mercoledì 14 gennaio 2026

FECONDITÀ DEL CONFLITTO

 


Ciò che Dio ha unito


FECONDITÀ DEL CONFLITTO


C’è un altro fatto che non si può contestare: il conflitto tra la vita e lo spirito – una certa rottura della pienezza vitale dell’uomo – contribuisce potentemente alla sua pienezza umana. Non nasce nulla di puro e grande in questo mondo senza ascetismo e dolore. Solo gli edonisti superficiali o i pensatori che dubitarono sia dell’esistenza che del valore positivo dello spirito potrebbero considerare come un male assoluto la tensione che è nell’uomo. Ma la saggezza di tutti i tempi e di tutti i popoli ha unanimemente riconosciuto la fecondità di questo strazio interiore, ed è una delle glorie dell’umanità l’aver posto, accanto alla sua ripugnanza universale per il sacrificio, una non meno universale intuizione della funzione divina del sacrificio.

«Si aggiunge allo spirito ciò che si sottrae alla carne...» dice il poeta. C’è nell’uomo – e soprattutto nell’epoca della giovinezza – un’esuberanza, un fervore spesso e torbido di potenziali vitali, che incatena e seduce lo spirito, e che lo spirito deve superare e combattere affinché l’uomo sia veramente se stesso. Alimentate e nutrite dalla carne e dai sensi, le nostre prime passioni sono limitate, esclusive, impenetrabili come il corpo da cui provengono, ed è attraverso il loro strazio che si libera, con la sua ampiezza e trasparenza, la forma suprema del nostro pensiero e del nostro amore. Di quante passioni agitate dalla prova non è fatta la pace di un cuore che vive il grande amore! Tutta la vita profonda nasconde un successivo mietere di abbozzi:


I primi amori sono prove d’amore,

sono fuochi leggeri, feste di un momento;

confuso il cuore – nell’anima il sentimento

imperfetto si sveglia, vago, incolore.


Conoscere l’amore supremo e senza mutamento

esige cuori temprati dal dolore.

E ciò che è contorno, a definire l’amore

è un dolore continuato in speranza (1).


L’uomo nasce per la vita temporale nel dolore. Ma il suo nascere per l’eternità implica sofferenze ancora maggiori. I suoi entusiasmi troppo sensibili sono caduchi come la carne – e corruttibili come essa. La grande legge del mutamento assoluto e dell’oblio totale – che è l’anima della creazione materiale – regge il suo destino fugace. Ma questo puro consenso cosmico alla morte, trasposto nel clima umano, diventa infedeltà, fuga:


Vivo nel bambino morto, nell’amante abbandonata,

nell’ateo, nella vedovanza tradita,

in ogni nero oblio.

I piaceri sono i miei fratelli


Questo, lo fa dire Victor Hugo al verme del sepolcro.

E, di fatto, i piaceri che l’uomo più cerca portano in sé il germe e il sapore della morte. Possiamo rassegnarci a questa tragica affinità tra l’ebbrezza e il nulla; possiamo persino credere, come Gide, che non esiste ricchezza umana fuori dall’incostanza e dall’oblio: «Anima incostante, affrettati! Ricorda che il fiore più bello è ugualmente quello che più presto muore. La rosa appassisce presto per conservare il suo profumo. L’immortale non ha odore». Ma non tutti i precetti di questa inebriante ebbrezza riescono a calmare la sete di sicurezza nella felicità che sgorga dall’intimo della nostra natura. E la grande domanda di Dante: Come si eternizza l’uomo? continua a essere posta a ogni coscienza. Ha una sola risposta: la lotta con se stesso, la rinuncia a se stesso, la guerra...

Non trattiamo qui il problema teologico del peccato originale. Psicologicamente, non è difficile trovare – e già Jacques Rivière, in un’analisi celebre, trovò – mille indizi psicologici del dogma della prima caduta. Per quanto ci liberiamo da qualsiasi preconcetto dogmatico, è sufficiente contemplare l’uomo, in quanto uomo, per sentire confusamente che questo essere non abita in se stesso, che – si trova, per così dire, caduto al di sotto della sua natura, e che deve salire incessantemente una salita per reintegrare, in modo sempre precario e incompleto, il proprio destino.

La vita e lo spirito sono in lui disintegrati e in opposizione; la vita, invece di servire lo spirito, tende a soggiogarlo; e lo spirito, per sfuggire a questa Circe, lascia molte volte di essere il tutore della vita per convertirsi in carnefice.

Tuttavia, cadremmo in colpevole pigrizia mentale se invocassimo, per spiegare il dramma umano, unicamente la caduta originale. Non deformiamo una verità profonda adattandola a un grottesco Deus ex machina. Tutti i problemi morali si riducono a problemi ontologici, e l’essere che cade, rivela con ciò che portava nella sua stessa struttura una certa disposizione alla caduta.

Non è necessario affermare che l'uomo nello stato di natura pura - cioè, l'uomo ugualmente sottratto al peccato e al miracolo - avrebbe anche a colpirlo una certa tensione interiore. Qui è in gioco tutto il problema della natura umana. Una pianta, un animale, ricevono, per così dire, la loro essenza in una sola volta; salvo qualsiasi impedimento esterno, sono fatalmente ciò che devono essere. Ma l'uomo - e qui sta il tratto essenziale che lo distingue da tutti gli altri esseri superiori e inferiori a lui - non riceve in una sola volta la sua umanità. Lo spirito sboccia in lui lentamente, penosamente; lo sviluppo intellettuale e affettivo di questo spirito dipende in larga egual misura dalla sua libertà e dal suo sforzo. Non c'è merito nell'essere una pietra, un animale o un angelo; c'è merito nell'essere un uomo. Tutti gli altri esseri sono ciò che sono, l'uomo diventa ciò che è. Deve conquistare la sua essenza... Ora, chi dice conquista dice anche combattimento. Il conflitto umano ha, dunque, le sue radici nella natura umana. Ma il peccato lo ha aggravato, lo ha inasprito - non lo ha creato tutto per intero.

Il conflitto interiore si trova, dunque, legittimato in quelle parole di Cristo: «Se il tuo occhio ti scandalizza, strappalo e gettalo lontano da te».

GUSTAVE THIBON 


Preghiera allo Spirito Santo, Sorgente d’amore

 


MIO DIO, io Ti adoro come Terza Persona della Santissima Trinità. Tu sei l’amore perenne con cui il Padre e il Figlio si amano l’un l’altro. Sei la sorgente dell’amore soprannaturale nei nostri cuori. Accresci in me questa grazia d’amore, nonostante tutta la mia indegnità. Esso infatti è più prezioso di qualsiasi altra cosa al mondo. Io lo accetto, invece di tutto ciò che il mondo può offrirmi, perché è la mia vita.

