giovedì 19 marzo 2020
APPELLO DI SAN GIUSEPPE AL POPOLO DI DIO
Amati Figli, la Pace di Dio sia con tutti voi e la mia umile protezione e intercessione, vi assistano sempre.
Sono il vostro padre Giuseppe e sono anch’io in mezzo a voi, sono stato mandato per accompagnarvi e assistervi nelle battaglie spirituali che dovete combattere in questo mondo. Chiedete la mia umile intercessione al Buon Dio e chiamami dicendo:
Oh Glorioso Patriarca San Giuseppe,
Padre putativo di Gesù
e Umile e casto Marito di Maria;
Potente intercessore di anime
e fedele custode della Chiesa;
Ricorriamo a Te, caro Padre,
affinché ti degni di aiutarci
e soccorrerci nella lotta spirituale
contro i nemici della nostra anima.
Vieni in nostro aiuto
e per la tua umiltà e purezza,
liberaci da ogni male.
San Giuseppe terrore dei demoni, vieni in mio aiuto (3 volte).
MIEI AMATI FIGLI, CHIEDETE AL NOSTRO BUON DIO CHE PER MIA INTERCESSIONE, VI CONCEDA IL DONO DI UMILTÀ E PUREZZA TANTO UTILE PER LA LOTTA E LA CRESCITA SPIRITUALE.
Ricordate figli che il mio beneamato Figlio Gesù, non ignora mai le suppliche e le richieste che faccio a nome dei miei devoti. Il dono dell’umiltà e della purezza sono potenti armature spirituali con le quali potete sconfiggere i demoni; gli spiriti del male fuggono davanti a un’anima umile e casta, l’umiltà e la purezza, insieme all’amore, rendono cieco satana e i suoi demoni; l’umiltà e la purezza vi avvicinano a Dio e vi rendono invisibili alle forze del male; Ricorda, un cuore umile e semplice, Dio non lo rifiuta mai.
Figli miei, siete in tempi di oscurità, non trascurate la preghiera, il digiuno e la penitenza; rimanendo sempre nella grazia di Dio, perché sapete bene che il vostro nemico, il diavolo, non riposa cercando ogni strada per farvi perdere. Molte anime si stanno perdendo a causa della mancanza di preghiera e per omissione dei Santi Precetti.
I piaceri della carne, gli affanni e gli minteressi di questo mondo, stanno allontanando molte anime da Dio; la stragrande maggioranza dell’umanità è spiritualmente cieca e non sa che quello che deve venire è una tribolazione come mai vista prima sulla terra. Popolo di Dio, siate ben preparati spiritualmente, in modo da poter affrontare i giorni di angoscia, disperazione, desolazione, scarsità, fame, pestilenze, caos e morte che stanno arrivando.
Figli miei, la più grande prova che dovrete superare in quei giorni sarà la sete della Parola di Dio; quando arriverà il tempo della Grande Abominiazione, lo Spirito Santo di Dio si allontanerà dall’umanità; sarà solo con il Suo Popolo Fedele.
La Mia Amata Sposa, Maria, sarà il Tabernacolo dove potrete trovare il Nostro Amato Figlio Gesù. La stragrande maggioranza di questa umanità ingrata e peccaminosa si perderà nel passaggio attraverso il deserto, perché lo Spirito di Dio non sarà con essa.
Quindi si stracceranno le vesti e piangeranno al cielo dicendo: Signore, Signore, vieni a liberarci, vieni in nostro aiuto, ma non ci sarà nessuno ad ascoltarli. Piccoli, vi dono questa preghiera di protezione affinché la recitiate con fede per essere rafforzati contro la tentazione, in modo da poter sconfiggere il nemico della vostra anima.
PREGHIERA A SAN GIUSEPPE, PER CHIEDERE LA SUA PROTEZIONE
O glorioso Patriarca San Giuseppe!
Per la tua profonda umiltà,
per la tua inalterabile mansuetudine,
per la tua invincibile pazienza,
per la tua purezza angelica
e per la perfetta fedeltà
che ti ha reso ineffabile simbolo
delle virtù di Gesù e Maria,
ti chiedo di consolarmi in tutti i miei dolori,
di indirizzarmi in tutti i miei dubbi,
di difendermi in tutte le tentazioni,
liberami da tutti i pericoli spirituali e materiali;
stendi il tuo potente braccio
contro tutti i miei nemici visibili e invisibili,
rompendo e sciogliendo tutti i lacci e le trappole
che si allungano e si armano contro di me.
Amen
Possa la Pace e l’Amore di Dio rimanere in voi, Miei Diletti Figli;
Possa la mia umile intercessione proteggervi da ogni male.
Il vostro umile servitore, Giuseppe di Nazaret
San Giuseppe terrore dei demoni, vieni in mio aiuto
Oh Glorioso Patriarca San Giuseppe,
Padre putativo di Gesù
e Umile e casto Marito di Maria;
Potente intercessore di anime
e fedele custode della Chiesa;
Ricorriamo a Te, caro Padre,
affinché ti degni di aiutarci
e soccorrerci nella lotta spirituale
contro i nemici della nostra anima.
Vieni in nostro aiuto
e per la tua umiltà e purezza,
liberaci da ogni male.
San Giuseppe terrore dei demoni,
vieni in mio aiuto (3 volte).
CONSACRAZIONE A SAN GIUSEPPE
San Giuseppe, padre putativo di Gesù Cristo e vero sposo di Maria Vergine, prega per noi che fiduciosi ti invochiamo!
Desideriamo amarti con l'amore stesso di Gesù e di Maria!
Come il Padre celeste affidò qui in terra alle tue cure paterne il Figlio suo, Gesù Cristo, così noi ci affidiamo totalmente al tuo patrocinio.
Difendici, custodiscici, proteggi e salvaci come un giorno hai fatto per Gesù e Maria. Insegnaci a conoscerli e ad amarli qui in terra come Tu li hai conosciuti ed amati.
