mercoledì 10 febbraio 2021

VOGLIA DI PARADISO

 


IL PARADISO È VEDERE DIO COME È


Una felicità perfetta, ma non uguale per tutti

Sembra che ci sia contrasto tra una felicità perfetta per tutti, ma non uguale per tutti; ma ciò è solo apparente. La contraddizione è risolta in modo originale e simpatico da Paolina, sorella di S. Teresa di Gesù Bambino. Scrive la Santa in Storia di un'anima: «Una volta, quand'ero bambina, mi stupivo che in Cielo il buon Dio non desse uguale gloria a tutti gli eletti, e temevo che non tutti fossero felici.

Allora Paolina, la mia sorella maggiore, mi disse di andare a prendere il grande bicchiere di papà e di metterlo a fianco del mio piccolo ditale; poi mi disse di riempirli d'acqua e infine mi chiese quale dei due fosse più pieno. Le risposi che erano pieni sia l'uno che l'altro e che era impossibile mettere più acqua di quanto ciascuno ne potesse contenere.

Mia sorella mi fece allora capire che in Cielo il buon Dio avrebbe dato agli eletti tanta gloria quanta ne potevano contenere e che in questa maniera l'ultimo di essi non avrebbe avuto nulla da invidiare al primo».

Don Novello Pederzini

L MONDO OGGI SOFFRE DI MEDIOCRITÀ, STIAMO MORENDO PER LA MEDIOCRITÀ! CHE COSA CI MANCA? QUAL'È LA PIÙ GRANDE URGENZA?

 


C'è nel mondo una grande carestia. Carestia non di pane: ne abbiamo fin troppo al punto che la sua sovrabbondanza ci ha fatto dimenticare Dio. Carestia non di oro: esso è così tanto che il suo luccichio ci ha accecati al punto da non lasciarci più vedere lo scintillio delle stelle. C'è nel mondo la carestia di una cosa più importante, che sta per mancare in tutti i paesi del mondo: si tratta della carestia di uomini veramente grandi.  

In altre parole: il mondo oggi soffre di una terribile malattia di mediocrità. Stiamo morendo di mediocrità.  

La grande urgenza di oggi sono i grandi uomini. La vita dell'uomo grande di oggi si svolge sotto il segno del piccolo: un piccolo che è eroico, un piccolo che giunge fino al sacrificio, un piccolo che è grande. In politica sono ben pochi quelli che seguono i giusti principi: si segue l'opinione pubblica. La maggior parte dei nostri politici, anziché guidare la gente verso nobili mete, la guida per le loro ignobili strade. E ciò che si dice della politica, vale anche per la religione.  

La religione sta mettendo le pantofole. I suoi "profeti" sono troppo accondiscendenti alle idee moderne solo perché sono moderne, non importa più se siano giuste o sbagliate. I nostri "profeti" evitano di prendere posizione quando si tratta della Verità, per timore di farsi dei nemici. Essi inalberano le loro vele a ogni vento di popolarità e non oserebbero dire una parola contro un pregiudizio corrente, contro un errore che trionfa. Essi sono beati di una beatitudine che Cristo non ha mai promesso e se ne beano perché sono deboli. Non sono le istituzioni che mancano oggi: ci mancano i grandi uomini! (...) 

La grandezza non è qualcosa di esterno all'uomo stesso. È piuttosto qualcosa di interno all'uomo. La grandezza è una qualità del cuore e dell'anima con cui l'uomo riesce a conquistare non tanto il dominio sul cuore, quanto piuttosto il dominio sulle sue passioni. La grandezza consiste nell'avere il senso della giustizia, dell'ordine e della carità. Se ci poniamo da questo punto di vista noi dobbiamo riconoscere che l'uomo, mentre è divinamente attrezzato per dominare la natura, al contrario è ben meschinamente equipaggiato per dominare sé stesso. Eppure, è proprio in questo autodominio che sta la vera grandezza. 

Oggi il mondo ha uno struggente bisogno di uomini convinti che la più grande vittoria dell'uomo è la vittoria su se stessi; che il vero lavoro è realizzato non tanto nell'attività quanto piuttosto dal silenzio; di uomini che cercano prima il Regno di Dio e la sua Giustizia e che attuano la legge per cui solo attraverso la morte del corpo si giunge alla Vita Eterna dello Spirito; di uomini che affrontano gli orrori del Venerdì Santo per sfociare nella gioia smagliante della Domenica di Pasqua; di uomini che, simili a lampi, bruciano i legami di interesse che legano le nostre energie al mondo; di uomini che con voce coraggiosa come San Giovanni Battista, risveglino la nostra natura sonnolenta dai lacci del nostro pigro riposo; di uomini che vincono le loro vittorie non già scendendo dalla Croce e venendo a compromessi col mondo, ma bensì affrontando dure sofferenze per giungere a conquistare il mondo.  

In una parola: noi abbiamo bisogno di Santi, perché i Santi sono gli uomini veramente grandi... semplicemente perché essi sarebbero grandi della Grandezza di Cristo. 

(Fulton J. Sheen, da "Moods and Truths-La più grande urgenza") 

CHIEDIAMO PERDONO A NOI STESSI

 


Gesù, mi voglio perdonare di tutto cuore davanti a Te. Perdono me stesso per i miei  peccati, le mie mancanze, i miei fallimenti, per tutto il male che è in me.  

Mi perdono perché non mi accetto così come sono. Non accetto la mia persona, la  mia situazione personale e familiare, il mio corpo e la mia psiche, i miei complessi di  colpa e di inferiorità, i miei egoismi.  

Mi perdono tutte le chiusure che ho verso di Te, verso gli altri, verso me stesso.  

Mi perdono tutte le scelte sbagliate che ho fatto. Mi perdono tutte le mie tristezze e  angosce.  

Mi perdono per tutte le volte in cui ho offeso i miei genitori, il mio prossimo.  

Mi perdono per aver calunniato, per aver giudicato, per non aver perdonato gli altri.  

Gesù, mi perdono tutto e mi accetto totalmente così come sono davanti a Te, e mi  affido al tuo amore misericordioso.  

Ti ringrazio e ti lodo per tutto il bene che mi dimostri in ogni istante e che  continuamente mi doni durante il mio cammino terreno.  

