mercoledì 29 gennaio 2020

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Dodicesima apparizione, martedì 30 maggio 

Il dott. Loglio scrive: 
"30 maggio: A questa visione assiste una folla assai numerosa ed il dott. Zonca, la dott.ssa Maggi ed altri. Da questa  visione fu allontanata la sig. Masper Amabile, zia della bambina, perché da taluni era giudicata sospetta, quasi influenzasse  lei stessa la nipote. 
La visione ha inizio alle 18,50 e termina alle 19; il polso sale dapprima sino a 120, poi ridiscende a 75; rilevo i soliti sintomi; la Roncalli avverte un pizzicotto datole dalla dott.ssa  Maggi. Non fu possibile interrogare la bambina". 
La relazione della dott.ssa Maggi: 
"La apparizione avvenne alle 18,50. La piccola grondava sudore, l'afa era terribile, il polso da 84 salì a 120 prima dell'apparizione. Davanti a questo fatto invitai alcuni colleghi  vicini a cronometrarsi il polso che in tutti risultò frequente come  quello della piccola. A mio avviso questa frequenza era dovuta  al caldo ed alla stanchezza in Adelaide, al caldo ed alla fatica di tutti noi nel dovere sostenere l'urto della folla che premeva e  pesava sulle nostre spalle paurosamente. 
Nella piccola la pulsazione si normalizzò durante l'apparizione, scendendo subito a 84, poi a 75. Uguali ai precedenti  furono i risultati degli esami della sensibilità fisica e tattile:  vivace fu la reazione ad un pizzicotto datole da me ad un piede,  che però non distolse la sua attenzione, come non la distolse il  rumore di un trimotore che passò a bassissima quota sulla folla  ivi convenuta spaventandola...". 
I dottori Giovanni Zonca e Vittore Borroni confermano le osservazioni precedenti. 
Adelaide scrive: 
"30 maggio: In questa apparizione la Madonna mi apparve  vestita di rosa col velo bianco. Non aveva gli oscuri colombi fra  le mani ed attorno a lei vi erano solo gli angioletti. Con un  sorriso più che materno mi disse: "Cara bambina, tu sei tutta mia,  ma pure essendo cara al mio cuore, domani ti lascerò in questa  valle di pianto e di dolore. Mi rivedrai nell'ora della tua morte e  avvolta nel mio manto ti porterò in cielo. Con te prenderò pure  quelli che ti comprendono e soffrono". Mi benedisse e si  allontanò più lesta delle altre sere". 

Severino Bortolan 

“CI SONO LOTTE IN QUESTA VITA… NON CI SONO BUFFONATE.”



Lasciò detto s. Paissios: “La vita molle rovinerà gli uomini”. S. Josif l’esicasta gli fa eco: “La vita presente è uno stadio dove si fa la guerra”


“Non ti meravigliare… Il dolce Gesù si trova in mezzo alle tribolazioni. Appena lo cerchi, ti mette davanti le tribolazioni. Il suo amore è all’interno dei tormenti. Ti mostra un po’ di miele e sotto ha nascosto un’intera dispensa di amarezza.

Precede il miele della grazia e segue l’amarezza delle prove. Quando vuole metterti i tormenti ti informa e quale messaggero ti manda la relativa grazia. Come per dirti: “Sta pronto! Sta in attesa (per vedere) da dove il nemico ti attaccherà e ti colpirà. E così comincia la lotta e il combattimento. Fa attenzione, non essere timoroso. Non ti meravigliare quando “tuonano i cannoni”, ma sta ritto virilmente come soldato di Cristo, come atleta provato, come nobile guerriero. Poiché qui, la vita presente è uno stadio dove si fa la guerra. Lassù ci
sarà il riposo. Qui (è) esilio, lassù (è) la nostra patria.

[…] Ci sono lotte in questa vita se vuoi ottenere un guadagno, non ci sono buffonate! Devi combattere contro gli spiriti impuri, i quali non ci lanciano dolci e lukumi (tipico pasticcino greco), ma proiettili acuti che uccidono l’anima, non il corpo. (…) Non puoi facilmente sfuggire alle loro unghie. Non può il diavolo – anche se lo volesse - non può da solo mandarci al tormento (eterno), se noi non cooperiamo con la sua malvagità; ma nemmeno Dio vuole da solo salvarci, se anche noi non diveniamo cooperatori con la sua grazia per la nostra salvezza. 

Sempre Dio aiuta, sempre previene, ma vuole che lavoriamo anche noi. Vuole che facciamo quello che possiamo. Per cui non dire che non hai progredito e (non chiederti) perché non hai progredito, e altre cose simili. Perché il progresso non sta solo nell’uomo, anche se vuole e fatica molto. La potenza di Dio, la sua grazia benedetta, essa opera il tutto, una volta che ha preso quanto è da noi. Essa rialza chi è caduto a terra, rimette in piedi chi si è accasciato (Sal. 144,14) … ”

 Dalle “Lettere” (n. 24) di s. Josif l’esicasta (nella foto) [mn. eremita-aghiorita e professore del deserto del Monte Athos /Grecia) – 1898/1959]

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


Preghiera e vita soprannaturale

Se la preghiera è necessaria sul piano naturale come creature libere, lo diventa ancora di più sul piano soprannaturale, come figli di Dio. Davanti alla nostra chiamata a vivere la vita divina noi siamo infinitamente sproporzionati e assolutamente impotenti. L’ordine della grazia esige il canale della preghiera e perciò non c’è salvezza senza di essa. E tanto meno è possibile la santità, alla quale siamo chiamati in forza del Battesimo che abbiamo ricevuto.
 E’ significativo che nella Liturgia del Battesimo il primo invito che la Chiesa ci rivolge appena ricevuta l’acqua battesimale è quello di rivolgerci a Dio con la preghiera propria dei figli: il Padre nostro.  Il Battesimo è dunque il sacramento che ci abilita alla preghiera e al colloquio filiale con Dio, anzi ci rende capaci di partecipare e di fare nostra la stessa preghiera di Cristo, quella che egli ha fatto qui sulla terra come fratello nostro, come vittima innocente che ci ha redenti, e quella che Egli continua a fare nel cielo come avvocato nostro, come Re e Signore della gloria.
 Siamo sulla terra, ma siamo chiamati vivere vita soprannaturale, vita divina, a rendere cioè divino ogni nostro agire, ogni realtà nobile e retta che entra nella nostra vita quotidiana.  La preghiera educa il nostro cuore all’intimità con Dio, fa spazio alla sua presenza divina nella nostre intenzioni e nella nostra vita interiore, e garantisce la dimensione soprannaturale a tutta la nostra esistenza.  Senza la preghiera tutti nostri pensieri e i nostri progetti hanno la pretesa di essere autosufficienti, cioè indipendenti da Dio, dalla sua azione e dal suo aiuto; essi perciò restano vani e sterili per il regno dei cieli.
 Fratelli, non perdete questa meravigliosa, unica, occasione che avete di vivere sulla terra vita divina; non dimenticate che siete stati chiamati a condurre non semplicemente una vita buona e onesta, ma una vita “cristiana” cioè di Cristo, appunto vita divina.

