mercoledì 26 febbraio 2020

“Il Vicario” di Hochhuth e il vero Pio XII



LA “ACCUSE” DI HOCHHUTH E LE “RISPOSTE” DELLA STORIA


Le “Confidenze” di ambienti romani

Per le “confidenze” che Hochhuth ha ricevuto in alcuni ambienti romani, tutti sanno come i funghi velenosi fioriscono ai piedi dei personaggi giganti, le cui responsabilità vanno al di là dell’intelligenza e della conoscenza comune. 
Del resto, Hochhuth non ne ha fatto alcun vaglio critico; non le ha confortate con alcun documento serio, ma si è accontentato delle “chiacchiere da salotto”. 
Perché non ha interpellato, invece dei “due collaboratori anonimi” di Pio XII, anche un altro Suo noto collaboratore, l’allora Mons. Montini,10 ben più vicino e serio e consapevole dell’opera del Pontefice? 

La “denuncia della firma del Concordato con la Germania” di Pio XII

Per la “denuncia del Concordato”11 con la Germania, come pretenderebbe Hochhuth, farò alcune considerazioni, storiche e ovvie. Il Concordato (“Reichskonkordat”) fu fatto per iniziativa del Governo di Berlino. Il Cardinal Pacelli non lo sollecitò neppure; (ancora non appariva chiaro il futuro della Chiesa Cattolica in Germania!) anche perché esistevano già i Concordati con la Baviera, la Prussia e il Baden; e questi bastavano. 
Se fosse stata la Chiesa a proporre il Concordato, si sarebbe costituita debitrice col Reich. 
Invece, la Santa Sede pose delle “condizioni” e, nel testo del Concordato, volle affermati tutti i diritti e le libertà che i cattolici tedeschi avevano acquistato dalla fine del Kulturkampf; come pure volle fossero riconosciute le scuole cattoliche.
La Santa Sede non rinunciò a nulla, neppure ai Concordati bavarese, prussiano e badense, che volle inclusi, come parte integrante, nel Concordato del Reich. 12
Se il Concordato fu smantellato, poi, pezzo a pezzo, ciò avvenne per la prepotente tracotanza dello Stato nazista. La responsabilità, perciò, ricade sul partito tedesco, e non sulla volontà della Santa Sede. Anzi, Essa non arrivò mai alla rottura. Il Concordato, infatti, sopravvisse al regime nazista. 13 
C’è da meravigliarsi, perciò, che siano proprio i comunisti a formulare certe denuncie, di connivenza col nazismo, alla Chiesa14, la sola, invece, che sin dall’inizio delle manifestazioni razziste seppe prendere netta posizione contro tale eresia anti-umana, e anti-cristiana; 15 la sola che denunciò il “Terzo Reich”, nonostante le tante mosse di “pragmatismo” e di “realismo politico” di altri partiti, già inginocchiati davanti alla dittatura totalitaria; la sola che denunciò il regime nazionalsocialista come un partner sospetto e infido; la sola che con la voce e gli scritti di Pio XI (collaboratore dall’allora Cardinal Pacelli!), prese posizione netta per gli oppressi. 
È un “fatto storico”, incancellabile e indiscutibile, invece, che è stata l’URSS la diretta responsabile della seconda guerra mondiale, con tutti gli orrori da essa derivati, per lo“storico patto germano-sovietico” del 23 agosto 1939.  
Nazismo e comunismo, allora, e per oltre due anni, furono in pubblica complicità.16
Invece di storpiare la Storia, per distogliere l’attenzione sui loro crimini, (ben superiori a quelli nazisti) 17, passati e presenti, i dirigenti comunisti avrebbero potuto leggere, almeno, alcuni degli innumerevoli “testi” con cui è dimostrato che, in Italia, per esempio, furono solo i giornali cattolici a battersi contro il nazismo Hitleriano! 
Cito almeno una delle “accuse” dell’“Unità” (24-3-‘64) contro Pio XII perché se ne veda la fine malizia dell’articolista, falsificatore di testi e di avvenimenti. Scrive: «... non vi è dubbio che questi (Pacelli) nutrisse una propensione particolare per la Germania, senza eccessiva ripugnanza per il regime. Tutti gli storici (!) sono d’accordo nell’attribuire a Mons. Pacelli, allora Nunzio Apostolico a Berlino, una parte di primo piano, nel convincere i dirigenti del Partito cattolico tedesco a votare i pieni poteri a Hitler. Del pari suo è il merito nella conclusione del Concordato che diede a Hitler un primo autorevole riconoscimento. Con amarezza l’ex Cancelliere Brûning, cattolico, commentava: “All’origine dell’accordo con Hitler, non si trova Pio XI, ma il Vaticano e il suo augure Pacelli che sogna un’alleanza eterna tra lo Stato autoritario e una Chiesa autoritaria, diretta dalla burocrazia vaticana”. 
Quasi a confermare la fedeltà a simili princìpi, Mons. Pacelli, diventato Pio XII, nominò “Cameriere segreto”, dopo la guerra, il suo partner tedesco nella stesura del Concordato: il nazista cattolico Von Papen. Ancor più autorevolmente, il 6 marzo 1939, quattro giorni dopo essere stato eletto al Pontificato, Papa Pacelli indirizzava - come ricorda Ernesto Rossi, sull’“Astrolabio” - una af fettuosa lettera a Hitler, in cui gli assicurava di rimanere “legato da intima benevolenza al popolo tedesco affidato alle sue cure (sue di Hitler ... )”».  

