venerdì 19 dicembre 2025

LA VITA QUOTIDIANA DI UNA LUNGA ESISTENZA

 


Dal 1889 al 1941 Marie-Julie conobbe una vita relativamente nascosta e pacifica: vita di preghiera e di sofferenza, con qualche visita di amici, ed assai amareggiata da lutti inevitabili. 

Se il mondo la conosce meglio completamente dimenticata – vi sono alcuni amici e parenti che si cambiano con il tempo… Continuano ad andare a visitarla per edificarsi e chiedere consigli, così scrivono il contenuto delle sue estasi. 

Ma il tempo delle grandi rivelazioni è praticamente terminato. Ciò che dicono i fratelli Charbonnier e gli scrittori del tempo eroico, sembra dimenticato, nascosto da qualche parte o può darsi distrutto… Ma Dio veglia misteriosamente su ciò che deve essere rivelato, un giorno! 

Verso il 1892 il papà di Marie-Julie – terminato il suo compito che era di ridare i Sacramenti a sua figlia – si spense dolcemente come S. Giuseppe… Nell’ombra e nel silenzio. 

Ecco la descrizione, un po’ di tempo dopo la morte di suo padre. 

 

L’atmosfera della CASA di Fraudais. 

“L’atmosfera è carica di umidità, la luce penetra dalla porta aperta della povera dimora di famiglia… che fa cerchio attorno al fuoco della cucina… Unico spazio per 4 persone. La mamma è qui, con le mani attive… Fila… Il papà è piegato in due, i piedi appoggiati alla pietra del focolare: sembra che porti sulle sue spalle il peso degli anni e del duro lavoro. 

Egli riflette – segue il silenzio… Il contadino è poco comunicativo… Sulla sua testa un berretto bianco… Sembra un veterano del Grande Esercito. 

Suo figlio Charles è qui. Rimasto infermo, non si sposerà. 

“Davanti alla porta d’entrata c’è il letto dove dorme Angela, la sorella di Marie-Julie. E’ colpita da un male che la porterà lentamente alla morte.” 

Marie-Julie non scende mai dal letto – nella cameretta preparata per lei, molto vicina ‘la sua cella’ separata dalla grande stanza da una porta a vetri. 

Sua sorella più giovane Jeanne è sposata e mamma di una femminuccia e di un maschietto. Abita vicino a casa – ora demolita. 

Suo figlio e suo genero moriranno nella Grande Guerra del 1914. 

Angela, la confidente di Marie-Julie, morirà a 40 anni, nel 1900, dopo aver sofferto per lungo tempo – atrocemente ma con la più completa rassegnazione – di un tumore che ‘gonfiava il suo petto’. 

“La mia piccola sorella Angela, diceva un giorno Marie-Julie ad alcuni visitatori. E’ ammalata da 14 anni ma è molto paziente.” 

Il 9 febbraio 1940 Marie-Julie riceve dal cielo un grande annuncio “Ricordati che conservo intatto il corpo di tua sorella in terra.” 

Rimane la vecchia mamma. Maria Rosa Boya, la donna forte, la contadina robusta che è riuscita, meglio degli altri, a dare ai suoi figli un profondo spirito di FEDE. 

Vivrà fino all’età di 79 anni e 5 mesi. Negli ultimi tempi molto anziana non lascerà mai la sua poltrona di paglia; seduta vicino al fuoco sia dentro che fuori la porta, secondo la stagione…. 

Lasciava entrare i visitatori, che dolcemente e senza pubblicità ritrovano il sentiero verso la Fraudais, venendo spesso da lontano. 

Mamma Jahenny morirà nel gennaio del 1908. 

Nel giugno del 1914 Marie-Julie riceve una rivelazione che annuncia l’inizio della Grande Guerra… Rimane triste, d’una tale tristezza che è notata anche dal curato P. Lequeux… Ne domanda la causa. Marie-Julie RIVELA il pericolo imminente che colpirà la cristianità. 

Alla fine del racconto il curato di Blain, sconvolto, si mette in ginocchio vicino alla donna in lacrime, ed insieme pregano per ottenere una attenuazione alla prova. 

Qualche settimana dopo l’armistizio dell’11 novembre 1918, il Signore dice a Marie-Julie: 

“Se il mio popolo non torna e non mi riconosce come Sovrano e Signore, riaccenderò allora la mia giustizia, ci saranno alcune conversioni ma non di quelli che per primi dovrebbero confessare le loro infedeltà ed il loro disprezzo nei confronti della mia PERSONA DIVINA… Se il mio popolo non mi riconosce, colpirò ancora… Non posso accontentarmi di così poche azioni di grazie. 

Nel 1922 Marie-Julie perde suo fratello Carlo, che muore a causa di una congestione polmonare, dopo sette o otto giorni di malattia. 

Comincia a camminare penosamente in casa… Curò suo fratello. Cosa fare per lui? Questa morte le causò un grande dolore. 

Rimane sola con la sua domestica. L’ultima persona che per amore la serviva. Ha una sola mucca che deciderà poi di vendere. 

E’ la signora Petit, il cui figlio viveva a Parigi e verrà a trascorrere le vacanze a Fraudais…  

Il 26 febbraio, mercoledì delle ceneri, Marie-Julie… si sentì mancare. Il dottore dice che si tratta di influenza. Ma il 2 marzo si alza per molte ore e partecipa alla recita del S. Rosario e delle CINQUE PIAGHE… ma il giorno dopo chiede di isolarsi verso mezzogiorno. Cade in una sonnolenza intercalata da qualche parola. Mormora: “Voi andate avanti come potete”. 

La signorina Nodè le dice: “Non dimenticate, Marie-Julie che voi siete stata un mezzo tra Cielo e Terra: tra Dio e le anime.” 

L’ammalata tace, poi in un soffio: “Sì! Sì, un mezzo di unione che non si cancellerà mai!” 

E poco dopo queste parole, aggiunge: “Da lassù vi manderò belle croci d’oro!” 

Quando verso le 8 Don Morice, che era in ritardo, arriva per darle il sacramento dei malati, Marie-Julie non parla più. La testa leggermente inclinata non si muoveva più. 

Il 4 marzo 1941 verso le 10 e 25, qualche sospiro, piccoli movimenti delle labbra… Se ne è andata! 

Quando le indossarono l’abito di S. Francesco, si notò che aveva il piede sinistro sul destro come Cristo sulla Croce. 

Rimarrà più di 4 giorni esposta sul letto funebre. Si dice che il cadavere per ben 75 ore rimase caldo e conservasse la sua abituale mobilità fino alla sepoltura. 

Si portò la sua bara nella chiesa di Blain per 14 ore sabato 9 marzo con un tempo di pioggia e tempesta. 

Le circostanze dell’occupazione e le condizioni del tempo impedirono alla folla di andare a salutarla… Ma c’erano gli amici fedeli… Per lei niente Santa Messa, fu una sepoltura rapida, COME PER IL SUO CELESTE SPOSO… il Venerdì Santo. 

Il 17 marzo, durante la sua definitiva sepoltura nella tomba attuale… vi furono deposti cinque fiori di camelia, simbolo delle cinque piaghe. 

Marie-Julie Jahenny. 


(Rinnoverei tutte le cose a partire da qui, con questa mia figlia)

 


Messaggio ricevuto l'8 dicembre 2025


Mia cara figlia, scrivi: Io sono il tuo Dio, il tuo Salvatore. Sono venuto con il Mio Amore per darti un altro messaggio che viene dal Mio Sacro Cuore al tuo. Voglio che tu scriva tutto ciò che sono venuto a dire per la Gloria e l'Onore di Dio. Ciò che sono venuto a darti ha tutto al suo posto, perché il tempo stabilito è vicino. Voglio che tu dia tutto a Mio figlio [l'amico di Maria in Turchia], perché deve ascoltare attentamente tutto ciò che sono venuto a dare qui. Egli è il Mio prescelto, e nessuno può cambiare questo titolo o questa chiamata che ho fatto con lui, e voglio che tutti lo accettino come Mio figlio prescelto di questi tempi finali insieme a te, figlia Mia.

