domenica 25 ottobre 2026

IL CUORE DEL PADRE

 


LA RISPOSTA FILIALE

« Abba, Padre! »


Al Padre chino su di noi dobbiamo rispondere con uno slancio filiale. I primi cristiani lo avevano compreso: lo dimostra il particolare fervore che mettevano nell'invocazione: « Abba, Padre ». « Abba » era la parola con la quale Gesù si era rivolto al Padre nella preghiera più commovente che mai egli avesse pronunciato, l'angosciata preghiera del Getsemani: « Abba, Padre, tutto è possibile a te » l. In questa parola Gesù esprimeva il suo affetto filiale in ciò che esso aveva di più tenero e di più intimo, perché « Abba » era, presso i giudei, l'appellativo con cui il bambino si rivolgeva al padre. I discepoli di Gesù erano rimasti colpiti e meravigliati nell'udire il Maestro usare quell'appellativo, che presupponeva una così grande familiarità col Padre celeste. Poter rivolgersi a Dio chiamandolo « Padre », non in senso vago e distante e con una deferenza solenne, ma nel significato più reale e con l'abbandono affettuoso di un figlio nei suoi rapporti col padre della terra, appariva loro cosa nuova e mirabile. Volendo imitare Cristo e avendo coscienza di vivere la sua vita, si affrettarono a fare proprio quel vocabolo; e per poterlo ripetere con le labbra di Gesù, lo conservarono preziosamente nella sua forma aramaica, « Abba », e lo rivolsero a loro volta al Padre celeste di cui erano divenuti i figli.

Tale era l'ardore che mettevano in questa parola, da far dire a san Paolo che essa era un grido, cioè una parola che prorompeva con vivacità tutta particolare: « Tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio, scriveva egli ai Romani, sono figli di Dio. Infatti voi non avete ricevuto lo spirito di schiavitù per ricadere ancora nel timore; ma avete ricevuto lo spirito di adozione filiale, per il quale esclamiamo: «Abba, Padre!». Quel grido proveniva dall'intimo dei loro cuori cristiani, poiché era la testimonianza della loro adozione da parte del Padre - e della loro qualità di figli; ed era lanciato dallo Spirito Santo, dimorante in quelle anime per stabilirvi e mantenervi la filiazione divina: « La prova che voi siete dei figli, diceva l'apostolo ai Galati, è che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo per gridarvi: «'Abba Padre!' ». Niente dimostra con maggior evidenza la sublimità di questo grido: esso è opera dello Spirito Santo, cioè di Dio stesso, o, più esattamente, dello Spirito. del Figlio. È Cristo, in qualità di Figlio del Padre, che fa risuonare di nuovo per mezzo del suo Spirito il nome che egli dava al Padre durante la sua vita terrena. E a questo nome é unito ancora tutto l'entusiasmo che suscitava in Gesù.

I primi cristiani si rendevano conto che usarlo era un privilegio, una audacia; ma sapevano anche che ciò rispondeva a un desiderio formale del loro Maestro. Cristo aveva prescritto ai suoi discepoli di in- , cominciare le preghiere con le parole: « Padre nostro che sei nei cieli ». Mentre taluni moltiplicavano gli appellativi onorifici, nella speranza di guadagnarsi più sicuramente la benevolenza di Dio, Cristo aveva raccomandato una sola parola, quella che rendeva maggiormente onore al Padre celeste e ne attirava più vivamente il favore, in quanto esprimeva tutto il suo cuore paterno.

« Padre nostro »: è il punto di partenza ed é il fine supremo. In queste due parole sono racchiuse tutte le vedute divine sul mondo, tutto il destino dell'umanità e di ciascuno di noi. Esse confermano il disegno primordiale col quale il Padre celeste ha meditato di farci figli suoi, e ogni volta che le pronunciamo noi ricordiamo, in certo modo, quella prima intenzione di pura generosità che é scaturita dal cuore del Padre con forza sovrana, quella energia venuta dall'eternità per elevarci alla qualità di figli.

Esse evocano l'atto della creazione col quale il Padre ci ha dato l'essere e la cura minuziosa con la quale ha ordinato ogni cosa nell'universo per il nostro bene, volendo ricolmare di doni coloro che amava come figli. E suggeriscono soprattutto il dramma della redenzione, perché Dio non divenne completamente e ufficialmente nostro Padre se non al momento della risurrezione di Cristo, dopo il sacrificio del Calvario. Dire « Padre » è ricordare al Padre celeste il prezzo che egli ha pagato per il nostro riscatto dalla schiavitù del peccato, il dono sublime del Figlio in cui il suo amore ha superato se stesso, è chiedergli di considerare in noi non la nostra debolezza e i nostri limiti umani, ma il volto di Cristo sacrificato per noi. Perciò non soltanto la voce di Cristo echeggia nell'invocazione: Abba! Padre! ma anche il suo volto di Redentore traspare nel nostro quando ci rivolgiamo al Padre.

Infine, nell'appellativo « Padre nostro » è contenuto tutto il programma dell'avvenire fino allo stadio finale cui deve pervenire l'umanità; perché l'immensa impresa della salvezza è ordinata al fine di stabilire nel modo più ampio e più profondo la paternità divina sugli uomini. L'opera di santificazione che lo Spirito Santo compie in noi ha lo scopo di farci diventare integralmente figli del Padre nel Figlio suo Gesù Cristo; o, il che è lo stesso, di far penetrare sempre più profondamente nelle nostre anime il regno della paternità divina. La vera storia della nostra vita può riassumersi nello sviluppo e nell'approfondimento della nostra filiazione divina: la sola cosa che importi, quella a cui convergono tutti gli avvenimenti quali si svolgono agli occhi di Dio e sono diretti dalla sua Provvidenza.

Alla fine dei tempi, secondo la parola di san Paolo.

Cristo, che avrà sottomesso a sé tutti gli esseri, rimetterà il suo regno al Padre, « affinché Dio sia tutto in tutti » '. Non dobbiamo intendere questo passaggio di sovranità da Cristo al Padre come un semplice gesto esteriore; poiché lo scopo che Cristo persegue costantemente è di fare in modo che Dio sia tutto in tutti, ne consegue che la sovranità del Padre dev'essere instaurata nell'intimo degli esseri. Infatti, prendendoci e assimilandoci a sé, egli ci dà un'anima filiale, un'anima che si apre sempre più all'amore del Padre e se ne lascia invadere. Così, tutto in noi si orienta sempre più verso il Padre, quel Padre « da cui tutto viene e per il quale esistiamo »; a poco a poco il Padre diviene tutto in noi. L'appellativo « Padre nostro », inteso in senso plenario, annuncia questa presa di possesso totale dell'umanità da parte del Padre e del suo amore.

Esso sottolinea nello stesso tempo l'aspetto comunitario della venuta del Padre nell'interiorità delle anime. È significativo, infatti, che Gesù ci abbia raccomandato l'espressione « Padre nostro » piuttosto che « Padre mio ». La paternità celeste si stabilisce e si esercita nei confronti di ciascuno di noi, e l'amore del Padre per ciascuno non é minore di quanto sarebbe se si rivolgesse a una sola persona: in altre parole, ciascuno é amato con altrettanto affetto che se fosse solo. Anzi, lo é ancora di più, perché é amato in una comunità in cui l'affetto distribuito a tutti arreca un maggior profitto a ciascuno. Nel disegno primordiale del Padre era desiderata e voluta una comunità di figli, un'immensa famiglia che avrebbe avuto la sua prima sorgente di coesione nel suo unico amore paterno. Perciò la nostra risposta dev'essere familiare, comunitaria. Noi diciamo « Padre nostro » non semplicemente per il fatto che siamo in parecchi ad avere lo stesso Padre, ma perché quest'unica paternità stabilisce tra noi un legame possente e solido, unendoci indissolubilmente in una comunità d'amore.