John Henry Newman

Datemi i miei figli: «I vostri fardelli che sono troppo pesanti per voi», dateli a me e così vi aiuterò a portarli: fatelo confidando completamente in me.

 



(Messaggio dato a MYRIAM e MARIE: 13 gennaio 2026)


Mie amate,

Miei piccoli figli, IO sono DIO Onnipotente: DIO d'Amore, «DIO di tenerezza, DIO di Misericordia, IL Santo dei santi, l'Eterno».

Datemi, figli miei: «I vostri fardelli che sono troppo pesanti per voi», dateli a me e così vi aiuterò a portarli: fatelo riponendo in me la vostra completa fiducia.

Le catastrofi si susseguono una dopo l'altra e, come vi ho detto più e più volte, figli miei: «NON TEMETE»!

La terra promessa, «la nuova terra», è ormai vicina, sarà una nuova nascita; perciò, miei amati: rallegratevi, rallegratevi... E scacciate dai vostri pensieri tutto ciò che non proviene da ME: «DIO Onnipotente e DIO d'Amore».

Amatevi gli uni gli altri come IO vi amo. Amen!

Rimanete sempre fedeli al vostro DIO D'Amore attraverso la preghiera.

-Pregate per la FRANCIA che soffre.

-Pregate per la Mia Chiesa che è divisa.

-Pregate per tutte le sofferenze che ci sono nel mondo.

Amen, Amen, Amen,

DIO Onnipotente, Pieno d'Amore, vi dà la Sua Santissima Benedizione: Insieme a quella della Beata VERGINE MARIA: Che È Tutta Pura e Santa: La Divina Immacolata Concezione e, San GIUSEPPE Suo Castissimo sposo:


NEL NOME DEL PADRE ,

NEL NOME DEL FIGLIO ,

NEL NOME DELLO SPIRITO SANTO !

AMEN , AMEN , AMEN


IO SONO L'UNICO E SOLO DIO « L'ETERNO » !

IO SONO L'AMORE CHE VI AMA, CHE PERDONA !

AMEN , AMEN , AMEN !


Venite, figli miei, ad abbeverarvi alla fonte della Mia acqua viva: «VENITE»!


(Alla fine del messaggio, abbiamo cantato:)

Popolo che cammina

IO TI SALUTO MARIA

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


CONTESTO STORICO-RELIGIOSO DELLE APPARIZIONI 


Don Italo Duci 

Nato a Ponte Nossa (Bergamo), il 23 maggio 1915, andò a Ghiaie come curato nel 1940, appena ordinato sacerdote. 
Divenne parroco di Ghiaie nel 1955, dopo la morte di don Cesare Vitali. Lasciò la parrocchia per motivi di salute, il 29 giugno 1987, dopo 47 anni di ininterrotto e fedele servizio pastorale. 
Partecipò ai fatti straordinari del 1944, assieme al parroco don Cesare Vitali, nella piena obbedienza all'autorità ecclesiastica. 
Fu sempre convinto della verità delle apparizioni, mantenendo una sofferta prudenza nella difficile situazione che si era creata, specie dopo l'atto vescovile del 30 aprile 1948. Nel 1946, fu scelto da monsignor Angelo Bramini, professore nel seminario di Lodi e avvocato difensore delle apparizioni, come suo principale collaboratore sul posto, fino alle dimissioni date dal Bramini stesso dall'incarico ricevuto. 
Una sera lo vidi davanti alla cappella, sul luogo delle apparizioni. Mi meravigliai, perché là non l'avevo mai visto. Finita la preghiera, si avvicinò e mi disse: "La ringrazio per tutto il bene che ha fatto qui. Tra qualche giorno lascio la parrocchia per motivi di salute". Andai più volte a trovarlo nella casa di riposo a Scanzorosciate (Bergamo) e sempre mi manifestò il dubbio, che era anche il suo cruccio, di non aver fatto abbastanza per la causa delle apparizioni. Tale sofferenza affiora nel suo testamento spirituale. Egli scrive: "A riguardo dei fatti straordinari qui avvenuti, nel 1944, per i quali ho tanto gioito, lavorato e sofferto, rinnovo la mia sottomissione alle decisioni della Chiesa rappresentata dal vescovo della diocesi. Se a riguardo di questi fatti in qualche cosa ho mancato, per la realizzazione dei piani divini, ne chiedo perdono a Dio e alla Madonna ed offro le mie preghiere e sofferenze" (v. Bollettino parrocchiale Comunità Cristiana di Ghiaie, dicembre 2003, pp. 8-9). Morì il 13 settembre 2003. 

Angelo Giuseppe Roncalli  e la comunità di Ghiaie 
 
Gli incontri con don Alessandro Locatelli e il vescovo di Bergamo Radini-Tedeschi, spiegano il legame tra Angelo Giuseppe Roncalli e la comunità di Ghiaie. 
Alessandro Locatelli ed il Roncalli erano compaesani. 
Quando il sacerdote Alessandro Locatelli si stabilì a Ghiaie, il ragazzo Roncalli si recava da lui a prendere lezioni. L' amicizia crebbe, quando il sacerdote Angelo Giuseppe Roncalli divenne segretario del vescovo Radini-Tedeschi, anch'egli amico di don Alessandro Locatelli dal tempo in cui questi era assistente degli studenti del collegio S. Alessandro di Bergamo tra i quali c'era il giovane Radini-Tedeschi, divenuto poi sacerdote, canonico di S. Pietro in Roma e vescovo di Bergamo. 
Radini-Tedeschi, da chierico passava parte delle vacanze a Ghiaie, presso don Alessandro; diventato vescovo di Bergamo, ritornava volentieri dal suo ex assistente, accompagnato dal segretario don Angelo G. Roncalli che rivedeva con grande piacere il maestro di un tempo. Dagli incontri saltuari, si passò ad una comunanza di vita, quando il vescovo di Bergamo volle che il canonico Locatelli diventasse suo maggiordomo e andasse ad abitare in episcopio. 
Don Italo Duci, nel Chronicon (libro che contiene la cronaca) della parrocchia, da lui iniziato nel 1969, a pag. 9, riferisce questa testimonianza di don Cesare Vitali: "Monsignor Radini-Tedeschi incominciò a conoscere Angelo G. Roncalli qui a Ghiaie fin da bambino e poi da chierico...Monsignor Roncalli ebbe a dire che egli doveva la sua carriera all'incontro con monsignor Radini-Tedeschi qui a Ghiaie". 
Il futuro Papa Giovanni XXIII dettò l'iscrizione incisa sulla lapide che ricorda il canonico Locatelli e che si trova sulla parete sinistra della chiesa parrocchiale; fu l'esecutore testamentario del suddetto canonico e ne fece la commemorazione nella traslazione della salma da Bonate Sopra al nuovo cimitero di Ghiaie. 