Piango per Roma che ha voltato le spalle a Dio pensando più al potere. Pregate per il Sud Italia. Pregate per l'America perché obbedisce ai piani diabolici. Siete sulla salita del Golgota e state portando le croci,

 


Trevignano Romano 9 febbraio 2021

Figli miei, grazie per essere qui nella preghiera. Figli miei, voi che mi accogliete nel vostro cuore dico: Gesù è più vicino di quanto voi immaginiate, piccoli miei è tutto pronto per voi e non temete mai quando siete in Cristo. Figli, pregate per i tempi che stanno arrivando perché sarà un susseguirsi di eventi drammatici e di segni grandiosi e sarà difficile dubitarne la provenienza, tranne per chi è già dalla parte di Satana e per chi avrà il cuore chiuso. Figli miei, piango per Roma che ha voltato le spalle a Dio pensando più al potere. Oh! Roma, presto mangerà la polvere della sua rovina. Figli miei, pregate per il Sud Italia. Figli pregate per l'America perché obbedisce ai piani diabolici. Figli, vi ricordo che le preghiere hanno mitigato molti eventi, vi prego di continuare nella preghiera, siete sulla salita del Golgota e state portando le croci, fate digiuni e sacrifici. Ora vi lascio con la mia benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.



 

DIO PADRE: UNA CHIAMATA A TUTTE LE NAZIONI E AL SUO POPOLO FEDELE

 


MESSAGGIO DI DIO PADRE A GUSTAVO
  DOMENICA 20 MAGGIO 2018


Miei amati figli, i più amati della mia Creazione. Sono il tuo Padre celeste che ti parla e ti chiama alla conversione. Sarò breve nella mia chiamata ma energico in ciò che voglio dirti e avvertirti, cosa verrà, se non cambi idea e persisti a vivere nel peccato come se fosse qualcosa di normale.

La malvagità dell'uomo non ha limiti, soprattutto quando Satana stesso si lascia abbracciare, facendo sì che tutto il male venga rafforzato e distrutto, tutto il bene fatto dalla Mia mano.

Il peccato si corrode come l'acido e tutto ciò che tocca brucia e lacera. Le anime degli uomini si vedono davanti al mio sguardo, tutte irritate dal marciume per questo, la pestilenza delle piaghe percorre tutta la creazione.

Sono così poche le anime che lottano ferocemente contro il peccato, quanto vorrei che tutte combattessero per la santità e non per i piaceri del mondo che ogni giorno che passa, sprofondi sempre più nel fango pestilenziale, ma non posso intervenire il libero arbitrio che ho dato a ciascuna anima. Per te cambiare, passa per tua scelta.

Molti dicono che sono un Dio di paura e calamità, se mi conoscessero non direbbero queste parole. Sono un Dio d'Amore che ti parla, il tuo stesso Creatore ti parla e ti chiama a pentirti di tutte le tue offese, pensi che tutto sia permesso in Paradiso, che il buono e il cattivo siano riconosciuti nella Mia Casa Celeste? , non figli miei In Cielo, tutto è puro e senza macchia , il più piccolo di loro non può essere alla Mia Presenza.

Il mio amore è così grande che ho mandato il mio unico, diletto e prediletto Figlio a morire per te e anche così, tu rifiuti la salvezza eterna, ma il mio amore per l'umanità non diminuisce, è il tuo amore per me che declina, perché l'amore umano, legato alla debolezza della carne corrotta, è fugace, va e viene.

Il mio Amore è costante, è ricambiato solo nei momenti di angoscia. Che tristezza dai al mio Cuore! Mi cerchi solo nei momenti di pericolo e di dolore, pensi che io sia un Dio di favori. No, figli miei. Sono Dio ma allo stesso tempo un Padre che veglia costantemente sui suoi figli affinché non muoiano in eterno, sono un Padre alla porta di casa che aspetta a tarda notte che i suoi figli tornino a casa sani e salvi, dove andranno trovare riparo, sollievo e cibo fresco per recuperare le forze.

Oh! Amati piccoli, la natura che è stata creata per essere al vostro servizio, a causa dei vostri peccati, ogni giorno si rivolta contro di voi, tutto ciò che toccate vi danneggia e se vi permetto di continuare con le vostre atrocità non ne lascerete nulla di sano e tutto sarai perso per sempre.

Come padre, ti avverto del pericolo che corri ogni giorno e più cammini nell'oscura foresta del peccato, meno possibilità hai di scappare.



Se desisti dalla mia chiamata attraverso i miei messaggeri, un evento astronomico altererà il campo magnetico della terra e il suo nucleo tremerà, espandendosi, aprendo la crosta terrestre in grandi crepe che hanno già iniziato a mostrare nel mondo, che sono solo un avvertimento. Attraverso quelle fessure, la pietra liquida uscirà attraverso di loro, e attraverso i vulcani sparsi sulla superficie, molti che dormivano si sveglieranno con grande furia.



Cosa vedi mio figlio? Di 'ai tuoi fratelli cosa ti mostro.

Messaggero: sono fuori dal globo terrestre, in piedi accanto al mio angelo custode. Da dove mi trovo vedo tutta la terra e una potente luce del sole raggiunge il pianeta producendo grandi lampi di luce di vari colori, dove è più apprezzata è ai poli del mondo, sono l'aurora boreale.
 
 
 Ma in diverse parti del mondo questo fenomeno si verifica, in luoghi che non sono soggetti a tale anomalia. Il campo magnetico si muove, puoi vedere le sue spire mentre si muovono da una parte all'altra, le posso vedere perché sono illuminate dall'impatto della luce solare.
 
 
Quindi, vengo portato a vedere il nucleo terrestre che trema nello stesso momento del campo magnetico, trema e inizia ad espandersi, la superficie del pianeta (sul fondo del mare come sulla terra), inizia a spaccarsi in grandi crepe, terremoti dove non erano inclini ora che lo erano, si vede il risveglio dei vulcani oceanici e terrestri.



L'Anello di Fuoco (Pacifico) si accende all'improvviso e quasi contemporaneamente i vulcani esplodono. Allo stesso modo, sulla costa occidentale del continente americano, dall'Alaska all'Argentina, la terra trema, si spacca e la catena montuosa comincia a fumare e si vedono dall'alto innumerevoli punti rossi di lava ardente che scendono dalle pendici delle montagne.
 
Le popolazioni colpite da questo fenomeno furono colte di sorpresa, molte di esse furono inghiottite dalle crepe, altre devastate dalla lava infuocata, altre dalle frane provocate dalle esplosioni vulcaniche e altre ancora oscurate e ricoperte dalla cenere.

