venerdì 5 febbraio 2021

ATTO DI CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE DI GESÙ

 


Dolcissimo Gesù,
Redentore del genere umano,
guardaci umilmente prostrato davanti al tuo altare.

Siamo tuoi e tuoi desideriamo essere;
ma per essere più sicuramente unito a Te,
ecco che ciascuno di noi si consacra liberamente oggi
al Tuo Sacratissimo Cuore.

Molti, in verità, non ti hanno mai conosciuto;
anche molti, disprezzando i tuoi precetti,
ti hanno rigettato.

Abbi pietà di tutti loro,
misericordiosissimo Gesù,
e attirali al Tuo Sacro Cuore.

Sii Re, o Signore,
non solo dei fedeli che non Ti hanno mai abbandonato,
ma anche dei figli prodighi che Ti hanno abbandonato,
concedi che possano tornare rapidamente alla casa del loro Padre,
affinché non muoiano di miseria e fame.

Sii Re di coloro che sono ingannati da opinioni errate,
o che la discordia tiene lontani
e richiamali al porto della verità e dell'unità della fede,
così che presto possa esserci un solo gregge e un solo pastore.

Sii il Re di tutti coloro che anche ora siedono all'ombra dell'idolatria o dell'Islam,
e non rifiutarti di portarli alla luce del Tuo regno.
Guarda, infine, con occhi di pietà i figli di quella razza,
che è stata per tanto tempo il Tuo popolo eletto;
e lascia che il tuo sangue, che una volta era stato invocato su di loro per vendetta,
ora discendi anche su di loro in un diluvio purificatore di redenzione e di vita eterna.

Concedi, o Signore,
alla Tua Chiesa, la
certezza della libertà e dell'immunità dal male;
dà pace e ordine a tutte le nazioni,
e fa risuonare la terra
da un polo all'altro con un solo grido:

Lode al Cuore Divino
che ha operato la nostra salvezza:
ad esso sia gloria
e onore per sempre.

Amen.


(A cura di Papa Pio XI)

QUESTO POPOLO MI HA RINNEGATO.

 


Questo popolo Mi odia, non vuole saperne di Me. Maledirò questa razza e ne genererò una nuova fedele a Me il suo Dio Creatore.

Germoglierà nuova la Terra e sarà bella come Dio la desidera da sempre, in essa verranno cose nuove nell’amore. … Fior di frumento Io sono!

Questo mio popolo sarà veritiero in Me. Io devo avere la fedeltà della mia creatura per poterla avere mia e donarle tutto di Me.
Avanti figli miei, questo tempo è finito, state per germogliare nuovi nella nuova vita in Me.

Tuonerò ora la mia ira, sarà tremenda per coloro che non Mi avranno riconosciuto, che non saranno tornati a Me perché la loro scelta sarà stata quella di un altro dio: … l’imperfetto e maledetto Satana!

Il Dio Onnipotente, l’unico e vero Dio, dichiara la sua imminente ira su questa maledetta Umanità.

L’arcipelago toscano morirà, la sua fama perderà per il suo diniego a Me.
L’America sarà in ginocchio a causa del suo allontanamento da Me.
Moriranno molti uomini a causa della natura che si sta ribellando.

Nuove terre sorgeranno!

Basta! Questo popolo Mi ha rinnegato, ha scelto il mio nemico, lo disperderò tra atroci sofferenze; la battaglia è iniziata, ora procederà con tutte le conseguenze dolorose per questo popolo ingrato, lontano dalle mie Leggi, sedotto da Satana.

Il pontificato di Pietro è stato usurpato da Satana, i suoi accoliti lo servono bene, i miei servi si sono distratti e lui li ha giocati. … Miserum est!

Il Dio Onnipotente!

Carbonia 03.02.2021


 

Quicumque vult salvus esse o dell’idolatria del Vaticano II. Perchè quando Bergoglio parla di «nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa» sconfessa se stesso di Carlo M. Viganò

 



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QUICUMQUE VULT SALVUS ESSE

o dell’idolatria del Vaticano II

 

Similes illis fiant qui faciunt ea,

et omnes qui confidunt in eis.

Ps 113, 16

 

Mentre le Nazioni un tempo cattoliche introducono nelle proprie legislazioni l’aborto e l’eutanasia, la teoria gender e le nozze sodomitiche; mentre negli Stati Uniti un Presidente legittimamente eletto si vede usurpare la Casa Bianca da un “Presidente” corrotto, depravato ed abortista, nominato con una gigantesca frode, col plauso cortigiano di Bergoglio e dei Vescovi progressisti; mentre la popolazione mondiale è ostaggio di congiurati e cospiratori che lucrano sulla psicopandemia e sull’imposizione di pseudovaccini inefficaci e pericolosi, la sollecitudine di Francesco si concentra sulla catechesi, in un monologo andato in scena il 30 Gennaio scorso per il selezionato pubblico dell’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI (qui). Lo spettacolo è stato offerto in occasione del LX anniversario della fondazione dell’Ufficio Catechistico, «strumento indispensabile per il rinnovamento catechetico dopo il Concilio Vaticano II».

In questo monologo, redatto con ogni probabilità da un qualche grigio funzionario della CEI in forma di brogliaccio e poi sviluppato a braccio grazie all’improvvisazione in cui eccelle l’Augusto oratore, ricorrono puntuali tutte le parole care ai seguaci della chiesa conciliare, prima tra tutte quel kerygma che ogni buon modernista non può mai omettere nelle sue omelie, nonostante egli ignori quasi sempre il significato del termine greco, che con ogni probabilità non sa nemmeno declinare senza inciampare in accenti e desinenze. Ovviamente l’ignoranza di chi ripete il ritornello del Vaticano II è instrumentum regni da quando al Clero fu imposto di mettere da parte la dottrina cattolica per privilegiare l’approccio creativo del nuovo corso. Certo, usare la parola annuncio anziché kerygma banalizzerebbe i discorsi degli iniziati, oltre a svelare l’insofferenza sprezzante della casta nei confronti della massa, ostinatamente abbarbicata al vieto nozionismo postridentino.