Severino Bortolan 

martedì 13 gennaio 2026

La Voce di Dio risuona ovunque – La severità del tempo

 


E’ iniziata la fine del tempo?


Voi vivete in un tempo straordinariamente severo, e questo vi viene costantemente fatto notare, perché non si tratta dello sviluppo terreno della storia del mondo, ma dello sviluppo spirituale dell’uomo, che voi dovete riconoscere che si trova in pericolo in vista della vicina fine. Voi stessi quindi dovete ammettere che degli avvenimenti straordinari rivolgono i vostri pensieri a problemi spirituali; dovete pure ammettere, che le indicazioni al tempo della fine si coprono con tutte le profezie che riguardano la fine, e quindi dovreste prestare loro attenzione e ricordarvi pieni di gratitudine di Colui il Quale vi ammonisce e vi avverte. Dovete prendere sul serio ogni indicazione e considerare tutti gli avvenimenti terreni come collegamento con il processo di sviluppo degli uomini. Dovete sapere che ogni avvenimento è soltanto un mezzo ad indurre l’uomo al lavoro sulla sua anima, affinché tenda liberamente verso Dio. Il tempo è così serio, perché l’effetto del cammino terreno dell’uomo è della massima importanza, perché il tempo terreno perduto oppure usato male non è più recuperabile, ma a nessuno rimane risparmiata la responsabilità. Ma tutti gli Ammonimenti ed Avvertimenti sono possibili soltanto in un modo da non significare una costrizione di fede. Indicano bensì la fine, al Creatore e Conservatore di tutte le cose, ma non dimostrano nulla, e perciò sono soltanto pochi uomini che riconoscono nei segnali la fine che si avvicina e che ora nella consapevolezza della miseria spirituale si danno totalmente a Dio. E questi ora devono parlare per Dio ed il Suo Regno, devono cercare di trasmettere ai prossimi la loro fede convinta, devono sempre stare in collegamento con il loro Padre dall’Eternità, e devono accogliere gli Avvertimenti ed Ammonimenti, per trasmetterli a coloro che sono ancora lontani da Dio. Chi ha occhi per vedere, veda, e chi ha orecchie per sentire, ascolti. La Voce di Dio risuona ovunque, ovunque si vede il Suo Agire, ed ovunque vengono influenzati mentalmente gli uomini dall’Alto. La distanza fino alla fine diventa sempre più piccola, i segnali aumenteranno e ad ognuno viene reso facile il riconoscere e la fede in questo; e se la volontà degli uomini è buona, non si ribellerà e non si chiuderà a queste indicazioni. Dio opera ovunque con la Sua Grazia, ovunque guizzano piccole luci, i cui raggi possono comunque essere penetranti, se non vengono oscurati dall’uomo stesso, dalla sua mala volontà, di esporsi all’effetto di questi raggi. E benedetto è colui che segue un tale raggio di luce e non ha bisogno di attraversare il tempo della fine nell’oscurità. Allora camminerà per la retta via che conduce sicuramente alla meta, che conduce a Dio, suo Padre dall’Eternità.

Amen

21. marzo 1950

Novena del Santo Natale

 


5 - Gesù inizia l’opera sua nell’anima: la sottrae e la distacca dal mondo esterno 

Onde il divin Maestro da principio vi pose mano a spogliare il mio cuore da tutte le creature, e con voce interna mi diceva: “Io sono tutto il bello che merita di essere amato. Vedi, se tu non togli questo piccolo mondo che ti circonda d’intorno, cioè, pensieri di creature, immaginazioni, o non posso liberamente entrare nel tuo cuore. Questo mormorio nella tua mente è d’impedimento a farti sentire più chiara la mia voce, a versare le mie grazie e ad innamorarti veramente [8] di Me. Promettimi di essere tutta mia ed o stesso metterò mano all’opera. Tu hai ragione, che non puoi niente. Non temere; farò o il tutto; dammi la tua volontà e ciò mi basta”. 

E questo succedeva al più nella Comunione. Quindi gli promettevo di essere tutta sua; gli chiedevo perdono, ché fino a quel punto non ero stata, gli dicevo che veramente lo volevo amare e lo pregavo che non mi lasciasse mai più sola, senza di Lui. E la voce continuava: “No, no, verrò insieme con te ad osservare tutte le tue azioni, i movimenti, i desideri tuoi”. 35 

Quindi, tutto il giorno me lo sentivo sopra; mi riprendeva di tutto, come per esempio, se mi lasciavo trasportare nel discorrere un po’ troppo con la famiglia di cose anche indifferenti, non necessarie, la voce interna mi diceva: “Questi discorsi ti riempiono la mente di cose che a Me non appartengono, ti circondano il cuore di una polvere, in modo da farti sentire debole la mia Grazia, non più viva. Deh, imita Me, quando stavo [9] nella casa di Nazaret. La mia mente non s’occupava d’altro che della gloria del Padre e la salvezza delle anime; la mia bocca non diceva altro che discorsi santi; con le mie parole cercavo di riparare le offese del Padre, di saettare i cuori e tirarli al mio amore, e primariamente la mia Madre e S. Giuseppe. in una parola, tutto chiamava Dio, tutto si operava per Dio e tutto a Lui si riferiva. Perché non potresti tu altrettanto?” 

Io restavo muta, tutta confusa; cercavo quanto più potevo di starmene sola; gli confessavo la mia debolezza, gli chiedevo aiuto e grazia di poter fare ciò che Lui voleva, ché da me sola non sapevo fare altro che male. Se tra il giorno la mia mente si occupava di pensare a persone a cui io volevo bene, subito mi riprendeva dicendomi: “Questo è il bene che mi vuoi? Chi mai ti ha amato come Me? Vedi, se tu non la finisci, o ti lascio”. 