Vediamo, in breve, quanto siano sconnesse e impudenti queste insinuazioni dell’articolista dell’ “Unità”. 
Brûning fu Cancelliere del Reich quando il nazionalsocialismo avanzava (e non, certo, per i cattolici, i quali rimasero, sempre, all’opposizione!).
Quando Hitler giunse al potere (e nel modo violento che la Storia conosce!) per la Chiesa si pose il problema della sopravvivenza. Mentre, sotto Bismark, l’azione parlamentare del Partito di centro valse a respingere l’assalto del Kulturkampf, allora, invece, abolite le libertà parlamentari, (come lo è, oggi, ancora, sotto il comunismo!), non c’era che cercare di far sopravvivere le libertà religiose, accettando un “Concordato”. Era anche l’unico mezzo per limitare il totalitarismo nazista.18
Il “Concordato”, infatti, per la Chiesa, costituisce la comune unità di misura, per poter valutare i suoi atti con quelli del contraente. Il Cardinal Pacelli, quindi, comprese, subito, la necessità di un “Concordato” con la nuova Germania. Era l’unico mezzo per salvare il salvabile, con un uomo così infi do, come Hitler.19
La benevolenza di Hitler, infatti, verso Pacelli e i Cattolici fu così fine che il dittatore considerò, subito, la Chiesa e il cattolicesimo come mali da estirpare con metodi drastici! 
In quanto, poi, alla “affettuosa lettera” scritta da Papa Pacelli a Hitler - come vuole Tedeschi, sull’“Unità” - non è altro che la “comunicazione”, ufficiale, dopo la Sua elezione al Pontificato; comunicazione che rimise anche a tutti gli altri Capi di Stato, coi quali la Santa Sede era in relazioni diplomatiche. Il tono di “affettuosa”, poi, voluto dall’articolista, è lo spirito cristiano e diplomatico con cui è scritta. Pio XII approfitta, cioè, di quella occasione per esprimere la speranza di un “ravvedimento”, augurando bene, non a Hitler , ma al popolo tedesco.20
Del resto, nel libro in cui l’autore dell’“Astrolabio” ha pescato questo documento protocollare, vi si trovano anche ben altri numerosi documenti, in cui appare evidentissimo come la Santa Sede, (e, quindi, Pio XII!) non sia venuta meno, mai, al Suo dovere. L’amarezza, poi, dell’ex Cancelliere Brûning, può essere incomprensibile, come cattolico, in quanto non ha saputo né vedere né valutare le ragioni e i motivi religiosi dell’opera pontificia. 
Ma la Chiesa è rimasta, saggiamente, al di sopra della mischia. Per questo, Pio XII rinuncerà, anche, di riconoscere l’Unione Sovietica, dopo l’aggressione di Hitler, nonostante le pressioni del Presidente americano, Roosevelt, in una sua lettera personale a Pio XII. 
Oltre la rottura del Concordato, Hochhuth avrebbe voluto che Pio XII avesse incitato tutti i cattolici alla ribellione contro il Partito nazista; avrebbe voluto che anche Lui fosse andato a morire in un campo di sterminio nazista, con la stella di David sul petto! 
Solo così - sempre secondo Hochhuth - Hitler avrebbe desistito dalla sua folle impresa criminale.
Come risulta chiaro, ormai, l’ar gomentare di Hochhuth non si inquadra più neppure nel contesto storico: oltre che su un falso ragionamento, (che è, poi, una semplice ipotesi: « se il Papa avesse protestato pubblicamente, Hitler avrebbe cessato dal massacro»), il suo ar gomentare fanciullesco è senza senso. Con i “se”, i “ma” e i “forse” non si fa la Storia!21 Se avesse letto, invece, i “diari” di Goebbels, avrebbe trovato scritto che Hitler voleva la liquidazione della Chiesa Cattolica; avrebbe compreso come quel pazzo scatenato avrebbe spezzato qualsiasi resistenza e domata la rivolta cattolica con un altro massacro peggiore. 22
Se avesse conosciuto il testo della Conferenza dell’ebreo dott. Kubowitzki, tenuta al Congresso mondiale, ad Atlantic City, nel novembre 1944, avrebbe letto anche questo: «Noi sappiamo che i tedeschi non si lasciarono distogliere dai loro progetti da questi avvertimenti; denunciare, quindi, il Concordato ed aizzare alla ribellione il popolo cattolico, non solo non sarebbe servito a nulla, ma, anzi, avrebbe aizzato ancor di più il furore criminale di Hitler».23
E Pio XII, da altissimo uomo politico e reggitore di popoli, non poteva avere una valutazione delle cose così illusoria, fantasiosa e puerile come quella presentata dal libellista tedesco.24
La conoscenza dei “documenti diplomatici” rivela chiaramente che se Pio XII avesse realizzato una simile rottura, avrebbe solo favorito il gioco di Hitler. 
Il Concordato, infatti, come dissi, è una formula giuridica che garantisce le condizioni di vita e le attività della Chiesa. Ora, la denuncia di esso, fatta proprio dalla Chiesa, avrebbe dato all’avversario un’arma efficacissima di propaganda, e un pretesto, apparentemente legittimato, per liquidare il cattolicesimo.
La denuncia del Concordato, cioè, avrebbe dato modo a Hitler, di associare la Chiesa a correità con gli Ebrei, nell’a ver voluto la guerra, avrebbe portato, di conseguenza, alla rottura delle relazioni diplomatiche, e al distacco da Roma; fatto di gravissime conseguenze e per la Gerarchia stessa e per i fedeli.25
Un tale intendimento, del resto, era già nell’animo di Hitler. Ne fa fede la lettera dell’Episcopato tedesco, scritta dopo una loro riunione a Fulda, a conclusione dei loro lavori, nel giugno 1942, mandata a Pio XII. È una accorata esposizione delle misure repressive, già in atto, nel Reich, e presaga di peggiori prossime misure. 
Queste sarebbero venute, e subito, se si fosse rotto ogni contatto con Roma papale. 26
Ma Pio XII era troppo intelligente per of frire a Hitler una tale arma! Anche se non si fidava della fede nazista, pure, mantenendo fede, Lui, al Concordato, poté inviare, dal 1933 al 1939, ben oltre 90 “note” di protesta. E questo lo poté fare, appunto, perché c’era un “Patto”, offerto e liberamente accettato e firmato. 27

Inoltre, possiamo aggiungere che il libellista tedesco (come l’articolista dell’“Unità!”) ignorò che la Chiesa non è una organizzazione politica, né un centro di rivoluzione o di resistenza armata. Come pure ignorò l’inef ficacia delle scomuniche su chi, ormai, ha già varcato le soglie dell’idiozia o del crimine!28
Tutto ciò il comunismo (fratello del nazismo!) cercò di farlo dimenticare, con parole vuote, con ar gomentazioni false e capziose. 

Ma farebbe meglio a ricordare che solo la Chiesa cattolica, in tutti i tempi, ha difeso l’uomo e le sue libertà; mentre il comunismo ateo è, tuttora, l’affossatore di ogni libertà naturale e cristiana! 29

sac. Luigi Villa

ILDEGARDA DI BINGEN



LA  SPIRITUALITÀ  DI  SANT’ILDEGARDA NEL  QUADRO  DEL  XII  SECOLO
***
Caratteristiche e novità del XII secolo rispetto al periodo precedente: la tendenza all’interiorizzazione e la considerazione dell’individuo. L’io, l’uomo, diventa di una grandezza importante. C’è un nuovo rapporto con la natura; essa non è soltanto la forza cieca alla quale l’uomo è sottomesso, se ne vede un nuovo aspetto. Ê immagine e simbolo della realtà di Dio nella sua opera di salvezza. Da qui, l’uso del linguaggio simbolico; il simbolo non definisce, non pone limiti precisi, ma allude e quindi è sempre aperto a nuovi aspetti. Si può continuare a considerare la natura come un’espressione di Dio e trovare in essa sempre cose nuove da meditare.

Un altro punto è la tendenza più forte alla razionalizzazione. Prima di tutto, il rapporto con il mondo arabo porta gli uomini del tempo ad incontrarsi con nuove forme di cultura. Queste nuove forme di cultura diventano anche una materia di riflessione. Una nuova importanza assume la logica: sappiamo che lo studio medioevale era quello del Trivio (la grammatica, la retorica, la dialettica) e del Quadrivio (l’aritmetica, la geometria, la musica e l’astronomia). Ora, a questo studio subentrano cinque altre discipline: la medicina, il diritto canonico, il diritto civile, la teologia e la filosofia. L'interesse d’Ildegarda per queste discipline è testimoniato nelle e dalle sue opere. Cita spesso il diritto canonico, per esempio, e il diritto civile e fa tante allusioni ad essi, il che dimostra che aveva una conoscenza precisa delle norme di legge. Per quel che riguarda la medicina, sappiamo che Ildegarda si è interessata di medicina e sembra che abbia conosciuto l’opera di colui che è stato il fondatore della Scuola di Salerno, Costantino Africano.

C’è poi un altro aspetto, il conflitto con l’eresia. Le dimostrazioni su base razionale accanto all’esegesi biblica entrano sempre più al primo posto. Ildegarda ha delle discussioni che a volte confinano con l’eresia e ne prende parte. Lo dimostrano le sue lettere contro l’eresia dei catari. C’è poi un movimento di riforma nella Chiesa; prima di tutto per assicurare la Chiesa l’indipendenza dal potere politico, per liberarla dalle infiltrazioni di questi interessi politici ed economici. Anche a questo Ildegarda non è indifferente e lo testimonia soprattutto la sua corrispondenza. C’è un movimento di riforma anche negli Ordini religiosi. Ildegarda lascia Disibodenberg e cerca per la sua comunità una libertà d’organizzazione al di fuori dell’influsso di Cluny, al quale subentra quello dei cisterciensi, per opera di San Bernardo. L’interesse e la cura della vita spirituale dei laici ce li dimostrano non poche lettere d’Ildegarda, lettere di consiglio, d’ammonizione, d’incoraggiamento, che indirizza a loro; non solo a dei laici, ma anche a delle comunità monastiche. La riforma del clero è un altro pensiero del tempo che interessa Ildegarda, come lo vediamo nelle sue lettere ai vescovi, sacerdoti, abati e a semplici monaci, e anche nelle sue opere maggiori, specialmente nello Scivias.

