venerdì 28 febbraio 2020

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



(GFD/3/181) 1. «E quando Ohlad, il consigliere, si trovò nel tempio con i dieci ministri, egli si prostrò subito sulla sua faccia  dinanzi all’altare e pregò Dio perché volesse mostrare grazia e  misericordia ai novantanove fratelli, compreso il re di facciata. 

2. E il Signore disse: “Ohlad! Io ho considerato te e i tuoi fratelli, e Mi sono rallegrato per il fatto che essi si sono convertiti  ed hanno rivolto a Me il loro cuore e la loro anima; Io però ho  ancora una cosa contro di loro, ed essa è quanto mai importante  per il loro spirito! 

3. Nel mondo essa appare equa, anche giusta e del tutto innocente;  però non così essa appare a Me! 

4. Ma che cos’è dunque che io ho contro di loro?  

5. Ascolta! Essi hanno la passione di visitare, con ogni tipo di  pretesti amichevoli, certe famiglie molto in vista, nonché, viceversa,  di voler offrire a loro volta ricevimenti e ricevere visite! Da questa  maligna passione non è immune neppure Danel, il portavoce dei  consiglieri, il quale è il più saggio fra tutti! 

6. Gli uomini hanno una grande gioia quando le belle donne vanno  a fare loro visita e si rallegrano oltremodo quando possono  ricambiare la visita a tali belle donne. 

7. Le donne invece, al contrario, sono molto avide di visite maschili; e quanto più numerosi sono gli uomini e quanto più spesso  si offre loro occasione di riceverne le visite, tanto più allegre e del  tutto più follemente amichevole esse diventano. 

8. Anche se le donne frequentano meno gli uomini rispetto alle  persone del proprio sesso, in ogni caso tutto il cielo dovrebbe  diventare ardente di fuoco dalla rabbia per lo sdegno suscitato dalle terribili stupidaggini che esse dicono quando spettegolano  insieme!

9. Quanto più insensati, privi di valore e stolti sono i pettegolezzi, tanto maggiore è il loro diletto; e quanto più sciocche, più  pazze, più stolte e più burlone e ridicole sono le cose che  succedono in una simile ricevimento, tanto più gradito e  piacevole riesce anche per loro, ed è per questa ragione che un tale  ricevimento viene anche frequentato di preferenza volentieri. 

10. Ma del tutto particolarmente le donne – sia giovani che vecchie –  guardano che ci siano sempre presenti, in un simile ricevimento dei  pettegolezzi che Io odio completamente, molti esseri giovani di  sesso maschile che conoscano così bene l’arte di fare la corte e che  sappiano anche preparare ogni specie di giochi spassosi, in modo da procurare alle donne un piacevole divertimento; e quanto più insensati  e stolti, e quanto più inutili e insignificanti sono questi giochi, tanto  più popolari essi sono, e del tutto specialmente quando tali giochi sono  eseguiti da giovani che hanno una bella figura! 

11. Vedi, i tuoi novantanove fratelli hanno tali mogli e tali figli; la  moglie di Danel però è fra tutte la più grande amante dei  pettegolezzi! In verità, questo Mi dà nausea e ancora nausea! 

12. Io vorrei tenere una carogna nella Mia bocca per mille anni  piuttosto che guardare, anche solo per un secondo e da molto  lontano, una tale amante della vita di società! 

13. E il motivo sta nel fatto che questo è un ottimo modo per  rovinare e uccidere lo spirito che proviene da Me; infatti è proprio nelle riunioni di tale specie che tanto la donna quanto l’uomo  imparano, meglio che in ogni altra occasione, a dimenticarsi di Me  e a gettarsi del tutto fra le braccia velenose del serpente del  mondo allegro e pieno di lusinghe! 

14. Ebbene, chi pensa a Me quando si trova in una simile riunione  di pettegolezzi, giochi, chiacchiere e risate, mentre Io devo in  ciascun istante conservare loro la vita? 

15. Perciò Io maledico tutte le riunioni di questo tipo, dove gli  uomini si rendono visita a scopo di divertimento, e non per  parlare di Me e per farsi istruire su di Me; e per quanto queste visite  siano di tipo breve, siano comunque maledette, specialmente quando  vi vengono condotti i bambini, nei quali con ciò ogni migliore seme  viene ben presto soffocato. 

16. Va’ dunque fuori e annuncia ai tuoi novantanove fratelli questa  Mia Volontà, e che essi facciano lo stesso anche con le loro ottuse  mogli e figli; e dì loro che Io non benedirò nessuno con la Mia Grazia  prima che egli non abbia ordinato la sua casa in questo modo! 

17. Se questo male non verrà estirpato dalla radice, allora Io, ad un  simile mondo, manderò il Mio Giudizio al posto della Grazia!  Amen”». [...]  

(GFD/3/182) 14. (Continua il Signore:) «O voi uomini e donne  insaziabili, voi volete di più perché in Me non avete abbastanza!  Io sono per voi troppo poco, perciò voi volete i passatempi del  mondo! Perciò volete ridere e spettegolare e giocare in allegra  compagnia, perché Io vi annoio! 

15. Ad Adamo era sufficiente la Mia compagnia, e ad Eva erano  sufficienti Adamo e i propri figli; perciò egli visse contento  novecentotrent’anni senza giochi di società! Perché dunque voi  volete di più? 

16. Io però dico a te Ohlad, poiché ti ho già consacrato: “Se voi  vi fate visita nel Mio Nome, come faceva Adamo perfino  visitando i suoi figli, allora anche ogni riunione sarà benedetta, perché dove due o tre si raduneranno nel Mio Nome, là sono Io  in mezzo a loro! 

17. Dove però si formano riunioni per farsi visite allo scopo di continui divertimenti mondani di qualsiasi tipo, là che sia  pure presente Satana e che, secondo il suo desiderio, strangoli i  suoi figli!». 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco 

AI DONATISTI DOPO LA CONFERENZA



Sentimento della Chiesa che è in Africa contro i Donatisti. 

4. 5. Parli anche la Chiesa cattolica, costituita nell'Africa stessa, e  unita strettamente a tutte le altre nella comunione attraverso la  pace e l'unità di Cristo; anch'essa dica: " La causa di Ceciliano non  pregiudica neppure me, contro il quale, in sua assenza, settanta  vescovi hanno pronunziato una sentenza di condanna, poiché  questa causa non pregiudica affatto la Chiesa che è diffusa in tutto  il mondo e con la quale io permango in comunione, altrimenti deve  necessariamente pregiudicare il partito di Donato la causa di  Primiano, che è stato pure condannato in sua assenza dai suoi  colleghi in un concilio ben più numeroso. Se, dunque, essa non può  pregiudicare, appunto perché una causa non pregiudica un'altra  causa, né una persona pregiudica un'altra presona, a maggior  ragione questo criterio di giustizia deve valere in favore dell'unità cattolica di Cristo, se anche il partito di Donato ne reclama  l'applicazione in proprio favore ". Ecco ciò che proclama la Chiesa  che è in Africa: " O partito di Donato, tu hai pronunciato queste  parole, tu hai riconosciuto come tue queste parole, tu hai  sottoscritto queste parole : una causa non pregiudica un'altra  causa, né una persona pregiudica un'altra persona. Io leggo il nome  di Ceciliano fra gli elenchi delle anime che riposano da gran tempo,  tu vedi tuttora e frequenti fisicamente Feliciano, colui che ha  condannato Primiano. Tu hai condannato Feliciano nella stessa  causa di Primiano e poi lo hai unito a Primiano e a te come era  prima, cioè nella dignità di vescovo. Se il principio, che una causa  non pregiudica un'altra causa né una persona pregiudica un'altra  persona, vale fino al punto che non ti pregiudica la comunione di  Feliciano, il quale attualmente vive con te, come può pregiudicarmi  la memoria di Ceciliano, morto da tanto tempo? ". 