Alle volte mi sentivo fare tali e tanti rimproveri amari, [10] che non facevo altro che piangere. Specialmente una mattina, dopo la Comunione, mi diede un lume tanto chiaro sull’amore grande che Lui mi portava e sulla volubilità ed incostanza delle creature, che il mio cuore ne restò tanto convinto che d’allora in poi non è stato più capace d’amare persona alcuna. Mi insegnò il modo come amare le persone senza discostarmi da Lui, cioè col mirare le creature come immagini di Dio, in modo che, se ricevevo il bene dalle creature, dovevo pensare che solo Dio era il primo autore di quel bene e che se ne era servito per mezzo della creatura per mandarmelo. Quindi il mio cuore più a Dio si legava. Se poi ricevevo delle mortificazioni, dovevo guardarle pure come strumenti nelle mani di Dio per la mia santificazione, onde il mio cuore non restava ombrato col mio prossimo. Onde in questo modo avveniva che io miravo le creature tutte in Dio. Per qualunque mancanza [11] vedessi in loro, non perdevo mai la stima; se mi motteggiavano, mi sentivo obbligata, pensando che mi facevano fare nuovi acquisti per l’anima mia; se mi lodavano, ricevevo con disprezzo queste lodi, dicendo: “Oggi questo, domani possono odiarmi”, pensando alla loro incostanza. Insomma, il mio cuore acquistò una tale libertà, che io stessa non so esprimerlo. 


Preghiera a Dio Immutabile

 


MIO DIO, so che per vedere il Tuo volto io dovrò cambiare e subire il mutamento che la morte comporta. Il corpo e l’anima dovranno morire a questo mondo. Il mio vero Io, il mio spirito, dovrà cambiare per mezzo di una vera rigenerazione.

Sostienimi con la grazia della Tua immutabilità, mentre io procedo in questo grande e felice cambiamento. Qualunque sia il mio futuro, di essere ricco o povero, sano o malato, circondato da amici o solo, tutto si tramuterà in male se non ho il sostegno dell’Immutabile; tutto si trasformerà in bene se ho Gesù con me, ieri come oggi e per sempre.

John Henry Newman

PREPARATE IL VOSTRO ANIMO ALL'INCONTRO CON IL VOSTRO CREATORE, TUTTI SARANNO CHIAMATI A RENDERE CONTO AL DIO CHE VI AMA E VI HA PENSATI SANTI.

 


Non dire così, figlio mio... Il mio Dio è misericordioso e quando mi chiamerà mi regalerà la vita eterna se non ti sei sforzato di rinunciare a tutto ciò che lega la tua anima pur avendo riconosciuto la mia voce. Al banchetto dell'Agnello saranno seduti tutti coloro che hanno saputo, nella loro libertà, rinunciare alle loro aberrazioni per donarsi con amore e per amore a Colui che li ha salvati.

Sono un Dio amorevole che purifica l'anima di coloro che sulla terra decidono con sincero pentimento di allontanarsi da ciò che non porta frutti di vita e cercano, confidano e invocano il loro Signore con amore per purificare le ferite che voi stessi vi siete causati con la vostra ribellione e sapete che io posso guarirvi. Beato colui che rimane saldo nei miei sacramenti e può dare alla sua anima il nutrimento di cui ha tanto bisogno per deviare i dardi incendiari del nemico e rispondere con amore al suo creatore. Chi non accoglie la mia misericordia passerà attraverso la porta della mia Giustizia.

Guai a colui che, udendo la mia chiamata e riconoscendo la mia voce, si chiude alla grazia, perché dovrà rendere conto delle sue ribellioni e saprà che, così come sono un Padre misericordioso, sono allo stesso modo un Padre giusto. Figlio mio, conosco il tuo cuore e so che molte volte hai pensato al tuo Dio e non hai avuto la forza sufficiente per abbandonarti al mio amore. Avvicinati a me, che sono io che ti ho cercato e da quel giorno ho messo quell'inquietudine nel tuo cuore affinché tu ascoltassi la mia chiamata e nel mio amore fossi guarito dalle ferite più profonde che ti hanno causato i tuoi stessi peccati.

Avvicinati al mio tabernacolo e lì ti dirò al cuore i concetti d'amore che ho conservato per te e che scuoteranno la tua anima; ti dirò quanto ti amo e per cosa ti ho preparato. Gesù.

10/11/16

María Rocío.

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


CONTESTO STORICO-RELIGIOSO DELLE APPARIZIONI 


La chiesa parrocchiale 

La costruzione della chiesa parrocchiale iniziata nel 1888, fu portata a termine dopo 11 anni, e il 16 settembre 1899 fu benedetta da monsignor Guindani, vescovo di Bergamo, presenti due amici di Ghiaie: monsignor Radini-Tedeschi ed il chierico Angelo Giuseppe Roncalli. La chiesa è adornata come un santuario mariano: attorno all'altare della Vergine Maria sono rappresentati i misteri gaudiosi; attorno all'altare di San Giuseppe i misteri dolorosi; sulla volta della chiesa i misteri gloriosi. Tra le opere che rendono bella la chiesa, sopra il coro, si notano tre tele che rappresentato: la Santa Famiglia, lo sposalizio di Maria e Giuseppe, la morte di San Giuseppe. All'interno della chiesa due lapidi, dettate da don Angelo Giuseppe Roncalli, ricordano il grande benefattore G. Bonzanni e il canonico Alessandro Locatelli. 

Il canonico Alessandro Locatelli 

Alessandro Locatelli, nato a Carvico (Bergamo) nel 1850, andò presto ad abitare a Sotto il Monte (Bergamo). Fu ordinato sacerdote nel 1874 e assegnato a Bonate Sopra come curato, con l'incarico di cappellano festivo per la frazione di Ghiaie. Ricevuto in dono da Giuseppe Bonzanni il terreno nel 1885, vi fece costruire una casa, per restare a Ghiaie in modo permanente. 
Nel 1888, iniziò la costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale, e per raccogliere il denaro necessario scrisse lettere in Italia e all'estero, dipinse, modellò statuette, perfino riparò sveglie... 
Quando monsignor Radini-Tedeschi volle con sé nell'episcopio don Alessandro Locatelli, egli non abbandonò Ghiaie, ma vi ritornò regolarmente per il servizio religioso. 
Morì il 1° agosto 1918. 