Ogni cosa al suo posto, ma voglio che sappiate che lui è un figlio speciale per le cose della Mia Chiesa, dove molti non sanno perché. Ho già detto che lui è Mio figlio affinché possa far crescere tutto, perché l'ho scelto nel grembo di sua madre, e non c'è nulla di sbagliato, ma accettate ciò che dico, perché Io Sono. Nulla di ciò che sono venuto qui a dare a questa figlia proviene dal Mio nemico. Quando verrà il momento, vedrete cosa farò con questi miei figli eletti, perché nulla è impossibile per me, che do tutto per amore. Voglio che vediate che tutto viene da me, che faccio tutto per amore, e renderò nuove tutte le cose a partire da qui con questa mia figlia, che darà tutto ciò che le mando per la mia Chiesa Rimanente.

Tutto deve essere fatto, e loro non avranno nulla da dire sul fatto che sia giusto o meno, perché la Mia Chiesa è una sola, e non ce ne saranno altre. Non voglio progetti per nulla di ciò che sono venuto a dare qui, perché è stato attraverso la Mia Cena e la Mia morte che ho sofferto, nulla è venuto dai Miei Sacerdoti, perché vogliono sempre apportare cambiamenti e così poi tutto va storto. Tutto ciò che sono venuto a dare uscirà da qui, loro non avranno nulla da fare, perché la Mia firma sarà apposta qui sul Mio documento, così che loro non dovranno fare nulla. Ho dato tutto qui a questi figli: il Mio Cireneo e la Mia figlia Maria de Jesus, qui loro non avranno nulla da fare o da cambiare con ciò che sono venuto a dare.

Ho dato tutto qui affinché non possiate scambiare nulla, nemmeno la Mia Eucaristia, affinché tutti vedano il segno della Mia presenza qui. Voglio che vediate tutto ciò che darò solo per Amore, con questa figlia Maria de Jesus e Halil Ibraim.

Io Sono Colui che Sono, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.


Il problema del male

 


ASIRIO-BÀBILONIA


La dose del bene e del male nella storia varia con le ci­vilizzazioni, e anche il sentimento che se ne ha.

Ciò che si chiama civiltà è l'insieme di uomini riuniti in città in condizioni di vita che permettono lo sviluppo delle conoscenze, delle produzioni utili e delle arti.

Ci sono note due grandi civiltà primitive, abbastanza difficili da collocare nel tempo l'una rispetto all'altra. Entrambe risalgono a circa 4000 anni prima di Cristo. Una, prospera, sulle rive del Nilo; l'altra occupa la Mesopotamia, raggruppando i sumeri, un popolo piuttosto enigmatico, ma già civilizzato, nelle regioni fertili e vaste che bagnano il Tigri e l'Eufrate, gemelli che equivalgono al "grande fiume d'Egitto".

Parleremo prima di quest'ultimo paese, la cui civiltà ci interessa tanto più quanto è imparentata con quella da cui proveniamo come cristiani. L'antica Caldea è un territorio comune all'ebraismo primitivo e alle popolazioni di Babilonia, Ninive e Assur. Il primo re conosciuto della storia assiro-babilonese, il re Sargon, di origine semitica, aveva sotto il suo scettro la città di Abramo, Ur, che presto sarebbe diventata il centro della nuova civiltà, così sviluppata in seguito.

Nonostante la sua remota antichità, questa fase della vita umana ci è molto nota, grazie a circa ventimila tavolette incise che raccontano i fatti più antichi e le più antiche usanze del paese relative alla vita civile e religiosa. Il re Assurbanipal, intorno al 650 anni prima di Cristo, fu colui che prese l'iniziativa di costituire questa preziosa biblioteca. Esiste, inoltre, il celebre testo, tradotto dal nostro compagno e amico Padre Vicent Scheil, e conservato al Louvre con il nome di Codice di Hammurabi. Per noi, si tratta di qualcosa di più di un codice. Sotto forma di precetti, ci informa su tutta la vita assiro-babilonica e, particolarità capitale per noi, in relazione al bene e al male.

Sin dal suo primo periodo storico, Babilonia si lascia intravedere come una civiltà già avanzata. La famiglia ha basi solide e usanze piuttosto pure. L'organizzazione dello Stato comprende servizi molto definiti che si mantengono insieme per legami di un carattere sia civile che religioso. Si è riflettuto sulla vita e sulla morte, e nonostante il carattere superstizioso delle credenze, si hanno del bene e del male, per lo meno considerati in sé stessi, idee piuttosto corrette. L'errore si trova nel lato delle cause.

Tutti i mali dell'esistenza si trovano personificati, e si cerca di esorcizzarli mediante incantesimi appropriati secondo la loro specie. La febbre, il mal di testa, la gastralgia, il reumatismo, sono entità reali, quasi viventi, a cui si esorta a allontanarsi o a cui si obbliga mediante operazioni magiche. Allo stesso modo si combatte la cattiva sorte, e i fantasmi, che sono scomparsi e di cui si teme sempre perché sono tristi. Contro la malizia dei maghi, c'è ciò che si chiama combustione, perché nel corso della cerimonia il simulacro del mago viene gettato nel fuoco.

La morte è temuta dai vivi per il suo morso e le sue conseguenze. I defunti costituiscono una città senza gioia, nel paese delle ombre, la grande terra, la terra senza ritorno nella parte inferiore del globo. E questo a condizione di essere stati sepolti, senza di che vagano erranti e non trovano riposo. Il morto desidera anche cibo. Se si trascura questo aspetto, si vendica con apparizioni terrificanti, e a volte con vere possessioni.

Tra tali abbandonati è dove si reclutano quelli che si chiamano Malvagi, cioè i geni malvagi. Di essi si contano sette grandi categorie, ognuna divisa in due gruppi che occupano il cielo e la terra. Distribuiscono malattie e piaghe. Vengono paragonati all'uragano scatenato e viene attribuito, in blocco, l'origine del male sulla terra e nel cielo stesso dove causano le eclissi.

Tuttavia, questi geni non sono dei, e non sono quindi da cui dipendono in primo luogo i beni e i mali. Gli dei sono i Baal. Il mondo infernale ha il suo baal, il suo signore, che è il dio Nergal. Il cielo possiede anche il suo baal, il dio Anu, e la terra e gli aerei hanno per sovrano il dio Bel, baal per eccellenza a causa della sua prossimità con gli uomini. È il dio dei mortali, mentre Nergal è quello dei morti, e Anu quello degli immortali.

Ci sono dei ambigui nella loro natura, capricciosi di carattere, che tanto presto versano benefici quanto servizi. Così Adra, il dio delle tempeste devastanti, ma anche del vento buono e delle piogge fecondanti. Sono uniti a questi dei dai legami del terrore e da quelli del riconoscimento.

Attraverso la magia si cerca di disfare i cattivi disegni degli dei inferiori, mentre la preghiera e la lode sono rivolte agli dei buoni con una fiducia filiale. Si crede nella misericordia del cielo, il che non esclude il timore riverenziale, ma il costante spavento che provano alcuni popoli nei confronti della Divinità. Qui, come tra gli ebrei, temere è adorare e mostrarsi fedeli.

C'è un destino che si attribuisce a ciascuna persona. Sono gli dei a fissarlo, sia per un anno, sia per l'intera vita. Questo si decide in consiglio di dei o per il ministero speciale di Anu, di Bel, di Éa, di Marduk. La sorte di ciascuno è scritta da Nabù, il dio della scrittura, sulle "tavole del destino" che pendono dal collo di Marduk e mediante le preghiere e i sacrifici si può ottenere la modifica di questi decreti. L'idea della provvidenza è profondamente ancorata nell'anima babilonese. Il popolo in collettività, i gruppi, gli individui, si sentono sotto una paternità e con essa rivendicano la protezione contro i mali della vita.