Noi ora tratteremo soprattutto il primo di questi punti d’interesse: l’uomo, la sua importanza e grandezza e il rapporto dell’uomo con il cosmo. Ripeto, immaginarsi la storia della cultura senza il Medioevo è come pensare ad un sorgere improvviso del Rinascimento. Se ci si chiede che cosa mai è la cultura europea, ci troviamo di dovere ad apprezzare sempre di più il Medioevo. Incontriamo i segni della grandezza di quest’epoca ad ogni passo, per così dire, nei meravigliosi prodotti dell’architettura e della pittura, che non sono pure imitazioni, ma frutto di creatività. Attività creativa si trova pure in vari campi, particolarmente in quelli della religione e della politica. L’Europa comincia a seguire il proprio cammino; non ha più una cultura da imitare, conosce ormai la cultura classica, ne conosce un’altra, che le pone dei punti interrogativi. Quando poi nei secoli successivi la nuova cultura europea si sarà formata e affermata, succederà quanto succede in casi simili, che, arrivata in alto, soddisfatta della propria grandezza, guarda indietro, conscia del progresso fatto, guarda con commiserazione, se non con disprezzo.

A ciò si aggiungerà più tardi la riforma protestante, che porterà a considerare la Chiesa da un punto di vista negativo. Dirà: quello che era d’imperfetto nel passato ora è stato riconosciuto e corretto e, per quanto possibile, distrutto. Ora, non voglio fare la glorificazione del Medioevo, che era un’epoca umana, come ogni altra, e quindi non ha solo lati positivi, ma semplicemente la rettificazione. Ricordiamo che allora nel VIII-IX secolo c’era un’Europa unita, sotto i Carolingi, e una corrispondente fioritura di cultura. Quindi, pensiamo del Medioevo come di un’epoca di trapasso, sì, ma come un’epoca che ha portato molto.
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Sr. ANGELA CARLEVARIS osb

Madre Immacolata, Santuario benedetto d’amore



Madre Immacolata, Santuario benedetto d’amore:
Veniamo a supplicarti di ascoltare le nostre preghiere,
e sollecitiamo la Tua Materna Intercessione in questo momento
in cui il flagello della malattia sta minacciando l’umanità.
Tu, fedele protettrice di chi si rivolge umilmente a Te
sollecitando i Tuoi favori, prega la Santissima Trinità
di inviare i Suoi Angeli Protettori a combattere
questo male che incombe su quelli che sono Tuoi.

Che il Tuo Manto Benedetto
Sia scudo e protezione di tutti coloro che
Con Fede chiedono questo favore,
affinché i nostri paesi e le nostre case
siano segnate dalla Protezione Celeste.

Ti ringraziamo o Madre Immacolata
per un così grande favore,
non abbandonarci in questa valle di lacrime,
ma sii scudo, protezione e guida
di noi che ti invochiamo con una sola voce.


AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO


PREGHIERA ISPIRATA A LUZ DE MARIA

IL MISTERO DEL PURGATORIO



GESÙ NELLE POVERE ANIME 


17 novembre 1931
Quanto è bello contemplare Gesù nelle povere anime, come Salvatore!
Io vedo queste anime legate in tutte le loro capacità, senza forza propria: ciò che esse fanno deve  farlo per loro Gesù.
Quando le povere anime possono rivelarsi attraverso qualche segno, ciò è già segno di una  grande grazia e di un grande progresso: allora sono già fuori della oscurità più fitta e più vicine  alla luce: sempre maggiormente accolgono Gesù in se stesse. Ed è di nuovo Gesù che si rivela  nelle povere anime, che prega per esse, che reca agli uomini i loro desideri e li palesa ai loro cari. È  Gesù che chiede le preghiere, Gesù che si lamenta; poiché, nel suo amore misericordioso, Egli vuole  vivere interamente per le povere anime. Gesù si prende cura di loro e provvede per loro ogni  cosa.
Io non posso descrivere la meravigliosa bellezza della degnazione divina, che riluce su queste anime. Afferrate da questa bontà, esse sono spronate sempre più al perfetto pentimento ed alla conoscenza di sé. Per questa via I'«io» cattivo, distrutto nel fuoco, cede il posto a Gesù. La povera anima  diviene tanto più bella, quanto più fa morire il suo proprio io. Belle divengono a poco a poco  queste piccole luci eterne, che si consumano nell'olio dell'amore misericordioso.
Quando una povera anima può dal Purgatorio parlare con me, è ancora Gesù che pronuncia le  parole. «Egli funge da interprete nel Purgatorio»: Lo sento e Lo odo così chiaramente: Gesù parla  dalle povere anime. Ogni parola è Gesù...
Certamente le povere anime hanno portato laggiù con sé le proprie colpe, altrimenti non sarebbero  nel Purgatorio. E se non fosse Gesù, esclusivamente e solamente Gesù, a prendersi cura dei loro  desideri, talun amor proprio potrebbe ancora continuarsi e taluna cattiveria ancora agitarsi. Se le  povere anime potessero parlare da sé, anche le loro parole non sarebbero pure di una purezza di  cielo. Perciò sono spogliate di ogni forza propria e come imprigionate: ciò che effettivamente  fanno di bene lo fa per esse Gesù.
Questo è il mistero: che laggiù si può essere buoni e non offendere più il Signore. Solo Dio può  ancora vivere, Dio solo si prende cura dei desideri e delle preghiere delle povere anime.
Quando queste anime pregano per noi, è ancora Gesù che prega in esse. Quando noi preghiamo le  povere anime è Gesù che ci esaudisce e ci aiuta. E quando noi preghiamo per loro, le povere anime  possono esserci riconoscenti pregando a loro volta per noi. Ma è ancora Gesù in esse, che riconoscente si prende cura dell'amore che esse portano ai loro cari, e costituisce il vincolo tra gli uomini ed il Purgatorio.
È Lui che, dalle povere anime, ci benedice e ci aiuta, quando noi preghiamo per loro. So che mi  esprimo in modo molto impacciato su questo mistero. Ma scrivo meglio che posso. Così io contemplo il mistero del Purgatorio, ma non è possibile descrivere la mirabile rivelazione della  grandezza e della degnazione della bontà divina. Anche le povere anime sono tutte commosse  della bontà di Dio. Egli reca loro tanti aiuti ed è sempre con loro nel loro fuoco e non lascia alcuno  completamente senza consolazione e senza Gesù.
Le povere anime devono anche imparare a diventare riconoscenti. Proprio la mancanza di riconoscenza verso Dio devono espiare, nel pentimento. Adesso che, per i meriti di Gesù, sono così  felici, devono riconoscere che lo hanno dimenticato e trascurato, credendo e volendo nella vita fare tutto da sole. Se avessero riconosciuto la propria miseria e non fossero state cieche, già in  vita avrebbero fatto uso del buon Dio e come gli sarebbero state riconoscenti! Affinché  riconoscano queste mancanze e le piangano, Gesù insegna alle povere anime ad essere felici per  mezzo suo.
Perciò molte anime devono tanto soffrire, quando vivono ancora tutte chiuse nel proprio io e  pensano di morire soffocate in esso.
Così devono imparare ad essere contente a causa di Gesù e non fondarsi che su Gesù solo: non è  loro consentito avere forza propria.
Vedo nel Purgatorio gli sconoscenti volgersi alla riconoscenza. Come gemono per tutto quello che  hanno perduto e come sono insieme contenti di poter vivere un'altra volta la vita perduta! È una  grande misericordia di Dio, che, perfino dopo la morte, esista un luogo dove si può ancora fare il  bene. Lultimo termine potrebbe essere al momento della morte!
L’ingratitudine verso Dio è per lo più congiunta all'ingratitudine verso gli uomini. Quanto spesso  Dio ci aiuta per mezzo degli uomini, e quanto spesso Egli esperimenta anche qui amara  indifferenza. Si racchiudono qui spesso gravi peccati, e devono essere espiati. Gesù insegna ad  essere riconoscenti per mezzo della letizia. Perciò il fuoco del Purgatorio è anche un fuoco di  riconoscenza. Quando le anime sono progredite fino ad una riconoscenza grande e trafiggente, il  Cielo è loro vicino. Allora possono pregare tanto più intensamente (o piuttosto Gesù prega in  esse) per coloro ai quali hanno fatto del male con l'ingratitudine e la malagrazia. Ho visto una volta  un grande fiume di benedizioni e di grazie fluire su di un uomo: a causa delle suppliche che dal  Purgatorio si innalzavano per un cuore che a causa dell'ingratitudine aveva patito e sopportato molti torti. La povera anima poté così, anche sulla terra, riparare all'ingratitudine con la sua  preghiera, col suo pentimento e con la sua volontà di ringraziare.
Gesù rende alle povere anime ogni servigio. Appena riconoscono tutto e di tutto si pentono, Egli si  affretta per esse sulla terra e con grazie e benedizioni ripara ciò che le anime devono riparare. Così  stabilisce l'anima nella pace, mentre tutto rientra nell'ordine; poi giunge la mirabile ora dell'ingresso  nel Cielo e l'anima comincia per la prima volta a ringraziare eternamente Iddio. II buon Dio ha  disposto anche per le anime il suo ordine, il suo meraviglioso ordine. Tutto deve essere secondo  il suo comandamento, perché la bellezza e la perfezione di Dio non abbiano difetto alcuno. Come  Egli ha stabilito in ogni fiorellino ed in ogni pianticella il suo ordine, così Egli lo stabilisce nelle  anime. È un Dio esatto e perfetto, e nulla che sia imperfetto può entrare nel Regno dei Cieli. Gli  piace, e lo desidera, che anche noi, nella nostra anima, faticosamente manteniamo un ordine, e la  purezza dello spirito. Per avere l'ordine nella nostra anima dobbiamo continuamente riconoscere le  nostre colpe e pentircene e voler riparare ogni cosa, anche la più piccola. Anche il bene che  facciamo, dobbiamo farlo con Dio e sempre dobbiamo implorare la grazia di riconoscere e  rinunciare a tutto ciò che non è retto. Allora regna l'ordine nell'anima ed essa si fa nuovamente  pura. Come dobbiamo essere puliti e ordinati esteriormente, così dovremmo esserlo soprattutto  interiormente. Non dovremmo sopportare in noi nessuna indifferenza, dovremmo essere coscienti  nel nostro quotidiano compito di eternità e impegnare tutta la nostra vita per Dio e per il nostro  dovere. Ogni singolo momento della vita deve essere pieno e denso, perché nulla vada perduto per  Dio. Se abbiamo in ogni cosa una intenzione buona, allora la nostra vita non è vuota ed anche ciò  che è terreno ed apparentemente inutile ha una sua utilità. Cose che non hanno in sé valore possiamo renderle preziose attraverso la buona intenzione e la buona volontà: allora Dio è contento con noi; anche se dobbiamo occuparci di molte cose mondane. E può qualsiasi persona che vive nel  mondo essere più santa di una monaca; purché non abbia smarrito il senso dei valori eterni, già sulla  terra essa è vicina al cielo.