Ritorno a casa



Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


I convertiti dal Protestantesimo

Cornelia De Vogel

Cornelia J. de Vogel è una storica olandese. Racconta nel suo scritto Sino alla pienezza cattolica: Il mio ingresso nella chiesa cattolica non è stata una conversione nel senso abituale della parola. Non avvenne, quindi, quando incontrai Cristo, né ebbi il primo vero contatto con Dio, né il primo contatto con la realtà di una Chiesa visibile. Io appartenevo alla Chiesa riformata olandese. Ma nell’inverno del 1944-1945 feci il mio ingresso nella Chiesa cattolica. 
Non è che io credetti che non vi fossero peccati né apostasie in questa Chiesa, ma erano assolutamente condannati da questa dottrina e fortemente combattuti nella pratica, mentre nella Chiesa riformata, alla quale io appartenevo allora, il peccato era più o meno legittimato dalla dottrina, con un richiamo al testo della lettera ai Romani 7, 14, senza che venissero insegnate ai credenti la vigilanza e la lotta.
Dopo alcuni anni di orientamento generale, iniziai la traduzione della principale opera dogmatica di sant’Atanasio: “Discorsi contro gli Ariani”. Con grande stupore mi ritrovai di fronte ad una teologia puramente cattolica in tutti i suoi punti essenziali. Ovvero osservai che in tutto ciò che nella Riforma del XVI secolo viene opposto alla dottrina di Roma, Atanasio si orienta verso la parte cattolica... Lo studio delle origini della Chiesa modificò a poco a poco la mia visione sulla Storia della Chiesa. Constatai con chiarezza che, su tutta la linea, la Chiesa antica aveva compreso il Vangelo nel cammino cattolico, che vi era continuità tra l’antichità cristiana, il Medioevo, la Chiesa cattolica romana attuale. D’altra parte, la tradizione della Riforma ha introdotto un’interpretazione del Vangelo che non si rifà all’antichità e che non trova appoggi nei suoi rappresentanti più illustri come Santo Agostino e Sant’Atanasio... Chi stava nell’errore? La chiesa dei secoli, la Chiesa di Atanasio e Agostino, la chiesa che costruì le cattedrali del Medioevo, e che ancora oggi dà frutti di una santità eccezionale? O coloro che nel secolo XVI si separarono da questa Chiesa per fondare un’altra tradizione basata su un’interpretazione contraria a quella che ha prevalso fin dagli inizi?
Scrisse un libro Ecclesia Catholica, apparso ad Utrecht nel 1946, dove espone tutti i motivi che la condussero alla Chiesa cattolica. 

Padre ángel Peña

PREGHIERA ALLA S. FAMIGLIA PER LE ANIME DEL PURGATORIO




1. Dagli abissi profondi della terra, ascoltate, o Famiglia Santissima, le grida dolorose che le anime purganti mandano al cielo. O Gesù, sono tue spose, o Maria, sono tue figlie, o Giuseppe, sono tue protette, donate loro la pace eterna. L'eterno riposo…

2. Da tutta la terra, o Famiglia santissima, si sollevano le preghiere delle anime pie, che si interessano per la liberazione degli spiriti prigionieri del Purgatorio.
Guardate, o Gesù, Maria, Giuseppe, quanto soffrirono questi giusti, quante penitenze incontrano volentieri per soddisfare ai debiti di quelle misere, con quanta generosità hanno fatto donazione ad esse di tutte le opere soddisfattorie. Accogliete l'eroismo di queste vittime della carità cristiana, e aprite presto le porte di quel carcere doloroso. L'eterno riposo..

3. Dalla vostra sacra casa di Nazareth, o Gesù, o Maria, o Giuseppe, quale gradito profumo si innalza al cielo per implorare la libertà alle povere schiave del Purgatorio! Voi finché viveste vi offriste, vittime perpetue per i vivi e per i defunti. Le vostre preghiere, i vostri sacrifici nella vita mortale abbracciarono tutti i tempi e tutte le anime.
Applicate pertanto agli spiriti tormentati nel Purgatorio il tesoro dei vostri meriti, mostratevi presto a loro e conducete tutte quelle prigioniere con voi a cantare l'inno eterno del ringraziamento. L'eterno riposo...

4. Accettate, o Famiglia santissima di Gesù, Maria e Giuseppe, la piena e totale donazione che vi facciamo di tutte le nostre opere soddisfattorie a favore dei poveri defunti. Noi vogliamo compiere questo atto di carità con le intenzioni medesime che voi aveste vivendo, e con quelle medesime, che voi avete ora nel cielo. Affrettate il riposo eterno a quelle anime desolate, e fate che con voci gioiose possano cantare: "Noi ci siamo tutte rallegrate all'annuncio che Sacra Famiglia ci ha recato: Andremo nella Casa del Signore".
L'eterno riposo...

5. Per quella dolce soavità ed amabilità ineffabile, con cui voi, o Famiglia Santissima, accoglieste i pastori di Betlemme e le persone di Nazareth e perfino gli Egiziani infedeli; per quelle tenere parole e maniere dolcissime con cui consolaste ogni anima afflitta, che a voi ricorreva, noi vi supplichiamo di voler confortare ugualmente le anime purganti. Soprattutto, solleva, o Gesù, le anime più devote del tuo Cuore; o Maria, le anime più devote dei tuoi dolori; o Giuseppe, le anime più fiduciose nel tuo patrocinio: sollevate anche le anime per le quali siamo tenuti maggiormente a pregare; quelle dei parenti, degli amici, dei benefattori; quelle più dimenticate, più tormentate, e a voi più gradite. L'eterno riposo...

giovedì 27 febbraio 2020

Geremia



Geremia risponde agli inviati del re

1Questo è il messaggio che il Signore affidò a Geremia per il re Sedecia. Il re aveva mandato da Geremia Pascur, figlio di Malchia, e il sacerdote Sofonia, figlio di Maasia, per domandargli: - 2 Poiché Nabucodonosor re di Babilonia ci ha dichiarato guerra, per favore, consulta il Signore per noi. Forse il Signore compirà a nostro favore uno dei suoi prodigi e costringerà il nemico ad allontanarsi. 3Geremia rispose agli inviati del re: - Andate a riferire a Sedecia 4quel che dice il Signore, Dio d'Israele: 'Voi combattete contro l'esercito del re di Babilonia che vi assedia. Ma io farò indietreggiare i vostri soldati dalle mura fino a concentrarli tutti in mezzo alla città. 5Io stesso combatterò contro di voi con tutte le mie forze, con ira, furore e grande sdegno. 6Colpirò quelli che vivono nella città: uomini e animali moriranno con una terribile peste. 7Inoltre consegnerò in potere di Nabucodonosor re di Babilonia, Sedecia re di Giuda, i suoi ministri e la gente che sarà riuscita a sopravvivere alla peste, alla guerra e alla carestia. Li consegnerò nelle mani dei nemici che cercano solo di farli morire tutti. Infatti Nabucodonosor non si lascerà commuovere: li farà uccidere con la spada, non avrà pietà di nessuno, non li perdonerà. Ve lo dico io, il Signore'. 8Il Signore ordinò poi a Geremia di annunziare al popolo questo messaggio: 'Vi offro la possibilità di scegliere tra la via che conduce alla vita e la via che conduce alla morte, - così dice il Signore. - 9Chi vuol rimanere in questa città, morirà in guerra, o di fame o di peste. Ma chi decide di uscire dalla città per arrendersi ai Babilonesi che l'assediano, non sarà ucciso: avrà almeno salva la vita. 10Ho deciso di distruggere Gerusalemme, non di salvarla. Essa sarà occupata dal re di Babilonia che la distruggerà con il fuoco. Lo dico io, il Signore'.

