domenica 25 settembre 2022

SAN GIUSEPPE: IL PIÙ SANTO DEI SANTI

 


PAROLE DI ALCUNI SANTI 

San Josemaría Escrivá de Balaguer , fondatore dell’Opus Dei, dice: Fate amicizia con Giuseppe e troverete Gesù. Frequentate Giuseppe e troverete Maria, che riempì sempre di pace il dolce laboratorio di Nazaret 77 .  

- Pregate per me, invocando come intercessoria nostra madre Maria e san Giuseppe, nostro padre e signore, perché io sia un sacerdote buono e fedele 78 .  

- Se volete un consiglio, che ripeto instancabilmente da molti anni: Andate da Giuseppe (Gen 41, 55). Egli vi mostrerà vie concrete nonché maniere umane e divine per avvicinarvi a Gesù. Frequentandolo si scopre che il santo patriarca è maestro di vita interiore, perché ci insegna a conoscere Gesù, a convivere con Lui, a riconoscerci parte della famiglia di Dio. 

San Giuseppe dà queste lezioni essendo, come fu, un uomo normale, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagnava la vita con lo sforzo delle sue mani 79 . 

Io lo chiamo mio padre e signore e, inoltre, non ho vergona a dire che lo amo molto 80 . 

Santa Teresa di Gesù è forse la santa più nota per la devozione a san Giuseppe. All’epoca dei voti solenni al monastero dell’Incarnazione di Avila, rimase quattro giorni in coma presso i suoi familiari e tutti pensarono che sarebbe morta.  

Lei stessa racconta: Già da un giorno e mezzo avevo la sepoltura aperta e pronta nel mio monastero, dove aspettavano il mio corpo e mi avevano già fatto le onoranze in uno dei nostri conventi di frati qua fuori, ma volle il Signore che io tornassi in me (Vida 5, 10). Il recupero le costò tre lunghi anni di sofferenza. Ma si riprese perfettamente e di questo diede merito a san Giuseppe. Dice:  

- Scelsi per avvocato e signore il glorioso san Giuseppe e mi raccomandai molto a lui. Vidi chiaramente che tanto da questa necessità come da altre maggiori di onore e perdita dell’anima, questo padre e signor mio mi fece uscire meglio di quanto gli avessi chiesto. 

Fino ad oggi non ricordo che mi sia mai capitato di chiedergli qualcosa che egli non mi abbia fatto. Sono incredibilmente sorprendenti i favori che Dio mi ha concesso per mezzo di questo benedetto santo, altrettanto lo sono i pericoli dai quali mi ha liberato tanto nel corpo come nell’anima; ad altri santi sembra che il Signore abbia dato grazia per soccorrere in una necessità, ma ho sperimentato che questo glorioso santo soccorre in tutte le necessità e Gesù vuole farci capire che come Egli gli fu obbediente sulla terra così lo è in cielo eseguendo tutto quello che gli chiede... Vorrei persuadere tutti ad essere devoti di questo santo glorioso per la grande esperienza che ho dei beni che ottiene da Dio; non ho conosciuto alcuna persona veramente devota che non sia progredita nella virtù... 

Se avessi autorità per scrivere, molto volentieri mi dilungherei a raccontare molto dettagliatamente le grazie che ha fatto questo glorioso santo a me e ad altre persone... Chiedo solo, per amore di Dio, che provi chi non mi crede e constaterà per esperienza diretta il grande vantaggio che deriva dal raccomandarsi a questo grande patriarca e dall’essergli devoto... Chi non riuscisse a trovare un maestro di preghiera, prenda questo glorioso santo come insegnante e non sbaglierà strada... egli fece sì che io potessi alzarmi, camminare e non rimanere invalida (Vita 6, 6-8). 

Il giorno dell’Assunzione (1561), mentre mi trovavo nel monastero dell’ordine del glorioso San Domenico... fui presa da un rapimento così forte che quasi mi fece uscire da me... mi sembrava di venire vestita di una veste molto bianca e splendente. All’inizio non vedevo chi me la faceva indossare ma poi scorsi Nostra Signora verso destra e mio padre san Giuseppe alla mia sinistra... La Madonna mi disse che era molto contenta che io servissi il glorioso san Giuseppe, e che voleva che io fossi certa che tutto ciò che chiedevo per il monastero si sarebbe compiuto e in esso si sarebbe servito molto il Signore e loro due 81 .  

Una volta, trovandomi in necessità e non sapendo a chi ricorrere per pagare gli operai, mi apparve san Giuseppe, mio vero padre e protettore, e mi fece comprendere che il denaro non mi sarebbe mancato, per cui non dovevo temere di andare avanti. Così feci, senza neppure un soldo, e il Signore mi aiutò a tal punto che quanti lo seppero si meravigliarono grandemente 82 . Per questo raccomandava insistentemente ad ognuna delle sue suore: Anche se hai molti santi per avvocati, ricorri in particolar modo all’avvocato san Giuseppe che ottiene molto da Dio 83 . Figlie, siate devote a san Giuseppe, perché è molto potente 84 .  

Quando Madre Teresa di Gesù venne eletta Priora del convento dell’Incarnazione di Avila, dovette ricorrere a tutti i suoi santi protettori per riuscire a quietare le religiose scontente. Sulla sedia della priora collocò l’immagine della Madonna Nostra Signora della Clemenza, con le chiavi del convento in mano. Il posto della vicepriora era occupato da un’immagine di san Giuseppe. E dice lei stessa: Il giorno della vigilia di san Sebastiano (20 gennaio 1572) il primo anno che ero priora dell’Incarnazione, incominciando la Salve, vidi sulla sedia priorale, dove è posta Nostra Signora, scendere con grande moltitudine di angeli la Madre di Dio e mettersi là. Secondo me non vidi l’immagine allora ma questa Signora che dico. Rimase lì per tutta la salve regina e mi disse: Hai fatto bene a mettermi qui. Sarò presente alle lodi che farete a mio Figlio e gliele presenterò.  

Dice padre Jerónimo Gracián, grande amico di santa Teresa di Gesù: Ella sulla portineria di tutti i monasteri che fondò, pose Nostra Signora e il glorioso san Giuseppe; poi a tutte le fondazioni portava con sé una grande immagine di questo glorioso santo, che ora si trova ad Avila, e lo chiamava fondatore di quest’Ordine... Potrei raccontare molte altre cose che sono accadute alla Madre con il glorioso san Giuseppe poiché egli l’ha confessata ed è stato il suo prelato per molto tempo 85 . 

Come si vede nei suoi scritti, santa Teresa trattava san Giuseppe come un vero padre. E lo chiamava frequentemente mio padre il signor san Giuseppe, mio vero padre e signore, mio padre san Giuseppe, gloriosissimo padre nostro san Giuseppe, mio padre glorioso san Giuseppe... 

Sant’Alberto Magno (1193-1280) dice che l’utilità del matrimonio di Maria e Giuseppe per il mondo sta nel fatto che tutti i cristiani abbiano la Vergine per madre e San Giuseppe per padre delle loro anime 86 . Perciò noi possiamo chiamare San Giuseppe nostro padre come lo hanno chiamato molti santi. 

Il beato Giovanni XXIII, appena eletto papa, ordinò che nella basilica del Vaticano, l’altare di San Giuseppe fosse ornato ed abbellito in modo speciale. Su quel altare si celebra ogni giorno una messa per la pace nel mondo. Durante il Concilio Vaticano II lo nominò patrono del concilio stesso e stabilì che nel canone Romano della messa, memoriale perpetuo della redenzione, si includesse il suo nome insieme a quello di Maria, e prima degli apostoli, dei sommi pontefici e dei martiri 87 . 

