigenza “di non concentrare nelle mani di uno stesso soggetto politico, quale potrebbe essere l’autorità di governo, il potere di creare moneta e quello di spenderla, onde impedire che la moneta diventi strumento di lotta politica”, e ricordò che tale esigenza aveva trovato esplicito riconoscimento giuridico nel Trattato di Maastricht. Entrambe le risposte sono degne di nota solo per il tasso di ambiguità da cui sono permeate. Infatti, in primo luogo, stupisce che tutte e due le risposte sul punto relativo alla proprietà della moneta, al momento della sua emissione, si rifugino in una dichiarazione negativa, affermando che questa non spetta alla Banca d’Italia: affermazione questa, forse volutamente elusiva, ma che, tuttavia, non può sfuggire all’accusa di menzogna per ciò che essa non può non sottintendere. Posto infatti che la moneta (al momento della sua creazione ed emissione) non può non avere, come tutti i beni mobili, un proprietario, deve trarsi la conclusione che, in quel preciso momento la moneta, se non è della Banca d’Italia, è di proprietà dello Stato. Ma ciò contrasta in modo irrimediabile con quanto riconosciuto dagli stessi rappresentanti del Governo, vale a dire la percezione di un utile monetario da parte di un Ente che non è proprietario della moneta che crea ed immette in circolazione. Tanto più che, per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenterebbe un debito della Banca d’Italia; una passività che la abilita ad inserirla nel proprio bilancio tra le poste passive. Ne deriva che, caso unico, la moneta sarebbe fruttifera nelle mani dell’Istituto di Emissione, benché questo non ne sia proprietario, ma anzi debitore. Mentre, quindi, nei casi normali, il creditore percepisce interessi dalla moneta che presta, ed è il debitore che paga questi interessi, nel caso in esame, le posizioni appaiono stranamente invertite. Con un debitore che, anziché pagare, percepisce gli utili. Il fatto è che, nel concreto, la verità risiede proprio nel secondo corno del dilemma: nel senso che la Banca d’Italia ritiene di essere proprietaria della moneta che crea ed emette. Lo sostiene lo stesso Istituto proprio nel giudizio civile promosso dal professor Auriti; infatti, nella comparsa di costituzione e risposta, datata 20 settembre 1994, si legge: «alla stregua della puntuale disciplina della funzione di emissione, i biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca Centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese» ... «Essi acquistano la loro funzione e il valore di moneta solo nel momento logicamente e cronologicamente successivo, in cui la Banca d’Italia li immette nel mercato trasferendone la relativa proprietà ai percettori». E ancora: «La Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti, i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell’Istituto di Emissione, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che vengono, invece, appostati all’attivo». Ora, poniamo il caso di un falsario che dia in prestito il risultato della propria illecita attività, che a lui non costa nulla se non le spese di fabbricazione; nel fare il bilancio finale dell’operazione, vi iscrive forse come posta passiva la somma falsificata e prestata, e come posta attiva la somma restituitagli oltre agli interessi? Così facendo, altererebbe il bilancio, perché la somma falsificata che dà in prestito non costituisce una perdita, così come peraltro non rappresenta un guadagno; inserendola nel passivo, il falsario non farebbe altro che occultare fraudolentemente una parte dell’attivo. Tanto per continuare nell’esempio, se il falsario dà in prestito la somma falsificata di un miliardo di lire al tasso del quindici per cento e, alla scadenza convenuta ha, in restituzione, la somma di lire (autentiche) un miliardo e centocinquanta milioni, il suo attivo è costituito da quest’ultima somma per intero, ed il suo passivo dalle spese sostenute per la fabbricazione della moneta falsa. Mutatis mutandis, lo stesso concetto vale per la Banca d’Italia: certamente, qui, non si tratta di moneta falsificata, ma, come si è detto, di moneta che, all’atto dell’emissione, non può avere ancora alcun valore né di credito né di debito, perché destinata, solamente durante e a causa della circolazione, a misurare il valore dei beni e ad acquistare il connotato di misura del valore. Perciò, la Banca d’Italia non è legittimata ad iscrivere la moneta, che immette nella sua circolazione, come posta passiva del suo bilancio. A questo punto, ci si potrebbe domandare quale possa essere la reazione dei vertici della Banca d’Italia a queste chiare e ineluttabili considerazioni.  “Chiesa viva” NUMERO UNICO *** Gennaio 2014 

a cura del dott. Franco Adessa

domenica 16 agosto 2020

Il Mistero dell’Iniquità e il Nuovo Ordine Mondiale massonico



Il Mistero dell’Iniquità


B) L’estrema crudeltà del dominio sionista: un preludio alla loro egemonia mondiale

