sabato 27 febbraio 2021

DELL'ULTIMA PERSECUZIONE DELLA CHIESA E DELLA FINE DEL MONDO

 


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Era già ritornato il Popolo dalla schiavitù di Babilonia, aveva rialzato il suo Tempio, ricostruita l'abbattuta città, riordinato il sacerdozio, ristaurato il regno, ripristinato il sinedrio, rioccupate le terre perdute: ogni cosa si componeva in pace. I popoli vicini erano divenuti amici: e Alessandro il Magno, re della Grecia, era ito a Gerusalemme a consultare i libri santi, a venerare il sommo sacerdote, a fare grandi donativi al tempio, il che fecero di poi, e Seleuco splendido e religioso re d' Asia (3), e Tolomeo d'Egitto (4). Il sommo e santo Sacerdote Onia era l'oracolo dei principi stranieri e il padre del suo popolo (5). Ma di questi giorni escirono dal seno del popolo, uomini iniqui, i quali incominciarono a far tumulti, a lagnarsi del regime austero di Onia, a suscitare delle novità, a predicare che si dismettesse una volta quella intolleranza degli ebrei co gentili, la rustichezza antica, in una parola erano predicatori di progresso, di civiltà, di tollerantismo, di fusione, e di tutto ciò che è andata per due secoli ormai predicando fra noi la setta (6). La plebe sempre facile a lasciarsi corrompere e tradurre in inganno, accolse queste parole come calate dal cielo, e questi seduttori ebbe in conto di padri e di salvatori, e si diede a corpo perduto a seguirli. Sicuri questi settari del loro intento, mandarono i rappresentanti del popolo al re per ajuto, e così ottennero il loro scopo. Allora, a dispetto delle sante leggi, s'introdussero i codici gentileschi, si aprirono scuole in Gerusalemme a modo delle genti, si disfecero della circoncisione, abbandonarono Dio e l'antico patto; e si fecero schiavi degli stranieri per ogni malfare (1). Il santo Onia si oppose a queste novità con fermezza sacerdotale; ma ecco che un certo Simone l'andò ad accusare al re, e fatto capo setta, incominciò a raccogliere de sicari e degli assassini, i quali scorrendo per la città, trucidarono con gli stiliqnanti erano zelanti dell'antica legge (2). Uscì ancora un fratello del medesimo Onia e si fece capo della setta, ambendo la suprema potestà regia pontificale. Da qui l'origine di tutti quei mali che non furono finiti se non con la distruzione della città e del regno, e con la dispersione del popolo. Perchè dunque due sette erano nel popolo, la civile e religiosa, o meglio due scismi e una totale apostasia? Tenga ferme illeggitore nella mente queste cose, perchè sono di sommo interesse. - Correva allora il secolo XXXIX del mondo, XIX della religione ebraica (3). Giasone, tale era il nome di quest'empio, ottenne dal re il principato, dispogliandone il fratello. Costui introdusse in Gerusalemme tutti i costumi del paganesimo, profanò il tempio, lo dispogliò delle richezze, cacciò in esilio il sommo Sacerdote Onia, pose la città a tumulto, ogni cosa in ruina (4). Ma l'empio ebbe la fine che si meritava. Menelao comprò anch'egli il sommo Sacerdozio dal re, ed esigliò il Competitore. Egli però non si potè tener fermo, chè il fratel suo Lisimaco lo sbalzò dal trono. Così avvenne lo scisma fatale nel pontificato ebraico: tre usurpatori, e il legittimo in esilio. L'empio Menelao, comprendendo che, finchè fosse vivo Onia, era impossibile ricuperare il Pontificato, lo fece trucidare. Lisimaco cadde pure in una spedizione: Menelao riacquistò allora il trono, ma Giasone lo sbalzò di nuovo (5).