Ferdinando  Rancan

1962 Rivoluzione nella Chiesa


***
I cattolici hanno visto, insomma, una resa totale e senza condizioni della loro Gerarchia dopo ben tre secoli di lotte coraggiose, di condanne e di sacrosante scomuniche, lanciate proprio contro i fautori di quel liberalismo, di quell’ecumenismo e di quella democrazia - di cui si era sempre fatta portabandiera la Massoneria internazionale - che essa ha ora proditoriamente accettato nell’ultimo Concilio: contro, cioè, i fautori della pax œcumenica, la “pace mondiale” dell’Anticristo, che a null’altro serve se non a relativizzare e annientare dapprima la Chiesa, e poi Cristo stesso, nell’amalgama del Nuovo Ordine Mondiale prossimo venturo. Obiettivo che viene manifestato sempre più apertamente dai vertici occulti che manovrano popoli e nazioni.

Un cedimento, comunque, che è più che sufficiente a spiegare perché il Gran Maestro del Grande Oriente Massonico d’Italia abbia potuto scrivere a lode del defunto Papa Paolo VI: “Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna (della Massoneria: n.d.r.) di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta, nella storia della Massoneria moderna, che muore il Capo della più grande religione occidentale non in stato di ostilità con i Massoni. (...) Per la prima volta nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione”.6

Un cedimento che spiega anche perché lo stesso Grande Oriente di cui sopra abbia voluto recentemente assegnare il premio massonico nazionale “Galileo Galilei” a Giovanni Paolo II (che ovviamente l’ha rifiutato: ma ciò non toglie il valore significativo dell’avvenimento), affermando che gli ideali promossi da quel Papa sono gli stessi della Massoneria.7

Un cedimento che spiega con eloquenza perché la Gran Loggia Massonica di Francia nel 1986 abbia entusiasticamente acclamato il medesimo Giovanni Paolo II per l’inaudito “incontro di preghiera di Assisi” con la seguente testuale dichiarazione: “I massoni della Gran Loggia Nazionale Francese desiderano associarsi di tutto cuore alla preghiera ecumenica che il 27 ottobre raccoglierà ad Assisi tutti i responsabili di tutte le religioni a favore della pace nel mondo”.8

Un cedimento totale, come si ricava infine dalle seguenti considerazioni di un altro Gran Maestro del medesimo Grande Oriente, Armando Corona: “La saggezza massonica ha stabilito che nessuno può essere iniziato se non crede nel G.A.D.U. (Grande Architetto dell’Universo: n.d.r.), ma che nessuno può essere escluso dalla nostra Famiglia a causa del Dio nel quale crede e del modo in cui Lo onora. A questo nostro interconfessionalismo si deve la scomunica da noi subita nel 1738 ad opera di Clemente XII. Ma la chiesa era certamente in errore, se è vero che il 27 di ottobre del 1986 l’attuale Pontefice ha riunito ad Assisi uomini di tutte le confessioni religiose per pregare assieme per la pace. E che altro andavano cercando i nostri Fratelli se non l’amore fra gli uomini, la tolleranza, la solidarietà, la difesa della dignità della persona umana quando si riunivano nei Templi, considerandosi eguali, al di sopra delle fedi politiche, delle fedi religiose e del vario colore della pelle?”.9 

Tenendo presente che la Massoneria aveva collezionato, in soli due secoli e mezzo d’esistenza, quasi 600 (seicento!) condanne ufficiali da parte della Chiesa10, c’è veramente di che restare allibiti. Lo Spirito Santo, insomma, a quanto pare, secondo i membri dell’attuale Gerarchia conciliare, avrebbe abbandonato la Chiesa (ovviamente oscurantista, illiberale ed antiecumenica, e perciò oggetto degli inarrestabili tua culpa di Giovanni Paolo II), o almeno non l’avrebbe compiutamente illuminata, per la bellezza di quasi duemila anni, fino cioè al fatidico Superconcilio, il Vaticano II, che avrebbe visto la nascita di una nuova “Chiesa conciliare”, di una nuova “figura di Chiesa” - così l’ha chiamata Giovanni Paolo II - rimasta, secondo lui, nascosta per due millenni in quella “preconciliare”.11

Una “Chiesa” nuova di zecca, dunque, e naturalmente tutta improntata ai suddetti princìpi illuministi e massonici, come peraltro rivelato chiaramente dall’allora card. Ratzinger già diversi anni fa: “Il Vaticano II - aveva spiegato infatti il Cardinale - aveva ragione di auspicare una revisione dei rapporti tra Chiesa e mondo. Ci sono infatti dei valori che, anche se nati fuori della Chie sa, possono trovare il loro posto, purché vagliati e corretti, nella sua visione. In questi anni si è adempiuto a questo compito”12; mentre in una sua precedente intervista (alla rivista “Jesus”, novembre 1984) era stato ancor meno cauto lasciandosi sfuggire che si trattava proprio dei “valori migliori espressi da due secoli di cultura liberale”, i quali sono per l’appunto, come sanno anche gli studenti delle scuole medie inferiori, “valori” illuministi e massonici.
Lo stesso card. Ratzinger successivamente, forse sentendosi più sicuro dopo venticinque anni di lavaggio conciliare del cervello del “popolo di Dio”, non ha avuto più nessuna difficoltà ad ammettere apertamente e spudoratamente che le famose “novità” del Vaticano II e dell’attuale Magistero pontificio sono in aperta opposizione con il Magistero dei Papi “preconciliari”, Magistero che egli ha dichiarato ormai “superato”: “Ci sono decisioni del Magistero - ha infatti dichiarato il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio - che non possono essere un’ultima parola sulla materia in quanto tale, (...) ma sono (...) anche un’espressione di prudenza pastorale, una specie di disposizione provvisoria (...). Al riguardo si può pensare sia alle dichiarazioni dei Papi del secolo scorso sulla libertà religiosa, come anche alle decisioni antimodernistiche dell’inizio di questo secolo, soprattutto alle decisioni della Commissione biblica di allora. Nei particolari delle determinazioni contenutistiche esse furono superate, dopo che nel loro momento particolare esse avevano adempiuto al loro compito pastorale”. (Conferenza-stampa per la pubblicazione dell’Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, a cura della S. Congregazione per la Dottrina della Fede).13

Ecco, dunque, un’assoluzione e una riabilitazione in piena regola del liberalismo e del modernismo, proferita pubblicamente dalla massima Autorità dottrinale dopo quella del Papa, evidentemente a copertura e giustificazione dell’ingiustificabile operato della Gerarchia conciliare.
E come meravigliarsi poi della crisi di fede che sta distruggendo la Chiesa e perdendo le anime, quando persone di tal fatta occupano, a partire dall’era di Paolo VI, i posti più elevati in Vaticano, non poche Sedi vescovili, le cattedre delle Università pontificie, dei Seminari e degli Istituti cattolici, i vertici degli Ordini e delle Congregazioni dei Religiosi e le redazioni dei media, cosiddetti cattolici, in tutto il mondo?
***
Sac. Andrea Mancinella

LE GRANDEZZE DI MARIA



ELEVAZIONE A DIO ED ALLA VERGINE

Oh Dio! Oh Vergine! Oh Dio potente! Oh Vergine beata! In quel felice momento, o Vergine santa, Voi dovete essere Madre per la virtù dell'Altissimo, e il Figlio dell'Altissimo vuole essere l'umile Figlio di Maria.


In un mistero dove tutto è grande, tutto è puro e celeste, tutto è santo e divino, guardiamoci da qualsiasi pensiero basso, impuro o terreno.