CON L’IMMACOLATA CONTRO MASSONI E “NEMICI” DELLA CHIESA DI DIO



L'Immacolata, segreto di vittoria su tutti i nemici.

Questi interventi di grazia l'Immacolata li effettua o nel mistero del cuore dell'uomo o, anche e spesso, attraverso apparizioni, miracoli, scelte di eccezione, ecc. ecc. Spesso, appare a tutti, che gli interventi prodigiosi sono in diretta opposizione ai piani rivoluzionari dei perversi. Tali appaiono, per es., gli interventi dell'Immacolata nei secoli XIX e XX, quando cioè è appena nata ufficialmente la massoneria (1717) «e i movimenti massonici si diffondono in tutto il mondo. I germi del dissolvimento protestante, grazie alla massoneria, fruttano quel movimento di rifiuto del soprannaturale che ha nome di Illuminismo (...) la rivoluzione francese (1789), che a sua volta diventa punto di partenza e focolaio di ispirazione delle vaste ondate rivoluzionarie dell'Ottocento; portate avanti dalle formazioni massoniche (Illuminati di Baviera, Carbonerie, Alte Vendite, ecc.). Il movimento di scristianizzazione si trasmette dai vertici borghesi alle masse popolari. In questo quadro rivoluzionario di ispirazione illuministica si accendono le luci soprannaturali di Rue de Baca Parigi, La Salette e Lourdes». L'Immacolata, cioè, risponde con la Medaglia miracolosa; suscita quel centro di enorme spiritualità e di conversione che è Lourdes con le sue apparizioni; e pochi giorni prima della Rivoluzione di ottobre in Russia, ella è già apparsa a Fatima. Tutto avviene nel nome dell'Immacolata, e tutto Dio ha voluto che si ispirasse a Lei. La stessa Liturgia, che opera la rigenerazione e la santificazione, è ispirata a Lei: «L'anima si rigenera nell'acqua del santo battesimo e in tal modo diviene figlia di Dio. L'acqua che purifica tutto ciò su cui scorre, è il simbolo di Colei che purifica ogni anima che Le si avvicina, è simbolo dell'Immacolata, di Colei che è senza macchia; su colui che è lavato da quest'acqua discende la grazia dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo, il divino Sposo dell'Immacolata, agisce solamente in Lei e attraverso Lei, comunica la vita soprannaturale, la vita della grazia, la vita divina, la partecipazione all'amore divino, alla divinità». La conclusione che ne trarrà P. Kolbe, e che tutti dovrebbero trarre, è unica: la lotta, sempre doverosa ai nemici del bene, o, se si vuole, l'apostolato per la conversione e la santificazione delle anime va portato avanti nel «segno» dell'Immacolata, perché solo Essa è garanzia di completa vittoria. Il ricorso a Lei, anzi - esplicito o implicito -, è «conditio sine qua non», condizione necessaria, cioè. All'Immacolata bisogna rivolgersi sia per strappare le anime a satana, sia per riprodurre in esse l'immagine di Dio: «non solo per ottenere la grazia della risurrezione, ma per raggiungere altresì tutti i gradini elevati, molto elevati della santità». Nell'Immacolata «debbono essere formati d'ora in poi i figli di Dio: riproducendo le sembianze dell'Uomo-Dio, imitando Cristo Signore, le anime tenderanno alla santità; con quanta maggior precisione uno riproduce in se stesso l'immagine di Cristo, tanto più si avvicina alla divinità, si divinizza, diviene uomo-Dio. (...) Pertanto chi non vorrà avere Maria Immacolata per Madre, non avrà neppure Cristo per fratello, Dio Padre non gli invierà il Figlio, il Figlio non scenderà nella sua anima, lo Spirito Santo non formerà con le proprie grazie il corpo mistico sul modello di Cristo, poiché tutto ciò avviene in Maria Immacolata, piena di grazia, e unicamente in Maria. (...) Nel grembo di Maria, l'anima deve rinascere secondo la forma di Gesù Cristo. Ella deve nutrire l'anima con il latte della sua grazia, formarla delicatamente ed educarla così come nutrì, formò ed educò Gesù. Sulle sue ginocchia l'anima deve imparare a conoscere e ad amare Gesù. Dal suo Cuore deve attingere l'amore verso di Lui, anzi amarlo con il cuore di Lei e diventare simile a Lui per mezzo dell'amore».
Con ciò, senza dubbio - non sfuggirà a nessuno - siamo agli antipodi di quella posizione di alcuni teologi, soprattutto del dopoconcilio, che hanno cercato o cercano di estromettere, praticamente, Maria dalla vita cristiana, e che non si sono mai potuto spiegare l'entusiasmo del Popolo di Dio verso l'Immacolata, specialmente dopo la proclamazione del dogma dell'Assunzione.
Per P. Kolbe l'arrivo vittorioso dell'Immacolata è l'arrivo di Dio, di Cristo, del benessere, perché è Lei che porta Cristo, vita e salvezza di tutti. Ciò significa, allora, in definitiva, che quando arriverà, il regno dell'Immacolata segnerà non solo la vittoria di Dio e del bene, ma anche la sconfitta totale di ogni menzogna e di ogni nemico: «Allora - dice P. Kolbe - cadrà ogni forma di socialismo, di comunismo, le eresie, gli ateismi, le massonerie e tutte le altre simili stupidaggini che provengono dal peccato».
Una vittoria tanto più auspicabile e da affrettarsi in quanto, ancora una volta, si tratta di una vittoria di amore e di misericordia. Commentando, una volta di più, le parole della liturgia: «Tu sola hai distrutto tutte le eresie del mondo», P. Kolbe così si esprime: «Che bellissime parole! Ella distrugge le "eresie", non gli eretici, dunque, poiché li ama, desidera la loro conversione: e appunto perché li ama, desidera la loro conversione, e appunto per l'amore che nutre nei loro confronti, Ella li libera dalle eresie, distrugge in essi le opinioni e le convinzioni erronee». Una vittoria che porta con sé ogni benessere e felicità autentica per i popoli e i singoli. Il «paradiso» sognato invano da socialisti, comunisti e simili, diviene realtà dolcissima: «La terra diventerà un paradiso. La pace e la felicità vera entreranno nelle famiglie, nelle città, nei villaggi e nelle nazioni dell'intera società umana, poiché dove Ella regnerà, faranno la propria apparizione anche le grazie della conversione e della santificazione e la felicità».
Chi conosce la felicità dei santi e dei convertiti sa che queste parole non sono menzognere. Ma P. Kolbe, come vedremo, ne darà una dimostrazione pratica, riconosciuta volentieri anche da coloro che vanno a caccia, inutilmente, di utopici paradisi terrestri, fuori di Dio e della verità!