Don Stefano Gobbi, un vero santo, fondatore del Movimento Sacerdotale Mariano, approvato dalla Chiesa, ricevette un messaggio della Vergine che diceva: Giuseppe fu per me uno sposo casto e fedele, un collaboratore inestimabile nella custodia amorevole del Bambino Gesù; silenzioso e provvido, lavoratore, attento a non farci mancare i mezzi necessari alla nostra umana esistenza, giusto e forte nel quotidiano compimento della missione a lui affidata dal padre celeste. Con quanto amore seguiva ogni giorno la mirabile crescita del nostro divino figlio Gesù! E Gesù lo ricambiava con un affetto filiale e profondo. Come lo ascoltava e gli obbediva, come lo consolava e lo aiutava!... Imitate il mio amatissimo sposo Giuseppe nella sua preghiera umile e confidente, nel faticoso lavoro, nella sua pazienza e grande bontà 88 . 

P. ÁNGEL PEÑA


PREGHIERA PER FERMARE L'ANTICRISTO

 


INVITO A DIVENTARE FIGLIO DI MARIA

 


"Impigliato in un'oscurità" 


Maria 

Non voltate le spalle a ciò che credete. Molte volte una persona è piena di verità e cammina nella verità. Poi arriva un'attrazione che la delizia e la affascina. Sa che questa attrazione è proibita e che cercarla viola tutto ciò in cui crede. Tuttavia, non la scacciano immediatamente dalla loro mente come disonorevole e indegna delle loro convinzioni. 


A cavallo della barricata 

Invece, si trovano a cavallo della barricata. La loro vita è presumibilmente nella luce, ma il loro cuore è stato catturato dalle tenebre. Questa è la condizione di molti, perché il mondo moderno offre molte attrazioni di questo tipo e resistere a queste richiede una vigilanza costante. Quindi, affronterò questo tema. 

Tu sei mio figlio. Il tuo cuore è buono e vuoi fare ciò che è giusto. Vuoi essere annoverato tra i benedetti, ma ti trovi in difficoltà. Non avresti mai creduto di essere così invischiato. Questo non è da voi. Non è quello che avreste voluto essere. Tuttavia, dovete affrontare la verità. Siete rimasti invischiati, persino invischiati in ciò che è peccaminoso. Lo tenete nascosto perché non è quello che volete. Eppure, non lo mandate via. Non tagliate i legami. Permettete a questo male di avere un posto nella vostra vita. È sempre lì, in agguato nel retro della vostra mente, come qualcosa di cui potreste godere quando i vostri obblighi sono soddisfatti e quando nessuno vi guarda. 


Nessun compromesso 

Non rimandate. Non scendete a compromessi. Questo deve essere scacciato dalla vostra vita. Vi ha già privato di molte ricchezze spirituali e se continuate a tollerare la sua presenza, vi divorerà sempre di più. Pagherete sempre un prezzo più alto e arriverà il giorno in cui non potrete più tornare indietro. Vi controllerà. Per tutto il tempo, penserete che tutto ciò sia di poca importanza. 

O figlio della luce, scaccia le tenebre. Non dire mai, mai: "È solo una piccola oscurità. Può essere tollerata. Non c'è bisogno di agire". Io sono la donna vestita di sole e voglio rivestirti completamente di sole, ma tu blocchi il mio dono aggrappandoti a questa oscurità. 

15 marzo 2012 


Padri del deserto



Vita n. 2

La vita di Antonio

di Atanasio, vescovo di Alessandria


30. Dobbiamo quindi temere solo Dio, disprezzare i demoni e non avere paura di loro. Ma quanto più fanno queste cose, tanto più intensifichiamo la nostra disciplina contro di loro, perché una buona vita e la fede in Dio sono una grande arma. In ogni caso temono il digiuno, l'insonnia, le preghiere, la mitezza, la quiete, il disprezzo del denaro e della vanagloria, l'umiltà, l'amore per i poveri, le elemosine, la libertà dall'ira degli asceti e, soprattutto, la loro pietà verso Cristo. Perciò fanno di tutto per non avere nessuno che li calpesti, conoscendo la grazia concessa ai fedeli contro di loro dal Salvatore, quando dice: "Ecco io vi ho dato il potere di calpestare i serpenti e gli scorpioni e tutta la potenza del nemico [4]".

31. Perciò, se pretendono di predire il futuro, non date retta a nessuno, perché spesso annunciano in anticipo che i fratelli verranno nei giorni successivi. Ed essi vengono. I demoni, tuttavia, non si preoccupano degli ascoltatori, ma si guadagnano la loro fiducia per poi, una volta in loro potere, distruggerli. Perciò non dobbiamo dar loro retta, ma piuttosto confutarli quando parlano, perché non ne abbiamo bisogno. Infatti, che c'è da meravigliarsi se, con corpi più sottili di quelli degli uomini, quando li hanno visti partire, li superano in velocità e annunciano il loro arrivo? Come un cavaliere che si mette in marcia rispetto a un uomo a piedi annuncia in anticipo l'arrivo di quest'ultimo, così in questo non c'è bisogno di meravigliarsi di loro. Infatti, essi non conoscono nulla di ciò che non esiste ancora; ma Dio solo è colui che conosce tutte le cose prima della loro nascita [6]. Ma questi, come i ladri, fuggono per primi con ciò che vedono e lo annunciano: a quanti hanno già annunciato la nostra attività - che siamo riuniti e discutiamo di misure contro di loro - prima che qualcuno di noi possa andare a raccontare queste cose. Questo, in verità, potrebbe farlo anche un ragazzo dal passo svelto, precedendo di gran lunga uno meno svelto. Ma quello che voglio dire è questo. Se uno inizia a camminare dalla Tebaide, o da qualsiasi altra contrada, prima che inizi a farlo non sanno se riuscirà a camminare. Ma quando lo vedono camminare, corrono e prima che si avvicini segnalano il suo arrivo. E così accade che dopo qualche giorno i viaggiatori arrivino. Ma spesso i viandanti tornano indietro e i demoni si rivelano falsi. 35. Così, anche per quanto riguarda l'acqua del fiume, a volte fanno affermazioni sciocche, perché avendo visto che c'è stata molta pioggia nelle regioni dell'Etiopia, e sapendo che sono la causa della piena del fiume, prima che l'acqua sia arrivata in Egitto, corrono ad annunciarlo. E questo gli uomini avrebbero potuto dirlo, se avessero avuto una forza di corsa pari a quella dei demoni.  E come la spia di Davide [7] che saliva su un luogo elevato vedeva l'uomo che si avvicinava meglio di uno che stava in basso, e il precursore stesso annunciava, prima che gli altri salissero, non le cose che non erano avvenute, ma quelle che erano già in cammino e si stavano compiendo, così anche questi preferiscono affannarsi e dichiarare ciò che accade agli altri solo per il gusto di ingannarli. Se, però, la Provvidenza nel frattempo progetta qualcosa di diverso per le acque o i viandanti - perché la Provvidenza può farlo - i demoni vengono ingannati e coloro che hanno dato loro retta imbrogliati.

33. Così nei tempi passati sorgevano gli oracoli dei Greci, e così venivano sviati dai demoni. Ma anche in questo caso il loro inganno ebbe fine con la venuta del Signore [8], che annullò i demoni e le loro astuzie. 

i demoni e le loro astuzie. Infatti, essi non sanno nulla di se stessi, ma, come i ladri, quello che vengono a sapere dagli altri lo passano, e indovinano piuttosto che predire le cose. Perciò, se a volte dicono la verità, nessuno si meravigli di loro per questo. Anche i medici esperti, infatti, dal momento che vedono la stessa malattia in persone diverse, spesso ne predicono la natura, rendendola nota grazie alla loro familiarità con essa. Anche i piloti e gli agricoltori, grazie alla loro familiarità con il tempo, sanno riconoscere a colpo d'occhio lo stato dell'atmosfera e prevedere se sarà tempestosa o bella. E nessuno direbbe che lo fanno per ispirazione, ma per esperienza e pratica. Se anche i demoni a volte fanno lo stesso per congetture, nessuno si stupisca o dia loro retta. Infatti, a cosa serve agli ascoltatori sapere da loro ciò che accadrà prima del tempo? O che interesse abbiamo a sapere queste cose, anche se la conoscenza è vera? Perché non è produttivo di virtù, né è segno di bontà. Nessuno di noi, infatti, è giudicato per ciò che non sa, e nessuno è chiamato beato perché ha imparato e conosciuto. Ma ognuno sarà chiamato a giudicare su questi punti: se ha mantenuto la fede e osservato veramente i comandamenti. 

 di Girolamo  [c.341 - 420. Biblista e Dottore della Chiesa].