Perciò questo appellativo, implicante la nostra creazione, la nostra redenzione e il nostro destino finale, attesta in modo particolare la carità che unisce coloro che lo pronunciano e presuppone una fondamentale disposizione di benevolenza verso il prossimo e d'intesa con esso. Ogni divisione tra gli uomini smentisce, per così dire, le parole « Padre nostro », opponendosi all'unità che è propria di un amore paterno universale. Spesso la preghiera insegnata da Gesù provoca un esame di coscienza sull'atteggiamento di carità, a proposito del perdono delle offese, che domandiamo nella misura in cui noi stessi lo pratichiamo. Ma l'esigenza di amore reciproco si trova già contenuta nelle parole « Padre nostro », in modo che noi non possiamo incominciare la preghiera e pronunciarla sinceramente se non con una coscienza fraterna nei riguardi del prossimo.

È dunque volgendo al Padre uno sguardo unanime che noi affermiamo la comunità attuale degli uomini e dei cristiani, quella che si è già realizzata e alla cui attuazione tendono i nostri sforzi, e la comunità ideale, quella che si realizzerà completamente alla fine dei tempi, in un mondo nuovo, quando l'amore paterno avrà preso interamente possesso dell'umanità. Dire « Padre nostro » è aspirare a questa comunità ideale, a questo regno totale dell'amore.

Ed è anche esprimere la esaltante realtà che il Padre già ci appartiene. Noi lo diciamo « nostro » non solo perché ha già preso possesso del nostro essere e desidera possederci completamente, ma perché vuole lasciarsi possedere da noi; egli non ci prende che donandosi. Sarebbe grande sventura per noi se disprezzassimo questo dono in cui il Padre si dà a noi con tutto ciò che possiede, questo dono immenso che può entrare in noi solo se lo accogliamo. Poiché conosce la nostra piccolezza e la nostra limitata possibilità di recezione, il Padre ci ha dato la capacità del Figlio suo perché possiamo accoglierlo in pienezza; con la grazia ci ha donato le braccia e il cuore di Cristo perché siamo in grado di riceverlo con tutte le sue ricchezze paterne. Sono quelle braccia che gli tendiamo e quel cuore che gli offriamo quando ci rivolgiamo a lui con l'appellativo « Padre nostro ». Grazie a questa dilatazione di noi stessi dovuta alla presenza di Cristo, noi abbiamo la gioia di possedere il Padre, il « Padre nostro » che ci appartiene definitivamente.

Di Jean Galot s. j.


Siano un esempio per i loro figli e per i loro simili... La paternità viene da Dio e deve riprendere il suo giusto posto tra gli uomini...

 


San Giuseppe e Nostra Signora d'America - Apparizioni a Suor Mary Ephrem


All'inizio di ottobre 1956, circa una settimana dopo la prima Apparizione di Nostra Signora d'America, San Giuseppe, sebbene io (Suor Mary Ephrem) non lo vedessi in quel momento, mi rivolse le seguenti parole: "È vero, figlia mia, che immediatamente dopo la mia concezione, fui, attraverso i futuri Meriti di Gesù e a causa del mio Eccezionale Ruolo di futuro Padre Vergine, purificato dalla macchia del peccato originale. Fui da quel momento Confermato nella Grazia e non ebbi mai la minima macchia sulla mia anima. Questo è il mio Privilegio Unico tra gli uomini. Il mio Cuore Puro fu anche dal primo momento dell'esistenza infiammato d'amore per Dio. Immediatamente, nel momento in cui la mia anima fu purificata dal peccato originale, la Grazia vi fu Infusa in tale abbondanza che, escludendo la mia Santa Sposa (Beata Vergine Maria), Superai la Santità del più Alto Angelo nel Coro Angelico. Il mio Cuore soffrì con i Cuori di Gesù e Maria. La mia fu una sofferenza silenziosa, poiché era la mia Speciale Vocazione nascondere e proteggere, finché Dio Volle, la Vergine Madre e il Figlio dalla malizia e dall'odio degli uomini. Il più doloroso dei miei dolori fu che sapevo in anticipo della Loro Passione, ma non sarei stato lì per consolarli. La Loro futura Sofferenza mi fu sempre presente e divenne la mia Croce quotidiana. Divenni, in Unione con la mia Santa Sposa, Co-Redentore del genere umano. Attraverso la compassione per le Sofferenze di Gesù e Maria, cooperai, come nessun altro, alla Salvezza del mondo."

Enciclica Quamquam Pluries di Papa Leone XIII 8.15.1889 - "San Giuseppe, di sangue reale [Linea Messianica di Davide], è stato proclamato Patrono della Chiesa, e da essa si attende un beneficio singolare dal suo Patrocinio e Protezione... si avvicinò più di chiunque altro all'Eminente Dignità con cui la Madre di Dio supera così Nobilmente tutte le nature create... egli è partecipe della Sua Sublime Dignità. Giuseppe risplende tra tutta l'umanità con la più Augusto Dignità, poiché per Volontà Divina, fu il custode e padre del Figlio di Dio."

18 marzo 1958, Vigilia della Festa di San Giuseppe, egli (San Giuseppe) apparve a Suor Mary Ephrem come promesso da Nostra Signora d’America e disse: "Inginocchiati, figlia mia, perché ciò che udirai e scriverai condurrà innumerevoli anime a una Nuova Via di Vita. Attraverso di te, piccola, la Trinità desidera far conoscere alle anime il suo Desiderio di essere Adorata, Onorata e Amata all’interno del Regno, il regno interiore dei loro cuori."

"...I padri devono venire da me, piccola, per imparare l’obbedienza all’autorità: alla Chiesa sempre, come portavoce di Dio, alle leggi del paese in cui vivono, nella misura in cui queste non si oppongono a Dio e al prossimo. La mia fu obbedienza perfetta alla Volontà Divina, come mi fu mostrata e rivelata... I padri imitino anche la mia grande purezza di vita e il profondo rispetto che nutrivo per la mia Immacolata Sposa. Siano un esempio per i loro figli e per i loro simili... La paternità viene da Dio e deve riprendere il suo giusto posto tra gli uomini... Desidero che le anime vengano al mio Cuore per imparare la vera unione con la Volontà Divina."

19 marzo 1958, San Giuseppe apparve nuovamente: "Figlia mia, desidero che sia riservato un giorno per onorare la mia Paternità... Onorando in modo speciale la mia Paternità, onorate anche Gesù e Maria. La Trinità Divina ha affidato a noi la pace del mondo. L’imitazione della Sacra Famiglia, figlia mia, delle virtù che abbiamo praticato nella nostra piccola casa di Nazareth è la via per tutte le anime verso quella pace che viene solo da Dio e che nessun altro può dare... Così dovrebbe essere onorato colui che il Re desidera onorare."

"Il Santo Padre non deve aver paura, perché sono stato Nominato suo Protettore Speciale. Come Dio mi scelse come Custode Speciale di Suo Figlio, così mi ha scelto come Custode Speciale di colui che, nel Nome di Cristo, è il capo del Corpo Mistico di quello stesso Figlio sulla terra."

Mentre mi inginocchiavo (Suor Mary Ephrem) per ricevere la Sua Benedizione, sentii le Sue mani sulla mia testa e udii le parole: "Che Gesù e Maria attraverso le mie mani ti concedano la Pace Eterna."

30 marzo 1958, Gesù, Maria e San Giuseppe apparvero: "Io sono il Protettore della Chiesa e della casa... I miei figli onorino il mio Cuore Purissimo in modo speciale il Primo Mercoledì del mese, recitando i Misteri Gaudiosi del rosario in memoria della mia vita con Gesù e Maria, dell’amore che ho nutrito per loro, del dolore che ho sofferto con loro. Ricevano la Santa Comunione in unione con l’amore con cui accolsi il Salvatore per la prima volta e ogni volta che Lo tenni tra le mie braccia. Coloro che mi onoreranno in questo modo saranno consolati dalla mia Presenza al momento della loro morte, e io stesso li condurranno Salvi alla Presenza di Gesù e Maria." (Lettera datata 15 aprile 1958)


La grazia e la misericordia avranno il sopravvento per il bene di ognuno e di tutti

 


 IL  MILLENNIO


La liberazione da ogni male è la componente storica che ogni uomo dovrà accogliere, rendendosi documento di docilità e amore all’azione solenne e soave dello Spirito Santo.  

