giovedì 3 ottobre 2019

IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY



Otto anni dopo, l'undici febbraio 1778, a Ecully, villaggio lontano da Dardilly una lega appena, Matteo Vianney sposava Maria Beluse. Matteo Vianney era un buon cristiano, e la sua giovane sposa gli portava, come dote migliore, una fede attiva ed illuminata.  
La loro unione fu da Dio benedetta. Ne nacquero sei. figli, che, secondo la commovente pratica di quei tempi, furono consacrati alla Santa Vergine ancora prima della loro nascita: Caterina, che, passata a nozze in giovane età, morì santamente poco dopo il matrimonio; Giovanna Maria, che lasciò la terra per il Cielo a cinque anni circa; Francesco, il futuro erede della casa paterna; Giovanni Maria, che un giorno non sarà quasi più conosciuto, se non col nome di Curato d'Ars; Margherita, che, sola fra tutti, sopravvivrà di molto al suo santo fratello 6; ed infine un altro Francesco, detto Cadet, che, entrato nella milizia, lascerà Dardilly per non più ritornarvi.  

Giovanni Maria Vianney nacque verso la mezzanotte 7 del giorno 8 maggio 1786, e fu battezzato il giorno stesso 8. Ebbe per padrino lo zio Giovanni Maria, fratello minore di Pietro Vianney, padre del Santo, e per madrina la zia Francesca Martinon, moglie di Giovanni Maria Vianney. Il padrino fu contento di trasmettere al figlioccio i suoi nomi... 9  
 
 Appena questo figlio prediletto poté fissare gli oggetti esterni, la pia madre si compiacque di indicargli il Crocifisso e le immagini religiose, che ornavano le pareti della casa, e, quando le piccole braccia poterono appena muoversi fuori dalle fasce, cominciò a guidare la manina incerta dalla fronte al petto e dal petto alle spalle: il bambino ne ebbe presto l'abitudine. Un giorno, - non aveva allora che quindici mesi, - la madre si era dimenticata di aiutarlo a fare il segno della Croce, prima di dargli la minestra, e l'innocente fanciullo rifiutò di aprire le labbra, ripetendo a più riprese un gesto negativo col capo. Maria Vianney indovinò il desiderio del bambino il quale aprì le labbra dopo che fu aiutato a fare il segno della Croce 10.  
È necessario ricordare che fin «dalla culla Giovanni Maria Vianney diede dei segni non dubbi della sua futura santità», come fecero S. Raimondo Nonnato, S. Gaetano, S. Alfonso de' Liguori, S. Rosa da Lima ed altri? Le testimonianze che rimangono non dicono nulla in proposito; ma è certo che nelle cose di pietà fu un ragazzo precoce, e corrispose alle premure di sua madre meglio che i suoi fratelli e le sue sorelle. Era una di quelle nature fortunate, nel cui fondo sta uno slancio che le inclina facilmente a Dio. Non aveva che diciotto mesi ed ogni sera quando la sua famiglia si riuniva per la preghiera in comune, sapeva da solo inginocchiarsi in mezzo ai suoi, ed imitando gli altri, sapeva anche congiungere le sue piccole mani 11.  
La pia madre lo collocava poi a riposo, e, prima di abbracciarlo per l'ultima volta, si chinava su di lui, gli parlava di Gesù Bambino, della Santa Vergine, del suo buon Angelo Custode: ed il bambino si addormentava sotto l'impressione di questi pensieri suggeriti dalla voce materna.  
Crescendo, fece i suoi primi passi nell'interno della casa o attorno alla stessa, senza però allontanarsi troppo, poiché vi era poco lontano, verso il giardino, un pozzo ove si abbeveravano gli animali. Così Giovanni Maria era sempre vicino a sua madre, la quale, pur essendo tutta premura per gli affari domestici, non lasciava di istruire il bambino con motti ingenui e similitudini infantili. Da lei imparò, con il Pater noster e l'Ave Maria, le prime e più facili nozioni sopra Dio e l'anima, e, bambino oltremodo sveglio per la sua età, poneva poi mille ingenue domande, soprattutto interessandosi dei dolci misteri della infanzia di Gesù, del Natale, del presepio e dei pastori.  
Questi semplici trattenimenti alcune sere si prolungavano assai, e, per ascoltare i fatti della Storia Sacra, Giovanni Maria vegliava con Caterina, la più pia delle sue sorelle12: qualche volta si inginocchiava in terra, congiungeva le sue piccole mani13 e le nascondeva in quelle di sua madre.  
Durante la bella stagione Matteo Vianney andava al lavoro dei campi subito di buon mattino, e, nella giornata, Maria, sua sposa, lo raggiungeva con l'intera famiglia. 
