venerdì 31 gennaio 2020

EPISTOLARIO



LA DIREZIONE SPIRITUALE 

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Effetti
I consigli, le norme, i suggerimenti e le assicurazioni del direttore  producevano calma e serenità all'anima spesso avvolta in dense tenebre ed  agitata da suggestioni diaboliche, da dubbi ed incertezze sul proprio  comportamento, sull'autenticità di certi fenomeni mistici e sulla finalità dei  doni gratuiti.  
Ecco alcune testimonianze: 

"Solo un po' di calma la trovo nel pensare e nel leggere i suoi ammaestramenti"  (10 1 1911).  
"Solo questa [la voce che lo dirige] io seguo e da questa solo provo in qualche  istante un po' di calma in mezzo a tante tempeste" (4 12 1916).  
"Il solo sostegno che mi rimane in mezzo a tanto ruggire di tempesta è la sola  autorità, cruda e nuda, senza conforto e senza refezione di spirito" (30 1  1921).  
Bisogna però riconoscere che i direttori non sempre riuscivano a calmare e  tranquillizzare lo spirito, ma ciò avveniva in determinate circostanze dello  stato di purificazione, quando ogni espressione men che chiara o qualche  osservazione men che opportuna aumentava l'amarezza con una certa violenza:   "Ogni espressione che possa avere un doppio significato, per me, durante questo mio attuale stato, è una spada acutissima, che mi trafigge l'anima e mi riduce  all'agonia di morte" (15 4 1915).  
Si sa che queste reali o apparenti incomprensioni dei direttori sono parte di  quel complesso di circostanze, permesse da Dio per compiere la purificazione  richiesta per l'unione trasformante. Ecco un altro esempio:  
"La vostra lettera mi è giunta in un momento di estrema amarezza spirituale e  dessa, lungi dal sollevarmi in qualche modo, ha dato il colmo traboccante alla  misura [...]. In queste disposizioni d'animo mi sono trovato questa mattina nel  ricevere la vostra lettera. La ho aperta in tutta fretta nella speranza di  trovarvi qualche poco di conforto. Ma che!, fin dal leggere le prime righe piene  di rimproveri, mi sono sentito proprio venir meno la vita. Ero lì per vestirmi per entrare con la messa, ma ho dovuto ritirarmi dalla sacrestia per andare a  soffocare nel pianto la mia amarezza" (3 6 1921).  
Un altro effetto della direzione era la garanzia e la sicurezza che riceveva  l'anima per proseguire alacremente l'itinerario e per riaffermarsi sempre più nella realtà dei fenomeni soprannaturali e nella verità delle divine ispirazioni. In essa trovava la tavola di salvezza e la norma indiscutibile ed  indiscussa. Appena interviene l'autorità con una decisione o con un semplice  suggerimento, l'anima si affida ad essa "qual bambino sulle braccia della  madre":  
"Se mi reggo, si è perché il buon Dio ha riservato l'ultima e più sicura parola  all'autorità su questa terra e che non è norma più fedele del volere e del  desiderio del superiore"  (15 8 1916).  
"Io mi protesto, abnegando ogni mio volere e sapere, gusto e notizia; io mi  protesto figlio ubbidientissimo della mia guida in tali rigori dell'Altissimo"  (4 6 1918; cf. anche 4 12-1916; 1 3 1918; 21 8 1918). 
"I vostri avvisi, i vostri suggerimenti non che le vostre paterne riprensioni  fattemi a viva voce, per me sono tante leggi immutabili, che mediante il divino  aiuto mi vado adoprando di praticarle" (14 6 1920; cf. anche 17 3 1922; 22 2  1922; 28-1 1921; 20 1 1921).  
"Credenza secca".   Da quanto siamo venuti dicendo, qualcuno potrebbe concludere  che un'adesione così assoluta ed incondizionata alla volontà di Dio, manifestata per mezzo dei direttori, non implicasse delle difficoltà o ripugnanze. Invece  non fu così. L'autorità assicurava inconfutabilmente che si camminava sulla via  giusta, ma essa non la illuminava lungo tutto il percorso. Il più delle volte si  trattava d'un'accettazione dolorosa alla natura, sostenuta soltanto da fede  pura, senza nessun conforto sensibile.  
E' questo un fenomeno caratteristico nel nostro caso, come potrà osservare il  lettore. Scegliamo ora soltanto alcuni testi:  
"Mi sforzo di stare alle assicurazioni di chi tiene le veci di Dio, ma  nell'anima non può mai scendere un raggio di luce. Una credenza secca, senza  alcun conforto e solo bastevole a non gittare l'anima nella disperazione" (27 2  1916).  
"A questa autorità mi affido qual bambino sulle braccia della madre e spero e  confido in Dio di non andare errato, sebbene il mio sentimento mi vuol far  credere tutto il possibile"  (15 8 1916). 
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PADRE PIO DA PIETRELCINA

giovedì 30 gennaio 2020

La battaglia continua



ERRORI DOTTRINALI DEL VATICANO II

È bene, qui, rifarsi a quanto disse il Vescovo Mons. Marcel Lefebvre il 21 settembre 1974: «Nata dal “Liberalismo” e dal “Modernismo”, questa “Riforma” è interamente avvelenata; essa sgorga dall’eresia e termina nell’eresia, anche se tutti i suoi atti non sono formalmente eretici». 
Vediamo, allora, alcuni di questi atti e alcune affermazioni dei Pontefici di allora.
Si sa, ormai, che il Vaticano II è l’equivoco dei suoi testi. Essi non negano apertamente alcun dogma, ma permettono, però, una comprensione eterodossa, che può dirsi negazione. Per questo, noi cerchiamo di dimostrare l’opposizione di controsenso che esiste tra certe dichiarazioni dei Padri conciliari e la fede di prima il Concilio, consacrandone le conseguenze nella vita pratica dei fedeli.
Iniziamo con esporre gli “errori” sulla “Libertà di religione”, e vedremo che l’opposizione di contraddizione tra l’insegnamento del Vaticano II e la dottrina della Chiesa di sempre, è più che evidente. 


