venerdì 26 aprile 2019

Ritorno a Casa



Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


L’Eucaristia

L’epicentro fondamentale della fede cattolica è Cristo; Cristo vivo e risuscitato, presente tra noi come un amico vicino, che sempre ci attende. Il Vangelo è chiaro. Gesù afferma senza ombra di dubbio: Io sono il pane di vita (Gv 6, 35). Chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6, 54). Alcuni fratelli separati affermano che questa frase debba essere compresa in modo simbolico. In modo simbolico cosa? Mangiare la sua carne e bere il suo sangue? Avere la vita eterna e risuscitare l’ultimo giorno? La vita eterna non ha alcuna valenza simbolica, e non si può dire che il bere e il mangiare hanno valenza simbolica e la vita eterna no. 
Ancor più, nell’ultima cena Gesù dice con gravità: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo (Mt 26, 26). E nel testo originale in greco si dice: Outo estin to soma mou. Pertanto non si può tradurre: Questo simbolizza il mio corpo. Sarebbe andare contro la volontà di Gesù ed offenderla gravemente, distorcendo le sue parole. Outo estin, significa: QUESTO è.
lo stesso san Paolo ce lo spiega con la sua autorità, interpretando autenticamente le parole di Gesù. Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è comunione con il sangue di Cristo? (1 Co 10, 16). è come se noi dicessimo: per caso qualcuno lo mette in dubbio? E per riaffemarlo insiste: Chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore indegnamente, è reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno esamini se stesso, e poi mangi il pane e beva il calice; perché chi mangia e beve senza discernere il corpo, mangia e beve la propria condanna. (1 Co 11, 27-29).
Al fine di riaffermare il nostro credo nell’Eucaristia possiamo leggere gli scritti dei cristiani dei primi secoli e vedremo che la chiesa ha sempre inteso i testi biblici, in questi duemila anni, secondo il principio che realmente nell’Eucaristia, è presente il Corpo e il Sangue di Gesù. Possiamo leggere ad esempio ciò che dice la Didaché o dottrina di dodici apostoli, già nell’anno 70: “Noi ci riuniamo nel giorno del Signore, dividiamo il pane e offriamo l’Eucaristia, dopo aver confessato le nostre colpe, affinché il nostro sacrificio sia puro (c. 14, 1). Che nessuno osi avvicinarsi a mangiare e a bere l’Eucaristia se non è stato prima battezzato (ib. 9, 1-5). Si può anche leggere la prima lettera di papa san Clemente romano ai Corinzi, capitoli 40 e 41, dell’anno 96.
Sant’Ignazio d’Antiochia (morto nel 107) dice che gli eretici: si tengono lontani dall’Eucaristia e dalla preghiera, perché non vogliono ammettere che l’Eucaristia è la carne di nostro Signore Gesù Cristo (Lettera agli abitanti di Smirne 7, 1). 
San Giustino (100-165) nella sua Apologia del secondo secolo, capitoli 66-67 afferma: Chiamiamo questo cibo Eucaristia e possono partecipare all’Eucaristia solo coloro che ammettono come verità i nostri insegnamenti, sono stati lavati col bagno della rigenerazione e vivono secondo l’insegnamento di Cristo. Poiché il pane ed il vino che beviamo, non lo riceviamo come alimento e bevanda comuni, giacché ci hanno insegnato che il pane ed il vino sul quale si impongono le mani è la carne e il sangue di Gesù, il Figlio di Dio incarnato. Tale è la nostra dottrina (c. 66, 1-4). 

Padre ángel Peña

Nessun commento:

Posta un commento