Il sacerdozio minore non era men guasto e corrotto; e non poteva essere altrimenti dietro questi scandali. Egli si era lasciato sedurre dagli amatori delle novità e del progresso. Abbandonato ogni ritegno e pudore, mentre doveva opporsi a questi guasti di religione e di leggi, a questi empi settatori; si gettava nelle loro file, li capitanava, e dismesso ogni culto di vino, allontanatosi dal santuario, s'immischiava nella politica e nella corruzione; frequentava le moderne scuole, i teatri, la scherma, e gli altri pubblici spettacoli, e fino quei turpi balli, ora chiamati angelici! Amante delle greche glorie, disprezzava gli antichi fasti religiosi e patrii, studiava di piacere a coloro i quali erano i mortali nemici del sacerdozio ; e giunse a tanta viltà di prestarsi ai sacrifizi degli idoli (1). Diviso poi questo sacerdozio tra le sette che pullulavano a quei giorni nell'ebraismo, abbandonava l'antica purezza della fede mosaica. Quindi i Farisei, uomini politici e ambiziosi, ad una falsa esterna pietà accoppiavano una vita immonda e scellerata, come li accusò e riprese Cristo più volte, dicendoli perfino figli del Diavolo, uomini ipocriti, finti, superbi, avari, crudeli (2). Erano i veri giansenisti di quella religione: tutti rigore per gli altri, tutti sfrenatezza e licenza per loro; nemici d'ogni autorità, d'ogni legge, e solo amanti di libertà, d' indipendenza, di dominio. Quindi i Saducei, nemici ed opposti a quelli, ma avversi tutti alla fede mosaica. Perocchè costoro non ammettevano l'immortalità dell' anima, ne' la risurrezione de morti, ne l'esistenza degli angeli e degli spiriti, ne' l' autorità della tradizione. Erano veri epicurei e materialisti (3). Pochi sacerdoti si tennero fedeli, e questi fondarono la setta degli Esseni, che meglio si dovrebbe dire ordine religioso eremitico; perocchè lontani dall'umano consorzio, fuggendo i tumulti delle città, abitavano le selve, vivevano vita povera e comune, osservavano la castità, si occupavano nel lavoro, nella preghiera, nella contemplazione (1). – Se a tale era ridotto il sacerdozio; immagini, chi ha fior di senno, cosa fosse la plebe. Una corruzione eguale nel popolo ebreo non si era veduta mai più. Non v'era più traccia di religione, non leggi, non pudore, non giustizia, non carità. Si sacrificava agli idoli, si prostituivano le fanciulle e le spose, si rapivano le altrui sostanze, si perseguitavano gli uni con gli altri, si lordavano le mani nel sangue. Era una vera miseria, un orrore vedere il decadimento, la corruzione di questo popolo santo e prescelto da Dio a figurare il cristianesimo. E degna di osservazione, per quello che saremo in seguito per dedurne, una cosa che ci raccontano le storie ebraiche, succeduta in quest epoca; la quale appena sarebbe creduta, se non vi fossero così autentiche testimonianze. Due Nazioni limitrofe erano le nemiche giurate del Popolo Ebreo, l'Egitto e la Grecia. Quanto non ebbe a soffrire questo Popolo da queste Nazioni! Guerre, schiavitù, tradimenti, ed oppressioni d' ogni forma: eppure queste erano le amate, queste le ammirate, queste le desiderate e servite, singolarmente dai ribelli e dagli empi dell'ebraismo. V'era un altra Nazione, la quale, comunque lontana in origine, si era avvicinata per le sue grandi conquiste; questa Nazione, forte e terribile ma religiosa e nobile, nulla aveva mai fatto di male agli Ebrei, ma anzi solo del bene. I sommi sacerdoti avevano stretta con lei alleanza, ed era stabilito che si presterebbe in ogni incontro; ma pure non v'era nazione di lei più odiata ed esecrata da questo sciagurato popolo, ma in modo particolare da coloro, che null'altro avevano in bocca, che l'amor della Patria, che le glorie patrie, che la patria indipendenza ! Ma questi gridatori poi di libertà e d'indipendenza, mentre odiavano i Romani, si davano schiavi ai Greci, e ad una schiavitù così vile, così schifosa che fa rece re all'udirla. E non solo si davano essi per ischiavi, ma volevano che tutto il Popolo facesse il somigliante. Questa schiavitù giunse ad un punto che fece abbandonare la scuola di Mosè e delle Scritture, per istituire una università alla greca, per lo studio del filosofi greci. Si dismise l'antichissima lingua ebraica, e per fino le donne volevano parlare il greco ! Anzi di più, si abbandonò la bella semplicità del vestire ebraico, come era comandato da Dio, e si volle vestire alla greca le donne erano divenute pazze per le mode greche. A dir breve, nulla v' era più di bello, nulla più di buono, se non quello che veniva di Grecia, o portava il greco nome. Si sarebbe detto che Palestina era divenuta una Colonia greca, tanta era la smania d'imitarla in tutto, di prostituirsi a suoi piaceri ed a suoi capricci! E bene di far tesoro di questa notizia storica, perchè agli Ebrei tutto accadeva in figura, e perchè nella loro istoria è scritta la nostra (1). - Questi spasimati d'indipendenza non potendo compire i loro perversi disegni di distruggere affatto la patria, la religione ed il sacerdozio; disegni velati dalle belle parole di progresso e di libertà nazionale; non ebbero vergogna di andare per aiuto ad un re straniero e gentile, come era Antioco: ( sono pur sempre gli stessi; sempre in contradizione i settari!) Vittorioso del re d'Egitto, Epifane, si volse a sfogar l' ira sua sul popolo ebreo. Si mise egli alla testa di tutti i settari, corse la Palestina col ferro e col fuoco alla mano, non lasciando dietro di sè che stragi, incendi, e ruine. Si accostò a Gerusalemme, e l' ebbe senza colpo ferire, perocchè i settari di dentro gli aprirono le porte. Ordinò a soldati di rapire, di trucidare i cittadini senza pietà e senza misericordia. Quei non avevano bisogno di tal comando. Come fiere rabbiose, come tigri assetate di sangue, si diedero a scorrere questa popolosa e ricca città, e penetrare nelle case. Per tre giorni continui durò la strage, e il saccheggio. Non si perdonò a sesso, ad età, a condizione: vecchi cadenti, giovani e fanciulli lattanti, matrone e tenere verginelle, volgo e nobiltà, principi e sacerdoti furono messi a fascio. I morti furono ottanta. mila, i prigionieri quaranta mila, ed altrettanti i venduti in turpe schiavitù; solo avventurati nella loro miseria per essersi loro risparmiato di vedere la profanazione del Tempio, la desolazione della città, la persecuzione del popolo. Imperocchè dopo la strage, per opera dell'intruso Pontefice, il re entrò il venerato tempio, lo dispogliò d'ogni richezza, spezzò i santi vasi, stracciò i sacri veli, e lo profanò con sacrileghi sacrifizi. Nè a tanto fu sazio il diabolico suo furore, chè, dovendo partire, lasciò in sua vece Filippo, il quale per due anni appagò ad esuberanza l'empie brame del suo signore. Ma quantunque barbaro questi fosse ed estremamente crudele, parve al re troppo mite ed indulgente, e perciò gli surrogò quel demonio che fu Apollonio. Questi in un giorno di sabato fece trucidare tanti ebrei inermi, quanti ne poterono uccidere i suoi soldati, e incatenare vergini, vedove , fanciulli, e tradurli in ischiavitù. Spogliò di poi la città e vi appiccò il fuoco, e distrusse le mura fino dalle fondamenta. Il Santuario profanato restò in abbandono, come un tugurio nel deserto: le feste solenni si cangiarono in giorni nefasti e di lutto, e i sabbati in obbrobrio (1). Anche questo era stato predetto (2). Fin qui però la persecuzione era solo esterna, e molti ebrei, i più timorati, eransi rifugiati nelle caverne e nelle spelonche, ove liberamente osservavano la loro religione e la loro legge. Ma Antioco anche a questo pensò. Comandò nel terzo anno della persecuzione, che tutti i sudditi suoi professar dovessero una sola religione, cioè la greca, e mandò i suoi uffiziali, per fare eseguire i barbari decreti. Gli idolatri, i samaritani, ed eziandio molti discoli ebrei vi si acconciarono, ma i più buoni vi si rifiutarono apertamente. Da qui il principio delle violenze e delle carneficine le più crudeli. Si perseguirono ovunque i fedeli, si stivarono nelle carceri, si adoprarono lusinghe e minaccie a corromperli. Molti furono gli apostati, ma quelli che restarono fedeli furono tormentati e trucidati nei modi i più barbari e crudeli, facendo lor bere a sorso a sorso la morte. Quà si appiccava il fuoco alle caverne e alle tane, ove erano rinchiusi; là si precipitavano capovolti dalle alte mura, le madri co' loro pargoletti legati al seno erano spente per il solo delitto d'averli circoncisi. Altrove si recidevano le dita e la lingua; altre misere vittime si scorticavano vive, e su le carni si versavano carboni ardenti, o s' immergevano nelle caldaje bollenti. Una madre vide così perire sette suoi figliuoli, prima di andare essa stessa alla morte. Niun riguardo si aveva anche qui a sesso, ad età e condizione; ma chiunque si professava ebreo, per questo solo delitto era trucidato. Questa terribilissima delle persecuzioni durò appunto tre anni e mezzo, come aveva profetizzato Daniele (1). Non è poi a dire dello scempio delle cose sacre, nel quale si distinsero molto bene i discoli ebrei. Il Tempio fu interamente profanato e consacrato a Giove Olimpico, vi si celebrarono tutte le orgie gentilesche co' baccanali di Venere e Bacco! le feste vennero abolite, i libri della legge consunti dalle fiamme, tolta la circoncisione, e cancellata ogni pratica religiosa. Il solo dirsi ebreo era delitto di morte. Era dunque una vera miseria, chiude il sacro Testo. Ma Daniele aveva promesso, nell'afflizione estrema un breve soccorso: venne. Matatia non seppe reggere a tanto scempio. Radunò i suoi figli, gli esortò con forti parole a combattere per la legge e per la religione, ne andasse ancora la vita, e con eroico animo pel primo trucidò un apostata ebreo che sacrificava agl'idoli, distrusse altari gentileschi, uccise i sacerdoti, e si ritirò dalla città per far raccolta di gente. I figli di questo Eroe, eroi anch'essi, si strinsero con patto di combattere le guerre del Signore fino al l'ultima stilla di sangue; detto, fatto: si misero all'opera; alla testa di pochi zelanti mossero alla Capitale, ne scacciarono gli stranieri e i falsi fratelli, . riconsacrarono il Tempio, rimisero in vigore l'antica religione, ristabilirono il Sacerdozio e il principato; tolsero i disordini introdotti, sradicarono le cattive costumanze, fecero rivivere l'antico valore e l' avita virtù, ricomposero in pace le cose, restaurarono le ruine della santa città, contrassero onorevoli alleanze cogli Spartani e co Romani, fecero insomma risorgere e rivivere l'oppressa e quasi estinta nazione. Ciò fecero per prodigi di eroico valore in mille battaglie, fra rischi e pericoli, fra insidie e tradimenti. Il cielo benedisse a quei prodi, ed operò talvolta prodigi e miracoli (1).

 - Fin quì la storia sacra de Macabei, la quale racconta i fatti di questo popolo fino all'anno MDCCCLX circa della religione ebraica, e cento quaranta innanzi la nascita di Cristo. Il seguito di questa storia l'abbiamo dal libro IV. de Macabei, e da Giuseppe. Questa non ci racconta altro che continue ribellioni intestine, guerre esterne, schiavitù, oppressioni d'ogni maniera. Ne tesseremo un brevissimo sunto, per averne il quadro completo.

CONTINUA

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