Questo emerge nel confronto degli atti ufficiali della “Dignitatis humanae” e quella della “Quanta cura”. Un vero dialogo tra sordi, in quanto i medesimi testi furono interpretati da ciascuno con un senso differente.
Si veda, ad esempio, la “Libertà Religiosa”, che costituisce la grande rottura del Vaticano II nella riforma ufficiale operata dal Governo della Spagna attuale, per accordare una delle sue leggi con l’insegnamento della Chiesa del Vaticano II. Mentre prima autorizzava solo l’esercizio privato dei culti non cattolici con l’articolo 6, al paragrafo 1: 
«La professione e la pratica della Religione Cattolica, che è quella dello Stato Spagnolo, godrà della protezione ufficiale»; e al paragrafo 2: «Nessuno verrà inquietato per la sua credenza religiosa, né per l’esercizio privato del suo culto. Non saranno permesse altre cerimonie, né altre manifestazioni esteriori all’infuori di quella della Religione Cattolica», dopo il Vaticano II, la “Ley Organica del Estado” (10 gennaio 1967) viene a sostituire il paragrafo 2 dell’articolo 6, con la disposizione seguente: 
«Lo Stato assumerà la protezione della libertà religiosa, che sarà garantita da una efficace tutela giuridica a salvaguardia, in pari tempo, della morale e dell’ordine pubblico». E nel preambolo della “Carta” degli Spagnoli, modificata dalla Legge Organica del 10 gennaio 1967, dichiara: 
«… data, infine, la modifica introdotta nel suo articolo 6 della Legge Organica dello Stato, ratificata col referendum della Nazione, allo scopo di adattare il suo testo alla Dichiarazione conciliare sulla “Libertà Religiosa”, promulgata il 7 dicembre 1965 e richiedente il riconoscimento esplicito di questo diritto, e in conformità al secondo del Principi fondamentali del Movimento, secondo cui la dottrina della Chiesa deve ispirare la nostra legislazione…».
È chiaro che il p. 2 dell’articolo 6 è stato fatto per realizzare l’accordo con la Dichiarazione del Vaticano II.  Ora, la rottura del Diritto naturale del Vaticano II, sta appunto nel fatto che non esiste per l’uomo un diritto naturale alla “libertà religiosa”, per il quale l’uomo potrebbe esercitare liberamente, in pubblico, una religione falsa. Pio IX, nella sua enciclica “Quanta cura” dell’8 dicembre 1864, ricordava questa dottrina costante della Chiesa:

«La libertà di coscienza e dei culti è un diritto proprio a ciascun uomo, che deve essere proclamato in ogni società ben costituita».

Invece, la Dichiarazione del Vaticano II, il p. 2 dell’articolo 6 del 1965, DIVENTA INTRINSECAMENTE CATTIVO, perché formalmente contrario a un diritto fondamentale dell’uomo, ossia al diritto alla libertà civile in materia religiosa, che il Vaticano II afferma, come diritto per tutti, qualunque sia la religione praticata, vera o falsa che sia.
Chiare, quindi, la contraddizione tra il Vaticano II e la dottrina tradizionale su un principio di diritto naturale.

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sac. Luigi Villa

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Tredicesima apparizione, mercoledì 31 maggio 