Regina della Famiglia



Prega molto per coloro che hanno l'anima  ammalata 

La Madonna chiede ad Adelaide di pregare molto per  quelli che vivono nel peccato. Non dice solo di pregare, ma di  insistere nella preghiera. Si vede che l'impresa è difficile e di  grande importanza. Più volte la Madonna, nelle varie apparizioni, invita la bambina a pregare per i peccatori. La malattia che  preoccupa la Vergine Maria non è quella fisica, ma quella  spirituale. La malattia fisica, se vissuta con Cristo, trasforma  l'ammalato, lo santifica e lo rende strumento di salvezza. Mentre  la malattia dello spirito, se non viene vinta con la conversione, porta alla morte eterna. Infatti, la Madonna nella sesta  apparizione dice: "Prega per i poveri peccatori più ostinati che  stanno morendo in questo momento e che trafiggono il mio  cuore". E nell'undicesima aggiunge: "Prega molto per coloro che  hanno l'anima ammalata; il Figlio mio Gesù è morto sulla croce  per salvarli. Molti non capiscono queste mie parole e per questo  io soffro". Il grande dolore della Madre nostra è questo: la  dannazione eterna di coloro che rifiutano l' amore di Dio. Tale  dolore è aumentato dal fatto che per questi figli, il suo Figlio  divino è morto sulla croce per salvarli. I peccatori ostinati rendono vano quel sangue versato, ed anche la passione, la sofferenza della Madre. Il profeta Simeone aveva annunciato a Maria  che una spada avrebbe trafitto la sua anima (Le 2,35). Il Vangelo  di Giovanni la presenta al Calvario, presso la croce di Gesù, in  una sofferenza profonda che non è solo dolore per la morte del  Figlio, ma partecipazione alla sofferenza del Messia,  dell'Unigenito inviato dal Padre a morire sulla croce per noi. La  presenza di Maria al Calvario è la presenza della nuova Eva  accanto al nuovo Adamo. La Vergine dice alla piccola veggente:  "Per questo io soffro". Soffre ancora la Madonna? Sappiamo  dalla Bibbia che in Paradiso non c'è più la sofferenza, ma la gioia  piena. Per capire l'espressione usata dalla Vergine, dobbiamo  pensare con la mente di chi, come lei, vive al di fuori dello  spazio e del tempo, nell'eternità di Dio e non con la mente di chi,  come noi, vive nella successione del tempo. In altre parole,  Maria rende attuale quella sofferenza di duemila anni fa ai piedi  della croce. Ogni volta che uno pecca, con il suo peccato, come  dice l'apostolo Paolo, torna a crocifiggere Gesù Cristo e  possiamo aggiungere, fa rivivere la passione di Maria. È il nostro  peccato di oggi che la rende presente. Il pianto di Maria è dovuto  al nostro peccato: ella ha pagato la nostra salvezza con la sua  sofferenza. Senza Gesù che muore, senza Maria addolorata ai  piedi della croce, non saremmo salvi. La morte di Gesù in croce  e la passione della Vergine Maria sono in misura e  grado diversi, la rivelazione dell'amore di Dio per noi. Il sangue  di Cristo, mentre rivela la grandezza dell' amore del Padre,  manifesta come l'uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia  inestimabile il valore della vita umana. 
La Vergine Maria addolorata è un richiamo forte alla precarietà della nostra esistenza terrena e alla necessità che ognuno  di noi viva per la sua salvezza eterna e per quella degli altri  uomini. Sono considerazioni che toccano la profondità della fede  cattolica, che non potevano venire dalla mente e dalla cultura di  una bambina. È un messaggio che affonda le sue radici nella  pura e forte verità del Vangelo. 

Severino Bortolan

IL SORRISO DI PADRE PIO



CON LE BUONE MANIERE!