Colui che nasce è il Verbo eterno che vuole avere una nascita nuova, ma degna della sua Divinità, e della sua prima Nascita. Colei che lo concepisce è madre, ma è vergine anche nel concepirlo, Madre e Vergine tutt'assieme: madre, ma Madre di Dio ed è pure madre per operazione divina; è degna Madre di Dio, e la sua azione materna è una azione degna di concepire e, generare un Dio, di concepirlo santamente, puramente e divinamente nelle sue sante viscere. Questa Vergine è un cielo in terra, un cielo animato, un cielo che Dio ha fatto onde vi sia posto un Sole più lucente di quello che ci rischiara, un cielo nuovo per una terra nuova, un cielo empireo per una gloria più elevata di quella dei beati. Nei nostri pensieri sopra un argomento così singolare e così elevato procediamo ordinatamente, contemplando noi pure Colei che il cielo contempla in Nazaret. È più pura e più celeste dei cieli medesimi ed è l'oggetto degli sguardi del cielo. È più angelica degli angeli e dei serafini medesimi; è un oggetto che li rapisce.

O Vergine sacra, io vi contemplo insieme con gli angeli, e vi riverisco in questo istante glorioso tra tutti gli istanti della vostra vita! Vi vedo più pura, più celeste, [73] più divina che mai; vi vedo con Dio e vedo Dio solo con Voi; vedo il vostro spirito e il vostro corpo nella mano di Dio. Dio eleva il vostro spirito al disopra di tutti gli spiriti creati ed infiamma il vostro corpo coi raggi d'un amore celeste, tutto divino, onde trarne santamente una sostanza pura e nuova, per il Verbo eterno che da Voi vuole nascere.

Dio solo è l'artefice di quest'opera, e con le sue proprie mani vuole formare un Adamo nuovo, come con le sue proprie mani aveva formato il primo Adamo; anzi possiamo pensare che quando creò il primo uomo, Egli non prese in mano quel po' di terra di cui ne formò il corpo, se non perché in questa era compresa quella porzione di sostanza di cui vuole ora formare Gesù, suo Figlio unico e salvezza degli uomini 35.

Contemplando quest'opera che deve rinnovare il mondo, mi sembra che vi sia in quella una relazione con ciò che avvenne nella creazione del mondo, ma una relazione che nella sua somiglianza è molto più eminente nelle grandezze e nei benefici effetti. Anche qui vedo un Dio, un Adamo e un Paradiso, ma oh Dio! quale Eva; quale Adamo e qual Paradiso! In quella cella di Nazaret, vedo bene il medesimo Dio che ha creato il mondo, ma lo vedo che opera meraviglie più grandi e più divine che nella creazione.

Allora Egli creò questo universo: qui forma il Sovrano dell'universo e il Creatore medesimo.

Allora Egli formò un Adamo che ai suoi figli diede la morte piuttosto che la vita, e che dà loro la morte dando la vita: qui Egli forma un nuovo Adamo che ai suoi figli darà la vita, anzi darà loro la vita con la sua morte e darà una vita eterna. [74]

Allora Egli fece un paradiso, ma un paradiso terrestre; qui fa un paradiso celeste su la terra.

Allora Egli trasse Eva da Adamo, e qui trae il nostro Adamo da Eva, vale a dire Gesù da Maria che è la vera Madre dei viventi e ciò, che è ben di più la Madre del Dio vivente.

Allora Egli faceva per Adamo un paradiso effimero; qui forma un paradiso dove riposerà parecchi mesi e nel quale per parecchi anni troverà le sue delizie. La Vergine, infatti, è un paradiso di delizia, anzi un paradiso preparato per Gesù, onde sia la dimora di Gesù, la dimora dove Gesù troverà le sue delizie. Tra poco Gesù sarà in Lei e vi rimarrà per nove mesi interi, poi sarà con Lei per trent'anni. E fuori della Vergine Gesù non troverà che croci e dolori, umiliazioni e obbrobri; solo in Maria e con Maria Gesù troverà il suo riposo e le sue delizie 36.

O Vergine santa! O Paradiso preparato per Gesù! O dimora per Gesù deliziosa e fiorita! Perciò siete in Nazaret e di Nazaret: siete un giardino più fiorito, un paradiso più santo, più felice, da Dio maggiormente visitato e dagli angeli meglio custodito, che non fosse l'Eden che chiamiamo paradiso terrestre!

È tempo che Dio venga in questo suo paradiso. È tempo che si apra il cielo, e scenda la rugiada del cielo. È tempo che compaia il Desiderato dalle genti; che la luce, la salvezza e la gloria di Israele si faccia vedere; che il Verbo sposi la natura umana, che Dio sia uomo e la Vergine sia Madre. È tempo che venga infine quel felice momento nel quale sia vero di dire che il Verbo si è fatto carne: è tempo che lo vediamo e lo adoriamo pieno di grazia e di gloria. [75]

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

PREGHIERA PER I MALATI



O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ti presentiamo i malati che sono qui o in casa  o negli ospedali.  

O Madre Addolorata, ottieni per loro pazienza e forza. Fa' loro accettare con pazienza  e amore la croce per il bene loro e del mondo.  

Fa' loro capire che l'importante è avere la salute dell'anima. Dà pazienza e carità a  tutti i familiari che li devono assistere. O Salute degli infermi, ci rivolgiamo con  fiducia a Te perché intercedi presso il tuo Gesù per la loro guarigione. Tante volte  l'hai fatto quando ti abbiamo pregato nei tuoi santuari. Che Gesù ascolti anche oggi la  tua preghiera: apra il suo cuore, mostri la sua potenza.  

Noi crediamo che Lui può e vuole guarirli.  

Manifesti la sua gloria e accresca la nostra fede per testimoniare agli altri le  meraviglie dell'amore di Dio.  

O Vergine potente contro il male, una volta hai liberato tanti paesi dalla peste,  liberaci dalla peste che oggi ha altri nomi: il cancro, l'aids...  

Liberaci da satana e da tutti i suoi influssi sulle persone e sulle abitazioni.  

Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.