Perché Dio parla agli uomini?

 


Riflettete voi uomini sul fatto di ciò che significa quando il vostro Dio e Creatore Stesso si abbassa a voi per parlarvi, perché Egli deve perseguire con ciò uno scopo, che voi non potete afferrare in tutta la sua profondità. Io Stesso Mi abbasso a voi per parlarvi, quindi deve essere anche molto importante che voi sentiate il Mio Discorso, che voi veniate informati da Me di una certa conoscenza perché considero l’ultimo necessario. Non si tratta soltanto di ammonimenti ed avvertimenti che vi porto, ma cerco di aumentare il vostro grado di conoscenza e vi do delle indicazioni per quanto le ultime siano sempre possibili. Voglio per primo togliervi dall’oscurità in cui voi uomini camminate, e perciò vi voglio anche dire qual è il motivo di questa oscurità e come potete eliminarla. Vi voglio dare una luce perché l’oscurità è per voi uno stato non beato, e voi non potete trovare in quest’oscurità la giusta via verso la luce del giorno. Voi avevate dato via ogni Luce, ogni Conoscenza, voi non sapete più niente di Me, vostro Dio e Creatore, il QualeE vuole essere vostro Padre. Voi non sapete nulla di voi stessi, ciò che eravate in principio, perché vi siete mutati, e per quale motivo voi camminate sulla Terra. E questo è uno stato senza conoscenza che non può venire chiamato divino, ma voi siete di Origine divina, voi siete stati un tempo perfetti, e così stavate anche nella Luce, sapevate tutto del Mio ultra grande Amore che vi ha costantemente irradiato ed impediva appunto questa oscurità, affinché afferravate in voi chiaramente e limpidamente tutti i nessi e avevate un sapere che appunto soltanto un essere divino può possedere. Ma volontariamente voi avete dato via questo sapere, la luce, la conoscenza, e siete caduti in uno stato d’assenza di luce – i vostri concetti si sono confusi e non potevate più comprendere nulla, ne voi stessi ne il vostro scopo dell’esistenza, ne il nesso con Me, con Colui dalla Cui Forza d’Amore voi siete proceduti. Voi siete caduti nell’oscurità, e l’oscurità vi tiene catturati fintanto che voi desiderate volontariamente di nuovo la Mia Irradiazione d’Amore che vi donerà di nuovo anche una luce della conoscenza. Ed in quest’oscurità risuona la Mia Parola dall’Alto. Potete afferrare la profondità del Mio Amore che vorrebbe di nuovo donarvi tutto ciò che voi avevate dato via volontariamente? - Potete voi per questo riconoscere la Mia Parola nel Suo ultra alto valore come il più grande Dono di Grazia da Parte Mia, che apporto agli uomini per rendere facile e possibile il loro ritorno all’Amore? Vi parlo direttamente, metto un ponte sull’ampio abisso, che esiste ancora tra di noi e lascio affluire dal Regno della Luce una corrente di Grazia alla Terra, che deve innaffiare e nuovamente vivificare questa grande secca spirituale. Voglio mutare lo stato miserevole in cui gli uomini si trovano, per dar loro dell’Aiuto, affinché trovino la via fuori dallo stato di oscurità, affinché a loro irradi una Luce incontro. Loro devono essere pronti ad accoglierla e lasciare illuminare il lontano percorso di vita terrena affinché trovino anche sicuri la meta, che può sempre soltanto essere nella Luce e mai nell’oscurità. E’ un Atto di ultra grande Misericordia, che offro agli uomini, che offro di nuovo loro, che un tempo hanno rigettato la Luce d’Amore – la stessa Luce d’Amore, che guido alla Terra, benché gli uomini non ne esternano alcun desiderio, eccetto pochi che ora utilizzo come portatori intermedi, affinché portino la luce anche là dove è ancora oscurità. Ma gli uomini devono poter parteciparvi, non voglio preservare a nessun uomo il Mio Dono di Grazia, voglio guidare ogni singolo nella Mia Cerchia di Luce e cercare di irradiarlo, affinché ora possa venire guidato da parte del mondo della Luce che attende sempre soltanto che un uomo si dischiuda alla sua preoccupazione d’amore. E sempre di nuovo irradierò una Luce sulla Terra, perché fino alla fine l’oscurità si intensificherà ancora, ma a colui che cerca la Luce, a lui splenderà. Egli entrerà di nuovo nello stato di conoscenza, perché viene di nuovo introdotto da Me Stesso nel profondo sapere che non gli può venire portato dall’esterno, almeno che lo accetti da parte dei Miei messaggeri, che Io Stesso ho introdotto in quel sapere. Ed offrirò ancora a molti uomini i Miei Doni di Grazia e chi chiede soltanto una piccola luce, a lui splenderà e lo introdurrà in un sapere secondo Verità, che lo renderà anche felice. Perché verso ancora riccamente i Doni del Mio Amore prima che venga la fine – ed ognuno che è di buona volontà, può ancora cambiare il suo stato imperfetto fino alla fine, può accettare Luce ed egli stesso la può ancora aumentare attraverso una vita d’amore, ed allora non avrà da temere la fine, appena sa quale è lo scopo e la meta della sua vita terrena ed ora tende anche coscientemente verso questa meta. Perché allora la sua volontà ha preso la giusta decisione, egli chiede di ritornare da Me, ed ora raggiungerà anche sicuro la sua meta.

Amen

24 luglio 1963

GENESI BIBLICA EVOLUZIONE O CREAZIONE? CAINO E’ LA CHIAVE DEL MISTERO

 


La nascita della Donna 

L’‘OMEGA’


La vecchia madre ancestre fa da levatrice  

(Nota della curatrice) La vecchia madre viene vista allegoricamente da don Guido sotto  forma di “albero” perché rispecchia il suo ruolo di capostipite dell’albero genealogico degli  ancestri.  

§ 100 Frattanto, attraverso la piccola feritoia dalla quale ero entrato e che da dentro  guardava all’esterno, vedo prima a destra un tratto di un esile tronco poi, a sinistra,  un tratto d’un altro tronco identico [sono i polpacci della vecchia madre ancestre] che si pongono uno per parte ai lati della feritoia . Lo sfondo del video, tutto nero, mi lascia  vedere la luce diurna solo attraverso quei due tronchetti. Riprendo a descrivere ciò  che vedo: – Vedo due tronchi. Anzi, solo due tratti di tronchi neri e pelosi. – –  Oscillano, si muovono. – Penso che l’Uomo sia intento a piantarli, ma non vedo come  poggino o siano piantati sul terreno, né quanto siano alti. La parte visibile è alta da 20  a 25 cm. In basso sono più sottili e di sezione non rotondi ma di forma ovale. Sono del  tutto simili, come gemelli. Il loro pelo rado, nero e arruffato è volto all’ingiù. Non  possono essere i tronchi di una vite o di un’edera. Forse si tratta di una liana o di una  pianta che non conosco, esotica. – Signore, che piante sono? – 

§ 101 – ALBERO  – mi risponde. Il video si alza più di prima e vedo che i due  tronchetti, più in alto, hanno ciascuno un nodo uguale, ma senza ramificazioni né  segni di potatura [le ginocchia]. 

– Due alberi – replico.  

– UN ALBERO  – insiste.  

– Allora è piantato a margotto36, come si fa con le viti. – Sommessamente mi viene  suggerito: 

 

35 Don Guido capirà più avanti che sono le gambe della vecchia madre ancestre che fa da levatrice e che sta di  fronte alla figlia, la femmina-ponte, distesa in travaglio. Siamo ancora nel linguaggio dei simboli: il fatto che  le gambe della nonna sembrino due tronchetti di legno ci fa capire come per il Signore il regno animale è assai  più simile al regno vegetale che non al Regno dello Spirito a cui appartengono i Figli di Dio.  