Caterina e Francesco, il fratello maggiore, con una frusta in mano la precedevano di qualche passo, cacciando avanti le vacche e le pecore della cascina; seguiva un asino che portava Giovanni Maria e Margherita, sopranominata Gothon. Nel prato, i ragazzi si divertivano sull'erba o vegliavano il gregge, e Giovanni Maria, sempre allegro e gioviale, sapeva dare vita ad ogni giuoco: non era già, come lascia intendere il suo primo biografo14, uno di quei caratteri che nulla hanno della grazia e della vivacità propria della fanciullezza. Questo ragazzo dagli occhi azzurri, dai capelli bruni, dal colorito oscuro e dallo sguardo vivo, univa alla pietà precoce un'indole arrogante, e, come egli medesimo confessava più tardi, «era nato con un carattere impetuoso» 15, e gli furono necessari lunghi e meritori sforzi per acquistare la virtù della dolcezza. Ma, fin dai primi anni, questo fanciullo sensibile e nervoso fu presto padrone di sé, e sua madre, di illuminata esperienza, conoscendo l'efficacia dell'esempio, non mancava di proporlo come modello ai suoi fratelli ed alle sue sorelle. «Guardate, - diceva, quando la loro obbedienza non era pronta - Giovanni Maria è più obbediente di voi: fa subito quello che gli si comanda» 16.  
Ma ecco anche un episodio che fu causa di lagrime. Giovanni Maria aveva una bella corona del Rosario, che gli era oltremodo cara, e Gothon, più giovane di lui di diciotto mesi, appena la vide, la volle per sé: ne nacque un litigio tra fratello e sorella con grida, strepiti, e lotta ed il povero fanciullo, con vivo rammarico, corse a dire le sue ragioni alla madre. «Bambino mio, dà la tua corona a Gothon» - risponde ella con voce dolce, ma ferma, - «dalla per amor di Dio». È tosto Giovanni Maria, pur fra i singhiozzi, cede la corona che cambia così di proprietario 17. Per un ragazzo di quattro anni è già questo un bel sacrificio!  
Per farlo tacere la madre, invece di carezze e di complimenti, gli regalò una piccola statua in legno, rappresentante la Santa Vergine. Più volte il fanciullo con grande desiderio aveva osservato quella piccola statua collocata sul camino di cucina, ed ora ne era padrone lui, e lui solo: quanta felicità! A settanta anni di distanza ricorderà questa statua e ripeterà ancora: «Quanto l'amavo! ... non potevo separarmene né giorno né notte, e non avrei neppure potuto dormire tranquillo, se non l'avessi avuta vicino a me nel mio piccolo letto... La Santa Vergine raccolse la mia prima affezione; l'ho amata ancora prima di conoscerla» 18.  
I testimoni dei suoi primi anni, tra cui la sorella Margherita, narrano di averlo visto inginocchiarsi per il primo, al suono dell'Ave Maria: lo si vide qualche volta ritirarsi in un cantuccio della casa, collocare su di una sedia la preziosa statua e pregare davanti ad essa con perfetto raccoglimento 19. I piccoli non conoscono quella stoltezza che si chiama rispetto umano ... In qualunque luogo si trovasse, sia in casa che in istrada, Giovanni Maria «consacrava le ore», il che significa che, seguendo l'esempio di sua madre, ogni volta sentiva suonare le ore, faceva il segno di Croce, recitava l'Ave Maria, e chiudeva questa pratica con un nuovo segno di Croce 20. Ciò vide un uomo che lavorava in un giardino di fronte e disse a Matteo Vianney: «Credo che il vostro piccolo brunetto mi prenda per il diavolo! …». Il padre raccontò l'aneddoto a casa.  
- Perché hai fatto così? - domandò la madre.  
- Io non sapevo che quell'uomo mi vedesse - rispose Giovanni Maria, - ma prima e dopo la preghiera non si deve forse fare il segno della Croce?  
Alcuni vicini che avevano sentito il fanciullo pregare ad alta voce, dicevano ai parenti: «Sa già bene le litanie... Del vostro Giovanni Maria bisognerà fare un prete od un frate» 21.  
Maria Vianney non ha forse intravisto nulla dell'avvenire meraviglioso del suo figlio prediletto; ma la bellezza della di lui anima non era per questo meno preziosa ai suoi occhi, ed ella si sforzava di preservarla anche dall'ombra del peccato. «Vedi, mio Giovanni, - gli diceva - se le tue sorelle od i tuoi fratelli offendessero il Signore, ne avrei grande pena, ma la mia pena sarebbe maggiore ancora se lo offendessi tu!» 22.  