È l'ultima volta che la Vergine appare ad Adelaide Roncalli. 
L'afflusso dei pellegrini a Ghiaie è imponente. Le autorità sono molto preoccupate per motivi di ordine pubblico e di carattere politico-militare. 
Cito dal Cortesi (v. Storia dei fatti di Ghiaie, o.c. p.170):  "Il vescovo è in ansie e mi fa chiamare al telefono: vuole avere notizie, vuole che la bambina preghi la Madonna a non comparirle mai più. Prendo sul serio quest'ordine e lo comunico alla piccola: - Stasera devi dire alla Madonna che, per piacere,  non venga più. Lo chiede il vescovo, sai chi è il vescovo? 
Adelaide s'affretta ad avvertirmi che l' ordine è inutile: -Sì, sì, te l'ho detto che questa è l'ultima sera... 
Il vescovo chiama al telefono la Direttrice: insiste perché Adelaide preghi la Madonna a non comparirle più; vuole che,  chiuso il ciclo delle apparizioni, Adelaide venga trasferita,  subito, domani stesso, nel convento di Gandino". 
Il dott. Giulio Loglio scrive: 
"31 maggio: Sono presenti a questa visione circa 300.000 persone e numerosi medici: dott. Zonca, dott.ssa Maggi, dott.  Sala, dott. Moroni, prof. Cazzamalli ed altri. La Roncalli viene  portata sul luogo alle 18,25, ma è alquanto disturbata da dolori  intestinali e la visione ha inizio solo alle 19,52 per terminare  alle 20,05. Il polso è di 110 alle 18,25; 116 alle 18,30; 120 alle  18,40; 108 alle 19,18; poi discende a 74 alle 20,03. Si notano i  sintomi soliti degli altri giorni. Adelaide reagisce ad un pizzicotto del dott. Zonca e porta la mano destra alla regione temporale destra per ravviare i capelli che sulla fronte, madida di  sudore, le davano noia. Come le altre volte non fu possibile interrogarla dopo la visione". 
Relazione della dott.ssa Maggi: 
"Adelaide giunse al luogo del convegno alle 18,25. Gli esami furono uguali come risultato ai precedenti e furono praticati da più medici e psichiatri. Ma quella sera la bambina non  stava bene e ad un certo punto accusò violentissimi dolori  all'addome, con tutti i caratteri clinici di una colica intestinale.  La sindrome dolorosa era così forte da costringere la piccola a  raggomitolarsi su se stessa. 
A prima vista può essere un paradosso ma devo confessare che fui soddisfatta di questo incidente che mise in risalto la  figura di una bimba che ebbe a soffrire di un comune, banale  mal di pancia in un momento tutt'altro che opportuno poiché  ritardò il colloquio misterioso. E con questo episodio avvenuto in mezzo a tanti medici e psichiatri che de visu hanno potuto  constatare e controllare le sue sofferenze fisiche, tanto che  hanno cercato con molta premura e con ogni mezzo di sollevargliele, Adelaide dimostrò di non essere un'illusa, né tanto meno  una volgare simulatrice, o un'isterica, o un'ipnotizzata come da  molta gente è stata giudicata, perché i sintomi stessi del male ne  erano efficace e dimostrativo elemento di negazione. 
Il suo viso era di un pallore terreo, con occhiaie profonde e  lineamenti stirati, labbra pallide violacee, polso frequente:  110-116, figura piegata su se stessa per i crampi addominali,  sudore diffuso, estremità gelide. 
Nonostante le sue sofferenze non solo non riuscii a persuaderla a lasciare il luogo per andare e casa, ma non si riuscì a  farle prendere nulla di quello che gentilmente il prof. Cazzamali  aveva offerto e preparato come calmante; la pozione a lei destinata fu invece bevuta dai circostanti per accontentare la sua  volontà un po' capricciosa a prima vista. Fu infatti contenta e  soddisfatta quando vide il bicchiere vuoto. 
I dolori continuarono ancora e lo stato fisico della bambina non accennava a migliorare; improvvisamente però balzò in piedi con visibile fatica e iniziò a pregare: dopo qualche tempo si verificarono i soliti prodromi della visione, il suo sguardo sofferente diventò limpido e raggiante fisso in avanti,  ormai parlava già con l'Invisibile Interlocutrice perché si sentivano i bisbigli: con naturalezza passò la mano destra sulla  fronte per ravviare i capelli madidi di sudore che erano molto in  disordine. 
Cronometrai il polso più volte ed a distanza durante la visione, esso scese progressivamente a 107 all'inizio e dopo qualche minuto a 74, mantenendosi tale fino alla fine. Il viso  della piccola si fece serio e triste, sembrò compresa di qualcosa  di grave, abbassò gli occhi sui circostanti: nel cielo ormai non  vedeva più nulla. 
Rapidamente venne portata via attraverso i campi per sot trarla al fanatismo della folla che la impauriva e ben a ragione povera piccola, perché oltre agli urtoni, alle manate, si è  sentita strappare anche ciocche di capelli. Accompagnai la bimba  che era sfinita fino all'automobile che attendeva sulla riva del  Brembo, cercando di allontanare, anche in malo modo, elementi  della folla che ci rincorrevano. Finalmente la bimba chiusa in  macchina fu al sicuro e poté andare a riposare tranquilla". 
Adelaide descrive l'ultima apparizione: 
"La Madonna in questo giorno apparì alle ore otto. Vestiva come nella prima apparizione. Sorrideva ma non era il suo sorriso  bello come nelle altre sere, però la sua voce era soave. Mi disse:  "Cara figliola, mi spiace doverti lasciare, ma la mia ora è passata,  non sgomentarti se per un po' non mi vedrai. Pensa a quello che ti  ho detto, nell'ora della tua morte verrò ancora. In questa valle di  veri dolori sarai una piccola martire. Non scoraggiarti, desidero  presto il mio trionfo. Prega per il Papa e digli che faccia presto  perché voglio essere premurosa per tutti in questo luogo.  Qualunque cosa mi si chiederà la intercederò presso mio Figlio.  Sarò la tua ricompensa se il tuo martirio sarà allegro. Queste mie  parole ti saranno di conforto nella prova. Sopporta tutto con  pazienza. Quelli che volontariamente ti faranno soffrire non  verranno in paradiso se prima non avranno riparato e si saranno  pentiti profondamente. Sta allegra che ci rivedremo ancora piccola  martire". 
Sentii un dolce e soave bacio posarsi sulla mia fronte, poi come le altre sere scomparve. 
N.B. Ogni visita della Madonna era preceduta dalle due bianche colombe. La Vergine aveva sempre le rose bianche ai  piedi". 
Quella sera avvenne la guarigione immediata e completa "da sindrome atopica da trauma cranico chiuso" di Anna Sala, di  Mandello Lario (Como).

Severino Bortolan

ANGELI IN AZIONE



L’Angelo dei nostri sogni

A volte Dio può permettere ad un angelo di comunicarci messaggi per mezzo di un sogno, come fece con Giuseppe al quale venne detto: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo... Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore” (Mt 1, 20-24).
In un’altra occasione, l’angelo di Dio gli disse in sogno: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggì in Egitto e resta là finché non ti avvertirò” (Mt 2, 13).
Morto Erode, di nuovo si presenta in sogno l’angelo e gli dice: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele” (Mt 2, 20).
Anche Giacobbe, mentre dormiva, fece un sogno: “Una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa... Ecco il Signore gli stava davanti... Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: ... Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo!” (Gn 28, 12-17).
Gli angeli vigilano sui nostri sogni, salgono al cielo, discendono sulla terra, potremmo dire che agiscono così per portare a Dio le nostre preghiere e le nostre azioni.
Mentre dormiamo, gli angeli pregano per noi e ci offrono a Dio. Quanto prega il nostro angelo per noi! Abbiamo pensato di ringraziarlo? E se chiedessimo preghiere agli angeli dei nostri familiari o amici? E a coloro che stanno adorando Gesù nel tabernacolo?
Chiediamo orazioni per noi agli angeli. Loro vigilano sui nostri sogni.