Le parolacce

Il cancelliere del Tribunale di Lucera, avendo la moglie prossima al parto che si presenta difficilissimo, va da Padre Pio.
«Va tranquillo - gli dice il Padre - niente ferri». Al momento del parto le cose si complicano e i medici gli dicono che se non si opera subito moriranno madre e figlio. Egli, disperato, va nella camera accanto ove c'è la fotografia di Padre Pio al muro e dinanzi a quella comincia a vomitare insulti e parolacce. Non ha ancora finito di sfogarsi, quand'ecco gli giunge all'orecchio un vagito: si precipita nella camera della moglie e trova un bel maschietto nato «senza ferri», con grande stupore dei medici già pronti ad intervenire.
Dopo pochi giorni il cancelliere si reca a S. Giovanni Rotondo e, in confessione, comincia a ringraziare il Padre. Ma questi, interrompendolo, gli dice: «Va bene. Ma tutte quelle parolacce ed insulti che hai detto davanti alla mia fotografia - e glieli ripetè tutti! - non li devi dire più!».
Settimio Manelli - «Casa Sollievo della Sofferenza» 

di Padre Andrea D’Ascanio


TESORI DI RACCONTI



Monsignor di Sibour.  

Un operaio di Parigi, cui le vicende politiche, che agitavano la Francia, avevano disamorato del lavoro e della fatica, si era dato ad una vita oziosa e vagabonda, con grave danno della povera sua famiglia, che veniva ogni dì più languendo per la miseria. Al nostro operaio dispiaceva assai il vedere la moglie e i figli ridotti a sì deplorabile condizione: ma anziché risolversi a levarsi dall'ozio e a riprendere il lavoro, amava meglio di pigliarsela contro i preti, dicendo che erano oziosi e che vivevano lautamente a spese del povero popolo. Un giorno, dopo avere, secondo l'usato, scagliato mille ingiurie contro i preti, scrisse tutto acceso d'ira una lettera a Monsignor Sibour, Arcivescovo di Parigi, nella quale mettendolo in canzone e pungendolo con fieri sarcasmi, gli diceva: venisse a vedere, egli che tanto parlava del popolo senza conoscerlo, venisse a vedere a qual infelice condizione era ridotta la famigliola del povero artigiano. E conchiudeva: colle solite frasi: che era ora di finirla, che non dovevano alcuni guazzare nell'abbondanza, mentre gli altri languivano nella miseria. Poche ore dopo un prete venerando batte alla porta dell'operaio: entra, era Monsignor di Sibour in persona.  

L'operaio rimane attonito a questa visita inaspettata, e non sa che si dire. - La famiglia dell'artigiano non è così desolata, come si crede, disse il prelato: io vedo qui cinque bei fanciulli in ottima salute, e una tenera madre che va loro prodigando le amorose sue cure. - Sì, tutto va bene, rispose rabbiosamente l'operaio, ma non ci è pane per sfamarli! - Ah! Monsignore, gridò allora la moglie, egli non vuol più lavorare, ha messo in pezzi tutti i suoi utensili. - Siete in errore, mia cara, ripigliò prontamente a prelato, vostro marito è dolentissimo di ciò che voi dite; lo ha fatto in un momento di sdegno; mi ha scritto una lettera; egli è fermo di darsi nuovamente al lavoro, ma mancando degli strumenti, prega me a volerglieli comperare. Io stesso mi sono condotto qui per farlo contento.  

- Indi volgendosi all'operaio: Figliol mio, domani va nella tale bottega, la troverai fornita degli attrezzi necessari pel tuo mestiere: mettiti a lavorare, la bottega sarà la tua e gli attrezzi io te il dono.  

- L'operaio fu colpito alle parole del venerando prelato; l'ingegnosa sua carità fu come un raggio divino, che rialzò l'anima sua dall'abiezione in cui era caduta. Si guardò bene dallo smentire il suo arcivescovo; gli si prostrò innanzi, gli baciò piangendo la mano, e il giorno appresso entrò nella sua bottega per non lasciarla mai più.  

Il giorno della morte di Monsignor Sibour un artigiano chiedeva a calde lacrime di vedere ancora una volta le spoglie del suo arcivescovo. Era il nostro operaio che voleva per l'ultima volta rendere omaggio di affetto e di riconoscenza all'ingegnosa carità del suo venerando pastore. 

DON ANTONIO ZACCARIA

martedì 25 febbraio 2020

SAN GIUSEPPE: IL PIÙ SANTO DEI SANTI



VERGINITÀ DI SAN GIUSEPPE

Secondo alcuni scritti apocrifi dei primi secoli, come il libro Storia di Giuseppe il falegname, il Protovangelo di Giacomo o il Vangelo di Tommaso, che risalgono al II secolo, o più tardi, san Giuseppe sarebbe stato sposato prima di conoscere Maria e avrebbe avuto almeno sei figli, che sarebbero, secondo alcuni, i cosiddetti fratelli di Gesù. Rimasto vedovo, compiuti ormai gli 89 anni, si sarebbe sposato con Maria, che avrebbe avuto 14 o 15 anni. Secondo questi testi apocrifi, egli sarebbe vissuto fino a 111 anni, passandone circa venti con Gesù. Questi libri diffusero la credenza che Giuseppe era molto anziano, che più che un marito era un padre per Maria e che l’avrebbe sposata per salvare le apparenze sociali. 

Niente di più falso. San Giuseppe dovette affrontare tutte le responsabilità di una famiglia, il che sarebbe risultato impossibile se fosse stato molto vecchio, bisognoso quindi di cure e di attenzioni. Come avrebbe potuto condurre la Sacra Famiglia attraverso il deserto con tutti i pericoli e con tutto lo sforzo che presupponevano venti giorni di cammino per arrivare in Egitto? Dio mise a fianco di Maria un compagno ed uno sposo forte e vigoroso per difenderla da tutti i pericoli e per aiutarla in tutte le sue necessità. Uno sposo, che dovette lavorare molto per mantenere una famiglia povera, specialmente durante la sua permanenza in Egitto, dove non avevano parenti. Descrivere Giuseppe come un vecchio malato è qualcosa che solo i libri apocrifi e fantasiosi potevano inventare. 

Il padre Tomás Morales, fondatore dei Cruzados de Santa María, afferma: Ecco san Giuseppe: larghe spalle per il lavoro, non perde un secondo, continua ad adorare e a lavorare, è sempre sollecito nel prendersi cura della Vergine e soprattutto del Bambino Gesù. Non ha un minuto libero, non pensa ad altro che ad amare, adorare e lavorare per loro. Ecco chi è san Giuseppe. È il responsabile dei rapporti esterni della Sacra Famiglia. È lui che deve preoccuparsi di tutto a Nazaret, nei quattro o cinque giorni di strada verso Betlemme, nella grotta, in Egitto più tardi e poi di nuovo a Nazaret, sempre mantenendo relazioni con tutti 6 .  

Per questo, fin dai primi secoli, diversi santi Padri dovettero parlare di un san Giuseppe giovane e non anziano e vedovo. San Girolamo difende la sua verginità in un suo scritto contro Elvidio: Tu dici che Maria non fu vergine; io rivendico per me ancor di più, ossia che anche lo stesso Giuseppe fu vergine per Maria, affinché dal consorzio verginale nascesse il Figlio vergine. Nel santo uomo non vi fu fornicazione e non è stato scritto che abbia avuto un’altra donna. Di Maria fu piuttosto custode che marito; ne consegue che sia rimasto vergine con Maria, colui che meritò d’esser chiamato padre del Signore 7 . 

San Pier Damiani (1007-1072) scrisse: Non pare che fosse sufficiente che soltanto la Madre fosse vergine; fa parte della fede della Chiesa che anche chi fece le veci di padre sia stato vergine. Il nostro Redentore ama tanto l’integrità del pudor fiorito, che non solo nacque da seno verginale, ma anche volle essere toccato da un padre vergine 8 . 

San Tommaso d’Aquino dice: Si deve credere che Giuseppe rimase vergine, perché non appare scritto che abbia avuto un’altra donna e l’infedeltà non possiamo attribuirla ad un personaggio così santo 9 . 