Il dominio radicale ebraico-sionista nell’ultimo secolo ha mostrato i  suoi aspetti più crudeli e brutali, sia in Russia sia in Palestina. Il Terrore  Rosso perpetrato dal regime ebraico-bolscevico in Russia fu un vero  e proprio genocidio di massa.147 Gli orrori indicibili e brutali di quel  periodo di terrore furono raccontati da S.P. Melgunov nel suo libro La Terreur rouge en Russie [“Il Terrore Rosso in Russia”] (1918-1923).  “L’esatto ammontare dell’enorme numero di vittime che è stato attribuito  al socialismo comunista”, spiega Melgunov, “… probabilmente non  sarà mai conosciuto, ma esso va al di là di qualunque immaginazione.  Non è possibile sapere l’esatto numero di vittime. Tutte le stime errano  assolutamente per difetto.” Un quotidiano di Edimburgo, The Scotsman,  pubblicò il 7 novembre 1923 un rapporto del Professor Sarolea, nel  quale vennero fornite le seguenti cifre: 

28 Vescovi; 1,219 sacerdoti; 6,000 professori e insegnanti;  9,000 dottori; 54,000 ufficiali; 260,000 soldati; 70,000 poliziotti;  12,950 proprietari terrieri; 355,250 intellettuali e liberi  professionisti; 193,000 operai e 215,000 contadini.148

Theodore Pike spiega che “gli ebrei resero possibile un livello tale  di omicidi, persecuzioni, schiavitù ed imprigionamenti da far quasi  impallidire le sofferenze da loro stessi patite.”149 Nel suo libro The  Rulers of Russia [“I governanti della Russia”] Padre Fahey dimostrò chiaramente che il regime che perpetrò quest’olocausto era quasi interamente ebraico. Nel numero 12 della rivista Sovietica Il Comunista,  pubblicato a Kharkov il 12 aprile 1919, M. Cohen scrisse: 

Senza esagerare, si può ben dire che la grande rivoluzione sociale in Russia è stata portata avanti dagli ebrei. È vero che nei ranghi dell’Armata Rossa vi sono soldati che non sono ebrei. 

Ma nei comitati e nelle organizzazioni sovietiche, così come tra i  Commissari del Popolo, gli ebrei guidano le masse del proletariato  Russo…

Altrettanto brutale dello sterminio di russi ed ucraini da parte degli  ebrei, è stato il genocidio perpetrato da Israele ai danni dei palestinesi e dei  vicini paesi arabi. Lo sterminio di innocenti palestinesi da parte dell’Irgun  di Menachem Begin, è stato descritto dal National Geographic dell’aprile  1983, a pag. 514:

Alle 4 del mattino del 9 aprile 1948, 132 terroristi israeliani  appartenenti all’Irgun e alla Banda Stern, piombarono sugli abitanti  ancora addormentati del pacifico villaggio di Deir Yassin, a ovest di  Gerusalemme. Per le successive otto ore vennero commessi omicidi  brutali, che fecero oltre 200 vittime tra uomini, donne e bambini; 15 case vennero distrutte, “i corpi furono ammucchiati in una cava lì vicina e dati alle fiamme. Il fumo oscuro che si sprigionò da quei  corpi oscura ancor’oggi Gerusalemme.”150

Reham Alhelsi151 descrisse ancor più dettagliatamente il massacro  compiuto a sangue freddo dai terroristi ebraico-sionisti contro gli  innocenti e pacifici civili di Deir Yassin: 

Sono le 4.30 di mattina di venerdì 9 aprile 1948; mentre il villaggio è immerso nel sonno, le bande terroristiche sioniste  accerchiano Deir Yassin. I palestinesi si svegliano al suono degli  altoparlanti che gli intimano di lasciare il villaggio; gli abitanti,  ignari di ciò che sta per accadere, escono dalle proprie case per  capire che succede, ed è in quel momento che ha inizio il massacro. 