La verità e l’amore prenderanno i lori veri contorni alla vista umana, abituata al degrado multiforme della società, per cui lo stupore sarà grande.  

Verranno concesse grazie immense e la riunificazione reale ed ideale delle Chiese.  

La liberazione presuppone sempre l’avvento di un nuovo regno di pace e di gloria.  

Nel caso specifico della liberazione dal male l’uomo carnale e concupiscente attuerà ogni stratagemma, pur di soffocare anche nel sangue la vita, lavando così le vesti, e non solo le vesti, di coloro che amano veramente Dio.  

Nel Cuore Immacolato di Gesù e di Maria l’umanità tutta troverà conforto e protezione.  

Tutto ciò che è stato sarà valutato quale contributo alla risalita, per il riemergere della vera potenza di Dio.  

Spezzate le catene dell’egoismo e del male, in ogni sua possibile esaltazione, l’umanità tutta avvertirà che con il Signore non sono possibili i compromessi, per cui la grazia e la misericordia avranno il sopravvento per il bene di ognuno e di tutti.  

Tutto sarà ricondotto all’ordine primario dall ’impegno delle schiere degli angeli, che dall ’eternità adorano e servono Dio. 

Nell’opera propria dell’Amore Divino la gioia del ritorno di ogni perfezione sarà grande.  

Il mutarsi dell’acqua in vino sarà la dimostrazione che è giunta per Gesù veramente l’ora della sua manifestazione perpetua, del suo essere Sposo, direttore di mensa e Dio stesso, che compie nel cuore umano il miracolo dell’amore.  

Il sopraggiungere dei valori inestimabili dei martiri di ogni tempo farà sì che la gloria sia fulgido amore.  

La regalità divina è riservata ad ogni uomo che, in unità con Gesù, avrà salito il Calvario esclusivamente per amore.  

La memoria di Dio non è labile, non si confonde, eppure saprà dimenticare il peccato umano, pur di amare teneramente l’opera più bella della sua creazione.  

3/2/1992  

Scritti di Anna Maria Ossi 


Il millennio si può definire  

quale grande ritorno  

dell’umanità redenta al Padre 

 

Il millennio è il tempo della riconquista  

della perfezione umana  

secondo il pensiero del Padre 

 

Il millennio vedrà sancita  

la Volontà di Dio e  

naturalizzata l’umiltà 


La voce dello Spirito

 


Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio (Mc 3, 5)


La voce dello Spirito

Dice il Signore: «Ciò che è generato dalla carne è carne, ciò che è generato dallo Spirito è spirito». Dunque, si tratta di una nascita spirituale, e si nasce dallo Spirito, mediante la Parola e il sacramento.

Lo Spirito è presente perché si possa nascere; lo Spirito da cui nasci è presente invisibilmente, perché nasci in maniera invisibile.

Il Signore infatti continua: «Non meravigliarti perché ti ho detto: dovete nascere di nuovo.

Lo Spirito soffia dove vuole, tu senti la sua voce ma non sai da quale parte venga e dove sia diretto», nessuno vede lo Spirito: come possiamo allora sentirne la voce?

Viene cantato un salmo?

È la voce dello Spirito.

Viene annunciato l'evangelo?

È la voce dello Spirito.

Si proclama la parola di Dio?

È la voce dello Spirito.

«Tu senti la sua voce ma non sai da quale parte venga e dove sia diretto».

E altrettanto sarà di te se nascerai dallo Spirito: chi ancora non è nato dallo Spirito, non saprà da dove tu venga né dove tu vada.

Il Signore infatti aggiunge: «Cosi è di ciascuno che è nato dallo Spirito».

S. Agostino


"Mamma, no! No, mamma! Mamma, no! Io voglio vivere, mamma! Fammi vivere! Fammi vivere, mamma! mamma! mamma! mamma!...". Era un embrione che, desideroso di vivere, tentava di sottrarsi, non cessando di gridare e di piangere.

 


Julia scrive:

"Era un venerdì, giorno di riposo. Tredici lebbrosi arrivarono nella mattinata. Anche se sofferente, io andai loro incontro, sostenuta da qualcuno, per stringere loro la mano e baciarli. Io pregai pure per loro con tutto il mio cuore. Io mi dibattevo tutta sola in mezzo alle mie sofferenze, allorché Marco e Marta entrarono nella mia camera. Vi restarono a lungo prima di andarsene salutandomi. Erano le 15,40. II mio corpo cominciò a gonfiarsi ed a rotolarsi per tutta la stanza, provando i dolori del parto e i dolori degli embrioni. Fu allora che entrai in estasi e intesi la Vergine.

La Vergine: "Figlia mia beneamata! Potrai tu soffrire di più?". Julia: "Si, Madre. Se almeno io posso ottenere la salvezza di coloro che uccidono i bambini, io sono del tutto pronta a sopportare non m' importa quale dolore". La Vergine: "Grazie, figlia mia! Grazie alle sofferenze che tu sopporterai oggi, cinquemila anime convertite saranno offerte a Dio. Bisogna farlo sapere a molte anime (far sapere che spetta a noi far penitenza al posto di queste anime). Ricordando i bambini che esse hanno rifiutato con l' aborto, molte anime riceveranno la grazia della conversione. Perché molte anime camminano miseramente per la strada dell' inferno, non sapendo che esse sono degli assassini, perché ammazzano senza pietà alcuna (i loro piccoli).

Dopo averli privati della loro dignità umana, quale supplizio può ben essere più atroce di quello di queste piccole vite, costrette a subire castighi mostruosi che tocca ai genitori stessi di subire? E si tratta di piccole vite senza peccato! Io non posso non sentirmi triste di fronte all' ignoranza e all' indifferenza dei genitori che sono giunti ad uccidere delle vite sacre che Dio aveva loro affidato, calpestandole brutalmente con i piedi, pestandole, schiacciandole e dilaniandole crudelmente. È per questo che mostrandoti lo spettacolo delle "piccole vite", che implorano di lasciarle vivere, io desidero che molti peccatori facciano penitenza e ritornino a me. Io ti prego di far sapere a tutti che, dal momento in cui "una piccola vita" é formata nel grembo di sua madre, essa non é più un grumo di sangue, bensì un essere in cui circola la vita".

Julia: "Si, Madre! Io mi auguro che tutto ciò che voi desiderate si realizzi". Fu allora che in cominciai a soffrire, provando nausea, prendendo la posizione di un embrione e tenendo le ginocchia con le due mani incrociate, con i piedi raggomitolati. Al momento in cui si cerca di provocare 1' espulsione della creatura, io gridai a gran voce; "No! No! No!" a causa del dolore provocato dallo strumento di ferro che affondava profondamente. Fu un grido stridulo, inesprimibile. Era la piccola creatura che tentava di sottrarsi gridando: "Mamma! mamma! mamma!", Non si può davvero dire che questo tormento sia stato meno atroce di quello dell' inferno.

Io mi dibattevo talmente, saltando, rotolandomi attraverso la stanza, mentre il mio corpo aveva assunto la forma di un bebè (la forma di un embrione, nel seno della madre), al punto che Marco e Marta non riuscivano più a tenermi. Essi dovettero chiamare varie altre persone per farsi aiutare, perché erano sfiniti. Il bambino che desiderava vivere supplicava la sua mamma: "Mamma, no! No, mamma! Mamma, no! Io voglio vivere, mamma! Fammi vivere! Fammi vivere, mamma! mamma! mamma! mamma!...". Era un embrione che, desideroso di vivere, tentava di sottrarsi, non cessando di gridare e di piangere.

Coloro che in quel momento mi stavano attorno mi dissero dopo che, se quello non fosse stato un "mistero soprannaturale", io non avrei potuto agitarmi in quella maniera, cosi violentemente, per la durata di tre ore. In effetti, io avevo provato durante tutto quel tempo le sofferenze di un embrione e quelle del parto, e questo in uno stato di spossatezza totale, sfinita anche per non aver mangiato da molto tempo. Dovetti soffrire quattro volte le sofferenze di embrioni... Coloro che mi avevano aiutato mi dissero dopo d' aver pianto tanto vedendomi soffrire cosi e trovandosi nell' impossibilità, sul momento, di pregare..."