Don Cesare Vitali 

È nato a Boltiere (Bergamo) il 1° agosto 1881. Nel 1917 passa da Bonate Sotto a Ghiaie come curato, a fianco di don Alessandro Locatelli, col compito di abbellire la nuova chiesa, organizzare le attività religiose e lavorare per la erezione canonica della parrocchia di Ghiaie, di cui fu parroco dal 1921 fino al 25 maggio 1955, quando morì. Colpito da paralisi, durante la malattia ricevette più volte la visita del vescovo monsignor Giuseppe Piazzi, e nel settembre 1954, quella graditissima del cardinale Roncalli, patriarca di Venezia. Lo stesso cardinale, avuta notizia della sua morte, il 2 giugno 1955, così scriveva a don Italo Duci: "Esprimo al rev. e caro don Italo Duci e per suo mezzo a tutti i buoni fedeli delle Ghiaie la mia viva partecipazione al loro lutto per la morte del loro parroco don Cesare Vitali degno continuatore del canonico Alessandro Locatelli nella cura della chiesa e delle anime. Amo veder associati nella luce celeste questi due ottimi sacerdoti che io conobbi ed amai dalla mia giovinezza e che in grande semplicità di vita e di ministero pastorale fecero tanto e tanto bene, e continueranno a fame ora dal Paradiso. Don Cesare Vitali ci incoraggia tutti al lavoro, alla sofferenza, alla carità. Tutti benedico. + Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia". 
Il giudizio dato dal cardinale, sull'opera e sulla vita di don Cesare Vitali, era pienamente condiviso dalla popolazione di Ghiaie che volle, come atto di pubblico riconoscimento, a lui intitolata la via che conduce alla scuola materna. 
Don Cesare Vitali, da principio, tenne verso le apparizioni un contegno distaccato, di grande prudenza. Dopo avere osservato quei fatti, con l'animo del pastore attento e preoccupato del bene dei suoi fedeli e della Chiesa, si convinse della loro soprannaturalità. Per il suo atteggiamento favorevole, mantenuto sempre entro i limiti di una rigorosa fedeltà alle direttive del vescovo, alcuni sacerdoti lo fecero molto soffrire, in particolare il parroco di Presezzo (Bergamo), don Luigi Locatelli, il quale lo accusò di essere il principale regista della farsa di Ghiaie, il manipolatore della bambina Adelaide Roncalli. Nel corso del presente lavoro, riprenderò la triste questione. 

Don Italo Duci 

Nato a Ponte Nossa (Bergamo), il 23 maggio 1915, andò a Ghiaie come curato nel 1940, appena ordinato sacerdote. 
Divenne parroco di Ghiaie nel 1955, dopo la morte di don Cesare Vitali. Lasciò la parrocchia per motivi di salute, il 29 giugno 1987, dopo 47 anni di ininterrotto e fedele servizio pastorale. 
Partecipò ai fatti straordinari del 1944, assieme al parroco don Cesare Vitali, nella piena obbedienza all'autorità ecclesiastica. 
Fu sempre convinto della verità delle apparizioni, mantenendo una sofferta prudenza nella difficile situazione che si era creata, specie dopo l'atto vescovile del 30 aprile 1948. Nel 1946, fu scelto da monsignor Angelo Bramini, professore nel seminario di Lodi e avvocato difensore delle apparizioni, come suo principale collaboratore sul posto, fino alle dimissioni date dal Bramini stesso dall'incarico ricevuto. 
Una sera lo vidi davanti alla cappella, sul luogo delle apparizioni. Mi meravigliai, perché là non l'avevo mai visto. Finita la preghiera, si avvicinò e mi disse: "La ringrazio per tutto il bene che ha fatto qui. Tra qualche giorno lascio la parrocchia per motivi di salute". Andai più volte a trovarlo nella casa di riposo a Scanzorosciate (Bergamo) e sempre mi manifestò il dubbio, che era anche il suo cruccio, di non aver fatto abbastanza per la causa delle apparizioni. Tale sofferenza affiora nel suo testamento spirituale. Egli scrive: "A riguardo dei fatti straordinari qui avvenuti, nel 1944, per i quali ho tanto gioito, lavorato e sofferto, rinnovo la mia sottomissione alle decisioni della Chiesa rappresentata dal vescovo della diocesi. Se a riguardo di questi fatti in qualche cosa ho mancato, per la realizzazione dei piani divini, ne chiedo perdono a Dio e alla Madonna ed offro le mie preghiere e sofferenze" (v. Bollettino parrocchiale Comunità Cristiana di Ghiaie, dicembre 2003, pp. 8-9). Morì il 13 settembre 2003. 

Severino Bortolan 

lunedì 12 gennaio 2026

Dubbi sulle Rivelazioni divine – L’astuzia dell’avversario

 


Dubbi - L’influenza dell’avversario tramite diffidenza e dubbi


Non affliggete i vostri cuori e non dubitate, quando vi Si rivela il divino Amore Stesso, confidate nell’Amore del Padre, il Quale non provvede davvero i Suoi figli con un Dono a loro dannoso, quindi non permette che da parte estranea venga loro offerto un nutrimento che potrebbe nuocerli. Consideratevi come figli Miei ed allora potete anche credere saldi come una roccia che il Padre vi fa giungere la Sua Protezione, che vi assiste come Suoi figli e distoglie da voi ogni pericolo che potrebbe minacciare il vostro sviluppo spirituale.

Ma sappiate anche che vivete nel tempo della fine e che l’avversario di Dio cerca con tutte le forze di aumentare il numero dei suoi seguaci; sappiate che infuria poco prima della fine e che agisce particolarmente là, dove la Luce dall’Alto cerca di scoprirlo, sappiate che tende a creare confusione anche nelle file di coloro che sono dediti a Dio e che tenta di tutto per procurare una scissione, sappiate che può offuscare lo sguardo anche di coloro che offrono a lui il più piccolo pretesto attraverso la volontà invertita, attraverso l’arroganza spirituale, attraverso pensieri disamorevoli, e che ha sempre successo senza però separare quegli uomini da Dio. 

Ma il loro pensare si confonde e non riconoscono più la pura Verità, non riconoscono la Voce del Padre, perché danno ascolto a quella voce. La loro volontà rimane comunque rivolta a Dio, e non cadono vittime agli sforzi dell’avversario. Gli è soltanto riuscito di portare la scissione un una cerchia che voleva agire unita per Dio. 

Voi uomini non conoscete il suo potere e la sua astuzia, non conoscete la sua copertura ed allora cadete vittime del suo gioco da prestigiatore, quando sorge in voi un dubbio che è contemporaneamente un dubbio nell’Amore, l’Onnipotenza e Sapienza di Dio, quando voi stessi vi rendete incapaci di riconoscerLo nella Sua Parola rivelata. Allora è riconoscibile su di voi la sua influenza, ma non gli riuscirà di separarvi da Colui il Quale voi desiderate seriamente, perché Dio tiene la Sua Mano protettrice su ognuno che tende verso di Lui, ma non lo costringe di pensare e di agire secondo la Sua Volontà. Gli lascia la sua libertà di difendere sé stesso, quando il potere dell’oscurità lo aggredisce, e colui che è di buona volontà, scoprirà anche l’avversario di Dio. 