Proteggi e difendi la Chiesa di Dio e le nostre famiglie. Tu, che fosti maestro di lavoro al Figlio di Dio, insegna a tutti i lavoratori a valorizzare le loro fatiche per la vita e per l'eternità. Conforta con la tua particolare presenza gli agonizzanti, ottieni loro con la tua potente intercessione in quel supremo momento, la misericordia divina e la materna protezione di Maria Ss.ma.
Intercedi per tutti i Vescovi e i sacerdoti del mondo fedeltà e santità, perché sul tuo esempio e con il tuo aiuto custodiscano, proteggano e difendano con amore tutti i figli di Dio. Amen.
SAN GIUSEPPE: IL PIÙ SANTO DEI SANTI
Giuseppe fu veramente padre di Gesù, anche se non di sangue. Il suo titolo di padre gli viene riconosciuto dallo Spirito Santo mediante l’autorità della parola di Dio e Gesù lo riconosceva obbedendogli in tutto. Il Vangelo dice che stava loro sottomesso (Lc 2, 51), cioè che obbediva a Maria e a Giuseppe.
Dice la Parola di Dio: I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza [...] il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero [...] Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso (Lc 2, 41-43. 51). Mentre i genitori portavano il bambino Gesù (Lc 2, 27). Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui (Lc 2, 33).
Anche Maria riconosce Giuseppe come padre di Gesù. Quando lo trovano nel tempio dopo averlo cercato per tre giorni, Maria dice: Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo (Lc 2, 48). Qui Maria antepone perfino l’autorità di Giuseppe alla sua, dicendo: Tuo padre ed io.
La gente lo considerava figlio di Giuseppe: Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe (Lc 3, 23). Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è il figlio di Giuseppe? (Lc 4, 22). Costui, non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre... (Gv 6, 42).
E Giuseppe è cosciente della sua paternità come padre di Gesù e si assume la sua responsabilità riguardo alla venuta di Dio. Quando gli appare l’angelo, si rivolge a lui come a un capo famiglia per dargli degli ordini che egli esegue senza discutere. Gli dice l’angelo: Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù (Mt 1, 21). Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché io non ti avvertirò (Mt 2, 13-14). Alla morte di Erode, di nuovo gli appare l’angelo e gli dice: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese d’Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino”. Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele (Mt 2, 19-21).
Il Figlio di Maria è anche figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale che li unisce. A motivo di quel matrimonio fedele meritarono entrambi di essere chiamati genitori di Cristo (RC 7). D’altra parte, essendo la circoncisione del figlio il primo dovere religioso del padre, Giuseppe con questo rito (cfr. Lc 2, 21) esercita il suo diritto-dovere nei riguardi di Gesù (RC 11). In occasione della circoncisione, Giuseppe impone al bambino il nome di Gesù. Questo nome è il solo nel quale si trova la salvezza (cfr. At 4, 12); ed a Giuseppe ne era stato rivelato il significato al momento della sua «annunciazione»: «E tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti, salverà il suo popolo dai i suoi peccati» (Mt 1, 21). Imponendo il nome, Giuseppe dichiara la propria legale paternità su Gesù e, pronunciando il nome, proclama la di lui missione di salvatore (RC 12). Il riscatto del primogenito è un altro dovere del padre, che è adempiuto da Giuseppe (RC 13).
La paternità di Giuseppe era indispensabile a Nazaret per onorare la maternità di Maria. Era indispensabile la circoncisione e l’imposizione del nome. Era indispensabile a Betlemme per iscrivere il neonato come figlio di Davide nei registri dell’impero romano. Era indispensabile a Gerusalemme per presentare il primogenito al tempio. Ed inoltre era indispensabile la presenza di Giuseppe per la crescita di Gesù in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52).
Gesù venne iscritto ufficialmente come figlio di Giuseppe, di Nazaret (Gv 1, 45) e così lo credevano tutti. Perciò san Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente «ministro della salvezza» (RC 8).
San Giuseppe, obbedendo a Dio, custodendo Maria ed essendo padre di Gesù, prese parte attiva ai misteri dell’Incarnazione e Redenzione.
Dice sant’Efrem (306-372), il grande teologo e dottore della Chiesa: Beato te, giusto Giuseppe, perché al tuo fianco è cresciuto colui che si è fatto bimbo piccolo per adeguarsi alla tua dimensione. Il Verbo abitò sotto il tuo tetto senza abbandonare per questo il seno del Padre... Colui che è figlio del Padre, si chiama figlio di Davide e figlio di Giuseppe 16 .
San Bernardo (1090-1153) afferma: Colui che molti profeti desiderarono vedere e non videro, desiderarono udire e non udirono, fu dato a Giuseppe, non solo di vederlo e udirlo, ma anche portarlo in braccio, guidarne i passi, stringerselo al petto. Coprirlo di baci, nutrirlo e vegliarlo. Immagina che genere di uomo fu Giuseppe e quanto valeva. Immaginalo in accordo col titolo con cui Dio volle onorarlo, che fosse chiamato e preso per padre di Dio, titolo che veramente dipendeva dal piano di redenzione 17 .
Diceva Papa Giovanni Paolo II: La paternità di san Giuseppe, come la maternità della santissima Vergine Maria, possiede un carattere cristologico di prim’ordine. Tutti i privilegi di Maria derivano dal fatto che è Madre di Cristo. Analogamente, tutti i privilegi di san Giuseppe provengono dal suo incarico di fare da padre a Cristo.
Sappiamo che Cristo si rivolgeva a Dio con la parola abba, una parola affettuosa e familiare con la quale i figli del suo popolo si rivolgono ai loro genitori. Probabilmente, con la stessa parola usata dagli altri bambini egli si rivolgeva a san Giuseppe, è possibile dire di più del mistero della paternità umana?... La vita con Gesù fu per san Giuseppe una continua scoperta della propria vocazione di padre 18 .