P. ANTONIO M. DI MONDA 

Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. 23 La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito.



IO VI MOSTRERÒ CHI DOVETE TEMERE .TEMETE COLUI CHE, DOPO AVER UCCISO, HA IL POTERE DI GETTARE NELLA GEENNA. SI, VI DICO TEMETE LUI .Luca 12 : 9,4,5.


LA PRESENZA REALE



IL SOMMO BENE
Resta con noi perché si fa sera. 
Luca, XXIV, 29.


I discepoli avviati ad Emmaus sono interiormente illuminati, infervorati, commossi dalla conversazione del divin pellegrino che si è unito ad essi durante il viaggio. Giunti al villaggio Egli fa per accomiatarsi, ma essi gli dicono: «Rimani con noi che presto si fa sera». Non potevano saziarsi di ascoltarlo; pareva loro di perder tutto al suo dipartirsi.
Anche noi possiamo ben dire a Nostro Signore: Oh! resta con noi, che senza di te è notte, orribile notte.
Infatti l'Eucaristia è il maggior bene del mondo; come sarebbe la sua più grande sventura esserne privo.

I. - Sì, Gesù è il sommo bene. Con lui, dice la Sapienza, mi sono venuti tutti i beni. E S. Paolo esclama: Egli che non risparmiò nemmeno il proprio Figliuolo, ma lo ha dato a morte per tutti noi, come non ci ha egli donato ancora con esso tutte le cose?
Infatti, come dice S. Agostino: Egli ci diede tutto quel che ha, quel che è; non ci poté dare di più. Con Gesù in Sacramento la luce splende sul mondo.
Nell'Eucaristia abbiamo il pane dei forti, il viatico dei pellegrini, il pane di Elia che ci sostiene per farci arrivare alla montagna di Dio, la manna che ci conforta tra gli orrori del deserto. Con Gesù abbiamo la consolazione e il ristoro tra le fatiche, i turbamenti dell'anima, gli strazi del cuore.
Nell'Eucaristia troviamo il rimedio ai nostri mali, il prezzo per soddisfare ai debiti che ogni giorno a causa dei nostri peccati ciascuno di noi contrae con la divina giustizia: Nostro Signore ogni mattina si offre vittima di propiziazione per i peccati di tutto il mondo.

II. - Ma siamo noi sicuri di posseder sempre questo dono che supera ogni dono? Gesù Cristo ha promesso di restar con la sua Chiesa sino alla fine del mondo; ma non ha fatta la sua promessa ad alcun popolo né ad alcuna persona in particolare. Resterà con noi se sapremo circondare la sua divina Persona di onore e di amore. La condizione è esplicita.
Gesù Cristo ha diritto all'onore e lo domanda. E' nostro Re e Salvatore. A Lui l'onore prima che a ogni altro; a Lui il culto supremo di latria; a Lui l'onore pubblico: noi siamo il suo popolo. La Corte celeste si prosterna innanzi all'Agnello immolato. In terra Gesù ha ricevuto le adorazioni degli Angeli al suo entrare nel mondo, quelle delle turbe durante la sua vita, quelle dei discepoli dopo la risurrezione.
I popoli e i re sono andati ad adorarlo. Ora non ha Egli diritto a onori più grandi nel Sacramento, in cui moltiplica i suoi Sacrifici e si abbassa più profondamente?
A Lui dunque gli onori solenni, la ricchezza, la bellezza, la magnificenza del culto. Iddio aveva determinato i minimi particolari del culto antico, figura del nuovo.
Nei secoli di fede non si pensò mai di aver fatto abbastanza per il culto eucaristico, come attestano le basiliche, i vasi sacri, capolavori di arte e di magnificenza. La viva fede operava queste meraviglie, giacché il culto, l'onore reso a Gesù Cristo è la misura della fede d'un popolo, l'espressione della sua virtù. Sia dunque reso onore a Gesù in Sacramento! Egli né è degno e vi ha diritto:

Ma non si appaga soltanto di onori esterni. Domanda il culto del nostro amore: il servizio della nostra anima, l'ossequio della nostra mente, non già rinchiusi dentro di noi, ma fatti palesi dai teneri e amorosi riguardi di un buon figlio verso i suoi genitori; che vive col padre e con la madre, sente il bisogno di vederli, di dar loro prove del tenero suo amore; che lontano da essi soffre e languisce, vola al primo indizio di bisogno, né previene i desideri. pronto a tutto per far loro piacere. Ecco il culto dell'amor naturale.
Lo stesso è il culto d'amore che vuole Gesù Sacramentato. Colui che ama cerca l'Eucaristia; né parla volentieri, ha bisogno di Gesù, tende continuamente verso di lui, gli offre tutte le sue azioni, tutti i diletti del suo cuore, le sue gioie, le sue consolazioni: di tutto fa un mazzo per Lui nel Sacramento. Così facendo conserveremo il Santissimo Sacramento in mezzo a noi ed eviteremo la somma sventura di perderlo.

III. - Quando il sole tramonta, le tenebre si addensano; quando più non risplende, l'atmosfera si raffredda.
Se l'amore dell'Eucaristia si spegne in un cuore, la fede si perde, sottentra l'indifferenza e in questa notte dell'anima i vizi escono fuori, come bestie feroci, per far preda.
Oh incomparabile sventura! Qual cosa potrà ravvivare un cuore gelato che l'Eucaristia più non può riscaldare?

Gesù fa per i popoli quello stesso che per gl'individui. Non più amato, né rispettato, né conosciuto, Gesù fa quel che farebbe un re abbandonato dai sudditi: se né va verso un popolo migliore.
Tristi spettacoli, queste dipartite di Gesù! Oggi il Cenacolo è in possesso dei Turchi: non vi erano più adoratori, che volete che ci facesse Gesù? L'Africa, già terra di santi, abitata da legioni di santi monaci, fu abbandonata da Gesù Cristo e la desolazione vi regna, dacché più non vi è l'Eucaristia; ma tenete per fermo che Gesù Cristo ha lasciato il posto per ultimo, ossia quando non si trovò più neppure un adoratore. Questo uragano di desolazione è passato sulla nostra Europa. Gesù profanato sugli altari, scacciato dalle sue chiese, non vi è più entrato.
La Francia ha veduto diminuita la sua fede, raffreddato il suo amore per l'Eucaristia e parimenti vennero invasi dall'eresia molti paesi nei quali Gesù aveva altra volta ferventi adoratori. Quando il loro amore si spense, Gesù fuggì e non è più ritornato.
Quel che spaventa ai nostri giorni è vedere in tante città Gesù in Sacramento abbandonato, solo, assolutamente solo. E nelle campagne si chiudono le chiese per timore dei ladri, poiché mai non vi entra persona a pregare. Possibile! Vogliamo dunque perdere l'Eucaristia?

Riflettiamo che, se Gesù si allontana, ritorneranno la persecuzione, la barbarie, i patiboli. E chi arresterà questi flagelli? O Signore, resta con noi! Noi saremo tuoi fedeli adoratori: meglio la mendicità, l'esilio, la morte, che essere privi di te.
Oh, non c'infliggere la terribile punizione di abbandonare il Santuario del tuo amore! Signore, Signore, rimani con noi perché si fa tardi e senza di te è fitta notte! 

di San Pietro Giuliano Eymard

CI HAI DATO, O MARIA, FAME E SETE DI ANIME




Ave, o Maria, piena di grazia, intercedi per noi!
  