Dice san Francesco di Sales (1567-1622): Maria e Giuseppe avevano fatto voto di verginità per tutta la vita ed ecco che Dio ha voluto che si unissero attraverso il vincolo del santo matrimonio, non per sciogliere o pentirsi del loro voto, anzi, perché si confermassero sempre più e si incoraggiassero a vicenda uniti per tutta la vita 10 . 

Molti santi importanti sono convinti dell’esistenza di un voto di verginità di Giuseppe prima di sposarsi con Maria, ma ciò che è certo è che a partire dal matrimonio con Maria il voto ci sia stato per adempiere alla volontà di Dio. 

P. ÁNGEL PEÑA 

Consacrazione a Dio Padre



Dio, Padre Nostro,

con profonda umiltà e grande riconoscenza ci apprestiamo al tuo cospetto e mediante quest'atto speciale di affidamento e di consacrazione poniamo la nostra vita, le nostre opere, il nostro amore sotto la tua paterna protezione.
Ardentemente desideriamo poterti conoscere ed amare sempre più. Umilmente aneliamo poter accogliere in noi la tua bontà ed il tuo infinito paterno amore e di donarli ad altri.
Concedici, te ne preghiamo, la grande grazia di imparare ad amare sempre più il divin Cuore del tuo amatissimo Figlio e, così rafforzati dal tuo santo Spirito, poter glorificare sempre la tua paterna ed eterna bontà, o Padre infinitamente buono.
Santa Maria, figlia del Padre e nostra Madre Celeste, prega per noi. Amen.


PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



(GFD/3/139) 1. I pochi padri sull’altura rimasero del tutto terribilmente stupiti riguardo al totale inabissamento della pianura, la  quale sotto il governo di Lamec, di Tubalcain e, per un periodo di  tempo piuttosto lungo, sotto il governo di Uraniele, si era trovata in  uno stato così riccamente fiorente. 

2. E Lamec disse a suo figlio Noè: “Non pensi che, se a questi due  figli di Uraniele venisse conferito il potere prodigioso di un Enoch,  oppure il potere che il Signore Stesso conferì a Chisehel ed ai suoi  fratelli quando Egli li inviò alla pianura per la prima volta, essi  otterrebbero forse un effetto ed un successo maggiori durante la loro missione che non con la sola forza della stringatezza della parola? 

3. Figlio mio, io so che il Signore ti tiene in gran conto e che ti  esaudisce sempre prima di me; anzi con Lui tu puoi parlare quando  ti viene in mente, mentre io devo spesso invocare giornate intere  prima che il Signore mi ascolti e poi mi parli! 

4. Che ne pensi dunque di rivolgerti nel tuo cuore al Signore per  esporGli il mio desiderio? Forse Egli lo approverebbe?” 

5. E Noè disse: “Caro padre Lamec, io ritengo che nel nostro caso  non ci sia purtroppo molto da fare, perché, vedi, per quanto ne so io, al  tempo di Lamec, quando cioè egli era ancora un servitore del Serpente  [Satana], in fondo solo Lamec stesso era invertito. Egli tiranneggiava  il popolo e in tutta la pianura questo languiva sotto la sua tirannia ed  era prigioniero; però esso bramava ardentemente la liberazione. 

6. Allora bastò che il solo Lamec venisse convertito, e tramite lui poi si  trovò convertito e liberato, come con un solo colpo, tutto il popolo! 

7. Ma ora le cose stanno diversamente; ormai quasi in ciascun  individuo il cuore ha già lo stesso aspetto di come allora ce l’aveva  solo quello di Lamec! 

8. Lamec venne giudicato fino alla morte e poi egli dovette rendere  di nuovo buono e vivente in sé, solo attraverso la propria attività e  attraverso la massima abnegazione, quello che su lui e in lui era  stato giudicato ed ucciso mediante i prodigi di Chisehel che lo  avevano convertito. 

9. Ma quale potenza devastatrice e quale estensione non dovrebbe  avere attualmente un prodigio per convertire milioni di individui i  quali nei loro cuori sono tutti cento volte più maligni di quanto lo sia  mai stato Lamec nella sua massima crudeltà! 

10. Secondo me noi dovremo essere contenti se qua e là, attraverso  la forza di persuasione della parola, conquisteremo alla buona causa  forse soltanto qualcuno; ma sarà assolutamente superfluo pensare,  anche solo lontanamente, ad un cambiamento generale del modo di agire di questi popoli! 

11. Il Signore perciò fornirà ai due figli solamente la forza dell’accortezza e poi li farà nuovamente scendere alla città di Hanoch.  12. Se essi arriveranno a qualche risultato contro la cattiva e libera  volontà di alcuni hanochiti, allora sarà certamente buono e giusto;  ma se non ci riescono, allora affidiamo tutto al Signore, ed Egli farà  poi quello che sarà giusto! Non sei anche tu pienamente d’accordo  con quello che ho detto?”. 

13. E Lamec vide la verità delle affermazioni di Noè e poi non  chiese più che il Signore colmasse i due di forza prodigiosa. 

14. I due invece vennero colmati di divina accortezza e poi fu dato  loro l’incarico di scendere nuovamente in pianura». 
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Seguono poi diversi Capitoli che descrivono i tentativi – destinati  al fallimento – dei vari messaggeri inviati da Dio nella pianura per  tentare di convertire il popolo corrotto e perverso di Hanoch.
Ecco, tratti dal testo originale, due dei numerosi Insegnamenti  divini riguardo al giusto modo di vivere che Dio ha comunicato al  popolo della città di Hanoch tramite dei messaggeri.  
Da questi Insegnamenti si capisce chiaramente che a quel tempo  l’umanità viveva esattamente come la nostra attuale. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco 

Geremia



Geremia si sfoga con Dio

7Signore, tu mi hai sedotto
e io non ho saputo resisterti.
Hai fatto ricorso alla forza
e hai ottenuto quel che volevi.
Mi disprezzano da mattina a sera,
tutti ridono di me.
8Io parlo, e ogni volta
sùbito devo chiamare aiuto
e gridare contro la violenza
e l'oppressione.
Tutto il giorno sono insultato e deriso
perché annunzio la tua parola, o Signore!
9 Ma quando mi son detto:
'Non penserò più al Signore,
non parlerò più in suo nome',
ho sentito dentro di me come un fuoco
che mi bruciava le ossa:
ho cercato di contenerlo
ma non ci sono riuscito.
10Mi accorgevo che molti
parlavano male di me
e da ogni parte cercavano di spaventarmi.
Dicevano: 'Se qualcuno lo denunzia,
lo denunzieremo anche noi'.
Perfino i miei amici più cari
aspettavano un mio passo falso
e dicevano: 'Prima o poi,
qualcuno riuscirà a ingannarlo!
Così, l'avremo vinta noi
e potremo vendicarci di lui'.
11Ma tu, Signore, stai al mio fianco,
tu sei forte e mi difendi:
per questo i miei persecutori cadranno
e non avranno la meglio su di me.
Dovranno vergognarsi da morire
perché i loro progetti andranno in fumo.
Saranno disonorati per sempre
e nessuno lo dimenticherà.
12 Tu, Signore dell'universo,
sai distinguere chi ti è fedele
perché vedi i sentimenti
e i pensieri segreti dell'uomo.
Ho affidato a te la mia causa:
sono certo che vedrò
come tu punirai i miei nemici.
13 Cantate inni al Signore!
Lodate il Signore!
Egli ha liberato il povero
dal potere dei suoi nemici.
14Maledetto il giorno in cui sono nato!
Nessuno consideri benedetto il giorno
nel quale mia madre mi ha messo al mondo!
15 Maledetto l'uomo
che ha riempito di gioia mio padre
quando gli ha dato la notizia:
'È nato! È un maschio!'.
16 Quell'uomo diventi come le città
che il Signore ha distrutto
senza compassione.
Al mattino egli oda lamenti
e a mezzogiorno grida di guerra.
17Perché Dio non mi ha fatto morire
prima di nascere?
Mia madre sarebbe stata la mia tomba,
mi avrebbe sempre tenuto dentro di sé.
18Invece sono uscito dal suo ventre
solo per provare tormento e dolore
e consumare la mia vita nell'umiliazione.