San Francesco di Sales fa un esempio. Dice così: Sono solito dire che se una colomba portasse nel suo becco un dattero e lo lasciasse cadere in un giardino, non si finisce poi per dire che la palma da esso spuntata appartiene al padrone del giardino? Ebbene, se è così, chi potrà dubitare che lo Spirito Santo, avendo lasciato cadere questo divino dattero come divina colomba, nel giardino chiuso della Santissima Vergine, giardino che appartiene a san Giuseppe come la donna sposa appartiene allo sposo, chi dubiterà, dico, che si possa affermare in tutta verità che quella divina palma (Gesù), che produce frutti di immortalità, appartiene totalmente a san Giuseppe? 19 .
Sì, Gesù appartiene anche a Giuseppe e non solo a Maria. Dopo Maria, Giuseppe fu il primo a cui Gesù diede un bacio con la sua bocca divina, gli si appese al collo, asciugò il suo sudore con le sue mani benedette e fece altri innumerevoli regali che i bambini affettuosi fanno ai loro genitori: ognuno di questi regali sarebbe stato sufficiente per arricchire di beni spirituali l’anima più arida del mondo.
P. ÁNGEL PEÑA
IL DEMONIO STA PREPARANDO L’INGRESSO DELL’ANTICRISTO.
Sarete belli come il sole che si affaccia al mattino!
Figli miei, il vostro andare sia sempre in Me, non muovete i vostri passi senza che Io, il vostro Salvatore vi comandi e vi segni la via. La tenebra già avvolge il mondo ma il mio intervento rischiarirà, la luce entrerà ad allontanare la tenebra.
Si prega in tutto il mondo, in queste ore c’è una grande risposta agli appelli del Cielo.
Figlioli, se continuerete a pregare con fervore, sarete presto messi in condizioni di salvezza.
La vostra trasgressione è stata grande, o uomini, provvedete ora a confessare i vostri peccati e chiedere perdono al vostro Dio Amore.
Il Dragone Rosso ha messo in atto il suo piano malefico, ingannerà il mondo.
La morte è dietro l’angolo, o uomini, mettetevi in Me perché solo in Me avrete la salvezza.
Il Demonio opera alla grande, sta preparando per l’ingresso dell’Anticristo, … conoscerete il volto del Diavolo, o uomini!
Tanta amarezza è in Me per le atrocità di questo popolo, per tutti i suoi sotterfugi. Attenti o popoli tutti perché il Dragone Rosso è alla sua manifestazione dolorosa al mondo.
State nelle vostre case uniti in preghiera, dedicate con coraggio la vostra vita per la salvezza dei vostri fratelli.
La Terra trema ancora e tremerà sempre di più!
Il vulcano che terrorizzerà il mondo è alla sua eruzione.
Rumori di guerre e grandi catastrofi su questa Terra! Questa Umanità è al suo Getsemani, la sua passione sarà grande.
Oh uomini, voi che non avete creduto in Me, che avete lavorato a braccetto con Satana, ora avrete la vostra ricompensa.
Miei amati cavalieri, o voi che pregate giorno e notte, o voi che implorate il mio anticipato ritorno; voi che implorate la mia misericordia, ecco che in verità vi dico: questa Umanità sarà provata duramente, ma i giorni di dolore saranno abbreviati grazie alle vostre suppliche e preghiere.
Chi pensa che a breve questo incubo sarà finito, che la vita tornerà a risplendere come prima, si sbaglia! Se Dio non interverrà nessun uomo si salverà, la morte entrerà a far mattanza di anime.
Piange il mio Sacro Cuore, le mie lacrime sono di sangue, la Terra è bagnata dal mio Sangue … cosa pretendete o uomini?
Avete ucciso il Salvatore!
Avete preso possesso della sua Chiesa sulla Terra!
Avete bestemmiato e disconosciuto Colui che ha dato la propria vita per voi. Nel suo infinito Amore si è donato per salvarvi, ma ancora, “ORA” Lo uccidete con i vostri abomini.
Siete divenuti schiavi di Satana! Vi uccidete tra fratelli! Per un misero potere terreno, uccidete la vostra stessa carne! Oh, figli del demonio siete divenuti!
Questa Quaresima sarà di grande dolore e morte per chi non si ravvedrà in Me. Io Sono il Solo! Sono l’Unico e Vero Dio! Chi non si metterà dalla mia parte non potrà essere salvato.
L’ora volge alla fine, questo mondo di peccato deve finire. Dio ha creato l’uomo per amore, ha preparato per tutti i suoi un mondo di felicità infinita, ha creato l’uomo a sua Immagine e Somiglianza … non può finire, la sua creatura, nella cloaca di Satana.
Basta! Il tempo è giunto, … è la mia ora! Tuonate o cieli! Tuonate la Giustizia di Dio! Capisca l’uomo che, senza “conversione” non potrà entrare nelle Bellezze infinite del Dio Creatore ma subirà la tortura eterna di Satana!
Figli di Lucifero, avete sentito la mia Parola?
Sta a voi decidere se abbracciare la Vita o la Morte!
Popolo mio, popolo mio, che male ti ho fatto? Perché Mi hai abbandonato?
Torna in fretta a Me, solo Io sono la Salvezza! Amen.
Breve riflessione: se non starete dalla parte del vostro Dio Creatore, non avrete la vita ma la morte. A voi la scelta, o uomini.
Carbonia 18.03.2020
GESU’ AL CUORE DELLE MAMME
O buona mamma, niente irruenze... O buona mamma, niente irruenze... Quando hai bisogno di usare della tua energia, o buona mamma, devi condirla con la bontà e con la preghiera, perché l'irruenza è come uno scoppio che produce rovine e dissidi, mentre la bontà e la preghiera sono come la forza ordinata di una macchina, che produce, raffina, ordina e ricama. Quanti tesori di Amore Divino puoi raccogliere ogni giorno con la tua preghiera e col tuo sacrificio umile e paziente! Si può raccogliere il grano bruciandone lo stelo? No, perché la fiamma invece consumerebbe anche la spiga. Si taglia, invece, con la falce e la spiga rimane intatta.