Canonico FRANCESCO TROCHU 

Preghiera per giovani persone



Madre della Salvezza, ti chiedo di pregare per la Misericordia 
delle anime giovani che sono in terribile oscurità, 
in modo che riconoscano il tuo Figlio Diletto  
quando Egli viene a redimere tutta l’umanità. 
Non lasciare che nemmeno una anima cada sul ciglio della strada. 
Non lasciare che una sola anima rifiuti la Sua Grande Misericordia. 
Prego Madre, che tutti siano salvati  
e ti chiedo di coprire queste anime con il tuo Santo Mantello, 
per dare loro la protezione di cui hanno bisogno contro il seduttore. 
Amen. 


mercoledì 2 ottobre 2019

Le spose di Gesù



Sposa grata

Hai pensato qualche volta quanto ti ama Gesù? È stato capace di lasciare il suo cielo e di venire sulla terra per dimostrarti il suo amore. Non era felice in compagnia del Padre e dello Spirito d’Amore? Non si sentiva felice in compagnia dei cherubini e dei serafini? Perché è venuto e ti ha scelto tra milioni di donne nel mondo intero per farti una regina. Dinnanzi a questo grande mistero della tua vocazione, non resta altra considerazione se non la gratitudine. Tutta la tua vita deve essere piena di riconoscenza. Ringrazialo per averti creata, per averti salvata, per averti scelta. Ringrazialo tutti i giorni anche per il meraviglioso dono della vita, perché i tuoi occhi vedono, le tue mani toccano, i tuoi piedi camminano, e digli ogni mattina: buon giorno, Gesù. Cerca di assaporare le cose semplici della vita, un fiore, un sorriso, lo sguardo di un bambino, la stretta di mano, il cielo azzurro. Rendi sempre grazie a Dio per ogni cosa (Ef 5, 20). Vivi col sorriso sulle labbra e manifesta la tua gioia, la tua gratitudine nella carità verso le sorelle, nella generosità e nello spirito di servizio, nella tua condotta sempre attenta alle necessità degli altri. Sii una sposa riconoscente e cerca di far felice Gesù in ogni momento: consolalo e tienigli compagnia dinanzi al tabernacolo. Ripetigli spesso: Gesù ti amo. Bacialo nelle sue immagini; bacia l’anello della tua alleanza, sorridi a lui, fallo felice, facendo felici coloro che ti circondano. Offrigli le tue carezze e la tua tenerezza con un fiore di umiltà, un giglio di purezza, una rosa di carità. Trasforma in fiori per Gesù tutto ciò che incontri sul tuo cammino. Fallo innamorare con i tuoi piccoli gesti d’amore. Ricopri la tua strada di ogni giorno con fiori per Gesù, canta, ridi, balla, gioca. Che il tuo sorriso e la tua gioia dica a tutti che sei la sposa più felice del mondo. Ringrazialo per le tante qualità che ti ha donato e non ti accontentare di una tiepida mediocrità. Sviluppa i tuoi talenti, cresci in tutto per poter amarlo di più e poterlo servire nei tuoi fratelli. Sant’ Agostino ti direbbe: «Non ti fermare nel punto dove sei arrivata, continua a camminare. Camminare è progredire... Vai sempre avanti. Non ti accontentare di ciò che sei se vuoi arrivare ad essere ciò che ancora non sei. Se dici: così è abbastanza sei perduta. Cresci sempre, cammina sempre, non ti fermare lungo la strada» (Discorso 269).
Sforzati di fare della tua anima un paradiso di delizie in cui abitino felici tutti e TRE. Ringrazia Dio per l’universo che ha creato con tanto affetto per te. Guarda le stelle, i fiumi immensi, le montagne... Contempla i bei paesaggi della natura e osserva il suo sguardo affettuoso attraverso un fiore o il canto di un bimbo. Ascolta la sua voce melodiosa nel sussurro del vento o nel cinguettio degli uccelli, percepisci il suo amore nell’amore dei tuoi genitori, dei tuoi cari, delle tue sorelle di comunità. E canta, canta grata per tutto quello che egli ha fatto per te. Canta ogni giorno le lodi di Dio con le liturgie delle Ore, poiché l’ufficio divino «è la voce della sposa che parla allo sposo» (SC 84). Digli di tutto cuore:

«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio  mio Salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva
...e grandi opere ha fatto per me» (Lc 1, 46-49).

Oh mio Re, mio Sposo, mio Dio!
Il tuo sguardo affettuoso e il tuo amore infinito
inondano il mio essere.
Grazie per la mia vita e per la mia vocazione!

Padre Angel Peña

TI VOLLE VICINO ALLA CROCE



Maria, Madre di Dio, non è creatura sottratta al dolore. Anzi. proprio perché madre del Cristo e al Cristo associata ("ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore" - LG 61), Maria - come il Figlio - "imparò l'obbedienza dalle cose che patì" (Eb 5, 8).
Ma la sofferenza di Maria è strettamente unita alla sofferenza di Gesù ("soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui" - LG 58); perciò è sofferenza che genera, che ancora una volta la rende madre.
La sua presenza ai piedi della Croce in posizione sacerdotale cioè in posizione di chi offre, di chi unisce il suo "sì" al "sì" del Figlio la fa "Madre della Chiesa". Madre di quella Chiesa che nasce dal costato trafitto del Cristo e che dal Cristo stesso le è affidata simbolicamente nella persona di Giovanni. 

Il tempo della fine si avvicina, ma voi non lo vedete.



Quello che state vivendo ora sulla vostra terra non è voluto da Dio Padre, perché EGLI che è puro amore, ha previsto anche per voi il puro amore, ma per voi oggi è quasi impossibile vivere quest’amore sulla vostra terra, perché a causa della caduta di Lucifero che una volta era una dei più potenti angeli nel Regno di Dio, cominciò il peccato, perché con l'orgoglio e l'ego, l'arroganza e la disobbedienza, questo puro amore è stato insudiciato fino a renderlo  irriconoscibile e siccome Lucifero, meglio conosciuto come Satana, come il diavolo, voleva regnare lui e porsi quindi sopra Dio Padre, cominciò la dualità del bene e del male.

Giacché Dio Padre è un Padre amorevole, EGLI regalò a tutti il libero arbitrio, non potrà mai interferire con esso. Purtroppo, però EGLI deve stare a guardare tristemente come molti dei Suoi figli, a loro volta lo usano contro di Lui, il Creatore di tutto l'essere e vogliono, come Lucifero, impadronirsi del potere.

Che ciò non può andare bene, oggi lo sapete, e la grandezza  del male si vede ovunque in tutto il vostro mondo. Solo con Dio Padre si può vivere felici e contenti. Solo LUI si preoccupa per voi. Solo LUI vi può dare ciò di cui la vostra anima ha bisogno per il suo benessere. Tornate quindi a Lui e voltate le spalle al diavolo e a tutte le sue cattiverie con cui vi ha infettato!

Non appena avete dato il vostro SI a Gesù, il diavolo perde il potere su di voi finché non deve rinunciarci completamente, perché chi s’impegna con Gesù e Dio Padre, vive con Loro la propria vita e la conforma alla Loro Volontà non può essere danneggiato dal diavolo  né nel corpo né nell’anima, perché Dio Padre è più Grande di lui.

EGLI è l'unico Vero Dio. Solo LUI è Onnipotente, e solo LUI vi proteggerà. Quindi venite a LUI e donate la mano a Gesù, perché EGLI vi guiderà, e, vivrete eternamente felici al suo fianco nell'amore sereno.

Così sia.

Abbiate coraggio, figli Miei, e convertitevi! Vi amo.

La vostra Mamma celeste.
Madre di tutti i figli di Dio.


Amen, questo vi dico:

Solo Mio Padre è onnipotente.

Solo con LUI vivrete  la felicità.

Solo chi Mi dà il suo SÌ, può essere salvato e liberato dalle grinfie della bestia.

Pregate, figli Miei, pregate, perché la vostra preghiera è potente.

Così sia.