Padre ángel Peña

ESERCIZIO DI PERFEZIONE E DI VIRTÙ CRISTIANE



Le cose spirituali sopra ogni altra occupazione. 

Leggiamo di quei Padri dell'eremo, che per non potere star sempre leggendo, meditando ed orando, spendevano il tempo che avanzava loro in fare sporte ed altri lavori manuali, per non stare.in ozio: e che alcuni di essi alla fine dell'anno davano fuoco a tutto quello che avevano fatto; perché non ne avevano bisogno per il loro sostentamento, ma solamente lavoravano per occuparsi e non stare in ozio (CASSIODORUS, de Abb. Paul. De coenob. inst. l. 10, c. 24). Così noi altri abbiamo da metter l'occhio principalmente nel nostro proprio profitto, e gli altri negozi ed occupazioni, benché siano coi prossimi, prenderli nel modo che quei santi Padri prendevano il fare le sporte, non per scordarci ed avere per questo meno cura di noi medesimi, né per perdere mi punto di perfezione. E così abbiamo da fabbricar sempre sopra questo fondamento e tenerlo come primo principio; che gli esercizi spirituali, toccanti il nostro proprio profitto, siano sempre posti da noi nel primo luogo, né mai siano per cosa alcuna tralasciati; perché questo è quello che ci ha da conservare e portare avanti nella virtù; e mancando noi in questo, subito si conoscerà il nostro scapito. E pur troppo l'esperienza ci fa conoscere, che quando non camminiamo come dovremmo, ciò sempre avviene per esserci allentati negli esercizi spirituali. «Il mio cuore si è inaridito, perché mi sono scordato di mangiare il mio pane» (Ps. 101, 5). Se ci manca il cibo e nutrimento dell'anima, chiara cosa è che resteremo deboli e scaduti. Onde il nostro Santo Padre c'ingiunge grandemente questa cosa, e molte volte ce ne avverte nelle sue Costituzioni. Dice in un luogo: «Lo studio che faranno quelli che stanno in probazione, e tutti gli altri, dev'essere intorno a quello che riguarda alla loro abnegazione, e per andar sempre più crescendo in virtù e perfezione». Dice in un altro luogo: «Tutti diano il tempo determinato alle cose spirituali, e procurino devozione, secondo la misura della grazia loro comunicata da Dio Nostro Signore». E in un altro luogo: «Ciascuno dia ogni giorno con ogni diligenza nel Signore ai due esami di coscienza, all'orazione, meditazione e lettura quel tempo che gli sarà ordinato» (Const. p. 3, c. 1, § 27; Summ, 21; Reg. com. 1; Epit, 207, § l; 181, § l; 182, § 1.). E notinsi quelle parole, «con ogni diligenza». 
Da questo potrà vedersi che, siano quante si vogliano le occupazioni che uno abbia dall'ubbidienza e dal suo ufficio, non è mai volontà dei Superiori che tralasci i suoi ordinari esercizi spirituali per queste: perché non v'è Superiore che voglia che uno trasgredisca le sue regole, e regole tanto principali, quanto sono queste. E così non vi sia chi pretenda di colorire e coprire la sua imperfezione e negligenza negli esercizi spirituali col velo e manto dell'ubbidienza, dicendo: Non ho potuto far orazione, o esame, o lettura spirituale, perché mi ha occupato l'ubbidienza; ché non è l'ubbidienza che mette quest'impedimento, ma la negligenza e trascurataggine della persona particolare, e la poca affezione che ha alle cose spirituali. S. Basilio dice (S. BASIL. Serm. de renunc. saeculi etc. n. 8), che abbiamo da procurare d'essere molto fedeli nel dare a Dio i tempi, che abbiamo assegnati per l'orazione e per i nostri esercizi spirituali: e se alcuna volta, per qualche necessaria occupazione, non abbiamo potuto far l'orazione o l'esame a suo tempo, abbiamo da restare con una certa fame e desiderio di supplire e ristorare il mancamento quanto più presto potremo. In quella guisa che quando ci manca la porzione corporale del cibo, o il sonno necessario, per essere stati tutta la notte confessando infermi e assistendo loro per aiutarli a ben morire, subito procuriamo di supplire; e non ci manca tempo per farlo. Questa è la volontà dei Superiori, quando occupano qualcuno nel tempo assegnato agli esercizi spirituali, per essere alcune volte ciò necessario: non vogliono per questo che li tralasci, ma che li differisca, e supplisca di poi ad essi molto compiutamente, conforme a quello che dice il Savio: «Nessuna cosa ti ritenga dal sempre orare» (Sir 18, 22). Non dice, non impedire, ma non sii impedito, non vi sia impedimento né disturbo alcuno che ti tolga il far sempre la tua orazione. E pel buon religioso mai non v'è; perché sempre trova tempo in cui rimetterla e rendersi disoccupato per farla. 