don Dolindo Ruotolo
«COLUI CHE È»
(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso)
Il bilancio tuttavia non è assolutamente negativo. Al termine della lunga questione sulla conoscenza di Dio a cui l‘uomo può pretendere di pervenire in questa vita, Tommaso poteva riassumere così il risultato del suo studio: «Quindi conosciamo di Dio la sua relazione con le creature, che cioè è la causa di tutte; sappiamo cosa lo differenzia da queste creature, che cioè egli non è niente di quanto causato da lui sappiamo infine che ciò che si elimina da lui; non lo si elimina a causa di una mancanza, ma a causa di un eccesso» 90 . Se ci si ricorda che questa triplice certezza è alla base di tutti gli sforzi di Tommaso, si può allora capire come anche i testi più «negativi» possono sfociare in una vigorosa affermazione: ―Possiamo dire che alla fine del nostro procedimento conosciamo Dio come sconosciuto, poiché lo spirito scopre allora che è avanzato al massimo della sua conoscenza. Quando ha saputo che l‘essenza divina è al di sopra di tutto ciò che può carpire nello stato della vita presente; e sebbene di Dio gli resta ignoto ciò che è, sa tuttavia che egli è‖ 91 . La conoscenza per grazia non può che rinforzare questa certezza, ma fondamentalmente non cambia niente alla struttura di questa conoscenza fintantoché noi siamo su questa terra. Essa ci permette di conoscere Dio tramite gli effetti più estesi e ci rivela di lui dati ai quali la sola ragione non potrebbe pervenire, ma nemmeno essa può accedere al quid est di Dio. La questione che allora si pone è di sapere se malgrado tutto è possibile parlare di Dio in un altro modo che non sia per iperbole o per metafore poetiche. Si tratta di sapere come «chiameremo» Dio, dato che «gli esseri li nominiamo a partire da ciò che ne sappiamo» 92 .Teologo e predicatore Tommaso non può rinunciare a questa ambizione senza rischiare di vedere la missione del suo Ordine e la propria messe radicalmente in causa. Conseguentemente a tutto ciò che ha già detto, egli concederà fin dall‘inizio che, «se possiamo nominare Dio a partire dalle creature, ciò non accade in modo tale da pretendere di esprimere l‘essenza divina così come è in se stessa». Si può ben dire in questo senso con Dionigi che: «Dio non ha nome, oppure che è al di sopra di ogni denominazione» 93 . Ma significherebbe proprio conoscere male Tommaso per pensare che egli si limiti a questo: il suo apofatismo non è un agnosticismo. Simile a Giacobbe che lotta con l‘Angelo e pretende di sapere il suo nome, egli non vuole demordere prima di essere stato benedetto. Pazientemente, si interroga sulla possibilità di dire qualcosa di Dio a partire dai suoi effetti creati e a quali condizioni. Concede certamente che i nomi predicati di Dio metaforicamente (roccia, fortezza) convengono primariamente alle creature; ma non così accade per quanto riguarda i nomi di perfezioni (saggezza o bontà). Poiché esse si trovano in Dio prima che nelle creature, non si può propriamente negarle di Dio. Se ha un senso il detto di Dionigi secondo cui questi nomi sono negati di Dio con maggiore verità di quanto non gli siano attribuiti, ciò significa che «la realtà significata dal nome non conviene a Dio sotto la forma stessa in cui il nome li esprime, ma in un modo più eccellente» 94 . La distinzione tra realtà significata e modo propriamente divino di realizzarla rivela qui la sua utilità. Se Tommaso non vuole a nessun costo rinchiudere Dio in un concetto, egli pretende però dirne qualcosa. Due nomi privilegiati si offrono qui alla nostra considerazione. Consacrato dall‘uso, il nome stesso «Dio» non è privo di vantaggi. Se viene applicato ad altri all‘infuori di Dio, ciò non può verificarsi che in apparenza, «secondo l‘opinione», poiché la natura divina non è comunicabile a vari individui come lo è la natura umana. Non diversamente da un altro nome, questo non ci permette di conoscere la natura divina, ma corona molto bene la dialettica ascendente di eminenza, di causalità e di negazione, poiché «esso è destinato precisamente a designare un essere che è al di sopra di tutto, che è il principio di tutto e separato da tutto. Ciò che precisamente tutti intendono significare quando dicono ―Dio‖» 95 . Il secondo nome che conviene massimamente a Dio è quello con cui egli stesso si è rivelato a Mosè (Es 3, 14): «Colui che è». Tommaso ha già avuto varie volte l‘occasione di commentarlo 96 , ma quando lo ritrova nella Somma egli enumera tre ragioni che gli sembrano giustificare questa eminenza. In primo luogo «a causa del suo significato, visto che non designa una forma particolare di esistenza, ma l‘essere stesso». Poiché — è solo il caso di Dio — il suo essere è identico alla sua essenza, nessun altro nome potrebbe denominano in modo più appropriato, giacché ogni essere è denominato dalla sua forma. In secondo luogo è a causa della sua universalità che questo nome conviene a Dio, dato che ciò che è determinato e limitato non potrebbe convenirgli, mentre tutto ciò che è assoluto e generale si applica molto meglio a lui. E per questo che san Giovanni Damasceno reputa «Colui che è» come il nome principale di Dio, perché esso comprende tutte le cose in se stesso come un oceano di sostanza infinita e senza limiti. Mentre ogni altro nome determina un certo modo della sostanza della cosa, questo nome «Colui che è» non determina nessun modo di essere particolare; esso si comporta in maniera indeterminata nei confronti di tutti. Infine, a causa di ciò che esso include nel suo significato (consignificatio): questo nome significa l‘essere al presente, ciò che conviene sovranamente a Dio, il cui essere non conosce né passato né avvenire. A leggere questo testo, Tommaso sembra definitivo: nessun altro nome potrebbe essere più conveniente per designare Dio. Tuttavia, le cose sono più sfumate e una risposta complementare mette in competizione, per così dire, i due nomi principali che abbiamo appena esaminato: «Il nome ―Colui che è‖ designa Dio con più proprietà di quanto lo faccia lo stesso nome ―Dio‖, se ci si riferisce all‘origine del nome (id a quo imponitur), cioè l‘essere, e al suo modo di significare e di ―consignificare‖. Tuttavia, se si considera ciò che esso intende significare (id ad quod imponitur nomen) il nome ―Dio‖ è più adatto poiché è utilizzato per significare la natura divina». Il nome «Dio» non dice niente indubbiamente dell‘essenza divina, ma ha il vantaggio di designarla come se si applicasse a un individuo singolare un nome universale in un modo che gli sarebbe proprio: per esempio, «uomo» applicato a Pietro. Al contrario, il nome «Colui che è», che designa Dio tramite una perfezione che si ritrova in tutti gli esistenti, non presenta gli stessi vantaggi d‘incomunicabilità. Se il teologo non rinuncia per questo al vocabolario dell‘essere è perché, sottomettendosi alla rivelazione del «Colui che è», ha ricevuto conferma della validità di esso: «Di conseguenza, abbiamo due nomi: ―Dio‖, che esprime bène la natura divina ma in maniera puramente indicativa, ed ―essere‖, che esprime bene la perfezione sovreminente di Dio, ma a partire dalle creature. E per questo che ―Dio‖ afferma il modo di significare senza raggiungere il modo di essere, e ―Colui che è‖ enuncia il modo di essere senza significarlo. Nessuno dei due rinchiude l‘essenza divina ed è per questo che in ultima analisi il ―Colui che è‖ tomasiano designa Dio come ineffabile» 97 .