"Gloria e lode a te, Signore!"

29 luglio 1988

Julia Kim’s


Crimini governativi e menzogne della stampa

 


Il Mistero dell’Iniquità


Gli anni 2000: il controllo dei media aiuta a mantenere  i cittadini in uno stato di ignoranza condizionata 

È proprio questo tipo di cittadinanza, all’erta e ben informato, ad  essere ormai una rarità in quei paesi dove la censura e la disinformazione  ufficiale mantengono le masse in uno stato di ignoranza condizionata,  impedendo loro di esercitare il proprio potere sovrano di autogoverno  e rovesciando quindi de facto il potere repubblicano, riducendolo ad un  mero regime burocratico e dittatoriale.

Fu proprio all’indomani degli attacchi dell’11 settembre che il  governo Americano, guidato da George W. Bush424 membro di alto grado di una setta segreta, fece sapere – grazie alla grancassa della  stampa asservita – che d’allora in avanti i cittadini degli Stati Uniti, una  nazione fondata su principi di libertà ed uguaglianza, avrebbero dovuto rinunciare ad alcune delle proprie libertà per la salvaguardia  della sicurezza nazionale. In questo modo, la sovranità di una  nazione governata dai propri cittadini venne svenduta alle varie agenzie  governative che li avrebbero ridotti al rango di soggetti inermi, al fine  di ‘proteggerli’ dai ‘terroristi’. 

Il governo Federale ha continuato incessantemente a ripetere  questo mantra per tutti i 10 anni successivi agli attacchi terroristici,  e nel frattempo ha aumentato costantemente la morsa oppressiva  della ‘sicurezza’ attorno al collo dei cittadini, al punto da rendere gli  Stati Uniti d’America – fino ad allora un simbolo di libertà – uno degli  stati di polizia più burocraticamente repressivi al mondo. E oggi, sotto  l’amministrazione del massone di alto grado Barack H. Obama (tra  l’altro lontano parente sia di Bush che di Cheney), questo stato di cose  è stato ulteriormente esacerbato. 

Per ridurre i cittadini degli Stati Uniti ad un’accettazione passiva  di qualsiasi politica imposta dal governo, e per far credere loro che  un simile stato di cose sia stato deciso a loro interesse e beneficio, è  indispensabile esercitare un controllo sui sui mezzi di comunicazione  di massa controllati dalle banche e dalle grandi imprese, in modo che  essi nascondano volontariamente i gravi crimini commessi dal governo  e le vere motivazioni delle guerre da esso scatenate (che in realtà  vengono portate contro quegli stessi cittadini che il governo dovrebbe  teoricamente proteggere). Un’altra funzione propria degli organi  d’informazione asserviti al potere è quella di sviare e reindirizzare  l’attenzione ed i sospetti della gente verso certi gruppi ed individui,  indicati dal governo. Nel fare tutto questo, la stampa al servizio delle  grandi imprese si comporta esattamente come il “Ministero della Verità”  descritto da Orwell. 

Padre Paul Kramer

sabato 24 ottobre 2026

La Creazione del Mondo

 


L’uomo al bivio.

 



L’uomo al bivio


Gabriele, Arcangelo di Dio e di Maria Regina degli Angeli:

«È vicino il tempo dell’uomo di Dio. Sarà il tempo in cui quelli che seguono Satana moriranno. Sarà il Tempo in cui, quelli che amano Dio e Gli ubbidiscono vivranno.

E’ IL TEMPO DEL GRANDE GIUDIZIO ANNUNCIATO NELLA BIBBIA. È IL TEMPO IN CUI DIO O DISTRUGGERÀ IL MONDO O PORTERÀ IL PERIODO DI PACE.

La scelta dev’essere fatta dagli uomini. La decisione dovrà essere presa da quanti amano Maria.

Conoscete la via per decidere, ma sapete che è in pericolo? Questo libro vi aiuterà nella vostra decisione, perché renderà chiare le due vie, una delle quali è più la sicura. Solo una è migliore. Gli uomini ora sono al bivio. Che via imboccheranno?

Su una mano l’uomo tiene la fede del potere delle proprie conquiste, sull’altra vi è la nuova via, che è stata percorsa poco, ma che conduce al Cielo.

Attraversate la porta stretta, che è la Vergine Maria e vi troverete sulla strada del Paradiso con Cristo stesso come vostra guida e compagno. Attraversate la porta larga di Satana e vi troverete in un paradiso di stolti con la distruzione proprio davanti ai vostri occhi.

Che sarà? Solo ogni individuo può decidere. Le decisioni di tutto il popolo di Dio saranno registrate nella Sua mente. Saranno valutate, saggiate e sarà presa la Sua decisione.

«DISTRUGGETE IL MONDO!», dirà la Sua mente, oppure «PORTATE PACE SULLA TERRA!», sarà detto. E presto si giungerà ad una delle due conclusioni».



Distruggete il mondo


«Gli uomini hanno deciso con le loro mancanze, di respingere la petizione di Maria. Dio sarà costretto ad occuparsi duramente della Sua più alta creazione sulla terra.

Così facendo, Egli dovrà anche distruggere le creature inferiori, perché le bestie, gli uccelli, gli insetti, i serpenti e i pesci morranno insieme con gli uomini.

Il primo soffio è caduto. L’influenza ha percorso il mondo intero, portando miseria a molti e ad alcuni la morte. Malattie di proporzioni epidemiche sono il flagello di Dio che scenderà di nuovo quest’inverno, dopo il flusso di morte proveniente dall’Oceano Pacifico. La prossima malattia colpirà SOLO I BAMBINI.

State attenti alla febbre mortale che non nasce in nessun luogo, ma vi porta via i bambini in un’ora che non sapete. I BAMBINI NON ATTRAVERSERANNO LA TRIBOLAZIONE, PERCHÉ ESSI NON HANNO PECCATO. Saranno colti dalla morte e portati subito in Cielo per vivere per sempre con Dio.

Se non sono battezzati, vivranno fuori del luogo ove risiede Gesù, ma senza dolore o afflizione.

Le grida degli uomini perforeranno i cieli e malediranno Dio per la morte dei bambini.

Gli uomini non conoscono i Suoi pensieri finché non accade loro una tragedia: allora molti Lo maledicono a causa della loro sorte avversa. Solo pochi accettano la tragedia con coraggio. Se Maria protegge un bambino, questi non morirà. Solo la grande, amorosa, misericordiosa Madre di Dio può preservare un bambino dalla morte. Ella protegge quanti L’amano e sono Suoi figli. Ella conosce i Suoi. Afferra le mani dei Suoi piccoli ed ESSI VIVONO, NON PER VEDERE LA TRIBOLAZIONE, MA PER ESSERE PORTATI IN UN LUOGO SICURO INSIEME AGLI ADULTI CHE HANNO SCELTO DI SEGUIRLA.

Seguiranno rapidamente alcuni terremoti dopo la presa dei bambini. La terra si spaccherà, gemerà e tremerà. Gli edifici crolleranno e le montagne si sposteranno. Ma gli uomini morranno.
La Città di New York cadrà e vi saranno altre malattie, rese ancora più gravi da tempeste orribili che pochi possono immaginare. I lampi fenderanno i cieli continuamente. Scoppieranno tuoni ed echeggeranno su tutta la terra. La pioggia causerà inondazioni e i senza tetto, a causa degli eventi scatenati morranno per assideramento. Pochi uomini sopravviveranno fino a quel momento. Ma il peggio dovrà ancora venire. Durante i terremoti i vulcani erutteranno e la lava fusa sarà scagliata alta in aria per ricadere fragorosamente sulle città. Fiumi di lava ardente copriranno grandi distese di terra. La terra verserà il suo nucleo interno sulla terra, e il calore sarà insopportabile. Gli animali moriranno. Gli uomini moriranno. Nel mare spunteranno i vulcani e la lava sibilando si rovescerà nell’acqua ed emetterà nell’aria vapore per poi cadere come pioggia sulla terra disastrata, portando con essa, cenere cosmica.