Ora, continuiamo, mio ​​piccolo, con quello che ho da dirti. L'hai descritto molto bene e aggiungendo a ciò che era correlato:
 
 Chiedo a tutte le nazioni di compiere atti di espiazione per i vostri peccati, digiunare il venerdì, confessare i peccati, pregare il Santo Rosario e andare a Messa, dare tutte le vostre offerte in emendamento per le offese e gli oltraggi che commettete nei miei confronti, il vostro Dio e Padre celeste.
 
Ai miei fedeli sparsi in tutto il mondo , vi invito a prepararvi a sopportare gli eventi più difficili che devono venire se i vostri fratelli non cambiano idea e decidono di continuare a peccare e offendermi.

Preparati spiritualmente e materialmente, prepara le tue cose in una piccola borsa, facile da trasportare, perché molte popolazioni lontane da Dio saranno colpite dalla sfortuna dei propri peccati, ma come ai tempi di Sodoma e Gomorra, ho avvertito la mia di abbandonare le città; prendere poche cose, le più necessarie, abbastanza per sopravvivere e trasferirsi in altre regioni che non sono state raggiunte dalla mia mano di giustizia.

Allo stesso modo ti avverto, prepara le tue anime e sii pronto a lasciare le tue case, ma non preoccuparti perché avrai un'altra casa dove i tuoi dolori, stanchezza e dolore saranno estirpati in abbondanza, grano, latte e miele.

Siate diligenti alla mia richiesta, chiamate tutti alla conversione e non temete perché io sono sempre con voi. Leggi le Scritture e vedrai che ho sempre accompagnato il mio popolo. Vi amo e vi benedico tutti, rivolgetevi al rifugio dei Sacri Cuori di Mio Figlio Gesù e  Maria, Vi guideranno alla salvezza in mezzo alle tempeste, abbiate fede e vedrete miracoli più grandi dei tempi di Mosé.

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI

 


Un altro fatto assai impressionante si legge nelle cronache  domenicane a proposito del fuoco del Purgatorio (v.  Ferdinando di Castiglia, Storia di S. Domenico, 2a parte, libro  I, cap. a3). A Zamora, città del regno di Leon in Spagna, viveva  in un convento di Domenicani un buon religioso, legato in  santa amicizia ad un Francescano, uomo anch'egli di esimia  virtù. Un giorno in cui i due frati s'intrattenevano fra loro di  cose spirituali, si promisero scambievolmente che il primo che  fosse morto sarebbe apparso all'altro, se cosa Dio fosse  piaciuto, per informarlo della sarte toccatagli nell'altro mondo.  Morì per primo il Francescano e, fedele alla sua promessa,  apparve un giorno al religioso Domenicano mentre stava  preparando il refettorio, e dopo averlo salutato con  straordinaria benevolenza, gli disse di essere bensì salvo, ma  che gli rimaneva ancora molto da soffrire per una infinità di  piccoli falli, dei quali non si era emendato durante la vita. Poi  soggiunse: - Niente v'è sulla terra che possa dare un'idea delle  mie pene. - E perché l'amico ne avesse una prova, il defunto  stese la destra sulla tavola del refettorio, dove l'impronta rimase  così profonda, quasi vi avessero applicato sopra un ferro  rovente. Quella tavola si conservò a Zamora fino al termine del  ‘700, epoca nella quale le rivoluzioni politiche la fecero sparire  insieme con tanti altri ricordi di pietà dei quali abbondava  l'Europa.

«Usque ad novissimum quadrantem!»

Ma forse, dirà qualcuno, supplizi così atroci saranno riservati ai grandi peccatori o a coloro che avendo accumulato quaggiù in  terra colpe su colpe, si convertono solo in punto di morte senza  far penitenza dei loro falli. Purtroppo non è così: i fatti sopra  narrati e quelli che stiamo per raccontare dimostrano proprio il  contrario, che saranno cioè puniti anche i falli leggeri, anche le  mancanze che crediamo trascurabili e nelle quali cadiamo tanto  spesso e tanto volentieri, illudendoci di non doverne pagare poi  pena alcuna nell'altra vita.

Sac. Luigi Carnino,

martedì 9 febbraio 2021

Gli eventi che si avvicinano sono biblici. Oggi parlo e richiamo l'attenzione; domani non so se ci sarà tempo.

 


Io vi do la Mia Pace. Non togliete i vostri occhi da Me. La Luce è davanti a te, ma anche dietro di te e al tuo fianco. Copre tutto il tuo corpo, dal momento in cui mi hai lasciato entrare in te. Gesù è Me, la Porta che conduce alla Mia Dimora. Tu sei degno di entrare nella Mia Casa. Quando ti ho chiamato, è stato per avere una parte con Me. Non lascio dubbi. Non c'è ancora motivo di chiedermi se puoi parlare con Me.

          Benedetto, figlio mio, se ti ho chiamato non c'è più motivo di guardarmi e chiedere se puoi parlarmi. Tu sei luce ora. La luce del mio potere e il mio potere sono al di sopra di tutto. Le forze del male si stanno abbattendo sull'umanità e l'umanità non vede. Le piaghe si stanno già diffondendo, le malattie hanno già contaminato i figli della perdizione. Il mare è testimone di ciò che è stato scritto nell'Apocalisse (capitolo 16). I pesci non muoiono per niente; la coppa è stata versata sul mare, la spazzatura deve essere gettata via. Agli esseri umani piace infangarsi nella sporcizia. Lo sporco è stato il diavolo che l'ha diffuso. Gli ho dato la libertà di prendere ciò che è suo. Non voglio ciò che non è mio. Sporco chiunque sia sporco. Lava chi è ancora pulito. Non c'è più molto tempo per aspettare quello che succederà. Gli eventi che si avvicinano sono biblici. Oggi parlo e richiamo l'attenzione; domani non so se ci sarà tempo.

          Dicono che io, Gesù, non sono che un semplice promemoria nelle Scritture, ma in realtà sono tutta l'immensità che gli occhi degli uomini possono raggiungere. La pena è grande per gli ingrati che rubano ciò che è mio.

          Benedetto, mio caro e amato figlio, non aspettare così tanto a parlare con me. Vieni, unisciti a me. Voglio che tu parli a coloro che ti ascoltano e sono sinceri con te: "Resta al mio fianco, perché d'ora in poi parlerò costantemente al nostro Salvatore. Lui ti ama, non vuole perderti".

          Il mio dolore sta per finire. Vi dico che io, Gesù, sono così generoso, che per i più piccoli peccati non ho più sopportato. Non prendo più in considerazione. Io posso purificare coloro che mi chiedono il perdono. Per questi piccoli peccati io perdono. Portami sempre con te a casa tua, al lavoro, sui marciapiedi. Voglio restare con te fino al mio giro che è così vicino. Dove vedete qualcosa che non è mio, state lontani, non ascoltate, sono opera del diavolo, è una prigione che non si aprirà più. Il Lucifero, è terribile, è ingannevole, sta manipolando l'opera del male, la frustrazione distruttiva, il potere delle tenebre.