di P.Tito S. Centi e P. Angelo Z.
Gli uomini si sono allontanati da Dio e camminano per un grande abisso. Convertitevi.
Cari figli, gli uomini si sono allontanati da Dio e camminano per un grande abisso. Convertitevi. Non permettete che il demonio vi inganni e vi schiavizzi. Conosco le vostre difficoltà, ma non perdetevi d'animo. In questi tempi difficili, intensificate le vostre preghiere. Il Mio Gesù è con voi. Solamente con la forza della preghiera potete vincere il male. Io vi ho indicato il cammino. AscoltateMi. Quando siete lontani voi tornate bersaglio del nemico. Io sono la vostra Madre e vengo dal Cielo per aiutarvi. Solamente nella fedeltà ai Miei Appelli potete raggiungere la santità. Ancora vedrete orrori sulla Terra. Siate miti e umili di cuore, perché solamente così potete contribuire al Trionfo Definitivo del Mio Cuore Immacolato. Pregate. Pregate. Pregate. Soffro a causa delle vostre sofferenze. State attenti. I nemici agiscono in segreto per distruggere i Piani di Dio. Rimanete fedeli al vero Magistero della Chiesa del Mio Gesù. Avanti nella verità. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
Messaggio della Regina del Rosario e della Pace
SABATO (FESTA DI SANTA TERESA D’AVILA)
Vuoi far penitenza per i tuoi peccati? Amami. Sia l’amore la tua penitenza. Figlio mio, scrivi il mio messaggio di amore per gli altri miei figli: Io Sono la Madre di Dio e vengo fino a te, perché mio Figlio Gesù lo ha voluto! La Chiesa ha bisogno continuamente di molte preghiere. Pregate per i miei figli sacerdoti. Essi hanno bisogno delle vostre preghiere. L’amore deve nascere dal profondo dei vostri cuori. Amatevi gli uni gli altri, come mio figlio Gesù vi ama. Recitate il Santo Rosario con amore, con il cuore. Meditate i suoi 15 sacri misteri. Mio Figlio Gesù sempre vi aspetta a braccia aperte. Egli desidera aiutarvi molto a superare tutte le difficoltà che trovate nel vostro cammino terreno. Invocatelo ed Egli vi aiuterà. Egli è il vostro grande amico! Io sono la Madre della Chiesa e la Chiesa siete tutti voi, figli miei. Confidate e rifugiatevi nel Sacro Cuore di Gesù e nel mio Cuore Immacolato. L’amore deve regnare nei vostri cuori! Scrivi loro: credete come se mi vedeste. Non vi lasciate sopraffare dalle preoccupazioni. La pace deve regnare nei vostri cuori: la pace che viene da Dio! Figli miei, io non posso rispondere a tutte le domande che mi fate, poiché eseguo in primo luogo la volontà di Colui che mi ha inviato, alla quale mi sottometto umilmente. Non mi posso intromettere nei piani che Dio ha deciso per ognuno di voi. Posso solamente indicarvi il mezzo e il cammino con il quale ognuno di voi potrà compiere meglio la volontà del Signore: la preghiera, il sacrificio, la penitenza, la Parola di Dio e l’Eucarestia. Pregate sempre il rosario ed avrete sempre più le forze per vincere le difficoltà che incontrate nella vostra vita. Non aspettatevi risposte, perché non le avrete. Leggete la Bibbia. Là troverete le risposte a tante domande. Perciò vi dico: convertitevi. Cambiate vita. Mettete in pratica quello che Io vi ho detto e vedrete quante grazie Dio invierà a voi. La preghiera deve’essere motivo di gioia per voi, di incontro con Dio. Se voi ancora non siete riusciti a giungere a questo punto, difficilmente potrete avere la pace nei vostri cuori. Vi dovete sforzare ogni giorno. Entrare nello spirito di preghiera. Io non posso far questo per voi, poiché siete voi stessi a dover fare uno sforzo per essere migliori ogni giorno. Questo deve realizzarsi per ognuno. Solo così potrete decidervi sempre più per Dio. Consacratevi tutti i giorni ai nostri Sacri Cuori, mio e di mio Figlio Gesù, e consegnate a noi le vostre preoccupazioni, attività, pene e sofferenze, per la conversione delle anime dei poveri peccatori. Siate attenti e vigilanti! Pregate per non cadere in tentazione, poiché il nemico tenta ad ogni costo di portare ognuno di voi sul suo cammino di tenebre e di morte. Pregate molto, per poterlo vincere. Armatevi del Rosario e della Parola di Dio. Ancora una volta ve lo ripeto: l’amore deve regnare nei vostri cuori! Con l’amore potrete fare grandi cose e grandi meraviglie nella vostra vita. Figli miei, vivete di amore!... Siate sempre con i cuori aperti a mio Figlio Gesù. Gesù è molto triste per la mancanza di amore negli uomini. Per questo, amate, amate, amate. L’amore sia il vostro grande ideale. Quanto più amerete, tanto più puri diventerete ogni momento e ogni giorno. I nostri Cuori, il mio e quello di mio Figlio Gesù, sono uniti nell’Amore. Così anche voi dovete essere uniti in un amore costante verso il vostro prossimo e verso il vostro Padre del Cielo. Vivete i miei messaggi. Ascoltate i miei appelli e vedrete quanto sarete felici già qui, sulla terra, per poi essere felici più tardi nella gloria del Cielo. Vi amo e benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Lodato sia Nostro Signore Gesù Cristo!
15.10.94
PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI
(GFD/3)
Spiegazioni sulla lunga durata del diluvio e sul deflusso delle acque. L’arca si posa sulla cima spaziosa del monte Ararat. L’uscita del corvo e poi della colomba. Il tetto dell’arca aperto il primo gennaio dell’anno nuovo. Noè esce dall’arca.
1. Per quanto tempo durò dunque sulla Terra il diluvio alla stessa altezza senza diminuire?
2. Il diluvio durò alla stessa altezza, dunque la massima, per centocinquanta giorni interi.
3. Ma come fu possibile questo, dato che, secondo le prime indicazioni, aveva piovuto solo per quaranta giorni?
4. Ebbene, la pioggia torrenziale era certo cessata dopo i quaranta giorni, ma l’afflusso sempre più poderoso delle acque dal basso verso l’alto si protrasse invece per centocinquanta giorni e mantenne l’altezza delle acque costantemente uguale.
5. Solo al centocinquantesimo giorno il Signore rivolse nuovamente la Sua faccia verso la Terra, e allora le sorgenti delle profondità furono chiuse e le otri d’acqua dell’etere furono completamente tappate; infatti fino al centocinquantesimo giorno aveva sempre piovuto localmente come ora cade sulla Terra un acquazzone quando imperversa la burrasca.
6. Dopo questo tempo le acque cominciarono a defluire, e al diciassettesimo giorno del settimo mese (17 luglio) l’arca trovò il fondo e si posò sulla cima molto spaziosa del monte Ararat, dove era stata guidata dallo spirito di Mahal attraverso la Forza del Signore
7. Ma poi le acque cominciarono ad abbassarsi in modo evidente fino al decimo mese (ottobre), e da quel tempo in poi l’essenza [rocciosa] di tutte le montagne, perfino quelle alte solo settanta klafter (133 m), fu fuori dall’acqua, la quale ormai copriva ancora soltanto le valli e le colline più basse.
8. Quaranta giorni più tardi, dunque il dieci novembre, Noè aprì per la prima volta la finestra sul tetto dell’arca e fece volare via un corvo. Questo però trovò già il suo terreno, volò da un luogo all’altro e non fece più ritorno all’arca.
9. E visto che il corvo non tornava, Noè fece volare via quanto prima una colomba per poter sapere se l’acqua si fosse abbassata sulla Terra.
10. Ma siccome tutto sulla Terra era ancora deserto e umido, e nelle valli i poderosi torrenti d’acqua erano ancora impetuosi nel defluire, allora la colomba, non trovando alcun posto per posare le sue zampe, ritornò indietro e si posò sulla mano che Noè le tendeva fuori dalla finestra e così Noè la fece rientrare nell’arca.
11. Da allora Noè attese ancora sette giorni, e l’ottavo giorno egli fece volare di nuovo via una colomba; questa fu di ritorno soltanto la sera, recando nel becco una fogliolina che essa aveva colto da un olivo, e questo fu per Noè il segno che l’acqua si era abbassata sulla Terra.
12. Infatti questo era l’unico modo concessogli per venire a conoscenza di ciò, dato che segretamente il Signore gli aveva consigliato di fare così nel suo cuore.
13. Trascorsi altri sette giorni, Noè fece di nuovo volare via una colomba; questa però non fece ritorno dato che trovò già il suo nutrimento sul suolo terrestre, che ora era asciutto e di nuovo verdeggiante.
14. Ma Noè tuttavia aspettò da quel giorno fino al primo mese dell’anno nuovo, periodo in cui egli si sarebbe trovato nel suo seicentunesimo anno di età.
15. In questo periodo le acque erano già defluite in grandissima parte nei grandi mari fino ad uno stato normale sulla Terra, ed il terreno si era fatto asciutto per effetto del continuo spirare del vento caldo di Mezzogiorno.
16. Allora Noè, assieme ai suoi figli, si mise all’opera il primo di gennaio, e alzò il tetto dell’arca, e poi per la prima volta guardo giù dall’alto Ararat verso la Terra rinnovata, e non vide più nessuna acqua e il terreno perfettamente asciutto.
17. Egli però attese tuttavia fino al ventisette febbraio la Parola del Signore.
18. Allora il Signore venne da Noè e, come sta scritto nel primo libro di Mosè al capitolo ottavo, gli disse di uscire dall’arca.
19. E Noè aprì immediatamente la grande porta, e tutti gli animali, volando, camminando e strisciando, uscirono dall’arca e andarono in cerca delle loro dimore sulla Terra rinnovata; e il Signore ebbe cura che tutti trovassero subito nuovamente il loro cibo.
20. E così Noè era vissuto nell’arca con i suoi per un anno e dieci giorni.
(GFD/3)
Il sacrificio di grazie di Noè e la benedizione del Signore. Il patto del Signore con Noè e la sua famiglia, le Sue disposizioni e la Sua promessa che in futuro non ci sarà più il diluvio.
1. E quando Noè, e tutto quanto aveva vita, fu uscito dall’arca, egli assieme ai suoi figli eresse un altare di pietre lisce, fece portare la legna tratta dal tetto levato dall’arca, macellò un elemento maschio da ogni specie di animali puri e offrì un grande sacrificio di fuoco al Signore e, in unione a tutta la sua casa, rese completamente lode e gloria a Dio il Signore.