Ognuno possiede il proprio dio particolare e invoca il suo patronato. Come l'Angelo Custode cristiano, questo dio funge da intermediario tra il fedele di Babilonia e gli altri dei; guida il suo pupillo nella vita e si occupa, se è fedele, di preservarlo da tutti i mali. L'unione tra loro è così intima che i loro nomi divengono amalgamati. Illí-Duri, nome proprio, significa: Il mio Dio è la mia forza; Illi-Gimbanni: Mio Dio, concedimi la grazia.

In caso di prevaricazione, il dio protettore si ritira e l'uomo diventa preda degli spiriti del male, che "cadono su di lui e lo coprono come un vestito" (settima tavoletta Sürpu). Viene quindi abbandonato alla malattia o ai rovesci, dai quali non potrà liberarsi se non attraverso la preghiera e i sacrifici. E così tornerà il suo dio.

A tal fine, i sacerdoti hanno composto veri e propri "salmi di penitenza", come nel giudaismo. Qui si menzionano i peccati nascosti, come si vede nel Miserere. Infatti, si intende che la confessione è una condizione necessaria per il perdono. Quando un uomo viene a consultare il sacerdote per sapere cosa possa aver attirato su di lui le calamità di cui si lamenta e da cui chiede al cielo la liberazione, il sacerdote procede a un interrogatorio che dimostra come si comprenda in Babilonia la condotta morale.

Si indagano immediatamente le mancanze in relazione agli dei, cioè: il disprezzo o la negligenza nel loro culto, che a vista di tutti, è il primo dovere umano. Dopo di che interroga il paziente su quanto segue: Ha separato il figlio dal padre?—Ha separato il padre dal figlio?—Ha separato la figlia dalla madre?—Ha separato la madre dalla figlia?—Ha separato la nuora dalla suocera?—Ha separato la suocera dalla nuora?—Ha separato il fratello dal suo fratello?—Ha separato l'amico dal suo amico?—Ha separato il compagno dal suo compagno?

E per i peccati di omissione: Ha smesso di liberare il prigioniero, di sciogliere le catene del prigioniero?—Ha detto del prigioniero: Che lo arrestino! Del prigioniero incatenato: Che lo incatenino!—È esistita da parte sua offesa verso il nonno, odio contro il fratello maggiore?—Ha acconsentito in una cosa piccola e non in quella grande?—Ha detto sì invece di no?—Ha detto cose che non sono chiare?—Ha proferito parole di tumulto, frasi oltraggiose?—Ha usato una bilancia falsa?—Ha preso denaro non legittimo e rifiutato denaro legittimo?—Ha oltrepassato il limite giusto?—Ha posto un limite falso?—È penetrato nella casa del suo prossimo?—Si è appropriato della donna del suo prossimo?—Ha versato il sangue del suo prossimo?—Non ha alleviato l'uomo libero nella sua angoscia?—Ha scacciato l'uomo buono lontano dalla sua famiglia?—Ha disperso una famiglia riunita?—Si è rivoltato contro un'autorità?—La sua bocca era giusta, ma il suo cuore falso?—Diceva la sua bocca questo e il suo cuore quest'altro?—È andato a rimorchio del male?—Ha varcato le frontiere della giustizia?—Ha fatto ciò che non era buono?

Ecco, di certo, una morale elevata, e che suppone una vera civiltà. Il male è perseguito in tutti i suoi domini. Il P. Lagrange, commentando questi testi, si trova autorizzato a dire: "Questo diritto si presenta a noi come un vigoroso sforzo della ragione per realizzare la giustizia. Si anticipa di molto tale diritto ristretto, sacerdotale e formalista di Roma, che non raggiungerà tale altezza di umanità se non sotto gli Antonini."

In Assiria-Babilonia, come in ogni parte, nonostante affermazioni tendenziose e fragili, la vita morale è intimamente legata alla vita religiosa. Il male morale, così come viene concepito, appare in contraddizione con la volontà dell'alto e richiede sanzioni da parte delle potenze sovrane. La stessa legge proviene dagli dèi tramite il re. Allo stesso modo, il re ha il compito di "creare il diritto nel paese, annientare il malvagio e il perverso, impedire che il forte opprima il debole". Ma quando il giudice umano è impotente a scoprire l'ingiustizia, sono gli dèi che, attraverso vari mezzi, giudicano in ultima istanza. Sono loro a punire i bugiardi, i falsi testimoni, i perjuri che non sempre possono essere ingannati.

Ecco cosa dice un sacerdote presentando il suo penitente alla divinità: "Malattia, languore, debolezza, sofferenza, si sono abbattuti su di lui. Lamentela e sospiro, oppressione, angoscia, terrore, tremore hanno perseguitato e straziato i suoi desideri. 'Io sono peccatore, ed è per questo che sono malato', è ciò che ha gemito davanti a te". 

In effetti, in questa vita è dove si punisce il male morale. Dopo la morte, la sventura deriva dal fatto che non c'è nessuno a sostenere una pallida esistenza. Si crede, è vero, in una certa vita dopo la morte, ma che dipende molto poco dalla moralità; differisce a seconda che si sia occupati o meno della sepoltura. Questo punto è di grande importanza, perciò ha un grande peso tra i vivi, sia per favorire che per punire. Nei cieli non abitano altro che gli dèi, neppure gli uomini che sfuggono alla morte, come l'eroe del diluvio e sua moglie, che si trovarono trasportati su un'isola lontana, "alla foce dei fiumi". Nessuna sanzione postuma, neppure. Nulla si ode del regno dei morti. "Quando gli dèi crearono l'umanità", dice la ninfa Samitu a Gilgamesh, l'eroe sumero, "stabilirono la morte per quell'umanità e tennero la vita tra le loro mani". 

C'è una pianta della vita che rende immortali; ma è inaccessibile, e se Gilgamesh è riuscito a impadronirsene dopo un lungo e penoso viaggio, gli è stata strappata da un serpente. Si chiede, dunque, agli dèi di essere saziati con giorni e vederli pieni della prosperità della terra: tale è la sanzione del bene. Quella del male sarà una morte prematura o una serie di calamità in proporzione all'offesa. 

Il legislatore invoca gli dèi affinché facciano "scorrere come l'acqua la vita di colui che infrange o modifica indebitamente le leggi" (Codice di Hammurabi, verso XXVI). Si arriva a chiedere che a tale scopo i destini siano cambiati e che il colpevole muoia "in un giorno che non sia quello del suo destino" (Prisma IV, 79). 

Durante la sua vita, il colpevole non sfuggirà alla punizione che merita. La società nel suo complesso avrà ugualmente ciò che le spetta. Quando si onorano gli dèi e regna la giustizia, "due vecchi danzano, i giovani cantano, le donne e le fanciulle si danno in matrimonio, le vedove tornano a risposarsi, si consumano i matrimoni, si generano bambini e bambine e nascono ragazzi. A coloro che hanno peccato e attendono la morte giunge una vita nuova. La fame si soddisfa, il magro ingrassa, gli orti si coprono di frutti, ecc." (Lettera di Adad-schum-utsur a Assurbanipal). E la condotta contraria produce, come è naturale, effetti contrari. 

Per quanto riguarda le sanzioni legali per crimini particolarmente antisociali, sono severe. Gli adulteri colti in flagrante delitto sono gettati in acqua, a meno che il marito perdoni. L'incesto del padre con la figlia comporta l'espulsione dal paese, e se si tratta di una madre con il suo figlio, entrambi i colpevoli vengono bruciati. In generale, la proporzione tra i reati e le pene appare osservata con un grande senso di giustizia. 

Al di fuori delle sanzioni previste e giustificate, il re è considerato benevolo. Quando il male assume un carattere arbitrario e si crede sovrumano, è opera di geni privati e superiori ai mortali, ma inferiori agli dèi, come quelli che menzionavamo poco fa. 