martedì 28 gennaio 2020

Geremia



La grande siccità

1Quando venne la siccità, il Signore disse
a Geremia:
2'La terra di Giuda è in lutto:
le sue città stanno morendo,
la gente è abbattuta per il dolore,
tutta Gerusalemme grida e cerca aiuto.
3I ricchi mandano i servi
ad attingere acqua:
quelli giungono ai pozzi
ma li trovano asciutti
e ritornano indietro con i secchi vuoti;
scoraggiati e confusi, si nascondono il volto.
4Non è più caduta la pioggia
sulla nostra terra:
tutto il terreno è screpolato
e i contadini, avviliti, si nascondono il volto.
5Le cerve partoriscono nei campi
e abbandonano i cuccioli appena nati
perché non c'è più un filo d'erba.
6Gli asini selvatici si fermano sulle colline
e fiutano il vento come sciacalli:
per mancanza di cibo non ci vedono più'.
7La gente grida:
'Anche se i nostri peccati ci accusano,
salvaci, Signore, per amore del tuo nome.
È vero, troppe volte ti abbiamo tradito,
abbiamo peccato contro di te.
8Tu sei la speranza d'Israele,
tu ci hai salvati
nei momenti di disgrazia.
Perché ora ti comporti
come uno straniero in mezzo a noi,
come un viaggiatore
che si ferma solo una notte?
9Perché ti comporti
come un uomo colto di sorpresa,
come un uomo forte,
ma incapace di aiutare?
Eppure tu sei in mezzo a noi, Signore!
Noi siamo il tuo popolo:
non abbandonarci!'.
10Così dice il Signore riguardo a questo popolo: 'Ci provano gusto a vivere in modo sregolato, senza tener conto di me. Ma io non posso approvarli. Conosco il loro comportamento malvagio e li punirò per i loro peccati'. 11Il Signore mi disse: 'Non chiedermi di aiutare questo popolo. 12Anche se digiuneranno, non ascolterò le loro grida che invocano aiuto; anche se mi faranno offerte o bruceranno in mio onore carne di animali, non mi faranno piacere. Anzi, li sterminerò con la guerra, la carestia e la peste'.
13Allora esclamai: 'Signore mio Dio, tu sai che purtroppo i profeti assicurano al popolo che non ci sarà né guerra né carestia e che tu hai garantito una pace perfetta nella nostra terra'. 14Ma il Signore mi rispose: 'È falso quel che i profeti dicono a nome mio. Io non li ho inviati, non ho dato nessun ordine, non ho rivolto loro la mia parola. Vi annunziano solo visioni false, predizioni senza senso e invenzioni della loro fantasia. 15Questi profeti non li ho mandati io, anche se parlano a nome mio. Annunziano che non ci sarà né guerra né carestia in questa regione. Ebbene, io li farò morire proprio in guerra e a causa della carestia. Te lo assicuro io, il Signore. 16La gente che li ha ascoltati, farà la stessa fine: morirà di fame e per la guerra. I loro cadaveri saranno gettati per le strade di Gerusalemme e nessuno li seppellirà. Questo capiterà anche alle loro mogli, ai figli e alle figlie. In questo modo farò ricadere su di essi la loro malvagità'.

LA VIA NEGATIVA



(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso) 


Per giungere a una conoscenza di Dio che tenga conto simultaneamente delle esigenze di queste due ispirazioni divergenti, Tommaso impiega un metodo che certamente richiede tutte le risorse della ragione, ma che consiste piuttosto nel negare che nell‘affermare, nello scartare successivamente «tutto ciò che non è Dio» più che pretendere di precisare ciò che egli è. Si tratta dunque dell‘impiego della «via di separazione» (via remotionis) ereditata dallo Pseudo-Dionigi e di cui si trova un bell‘esempio in ciò che costituisce, per così dire, la prefazione della Somma contro i Gentili. In questa prima grande opera della maturità, Tommaso non era ancora dominato dalla preoccupazione di brevità, forse eccessiva, che caratterizza la Somma di teologia; vi si trovano perciò spesso delle spiegazioni più ampie che aiutano il lettore a comprendere più facilmente. Nelle due opere, una volta data per acquisita l‘esistenza di Dio («esiste un primo essere al quale diamo il nome di Dio»), rimane da interrogarsi su ciò che egli è in se stesso:  «Nel considerare la realtà divina si deve ricorrere soprattutto alla via della negazione. La sostanza divina infatti sorpassa con la sua immensità tutte le forme che la nostra intelligenza può raggiungere, e quindi non siamo in grado di app renderla in modo tale da conoscere «ciò che essa è‖ (quid est). Ne avremo pertanto una certa conoscenza sapendo «ciò che essa non è‖ (quid non est). E tanto più ci avvicineremo a tale conoscenza, quanto più numerose saranno le cose che col nostro intelletto potremo escludere da Dio» 66 .  Il paragone è un po‘ grossolano, ma si può provvisoriamente azzardare l‘immagine: Tommaso utilizza un‘idea tanto semplice quanto quella che si trova alla base di alcuni giochi di società in cui si tratta di indovinare quale è la persona o la cosa alla quale pensa il partner. La cosa più semplice è procedere per eliminazioni successive: si tratta di una cosa o di un essere vivente? Di un animale o di una persona? Di un uomo o di una donna?... Di eliminazione in eliminazione si arriva a poter azzardare un nome. Le cose sono tuttavia meno semplici quando si tratta di Dio:  «Infatti noi conosciamo tanto più perfettamente una realtà quanto più ne scorgiamo le differenze che la distinguono dalle altre: poiché ogni cosa possiede un essere proprio che la distingue da tutte le altre. Cosicché noi cominciamo col situare nel genere le cose di cui conosciamo le definizioni, e questo ce ne dà una certa conoscenza comune; si aggiungono in seguito le differenze che distinguono le cose le une dalle altre: così si raggiunge una conoscenza completa della cosa».  Per chi non fosse familiarizzato con questo modo di ragionare, sarà sufficiente un esempio per capirlo. In questa prospettiva, le cose si definiscono innanzitutto tramite i loro aspetti più generali (il genere) ai quali si aggiungono delle note caratteristiche (la differenza specifica). Così, quando si tratta dell‘essere umano definito come «animale razionale», «animale» lo situa nel genere degli esseri animati, distinguendolo dai vegetali o dai minerali, mentre «razionale» indica la differenza specifica che caratterizza l‘uomo fra tutti gli animali. Con questo non si vuol dire di sapere tutto dell‘uomo né soprattutto di ogni uomo. Questa conoscenza dell‘universale «uomo» non è che una conoscenza astratta che prende in considerazione proprio gli aspetti più generali, ma che lascia sfuggire la conoscenza del singolare (quella di Pietro o di Paolo, che appartiene a tutt‘altro tipo di approccio). Ora, nemmeno questa conoscenza, per quanto povera sia, è possibile quando si tratta di Dio: «Ma nello studio della sostanza divina, poiché non possiamo cogliere «ciò che è‖ (quid) e prenderlo come genere, e dato che non possiamo nemmeno desumere la sua distinzione con le altre cose tramite le differenze positive, siamo obbligati a desumerla dalle differenze negative».  Noi possediamo una differenza positiva quando «razionale» si aggiunge ad «animale» per definire l‘uomo; ma poiché questo non può valere per Dio, in tal caso bisognerà dire piuttosto: non cosa, non animale, non razionale... Ne seguirà dunque una procedura analoga:  «Come nel campo delle differenze positive una differenza ne implica un‘altra e aiuta ad avvicinarsi maggiormente alla definizione della cosa sottolineando ciò che la distingue da molte altre, così una differenza negativa ne implica un‘altra ed evidenzia la distinzione da molte altre. Se affermiamo per esempio che Dio non è un accidente, lo distinguiamo in tal modo da tutti gli accidenti. Se poi aggiungiamo che non è un corpo, lo distinguiamo ancora da un certo numero di sostanze; e così, progressivamente, grazie a codeste negazioni, arriviamo a distinguerlo da tutto ciò che non è lui. Si avrà allora una considerazione appropriata della sostanza divina quando Dio sarà conosciuto come distinto da tutto. Ma non sarà una conoscenza perfetta, poiché si ignorerà ―ciò che è in sè stesso» (quid in se sit)».  Malgrado la sua lunghezza e la sua difficoltà, occorreva citare questo testo che risulta molto chiaro sia in se stesso sia riguardo all‘intenzione di san Tommaso. Egli è animato dalla profonda convinzione che non è piccola cosa sapere di Dio ciò che non è. Ciascuna di queste differenze negative determina con una precisione crescente la differenza precedente e coglie sempre meglio il contorno esterno del suo oggetto: «E così, procedendo per ordine e distinguendo Dio da tutto ciò che non è, tramite negazioni di questo genere, arriveremo ad una conoscenza non positiva ma vera della sua sostanza, poiché lo conosceremo come distinto da tutto il resto» 67 23 L‘immagine del nostro gioco di società rivela qui la sua insufficienza; l‘apparente parallelo non funziona fino in fondo. Supponendo che io sia riuscito a identificare la persona o la cosa che bisognava riconoscere, mi trovo ormai in un campo conosciuto e non vi è più mistero per me. Non così accade per quanto riguarda Dio. Io posso affermano in verità con un giudizio positivo, ma non posso farmene un‘idea, un concetto che esprimerebbe il suo proprio mistero. «Non è una definizione che ce lo fa conoscere, ma la sua distanza da tutto ciò che non è. Ciò che è, non è conosciuto ma affermato, cioè stabilito con un giudizio» 68 . La teologia negativa non è in alcun modo una teologia negatrice.  Oltre alla sua pertinenza intellettuale, questo testo è anche molto illuminante circa ciò che amerei chiamare l‘implicito metodo spirituale del Maestro d‘Aquino. Non sarà mai abbastanza l‘attenzione prestata al rigore di questa dialettica negativa; essa costituisce in se stessa un ‘ascesi con esigenze poco comuni. Se si sforza di praticarla nello stato d‘animo che abbiamo tentato di suggerire nelle prime pagine di questo libro, il teologo non può non considerare le tappe del suo cammino che come altrettanti gradi ascendenti nella via che conduce verso Dio. Se, come ogni credente, deve abbandonare gli idoli per rivolgersi verso il Dio vivente (cf. At 14, 14), egli deve anche rinunciare alle costruzioni del suo spirito, idoli personali che non sono i meno tenaci. A suo modo, è a questo che invita Tommaso quando distingue la contemplazione dei filosofi e la contemplazione cristiana. La prima ha sempre la tentazione di fermarsi alla gioia della conoscenza in se stessa ed è in fin dei conti ispirata dall‘amore di sé; la seconda, la contemplazione dei santi, totalmente ispirata dall‘amore di carità per la Verità divina, termina all‘oggetto stesso 69 . Interamente oggettiva, nel senso che è l‘oggetto stesso che ne comanda lo svolgimento, questa ascesa richiede da parte del soggetto che vi si consacra una spoliazione a misura della pienezza che dovrà colmano. L‘esercizio della teologia si rivela così come una scuola di vita spirituale.