ALFONSO RODRIGUEZ

TRATTATO DI DEMONOLOGIA



I DUE FRATELLI TEOBALDO E JOSEF BURNER
Illfurt, Alsazia, 1864-1869


l diavolo si diverte a far dispetti alla gente

C’erano alcune categorie di persone verso le quali il demonio faceva vedere una spiccata antipatia,  anzi ostilità aperta. Verso costoro, potendo, non mancava di farsi sentire nei modi più impensati e  provocanti. Tra questi, oltre i due piccoli pazienti, occupavano un posto di primo piano coloro che  erano già convinti della presenza diabolica nei due fanciulli e che si adoperavano in tutti i modi per  liberarli, i sacerdoti, gli esorcisti e i laici del paese, specialmente il sindaco Tresch e la famiglia  Brobeck. Coloro invece che mettevano in dubbio l’ossessione e la negavano, godevano delle  simpatie dei demoni, i quali talvolta rivolgevano loro lodi ed elogi. Questa antipatia e ostilità non si  limitava solo a parole col fiorito vocabolario che conosciamo, ma anche con dispetti e vendette  molto più gravi.
Un giorno Teobaldo, seduto alla finestra di casa, vide venire la carrozza sulla quale sedeva il padre  Treurnpf, verso il quale il demonio dimostrò sempre un odio particolare, e un altro sacerdote, e li  riconobbe subito: «Ah! le canaglie — gridò — eccoTi di nuovo. Aspetta che li faccio divertire!».  Due minuti dopo una ruota della carrozza uscì dall’asse, la carrozza si rovesciò e i due sacerdoti  dovettero fare a piedi il resto della strada.
Tutte le case di Illfurt, in un modo o nell’altro sentirono la sinistra presenza e l’odio dello spirito  delle tenebre e il parroco Karl Brey fu spesso chiamato a benedire le loro case e le loro stalle per  liberarle da quell’ingrato ospite, ma erano le famiglie Brobeck e Tresch le più bersagliate. In due  notti il demonio distrusse le api di venti alveari appartenenti ai vicini della famiglia Brobeck, tutte  le api erano state decapitate. Satana stesso fece sapere più tardi che era stata opera sua. I Brobeck  fecero benedire gli alveari e in poco tempo gli sciami furono ricostruiti come prima senza che le  infestazioni diaboliche si ripetessero. Alla famiglia Tresch fu giocato un bruttissimo scherzo: tutte le noci raccolte in autunno furono trovate vuote, senza gheriglio, lasciando intatto solo il guscio:  stupore comprensibile per i proprietari quando si accorsero del disastro pur essendo rimasto il mallo perfettamente intatto. Al Signor Tresch — che poco prima aveva fatto una visita in casa Burner —  una delle mucche della sua stalla si ruppe una gamba. Qualche giorno dopo gli morirono due vitelli  senza una causa apparente. Trascorso un po’ di tempo il sindaco scendendo le scale si ruppe un  braccio. Il demonio si dichiarò tutte le volte autore di quelle disgrazie.

Paolo Calliari

INVOCAZIONI AL VOLTO SANTO



1- Il tuo Volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo Volto!
2 - A te giunga, Signore, il mio grido: non nascondermi il tuo Volto!
3 - Non nascondermi il tuo Volto perché in te confido, Signore!
4 - Lo sguardo del Signore si è chinato su di me: il Potente mi ha fatto grandi cose!
5 - Con amore e timore ti seguiremo e cercheremo il tuo Volto, Signore: non sarà delusa la nostra speranza.
6 - Di Te ha detto il mio cuore: io cerco il tuo Volto. Questa è la generazione che cerca il Signore, che cerca il Volto del nostro Dio.
7 - Fa risplendere su di noi il tuo Volto, donaci, o Dio, la tua benedizione!
8 - Risveglia, o Dio, la tua potenza, fa risplendere il tuo Volto e noi saremo salvi!
9 - Grido aiuto, Signore: non nascondermi il tuo Volto!
10 - Confido in Te, o Signore; vedrò la luce del tuo Volto.
11- Lodate il Signore, invocate il suo nome. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo Volto!
12- Nella giustizia contemplerò il tuo Volto, al risveglio mi sazierò della tua presenza: anela a te la mia carne.
13 - O principio e sorgente della vita immortale, rivelaci il tuo Volto nella gloria dei cieli!
14 - Trasformati a tua immagine, noi vedremo il tuo Volto; e sarà gioia piena nei secoli dei secoli. Amen!
15 - Illumina con il tuo Spirito il nostro cuore, fa' risplendere in noi la gloria che rifulge sul tuo Volto!
16 - Fa' che torniamo a Te, Signore nostro Dio: mostraci il tuo Volto e saremo salvi!
17- Crea in me, o Dio, un cuore puro, non allontanarmi dal tuo Volto!
18 - Irradia su di me la luce del tuo Volto: insegnami la sapienza, o Signore!
19 - Guarda, o Dio, nostro scudo, guarda il Volto del tuo Cristo!
20 - Fa' risplendere su di noi il tuo Volto; liberaci dal male e saziaci con i beni della tua casa.
21 - Mostraci, o Dio, il Volto del tuo amore!
22 - Giunge al tuo Volto, Signore, il grido del povero!
23 - I giusti, Signore, contemplano il tuo Volto!
24 - Noi cerchiamo il tuo Volto, Signore!
25 - Il tuo Volto cerchiamo, Signore: colmaci di gioia!
26 - Mostraci, Padre, la luce del tuo Volto!
27 - Spero nel Signore: i miei occhi vedranno il tuo Volto!
28 - Io ti cerco, Signore: mostrami il tuo Volto!
29 - Il Signore ci protegga e ci benedica: faccia risplendere il suo Volto su di noi e ci doni la sua misericordia.
30- Fa' splendere il tuo Volto e salvaci, Signore!
31- Dio ci benedica con la luce del suo Volto!
32- Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo Volto!
33 - Volgiti a noi, o Dio, nostra difesa, contempla il Volto del tuo Cristo.
34 - Irradia su di noi, Signore, la luce del tuo Volto. Insegnaci la sapienza che viene da te.
35 - Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo Volto!
36 - Mostrami, Signore, la luce del tuo Volto!
37 - Giunga al tuo Volto, Signore, il grido dei poveri!
38 - I tuoi amici, Signore, contempleranno il tuo Volto!
39 - Dinanzi al tuo Volto, Signore, gioia senza fine.
40 - Rivelaci il tuo Volto, Signore, nella gloria dei cieli.
41 - Vieni in nostro soccorso, Signore, fa' splendere il tuo Volto e noi saremo salvi.
42 - Fa' splendere il tuo Volto sul tuo servo; salvami per la tua misericordia.
43 - Mostra il tuo Volto, o Dio, al popolo della nuova alleanza.
44 - Il Signore ci mostra il suo Volto: venite, adoriamo.
45 - Contemplerò il tuo Volto, Signore, nella terra dei viventi.
46 - Benediciamo il Signore: egli mostra il suo Volto a coloro che lo cercano.
47 - Io cerco il tuo Volto, Signore, per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
48 - Camminate alla luce del Signore per contemplare in eterno il suo Volto.
49 - Mostraci il Tuo Volto, Signore, e saremo salvi.
50 - La tua destra, Signore, e la luce del tuo Volto hanno salvato il popolo che ti sei acquistato.
51 - Il Signore non vi nasconde il suo Volto se voi tornate a lui con cuore sincero.
52 - Il Volto del Signore sull'uomo che cerca la pace.
53 - Irradia su di me la luce del tuo Volto, guidami sulla via della giustizia, Signore.
54 - Il Dio della rivelazione ha fatto brillare il suo Volto in Cristo Gesù.
55 - Fa' risplendere nei nostri cuori la gloria che illumina il Volto di Cristo.
56 - Lode al Signore Gesù: sul suo Volto si svela la gloria del Padre.
57 - Nel Volto di Cristo contempliamo le meraviglie dell'amore di Dio.
58 - La gloria di Dio si è rivelata sul Volto di Cristo.
59 - Servo sofferente ed esaltato, Cristo rivela al mondo il Volto del Padre.
60 - In Cristo Gesù il Padre ci ha benedetti e ha fatto brillare il suo Volto.