36 Ossia piantando nella terra sia la radice che la cima, curvandola.  

  

– UNICO ALBERO37 . –  Il sipario si alza lentamente.  – Sopra i nodi quei tronchetti  vanno ingrossandosi.  –  Mi accorgo che i due tronchetti vanno convergendo verso  l’alto, dove sono più grossi. Frattanto entrano nel video, al rallentatore, due rami  secchi neri con pelo uguale a quello dei tronchetti ma rivolto all’insù, prima quello di  destra, poi quello di sinistra [le braccia].  

– Vedo due rami secchi.  –  

I due rami oscillano, come agitati dal vento, ma non sono rigidi. Sembrano spezzati e  tenuti dalla sola corteccia nel tratto che spunta dall’alto [l’articolazione del gomito].  

Oscillano verso sinistra con movimento sincrono, poi il ramo di sinistra si mette  verticale mentre l’altro si mette obliquo, proteso dalla stessa parte. Gli stessi  movimenti si ripetono dalla parte destra.  

Ultime a comparire sono le estremità dei rami che terminano con quattro stecchi  paralleli anch’essi un po’ curvi e snodati e uno un po’ più distanziato lungo il ramo [le  dita]. Poi questi scendono al di sotto della base del riquadro e non li vedo più.  

– Vedo ancora quei tronchetti e quei rami che si muovono. –  

– Signore, cosa succede?  – chiedo. Nessuna risposta. 

 

3_ L’espressione “UNICO ALBERO” va messa in relazione con quella già trovata al § 42. Si tratta della  vecchia madre degli ancestri. “Questa definizione, UNICO ALBERO, è molto importante – commenta don  Guido – perché significa che la vecchia madre brizzolata è la capostipite di quell’ ‘unica’ famiglia di  ancestri e che al di fuori di quei pochi individui da lei generati non ve ne sono altri. Perciò la creazione  degli ‘ancestri’ ha preceduto di pochi anni la creazione dell’Uomo”.  

 

§ 102 Sono desideroso di vedere come i due tronchetti pelosi sono collegati in alto. Il  sipario si alza un millimetro alla volta e vedo che si uniscono in un sol tronco.  

– Signore, che albero è? – insisto.  

– CEPPO – mi risponde sommesso.  

– Direi, piuttosto, che è una ceppaia rovesciata di albero forcello, che si appoggia sul terreno coi rami flosci che si piegano sotto il peso38 . – 

Don Guido Bortoluzzi

Ritorno a casa

 


Cristiani, atei ed ebrei

convertiti alla fede cattolica


MARíA BENEDICTA DAIBER (1913-1971) racconta la sua conversione nel suo scritto E io ti vincerò. I suoi genitori erano di origine tedesca, protestanti, benché avessero perduto la fede e fossero andati a vivere in Cile, dove suo padre fu medico di un piccolo villaggio chiamato Porto Octay. Ci narra:

A otto o dieci anni ero un’atea provetta. Mio padre ripeteva continuamente in mia presenza: Non c’è Dio... Dato che a Porto Octay la maggior parte degli abitanti erano cattolici, sentivo parlare qualche volta della Santissima Vergine... Un giorno, mossa da un impulso misterioso, ripetei tre volte il nome misterioso: “Maria, Maria, Maria”. Per lungo tempo stetti come assorta in qualcosa che, di fatto, non sapevo definire... A dodici anni giunse tra le mie mani una Bibbia. Debbo confessare che, letteralmente, divorai i Vangeli e, per la prima volta, compresi il vuoto immenso che lascia nell’anima la mancanza di fede. Mi tormentavano già queste domande: “Da dove vengo? Dove vado? Perché esisto?” E la vita mi appariva triste, senza senso e vuota... Mia madre volle insegnarmi la storia della chiesa, ma era la storia vista attraverso l’odio per la Chiesa e io bevevo a torrenti questo odio negli insegnamenti di mia madre. Era l’odio verso il Papa, il clero... I sacerdoti, mi diceva mio padre, sono degli ipocriti, che sfruttano il popolo e non credono a ciò che insegnano...

Un giorno, avevo approssimativamente quindici anni, mio padre mi portò all’ospedale e mentre lui visitava i suoi ammalati, io andai in un salottino. C’era lì un quadro del Sacro Cuore di Gesù, che mio padre derideva continuamente. Questo quadro incarnava per me, detto chiaramente, tutto quanto odiavo nel cattolicesimo. Cosicché, quel giorno, mi posi di fronte all’immagine di quel Cuore, che tanto ama gli uomini, e minacciandolo con ambo le mani, gli dissi che l’odiavo, che odiavo la sua Chiesa, i suoi sacerdoti e che ero risoluta a far tutto il male possibile a questa Chiesa. Nello stesso istante, risuonarono nel fondo della mia anima queste parole: “E io ti vincerò”. Atterrita e presa da spavento, girai le spalle al quadro e per la prima volta compresi che un giorno io, che odiavo tanto la Chiesa, sarei divenuta cattolica.

Non raccontai a nessuno quanto era successo; ma per diversi mesi mi rifiutai di accompagnare nuovamente mio padre all’ospedale. Non volevo trovarmi un’altra volta sola con Gesù.

Nel marzo del 1922 (a diciotto anni), mio padre mi portò a Santiago (Cile) per farmi studiare al Liceo... Volli assistere all’ora di religione, ma una delle professoresse, sapendo che non ero cattolica, me lo impedì... Un buon sacerdote cercò di provarmi l’esistenza di Dio, ma tutto fu inutile. Quindi, imparai il Padrenostro, l’Avemaria, il Salve Regina, il “Ricordati”... Volevo solo che mi insegnasse preghiere per la Vergine e, nel pomeriggio, facevo la mia visita alla Madre di Dio, mi inginocchiavo di fronte al suo altare e le ripetevo diverse volte le preghiere che avevo imparato.

Se quel sacerdote non riuscì a convincermi dell’esistenza di Dio, ottenne senza dubbio un risultato che non sospettò mai. Mia profonda convinzione era che i sacerdoti non credessero e che sfruttavano solo la credenza del popolo, e potei osservare che egli si sacrificava per me, senza che io lo ripagassi... Lo vedevo frequentemente nella chiesa vicino al Liceo immerso in un’intensa preghiera e questo mi impressionava profondamente. E pensai: non è certo che tutti i sacerdoti cattolici siano degli ipocriti, i miei genitori mi hanno ingannato su questo punto. Sarà la religione cattolica quella vera?

Cominciai a recitare questa preghiera: “Dio mio, se per caso esisti, dammi fede.” Nel settembre del 1922 si celebrò il Secondo Congresso Eucaristico nazionale a Santiago. La mia madrina mi portò alla piazza Brasile perché vedessi passare Nostro Signore. Così vidi per la prima volta Gesù ostia e al vedere l’ostia santa, ebbi la certezza assoluta: “Là sta Dio”. Sentii talmente forte la presenza di Dio che trascinai la mia povera madrina al seguito di Gesù Sacramentato fino alla chiesa dove era diretta la processione.

Quella notte mi misi a letto con il rosario tra le mani, tranquilla e felice, perché avevo trovato la fede. Nel cuore della notte mi destai presa da un’angustia indicibile. Pensai ai miei genitori, rammentai le loro idee ostili verso la Chiesa, mi raffigurai il profondo dolore che avrebbe loro causato la mia conversione e come questa mi separava interiormente da loro. Si scatenò nella mia anima una lotta incredibile, che terminò al sorgere del sole con la scelta di Dio. Decisi di divenire cattolica e lo comunicai alla mia madrina... Furono settimane e mesi di indicibile sofferenza, nelle quali la mia sola consolazione consisteva nel passare lunghe ore in adorazione ai piedi del Santissimo. Assistetti a tutte le messe alle quali potevo andare, di volta in volta, al convento dei cappuccini. Lì un anziano sacerdote cercava con una bontà paterna di sostenermi nelle mie lotte e di consolarmi...