a cura di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z. Belloni 

PIO IX



1846-1849: L'ORA DELLA SCELTA


Vigilia di Rivoluzione: le società segrete nello Stato Pontificio

Il 20 maggio 1846, quasi presago della prossima morte e come scosso da funesti presentimenti, Gregorio XVI fece chiamare al Quirinale Jacques Crétineau-Joly, lo storico della Vandea e della Compagnia di Gesù. Il Papa, nemico implacabile del liberalismo e delle sètte nei quindici anni del suo difficile pontificato, volle affidare come "testamento" allo storico francese l'incarico di scrivere una Storia delle società segrete e delle loro conseguenze 1. A tale fine gli consegnò una serie di eccezionali documenti, tra i quali le Istruzioni e la corrispondenza sequestrata all'Alta Vendita, i cui réseaux costituivano i più profondi canali della penetrazione rivoluzionaria in Europa negli anni della Restaurazione.

"Madre" riconosciuta dal ramificato mondo settario era la Massoneria, ufficialmente fondata a Londra nel 1717 e insediatasi in Italia tra il 1730 e il, 1750 2. La denuncia dei pontefici ne aveva osteggiato la diffusione e lo sviluppo, a partire dal 28 aprile 1738, data del primo documento ufficiale di condanna: la costituzione apostolica In Eminenti di Clemente XII 3. Accanto alla Massoneria, operava soprattutto in Italia meridionale e nello Stato Pontificio la Carboneria, che si proponeva di trasportarne i principi dall'ideologia astratta all'azione concreta 4. Contro la Carboneria, il 13 settembre 1821, Pio VIII aveva pubblicato la costituzione Ecclesiam a Jesu Cristo, dichiarando che essa costituiva l'imitazione, «se non addirittura l'emanazione», della Massoneria già condannata dai suoi predecessori. Alcuni anni dopo, il 13 marzo 1825, la costituzione apostolica Quo graviora di Leone XII reiterava le precedenti condanne, precisando che esse si applicavano ad ogni società segreta, presente o futura, qualunque ne fosse l'appellativo, e che avesse per scopo di «cospirare a detrimento della Chiesa e dei poteri dello Stato». Leone XII anatemizzava in modo speciale la setta dei carbonari, la quale si era assunta «il compito di combattere la religione cattolica e, nell'ordine civile, i legittimi sovrani».

Nell'Italia settentrionale, la Carboneria agiva in collegamento con la società dei Sublimi Maestri Perfetti costituita nel 1818 da Filippo Buonarroti 5, il cui programma di radicale comunistizzazione della società veniva rivelato solo agli adepti dei gradi superiori. «I supremi dirigenti, ignoti a tutti - osserva il maggior storico di Buonarroti ­ manovravano in maniera dittatoriale la grande massa dei vari settari (...). I federali piemontesi del 1821 come i congiurati lombardi del conte Confalonieri avevano un bell'ignorare i legami che li univano al patriarca comunista del 1796 e un muoversi sulla piattaforma di un programma esclusivamente di monarchia costituzionale; non per questo erano segretamente meno manovrati dei buonarrotiani Sublimi Maestri Perfetti» 6.

Dalle fila della Carboneria veniva Giuseppe Mazzini 7 che intendeva la Rivoluzione come una "missione" e si proponeva come guida delle nuove generazioni di cospiratori. Se il carbonarismo si ispirava ancora al volterianesimo, la "religione" di Mazzini si orientava verso il panteismo: sul piano politico, essa si richiamava apertamente alla Repubblica democratica.

Più nell'ombra operava un'Alta Vendita costituita da quaranta membri che si nascondevano dietro pseudonimi, e diretta da "Nubius", un aristocratico italiano che ne aveva preso la direzione il 3 aprile del 1824 8. Grazie alla sua posizione egli aveva accesso presso alti prelati e posto i suoi agenti nelle principali cancellerie europee, come quella del principe di Metternich. Rivolgendosi a quest'ultimo il cardinal Consalvi, in una lettera inviatagli il 4 gennaio 1818, dopo i processi carbonari del 1817, scriveva: «Gli elementi componenti le società segrete e specialmente quelli che formano il nerbo del carbonarismo sono ancora dispersi e non bene costituiti, sono come in germe; viviamo tuttavia in tempi tanto propizi alle congiure, e così avversi al sentimento del proprio dovere, che una semplice circostanza può facilmente causare una terribile coalizione di queste sparse società» 9.

Queste parole erano state confermate dai moti carbonari che nel 1820-21 avevano sconvolto l'Italia. Dopo il fallimento della rivolta, e soprattutto dopo lo scioglimento di molte vendite napoletane, le società segrete avevano scelto per campo d'azione lo Stato Pontificio, dove Nubius aveva il suo quartier generale. 

Roberto De Mattei

POTENZA DELL’ETERNO



O potenza dell’eterno che tutto predisponesti nel tuo
Cuore.
Per il tuo Verbo tutte le cose sono state create, come tu
Volesti,
e lo stesso tuo Verbo si rivestì della natura umana
nel mondo ereditato da Adamo.
Così le sue vesti furono deterse dalla più grande soffeRenza.
O quanto grande è la misericordia del Salvatore
Che ogni cosa purificò con  la sua incarnazione
Che la Divinità infuse senza vincolo di peccato.
Così le sue vesti furono deterse dalla più grande soffeRenza.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Così le sue vesti furono deterse dalla più grande sofferenza.

