Maria e la Iconoclastia
Nel 715, dopo le varie vicende belliche nell'impero d'Oriente contro Giudei, Musulmani ed
altri ribelli, Leone III l'Isaurico, riuscì trionfatore, e fu acclamato Imperatore di Costantinopoli.
Sedeva allora sulla Cattedra di S. Pietro Gregorio II. Leone Isaurico si affrettò a scrivere al
Papa professandosi perfetto ortodosso, tanto che Gregorio stesso si adoperò molto perché i
Romani lo riconoscessero Imperatore,
Dato il valore militare, di cui aveva dato evidente prova, e la pace che aveva procurato
nell'impero, si era reso caro a tutto il popolo. Un solo difetto aveva manifestato sino dagli inizi
del suo regno: un carattere piuttosto violento, tanto da costringere con la forza i Giudei e i
Manichei ad abbracciare il cristianesimo. Ma i Giudei, sorretti dai Musulmani, per vendetta
delle vittorie riportate da Leone, esigevano che prima obbligasse i cristiani a togliere le
Immagini sacre da tutti i luoghi di pubblico culto. Così ebbe principio l'eresia degli iconoclasti:
parola greca che significa spezzatori di immagini. E Leone Isaurico aderì alla proposta
giudaica.
Come spiegare questo mutamento nell'Imperatore?
Leone Isaurico, in gioventù, per il mestiere di mercante che esercitava, aveva avuto molto a
che fare con i Giudei, per aiuti materiali che da essi riceveva. Fatto Imperatore ed impegnato
in guerre contro i Saraceni, ebbe bisogno di denaro. I Giudei furono pronti a darglielo, a patto
però che perseguitasse il culto cristiano delle Immagini. (Mauri. Stor. Eccl. P. 1. p. 297).
Occorreva almeno un pretesto per giustificare in qualche modo la lotta contro le Sacre
Immagini. Fu trovato in quel passo della Sacra Scrittura che dice: «Non ti farai scultura, né
immagine alcuna di ciò che è in cielo e in terra». (Esodo, 20. 4.). E nel decimo anno del suo
regno, Leone Isaurico osò adunare il popolo nella Piazza principale di Costantinopoli per dirgli
apertamente che costruire immagini e venerarle era una idolatria, era un tornare al
paganesimo.
A queste parole il popolo fremette di sdegno, e dignitosamente tacque. Ma non tacque il
nonagenario S. Germano Patriarca di Costantinopoli, il quale così scrisse all'Imperatore:
«Poiché il Figlio di Dio si è degnato di farsi uomo per la nostra salute, noi facciamo
l'Immagine della sua Umanità per fortificare la nostra fede: con ciò noi abbiamo un maggior
vantaggio per confondere i settari, che hanno insegnato una Incarnazione del Verbo
puramente fantastica. Ed è appunto per questo, per rammentare con una fede sempre più
viva sui grandi misteri che noi veneriamo l'Immagine di Gesù Cristo.
«Neppure disdegnamo la figura della sua Santa Madre, per ricordarci che essendo una
donna della nostra stessa natura, concepì e partorì l'Onnipotente. Così si dica delle figure dei
Martiri, degli Apostoli, Profeti e di tutti i Servi di Dio che sono giunti a partecipare della eterna
amicizia; e noi, con le loro Immagini, richiamiamo alla memoria le loro virtù e ci serbiamo
portati ad implorare la loro protezione », (Henrion. Stor. Eccl. V. II.).
Anche il pontefice Gregorio II scrisse energicamente due lettere all'Imperatore deplorando il
movimento iconoclasta, ed esortandolo a desistere, ma inutilmente!...
A Gregorio II successe poi Gregorio III, il quale, in un Sinodo tenuto a Roma nell'anno 731, lo
colpì di scomunica. Ma Leone Isaurico fece il sordo ad ogni ammonimento, e perseverò nella
sua malvagità sino alla morte, che avvenne il 18 Giugno 741.
A Leone Isaurico successe il figlio Costantino Copronimo nell'anno 744. Questi fu molto più
crudele del padre. Ma di lui parleremo più a lungo nel capitolo seguente. Per il momento limitiamoci a ricordare le barbarie commesse dagli iconoclasti, distruggendo innumerevoli
opere d'arte e torturando un gran numero di seguaci della dottrina e insegnamenti della
Chiesa Cattolica.
Fra i tanti fatti registrati nella storia, ne scegliamo uno, che ci sembra di non poter passare
sotto silenzio.
Costantino Magno aveva fatto dipingere nel vestibolo del suo palazzo un'Immagine di Gesù in
Croce, in memoria del segno miracoloso che gli apparve in cielo nella battaglia contro
Massenzio.
Questa immagine era tenuta in grande venerazione dal popolo. Ma l'Imperatore Leone
Isaurico diede ordine al suo scudiere, Giovino, di spezzare quella Immagine.
Mentre lo scudiere saliva la scala e vibrò i primi colpi sul volto della Sacra Immagine, alcune
donne presenti, nell'eccesso della loro indignazione, tirarono la scala al piede: Giovino cadde
e rimase morto. Quelle donne furono condannate a morte; ma la Chiesa Greca le venera
come martiri della fede cattolica. (Henrion. St. Univ. 5. 3).
Un particolare accanimento però si mostrava contro le Immagini di Maria SS. ma, siccome
quella che in Costantinopoli fruiva di una maggiore venerazione, perché il popolo si
protestava di avere avuto, per intercessione della SS. ma Vergine, protezione e innumerevoli
grazie.
La Chiesa Cattolica, sin dal suo inizio, mai ha chiesto l'adorazione alla Vergine Madre di Dio.
La Chiesa ha sempre insegnato una ben chiara distinzione nell'esercizio del culto. Il culto di
«latria» dovuto a Dio solo quale creatore di tutte le cose, e al suo Divin Figliuolo Gesù. Il culto
di «Dulia», prestato ai Santi e alle loro reliquie. Il culto di «Iperdulia», inferiore al culto di Latria
e superiore a quello di Dulia, e si attribuisce alla SS. ma Vergine. Questo culto particolare
prestato alla Vergine fu proprio quello che scatenò le furie dell'inferno, il più combattuto allo
scopo, se fosse stato possibile, di schiantare dalla faccia della terra ogni venerazione alla
gran Madre di Dio.
Ma l'odio degli iconoclasti non ammetteva ragioni: voleva l'abolizione di tutte le Immagini
Sacre, e specialmente quelle che raffiguravano la Vergine Santa.
Ma quale ne fu il risultato? La lotta contro le Sacre Immagini provocò una reazione di fede e
di santità, che accrebbe il culto alla gran Madre di Dio. Si potrebbe dire che la venerazione e
l'amore a Maria SS. ma si raddoppiarono in ragione della profanazione e sacrilegi; ed i fedeli,
anziché distruggere le devote Immagini della Madonna, le nascondevano nella certezza di poi
esporle alla luce del sole, per la pubblica venerazione. E così avvenne.
Condannata l'eresia (788), ogni casa divenne tempio e altare di Maria. In ogni crocicchio di
città, sulle facciate delle case, sugli alberi delle foreste, nelle piazze l'Immagine di Maria SS.
ma si vedeva ovunque, ed ovunque Essa riceveva gli omaggi della pietà cristiana e gli
attestati della filiale devozione.
Pareva proprio di vedere la Beatissima Vergine, quale esercito schierato a battaglia, mettere
in fuga e disperdere il nemico.
Così la Madre di Dio confondeva l'iconomachia, e confermava l'antica lode: «Gaude, Maria
Virgo, cunctas haereses sola interemisti i nuniverso mundo».
Anche il rinvenimento di antichissime Immagini della Madonna, trafugate o nascoste da quei
cristiani in luoghi dove poi vennero dimenticate, poté dirsi un trionfo di Maria SS. ma; poiché
Iddio vendicò l'oltraggio recato alle Immagini della sua SS. ma Madre, permettendo che
proprio quelle fossero in modo particolare rimesse in venerazione e ridestassero quella fede
che opera miracoli.
Furono proprio quelle Immagini che, trasportate poi in Occidente, diedero motivo alla
erezione di insigni Santuari consacrati alla Vergine Santa, e dai quali Essa effondeva, come effonde tuttora, i tesori delle sue grazie e la sua Materna misericordia.
Così si accrebbe sempre più il culto alla gran Madre di Dio, e con esso, l'amore al suo Divin
Figliuolo Gesù e l'attaccamento alla Santa Chiesa.
Si può quindi concludere con le parole di S. Grignon di Monfort: «Per la SS. ma Vergine,
Gesù Cristo è venuto al mondo, e per Lei vi deve regnare. La salute del mondo ebbe principio
da Maria, e deve essere consumata mediante Maria... Per questo Iddio volle che la sua SS.
ma Madre fosse più amata e più onorata che mai...». (Trat. de vera dev. a Maria).
P. AMADIO M. TINTI DEI SERVI DI MARIA