2. Il Signore odorò il soave profumo del sacrificio, che era l’amore di Noè e dei suoi a Dio, e perciò anche disse a Noè, dentro e fuori dal Suo Cuore: «Io, d’ora innanzi, non maledirò più la Terra a causa degli uomini, poiché tutti gli sforzi del cuore umano sono maligni fin dalla fanciullezza! E così d’ora innanzi Io non percuoterò più tutto ciò che vive come ho fatto ora; e finché la Terra sarà Terra, non cesseranno semente e raccolto, freddo e caldo, estate ed inverno, giorno e notte!»
3. Dopo di che il Signore pose la Sua mano destra sul capo di Noè e benedisse lui e di conseguenza tutta la sua famiglia.
4. E quando il Signore ebbe così benedetto Noè, gli disse nuovamente: «Siate fecondi e moltiplicatevi, e riempite tutta la Terra, tanto con la vostra stirpe quanto con il vostro spirito!
5. E il vostro essere sia di timore e di spavento per tutti gli animali della Terra, per tutti gli uccelli che ci sono sotto il cielo e per tutto ciò che striscia sul suolo della Terra; e così anche tutti i pesci siano messi nelle vostre mani!
6. Tutto ciò che si muove e vive sulla Terra sia vostro cibo; Io lo do a voi, come le verdi erbe. Ma solo la carne che ancora si muove nel suo sangue, questa non mangiatela, (perché il sangue, tanto negli animali quanto negli uomini, è il portatore della Mia Ira e della Mia Vendetta); perciò Io Mi vendicherò di ogni sangue dell’uomo, come del sangue degli animali! (Perché nel sangue c’è la morte).
7. E così anche ciascuna vita corporale di uomo Io voglio vendicarla a causa dell’uomo! Per questo Io solo sono il Signore, e nessuno deve versare il sangue dell’uomo! Chi lo verserà, avrà pure lui il suo sangue versato!
8. Io ho creato l’uomo a Mia immagine e somiglianza. Però dal suo sangue venne il peccato; perciò nel sangue c’è pure la morte; e la Mia Ira e la Mia Vendetta vennero nel sangue; e così ogni sangue sarà continuamente vendicato con la morte del corpo!
9. Gli animali Io li ho posti nella tua mano, affinché l’anima dell’uomo sia perfetta; ma l’uomo resta nella Mia mano affinché il suo spirito non si rovini. Perciò siate fecondi e moltiplicatevi sulla Terra!
10. Io stringo un patto con voi, e così anche con tutti i vostri discendenti! E per amor vostro Io faccio questo anche con tutti gli animali presso di voi; in tutti gli uccelli, in tutto il bestiame e in tutti gli animali della Terra, e in tutti quegli animali che sono usciti con voi dall’arca si renderà evidente questo patto, affinché la vostra anima sia perfetta, allora Io in futuro non farò più venire sopra la Terra un simile diluvio! Infatti la Terra è ora purificata e la carne peccaminosa è estirpata!
11. Perciò moltiplicatevi nuovamente sopra la Terra; Io dunque ho posto ogni cosa nelle vostre mani affinché la vostra anima resti perfetta, e il vostro spirito non si rovini più nella Mia mano!».
Jakob Lorber – Giuseppe Vesco
GESU' EUCARISTIA l’amico che ti aspetta sempre
PRIMA COMUNIONE
È molto importante prendere sul serio la prima Comunione dei bambini. Bisogna parlare loro molto dell’amico Gesù che sta nel tabernacolo, perché lo amino davvero e non imparino solo alcune nozioni e preghiere a memoria. Bisogna sottolineare l’importanza della purezza dell’anima e sminuire quella del vestito, delle fotografie, dei padrini... Sarebbe bello dare loro un bel certificato della loro prima Comunione, perché lo conservino come ricordo in un luogo visibile della casa. I genitori accompagnino i figli in quel gran giorno e inculchino loro, con il proprio esempio, l’abitudine alla Comunione domenicale. E, naturalmente, non rimandino oltre i dieci anni il giorno della prima Comunione dei loro figli. Per questo è molto importante che i genitori si preoccupino di battezzarli il più presto possibile dopo la loro nascita e non aspettino l’età adulta. Bisogna prepararli bene.
Una volta un bimbo chiese al suo maestro:
- Com’è possibile che un Dio così grande si trovi in un’ostia così piccola?”
- E com’è possibile che un paesaggio così grande, che hai davanti a te, possa essere dentro il tuo occhio così piccolo? Non potrebbe Dio fare qualcosa di simile?
- E come può essere presente allo stesso tempo in tutte le ostie consacrate?
- Pensa ad uno specchio. Se si rompe in mille pezzi, ogni pezzettino riflette l’immagine che prima rifletteva l’intero specchio. Forse si è divisa l’immagine? No, così Dio è tutto intero in ogni luogo e in ogni ostia.
- E com’è possibile che il pane e il vino diventino il corpo e il sangue di Cristo?
- Quando sei nato eri piccolino e il tuo corpo, assimilando gli alimenti che mangiavi, li trasformava nel tuo corpo e nel tuo sangue e così crescevi. E Dio non potrebbe cambiare anche il pane e il vino nel corpo e sangue di Gesù?
- Ma io non capisco il perché di tutto questo.
- Perché tu non capisci di cosa è capace l’amore di un Dio. Tutto è per amore. L’Eucaristia è la prova suprema dell’amore di Gesù. Dopo di essa c’è soltanto il cielo. Per questo i santi davano tanta importanza alla Comunione.
Santa Teresina di Gesù Bambino ci parla nella sua «Storia di un’anima» della sua prima Comunione: «Finalmente arrivò il più bello di tutti i giorni. Quali ineffabili ricordi lasciarono nella mia anima i più piccoli dettagli di questa celestiale giornata... Quanto fu dolce il primo bacio di Gesù all’anima mia. Fu un bacio d’amore, mi sentivo amata e dicevo a mia volta: T’amo, mi consegno a te per sempre. Non ci furono né richieste né lotte né sacrifici. Da molto tempo Gesù e la povera Teresina si erano guardati e si erano capiti. Quel giorno non era più un semplice sguardo bensì una fusione, non erano più due. Teresa era scomparsa come la goccia d’acqua che si perde nel grembo dell’oceano. Rimaneva solo Gesù, Egli era il Signore, il Re». E pianse di gioia. Le sue compagne, dice lei stessa, «non potevano comprendere che venendo nel mio cuore tutta la gioia del cielo, questo cuore esiliato non potesse sopportarla senza versare lacrime».