L’Irgun attacca il villaggio da sudest, la Banda Stern da est, mentre l’Haganah apre il fuoco sul villaggio con dei mortai. Le  guardie del villaggio palestinese cercano di difendere i residenti e di fermare le bande sioniste, combattono con valore, ma sono  inferiori per numero ed armamenti, e devono soccombere dinanzi a tre bande armate fino ai denti. I sionisti aprono il fuoco contro  chiunque cerchi di scappare dal villaggio, si spostano all’interno  dello stesso e cominciano a fare “piazza pulita”: passano di casa in casa, violentando le donne, massacrando i bambini e uccidendo chiunque si trovi al loro interno, usando  mitra e pugnali. Intere famiglie vengono addossate ai muri e giustiziate sul posto. Le donne incinte  vengono pugnalate al ventre ed i corpi dei loro bambini  terribilmente mutilati. I soldi e i gioielli vengono rubati dai corpi delle vittime e le case vengono razziate, prima d’essere date  alle fiamme. Delle 144 case di Deir Yassin, almeno 15 vengono  fatte saltare in aria dalle bande terroristiche sioniste con le persone ancora al loro interno. L’ufficiale Britannico Richard Catling, Assistente Ispettore Generale della Divisione Investigazioni Criminali, confermò che: 
 “La registrazione delle dichiarazioni è ostacolata dallo stato  isterico in cui si trovavano le donne, che spesso crollavano mentre  rilasciavano la propria dichiarazione. Non vi sono dubbi, tuttavia,  sul fatto che molte atrocità a carattere sessuale siano state  commesse dagli ebrei che hanno colpito il villaggio. Molte giovani  studentesse sono state violentate e poi uccise. Anche donne anziane  sono state molestate. Una storia riguarda il caso di una giovane ragazza che è stata letteralmente spezzata in due. Molti neonati sono  stati mutilati e uccisi. Ho visto anche un’anziana donna… che era  stata colpita violentemente al capo col calcio dei fucili. A molte donne  sono stati strappati i braccialetti dal braccio e gli anelli dalle dita, e alcune non avevano più le orecchie perché le erano state strappate per  rubare gli orecchini.” [1]
Durante il massacro, uomini, donne, bambini e anziani vennero uccisi a sangue freddo ed in modo orribile, e centinaia di  altri rimasero feriti. Il numero esatto delle vittime è controverso.  La maggior parte delle fonti afferma che il numero dei martiri  fu di 254, tra cui 25 donne incinte che vennero uccise a colpi di  baionetta, 52 bambini che vennero mutilati e decapitati davanti  alle loro madri, prima che anche queste ultime venissero uccise. 
“Un resoconto agghiacciante del massacro è stato fornito da un  medico della Croce Rossa che arrivò al villaggio il giorno dopo, e  vide di persona ‘il rastrellamento’ come lo definì uno dei terroristi.  Questo dottore affermò che ‘il rastrellamento’ era stato compiuto con  mitra, granate e infine portato a termine con i coltelli. Le pance delle donne erano state aperte ed i bambini uccisi tra le mani delle madri  impotenti. Circa 250 persone furono assassinate a sangue freddo. 
[2] Di queste, 25 donne incinte erano state colpite al ventre con le  baionette mentre erano ancora vive; 52 bambini erano stati mutilati  sotto gli occhi delle loro madri, infine uccisi e decapitati. Le madri  vennero massacrate a loro volta, e i loro corpi mutilati. Circa altre  60, tra donne e bambine, vennero uccise ed i loro corpi mutilati.” [3] Le Nazioni Unite e la Croce Rossa, i cui rappresentanti  furono tra i primi ad arrivare nel villaggio, dopo il massacro, confermarono che il numero delle vittime era vicino alle 250  stimate. Altre fonti più recenti indicano il numero dei morti in  120 (vedi la lista dei martiri), aggiungendo che il numero delle  vittime era stato esagerato dai terroristi sionisti per diffondere  la paura, tra i palestinesi. La pulizia etnica è stata uno degli  obiettivi dichiarati di quel massacro, e le atrocità commesse a Deir  Yasin sono state utilizzate per spingere i residenti di altri villaggi  palestinesi a fuggire per salvarsi la vita, per timore di subire un destino simile. Dopo il massacro, le bande terroristiche sioniste sono andate di villaggio in villaggio palestinese, ordinando ai  palestinesi di andarsene via “o di incontrare lo stesso destino di  Deir Yassin.” [4]
Si mettevano fuori dai villaggi e avvertivano i residenti con gli altoparlanti: “La strada di Gerico è ancora aperta, scappate da  Gerusalemme prima che vi uccidiamo come abbiamo fatto con gli  abitanti di Deir Yassin.” [5]
Durante l’espulsione degli abitanti di Ramleh e Lydd, nel luglio  1948, Sari Nair, un abitante di Ramleh, ha rivelato come vennero  cacciati via dalle proprie case da un soldato sionista che disse loro di scappare “altrimenti sapete cosa accadrà: quel che è successo a  Deir Yassin capiterà anche a voi.” [6]
Oltre a quelli massacrati nelle loro case, 25 uomini palestinesi  vennero radunati dai terroristi sionisti, vennero messi su di un  camion e fatti sfilare per le strade di Gerusalemme in una sorta di  “parata della vittoria”, prima d’essere giustiziati presso una cava lì  vicino e sepolti in una fossa comune. Testimoni oculari riferirono  inoltre che circa 150, tra donne e bambini, vennero fatti sfilare  nudi per le strade della zona ebraica di Gerusalemme: “Quei  furfanti radunarono donne e ragazze ancora vive, e dopo aver tolto loro i vestiti, le misero nude all’interno di alcune macchine scoperte,  portandole in giro per le strade della zona ebraica di Gerusalemme,  dove furono sottoposte allo scherno e agli insulti degli spettatori.  Molti hanno persino scattato delle foto di quelle donne.” [7]

Il massacro di Deir Yassin, contrariamente a ciò che dicono alcuni,  non fu il risultato di un’insubordinazione improvvisa e spontanea  da parte di un gruppo isolato e ribelle. Al contrario, fu l’esecuzione  a sangue freddo di un piano premeditato. Nel suo libro The Iron  Curtain over America [“La cortina di ferro sull’America”], il professor  John Beatty scrisse che: “nel febbraio 1948, un ufficiale dell’Agenzia  Ebraica informò un mio amico inglese che gli ebrei sarebbero riusciti a  gestire con facilità gli arabi. Tutto quel che dovevano fare era compiere  semplicemente due o tre massacri, spiegò, e la resistenza araba sarebbe crollata. ‘Inoltre’, aggiunse, ‘quando compiremo un massacro, non  uccideremo solo gli uomini, ma stermineremo anche donne e bambini,  e persino le mucche, le pecore e i cani’.”152
Questo progetto prevedeva l’espulsione sistematica dei palestinesi  dalle proprie terre. “Le minute di un incontro dell’Esecutivo dell’Agenzia  Ebraica, avvenuto il 12 giugno 1938,” spiega Iqbal Jassat, “riportano  un’affermazione agghiacciante da parte di David Ben-Gurion: ‘io sono  a favore della deportazione; non ci vedo niente d’immorale’.” Jassat  continua: “Nei suoi diari, alla data 12 luglio 1937, Ben-Gurion scrive a  suo figlio che l’unica opzione rimasta al sionismo era che: ‘gli arabi se ne devono andare’.”153
Secondo il “Piano Dalet”, spiega Reham Alhelsi:

Deir Yassin doveva essere occupata, al pari di altri villaggi palestinesi. Il “Piano Dalet” (o piano D) delineava la principale  strategia militare sionista, e conteneva molte sotto-operazioni  finalizzate all’espulsione sistematica di quanti più  palestinesi e all’occupazione di quanto più suolo palestinese  possibile, prima della scadenza del Mandato Britannico. Questo  piano dava ai comandanti militari sionisti e alle loro bande piena  facoltà di sterminare ed espellere i palestinesi, distruggendo i loro  villaggi e le loro città. Questo piano, e le operazioni che vennero  condotte in suo nome, hanno causato la pulizia etnica di 123  località palestinesi (il 40% di tutte le località della Palestina) e la  fuoriuscita dal paese di ben 413.794 rifugiati palestinesi (il 54% dei rifugiati del Nakba), rendendo evidente quest’ultimo come  obiettivo primario dietro alla pulizia etnica della Palestina.154 

Menachem Begin provò a giustificare l’attacco a Deir Yassin nel suo libro The Revolt [“La Rivolta”]:

Gli arabi presenti nel paese, indotti a credere ai selvaggi racconti del ‘massacro dell’Irgun’, caddero in preda al panico e  cominciarono a fuggire per salvarsi la vita. Questo esodo di massa si trasformò presto in una fuga disordinata ed incontrollabile. Il  grande significato politico ed economico di questo sviluppo non è  stato sufficientemente compreso.155

L’Irgun “affermò che la ‘violenza politica ed il terrorismo’ erano  ‘strumenti legittimi nella lotta nazionale ebraica per la conquista della  Terra d’Israele’.”156 I loro attacchi furono, nell’ordine:

• Il Massacro di Al-Quds, nel dicembre 1937: membri dell’Irgun  lanciarono una bomba a mano in un mercato vicino alla Moschea  di Al-Quds, uccidendo e ferendo decine di persone.

• Il Massacro di Haifa, nel marzo 1938: membri dell’Irgun e della banda Lehi lanciarono delle granate nel mercato di Haifa,  uccidendo 18 persone e ferendone altre 38.

• Il Massacro di Haifa nel luglio 1938: L’Irgun fece esplodere un auto  bomba nel mercato di Haifa, uccidendo 21 persone e ferendone 52.

• L’attacco al villaggio di Balad El-Sheik, nel giugno 1939: Questo  villaggio palestinese venne attaccato da membri dell’Haganah,  l’organizzazione paramilitare ebraica di difesa. Cinque abitanti  vennero rapiti e uccisi. 

L’attentato all’Hotel King David, nel luglio 1946: guidati da  Menachem Begin, l’Irgun pianificò e portò a compimento nel luglio  1946 un attentato esplosivo contro l’Hotel King David, quartier  generale Britannico a Gerusalemme, al fine di distruggere dei  documenti che provavano le campagne terroristiche dei gruppi  sionisti. L’attacco uccise 28 Britannici, 17 ebrei, 41 palestinesi e  altre 5 persone, per un totale di 91 vittime. 

• L’attacco al Club ufficiali Britannico di Casa Goldschmidt, a  Gerusalemme, nel marzo 1947: 17 morti tra militari ed ufficiali  dei servizi segreti Britannici.

• L’attentato alla stazione ferroviaria di Gerusalemme, nell’ottobre  1947: L’Irgun fece esplodere la stazione ferroviaria di Gerusalemme,  oltre a minare le strade ed attaccare veicoli militari.157
La Banda Stern fu fondata da Avraham Stern nel 1939. Dopo l’assassinio di Stern, avvenuto nel 1942 ad opera degli inglesi, questa  banda si riorganizzò in “un movimento clandestino chiamato Lehi,  acronimo di Combattenti per la Libertà d’Israele.” 158 Gli attacchi  terroristi della Lehi furono:

• ’assassinio di Lord Moyne, avvenuto al Cairo, in Egitto, nel  novembre 1944: Lord Moyne era all’epoca il rappresentante di  grado più elevato del governo inglese, nell’area del Medio Oriente.  La Lehi volle ucciderlo a causa del suo sostegno alla creazione di  una Federazione Araba Mediorientale. 