Ti ricorda, Vergine Madre di Dio, mentre stai al cospetto del Signore, di parlargli e d'implorare per questa umile Congregazione tua, che è la Piccola Opera della Divina Provvidenza, nata ai piedi del Crocifisso, nega grande settimana del Consummatum est.
  
Tu lo sai, o Vergine Santa, che questa povera Opera è Opera tua: Tu l'hai voluta,
  
e hai voluto servirti di noi miserabili, chiamandoci misericordiosamente all'altissimo privilegio di servir Cristo nei poveri; ci hai voluto servi, fratelli e padri dei poveri, viventi di fede grande e totalmente abbandonati alla Divina Provvidenza. E ci hai dato fame e sete di anime, di ardentissima carità:
  
Anime! Anime!
  
E questo nei giorni che più ricordavano lo svenato e consumato Agnello, nei sacri giorni che ricordano quando ci hai generati in Cristo sul Calvario.
  
Che avremmo potuto noi, senza di Te?
  
E che mai potremo, se Tu non fossi con noi? Or dunque, dinne: a chi andremo noi, se non a Te?
  
E non sei Tu la meridiana face di carità? Non sei la fonte viva di olio e di balsamo, non la celeste Fondatrice e Madre nostra?
  
Forse non è in Te, o Benedetta fra tutte le donne, che Dio ha adunata tutta la potenza, la bontà e la misericordia?
  
Oh si: "in Te misericordia, in Te pietade, in Te magnificenza, in Te s'aduna quantunque in creatura è di bontade"*.

Sì, sì, o Santa Madonna mia!
  
Tutto Tu hai, e "tutto Tu puoi, ciò che Tu vuoi!".
  
* DANTE -, Paradiso, c.XXXIII (ndr).


S. Luigi Orione

INTERVISTE COL MALIGNO



SETTIMO INCONTRO: MARIA PREPARA LA RIVINCITA 

- "E' solo questione di tempo!..." 
Questa improvvisa e perentoria affermazione mi interruppe nel bel mezzo della lettura di  un libro che mi interessava molto. Un sussulto di spavento mi sospese il respiro. Ma la  mia Protettrice mi venne presto in aiuto e mi posi tranquillo in ascolto. Il Maligno questa  volta cominciò a parlarmi con una solennità insolita, quasi declamatoria e in certi  momenti divertente. 
- "E' solo questione di tempo! II processo di disfacimento della chiesa è già in atto, un  disfacimento radicale e inarrestabile. I miei disegni si compiranno con una precisione e  una puntualità da sbalordire. Presto questa vecchia e marcia carcassa seguirà la sorte di  tante altre istituzioni che hanno resistito un certo tempo e poi sono scomparse..." 
- "Ma non vedi, buffone, che ritorni ancora sulla medesima solfa? Manchi assolutamente  di originalità, di fantasia, anche nell'architettare il male e nel vano tentativo di farmi  paura." 
-"Taci e lasciami continuare!" 
- "Tu sei tremendamente noioso. Mi sembri un comiziante che in piazza ripete sempre le  stesse sparate. II tuo insistere sulla minaccia di distruggere la Chiesa non solo non mi  impressiona, ma mi fa ridere. La Chiesa, pur fatta di uomini non privi di miserie, è  istituzione di Cristo, appartiene a Lui e Lui solo ne governa le vicende. Nelle sue vie  misteriose Dio fa si che la Chiesa tragga vantaggio anche dalle persecuzioni e dalle  eresie. In passato, anche grazie all'urto di errori ereticali, tanti punti della dottrina  cattolica sono stati approfonditi e precisati. Per questo a seppellire la Chiesa non ci  riusciranno neanche i teologi contestatori, confusionari ed eretici di oggi." 
- "E non stai forse facendo anche tu la tua solita solfa?" 
- "E' più di mezzo secolo che stai combattendo contro Dio per farlo scomparire dalla  Russia e non ci sei riuscito! Lo so, hai recato un male immenso a quelle anime, ma il  bisogno di Dio non sei ancora riuscito a spegnerlo in milioni di esse. Hai promesso a  quella povera gente un paradiso in terra e lo hai fatto così incantevole e desiderabile quel  paradiso che, appena possono, tanti se ne scappano. Tu corri troppo, le tue scempiaggini  ti stanno prendendo la mano. Oggi ti voglio dire qualcosa di nuovo, qualcosa di cui forse  non ancora ti sei accorto. Oggi si è schierata decisamente con noi la Madre di Dio, la  Madre della Chiesa, il cui nome soltanto - non vuoi sentirlo, perciò te lo ripeto - ti fa  tremare. Colei che ha dato la prima volta Gesù al mondo, ora sta silenziosamente  lavorando per riportarlo nelle anime che ne sono lontane. Sta lavorando tra noi sacerdoti.  Si vuol servire di noi sacerdoti: un manipolo scelto di fidatissimi, pronti a immolarsi per  la sua causa. Li sta raccogliendo da tutte le parti del mondo. Senza alcun apparato  organizzativo è Lei stessa che li sollecita dolcemente a impegnarsi con tutte le loro  forze. Li chiama i suoi prediletti. Questa Madre se li sta lavorando con cuore di Maestra,  per allenarli alla preghiera, all'amore a Gesù eucaristico, alla fedeltà totale al Papa. Ella  ci avverte che una grande tribolazione sta per venire, che presto ci darai battaglia grossa.  Ma nella lotta avrai a che fare con un manipolo di sacerdoti assistiti e sostenuti da Lei.  Contro tanti che si son lasciati sedurre dalle tue menzogne e allontanare da Lei, Maria  opporrà i suoi sacerdoti, li rivestirà della sua potenza, li renderà coraggiosi e forti  nell'ora della grande purificazione. Ad essi affiderà il compito di difendere l'onore e la  causa di Gesù e della sua Chiesa; saranno essi che accompagneranno il Santo Padre sulla via del Calvario per vederlo vincere attraverso la Croce. Questa sicurezza ci  viene da Lei e noi la viviamo con gioia..." 
- "Capisco: tutto sulla falsariga delle scempiaggini di Fatima!..." 
- "Appunto a Fatima, quando la nostra Madre benedetta ha preannunciato per il Papa  momenti terribili, gli ha anche promesso la sua speciale protezione. Essa lo difenderà per  mezzo dei suoi sacerdoti, uomini forgiati nella preghiera e attaccatissimi al suo Rosario,  l'arma che ti fa tanta paura. Tu hai terrore invincibile di un prete che prega. Ne fai  continuamente l'esperienza, perciò ricorri a tutte le tue astuzie per distoglierlo dalla  preghiera. Ora Maria sta preparando non un sacerdote, ma un esercito di sacerdoti che  pregano. Questa Madre divina non ci illude: ci avverte che l'ora della battaglia verrà e  sarà dura. Ma ci assicura che nel momento in cui crederai di assiderti come signore del  mondo e ti crederai sicuro vincitore, Lei stessa interverrà a strapparti di mano la preda.  Tu sarai detronizzato e alla fine la vittoria sarà di Gesù. E, per tua maggiore umiliazione,  questa vittoria vuole ottenerla per mezzo di una donna. La vittoria di Lei sarà il trionfo  del suo Cuore Immacolato nei paesi dei senza-Dio e su tutto il resto del mondo." 
- "Come fai presto a sdrammatizzare! Aspetta che scagli contro di voi i miei uomini  indemoniati. Li sto preparando e allenando all'attacco, che verrà presto, improvviso e  inarrestabile." 
- "Noi ci armeremo della nostra fede e staremo in attesa. Dio non ci lascerà soli: la sua e  nostra Madre ci proteggerà." 
- "Ho già ottenuto di farli lavorare al coperto. Nessuno crederà che siano manovrati da  me. Oggi nessuno più crede alla mia presenza nel mondo. Prova a parlare della mia  azione in mezzo a voi: ti rideranno in faccia." 
- "Si, lo ammetto, in questo sei molto abile. Ma non tutti ci sono caduti. C'è chi avverte  questo tuo nefasto lavoro in seno alla Chiesa e abbiamo ancora la forza della preghiera  contro di te." 
- "E vuoi che i miei si fermino di fronte a quattro gatti che biascicano preghiere?" 
- "Non sono quattro gatti, sono sacerdoti di Cristo e non sono pochi. Tu lo sai: chi  durante la sua vita terrena ti cacciò via da tanti poveri indemoniati, continua anche oggi  a scacciarti per mezzo dei suoi sacerdoti. Le sconfitte che vai riportando ti sono ben  note. Conosciamo la rabbia che ti assale quando un sacerdote ti scova e ti ordina di andar  via dalle creature che tu vai straziando coi tuo odio malefico. E' un potere comunicato da  Cristo ai suoi ministri: 'Nel mio nome caccerete i demòni'. In questi scontri, tra il tuo  potere e quello della Chiesa a noi comunicato, il tuo bilancio è assolutamente  fallimentare. C'è un'esperienza che ti schiaccia." 
- "Chiacchere!... Chiacchere!... Non vedi come tutto l'orizzonte si oscura? Aspetta  ancora un poco che io scateni il mio uragano... Tremerete tutti come foglie sbattute dal  vento e sarà la vostra fine." 
- "Vedo che conosci motto bene la forza della natura, la potenza del terrore nel piegare  gli uomini ai tuoi voleri. Lo schiavismo spietato con cui domini sterminate regioni è  invenzione del tuo genio malefico. Dio ci attrae e ci stringe a sé con l'amore e ci impone  un peso leggero; i tuoi, invece, li tieni soggetti coi pugno di ferro e col terrore. La paura  è la forza dei tuo governo, che è governo di oppressione e di odio. Tu stesso l'hai detto!  Noi non abbiamo motivo di tremare dinanzi alle tue minacce."  
-''Sei troppo sicuro di te; ma vedrai!..." 
- "Possiamo temere tutto dalla nostra debolezza, ma è proprio questa che ci fa  ricorrere a Colui che è la nostra forza! Noi sappiamo che in cielo c'è un Padre  onnipotente che ci ama: è la rivelazione più tenera ed esaltante di Gesù. Con la fede in  questo amore noi sfidiamo tutti i pessimismi che può ispirarci la visione di un mondo da  te così orribilmente sconvolto. Sfidiamo tutte le paure che le tue minacce cercano di  insinuarci per far crollare la nostra resistenza al male. Spirito malvagio, c'è Dio con noi!  Mentre tu sei un maledetto da Dio! Noi abbiamo fede nell'Amore, è questa fede che ti fa  tremare, perciò ricorri a tutte le tue astuzie per strapparla alle anime. Per vincerle hai  bisogno di disarmarle." 
Qui il Maligno mi scatenò attorno un uragano di ruggiti bestiali. Ebbi la prontezza di  ricorrere subito alla preghiera. Mi venne in mente quella dell'esorcismo già usata altre  volte, privatamente, e con successo. 
AI termine di questa preghiera attesi che il Maligno desse qualche segno di reazione al  potere della Chiesa; ma non si fece più sentire. Mi parve di uscire da un brutto sogno.  Ero bagnato di sudore, ma l'anima ritornò presto serena. 