Amen

 18. gennaio 1954

LA STORIA COMPLETA DELL’APOCALISSE DI GIOVANNI COME MAI VISTA PRIMA!


 

E a mettere in pratica il vangelo di mio Figlio Gesù, amando e rispettando la sua Chiesa che è la Chiesa Cattolica e non ce n’è un’altra.”

 


In questo giorno ci trovavamo ad Enseada, una comunità che dista da Itapiranga un’ora di barca.

Andammo li per pregare con le persone di questo luogo che ci avevano invitati. Subito dopo la preghiera apparve la Madre di Dio. Ella mi diede il seguente messaggio:

“Cari figli, la vostra comunità deve essere evangelizzatrice per tutti i fedeli. Siate molti attenti ai falsi profeti come ai falsi cristi che vi vengono presentati dalle varie sette che vi promettono la salvezza che non dura per sempre e che non è veritiera. Le loro dottrine erronee arrivano a confondere addirittura i miei fedeli e i miei figli più devoti. Voi dovete avere un amore più grande per la Chiesa di mio Figlio Gesù. Dovete pregare sempre il Credo perché si allontani da voi ogni tentazione di dubbio riguardo la vostra fede.”

Mi dica come dobbiamo rispondere alle persone che obiettano che Lei  e Gesù appaiono a persone sante e non a persone peccatrici e piene di  difetti come noi? 

“Le persone sbagliano quando pensano che Io e Mio Figlio Gesù appariamo ai santi, a quelli che non hanno peccato. Tutti voi siete peccatori, poiché foste concepiti nel peccato. Solo Io e Mio Figlio nascemmo senza peccato. Ricordatevi di San Paolo: Paolo perseguitava i cristiani attaccando la Chiesa di mio Figlio Gesù fino al giorno in cui mio Figlio Gesù gli apparve e lo convertì totalmente. Fu allora che egli cominciò a vivere una vita di santità. Egli allora non era santo, ma stava lottando per raggiungere questo obbiettivo, fino alla fine della sua vita. Le sue molte predicazioni portarono a mio Figlio Gesù molti miei figli. Egli è uno dei grandi santi e un grande e caro figlio mio. Così sarete tutti voi se comincerete a vivere i miei messaggi e a mettere in pratica il vangelo di mio Figlio Gesù, amando e rispettando la sua Chiesa che è la Chiesa Cattolica e non ce n’è un’altra.”

13/01/96

Itapiranga

Maria è perciò necessaria agli uomini.

 


Bisogna pure conchiudere che essendo Maria SS. necessaria a Dio, di una necessità detta ipotetica, perché effetto della sua volontà, è ben più necessaria agli uomini per raggiungere il loro ultimo fine. Non si deve quindi confondere la devozione a Maria SS. con le devozioni agli altri Santi, come se non fosse già necessaria, ma solo di supererogazione come sono quelle.  

NECESSARIA A TUTTI PER SALVARSI. È insegnamento di tutti i Santi che la devozione a Maria SS. è necessaria per salvarsi e che, com'è segno infallibile di riprovazione il non aver stima ed amore per Lei, così, all'opposto, è segno infallibile di predestinazione esserle interamente consacrato e veramente devoto. Esserti devoto, Vergine Maria, - dice S. Giovanni Damasceno - è un'arma di salvezza che Dio dà a coloro che vuole salvare.  

PIÙ NECESSARIA A CHI TENDE ALLA PERFEZIONE. - Non credo che si possa acquistare un'unione intima con N. Signore e una perfetta fedeltà allo Spirito S. senza una grandissima unione con la SS. Vergine ed una grande dipendenza dal suo soccorso. Solo Maria trovò grazia innanzi a Dio, senz'aiuto di altra pura creatura: solo per mezzo suo l'hanno trovata quanti dopo di Lei la trovarono, e solo per mezzo suo la troveranno quanti verranno in seguito.  

Dio la costituì unica tesoriera dei suoi tesori e unica dispensatrice delle sue grazie, affinché nobiliti, innalzi e arricchisca chi vuole. faccia entrare chi vuole nella via stretta del Cielo, faccia passare ad ogni costo chi vuole per la porta stretta della vita, e a chi vuole conceda trono, scettro e corona di re. Gesù è dovunque sempre frutto e figlio di Maria, e Maria è dovunque il vero albero che porta il frutto di vita, la vera madre che lo produce.  

Solo Maria dà l'accesso nel paradiso terrestre ai miserabili figli di Eva infedele, affinché - 1) vi passeggino piacevolmente con Dio, - 2) vi si nascondano con sicurezza contro i loro nemici, - 3) vi si nutrano deliziosamente, e senza più temere la morte, del frutto degli alberi della vita e della scienza del bene e del male, e - 4) vi bevano a larghi sorsi le acque celesti della bella fontana che vi zampilla copiosa; o piuttosto, essendo Essa stessa questo paradiso terrestre, o questa terra vergine e benedetta donde Adamo ed Eva peccatori furono scacciati, non vi lascia entrare che quelli e quelle che le piace, per farli diventar santi.  

I più grandi Santi, le anime più ricche in grazie e in virtù, saranno le più assidue a pregare Maria SS. e ad averla sempre presente quale loro perfetto modello per imitarla e loro valido aiuto per essere soccorsi (n. 39-46).  

P. FRANCESCO M. AVIDANO. S. M. 


CHIEDIAMO PERDONO A TUTTI

 


Gesù, ora con il tuo aiuto voglio chiedere perdono a ognuna delle persone che ho nominato, perché nemmeno io le ho sempre capite, amate, aiutate.

Chiedo perdono per averle giudicate, criticate, per aver sparlato di loro, per aver raccontato le loro confidenze e, ingrandendoli, i loro sbagli e difetti, per averle calunniate.

Chiedo perdono per tutte le volte che in vari modi le ho offese e ho recato loro danno.

Specialmente chiedo perdono a mia madre, a mio padre, a mio marito, a mia moglie.

In particolare chiedo perdono alla persona che ho offeso più di tutti. A ognuna dico: perdonami.

Tu, Signore, dà ad ognuna tutto l'amore che io non ho saputo dare. Ti prego di dare a me, d'ora in poi, la forza di chiedere perdono, sempre, subito, sinceramente, riparando il male fatto.

Grazie, Gesù, perché mi dai la forza di perdonare e di chiedere perdono. Mi stai liberando dal male che deriva dal non perdonare.

Grazie, perché stai rinnovando il mio cuore, che ora ama tutti coloro che ho incontrato e incontro nella mia vita. Grazie, Gesù, perché mi ami e desideri la felicità mia e di tutti e ci dai la gioia di vivere nella pace e nell'amore.


Il nuovo mondo è pronto per essere abitato dai figli di Dio!

 


Carbonia 10.01.2026

Sono Io Colui che tutto crea, avanzate senza timore, il vento soffia forte, ma i figli di Dio troveranno protezione.

Scrivi ai Miei amati figli: il Mio amore è infinito, la Mia misericordia è grande, ma attendo di essere riconosciuto quale Dio vostro Creatore e amore.

Amati Miei, state vivendo la fase iniziale della tribolazione, arriveranno giorni terribili per chi non sarà tornato a Me, se non si convertirà in tempo.

Mettetevi in armonia a Me, chiamatemi Padre, riconoscetemi quale vostro Dio Amore e Creatore perché solo così potrò salvarvi.

Amati figli, bramo la vostra salvezza, desidero ardentemente farvi nuovi in Me, donarvi di Me, abitare in Me.

Il nuovo mondo è pronto per essere abitato dai figli di Dio, essi entreranno a godere di tutto il Mio Bene, saranno trasfigurati in Me e Mi apparteranno per sempre, perché il loro desiderio è stato quello di appartenermi.

Fiumi di sangue scorreranno sulla terra, il Cielo comanda urgente conversione.

Anelate a Me, o uomini, cercatemi, invocate il Mio santo aiuto, urlatemi il vostro desiderio di tornare a Me. I Sacratissimi Cuori di Gesù e Maria e il castissimo cuore di san Giuseppe, vi abbracciano con infinito amore.

Vegliate, figli Miei, il tempo è tempestoso, …tuonano i tamburi a morte!

Un rombo possente proveniente dal cielo annuncerà la fine di un tempo e l’inizio della nuova Era.

Vegliate e pregate per non cadere in tentazione.

  • Le nuvole in cielo non promettono nulla di buono, la pioggia sarà devastante.
  • Il sole sparerà le sue lingue di fuoco.
  • La sofferenza sarà grande.
  • Un asteroide entrerà in collisione con la terra.

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


CONTESTO STORICO-RELIGIOSO DELLE APPARIZIONI 

L'ambiente 

Ghiaie è un piccolo paese situato lungo la sponda destra del fiume Brembo e trae il nome dal territorio ghiaioso su cui sorge. Dista una decina di chilometri dalla città di Bergamo. 
È una frazione del comune di Bonate Sopra e, in parte, di Presezzo. Anche per la giurisdizione religiosa, il paese dipendette dalle parrocchie di Bonate Sopra e di Presezzo fino a che, nel settembre 1921, fu costituito in parrocchia autonoma, riconosciuta agli effetti civili, dopo molte contestazioni, soltanto col decreto del 29 marzo 1944, registrato alla Corte dei Conti il 20 maggio 1944. 
Nella difficile situazione che si trascinava dal 1921 e si concluse il 20 maggio 1944, si inserirono le apparizioni, puro fatto spirituale che fu visto da alcuni ecclesiastici come un tentativo maldestro del parroco don Cesare Vitali, per dare vita e prestigio alla nuova parrocchia. 
Il livello di cultura era basso. La povertà era grande non solo a causa della guerra, ma anche perché non c'era lavoro per tutti. Si viveva dei prodotti della terra e di denaro non ne circolava molto. Le famiglie erano ricche di bambini. 
Nel 1944 Ghiaie contava 980 abitanti. Di. Ghiaie faceva parte anche un gruppo di cascinali in aperta campagna, chiamato "Il Torchio". Lì vivevano 150 persone. È il luogo in cui abitava Adelaide Roncalli ed avvennero le apparizioni. 
Al tempo dei fatti di Ghiaie era vescovo di Bergamo monsignor Adriano Bernareggi, il quale prese possesso della cattedra di Sant' Alessandro nel 1936. 
Nella parrocchia si celebrano con particolare solennità le feste della Santa Famiglia e della Madonna di Lourdes ed è degno di nota che la chiesa parrocchiale di Ghiaie sia dedicata alla Santa Famiglia, unico caso nella diocesi di Bergamo. 


Per capire meglio i fatti del maggio 1944, e ciò che ne è seguito, occorre almeno accennare alla storia della comunità religiosa di Ghiaie. Avremo modo di conoscere persone di valore e saremo in grado di comprendere come siano lontane dalla verità le interpretazioni, date da alcuni, dei grandiosi avvenimenti di cui sto scrivendo. 

La chiesetta di S. Giuseppe e della Madonna di Lourdes 
 
La piccola chiesa di S. Geminiano, già cadente, era diventata anche scomoda, perché un po' lontana dal nuovo insediamento urbano. 
Nel 1759, il doge di Venezia, Francesco Loredano, diede il permesso di edificare una nuova chiesa. Fu dedicata a S. Giuseppe e si trova a poche decine di metri dalla chiesa parrocchiale. Ora si chiama anche "della Madonna di Lourdes". 
Il motivo viene spiegato nel libretto "Cenni storici e preghiere a Nostra Signora di Lourdes che si venera nella parrocchia delle Ghiaie", pubblicato da Don Cesare Vitali, nel gennaio 1944, affinché i fedeli potessero usarlo nella novena in preparazione dell'11 febbraio 1944. 
Don Cesare scrive: 
"Nel ridare alle stampe le preghiere che si recitano durante la novena in preparazione alla festa della Madonna di Lourdes, voglio premettere alle stesse preghiere qualche notizia che riguarda la bella statua che si venera nella chiesina dedicata a Nostra Signora di Lourdes. 
Don Alessandro Locatelli fino dai primi momenti della sua presenza, 1875, devotissimo com'era della Madonna, volle introdurre a Ghiaie la devozione alla Madonna apparsa a Lourdes a Bernardetta Soubirous: devozione che si era già diffusa anche nella nostra diocesi. 
Nel 1882, monsignor Giacomo M. dei Conti Radini-Tedeschi (diventato poi vescovo di Bergamo), amico di don Locatelli, dovendosi recare a Parigi per un delicatissimo incarico avuto dal Papa Leone XIII, insieme col sac. Achille Ratti (eletto Papa col nome di Pio XI, nel 1922), ebbe l'incarico di comperare una statua della Madonna. Comperata a Parigi, fu portata a Lourdes e là nella grotta fu benedetta. 
La spesa per l'acquisto della statua fu sostenuta da un buon cristiano delle Ghiaie, il sig. Chiesa Pietro. La statua di celestiale bellezza fu accolta con grande entusiasmo e festeggia-menti dalla popolazione che il primo sabato di settembre del 1882, andò ad incontrarla nella vicina parrocchia di Ponte San Pietro. 
Con solenne processione fu portata e deposta nell'attuale chiesina, dove per alcuni giorni fu oggetto di ammirazione e di preghiere da parte non solo dei Ghiaiesi gloriosi di un simile acquisto, ma anche dei fedeli vicini. 
Essendo troppo angusta la chiesina per la popolazione già numerosa, la statua è stata collocata in una sala della casa del coadiutore trasformata in cappella, e quivi rimase fino al 1900, quando fu trasferita nella nuova chiesa che diventò poi la parrocchiale nel 1921...". 
Don Cesare Vitali scrive ancora che, nel giugno 1923, comprò a Lourdes una bella corona di ottone dorato e gemmata che il 16 luglio 1923, festa dell'ultima apparizione di Lourdes, fu messa sul capo della statua della Madonna dal cappuccino padre Fabriano Corti di Ghiaie. 
Nel 1931, fu benedetta la chiesetta, col nuovo altare e con la grotta. 
Il buon popolo si reca nella chiesetta a invocare la Madonna, dice don Vitali, specialmente in questi anni di guerra, per i soldati e la Patria in armi. 
Nella parrocchia vengono ricordate le 18 apparizioni di Lourdes, e con particolare solennità, la prima, l'11 febbraio, e l'ultima, il 16 luglio. Dalle poche note riportate, appare che la devozione alla Vergine Maria a Ghiaie, ha origini lontane, ed è stata coltivata da ottimi pastori d'anime. Quindi risulta assurda l'accusa rivolta a don Cesare Vitali di avere preparato l'ambiente parrocchiale con una intensa attività mariana, alla messinscena delle apparizioni del maggio 1944. 

Severino Bortolan

domenica 11 gennaio 2026

Il mondo terreno è il regno dell’avversario

 


Due mondi 


Dato che il mondo terreno è il regno del Mio avversario, in questo ha anche un certo diritto che non gli viene diminuito da Me, che però voi uomini stessi potete contrastare non piegandovi alla sua volontà. Lui cerca di agire sulla volontà appunto tramite il mondo, attraverso tutto ciò che è legato alla materia. Lui cerca di rafforzare in voi la brama per la materia, attraverso la materia agisce su di voi, mentre ve la mette davanti agli occhi in modo affascinante, affinché voi cerchiate di possederla. Io non gli impedisco il suo fare e la sua intenzione, perché ha ancora un diritto su di voi, che lo avete seguito volontariamente una volta nell’abisso. Ma voi potete resistergli, potete resistere a tutte le tentazioni, quando intendete seriamente di liberarvi da lui e di percorrere con successo il vostro cammino terreno. Perché non può costringere la vostra volontà, voi stessi potete decidervi in tutta la libertà, e dovete sfruttare questa libertà, dovete riconoscere il mondo come il suo regno e cercare di sfuggirgli. A questo Io vi aiuterò sempre quando ne avete la seria volontà. Non potete mai liberarvi dalla responsabilità verso la vostra anima, perché voi soli dovete decidere, se il Mio avversario mantiene il potere su di voi oppure se vi liberate da questo potere. Egli non può costringervi, ed Io Stesso non impiego nessuna costrizione, né verso di voi né verso di lui. Ma nella stessa misura in cui egli prova le sue arti di seduzione su di voi, Sono pronto anch’Io di provvedervi con dei Doni di Grazia, in modo che vi è ben possibile resistergli. E se ora l’attuale stato spirituale degli uomini è così basso, quando il loro pensare è rivolto soltanto al materiale e tutto il loro pensare e tendere è soltanto per il raggiungimento di beni terreni, questo è da attribuire soltanto agli uomini, perché eseguono volontariamente i desideri del Mio avversario, anche se potessero resistergli. E’ sempre di nuovo la libertà della volontà che determina lo stato spirituale di ogni singolo uomo, che non gli viene nemmeno tolta, finché dimora come uomo su questa Terra. Ma lui può arrivare di nuovo al punto che gli viene di nuovo legata la libertà appunto tramite la sua libera volontà, tramite l’abuso della sua volontà, che venga di nuovo trasferito nello stato di totale non-libertà che è oltremodo tormentoso, che egli stesso diventa materia, a cui ha teso durante il suo cammino terreno. Allora l’avversario ha ben riportato la vittoria, mentre ha impedito il ritorno a Me, ma lo ha soltanto rimandato, e lo spirituale che ha creduto di conquistare per sé mediante la sua influenza, viene nuovamente sottratto al suo potere ed alla sua influenza. E questo significa anche l’indebolimento di sé stesso di nuovo per un tempo infinitamente lungo. Il Mio Regno non è di questo mondo. Queste Parole dovrebbero significare chiaramente per voi uomini, che cosa avete da pensare del mondo terreno, se in genere siete interessati di prendere una volta possesso del Mio Regno. Ma proprio gli uomini mondani, i materialisti, si accontentano del possesso di questo mondo, non tendono a nessun Regno spirituale, perché sono già totalmente in balia del padrone di questo mondo, benché non lasciano valere nemmeno lui come un essere da cui vengono influenzati, perché lui li colpisce con totale cecità, li ostacola nel riconoscere una Luce per quanto debole, lui accende loro delle luci d’abbaglio, che rendono impossibile vedere una giusta Luce. Ed Io non impedisco il suo agire, dato che si tratta della decisione nella libera volontà che l’uomo deve svolgere sulla Terra. I Miei Mezzi d’Aiuto potrebbero però contribuire ad un cambiamento della volontà, perché consistono prevalentemente nel fatto di portare davanti agli occhi degli uomini la periturità della materia, togliendo loro sempre di nuovo il loro possesso, per indurli ad un tendere verso beni imperituri, per cui nel tempo della fine capiteranno sempre di nuovo degli avvenimenti, i quali indicano agli uomini chiarissimamente l’inutilità di ciò che offre il mondo. Io non tralascio nulla con cui agli uomini può ancora essere prestato l’Aiuto, Io faccio di tutto per salvarli dalla sorte di una nuova relegazione, il cui significato gli uomini non conoscono e non lo credono nemmeno, quando viene dato loro questo sapere. E perciò succederanno ancora molte cose prima che sia arrivato l’ultimo giorno, che decide anche irrevocabilmente il destino di tutti gli uomini. 

Amen

16. aprile 1958