• Gli attentati al Treno Cairo-Haifa, agli inizi del 1948: pochi mesi  prima dello scoppio della guerra arabo-israeliana del 1948, il  treno Cairo-Haifa venne bombardato diverse volte; questi attacchi  vennero attribuiti o rivendicati dalla Lehi. Uno di questi attacchi,  nel febbraio di quell’anno, provocò la morte di 28 soldati ed il ferimento di altri 35. Un altro attacco il mese successivo uccise 40 civili, ferendone 60. 

• Il massacro di Deir Yassin, aprile 1948: i commandos della Lehi  e della Irgun, guidati da Menachem Begin, attaccarono il piccolo  villaggio (700 persone) di Deir Yassin, uccidendo tra i 100 ed i 120  abitanti.159 [Altre fonti parlano di oltre 200 vittime].

Nella sua Enciclica del 15 aprile 1949, I luoghi Santi della Palestina,  Papa Pio XII lanciò un appello in favore dei palestinesi che venivano  massacrati e strappati dalle loro case:

Con la sospensione delle ostilità, si è ancora lungi dallo stabilire effettivamente in Palestina la tranquillità e l’ordine… Ci  giungono ancora le implorazioni di tanti e tanti profughi, di ogni età e condizione, costretti dalla recente guerra a vivere in esilio, sparsi in campi di concentramento, esposti alla fame, alle epidemie e ai pericoli di ogni genere…Noi rivolgiamo un caloroso appello a coloro cui spetta provvedere, perché sia resa giustizia a quanti,  costretti dal turbine della guerra a lasciare le proprie case, non  bramano che ricostituire in pace la loro vita.160

Poco è cambiato da quando Pio XII chiedeva giustizia per il popolo  palestinese. Nella sua opera già citata, Theodore Pike ha scritto: “Non  possiamo esimerci… dal tratteggiare una linea comune tra il massacro di  mezzo milione di gentili, compiuto nel 119 D.C. dagli ebrei, e la recente [1982] incursione in Libano da parte d’Israele, durante la quale il fuoco  israeliano, secondo la polizia di Beirut, avrebbe causato la morte di  oltre 18.000 gentili (la maggior parte dei quali cristiana). Ascoltiamo le  dichiarazioni di questo testimone credibile (Stan Mooneyhan) rilasciate  alla rivista World Vision: 

Alcuni affermano che furono date due ore di preavviso. Altri  insistono che non vi fu preavviso alcuno… i primi aerei giunsero  alle 5 del pomeriggio; da mezzanotte fino alle 8 del mattino  seguente i bombardamenti furono ininterrotti, e durarono per tre  giorni…

Ein-El-Hilweh non esiste più. Non avevo mai visto una distruzione così assoluta, nemmeno a Managua, quando il terremoto distrusse la capitale del Nicaragua. Se i guerrafondai ed i pacifisti di tutto il mondo vogliono veramente sapere cosa  significhi un bombardamento a tappeto, dovrebbero venire qui... è  uno dei più grandi massacri dell’era moderna.

[L’attacco israeliano contro Sidone]

...alle 2.30 di mattina del 14 giugno, un bomba piomba sulla  Scuola Kineye. Fa a pezzi corpi, strappa via braccia e gambe da  quelli che un secondo prima erano corpi integri di esseri umani. Lo  spostamento d’aria farà il resto...
Io mi trovo qui, tre settimane dopo, dove nessun osservatore  avrebbe dovuto essere, vedendo quello che nessun osservatore  avrebbe dovuto vedere. Corpi mutilati e arti dappertutto... la  Scuola Kineye è un mattatoio; si cammina a mezza gamba sui  liquidi corporei fuoriusciti dai corpi ammassati sul pavimento della  cantina.
Ho contato più di 50 cadaveri. Il resto delle vittime è impilata  uno sopra l’altra, Gettati lì dall’esplosione che ha preso le loro  vite. C’è stato detto che sono 255 i morti in quel groviglio di corpi  umani (settembre 1982).
Se la stima di Israele sulle vittime di Sidone fosse esatta (hanno  detto 165 morti), allora vorrebbe dire che ho visto tutte le vittime  dell’attacco, tranne una decina, ammassate nella cantina di una  singola scuola… e questo senza parlare della cittadina stessa di Ein-el-Hilweh, appena fuori Sidone, che aveva una popolazione di  circa 60.000 abitanti e che adesso non esiste più, obliterata da un  bombardamento a tappeto.” 