P. Domenico Mondrone S. J.

LA VITA DI SAN BENEDETTO



Il chierico liberato dal demonio

Sempre in quel torno di tempo c'era nella chiesa di Aquino un chierico  tormentato dal demonio e il suo venerando vescovo Costanzo l'aveva mandato in  molti luoghi ai sepolcri dei martiri, per ottenere la grazia della liberazione. Ma i  santi martiri non gli vollero concedere questo dono, perché ancora una volta si  manifestasse quanta fosse la grazia di Benedetto.

Lo condussero dunque al santo e questi effondendosi in preghiera al Signore  Gesù Cristo senza indugio lo liberò dell'antico nemico.

Però subito dopo avergli resa la guarigione il santo gli diede questa  ammonizione. "Adesso torna pure a casa; d'ora innanzi però non mangiare mai  carne e non ardire di accedere agli ordini sacri perché nello stesso giorno sarai  dato di nuovo in balia del demonio".

Il chierico risanato partì e si mantenne fedele agli avvisi dell'uomo di Dio  perché, come spesso succede, un recente castigo tiene stretto l'animo in  impressione e paura. Ma dopo parecchi anni, osservando che i più anziani di lui  erano ritornati al Signore e i chierici più giovani gli andavano avanti nella carriera  ecclesiastica, non tenne più conto delle parole dell'uomo di Dio, quasi dimenticate  per il lungo tempo, e si presentò a ricevere l'ordine sacro. Ma il diavolo che lo  aveva lasciato, subito ne riprese possesso e non cessò di tormentarlo fino a  togliergli persino la vita.

Pietro: Se Benedetto poté vedere che quel chierico era stato dato in balìa del  diavolo perché non osasse accedere agli ordini sacri, vuol dire che questo uomo  di Dio riusciva a penetrare anche nei divini segreti?

Gregorio: è chiaro che riusciva a conoscere i segreti di Dio, proprio perché  osservava i precetti di Dio. Non sta scritto, infatti: "Chi è unito al Signore, forma un  solo spirito con lui"?

Pietro: Ma allora, se chi è unito al Signore forma un unico spirito con lui, come  mai l'esimio banditore del Vangelo dice: "Chi ha conosciuto il pensiero del Signore e chi fu suo consigliere?". Mi pare che non sia molto logico che uno ignori il  pensiero di colui col quale forma un unico spirito.

Gregorio.- Ai santi, nella misura che sono un solo spirito col Signore, non è  ignoto il pensiero di lui. Infatti lo stesso apostolo dice: "Chi, fra gli uomini, conosce  le cose dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche nessuno  conosce le cose di Dio se non lo spirito di Dio".E per dimostrare che egli  conosceva le cose di Dio, aggiunse: "Noi non abbiamo ricevuto lo spirito di questo  mondo, ma lo spirito che viene da Dio". E poco dopo aggiunge: "Occhio non vide,  orecchio non udì, né entrò mai nel cuore dell'uomo ciò che Dio ha preparato per  quelli che l'amano. A noi Dio l'ha rivelato per mezzo dello spirito suo".

Pietro: Se dunque all'Apostolo furono rivelate le cose di Dio, come mai poco  prima aveva esclamato: "O sublime ricchezza della sapienza e della scienza di  Dio! quanto incomprensibili sono i suoi pensieri e imperscrutabili le sue vie!"? Ma  mentre dico questo, un'altra questione mi sorge alla mente. Il Profeta David dice  al Signore: "Con le mie labbra esalto tutti i giudizi della tua bocca!". Certamente il  poter anche esprimere è più che il solo conoscere: e allora perché Paolo afferma  che i giudizi di Dio sono incomprensibili, mentre Davide attesta che non solo li  conosce, ma di averli anche proclamati con la sua bocca?

