giovedì 2 giugno 2022

SULLE ERESIE

 


69. 1. I DONAZIANI o, meglio, DONATISTI sono coloro, che hanno  fatto, in un primo tempo, scisma a causa di Ceciliano, il quale  venne ordinato vescovo della Chiesa di Cartagine contro la loro  volontà, accusandolo di crimini non dimostrati e, soprattutto, di  essere stato ordinato da traditores delle sacre Scritture. Ma dopo  che la causa, a lui fatta, fu discussa e conclusa, e fu palese che essi  erano colpevoli di falso, si rafforzò il loro caparbio dissenso, ed essi  mutarono il loro scisma in eresia, ritenendo che la Chiesa di Cristo,  in conseguenza dei crimini di Ceciliano, siano essi veri, o siano falsi,  cosa, quest'ultima, che apparve più evidente ai giudici, era andata  distrutta in tutta la terra, dove, invece, secondo la promessa divina,  la Chiesa è destinata a rimanere; e pertanto essa sarebbe rimasta  nella fazione di Donato, che è in Africa, essendosi estinta nelle altre  parti della terra, per essere stata contagiata dalla comunione [con  Ceciliano]. Hanno, inoltre, l'ardire, di ribattezzare i Cattolici, e con  ciò hanno dato una maggiore conferma di essere eretici, dal  momento che l'intera Chiesa cattolica ha definito di non annullare la  comunione di battesimo, neppure nel caso degli eretici. 

69. 2. Dai documenti pervenutici sappiamo che l'iniziatore di questa  eresia è stato Donato. Costui, venuto dalla Numidia, creò una  divisione tra i fedeli di Cristo nei riguardi di Ceciliano, e, aggregati a  sé alcuni vescovi del suo stesso partito, ordinò vescovo di Cartagine  Maiorino. Successore di questo Maiorino fu un altro Donato, sempre  della stessa fazione. Codesto con la sua eloquenza rafforzò tanto  questa eresia, che molti credono che codesti eretici si chiamino  Donatisti a causa di lui. Ci restano i suoi scritti, nei quali risulta che  egli anche sulla Trinità non ha avuto una concezione cattolica, ma  ha ritenuto il Figlio minore rispetto al Padre, e lo Spirito Santo  minore rispetto al Figlio, benché della medesima sostanza. Tuttavia,  la folla dei Donatisti non ha posto attenzione a questo suo errore  riguardante la Trinità, né tra di loro si trova facilmente alcuno che  sappia di questa sua professione [di fede]. 

69. 3. Nella città di Roma codesti eretici sono chiamati  MONTENSES: ad essi dalla nostra Africa [i Donatisti] sono soliti  mandare il vescovo; oppure i vescovi donatisti africani partono da  qui alla volta di Roma, nel caso che abbiano deciso di ordinarne uno  là. 

69. 4. In Africa fanno parte di questa eresia anche coloro che  vengono chiamati CIRCONCELLIONI, una razza di uomini rozza e di una violenza assai malfamata, poiché non solo perpetrano immani  delitti sugli estranei, ma non hanno riguardo neppure di se stessi in  questa loro pazza ferinità. Infatti sono soliti suicidarsi con vari  generi di morte, e soprattutto gettandosi in un precipizio, nell'acqua  e nel fuoco; parimenti a commettere tale folle gesto cercano di  indurre quante persone possono dell'uno e dell'altro sesso, e per  farsi uccidere dagli altri, minacciano a questi, talvolta, perfino la  morte, se non vogliono farlo. Ma tali persone sono sgradite alla  maggioranza dei Donatisti, i quali però non si sentono contaminati  dalla loro comunione, anzi, nella loro demenza, rinfacciano all'intero  mondo cristiano un crimine, commesso da Africani sconosciuti. 

69. 5. Anche tra costoro si sono avuti molti scismi; da loro si sono  separati altri e poi altri, così da formare gruppi diversi, tuttavia del  loro distacco non si sono accorti i Donatisti rimasti. Però  l'ordinazione, avvenuta a Cartagine, di Massimiano in  contrapposizione a Primiano, fatta da circa cento vescovi, seguaci  del suo stesso errore, e la sua condanna, in base a terribili  incriminazioni, pronunciata dai rimanenti trecentodieci [vescovi], ed  estesa ai dodici che avevano partecipato all'ordinazione di lui anche  con la loro presenza fisica, li costrinse a sapere che anche al di fuori  della Chiesa c'è la possibilità di dare il battesimo di Cristo. Infatti  hanno accolto [nella loro comunione] alcuni di questi scismatici e  con quelli anche le persone che essi avevano battezzato, mentre  erano fuori della chiesa donatista, conservando a ciascuno i grandi  senza affatto ripetere il battesimo su alcuno. Neppure hanno  desistito dall'intentare contro di loro cause, affine di farli ravvedere,  ricorrendo alle pubbliche autorità; né, inoltre, hanno temuto di  contaminare la loro comunione per effetto dei crimini di quelli,  crimini oltremodo gonfiati dalla sentenza pronunciata dal loro  concilio. 

70. 1. I PRISCILLIANISTI, che Priscilliano ha fondato nella Spagna,  seguono soprattutto le dottrine degli Gnostici e dei Manichei,  mescolandole fra loro, benché altro sudiciume da altre eresie sia  confluito in loro, come in una fogna, orrida nella sua mistura. A  fine, però, di occultare le contaminazioni e le turpitudini, hanno tra i  loro placiti anche queste parole: " Giura e spergiura, ma non tradire  il segreto ". Codesti eretici dicono che le anime sono della  medesima natura e sostanza, che ha Dio; esse discendono  [dall'empireo] passando attraverso sette cieli e vari principati,  disposti a gradini, per dedicarsi sulla terra come ad una gara volontaria; ed incappano nel principe del male, dal quale, come essi  pretendono, è stato fatto questo mondo, e da questo principe sono  seminate nei vari corpi di carne. Sostengono, inoltre, che gli uomini  sono vincolati alle stelle, le quali ne decretano il destino, e che lo  stesso nostro corpo è disposto in modo corrispondente ai dodici  segni zodiacali, come affermano coloro che comunemente sono  chiamati Matematici, e, così, collocano l'Ariete nella testa, il Toro  nel collo, i Gemelli nelle spalle, il Cancro nel petto, e, elencando per  nome gli altri segni zodiacali, arrivano alle piante dei piedi, che essi  assegnano ai Pesci, perché questo segno è nominato per ultimo  dagli astrologi. Questa eresia ha voluto tener coperte dal segreto  queste e le altre sue dottrine fantastiche, insulse, sacrileghe, la cui  enumerazione sarebbe troppo lunga. 

70. 2. Anche questa eresia rifugge dal mangiar carne, ritenendola  immonda; e così provoca dissenso tra i coniugi, ai quali essa è  riuscita a far credere questa malsana dottrina, cioè fa dissentire i  mariti dalle mogli che non vogliono accettarla, e le mogli dai mariti  che non vogliono accettarla. Ed infatti attribuiscono la formazione di  ogni specie di carne non al Dio buono e vero, ma agli angeli del  male; in ciò sono più subdoli perfino dei Manichei, perché [i  Priscillianisti] non ripudiano alcun testo delle Sacre Scritture  Canoniche, leggendole tutte unitamente agli apocrifi e prendendole  come testi probativi, ma, mediante l'interpretazione allegorica,  piegano nel senso che loro aggrada, ogni affermazione dei Libri  Sacri atta a demolire il loro errore. Riguardo a Cristo professano  l'eresia di Sabellio, dicendo che Egli è nella sua stessa identità non  solo Figlio, ma anche Padre e Spirito Santo. 

71. Filastrio dice che vi sono altri eretici i quali non prendono cibo  insieme con altre persone. Però non spiega se tengono questa  usanza con la gente che non è della medesima setta o anche fra di  loro stessi. Dice ancora che codesti hanno una dottrina ortodossa  sul Padre e sul Figlio, ma che riguardo allo Spirito Santo non  professano la cattolica, poiché lo ritengono creato. 

72. Filastrio racconta che da un certo Retorio ha avuto origine  un'eresia di strabiliante assurdità: essa, infatti, afferma che tutti gli  eretici camminano per la strada retta e professano la verità: ma  tale dottrina è tanto assurda, che, a mio parere, è inimmaginabile.

Sant'Agostino

L'ARCANGELO SAN RAFFAELE CHIARISCE ALCUNI DUBBI DEI SOLDATI SUL MESSAGGIO DI GUARIGIONE.

 


L'ARCANGELO SAN RAFFAELE CHIARISCE ALCUNI DUBBI DEI SOLDATI SUL MESSAGGIO DI GUARIGIONE. 


PARTE SECONDA 

Io, San Raffaele Arcangelo, in qualità di Arcangelo della Salute, ho l'obbligo di chiarire alcuni dubbi sulle preghiere rivolte alla guarigione spirituale, corporale e mentale, nonché alla guarigione dal momento del concepimento, della gestazione e della vita dell'essere umano. 

Questo è complicato, perché ognuno ha una storia di vita particolare e circostanze di vita diverse, che radicano in ogni persona traumi e malattie, oltre a maledizioni generazionali. 

Per essere più specifici, esamineremo i legami più forti e daremo preghiere di guarigione che saranno date da me e unte dal potere del Sangue di Cristo e dall'Unzione dello Spirito Santo. 

Si tratta di un argomento molto importante, poiché la guarigione spirituale dei soldati è essenziale per poter andare avanti. 

Inizieremo con la guarigione spirituale tra madre e figlio: 

Quando una madre rifiuta il suo bambino nel grembo materno, lo priva di sentire pienamente l'amore di Dio, perché sebbene Dio ami quel bambino con tutta la sua anima e il suo affetto, l'unico essere che il bambino conosce è sua madre. 

È vero che l'Angelo custode di ognuno di noi è presente per proteggere ogni bambino fin dal momento del concepimento, ma l'unione tra madre e figlio è molto forte; egli non si nutre di lei solo fisicamente, ma anche spiritualmente, quindi ogni sentimento della madre verso il bambino e tutto ciò che colpisce la madre emotivamente, si ripercuote sul bambino. 

È quindi molto importante curare questa fase essenziale della vita di ogni essere umano. 

Cominciamo con la preghiera di una madre al proprio figlio che, dopo averlo rifiutato, vuole riconquistare il suo amore. 

Il legame che unisce una madre al suo bambino è molto forte, perciò anche se sono lontani, la preghiera di una madre pentita è così efficace e riempie il Cielo di tanta gioia, che viene sempre ascoltata quando proviene da un cuore sincero e pentito. 


La preghiera di guarigione di una madre per suo figlio 

"Io, come madre che porta il dono della maternità e come donatrice di vita, ringrazio il mio Dio per questo bellissimo dono e chiedo perdono al mio Dio per non aver saputo essere grata per questo dono prezioso e per aver disprezzato e rifiutato il frutto del mio grembo durante la gestazione nel mio grembo. Chiedo perdono al Padre mio per ogni peccato commesso contro mio figlio, e non solo chiedo perdono al Padre, ma chiedo perdono anche a me stesso, accettando le conseguenze del mio peccato. 

Chiedo al Padre di darmi la possibilità di vedere mio figlio che mi perdona e mi ama, affinché da oggi in poi possa condurre una vita piena e soddisfacente, consegnando le mie debolezze ai piedi della Santa Croce. 

Che questo legame che ci unisce come madre e figlio sia per noi la forza che ci aiuterà a continuare. Chiedo perdono a mio Padre, perdono a me stesso e chiedo perdono al mio amato figlio, affinché sia illuminato dalla Luce dello Spirito Santo e torni tra le mie braccia; lo cullo nel mio grembo come se fosse in gestazione e così, nutrendolo spiritualmente con il mio cordone ombelicale, chiedo che lo Spirito Santo scorra nel suo cuore affinché questo cordone ombelicale che lo ha nutrito per nove mesi, sia oggi il cordone spirituale che ci nutre entrambi con lo Spirito Santo, creando in noi un rapporto di amore e comprensione, affetto e rispetto. 

Chiedo nel Nome dell'Agnello sgozzato e attraverso il suo Sangue versato per me e per mio figlio, di guarire le ferite che la mia indifferenza e il mio rifiuto hanno provocato in mio figlio e che lui, libero da ogni schiavitù e da ogni peccato, possa tornare da me, per recuperare tutto il tempo perduto e dargli il mio grande amore materno. Amen. " 


Preghiera di guarigione di un figlio a sua madre 

"Io, come figlio dell'Altissimo e come buon fratello in Cristo Gesù, perdono mia madre con tutto il cuore e dichiaro la guarigione della mia mente, del mio corpo e della mia anima per il rifiuto che ho sentito da parte di mia madre durante la mia gestazione. 

Io, come buon figlio del Padre, perdono tutte le offese e mi dichiaro libero da ogni schiavitù per poter rafforzare con mia madre quel legame spirituale che ci unisce dal momento del mio concepimento; e dichiaro che per il Sangue dell'Agnello e per il Suo grande amore per me e per mia madre, perdono me stesso e mia madre. 

Libero da ogni schiavitù, metto mia madre tra le braccia del Padre perché ci unisca e ci dia amore e comprensione reciproca per condurre una vita piena nella grazia di Dio, rafforzando l'unione spirituale tra noi e dando il meglio di ciascuno di noi; recuperando l'amore di madre a figlio e di figlio a madre. Amen. " 


Preghiera di perdono del marito alla moglie. 

"Io, come tuo sposo e unito a te dal vincolo matrimoniale e che forma una sola carne, ti chiedo perdono di cuore per non averti amata e rispettata come Dio chiede e per aver ferito il tuo cuore e la tua anima, danneggiando il nostro rapporto e il nostro vincolo matrimoniale con il peccato che ha distrutto la nostra unione e ha dato modo all'odio e al risentimento di sorgere". 

Chiedo perdono al Padre per non avervi rispettato e amato come Cristo ha amato la sua Chiesa; per non aver fatto di me un uomo degno di voi. 

Chiedo il vostro perdono, chiedo il perdono di Dio e perdono me stesso nel nome di Gesù Cristo. Mi dichiaro libero da questa colpa e da questo peccato che ha distrutto la nostra casa e la nostra integrità familiare. 

Per il vincolo d'amore che ci ha uniti al tempo del nostro matrimonio e prostrato davanti alla Croce, offro tutto ciò che sono al mio Signore e libero da ogni schiavitù, peccato e maledizione ti chiedo di perdonarmi e di aiutarmi a recuperare il nostro matrimonio. 

Nel nome di Gesù Cristo. Amen". 


Preghiera di perdono di una moglie al marito 

"Ti chiedo perdono per non averti dato il tuo posto come capo della mia casa, come portatore e donatore di amore e comprensione; per non averti valorizzato abbastanza e per aver peccato contro il legame che ci unisce davanti a Dio e averti cacciato dalla mia vita. Per non averti amato e rispettato come marito, padre dei miei figli, capofamiglia, capofamiglia. 

Chiedo al Padre il perdono e perdono me stesso, affinché libero da ogni colpa e schiavitù possa amarti come meriti e ricostruire con l'aiuto di Dio il nostro legame matrimoniale e così, sotto l'unzione dello Spirito Santo, ristabilire il nostro matrimonio. Amen. " 

Queste preghiere saranno recitate per tutto il tempo che riterrete opportuno, almeno una volta alla settimana. 

A poco a poco e con l'aiuto di Gesù Cristo e dello Spirito Santo, guarirete le ferite causate dal momento del concepimento e della gestazione, e potrete crescere spiritualmente e guarire tutte le ferite durante la vostra vita. 

Si sentiranno liberi e più spirituali per pregare, digiunare, amare e perdonare. A poco a poco sarete riempiti di Spirito Santo, vedrete chiaramente la vostra missione e potrete crescere nella vostra spiritualità. 

Tutto ciò che prima non potevate controllare, come il vostro carattere, il vostro temperamento, sarà facile da plasmare, nell'ambito della vostra missione particolare, della vostra storia di salvezza e della storia di salvezza dell'umanità. 

Soldati, ho bisogno che vi rendiate disponibili per questo esercizio, affinché, guariti dalla potenza dello Spirito Santo e liberati da ogni schiavitù ancestrale, possiate discernere come svolgere la vostra missione. 

(Dettato a Lorena da San Michele Arcangelo, febbraio 2017) 

La fede, quando è vera nella sua origine, è sempre vera nei suoi frutti. Quando è falsa nella sua origine, è falsa anche nei suoi frutti.

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 

27 Tu sei giusto in tutto ciò che ci hai fatto; tutte le tue opere sono vere, rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi. 

Il Dio benedetto, il Dio che è Bene eterno, opera solo il bene. Mai Lui potrà fare cose non buone. Sarebbero contro la sua natura e questo è impossibile. 

Tu sei giusto in tutto ciò che ci hai fatto; tutte le tue opere sono vere, rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi. Il Dio Bene fa ogni cosa buona.  

Può il sole creare oscurità, diffondere tenebre? Non sarebbe più sole. Può Dio fare cose non buone, non perfette, non sante, non giuste? Non sarebbe Dio.  

Attribuire a Dio qualcosa di ingiusto, non vero, non retto, non santo significherebbe dichiararlo non Bene Eterno. È vera impossibilità metafisica. 

Questa confessione retta, vera, santa, giusta obbliga l’uomo a vedere ogni momento della propria storia con occhi di purissima fede.  

Se Dio ha giudicato che Azaria e i suoi compagni devono essere gettati nella fornace, il suo giudizio è retto, vero, giusto. Deve essere accolto e vissuto. 

La fede, quando è vera nella sua origine, è sempre vera nei suoi frutti. Quando è falsa nella sua origine, è falsa anche nei suoi frutti. 

Solo chi possiede la vera fede nella sua origine, sa vedere i frutti di essa e li accoglie con vero spirito di obbedienza e di sottomissione. 

Sempre quando la fede è falsa nelle sue origini, sarà necessariamente falsa nei suoi frutti. È allora che si grida: “Ho perso la fede!”. 

Non si perde la fede. Essa mai c’è stata nel cuore e nella mente. Chi cresce di fede in fede, mai la perde, mai cade da essa. La quercia non cade per il vento. 

Essere in una fornace di fuoco e vedere che tutto è per giusto giudizio di Dio, è frutto di purissima fede. La vera fede dona alla mente sapienza sempre nuova. 

Spetta a chi è di fede forte, alimentata da sapienza e intelligenza nello Spirito Santo, aiutare quanti sono di fede debole, malata, inferma, zoppicante. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI 


ATTO DI CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE

 


Io ( nome e cognome ), dono e consacro al Cuore adorabile di nostro Signore Gesù Cristo la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze, per non voler più servirmi d’alcuna parte del mio essere, che per onorarlo, amarlo e glorificarlo. E’ questa la mia volontà irrevocabile: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe dispiacergli. Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, come custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell’ora della mia morte. Sii, o Cuore di bontà, la mia giustificazione presso Dio, tuo Padre, e allontana da me la sua giusta indignazione. O Cuore amoroso, pongo tutta la mia fiducia in Te, perchè temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà. Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o resisterti; il tuo puro amore s’imprima profondamente nel mio cuore, in modo che non ti possa più scordare o essere da Te separato. Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in Te, poichè voglio concretizzare tutta la mia felicità e la mia gloria nel vivere e morire come tuo umile servitore e affettuoso amico. Amen.

 di S. Margherita Maria Alacoque

A che cosa va incontro l’umanità? - Fenomeni nel Cosmo

 


Fenomeni nel Cosmo

Molto presto diventerà per voi una certezza, che nel Cosmo si sta preparando qualcosa, perché degli avvenimenti insoliti vi inquieteranno, perché voi uomini non siete in grado di darvene delle spiegazioni. Sorgeranno molte supposizioni, molte opinioni rovesceranno contro opinioni, ma si avvicinano alla Verità soltanto quelle, che sospettano un collegamento con ciò che è stato annunciato tramite la Parola e la Scrittura, ciò che è stato detto in ogni tempo agli uomini mediante veggenti e profeti. Chi guarda con occhi spirituali, può spiegarsi tutti gli avvenimenti, perché tutto ha un senso spirituale e deve adempiere uno scopo spirituale: Di far notare agli uomini il loro vero scopo di vita affinché si preparino al vicino Giudizio. Ed anche la scienza contribuirà, perché dapprima farà delle constatazioni di insoliti cambiamenti nella natura, di procedimenti nel Cosmo, che rendono stupiti loro stessi; e di significativi fenomeni, per la cui spiegazione a loro manca la conoscenza. Loro vedranno e si stupiranno, ma non si dichiarano pronti all’accettazione dell’unica vera soluzione, che la Terra verrà scossa nelle sue fondamenta, per cui questi fenomeni sono la causa. Loro non lo vorranno credere, e perciò diranno sempre contro, quando a loro viene indicata la Scrittura, le vecchie profezie, quando sentono le opinioni dei credenti, oppure quando viene loro annunciata la vicina fine tramite gli annunciatori della Mia Parola. E perciò sarà difficile rendere credibile agli uomini del mondo un Intervento da Parte Mia, perché si cerca di spiegare tutto in maniera puramente scientifica. E soltanto pochi baderanno a questi insoliti fenomeni, perciò questi indicheranno sempre più sicuramente alla vicina fine. Ed Io sostengo così chiaramente le loro parole d’ammonimento e d’avvertimento, che anche gli scienziati presto ammetteranno preoccupati la mancanza di conoscenza. Scopriranno una Stella che si avvicina sempre di più alla Terra, ed apparentemente prende il suo corso in orbite fuori dalle leggi naturali. Loro notano sempre nuove stranezze, quando seguono la sua corsa. Ed allora la riconosceranno come un pericolo per la Terra, e malgrado ciò non vorranno credere ad una sua distruzione, perché una tal cosa non è mai stata vissuta. Ma Io lo permetto perché il Mio Piano di Salvezza dall’Eternità richiede qualcosa di insolito, che deve ancora servire per il bene degli uomini, e perché deve essere un pre-segnale della vicina fine, dell’opera di distruzione che seguirà poco dopo, che porta alla fine questo periodo di salvezza. Più si avvicina la fine, più gli uomini sperimentano delle cose contro la legge, perché devono essere attenti e si stupiscono della coincidenza di ciò che viene annunciata e rappresentata come la Verità da parte dei credenti come “la Parola di Dio”, da previsione di veggenti e profeti. Ed ora anche il Mio Spirito annuncia di nuovo mediante i Miei servi sulla Terra, della vicina fine e della Mia Voce di tuono che risuona ancora prima molto forte, e quei fenomeni testimonieranno della Verità della Mia Parola. Fate attenzione, voi uomini, e vedete in tutto sempre soltanto delle indicazioni alla fine, che Io do a tutti voi, affinché con cadiate nella rovina. Perché tutto ciò che succede è così portentoso, che potrebbe convincervi, se soltanto siete di buona volontà. Il tempo è compiuto, e la fine è vicina.

Amen

16 luglio 1955

Che cosa s’intenda per devozione al S. Cuore di Gesù e in che cosa consista

 


LA DIVOZIONE AL S. CUORE DI N. S. GESÙ CRISTO 


Oggetto speciale. 

L’oggetto speciale di questa devozione è l’amore immenso che indusse  il Figlio di Dio ad accettare la morte per noi e a darci se stesso nel  SS. Sacramento dell’Altare, senza che la vista delle molte ingratitudini e  degli oltraggi che doveva ricevere in tale stato di Vittima immolata sino alla  fine dei secoli, abbia potuto impedirgli di operare questo prodigio; amando  meglio esporsi ogni giorno agli insulti e agli obbrobri degli uomini, anziché  non mostrarci con la maggiore di tutte le meraviglie fino a quale eccesso  Egli ci ama. 

Questo è appunto quello che ha eccitato la pietà e lo zelo dì molte  persone, le quali, considerando la poca riconoscenza degli uomini per un  tanto eccesso d’amore, quanto poco Gesù sia riamato, e quanto poco caso  si faccia d’essere da Lui tanto amati, non hanno potuto tollerare di vederlo  ogni giorno sì maltrattato, senza mostrargli il giusto dolore che sentivano, e  il desiderio vivissimo di riparare al possibile tante ingratitudini e tanti  disprezzi con il loro ardente amore, col profondo rispetto e con omaggi  d’ogni specie. 

A questo scopo si scelsero alcuni giorni dell’anno per riconoscere in  modo particolare l’eccesso d’amore che Gesù ci mostra nel SS. Sacramento,  e insieme per fargli almeno qualche riparazione onorevole di tutte le  indegnità e di tutti i disprezzi che l’amabile Salvatore ha ricevuto e riceve in  questo Sacramento d’amore. E certamente quel rincrescimento, che si  prova nel vedere quanto Gesù Cristo sia poco amato nel Mistero adorabile,  il dolore intenso nel vederlo così maltrattato, le pratiche devote suggerite  dal solo amore e tendenti a riparare più che si può gli oltraggi ch’Egli vi  soffre, sono una prova dell’amore ardente verso di Lui e un segno evidente  d’una giusta riconoscenza. 

È facile quindi scorgere che l’oggetto e il motivo principale di questa  devozione è, come già s’è detto, l’amore immenso di Gesù verso gli uomini, i  più dei quali non lo ripagano che con disprezzi o almeno con l’indifferenza. 

 

Il fine a cui mira. 

Il fine a cui si mira è anzitutto di riconoscere e di onorare, per quanto  è da noi, con adorazioni frequenti, con contraccambio d’amore, con  ringraziamenti e; con omaggi d’ogni maniera i sentimenti d’amore e di  tenerezza che Gesù nutre per noi nell’adorabile Eucaristia, dove però Egli è sì sconosciuto dagli uomini o almeno amato così poco da quelli che lo  conoscono. 

In secondo luogo ci proponiamo di riparare con ogni mezzo possibile le  indegnità e gli oltraggi ai quali l’espose l’amore nel corso della sua vita  mortale e a cui lo stesso amore l’espone ogni giorno nel SS. Sacramento  dell’altare. Di modo che tutta questa devozione consiste, a parlar  propriamente, nell’amare con tutto l’ardore Gesù Cristo, che sta sempre  con noi nell’Adorabile Eucaristia, nel mostrargli quest’amore ardente col  nostro rincrescimento di vederlo amato e onorato così poco dagli uomini, e  nei mezzi che si prendono per riparare tale disprezzo e poco amore. 

Ma perché nell’esercizio delle devozioni anche più spirituali, ci sono  sempre degli oggetti materiali e sensibili che, attirando maggiormente la  nostra attenzione, ce ne rinnovino la memoria e ne rendano facile la  pratica, si è scelto il S. Cuore di Gesù come oggetto sensibile più degno dei  nostri rispetti e insieme più adatto al fine di questa devozione. 

Che se non ci fossero state altre ragioni particolari d’intitolare questi  esercizi di pietà col nome di Devozione al S. Cuore di Gesù, mi pare che  meglio non si poteva esprimere il carattere speciale di questa devozione che  con tale titolo: perché infine qui non si tratta che d’un esercizio d’amore;  l’amore n’è l’oggetto, l’amore il motivo principale, l’amore deve esserne il  fine. Il cuore umano, dice S. Tommaso, è in certo modo la sorgente e la  sede dell’amore; i suoi movimenti naturali seguono e imitano  continuamente gli affetti dell’animo, e servono non poco con la loro forza o  con la loro debolezza ad accrescerne o a diminuirne le passioni. Perciò al  cuore di solito si attribuiscono i sentimenti più delicati dell’anima, e questo  appunto rende sì venerabile e prezioso il cuore dei Santi. 

 

Amore e dolore. 

Da tutto ciò che si è detto fin qui è facile comprendere che cosa  s’intenda per devozione al S. Cuore di Gesù: un amore ardente che si  concepisce per Gesù Cristo al ricordo di tante meraviglie da Lui compiute  per dimostrarci la sua tenerezza, sopratutto poi nel Sacramento  dell’Eucaristia, ch’è il miracolo dell’amor suo un dolore sensibile alla vista  delle offese recate dagli uomini a Gesù Cristo in questo mistero adorabile;  un desiderio ardente di non tralasciare cosa alcuna per riparare in ogni  modo tutti questi oltraggi. Ecco dunque ciò che s’intende per devozione al  S. Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, ecco in che consiste. 

Essa non si riduce, come forse qualcuno si sarà immaginato, vedendo  questo titolo, ad amare solamente e a onorare con un culto particolare un  Cuore di carne simile al nostro, appartenente al Corpo adorabile di Gesù.  Non già perché quel sacro Cuore non sia degno delle nostre adorazioni;  basta dire ch’è il Cuore di Gesù. E se il Suo Corpo e il Suo Sangue prezioso  meritano ogni nostro rispetto, chi non vede che il Suo Sacro Cuore richiede  in modo più speciale i nostri omaggi? E se ci sentiamo mossi alla devozione  verso le sue sante Piaghe, quanto più non dobbiamo sentirei accesi di  devozione verso il Suo Sacro Cuore? Solo vogliamo far notare che  intendiamo prendere qui la parola Cuore in senso figurato, e che questo  Cuore divino, considerato come parte dei Corpo adorabile di Gesù, è propriamente l’oggetto sensibile di questa devozione, mentre il motivo  principale è solo l’amore immenso che Gesù Cristo ci porta. Ora essendo  quest’amore tutto spirituale, non poteva rendersi sensibile; era dunque  necessario trovare un simbolo; e qual simbolo più proprio e naturale  dell’amore che il cuore? 

Perciò la Chiesa, volendo darci un oggetto sensibile delle sofferenze del  Figlio di Dio, sofferenze non meno spirituali dell’amor suo, ci rappresenta  l’immagine delle sacre Piaghe; di maniera che siccome la devozione alle  sacre Piaghe non è altro che una devozione particolare verso Gesù  paziente, così la devozione al S. Cuore è una devozione più affettuosa e più  ardente verso Gesù nel Sacramento eucaristico, in considerazione  dell’amore eccessivo che ci porta in detto Sacramento, e con lo scopo di  riparare il disprezzo che se ne fa. 