“Mooneyhan era a capo di un’organizzazione di aiuti internazionali  che stava portando 400.000 dollari in aiuti medici e generi di conforto  alle vittime di quell’olocausto,” continua Pike, “e rimase scioccato dinanzi  al rifiuto degli occupanti israeliani di permettere la distribuzione degli  aiuti umanitari, malgrado i combattimenti fossero finiti da un pezzo e  l’intera area fosse ormai sicura.”161
Il 30 gennaio 1991 si è appreso che “un coprifuoco, fatto rispettare  in modo rigoroso da diversi blindati per il trasporto di truppe, ha  paralizzato la vita nei territori occupati, lasciando molti dei 1.7  milioni di palestinesi sull’orlo del lastrico, ed in uno stato di paura  ed irascibilità.”162 Il rapporto continuava spiegando come i palestinesi  venissero obbligati a restare chiusi in casa, notte e giorno, ad eccezione  di un paio d’ore al giorno. Un palestinese che aveva violato il coprifuoco  fu ucciso dalle truppe Israeliane. 
Oggi i palestinesi continuano ad essere brutalizzati e vessati dai loro  conquistatori israeliani. L’attacco a Gaza, avvenuto agli inizi del 2010, è  stato teatro di molti crimini di guerra, tra i quali il bombardamento di  civili, l’uso del fosforo bianco (filmato in diretta da Al Jazeera e Press  TV) e diverse altre punizioni collettive. “‘I cinque milioni di persone  che vivono nelle tre parti rimanenti della Palestina – la Cisgiordania,  la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est – non hanno mai sofferto così  tanto sin dalla Nakba (catastrofe, in arabo), quando due terzi degli  arabi palestinesi vennero cacciati dalle loro case, la loro terra e quindi  dalla loro vita, per mezzo del terrore e la forza delle armi, nel 1948’,  così si è espresso il dott. David Halpin, un chirurgo in pensione e noto  attivista per i diritti umani dei palestinesi, riferendosi al ‘tormento e alle perdite’ di questi ultimi.”163
Il 1 marzo 2008, Il Vice Ministro alla Difesa israeliano, Matan  Vilnai, minacciò di lanciare “un olocausto ancora più grande contro  i palestinesi”:164 “Che stanno per attirare su di se una Shoah ancora  peggiore, perché noi useremo tutta la nostra forza, in qualsiasi modo  riterremo opportuno, sia dal cielo che dalla terra.”165 Mentre i politici ed  i giornalisti discutevano inutilmente sull’esatto significato del termine  ‘shoah’ usato da Vilnai, Halpin fece notare come “L’olocausto promesso  da Vilnai è stato effettivamente scatenato il 27 dicembre 2008... I militari ed alcuni rabbini avevano addirittura incoraggiato gli attacchi  contro la popolazione civile.”166

“Oltre duecento persone sono state uccise nei primi 15 minuti di bombardamenti.” Tra le vittime ci furono molti scolari, “perché le scuole erano piene, a quell’ora” e stavano cambiando i turni di studio; nello stesso momento vennero distrutti tutti i centri di  difesa civile, rendendo quasi impossibile la coordinazione delle  ambulanze. Venne persino impedito l’accesso alle Ambulanze e al personale medico, contravvenendo alla Quarta Convenzione di Ginevra e ai Principi di Norimberga, rendendo palese la natura  aggressiva di questa guerra deliberata, e commettendo il più grave  crimine di guerra “dal quale derivano tutti gli altri.” Halpin allega a questo punto i rapporto della giornalista Eva Jasiewicz (www. tiny.cc/hauGI).
“La maggior parte delle 500 pagine del Rapporto Goldstone alla Commissione dell’ONU per i Diritti Umani, si concentrano sulle  azioni degli israeliani.” Queste “azioni” includono il destino toccato alla famiglia Samouni. Mentre fuggivano dal bombardamento:  “Vennero… costretti ad entrare a dozzine in una cantina. L’edificio  venne poi fatto saltare in aria. Alle ambulanze venne impedito di  prestare soccorso ai feriti o di recuperare i morti per oltre due giorni. Un bambino sopravvissuto era disteso sul cadavere di un suo genitore.”
“Goldstone afferma in modo irrefutabile che Gaza non è un caso isolato del modo con cui gli israeliani trattano i palestinesi”,  scrive Halpin, aggiungendo che il rapporto dell’ex giudice Richard  Goldstone giunge alla conclusione che al popolo di Gaza è stata  inflitta “una punizione collettiva”, consistente in “intimidazione e  terrore.” Tutto questo è stato detto da un uomo, Goldstone, definito  dalla propria figlia: “un sionista che adora Israele.”167

Il Centro d’Informazione non governativa palestinese ha riportato le  parole di Vilnai: “la prima ammissione indiretta, da parte di un ufficiale  israeliano, consiste nel fatto che ciò che sta compiendo Israele contro i  palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, è un vero e proprio  olocausto, anche se compiuto lentamente.”168
Nove anni fa mi sono recato in visita in Cisgiordania e ho visto  con i miei occhi gli effetti catastrofici sulla popolazione palestinese  dell’embargo economico attuato da Israele. Tutti i negozi, i grandi  magazzini e i supermercati erano chiusi a causa delle restrizioni e dalle misure economiche imposte dagli israeliani, teoricamente per ragioni di  ‘sicurezza’, ma in realtà per rendere la vita ai palestinesi il più difficile  possibile. 

Padre Paul Kramer

Sono tua figlia, o Padre!



Grazie, mio Dio, perché io sono tua figlia: Tu oggi mi hai generata, perché sono nata dal tuo amore, di cui oggi ho preso una vera coscienza: grazie, mio Dio! Sono tua figlia, o Padre, e voglio confidare completamente in Te, voglio aspettare tutto da Te, so che ricevo tutto da Te, voglio abbandonarmi totalmente a Te, voglio fidarmi solamente di Te!

Ti amo, mio Dio, Padre amoroso, Padre dolcissimo, Padre mio!

