giovedì 4 febbraio 2021

“Il Vicario” di Hochhuth e il vero Pio XII

 


BIANCO PADRE...

La Storia ha scritto vive pagine su questo Grande Papa; grande, come “Maestro” di verità; grande, come “Padre” tenerissimo, verso tutti i suoi figli; grande, come “Giudice” di una umanità che si avvilì fino a gloriarsi delle proprie colpe; grande, come “Pacificatore” dei popoli; grande, come “Consolatore” e “Salvatore” degli oppressi; grande, come “Anima” superiore, di continuo protesa verso le vette della mistica cristiana; grande, come “Vita”, sublimata e consumata da un ardente fuoco d’amore divino, per cui può ben essere detta “sovrumana”.

In una situazione mondiale veramente tragica, Pio XII ne fu il reale “Dominatore”, ma, anche, assieme, la “Vittima”.

Possono essere sue le parole dell’ Apostolo Paolo: “lo sono inchiodato con Cristo alla Croce” (ad Gal. 2,19).

Ma la “Croce” sarà anche per Lui, (il “Servo dei Servi”,

il “Rivendicatore” di tutti i più sacrosanti diritti del genere umano, il “Giudice” che amministrò con la prudenza e la magnanimità dei giusti; il “Nocchiero” che guidò, da esperto, per le vie del cielo ogni uomo di buona volontà; il “Pastore Angelico” del mistico gregge la Chiesa), il suo trono di maestà, la sua cattedra di verità e il suo vessillo di gloria e di trionfo!

Dall’alto del suo piedestallo, Egli rimarrà, ancora e sempre, al di sopra di tutte le povere e labili vicende umane, fatte di basse passioni, e ricorderà, ancora e sempre, all’umanità, quel SUO chiaro monito del Natale 1942: «Chi vuole che la stella della pace spunti e si fermi sulla società umana... promuova il riconoscimento e la dif fusione della verità, che insegna - anche nel campo terreno - come il senso profondo e la ultima morale e universale legittimità del “regnare” è il “servire”».

Questo suo sentire e modo di vita rimane, ancora oggi, la Sua testimonianza più bella alla Verità e alla Carità.

Davanti a questo gigante di bontà e di intelligenza, ogni voce che sale dalle paludi delle passioni, si smorza e svanisce, come una sassata di ragazzo maleducato.

Per questo, l’opera teatrale di Rolf Hochhuth appare ormai, come una messa in scena di una mentalità misera e asservita; come il gesto di un “povero untorello”; come un segno, dei nostri tempi che soggiacciono al fascino della moda e dello scandalo; come una vittoria da Pirro; come un bacato frutto di stagione; come uno scrivere da adolescente, corrotto e presuntuoso. Il suo gridare: “il fallait que le scandale éclatát!”, ricorda, invece, come ho detto, il volteriano: “calunnia, calunnia! che qualcosa resta”!

Anche le parole del troppo facile, e, spesso, superficiale, affrettato o partigiano scrittore francese, Francois Mauriac, utilizzate da Hochhuth, in apertura del suo lavoro, (“un crimine di tanta ampiezza ricade, in parte non indif ferente, su tutti i testimoni che hanno taciuto, qualunque sia stata la ragione del silenzio”), dicono solo che Mauriac ha scambiato per silenzio quello che, in Pio XII, fu piuttosto una “voce nel deserto” della delinquenza nazista!

E ci fa riflettere, ancora una volta, che l’umanità ha un solo punto su cui rivolgere lo sguardo e la speranza: il Vaticano!

l’unica Cattedra di Verità, l’unica forza, con la quale essa può risalire a vette di giustizia; perché, in ogni ora della Storia, il Papa rimane la sola realtà che, nel sorgere e tramontare di affermazioni e di dinieghi, di opinioni e di ipotesi, di tirannie e di rivoluzioni, di fittizi trionfi e di lutti irreparabili, custodisce e dice la parola che salva, e traccia sul mondo, con mano infallibile, le vie della civiltà, della salvezza e della pace!

«Nulla possiamo contro la Verità!».

(2.a Cor. 13,8)


sac. Luigi Villa

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