giovedì 30 gennaio 2020

La battaglia continua



ERRORI DOTTRINALI DEL VATICANO II

È bene, qui, rifarsi a quanto disse il Vescovo Mons. Marcel Lefebvre il 21 settembre 1974: «Nata dal “Liberalismo” e dal “Modernismo”, questa “Riforma” è interamente avvelenata; essa sgorga dall’eresia e termina nell’eresia, anche se tutti i suoi atti non sono formalmente eretici». 
Vediamo, allora, alcuni di questi atti e alcune affermazioni dei Pontefici di allora.
Si sa, ormai, che il Vaticano II è l’equivoco dei suoi testi. Essi non negano apertamente alcun dogma, ma permettono, però, una comprensione eterodossa, che può dirsi negazione. Per questo, noi cerchiamo di dimostrare l’opposizione di controsenso che esiste tra certe dichiarazioni dei Padri conciliari e la fede di prima il Concilio, consacrandone le conseguenze nella vita pratica dei fedeli.
Iniziamo con esporre gli “errori” sulla “Libertà di religione”, e vedremo che l’opposizione di contraddizione tra l’insegnamento del Vaticano II e la dottrina della Chiesa di sempre, è più che evidente. 


Questo emerge nel confronto degli atti ufficiali della “Dignitatis humanae” e quella della “Quanta cura”. Un vero dialogo tra sordi, in quanto i medesimi testi furono interpretati da ciascuno con un senso differente.
Si veda, ad esempio, la “Libertà Religiosa”, che costituisce la grande rottura del Vaticano II nella riforma ufficiale operata dal Governo della Spagna attuale, per accordare una delle sue leggi con l’insegnamento della Chiesa del Vaticano II. Mentre prima autorizzava solo l’esercizio privato dei culti non cattolici con l’articolo 6, al paragrafo 1: 
«La professione e la pratica della Religione Cattolica, che è quella dello Stato Spagnolo, godrà della protezione ufficiale»; e al paragrafo 2: «Nessuno verrà inquietato per la sua credenza religiosa, né per l’esercizio privato del suo culto. Non saranno permesse altre cerimonie, né altre manifestazioni esteriori all’infuori di quella della Religione Cattolica», dopo il Vaticano II, la “Ley Organica del Estado” (10 gennaio 1967) viene a sostituire il paragrafo 2 dell’articolo 6, con la disposizione seguente: 
«Lo Stato assumerà la protezione della libertà religiosa, che sarà garantita da una efficace tutela giuridica a salvaguardia, in pari tempo, della morale e dell’ordine pubblico». E nel preambolo della “Carta” degli Spagnoli, modificata dalla Legge Organica del 10 gennaio 1967, dichiara: 
«… data, infine, la modifica introdotta nel suo articolo 6 della Legge Organica dello Stato, ratificata col referendum della Nazione, allo scopo di adattare il suo testo alla Dichiarazione conciliare sulla “Libertà Religiosa”, promulgata il 7 dicembre 1965 e richiedente il riconoscimento esplicito di questo diritto, e in conformità al secondo del Principi fondamentali del Movimento, secondo cui la dottrina della Chiesa deve ispirare la nostra legislazione…».
È chiaro che il p. 2 dell’articolo 6 è stato fatto per realizzare l’accordo con la Dichiarazione del Vaticano II.  Ora, la rottura del Diritto naturale del Vaticano II, sta appunto nel fatto che non esiste per l’uomo un diritto naturale alla “libertà religiosa”, per il quale l’uomo potrebbe esercitare liberamente, in pubblico, una religione falsa. Pio IX, nella sua enciclica “Quanta cura” dell’8 dicembre 1864, ricordava questa dottrina costante della Chiesa:

«La libertà di coscienza e dei culti è un diritto proprio a ciascun uomo, che deve essere proclamato in ogni società ben costituita».

Invece, la Dichiarazione del Vaticano II, il p. 2 dell’articolo 6 del 1965, DIVENTA INTRINSECAMENTE CATTIVO, perché formalmente contrario a un diritto fondamentale dell’uomo, ossia al diritto alla libertà civile in materia religiosa, che il Vaticano II afferma, come diritto per tutti, qualunque sia la religione praticata, vera o falsa che sia.
Chiare, quindi, la contraddizione tra il Vaticano II e la dottrina tradizionale su un principio di diritto naturale.

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sac. Luigi Villa

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