Signore, pietà.
Cristo, pietà.
Signore, pietà.
Cristo, ascoltaci.
Cristo, esaudiscici.
Padre celeste, Dio, pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, Dio, pietà di noi.
Spirito Santo, Dio, pietà di noi.
Santa Trinità, unico Dio, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, splendore del Padre, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, candore di luce eterna, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, sole di giustizia, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, specchio di virtù, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, amabilissimo, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, delizia di Maria e di Giuseppe, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, adorato dai pastori e dai magi, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, risplendente sul monte Tabor, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, pietoso con la Maddalena, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, piangente sopra Lazzaro, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, prostrato a terra nel Getsemani, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, baciato a tradimento nell'Orto, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, colpito dagli schiaffi, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, sputacchiato, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, ricoperto di uno straccio, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, intriso di sangue, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, che guardasti Pietro, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, rifulgente nell'Ascensione, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, che tornerai nel giorno del Giudizio, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, unico nostro bene, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, sollievo dei miseri, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, speranza degli infermi, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, gaudio degli Angeli, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, desiderio dei Patriarchi, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, luce dei Profeti, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, fiamma degli Apostoli, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, fortezza dei Martiri, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, vita dei Confessori, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, profumo dei Vergini, pietà di noi.
Volto adorabile di Gesù, delizia di tutti i Santi, pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudiscici, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, pietà di noi, o Signore.
- In Cristo Gesù il Padre ci ha benedetti: e ha fatto brillare il suo Volto.

Preghiamo: O Padre, che con la Passione di Cristo hai liberato l'umanità dalla morte, ereditata col peccato, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio, perché, cancellata la nativa immagine del vecchio Adamo, rifulga in noi con la tua grazia l'immagine del celeste Adamo, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Tratte da: “Cerco il tuo Volto” – Istiututo Religiose del Santo Volto – San Fior TREVISO



Geremia



Il lamento di Geremia

17Il Signore mi ordinò di rivolgere al popolo
queste parole:
'I miei occhi son pieni di pianto,
giorno e notte non possono trattenere
le lacrime:
una grande sciagura
si è abbattuta sul mio popolo
e lo ha colpito a morte.
18 Esco in aperta campagna
e vedo cadaveri di caduti in guerra;
rientro in città
e vedo gente che muore di fame.
Profeti e sacerdoti
si aggirano per la regione
senza capirci più nulla'.

ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



Quante volte l’anima entra nel Voler Divino, tante vie apre tra il Creatore e le creature, che servono per incontrarsi con Lui, ed in questo incontro lei copia le virtù del suo Creatore, assorbe in sé nuova Vita Divina, e tutto ciò che fa non è più umano, ma divino. (Volume 15 - Maggio 5, 1923 ) 

[…]  Mi sentivo tirata verso su, ed aprendosi innanzi a me questo cielo, mi son trovata davanti ad una Luce purissima, innanzi alla quale, sprofondandomi, ho richiamato nelle mia intelligenza tutte le intelligenze umane, da dove Adamo aveva incominciato, col sottrarsi dalla Volontà Divina, a spezzare l’unione della sua intelligenza con quella del suo Creatore, fino all’ultimo che esisterà sulla terra, e cercavo di dare al mio Dio tutto l’onore, la gloria, la sottomissione, eccetera, di tutte le intelligenze create;  e così facevo di tutti gli altri miei sensi, richiamando, nei miei, tutti quelli delle altre creature;  sempre, tutto ciò, nel suo amabile Volere, dove tutto si trova, niente sfugge - ad onta che al presente non esistano - e tutto si può fare. 
Onde, mentre ciò facevo, una voce è uscita da dentro l’immensità di quella Luce, dicendo:  “Quante volte l’anima entra nel Voler Divino per pregare, operare, amare ed altro, tante vie apre tra il Creatore e le creature e, la Divinità, vedendo che la creatura si fa via per andare a Lui, apre le sue vie per incontrarsi con la sua creatura.  In questo incontro lei copia le virtù del suo Creatore, assorbe in sé sempre nuova Vita Divina, s’addentra più dentro negli eterni segreti del Voler Supremo, e tutto ciò che fa non è più umano in lei, ma divino, e questo operato divino in lei forma un cielo d’oro, dove la Divinità, dilettandosi di trovare l’operato suo nella creatura, passeggia su questo cielo, aspettando la creatura per ricevere i suoi atti divini e, quindi, aprirle altre vie nella sua Divinità, e va ripetendo con tanto amore:  ‘Ecco, ecco come nel mio Volere la creatura si avvicina alla mia somiglianza, come realizza i miei disegni, come compie lo scopo della Creazione!’”.  

dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

PADRE PIO E IL DIAVOLO



Gabriele Amorth racconta...

Già in precedenza, molti anni prima, Padre Pio era stato oggetto di una campagna di  calunnie; eanche in quell’occasione l’attacco partì dall’interno della chiesa.  
Riferisce padre Alberto D’Apolito: «Don Domenico, nella campagna denigratoria contro Padre Pio e i Frati cappuccini, fu uno strumento facile e malleabile nelle mani dell'arciprete e dell'arcivescovo Gagliardi. (...) Negli ultimi anni della sua vita mi pregava di andare a fargli un po' di compagnia nella solitudine della sua casa. L'argomento dei discorsi era sempre lo stesso: il passato, la lotta a Padre Pio, il crollo delle sue calunnie, il rimorso della coscienza». 
Ma diceva: «Ero convinto di fare bene. Pensavo che Padre Pio fosse un impostore. Poi ho dovuto obbedire a chi mi dava gli ordini». Era il vescovo, che gli ordinava di calunniare Padre  Pio, e lui non pensava che si trattasse di calunnie: «Non ci pensavo. Ero molto giovane per riflettere e rendermi conto. Sapevo che dovevo obbedire e non davo importanza a tante cose». 
Padre Alberto D’Apolito disse che riconosceva «il torto e la mia colpa di avere parlato e scritto contro Padre Pio». Ma si rifiutò di rilasciare una smentita scritta. «Non ho il coraggio... a voce smentisco tutto». E infatti nella Positio manca la ritrattazione di don Palladino. 
Ma torniamo agli anni Sessanta, ai microfoni e alla sciagurata «Visita apostolica»  compiuta da monsignor Maccari, che ricevette la deposizione di Elvira Serritelli. Una  deposizione netta e precisa, da cui venne a sapere che la donna avrebbe avuto rapporti col  Padre Pio «semel vel bis in hebdomada» come il visitatore scrisse nel suo latino curiale,  certamente sconosciuto alla Serritelli. «Una o due volte alla settimana.» L’Elvira non tenne  certo per sé, il contenuto di quella deposizione, se come racconta don Giosuè Fini: «... Elvira Serritelli al Visitatore apostolico mons. Maccari, ora arcivescovo di Ancona, aveva riferito cose strane, incongruenti sulla condotta di Padre Pio, anzi aveva ben specificato accuse molto gravi. Io pensai al mondo circostante. Mi fu riferito che aveva calunniato il padre. Mi misi alla ricerca della verità». E parlò a Maria Massa, una fedele di San Giovanni Rotondo, che gli  disse: «Al tempo della visita apostolica sono stata da Maccari. Il quale mi fece la domanda se Elvira Serritelli fosse capace di mentire. Mi sentii spinta a dire di sì e con tutte le mie forze vigorosamente affermai che Elvira Serritelli era capace di mentire. Ho avvicinato la sorella di Elvira Serritelli, la sig.na Manetta, per sapere qualcosa circa la deposizione di Elvira a mons. Maccari. Manetta con facilità e vanto disse: "Ce l’ha fatta a gh’isso lu servizie" e accompagnò le parole con lo stendere del braccio e mettendo la mano sinistra al gomito per sottolineare  'lu servizie" fatto a Padre Pio. Io capii tutto: (quel gh’isso,) era Padre Pio e capii il significato del gesto volgare, che mi rivelò ancora l'origine bassa della Serritelli». 
«Satana lavorava in quella mente malata fin da moltissimi anni prima» ha dichiarato  Maria Massa in un'altra occasione, e Padre Pio disse: «Non mi sono poi mai illuso per quanto riguarda le persone che mi hanno circondato». Serritelli incluse: le chiamava le «sue piaghe»,  e non lesinava rimproveri. La signora Anna Benvenuto, vedova Panicali, riporta la  confidenza fattale da un’altra fedele: «...Un giorno la signorina Cianferoni, anima pia e devotissima di Padre Pio mi disse in grandissima confidenza che aveva saputo da una persona degnissima di fede che il padre aveva imposto per penitenza a Elvira di chiudersi nella sua camera e attraversare il pavimento della stessa camera con la lingua per terra». 
Ma tutto quel lavorio ai fianchi del monaco santo funzionava, eccome. Il professore  Antonio Bianchi ha riferito nella Positio: «... Personalmente trovai indecifrabile l'estrema chiarezza del Cardinal Iorio, quando declinando una sollecitazione della marchesa Giovanna Boschi a interessarsi di Padre Pio, non riuscì a reprimere le lagrime e sussurrò con amarezza: "Quelle mogli di Padre Pio!". Parimenti incollocabile la risposta del Cardinal Lercaro, nella chiesa di San Gioacchino a Roma, alla marchesa Boschi, alla signorina Margherita Hamilton e ad altre figlie spirituali: "Eminenza, quanto fanno soffrire Padre Pio!". 
“Anche lui fa soffrire il Papa!".» 
Padre Carmelo Durante racconta come un membro della Commissione che dovette  esaminare i nastri magnetici registrati a Padre Pio, gli rivelò che «un giorno ricevette una telefonata da monsignor Loris Capovilla, segretario particolare del papa, (Giovanni XXIII,  N.dA.) con cui a nome di questi lo invitava a partecipare alla celebrazione di un'Ora Santa indetta dal santo Padre stesso proprio per impetrare luce dal Signore per un giudizio sereno e veritiero sulla persona di Padre Pio». Luce che evidentemente non venne, perché la «Visita  apostolica», anche se risolse drasticamente lo scandalo dei microfoni, fu viziata dalle calunnie e dalle prevenzioni. Sempre padre Carmelo riporta, a proposito di Papa Giovanni,  un’ulteriore confidenza fatta da una persona dell’anticamera pontificia. «Al termine della sua giornata terrena, Giovanni XXIII simbolo della bontà e della bonomia, a chi lo pregava a favore di Padre Pio, umiliato e ferito da provvedimenti punitivi del Sant'Offizio, ripeteva: “Mi hanno ingannato! Mi hanno ingannato! Io nella mia vita non ho fatto mai male a nessuno, neppure a una mosca!... Mi hanno ingannato: Padre Pio è un uomo di Dio!”. » 
Però la strategia del discredito aveva ormai lavorato silenziosamente, in profondità,  Giovanni Gigliozzi, per anni vicino a Padre Pio, ha deposto così al processo presso la Congregazione per le Cause dei Santi: «Mi recò stupore una conversazione con don Umberto Teremi, parroco del Divino Amore in Roma, per moltissimi anni amico fedele di Padre Pio e poi messosi contro improvvisamente, mi raccontò di pretesi rapporti del Servo di Dio con una di queste “pie donne”, aggiungendo che Padre Pio prima era santo e adesso non lo era più. Io replicai che se Padre Pio avesse avuto una di quelle fantasie, l’avrebbe fatto quando era più giovane e non adesso che era cadente e anziano. Dissi che don Terenzi non aveva mai visto in faccia quelle “pie donne”. Bastava guardarle per essere liberati dalla tentazione». 
Anche padre Amedeo si chiede «come mai don Terenzi era passato da tanta stima verso Padre Pio a una valutazione opposta, fino a considerarlo un “immorale” e un “ipocrita”». E  come fu possibile che accuse del genere fossero credute, e che estimatori di Padre Pio  mutassero parere su di lui così rapidamente? Il capitolo seguente offre, grazie a una  testimonianza riservata contenuta nella Positio, una possibile risposta a comportamenti  apparentemente inspiegabili. 
«Dal profondo silenzio della mia celletta sento da un pezzo in qua l’eco di sinistre voci che si fanno intorno alla mia povera persona» scriveva Padre Pio; vediamo che genere di  sussurri, e dove. 

MARCO TOSATTI 

«La verità vi farà liberi» (Gv 8, 32)



Gesù è la piena e perfetta rivelazione di Dio.
In Lui la verità di Dio si incarna e diventa verità divina ad altezza di uomo, diventa Verità di Dio in mezzo a noi.
Per cui la conoscenza della verità coincide concretamente con la Fede in Gesù, con l’accoglienza della sua parola e della sua persona.
L’obbedienza alla verità si fa obbedienza al Vangelo.
Qual è la verità che Gesù porta in sé?
Egli ci fa conoscere quello che Lui conosce, ci parla dell’amore che il Padre nutre per noi, ci rende partecipi della sua vita e della sua comunione con il Padre.
Soltanto Lui conosce veramente chi è Dio, perché ne è il Figlio Unigenito.
Sono parole che nessuno può sondare totalmente, queste:

«Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo;
non sono venuto da me stesso,
ma lui mi ha mandato» 
(Gv 8, 42).

Anche nella nostra piccola esperienza, chi potrebbe parlarci con proprietà e verità di una persona, se non chi la conosce intimamente, chi gli è amico? Nessuno è in grado di rivelare i segreti del cuore se non colui che è nato dall’amore.
Gesù parla di Dio in maniera unica perché in maniera unica gli è Figlio.
La relazione personale che ha con il Padre è di natura diversa e infinitamente superiore a quella che possono avere tutti gli altri, Abramo compreso. Gesù non solo parla e opera in nome di Dio, come hanno fatto i più grandi profeti, ma dimostra di essere realmente il Figlio.
Escono dalla sua bocca le affermazioni più sconcertanti, come dalle sue mani le opere più meravigliose (cf. Mc 7, 37), ad illuminarci sul mistero della sua persona:

«Sono Figlio di Dio» 
(Gv 10, 36).

«Il Padre è in me e io nel Padre»
(Gv 10, 38).

«Chi ha visto me ha visto il Padre»
(Gv 14, 9).

«Chi crede in me, non crede in me,
ma in colui che mi ha mandato; 
chi vede me, vede colui che mi ha mandato»
(Gv 12, 44-45).

Come Figlio ha ricevuto la testimonianza del Padre al Giordano e sul monte Tabor (cf. Mc 1, 4; Mt 17, 5). Persino i demoni riconoscono la sua altissima dignità (cf. Mc 5, 7), e Caifa si strappa le vesti e lo condanna a morte perché si è definito Figlio di Dio (cf. Mt 26, 63; Mc 14, 61; Lc 22, 70).
Ma noi ci ritroviamo nelle parole di Pietro, che confessa: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16).
In questa professione di Fede accogliamo tutta la verità su Dio, che Gesù ci rivela in una sola parola: Dio è Padre.
Allo stesso tempo noi accogliamo tutta la verità sull’uomo, che Gesù ci rivela in una sola parola: di essere il Figlio.
Accogliendo la verità di Gesù Figlio di Dio, noi diventiamo figli nel Figlio (cf. Ef 1,5; Eb 2,13-14). L’apertura alla Verità non si ferma ad un livello mentale ed affettivo, ma implica una specie di ‘generazione’ che ci fa rinascere ‘realmente’ come figli di Dio (cf. 1 Gv 3, 1):

«A quanti l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati»
(Gv 1, 12-13).