DOVE DIO PIANGE






Il Crocifisso



Nella croce la nostra salvezza, nella croce la nostra speranza, nella croce l'amore e la felicità, in essa ogni nostro bene.

MADRE ORSOLA LEDÓCHOWSKA

LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA



L'amore  scaccia la paura dall'anima. 
Da quando ho cominciato ad amare Iddio  con tutto il mio essere, con tutta la forza d l mio cuore, da quel momento  è scomparsa la paura e, benché mi s parli in qualunque modo della Sua giustizia, non ho alcun timore di Lui, perché L'h conosciuto bene. Dio è  amore ed il Suo Spirito è la pace. Ed ora vedo che le mie azioni scaturite  dall'amore, sono più perfette delle azioni che ho compiuto per timore. Ho  posto la mia fiducia in Dio e non temo nulla, mi affido completamente alla Sua santa volontà, faccia di me quello che vuole, io in ogni caso Lo  amerò sempre. Quando mi accosto alla santa Comunione, prego e  supplico il Salvatore di voler frenare la m a lingua, affinché non offenda  mai l'amore del prossimo. O Gesù, Tu sai quanto io desideri  ardentemente nascondermi, affinché nessuno mi conosca, eccetto il Tuo dolcissimo Cuore. Desidero essere una modesta violetta nascosta tra  l'erba, sconosciuta in un magnifico giardino recintato, dove crescono  magnifiche rose e gigli. La bella rosa e lo stupendo giglio si vedono da  lontano, ma per vedere la piccola violetta bisogna abbassarsi molto, solo  il profumo la fa scoprire. Oh, come sono contenta di potermi nascondere  così! O mio Sposo D vino, il fiore del mio cuore ed il profumo del mio  amore puro s no p r Te. La mia anima è immersa in Te, o Dio eterno.  Dal momento in cui Tu stesso mi hai attratto verso di Te, o mio Gesù, più  Ti conosco più ardentemente Ti desidero. Ho appreso nel cuore di Gesù  che in paradiso, per le anime elette, c'è un paradiso a parte dove non  possono entrare tutti, ma solo le anime elette. Una felicità inconcepibile nella quale sarà immersa l'anima. O Dio mio, non riesco proprio a  descrivere questo ne meno in minima parte. Le anime sono imbevute della Sua Divinità, passano da bagliore a bagliore in una luce immutabile,  ma mai monotona, sempre nuova, ma che non cambia mai. O SS.ma  Trinità, fatti conoscere alle anime! O mio Gesù, non c'è nulla di meglio  per un'anima delle umiliazioni. Nel disprezzo c'è il segreto della felicità, quando l'anima viene a conoscere che è una nullità, la miseria  personificata e che tutto quello che ha di buono in sé, è esclusivamente  dono di Dio. Quando l'anima si avvede che tutto quello che ha in sé le è stato dato gratuitamente e che di suo c'è solo la miseria, questo la  mantiene continuamente umile davanti alla Maestà di Dio e Dio, vedendo l'anima in tale disposizione, l'insegue con le Sue grazie. Quando  l'anima si sprofonda nell'abisso della sua miseria, Dio fa uso della Sua  onnipotenza per innalzarla. Se c'è sulla terra un anima veramente felice,  questa è soltanto un'anima veramente umile. All'inizio l'amor proprio  soffre molto per questo motivo, ma Iddio, dopo che l'anima ha affrontato  valorosamente ripetuti combattimenti, le elargisce molta luce, con la  quale essa viene a conoscere quanto tutto sia misero e pieno d illusioni.  Nel suo cuore c'è soltanto Iddio. Un'anima umile non ha fiducia in se stessa, ma pone la sua fiducia in Dio. Dio difende l'anima umile e Lui  stesso s'introduce nelle sue cose segrete ed è allora che l'anima  esperimenta la più grande felicità, che nessuno può comprendere. Una  volta di sera venne da me una delle Suore defunte, che in precedenza era  già stata da me alcune volte. Quando l'avevo vista la prima volta era in  uno stato di grande sofferenza, poi man mano venne in condizioni di  sempre minor sofferenza e quella sera la vidi splendente di felicità e mi  disse che era già in paradiso. Mi disse inoltre che Dio ave approvato con  quella tribolazione questa casa, poiché la Madre Generale aveva dubitato  non prestando fede a quello che avevo detto di quest'anima. Ma adesso,  in segno che solo ora è in paradiso, Iddio benedirà questa casa. Poi mi si  avvicinò e mi abbracciò affettuosamente disse: « Ora debbo andare ».  Compresi quanto è stretto il legame che intercorre fra queste tre tappe  della vita delle anime, cioè fra la terra, il purgatorio e il paradiso. Ho  notato parecchie volte che Dio ha sottoposto a prove delle persone per il  fatto che, come mi dice, non Gli piace l'incredulità. 

Diario di Santa Sr. Faustina Kowalska

ILLUSTRAZIONI DI UNA SERVA DI DIO SULL'APOCALISSE DI S. GIOVANNI




 signor Le Maitre de Sancy

I NOSTRI MORTI



Come vederli
Come aiutarli
Come ci aiutano

L’IMPEGNO PASTORALE DELLA CHIESA VERSO GLI ANZIANI E GLI AMMALATI

Tutta l'attenzione della Chiesa è rivolta all'uomo. Non può essere diversamente! Il creato, pur nel suo meraviglioso splendore che la scienza mette sempre più in luce, non è che una semplice cornice del quadro, costituito dalla persona umana. Con questa persona, lo stesso Figlio di Dio si è fatto solidale mediante l'incarnazione; e, con la sua passione, morte e risurrezione, le ha dato la possibilità di essere partecipe della stessa felicità di Dio, nel cielo. 
          La Chiesa, madre amorosa, s'interessa dell'uomo appena concepito nel seno materno: ne proclama la dignità e l'inviolabilità; ne difende l'integrità fisica e morale. Essa invita tutti a cooperare allo sviluppo del bambino concepito trattandosi di una vera persona con i relativi diritti. Per questo ha sempre insegnato che l'aborto e l'infanticidio sono «abominevoli delitti» che violano la legge naturale e i diritti dell'uomo. 

La Chiesa cammina con l'uomo 

La Chiesa è sempre vicina all'uomo! Accoglie il neonato e, mediante la grazia santificante del battesimo, lo costituisce figlio di Dio e lo inserisce come membro nel suo corpo mistico. Lo istruisce con la catechesi per prepararlo alla prima comunione, alla cresima e al sacramento della penitenza. Lo aiuta a formarsi una famiglia fondata sull'amore, sull'onestà e sulla fecondità per la continuazione della vita. La Chiesa, madre premurosa, desidera ardentemente di vedere i suoi figli raccolti, ogni domenica, attorno all'altare perché si sentano figli di Dio ascoltando la sua parola. Così si forma la famiglia cristiana, unita e compatta nella preghiera e alimentata dalla fede, dalla speranza e dalla carità. 