Non a caso i Novatori detestano con tutte le forze il Catechismo di San Pio X, che nella brevità e nella chiarezza delle domande e delle risposte non lascia margini all’inventiva del catechista. Il quale dovrebbe essere – e non è più appunto da sessant’anni – colui che trasmette ciò che ha ricevuto, e non un fantomatico «memorioso» della storia della salvezza che di volta in volta sceglie quali verità trasmettere e quali lasciare da parte per non urtare i suoi interlocutori.

Nella misericordiosa chiesa bergogliana, erede della chiesa postconciliare (entrambe declinazioni di uno spirito che di cattolico non ha più nulla) è lecito discutere, contestare, rifiutare qualsiasi dogma, qualsiasi verità della Fede, qualsiasi documento magisteriale e qualsiasi pronunciamento papale precedente al 1958. Poiché, secondo le parole di Francesco, si può essere «fratelli e sorelle di tutti, indipendentemente dalla fede». Qualsiasi fedele comprende bene le gravissime implicazioni dello pseudomagistero attuale, il quale contraddice sfrontatamente il costante insegnamento della Sacra Scrittura, della divina Tradizione, del Magistero apostolico. Tuttavia, l’ingenua vittima di decenni di riprogrammazione conciliare dei Cattolici potrebbe credere che, in questa composita babele di eretici, di contestatori e di viziosi rimanga almeno un po’ di spazio anche per gli ortodossi, i devoti sudditi del Romano Pontefice e i virtuosi.

Fratelli tutti, indipendentemente dalla fede? Questo principio di tollerante ed indistinta accoglienza non conosce limiti se non quello appunto dell’essere Cattolici. Leggiamo infatti, nel monologo di Bergoglio tenuto nella Sala Clementina il 30 Gennaio:

«Questo è magistero: il Concilio è magistero della Chiesa. O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa. Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato, per avere più di questi… No, il Concilio è così. E questo problema che noi stiamo vivendo, della selettività rispetto al Concilio, si è ripetuto lungo la storia con altri Concili».

Abbia il lettore la bontà di non soffermarsi all’incerta prosa del Nostro, che nell’improvvisazione “a braccio” unisce il marasma dottrinale al massacro della sintassi. Il messaggio del discorso ai Catechisti precipita nella contraddizione le misericordiose parole di Fratelli tutti, costringendo ad una doverosa modifica del titolo della lettera “enciclica” in Fratelli tutti, ad eccezione dei Cattolici. E se è verissimo e condivisibile che i Concili della Chiesa Cattolica sono parte del Magistero, altrettanto non si può dire per l’unico “concilio” della nuova chiesa, il quale – come ho più volte affermato – rappresenta il più colossale inganno che sia stato compiuto dai Pastori al gregge del Signore; un inganno – repetita juvant – che si è realizzato nel momento in cui una conventicola di esperti congiurati ha deciso di usare gli strumenti di governo ecclesiastico – autorità, atti magisteriali, discorsi papali, documenti delle Congregazioni, testi della Liturgia – con uno scopo opposto a quello che il divino Fondatore ha stabilito quando ha istituito la Santa Chiesa. Così facendo ai sudditi è stata imposta l’adesione ad una nuova religione, sempre più palesemente anticattolica e in definitiva anticristica, usurpando la sacra Autorità della vecchia, disprezzata e deprecata religione preconciliare.

Ci troviamo quindi nella grottesca situazione di sentir negare la Santissima Trinità, la divinità di Gesù Cristo, la dottrina dei Suffragi per i defunti, i fini del Santo Sacrificio, la Transustanziazione, la perpetua Verginità di Maria Santissima senza incorrere in alcuna sanzione canonica (se così non fosse, quasi tutti i consultori del Vaticano II e dell’attuale Curia Romana sarebbero già stati scomunicati); ma «se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa». La glossa di Bergoglio a questa impegnativa condanna di qualsivoglia critica del Concilio lascia davvero increduli:

«A me fa pensare tanto un gruppo di vescovi che, dopo il Vaticano I, sono andati via, un gruppo di laici, dei gruppi, per continuare la “vera dottrina” che non era quella del Vaticano I: “Noi siamo i cattolici veri”. Oggi ordinano donne».

Andrebbe notato che «un gruppo di vescovi, un gruppo di laici, dei gruppi» che rifiutarono di aderire alla dottrina definita infallibilmente dal Concilio Ecumenico Vaticano I vennero immediatamente condannati e scomunicati, mentre oggi sarebbero accolti a braccia aperte «indipendentemente dalla fede»; e che i Papi che allora condannarono i Veterocattolici, condannerebbero oggi il Vaticano II, e sarebbero accusati da Bergoglio di «non stare con la Chiesa». D’altra parte, le lettrici e le accolite di recente invenzione non preludono a null’altro se non a quell’«oggi ordinano donne» cui invariabilmente approdano quanti abbandonano l’insegnamento di Cristo.

Curiosamente l’apertura ecumenica, il sentiero sinodale e la pachamama non impediscono di mostrarsi intolleranti nei confronti dei Cattolici che hanno l’unico torto di non voler apostatare dalla Fede. Eppure, quando Bergoglio parla di «nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa», egli sconfessa se stesso e il presunto primato della pastorale sulla dottrina, teorizzato in Amoris Lætitia come conquista di chi costruisce ponti e non muri, per usare un’espressione cara ai cortigiani di Santa Marta.

Così d’ora innanzi potremmo aggiornare l’incipit del Simbolo atanasiano: Quicumque vult salvus esse, ante omnia opus est, ut teneat Modernistarum hæresim».

 

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

 

3 Febbraio 2021

Sancti Blasii Episcopi et Martyris

 

Del 04 Febbraio 2021

Il segno sulla fronte e sulla mano

 


Il 26 gennaio 2021, questa anima californiana ha “visto” il numero 410 del Libro blu. Questo messaggio è stato originariamente dato a P. Stefano Gobbi il 9 settembre 1989 nella Natività della Beata Vergine Maria:


Oggi è la festa della nascita della vostra Mamma celeste, miei cari amati e figli consacrati al mio Cuore Immacolato. Vivetela nella gioia e nella pace, nel silenzio e nella preghiera, nella fiducia e nell'abbandono filiale.

Siete i piccoli bambini di vostra madre neonata. Fai parte della mia progenie e un punto forte del mio piano vittorioso. Formate una preziosa corona di purezza, di amore e di umiltà intorno alla culla in cui sono posto. Lasciatevi nutrire e formare da me; lasciatevi condurre da me con docilità; lasciatevi firmare da me con il mio sigillo materno.