Il vostro Gesù che vi ama.

Redentore di tutti i figli di Dio.

Figlia Mia. E ' della massima importanza che i Nostri amati figli si convertano. Il tempo della fine si avvicina, ma voi non lo vedete.

Vi amo.
Vostro Padre che è nei Cieli.
Dio Altissimo.

martedì 1 ottobre 2019

CARMELITANI DELLA SS TRINITA




Maria dell'Incarnazione (1599-1672) orsolina

"in questo istante diventarono immobili tutte le forze della mia anima e subirono l'impronta del santo mistero. Questa impressione era senza forma e figura, ma più chiara ed evidente di ogni luce, così che io riconobbi che la mia anima era nella verità. Egli mi fece riconoscere in un unico istante lo scambio tra le divine Persone: l'amore del Padre, il quale contemplando se stesso, genera il Figlio, come ciò è accaduto dall'eternità e resterà eterno... Poi la mia anima fece esperienza di come l'amore reciproco del Padre e del Figlio dà origine allo Spirito Santo in una mutua immersione dell'amore, senza una qualsiasi mescolanza. Quando io vidi le distinzioni, riconobbi la natura delle tre divine Persone: io riconobbi in un unico istante, senza intervallo di tempo benché si possa dire soltanto con parecchie parole, l'unità, le distinzioni e il proprio operare in loro stesse e verso l'esterno".
"Facevo talvolta, ad ognuna delle Persone divine sacrificio di ognuna delle mie potenze. Immolavo la mia memoria all'eterno Padre per dimenticare tutte le creature e non pensare più che a lui solo. Sacrificavo il mio intelletto alla Persona del Figlio perché ne fosse egli stesso il verbo e il termine di tutte le mie concezioni. Offrivo la mia volontà allo Spirito Santo, affinché non fosse mai occupata da un altro amore, né infiammata da un altro fuoco che da lui stesso, che è il fuoco e l'amore personale del Padre e del Figlio...
In tali occasioni, la mia anima conosceva le operazioni distinte di ognuna delle tre Persone divine. Quando il sacro Verbo operava in me, il Padre e lo Spirito Santo guardavano la sua operazione, e tuttavia ciò non impediva l'unità, perché si concepisce l'unità e la distinzione, senza confusione, e tutto ciò in modo inenarrabile, ognuna delle Persone essendo libera nella sua operazione...
Né i libri né lo studio possono insegnare tale linguaggio tutto celeste e divino. Esso proviene dalla dolce aura dei reciproci amplessi di quell'adorabilissimo Verbo e dell'anima".
Maria dell'Incarnazione è più presa dalle relazioni reciproche delle tre divine persone che dal suo coinvolgimento in esse.

LA SANTISSIMA EUCARESTIA



L'AMORE DI GESÙ NELL'EUCARISTIA
Noi abbiamo creduto alla carità di Dio per noi.
I, Giovanni, IV, 16.

Noi abbiamo creduto alla carità di Dio per noi. Profonda parola!
Vi è la fede nella verità delle parole divine che deve essere in ogni cristiano; e vi è la fede nell'amore di Dio per noi, la quale è più perfetta e la corona della prima.

La fede nella verità sarà sterile se non giunge alla fede nell'amor di Dio. E qual è questo amore a cui dobbiamo credere? E' la carità di Gesù Cristo, l'amore che ci dimostra nell'Eucaristia, amore che è Egli stesso, amore vivente ed infinito.

Felici quelli che credono alla carità di Gesù nell'Eucaristia: essi amano, perché credere all'amore è amare. Quelli che se né stanno paghi a credere alla verità dell'Eucaristia, non amano, ovvero amano poco.
 

I. - Ma quali prove dell'amor suo ci da’ Nostro Signore nell'Eucaristia?

Abbiamo innanzitutto la sua parola, la sua veracità. Gesù dice che ci ama, che per nostro amore ha istituito il suo Sacramento: dunque è vero.

Si crede ad un onest'uomo sulla parola; perché si crederebbe meno a Nostro Signore? Quando un amico vuol provare all'amico che lo ama, glielo dice personalmente e gli stringe con affetto la mano.

Ebbene Nostro Signore per assicurarci del suo amore non vuole angeli né altri ministri, viene egli in persona: l'amore non vuole intermediari. Rende perpetua la sua dimora fra noi non per altro che per ripeterci incessantemente: Io vi amo; lo vedete bene che vi amo!

Gesù per gran timore che noi col tempo lo avessimo a dimenticare, ha preso in mezzo alle nostre, la sua casa, la sua dimora, affinché non possiamo pensare a Lui senza pensare al suo amore. Essendosi dato, affermato in tal modo, spera che non potremo dimenticarci di Lui. Chiunque pensa seriamente all'Eucaristia, soprattutto chiunque vi partecipa, sente irresistibilmente che Nostro Signore lo ama, sente che in lui ha un padre, si sente amato come un figlio, sa di avere il diritto di andare da suo padre, di parlargli. In chiesa, presso il Tabernacolo, è in casa del suo padre: lo sente! Ah, io comprendo come si ami dimorare presso le chiese, all'ombra della casa paterna!

Così Gesù in Sacramento dice che ci ama, ce lo dice interiormente, ce lo fa sentire. Crediamo adunque al suo amore.


II. - Ma ama Egli proprio me in persona? A tale domanda non vi ha che una risposta: siamo noi della famiglia cristiana?

Forse che in una famiglia il padre o la madre non amano di eguale amore ciascuno dei loro figli? E qualora vi fosse qualche preferenza, non sarebbe per il più debole, per il più delicato? Nostro Signore ha per noi almeno i sentimenti di un buon padre: perché gli si negherebbe questa qualità?