Anche Lucia di Fatima nelle sue «Memorie» ci parla di quel delizioso giorno della sua prima Comunione: «Nella misura in cui si avvicinava il momento il mio cuore batteva sempre più forte nell’attesa della visita del gran Dio, che stava per scendere dal cielo per unirsi alla mia povera anima; ma dopo che si posò sulle mie labbra l’Ostia divina, sentii una serenità e una pace inalterabili, che mi avvolgevano in un’atmosfera così soprannaturale che la presenza del nostro buon Dio mi diventava molto sensibile, come se lo vedessi o lo sentissi con i miei sensi fisici.
Rivolsi a lui allora le mie suppliche: Signore, fa di me una santa, conserva il mio cuore sempre puro per te solo... mi sentivo trasformata in Dio... mi sentivo così sazia del pane degli angeli che mi fu impossibile poi mangiare qualcos’altro. Persi, da allora, il gusto e l’attrattiva che iniziavo a sentire per le cose del mondo, e mi sentivo bene solo in qualche luogo solitario, dove in solitudine potessi ricordare le gioie della mia Prima Comunione» (2a. Memoria). Ma non solo i santi, ci sono molti bambini puri e innocenti che ricevono Gesù con una fede che farebbe invidia agli stessi angeli. Il venerabile mons. Manuel González racconta nel suo libro “Spezzando il pane” alcuni di questi casi. Come quello di José Maria, un bimbo che non aveva ancora cinque anni, e che vedendo suo fratello fare la prima Comunione sentì un tale desiderio di fare la Comunione che lo chiese al vescovo. Fece la Comunione e passò molto tempo a occhi chiusi, parlando con Gesù. Quando gli chiesero cosa avesse fatto dopo la Comunione, rispose: «Lo ho lasciato andare dentro di me perché Lui sa già camminare da solo». Per la sua testolina infantile Gesù si era appropriato del suo corpo per restarvi sempre, come a casa sua.
Un altro caso, che venne pubblicato ne «Il granello di sabbia» del 5 settembre 1913, è quello di Julita Gabriel Budelo di tre anni; le mancavano tredici giorni per compierne quattro. Quando la sua catechista faceva la Comunione le chiedeva di chinarsi per poterla baciare sul petto. Ed era tanto il suo amore per Gesù che il vescovo non esitò a conferirle la Comunione. E le chiese:
- Vuoi ricevere Gesù?
- Con tutte le mie forze.
- E dove lo conserverai?
- Qui, nel mio cuoricino
Il vescovo scrisse: «Posso assicurarvi che in tutta la mia vita non ho mai dato a nessuno la Comunione con tanta sicurezza del gradimento di Gesù e della buona disposizione di un’anima». Dopo la Comunione ripeteva: «Oh come sono felice».
Gesù non può fare a meno di essere felice con la fede e l’amore dei bambini innocenti le cui anime sono piccoli cieli per lui. Educhiamo i bambini nella fede e nell’amore per il Bambino Gesù nel tabernacolo, perché lo amino e lo visitino come quei bambini di Huelva che, quando Mons. González chiese loro perché entrassero e uscissero tanto dalla chiesa, gli risposero: «Stiamo facendo molte visite a Gesù perché gli durino tutta la notte e non resti solo soletto».
Oppure come quella bambina nordamericana di cui ci parlava padre Roberto de Grandis. Suo padre è cattolico e sua madre è greca ortodossa. La bimba di tre anni chiese loro un giorno di portarla in chiesa, dove non andavano mai perché non erano praticanti. Quando la bambina entrò, andò di corsa verso il tabernacolo, e avvicinandosi cominciò a dire: «Gesù, sono qui, esci e gioca con me, sono Ann Mary, vieni». Quale semplicità, fede e fiducia! Certamente i bambini sono i prediletti di Gesù, e Lui ci dice: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché di loro è il regno dei cieli» (Mc 10, 14).
Nell’importantissimo giorno della loro Prima Comunione, Gesù prende molto sul serio le loro richieste. Possono chiedergli come Lucia di Fatima: «Conserva puro il mio cuore solo per te», ma, soprattutto, chiedergli di non offenderlo mai con un peccato mortale. E, ovviamente, intercedere per i loro genitori, fratelli, parenti... E, se ne sentono il desiderio, chiedergli anche la grazia di una vocazione sacerdotale o religiosa.
Una religiosa contemplativa mi diceva: «Non ho ancora dimenticato quel bacio che Gesù mi diede al momento della mia prima Comunione. Fu una freccia o un dardo di amore che mi trafisse il cuore. Qualche cosa di indimenticabile che non posso spiegare. Era come un fuoco di amore che sentivo e che mi unì a lui per sempre. Mi innamorai del tabernacolo e, per questo, quando mi chiese in una specie di “visione”: Sei disposta a rinchiuderti e a sacrificarti per salvare tante anime che si dannano? Io risposi di sì con tutto l’amore del mio cuore».
O Gesù mio, Re del mio cuore, sei venuto a me in questo giorno, ti chiedo la grazia della mia vocazione.
Fa’ di me un santo sacerdote (religiosa).
Grazie per i miei genitori, per i miei fratelli...
e, perché in ogni Comunione posso renderti un GRAZIE degno del tuo amore.
Che grande dono è la Comunione! Cristo
nel più intimo del mio essere dà vita alla mia vita.
Che meraviglia, Dio in me! Il nulla posseduto dal TUTTO! Che mistero radioso di luce, di vita, di amore!
Oh sacro banchetto! Mio Signore e mio Dio!
Mio amico per sempre!
Angel Peña
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