Queste sono le volte in cui i seguaci di colui che si oppone a Cristo vengono segnati con il suo marchio sulla fronte e sulla mano.[1]  Il segno sulla fronte e sulla mano è espressione di una totale dipendenza da parte di coloro che sono designati da questo segno. Il segno indica chi è nemico di Cristo, cioè il segno dell'Anticristo. E il suo marchio, che è impresso, significa la completa appartenenza della persona così segnata all'esercito di colui che si oppone a Cristo e che combatte contro il suo dominio divino e regale.

Il marchio è impresso sul diritto e sulla mano. La fronte indica l'intelletto, perché la mente è la sede della ragione umana. La mano esprime l'attività umana, perché è con le sue mani che l'uomo agisce e lavora. Tuttavia è la persona che è contrassegnata con il marchio dell'Anticristo nel suo intelletto e nella sua volontà. Chi si lascia segnare con il segno sulla fronte è portato ad accettare la dottrina della negazione di Dio, del rifiuto della sua legge e dell'ateismo che, in questi tempi, è sempre più diffusa e pubblicizzata. E così è spinto a seguire le ideologie in maniera odierna ea fare di se stesso un propagatore di tutti gli errori.

Chi si lascia segnare con il segno sulla mano è obbligato ad agire in modo autonomo e indipendente da Dio, ordinando le proprie attività alla ricerca di un bene puramente materiale e terreno. Così ritira la sua azione dal disegno del Padre, che vuole illuminarlo e sostenerlo con la sua divina Provvidenza; dall'amore del Figlio che fa del lavoro umano un mezzo prezioso per la propria redenzione e santificazione; dalla potenza dello Spirito che agisce ovunque per rinnovare interiormente ogni creatura. Chi è firmato con il marchio sulla mano lavora solo per se stesso, per accumulare beni materiali, per fare del denaro il suo dio e diventa vittima del materialismo. Chi si firma con il segno sulla mano lavora unicamente per la gratificazione dei propri sensi, per la ricerca del benessere e del piacere, per la concessione del pieno appagamento a tutte le sue passioni, specialmente quella dell'impurità, e diventa un vittima dell'edonismo. Chi è firmato con il segno sulla mano fa di sé stesso il centro di tutte le sue azioni, considera gli altri come oggetti da usare e da sfruttare a proprio vantaggio e diventa vittima dell'egoismo sfrenato e della mancanza di amore.

Se il mio Avversario firma, con il suo marchio, tutti i suoi seguaci, è giunto il momento in cui anch'io, il tuo celeste Leader, firmo, con il mio sigillo materno, tutti coloro che si sono consacrati al mio Cuore Immacolato e sono esercito. Imprimo il mio sigillo sulla vostra fronte con il segno santissimo della Croce di mio Figlio Gesù. Così sto aprendo l'intelletto umano a ricevere la sua parola divina, ad amarla e a viverla. Vi porto ad affidarvi completamente a Gesù che ve lo ha rivelato. E oggi vi rendo coraggiosi testimoni di fede. Contro quelli firmati sulla fronte con il marchio blasfemo, mi oppongo ai miei figli firmati con la Croce di Gesù Cristo.

E poi dirigo tutta la tua attività alla perfetta glorificazione della Santissima Trinità. Per questo, imprimo sulle vostre mani il mio sigillo che è il segno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Con il segno del Padre, la vostra attività umana si orienta verso una perfetta collaborazione con i progetti della sua divina Provvidenza, che ancora oggi organizzano ogni cosa per il vostro bene. Con il segno del Figlio, tutte le vostre azioni si inseriscono profondamente nel mistero della sua divina redenzione. Con il segno dello Spirito Santo, tutto ciò che fai si apre alla sua potente forza di santificazione, che respira ovunque come un fuoco potente, per rinnovare dalle sue fondamenta il mondo intero.

Miei amati figli, lasciatevi segnare tutti sulla fronte e sulla mano con il mio sigillo materno, in questo giorno in cui, raccolti con amore intorno alla mia culla, celebrate la festa della nascita terrena della vostra Madre celeste.

giovedì 4 febbraio 2021

POSSIAMO ESSERE CON GESÙ, I CUSTODI DELLA SUA VIGNA!


Parlare oggi della vigna del Signore è qualcosa che interpella e ci impegna in prima persona a diventare custodi del fratello… È un compito immenso, ma bello, esaltante per tutti noi che non possiamo permetterci di trascurare o dimenticare!

Sono qui per trasmettervi un desiderio che in me diventa esigenza: farci custodi dell’umanità! Innanzitutto partendo dalla nostra famiglia, ma senza escludere le famiglie in difficoltà, i giovani, i fratelli tutti perché ogni figlio di Dio possa essere protetto dalla preghiera di molti e non abbia modo di smarrirsi, di allontanarsi da quell’unica salvezza che è il Signore nostro Gesù Cristo!

Tutti siamo chiamati a combattere la buona battaglia della fede, della solidarietà, della speranza come virtù provata perché il Regno si realizzi in noi, in mezzo a noi, intorno a tutti noi!

Non siamo soli in questa tempesta che si è abbattuta sul mondo, questa terribile pandemia che sta scuotendo la comunità degli uomini; siamo un po’ come gli Apostoli sul lago di Tiberiade… Certo ci fa male, ma non dobbiamo arrenderci, anzi abbiamo il compito di non smarrirci, cercando di guardare al positivo che può emergere anche da questa situazione. Sì, ci sono famiglie che ritrovano la loro armonia, il loro sacro focolare domestico perché riscoprono la bellezza del vivere insieme e il valore della condivisione che unisce e dona comunione.

Certo non possiamo ignorare le tristi realtà che tocchiamo con mano: pensiamo ai ragazzi che lontani fisicamente dalla scuola si abbandonano a dipendenze di ogni tipo, incapaci di dare senso alla propria solitudine e alla loro esistenza perché sopraffatti dall’apatia e incapaci di reagire a situazioni che li dominano…

Quanta fragilità in noi… basta un virus per infrangere ideali e progetti di una vita!