Benedetto, mio amato figlio, è giusto che io, Gesù, apra gli occhi di coloro che credono in me, perché so che è il mio dovere verso i miei figli. Non darò più tolleranza. Questi momenti diabolici, non più trappola. Mia madre non si stanca mai di aiutarmi. Combattiamo entrambi affinché ciò che è mio, io possa riavere tutto nelle mie mani.

          Oggi, caro figlio, porta questo argomento a tutti; ma domani parleremo di nuovo.

          Prendi la mia pace. 

          04/01/1995

DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO, E COME I FRATI DEBBANO ANDARE PER IL MONDO

 


REGOLE ED ESORTAZIONI

[82]              1 I chierici recitino il divino ufficio, secondo il rito della santa Chiesa romana, eccetto il salterio, 2 e perciò potranno avere i breviari.

[83]              3 l laici, invece, dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna di queste ore, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; 4 e preghino per i defunti.

[84]              5 E digiunino dalla festa di Tutti i Santi fino alla Natività del Signore. 6 La santa Quaresima, invece, che incomincia dall’Epifania e dura ininterrottamente per quaranta giorni, quella che il Signore consacrò con il suo santo digiuno, coloro che volontariamente la digiunano siano benedetti dal Signore, e coloro che non vogliono non vi siano obbligati. 7 Ma l’altra, fino alla Resurrezione del Signore, la digiunino. 8 Negli altri tempi non siano tenuti a digiunare, se non il venerdì. 9 Ma in caso di manifesta necessità i frati non siano tenuti al digiuno corporale.

[85]              10 Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, e non giudichino gli altri; 11 ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. 12 E non debbano cavalcare se non siano costretti da evidente necessità o infermità

[86]              13 In qualunque casa entreranno dicano, prima di tutto: Pace a questa casa; 14 e, secondo il santo Vangelo, è loro lecito mangiare di tutti i cibi che saranno loro presentati.

S. Francesco d’Assisi


La concretezza della Parola di Dio



Il primato di Dio 

 

Il primo comandamento 

"Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?". Gli rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande ed il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso." 

Matteo 22,36 

"Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla". 

Giovanni 15,5 

"Cari figli! Oggi vi invito a vivere, nel corso di questa settimana, le seguenti parole: IO AMO DIO! Cari figli, con l'amore voi conseguirete tutto, anche ciò che ritenete impossibile. Dio desidera da questa parrocchia che gli apparteniate completamente. E così desidero anch'io. 

Grazie per aver risposto alla mia chiamata!". 


Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 28.2.1985 

"Cari figli, oggi vi invito affinché ciascuno di voi cominci di nuovo ad amare prima Dio che ha salvato e redento ognuno di voi e dopo i fratelli e le sorelle che vi sono vicini. 

Senza amore, figlioli, non potete crescere nella santità e non potete fare opere buone. 

Perciò, figlioli, pregate, pregate senza sosta perché Dio vi riveli il suo amore. 

Io vi ho invitati tutti ad unirvi a me e ad amare. 

Anche oggi sono con voi e vi invito a scoprire l’amore nei vostri cuori e nelle vostre famiglie. 

Affinché Dio possa vivere nei vostri cuori, dovete amare. 

Grazie per aver risposto alla mia chiamata". 


Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 25 novembre 1995 

L’insegnamento della Sacra Scrittura e della Madonna, che ovviamente conferma sempre la Parola di Dio, è chiaro. Il comandamento più importante è il primo: l’amore verso Dio, da cui deriva l’amore verso il prossimo. Sembrerebbe talmente ovvio da non richiedere alcun chiarimento al riguardo. Purtroppo non è così, tant’è che il Signore e la Madonna hanno persino costretto un prete dannato (Verdi Depardieu) a spiegarlo durante alcuni esorcismi 35 : "Si parla troppo dell’amore del prossimo e si dimentica che l’amore del prossimo deriva solo dal perfetto amore di Dio. Perché parlare sempre di amore del prossimo, di riconciliazione e di reciproca comprensione se si dimentica il principale comandamento a questo proposito? Il primo ed il più grande comandamento è: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze". 

Da questo ribaltamento deriva una serie di problemi e di atteggiamenti anticristiani operati, spesso in buona fede, anche da quanti sono convinti di agire cristianamente. Senza dimenticare certi moderni mercanti del tempio!  

La Madonna a Fatima mise in guardia l’umanità contro l’eresia comunista 36 . Proprio i paesi che hanno sperimentato tale eresia giunta al potere hanno vissuto esperienze infernali: nel nome della solidarietà sociale furono creati i gulag ed i manicomi per gli oppositori ed attivate le persecuzioni nei confronti dei cristiani. Purtroppo la carenza di preghiere ha provocato un aumento progressivo del peccato personale e sociale, spalancando le porte ad un’eresia che non solo ha invaso ogni strato sociale, ma è penetrata anche in molti settori del clero. Di conseguenza, anziché occuparsi primariamente dei veri poveri, di coloro cioè che non conoscono o non amano Cristo, molti cristiani, compresi numerosi sacerdoti, si sono impegnati, ispirandosi direttamente od indirettamente alle idee del massone Carlo Marx, esclusivamente nel sociale, creando istituzioni od associazioni che somigliano alle ASL. Pensiamo ad esempio ad alcuni centri di recupero dalla droga in cui non viene predicato primariamente Cristo; non viene offerta la Bibbia, ma si fornisce quasi esclusivamente un sostegno umano intriso di buone intenzioni, ma asfittico se privo del Vangelo da cui scaturisce la vera libertà dalla droga, dalle malattie, dalla possessione diabolica 37 . Papa Leone XIII ci aveva avvisati, mediante due encicliche fondamentali 38 , riguardo a questo pericolo: questa umana filantropia che non risolve alla radice i problemi. Ed ecco che il prete dannato Verdi Depardieu è costretto da Dio ad affermare: "E’ una messinscena, completamente riuscita, della massoneria il dire sempre: amore del prossimo, vivere nella carità, rappacificarsi l’un l’altro, perdonarsi e sostenersi a vicenda. E dove arrivano? Dove si arriva con questo sostegno e questa riconciliazione? Guardate la quotazione dei suicidi! Se questi uomini vedessero dov’è davvero il principale comandamento! Certo, è detto nel primo e più grande comandamento: "...E il prossimo tuo come te stesso", ma ciò viene dopo: "Amerai il Signore Dio Tuo"....Si deve cominciare soltanto qui. Si deve praticare di nuovo il principale comandamento...". 39 Infatti proprio in un’epoca in cui molte bocche di sepolcri imbiancati proclamano la solidarietà ai quattro venti, la caduta dei valori tocca il massimo storico: pornografia, omosessualità, stupri, baby killer, violenza privata e pubblica, corruzione, aborti, adulteri, manipolazioni genetiche, disinformazione satanica ecc. Eccetto il papa, chi predica ad es. contro l’adulterio, peccato gravissimo condannato dal sesto comandamento e da numerosi passi biblici (Esodo 20,14 - Matteo 5,27) in quanto causa di crisi personali, familiari e sociali? Chi, eccetto il papa e rare eccezioni, predica contro l’aborto? Anche in ambito cattolico ci si scaglia ad esempio contro la pena di morte nei confronti di delinquenti che si sono macchiati di orrendi delitti, dimenticandosi che il Catechismo della Chiesa Cattolica (espressione del Magistero della Chiesa, la cui prefazione è stata firmata da Giovanni Paolo II nel 1992) la ritiene lecita "....nei casi di estrema gravità..." (Cap. 2266), e non si interviene, con egual forza e determinazione, contro il moderno genocidio: l’aborto! 

In nome di siffatta solidarietà si è giunti al punto di garantire in un ospedale del Nord Italia la possibilità di abortire e non di partorire 40 .  

Invece Gesù, il maestro vero di ogni cristiano, prima predicava il Vangelo (Marco 1,15) eppoi guariva, liberava dai demoni e forniva il cibo a chi, da due giorni, era a digiuno per ascoltarlo. L’apostolo delle genti S. Paolo adotta emblematicamente uno schema di comportamento che mira innanzitutto a distribuire la parola di Gesù: rimedio per ogni male e necessità; secondariamente impone le mani ed esorcizza nel nome di Gesù diffondendone ovunque, come testimone credibile, la Sua realtà concreta in mezzo a noi 41 . Il compito di ogni credente 42 , non solo quindi dei sacerdoti, è quello di predicare un Gesù vivo e reale, non un personaggio storico! E lo deve fare negli ambiti in cui è chiamato a vivere: famiglia, lavoro, conoscenze occasionali che lo Spirito Santo predispone. 

La Madonna a Fatima chiede sacrifici e preghiere per salvare anime dall’inferno: principale opera di carità. Il resto è secondario e corollario al rapporto con Dio. Quante conversioni miracolose avvengono a Lourdes ed in altri santuari, specialmente mariani. Vera conversione significa porre Dio e la Sua parola al primo posto nella propria vita individuale e familiare mediante la preghiera e la frequenza ai Sacramenti. 

Gli stessi messaggi di Medjugorje tendono, nella loro globalità, a riproporre, quale rimedio alla moderna eresia diabolica, il primato del rapporto con Dio, da cui scaturisce ogni altro amore, anche verso la natura: "Cari Figli! Oggi come non mai vi invito a pregare. La vostra vita diventi in pienezza preghiera. Senza amore voi non potete pregare. Perciò vi invito per prima cosa ad amare Dio Creatore della vostra vita; dopo riconoscerete ed amerete Dio in tutti, come Lui ama voi. Cari Figli, questa è grazia, che io possa essere con voi. Perciò accettate e vivete i miei messaggi per il vostro bene. Io vi amo e perciò sono con voi per insegnarvi e condurvi verso una vita nuova: quella della rinuncia e della conversione. Solo così scoprirete Dio e tutto quello che adesso vi è lontano. Perciò pregate, Figlioli! 

Grazie per aver risposto al mio invito". 

Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 25 novembre 1992  

 Arrigo Muscio

INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO

 


Veni Creator Spiritus 


     -VIENI,  O  SPIRITO  CREATORE, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai  creato. O dolce Consolatore, Dono del Padre altissimo, Acqua viva, Fuoco, Amore e santo  Crisma dell’anima. 

    -Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la  Parola. Sii luce all’intelletto e fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del  tuo amore. 

    -Difendici dal nemico e reca in dono la pace; la tua guida invincibile ci preservi da ogni male.  Luce d’eterna Sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio, uniti in un solo  Amore.   -Amen. 


 Sequenza allo Spirito Santo 


    -Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal Cielo un raggio della tua luce. 

-Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. 

    -Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. 

-Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. 

    -O Luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. 

-Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa. 

    -Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. 

-Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. 

    -Dona ai tuoi fedeli, che solo in Te confidano, i tuoi santi doni. 

-Dona virtù e premio, dona morte santa, dona eterna gioia.  Amen. 


 

La battaglia continua 2

 


 LA MESSA ECUMENICA DI PAOLO VI 

Se ritorno a parlare della “Messa di Paolo VI” che Egli ha sostituito a quella antica di 15 secoli, è perché ci sono in causa delle “ragioni”, più o meno intuibili, che la fecero apparire alla massa dei fedeli cattolici quasi come una rivelazione. Invece, fu come lacerare il cuore, messo a nudo, della Chiesa di Cristo! Per questo, basti ricordare il processo usato da Paolo VI, durato quattro anni, per preparare insensibilmente i fedeli a quella Sua Messa, a duplice senso, condotto avanti con la riforma dei Seminari, delle Università cattoliche, degli Ordini Religiosi, dei libri di teologia e di catechismi, della stessa Gerarchia… È proprio il caso di dire, oggi: «quidquid latet apparebit!»... Con una fretta che è difficile spiegare, Paolo VI aveva gettata la maschera, come se avesse intuito che ormai la massa dei fedeli era pronta a ricevere le Sue dichiarazioni contradditorie, le Sue promesse finte, le “esperienze” e i sondaggi d’opinione, le statistiche, il tutto coronato dagli inevitabili riferimenti al Vaticano II, il quale, però, non aveva mai pensato a un tale ribaltone della Liturgia, ma che servì, però, a dare il pretesto a certe formule “aperte” il cui senso velato era sfuggito anche ai nove decimi dell’episcopato! Da qui l’origine di quella “rivoluzione” post-conciliare. Lo ha affermato anche l’arcivescovo di Birmingham, mons. Dwyer: 

«La riforma liturgica è, in senso profondo, la chiave dell’Aggiornamento. Non ingannatevi: è là che è incominciata la rivoluzione!»1. 

E fu davvero... rivoluzione! Nella Santa Messa, infatti, non c’è stato solo un rimaneggiamento, ma ce ne sono stati cento e più, in tre tappe: – La prima; è stata “desacralizzata” la Santa Comunione: presa in piedi, in mano, distribuita da laici (anche donne e ragazze!), fatto passare anche di mano in mano (come anche nella celebrazione di Paolo VI, a Ginevra!2) e anche a tavola, in pic-nic! Oh, quante e quali profanazioni dell’Eucarestia! E questo per “permissione ufficiale” di Paolo VI! – La seconda tappa: fu attaccato il “Sacrificio Propiziatorio”. Nel “Novus Ordo Missae”, infatti, di prima mano, all’articolo 7, Paolo VI aveva scritto: 

«La Cena del Signore, o Messa, è la santa sinassi o assemblea del popolo di Dio che si riunisce sotto la presidenza del sacerdote per celebrare il memoriale del Signore. Perché vale, sopratutto, per la locale assemblea della Santa Chiesa, la promessa di Cristo: là, dove due o tre saranno uniti nel mio nome, Io sarò tra loro (Mt. 18, 20)». 

Questa definizione (?!) della Sua “Nuova Messa” fu scritta direttamente da Lui, o, al certo, da Lui accettata e ratificata senza denunciare l’errore-eresia che conteneva quella formula! “La Messa, cioè, è e rimane il memoriale dell’Ultima Cena” (19 novembre 1969). Una definizione di Messa, quella di Paolo VI, che corrompeva la fede dei sacerdoti e dei fedeli! 

Inoltre, con quella definizione, Paolo VI fissava la distinzione del Sacerdozio, perché affermava che il “Sacerdozio comune” fa del popolo di Dio il “consacratore”, mentre, invece, colui che svolge le “funzioni di prete” non è che il “Presidente”, il direttore del rito! Quindi, Paolo VI, vietando la celebrazione della Santa Messa secondo l’antico rito romano, marcava la Sua volontà di “mutamento” del rito eucaristico tradizionale per far entrare Roma nella tradizione protestante. Una volontà, perciò, la Sua, di far sparire la Messa di S. Pio V per ricongiungersi con le comunità protestanti. L’idea e il progetto ecumenico furono certamente i veri moventi di quel rovesciamento della Messa di S. Pio V, tanto odiata da Lutero! I sei “Osservatori” non cattolici, partecipanti all’ultima riunione del “Consilium” liturgico, tutti sorridenti accanto a Paolo VI - pure sorridente! - testimoniano quella perversa volontà di Paolo VI a rompere con la Tradizione cattolica per allineare la Chiesa Cattolica alle tradizioni protestanti! Infatti, il “Novus Ordo” di Paolo VI è un rito polivalente, tale da essere utilizzato tanto dai cristiani cattolici che da cristiani di altre confessioni. Tutto ciò è ormai ben noto e ben documentato con inoppugnabili testimonianze che testificano il ruolo essenziale che quei “sei protestanti” hanno svolto nella realizzazione della riforma liturgica. Ora, è noto che quei “sei” Osservatori protestanti3 erano stati invitati al “Consilium” incaricato della riforma liturgica, e che il 10 aprile 1970, Paolo VI s’era congratulato con tutto il “Consilium” per aver portato felicemente a termine i lavori. Si osservi la “foto” dei “sei” con Paolo VI, e si legga il Suo discorso con cui illustrava il senso della riforma compiuta4. Possiamo dire, perciò, che questo “fatto” evidenzia che la “nuova Messa” era una tappa decisiva della marcia dell’ecumenismo; un’evidenza che fu poi confermata da numerose testimonianze di protestanti che si congratularono per il “Nuovo Ordo Missae”, proprio perché cancellava, o almeno attenuava l’idea di “sacrificio”. I cattolici, così, si trovarono in presenza di un rito equivoco, ma accettabile, per ragioni diverse, da cattolici e da protestanti. Comunque, l’influenza di quegli “Osservatori protestanti” fu grande, come fu detto e ridetto. Ad esempio: sul libro: “Rome and Canterbury through four centuries” di Bernard Pawley, edito a Londra nel 1974, si può leggere che gli “Osservatori”, durante il Concilio furono oggetti di grandi premure e che potevano disporre di qualsiasi momento per le comunicazioni e gli scambi, come risulta appunto dai “documenti” (p. 343). In quanto alla Liturgia, l’Autore scrive: «Il contenuto e il risultato del Decreto sulla riforma della Liturgia hanno completamente cambiato i rapporti (“out of al recognition”). Poiché la Liturgia Romana riveduta, ben lungi dall’essere causa di dissenso, rassomiglia, ora, molto da vicino alla Liturgia Anglicana. Essa ha anche dimostrato il valore, in certi casi, di un governo autoritario, perché, invece delle sofferenze e della angoscie connesse alle esperienze, alle obiezioni e contro-obiezioni, e alla moltitudine di revisioni parallele esistenti allo stesso momento, la nuova Liturgia Romana è sbocciata simultaneamente in tutto il mondo. Ma i laici della Chiesa cattolica romana, tra i quali alcuni trovano i cambiamenti troppo radicali e troppo repentini, invidiano il laicato anglicano di avere almeno qualche possibilità di far sentire la propria voce nel processo di cambiamento. Tra i tanti nuovi più importanti vi sono le strette corrispondenze e le reciproche influenze in tutte le discussioni sull’argomento. Degli Anglicani sono stati invitati a partecipare al “Consilium liturgico”. Il Decreto del Concilio riguardava soltanto i principii: essi corrispondono ampiamente al “Libro della Preghiere Comune” (= Book of Common Prayer”). Tali principii sono:

 a) la traduzione delle funzioni liturgiche in lingua volgare; 

b) la revisione dei testi con referenza ai modelli scritturali e patristici; 

c) la fine del predominio (“dominance”) del Rito Romano; 

d) la “declarizzazione” dei riti e l’incoraggiamento alla partecipazione attiva dei laici; 

e) una minimizzazione (= playing-down) dell’influenza monastica, ed un rafforzamento dei legami con il mondo contemporaneo. 

Alcune tra le osservazioni fatte dai vescovi durante i dibattiti sulla riforma del Breviario, indussero uno degli Osservatori a notare che “se dovesse continuare di questo passo, a lungo, finiranno per scoprire che hanno inventato il ‘Book of Common Prayer!’”. Ma, in molti punti, la nuova Liturgia, nella sua modernità, è andata oltre la Liturgia di Crammer, malgrado un ritardo di 400 anni. E vi sono degli Anglicani che ritengono l’inglese di Crammer, tesoro della letteratura del suo tempo, tanto lontano dai modi odierni di espressione e, di conseguenza, tanto incomprensibile, quanto il latino liturgico. La liturgia, da motivo di dissaccordo che era, si è così trasformata in possibilità di stimolo reciproco». A questo punto, c’è da chiederci: ma è possibile favorire il ritorno alla unità cristiana con una liturgia ecumenica, e cioè equivoca e polivalente? Ma è possibile credere di poter rifare la Chiesa partendo ancora da zero? Per noi, no! perché è da “mens defìciens” contestare l’incontestabile! Ed è anche, tra l’altro, un trattare la comunità cattolica da ignorante con questo imporre, arbitrariamente, una “nuova liturgia” che sa, lontano un miglio, di ignoranza teologica e di nessuna serietà! Non occorre, al certo, avere il genio di un San Tommaso d’Aquino per vedere nella riforma di questa “cena” di Paolo VI - così detta, ormai, la “Messa” di Paolo VI! - la distruzione intenzionale del concetto e del valore intrinseco del “Sacrificio Eucaristico”, della “Presenza Reale” e della “sacramentalità” del sacerdozio ministeriale; vale a dire, in una parola, della distruzione di ogni valore dogmatico essenziale della Santa Messa! Mentre il Concilio Tridentino, “de fide” - durato 18 anni! - ha impiegato, poi, oltre un secolo ad estendere la “ControRiforma”, ora, il Vaticano II, con Paolo VI, in meno di un decennio, ha liquidato tutta la Chiesa precedente e poi quella susseguente fino a Pio XII! E noi possiamo dire, ora, che l’“Ordo Missae” di Paolo VI è, nel Suo senso, luterano! Il giornale “La Croix” del 26 ottobre 1967 dava questa informazione: «450 ans apres les theses de Luther - Message de Paul VI à la Federation Lutheriènne mondiale». Infatti, il 31 ottobre 1517, Martin Lutero affiggeva alle porte d’una chiesa di Wittenberg le sue tesi sulle indulgenze, e questo suo gesto fu considerato come il punto di partenza della Riforma protestante. Ora, il 450° anniversario di quell’avvenimento venne commemorato in tutto il mondo. La Federazione luterana mondiale lo celebrò, dal 29 al 31 ottobre, a Lund, in Svezia. Mons. Willebrands, allora segretario del Segretariato per l’Unità, vi RAPPRESENTÒ LA CHIESA CATTOLICA, tenendo una conferenza nell’aula magna dell’Università. In quella occasione, Paolo VI inviò al Presidente della Federazione, Dott. Schiotz, un messaggio in cui diceva: 

«Come ciascuno di Voi, NOI siamo dispiaciuti che la cristianità occidentale sia stata divisa per 450 anni. NOI NON BIASIMIAMO ALCUNO DI NOI PER QUESTO TERRIBILE SCISMA. Noi, piuttosto, proveremo di trovare il mezzo di restaurare l’unità perduta». 

Com’è chiaro, qui, Paolo VI non parla di un Lutero responsabile di quello “scisma”, e neppure di una responsabilità divisa con la Chiesa cattolica, ma dice solo di “trovare un mezzo per restaurare l’unità perduta”; e lo dice Lui, Capo della Chiesa cattolica, di questa nostra Chiesa che il monaco apostata chiamava la “grande prostituta”, la “Babilonia infame”!.. Ergo, erravimus?.. Ma allora, “a chi noi andremo?”.. noi, povere pecore disorientate dallo stesso Pastore?.. Ma questo è l’ecumenismo di Paolo VI! Un pastore protestante, A. Dumas, diceva: 

«È alla base che bisogna fare il riavvicinamento, se no l’ecumenismo resterà un lavoro di specialisti!»5. 

Già!.. ma la “base” ignora, o disprezza le combinazioni delle Commissioni e dei Segretariati. La “base”, cioè, non ha affatto bisogno di “esperti” per definire la sua Fede. Essa rimane attaccata alle testimonianze dei suoi padri. È risalendo, quindi, a loro, che si può trovare chi è che ha fatto la rottura, separando le loro membra dal corpo. Gli “esperti”, invece, stanno solo perdendo il tempo per scoprire come si possa fare uno pur restando in “due”!

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sac. Luigi Villa

lunedì 8 febbraio 2021

DOGMA E DOTTRINA CATTOLICA INFALLIBILE SI DEVE CONOSCERE

 


Il dogma immutabile Al di fuori della Chiesa cattolica non c'è salvezza e la necessità del sacramento del Battesimo per la salvezza, è stato definito come una verità dal nostro primo papa S. Pietro stesso:

"... il nome di Nostro Signore Gesù Cristo... e non c'è salvezza in nessun altro. Perché non c'è altro nome, sotto il cielo, dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati." (Atti 4:12).

Non c'è salvezza al di fuori di Gesù Cristo, e la Chiesa Cattolica è il Suo Corpo Mistico. Dal momento che non vi è alcun entrare nella Chiesa cattolica di Cristo senza il Sacramento del battesimo significa che solo i cattolici battezzati che muoiono nello stato di grazia (e quelli che diventano cattolici battezzati e muoiono nello stato di grazia) possono sperare di essere salvati.

"Se uno non dimora in me, sarà gettato via come un tralcio, e si secca, ed essi lo raccolgono, e lo gettano nel fuoco, ed egli brucia." (Giovanni 15:6)

Papa Pio XII, Mystici Corporis (22), 29 giugno 1943: "In realtà solo quelli sono da annoverare tra i membri della Chiesa che hanno ricevuto la conca di rigenerazione [battesimo dell'acqua] e professare la vera fede."

Papa Pio XII, Mystici Corporis (n. 27), 29 giugno 1943: "Egli (Cristo) determinò anche che attraverso il Battesimo (cf. Gv 3,5) coloro che dovrebbero credere sarebbero stati incorporati nel Corpo della Chiesa."


LE CHIAVI DI SAN PIETRO E LA SUA FEDE INFALLIBILE

È un fatto storico, scritturale e tradizionale che Nostro Signore Gesù Cristo ha fondato la Sua Chiesa universale (la Chiesa Cattolica) su San Pietro.

Matteo 16:18-19 - "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 

E io ti darò le chiavi del regno dei cieli. E tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche in cielo; e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche in cielo". 

Nostro Signore fece San Pietro il primo papa, gli affidò tutto il Suo gregge e gli diede la suprema autorità nella Chiesa universale di Cristo.

Giovanni 21:15-17-"Gesù disse a Simon Pietro: Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Gli disse: Sì, Signore, tu sai che ti amo. Gli disse: "Pasci i miei agnelli: Pasci i miei agnelli. Gli dice di nuovo: Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Gli dice: Sì, Signore, tu sai che ti amo. Gli dice: Pasci i miei agnelli.  Gli dice una terza volta: Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Pietro era addolorato, perché gli aveva detto per la terza volta: "Mi ami? Mi ami? Ed egli gli disse:  Signore, tu sai tutto; tu sai che io ti amo. Gli disse: "Pasci le mie pecore":  Pasci le mie pecore".

E con la suprema autorità che Nostro Signore Gesù Cristo ha conferito a San Pietro (e i suoi successori, i papi) viene quella che viene chiamata Infallibilità Papale. L'infallibilità papale è inseparabile dalla supremazia papale - non aveva senso che Cristo facesse di San Pietro il capo della Sua Chiesa (come Cristo ha chiaramente fatto) se San Pietro o i suoi successori, i papi, potessero sbagliare quando esercitano quella suprema autorità per insegnare su un punto di Fede. L'autorità suprema deve essere infallibile su questioni vincolanti di Fede e morale, altrimenti non è affatto una vera autorità di Cristo.

L'infallibilità papale non significa che un papa non possa assolutamente sbagliare e non significa che un papa non possa perdere la sua anima ed essere dannato all'Inferno per un peccato grave. Significa che i successori di San Pietro (i papi della Chiesa Cattolica) non possono sbagliare quando insegnano autorevolmente su un punto di Fede o di morale che deve essere tenuto da tutta la Chiesa di Cristo. Troviamo la promessa della fede indefettibile per San Pietro e i suoi successori riferita da Cristo in Luca 22.

Luca 22:31-32- "E il Signore disse: Simone, Simone, ecco Satana ha desiderato avere tutti voi, per vagliarvi come grano: Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli". 

Satana voleva setacciare tutti gli apostoli (plurale) come il grano, ma Gesù pregò per Simon Pietro (singolare), che la sua fede non venisse meno. Gesù sta dicendo che San Pietro e i suoi successori (i papi della Chiesa Cattolica) hanno una fede infallibile quando insegnano autorevolmente un punto di fede o di morale che deve essere tenuto dall'intera Chiesa di Cristo.


Papa Pio IX, Concilio Vaticano I, 1870, ex cathedra:

"COSÌ, QUESTO DONO DI VERITÀ E DI UNA FEDE MAI VENUTA MENO FU CONFERITO DIVINAMENTE A PIETRO E AI SUOI SUCCESSORI IN QUESTA SEDE..."


Papa Pio IX, Concilio Vaticano I, 1870, ex cathedra:

"... la Sede di San Pietro rimane sempre indenne da qualsiasi errore, secondo la divina promessa di nostro Signore il Salvatore fatta al capo dei Suoi discepoli: ‘Io ho pregato per te [Pietro], affinché la tua fede non venga meno..."

E questa verità è stata sostenuta fin dai tempi più antichi nella Chiesa Cattolica.


Papa San Gelasio I, epistola 42, o Decretale de recipiendis et non recipiendis libris, 495: 

"Perciò la sede di Pietro Apostolo della Chiesa di Roma è la prima, senza macchia, né ruga, né nulla di simile (Ef. 5:27)".

La parola "infallibile" significa effettivamente "non può fallire" o "infallibile". Pertanto, il termine stesso Infallibilità Papale deriva direttamente dalla promessa di Cristo a San Pietro (e ai suoi successori) in  Luca 22, che Pietro ha una Fede infallibile. Sebbene questa verità sia stata creduta fin dagli inizi della Chiesa, è stata specificamente definita come un dogma al Concilio Vaticano I nel 1870.

Papa Pio IX, Concilio Vaticano I, 1870, Sessione 4, cap. 4:

"...il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra [dalla Cattedra di Pietro], cioè, quando svolge il compito di pastore e maestro di tutti i cristiani in accordo con la sua suprema autorità apostolica, spiega una dottrina di fede o di morale che deve essere tenuta dalla Chiesa universale... opera con quell'infallibilità con cui il divino Redentore volle che la Sua Chiesa fosse istruita nella definizione della dottrina sulla fede e morale; e così tali definizioni del Romano Pontefice da lui stesso, ma non dal consenso della Chiesa, sono inalterabili".

Ma come si fa a sapere quando un papa sta esercitando la sua Fede infallibile per insegnare infallibilmente dalla Cattedra di San Pietro? La risposta è che lo sappiamo dal linguaggio che il papa usa o dal modo in cui il papa insegna. Il Vaticano I ha definito due requisiti che devono essere soddisfatti: 1) quando il papa sta compiendo il suo dovere di pastore e maestro di tutti i cristiani in accordo con la sua suprema autorità apostolica; 2) quando spiega una dottrina sulla fede o sulla morale che deve essere tenuta da tutta la Chiesa di Cristo. Un papa può soddisfare entrambi questi requisiti in una sola riga, anatematizzando una falsa opinione (come molti dogmatici concili dogmatici) o dicendo "Per la nostra autorità apostolica noi dichiariamo..." o dicendo "Noi crediamo, professiamo e insegniamo" o usando parole di simile importanza e significato, che indicano che il papa sta insegnando a tutta la Chiesa sulla Fede in modo definitivo e vincolante.

Quindi, quando un papa insegna dalla Cattedra di Pietro nel modo stabilito sopra, non può essere in errore. Se potesse sbagliarsi, allora la Chiesa di Cristo potrebbe essere ufficialmente condotta in errore, e la promessa di Cristo a San Pietro e alla Sua Chiesa verrebbe meno (cosa impossibile). Quel che viene insegnato dalla Cattedra di Pietro dai papi della Chiesa Cattolica è l'insegnamento di Gesù Cristo stesso. Rifiutare ciò che viene insegnato dai papi dalla Cattedra di Pietro è semplicemente disprezzare Gesù Cristo stesso.

Luca 10:16 - "Chi ascolta voi, ascolta me; e chi disprezza voi, disprezza me...".

Matteo 18:17 - "E se non vuole ascoltare la chiesa, sia per te come un pagano e il pubblicano".


Papa Leone XIII, Satis Cognitum, 1896:

"... Cristo ha istituito un magistero vivente, autorevole e permanente. Se esso potesse in qualche modo essere falso, ne seguirebbe un'evidente contraddizione  perché allora Dio stesso sarebbe l'autore dell'errore nell'uomo".