venerdì 18 ottobre 2019

Preghiera Portare il cielo alla terra



Che cosa è la preghiera 

Chiodi arrugginiti 

Anni fa, abbiamo rimodernato la nostra cucina. La prima cosa che abbiamo dovuto fare è stata quella di rompere i vecchi stipi e gli sportelli, anche alcune vecchie pareti, il soffitto e il pavimento. Il legno, invecchiando, diventa molto duro e alcuni dei chiodi che avevano bisogno di essere estratti erano lunghi tra i 7 e i 10 cm. E' stata presa una grossa tenaglia per rimuoverli e mentre venivano tirati via, facevano un suono stridente, come se stessero protestando. 
Dopo settimane che avevamo completato questo lavoro, durante la lode all'inizio di un servizio, improvvisamente ho visto nello spirito uno di quei lunghi chiodi arrugginiti che veniva estratto. Udivo di nuovo lo stridìo. "Signore," chiesi "Che cosa é?" 
Disse: "Sono le cose che ti sono state insegnate negli anni e che sono errate. E' duro rimuoverle, ma devono essere estratte!" 
Esaminiamo alcuni dei "chiodi arrugginiti" nel nostro modo di pensare sulla preghiera. 

PARADISO



La Vergine Maria: “La pace di Mio figlio regnerà presto sulla terra.” 

La pace di Mio figlio regnerà presto sulla terra. 

Ci saranno turbolenze e conflitti, ma è necessario al fine di estirpare la malvagità finale sulla terra. 

La mano del Padre Mio cadrà rapidamente su quelli che ignorano la Misericordia di Mio Figlio. Egli non tollererà la loro disobbedienza, una volta che la verità sarà stata rivelata loro. 

A quelli che voltano le spalle a Mio figlio, dopo L‟Avvertimento, sarà concesso un certo periodo di tempo in cui dimostrare rimorso per i loro peccati, ma ciò non durerà a lungo. 

Pregate per quelle anime la cui ostinazione sarà la loro rovina. 

Figli Miei, i cambiamenti sono già in corso e molto accadrà presto. 

Guardate il cielo figli, per vedere i primi segni della Misericordia di Mio Figlio. 

Per coloro con cuore umile e contrito, non abbiate paura perché questo è il tempo che state aspettando. 

Quelle anime che non riconoscono l‟esistenza di Mio figlio rimarranno stupite e addolorate quando la verità sarà finalmente mostrata loro. 

Quelle anime tormentate che hanno giurato fedeltà al maligno saranno sopraffatte dal dolore, mentre altri si nasconderanno dalla verità, perché non saranno in grado di sopportare la luce. 

Pregate affinché tutte queste anime, attraverso le preghiere di altri possano essere e saranno riscattate agli occhi del Mio prezioso Figlio. 

La Conversione evita il castigo e attenua i piani malvagi in corso da parte dell‟anticristo per distruggere l‟umanità. 

Pregate affinché la battaglia tra il Cielo e il maligno comporti che tutti i figli di Dio possano essere salvati e risparmiati dalle fiamme dell‟inferno. 

La vostra amata Madre, 

Regina delle Rose, 

Madre della Salvezza. 

13 Gennaio 2012



ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



Nel progetto divino l’alito di Dio verso la sua creatura non doveva mai essere spezzato:  Volume 29 - Ottobre 12, 1931: L’Alito incessante di Dio forma delle creature i fac-simili dell’Essere Supremo e queste saranno i principi, la corte nobile e l’esercito regio del Regno Celeste.  La Vita Divina e l’atto compiuto di Dio nella creatura. 

 […]  “Solo il mio Volere conserva e mantiene intatto, con un atto continuo, il principio della creazione della creatura.  Il nostro Ente Supremo dava il principio ed animava la sua vita colla potenza del nostro alito divino;  quest’alito non doveva essere mai spezzato, molto più che quando Noi diamo e facciamo un atto, non lo ritiriamo giammai, e questo serve per formare opere compiute dell’essere che mettiamo alla luce.  Questo nostro primo atto, mentre serve per dar principio e formare la vita, la continuazione, serve per fare della creatura un nostro atto compiuto, e come l’alitiamo, così formiamo in essa i nostri atti continui per completare la nostra vita divina.  Il nostro alito, come lo diamo forma, a sorsi a sorsi, la crescenza di questa vita nostra nella creatura.  Il nostro alito, come si dà, così forma il nostro atto compiuto di santità, di bellezza, d’amore, di bontà, e così di seguito;  e quando l’abbiamo riempita tanto in modo che non abbiamo dove più mettere quell’atto nostro, nella creatura, perché essa è limitata, il nostro alito cessa e termina la sua vita in terra, e per eternare il nostro alito nel Cielo, trasportiamo la nostra vita formata in essa, il nostro atto compiuto, nella nostra Patria Celeste come trionfo della nostra Creazione.  Non vi è rarità più bella di queste vite ed atti compiuti, nostri, nel Celeste Soggiorno!  Esse sono le narratrici della nostra potenza, della foga del nostro amore, sono voce parlante del nostro alito onnipotente che, lui solo, poteva formare la vita divina, il nostro atto compiuto nella creatura.  Ma sai tu dove possiamo formare questa vita e questo nostro atto compiuto, per quanto a creatura è possibile ed immaginabile di ricevere dal suo Creatore?  Nell’anima che vive nella nostra Divina Volontà e si fa dominare da Essa.  Ah, solo in lei possiamo formare la nostra vita divina e formare il nostro atto compiuto!  Il nostro Volere dispone la creatura a ricevere tutte le Qualità e colori divini, ed il nostro alito non mai interrotto, come pennello peritissimo, dipinge con maestria ammirabile ed inimitabile le più belle sfumature e vi forma i fac-simile del nostro Essere Supremo  […]  Per Noi fare un atto compiuto è la gloria più grande che più Ci glorifica, è l’amore più intenso che più Ci decanta, è la potenza che Ci inneggia continuamente.  Ma ahimè!  per chi non vive nel nostro Volere, quanti nostri atti spezzati, senza compimento! quante nostre vite divine, appena concepite o al più nate senza crescere! [Le creature che non vivono nel Voler Divino] Spezzano la continuazione del nostro lavoro e Ci legano le braccia per poter andare avanti;  […]  è l’umano volere che, opponendosi al Nostro, Ci mette nell’impotenza di formare la nostra vita divina in esse.  […]  In Cielo non si entra se non si possiede la nostra vita divina, o almeno concepita o nata;  e tale sarà la gloria, la beatitudine del beato, per quanta crescenza ha formata della nostra vita in esso.  Ora, qual sarà la differenza di chi appena è stata concepita, nata o cresciuta con piccole proporzioni, da chi Ci ha fatto formare vita compiuta?  Sarà tanta la differenza che si rende incomprensibile all’umana creatura.  Quelli saranno come il popolo del Regno Celeste, invece i nostri fac-simile saranno come principi, ministri, la corte nobile, l’esercito regio del Gran Re.  Perciò chi fa la mia Divina Volontà e vive in Essa può dire:  ‘Faccio tutto ed appartengo, anche da questa terra, alla Famiglia del mio Padre Celeste’”.

scelta di Brani dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta 

PADRE PIO DA PIETRELCINA



L'EPISTOLARIO 


Contenuto e sua importanza 

L'argomento delle lettere è uno ed allo stesso tempo vario. E' uno, perché le lettere non hanno altro scopo che di rendere un esatto resoconto ai direttori dello stato presente della sua anima, manifestando loro i segreti dello spirito per trovare sicurezza nel cammino, orientamenti nei dubbi e sostegno nelle perplessità.  
Ma è altresì varia la tematica, perché varie sono le fasi dell'attuazione dei disegni divini; varie le manifestazioni della grazia, sempre operante; varie le difficoltà e le lotte della natura e le insidie di satana, varie le aspirazioni ed i bisogni dell'anima; varia la fenomenologia mistica, che punteggia l'itinerario dell'anima verso Dio.  
Con spontanea semplicità, senza ricercatezze stilistiche e senza divagazioni dottrinali, padre Pio descrive i gaudi e le pene, le gioie e le tristezze (invero più queste che quelle), le divine elevazioni e le deficienze umane, i trionfi e le sconfitte, i progressi ed i regressi, le esigenze della grazia e la limitatezza della natura.  
E' il ritratto fedele e perfetto, senza ritocchi e mascheramenti, della sua anima privilegiata.  
Mentre da tale corrispondenza il lato umano della spiritualità di padre Pio è quasi fotograficamente riprodotto, il lato divino, il lavorio nascosto della grazia, anche se ampiamente descritto, spesso si intravede ma non lo si vede completamente.  
Il lato umano, fatto di lotte, di lamenti, sofferenze, debolezze e tentennamenti balza con accenti sempre nuovi da quasi tutte le pagine. Lo stesso padre Pio confessa che spesso i suoi scritti sono "pieni di lamenti e di lagrime" (16 2-1915) e ne dà la spiegazione lui stesso:  "Mi accorgo, o padre mio, che vi cagiono colle mie lettere  sempre nuovi dolori, vi ripeto sempre le stesse cose, e voi con santa pazienza mi ascoltate; ma, che volete? le condizioni sono sempre le stesse, come fare a parlarvi d'altro?" (15 8 1915). 

Del resto, scrive a p. Agostino:  "Per un cuore traboccante di dolore, non è mai troppo il  parlare a lungo, lo scoprire le sue ferite a chi è stato da Dio incaricato a dirigerlo" (18 9 1915).  
Questa sua tendenza a parlare più spesso e più volentieri delle sue debolezze e imperfezioni, delle sue sofferenze, anziché delle sue gioie, dei suoi tormenti intimi invece che delle sue ascensioni mistiche, delle sue lotte e non delle sue vittorie, non piaceva ai direttori.  
Padre Benedetto, con un dolce ma energico rimprovero, lo esorta a dilungarsi nei resoconti di coscienza sui rapporti con la divinità e a non tenersi soltanto per sé "l'idillio" e le "gioie", anche perché questo avrebbe facilitato il suo compito di direttore e gli avrebbe dato l'avvio a quei discorsi lunghi che egli tanto desiderava:  
"Ed ora vengo a te. Come scrivere a lungo su temi sì corti? E' da parecchio che mi dici una sola parola: soffro! Mel sapevo e non c'era bisogno di ricantarmela. 
Devo dunque ragionar di ciò che ignoro o investigare un cielo velato? Soffro! 
Almeno dimmi che, come san Giovanni nella caldaia di olio bollente e san Lorenzo sulla graticola, soffri e gioisci. Ma mentre sei sollecito di piangermi la solita elegia, tieni per te l'idillio. Sono io dunque destinato a sentire soltanto gemiti? Voglio saper tutto distintamente da un anno a questa parte, e per ubbidienza. Voglio che dolori e gioie mi siano narrati nelle loro particolarità, nei loro periodi e nel loro progresso, anche se nella relazione debba impiegarsi un mese. Non è una penitenza meritata ed equa? E a questa ne aggiungo un'altra, cioè di non esser breve solo quando tu sarai lungo" (18 3 1921). 


Per favore pregatela ogni giorno perché v’impedirà di andare fuori strada e vi preserverà dalle bugie.



Signore, donami la Tua Verità e permettimi di distinguere tra il bene e il male.
Signore, donami lo Spirito Santo e la chiarezza di cui ho bisogno per restarti fedele in questi tempi difficili.
Tieni lontano da me, dalla mia anima, le bugie dell’anticristo e del falso profeta ed elevami verso di Te in modo che Io non cada , non venga fermato sulla mia via e che non sia portato fuori strada.
Ti amo caro Padre e ti ringrazio Spirito Santo.
Voglio vivere per sempre al Tuo servizio e preparare la mia anima per Tuo Figlio e per l’Eternità.
Amen

La battaglia per le anime è cominciata!



Maria Madre di Dio

La battaglia per le anime è cominciata, l’anticristo e i suoi seguaci lavorano con mezzi devastanti e mettono in ginocchio milioni di figli di Dio. Provocano malattie, rovinano i figli di Dio e scatenano le guerre. Poi si manifesteranno come salvatori, come mediatori e pacificatori e le masse li acclameranno perché non sospettano che quelli che apparentemente fanno del bene invece sono i cattivi.

Svegliatevi! Prendete la vostra croce e seguite Gesù, Mio Figlio e vostro Salvatore! Solo LUI vi può guidare attraverso questi tempi oscuri.

giovedì 17 ottobre 2019

L’anticristo è in mezzo a voi e presto calcherà la scena mondiale e fingerà di essere chi non è!



Maria Madre di Dio

Egli apparirà come un portatore di pace agli occhi di chi sarà ingannato, quando invece è proprio lui a istigare le guerre e a portare ira, tumulti e incertezza nel vostro mondo. Egli è il figlio del diavolo, la radice di tutti i mali e accecherà i Nostri amati figli che verranno abbagliati, confusi e inbrogliati dal suo fascino, dal suo carisma, dalle sue lusinghe che non sono altro che parole campate in aria e bugie e tuttavia vi catturerà con il suo modo di presentarsi e molti dei figli di Dio lo vedranno come un salvatore e lo seguiranno, ma questo sarà la loro rovina.

State attenti! Siete avvisati! Perché questo figlio NON VIENE da Dio, anche se si spaccerà per esso. Non lo farà subito e non egli stesso lo dirà di sé, ma la gente lo celebrerà e siccome il diavolo e i suoi adulatori preparano già da secoli questo momento, (sì figlia Mia, da così tempo il diavolo sta preparando la sua entrata in scena) tutto è pianificato e organizzato nei minimi dettagli e gli intrighi si diramano in tutto il vostro mondo. Egli verrà osannato anche da quelli che non fanno parte degli adoratori di Satana, perché molti saranno assoggettati dal suo fascino e sarà difficile per i Nostri figli resistere a questa “bestia”.

Svegliatevi! Salvate le vostre anime! Pregate pregate pregate!

Pregate quindi, Miei amati figli e non siate ciechi a ciò che sta accadendo nel vostro mondo. Presto, molto presto saprete da chi vi stiamo mettendo in guardia perché il suo volto sarà trasmesso su tutti i media. Il suo legame con la Chiesa cattolica sarà visibile e il falso profeta condurrà un gioco sporco con lui.

Svegliatevi, Miei amati figli e non lasciatevi ingannare perché se lo farete, se li seguite e li ascoltate fedelmente, sarà la vostra rovina! Aprite i vostri cuori ora per Mio Figlio e per voi sarà più facile. Abbiate fiducia solo nella Nostra Parola e non date credito ai pettegolezzi diffusi dai media perchè anche lì il diavolo è al comando e vi mostra esattamente ciò di cui avete bisogno per smarrirvi. Così diverrete facili prede per lui e per la sua banda ed egli getterà la Sua rete sopra di voi e a forza di osannare i bugiardi del vostro tempo, non vedete quanto vi avvicinate all’abisso e molti di voi ci cadranno dentro e non potranno più essere salvati.

Svegliatevi quindi! Siate sempre vigili, guardate, ascoltate e percepite ciò che succede nel vostro mondo. Venite a Mio Figlio affidatevi a LUI e troverete la calma e la pace, otterrete il Suo vero amore e non abbandonatevi all’esultanza e all’euforia perché questo è ciò che vuole il diavolo per potervi acciuffare e gettare in rovina. Rimanete fedeli a Mio figlio e pregate, pregate, pregate.

Così sia.

RestateMi fedeli in questi duri tempi che ora verranno!



Dio Padre

Restate fedeli a Me nei tempi difficili che ora verranno e siate certi che la Mia mano cadrà su quelli che vogliono portare ancora più sofferenza e dolore alla Mia amata schiera di figli. Quando è troppo è troppo e nessuno deve osare sfidare il Creatore di tutto l’essere, perché ciò non deve essere.

Non avete più molto tempo per convertirvi, perché molto presto arriverà la fine dei tempi presenti!

Non aspettate oltre Miei cari figli, perché Io vorrei cullare ognuno di voi nelle Mie braccia paterne, ma già adesso vedo con tristezza quelli di voi che andranno perduti.

Il vostro Padre celeste.

VOI AVETE PER PADRE IL DIAVOLO E VOLETE COMPIERE I DESIDERI DEL PADRE VOSTRO Gv 8,44



Trattato di Demonologia

«Perché voi non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità perché la verità non è in lui. Quando dice il falso parla del suo perché è menzognero e padre della menzogna. A me invece voi non credete perché dico la verità» (Gv 8,43-45).
Parole dure, durissime, che a prima vista non mancano di fare una certa impressione nel sentirle pronunziare dalla bocca di Gesù Cristo, dalla quale siamo abituati a sentire solo parole di bontà, di tenerezza, di misericordia e di perdono. Ma quando pensiamo a chi sono dirette e quando sono state dette l’impressione cessa. I farisei, i sadducei, gli anziani, gli scribi del popolo si erano sentiti dire da Gesù parole molto forti e roventi anche in altre circostanze, ma non si erano sentiti chiamare mai «figli del diavolo».
Erano stati essi stessi che poco prima avevano attribuito a Gesù una stretta parentela col diavolo:
«Gli scribi che erano discesi da Gerusalemme dicevano:
Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni» (Mc 3,22).
Ma lo scontro era diventato più violento e più rovente quando Gesù si era portato a Gerusalemme  poco tempo prima della sua passione e morte. Giovanni, testimone oculare e auricolare di quegli scontri, ce ne riferisce una parte in tutta la loro drammaticità. Dalle parole e dagli insulti gli avversari passeranno poco dopo all’azione e tenteranno di lapidare Gesù, ma non riusciranno «perché non era ancora venuta la sua ora» (Gv 7,30).
«Voi avete per padre il diavolo». L’ostinazione irriducibile dei capi del popolo che rifiutano l’insegnamento e l’autorità del Piglio di Dio venuto nel mondo indica chiaramente — secondo Gesù — una stretta parentela col maligno. Gli avversari di Gesù si appellano alla loro figliolanza di Abramo. No, risponde Gesù. Abramo era un santo, era amico di Dio. I figli di Abramo, quelli veri e autentici, devono dimostrare la loro discendenza facendo le stesse opere del padre, imitando il padre, comportandosi come il padre. Dai frutti si conosce l’albero. Le opere dei giudei indicano un’altra origine, un’altra paternità, inconfondibile, innegabile, quella del diavolo.
L’ostinazione giudaica è un peccato contro lo Spirito Santo, uno di quei peccati che non saranno mai perdonati. Impugnare la verità conosciuta, agire contro coscienza, vuoi dire precludersi la via al pentimento e quindi al perdono. Gesù sulla croce dirà: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 22,34). Ma, come osserva san Tommaso114 le parole di Cristo in croce erano riferite al semplice popolo, non ai capi della nazione responsabili dell’eccidio del Calvario. La colpa dei capi è duplice:
hanno convinto il semplice popolo dell’assurdità della fede in Cristo come messia promesso e hanno ridotto il popolo a dura schiavitù fisica e morale condizionando il suo modo di pensare e di vivere.
Quando il discorso verte sui mondo ebraico bisogna sempre tener presente questa distinzione tra umile popolo e capi. Questa distinzione valeva per i tempi antichi e continua a valere anche ai giorni nostri e in tutti i tempi. La figliolanza diabolica non era attribuita da Gesù a tutto il popolo come tale ma solo ad una parte ben determinata di esso.
Lo stesso discorso vale per il razzismo e l’antirazzismo. Tutti gli uomini della terra appartengono a una razza — comunque voglia chiamarsi — e tutti hanno diritto di vivere in questo mondo. La razza, considerata in se stessa, è in rapporto con la politica, ma noi esuliamo dalla politica e restiamo nel campo della religione. Stiamo trattando di demonologia, non di economia politica. Il popolo ebraico ci interessa soltanto dal punto di vista religioso, non sotto altri aspetti.
Il popolo ebraico è l’unico popolo antico che è rimasto integro fino ai nostri giorni e, secondo san Paolo, costituisce un mistero. Noi vogliamo rispettare fino in fondo questo mistero:
«Non voglio che ignoriate, fratelli, questo mistero: l’indurimento di una parte d'Israele è in atto fino a che saranno entrate (nella chiesa) tutte le genti» (Rm 11,25).
«A causa della loro caduta la salvezza è venuta ai pagani per suscitare la loro gelosia. Se pertanto la loro caduta è stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale?» (Rm, 12).
«Se il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?» (Rm, 15).
«Quanto al vangelo essi sono nemici per vostro vantaggio, ma quanto all’elezione sono amati a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irreversibili» (Rm, 28-29).
«L’indurimento di una parte d’Israele», dice san Paolo. Di qui nasce la tragedia che colpisce e accompagna questo popolo da due millenni: la deviazione spaventosa che ha subito, il rifiuto del Messia che i loro antenati, i patriarchi e i profeti, avevano preannunciato e preparato. Il messianismo biblico è diventato per una parte di ebrei un messianismo nazionalistico. E il popolo stesso, la razza, diventata Messia. Scrive l’ebreo Bernard Lazare: «In generale gli ebrei, anche i più rivoluzionari, hanno assorbito lo spirito ebraico e se hanno dato l’addio a religione e a fede, sono tuttavia rimasti fedeli all’educazione e formazione influenzata dal nazionalismo giudaico. Questo è vero principalmente per i rivoluzionari ebraici che sono vissuti iiella prima metà di questo secolo, l’Ottocento, Enrico Heine e Carlo Marx ne sono gli esempi più tipici»115.
Lo stesso si dica dei rappresentanti dell’alta finanza ebraica, Rotschild, Warburg, Kahn, SchifE Loeb... tutti solidali col loro popolo nell’ideale di dominio della razza e quindi in opposizione alla religione e alla Chiesa fondata da Cristo. Il naturalismo che esclude qualunque influsso e intervento della grazia divina, è il grande peccato di questo popolo, la chiave di comprensione del loro comportamento nei confronti di Cristo e della religione cattolica.
Si nota a questo riguardo una metodologia costante, iniziata al tempo di Gesù e continuata immutata nei tempi successivi e identica a quella praticata in tutto il mondo ai giorni nostri. Ne rileviamo alcuni esempi dalle sacre pagine.
Dopo la sepoltura di Gesù è necessario prendere le precauzioni perché la risurrezione, di cui egli aveva spesse volte parlato con tutta sicurezza, non avvenga
«Signore — dicono a Pilato — ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: l risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima» (Mt 27,62-64).
Gesù non tiene affatto conto di questa precauzione puerile e, come aveva detto, così ha fatto. Con puntualità matematica, il terzo giorno, prima ancora che fosse spuntata l’aurora, egli esce vivo dal sepolcro dove due giorni prima era stato deposto il suo cadavere.
La grande pietra «rotolata sulla porta del sepolcro» (Mt 27,60), che doveva assicurare per sempre la tomba di un morto, fu scossa con la stessa facilità — direbbe il Manzoni — con cui un viandante che attraversa il bosco scuote dalla spalla la foglia che il vento vi aveva posato. E i soldati armati fino ai denti che stanno di guardia senza poter impedire il prodigio, ne saranno invece i testimoni più sicuri e attendibili.
Ma anche questo si cercherà di impedire con una nuova menzogna e collo sborso di danaro: l’intimidazione, il ricatto, il danaro saranno le armi usate in tutti i tempi e in tutte le circostanze dai «figli del diavolo» per l’attuazione dei loro loschi affari.
«Alcuni della guardia (al sepolcro di Gesù) giunsero in città e annunziarono ai sacerdoti quanto era accaduto. Questi si unirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di danaro ai soldati dicendo: Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti e l’hanno rubato mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia. Quelli, preso il danaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i giudei fino ad oggi» (Mt 28,11-15).
La grande forza del danaro! La grande forza della finanza! I metodi jugulatori e ricattatori di oggi hanno dei gloriosi antenati!
La lotta sorda e tenace continua dopo la morte di Gesù nella primitiva chiesa di Gerusalemme con metodi leggermente diversi ma con lo stesso obiettivo e gli stessi risultati. Una delle prime vittime sarà il diacono Stefano.
«Non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. Perciò sobillarono alcuni che dissero: Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio. E così sollevarono il popolo» (At 6,10-12).
Come andò a finire lo sappiamo.
Paolo e Sila lavorano a Tessalonica e convertono parecchi, il che dà molto fastidio ai giudei e suscita la loro invidia e il loro timore:
«Un buon numero di greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà Ma i giudei, ingelositi, trassero dalla loro parte alcuni pessimi individui di piazza e radunata gente mettevano in subbuglio la città» (At 17,4-5).
A Efeso, resa celebre nell’antichità per la magia e la divinazione che vi si praticava specialmente dagli ebrei, capitò un fatto abbastanza curioso che vale la pena rammentare:
«Alcuni esorcisti ambulanti giudei si provarono a invocare il nome del Signore sopra quanti avevano spiriti cattivi dicendo: “Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predica”. Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo. Ma lo spirito cattivo rispose loro: Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete? E l’uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li trattò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti di ferite. Il fatto fu risaputo da tutti i giudei e greci che abitavano a Efeso» (At 19,13-17).
Tra gli apostoli predicatori del vangelo il più attivo, il più conosciuto e anche il più efficace era Paolo di Tarso, un convertito, considerato dai suoi connazionali un «traditore» e perciò odiato a morte. Ma non era facile aver ragione del focoso apostolo. La sua dialettica era tanto sottile che metteva sempre gli avversari con le spalle al muro. Non potendo abbatterlo a parole cercarono di farlo fuori con un assassinio:
«I giudei ordirono una congiura e fecero voto con giuramento esecratorio di non toccare né cibo né bevanda (lo sciopero della fame in piena regola) sino a che non avessero ucciso Paolo. Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura. Si presentarono ai sommi sacerdoti e agli anziani e dissero: Voi ora, insieme al sinedrio, fate dire al tribuno che vi riporti Paolo col pretesto di esaminare più attentamente il suo caso, noi intanto ci teniamo pronti a ucciderlo prima che arrivi» (At 23,12-15).
Ce ne sarebbe abbastanza per farci capire lo spirito che animava certi settori della nazione giudaica, i più alti e i più responsabili, verso Gesù Cristo, la chiesa e la religione cristiana.
Gesù Cristo? Non è nè il Messia né tanto meno Figlio di Dio.
Scrive il professor Klausner dell’università giudaica di Gerusalemme:
«Che cos’è (non: Chi è) Gesù Cristo oggi per la nazione giudaica? Per la nazione giudaica egli non può essere né Dio né Figlio di Dio nel senso inteso dalla fede nella Trinità. Le due concezioni sono per gli ebrei non solo empie e blasfeme, ma anche incomprensibili. E neppure per la nazione giudaica egli può essere il Messia: il regno dei cieli non è ancora arrivato»116.
Ciò che agli ebrei dà terribilmente ai nervi è la festa del Natale:
«Le scuole pubbliche devono essere istruite sul significato dei canti natalizi e del Natale stesso e del suo influsso. Noi intendiamo che si finisca una buona volta con questa propaganda natalizia»117. E iniziativa ebraica, purtroppo seguita e sostenuta anche da molti cattolici, presentare cartoline e biglietti natalizi senza nessun riferimento al mistero che il Natale ricorda e la dissacrazione sistematica della stessa festa natalizia, trasformata in giornata di regali, di divertimenti e di grandi mangiate e feste gastronomiche.
Chi è il papa per l’ebreo?

«Secondo la religione giudaica il papa è il nemico del popolo giudaico solo per il fatto che egli è il capo della chiesa cattolica. Il giudaismo si oppone al cristianesimo in generale e alla chiesa cattolica in particolare»118.
Quali i rapporti con lo stato cristiano?
«L’ebreo è il testimone vivo della scomparsa dello stato fondato sui principi della teologia e che sogna di ricostruire il cristiano antisemita. Il giorno in cui un ebreo è diventato capo responsabile di un posto pubblico, lo stato cristiano è stato messo in pericolo. Gli antisemiti che dicono avere gli ebrei rovinato l’idea di stato dovrebbero dire con più ragione che sì, l’entrata degli ebrei nella società ha significato la distruzione dello stato, ma naturalmente dello stato cristiano».119
Abbiamo già accennato alla parte determinante che il mondo giudaico ha avuto nei movimenti eversivi e nelle rivoluzioni di questi ultimi tempi, nella rivoluzione francese e nella rivoluzione bolscevica.
La parte svolta dal mondo ebraico, e dalla massoneria sua alleata, nella guerra civile di Spagna 1936-1939 — della quale si parla troppo poco come se si trattasse di un fatto di scarsa importanza — è ricordata dalla lettera collettiva dell’episcopato spagnolo del 1937:
«E evidente che il presente conflitto è uno dei più terribili ingaggiati dall’anticristo, cioè dal giudaismo, contro la chiesa cattolica e contro Cristo. Nella presente crisi che agita il mondo il giudaismo usa soprattutto due armi, una segreta, la massoneria, l’altra manifesta e dichiarata, il comunismo unito ad altri movimenti anarchici, anarco-sindacalisti, socialisti, e appoggiato da altre forze ausiliarie, Rotary, Lega di beneficenza, ecc.»120.
Dove si alimenta questa diffidenza e quest’odio contro Cristo e la sua chiesa?
Si alimenta specialmente nel Talmud, libro sacro degli ebrei scritto nei primi secoli dell’era cristiana. E il codice religioso e civile della sinagoga redatto dai più celebri dottori e rabbini. Oggi è ritenuto la suprema autorità nel campo religioso, più autorevole della Bibbia stessa121. Si presenta diviso in due parti, il Mishna, che ne forma il testo, e il Ghemara che ne è il commento. Nel Ghemara troviamo almeno un centinaio di passi che insultano spudoratamente la santità di Cristo, la purezza e verginità di Maria Santissima e la morale del cristianesimo presentata come una sentina di vizi. Il Talmudo proibisce formalmente a un ebreo di aiutare o di salvare la vita a un non- ebreo che fosse in pericolo:
«Dal momento che la vita di un idolatra è alla discrezione di un giudeo, a fortiori lo sono i suoi beni».
I non-ebrei sono generalmente chiamati «goim», bestie da pascolo, stimati non uomini, esseri inferiori, dall’intelletto ottuso e bestiale, allo stato d’infanzia, creati solamente per servire agli ebrei:
«I cristiani si hanno da fuggire come indegni del consorzio umano — scrive un maestro d’Israele — essendo questi (gli ebrei) di tanta dignità che neppure gli angeli li uguagliano»122.
E un altro rabbi scrive:
«Un giudeo deve riputarsi quasi uguale a Dio. Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente le bestie che hanno forma di uomini e che sono tutti i cristiani»123.

«Il Talmud — scrive Monsignor Landrieux — è la deformazione sistematica della Bibbia. L’orgoglio razziale con l’ideale di dominio universale sul mondo vi è esaltato sino ai limiti della follia. Per il Talmud solo la razza ebraica costituisce l’umanità, i non ebrei non sono neppure esseri umani, ma soio animali senza diritti. La legge morale naturale, anzi neppure il decalogo, obbligano nei loro riguardi. In confronto dei goim tutto è lecito, furto, rapina, frode, spergiuro, assassinio. Quando il Talmud fu conosciuto nel mondo occidentale, circa il 1238-1240, e specialmente nel Seicento quando, con l’introduzione della stampa, il libro ebbe una maggior diffusione, ci fu una  feroce reazione nel mondo cristiano. L’assemblea generale giudaica pensò allora, nel 1631, di non pubblicare più i passi più pericolosi e compromettenti perché non arrivassero a conoscenza del gran pubblico. Alloro posto era messo un piccolo circolo, 0, per ricordare ai rabbini che quei passi dovevano essere spiegati oralmente per togliere così ai “nazareni”, cioè ai cristiani, ogni pretesto per attaccare gli ebrei»124.
Al termine di questa carrellata vengono in mente i versetti del salmo secondo, che la Bibbia di Gerusalemme presenta col titolo Il dramma messianico:
«Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia... Se ne ride chi abita nei cieli e schernisce dall’alto il Signore» (Sal 2,1-4).
Il concilio Vaticano II ha pubblicato il decreto Nostra Aetate sui rapporti tra chiesa cattolica ed ebrei allo scopo di far meglio conoscere da una parte e dall’altra le rispettive posizioni e arrivare se possibile ad una riconciliazione definitiva. Da parte cattolica i passi fatti sono già stati molti. Si spera e si augura che questa normalizzazione di rapporti sia vicina e che i mali riscontrati nel passato non si abbiano più a ripetere in avvenire.

Paolo Calliari



TESORI DI RACCONTI



1- Tarcisio.  

Nei primi secoli della Chiesa, poche ore prima che i martin fossero dati ai tormenti, di soppiatto veniva loro portato il SS. Viatico da qualche diacono, e nei giorni di maggior pericolo si sceglieva persino un qualche accolito ancor fanciullo, perché meglio deludesse la vigilanza delle guardie dea tiranno. Una volta avvenne che alcuni cristiani, rinchiusi nel carcere Mamertino in Roma, dovevano essere condotti fra poche ore al martirio, e mentre il tempo incalzava, i littori e le guardie giravano attorno come leoni, sì che pareva quasi impossibile il potere recare ai martiri la SS. Eucaristia. Intanto là nelle Catacombe il Pane consacrato era già pronto sull'altare, e il sacerdote, volgendosi ai fedeli che assistevano silenziosi, cercava attorno cogli occhi a chi affidare quell'impresa così trepida e così santa; ed ecco farsi innanzi un fanciullo sui dieci anni, che, inginocchiatosi sul gradino dell’altare, aprì le braccia, e non parlava, no, ma colle labbra aperte, lo sguardo fisso al sacerdote, pareva dicesse: dammelo in grazia, dammelo ..............................

- Tu sei troppo piccolo - disse il santo prete - e volgeva attorno la testa a nascondere la commozione che gli destava quell’innocente creatura. Ma il giovinetto non si muove, sta lì inginocchiato, e gli occhi pria scintillanti di gioia cominciano a riempirsi di lagrime:

- Tu sei ancora bambino! vuoi ch'io ti affidi tanto tesoro?

- Appunto perché son fanciullo a niuno verrà sospetto, e mi sarà più facile portare senza pericolo il SS. Sacramento ai martiri; - e queste parole gli uscivano di bocca così infocate, e si spingeva avanti in atto così pio, così deciso, che il ministro di Dio ne fu soggiogato, e convenne esaudirle; prese il Pane consacrato, e ravvoltolo in un candide pannolino:

- Tarcisio, gli disse, ricordati di ciò che ti affido: sono i misteri di Gesù Cristo! - e questo era il nome con cui allora si chiamavano le Eucaristiche specie. Il giovinetto, giubilante in viso, aperse le braccia e poi serrando al petto il Sacro deposito:

- Han da farmi in pezzi piuttosto che togliermelo! - disse, e col caro Gesù sul cuore partiva pel carcere Mamertino. Moveva frettoloso, cogli occhi bassi, camminando lungo i muri ed evitando gli scontri. Non vi era più che da attraversare la piazza, e Tarcisio studiava il passo, allorché una turba di ragazzi lo vide, e al camminare così timido:

- O Tarcisio, tu qui? vieni a giocare con noi: - e pigliarlo pel braccio e gettarlo nel mezzo a loro fu un punto solo. Non posso adesso, gridava il fanciullo, non posso, ho da compiere una commissione importante; - e dà una spinta per fuggirsene; ma gli altri gli si serrarono addosso villanamente:

- Non ci scappi, ché hai da giocare!
  
- Deh! lasciatemi andare - supplicava il fanciullo, e tra i singhiozzi serrava le braccia al seno:

- Ma che hai qui nascosto? vediamo un po’, che cosa hai; - e già cacciavano le mani brutalmente ...

- Ah! questo poi no, mai, mai! - gridò con forza il fanciullo fissando gli sguardi al cielo.

- Abbiamo da vedere che è questo segreto, - e qui la folla dei curiosi si stipava attorno al fanciullo, che resisteva di tutta forza a cento mani che tentavano strappargli il segreto. In quella passava per colà un giurato nemico della religione di Cristo, che riconoscendo Tarcisio grida:

- Questo giovinetto è un Cristiano che porta i misteri.

- A tali voci la curiosità del popolo non ebbe più misura; pugni, percosse, sassi grandinavano da ogni parte sopra Tarcisio, ma questi non cedeva: il sangue gli usciva dalla bocca, le membra erano rotte, ed ei si batteva ancora come un agnello fra i lupi, quando un soldato arriva di corsa sbarazzandosi la via, menando colpi a destra e a sinistra; gli uni cadono a terra; gli altri vengono sbalzati lungi: tutti poi fuggono dinanzi all'ufficiale di forza erculea, autore di questo improvviso sconvolgimento. Ma il soldato cristiano giungeva troppo tardi: il fanciullo giaceva boccheggiante sul terreno colle membra ferite ed il cranio spaccato dalle pietre; moveva ancora le labbra, e il soldato si inginocchiò tosto presso il giovinetto, e adagio adagio, come una madre col suo bambino lo sollevava:

- Tarcisio, soffri molto? coraggio! - e due grosse lagrime solcavano le guance abbronzate: il fanciullo apre gli occhi, lo vede, e facendo un sorriso da angioletto:


- Sono qui, dice, non li hanno presi i misteri! Il soldato alza di peso quel piccolo corpo, lo prende sulle braccia con un tremore rispettoso, che ben palesava portare un martire ed il re stesso dei martiri. Il fanciullo posava la testa abbandonata sulle robuste spalle di lui; ma le mani sempre incrociate sul petto custodivano sino all'ultimo il tesoro confidato. Il cammino era lungo per tornare alle catacombe, ma il guerriero affrettava il passo, e in breve giunse all'altare. Il venerabile sacerdote non poté frenare le lagrime quando scoperse intatto sul seno di Tarcisio il deposito affidato, e mentre apriva ancora con pena quelle braccia ornai rigide dalla morte, il fanciullo lo guardò sorridendo e spirò. Le reliquie furono deposte nel cimitero dei martiri, e vennero poscia trasportate a Parigi nell'Orfanotrofio di S. Vincenzo de' Paoli.  

DON ANTONIO ZACCARIA 

Per custodire la Tua Parola



Carissimo Gesù,  
aiutami ad ascoltare la Tua Parola.  
Vivere la Tua Parola.  
Comunicare la Tua Parola.  
Diffondere la Tua Parola. 
Dammi la forza di sostenere la Verità,  
anche quando sarò perseguitato per questo.  
Aiutami a mantenere viva la Tua Parola,  
quando è soffocata dai Tuoi nemici. 
Fammi sentire il Tuo Coraggio quando sono giù.  
Riempimi con la Tua Forza quando sono debole. 
Dammi la grazia di rimanere dignitoso,  
quando le porte dell’inferno prevarranno contro di me,  
per rimanere fedele alla Tua Santissima Volontà. 
Amen. 

PARADISO



Il passaggio verso il Nuovo Paradiso sarà rapido e senza sofferenza. 

Oggi vengo da te con grande gioia nel Mio Sacro Cuore, come Tuo Sposo. Tu, figlia Mia, hai accettato questa sacratissima richiesta di unirti a Me per salvare le anime. 

Sarà attraverso la tua umile obbedienza che molto ci si aspetta da te ora. La paura scomparirà man mano che andrai avanti, come risultato del Mio dono speciale, nel dedicare la tua vita al Mio ardente desiderio di salvare l‟umanità dagli abissi dell‟inferno. 

Il tuo lavoro, guidato dalla Mia mano Divina, ora è completamente sacro e libero da qualsivoglia interferenza del Maligno. 

Non ti assaliranno più dubbi, ma sappi questo. La Mia parola data a te sarà violata e distorta. 
Ogni tentativo sarà fatto per macchiare questi Santi messaggi persino da coloro che professano di conoscermi. 

Da ora in poi la tua sofferenza sarà accettata da te con completo abbandono e gioia nella tua anima. La Mia forza, data a te dal potere dello Spirito Santo, ti sorprenderà. Ti alzerai con piena convinzione nel cuore e con tranquilla ma determinata fiducia per consegnare la Mia parola a tutto il mondo. 

Nessun uomo ti fermerà in questo lavoro, né potrà farlo. Nessun uomo può distoglierti da questa divina e pura chiamata dal Cielo. 

Tu, figlia Mia, sei pronta a diventare un‟ancora di salvezza per quelle anime che vagano nel deserto. Essi risponderanno alla chiamata di questi messaggi, non importa quanto siano induriti i loro cuori. 

Molti non capiranno perché questo stia accadendo loro. Sarà per la potenza dello Spirito Santo, che accenderà una fiamma di amore e gioia nella loro anima attirandoli a Me attraverso queste mie urgenti suppliche di riportare i miei figli tra le Mie sacre braccia. 

Grazie per avere accettato questa Mia speciale richiesta di diventare Mia Sposa nell‟unione finale con Me. Questo contratto,  consegnandomi la tua anima completamente, Mi consentirà quella libertà necessaria a concludere con successo questa missione per la quale sei stata scelta. 

Vai ora, figlia Mia preziosa, e aiutami ad adempiere la Mia promessa all‟umanità. Il Mio ritorno sarà per reclamare i Miei preziosi figli e condurli nella Nuova Era di Pace. Questo passaggio verso il Nuovo Paradiso sarà rapido e senza sofferenza grazie al tuo dono per Me. 

Riferite, figli Miei, che il Mio cuore è gonfio di gioia in questo momento, man mano che il momento di festeggiare la Mia nascita si avvicina. 

Vi amo. Il Vostro amato Salvatore e Redentore, 

Gesù Cristo. 

11 Dicembre 2011 


COLLOQUI EUCARISTICI



LA IMMOLAZIONE

A - "Quante lusinghe pone davanti a me il Maligno!" 

R - "Per sottrarti a lui e giungere alla risoluzione definitiva di stare con Me, di vivere nella mia intimità, di realizzare la tua vocazione all'adorazione eucaristica, devi giungere all'immolazione di te al mio amore; a quella immolazione che è lo sforzo costante di seguire il Cristo e la Madre Sua sulla via da loro tracciata, che se è via del Golgota, è anche la luminosa certezza del cielo.
Tutti credono di essere a casa loro vivendo nel mondo. No. Questa è solo una pensione che prima o poi dovete lasciare.
La vostra casa è il cielo dove la vostra felicità sarà grande per sempre. Ricordate la mia preghiera: "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato" (Gv.17-24)
Allora immolazione è saper diventare semplici, puri, entusiasti, scattanti e generosi, come il fanciullo, perché è per i semplici il mio sorriso, per i puri la mia immolazione nell'Eucaristia, per i generosi, gli entusiasti il dono di partecipare alla mia gloria.
E non dimenticate che nella semplicità è compresa l'umiltà. Solo chi è umile può diventare semplice. La tua immolazione deve dunque essere uno sforzo concreto e costante per raggiungere la docilità, la semplicità, la purezza, l'umiltà, la generosità."

PADRE PIO E IL DIAVOLO



Gabriele Amorth racconta... 

Tradimenti 

Padre Pio giunse a San Giovanni Rotondo nel settembre del 1916: quella sarebbe stata la sua dimora definitiva per oltre cinquant’anni, fino alla scomparsa, nel 1968. 

Era arrivato da poche settimane, quando ebbe una nuova visione, che anni più tardi riferì a padre Tarcisio da Cervinara, chiamandola però, «per umiltà», “sogno”. «Pareva di trovarmi alla finestra del coretto della chiesina di S. Giovanni Rotondo e nel piazzale antistante vi era stipata una folla sterminata. Dopo aver osservato tutta quella innumerevole moltitudine di persone, sporgendomi alla finestra del coretto, chiedo: “Chi siete? Che volete?”. 
E tutta quella folla, in coro, con voce massiccia e assordante, grida a squarciagola: “La morte di Padre Pio!”. Mi accorsi che erano tutti demoni!!! A queste parole entrai nel coretto per pregare. Mi si fa subito incontro la Madonna, che con accorato sguardo materno e con gesto deciso mi mise fra le mani un'"Arma” dicendomi: “Con quest'Arma sei tu che vincerai!". La manovrai dalla finestra del coretto e tutta quella gente fulmineamente cadde a terra restando tramortita. Mi svegliai. Poi mi addormentai di nuovo e mi trovai alla stessa finestra. Vidi di nuovo una numerosa folla. Meravigliato, e non senza una certa delusione, dissi gridando: “Ah, non siete morti?!”. E di nuovo chiesi: “Chi siete?...” Rispondono: “Siamo cristiani!”. Dico a tutti risollevato: “Siete figli di Gesù... Allora venite con me! Seguitemi e obbeditemi! E nessuno mai vi nuocerà?!”. E aggiungo: “Stringete sempre nella vostra mano l'Arma di Maria! e riporterete sempre e dovunque vittoria sui nemici infernali”. » 

MARCO TOSATTI