Inoltre guardate come il Signore esercita il suo amore verso ciascuno di noi in particolare. Ogni mattina viene per vedere separatamente ciascuno dei suoi figli, parlargli, visitarlo, abbracciarlo. Quantunque venga così da tanto tempo, la sua visita è sempre benevola, affettuosa come la prima volta. Ah! Egli non è punto invecchiato, né stanco di amarci e di darsi a ciascuno di noi.

Non si dà forse tutto a ciascuno? E se siamo in più gran numero a riceverlo, da forse a qualcuno qualche cosa di meno?

Se la chiesa è piena di adoratori, forse che non può ciascuno di noi pregare Gesù, parlargli? E ciascuno non è ricevuto, esaudito come se fosse solo in Chiesa? Ecco l'amore personale di Gesù. Ognuno lo prende tutto per sé, senza far torto ad altri, come tutti e singoli riceviamo tutta la luce del sole, come i pesci hanno a loro disposizione l'oceano quanto è vasto. Gesù è più grande di noi tutti insieme; è inesauribile.

III. - La persistenza dell'amore di Gesù per noi nel Santissimo Sacramento, ecco un'altra prova incontrovertibile dello stesso suo amore.

E quanto vi ha qui di doloroso per un'anima capace di comprendere! Ogni giorno si celebra sulla terra un numero sterminato di Messe, che si succedono senza interruzione: ora quante di queste Messe, nelle quali Gesù si offre per noi, sono senza assistenti! Mentre su questo nuovo Calvario Gesù grida misericordia, i peccatori oltraggiano Dio e il suo Cristo!

Perché dunque Nostro Signore rinnova sì spesso il suo Sacrificio, se gli uomini non né profittano?
Perché Nostro Signore resta giorno e notte su tanti altari a cui nessuno viene per ricevere le grazie che offre a piene mani?

Egli ama e attende.
Se venisse sui nostri altari soltanto certi giorni, temerebbe che un peccatore mosso da buon desiderio di mutare vita, venendo a cercarlo non lo trovasse e dovesse aspettare; quindi preferisce aspettare Egli stesso il peccatore per anni ed anni anziché farlo attendere un solo istante, contrattempo che potrebbe forse scoraggiarlo nel punto che vorrebbe togliersi alla schiavitù del peccato.

Oh! quanto pochi pensano che Gesù ama sino a questo segno nel Santissimo Sacramento! Eppure questa è la semplice verità. No, noi non abbiamo fede nell'amore di Gesù. Oseremmo trattare un amico, un uomo qualunque come trattiamo Nostro Signore? 

di San Pietro Giuliano Eymard

SPIRITO SANTO



La tazza di vita - Mutazione operata dallo Spirito Santo

Piacque al Signore di mostrare a un Religioso di San Francesco la meravigliosa mutazione che lo Spirito Santo opera nelle anime. Esso vide Gesù Cristo che comunicava ai fedeli la grazia e la vita dello Spirito Santo per mezzo dei Sacramenti rappresentati da una tazza misterosa ripiena di spirito vitale. Il Salvatore assiso su di un alto trono e abbagliante di celesti splendori, teneva nelle mani una tazza trasparente in cui brillava un liquore celeste: era la tazza di vita che offriva ai mortali. Coloro che vi appressavano le labbra con fede e rispetto si trasformavano; il loro volto facevasi raggiante come il sole, le vesti bianche come la neve, ed erano riempiti di forza come leoni pronti alla pugna. - Ecco un'immagine della felice mutazione che lo Spirito Santo opera nelle anime (Schouppe, Istr. rel. VOI. i. lez. XI).

L'umanità cammina per l'abisso dell'autodistruzione che gli uomini hanno preparato con le proprie mani.




Cari figli, Io sono la vostra Madre e vi amo. Siete importanti per la realizzazione dei Miei Piani. Non tiratevi indietro. Dio è con voi e nulla dovete temere. Confidate pienamente nel Suo Potere e tutto sarà vittoria per voi. Non vi allontanate dal cammino della verità. L'umanità cammina per l'abisso dell'autodistruzione che gli uomini hanno preparato con le proprie mani. Pentitevi e servite il Signore con gioia. Tutto in questa vita passa, ma la Grazia di Dio in voi sarà Eterna. DateMi le vostre mani e Io vi condurrò a Colui che è la vostra Via, Verità e Vita. Dedicate parte del vostro tempo alla preghiera. Quando siete lontani, voi tornate bersaglio del nemico di Dio. Curate la vostra vita spirituale. Io vengo dal Cielo per portarvi al Cielo. Coraggio. Passata tutta la tribolazione, la vittoria verrà con il Trionfo Definitivo del Mio Cuore Immacolato. L'umanità sarà trasformata e tutti vivranno felici. Avanti senza paura. In questo momento faccio cadere dal Cielo sopra di voi una straordinaria pioggia di Grazie. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