C'è, tuttavia, in Babilonia come in Giudea, una maledizione temibile. Ai tempi del re Xisouthros, che regnò 64.806 anni, secondo le cronache primitive, gli dèi fecero perire l'umanità per un diluvio in punizione dei suoi crimini. Ma questo cataclismo non può essere attribuito a una malanimo del cielo: è una sanzione morale che implica una nascosta intenzione di indulgenza e di rinnovamento.

Inoltre, non temiamo di dire che, in un simile fatto, ci sia stata qualche distrazione attribuibile non alla Divinità suprema, ma a Eulil, consigliere degli dei. Ishtar, irritata contro di lui per tale fatto, vuole impedirgli di prendere parte al sacrificio di Uta Napishtin, il Noè babilonese. «Che gli dei accorrano all'offerta—dice lei—; ma che Eulil non venga all'offerta» poiché non ha riflettuto: ha prodotto il diluvio e ha fatto soffrire la mia gente per la distruzione.» «È forse che ha creato le genti affinché, come i pesciolini, riempiano il mare?» Éa, da parte sua, si confronta con l'autore della calamità in questi termini: «Oh, tu, il prudente tra gli dei, l'eroe, come non hai riflettuto e hai causato il diluvio?»

In questa religione, che glorifica in modo molto speciale le forze del bene, si lascia spazio per i disordini della sensualità e i capricci più crudeli. L'impura Ishtar, personificazione del pianeta Venere, nonostante sia chiamata la Benevola, è meno lubrica e temibile. È influenzata dai due sessi; maschio, come divinità del mattino, femmina, come dea della notte. Presiede sia alla guerra che alla voluttà. È sorella di Shamasch, dio della luce, e di Ereshkigal, dio dei luoghi infernali. Ha innumerevoli amanti e trascina gli uomini con le sue seduzioni. Perciò, è una dea esigente: reclama le primizie della verginità; organizza la prostituzione, distribuendo i suoi fedeli in tre categorie per le quali ha conservato l'uomo e lo ha consegnato nelle sue mani. 

Esiste lì una specie di manicheismo latente: forze del bene e forze del male si combattono, come in quasi tutti i popoli antichi. Determinate divinità puniscono eccessi che altre favoriscono: Marduk è il dio dell'ordine; a lui si attribuisce anche la creazione, per eccellenza: quella dell'umanità. È il vincitore del Caos. Ma di fronte a lui si trova Tiamat, dio della confusione e del male. È che in questi regimi dove la religione è tutto, la vita vuole avere la sua rappresentazione celeste per intero. L'unificazione nel bene è un progresso riservato al futuro. 

La vittoria sul male, sia nella vita privata che in quella pubblica, è attribuita agli dei tramite il clero e i riti, contenendo questi una forte dose di magia. La prima classe nel clero è quella dei coniugatori che scacciano gli spiriti perversi e rendono propizi gli dei. Tra di loro, il Kalú ha come missione di calmare mediante i canti gli dei irritati. Un altro si occupa dei malati e dei peccatori, ed è credenza che se tutti i riti vengono realizzati con un cuore fedele, «il male non si avvicinerà». Inoltre, nella fondazione del tempio, e questa volta a beneficio degli adoratori, si introduce un simbolo profilattico la cui azione sarà permanente anche se ignorata. 

Secondo le idee babiloniche, l'umanità possiede una missione sulla terra: mantenere il culto degli dei e procurare la realizzazione delle loro volontà. In caso di fedeltà a questo programma, si devono aspettare tutti i beni. Se si manca a essi, possono seguire grandi calamità, come testimonia il diluvio «che cambia tutto in fango», o anche le epidemie, la siccità, la fame, ecc. 

Si offrono, naturalmente, sacrifici nei templi con vista alla prosperità pubblica, in pace e in guerra. Ce ne sono di speciali a beneficio dei capi. Esistono anche per i privati, con vista al loro conforto o alla purificazione della loro coscienza. L'animale sacrificato è, allora, il sostituto del paziente, e si chiede agli dei, o agli spiriti, che «carne per carne» sangue per sangue e cuore per carne». 

Si sarà osservato che, nella nostra analisi, non abbiamo distinto tra Assiria e Babilonia, anche se si tratta di due popoli e di due territori. È che le due civiltà non hanno differenza essenziale.

L'Assiria si estende a nord di Babilonia e occupa la Mesopotamia e la parte più elevata della sua pianura. La sua superficie è grande e la sua storia è altrettanto importante nella civiltà comune. La sua origine, come nazione distinta, risale a oltre il XXV secolo prima della nostra era. La lista dei suoi re ci è nota senza interruzione da Puzur-Ashir» intorno al 2250* fino al crollo dell'impero. La prima delle sue capitali è Assur; la seconda, Ninive. Queste due città, che possono essere paragonate in importanza a Babilonia, entrano più di una volta in conflitto con essa, specialmente durante il regno di Teglatfalasar, uno dei suoi re più potenti, che, inoltre, ha la saggezza di preparare alleanze e unire strettamente entrambe le civiltà.

Lunghi periodi di guerra coprono questa storia, come quella della maggior parte dei suoi contemporanei; ma si possono anche riscontrare costruzioni, grandi piantagioni, fondazioni di città, cultura e vita religiosa. I nomi emergenti di Salmanasar, Teglatfalasar, Sargon, Sennacherib, Assurbanipal, sotto il cui regno l'Assiria raggiunge il suo apogeo di civiltà e gloria, a trenta anni dalla caduta (607 o 606). Aggiungiamo, per Babilonia, Hammurabi, Merodaq-Baladan, Nabucodonosor, Nabonassar, Assarhaddon, ecc., che sono grandi sovrani. Sfortunatamente, tutti i regni sono segnati da una crudeltà spaventosa, e non si riferiscono al carattere particolare degli uomini, ma a quello delle idee dominanti: che è ciò che ci riguarda.

Come coronamento delle imprese militari, si verificano eccessi che sembrano normali e si ripetono di guerra in guerra e di regno in regno. Impalano, scuoiano vivi, accumulano teste, tagliano mani, piedi, nasi, labbra e orecchie. Si cavano gli occhi a migliaia e in cerimonia solenne; si strappano lingue per una parola che non è piaciuta; si distruggono città e si riducono intere popolazioni a una sorte orribile. Anche gli stessi alberi non vengono risparmiati; vengono abbattuti e si fanno con essi vaste pire, dove a volte si precipita tutta la gioventù di una città. Di tutto ciò si vantano nei loro annali, perché tali sono i segni della gloria e tali le usanze della regione e dell'epoca. È triste, e si comprendono queste parole del profeta Nahum (m. 16), che annuncia la rovina di Ninive: «Tutti quelli che sentiranno parlare di te applaudiranno il tuo destino, poiché su chi non si è fatta sentire la tua malvagità?» (7).


Preghiera per ottenere la Sapienza


SIGNORE GESÙ, insegnami a sedere ai Tuoi piedi come Maria e ad ascoltare la Tua parola. Donami la vera sapienza, quella che ricerca la Tua volontà nella preghiera e nella meditazione, in un rapporto diretto con Te, piuttosto che attraverso la lettura e il ragionamento. Dammi la capacità del discernimento per riconoscere la Tua voce, anche se mi giunge attraverso quella di sconosciuti; fa che io dimori in essa e la cerchi prima di ogni altra cosa, anche se ciò mi obbliga a uscire da me stesso. Rispondimi attraverso la mia mente, quando io Ti venero e mi affido a Te, che sei al di sopra e al di là di essa. 

John Henry Newman


SIATE PREPARATI PER GLI EVENTI SISMICI E PER I GRAVI EVENTI CAUSATI DALLA NATURA, CHE SOPRAGGIUNGERANNO ALL’IMPROVVISO.