Gregorio: Rifletti bene e vedrai che ad ambedue le questioni ti ho già  brevemente risposto quando ti ho detto che i santi, in quanto sono uniti  intimamente a Dio, non ignorano il pensiero di Dio. Tutti quelli che con pietà  seguono il Signore, proprio per questo sono uniti col Signore, ma siccome sono  ancora gravati dal peso del corpo corruttibile, non sono ancora con lui. Perciò, in  quanto sono uniti con lui, conoscono i segreti di Dio; ma in quanto ne sono  disgiunti, li ignorano. Poiché dunque non penetrano ancora perfettamente i suoi  segreti, essi confessano che i pensieri di lui sono incomprensibili; essendo però  uniti a lui con l'anima, ricevendo luce o dalla Sacra Scrittura o da private  rivelazioni, h conoscono e una volta conosciuti li esprimono pure. In poche parole: i giudizi che Dio loro nasconde, non h conoscono, quelli che Dio loro rivela, li  conoscono.

Per questo, quando Davide dice: "Con le mie labbra ho espresso tutti i  pensieri" vi aggiunge subito: "della tua bocca".Vuole dire chiaramente così: "lo ho  potuto conoscere e proclamare i tuoi giudizi, ma solo quelli che tu apertamente mi  hai rivelati; perché quelli che tu non rivela vuol dire che li vuoi tener nascosti alla  nostra conoscenza".

Vanno dunque pienamente d'accordo le parole del profeta e dell'Apostolo: i  pensieri di Dio sono incomprensibili, ma dopo che sono stati rivelati dalla bocca di  lui, possono essere proclamati da labbra umane; possono cioè essere conosciuti  e proclamati davanti a tutti; solo quelli però che Dio ha rivelato; gli altri no,  rimangono occulti.

Pietro: Ti ho fatto queste obiezioni perché avevo qualche piccolo dubbio: ora la  questione è perfettamente chiarita. E adesso, ti rimane ancora qualche altra cosa  da dire sulle virtù del nostro santo? Continua pure.

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno

„Molti sono chiamati, soltanto pochi sono gli eletti....“



Molti sono chiamati, soltanto pochi gli eletti. Queste Parole devono farvi soltanto  riconoscere, che Io pongo determinate richieste, per poter scegliervi per una missione, che però potete adempiere tutte queste richieste, se questa fosse soltanto la vostra seria  volontà. Non escludo davvero nessun uomo, quando è pronto a servire Me; Io accetto ognuno,  perché siete chiamati tutti alla beatitudine, e così siete anche chiamati tutti a percorrere la via che  conduce alla beatitudine.

Ma ora dipende da voi stessi, in quale stato mettete voi stessi, se e come vi preparate, per essere  per Me ora anche dei servi idonei, che posso impiegare là dov’è necessario, per prestare un lavoro  di Redenzione di successo. Dovete aver raggiunto un certo grado di maturità, dovete preparare voi  stessi in modo che Io possa “eleggervi” per la missione, per la quale ho bisogno di voi. Per una tale  missione ci vuole dapprima il costante legame con Me, affinché Io vi possa annunciare la Mia  Volontà, affinché vi assegni il lavoro che dovete svolgere.

E questo costante legame può essere stabilito solamente mediante il continuo agire nell’amore,  perché “chi rimane nell’amore, rimane in Me ed Io in lui”. E questo amore ora lo devo condurre  affinché venga risvegliato il vostro spirito, che significa nuovamente, che la scintilla spirituale in  voi si unisce con lo Spirito del Padre dall’Eternità e che questo ora può istruirvi, che accende in voi  la Luce della conoscenza e che poi voi riconoscete chiara e limpida la Mia Volontà e siate sempre  pronti ad eseguirla.

Ed allora vi posso assegnare una missione, secondo la vostra capacità di sentire Me Stesso  mediante la voce dello spirito. E perciò quelle missioni saranno anche di differente genere, perché  ogni uomo può risvegliare in lui le facoltà sonnecchianti, e quindi esiste una differenza in queste  facoltà, come anche il grado di maturità è differente in coloro che Mi vogliono servire.

E comprensibilmente Mi eleggo ora per delle missioni speciali anche degli uomini, che hanno già  sviluppate in sé delle facoltà speciali, che però non sono dipendenti dalla costituzione corporea, ma  dalla maturità animica. Molti sono chiamati, pochi soltanto sono eletti.

Perciò molti uomini possono anche avere la stessa volontà di ricevere il Mio Discorso, ma non  tutti possono ricevere la stessa specie di Discorso, perché lo spirito in loro non è ancora abbastanza  compenetrato e perché non posso distribuire lo stesso bene spirituale a coloro il cui grado di  maturità non permette una penetrazione in un sapere più profondo.

Ma soltanto Io Solo posso giudicare questo, e non deluderò mai i Miei servitori che Mi si offrono  per il lavoro nella Vigna. Io distribuirò a tutti e li metterò nel posto dov’è necessario il loro lavoro,  perché tutti gli uomini sono anche diversi nei loro desideri e nella loro facoltà di ricezione, e  rispettivamente verranno anche provveduti.

Perciò voi tutti dovete sentirvi “chiamati” e tendere ferventemente al fatto che Io possa  “eleggervi”, ma dovete anche sapere, che poi dovete anche adempiere tutte le richieste che Io vi  pongo, perché appena vi affido una missione, questo significa anche un compito per voi che dovete  fedelmente eseguire, se volete dimostrarvi degni che Io assuma il vostro servizio.

E nuovamente una tale missione vi obbliga, ma presterete un lavoro benedetto, se soltanto avete la  volontà di servire Me, quando siete sempre intenzionati ferventemente ad essere attivi per Me ed il  Mio Regno e di annunciare il Mio Nome in tutto il mondo.

Amen.

Bertha Dudde  16 dicembre 1960

SE MI APRI LA PORTA...



Nella tua miseria

Ti lascio così miserabile, perché non hai sufficiente umiltà. La consapevolezza del molto bene che fai, non essendo pari l'umiltà, non ti lascerebbe stare in piedi. Allora che faccio? Ti lascio nella tua miseria, finché il tuo criterio, divenuto più equilibrato, possa guardare con quasi compassione i tuoi piccoli atti di virtù. Nella coscienza che nulla saresti capace di fare senza di Me, giungerai ad essere inquadrata nell'umiltà, perché tutto il bene deriva dalla mia bontà e condiscendenza.
Allora ti farò correre veloce, ti farò volare nella santità. Adesso, per le vertigini causate dal tuo stragrande amor proprio, potresti cadere nei precipizi della più raffinata superbia.
Getta le tue miserie nel fuoco del mio Cuore divino. lo rimedierò sempre a tutto. La tua deficienza la compatisco tanto; anzi mi interessa proprio e cerco Io di portarvi un rimedio.
Se non hai altre pene, accetta questa di vederti sempre tanto miserabile e tientila in pace. Guai se non l'avessi: ti crederesti qualcosa e allora.. addio umiltà e santità!
Io adatto sempre, nelle anime di buona volontà, i progressi spirituali alle loro forze morali, ossia al fondamento dell'umiltà. In un momento, se voglio, posso farti ricca di virtù e di meriti.
Rivolgiti alla nostra Santissima Madre, perché ti dia un po' della sua umiltà, vera e profondissima. Essa mi attirò più con l'umiltà che con la verginità».