IN QUESTO TEMPO, GLI ESERCITI DEGLI ANGELI DARANNO BATTAGLIA A SATANA E I SUOI SEGUACI. IL MALE NON SARÀ PIÙ. LA TERRA INIZIERÀ UNA MERAVIGLIOSA TRASFORMAZIONE a causa della cenere depositata sulla sua superficie dopo le eruzioni. COMINCERÀ LA NUOVA TERRA».



Portate pace sulla terra


«Se gli uomini scegliessero così, DIO PORTEREBBE UN’ERA DI PACE ALLA TERRA.

Egli deve solo inviare i Suoi Angeli, guidati da Cristo, a combattere contro Satana. Ciò si svolgerebbe sul piano spirituale, senza che gli uomini siano presenti ad essa e poi, verrebbe il Giorno del Giudizio così a lungo atteso.

QUELLI CHE HANNO SEGUITO SATANA VERREBBERO MANDATI A VIVERE CON SATANA ALL’INFERNO. QUELLI CHE HANNO SEGUITO DIO EREDITERANNO LA TERRA GOVERNATA DA CRISTO, PORTANDO FINALMENTE PACE, PROSPERITÀ E GIOIA.

Non morte, non tribolazione, non vita in odio o guerra o malattia o povertà. Maria, LA SOLA CHE CONOSCE IL PIANO DI DIO, rivelerà le meraviglie mai svelate prima agli abitanti della Terra.
Oh, la Bontà generosa di Dio non è stata mai conosciuta dalle Sue creature, perché il peccato ha offuscato la mente sicché la mente di Dio sia per essi ancora un mistero. Ma non a lungo, perché il tempo della preparazione è giunto e Dio vuole che l’uomo sia edotto di una parte del piano in modo che, quando questi eventi cominceranno ad accadere, non sia preso dalla paura e muoia.

DIO, NELLA SUA MISERICORDIA, VUOLE PREPARARE I SUOI FIGLI ALLA NUOVA TERRA.

Il sole non ci sarà più, né le stelle, la luna o qualsiasi altra cosa nota all’uomo nei cieli.

LA TERRA SARÀ TRASPORTATA NEL POSTO PREPARATO PER ESSA, VICINO AL CENTRO DELL’UNIVERSO, VICINO A DIO.

Il centro della terra la riscalderà dall’interno ed essa sarà per sempre calda. La luce sarà come già descritta e non vi sarà più notte. La luna non ci sarà più.

ANCHE IL NUOVO CIELO SARA VICINO ALLA TERRA. GLI UOMINI POTRANNO VEDERE I SANTI E GLI ANGELI, PARLARE CON LORO CON IL LINGUAGGIO DELLA MENTE».

Margerita Sampair


IL MISTERO DELLA NOSTRA INTIMITÀ CON DIO

 


PER QUALE MOTIVO L'INTIMITÀ DIVINA NON SI REALIZZA NELLE NOSTRE VITE?


È una temibile questione, quella che ora andiamo ad affrontare. Esigerà da noi uno sguardo lucido e leale sulla nostra vita, una confessione delle nostre miserie, delle nostre insufficienze, delle nostre viltà, delle nostre freddezze verso Dio. Più di una constatazione sarà umiliante per il nostro amor proprio. Ma che importa! A volte è necessaria una luce forte per non smarrirsi nel cammino e soprattutto per ritornare sulla rotta sicura, se eravamo deviati.

Andiamo, dunque, a porci di fronte alle nostre vite così come si sviluppano attualmente, nella nostra vocazione, con ciò che comportano di lavori umani, di preoccupazioni, di attività apostoliche, così come ci trovano con tutte le nostre risorse umane e spirituali. In una parola: ciò che forma l'intimo della nostra anima con le sue gioie, le sue prove interiori, le sue speranze, tutto ciò che ci compone oggi sotto lo sguardo di Dio. E solleviamo questa questione: perché mai l'intimità divina, di cui ricordiamo le grandezze e le esigenze, non si realizza concretamente nelle nostre vite? Perché le anime di preghiera sono relativamente rare ai nostri giorni o poco numerose tra i cristiani? Proviamo a trovare e a nominare le ragioni di ciò.


PRIMO MOTIVO:

A volte abbiamo un'idea sbagliata riguardo all'intimità divina.

Cosa significa questo? Suppongo che abbiate letto attentamente le pagine precedenti, che vi siate soffermati su di esse e le abbiate meditate. Avete sentito, forse confusamente, che in esse si trovava ciò di cui avevate bisogno. Man mano che la vostra riflessione proseguiva, avete percepito quanto sarebbe desiderabile che tale ideale si realizzasse nella vostra vita. Un invito segreto della grazia, che mantenete in segreto, vi spinge fino a impegnarvi senza riserve. Non è questa la vera via che conduce a Dio? Non è questo il grande sogno che deve nutrire un cuore che ama veramente? Perché questa prospettiva non potrebbe essere vostra e perché non la realizzereste nella vostra vita?


Dubbi? Impossibilità?

Tuttavia, un dubbio vi ossessiona. È doloroso e frena il vostro entusiasmo. "A dire il vero, questa intimità con Dio serve a me? Eminemente desiderabile di per sé, non è un'utopia per quanto mi riguarda? Come possono pretendere che, con una vita come la mia, io possa corrispondere a questa intimità? Capite cos'è la mia vita? Le sue attività professionali, le sue responsabilità familiari, le sue preoccupazioni, i suoi obblighi verso una società molte volte tirannica, l'atmosfera deleteria che respiriamo frequentemente e che si presenta, anche per i migliori tra noi, come deprimente e contraria a ogni vita spirituale continua? Riservate questa intimità a certe anime elette che hanno facilità che noi non conosceremo mai. Hanno, per questo, il tempo di cui dispongono liberamente, la possibilità di astrarsi dal mondo e di pregare con calma, l'assenza di preoccupazioni maggiori che le lasciano libere dalle cure che noi abbiamo tante volte. Devo confessare, questa intimità con il Signore, come è stata appena descritta, non è per me. Forse sarà la mia parte, un giorno, quando la mia missione sarà compiuta, ma ora è impossibile pensare a questo."

***

L.- J. CALLENS, O. P.


Le anime che amano in modo speciale la Madre del Redentore, Ella le coprirà con il Suo manto e le proteggerà come la gallina protegge i suoi pulcini.

 


Le grazie che ogni anima riceverà nella tribolazione degli ultimi tempi e quando le cose si metteranno male, saranno grazie per ciascuno secondo le sue necessità e secondo le sue disposizioni. Io, Spirito di Dio, vi parlo.

Chi è debole riceverà la Grazia di avere forza, chi non sa esprimersi riceverà la Grazia di saperlo fare, chi è pigro riceverà la Grazia della disponibilità, perché Dio è prima di tutto Padre e darà a ogni figlio ciò che è necessario per salvare la sua anima, rispettando la libertà di ciascuno di accettare o meno ciò che Egli dispone e di scegliere il cammino che ognuno liberamente desidera, il cammino della salvezza o quello della perdizione, il cammino di Dio o del diavolo. Io, Spirito di Dio, vi parlo.

Con questo voglio, figli di Dio, incoraggiarvi a non avere paura, perché Dio è un Padre amorevole che si prende cura ammirevolmente dei Suoi figli e, se i Suoi figli non abbandonano il loro Padre Dio, Egli non abbandonerà neppure i Suoi figli.

I Sacerdoti buoni e fedeli al loro ministero e alla Legge di Dio, riceveranno grazie speciali non solo per loro, ma per guidare quante anime si avvicineranno a loro. Aumenterò in loro i Miei sette Sacri Doni, affinché le anime che li cercano non si sentano deluse, né mal guidate. Io, Spirito di Dio, vi parlo.