lunedì 30 settembre 2019

L'ARALDO DEL DIVINO AMORE



HELFTA E SANTA GELTRUDE

Dopo d'aver parlato di questo sante intimità fra Geltrude e Matilde, sarà bene dare qualche accenno ad un'altra Matilde, di cui si parla lungamente nel V libro delle Rivelazioni.
Consacratasi a Dio in un « béguinage », cioè in un ritiro verginale di Magdebourg, quell'anima era stata favorita, fin dalla prima età, dalle divine rivelazioni: venne raccomandata ad Helfta, per l'accettazione, dai Padri Predicatori, che la dirigevano, assai conosciuti in quella comunità. Suor Matilde era alquanto avanzata negli anni, quando entrò ad Helfta, attiratavi dalla reputazione del Monastero e, forse, anche dall'ostessa fama di S. Geltrude (Libro I, cap. 111). Essa, direttamente istruita da Nostro Signore riguardo allo stato della comunità, ci fornisce una prova validissima sul valore spirituale del Monastero.
Essendo Suor Matilde analfabeta, le rivelazioni, ch'ella ebbe prima e dopo il suo ingresso ad Helfta, furono affidate alla penna di qualche monaca, che probabilmente fu S. Geltrude, o Santa Matilde. Il libro s'intitolò: «Lux fluens divinitatis ». « Luce della divinità »: non ci sembrò necessario unirlo a quest'edizione. Suor Matilde morì nel 1281, dodici anni dopo la sua entrata ad Helfta e venne assistita, nel suo transito, da S. Geltrude la quale, nel libro V, raccontò le meraviglie che accompagnarono quella santa morte.
Le monache d'Helfta contavano nella comunità, parecchie figliuole della nobiltà dei dintorni, cosa che assicurava loro protezioni eminenti, ma che le esponeva altresì a conseguenze funeste, per le facili discordie che armavano castello contro castello. Gli eredi di antichi benefattori diventavano d'un tratto, violatori crudeli dei diritti claustrali: così nel 1284, Helfta fu sottoposta a vessazioni tremende da parte di Ghebard, conte di Mansfeld, fratello di Sofia di Mansfeld, che successe a Geltrude di Hackeborn.
Accompagnato da una banda di amici e di vassalli sfrontati, violò il Monastero, vi entrò il Venerdì Santo, osò mangiarvi carne e commise ogni sorta di violenze. Vi sono accenni a tali oltraggi e ad altri soprusi impudenti in alcuni passaggi ove Geltrude e Matilde, con anima angosciata, raccomandano a Dio la loro causa.
Verso quest'epoca Geltrude ricevette l'impressione delle cinque stigmate: ella medesima descrive questa grazia nel capitolo IV del libro II, ma lo fa in termini misteriosi, lasciando capire che le stigmate non le furono conferite in modo visibile, come a S. Francesco d'Assisi, ma nel cuore. Da quel punto la sua salute fu gravemente scossa, e, durante i diciotto o vent'anni che sopravvisse, fu ridotta parecchie volte a uno stato di estrema debolezza, per malattie gravi e ripetute.

RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE

Ogni giorno la provvidenza di Dio sorge prima del Sole.




San Giovanni di Dio (1495-1550) dice: “Sono talmente tanti i poveri che vengono qui che io stesso, molte volte, sono stupito di come si possano nutrire, ma Gesù Cristo provvede a tutto e dà loro da mangiare. Poiché la città (Granada) è grande e molto fredda, specialmente ora d’inverno, sono molti i poveri che giungono a questa casa di Dio. Tra tutti, infermi e sani, gente di servizio e pellegrini, vi sono più di centodieci persone. Poiché questa è la casa generale, generalmente qui si ricevono ogni sorta di gente ed ammalati: così vi sono rattrappiti, storpi, lebbrosi, muti, matti, paralitici ed oltre a questi, molti altri pellegrini e viandanti che si raccolgono qui; noi diamo loro fuoco ed acqua, sale e recipienti per cucinare i cibi. Per tutto questo non ci sono soldi, ma Gesù Cristo provvede a tutto”(32). 

EGLI TI SCELSE PER MADRE



E' la prima delle meraviglie compiute in Maria, dall'Onnipotente.
Il fatto che Maria sia la Madre di Gesù, del Figlio di Dio incarnato, è come la caratteristica essenziale della persona di Maria, il punto fondamentale dal quale procede tutto il resto. Anche se questa verità di fede fu sanzionata ufficialmente solo nel 431 dal Concilio di Efeso ed anche se non è espressa formalmente con il titolo di "Madre di Dio" nella Sacra Scrittura, essa è stata riconosciuta assai presto dalla riflessione della Chiesa illuminata dallo Spirito.
Che Maria sia "Madre di Dio" è la conseguenza necessaria di quel mistero che noi chiamiamo l'Incarnazione. (Questo nome viene dal passo ili Giovanni: "E il Verbo si fece carne..." Gv 1, 14). Negare che Maria sia Madre di Dio equivale a negare che Gesù Cristo è Figlio di Dio e nello stesso tempo vero uomo.
A questo ufficio, inimmaginabile da mente umana, fu prescelta dall'eternità un'umile giovane di un umile paese di Palestina. Noi, con tutte le generazioni che sono state e che saranno, la proclamiamo beata.

LA CORREDENTRICE



La piena luce del Volere Divino portava a Maria tutte le pene della Redenzione. Lei è la Corredentrice: “Per formare il regno della Redenzione, quella che si distinse di più nel patire fu la Mamma mia e, sebbene apparentemente Lei non soffrì nessuna pena cono[sciuta dal]le altre creature, meno la mia morte, che fu conosciuta da tutti, che fu per il suo materno Cuore il colpo fatale e straziante più di qualunque morte dolorosissima, siccome Lei possedeva l’unità della luce del mio Volere, questa luce portava al suo Cuore trafitto non solo le sette spade che dice la Chiesa, ma tutte le spade, le lance, le punture di tutte le colpe e pene delle creature, che martirizzavano in modo straziante il suo materno Cuore.   
Ma questo è nulla: questa luce le portava tutte le mie pene, le mie umiliazioni, i miei strazi, le mie spine, i miei chiodi, le pene più intime del mio Cuore. Il Cuore della mia Mamma era il vero sole, che mentre si vede solo luce, questa luce contiene tutti i beni ed effetti che riceve e possiede la terra, sicché si può dire che la terra è racchiusa nel sole. Così la Sovrana Regina, si vedeva la sua sola persona, ma la luce del mio Supremo Volere le racchiudeva tutte le pene possibili ed immaginabili, e quanto più intime e sconosciute queste pene, tanto più pregevoli e più potenti sul Cuore Divino per impetrare il sospirato Redentore, e più che luce solare scendevano nei cuori delle creature per conquistarli e legarli nel regno della Redenzione. Sicché la Chiesa, delle pene della Celeste Sovrana conosce tanto poco, che si può dire solo le pene apparenti, e perciò dà il numero di sette spade, ma se conoscesse che il suo materno Cuore era   il rifugio, il deposito di tutte le pene, e che la luce della mia Volontà tutto le portava e nulla le risparmiava, non avrebbe detto sette spade, ma milioni di spade, molto più che, essendo pene intime, solo Iddio ne conosce l’intensità del dolore, e perciò fu costituita con diritto Regina dei martiri e di tutti i dolori. Le creature sanno dare il peso, il valore alle pene esterne, ma delle interne non se ne intendono, a mettere il giusto prezzo.  
Ora, per formare nella mia Mamma prima il Regno della mia Volontà e poi quello della Redenzione, non erano necessarie tante pene, perché non avendo colpe, l’eredità delle pene non era per Lei, la sua eredità era il Regno della mia Volontà; ma per dare il Regno della Redenzione alle creature, dovette assoggettarsi a tante pene. Sicché i frutti della Redenzione furono maturati nel Regno della mia Volontà, posseduto da Me e dalla mia Mamma. Non c’è cosa bella, buona e utile che non esca dalla mia Volontà. Ora, unita alla Sovrana Regina venne la mia Umanità. Lei restò nascosta in Me, nei miei dolori, nelle mie pene; perciò poco si conobbe di Lei, ma della mia Umanità fu necessario che si conoscesse ciò che Io feci, quanto patii e quanto amai. Se nulla si conoscesse, non potrei formare il regno della Redenzione. La conoscenza delle mie pene e del mio amore è calamita e sprone, incitamento, luce per attirare le anime a prendere i rimedi, i beni che in essa ci sono; il sapere quanto mi costano le loro colpe, la loro salvezza, è catena che le lega a Me e impedisce nuove colpe. Se invece nulla avessero saputo delle mie pene e della mia morte, non conoscendo quanto mi è  costata la loro salvezza, nessuno si sarebbe dato il pensiero di amarmi e di salvarsi l’anima. Vedi dunque quanto è necessario far conoscere quanto ha fatto e patito Colui o Colei che ha formato in sé un bene universale per darlo agli altri? (…) Come fu per la Redenzione, che prima fu formata tra Me e la mia Mamma Celeste e poi fu conosciuta dalle creature, così sarà del ‘Fiat’ Supremo...”  (Vol. 19°, 11-7-1926)    

Pablo  Martín  Sanguiao 


LA VITA DI SAN BENEDETTO



 La pietra che diventa leggera

Un giorno, mentre i monaci stavano costruendo gli ambienti del monastero, capitò proprio là in mezzo una grossa pietra e pensarono bene di adoperarla per la costruzione. Ci provarono prima in due poi in tre ma non riuscirono a sollevarla; ci provarono poi in parecchi, ma niente da fare: quella rimaneva lì, immobile, come se avesse radici piantate per terra. "Qui ci dev'essere seduto sopra lo spirito maligno in persona - ragionarono quei monaci -; possibile che tante braccia d'uomini non riescano a spostarla?".

Visto ormai vano ogni tentativo, si pensò di mandare uno dal servo di Dio pregandolo che venisse a scacciare con una preghiera il nemico e dar così la possibilità  di  sollevare  il  macigno.  Accorse  subito,  fece  orazione,  diede  una benedizione e il sasso fu sollevato con tanta facilità come se non avesse avuto alcun peso.

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno

Il mio dono a Gesù per salvare le anime



Mio caro Gesù Tu, che ci ami così tanto, 
consentimi nella mia umiltà di aiutarti a salvare le Tue preziose anime. 
Abbi misericordia di tutti i peccatori  
non importa quanto gravemente Ti offendono. 
Consentimi, attraverso la preghiera e la sofferenza,  
di aiutare quelle anime che potrebbero non sopravvivere all’Avvertimento a 
trovare un posto a fianco a Te nel Tuo Regno. 
Ascolta la mia preghiera, oh dolce Gesù,  
per aiutarti a conquistare le anime che desideri. 
Oh Sacro Cuore di Gesù,  
Ti prometto la mia fedeltà alla tua Santissima Volontà,  
in ogni momento. 
Amen. 


domenica 29 settembre 2019

Proteggiti dal diavolo



Come possiamo combattere le forze contro il nostro tentativo di diventare santi? Possiamo veramente dominare i nostri pensieri e i nostri desideri anche nelle situazioni più allettanti?
Lo possiamo sicuramente. Ci vuole pratica ma qui ci sono alcuni modi per combattere le tentazioni quando arrivano ma anche per prepararci prima che arrivino.
Il diavolo è astuto
Cominciamo con l'ultimo perché Satana e gli spiriti maligni sono intessuti in tutto il mondo e pasticciano con i desideri della carne / del corpo. Il diavolo sarà astuto e manipolerà leggermente la volontà di Dio nella nostra vita. È abile nell'aiutarci a ingannare noi stessi. Per gran parte della mia vita, ho acquisito tutte le bugie, quindi parlo per esperienza. Vorrei solo che venisse con un grande mantello nero e gli occhi rossi luminosi e dicesse: "Sono Satana, adorami!" Sfortunatamente, è molto più allettante e mi ha ingannato così tante volte.
Era un assassino sin dall'inizio e non regge nella verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice una bugia, parla di carattere, perché è bugiardo e padre di bugie (Giovanni 8:44).
Dirà cose del tipo: “Puoi bere quel drink, quella droga, guardare quel porno - solo per questa volta. Te lo meriti, hai avuto una giornata stressante. Dai, hai avuto una grande Quaresima e hai rinunciato così tanto, sei stato bravo! Adesso è tempo di festeggiare. Sei umano e non sei perfetto, Dio ti perdonerà. Nessuno lo saprà, non verrai catturato. Puoi sempre andare alla confessione. "
Come affrontare i pensieri negativi
Quando questi pensieri ci attaccano, possiamo rinunciare a Satana e proteggerci dicendo ad alta voce:

1. Nel nome di Gesù Cristo, rinuncio allo spirito di "lussuria, dipendenza, molestie, ossessione, desiderio sessuale, ecc."
2. Gesù Cristo, versa il tuo prezioso sangue su di me e proteggimi dalla malvagità e dai lacci del Diavolo.
3. Gesù, Maria, Giuseppe, Santa Maria Goretti, Angelo custode, "Proteggimi".

Il nome di Gesù Cristo ha autorità sul male. Il suo prezioso sangue è potente, il sangue di un uomo ci salva dai nostri peccati e gli spiriti malvagi devono andare, devono fuggire. Assicurati di dirlo ad alta voce. Presta attenzione a come reagisce il tuo corpo e nota la pace e la calma che iniziano a piovere sui sentimenti ansiosi e instabili che provavi una volta.
Facciamo il gioco della mente opposta quando si tratta di tentazioni e ricordiamoci che Dio è il nostro tutto. È l'unico che può darci vera consolazione, vera pace e vero amore. Non avremo alcun rilascio di stress duraturo o pace da quella droga, desiderio sessuale o cibo. Sarà una sensazione fugace e saremo pieni di colpa, che dura molto più a lungo del nostro momento di cedere alla tentazione.
Sii sobrio e vigile. Il tuo avversario il diavolo si aggira come un leone ruggente in cerca di [qualcuno] da divorare (1Pietro 5: 8).
Come proteggersi
Possiamo prepararci in anticipo per combattere queste tentazioni sfruttando tutte le incredibili risorse e sacramentali della Chiesa cattolica. Alcune idee:

1. Indossa un crocifisso e appendilo a casa tua.
3. Indossa uno scapolare benedetto e / o una medaglia miracolosa come una medaglia di San Benedetto.
4. Tieni con te l'acqua santa, firma spesso te stesso, spruzzala nella tua camera da letto o in macchina e fai benedire la casa da un prete.
5. Accendi spesso candele benedette. Adoro illuminarli durante la preghiera del mattino, un modo bellissimo di iniziare la giornata.
6. Usa sali e olii benedetti nella tua cucina.
7. Prega il rosario ogni giorno.

Possiamo proteggerci dagli effetti negativi del mondo sulle nostre anime. Importa ciò che guardi, leggi e ascolti; questo è ciò che danneggia l'anima. Una volta ho sentito una spiegazione che ha colpito a casa. Non mangeresti veleno per topi, vero? Non penso che lo faresti, anche se si tratta del 98 percento di cibo e solo il due percento è veleno. A volte diciamo: "Beh, questo spettacolo o questo film non è poi così male, solo alcune scene sono troppo audaci, troppo violente o troppo cattive".
E non aver paura di quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l'anima; piuttosto, abbiate paura di colui che può distruggere sia l'anima che il corpo in Geenna (Matteo 10:28).
Fai attenzione a ciò a cui sei esposto e leggi i libri dei santi, guarda una buona televisione cattolica, leggi buoni periodici cattolici come Catholic Stand e nutri la tua mente e anima. Fai attenzione anche alla compagnia che mantieni. Se sai che alcuni amici sembrano drogarsi o fare festa o avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, forse è tempo che tu trovi nuovi amici. Non ero solito partecipare alle funzioni della Chiesa nella prima parte del mio viaggio, ma ho fatto degli incredibili amici in questi ultimi anni. Se non li trovi nella tua parrocchia, vai a una conferenza o un altro evento parrocchiale, Dio fornirà compagni buoni e santi per la passeggiata.
Il corpo è qualcosa che ho combattuto per tutta la vita. Mi arrendevo al mio corpo per qualsiasi cosa, cibo, bevande, droghe, intimità sessuale e piacere - tu lo chiami, l'ho fatto. Non ero il padrone del mio corpo; Ero uno schiavo completo del mio corpo. E Satana mi ha convinto che la vita era breve e che dovevo festeggiare duramente. La vita non dovrebbe essere pacifica. La vita è piena di stress, preoccupazione e ansia e dobbiamo lavorare duro e festeggiare ancora più duramente perché vivi solo una volta, quindi vivi. Qui è dove dobbiamo praticare un po 'di mortificazione. Non ti conosco, ma faccio fatica con la mortificazione. Ho letto molti santi che si sono battuti, hanno digiunato pane e acqua per giorni e hanno fatto molte cose per dominare i loro desideri fisici. Riesco a malapena a digiunare per un giorno o riesco a raggiungere le ultime ore e poi mangio la casa.
Ultimamente, invece, ho fatto piccole mortificazioni durante il giorno. Ad esempio, se voglio quel gelato, mi fermerò e dirò: “No, Gesù, rinuncio a questo desiderio e te lo do. Non mangerò quel gelato. ”È un sacrificio, un'offerta e un piccolo passo per dominare il mio corpo invece che dominarlo.
Se continuiamo a pregare e facciamo affidamento su Gesù come nostra pace e consolazione, continuerà a lodarci con modi per combattere le tentazioni o le dipendenze nella nostra vita. Solo Dio può vincere il male in questo mondo, i nostri corpi e, naturalmente, il diavolo. Quindi, andiamo da Lui e chiediamo che sia fatta la sua grazia e la sua volontà. Riposiamo in Gesù come il nostro potere e guardiamo le tentazioni perdere la presa.
Solo attraverso le sue grazie mi sono allontanato da tanti comportamenti peccaminosi e che creano dipendenza. 
di Kendra Von Esh