Santa Ildegarda di Bingen

Le grandezze di Gesù



Gesù è solo nel suo ordine e di una grandezza suprema

Dio ha stabilito nell’Universo tre ordini differenti: l’ordine della natura, della grazia e della gloria; in ciascuno di essi vi sono molti soggetti, dei quali la terra e il Cielo sono pieni, con una varietà di creature quasi infinita ed una ammirabile diversità di cose.
Ma Egli ha voluto costituirvi un ordine nuovo, nel quale non vi fosse che un solo soggetto, un soggetto che fosse senza esempio.
Se noi contempliamo l’ordine della natura, quanti astri nel Cielo, quante piante sulla terra, quanti pesci nelle acque, quanti animali nelle foreste, quanti milioni di uomini, quante migliaia di Angeli!
Se passiamo all’ordine della grazia, quanti giusti! Quanti profeti e patriarchi! Quanti martiri e confessori! Quante vergini e anime che servono Dio nella innocenza o nella penitenza!
Se ci innalziamo sino all’ordine della gloria, quanti Santi e quanta varietà nei Beati! Quanti Serafini, Cherubini e Troni! Quante Virtù, Dominazioni e Potestà! Quanti Principati ed altri cori angelici di cui il nome ci è sconosciuto ed è solo conosciuto in Paradiso!
Ma nell’Ordine della unione ipostatica, che è il supremo fra tutti gli ordini, non vi è che un soggetto solo. Così ci insegna la luce della fede, la quale, come ci fa conoscere che vi è un solo Dio, ci rivela pure che vi è un solo Dio Uomo, un solo Uomo Dio.
Come nel seno del Padre vi è un solo Figlio unico, così Dio ha voluto che non vi fosse pure che un sol Figlio dell’uomo che fosse Figlio di Dio, e che questo Figlio dell’uomo, nato dalla Vergine Maria, fosse unico e singolare, non già nel suo essere umano, ma nel suo stato divino; non già nella sua natura, ma nella sua dignità. Mentre ha voluto che ciascuno degli ordini della natura, della grazia e della gloria si divida e si comunichi a tanti soggetti infiniti di numero, Egli ha disposto che Gesù sia solo, in questo ordine ineffabile della unione personale colla divinità.
Gesù dunque solo entra in questo ordine ammirabile e non vi è nessuno, né uomo, né Angelo, che debba esservi associato. Negli ordini e gerarchie celesti, ciascuno degli Angeli riempie degnamente e completamente la sua specie, senza che vi si trovi altro individuo: così il Figlio unico della Vergine, l’Angelo del Gran Consiglio, riempie da solo l’ordine sublime della Unione ipostatica, senza che mai altro soggetto sia per esservi chiamato.
In Gesù, come nel suo capolavoro, Dio ha voluto chiudere il corso delle sue opere. In Lui ha voluto comprendere e condurre al loro ultimo termine la sua grandezza, la sua potenza, la sua bontà e l’ineffabile comunicazione di se stesso: non può far nulla di più grande, di più santo, di più divino, né mai vorrà far nulla di simile.
Gesù pertanto è solo, solo sulla terra, nel Cielo, nel tempo, nella eternità; tra molti che possiedono la grazia e la gloria, solo possiede l’Essere increato e infinito; solo possiede la divina essenza come una delle sue essenze, e la persona divina come sua propria persona.
Gesù solo siede alla destra del Padre, solo sta sul Trono della Divinità, solo degno di essere adorato da tutte le creature, solo degno di possedere i nostri cuori ed i nostri spiriti, i nostri sentimenti e i nostri pensieri, come solo possiede l’Essenza e la Persona Divina, in una maniera ineffabile a Lui propria e particolare, per il mistero santissimo della Incarnazione.

Card. Pietro de Bérulle

TESORI DI RACCONTI



Mezzo ingegnoso da una cattiva abitudine .  

Una religiosa del Buon Soccorso si trovava un giorno al capezzale d'un generale malato, ch'ella era chiamata a servire. Tutto ad un tratto ode uscire dalla bocca del vecchio soldato una di quelle parole che son troppo famigliari a tanti uomini di guerra. La religiosa strabilia:  

- Che c'è, signore?  

- Nulla, sorella, risponde il generale, la gotta mi fa orribilmente soffrire, e questa è la maniera di esprimere ciò che soffro. Un momento dopo, una bestemmia più orrenda ancora si fa sentire; la religiosa non può più:  

- Oh signore, esclama ella, nel mio convento non mi è stato insegnato a dire simili cose; se continuate ad usare di tali espressioni, io mi ritirerò e vi servirà chi vorrà!  

- Ma restate sorella.  

- A condizione che non bestemmierete più.  

- Ma non posso fare a meno; è una vecchia abitudine di caserma, non posso svezzarmene.  

- Voi potreste con un po' di buona volontà, ma giacché io sono qui, vi aiuterò... Ecco, signore, io vedo molte monete da cinque franchi nella vostra borsa, che sta qui su questa tavola: ne prenderò una se volete, per i poveri, ogni volta che vi succederà di bestemmiare.  

- Se non volete che questo, sia - rispose il generale, che non metteva una grande importanza alla proposizione. - Tutto andò bene per un po', ma ecco tutto ad un tratto la gotta si fa sentire, e il generale esprime il suo dolore con una moneta da cinque franchi.  

- Eh! che fate, sorella?... - esclamò il generale, che si era dimenticato di tutto.  

- Non vi ricordate, o signore, che secondo la nostra convenzione ciascuna delle vostre bestemmie deve fruttare cinque franchi ai poveri?  

- Il generale abbassò la testa; egli aveva acconsentito alla punizione, bisognava subirne le conseguenze. Sotto una tale impressione egli stette due ore senza dire alcuna parolaccia. Dopo questo tempo, gli sfuggì una bestemmia: la borsa si aprì ancora sotto i suoi occhi, e cinque franchi passarono in mano della religiosa. Per farla corta, malgrado l’attenzione che vi metteva il vecchio soldato, cinque o sei monete d'argento andarono così a profitto dei poveri. La sera esaminando la sua borsa trovò che le sue bestemmie costavano troppo, e si propose di diminuirle l'indomani: infatti due o tre solamente gli sfuggirono, e i giorni susseguenti appena gli succedeva di dirne una. Fu egli corretto del tutto? Non saprei dirlo; ma la penitenza ebbe sempre il meraviglioso effetto di correggerlo del maledetto vizio della bestemmia e dei cattivi discorsi per tutto il tempo che durò la malattia, e senza sapere ciò che avvenisse più tardi sarei inclinato a credere che avrà influito su tutto il resto della sua vita.  

Quante persone abbandonerebbero le male abitudini che hanno contratte, se di buon animo facessero la penitenza che il confessore, come buon medico, loro impone nella S. Confessione!  