I Miei Vescovi veri, quelli che amano Dio al di sopra di tutte le cose, avranno anche grazie speciali per guidare il gregge che Dio ha loro affidato, soprattutto i Sacerdoti che sono sotto la loro responsabilità, e così figli di Dio, con tutte queste grazie speciali che il Cielo riverserà, non dovete temere nulla di ciò che verrà, perché il Cielo vi proteggerà in modo speciale. I figli di Maria Santissima, quelle anime che amano in modo speciale la Madre del Redentore, Ella le coprirà con il Suo manto e le proteggerà come la gallina protegge i suoi pulcini. Io, Spirito di Dio, vi parlo.

Ma mentre arriva tutto ciò che è stato annunciato sulla tribolazione, fate orazione e perseverate nei sacramenti, che dovete ricevere con le dovute disposizioni. Confessate tutti i peccati, anche della vostra vita passata, affinché, purificati dall'impurità, la Grazia di Dio abbia più effetto in voi, grazie alle vostre buone disposizioni. Io, Spirito di Dio, vi parlo. La Pace di Dio Altissimo e della Santissima Trinità sia con tutti voi.

Jaén

17 FEBBRAIO 2011


Convenienza del Nome di Maria, scevro d’ogni vizio e ripieno d’ogni virtù

 


SPECCHIO DELLA B.V.MARIA 


Ave, Maria. Questo nome affettuosissimo e dolcissimo, questo nome graziosissimo e nobilissimo, questo nome gloriosissimo e degnissimo conviene ottimamente alla Beata Vergine Madre del Signore. Una Vergine tanto pia fu chiamata Maria convenientissimamente. Maria infatti è colei che fu scevra da ogni vizio e soffusa di ogni virtù. Maria, dico, è colei che fu immunissima dai sette vizi capitali e fu pienissima delle virtù a quelli, contrarie. Maria infatti contro la superbia fu profondissima per umiltà, contro l’invidia fu affettuosissima per carità, contro l'ira fu mansuetissima per mitezza, contro l'accidia fu instancabilissima per attività, contro l'avarizia fu tenuissima per povertà, contro la gola fu temperantissima per sobrietà, contro la lussuria fu castissima per Verginità. Tutto questo noi lo ritroviamo in quegli scritti in cui si parla dei nome di Maria.

In primo luogo vedi, o carissimo, come Maria fu profondissima per l’umiltà. Maria è colei di cui nel capo 1° di Luca si dice (Vers. 38) : Disse poi Maria : ecco la serva del Signore. O ammirabile e profonda umiltà di Maria ! Ecco, l'arcangelo parlando a Maria la dice piena di grazia, su lei è promessa la discesa dello Spirito Santo, Maria è eletta Madre di Dio, Maria già è anteposta a tutte le creature, Maria già è fatta signora del cielo e della terra, e per tutti questi onori non si innalza affatto per superbia, ma si abbassa con ammirabile umiltà, dicendo : Ecco la serva del Signore. Non disse : Ecco la Madre del Signore ; non disse: Ecco la Signora del mondo, ma: Ecco la serva del Signore. Per questo ben dice Beda così (Homil. De Solem. Deipar. Post initium) : " Maria per niente si esaltò dei doni celesti quasi fossero cosa sua, ma per sempre meglio corrispondere ai doni di Dio, pose la mente nella custodia dell'umiltà, rispondendo all'angelo: Ecco la serva .del Signore”. Questo è contro molti che nella prospera fortuna e negli onori, nelle grazie e nelle virtù non si umiliano con Maria e con Cristo ma insuperbiscono con Eva e lucifero. Ma certamente l'umiltà di Maria appare non solo nelle parole ma nel fatto, non solo nella parola della regale risposta, ma anche nel fatto della legale purificazione, non solo nella parola con cui si umiliò come la serva e la schiava, ma anche nel fatto in cui ai umiliò come rea e peccatrice. Maria infatti è colei di cui dicesi nel capo 2° di Luca (Vers. 22) : Quando furono compiuti i giorni della purificazione di Maria etc. O dura e infelice superbia, o superba e infelice durezza del peccatore ! Ecco, Maria senza alcun peccato subisce la legge della purificazione, e tu misero, colmo di peccati non vuoi subire la legge della riparazione?

In secondo luogo vedi, o carissimo, come Maria fu affettuosissima per carità. Maria infatti è colei di cui nel 1° capo di Luca si dice (Vers. 39) : Sorgendo tosto Maria, si pose sollecitamente in cammino fra i monti. Chi la costringeva ad esser sì sollecita nel dovere di carità, se non la carità che ferveva nel suo cuore? Leggiamo che i pastori vennero solleciti al presepio, e che Maria andò sollecita all’ossequio e che Zaccheo discese sollecito per ospitare il Signore. Guai dunque ai pigri nelle opere di carità! - Similmente Maria custodiva col labbro l'amor del prossimo. Essa è colei di cui nello stesso luogo si dice : E avvenne che appena Elisabetta udì il saluto di Maria etc. L'amor del prossimo dunque si deve sempre fomentare col saluto e con altre caritatevoli espressioni. Per cui e l'angelo salutò Maria, Maria salutò Elisabetta, il Figlio di Maria salutò le Marie che tornavano dal sepolcro, dicendo loro (Matth. 28. 9) : Salute. - Guai dunque a coloro che per odio negano al prossimo il saluto. Guai anche a quelli che salutano il prossimo con inganno, come Giuda quando disse : Salve, o Maestro. Oh! con quanta dolcezza sapeva salutare Maria! O Maria, degnati salutare anche noi con la tua grazia. E certamente essa volentieri ci saluta con i suoi benefizi e con le sue consolazioni se noi frequentemente la salutiamo col servirla e col pregarla. Volentieri ella ci saluta con la grazia se volentieri noi la salutiamo con l'Ave, Maria. - Similmente, Maria, non solo aveva la carità in cuore, non solo la nutriva con le parole, ma l'esercitava con le opere. Maria infatti è colei di cui nello stesso luogo si dice : Rimase Maria con lei circa tre mesi. Rimase per servire e consolare Elisabetta ; onde Ambrogio (II in Luc. N. 21) : "Costei che era venuta per servizio, per servire rimase ". - Similmente, Maria, come in tutto era caritatevole col prossimo, così sopra tutto fu piena di amore per Iddio. Maria infatti è colei di cui nello stesso luogo si dice ; E Maria disse : Magnifica l'anima mia il Signore ed ha esultato il mio spirito in Dio, mio Salvatore. L'anima ciò che ama lo magnifica e in quello esulta ; perciò l'anima di Maria magnificò in sì bella maniera Iddio e in Dio con tanto fervore esultò, perché lo amava con somma squisitezza. Del quale amore cosi bene parla Ugo di S. Vittore (De M. Virg. c. 2 - ante finem) : “ Perché nel suo cuore ardeva in modo singolare l’amore dello Spirito Santo, per questo nella sua carne la virtù dello Spirito Santo operava mirabili cose.

In terzo luogo vedi, o carissimo, come Maria fu mansuetissima per mitezza, pazientissima contro ogni avversità. Maria infatti è colei a cui Simeone così parla, come si dice nel 2° capo di Luca (Vers. 34. Seg.) ? 

"E disse a Maria Madre di lui: Ecco, costui è posto a rovina e a salute di molti in Israele, ed in segno cui verrà contraddetto, e la spada trafiggerà la tua medesima anima “. Qui la spada significa l'acerbissima passione o morte del suo Figlio. La spada materiale non può né uccidere né ferire l'anima ; cosi l'acerbissima passione di Cristo, se pur trapassò 1' anima di Maria per compassione, tuttavia né l'uccise per odio né la ferì per la non sofferenza. Maria difatti non odiò mai gli uccisori del suo Figlio, ne mai contro di loro fu impaziente. Poiché se gli altri martiri furono pazientissimi nel loro martirio corporale, quanto più la nostra martire Maria nel suo martirio spirituale ? Del qual nobile martirio dice Girolamo (Epist. cit. n. 14) : " Perché per la spada della passione di Cristo soffrì spiritualmente e più crudelmente. Ella fu più che martire ". O mirabile pazienza e mansuetudine di Maria, che fu pazientissima non solo mentre dinanzi a lei veniva crocifisso il Figlio suo, ma anche quando prima della crocifissione veniva vilipeso per lei, come si dice nel capo 6° di Marco (Vers. 3) : Non è costui il fabbro, figlio di Maria? Dove poco dopo si aggiunge: e si scandalizzavano in lui. In verità è fabbro Cristo, ma un fabbro che ha fabbricato l'aurora e il sole (Psalm. 73. 16.). Oh come sono lungi dalla grazia della mansuetudine di Maria coloro che sono tanto iracondi, tanto impazienti, tanto sdegnosi, come spesso sentono i loro coabitatori, e i vicini e i compagni.