Gesù, dolce conforto della mia anima, grazie, per la Tua Passione e Morte, grazie, Signore, perché con la Tua morte hai distrutta la morte, grazie, perché Tu, il Risorto, ci fai risorgere con Te e ci hai restituiti, in Te e per Te, come figli, all'unico Padre! Grazie, Gesù!


Maria, grazie, perché Tu, l'Immacolata e Purissima Madre, ci hai dato Gesù e, da corredentrice, hai sofferto ed offerto il Tuo Divin Figlio per la nostra salvezza!

Ave, Maria, Tu sia benedetta, nei secoli eterni! Amen! Gloria a Dio, Uno e Trino, gloria e lode in eterno! Amen! Alleluia!

Spirito Santo, vieni a santificarmi, vieni, Spirito di Dio, vieni, Spirito Paraclito, e dimora nel mio cuore, illumina la mia mente, custodiscimi nell'amore del Padre!

Grazie, Spirito Santo, grazie! Amen! Alleluia!


QUESTO MESSAGGIO SIA DI SPRONE ALLA VOSTRA CONVERSIONE.



Tutto è compiuto! Volgete il vostro cuore a Me, uomini, non tardate per non perdervi nella tenebra. Satana ha sete di voi, desidera ardentemente portarvi via a Me. Ravvedetevi in tempo, tutto è alla fine di questa storia antica di peccato, il vostro Dio vi richiama a Sé per illustrarvi le Cose di Dio!
La vostra fede sia salda in Me, o uomini, cercatemi e adoratemi nel vostro cuore, e dinanzi al Crocifisso prostratevi e chiedete perdono per i vostri peccati.
La storia nuova si apre con il mio intervento Divino su questa Umanità peccatrice, un’Umanità che non vuole saperne del suo Dio Creatore.
Scuoterò il cuore dell’uomo
e lo metterò dinanzi ai suoi peccati,
e attenderò che Mi chieda perdono
perché Io possa prenderlo con Me, strapparlo da morte certa.

L’orizzonte già si mostra in Maria, Colei che discende dal Cielo per portare l’aiuto agli uomini, a tutti coloro che vorranno seguirla aprendo il cuore in fedeltà e amore al Dio Amore.
Il timore di essere travolti dal grande uragano che sta per abbattersi su questa Umanità, porterà buona riflessione in parecchie anime. Molti desidereranno ritrovare Colui che tutto può, Colui che tutto ha creato e tutto riprenderà in Sé, … ogni cosa che a Dio appartiene tornerà a Dio!
Uomo, làsciati educare alle Cose di Dio, non frenare la grazia di Dio in te, apri il tuo cuore a Lui e abbandonati dolcemente al suo amore. Egli ti salverà e ti porterà dove tutto è nella felicità eterna, … dove mai la morte ti prenderà, … e dove tutto è in armonia con l’Amore perché appartiene all’Amore in quanto è parte dell’Amore.
Sarete sorpresi all’improvviso, uomini, sarete avvolti dalla miseria che Satana sta preparando per voi, non avrete scampo se non vi ravvedete ORA, ora che ancora potrete farlo prima che Io cali il sipario di questa storia antica.
Pregate e digiunate, l’ora si fa buia, … il tuono è per essere avvertito da questa Umanità.
Questo messaggio sia di sprone alla vostra conversione.
Fate in fretta, o uomini, … non c’è più tempo!

Carbonia 14.08.2020

CHIAMAMI PADRE



IL FIGLIO RIVELA L'ESISTENZA DEL PADRE

Nell' Antico Testamento Dio si è rivelato attraverso una lunga storia (18 secoli!) che è stata via via illustrata e interpretata dalle parole dei Profeti.
Poi, "nella pienezza dei tempi e venuto Gesù: «Dio, che aveva parlato, in tempi antichi, molte volte e in molti modi, per mezzo dei Profeti, ultimamente, in questi giorni, ci ha parlato per mezzo del Figlio» (Eb 1, 1-2).
Gesù non è soltanto uno dei Profeti, l'ultimo o il più grande, ma
- è il Profeta per eccellenza,
- è il Figlio del Padre,
- è Dio come il Padre,
- è l'unico portavoce autentico del Padre perché, essendo da Lui generato, è il solo a conoscerlo e a sapere tutto di Lui.
Dice Giovanni: «Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio Unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato» (Gv 1, 18).
Lui solo può quindi infallibilmente farci conoscere il Padre;
Lui che, pur essendo Dio come il Padre, facendosi uomo, può far uso del nostro comune linguaggio umano.
Ovviamente, parlandoci attraverso l'umanità del Figlio, Dio si comunica attraverso un velo; e questo velo non consente un'esperienza immediata della divinità.
Il Dio rivelato in Gesù rimane quindi "un Dio nascosto e misterioso" (cf. Is 45, 15), per accogliere il quale occorre la fede.
Ecco perché all' apostolo Filippo che chiede di vedere il Padre Gesù dice: «chi vede me, vede il Padre» (Gv 14, 8), come per dire: io ti rivelo il volto del Padre, ma insieme te lo nascondo, perché non puoi vedere ora quello che per ora non puoi vedere:
per adesso ti basti vedere me! E in me tu vedi soltanto l'uomo e non vedi Dio!
La trascendente e misteriosa identità di Dio ci viene così rivelata e comunicata, in modo pieno, attraverso l'unica Persona che, condividendo col Padre la natura divina, è in grado di rivelarci tutta la verità.
Ora, secondo la Parola di Gesù, vediamo Dio «in modo confuso e come in uno specchio»; e solo alla fine lo contempleremo «faccia a faccia» (J Cor 13, 12), verificando la perfetta identità:
- fra ciò che ci ha detto e ciò che è nella realtà;
-    fra ciò che abbiamo creduto e ciò che vedremo;
-    fra l'oggetto della fede e l'oggetto della gloria e della visione.
Delle tre divine Persone della SS. Trinità rivelate nel Nuovo Testamento, una sola si è resa visibile agli occhi dei contemporanei; le altre due si sono rivelate attraverso segni e parole. 