Del Padre francescano Pasquale Lorenzin

Orazioni a Gesù Cristo



O Eterno Verbo di Dio, Salvator nostro, che dal divino Amore foste condotto all'incomprensibile abbassamento dell’Incarnazione per riparare alle rovine in noi cagionate dal primo peccato, io vi adoro rivestito della nostra creta, e ringrazio il vostro medesimo Amore che in una stessa divina persona (che siete voi medesimo) ha sì mirabilmente congiunto natura divina ed umana, innalzando al tempo stesso l'uomo ad una nobiltà ed eccellenza che ha dell'infinito, perchè ci affratella con Dio. Deh! che il vostro Santo Spirito ci faccia intendere sì eccelsa dignità, e la sua grazia ci aiuti a non degradarci mai col peccato. Ve ne supplico dicendo: Pater noster…

O Eterno Verbo Incarnato, la cui immacolata Umanità nel giorno del vostro Battesimo attirò sopra di sè lo Spirito Santo in forma di candida colomba, che libratasi sopra di Voi, mostrò quanto in Voi si compiacesse, deh! fate che anche noi, vostri seguaci, tanto ci studiamo di menar pura la vita, da chiamare sopra di noi gli sguardi e le grazie dell'Eterno Amore: di quell'Amore che, essendo infinita purezza, si compiace delle anime caste, e versa in essi tesori di luce e di grazia. Pietà, o Signore, di tanti miseri cristiani che, conducendo vita piuttosto animalesca che ragionevole e cristiana, non intendono le cose di Dio; ve li raccomando dicendo Pater noster…

O divin Verbo del Padre, che prima d'incominciare la gran missione di Maestro e Riformatore della traviata umanità foste condotto dallo Spirito Santo nel deserto, ove dopo aver per quaranta giorni digiunato e pregato, combatteste vittoriosamente contro le tentazioni di Satana, abbiate pietà di noi, che purtroppo tante volte restiam presi alle insidie dell'infernale nemico, perchè non ci abbandoniamo alla sapiente guida del divino Spirito, che per la via della mortificazione e della preghiera ci condurrebbe a salute. Deh! buon Gesù, aiutateci a divenir anime docili, che si lasciano condurre e governare dallo Spirito Santo. Ve ne supplico ripetendo: Pater noster…

O divin Verbo, Sapienza Incarnata, che veniste ad ammaestrare con tanto amore i miseri mortali, fra le altre pene che quaggiù soffriste ci fu anche quella d'essere pochissimo inteso dai grossolani Giudei, e perfino dai Discepoli; e forse nessuno di tal pena vi compatisce. Qui però v'è un mistero, o Gesù mio; e se mi permettete entrare tanto avanti nei vostri ammirabili segreti, io dico che voleste lasciare al vostro Eterno Amore, allo Spirito Santo, la dolce soddisfazione di farsi ben intendere dagli uomini e guidarli per le vie della verità e della celeste sapienza. E infatti, non diceste agli Apostoli che avrebbero tutto inteso, anche le medesime vostre parole, dopo la venuta dello Spirito Santo? Buon Gesù, ora che lo Spirito Santo è venuto, fate che la vostra divina Parola sia dai fedeli studiata, compresa e messa in pratica. Ma non vedete, o Signore, come tutto si studia, tutto s'impara, e il santo Vangelo si lascia da parte ! Deh, rimediate Voi a tanto male! Ve ne supplico ripetendo: Pater noster…

O Eterno Verbo fatto carne per salvare tutta la discendenza di Adamo, io vi adoro su quella Croce, a cui più che dai chiodi dei carnefici foste confitto dal divino Amore: da quell'Amore, nel fuoco del quale consumaste il vostro perfetto olocausto immolandovi al Padre, Vittima immacolata, negli ardori dello Spirito Santo. E vi supplico a far sì che quest'Eterno Amore, che vi condusse a patire e a morire per noi, conduca i nostri cuori ad amarvi, o Gesù e a sacrificarsi generosamente, affinchè siate più conosciuto e più amato sulla terra, e possiate cogliere più abbondante frutto della vostra Passione e Morte. Esauditemi, ve ne prego, ripetendo l'orazione da voi stesso insegnataci: Pater noster…


O divin Verbo umanato, che tanto faceste e tanto patiste su questa terra per ricondurre gli uomini nel seno dell'Eterno Amore, e per infondere l'Eterno Amore nel seno degli uomini, io vi adoro nella vostra prima apparizione agli Apostoli dopo la risurrezione; e siccome allora, appena vi foste lor mostrato, soffiaste sopra di essi dicendo: Ricevete lo Spirito Santo, or vi prego di fare altrettanto sopra i fedeli che han bisogno del santo fuoco del Paracleto per accendersi di zelo e combattere generosamente in sè e fuori di sè lo spirito del male. Deh! che l'alito del vostro Cuore, cioè lo Spirito Santo, ci converta, ci ravvivi, ci santifichi e ci faccia degni degli eterni gaudi del Cielo. Vi domando tanta grazia ripetendo: Pater noster…

O divin Verbo, che dopo aver gloriosamente condotto l'assunta Umanità vostra al Cielo, dove siede alla destra del Padre, mandaste nei figli l'adozione, cioè nei cari vostri Discepoli, lo Spirito Santo; io vi ringrazio di questo dono maggiore d'ogni altro, perchè è il Dono dell'Altissimo; e più vi ringrazio perchè della missione del vostro Spirito voleste farne un mistero, dirò così, permanente, che si rinnova sempre che vi sono anime sì ben disposte; oh! come son poche nel nostro tempo! Deh! Voi nella vostra onnipotente misericordia moltiplicatele, o Signore, e moltiplicatele tanto, a maggior gloria del vostro Santo Spirito e perchè il demonio, suo nemico, non abbia a vantarsi di possederne egli maggior numero. Anzi, o Gesù, ricordatevi che per le anime avete versato tutto il sangue! Deh! strappatele tutte dalla diabolica potestà, e mettetele al sicuro sotto le ali della celeste Colomba, nel regno del Divino Amore. Ed io ritorno a supplicarvene dicendo: Pater noster…

EUCARISTIA E SANTISSIMA TRINITA'



La mia Passione nell'Eucaristia 

Consolate questo mio Cuore che geme e langue di amore, consolatelo, dandomi anime che mi amino; e soprattutto abbiate cura dei miei Sacerdoti che hanno i tesori nelle mani e spesso sono i più poveri di tutti. L'anima eucaristica deve essere attiva in me e per me; non può contentarsi soltanto di consolarsi essa, deve anche consolare me.
Perciò considerate la mia Passione nell'Eucaristia e consolatemi. Considerate quanti mi tradiscono e ditemi che volete essermi fedeli: questo mi dà tanto gusto. Considerate quanti mi flagellano con i loro peccati e ditemi che non volete offendermi mai più. Considerate quanti mi coronano di spine e ditemi che volete coronarmi di fiori di virtù e di amore. Considerate soprattutto quanti disprezzano il carattere sacerdotale che hanno; quanti disprezzano me nei Sacerdoti, e riparate, apprezzando una dignità così grande.
Infine, figlie mie, unitevi al mio sacrificio eucaristico, amate di nascondervi in me, amate di celarvi agli occhi di tutti, immolatevi nella giornata offrendomi i vostri dolori e le vostre pene.
Quando la vostra vita sarà unita alla mia vita eucaristica, e voi passerete la giornata tutta in unione con me Sacramentato, allora la vostra gioia interiore sarà piena, poiché io mi sono fatto prigioniero di amore proprio per vivere con voi, per farvi vivere di me!
E’ necessario che l'uomo si elevi fino a Dio, e questo è possibile solo sostituendo la sua vita con la mia!
Ho fame di voi, poiché debbo raccogliervi in me; perché siete il mio Corpo mistico. Venite dunque a me che sono l'infinita vostra ricchezza!
Vi benedico tutte.

(Da una lettera del Padre Dolindo Ruotolo a Elena Montella e a tutte le sue figlie spirituali inviata da Roma il 15 maggio 1921, ore 17.45).