In quarto luogo vedi, o carissimo, come Maria fu attivissima e diligentissima per l’assiduità nelle opere buone. Essa infatti è quella Maria di cui nel 1° capo degli Atti si dice (Vers. 14) : Tutti costoro erano unanimemente perseveranti nell’Orazione con le donne e con la Madre di Gesù. Maria perseverando indefessamente nell'orazione dette l'esempio di come bisogni sempre pregare senza cessare mai (Luc. 18. I). E se Maria pregò su questa terra con tanta assiduità, come non assiduamente pregherà per noi in cielo? Per questo ben ci esorta Agostino dicendo (Serm. 208 append. a. 12) : " Tutti noi imploriamo il patrocinio di Maria con ogni impegno, affinché : mentre con supplice ossequio la celebriamo in terra, essa con assidua preghiera si degni raccomandarci in cielo ". Ma ecco. Maria nostra fu indefessa e assidua non solo col labbro nelle preghiere, ma anche col cuore nelle sante meditazioni. Essa infatti è Maria di cui nel 2° capo di Luca si dice (Serm. 19): Maria poi conservava tutte queste parole meditandole nel suo cuore. Poiché Maria non fu pigra, per questo non fu oziosa e perciò ebbe assidue non solo la mente nelle sante meditazioni) non solo la lingua nelle devote orazioni ma anche le mani nelle opere buone. Per questo, come abbiamo detto sopra, bene rimase Maria con Elisabetta per tre mesi. A che fine ? Risponde Beda e dice (Homil. cit); "Per prestare essa, vergine giovinetta un sollecito servizio ad una donna di età avanzata ". Oh! quanto sei lontano dalla grazia di Maria, o misero accidioso, la cui mente e lingua e mani tante volte sono oziose!

In quinto luogo vedi, o carissimo, come Maria fu tenuissima per povertà. Essa infatti è Maria di cui nel capo 2° di Luca si dice (Vers. 16) : Trovarono Maria e Giuseppe e l’infante reclinato in un presepio. I pastori poveri trovarono la madre povera e l’infante povero in un luogo povero. La qual poveretta madre avrebbe facilmente avuto un buon ospizio; se non fosse stata povera. Nel considerare diligentemente tutto questo, tu misuri fino all’evidenza la povertà di Maria, di cui Giovani Crisostomo dice: "Vedi la grandezza. della povertà di Maria e come qualunque sia povero riceva consolazione". Chiunque certamente per Iddio è volontariamente e volentieri povero, o anche chiunque è povero per necessità, e pazientemente, molto si può consolare della povertà di Maria e di Cristo. Da questa consolazione sono lontani gli iniqui ricchi perché cercano ben lungi altro conforto: onde nel 6° capo di Luca (Vers 24) : Guai a voi, o ricchi, che avete la vostra consolazione!

Non voglio tuttavia far disperare i ricchi perché non solo i pastori poveri trovarono Maria povera e il Figlio di lei povero, ma anche i ricchi re, come si dice nel capo 2° di Matteo (Vers 11) : E entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre. Così quei ricchi che portarono i doni, trovarono i medesimi. I poveri dunque trovano questo conforto per la povertà, e i ricchi lo trovano per la liberalità. Mentre i poveri si conformano a Cristo per la povertà, i ricchi si conformano a Cristo per la liberalità.

In sesto luogo vedi, o carissimo, come Maria fa temperantissima per sobrietà. Essa infatti è quella Maria di cui, si parla nel 1° capo di Luca (Vers. 30, seg) : Non temere, o Maria, poiché hai trovato grazia presso il Signore. Ecco, tu concepirai nel tuo seno etc. Nota che si dice : hai trovato grazia. Maria non avrebbe mai trovato tanta grazia, se la grazia stessa non avesse trovato Maria temperantissima nel cibo e nella bevanda. Non vanno infatti d'accordo la grazia e la gola perché è impossibile che 1' uomo sia insieme grato a Dio per la grazia e ingrato per la gola. È bene dunque chiedere la grazia e fuggire la gola, come si dice nel capo 13° agli Ebrei (Vers. 9) "È ottima cosa che il cuore sia confortato dalla grazia e non dai cibi i quali niente giovarono a quelli che vi andarono dietro. Nota anche che è detto ; Ecco, concepirai nel tuo seno. Non avrebbe mai potuto Maria concepire Dio nel suo seno, se il medesimo seno fosse stato pieno di crapule e caldo di vino, perché " il ventre caldo di vino tosto schiuma nella libidine " (Hieron. Epist. 69, n. 9). Quel seno dunque che fu gravido del Verbo Incarnato, mai fu aggravato dall’immoderato cibo e bevanda. Onde Giovanni Crisostomo dice (Homil. 1, in Matlh. post medium) : “ Mai la vergine fu intemperante nel mangiare e nel bere ". Oh ! quanto lontani dalla grazia di Maria sono coloro che tante volte eccedono nel cibo e nella bevanda!

In settimo luogo vedi, o carissimo, come Maria fu castissima per verginità. Essa infatti è colei di cui dicesi nel capo 1° di Luca (Vers. 27). Il nome della Vergine, Maria. Dell'esimia castità di Maria abbiamo per testimonio l’Evangelista Maria stessa e la persona angelica. Fu casta infatti per la carne verginale, come attesta l'Evangelista dicendo : Il nome della Vergine Maria. Più casta ancora fu Maria per la mente verginale, come attesta essa medesima : Disse Maria all’angelo: come avverrà questo, se io non conosco alcun uomo ? cioè mi propongo di non conoscere mai. Castissima poi fu Maria per la prole verginale, come attesta 1' angelo che di Maria dice nel 1° capo di Matteo (Vers. 20) : Giuseppe, figlio di David, non temere di prendere Maria per tua consorte etc. Da questo risulta che Maria Vergine fu resa dallo Spirito Santo feconda di prole divina, mai la sua verginità fu viziata da tale prole, ma mirabilmente in tanta prole glorificata. Poiché la tua verginità, o Maria, fu nella prole approvata, nella prole consacrata, nella prole nobilitata, nella prole arricchita e dotata, nella prole sigillata e confermata. Per questo ben dice Agostino " Predichiamo Maria e vera Vergine e vera Madre, la cui verginità fu glorificata dalla vera fecondità e la cui vera fecondità fu glorificata dalla intemerata verginità ". Anche S. Bernardo dice (Sermo in Dom. inf. oct. Assun. B. M. V. n. 9.,) : "La verginità fu molto più gloriosa per la fecondità e la fecondità per la verginità ". Oh ! quanto lontani dalla grazia di Maria sono tutti gli incontinenti ! Non sono per niente amici di Maria quelli che sono nemici della castità. Essendo dunque il dolcissimo nome di Maria, come sopra abbiamo detto, pieno di tanta grazia, per questo meritamente questo nome invochiamo pregandolo in quel modo che ci insegna S. Bernardo che pregando dice (Serm. 4 in Assun. B. M. V. n. 9) : "Ai piccoli servi che invocano il dolcissimo nome di Maria, per te, o clemente regina. Gesù Cristo Figlio tuo, conceda i doni della sua grazia ", colui che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Cosi sia.

CORRADO DI SASSONIA 


Gesù Cristo, la Francia e il Papa

 


GESÙ: Il figlio arrogante che insorge contro il Padre suo, demolendo la Sua Santa Verità, si pone a fianco dei bestemmiatori. Egli non riconosce più Colui che gli ha donato la Sua Vita. Questo paese scelto da Dio è la Francia che, come un figlio arrogante, strappa la veste bianca del suo Battesimo e commette lo spergiuro più abominevole che ci sia rinnegando la promessa fatta al momento del suo Battesimo.

 

La figlia primogenita della Chiesa non vuole più questa denominazione. Essa proclama ad alta voce e con forza, che essa è laica e che preferisce essere indipendente da concetti religiosi. Volontariamente, esclude la Chiesa e tutte le sue funzioni, e si pone così a fianco degli empi per non urtarli. GESÙ Cristo ti chiede:

 

”Oh Francia, a che serve la tua vanagloria? La tua scelta trascina i Miei figli lontano dai valori cristiani. Nessuno può rimanere indifferente di fronte alla Mia domanda. Io la porrò ad ogni Popolo: Francia, Mi ami tu? Ami il tuo Signore e tuo Dio? Non sai dunque che chi non è con Me è contro di Me! Che cosa vuoi ottenere dai Miei nemici? Ovazioni, riverenze servili, promesse? Non sai tu che ogni adulatore vive a spese di colui che l’ascolta! Con freddezza, la tua falsa prudenza, ti getta nei ranghi del Nemico di Dio e degli uomini fino alla tua distruzione completa. La tua legge istituzionale s’incarica di demolire da sola le Fondamenta della Mia Chiesa. Le Mie Opere sono criticate, la Mia Legge d’Amore è rifiutata. Ma Io ti annuncio una grande notizia: il progetto di tutti i Miei figli fedeli.

 

Dai quattro punti cardinali, essi giungono per ricostruire la Chiesa, nata dai Santi Cuori Uniti di GESÙ e di MARIA, e questo è già stato annunciato dal vostro Papa amatissimo. Sì, la Chiesa vincerà! In essa è nata la tua Fede. Ascolta il tuo Maestro, o Francia! Io ti salverò, tuo malgrado, ma tu avrai già assaporato la tua messe di lacrime!

 

RifiutandoMi hai seminato la ribellione, e tu raccoglierai l’odio dei tuoi, da ogni parte. Gusterai i frutti amari e rari dei tuoi frutteti. Calpesterai le tue terre aride, inaridite dal vento caldo o freddo, e le rive dei tuoi mari e dei tuoi fiumi saranno piene di pesci morti. E quando vedrai le tue falde freatiche diminuire e nell’impossibilità di ricrearle, allora ti ricorderai della grande siccità annunciata dal tuo Dio fedele a Dozulé! Prima che finisca questa prova, e quando avrai assaporato i miseri frutti del tuo suolo infecondo, tu verrai piangendo a pregarMi di allontanare da te la sventura che colpisce tutte le tue regioni, e coloro che le abitano.

 

Con il tuo pentimento sincero, Io ti mostrerò il Mio Perdono. Vedrai allora quante Nazioni hai trascinato al tuo seguito, nazioni che, con il tuo Pentimento, saranno con te risollevate…

 

La Perfezione sta nella Legge del Signore. Il vostro Papa vi ha sempre guidati rettamente e santamente. E senza che voi ne dubitiate, un gran numero di figli di Dio, giovani e meno giovani, si ritroveranno sull’altra riva, quella che è illuminata dal Sole di Dio, e dove si vedono i passi del vostro Signore GESÙ Cristo, che vanno fino alla Casa del Padre tanto Buono.

 

Quelli che hanno scelto di seguire il Mio figlio scelto, il vostro Papa, non sono rimasti orfani. Alla sua partenza dalla terra, egli ha fatto di voi, dei militanti che combatteranno per la più nobile delle cause: ricostruire la Chiesa di GESÙ Cristo prima che essa crolli del tutto, asfissiata dal modernismo che abolisce a poco a poco la Legge d’Amore di Dio, che é il fondamento della Chiesa.

 

“Tu amerai il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze1 e il tuo prossimo come te stesso”. Ed Io aggiungo: “Tu porterai con Me, la  tua Croce, che è anche la Mia Croce. Per Essa tu sarai salvato. Con Essa trionferai su tutti i tuoi nemici, che sono anche i Miei nemici. E quando vedrai la Mia Croce d’Amore tutta illuminata, nel cielo, “ Io sono qui” e tu canterai con Me, il tuo Dio, che porterà la Sua Croce Gloriosa.”

 

Vedrete il vostro Salvatore che viene a terminare l’Opera che avete costruito a metà, con l’aiuto di Giovanni Paolo II, che è nel Cielo di Dio.

 

Questo incontro con tutto il Cielo fu così rapido come il lampo. Io sono venuto a risvegliare la sua anima, che si è messa a risplendere al Mio Contatto. Io l’ho elevato, circondato dai Miei Angeli radiosi. Deposto davanti alla Mia Santa Madre, questo Papa, che è stato il più grande di tutti i Papi che sia stato donato alla terra, si è rifugiato nelle braccia della sua Santa Madre, la sua Mamma del Cielo, che ha accolto sul Suo Cuore materno questo grande Santo, già canonizzato da Colui che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

L’Eterna Giovinezza risplende su quel volto che non cessa di contemplare la Santa Madre della Tenerezza. Guarda, figlia Mia, questa massa di credenti di ogni razza, che cercano ancora l’immagine del loro amatissimo Papa, prima che la terra non lo ricopra. Non cercate più quaggiù , Colui che è, più che mai,  il riflesso della Misericordia Divina, e che vi dice:

“Il cammino che porta a Dio è un cammino difficile, penoso, duro ma unico. Come me, seguitelo. Quale gioia   quando l’avrete percorso tutto. Alla fine del cammino si trovano la Pace e la Gioia del Nostro Dio di Misericordia, che È tutto Amore.”

 

GESÙ Cristo.

7 Aprile 2005

JNSR

Uomo maturo è il saggio. Lo stolto ha rinunziato alla sua umanità vera. Esso è un impasto di carne. Manca dell’essenza che lo fa vero uomo.

 


LIBRO DELLA SAPIENZA 


Nella storia della casta Susanna, troviamo gli anziani che sono stolti, mentre Daniele, giovanissimo, è vero anziano. Dio gli ha dato il dono dell’anzianità. 

Abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkia, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui. 

In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi. Erano colpiti tutti e due dalla passione per lei, ma l’uno nascondeva all’altro la sua pena, perché si vergognavano di rivelare la brama che avevano di unirsi a lei. Ogni giorno con maggior desiderio cercavano di vederla. Un giorno uno disse all’altro: «Andiamo pure a casa: è l’ora di desinare». E usciti se ne andarono. Ma ritornati indietro, si ritrovarono di nuovo insieme e, domandandosi a vicenda il motivo, confessarono la propria passione. Allora studiarono il momento opportuno di poterla sorprendere da sola. 

Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno». Esse fecero come aveva ordinato: chiusero le porte del giardino e uscirono dalle porte laterali per portare ciò che Susanna chiedeva, senza accorgersi degli anziani, poiché si erano nascosti. 

Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì. 

I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna. 

Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkia, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Susanna era assai delicata e bella di aspetto; aveva il velo e quei perversi ordinarono che le fosse tolto, per godere almeno così della sua bellezza. Tutti i suoi familiari e amici piangevano. 

I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». 

La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte. Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce. 

Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei». 

Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separateli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò». Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentisco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due». Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un leccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire». 

Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente. Chelkia e sua moglie resero grazie a Dio per la figlia Susanna, insieme con il marito Ioakìm e tutti i suoi parenti, per non aver trovato in lei nulla di vergognoso. Da quel giorno in poi Daniele divenne grande di fronte al popolo (Dn 13,1-64).  

Il primo dono dello Spirito Santo è la sapienza. Con essa anche un bambino riceve il dono dell’anzianità. Deve però sempre camminare nello Spirito. 

Uomo maturo è il saggio. Lo stolto ha rinunziato alla sua umanità vera. Esso è un impasto di carne. Manca dell’essenza che lo fa vero uomo. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI