domenica 26 gennaio 2020

Santi Martiri del I – II e III Secolo



La Prima Chiesa di Roma e notizie di S. Marziale. 


Diaconia Quarta di Santa Maria in Via Lata al Corso. 

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Raccogliesi agevolmente da  questa Istorica narrativa l'origine  della fondazione di questa  Venerabil Chiesa; ma non già si  raccontano i memorabili auvenimenti in questo santissimo luogo  occorsi, li quali per essere le  santificate primizie della Religione  Cristiana in Roma, ed i primi  Trofei dell'Apostolico Principato  ci pare ragionevole, (Pag. 807) di qui almeno in compendio, per  non uscire dal nostro Istituto, riferire; perche dalla pietà de’ Fedeli s'apprenda la santità di  questo Sagrosanto Oratorio per  auventura il più venerabile, e  pieno di sagre, ed erudite  memorie, che habbia Roma;  parendoci, che nell'entrarvi e nel rimirare quel sotterraneo Albergo de’ SS Apostoli, e Paradiso de’ Santi, primizie della primitiva  Chiesa, non vi debba essere alcuno, che con quel sagro, e  divoto orrore, non baci quel pavimento; non adori quelle sante  Immagini, non abbracci quelle  colonne; non veneri quelle pareti;  non genufletta a quegli Altari, e  non prenda un sorso dell'acque  salutari di quel pozzo, che già  furono beati rigagni della Divina  grazia a prò di tanti Cristiani quivi  rinati; potendosi giustamente dire,   che quivi furono le prime  Radunanze, e Sinassi della Romana Cristianità. 
Quì dunque e in questa  fortunata grotta, santificata in Oratorio con i Sagrosanti Divini  misteri fù dove l'Apostolo delle  Genti Paolo fù trattenuto in  prigione, quando la prima volta  venne a Roma, quando sottraendosi all'insidie de’ Giudei in  Gierosolima; fù da un Colonnello de’ Soldati mandato a Cesarea con buona Guardia, e consegnato al Governatore di quella Provincia,  detto Felice, al quale succedendo  Festo, ed accorgendosi il Santo,  che nel giudicarlo piegava ingiustamente a favore de’ Giudei suoi auversari, si appellò dalla loro insolenza, come Cittadino Romano (com'erano per privilegio  tutt'ì cittadini di Tarso sua Patria)  in Roma all'Imperatore: costretto  Festo di farlo condurre a questa  Città, fù dato in guardia ad un Capitano, detto Giulio, accolto da’ Fedeli di Roma con sommo  amore, ed incontrato lungi da  Roma da una parte di essi,  bramosi di essere i primi a vederlo  51 miglia al luogo detto il Foro d'Appio, e da un'altra gran parte  alle trè Taverne, distante 33 miglia  che hora stimasi essere Cisterna, luogo de’ Prencipi Gaetani, o poco discosto, sù l'Antica Via  Appia; come distintamante narra  S. Luca negli Atti Apostolici. Quì  egli tosto giunto in Roma, se bene  stretto nelle catene, convocò i  principali Giudei, li ragguagliò  della sua venuta; con istabilire il  giorno per udirlo ragionare della  Cristiana Religione, come fece per  un giorno intero dalla mattina sino  alla sera, mostrando loro le manifeste verità co’l testimonio de’ Profeti.  
Ma vedendoli sempre più  ostinati, disse loro il S. Apostolo quelle parole: Quia bene Spiritus Sanctus  locutus est per Isaiam Prophetam  ad Patres nostros, dicens:Vade ad populum istum, et dic ad eos:  Aure audietis, et non intelligetis, et  videntes videbitis, et non  perspicietis. Incrassatum est enim  cor populi hujus, etc. Notum ergo  sit vobis quoniam gentibus missum est hoc salutare Dei, ipsi audient. 
Profetizzando la felicità di Roma,  che d'Idolatra far si doveva capo  della Religione Cristiana. Quì fù il  duro, ma prezioso Ospizio per  due anni del Santo Difensore della fede. Qui egli nelle prime sue  difese per timor di Nerone crudelissimo Prencipe, tutti l'abbandonarono, com'egli scrive a Timoteo; e qui gl’apparve il Signore  confortandolo in questa sua  grande afflizione: Dominus autem  mibi aflitit, et confortavit me, et liberatus sum de ore Leonis. Così chiamando Nerone per la sua  fierezza, non rimettendo mai il suo  generoso cuore, se bene egli sotto le  Guardie, della sua magnanima  libertà.
Qui egli studiò le difese per la  sua causa, la quale trattossi non  solamente avanti Nerone; ma nel Senato, e nel Collegio de’ Pontefici, per essere cosa di  Religione: e facendosi le angustie,  nelle quali si trovava il Santo Apostolo, per agitar la sua causa,  che era comune a tutta la Chiesa, i  fedeli delle parti Orientali, e trà gli altri da’ Filippesi, gli mandarono una legazione con buon soccorso  di denari per Epafrodito loro  Santissimo Vescovo, e quelli d'Iconio per Onesiforo. 
Soggiunse S. Giovanni  Grisostomo, che il Santo visitò per quanto si diceva, il Coppiere, e la  Concubina di Nerone, Poppea  Sabina; per arrivare per mezzo  loro a far penetrare all'Imperatore  le sue ragioni e difese. 
E qui fù dove verisimilmente  egli convertì alcuni della famiglia  di Nerone, com'ei medesimo  scrisse di quà a gli stessi Filippensi. 
Salutant Vos omnes sancti;  maximè autem qui de Cæsaris domo sunt . Uno dè quali fù S.  Torpete coronato poi di Martirio.  Di quà egli con sue lettere  ragguagliò i suoi più cari amici  dell'Oriente delle cose auvenutegli, narrando con qualche, se ben  (pag. 808) moderata doglianza, l'abbandonamento de’ suoi Discepoli in Roma per pusillanimità, e timore. Cosi egli in  questo luogo scrisse al suo  dilettissimo Timoteo: Demas me  reliquit diligens hoc feculum o  faculum, abiit Tessalonicam,  Crescens in Galatiam, Titus in  Dalmatiam, Lucas est mecum solus.
Quà di nuovo, rauvedutosi  dell'errore della sua poca fedeltà,  ritornò Dema, e qui ministrogli  prima ancora, che di prigione  liberato fosse. Qui abitò S. Luca  Evangelista, qui servì al Santo  Apostolo fedelissimo discepolo ne' suoi maggiori travagli; qui dipinse  non solamente questa divotissima  Immagine di Maria Vergine, ma  molte altre che sono in Roma, ed in  molte parti della Cristianità, come si  tiene per pie tradizioni né fedeli.  

A cura di Mario Ignoffo

sabato 25 gennaio 2020

L'azione generale di Dio.



Qual è il lavoro di Dio? Che fa egli?
Mediante la sua Provvidenza egli dirige il movimento universale  delle cose. Le creò e le regge. Le creò per uno scopo e le dirige verso  questo scopo. Sai che tutte le cose sono strumenti: strumenti di Dio  prima di tutto, strumenti di cui egli si serve; poiché è lui l'autore e  l'ordinatore degli innumerevoli movimenti degli esseri. Tu vedi i  movimenti del mondo fisico, quelli del mondo morale, ma non oso aggiungere: tu vedi i movimenti del mondo soprannaturale; questi  forse tu li vedi meno, e bisognerà imparare a vederli meglio.
Tutti questi movimenti sono collegati, coordinati, orientati con la  stessa precisione dei complicatissimi movimenti delle diverse parti  d'una macchina. Questo collegamento tu non lo conosci quasi niente,  e invece bisogna che impari a conoscerlo. Infine, tutti questi  movimenti devono ottenere un risultato, quello stesso che è voluto da  Dio, e in vista del quale egli li mantiene. E questo risultato finale che devono raggiungere è il perfezionamento dei suoi eletti; non solo il  perfezionamento generale, ma anche quello individuale di ciascuno.  Infatti la sua sapienza è cosi abile da far concorrere tutte le cose al  bene generale, come al bene individuale.
La sapienza dei sapienti non giunge a tanto. Essi vedono la fissità  delle leggi fisiche, ma ignorano la connessione ch'esse hanno con le  leggi morali. e non comprendono lo scopo finale del movimento  creato. Quindi la loro vista è continuamente offuscata da quella che a  loro sembra un'incoerenza, e l'ultima parola della loro scienza è il  caso. Il caso! parola tanto vuota di senso quanto di fede. È una di quelle parole fallaci, con l'aiuto delle quali l'ignoranza cerca  d'ingannar se stessa, e di cui la mala fede abusa per permettersi di  bestemmiare e disconoscere la sua azione.
Poiché tu vuoi essere cristiano, ed esserlo con la massima serietà,  io ti prometto di farti fare in seguito delle meravigliose scoperte a  questo riguardo. Se finora la vista su questo orizzonte ti fu chiusa per  la tua vita troppo superficiale, imparerai d'ora innanzi a penetrare i  misteri dell'azione di Dio, ed io t'assicuro che sono dei misteri stupendi. I Santi che sono i veri veggenti, sono in continue estasi,  contemplando siffatte meraviglie nascoste. Essi vedono le  coincidenze e i collegamenti, la continuazione e l'opportunità di ogni  cosa. Vedono come le creature sono gli strumenti di Dio per uno  scopo unico, che è la formazione dei Santi. Tutto ciò che si fa, dice S.  Paolo, tutto senza eccezione, concorre ad una medesima opera, e  quest'opera è il bene di quelli che la volontà di Dio chiama alla  santità35. Cosi i movimenti fisici e morali hanno uno scopo e un  risultato, a cui sono coordinati e adattati. Colui che ignora lo scopo e il  risultato che ne deve seguire, non può comprendere nulla in fatto di  movimento.
Quando tu ti metti nel centro di un circolo, vedi tutti i raggi  giungere a te in linea retta; nessuno è tagliato o spezzato. Per poco  che ti sposti, subito le linee s'imbrogliano, si spezzano, si tagliano,  nessuna sembra più una retta, salvo l'unica linea su cui ti sei  spostato. Forsechè in realtà i raggi sono meno convergenti di prima?  No, ma solo il tuo raggio visuale si è cambiato; e tutto ti sembra falso  pel fatto della tua posizione falsa. Per veder giusto bisogna mettersi  nel punto giusto; e non sarai al punto giusto, se non quando sarai  arrivato veramente alla cima della vita cristiana; fino a quel momento  ci sarà sempre qualche cosa che ti apparirà falsa ed incomprensibile.  Nondimeno avanzandoti verso questa cima, vedrai ogni giorno nuove  disposizioni di Dio chiarirsi per il fatto del raddrizzamento della tua  posizione.

François de Sales Pollien

Non avete capito nulla!



Figli Miei. Non avete compreso nulla! Non vedete che vi trovate nel bel mezzo della fine dei tempi! Aprite i vostri occhi e le vostre orecchie, guardate con attenzione e ascoltate, perché tutto ciò che vi abbiamo profetizzato e ciò che vi comunichiamo nei Nostri messaggi, è ORA!

Vi resta solo poco tempo, per la vostra preparazione, perché questa terra scomparirà e una nuova terra, più bella e sana vi sarà regalata. Su di essa, però, vi potranno vivere soltanto quei figli che si sono preparati per quest’avvenimento, che sono rimasti fedeli a Mio Figlio, che LO seguono e hanno fiducia in LUI!

In profondo amore.

La vostra Mamma Celeste.

Amen.



“Presto verrò per stare di fronte a ciascuno di voi. Preparatevi per questa “festa” perché sarà un evento straordinario.

Tenete pronte delle candele, in modo che il male non possa entrare nelle vostre case. Devono essere benedette (da un sacerdote cattolico) altrimenti non hanno nessun effetto. Ditelo a tutti i figli in modo che tutti possano preparare queste candele.

L’incontro con Me sarà meraviglioso, però voi dovete esservi preparati, altrimenti vi può spaventare. Io vi amo.

In profondo amore,

il vostro Gesù.”

venerdì 24 gennaio 2020

Né una causa pregiudica una altra causa, né una persona pregiudica una altra persona.



Questo però lo hanno dichiarato 5 quando gli abbiamo detto: "  Il concilio, che voi citate contro Ceciliano, non danneggia l'assente  Ceciliano, così come il consesso, celebrato per la causa di  Massimiano, nel quale fu condannato Primiano, non pregiudica  l'assente Primiano ". In effetti, essi citarono un concilio di poco più  di settanta vescovi che condannò Ceciliano assente, mentre si parla  di un centinaio di vescovi del loro partito che condannarono  Primiano assente. Per questo, dunque, abbiamo contestato loro che  quel concilio non danneggiò Ceciliano, come il secondo non nocque  a Primiano, in quanto i due concili furono celebrati contro imputati  assenti. Costoro, non sapendo più cosa rispondere e ridotti ad un  terribile imbarazzo, sostennero che né una causa pregiudica  un'altra causa, né una persona pregiudica un'altra persona. Questo  principio, la Chiesa cattolica lo ha sempre sulle labbra per  controbattere tutte le calunnie degli uomini, ma oggi lo sostiene con  ben maggiore energia e libertà, ora che la confessione stessa dei  suoi nemici è venuta a confermare ciò che la verità ha sempre  sostenuto. Chi, dunque, potrà tollerare senza profonda tristezza, chi  reprimerà il proprio gemito, chi non scoppierà in lacrime e in grida  di dolore, se considererà degnamente questo fatto? Eccolo: nel primo caso si tratta di conservare l'episcopato a Primiano,  condannato dai vescovi del partito di Donato, o di tutelare la setta  di Donato da eventuali reazioni di Primiano per la sua condanna,  perché una causa non pregiudica un'altra causa, né una persona  pregiudica un'altra persona; nel secondo caso, invece, si tratta di  spogliare del proprio titolo episcopale Ceciliano, ugualmente  condannato in sua assenza dai suoi nemici, e di contaminare con la  sua colpa tutti i popoli cristiani fino agli estremi confini della terra,  perché una causa pregiudica l'altra causa e una persona pregiudica  l'altra persona. 

Sant'Agostino

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



Preghiere di Liberazione 
              
     Preserva la mia anima, e liberami (Sal 25:20). 
              Sii soddisfatto, o Signore, di liberarmi (Sal 40:13). 
              Affrettati, o Dio, a liberarmi (Sal 70:1). 
              Liberami nella tua giustizia (Sal 71:2). 
              Liberami, o Dio, dalla mano del nemico (Sal 71:4). 
              Liberami dai miei persecutori (Sal 142:6). 
              Liberami dalle grandi acque (Sal 144:7). 
              Liberami dall'oppressione dell'uomo (Sal 119:134). 
              Liberami secondo la tua parola (Sal 119:170). 
              Libera la mia anima da labbra menzognere e lingua ingannevole (Sal 120:2). 
              Liberami dai miei nemici, e nascondimi (Sal 143:9). 
              Circondami con canti di liberazione (Sal 32:7). 
              Comanda liberazioni per la mia vita (Sal 44:4). 
              Liberami da tutte le mie paure (Sal 34:4). 
              Liberami da tutti i miei guai (Sal 54:7). 
              Liberami da coloro che mi odiano (Sal 69:14). 
              Liberami dalle mie angustie (Sal 107:6). 
              Manda la Tua Parola, e liberami dalla distruzione (Sal 107:20). 
              Libera la mia anima dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, ed i miei piedi dalla caduta (Sal  116:8). 
              Esorto il nome di Gesù, e sono liberato (Gioele 2:32). 
              Liberami dal potere del leone (Dan. 06:27). 
              Attraverso la Tua conoscenza sono liberato (Prov. 11:09). 
              Attraverso la tua saggezza sono liberato (Prov. 28:26). 
              Ricevo miracoli di liberazione per la mia vita (Dan. 06:27). 

LE SETTE ARMI SPIRITUALI



Santa Caterina da Bologna 


La via della santa religione 

Ora sapete di quali virtù dovete essere ornate; ma è necessario che comprendiate, anche, di dovere perseverare nel luogo ove Dio vi ha chiamate. Dicono bene i versi:  

O peccator te pentirà tu mai 
ché del mio sangue te ricomparai 
su la croce con mortali tormenti? 
D'unde t'ho post voglio te contenti. 

e per ribadire questa verità, vi racconterò ancora un fatto di quella religiosa che subì l'apparizione del nemico nelle sembianze del crocifisso.  

Essa entrò in questo luogo all'inizio della sua conversione, e dopo qualche anno, presa dalla soavità dell'amore divino che gustava nella orazione, sentì un grande desiderio di appartarsi in un luogo solitario e deserto; desiderio alimentato e favorito, anche, dalla mancanza di ostacoli, perché questo luogo, allora, non era ancora soggetto a religione. Tuttavia, nel timore di sbagliare, per sfiducia verso sé stessa, cercò di sapere se ciò che aveva in animo di fare piacesse a Dio e, così, lo supplicò con grande e quasi continua preghiera, di giorno e di notte, di indicarle la via da seguire. Dopo più giorni di ansiosa e sollecita preghiera, una mattina, circa nella terza ora, mentre in questa chiesa pregava con tutto il cuore la divina Maestà di esaudirla, la clemenza di Dio le rivelò quanto dovesse fare e che ogni persona deve rimanere nello stato e nel luogo nei quali Dio chiama; e le disse anche altre cose, qui non scritte per buon rispetto. Perciò essa abbandonò il suo progetto e rimase, in obbedienza alla rivelazione divina e alla volontà del nostro Signore Dio.  

Se una novizia fosse tentata d'instabilità o da qualsiasi altra tentazione, ricordi - e non solo all'inizio della sua vita religiosa, ma per sempre - che è ottima cosa rimanere con animo costante ove Dio ci chiama; mediti il pensiero del sacrato dottore Sant'Agostino sulla tentazione, vita dell'anima nella esistenza terrena; stia forte e perseveri, perché beata è la religiosa sempre combattuta e mai consenziente.  

Lo dimostra anche quanto mi narrò un venerabile religioso.  

Un giovane, entrato nel suo monastero pieno di fervore nel servizio di Dio, dopo avere ricevuto l'abito, subito fu fortemente tentato di andarsane; pur gravato da tale insistente pensiero, con pazienza e costanza seguì la strada della obbedienza e delle altre virtù, adempiendo sempre, e con grande prontezza, tutto ciò che gli era imposto; perseverò virtuosamente nella battaglia contro la continua tentazione e finì la sua vita nel luogo stesso della sua conversione. E Iddio volle che in morte compisse miracoli, a dimostrazione della santità conquistata nel resistere alla incessante tentazione, per amore di Cristo.  
Da questo comprendiamo quanto piaccia a Dio la virtù della pazienza nel sopportare le tentazioni e nel sostenere, per suo amore, le avversità e le pene che Egli permette, da qualunque parte esse vengano. Come dice San Bernardo, il capo coronato di spine non si confà alle membra delicate; se volete essere membra di Cristo e sue vere serve e spose, andate per la via spinosa e seguite le sue tracce che per onore e altezza esso venne a torre despregio e bassezza; e, per abundanzia e ricchezza, povertade e necessità; e, per piacere e diletto, pena e dispetto; e, per segnoria e libertade, ubidienzia e penalitade; e, per fortezza e sanitade, debilezza e infirmitade; e, per sua alta baronia, el bò e l'asenello in compagnia; e, per dignitade papale, como sacerdoto magno ave Josef per compagno; e, per regali servituri, li poveri pescaturi; e, per lo cibo celestiale, mendicando volse andare; e, per sua divinitade, prese nostra mortalitade; e, per la imperiale altezza, i ladruni in sua bassezza.  

Or te goldi sorella mia 
caminando per la via 
del to Cristo vero Messia 
e in essa finisci tua giornata 
se non voli esser ingannata 
perciò che tutta la brigata 
la quale in cielo è andata 
per tale via è caminata. 

Dilette sorelle, ora potete stimare quanto siano necessarie le battaglie e le tentazioni alla vera religiosa. Reputate somma felicità, essere al massimo sottomesse e umiliate; grande ricchezza, essere misere e mendiche; grande onore, essere disprezzate, grande altezza, essere infime in tutte le cose; grande consolazione, essere afflitte e tribolate nel fare il bene; grande sanità, essere inferme per Cristo; somma scienza, essere reputate stolte per amore di Lui e, per lo stesso amore, finire la vita corporale in grande e acerbo martirio, per poi godere in eterno.  

Carissime sorelle, questi sono gli ornamenti che vi fanno bellissime al cospetto del nostro invisibile e immortale Dio e, per l'amore che gli porto, non mi stancherò mai di esortarvi a sopportare con vera pazienza ogni affanno della vita presente.  

E voi, novizie, non comportatevi come le stolte religiose, persone di poco spirito e di povera mente, che stanno bene solo se sono ben viste dalle loro prelate, e si arrovellano per uno sguardo severo, o per un rimprovero. La buona figliola, quando è percossa dalla materna carità su di una guancia, deve umilmente porgere l'altra; a maggior ragione la novizia, più è condotta per la via stretta dalla sua superiora, più deve sforzarsi di riverirla e di amarla, sull'esempio dell'agnello mansuetissimo Cristo Gesù, che mai mancò al proprio Padre nella obbedienza e che, per adempierla pienamente, fu odiato e disprezzato, sottoposto a penosi colpi e duri tormenti. Perciò non si rattristi, la buona e umile obbediente, quando le pare di essere odiata, afflitta e tribolata; non incolpi nessuna creatura umana, ma sopporti tutto, con forza e vera pazienza, e si rallegri dello speciale beneficio che le concede il Padre eterno:  

Egli, infatti, la lascia cadere nelle pene solo per farla partecipe della eredità del suo diletto Figlio, che, per primo, percorse la via stretta e, sul suo esempio, ci invita a seguirla.  

La serva fedele non può essere tanto stolta da gettare via ciò che volle prendere dal suo Signore, ossia la croce della mente e del corpo; e diceva bene l'apostolo Paolo: - Noi giustamente ci gloriamo solo nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. - Dunque, non essere pigra nel fare il bene e timorosa nel patire il male, perché se con grande violenzia non te forzarai, de Jesu Cristo vera sposa non serai; e se per lui pena portarai, con esso in gloria sempre viverai; e quanto più per lui te medesma abbandonarai, in verità sappi che esso trovarai e abbandonata mai non serai. Sono verità le parole: - Se tutto vuoi, tutto dona a Gesù benedetto e con vera umiltà offriti sempre a ogni suo volere. - perché più la persona va verso la perfezione, più si congiunge al divino volere; e più è vicina alla perfezione, più è necessario il santo timore.  

E affinché restiate sempre in grande timore, anche dopo avere ricevuto molte grazie, e mai crediate di conoscere le insidie diaboliche, né che il bene possa prevalere sul male se non in quanto Iddio porga lume, intelligenza e forza, la religiosa, alla quale apparve il nemico in forma di crocifisso, vi fa sapere quanto segue. Ma prima essa vuole dirvi, in tutta verità e senza timore di sbagliare, che avanti i predetti inganni le erano state concesse, per grazia di Dio, tante virtù e tante vittorie sulle tentazioni, da essere troppo lungo a narrare: comunque, delle molte, ne dirà alcune, a lode di Cristo e per vostro esempio e cautela. Intanto, considerate che quella sorella, per alcuni anni, fu data parzialmente al potere dei diavoli, per essersi creduta capace di resistere alla malizia e alla potenza diabolica con le sole proprie forze: eppure, essa aveva già percorso i gradi della perfezione, ricevuto la grazia di conoscerli profondamente nel passare per ciascuno di essi, infine aveva visto la sua anima tornata e restituita alla prima innocenza.  

Illuminata Bembo 

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



L'INQUISITORE

Nel tempo che fr. Michele era superiore del convento di Alba, la Riforma protestante, sotto pretesto di commercio, andava insinuandosi attraverso le terre lombarde. Il S. Ufficio, avendo saputo del danno che essa faceva in mezzo alle anime, risolse di opporle un'energica resistenza. E poiché molti ecclesiastici, consapevoli o no, s'erano lasciati sedurre dalle nuove dottrine, i cardinali preferirono di porre la loro fiducia in un uomo coraggioso e sicuro, e scelsero il priore domenicano di Alba, il quale fissò la sua dimora a Como col titolo e l'ufficio d'inquisitore. 
   Fr. Michele si mostrò presto ben capace di eseguire gli ordini ricevuti. Era necessario essere nel tempo stesso vigile custode, intrepido difensore e giudice. Egli comprese che una tale missione lo esponeva a delle ostilità pericolose. Un altro, più debole, avrebbe indietreggiato; lui vi andò coraggiosamente, poiché nessuna fatica, nessuna avversità avrebbe potuto abbatterlo. Qualora gli venisse segnalato qualche centro di propaganda di libri proibiti, penetrava arditamente nei covi degli eretici, a fronte alta, con parola recisa, ordini inflessibili. 
   Questa vigilanza gli procurò molti affronti; e la contraddizione veniva alle volte di dove meno era attesa. Un libraio di Corno nel 1549 aveva sparsi segretamente in quella regione dei libri proibiti. Fr. Michele, informato del fatto, gli proibì di venderne anche uno solo. Il libraio sconcertato, ricorse al vicario capitolare, che amministrava la diocesi vacante. 
   La gelosia aveva forse suscitato in quell'ecclesiastico qualche risentimento contro l'inviato di Roma, che esercitava ufficialmente giurisdizione nella diocesi? O il vicario volle cogliere l'occasione di suscitare una lite, per far richiamare il frate? Il fatto sta che radunò i canonici, li guadagnò alle sue idee, fece loro presenti i privilegi aboliti, e in nome della propria dignità suggerì loro di fare qualche rappresaglia. I canonici risposero al sequestro dei libri con una mano levata. Il libraio menò trionfo e col libraio l'eresia. 
   Ma il castigo non tardò a venire. Forte del suo diritto, fr. Michele, per difendere l'onore e gli interessi della. religione, scomunicò il vicario e il capitolo. Questo atto destò del rumore, che andò crescendo, allorché il S. Ufficio, approvando le misure del frate, citò i colpevoli a comparire. In certe ore di effervescenza anche i migliori perdono la calma; i turbolenti soffiano nel fuoco per accrescere il disordine, e i furbi se ne valgono per i loro interessi. 
   Minacce e ingiurie piovvero da ogni parte; tutti si misero d'accordo per recar pregiudizio al frate. Si sollevò la ragazzaglia, che assali fr. Michele con scherni e sassi; il conte della Trinità gli fece sapere che l'avrebbe fatto gettare in un pozzo; e i canonici si appellarono all'autorità civile del governatore di Milano;  Ferdinando di Gonzaga, ben lieto di intervenire nella vertenza e mettere un freno all'esercizio di un'autorità che secondo lui s'erigeva contro la sua, annullò le decisioni di fr. Michele, e lo citò a comparire davanti a sé. 
   Il Ghislieri si diresse verso Milano senza alcun timore; ma preavvisato che sulla strada si era predisposta un'imboscata, raggiunse la città attraverso sentieri segreti, lasciando che gli assassini attendessero inutilmente. 
   Il governatore, credendo che il prestigio dell'autorità ducale potesse intimorire il frate, quando l'ebbe davanti gettò su di lui uno sguardo pieno di fierezza, e quindi si ritirò nei suoi appartamenti, senza rivolgergli neppure una parola. Ma né la fierezza dello sguardo né l'atto comico del duca fecero alcuna impressione su fr. Michele, il quale avvertito che, dopo quelle millanterie, sarebbe stato incarcerato, parti in fretta per Roma, ove giunse la vigilia di Natale del 1550, scosso nella salute e assai stanco. 
   Andò al convento di S. Sabina. Il priore, ben lontano dal sospettare che sotto quella tonaca polverosa si nascondesse una persona di tanto merito, gli domandò se veniva cosi male in arnese per ricevere la tiara. Ma il priore, quando ebbe saputo chi era fr. Michele, si penti assai della celia. 
   Era allora prefetto del S. Ufficio il cardo Caraffa, fondatore con S. Gaetano dell'Ordine dei Teatini. Questo “calabrese dal sangue caldo” , vecchio di alto e nobile aspetto, dal viso macilento, dagli occhi vivi e profondi, presiedeva la Congregazione da poco istituita, con tanta energia e vedute personali cosi imperiose, che a qualcuno sembrava volesse usurparsi le prerogative del Papa. Nessuno poteva sottrarsi all'incanto della sua conversazione e all'influsso del suo sapere. La sua scienza vasta e precisa destava meraviglia. Parlava cinque lingue, e spiritoso com'era, sapeva rendere interessante la conversazione con uscite piene d'arguzia. I visitatori uscivano talvolta, senza avere potuto interrompere il suo discorso, e dovevano constatare che, presi da meraviglia, avevano invertite le parti, e che invece d'essere stati ricevuti in udienza, l'avevano data. 
   Per quanto attivo e facondo, questo cardinale menava una vita da monaco, e lo dimostrarono chiaramente le sue eroiche sofferenze tra i Teatini, e durante gli orribili massacri del 1527. Il carattere risoluto del Ghislieri doveva piacere a quest'uomo alquanto impetuoso, con un fare da dittatore. Nel primo incontro, il Caraffa indovinò subito quanta virtù e quale energica volontà possedesse il domenicano e risolse di servirsi di lui per la riforma della Chiesa, accordandogli tutta la sua fiducia. 
   Dietro proposta del Caraffa, i cardinali ratificarono le misure prese dal Ghislieri, e come segno di approvazione l'incaricarono di dirimere una questione, sorta tra due nobili ecclesiastici di Coira, città principale dei Grigioni. 
   Qualche consigliere troppo prudente, sapendo che il paese aderiva al luteranesimo, gli insinuò cautamente, che conveniva 'nascondere l'abito domenicano. “Non sia mai, rispose il frate; accettando questa missione, ho pure accettata la morte, e non potrei morire per una causa più gloriosa”. 
   A Bergamo mostrò ugual coraggio. Un avvocato, buon parlatore assai popolare, certo Giorgio Medulaccio, esaltava impudentemente il protestantesimo. Combatterlo, sarebbe stato un esporsi a gravi danni. Pr. Michele credette bene di non tergiversare, e ne ordinò l'arresto. Tutta la città si commosse, accesa d'ira contro di lui. Ma egli, affrontando lo sdegno della folla, l'arringò con quel calore e quella chiarezza precisa, che attirava un giorno nella sua scuola tanti uditori, e dopo aver giustificata l'incarcerazione del colpevole, e annunziati i castighi spirituali che sarebbero stati inflitti ai suoi complici, li fece allontanare dal carcerato, e poté istruire in pace il processo. 
   Un solo partigiano, e non dei più deboli, continuava a sostenere l'avvocato, il vescovo della città, Mons. Sorazo, il quale, sedotto dalle nuove dottrine, propendeva verso l'eresia. Segretamente spergiuro, s'apprestava a, corrompere i suoi diocesani. Ghislieri lo fece chiamare. Il vescovo rispose colla violenza, e assoldate delle persone a lui fedeli, le lanciò notte tempo contro il convento che ospitava il frate. Ma questi riuscì a sottrarsi all'attentato, e guadagnando nascostamente Roma, ottenne senza difficoltà la deposizione del vescovo indegno. 
   La forza e la destrezza di fr. Michele Ghislieri, l'audacia con cui egli si burlava degli ostacoli e dei pericoli, quasi avesse una specie di previsione che la sua via divinamente tracciata non sarebbe andata a perdersi nell'abisso, riempiva di meraviglia il Caraffa. Essendo morto nel 1551 il Commissario generale del S. Ufficio, il prefetto volle scegliere per quella carica il Ghislieri, e ne fece approvare la scelta da Papa Giulio III, quantunque il Maestro generale dell'Ordine avesse presentati al cardinale diversi ottimi religiosi. 
   Quest'importante carica, coi molti privilegi annessi, elevava d'un tratto a un'alta dignità il religioso che ne era investito. Le gelosie non tardarono però a destarsi. Ma il Caraffa rispose che giudicava l'Alessandrino “uomo atto a sostenere le più elevate dignità ecclesiastiche”. Sorpreso dapprima di questo onore, ma consapevole del suo dovere, il nuovo Commissario si mise subito al lavoro, e colla sua vigilanza e i suoi servigi giustificò ben presto la fiducia posta in lui dal Papa e dai cardinali. 
   Non bisogna però figurarselo come un uomo fiero, sempre pronto a combattere, a punire a sangue freddo, più inteso insomma a infliggere castighi che a convertire i colpevoli. Il suo zelo era guidato da una fede purissima e da una grande carità. Visitava ogni giorno i detenuti e discuteva volentieri con essi, per dissipare i loro dubbi. Li sovveniva con elemosine, e questo frate rigido, ch'essi conoscevano esatto e inflessibile quando sedeva in tribunale, li costringeva, per mezzo di delicate premure, a riconoscere la rettitudine delle sue intenzioni e la sua grande generosità. 
   Il suo zelo era ricompensato da conversioni, non dovute certo ad alcun interesse, come avvenne di Sisto da Siena. Questo francescano, inebriato dagli applausi che coronavano le sue temerarie predicazioni, aveva a poco a poco finito con l'insegnare dottrine eretiche. Due volte catturato, due volte recidivo, veniva già condotto al supplizio, quando il Commissario, commosso per la sua ancor giovane età e per il suo bell'ingegno, tentò di compiere presso di lui un passo decisivo. Pregò e fece delle speciali mortificazioni. Sisto si lasciò convincere, e, ottenuto la grazia, si fece domenicano, e visse religiosamente dando a tutti edificazione di buona vita. 
   In questo frattempo mori Giulio III. Il Sacro Collegio elesse Papa il cardo Caraffa; ma egli, benché ottuagenario, disse che la sua ora non era ancor venuta, e interpose tutta la sua autorità, perché venisse eletto il cardo Cervini che prese il nome di Marcello II. 
   Ventidue giorni dopo la S. Sede era di nuovo vacante, e il Caraffa, accettando la tiara (3 maggio 1555), volle chiamarsi Paolo IV. Fin dal principio del suo pontificato si fece premura di dimostrare a fr. Michele tutta la sua benevolenza. Lo confermò nella carica di Commissario, e poi nonostante le sue riluttanze lo promosse al vescovado di Sutri e Nepi, diocesi vicine a Roma. Appena consacrato, il Ghislieri pensò di prender possesso della diocesi, ma fu trattenuto da un ordine formale del Papa. Dopo vive istanze poté partire, e cominciare la riforma del popolo a lui affidato. 
   Ma l'indifferenza incontrata, accrebbe le prime inquietudini della sua coscienza, cosicché egli non tardò a pregare il Papa di liberarlo da ogni responsabilità. Paolo IV, che l'aveva creato vescovo, per promuoverlo in seguito a una dignità più alta, invece di accettare la rinunzia, gli procurò maggior confusione, dicendogli apertamente: “Vi metterò ai piedi una catena si forte, che non vi passerà più pel capo l'idea di ritornare al vostro convento”. Poco dopo il vescovo Ghislieri, con grande suo dolore, veniva elevato alla porpora cardinalizia. 

Card. GIORGIO GRENTE

QUANTE VOLTE HO SENTITO GESU’ VICINO A ME!



Quel Dio onnipotente che, per la Fede, ha tratto dalle pietre i figli di Abramo: quel Dio grande e buono che a diffusione della Fede usa sovente adoperar le cose deboli per confondere le forti, e ciò che non è per confondere quello che è, onde tutti riconoscano che le cose più mirabili sono opera non dell'uomo, ma di Dio: Lui, il Signore e Padre nostro mi ha portato su questa terra lontana, su questo fiume immenso e lontano, perché testimoniassi la Fede.
  
Sostenuto dalla grazia del Signore, e dalla bontà materna della Chiesa, ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, ho procurato di evangelizzare i poveri, di confortarli con la Fede e con lo spirito di cristiana carità. Confesso che avrei dovuto far molto e molto di più, e ne chiedo perdono al Signore. Ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, il povero popolo, che, avvelenato da teorie perverse, è strappato a Dio e alla Chiesa.
  
Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti e abbandonati. Tante volte ho sentito Gesù Cristo vicino a me, tante volte l'ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici.
  
Questa Opera è tanto cara al Signore, che parrebbe l'Opera del Suo Cuore; essa vive nel nome, nello spirito e nella Fede della Divina Provvidenza: non ai ricchi, ma ai poveri e ai più poveri e al popolo, mi ha mandato il Signore.

S. Luigi Orione

Non potreste fare regalo più bello e prezioso ai vostri piccoli!



Figli Miei è così importante che voi doniate il vostro SÌ a Mio Figlio, perché solo così potrete essere guidati sulla vera via della conoscenza e dell’amore. Dovete abbandonarvi completamente a Mio Figlio e preparare i vostri bambini per LUI e per la Sua Seconda Venuta. Ciò è molto importante, perché i bambini dai sette anni in su vivranno l’Avvertimento e anche i loro cuori devono essere preparati per questo grande e così meraviglioso avvenimento. Dovete preparare anche i più piccoli delle vostre famiglie, perché Gesù abita in ciascuno di voi, ma può ”abitare e agire” solo là dove il cuore è aperto EGLI.

Figli Miei. Preparate i vostri piccoli per Mio Figlio e fateli battezzare! Regalate loro la partecipazione alla catechesi e portateli a fare la Prima Comunione non appena hanno raggiunto l’età adeguata! Fate crescere i vostri bambini nella fede e nella fiducia in Mio Figlio, visitate i Nostri luoghi sacri e partecipate alle Sante Messe con loro! Avvicinateli alla vita con Gesù, insegnate loro a vivere la loro vita con Gesù! Un regalo più bello e più prezioso non lo potreste fare ai vostri bambini perché voi regalate loro l’Amore del Signore, nella magnificenza e nella gloria.

In profondo e intimo amore,

la vostra Mamma Celeste che vi ama.

Ritorno a casa



Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


Sven Stolpe (1895-1996)

Scrittore, nacque in Norvegia nel 1895. Racconta nei suoi scritti autobiografici: Contrassi la tubercolosi e nel 1927 dovetti trasferirmi al sanatorio Agra in Svizzera, dove conobbi una trentina di studenti bavaresi, tra i quali vi erano molti cattolici. Per un periodo, durante la mia permanenza lì, divisi la mia stanza con un teologo cattolico Siefried Huber. Restai stupefatto dinnanzi al nuovo mondo che mi si aprì dinnanzi, grazie alle conversazioni con i miei compagni. I miei saggi francesi condussero diversi dei suoi lettori al cattolicesimo. Ricevetti lettere di persone che mi dimostravano gratitudine per aver contribuito al loro ingresso nella Chiesa. La mia sorpresa era tanto maggiore in quanto io stesso non ero cattolico. 
Dopo la seconda guerra mondiale mi recai con la mia famiglia a Parigi. Lì ebbi contatti con circoli cattolici e lì la provvidenza mi condusse all’Abbazia Sainte Marie dove il Padre Charles Massabki mi ricevette nella Chiesa... La maggior parte dei miei libri degli ultimi anni, sempre basati su temi religiosi, furono accettati nella Svizzera protestante con più calore che non le mie precedenti opere... Ancor più, ritenni che il mio lavoro dovesse risvegliare l’interesse svedese per il medioevo cattolico. Per questo pubblicai studi dettagliati su personaggi santi. 
è stato uno dei più famosi scrittori svedesi. 

Padre ángel Peña


LODE ALLA TRINITA’



Lode alla Trinità
Che è armonia e vita
E principio creatore dell’essenza di tutte le cose.
E’ anche gloria della schiera degli angeli,
mirabile splendore dei misteri
agli uomini ignoti,
e vita in tutte le creature

Io sono Eucaristia



Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!».

Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».(Giovanni 13,8)

Piccola anima che amo,

ti riconosci? Anche tu, come Pietro, non riesci a accettare un Dio che serve, che si umilia fino alla fine per esaltare te, perché ti ama. Tu mi ami e anche Pietro mi amava e proprio per questa ragione rifiutò, con tanta determinazione, il servizio umiliante che offrivo.

Come ho gradito l’amore imperfetto di Pietro, ugualmente gradisco il tuo, ma vengo ad insegnarti ad amare fino alla perfezione perché sono il Maestro. Io ti insegno ad amare come Io amo. Ascoltami.

Come ai miei tempi terreni gli uomini si aspettavano un Messia potente e terribile, che avrebbe riportato giustizia e diritto, e non poterono riconoscere il Dio Bambino apparso nella scena del mondo in debolezza, ugualmente, in ogni generazione, gli uomini non sanno riconoscere il Dio che si umilia e serve tutti, anche i traditori.

Comprendi cosa significa conversione? Significa rinunciare alle proprie convinzioni.

Comprendi cosa significa credere al Vangelo? Significa accogliere Dio che viene in vesti che umanamente non puoi riconoscere e credere alla sua Parola che, oggi come sempre, tiene salde le fondamenta dell’universo, operando sempre quello che dice.

Chi mi riconobbe subito, nelle mie Apparizioni, dopo la Risurrezione? Come mai, in principio, nessuno mi riconobbe?
Erano abituati a conoscermi nella carne, ma da Risorto dovevano imparare a riconoscermi per mezzo della fede.
Questo insegnai a loro prima della mia ascensione. Così è anche per te, oggi.

Io, il tuo Dio vivo e vero, vengo a te in Corpo, Sangue, Anima e Divinità per mezzo della Santissima Eucaristia. Umilmente nascosto nelle specie del pane e del vino vengo a satollarti di vita eterna, portandoti ogni grazia di cui hai bisogno per continuare il tuo cammino verso il Cielo. Ad ogni celebrazione della Santa Messa, Io stesso, per mezzo del sacerdote, pronuncio le Parole sacre della consacrazione. Quelle Parole che compiono immediatamente il prodigio della trasunstanziazione e Io, il tuo Dio, divento cibo per te.

Ti invito al banchetto sacro dove Io sono Colui che ti serve in tutto, fino a farsi cibo: riesci a pensare un annichilimento più grande? E riesci a credere che il tuo Dio ti ami talmente tanto da farsi pane per alimentare la tua vita? Questo è un grande mistero che ti chiedo di credere poiché ho detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. (Giovanni 6,54)

E ho detto anche: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”(Giovanni 11,40)

Il tuo Dio viene a te, per mezzo dell’Eucaristia, per rimanere con te tutti i giorni fino alla fine del mondo e per servirti incessantemente. Se tu credi di ricevere nella Santa Ostia il tuo Salvatore, ti comporterai di conseguenza e vedrai i prodigi che Egli compie nella tua vita. Io ti assicuro che non esiste miracolo più grande su questa terra della Santissima Eucaristia, nella quale Io sono Presente, Vivo e Vero, per accoglierti, per amarti, per servirti e perché tu abbia parte con Me, che sono morto e risorto per te.

Cosa significa avere parte con Me?

Significa accogliere il tuo Dio per quello che realmente E’ e lasciarsi trasformare in Lui, nella sua Vita, nella sua Missione, nella sua Gloria di Figlio di Dio: a ognuno secondo il Disegno Divino, nelle diversità personali e nella complementarietà che formano il Corpo Mistico.
Significa accogliere il Mistero dell’unità di Dio con gli uomini e degli uomini tra di loro, e cioè desiderare di amare tutti come Lui ama tutti senza fare differenze.

Significa voler diventare dono per i fratelli perché Dio si è fatto Dono per te.

Significa rinnegare se stessi per seguire il Signore: questa è la Comunione.

Significa renderti conto che sei una pietra viva della Santa Chiesa di Dio.

Quando il sacerdote ti offre il Corpo del Signore e tu, ricevendolo, dici: “Amen” sai cosa stai dicendo? Con quella parola tu dai il tuo assenso al Signore a rinnovare il suo mistero in te.

E poi, ricevuto il Corpo e Sangue del tuo Dio, hai in te la forza per operare insieme con Lui, per portare la sua Luce nel tuo vivere quotidiano. La celebrazione non termina quando esci dalla Chiesa, ma deve continuare nella tua vita, perché tu hai ricevuto la Santissima Eucaristia e sei diventata un tabernacolo vivente.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci che operai nel mio ministero fu un nulla rispetto alla moltiplicazione della grazia che avviene ad ogni consacrazione e ad ogni santa comunione.

Tu sei chiamata a partecipare con gioia a questo mistero di salvezza, ringraziando il tuo Dio.

Avere parte con Me significa portarMi nelle strade del mondo, continuare, insieme a Me, il rendimento di Grazie a Dio, Datore di ogni bene, essere pronti, insieme a Me, ad umiliarsi per innalzare i fratelli. Significa vivere in pienezza la carità per trovare, in essa, la gioia piena a cui anela il tuo cuore. Io servo con gioia perché amo.

Ho detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.(Giovanni 13,34)”

Piccola anima mia, da sola questo è impossibile, ma tutto puoi in Colui che ti dà forza. (Filippesi 4,13)

Vivere la Comunione significa credere che puoi amare con il mio Cuore, perché Io vengo ad amare con il tuo cuore. Credi alla mia Parola e permettimi di aiutarti a compiere quello che non potresti da sola: amare e trovare nell’amore la tua gioia.

Piccola anima, siediti e stai comoda, voglio prendere ancora asciugamano, acqua e catino per lavarti i piedi e lo farò, se tu me lo permetti. Ceneremo insieme e ci rallegreremo e poi Io con te e tu con Me andremo a lavare i piedi ai nostri fratelli e saremo beati, perché faremo la Volontà di Dio, nostro Padre.

Queste cose ti ho detto, usando anche similitudini, perché tu possa meglio comprendere la grandezza della tua vocazione: l’Amore eterno.

Piccola anima, ti amo.                                                                       
 
Gesù Eucaristia