E certo il S. Cuore di Gesù Cristo ha tanta relazione con l’amor suo,  per coi questa devozione si crede debba ispirare sentimenti di gratitudine,  quanta almeno ne hanno le sacre Piaghe con le sofferenze di Lui, verso le  quali la Chiesa intende ispirare sentimenti di riconoscenza e di amore. 

Ora se in tutti i tempi vi fu tanta devozione alle Piaghe di Gesù Cristo,  e se la Chiesa, volendo eccitare nei suoi figli l’amore verso Gesù, pone  continuamente sotto i loro occhi queste stesse Piaghe, che non devono fare  il ricordo e l’immagine del S. Cuore? 

 

Non nuova ma soda  

Si vedrà in seguito che questa devozione non è nuova e che parecchi  grandi Santi ne confermarono l’uso col loro esempio. Si può anche  aggiungere che la S. Sede l’ha autorizzata sotto lo stesso titolo, poiché  Clemente X con una bolla del 4 ottobre 1674 concesse grandi indulgenze a  una Confraternita del S. Cuore eretta nella Chiesa del Seminario di  Contances, consacrata in Suo onore, e il nostro S. Padre Innocenzo XII ha  concesso da poco con un Breve l’indulgenza plenaria in favore della  devozione al S. Cuore. 

Non occorre riferir qui molte ragioni per dimostrare la sodezza di  questa devozione: basti dire che il suo motivo più grande è l’amore  immenso di Gesù per noi, del quale ci dà una prova sì bella nell’adorabile  Eucaristia; che il fine principale a cui si mira è la riparazione del disprezzo  che si fa di questo amore; che l’oggetto sensibile è il S. Cuore tutto  infiammato di carità, e che il frutto deve essere un amore ardentissimo e  tenerissimo verso la persona di Gesù Cristo. 

P. GIOVANNI CROISET S.J.

Maria SS. Benedetta e Madre dell'umanità

 


01 giugno 2022

Figlioli, Io non mi stanco mai di venire a voi, ma ditemi, le mie parole toccano i vostri cuori? Per il vostro bene mi auguro di si. Ieri mi avete festeggiato e ve ne sono grata ma metterete in pratica anche voi, ciò che Io ho vissuto?
Quando ho visitato la mia carissima cugina Elisabetta ho fatto insieme ad ella una straordinaria conoscenza, diventavo madre con tutto ciò che mi aspettava, oltre al Figlio di Dio.
Mamme, dico a voi, prendete esempio da Me, per Gesù sono stata una madre, prima di tutto amorosa, ma insieme pensavo alla sua educazione.
Siate mamme, prima di tutto, cristiane, parlate spesso ai vostri figli, di Gesù, dite loro che la Sua sofferenza non deve essere stata sofferta invano, il suo esempio vi sia sempre presente in ogni pensiero ed opere, sappiate che la sofferenza per il bene altrui, non è vissuta invano.
Ai piedi della croce ho offerto Me stessa per il bene di tutti voi. In questi tempi pochi di voi mi concedono di entrare nei loro cuori per lasciare l'amore di Gesù e purtroppo ne state pagando le amare sofferenze.
Figli mie, mi rivolgo a voi, date testimonianza con le vostre opere, altrimenti le parole cadono nel dimenticatoio. I tempi stringono, date a Cesare quel che è di Cesare, ma soprattutto a Dio ciò che è di Dio.
Decidetevi a vivere cristianamente poiché la nostra venuta si fa sempre più vicina. Pregate e offrite sacrifici per i vostri figli e per tutti i miei figli, vostri sacerdoti.

Vi benedico e vi ringrazio.



 


mercoledì 1 giugno 2022

Lo Spirito Santo ci dà la forza necessaria

 



La storia del popolo d'Israele manifesta la continua protezione di Dio. La missione di coloro che dovevano guidarlo e proteggerlo fino a raggiungere la Terra Promessa superava di gran lunga la sua forza e le sue possibilità. Quando Mosè rivela al Signore la sua incapacità di stare davanti al Faraone e liberare gli Israeliti dall'Egitto, il Signore gli dice: Io sarò con voi.1 Questo stesso aiuto divino è garantito ai Profeti e a tutti coloro che ricevono incarichi speciali. Nei canti di ringraziamento essi riconoscono sempre che solo con la forza che hanno ricevuto dall'Alto sono stati in grado di svolgere il loro compito. I salmi non cessano di esaltare la forza protettiva di Dio: Yahweh è la Roccia d'Israele, la sua forza e la sua sicurezza.

Il Signore promette agli apostoli – colonne della Chiesa – che saranno rivestiti dallo Spirito Santo con la forza dell'alto.2 Il Paraclito stesso assisterà la Chiesa e ciascuno dei suoi membri fino alla fine dei secoli. La virtù soprannaturale della forza, l'aiuto specifico di Dio, è essenziale per il cristiano per combattere e superare gli ostacoli che gli vengono presentati ogni giorno nella sua lotta interiore per amare sempre di più il Signore e adempiere ai suoi doveri. E questa virtù è perfezionata dal dono della forza, che rende gli atti corrispondenti facili e veloci.

Nella misura in cui purifichiamo le nostre anime e siamo docili all'azione della grazia, ognuno può dire, come San Paolo, che posso fare ogni cosa in Colui che mi conforta.3 Sotto l'azione dello Spirito Santo, il cristiano si sente capace delle azioni più difficili e di sopportare le prove più dure per amore di Dio. L'anima, mossa da questo dono, non ripone fiducia nelle proprie forze, perché nessuno meglio di lei, se umile, è consapevole della propria debolezza e della propria incapacità di svolgere il compito della propria santificazione e la missione che il Signore le affida in questa vita; Ma sente, soprattutto nei momenti più difficili, che il Signore gli dice: Io sarò con voi. Poi osa dire: se Dio è con noi, chi è contro di noi? (...). Chi potrà separarci dall'amore di Cristo? È la tribolazione, o l'angoscia, o la fame, o la nudità, o il rischio, o la persecuzione, o il coltello? (...). Ma in mezzo a tutte queste cose trionfiamo in virtù di Colui che ci ha amati. Quindi sono sicuro che né la morte, né la vita, né gli angeli, né i principati, né le virtù, né il presente, né la venuta, né la forza, né ciò che è più alto, né più profondo, né qualsiasi altra creatura, potranno mai separarci dall'amore di Dio, che è fondato su Gesù Cristo Nostro Signore.4 Questo è un grido di forza e ottimismo che poggia su Dio.

Se lasciamo che il Paraclito prenda possesso della nostra vita, la nostra sicurezza non avrà limiti. Comprendiamo allora in modo più profondo che il Signore sceglie il debole, ciò che agli occhi del mondo ha nobiltà o potere (...), affinché nessuno possa vantarsi davanti a Dio5, e che chiede ai suoi figli solo la buona volontà di mettere tutto ciò che è dalla sua parte, di compiere meraviglie di grazia e di misericordia. Nulla sembra allora troppo difficile, perché ci aspettiamo tutto da Dio, e non riponiamo assoluta fiducia in nessuno dei mezzi umani che dovremo usare, ma nella grazia del Signore. Lo spirito di forza fornisce all'anima una rinnovata energia di fronte agli ostacoli, interni o esterni, e di praticare le virtù nel proprio ambiente e nelle proprie faccende.

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NON RICONOSCETE I SEGNI DEI TEMPI?

 


26 maggio 2022

Nostra Madre Santissima, adornata di luce radiosa, dice:


Come vostra Madre, vi chiedo di rispondere alla mia chiamata, offrendo le vostre preghiere e i vostri sacrifici, lasciando che la vostra vita sia un esempio, per condurre gli altri a mio Figlio, che è la Salvezza.

Non riconoscete i segni dei tempi? L'ultimo atto di misericordia di mio Figlio si avvicina rapidamente, eppure molti sono impreparati.

Vi dono il mio Rosario di Luce, per aiutarvi a preparare i vostri cuori, illuminando ed esponendo le tenebre del peccato nelle vostre vite.

Pregate il mio Rosario di Luce, dove mio Figlio si rivela.

Il suo cammino è illuminato davanti a voi. Seguite le orme di mio Figlio, il vostro cammino di redenzione.

Figli miei, ricordate sempre le mie promesse e fate in modo che le vostre preghiere siano incessanti.

Così dice la vostra Madre amorevole



Messaggio di San Michele Arcangelo


Mentre le piume delle ali mi avvolgono, sento San Michele Arcangelo che dice.


Popolo di Dio, che le benedizioni trinitarie della speranza, della fede e dell'amore siano elargite a voi.


Moltitudini di angeli vi circondano, in attesa del mio comando, per assistere chi è nel bisogno. Riconoscete i vostri Angeli custodi che vi condurranno al sicuro nei momenti di pericolo.


Popolo di Dio,

pregate per la conversione dei peccatori. Gli attacchi di Satana al loro libero arbitrio continuano a logorare le loro coscienze, fino a reciderle completamente. Dividendo l'umanità l'una contro l'altra, fa sì che la persecuzione si abbatta sul resto di Dio.

I cuori diventeranno avviliti e freddi.


Popolo di Dio.

La Terra continua a travagliare in reazione alle perturbazioni celesti, causate dai detriti in arrivo da Niburu.

Continuano le perturbazioni nel sole, con l'intensificarsi dei brillamenti solari, che causeranno blackout in vari luoghi.

Preparate le vostre provviste, confidando sempre nel nostro Signore e Salvatore, per le vostre necessità.


SI INTENSIFICANO LE GUERRE E LE VOCI DI GUERRA


I conflitti tra le nazioni sono al punto di ebollizione. La guerra mondiale è imminente. L'umanità soffrirà.

Non allarmatevi per questi avvenimenti, non lasciate che la paura domini i vostri cuori. Gesù Cristo, nostro Re, non vi ha dato uno spirito di paura.

Vi chiedo di camminare nell'amore di Dio, la vostra unica e vera difesa contro Satana e il male che diffonde.


Sono pronto, con moltitudini di Angeli, a difendervi dalla malvagità e dalle insidie del diavolo, i cui giorni sono pochi.

Così dice il vostro vigile difensore.


IL CUORE DEL PADRE

 


IL DISEGNO GRANDIOSO DEL PADRE

Cristo, centro del nostro pensiero e della nostra vita

San Paolo, la cui vita intima trascorreva tutta nella familiarità con Cristo, non arrestava il suo pensiero alla persona di Gesù quando contemplava l'opera della redenzione; ma nell'entusiasmo che gli ispirava tale opera, i cui frutti egli vedeva moltiplicarsi nella sua esperienza di apostolo, innalzava i suoi ringraziamenti ogni volta più in alto di Cristo, fino a Dio Padre.

Tuttavia agli occhi dell'apostolo l'amore che Cristo aveva manifestato all'umanità era la meraviglia delle meraviglie. Sin dall'incontro folgorante sulla via di Damasco san Paolo era rimasto affascinato dalla persona di Gesù, che si era insediato da signore nel cuore della sua esistenza e al centro della sua visione del mondo. Ecco perché le formule « in Cristo », « in Cristo Gesù », « in Cristo Gesù nostro Signore » sono frequenti nei suoi scritti per esprimere l'orientamento essenziale del suo pensiero e della sua vita. Il grande apostolo viveva a tale punto in Cristo, che gli sembrava di sentire la propria vita annullarsi per far posto a quella di Cristo: « Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me ». Egli era convinto, e lo andava esperimentando nella sua fede, che Cristo comandava e animava tutto il suo fervore interiore e che si trovava in qualche modo alla sorgente di tutte le sue azioni vitali. Ciò che egli riconosceva innanzi tutto in questo Cristo che abitava spiritualmente in lui era il suo amore, di cui aveva provato in modo così vivo la benevolenza al momento del primo incontro. Cristo aveva scelto lui, il persecutore della Chiesa, il meno degno di tutti di ricevere un così grande appello. Vedendosi oggetto di un amore del tutto gratuito da parte di Cristo e riflettendo sul messaggio della Rivelazione, l'antico nemico dei cristiani aveva compreso dove si trovava la testimonianza definitiva e irrefutabile di quell'amore. Perciò, dopo aver dichiarato: « È Cristo che vive in me », aggiunge in modo da sviluppare il proprio pensiero: « lo vivo nella fede al Figlio di Dio che mi ha amato e che si è sacrificato per me ».

L'amore che Cristo aveva dimostrato nel sacrificio del Calvario, san Paolo lo concepiva come rivolto a sé personalmente; e questa verità illuminava tutte le altre e lo toccava nel più profondo dell'essere, come rivela l'emozione che affiora nelle parole: « si è sacrificato per me ». Forse, se avesse consentito a lasciarsi, guidare più lontano da quella emozione e a sviluppare maggiormente ciò che gli suggeriva il pensiero del proprio dramma personale e dell'amore di Cristo per lui, avrebbe potuto scrivere che Gesù aveva pagato il riscatto di sangue per poter fare di un persecutore un cristiano e un apostolo. Cristo condannato a morire era il prezzo della sua salvezza e della sua vocazione attuale. E' dunque comprensibile che san Paolo considerasse tutta la sua esistenza come sospesa a quell'amore e tutta la sua vita intima come fondata su di esso. Ed é, così, anche chiara la ragione per cui, nel suo apostolato, la persona di Cristo é sempre stata al centro di tutto. Per san Paolo predicare il Vangelo era predicare Cristo e il suo amore fatto di sacrificio. Quando ricorda ai Corinti la prima predicazione fatta loro, egli scrive: « Non volli sapere altro in mezzo a voi che Gesù Cristo, e Gesù Cristo crocifisso ». Queste parole rivelano un atteggiamento deliberato da parte dell'apostolo, una decisione personale di concentrare il proprio insegnamento sulla persona di Cristo e sull'atto supremo del suo amore. Ed era anche, per lui, un modo di scomparire davanti a Cristo, di non cercare nessun'altra eloquenza all'infuori di quella che emanava dal Salvatore stesso, reso presente attraverso il suo messaggio. Questa presentazione semplice della per=sona amorosa di Gesù aveva prodotto sull'uditorio un effetto sorprendente, che doveva essere attribuito non alla forza o all'abilità del predicatore, ma alla potenza divina.

Di più, l'amore di Cristo non era soltanto l'oggetto essenziale della predicazione di san Paolo, era anche il motore segreto di tutta la sua attività apostolica. Quando spiegava ai Corinti il vero motivo del suo zelo, volendo far loro comprendere che il suo ardore nulla aveva a che vedere con l'ambizione o il desiderio di comparire e di dominare, egli scriveva: « La carità di Cristo ci sprona ». E con ciò intendeva non l'amore che egli stesso votava al suo Salvatore, né semplicemente l'amore che Cristo aveva testimoniato a lui personalmente chiamandolo a un grande destino, ma quella forma universale di carità, per cui Cristo si era sacrificato al fine di dare la vita agli uomini e di portare la riconciliazione di Dío ai peccatori: « uno solo é morto per tutti ». Era questa l'immensa carità della quale l'apostolo si sentiva circondato da. ogni parte, incalzato e come prigioniero. Per designare questa stretta egli usa un termine che ha spesso il significato di abbattimento o di oppressione e che nel Vangelo suole designare una persona in preda alla febbre, gente sotto l'impressione del terrore, o il desiderio ardente, incoercibile di Cristo, il desiderio di essere battezzati nel suo sangue. Paolo vuol dunque dire che l'amore di Cristo lo preme come una febbre, una passione o un desiderio violento, e lo spinge a non vivere che per Cristo e a far di tutto perché gli altri siano altrettanto generosi perciò egli chiede loro in nome di Cristo di raccogliere i frutti della riconciliazione con Dio, che il sacrificio della croce ha loro meritato. Tutta l'attività apostolica di san Paolo è dunque governata dall'impulso di quell'amore per cui Cristo apportò la salvezza al mondo. Avendo senza posa davanti agli occhi questa carità estrema, l'apostolo è portato al dono completo di sé, pronto al massimo dello sforzo per la conversione di coloro per i quali Cristo è morto. L'amore salvifico di Gesù agisce su di lui come un esempio che trascina e ad un tempo come una costrizione interiore che unisce e stringe insieme tutte le sue energie.

Quest'amore non si limitava a un fatto passato, cioè al dramma del Calvario, in cui si era manifestato in tutta la sua grandezza: per san Paolo esso era attuale e non cessava mai di essere presente, perché, dopo il dramma della passione e della resurrezione, era stato definitivamente acquisito agli uomini. L'apostolo sentiva che quell'amore lo accompagnava dovunque senza affievolimenti né infedeltà, opponendo una barriera insormontabile a tutte le forze avverse che avrebbero potuto ispirar timore; sentiva che rappresentava una sicurezza invincibile contro ogni pericolo. « Chi ci potrà separare dall'amore di Cristo? La tribolazione, o l'angoscia o la persecuzione o la fame o la nudità o il pericolo o la spada, secondo che sta scritto: Per causa tua noi ogni giorno siamo dati a morte, siamo trattati come pecore da macello? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori, grazie a colui che ci ha amato ». Anche se Cristo aveva amato gli uomini durante la sua vita terrena, il suo fu un amore che non riguardava la carne, ma lo spirito, il solo che contasse; e tutta la forza di quell'amore avrebbe persistito sulle tempeste dell'esistenza umana fino al compimento finale dei nostri destini. San Paolo voleva comunicare ai suoi fratelli l'ardente convinzione che la gioia e la protezione di quell'amore non sarebbero mai venute meno. Su quest'amore del Salvatore egli fondava la sua speranza e ad essa voleva legare indissolubilmente la fiducia di tutti.

Perciò egli raccomanda agli Efesini di cercar di conoscere quell'amore. Alcuni di loro avrebbero preferito dilettarsi di cose arcane, quali erano promesse da certe dottrine pagane; ma san Paolo fa loro comprendere che esiste una conoscenza la quale sta al vertice di tutte le altre, la conoscenza della carità di Cristo, a cui si perviene quando si possiede Cristo nel proprio cuore per mezzo della fede e quando si é radicati nella carità. Egli afferma paradossalmente che ciò significa conoscere l'inconoscibile, perché la carità di Cristo sorpassa ogni conoscenza. Bisogna dunque innalzarsi al di sopra di se stessi per comprendere questa carità, che si pone, ad un livello superiore a tutti gli orizzonti umani. L'apostolo fa rilevare che tale conoscenza è assai diversa da quella dell'amore di una persona, che potremmo acquisire per contatto, per esperienza o per testimonianza, come avviene ordinariamente nelle relazioni tra gli uomini. Penetrare nella carità di Cristo significa superare ogni veduta terrena e accedere al sapere supremo, un sapere che nonostante la sua altezza si riconosce sempre inferiore a ciò che esso raggiunge.

L'amore di Cristo è dunque la realtà che anima la vita di san Paolo, che lo spinge all'azione: quella realtà che per lui è da conoscere prima di ogni altra e che si pone al disopra delle conoscenze umane.

Di Jean Galot s. j.


Approfittate di questi tempi in cui potrete avere il mio corpo liberamente, presto vi inganneranno, dicendo che è solo un ricordo.

 


Trevignano Romano, 31 maggio 2022

Messaggio di Gesù

Figli e fratelli miei, grazie per aver piegato le ginocchia, sotto la mia croce. Fratelli, cibatevi di ciò che vi ho lasciato, la mia presenza viva, nel corpo e nel sangue. Adorate il Santissimo Sacramento e tante saranno le grazie che riceverete. Figli, approfittate di questi tempi in cui potrete avere il mio corpo liberamente, presto vi inganneranno, dicendo che è solo un ricordo. Io, in persona, vi do questo avvertimento, leggete spesso il Santo Vangelo, tutto questo verrà cancellato e dovrete farlo di nascosto. Io lo dico, questa è verità sacrosanta. Fratelli miei, chiedetemi la consolazione e l’unione tra fratelli, aprite il vostro cuore alla potenza dello Spirito Santo, che farà di voi uomini nuovi. Siate al servizio dei più deboli, siate umili e abbandonate l’orgoglio e la superbia, soprattutto, coloro che leggendo i messaggi miei e di mia Madre, ridicolizzano tutto, ma se solo leggessero, meditando e pregando, Io stesso risponderei nei loro cuori. Ora vi benedico nel nome del Padre, nel Mio Nome e dello Spirito Santo, amen.

IL Vostro Gesù

INCONTRA LO SPIRITO SANTO, IL DONO DI DIO PER TE!

 


Il buon senso ci insegna che è quasi impossibile per noi amare veramente una persona se non la conosciamo. Questo principio può essere applicato alla nostra relazione con Dio, alla nostra relazione con la Santissima Trinità e alla nostra relazione con lo Spirito Santo.

CONOSCERE DIO E GESÙ

Nel Diario "La Divina Misericordia nella Mia Anima", Gesù indicò a Santa Faustina che uno dei modi per avvicinarsi a Dio, per conoscerLo meglio, sarebbe stato meditare su uno o alcuni dei Suoi attributi. Attributo indica una qualità descrittiva. Onnipotenza, Onniscienza, Saggezza, Eterno, Infinito, Amore... sono alcuni degli attributi che vengono dati a Dio. Riguardo a Gesù, ce ne sono molti che emergono semplicemente dal testo evangelico: Signore, Dio, Salvatore, Via, Verità, Vita, Buon Pastore, Pane di Vita, Agnello di Dio, Luce del Mondo, Alfa e Omega, ecc. Seguendo questa linea di pensiero, applichiamola ora alla Persona dello Spirito Santo. Ci sono molti titoli che possono essere attribuiti allo Spirito Santo, specialmente nella preghiera chiamata "La sequenza" che la Chiesa prega nella solennità di Pentecoste, così come nella preghiera che la Chiesa chiama "Litanie dello Spirito Santo".

TITOLI PER LO SPIRITO SANTO

Questo breve saggio mira e mira a evidenziare dieci dei titoli più importanti dati allo Spirito Santo. Speriamo che tutti conoscano meglio e più profondamente lo Spirito Santo, che gli parlino più spesso come loro migliore amico e, soprattutto, che si innamorino della Persona dello Spirito Santo. Infatti, è lo Spirito Santo stesso che può insegnarci ad amare sinceramente!

1. IL SANTIFICATORE.

Iniziamo la nostra descrizione del titolo dello Spirito Santo con il titolo "Il Santificatore". Ciò che questa parola significa veramente è che è lo Spirito Santo che ci rende santi. Papa San Giovanni XXIII affermava: "I santi sono i capolavori dello Spirito Santo". In effetti, siete chiamati a diventare santi. Allora perché non affidare il vostro obiettivo e la vostra missione alla Persona dello Spirito Santo? Pregate questa semplice preghiera ogni giorno: "Spirito Santo, rendimi santo!" Come nota biografica, vi invitiamo a leggere il capolavoro spirituale del santo vescovo di Città del Messico, Luis Martínez, nella sua opera sullo Spirito Santo con il titolo, probabilmente lo indovinate... "Il Santificatore"!

2..

La vita può essere dura. La croce, a volte, può essere eccessivamente pesante e travolgente; prove, contraddizioni e persino persecuzioni possono visitarci frequentemente. Quando la croce pesa sulle nostre spalle, a volte tutti abbiamo bisogno del conforto di un buon amico. Questo conforto non può venire da nessuno meglio dello Spirito Santo, che è invocato come Il Consolatore. Nella classica preghiera allo Spirito Santo preghiamo: "Rallegriamoci sempre della sua consolazione". Invocatelo e condividete con Lui i vostri fardelli; ti porterà conforto e forza.

3. CONSIGLIERE.

Lo Spirito Santo non è conosciuto solo come il Consolatore, ma anche come il Consigliere. Quando sei nel dubbio, quando la pesante nube di incertezza scende su di te, quando la stanchezza, la frustrazione e la confusione sembrano oscurare i tuoi poteri di ragionamento, allora è tempo di ritirarsi dal campo di battaglia e di invocare e pregare con fervore lo Spirito Santo per darti luce, consigli e intuizione in modo che tu possa fare la scelta giusta per l'onore e la gloria di Dio e per la salvezza di Dio. le anime immortali. Dice così: "Spirito Santo, scaccia le mie tenebre e dammi la luce!"

4. MAESTRO INTERIORE DI PREGHIERA.

Chiunque prenda sul serio la sua vita spirituale e la sua vita di preghiera prima o poi incontrerà ostacoli sulla via del progresso. Questo è normale nella vita spirituale. Pertanto, quando sembra che la tua vita di preghiera sia stagnante o addirittura paralizzata, che tu sia su una ruota spirituale che non sta andando da nessuna parte rapidamente, allora è certamente tempo e tempo per invocare l'assistenza dello Spirito Santo. Anche il grande apostolo San Paolo, nella sua Lettera ai Romani, espresse la sua lotta nella preghiera con queste parole: "Non sappiamo pregare bene, ma lo Spirito Santo intercede per noi con gemiti ineffabili perché possiamo dire Abba-Padre". (Rm 8,26) In effetti, lo Spirito Santo è il Maestro Interiore della tua anima ed è molto disposto ad aiutarti a pregare se glielo chiedi e hai un cuore aperto e docile.

5. IL DONO DEI DONI.

Uno dei titoli più semplici ma sublimi dati allo Spirito Santo nel Catechismo della Chiesa Cattolica è quello di Dono dei Doni! La natura della teologia del Dono è che è dato liberamente, liberamente. Dobbiamo semplicemente aprire i nostri cuori per riceverLo! Dice semplicemente: "Vieni, Spirito Santo, vieni!" Se Dio vuole darti il Dono dei Doni, allora perché non aprire il tuo cuore in umile gratitudine e riceverlo!

6. IL LEGAME D'AMORE

Nel Mistero della Santissima Trinità, lo Spirito Santo è il vincolo d'amore tra il Padre e il Figlio. In una parola, lo Spirito Santo è amore increato. San Paolo afferma che la carità – l'amore soprannaturale – è il vincolo della perfezione. Perché non supplicare in questo momento lo Spirito Santo di infiammare il tuo cuore con l'amore di Dio? San Giovanni della Croce scrive con grande bellezza: "Nel crepuscolo della nostra esistenza saremo giudicati dall'amore".

7. DOLCE OSPITE DELL'ANIMA.

Uno dei titoli più poetici e belli che si trovano nella Preghiera allo Spirito Santo a Pentecoste chiamata sequenza è il seguente: "Spirito Santo, dolce ospite dell'anima". In sostanza, il suo significato è il seguente: attraverso il Battesimo diventiamo Templi viventi della Santissima Trinità e questo include, naturalmente, la Presenza dello Spirito Santo. Non solo è un Ospite nella parte più intima del nostro essere che è la nostra anima, ma è anche l'Ospite DOLCE. Come il miele è per la lingua, e il profumo delle rose primaverili per le narici, così lo Spirito Santo è per l'anima docile, umile e amorevole. In mezzo alle valli amare e ai tunnel bui che tutti dobbiamo attraversare, nel profondo del nostro essere possiamo invocare lo Spirito Santo come Dolce Ospite della nostra anima. Egli porterà dolcezza alle nostre prove più amare.

8. L'ANIMA DELLA CHIESA

Per quanto riguarda l'ecclesiologia di base, lo studio e la conoscenza della Chiesa, lo Spirito Santo ha un ruolo primordiale ed essenziale. Gesù è il Capo del Corpo Mistico, la Chiesa, e noi siamo le Membra di questo Corpo Mistico. Lo Spirito Santo è l'ANIMA del Corpo Mistico, la Chiesa. Per definizione, l'anima è il principio vivificante. Infatti, se vogliamo davvero sperimentare la vita e la vita in abbondanza nel Signore e nella sua Chiesa, dobbiamo invocare costantemente la presenza dello Spirito Santo. "In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". (Atti 17:28)

9. IL PURIFICATORE.

Uno dei simboli o immagini più comuni per lo Spirito Santo è quello del FUOCO. A Pentecoste, lo Spirito Santo discese sugli Apostoli come FUOCO, come lingue di fuoco. Il nostro Dio è un fuoco divoratore. Mentre ci avviciniamo a questo fuoco divoratore che è lo Spirito Santo, Egli desidera bruciare in noi tutto ciò che non è gradito a Dio. San Giovanni della Croce usa l'immagine di un pezzo di metallo arrugginito gettato in un fuoco ardente e cocente. Nel corso del tempo, tutta la ruggine viene rilasciata e il metallo diventa rovente come il fuoco. Così, lo Spirito Santo, quel fuoco che consuma, agisce efficacemente per bruciare, bruciare e purificare dalla nostra anima tutti i nostri peccati e gli effetti residui del peccato. Così possiamo dire con san Paolo: "Io non vivo più, ma è Cristo che vive in me". (Gal 2,20)

10. LO SPOSO MISTICO DI MARIA

Infine, lo Spirito Santo nel suo rapporto con la Beata Vergine Maria sarà il suo Sposo Mistico. Fu per l'ombra potente dello Spirito Santo che la Beata Vergine Maria concepì Gesù nel suo grembo, la sublime realizzazione dell'Incarnazione del Figlio di Dio. San Luigi di Montfort fa questa consolante connessione: "A coloro che amano Maria, lo Spirito Santo si getta nelle loro anime".

In conclusione, pregando e meditando su questi dieci titoli, nomi o descrizioni dello Spirito Santo, vi chiediamo di conoscere questo Dolce Ospite della vostra anima, di entrare in una conversazione più frequente con il vostro Maestro Interiore e, infine, di imparare l'arte di amare veramente Dio con tutto il vostro essere, e il vostro prossimo creato a immagine e somiglianza di Dio, dallo Spirito Santo che è "amore increato". Vieni Spirito Santo, vieni attraverso il Cuore di Maria. Amen.

Di P. Ed Broom