DON ANTONIO ZACCARIA

LA VITA DELLA MADONNA



Secondo le contemplazioni
della pia Suora STIGMATIZZATA
Anna Caterina Emmerick


La festa della vestizione della Santa Vergine

Il 28 ottobre 1821, in stato estatico, la Veggente così descrisse le sue visioni sulla  piccola Maria: Alcuni anni dopo la Fanciulla era già preparata per essere condotta al tempio di Gerusalemme: Anna sedeva in una stanza della sua casa di Nazareth e  istruiva Maria Santissima alla preghiera, mentre si attendevano i sacerdoti che  dovevano esaminare la Fanciulla per ammetterla al tempio. Nella casa di Anna si  festeggiava la festa della preparazione e presso di lei vedevo raccolti tutti gli ospiti,  parenti, uomini, donne e perfino ragazzi. Vidi tre sacerdoti, tra i quali Sephoris, un nipote di Anna, un altro di Nazareth e l'ultimo di un paese di montagna distante circa  quattro ore da Nazareth. Erano venuti per esaminare se Maria Santissima fosse stata  idonea per essere presentata al tempio ed anche per istruire i genitori sui dettagli della  vestizione prescritta per quest'occasione dal tempio. Tre erano gli abbigliamenti di differenti colori e consistevano ciascuno in una piccola giubba, in una tunica e in un  mantello. Si aggiungevano due ghirlande aperte, una di seta e l'altra di lana e una  corona con sopra piccoli archi. il sacerdote tagliò alcune parti degli abiti e le adattò  insieme secondo la prescrizione di rito. 