DON RENZO DEL FANTE 

mercoledì 26 febbraio 2020

FUOCO DELLO SPIRITO PARACLITO



O fuoco dello Spirito Paraclito,
vita della vita di ogni creatura,
tu sei santo e vivificando plasmi.
Santo sei nel bisogno medicando le piaghe,
santo sei nel detergere ferite purulente.
O soffio di santità, o fuoco di carità,
o dolce sapore nei petti
e immersione dei cuori nel profumo delle virtù.
O fonte purissima dove meditare
Perché Dio raduno gli estranei e cerchi gli smarriti.
O usbergo di vita
E speranza unificante l’insieme di tutte le membra,
o cintura di virtù, salva chi è beato.
Proteggi coloro che sono prigionieri del nemico, 
libera quelli incatenati che la divina potenza vuole siano salvi.
O strada infallibile che penetrò in ogni dove,
nel cielo, nella terra e in tutti gli abissi,
tu tutti raduni e congiungi.
Per tuo volere le nubi scorrono, l’aere vola,
le rocce trasudano umore,
le acque generano ruscelli
e la terra produce germogli.
Tu anche sempre istruisci i saggi,
resi felici per l’infusione della sapienza.
Perciò sia lode a te, che sei inno di lode,
gioia della vita, speranza e altissimo onore,
elargitore dei doni di luce.

Santa Ildegarda di Bingen

Madre Maria Candida dell’Eucaristia



Tutto passa quaggiù! Anche il dolore. Ma qual peso di gloria s’attira un dolore, una pena sopportati bene! Non soffrire male! Il dolore è una carezza di Dio!

OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"



Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita

12-I-1968 Gesù. Io cerco anime, anime umili e ardenti per la Gloria del Padre mio. Io cerco te perché la mia Misericordia trionfi. Io solo posso darti l'eterna gloria; trarti dalle miserie, dalle tribolazioni che ancora affliggono l'anima tua. Io voglio farne un Santuario ove la tua anima stia in contemplazione della Beata Trinità; e in questo stesso Santuario che Io formerà in te, tu stessa non devi entrarvi sola, ma preceduta e accompagnata dalla Madre mia affinché tu sia ricevuta e ammessa alla divina Presenza. Questa deve essere la meta della tua anima. Quale Opera d'Amore ho preparato per te! Ringraziami, Ringraziami della Madre mia, nei miei Santi, nei miei Angeli che vedono tanta gloria preparata per te, per la sposa del mio Martirio, per la sposa del Tabernacolo Vivente. Non mancare di invocare i miei Angeli in Cielo perché preghino e intercedano per te presso il Cuore della Madre Mia affinché il mio disegno d'Amore si compia con pienezza su di te e sulle altre anime. La mia Grazia vi porta luce, e, se pur nelle tenebre, voi camminate già nella luce. Verso di Me, verso il mio Amore è l"'esodo" della vostra Anima. Uscite dalla vostra schiavitù e venite a Me, venite alla Terra promessa anche a voi: Io, Gesù. in Me affondate le radici della vostra anima. Io darò acqua a sazietà affinché le radici affondino e si nutrino di Me. Io vi sosterrà, vi ciberò nell'inverno, nelle tenebre dello spirito. Verrà la Luce ad illuminarvi, e allora vedrete le nuove piante, i loro germogli, i fiori, i frutti copiosi. Chi di voi vuoi morire ai mondo per essere immersa in queste tenebre? Tutti, tutti chiamo, ma i primi chiamati siete voi, perché voi siete i miei primi Tabernacoli Viventi. Tu non hai alcuna forza, alcuna virtù per essere immersa nelle tenebre. Ma Io tanto, troppo ti amo per privarti di tanta grazia. Io provvederò alle tue deficienze. Io colmerò gli insondabili vuoti e abissi dell'anima tua. Cosa non può fare l'amore?! Voglio, voglio che tu arda per Me. Si, per Me solo, ed Io sono geloso dei tuo poco amore perché in questo ho riposto Me, tutto Me stesso. Si, voglio che tu scriva perché tu rilegga e non mi dimentichi. Sì, quell"'abitudine" è anche una schiavitù, è una catena che stringe i tuoi piedi. Senza di Me non riuscirai. Io voglio la perseveranza nell'orazione con l'intenzione di chiedermi la tua liberazione. Solo se perseveri, ottieni, poiché ogni grazia deve essere preceduta da una virtù. Sì, sempre la mia Mamma ti salverà. No, non pecchi, non mi offendi, ma non sei tutta mia, non sei tutta per Me perché quel "pensiero" ti distoglie. Io vedo la tua incapacità nella lotta poiché ne conosco le cause, e perciò ti ripeto: non riuscirai senza di Me. Io voglio questa tua liberazione; e tu fai quanto ti ho detto prima, per mezzo della Madre mia. Non è ancor giunto il momento che tu vada a Genova. Ancora un po', ancora un po' di giorni di attesa e poi andremo insieme da chi ci aspetta. Vorrei dettare a p. G., ma Io vedo la tua stanchezza e ne ho compassione, poiché i miei messaggi ti faranno sempre soffrire. Figlia mia, figlia mia della Croce, Io sono contento per la tua obbedienza. Tieniti sempre pronta ai miei desideri, sempre disposta, perché Io faccia sempre arrivare, attraverso te, la mia Voce d'Amore. Sì, sei il mio "portavoce", e perché la mia Voce si diffonda sull'umanità, tu devi tacere. Ti insegnerò a tacere, e ti condurrò in luoghi ove Io sono sempre vicino a te, e là, Io parlerò. Io parlerò finché tu avrai respiro, poiché tu non parlerai che per me, di Me, in Me. La mia Voce nel mondo, la mia Voce per l'umanità intera; il mio Amore per te, per l'umanità intera. Non avrai voce, che la mia Voce; non avrai parole, che le mie Parole, perché di te farò una voce: la mia Voce. Questo è dono, dono d'Amore, dono di Crocifissione. Ma allora sulla Croce saremo insieme, Io e te, un solo Essere, una sola Vittima, un solo Cuore, e attraverso te, ancora al Padre mio le parole di allora sul patibolo: "Padre, perdona loro perché non sanno cosa si fanno". Sul patibolo il mio Fiat nel tuo Fiat; sul patibolo della Croce il mio ultimo respiro in te, il mio Spirito a Dio Padre in te. Lo Sposo ama la sposa, e i suoi doni sono condivisi dalla sposa; lo Sposo trasforma la sua sposa in Sé perché non esistano due entità, ma una sola, poiché Gesù è Uno solo; poiché è sempre Gesù che si dà, si immola e, in Lui le sue Vittime; la sua povera Vera ove ha stabilito la sua dimora divina. Da questa santa dimora, Io levo la mia Voce, e correrà terra, mari, e radunerà le anime, le abbraccerà di un solo abbraccio, le rinnoverà, le amerà di un Amore che l'anima ancora non conosce; dell'Amore di un Dio, vivo e presente in essa per sempre, già da questa vita quale anticipo del Regno dei Cieli. Gesù ti ama, Gesù è contento di te. Gesù è contento dei Tabernacoli Viventi. Gesù è felice che tu gli ripeta molte volte: Sono felice, o Gesù, che tu ti degni di stare con me; sono felice e ti amo, ti amo. O Gesù, insegnami ad amarti, ad amare col tuo Cuore. Gesù ti accarezza.