Tornai a Porto Octay per passare le mie vacanze (con i miei genitori). Una delle sofferenze più vive fu l’assenza della santa messa. In essa trovavo luce, consolazione, forza e pace. Una sola volta strappai loro il permesso di andare a messa... Ma tutti i pomeriggi, nella mia stanza, facevo una visita spirituale al Santissimo e ammiravo dalla finestra il campanile della chiesa parrocchiale... Per trovare un pretesto che giustificasse la mia disposizione (di non farmi cattolica) consideravo l’infallibilità papale, unico dogma di cui non ero convinta. L’errore di molti protestanti, insegnatomi da mia madre, è pensare che infallibile significhi non essere soggetto a nessun errore ed essere impeccabile.

Io avevo creduto che ogni parola pronunciata dalla bocca del Papa dovesse accettarsi come infallibile. Una volta che mi venne spiegato il vero significato del dogma, lo accettai senza alcuna difficoltà.

Infine, l’8 settembre, data che io stessa fissai per la festa della santissima Vergine, mi battezzarono sotto condizione... Il giorno seguente feci la mia prima comunione nella cappella dell’Università cattolica. Senza dubbio, benché io nutrissi quella tranquillità che si sente quando si compie la volontà di Dio, né il giorno del mio battesimo, né quello della mia prima comunione trovai effettiva consolazione. Solamente, comunicandomi la seconda volta, il giorno del dolce Nome di Maria, sperimentai in tutta la sua portata la felicità immensa di essere cattolica e questo sentimento durò per settimane e per mesi... Nessuno d’ora innanzi potrà impedirmi di comunicarmi. Semplicemente, vidi dinnanzi a me un compito, una missione: quella di riuscire a far partecipare anche i miei genitori della mia felicità e far sì che divenissero cattolici... Scrissi a tutti i conventi di carmelitane per sollecitare orazioni e percorsi quasi tutta Santiago chiedendo preghiere alle comunità religiose. Mi pareva che il risultato di tante preghiere dovesse essere immediato, ma Dio volle insegnarmi ad essere più paziente e ad aspettare con tutta la speranza, poiché per vari anni le preghiere non ebbero alcun risultato... Ma alla fine si convertirono.

Che felicità vedere mio padre fare la comunione silenzioso e raccolto, gioioso per la presenza del suo Dio! Come ripagavano ampiamente questi momenti i quattro anni di angoscia e timori riguardo alla loro salvezza che avevo sopportato!... Mia madre si comunicava quotidianamente e si confessava tutte le settimane e mi diceva: “Sono stata tanti anni lontana da Dio, che ora voglio recuperare il tempo perduto...” Mia madre amava in modo speciale il Santissimo. Le domeniche e i giorni di festa quasi non usciva dalla Chiesa. Quando poteva, assisteva all’adorazione notturna. La notte del giorno in cui morì, la passai tra mia madre e Il Santissimo nella chiesa del collegio del Buon Pastore e la trascorsi cantando. Nessuno disturbava la mia dolce solitudine. Nel silenzio della notte mi pareva che da lontano, dagli splendori della gloria, mi rispondessero, perché per l’anima che vive di fede, non c’è morte più grande del peccato. Quella che il mondo chiama morte è l’inizio della vera vita. Perché dovevo io piangere ora che sarebbe vissuta eternamente? Il cielo è l’ultima parola d’amore di Dio per gli uomini e laggiù spero di cantare anch’io la gloria del Signore per l’eternità.

María Benedicta Daiber scrisse il suo Diario, pubblicato dall’arcivescovado di Barcellona, con il titolo La forza dell’amore. è in corso il suo processo di beatificazione. 

Padre ángel Peña


Anche se vi tormentano l’espiazione e l’aridità spirituale!

 


Gesù: Figlia Mia. Ora sei qui. È bene che tu sia venuta. Vieni più vicina figlia Mia.

Io vengo crocifisso per la seconda volta. Il vostro mondo si trova sulla via di una radicale perdita di fede che sembra quasi inarrestabile. Voi dovete opporvi figli Miei, voi che siete stati scelti, perché senza di voi il Mio Nome diverrà soltanto una leggenda! Voi dovete resistere, figli Miei voi che siete elencati nel Libro della Vita perché senza di voi Io sarò dimenticato!

Gli eventi del vostro mondo avvengono sempre più velocemente. Gli accadimenti cominciano a “accavallarsi (oppure rovesciarsi)”. Resistete e non lasciatevi confondere!

Il fautore di confusione è fra voi e ha già causato grandi divisioni fra i Miei figli. Colui che da a intendere di essere il Mio rappresentante approva il peccato e se voi vedeste la sua anima, vi sentireste male.

Io, il vostro Gesù soffro molto. Stà avvenendo la Mia seconda crocifissione ma dopo voi amati figli del Mio Cuore “risorgerete” con Me e quando tutto sarà compiuto Io, vi porterò con Me nel Mio Nuovo Regno e questo tempo è prossimo!

Resistete, amati figli perché durante la fine si tratta di resistere! RestateMi fedeli, Io il vostro Gesù vi amo dal profondo del cuore; non seguite colui che non è fedele alla Parola di Dio! L’ultimo tempo sarà duro per voi per questo attenetevi alla Nostra Parola in questi messaggi! In essi voi trovate le indicazioni di cui avete bisogno per “superare” questi ultimi giorni!

Non vi lascerò mai soli neanche quando l’aridità spirituale e l’espiazione vi tormentano. DonateMi i vostri dolori, donateMi il vostro spirito. Grazie alla sofferenza e all’espiazione Io raggiungo ancora molte anime e le attirerò a Me in modo che non vadano perdute. Io riempirò il vostro spirito con amore, fiducia e speranza. In questo modo riuscirete a sopportare grandissime aridità interiori e a tener duro nel tempo della fine!

Io vi amo, amati figli del Mio Cuore. Come Mia Madre, la vostra Santissima vergine Maria, Io vi porto nel Mio Cuore. Io vi custodisco, vi proteggo come Mio Padre che vi donò il (la preghiera del) Sigillo. Sfruttatelo, pregartelo perché vi proteggerà sempre in quest’ultimo tempo.

Abbiate fiducia Figli Miei Io, vengo presto.

Il vostro Gesù che vi ama moltissimo.

Salvatore di tutti i figli di Dio e Salvatore del mondo. Amen.

Vai ora. Amen.

25. maggio 2016

QUELLO CHE LE ANIME FANNO PER COLORO CHE LI AIUTANO.

 


Come Pio IX si è curato della sua cattiva memoria  

Il venerabile pontefice Pio IX nominò vescovo della diocesi un santo e prudente religioso di nome Tomaso. Il sacerdote, allarmato per la responsabilità che gli era stata addossata, cominciò a giustificarsi seriamente.   Le sue proteste furono vane. Il Santo Padre conosceva i suoi meriti.  

Sopraffatto dall'apprensione, l'umile religioso chiese udienza al Santo Padre e gli confessò di avere una cattiva memoria, che si rivelò un grave handicap nell'alto incarico affidatogli.  

Pio IX rispose sorridendo: "La vostra diocesi è molto piccola rispetto alla Chiesa universale, che io porto sulle mie spalle.  Le tue preoccupazioni sono leggere in confronto alle mie". E aggiunge: "Anch'io soffrivo di un grave difetto di memoria, ma ho promesso di fare una fervente preghiera quotidiana per le Anime Sante, che, in cambio, mi hanno ottenuto una memoria eccellente. Lo faccia anche lei, caro Padre, e avrà di che rallegrarsi.  

     

Più diamo, più riceviamo   

Un uomo d'affari di Boston si unì all'Associazione delle Anime Sante e donò ogni anno una grande somma di denaro per le Messe e le preghiere per loro.  

Il direttore dell'Associazione fu sorpreso dalla generosità del signore, poiché sapeva che non era un uomo ricco. Un giorno gli chiese gentilmente se le elemosine che elargiva generosamente fossero interamente sue o fossero raccolte da altri.  

L'uomo rispose: "Tutto ciò che do è una mia offerta. Non allarmatevi. Io non sono ricco, voi pensate che io dia più di quello che ho. Non è così, lungi dal perdere con la mia carità, le Anime Sante vedono che guadagno molto di più di quanto do; non sono seconde a nessuno in quanto a generosità".  