 


MESSAGGIO DI SAN MICHELE ARCANGELO
A LUZ DE MARIA

15 DICEMBRE 2025


Amati figli, ricevete la Mia Benedizione.


IO SONO CON VOI E LE MIE LEGIONI CELESTI STANNO ATTENTE A SOCCORRERVI, MA VOI LE DOVETE INVOCARE. (Cf. Eb. 1,13-14; Sal. 90,9-13)


Amati del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, l’umanità non sta prendendo seriamente i nostri Appelli, ma continua ad essere irresponsabile.
L’attitudine dell’umanità la sta spingendo incontro alla Purificazione, con il compimento delle Profezie. (1)


Nonostante ci siano persone che vi stanno dicendo che la Tribolazione sta iniziando adesso, questa non è la verità, la Tribolazione la state vivendo da tempo, o forse non vedete come la natura vi sta castigando, non vedete come sono tornate le malattie (2) del passato e come nel presente stiano prendendo più forza, nel flagellare l’umanità?


Amati figli del Nostro Re e Signore Gesù Cristo:


SONO POCHISSIMI COLORO CHE SI RENDONO VERAMENTE CONTO DI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO E DEI LATENTI PERICOLI PER L’UMANITÀ!


Sono tornate le malattie che hanno costretto gli uomini a rimanere chiusi in casa e che hanno portato le nazioni al declino economico e tra altre cose, alla paralisi della produzione di vari prodotti di prima necessità.
State attenti figli! Non si tratta di quello che sta facendo un gruppo che vuole solo spaventarvi, ma di una realtà che si trasmette facilmente, questo non esclude la responsabilità di alcuni uomini per queste malattie, infatti non sono di origine naturale, ma sono uscite dai laboratori, come lo furono quelle precedenti.


Vi troverete di fronte a situazioni come quelle già vissute in precedenza: alimenti ridotti, medicinali esauriti, voli aerei cancellati, il lavoro da casa e restrizioni o chiusure per i luoghi pubblici.


Vi invito già da ora a non recarvi in posti troppo frequentati, così da ridurre il rischio di contagio. Utilizzate già adesso “l’Olio del Buon Samaritano”.
Questo mese il clima è contro di voi, perché favorisce le malattie.


Amati del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, non trascuratevi. Proteggete i bambini, non esponete gli ammalati, né coloro che hanno basse difese immunitarie e nemmeno gli anziani.


SIATE PREPARATI PER GLI EVENTI SISMICI E PER I GRAVI EVENTI CAUSATI DALLA NATURA, CHE SOPRAGGIUNGERANNO ALL’IMPROVVISO.


Amati del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, state pensando che voi non sarete colpiti, ma quanto vi sbagliate! È la stoltezza umana che vi impedisce di agire per il vostro bene, nonostante sia la Volontà Divina che lo facciate.

 

Vi chiedo di pregare. Nonostante Dio Nostro Padre, vi abbia dato l’opportunità di diminuire l’intensità dei terremoti e degli tsunami con la preghiera, quanti di voi stanno pregando? Credete forse che queste cose non accadranno?

 

ASPETTATE FIGLI E VI LAMENTERETE DI NON AVER ACCOLTO LA MISERICORDIA DIVINA.


Guardate in alto, perché anche per quello patirete, pregate per questo, pregate.


State attenti nel parlare della Trinità Sacrosanta (Cf. Sal. 115, 1-3) e della Nostra Regina e Madre, state attenti a non offendere il Padrone della Creazione.  (Cf. Rom. 1,19-23)
Voi siete figli dell’Altissimo, anche se vi comportate come se non lo foste.

 

Quanti momenti avete sprecato, recandovi in luoghi di peccato!

 

Quanta indifferenza per tutto quello che è Divino, per i Comandamenti, per i Sacramenti, per il desiderio del Nostro Re e Signore Gesù Cristo di Salvarvi!

 

Vi invito a riflettere, a ravvedervi e a prepararvi. La malattia sta proliferando sulla terra.

 

Vi invito a ravvedervi e a ritornare sulla via del bene. (Cf. Gv. 14,6-7; Rom. 12,21)

 

Vi benedico, vi amo,

 

San Michele Arcangelo e le Mie Legioni Celesti


AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO


(1) Sul compimento delle Profezie, leggere…

(2) Sulle malattie, leggere…

 

 

COMMENTO DI LUZ DE MARIA



Fratelli:


San Michele Arcangelo ci porta la sua parola, che non è altro che la Volontà Divina, rivolgendoci un nuovo Appello, soprattutto riguardo alla preghiera.


Ci invita a renderci conto della responsabilità che tutti abbiamo per quello che succede sulla terra, in ogni ambito della società. Purtroppo non si vede la responsabilità tra l’umanità, a livello sociale, nella prevenzione o nel limitare la diffusione delle malattie.


Gli Appelli del Cielo vengono accolti come una consuetudine e non vengono presi sul serio, bensì vengono letti senza approfondirli e senza prenderli con la serietà che dovrebbe essere loro riservata.


Fratelli, sarà a breve che diremo: “Perché non ho obbedito?”, ma ormai non potremo più cambiare le cose?
Il Cielo ci sta mettendo fretta, ha il suo tempo per ogni cosa.


Chiediamo perdono a Dio Padre per la nostra disobbedienza e ricominciamo a pregare con grande Fede.

Amen.

UN DONO per i consacrati al mio Cuore Immacolato

 


ANCORA L'ANGELO DELLE TENEBRE 


20 gennaio 1953 

Al nuovo confessore, nominato per causa mia, confessavo le mie mancanze e basta, in pochi minuti. Per le prime volte tutto andò bene, poi cominciò a interrogarmi e a chiedermi se avevo niente da dirgli. Rispondevo di no, che mi bastava l'assoluzione dei miei peccati, perché questo era lo scopo della confessione. Però dopo non molto tempo, cominciò a tormentarmi insistendo che dovevo parlare: "Parli, può darsi che lei abbia ragione..." Ma io non potevo parlare perché mi era stato proibito dal Delegato per le religiose…. Egli però insisteva perché io parlassi. Era un tormento ogni volta! Temevo anche di disubbidire. Come fare? Il Superiore mi aveva imposto di non parlare, la Mamma celeste mi aveva detto di tenere segreto tutto fino a quando il Signore non avesse mandato uno strumento adatto!  

Il 20 gennaio 1953 mentre stavo per andare a letto, sentii un piccolo rumore simile al respiro di una persona. Spaventata, non avevo il coraggio di alzare gli occhi, e neppure quello di togliermi il vestito per andare a letto. Pregavo col cuore invocando l'aiuto di Gesù e di Mamma. Poi decisi di alzare gli occhi e vidi davanti a me il giovane che mi aveva parlato in novembre. Impaurita abbassai gli occhi. Egli allora prese la parola dicendo:  

- Non avere paura, sono l'angelo del Signore. Mi fa tanta pena la tua sofferenza. Ascoltami, ti parlo per il tuo bene. Perché resisti così al ministro di Dio, non sai che disubbidisci? Dovresti essere più docile e parlare con semplicità! Non hai forse fatto il voto di ubbidienza? Vengo da parte di Dio, parla, e tutto sarà finito!  

Non avevo la forza di aprire la bocca, mi sembrava di essere muta dalla paura.  

Egli replicò:  

- Ti insegno io quello che devi dire! Chiedi scusa di avere mentito, di’ che non è vero nulla quello che hai visto e sentito da "quella", che è stata tutta illusione tua. Confessa la verità, ora che sei ancora in tempo, altrimenti... Non rispondi nulla? Pensaci bene, tornerò ancora.  

