venerdì 26 febbraio 2021

Sul male degli altri non si può costruire il proprio bene. È sempre un bene effimero, non duraturo. È un bene che si trasformerà in male.

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 

15 al termine dei quali si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re. 

La prova è ben riuscita. Passano i dieci giorni. Il capo dei funzionari mette a confronto le facce degli uni e degli altri, Daniele non sfigura affatto. 

Al termine dei quali si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re. 

Non solo Daniele e i suoi compagni non sfigurano, le loro facce sono più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che si nutrivano di altri alimenti.  

Ora il capo dei funzionari del re è salvo. Sa che quando Daniele e i suoi compagni saranno alla presenza di Nabucodònosor lui non sfigurerà. 

Ora può ascoltare la richiesta di Daniele. Questi potrà nutrirsi di ogni cibo a lui consentito, evitando tutti i cibi impuri che lui mai potrà mangiare. 

È questo il risultato della sapienza che aiuta la razionalità e della fede che aiuta la saggezza. Ma prima di ogni altra cosa è il frutto della grazia di Dio. 

Per grazia di Dio Daniele parla. Per grazia di Dio è ascoltato. Per grazia di Dio la sua faccia risulta la più bella. Per grazia di Dio la proposta viene accolta. 

Non c’è vita senza la grazia di Dio che feconda cuori, intelligenze, volontà, desideri, razionalità, ogni altra facoltà spirituale dell’uomo. 

Ma anche non c’è storia se il Signore non guida la storia secondo i suoi imperscrutabili disegni di salvezza e di redenzione nella manifestazione di sé. 

16 Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l’assegnazione delle vivande e del vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure. 

La decisione viene presa. Il capo dei funzionari decide che Daniele possa mangiare solo verdure. Ogni altro cibo viene allontanato dalla sua vista. 

Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l’assegnazione delle vivande e del vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure. 

Ecco il frutto della razionalità che si lascia consigliare dalla saggezza, accogliendo ogni suggerimento per il più grande bene di tutti.  

È infatti proprio della saggezza non lavorare per il bene di uno solo, o di una categorie di persone, ma per il bene di ogni singolo e di ogni categoria. 

Non si può lavorare per il bene degli operai se non si opera anche per il bene  dei datori di lavoro. Il bene degli uni dipende dal bene degli altri. 

Sul male degli altri non si può costruire il proprio bene. È sempre un bene effimero, non duraturo. È un bene che si trasformerà in male. 

È quanto sta accadendo oggi. Lavorando solo per il bene di categoria, alla fine tutta la categoria mancherà del bene, perché non si è curata la fonte del bene. 

Daniele, dotato di ogni saggezza cura il bene per sé ed anche per il capo dei funzionari. Dona vere soluzioni di saggezza. 

Ora il funzionario sa che sempre potrà ascoltare Daniele. A lui si potrà rivolgere sempre, quando c’è bisogno di pensare ad un bene universale.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

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