   

 La stampante di Colonia  

William Freyssen, che racconta come suo figlio e sua moglie siano stati risanati dalle Anime del Purgatorio. Un giorno gli fu commissionata la stampa di un opuscolo sul Purgatorio. Mentre correggeva il testo, la sua attenzione è stata catturata dai fatti narrati nel libro. Ha imparato per la prima volta quali meraviglie le Anime Sante possono fare per i loro amici.  

In quel periodo il figlio si ammalò gravemente e presto le sue condizioni divennero disperate. Ricordando ciò che aveva letto sul potere delle Anime Sante, Freyssen promise solennemente di stampare mille libricini a sue spese, con la sua firma stampata. Si recò in chiesa e, una volta entrato, fece un voto solenne. In quel momento un senso di pace e di fiducia inondò la sua anima. Al ritorno a casa, il figlio, che non riusciva a inghiottire una goccia d'acqua, chiese qualcosa da mangiare. Il giorno dopo era fuori pericolo e presto guarì completamente.  

Allo stesso tempo, Freyssen ordinò di stampare i libri sul Purgatorio per distribuirli, sapendo che il modo migliore per ottenere aiuto per le anime sofferenti era quello di interessare molte persone all'argomento. Nessuno che conosca le sofferenze di queste povere anime rifiuta di dire una preghiera per loro.  

Il tempo passò e una nuova tristezza si affacciò su questa stampante.  Questa volta la sua amata moglie si ammalò e nonostante le cure si aggravò sempre di più. Perse l'uso della ragione e rimase quasi completamente paralizzata, tanto che i medici non le diedero molte speranze.  

Il marito, ricordando tutto quello che le Anime del Purgatorio avevano fatto al suo figlioletto, corse di nuovo in Chiesa e promise solennemente, come prima, di stampare 200 libri del Purgatorio, in principio, come urgente soccorso per le Anime benedette. Impossibile da raccontare. L'aberrazione mentale della moglie cessò e cominciò a muovere la lingua e gli arti. Nel giro di poco tempo era perfettamente in salute.  

   

La cura per il cancro   

Joana de Menezes ci parlerà della sua cura. Era affetta da un cancro alla gamba e soffriva molto.  

Ricordando quanto aveva sentito dire sul potere delle Anime del Purgatorio, decise di riporre tutta la sua fiducia in loro e di offrire nove Messe per loro. Promise di pubblicare sul giornale la sua guarigione, se fosse avvenuta. Gradualmente il tumore e il cancro scomparvero.  

 

Una fuga da un'aggressione  

Padre Luis Manaci, zelante missionario, aveva una grande devozione per le Anime del Purgatorio. Una volta si trovò ad affrontare un viaggio pericoloso, ma chiese con fiducia alle Anime Benedette di proteggerlo dai pericoli che avrebbe incontrato. Il suo percorso costeggiava una zona desertica, nota per essere infestata da pericolosi covoni.  Mentre recitava il Santo Rosario per le anime, con sua grande sorpresa fu circondato da un ostensorio di spiriti benedetti.  Ben presto scoprì il motivo. Era caduto in un'imboscata, ma le Anime Sante lo avevano circondato e coperto, rendendolo invisibile ai disgraziati che cercavano la sua vita. Lo accompagnarono finché non fu al sicuro e fuori pericolo. 


Ritorno alla vita  

Il priore di Cirfontaines ci racconta la sua storia: "Un giovane della mia parrocchia si ammalò di febbre tifoidea. I suoi genitori sono stati sopraffatti dal dolore e mi hanno chiesto di raccomandarlo alle preghiere dei membri dell'Associazione delle Anime Sante. Era un sabato. Il ragazzo era in punto di morte. I medici hanno provato ogni risorsa, ogni rimedio. È stato inutile. Non riuscirono a trovare nulla per farlo stare meglio. Ero l'unico ad avere speranza. Conoscevo il potere delle Anime Sante perché avevo visto cosa potevano fare. Domenica ho pregato gli Associati delle Anime Sante di pregare con fervore per il nostro amico malato. Lunedì il pericolo era passato. Il ragazzo è guarito.  

 

LEGGETE E SVEGLIATEVI!   

"Nella mia lunga vita", scrive un sacerdote, "ho visto molte manifestazioni di generosità da parte dei cattolici nei confronti dei poveri e dei bisognosi, in accordo con ciò che Nostro Signore ci ha comandato di fare.  

"Ho anche notato che alcuni cattolici sono, ovviamente, molto generosi e buoni. Alcuni si occupano dei poveri, altri dei malati.  I lebbrosi, i malati di cancro, i disabili mentali hanno tutti degli amici.  Alcuni preferiscono aiutare i giovani, il cuore di altri preferisce gli anziani".  

"La cosa più strana di tutte è che non ho mai incontrato un uomo o una donna che si sia dedicato interamente, con tutto il cuore, alla più grande delle opere di carità, per i più bisognosi, cioè per le Anime Sante del Purgatorio. Ci sarà pure qualcuno che lo fa, ma nella mia lunga e variegata esperienza non ne ho trovato nessuno".  

E le parole di questo sacerdote sono pura verità!  

Facciamo appello a coloro che non si sono ancora dedicati a qualche forma particolare di carità, affinché si dedichino con tutte le loro energie alle Anime Sante. Fate tutto ciò che potete personalmente e inducete gli altri a fare lo stesso.  

Il modo migliore è quello di praticare i consigli contenuti in questo piccolo libro e di spargerne centinaia di copie, per rendere amichevoli centinaia di Anime in Purgatorio e poi in Paradiso.  

Per... che possono leggerlo e rifiutarsi di aiutarli? 

PADRE O’ SULLIVAN


Sangue di Cristo, vita innocente

 


Sangue di Cristo, vita innocente,

che si dona per amore,

il sacrificio di cui sei frutto

porta a tutti la libertà dal peccato.

Donaci di credere che è possibile

trasformare i nostri e gli altrui tradimenti 

in altrettanti luoghi di grazia,

dove l’incontro con l’amore senza limiti

può far risorgere la nostra vita

e quella di tutta l’umanità. 

Te lo chiediamo in forza dello Spirito, 

che è fortezza dei martiri, 

fuoco d’amore che trasforma e risana. Amen.

Dio Padre: Il balsamo di cui avete bisogno così disperatamente per calmare le vostre anime.

 


AMORE DI DIO

Figlia Mia, a quei Miei figli chiamati a proclamare la Mia Santa Parola per preparare la terra per la venuta del Mio Figlio diletto, Gesù Cristo, Io ho questo da dire. 

Voi, figli Miei, che Mi conoscete, il vostro amatissimo Padre, dovete lottare contro le tentazioni che siete obbligati ad affrontare ogni minuto del giorno. 

Siete stati riempiti di Spirito Santo attraverso una speciale benedizione data al mondo da Mio Figlio il 10 maggio 2011. 

È necessario comprendere le responsabilità che affrontate ora. 

Poiché vi state unendo come un solo esercito, che costituirà l‟origine del Mio esercito superstite sulla terra, sarete attaccati da tutti i lati. 

La vostra fede e la fedeltà a Me, il vostro amato Padre, e al Mio prezioso Figlio Gesù Cristo, saranno testate oltre la vostra resistenza. 

Seguendo Mio Figlio, voi dovrete sostenere il peso della Sua croce e questo non sarà facile. 

Sarete pieni di dubbi, sofferenze interiori, prove e, a volte, vorrete voltargli le spalle. 

Molte persone di cui vi fidate potranno tentare di scoraggiarvi. 

Vi diranno che state immaginando cose, che soffrite di allucinazioni e poi sarete derisi, scherniti e rigettati. 

Potreste anche scoprire che cederete alle menzogne e agli inganni che progettati per convincervi a rifiutare questi messaggi. 

Ciò richiede una fede e un coraggio straordinari, prendere la vostra croce e seguire Mio Figlio e aiutarlo a preparare l‟umanità per il Suo glorioso ritorno sulla terra. 

Tenteranno di farvi inciampare e vi tenderanno delle trappole. 

Non cadete nella trappola di essere invitati a giudicare le persone se non accettano questi messaggi. 