Lascio immaginare a lei, Padre mio, come ero rimasta male! Ma avevo un dubbio: quando mi parlava la cara Mamma sentivo dentro di me pace e gioia ed ero contenta in maniera indescrivibile. L'angelo del Signore, invece, mi faceva paura, mi lasciava nel tormento: confusione, dubbi, incertezze. Non sapevo capacitarmene. Tuttavia non mi sentivo di parlarne col confessore: oltre provare una certa ripugnanza, avevo anche il divieto del Superiore e della Mamma. Mentre lottavo dentro di me, mi venne in mente che un santo di cui non ricordo il nome, aveva detto: "Se la voce del Signore mi ordinasse una cosa contraria alla volontà del Superiore, ubbidirei a quest’ultimo perché così facendo sarei sicura di non sbagliare, mentre la voce del Signore potrebbe essere illusione". Quanta lotta dentro di me! Possibile che la Mamma e Gesù mi avessero ingannata?  

Andai avanti con questo tormento! Poi un giorno trovai scritto, non ricordo dove, che il demonio a volte, prende forma di angelo della luce per ingannare le anime. Rimasi impressionata, ma non sapevo cosa fare. Pregavo, pregavo con insistenza lo Spirito Santo e la cara Mamma celeste che mi aiutassero.  

Un giorno, mentre ero in preghiera, mi venne in mente di domandare la concessione, per la confessione, di un certo Padre Michelangelo. Tuttavia nello stesso tempo pensavo che la Mamma del cielo mi aveva detto di tenere il segreto sulle cose accadute finché il Signore avesse mandato lo strumento adatto per fare quello che Lei voleva. Ero titubante pensando a che cosa avrei risposto se il Padre che volevo chiamare, mi avesse domandato: "A proposito di che cosa, hai mentito?". Il mio rifugio è sempre stata la preghiera. 

a cura di Mons. Luigi Molinari 

giovedì 18 dicembre 2025

La lettera uccide - Lo spirito vivifica

 


Interpretazione della Bibbia che guida nell’errore


La lettera uccide, solo lo Spirito rende vivo, lo dovete prendere a cuore tutti voi che annunciate ai prossimi ciò che sta scritto, dovete sapere che senza il Mio Spirito potete dare ad ogni parola molteplici interpretazioni, che potete esporre tutto in modo molteplice e con ciò potete allontanarvi molto dalla Verità, che vi potete appropriare un sapere morto che è senza valore per l’anima. Solo lo Spirito rende vivo e solo lo Spirito illumina ciò che prima era buio. Solo il Mio Spirito vi dà il Chiarimento, quale senso la Mia Parola cela in sé e solo un pensare illuminato afferra ed elabora la Parola in modo che ora l’interpretazione corrisponda alla Verità. Qualunque cosa potete leggere nella Scrittura, lo potete invertire totalmente nel senso e pure anche accendere in voi la Luce più chiara, secondo la vostra volontà e la vostra capacità di lasciar agire in voi il Mio Spirito. E così possono sorgere anche degli insegnamenti errati e trovare l’accesso fra gli uomini, perché il Mio avversario si include ovunque, dove Io Stesso non posso ancora Essere nello Spirito, perché non teme nemmeno di invertire la Mia Parola, se soltanto può lavorare contro la Verità. Voi stessi sapete che i pensieri di ogni uomo possono prendere una direzione diversa e che comunque ognuno vorrebbe sostenere che i suoi pensieri sono giusti e veri, ma sapete anche, che differenti opinioni non possono far valere il diritto alla Verità, perciò dovete chiedere Consiglio a Colui il Quale Stesso E’ la Verità dall’Eternità. Gli dovete chiedere l’illuminazione del vostro spirito, prima che vi occupiate dell’interpretazione della Scrittura che testimonia di Me. Non dovete occuparvi della Mia Parola soltanto in modo intellettuale, dovete sapere che ogni Parola permette una molteplice interpretazione e cercare di trovare il senso giusto, ma non senza aver chiesto prima la Mia Assistenza. E se la vostra volontà è buona, se cercate di annunciare soltanto la pura Verità, per via della Verità vi viene anche illuminato il vostro pensare, perché Io voglio che la Verità trovi accesso fra gli uomini, e voglio che si faccia Luce nei cuori degli uomini, che può però accendere solamente la pura Verità. Non la Parola stessa, la lettera, è determinante, il senso che è celato nella Parola. E per quanto abbia parlato anche chiaramente e inequivocabilmente a voi uomini quando camminavo sulla Terra ed anche prima, anche queste Mie Parole possono essere deformate oppure non interpretate secondo il senso, se soltanto l’intelletto se ne occupa e non il cuore e se per questo non è stata chiesta la Mia Assistenza. Allora la lettera può “uccidere” nel vero senso della parola, può dare la morte all’anima, che non viene interpellata e perciò è priva di ogni Nutrimento e cade nella morte spirituale, oppure le viene offerto un cibo del tutto falso, affinché non possa risvegliarsi alla Vita. Perché soltanto lo Spirito rende vivo. E questo lo voglio donare davvero a coloro che Mi chiedono intimamente, che sono volonterosi di annunciare Me Stesso e la Verità, per servire Me e di aiutare i prossimi ad uscire dalla miseria delle loro anime. Riceveranno ciò che chiedono, ed allora Mi saranno anche buoni servi nella Mia Vigna, coloro che compiono sempre soltanto la Volontà del loro Signore e quindi anche nella Verità sono i Miei rappresentanti sulla Terra, che parleranno al Posto Mio, la stessa Parola nello stesso Senso, che Io ho insegnato sulla Terra. 

Amen

14. maggio 1954

mercoledì 17 dicembre 2025

La divinizzazione degli uomini

 


Libertà della Volontà


Mi ha fatto piacere provvedervi di tutte le facoltà. Ma è lasciato a voi, di sviluppare queste facoltà. Io vi ho creato con tutte le caratteristiche, per poter fare di voi degli dei. Ma voi dovete usare queste caratteristiche. Perché vi ho dato una libera volontà, che ora deve tendere a ciò che è il Mio Piano: la vostra trasformazione da creature in figli. Perché questo non lo potevo fare grazie al Mio Potere, perché allora la libera volontà, il contrassegno del divino e della perfezione, mancherebbe. Perciò esistono le premesse per il “divenire figli di Dio”, ed ora deve entrare in azione soltanto la libera volontà, quindi voi stessi dovete voler formarvi a figli Miei, voi stessi dovete effettuare questa divinizzazione. E per questo vi è stata data la vita terrena. Voi siete stati creati nella perfezione, e già in principio potete usare la vostra libera volontà, che appunto fa parte di un essere perfetto. Ma voi, che siete incorporati come uomini sulla Terra, avete però abusato di questa vostra libera volontà. Voi non l’avete usata in modo positivo, ma negativo, benché da esseri perfetti stavate anche nella conoscenza, che però non doveva ostacolarvi nello sviluppo della vostra libera volontà. Avete scelto volontariamente un altro signore, e vi siete allontanati da Me, oppure anche: avete rinunciato alla vostra perfezione che contrassegna il vostro essere divino, nella libera volontà, mentre non avete combattuto i pensieri non divini e le brame, compiacendovi in questi e quindi avete escluso il Principio dell’Amore, la totalità della Perfezione, e poi vi siete anche allontanati da Me. E’ stata la vostra libera volontà che ha eseguito questo, perché le facoltà datevi sarebbero pienamente bastate per divinizzarvi. Potevate ugualmente lasciare regnare in voi tutto il nobile, buono, perfetto nella libera volontà, potevate donare a Me il vostro amore e tendere a Me come Padre con tutti i sensi, ed allora avreste dimostrato, che eravate degli esseri perfetti, divini e che lo volevate rimanere. Quindi è stata la vostra caduta, la vostra libera volontà, che doveva prendere anche su di sé le conseguenze: di raggiungere dall’abisso, sotto condizioni molto più difficili, l’Altezza di una volta. Voi dovete sostenere la prova di volontà postavi una volta, e perciò dovete percorrere una vita infinitamente lunga, perché eravate sprofondati infinitamente in basso a causa della vostra colpa. Ma vi ho aiutato a salire da questo abisso, perché nella vostra debolezza non ci sareste riusciti. Ma ho legato la vostra volontà, che una volta era libera, per impedire una ricaduta, e voi avete percorso la via attraverso le Opere della Creazione nella volontà legata su fino all’uomo. Ma ora vi è stata ridata la libera volontà, ed ora state di nuovo davanti all’assolvimento della prova di volontà. Ora vi viene di nuovo posto lo stesso compito: di divinizzarvi nella libera volontà, che però è solo possibile, se voi stessi vi riformate nell’amore, se trasformate l’amore dell’io che dimora in voi in amore disinteressato per il prossimo, se quindi fate del principio “amore” la direttiva del vostro volere, pensare ed agire. Per questo possedete la facoltà, ma voi stessi la dovete sviluppare. Con la giusta volontà vi riuscirà pure, ed allora avete raggiunta la meta, ma solo su grandi vie più lunghe, dopo un tempo infinitamente lungo. Ma potete anche fallire questa volta e nuovamente non sostenere la prova di volontà, e poi dovete attendere di nuovo e sostare per un tempo infinitamente lungo in uno stato d’imperfezione, a grande distanza da Me. Ma vi darò sempre di nuovo occasione di raggiungere la vostra meta, ma la vostra volontà è libera, e lei soltanto decide la durata del tempo fino al vostro perfezionamento. 

Amen

19. novembre 1954

 


L'arma potente.

 


«Sei qui nel luogo, che ti ho preparato, per il tuo riposo. 

Hai passato questi ultimi giorni in unità di preghiera e di vita con x..., che ti ho dato come tuo piccolo fratello, e su cui grande è il mio disegno per questa mia Opera. 

Miei figli prediletti, come è grande l'amore e il dolore del mio Cuore Immacolato! 

Vi guardo con tenerezza immensa. 

La mia Luce penetra la vostra vita, l'anima, il cuore, la vostra esistenza. 

Quante difficoltà dovete superare; quante sofferenze vi attendono ogni giorno! 

Il dolore è diventato per voi il vostro cibo quotidiano; e così, spesso, siete portati allo scoraggiamento ed allo sconforto. 

Vivete nell'amore immacolato del mio Cuore. Siate piccoli, poveri, umili. 

Accettate, come un dono, la vostra fragilità. 

Non cercate mai né di affermare voi stessi né di primeggiare sopra gli altri. 

La strada su cui vi conduco è quella del nascondimento e delle umiliazioni. 

Non siate curiosi di sapere ciò che vi attende, ma, in ogni momento, vivete nell'amore perfetto. 

Allora potete donarvi sempre più alle anime, perché ad ogni vostro slancio corrisponde un aiuto del Signore, proporzionato al vostro lavoro. 

Andate avanti con coraggio, senza fermarvi mai, portando la vostra croce, come il vostro fratello Gesù nel suo cammino al Calvario, in una via che sembrava impossibile e sproporzionata alle sue poche forze rimaste. 

La vostra missione è sublime, e non dovete lasciarla fermare dalla debolezza e dallo sconforto umano. 

I miei tempi sono giunti e presto uscirò dal deserto, in cui mi trovo, per la fase decisiva di questa mia battaglia. Ho perciò bisogno di voi e dell'arma potente del vostro amore, puro, sacerdotale. 

Aprite il cuore alle dimensioni del mio Cuore Immacolato e allora tracceremo una grande strada di Luce, su cui i miei poveri figli smarriti potranno essere ricondotti e salvati». 

8 agosto 1980. 

Don Stefano Gobbi 

Si sente nell'interno dell'anima una così grande soavità che ben si comprende esser il Signore vicino.

 


1 - Che profondi segreti in queste parole, figliuole mie! Il Signore ce li faccia sentire, perché parlarne è difficilissimo. Quando nella sua misericordia vuole esaudire la domanda della sposa, comincia a mostrare all'anima una amicizia così stretta che non può essere compresa se non da chi ne ha l'esperienza. Ne ho già scritto ampiamente in due libri che voi vedrete dopo la mia morte, se il Signore vorrà.2 L'ho fatto in lungo e in largo perché so che ne avete bisogno. Qui non farò che accennare , ma non so se allo stesso modo con cui là il Signore si è degnato spiegarsi. 

 2 - Si sente nell'interno dell'anima una così grande soavità che ben si comprende esser il Signore vicino. Non si tratta di semplici sentimenti di devozione, pieni di tenerezza, che fanno versar lacrime abbondanti sulla passione del Signore o sui nostri peccati, perché nell'orazione di cui parlo, e che io chiamo orazione di quiete per ragione della calma in cui adagia le potenze, sembra che l'anima si trovi in possesso di ciò che desidera. Vero è che talvolta la cosa può avvenire diversamente, specialmente quando la soavità non assorbe l'anima del tutto, ma nel caso anzidetto pare che quella pace fortifichi l'uomo interiormente ed esteriormente, come se gli venga immessa nelle midolla un'iniezione dolcissima, simile a una squisita fragranza; oppure come se uno entri d'improvviso in una stanza tutta impregnata di profumi, non di una specie sola, ma di molte e diverse: non si sa quali siano, né donde provengano, ma se ne rimane completamente impregnati. 

 3 - Altrettanto mi sembra di quest'amore dolcissimo del nostro Dio. Penetra nell'anima, e con tanta soavità che ella ne rimane pienamente soddisfatta, senza tuttavia comprendere come, né da che parte le sia entrato un tal bene. Non vorrebbe più perderlo, non muoversi, non parlare e neppure guardare, per paura di vederselo sfuggire. 

 Ho già detto altrove, nei libri accennati, come si deve fare per cavarne profitto. Siccome qui non intendo che di richiamarvene qualche idea, non voglio indugiarmi di più, paga solo di aggiungere che qui il Salvatore vuol mostrare all'anima che Egli intende unirsi a lei in amicizia così stretta da non più avere fra loro alcuna cosa divisa. Grandi verità le vengono allora comunicate. E questo lume, mentre da una parte l'abbaglia sino a non farle comprendere ciò che in lei avviene, le fa vedere dall'altra la vanità di tutte le cose del mondo. Non vede il buon Maestro che così l'istruisce, ma comprende che sta con lei. E si ritrova così ben edotta, con effetti così grandi e con tanta energia per il bene da non riconoscersi più, sino a non voler dire né fare altra cosa che lodare il Signore. Quando si trova in questo gaudio, vi è talmente assorta e inabissata da sembrare che non sia più in sé, ma in preda a una ebbrezza divina. Non sa quel che vuole, né quel che dice, né quel che chiede: di sé, insomma, non sa più nulla, pur non essendone così fuori, da non comprendere almeno qualche cosa di ciò che le avviene. 

SANTA TERESA DI GESÙ 

Perché a noi e non ad altri?

 


Messaggio della Madonna 


Miei cari figli, vi do continuamente segni e dimostrazioni del mio amore. Quante volte vi siete chiesti: "Perché a noi e non ad altri? Perché riunirci per le apparizioni di nascosto quasi come i primi cristiani?" Non preoccupatevi di tutto ciò, mio Figlio Gesù sa tutto, dispone ogni cosa, voi ringraziatelo perché vi aiuta ad amare e perdonare. Miei cari figli, siete entrati nel periodo della passione. Ognuno di voi sta vivendo momenti di sofferenza morale, fisica e spirituale, queste prove sono molto dolorose, ma servono per fortificarvi ed avvicinarvi di più a Dio. Tutto questo soffrire un domani si cambierà in gioia, in una grande gioia. Gesù Sacramentato deve essere la vostra arma che, insieme al S. Rosario, distrugge Satana. Il demonio è sempre pronto a far cadere le anime deboli e titubanti nell'amore di Dio. Restate sempre uniti nella preghiera e nell'amore, accettate le prove con serenità ed abbandono perché queste vi aiutano moltissimo a crescere nella santità e a convertire i vostri fratelli. 

Amate mio Figlio Gesù, ha bisogno delle vostre sofferenze e delle vostre preghiere. Amatevi reciprocamente ed amate questo piccolo "cenacolo" come io l'amo. Non mi stancherò mai di ripetervi: pregate, sapeste quante anime hanno bisogno del vostro aiuto. Insieme al sacerdote vi benedico e vi copro con il mio manto materno. Grazie perché siete qui presenti. Andate nella pace di Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo. Sia lodato Gesù Cristo. 

 4 marzo 1990 

Marisa rossi

SONO PERDONATO

 


Come un pastore di ... porci


Io metto i miei peccati alla luce anticipando il Giudizio universale! Allora tutti sapranno tutto: "Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto..." (Lc 12,2-3) Metto alla luce il male che ho commesso facendolo conoscere all' "amministratore di Dio" (Tt 1, 7), il prete.

Il mio peccato ha influito negativamente su tutta la comunità dei cristiani. Io ne sono membro. Se voglio tornare ad essa per riceverne i benefici del Pane e della Parola di Dio, per goderne la comunione di, preghiera coi fratelli, è doveroso e giusto che io chieda perdono ad essa, alla comunità. Essa riconosce il prete suo rappresentante sia nel ricevere la domanda del perdono come nel dare il perdono stesso. La comunità cristiana, con a capo Gesù Cristo, sa che io sono "costantemente" peccatore e che i miei peccati "veniali" sono quotidiani. Lo sa e non pretende da me, per ammettermi anche alla Comunione sacramentale, l'Eucaristia, che io mi confessi tutti i giorni. Si accontenta che io mi riconosca peccatore, che viva in umiltà l'inizio della Messa chiedendo perdono insieme con i fratelli. Non devo confessarmi ogni volta che vado alla Comunione! Però ogni volta che ho coscienza d'aver offeso gravemente lo Spirito Santo, sia in rapporto a Dio che in relazione ai fratelli che nell'armonia del mio cuore, allora non attendo la solennità in cui si va alla Comunione per cercare di riconciliarmi col Signore!

Ci sono anche situazioni in cui mi accorgo di aver offeso particolarmente una persona sola o un gruppo ristretto di persone: in famiglia per esempio. Chi mi impedisce di chiedere perdono - non di scusarmi - al fratello che ho offeso? E quel tale cui chiedo di perdonarmi, cosa dovrà fare? cercare di dirmi che non è niente? che lasci perdere? che non si è accorto di nulla? No, così non mi piace. Se ti chiedo perdono, dimmi: sì, ti perdono. Sarei addirittura più contento se tu facessi quello che S. Francesco d'Assisi esigeva dai suoi frati (che non erano preti): perdonatevi l'un l'altro nel nome di Gesù! Quando ti chiederò perdono tu potrai dirmi: "Ti perdono, perché Gesù perdona"; oppure "Il mio perdono te lo do nel Nome di Gesù"! "Ti perdono nel Nome di Gesù". Non è l'assoluzione sacramentale, perché tu non sei prete, ma è già di più che niente. Anzi, se viene chiamato in causa Gesù stesso, nel cui Nome c'è salvezza, in quel momento il mio peccato perde la sua forza per la potenza del Nome di Gesù! Consiglio anche ai coniugi di fare così a perdonarsi! Provate, e Gesù Cristo non mancherà di creare tra voi un'unità ancor più profonda di prima.

È bello, anche, perdonare! Perdonando mi accorgo di compiere un'azione divina. Coraggio, perdona, fratello o sorella, perdona, perdona! Noi contribuiamo alla salvezza del mondo, perdonando! Il perdono vero diffonde nel mondo luce, gioia, splendore divino. Non scusare i fratelli, perdonali! perdona anche i rancori vecchi, anche i torti grossi, quelli che i tuoi amici e i tuoi parenti non perdonano. Perdona! Quando perdoni veramente, hai la prova d'essere amico di Dio, anzi d'essere immerso in Dio. Se perdoni ti rendi capace di accogliere più profondamente il perdono che Dio dà a te: lo saprai valutare meglio, nella sua giusta dimensione.

Se perdoni potrai comprendere il cuore di quel Dio che perdona te. Com'è importante! Anche il perdono che tu ricevi da Lui ha lo scopo di farti entrare nel cuore di Dio, di tornare alla piena comunione con Lui.

Questa è l'altra faccia della medaglia: non mi confesso, non chiedo perdono cioè solo per togliermi di dosso il peso dei miei peccati. Sarebbe troppo poco. Mi confesso per tornare al Padre. Lontano da lui mi ritrovo a pascolare porci, come il figlio prodigo. Non provi forse anche tu questa impressione quando non godi intimità con Dio e non vivi per Lui? sei un pastore di porci! ti manca il pane, ti manca il riposo, ti manca la gioia. Quanti volti tristi si vedono sulla faccia della terra! perché? Si sta pascolando porci! Ecco cosa fece colui che pascolava i porci:

"Allora rientrò in se stesso e disse: quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre" (Lc 15, 17-20).


PREGHIERA DI GUARIGIONE E LIBERAZIONE

 


CHIEDIAMO PERDONO A DIO


O Dio, Padre di Misericordia, mio Creatore e mio Signore, sono davanti a Te, con l'animo aperto.

Riconosco di aver mancato, tante volte, contro di Te. Ti ho offeso. Ho tradito il tuo amore. Ho disubbidito alla tua volontà.

Ho peccato in pensieri, in parole, in opere e in quello che ho tralasciato di fare.

Riconosco la gravità dei miei peccati: essi sono come malattie nella vita della grazia e sono più gravi della paralisi, della lebbra, del cancro.

Sono profondamente malato nello spirito. Mi pento sinceramente di tutti i peccati.

Tu che leggi nel cuore li conosci e vedi anche il mio pentimento.

Alla tua misericordia chiedo il perdono.

Padre, perdonami.

L’Eucaristia come il più grande miracolo

 


Dice Gesù: "Nel mio atteggiamento è insegnamento di fede, di rispetto e di umiltà. Come mi vedi? In veste gloriosa? No. Mi vedi come Gesù di Nazaret, il Maestro, l'Uomo. Cosa è l'Eucarestia? Il miracolo più grande, più santo, di Dio. È Dio.

È Dio perché nell'Eucarestia vi è il Figlio di Dio, Dio come il Padre, Dio fatto carne per l'Amore, ossia per Dio che Amore è, e per opera dell'Amore, ossia per opera della terza Persona.

È Dio perché è miracolo d'amore, e Dio è dove è amore. L'amore testimonia Dio più di ogni parola o devozione, o atto, od opera. Io, Autore di questo miracolo che è testimonianza della potenza di Dio e della sua natura - l'Amore - rendo onore a questo miracolo. Per dirvi che è vero, per dirvi che è santo, per dirvi che va venerato col massimo dei rispetti. Gesù-Maestro adora la sua Natura divina nell'Eucarestia. Ecco perché ti appaio come Maestro, non come il Gesù glorioso. Non potrebbe il Gesù glorioso nulla adorare. A Lui vanno le adorazioni di tutto quanto è, poiché è il Dio tornato al suo Regno. Ma il Figlio dell'uomo può ancora mostrare la sua volontà di venerare l'Arca che mi contiene Dio - il Pane eucaristico - e lo faccio. Per insegnarlo a fare a voi.

Perché sto a sinistra? Ancora per insegnare a voi. Il sacerdote, mentre è nelle sue funzioni sacerdotali, è degno del massimo rispetto. E ve lo assicuri il fatto che lo ubbidisco al suo comando e scendo, Sangue, a lavarvi il cuore, e scendo, Carne, a nutrirvi lo spirito. Imparate da Me, che sono umile, ad avere umiltà."

(CEV) "I Quaderni 1944", p. 628