DON NOVELLO PEDERZINI

"Sono andato in paradiso prima della morte."


Il dogma dell'Assunzione della Beata Vergine Maria fu dichiarato da Papa Pio XII il 1 ° novembre 1950 e afferma che “l'Immacolata Madre di Dio, Maria sempre Vergine, quando il corso della sua vita terrena fu terminata, fu assunta nel corpo e anima nella gloria del cielo ".

In questa dichiarazione la Chiesa non prende posizione sulla questione se Maria sia effettivamente morta. Tuttavia, in uno dei suoi primissimi messaggi dati a Medjugorje, la Madonna ha dichiarato in risposta a una domanda che chiedeva se fosse andata in paradiso prima o dopo la morte: “Io sono la Madre di Dio e la Regina della Pace. Sono andato in paradiso prima della morte. " 12 ottobre 1981

Nota scritta a mano ha rivelato l'esperienza del papa 

Il giornalista italiano Andrea Tornielli, ha rivelato che la nota è stata trovata negli archivi della famiglia Pacelli. Descrive il “miracolo del sole”, episodio che fino a poco tempo fa era stato affermato solo dalla testimonianza indiretta del cardinale Federico Tedeschini (1873-1959), il quale raccontò in un'omelia che il Santo Padre aveva assistito al miracolo.



Pio XII ha scritto: "Ho visto il 'miracolo del sole', questa è la pura verità".

Il miracolo del sole è più noto come l'episodio accaduto a Fatima, in Portogallo, il 13 ottobre 1917. Secondo i veggenti di Fatima, Maria aveva detto che quel giorno ci sarebbe stato un miracolo in modo che la gente potesse credere. Migliaia di persone si erano radunate sul luogo delle visioni e il sole "danzava", secondo quanto riferito asciugando istantaneamente la terra bagnata dalla pioggia e gli spettatori.

La nota di Pio XII dice che egli vide il miracolo nell'anno in cui avrebbe proclamato il dogma dell'Assunzione, il 1950, mentre camminava nei Giardini Vaticani. Ha detto di aver visto più volte il fenomeno, considerandolo una conferma del suo progetto di dichiarare il dogma.

La nota papale dice che alle ore 16.00 del 30 ottobre 1950, durante la sua “passeggiata abituale nei Giardini Vaticani, leggendo e studiando”, essendo arrivato alla statua della Madonna di Lourdes, “verso la cima della collina […] Sono rimasto sbalordito da un fenomeno che prima d'ora non avevo mai visto. "

"Il sole, che era ancora abbastanza alto, sembrava una sfera pallida e opaca, interamente circondata da un cerchio luminoso", ha raccontato. E si poteva guardare il sole, “senza il minimo fastidio. C'era una nuvoletta molto leggera di fronte. "

La nota del Santo Padre prosegue descrivendo “la sfera opaca” che “si è mossa leggermente verso l'esterno, sia ruotando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma all'interno della sfera, puoi vedere movimenti marcati con totale chiarezza e senza interruzioni. "

Pio XII ha detto di aver visto lo stesso fenomeno "il 31 ottobre e il 1 novembre, il giorno della definizione del dogma dell'Assunzione, e poi di nuovo l'8 novembre, e dopo non più".

Il Papa ha riconosciuto che in altri giorni, più o meno alla stessa ora, ha cercato di vedere se il fenomeno si sarebbe ripetuto, “ma invano - non riuscivo a fissare lo sguardo [sul sole] neanche per un istante; i miei occhi sarebbero abbagliati. "

Pio XII parlò dell'accaduto con alcuni cardinali e stretti collaboratori, tanto che suor Pascalina Lehnert, suora responsabile degli appartamenti papali, dichiarò che “Pio XII era molto convinto della realtà dello straordinario fenomeno, che aveva visto su quattro occasioni. "

Come Papa, nel 1940, Pio XII approvò le apparizioni di Fatima e nel 1942 consacrò il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria.

Inoltre, Pio XII parlava spesso con suor Lucia, la veggente di Fatima, e le chiedeva di trascrivere i messaggi che riceveva dalla Vergine. Divenne così il primo Papa a conoscere il "terzo segreto di Fatima", che Papa Giovanni Paolo II avrebbe poi reso pubblico.