Non combattete un altro quando difendete la Mia Santa Volontà. 

Amatevi gli uni con gli altri. 

Mostrate pazienza verso coloro che non solo deridono e trovano difetti in questi messaggi, ma che versano disprezzo su voi come persone. 

Rimanete in silenzio. Mostrate pazienza. Mostrate amore a coloro che professano di parlare nel Mio nome. 

Non giudicate mai un altro nel Mio nome poiché non ne avete l‟autorità. 

Non calunniate mai un altro nel Mio nome. Quando fate ciò, non rispettate i Miei comandamenti. 

Pregate per coloro che vi fanno del male, anche quando è nel Mio nome. 

Bambini, Ho bisogno di voi affinché vi uniate come una cosa sola. 

Mettete da parte tutte le differenze. 

Le povere anime che hanno bisogno di attenzione non sono quelle che sono già convertite, ma quelle che non Mi conoscono affatto. 

Pregate ora per tutti i Miei figli che non sanno nulla di Me. 

Pregate anche per coloro che sanno di Me, ma che si rifiutano di riconoscere Me, il loro Creatore, il loro amato Padre che li ama teneramente. 

Desidero unire tutti i Miei figli. 

Vi esorto a deporre tutte le vostre armi di paura, rabbia e impazienza e datemi la possibilità di accompagnarvi nel vostro viaggio verso il Paradiso. 

Questo viaggio sarà tortuoso, ma l‟amore e la pace che troverete alla fine sarà il balsamo  di cui così disperatamente  avete bisogno per calmare le vostre anime. 

La calma è importante, bambini. 

La pazienza è necessaria. 

L‟amore per gli uni e gli al tri, compresi quelli che fanno del male o vi offendono, è essenziale per entrare nel Regno del Mio Figlio diletto nel Nuovo Cielo e Terra, nel Paradiso che vi avevo promesso tanto tempo fa. 

Il Vostro Amato Padre, 

Dio, l‟Altissimo. 

26 Febbraio 2012

 


sabato 24 settembre 2022

Pensate e soprattutto pregate e agite per tutti coloro che in questo momento stanno attraversando un percorso tragico della loro vita.

 


"Miei amati fratelli e sorelle,

Molti di voi sono turbati dagli attuali eventi in Libia e in particolare da quelli in Giappone che, oltre ai terremoti e allo tsunami, sta subendo la distruzione dei reattori della centrale nucleare che sta irradiando l'intero pianeta.

Sì, c'è tanta sofferenza in Giappone e anche in Libia, dove la situazione è incerta come in molti altri Paesi, quindi la gente si sta svegliando e si sta ribellando.

Pensate a tutti coloro che in queste circostanze hanno perso una persona cara, se non tutti i loro beni. È del tutto legittimo che provino un grande dolore e un senso di ingiustizia sproporzionato; anche voi, in misura minore, potreste averlo provato un tempo.

Guardate gli insegnamenti della Bibbia, dove c'è spazio per chi soffre e per chi ha paura. Profeti e credenti hanno talvolta gridato a Dio con rabbia. Ma il Signore Gesù interviene per calmarli, ad esempio nell'angoscia dei discepoli nel mezzo di una tempesta. Pensate e soprattutto pregate e agite per tutti coloro che in questo momento stanno attraversando un percorso tragico della loro vita.

La separazione, il lutto, l'insicurezza, i valori possono essere messi in discussione e anche le relazioni possono risentirne, se non addirittura la salute può vacillare.

Quando si verifica un evento doloroso, è essenziale che le persone si aiutino a vicenda. La morte dovrebbe ricordarvi quanto sia fragile la vita, la vostra vita, e quanto sia breve il vostro tempo sulla terra, quando pensate di essere così forti, così potenti facendo della vostra vita terrena un assoluto a cui tutto deve conformarsi. Sì, la vita è fragile, ma molto più preziosa se si pensa a ciò che ci aspetta.

La promessa del Vangelo è vitale: quando Dio ha promesso di trasformare il vostro dolore in gioia, sapete che tutti i vostri sforzi verso l'Unità sono essenziali. Qualsiasi cosa chiediate nel nome di Gesù vi sarà concessa. Nel nome di Gesù, quale cosa più importante si può chiedere se non che le persone diventino molto più ragionevoli e possano aiutarsi a vicenda nell'amore.

Dovete impegnarvi a servire, ad aiutare coloro che incrociano il vostro cammino, in una parola, dovete trovare il gusto della vera Vita e che il vostro modo di essere sia gioioso, aperto, semplice, pieno di fede e di convinzioni e molto rispettoso di ogni persona senza tener conto della sua cultura.

E così, un giorno entrerete nella Gerusalemme celeste. Questo accadrà quando sarete puri come il cristallo, e lo sarete un giorno, più o meno lontano, a seconda di ciò che avrete fatto per il bene degli altri... Così, sarete accolti dal Signore Gesù, da Maria, da tutta la corte celeste e da tutti i vostri familiari e amici in Paradiso.

Pensate che prima della sua Passione, Gesù ha consumato un pasto in comunione con coloro che amava. Avete la prova inconfutabile che questo pasto non è stato l'ultimo, perché attraverso l'Ostia Santa e ancora oggi, vivete una comunione d'Amore con tutti coloro con cui avete costruito una relazione, siano essi presenti o assenti, visibili o invisibili, al di là del tempo e dei confini. E questa comunione vi dà la forza di resistere in ogni circostanza.

Con tutta la tua famiglia in cielo, sotto la luce dell'Eterno Padre, con tutto l'amore del Signore Gesù, di sua Madre e dei fratelli in cielo che mi accompagnano, ti benediciamo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...

Giovanni, il tuo messaggero d'Amore".

27 marzo 2011

LI HO CORRETTI COME HO CORRETTO TE

 


Figlioli, amatevi come io vi ho amato, cioè che il vostro amore sia autentico, generoso, disponibile e umile. Io, Gesù, vi parlo.

Quanto non mi piace che tra persone che camminano nella stessa direzione ci sia un "tira e molla", e che si creino disordini, perché questo non viene da Me. Ognuno di voi deve esaminare cosa c'è di sbagliato in voi e da dove provengono queste arrabbiature che danno tanto fastidio al vostro prossimo e a Me stesso. Non tollerate nulla da vostro fratello, volete che sia perfetto e questo non si può ottenere in questa vita, nemmeno se diventa un santo, perché solo Io e la Mia Santa Madre siamo stati perfetti. Quindi, sopportate i difetti dell'altro, le vostre reazioni caratteriali, non vi rendete conto che state rendendo felice il nemico mortale delle anime?

Siate umili e tacete quando vorreste parlare e rimproverare, come io, figlioli, ho dovuto tacere e sopportare molto, e vedete che per di più ho chiesto perdono ai miei carnefici. Io, Gesù, vi parlo.

Figli miei, imparate dalla mia mitezza e cercate di imitarmi. Non ritenetevi migliori degli altri, perché Io devo soffrire i vostri difetti nel Mio Cuore, che a volte Mi dispiacciono tanto. Se sapete che qualcosa vi provocherà la rabbia, evitate la situazione e, se succede, state zitti per qualche istante prima di entrare in quel gioco malvagio che dispiace tanto a Mia Madre e a Me. Non credete di avere sempre ragione, perché non lo siete sempre, ma se avete ragione, offriteMi la rinuncia alla vostra volontà e avrete guadagnato molto in meriti e corona. Io, Gesù, vi parlo.

Confessare assiduamente e fare un proposito di emendamento. Se vi confessate e rimanete uguali, dovete rivedere quelle confessioni che non vi cambiano, quindi, figlioli, siate umili e sinceri e non ingannatevi, perché è una perdita di tempo. Io, Gesù, vi parlo.

Che questa recensione che do a tutti voi in generale e a ciascuno di voi in particolare, serva da guida per il bene delle vostre anime, e non per turbarvi o per farvi sentire colpiti, perché io, Gesù, con tutto il mio amore, vi correggo. Queste cose sono accadute anche tra i miei apostoli e li ho corretti come ho fatto con voi. Io, Gesù, vi parlo e vi istruisco. Pace a tutti coloro che leggono questo messaggio, che ci credono e lo mettono in pratica.