In un mondo dove le nostre sicurezze stanno venendo meno, tutto può trasformarsi in gravissimo disagio. Il Signore può anche permettere che si sconvolgano la nostra quiete e i nostri progetti, ma lo fa solo per salvarci dal baratro in cui stiamo cadendo. Mai dobbiamo pensare a Dio come l’autore dei nostri mali perché Lui, creandoci, è nostro alleato e Padre di Misericordia! Sant’Agostino dice che Dio è talmente buono che non permetterebbe mai il male nelle Sue Opere e quando accade, Egli con la Sua potenza e bontà trae dal male stesso il bene!

Sento che il nostro futuro dipende anche da noi, dalle lezioni di vita che saremo capaci di cogliere da questa pandemia; una vicenda sconvolgente che ha sorpreso tutti e che ci chiama ad attivarci per fare scelte giuste per il bene di tutti, scelte sempre fatte con Cristo, in Cristo e per Cristo. Ed ecco che così il nostro futuro potrà essere orientato verso la Sua Luce!

Siamo chiamati a dare il nostro contributo, per quanto piccolo, per favorire il progresso collettivo della grande famiglia umana: questa è già una risposta positiva che c’impegna a guardare avanti e che può dare, con l’aiuto di Dio, risvolti tangibili per il bene comune!


O Signore, Dio con noi, aiutaci a trasmetterTi perché chiunque crede 
in Te sarà salvato! Donaci alla Misericordia del Padre che tutti invochiamo e saremo rigenerati dal Suo eterno Amore!

Rendici vivi, Signore, operanti, degni di pregarTi ed essere in comunione con Te; Tu, nostro fratello, l’Amato del Padre, intercedi 
per noi! Abbiamo la missione di seguirTi, di spogliarci di quello 
che ci allontana da Te, o Verbo Incarnato! A Te e a Maria, 
Madre Tua e Madre nostra, affidiamo la nostra “piccolezza”, il 
nostro bruciante desiderio di dare riparazione e con Te e in Te, 
o Cristo, Verbo del Padre, vogliamo amare la Chiesa e per essa 
soffrire, offrire, amare perché per tutti ci sia “Il vestito più bello”
che ci donerà l’eterno gaudio con i Santi del Cielo!

 

Curiamo “il nostro fare quotidiano” impegnandoci a non dare importanza alla quantità di quanto facciamo, ma alla qualità delle nostre azioni! Un esempio pratico: non due Rosari recitati in qualche modo, ma uno pregato bene con fede orante, con attenzione pura, con amore che attende tutto dalla bontà del Padre! Facciamo nostro il detto: - Quello che devi fare fallo bene! -

Il male nel mondo sembra prevalere più che mai, ma siamo certi che a vincere sarà il Signore, perché Lui lo ha detto! Lasciamoci incontrare e amare da Cristo e adoperiamoci come Lui ci ha insegnato: noi in Lui e Lui con noi, e ogni avversità sarà vinta! Siamo in una fase in cui tutto sembra perdersi, ma abbiamo la certezza che se ogni fatica è vissuta e accettata con amore, la vittoria sarà per l’eternità! Si, perché siamo figli di Colui che ha vinto il mondo!

Cerchiamo di vivere e far sempre prevalere i nostri valori: quelli del servizio, del perdono, del saper perdere… Teniamo in alto gli insegnamenti che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo, praticando la misericordia e l’accoglienza con spirito di dedizione in ogni ambito, soprattutto dove ci sono gli ultimi, i dimenticati, i sofferenti, i soli! Arriveremo così a testimoniare con il nostro comportamento la fede che il Signore ci ha donato!

Impegniamoci nel nostro piccolo a creare cordate di amore, azioni che sanno parlare di vita donata; impegniamoci in una costante preghiera arricchita di speranza, quella Speranza che non ci deluderà mai, perché non siamo soli… Gesù, l’aveva detto: “ Non vi lascerò orfani…” (Gv 14,18). Il Signore è sempre con noi a indicarci la strada e con Lui possiamo davvero credere e agire di conseguenza perché ogni uomo è nostro fratello… Sì, fratelli tutti… solidali, creativi, impegnati nel bene comune, il cui principio è il bene che viene fatto agli altri che torna in benedizione su chi lo fa! E quel bene che cercheremo di fare in comunione con Gesù darà senz’altro copiosi frutti per la Chiesa e per il mondo!

Da sempre la storia ha insegnato che proprio dopo le grandi tragedie attraversate dall’umanità, la civiltà ha sempre trovato la capacità di riemergere e, non poche volte, è riuscita a concepire e a realizzare progetti con una visione migliore, perché la volontà e la libertà di spirito di ciascuno hanno contribuito a creare sostanzialmente il bene comune.

Certo l’urgenza e i problemi di oggi impediscono di guardare con fiducia al domani, impedendoci di attingere a quelle potenziali risorse che abbiamo, indispensabili per progettare e programmare un futuro migliore!

Suor Lina vi dice: facciamo che questa pandemia sia un trampolino di lancio per riemergere, per riprendere in mano le situazioni con una fede maggiore e con uno sguardo puntato in alto al bene comune, sui fratelli di tutto il mondo! Con tale prospettiva, sono certa, ritroveremo la virtù della costanza, la caparbietà nella riuscita che a volte ci è propria; l’entusiasmo e la passione che sa spingere i missionari del Vangelo ad abbandonare la propria terra e a raggiungere l’incognita di terre lontane!

Facciamo nostra l’audacia degli eroi; sposiamo l’idea di riscattarci con Gesù dalle forze del male; puntiamo agli alti valori della vita e rilanciamo con viva fede la preghiera che conta unicamente sull’aiuto di Dio: Egli è vivo, ci aiuterà e con Lui vinceremo anche la battaglia del covid 19! Insieme ripetiamo, senza mai stancarci, la nostra bellissima preghiera, facile come il respiro e vasta come il mondo:

 

Mio Dio, Ti amo!

Abbi pietà di noi e del mondo intero!