Alcuni giorni dopo il 2 novembre, la narrazione della mistica continuò. 
Oggi ho visto di nuovo una gran festa in casa dei genitori della Santa Vergine. Non  posso dire se questa fosse una continuazione della festa che vidi o solo una ripetizione della mia visione, perché già da tre giorni mi si presenta la stessa immagine dinanzi  agli occhi. Ho visto ancora i tre sacerdoti, numerosi parenti e molti figli, come per  esempio Maria Heli con la figlia di sette anni, Maria di Cleofa, molto più forte e  robusta della Madonna. Maria Santissima infatti aveva un fisico molto delicato, aveva  i capelli biondi, un po' rossicci e ricci. La Santa Fanciulla sapeva già leggere e tutti si  meravigliavano della sapienza delle sue risposte. Era presente anche la sorella di  Anna, Maraha, venuta da Sephoris con le sue figlie; vidi altri parenti con le loro figliole. Dopo che i sacerdoti ebbero tagliato le vesti di Maria Santissima, le donne le  ricucirono insieme. Quegli abiti furono fatti indossare alla Fanciulla in differenti occasioni. Mentre si abbigliava delle sacre vesti le furono poste varie domande. La  cerimonia fu solenne. I vecchi sacerdoti guardavano sorridendo con santa soddisfazione la saggia Fanciulla ed i suoi genitori che piangevano di gioia. La funzione si  svolgeva in una camera quadrata, vicino alla sala dei banchetti, ed era illuminata da  un'apertura praticata nel soffitto e ricoperta da un velo. Un tappeto rosso era steso al  suolo dove s'ergeva l'altare addobbato di rosso e bianco. Una specie di tenda  nascondeva un piccolo armadio in cui stavano gli scritti sacri e le pergamene delle preghiere. Sulla tenda era ricamata o cucita un'immagine. Oltre ai tre abbigliamenti  liturgici, dinanzi all'altare erano state offerte molte stoffe donate dai parenti per la vestizione della Santa Vergine. Una specie di piccolo trono su alcuni gradini si vedeva  quasi al centro della sala e intorno vi erano radunati Gioacchino, Anna e tutti gli altri parenti; le donne stavano ritirate da un lato, ma le ragazzine invece circondavano  Maria Santissima e la guardavano ammirate. I sacerdoti camminavano a piedi scalzi.  Adesso erano cinque, ma tre soli vestivano paramenti sacerdotali durante la cerimonia.  Uno di questi prendeva i singoli pezzi del vestiario di Maria Santissima, e dopo averne  indicato l'uso e il suo significato li passava alla sorella di Anna, giunta da Sephoris, la  quale vestiva la piccola Maria. Prima di tutte le altre vesti la donna porse alla Santa  Vergine una tunica gialla con piccoli fiocchi e con uno scapolare o un ornamento sul  petto guarnito di nastri. Quest'abbigliamento veniva infilato prima intorno al collo,  quindi scivolava sul corpo coprendolo. Quindi Maria indossò un mantello scuro che  aveva fori per passarvi le braccia. Calzava dei sandali di colore marrone che avevano le suole alte di color verde. I capelli, arricciati alle estremità, erano ben pettinati. Si  pose poi attraverso la testa della pia Bambina un gran panno di forma quadrangolare di  color cenere che poteva passare fin sotto i gomiti, permettendo alle braccia di riposare  fra le due grandi pieghe. Sembrava che fosse un mantello da utilizzare in viaggio o per la preghiera o da penitenza. Quando Maria Santissima fu così completamente  abbigliata, i sacerdoti la istruirono e le rivolsero varie domande sul metodo di vita che  dovevano tenere le ancelle del tempio, fra le altre cose le dissero: "Quando i tuoi  genitori ti hanno consacrata al tempio, hanno fatto voto per te che non avresti assaggiato né vino, né aceto e nemmeno uva o fichi; vuoi aggiungere tu stessa a questo  voto un altro? Pensaci durante il banchetto". Bisogna sapere che gli Ebrei e specialmente le donne amavano assai l'aceto, e Maria pure lo gradiva moltissimo.  Perciò la rinuncia al medesimo costituiva da parte di un ebreo un vero sacrificio. Dopo simili interrogazioni fecero cambiare a Maria il primo abbigliamento e le si fece  indossare il secondo. Questo consisteva in una veste color celeste, un corpetto molto più pesante del primo e un mantello di colore azzurro-chiaro, un altro di seta scintillante e formato a pieghe era assicurato sulla testa da una coroncina di foglie verdi.  Poi i sacerdoti la rivestirono di un velo bianco, annodato superiormente come un  cappuccio. Tre fibbie lo tenevano unito in modo che il cappuccio si fosse potuto alzare  dal viso per un terzo, per una metà o interamente. La Bambina venne istruita sull'uso  che doveva fare di questo velo: doveva alzarlo mentre mangiava ed abbassarlo quando  rispondeva alle domande dei sacerdoti, e così via. Inoltre venne istruita su tutte le altre  pratiche da osservarsi durante il pranzo; poi tutti passarono in una sala vicina dove  avrebbero pranzato. Durante il banchetto il posto di Maria Santissima fu in mezzo a  due sacerdoti, l'altro le sedeva dirimpetto. Le donne e le fanciulle sedevano separate  dagli uomini all'altra estremità del tavolo. Durante il pranzo Maria fu interrogata più  volte sull'uso del velo, poi le dissero che poteva gustare ogni cibo e le presentarono  diverse vivande per tentarla, ma la pia fanciulla non cadde nell'inganno e prese solo  una piccola porzione di alcune vivande. Con i suoi assennati ragionamenti fece  meravigliare tutti. Vidi che durante il banchetto fu ispirata dagli Angeli. Più tardi tutti ritornarono dinanzi all'altare. Maria indossò allora il terzo indumento, che era il  paramento solenne. Questo consisteva in una veste di color violetto scuro a fiori gialli,  e un corsetto ricamato a vari colori. Sopra indossava un mantello color violaceo, più  adorno e pomposo degli altri, che terminava nella parte posteriore con uno strascico  ricurvo. Le falde del manto avevano sul davanti tre strisce in argento e tra queste si  vedevano rose dorate come bottoni. All'altezza del petto il manto era tenuto da una  sciarpa che passava per un nodo del corsetto. Degli uncini tenevano unito il manto  nella parte inferiore del corpo, e lungo i lembi si scorgevano cinque linee di ricami.  Anche l'orlo era adorno di ricami. Lateralmente nella direzione delle braccia il manto  pendeva in ricche pieghe. Infine le si pose sul capo un gran velo scintillante, bianco da  una parte e violaceo dall'altra. La corona questa volta consisteva in un cerchio piccolo  e leggero di cui l'arco superiore, che era più ampio di quello inferiore, era formato a  punte ed adornato di nodini lucenti e da cinque pietre preziose. il cerchio risplendeva  internamente d'oro. Superiormente alla corona si congiungevano cinque piccoli fili di  seta che la chiudevano sul capo formando un nodo piuttosto grande. Così  solennemente abbigliata, e dopo essere stata sufficientemente istruita sull'uso speciale  di ciascuna parte dell'abbigliamento, Maria fu condotta sul piccolo palco dinanzi  all'altare. Le altre giovinette rimasero vicino a lei. Allora Ella manifestò le rinunce che  intendeva sostenere nel tempio. Disse che mai avrebbe mangiato carne né pesce e non  avrebbe bevuto latte, che sarebbe stato sostituito da una bevanda consistente in succo  di canna palustre con acqua e qualche volta si sarebbe permessa di aggiungere a quella  pozione un po' di succo di terebinto. Le famiglie povere nella Terra Promessa usano  quella bevanda pressappoco come da noi si usa l'acqua di orzo. Il succo di terebinto è  una specie di olio glutinoso assai rinfrescante, sebbene non sia pregevole come il  balsamo. Maria rinunciò a qualunque specie di radice e alla frutta, con la sola eccezione di alcune bacche gialle, le quali crescono in grappoli e servono di nutrimento alla  povera gente. La pia fanciulla disse che avrebbe voluto dormire sulla terra nuda, e che  tre volte ogni notte si sarebbe alzata per pregare. Le altre novizie non si alzavano che  una volta per notte. I genitori di Maria furono intimamente commossi dalle sue parole.  Gioacchino l'abbracciò esclamando: "Oh! Mia diletta figliola, questa vita è per te  troppo severa ed il tuo vecchio padre forse non ti rivedrà più". I sacerdoti le dissero  che bastava si alzasse una sola volta per notte come tutte le altre. Inoltre mitigarono anche i suoi proponimenti mistici, per esempio permettendole di mangiare pesce  nei giorni di grande solennità. A questo punto vidi il grande mercato del pesce situato  in uno dei quartieri più bassi di Gerusalemme. Vidi pure un rivolo d'acqua proveniente  dal lago di Bethseda che forniva l'acqua al quartiere. Quando una volta il rivolo si essiccò, Erode il grande pensò di costruire una fontana ed un acquedotto; per sostenerne  le spese pensò di vendere i paramenti sacri ed i vasi del tempio; quando si diffuse tra il  popolo la notizia poco mancò che non scoppiasse una sommossa. Gli Esseni, che avevano gran considerazione e devozione per gli abiti sacerdotali, si riunirono e si  recarono a Gerusalemme per opporsi chiaramente al disegno di Erode. Dopo queste visioni rividi Maria in mezzo ai sacerdoti. Essi le dissero: "Molte novizie che non  possono sostenersi e non hanno corredo vengono ugualmente ricevute al tempio,  devono però corrispondere alle spese di mantenimento lavando i sacri abbigliamenti  cosparsi dal sangue sacrificale delle vittime. Inoltre, in un'età più matura e appena le  loro forze lo concederanno, devono lavare le altre ruvide stoffe di lana. Quest'ultimo è  un lavoro molto duro e faticoso, spesso le mani sanguinano, ma tu non hai bisogno di  farlo poiché i tuoi parenti hanno la possibilità di mantenerti al tempio". Maria allora,  senza esitazione alcuna, dichiarò che si sarebbe assunta volentieri anche quell'incarico  se i sacerdoti l'avessero creduta degna di adempierlo. Con questi colloqui, ai quali  Maria partecipò con molta umiltà e saggezza, si concluse la festa della vestizione.  Durante la sacra cerimonia, l'immagine di Maria Santissima appariva al mio sguardo  gigantesca in mezzo ai sacerdoti che la circondavano. Ciò mi parve un simbolo della  sapienza e della grazia di cui Dio la colmava. Vidi i sacerdoti pieni di santa  ammirazione. Appena la cerimonia ebbe termine, il loro superiore imparti a Maria la  benedizione. Due sacerdoti stavano ai fianchi della Santa Vergine che sedeva su un  piccolo alto trono. Mentre costoro pregavano, secondo le pergamene su cui erano  scritte le preci, il capo dei sacerdoti benedisse la Santa Vergine stendendo su di lei la  mano. Nello stesso momento ebbi un'altra visione in cui vidi le condizioni dello spirito  della Santa Fanciulla. Fu uno spettacolo meraviglioso: la benedizione del sommo sacerdote penetrò di luce la futura Madre del Redentore e sotto il suo cuore vidi che le  si manifestò, circondato da una luce indescrivibile, quello splendore che avevo già veduto nell'Arca dell'Alleanza. Ebbi poi una visione in cui il frumento ed il vino, la  carne ed il sangue si fondevano insieme. Vidi infine il cuore della Madre di Dio aprirsi  a questa fusione, come la porta di un tempio. L'apertura del suo cuore era circondata  da pietre preziose di ogni genere. Fu come se avessi visto l'Arca entrare nel santuario  del tempio. Vidi infine il cuore della divina Fanciulla chiudersi dopo aver raccolto in  sé il supremo bene della terra. Mi restò dinanzi agli occhi la divina Fanciulla penetrata  dal favore della Grazia e mi parve che, illuminata da Dio, s'alzasse aleggiante dal  suolo. Nello stesso momento vidi cadere su uno dei sommi sacerdoti un raggio di  quella Grazia ricevuta dalla Vergine. Così egli fu convinto che Maria Santissima fosse  l'eletto Vaso della salvezza. Quando Maria fu abbigliata solennemente, i sacerdoti la  condussero alla presenza dei suoi genitori. Anna strinse la figlioletta al petto materno e  la baciò con fervore devozionale. Gioacchino, profondamente commosso, le strinse  con rispetto la mano. La sorella maggiore di Maria abbracciò la Santa Vergine con  molta più vivacità di Anna, che era in tutte le cose prudente e moderata. Maria di  Cleofa, la piccola nipote, anch'essa piena di spontaneità, le gettò le braccia al collo.  Quando tutti gli astanti se ne andarono, la Fanciulla si spogliò delle sacre vesti ed  indossò il suo solito abbigliamento. Gli ospiti, e fra questi alcuni sacerdoti, prima di  ritornarsene alle proprie abitazioni presero un piccolo pasto con frutta e pane e  bevvero tutti da un solo bicchiere in segno di fraternità; le donne, come era d'uso,  erano rimaste separate dagli uomini. 

“Signore, insegnaci a pregare!”



preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA 

La preghiera che cerca solo la Divina Volontà 

“Figlia mia, come mi ferisce il Cuore la preghiera di chi cerca solo il mio Volere!  Sento l’eco  della mia preghiera, che feci stando Io sulla terra. Tutte le mie preghiere si riducevano ad un  punto solo: che la Volontà del Padre mio, tanto su di Me quanto su tutte le creature, si compisse  perfettamente. Fu il più grande onore per Me e per il Celeste Padre: che in tutto feci la sua SS.  Volontà...”  (Vol. 17°, 22.02.1925). 

a cura di D. Pablo Martín