22 marzo 2015


L'Arca dell'Alleanza - Ven. Anne Catherine Emmerick

 


VECCHIO TESTAMENTO 

Secondo le visioni del  

Ven. Anne Catherine Emmerick 


L'Arca dell'Alleanza

La stessa notte in cui Mosè recuperò il mistero del corpo di Giuseppe, fu costruita la scatola d'oro a forma di sarcofago in cui il mistero fu custodito quando lasciò l'Egitto. Doveva essere così grande che un uomo potesse entrarvi; doveva essere come una chiesa per loro e un corpo. La stessa notte dovevano tingere di sangue le porte. Vedendo la rapidità con cui hanno lavorato a questa scatola, ho pensato alla Santa Croce, anch'essa realizzata frettolosamente la notte prima che Cristo vi morisse. Il forziere era in lamiera d'oro e aveva la figura di un sarcofago di mummie egizie. Era più larga in alto che in basso; in alto aveva la figura di un volto con raggi di luce, e ai lati gli spazi delle braccia e delle costole. Al centro dell'arca fu posta una piccola scatola d'oro contenente il sacramento o mistero che Semola aveva preso dalla tomba di Giuseppe. Nella parte inferiore erano collocati i vasi sacri e le coppe dei patriarchi, che Abramo aveva ricevuto da Melchisedec ed ereditato con la benedizione della primogenitura. Tale era il contenuto e la forma della prima Arca dell'Alleanza, che era coperta da un panno rosso e da un panno bianco. Solo sul Monte Sinai fu costruita l'arca di legno, rivestita d'oro all'esterno, in cui era racchiuso il sarcofago d'oro contenente il sacramento o mistero. Questo sarcofago era alto solo la metà dell'arca e non era lungo come essa; c'era ancora spazio per due piccoli vasi, nei quali si trovavano le reliquie della famiglia di Giacobbe e di Giuseppe, e nei quali in seguito entrò la verga di Aronne. Quando l'Arca dell'Alleanza fu collocata nel tempio di Sion, subì dei cambiamenti al suo interno: il sarcofago fu rimosso e al suo posto fu posta una piccola figura di essa, fatta di materiale bianco. 

Fin da bambino avevo visto spesso l'arca e tutto ciò che conteneva all'interno e all'esterno, oltre alle cose che vi erano state aggiunte. Mettevano dentro tutte le cose sacre su cui riuscivano a mettere le mani. Eppure non era pesante, perché poteva essere trasportato facilmente. L'arca era più lunga che larga; l'altezza era uguale alla larghezza. Aveva una modanatura sporgente nella parte inferiore come piede. La parte superiore aveva un ornamento d'oro molto artistico, lungo mezzo cubo; vi erano dipinti fiori, volute, volti, soli e stelle. Era tutto ben lavorato e non sporgeva molto dal bordo superiore dell'arca.  Sotto, all'estremità dei fianchi, c'erano due anelli dove erano collocati i pali della lettiga. Le altre parti dell'arca erano decorate con tutti i tipi di figure in legno colorato, legno Sitim e oro. Al centro dell'arca c'era una piccola porta, quasi impercettibile, in modo che il sommo sacerdote potesse estrarre e rimettere il sacramento o il mistero quando era solo, per benedire o profetizzare. Questa porta si apriva in due verso l'interno ed era in modo tale che il sacerdote potesse infilare la mano all'interno. La parte in cui passavano i pali della lettiga era un po' rialzata, in modo che la porta fosse scoperta. Quando entrambe le foglie venivano aperte verso l'interno, il vaso d'oro si apriva contemporaneamente, circondato da tende, come un libro, mostrando il sacramento o il mistero che vi si trovava. Sul coperchio dell'arca si trovava il trono della grazia. Si trattava di un piatto ricoperto d'oro contenente ossa sacre, grande come il coperchio stesso, che sporgeva di poco da esso. Su ogni lato era fissata con quattro chiodi di legno di Shittim, che entravano nell'arca e in modo tale che, attraverso di essi, si poteva vedere l'interno. I chiodi avevano la testa come un frutto; i quattro chiodi esterni fissavano i quattro lati dell'arca; i quattro chiodi interni si perdevano all'interno. Su ogni lato del trono di grazia era attaccato un cherubino grande come un bambino. Entrambi erano d'oro. Al centro di questo trono di grazia c'era un'apertura rotonda, come una corona, e dal centro si ergeva un'asta che terminava con un fiore a sette punte. Su questo palo poggiavano la mano destra di un cherubino e la mano sinistra di un altro, mentre le altre due mani erano tese. L'ala destra dell'uno e l'ala sinistra dell'altro furono unite e le due ali rimanenti caddero sul trono della grazia. Le mani tese dei cherubini erano in grado di avvertire e ammonire. I cherubini stavano sul trono di grazia appoggiati su un ginocchio, gli altri sporgevano dall'arca. I loro volti e i loro sguardi erano distanti dal santuario, come se temessero di guardarlo. Indossavano un unico abito a mezza lunghezza. Durante i lunghi viaggi li prendevano dall'arca e li trasportavano a parte. Ho visto che in cima, dove l'asta terminava in sette punte, i sacerdoti bruciavano nel fuoco una materia scura, come un incenso sacro, che estraevano da una scatola. 

Ho anche visto che spesso i raggi di luce provenivano dall'interno verso l'esterno del palo e altre volte i raggi di luce che erano all'interno scendevano dal cielo. Altre volte, le luci sui lati indicavano il percorso da seguire nei pellegrinaggi. Questo palo entrava all'interno dell'arca e aveva dei sostegni, dai quali erano sospesi il vaso d'oro del sacramento o mistero e, sopra di esso, le due tavole della Legge. Davanti al sacramento era appesa una coppa di manna. Quando ho guardato dentro l'arca da un lato, non ho potuto vedere il sacramento. 

Ho sempre riconosciuto e considerato l'arca come una chiesa, il mistero come un altare con il sacramento, e la coppa con la manna mi sembrava la lampada davanti al Santissimo Sacramento. Quando andavo in chiesa da bambino, mi spiegavo le cose che vedevo lì in relazione a ciò che avevo osservato nell'Arca dell'Alleanza. Il suo mistero mi sembrava come il Santissimo Sacramento dell'altare.  Solo che non mi sembrava così pieno di grazia, ma piuttosto misto a stupore e riverenza. Mi ha dato un'impressione più di timore e soggezione che di amore e grazia; ma mi è sempre sembrato molto santo e misterioso. Mi sembrava che tutto ciò che è santo fosse nell'arca; che le nostre cose sante fossero in essa come un germe, come in un'esistenza futura, e che il sacramento dell'arca fosse il più misterioso di tutti. Mi sembrava che l'arca fosse il fondamento del sacramento dell'altare, e il sacramento dell'altare il compimento e la realtà. Non posso dirlo meglio. Questo mistero era nascosto agli Ebrei, come il Sacramento dell'altare è nascosto a noi. Sentivo che solo pochi sacerdoti sapevano cosa fosse e che pochi, per illuminazione del cielo, sapendolo, lo usavano. Molti lo ignoravano e non lo usavano: accadeva a loro come accade a noi, che ignoriamo molte grazie e meraviglie della Chiesa, e come anche la nostra salvezza eterna sarebbe compromessa se fosse fondata solo sulla forza e sulla comprensione umana. Ma la nostra fede è fondata su una roccia. 

La cecità dei Giudei mi sembra sempre da compiangere e lamentare. Avevano tutto in germe e non volevano riconoscere il frutto di quel germe. Prima c'era il mistero: era come la testimonianza, la promessa; poi venne la legge e infine la grazia. Quando il Signore parlava a Phichar, il popolo gli chiese dove fosse finito il mistero o sacramento dell'Arca dell'Alleanza. Rispose loro che gli uomini avevano già ricevuto molto da essa, e che ora era passata a loro; dal fatto stesso che non c'era più, potevano riconoscere che il Messia era venuto.