 

Gesù, nostro Maestro, concretezza d’Amore, Misericordia che Ti doni a noi per condurci al Padre, aumenta la nostra fede e fa’ che sia una fede pura che non si smarrisca con il ragionamento; una fede vera che riesce a fare salti anche nel buio delle circostanze, nel buio della vita! Donaci fede forte, coinvolgente, che non sia solo semplice convinzione, ma qualcosa che ci cambia il cuore, ci cambia dentro e ci fa asserire con audacia che Tu, Signore, ci sei, ci abiti, ci conduci…

 

PICCOLI IMPEGNI IN QUESTO TEMPO DI PANDEMIA

 

1. Inseriamo nelle nostre settimane un’ora di Adorazione Riparatrice.

2. Andiamo spesso al Sacramento del perdono e dell’Eucarestia, convinti che possiamo sempre attingervi fervore e vigore per una vita rinnovata nell’amore.

3. Introduciamo nella nostra vita, quando il Signore viene ad ispirarlo, quello spirito di penitenza che seppe fare i Santi.

4. Portiamo le nostre labbra a baciare la terra ogni giorno che finisce e chiediamo al Signore di benedirla e di custodirla nel Suo Amore.

Suor Lina Iannuzzi delle Suore Marcelline


Pentimento nell'Antico Testamento

 


Nell'Antico Testamento, il pentimento generalmente porta alla salvezza. In alcuni casi, individui o nazioni si sono pentiti e hanno fatto penitenza per i loro peccati e sono stati risparmiati il giudizio di Dio. A volte la punizione evitata è la distruzione in questa vita, a volte è la dannazione (Genesi 4: 7; Levitico 4, 5; Deuteronomio 4:30, 30: 2; I Re 8:33, 48; Osea 14: 2; Geremia 3: 12, 31:18, 36: 3; Ezechiele 18: 30-32; Isaia 54:22, 55: 6-10; Gioele 2:12; Giona 2:10). Nel libro di Giona, il profeta inizialmente scelse di disobbedire al comando di Dio, poi si pentì e divenne obbediente. Tuttavia, Giona tornò alla disobbedienza quando sperava nella distruzione della città di Ninive. In ebraico biblico, l'idea del pentimento è rappresentata da due verbi:  shuv (tornare) e nicham (provare dolore). Il termine ebraico teshuvah (lett. "Ritorno") è usato per riferirsi a "pentimento". Ciò implica che la trasgressione e il peccato sono la conseguenza naturale e inevitabile dell'allontanamento dell'uomo da Dio e dalle Sue leggi (Deut. 11: 26-28; Isa. 1: 4; Ger. 2:13, 16:11; Ez. 18: 30) e che è destino e dovere dell'uomo essere con Dio. La Bibbia afferma che l'amorevole benignità di Dio si estende al peccatore che ritorna.

Il Pentateuco (cinque libri di Mosè) distingue tra offese contro Dio e offese contro l'uomo. Nel primo caso la manifestazione del pentimento consiste in: (1) Confessione del proprio peccato davanti a Dio e al suo sacerdote (Lev. 19: 21-22; Lev. 1:10; Num. 5: 7), essendo la parte essenziale un promessa solenne e ferma determinazione a non commettere più lo stesso peccato. (2) Fare alcune offerte prescritte (Lev.5: 1-20). Le offese contro l'uomo richiedono, oltre alla confessione e al sacrificio, la restituzione integrale di tutto ciò che è stato indebitamente ottenuto o negato al proprio prossimo, con un quinto del suo valore aggiunto (Lev. 5: 20-26). Se l'uomo offeso è morto, la restituzione deve essere fatta al suo erede; se non ha erede, deve essere dato al sacerdote che officia il sacrificio fatto per la remissione dei peccati (Num. 5: 7-9).

Ci sono altre manifestazioni di pentimento e penitenze menzionate nella Bibbia. Questi includono versare l'acqua, (I Sam. 7: 6) che simboleggia il versamento dal proprio cuore davanti a Dio; (Lamentazioni 2:19) preghiera (II Sam. 12:16) auto afflizione, come digiuno; indossare tela di sacco; seduto e dormendo per terra (I Re 21:27; Gioele 2:13; Giona 3: 5). Tuttavia, la manifestazione più importante del pentimento insiste piuttosto su un cambiamento completo dell'atteggiamento mentale e spirituale del peccatore nei confronti di Dio e di se stesso (un cambiamento di cuore). "E squarciate i vostri cuori, e non le vostre vesti, e volgetevi al Signore Dio tuo: perché è misericordioso e misericordioso, paziente e ricco di misericordia e pronto a pentirsi del male" (Gioele 2:13). In Isaia 55: 7, la Bibbia afferma che il pentimento porta perdono e perdono dei peccati.

Preparatevi agli imminenti avvenimenti!

 


21gennaio 2021 

Figlia Mia. Il vostro mondo è sotto sopra! Voi non lo sentite! Voi non lo vedete! Il Nuovo Regno di Mio Figlio però è vicino, molto vicino. Guardatevi intorno e fate uno più uno!

Non appena l’anticristo calcherà visibilmente la scena mondiale dovrete confidare completamente in Mio Figlio e nel Padre Celeste. Sarà un tempo difficile, MA DOVETE RESTARE PERSEVERANTI! Non dovete accettare né il suo marchio ne diventare deboli e sottostare al suo charme, al suo carisma e alle sue falsità!

Sarà un tempo difficile per voi, amati figli, ma sarà al contempo la vostra ULTIMA PROVA prima che vi sia donato il Regno di Mio Figlio. Restate dunque forti e preparatevi agli imminenti avvenimenti vostra ULTIMA PROVA prima che il REGNO di Mio Figlio vi sia donato!

Restate vigili perché nulla è come sembra! Presto vedrete i segni e li riconoscerete quindi restate fedeli a Gesù, rimanete nella preghiera e non seguite mai gli “ultimi arrivati”

Così come fu preparata la strada a Gesù così ora viene preparata la strada al suo avversario: quindi cautelatevi perché molto presto egli vi sarà presentato per QUELLO CHE NON É! Così tanti lo corteggeranno I’anticristo, rincorreranno, emuleranno e si esporranno così alla dannazione eterna.

Siate vigili dunque e ascoltate ciò che Io, la vostra amorevole Mamma Celeste, vi dico sempre nuovamente: Mio Figlio verrà ma EGLI non vivrà in mezzo a voi. In questo modo lo potete riconoscere (l’anticristo).

Vi amo molto. Restate vigili perché l’apparenza nel vostro mondo inganna. Per decenni sono stati costruiti: molte bugie e molti castelli di menzogne e guai a chi da credito ai mass-media, guai a chi segue il mainstream, guai a chi ascolta gli ultimi arrivati li segue e sottostà o ubbidirà a loro!

State molto attenti restate svegli, sfruttate la preghiera, amati figli. Chi resta nella fede profonda sarà in grado di discernere ma dovete pregare, pregare, pregare e supplicare giornalmente lo Spirito Santo del Padre e del Figlio, Mio Figlio, il vostro Salvatore Gesù affinché vi preservi dallo smarrimento e dalla confusione e vi doni chiarezza e conoscenza!

Pregate per la pace nei cuori di tutti i popoli perché dove regna la pace, il maligno non può seminare la sua gramigna e restate nell’amore di Gesù perché contro di questo il maligno non può nulla.

Pregate, pregate, pregate  il maligno non può nulla perché la preghiera è la vostra arma più potente!

Pregate i Miei rosari e pregate secondo le intenzioni di Gesù!

Vi amo molto. Restate vigili e tenete presente a che punto siete.

Con profondo e sincero amore.

La vostra Mamma Celeste.

Madre di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza.

SATANA SI SERVE DEGLI UOMINI - TRE MOTIVI PER ODIARE

 


Cosa fare con questi diavoli


Dunque i demoni, come abbiamo detto prima, si scatenano contro gli uomini come «leoni ruggenti», seminando nel mondo odio, cattiverie, distruzioni, morte. Per capire il perché di questa angosciante realtà, chiediamo prima di tutto luce alla parola di Dio. 

«Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Guai a voi terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di gran furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap 12, 7- 9.12b). 

Queste parole sono per un verso molto misteriose, per un altro verso molto chiare. Come, perché e quando questa misteriosa guerra si sia svolta nel cielo è impossibile spiegarlo. Di fatto però la parola della Bibbia, che è parola di Dio, ci offre dei punti chiari per leggere la storia dell'infinito male che affligge gli uomini sulla terra: gli angeli ribelli a Dio, persa la loro battaglia, furono scaraventati sulla terra, dove attaccano gli uomini con grande furore. 

 

DOMANDA: Queste parole del testo sacro, che dicono che i demoni si sfogano contro di noi con grande furore, sono impressionanti. Si può conoscere la ragione profonda di questo smisurato odio contro di noi? 

R. - Cercando le ragioni di questo odio attraverso la rivelazione, che viene dalla Bibbia, possiamo vedere con chiarezza che le ragioni del comportamento dei demoni nel mondo sono fondamentalmente tre. 

Prima ragione 

Invidia per la creazione dell'uomo. Nel momento in cui questa avvenne gli spiriti del male esistevano già. 

La descrizione del primo uomo nel Paradiso terrestre è a tutti nota: una creatura bellissima, fatta a immagine di Dio, ricca di ogni dono di grazia, posta in uno stupendo ambiente naturale, messo a sua disposizione, con possibilità di comunicare familiarmente con Dio. 

Nell'odio cieco della disperazione in cui gli angeli cattivi vivevano, dopo essere stati cacciati dalla felicità della visione di Dio, sentirono una bruciante invidia per queste nuove splendide creature che in un certo senso erano destinate a occupare il loro posto nella gloria di Dio. E fu proprio l'invidia il motivo fondamentale per il quale cercarono di rovinare l'uomo, tentandolo perché si ribellasse a Dio. Infatti la Bibbia afferma: «Dio ha creato l'uomo per l'immortalità: lo fece a immagine della propria natura. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» (Sap 2, 23-24). 

Seconda ragione 

Rabbia, perché attraverso la redenzione l'uomo è stato innalzato a una gloria maggiore. Questa seconda ragione è di una immensa sublimità teologica e spirituale. Chiediamo allo Spirito di poterla intendere nella sua profondità. C'è un'affermazione di san Paolo nella prima lettera ai Corinti che è sorprendente a questo riguardo: «Parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signore della gloria» (1 Cor 2, 7-8). 

Sono due le affermazioni di questo testo: 

 La salvezza per mezzo della croce di Cristo è avvenuta in seguito all'opera distruttrice di satana e dei suoi seguaci; su questo faremo un'ampia riflessione nel prossimo capitolo. 

 Satana, mentre architettava e portava a compimento l'uccisione di Cristo, non si rendeva minimamente conto della stupenda redenzione a favore dell'uomo che, inconsapevolmente, stava operando. In quel momento era lo strumento incosciente del meraviglioso disegno del Padre, a favore di quella creatura umana che per secoli aveva colpito e sfregiato. 

Ho detto «meraviglioso disegno» del Padre: su queste parole facciamo subito un approfondimento. 

«Meraviglioso disegno» non sono propriamente parole mie: fino ai giorni del Vaticano II, i sacerdoti durante la Messa, al momento di mettere alcune gocce di acqua nel vino già versato nel calice, dicevano queste parole: «Dio, tu hai mirabilmente creato la dignità della natura umana e poi l'hai più mirabilmente riformata». 

L'espressione «più mirabilmente» indica che la restaurazione, operata da Gesù attraverso la sua opera di redenzione, ha migliorato la bellezza e la grandezza dell'uomo rispetto ai giorni del Paradiso terrestre; l'infinita Sapienza di Dio ha operato meraviglie servendosi della inconscia manovalanza di satana. 

 

DOMANDA: Ci sembra sorprendente quello che stai dicendo sulla sopraelevazione della natura umana per mezzo di Cristo. Il pensiero corrente dei cristiani si può sintetizzare con un esempio. Un incidente stradale rovina gravemente una macchina; portata da un bravo carrozziere, torna più o meno come era prima. Così in genere si crede che Gesù, dopo i disastri del peccato, ci ha riportato allo stato di prima del peccato. Non è così? 

R. - No, l'esempio più esatto è un altro. Viene un terremoto e compie la sua opera di distruzione. Con i sussidi dello Stato un signore, che aveva una vecchia e modesta casetta, ne ricostruisce una nuova sullo stesso posto. Ma ora la casa è nuova: migliore il materiale, ha ampi spazi, gli infissi, i confort. Il terremoto è stato occasione per avere una abitazione decisamente migliore. 

Così la vicenda dell'uomo. E lo dimostra questa rapida carrellata di testi. Gesù, divenendo uomo, eleva tutto il genere umano a una vita e a una dignità incomprensibilmente alte. Dice san Leone Magno: «Attraverso l'ineffabile grazia di Cristo, abbiamo acquistato cose più grandi di quelle che avevamo perduto per invidia del diavolo» (Sermo Primus de Ascensione). 

La liturgia del Sabato Santo, nel canto dell'Exultet dice: « Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto dalla morte di Cristo. Felice colpa che meritò di avere un così grande Redentore». 

La preghiera della Messa della IV Domenica di Pasqua riconferma: « O Dio, che hai redento l'uomo e lo hai innalzato oltre l'antico splendore, guarda all'opera della tua misericordia». 

La profonda radice teologica di questa realtà è molto bene espressa nelle espressioni di due grandi padri della Chiesa. Scrive san Cipriano: «Ciò che l'uomo è, Cristo volle essere, affinché anche l'uomo potesse essere ciò che Dio è» (De Idolorum vanitate, cap. XI). 

Sant'Agostino esprime lo stesso concetto con maggiore efficacia: « Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventasse Dio» (Sermo XIII de tempore). 

La redenzione operata dal Cristo innalza più in alto la natura umana, rendendola partecipe della natura divina. Il teologo tedesco Matthias Scheeben rende bene questa nuova profonda realtà dell'uomo quando scrive: «Dato che in Gesù l'umanità forma un tutt'uno con la divinità, il Padre ora ama l'umanità di Gesù con lo stesso amore con cui lo amava nella sua divinità. E tutte le creature del Cielo e della terra debbono adorare Cristo anche nella sua umanità» (M. Scheeben, I misteri del Cristianesimo, Morcelliana, Brescia p. 281). 

Il genere umano viene elevato a essere il corpo di Cristo, come dice san Paolo: «Gesù è il capo del corpo, cioè della Chiesa, il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti» (Col 1, 18). Ne consegue che il Padre estenderà lo stesso amore, che nutre per il Figlio, anche per le sue membra. Di questa altissima promozione dell'uomo, satana sà di essere stato causa e strumento e ne è irritatissimo. È questa la seconda e più forte ragione per cui ci odia. 

Terza ragione 

Satana è infuriato perché l'opera di redenzione di Cristo ha segnato ormai un limite preciso al suo regno di odio: la fine dei tempi, la fine del mondo. Satana, per quello che sappiamo, non conosce il futuro, non sa quanto è lontana l'ora della salvezza definitiva col ritorno glorioso di Cristo, ma sa che è stabilito. Vive nella disperazione bruciante di chi sa che il suo destino è segnato; ed è vicino il momento in cui sarà cacciato dal mondo di Dio e ricacciato nell'abisso. 

Ascoltiamo alcuni brani della Bibbia: dopo l'ingresso trionfale in Gerusalemme, nell'imminenza della sua passione Gesù, parlando alla folla, disse chiaramente che era giunta l'ora in cui il dominio di satana stava per essere distrutto: la morte di Gesù stava per liberare gli uomini dalla sua tirannia. 

« Ora è il giudizio di questo mondo, ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori» (Gv 12, 3). 

Durante l'ultima cena, parlando con i discepoli, riconfermò che ormai per satana non c'era più scampo: «Il principe di questo mondo è stato giudicato» (Gv 16, 9). 

Del resto satana l'aveva già intuito. Per bocca di due indemoniati incontrati nel paese dei Gadareni, i demoni protestano di non voler essere disturbati prima del tempo stabilito. 

« Nel paese dei Gadareni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro e cominciarono a gridare: "Cosa abbiamo noi in comune con te, figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?"» (Mt 8, 28-29). 

Dunque la possibilità di scaricare il suo odio sui figli di Dio, seminando morte, sofferenze, violenze, cattiverie, malattie, non è infinita: c'è un tempo già fissato in cui tutto ciò finirà. 

Anche se non si sa ancora quando sarà questa fine (lo sa solo il Padre, disse Gesù), lo spazio rimasto a satana è pur sempre breve rispetto all'eternità. Nell'ultimo libro della Bibbia, troviamo queste parole di grande forza espressiva: «Il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap 12, 12). 

Si direbbe che è nervosissimo. È come un condannato a morte che sa di dover morire, ma non sa quando sarà eseguita la sentenza.

Sacerdote Esorcista Raul Salvucci 

“Il Vicario” di Hochhuth e il vero Pio XII

 


BIANCO PADRE...

La Storia ha scritto vive pagine su questo Grande Papa; grande, come “Maestro” di verità; grande, come “Padre” tenerissimo, verso tutti i suoi figli; grande, come “Giudice” di una umanità che si avvilì fino a gloriarsi delle proprie colpe; grande, come “Pacificatore” dei popoli; grande, come “Consolatore” e “Salvatore” degli oppressi; grande, come “Anima” superiore, di continuo protesa verso le vette della mistica cristiana; grande, come “Vita”, sublimata e consumata da un ardente fuoco d’amore divino, per cui può ben essere detta “sovrumana”.

In una situazione mondiale veramente tragica, Pio XII ne fu il reale “Dominatore”, ma, anche, assieme, la “Vittima”.

Possono essere sue le parole dell’ Apostolo Paolo: “lo sono inchiodato con Cristo alla Croce” (ad Gal. 2,19).

Ma la “Croce” sarà anche per Lui, (il “Servo dei Servi”,

il “Rivendicatore” di tutti i più sacrosanti diritti del genere umano, il “Giudice” che amministrò con la prudenza e la magnanimità dei giusti; il “Nocchiero” che guidò, da esperto, per le vie del cielo ogni uomo di buona volontà; il “Pastore Angelico” del mistico gregge la Chiesa), il suo trono di maestà, la sua cattedra di verità e il suo vessillo di gloria e di trionfo!

Dall’alto del suo piedestallo, Egli rimarrà, ancora e sempre, al di sopra di tutte le povere e labili vicende umane, fatte di basse passioni, e ricorderà, ancora e sempre, all’umanità, quel SUO chiaro monito del Natale 1942: «Chi vuole che la stella della pace spunti e si fermi sulla società umana... promuova il riconoscimento e la dif fusione della verità, che insegna - anche nel campo terreno - come il senso profondo e la ultima morale e universale legittimità del “regnare” è il “servire”».

Questo suo sentire e modo di vita rimane, ancora oggi, la Sua testimonianza più bella alla Verità e alla Carità.

Davanti a questo gigante di bontà e di intelligenza, ogni voce che sale dalle paludi delle passioni, si smorza e svanisce, come una sassata di ragazzo maleducato.

Per questo, l’opera teatrale di Rolf Hochhuth appare ormai, come una messa in scena di una mentalità misera e asservita; come il gesto di un “povero untorello”; come un segno, dei nostri tempi che soggiacciono al fascino della moda e dello scandalo; come una vittoria da Pirro; come un bacato frutto di stagione; come uno scrivere da adolescente, corrotto e presuntuoso. Il suo gridare: “il fallait que le scandale éclatát!”, ricorda, invece, come ho detto, il volteriano: “calunnia, calunnia! che qualcosa resta”!

Anche le parole del troppo facile, e, spesso, superficiale, affrettato o partigiano scrittore francese, Francois Mauriac, utilizzate da Hochhuth, in apertura del suo lavoro, (“un crimine di tanta ampiezza ricade, in parte non indif ferente, su tutti i testimoni che hanno taciuto, qualunque sia stata la ragione del silenzio”), dicono solo che Mauriac ha scambiato per silenzio quello che, in Pio XII, fu piuttosto una “voce nel deserto” della delinquenza nazista!

E ci fa riflettere, ancora una volta, che l’umanità ha un solo punto su cui rivolgere lo sguardo e la speranza: il Vaticano!

l’unica Cattedra di Verità, l’unica forza, con la quale essa può risalire a vette di giustizia; perché, in ogni ora della Storia, il Papa rimane la sola realtà che, nel sorgere e tramontare di affermazioni e di dinieghi, di opinioni e di ipotesi, di tirannie e di rivoluzioni, di fittizi trionfi e di lutti irreparabili, custodisce e dice la parola che salva, e traccia sul mondo, con mano infallibile, le vie della civiltà, della salvezza e della pace!

«Nulla possiamo contro la Verità!».

(2.a Cor. 13,8)


sac. Luigi Villa

VOGLIO DARE DIO A DIO

 


Settembre 23, 1929

Chi vive nella Divina Volontà, nella sua piccolezza racchiude il Tutto e dà Dio a Dio. I prodigi divini.

(…) Stavo facendo il mio solito giro nella Creazione, per seguire tutti gli atti che il Supremo Volere aveva fatto in tutte le cose create, ed il mio dolce Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto: “Figlia mia, quando la creatura percorre le opere del suo Creatore, significa che vuole riconoscere, apprezzare, amare, ciò che Dio ha fatto per amor suo, e non avendole che dare per contraccambio, mentre percorre le sue opere prende tutta la Creazione come nel suo proprio pugno e la ridà a Dio, integra e bella per sua gloria ed onore dicendogli: ‘Ti riconosco, Ti glorifico per mezzo delle tue stesse opere che solo sono degne di Te’.

Ora è tale e tanto il nostro compiacimento nel vederci riconosciuti dalla creatura nelle opere nostre, che Ci sentiamo come se la Creazione si ripetesse di nuovo per darci doppia gloria, e questa doppia gloria Ci viene data perché la creatura riconosce le opere nostre fatte per amor loro e date a esse come dono nostro perché Ci amassero. La creatura col riconoscere il nostro dono, racchiude nel Cielo dell’anima sua il Tutto, e Noi vediamo nella piccolezza di essa il nostro Essere Divino, con tutte le nostre opere. Molto più che stando il nostro Fiat Divino nella piccolezza di questa creatura, tiene capacità e spazio di racchiudere il Tutto; ed oh! il prodigio: veder racchiuso nella piccolezza umana il Tutto e che ardita dà il Tutto al Tutto solo per amarlo e glorificarlo! Che il Tutto del nostro Essere Supremo sia il Tutto, non è da meravigliarsi, perché tale è la natura nostra divina: essere tutto; ma il Tutto nella piccolezza umana è la meraviglia delle meraviglie. Sono prodigi del nostro Voler Divino che dove regna non sa fare del nostro Essere Divino un Essere a metà, ma tutto intero. E siccome la Creazione non è altro che uno sbocco d’amore del nostro Fiat Creante, dove Esso regna racchiude tutte le opere sue e perciò la piccolezza umana può dire: ‘do Dio a Dio’.

Ecco perciò, quando Ci diamo alla creatura, vogliamo tutto, anche il suo nulla, affinché sul suo nulla venga ripetuta la nostra parola creatrice, e formiamo il nostro Tutto sopra del nulla della creatura; se non Ci dà tutto, la sua piccolezza, il suo nulla, la nostra parola creatrice non viene ripetuta né è decoro ed onore per Noi ripeterla, perché quando Noi parliamo vogliamo disfarci di tutto ciò che a Noi non appartiene, e quando vediamo che non si dà tutta, non la facciamo roba nostra, ed essa resta la piccolezza e il nulla che è, e Noi restiamo col nostro Tutto che siamo”. (…)


Una forte tempesta scuoterà il mondo e voi, ancora, perdete il vostro tempo legandovi alle cose terrene.

 


Trevignano Romano 3 febbraio 2021


Cari figli, grazie per aver ascoltato la mia chiamata nel vostro cuore. Figli adorati, grazie per le vostre preghiere. Io, vostra Madre, sono qui, tocco la terra per istruirvi, una mamma che vi rialza quando cadete, che vi toglie dal fango e dove alcune creature si trovano; sono sempre io che asciugo le vostre lacrime, che vi ridò la speranza e la luce di mio Figlio per illuminarvi la strada. Figli miei sono vostra Madre: perché non approfittate della Misericordia che scende su di voi per cambiare la vostra vita? Figli adorati pregate per la Chiesa, perché ormai la lotta è alle porte, essa vivrà la sua passione. Pregate tanto, senza sosta. Una forte tempesta scuoterà il mondo e voi, ancora, perdete il vostro tempo legandovi alle cose terrene. Figli miei, tutto è pronto per voi, latte e miele scenderanno dai monti; pace, amore e tanta serenità è pronta per voi; ma vi chiedo, credete e vivete i miei messaggi. Figli miei, oggi scenderanno molte grazie, testimoniate, siate grati a Dio per tanto amore, riconoscendolo come unico vero Dio. Ora vi lascio con la mia Benedizione materna nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen