giovedì 5 dicembre 2019

Critica, brontolii e dubbi non vengono da Dio!



Maria Madre di Dio

Figlia Mia. Come già disse Bonaventura, molta sofferenza imperversa sulla vostra terra d’oggi . Chi ha aperto il suo cuore e si guarda intorno con attenzione lo vedrà e lo proverà. Anche se non colpisce voi stessi la percepirete nel vostro ambiente e nei vostri fratelli.

Dovete restare uniti e avere fiducia.

Pregate, perché  la vostra preghiera provoca tanto bene!

Convertitevi! Venite a Noi! A Gesù e al Padre e la vostra vita diventerà molto più ricca. Non  aspettatevi  però ricchezze terrene, ma aspettatevi fiduciosi   ciò di cui avete bisogno perché vi sarà dato.

Il Padre è onnipotente e con la Sua onnipotenza Egli provvede ad ognuno dei Suoi figli, ma solo chi vive con LUI , mette se stesso e la sua vita nelle Sue mani onnipotenti percepirà questa Sua amorevole cura.

Credete, abbiate  fiducia e smettetela di criticare! Vi diamo così tanti aiuti in mano, ma voi continuate a mettere in discussione, brontolate e cercate di interpretare ma questo non vi spetta! Accettate la Nostra Parola e pregate lo Spirito Santo per la chiarezza della comprensione! Fatelo con tutto ciò che subito non riuscite a comprendere e lasciatevi illuminare dal Cielo!

Critica, brontolii e dubbi non vengono da Dio. Questi “sentimenti” sono alimentati dall’avversario che vi vuole distogliere dal seguire la Nostra Parola e la Nostra chiamata! Per questo pregate  per ricevere chiarezza, purezza e amore in modo che lo Spirito Santo vi illumini e ricolmi con la Verità  e comprendete con il vostro cuore!

Cosi sia

mercoledì 4 dicembre 2019

"COSA ACCADRÀ DOPO LA MORTE DI BENEDETTO XVI?". CATECHESI DI DON MINUTELLA


La Corredentrice



La Mamma Celeste possiede tutto ciò che fece Gesù per la Redenzione:  

“Figlia mia, tu devi sapere che nella Redenzione fu rinchiuso il regno della mia Volontà Divina, in cui non ci fu atto che Io feci che non rinchiudesse l’una e l’altro, con questa sola differenza, che ciò che apparteneva alla Redenzione lo esternai, lo feci conoscere e ne feci dono, perché doveva servire come preparativo al regno della mia Divina Volontà. Invece quello che apparteneva al regno del mio «Fiat» lo ritenni in Me stesso, come sospeso nella stessa mia Volontà Divina.  
Ora, tu devi sapere che quando la nostra Divinità decide di mettere un atto fuori di Se stessa, di fare un’opera, un bene, prima scegliamo la creatura in cui deporre l’opera nostra, perché non vogliamo che ciò che Noi facciamo resti nel vuoto e senza effetto e che nessuna creatura deva essere depositaria dei nostri beni. Perciò chiamiamo almeno una, ché se le altre creature ingrate non vorranno ricevere i nostri beni, almeno in questa vengano depositate le opere nostre, e quando siamo sicuri di ciò, allora operiamo. Quindi nella Redenzione la depositaria di tutti gli atti miei fu la mia inseparabile Mamma. Si può dire che come dovevo respirare, piangere, pregare, patire, e tutto il resto che Io feci, chiamavo prima Lei a ricevere i miei respiri, le mie lacrime, il mio patire, eccetera, per deporli in Lei, e poi respiravo, piangevo e pregavo. Mi riuscirebbe insopportabile e di dolore che supererebbe ogni altro dolore se non avessi la Mamma mia, nella quale potevo deporre gli atti miei.  
Ora, stando rinchiusi in tutti gli atti della Redenzione quelli del regno della mia Volontà Divina, fin d’allora chiamavo te e, come deponevo nella Sovrana del Cielo tutto ciò che riguardava il regno della Redenzione, così deponevo in te ciò che riguarda il regno del «Fiat» Supremo…” (Vol. 23°, 27-1-1928) 

Pablo  Martín  Sanguiao


LA VITA DI SAN BENEDETTO



Il cibo preso trasgredendo la Regola

Fu in questo tempo che il Signore si degnò di insignire il suo servo col dono della profezia: prediceva avvenimenti futuri ed annunciava ai presenti cose e persone anche lontane.

Era una consuetudine del suo monastero che quando i fratelli uscivano di casa per qualche commissione non dovevano prendere assolutamente nulla, né cibo né bevande: usanza regolare che veniva osservata col massimo rigore.

Accadde un giorno che alcuni monaci, usciti per commissioni, furon costretti a rimaner fuori fino ad ora molto più tarda del previsto. Conoscevano la casa ospitale di una pia donna: entrarono dunque nell'abitazione di quella e vi presero cibo. Tornarono al monastero piuttosto tardi e, com'è d'uso, andarono a chiedere la benedizione del Padre. Appena li vide domandò subito premurosamente: "Dove avete mangiato?". Risposero: "In nessun posto". Egli allora disse: "Come? Su, su, non mi dite bugie! Non siete entrati forse in casa della tale signora? E avete accettato tali e tali vivande? E avete bevuto tanti e tanti bicchieri?".

A questa precisa indicazione del venerabile Padre sull'ospitalità della donna, sulla qualità dei cibi e sul numero dei bicchieri, riconobbero sinceramente quel che avevano fatto a caddero tremanti ai suoi piedi confessando la loro mancanza. 
Egli concesse immediatamente il perdono, sicuro che quelli in sua assenza non avrebbero  mancato  mai più;  avevan  la  prova  che  egli in  spirito  era  sempre presente.

tratto dal Libro II° dei "Dialoghi" di San Gregorio Magno

La Stolta Superbia e Soave Umiltà



I  CATTOLICI

“Male insanabile non è di essere nati fra le tenebre del paganesimo, dell’idolatria, neppure fra le nebbie di una fede eretica o scismati-ca. Il vero male, essendo nati nella Chiesa, è di vivere da eretici e pagani, separati dal Corpo Mistico, perché morti per il peccato” (Libro di Azaira, p. 241), specialmente di superbia.
Tutti coloro che non conoscono Dio come i cattolici e credono fermamente all’esistenza di un Dio giusto, provvido, dando ad ognuno ciò che merita, appartengono all’Anima della Chiesa per l’amore che portano a Dio, e per la carità, la giustizia che praticano verso se stessi e il prossimo, per il desiderio che hanno di Dio e la perfetta contrizione dei loro peccati. Chiunque opera con retta coscienza, seguendo i dettami della Legge morale, dimostra di avere un’anima naturalmente cristiana, aperta al Bene e alla Verità. Gesù, morto per dare la vita eterna alle anime di buona volontà, sarà la loro giustificazione. “Saranno giustificati nel giorno in cui Dio, per mezzo di Gesù Cristo, giudicherà le azioni segrete degli uomini” (Rom. 2,16). Come il dolore, ottavo sacramento e nona beatitudine, l’amore veramente vissuto e il pentimento sincero sono battesimo di desiderio, capaci di dare la partecipazione al Corpo Mistico, alla Grazia” (LezEp. Rom., p. 181). 
“Il bene è sempre bene, la fede ha sempre valore di religione, se chi la possiede e segue è convinto di essere nel vero. All’Eterna Giustizia dell’unico Creatore di tutto e di tutti, quelle virtù e quel rispetto non sono vani” (LezEp. Rom.). 
“Dio non è privativa dei cattolici! Non si può scindere Dio dai suoi figli. Tutti voi che vivete, pensateci bene, siete figli dell’Eterno che vi ha creati, anche coloro che in apparenza sono, vivono fuori della Chiesa. Non vi crediate lecito essere duri, egoisti, verso chi non è dei vostri. L’origine è unica, quella del Padre. Siete fratelli, anche se non vivete sotto lo stesso tetto paterno. Chi chiude il cuore alla misericordia, lo chiude a Dio che sta nei vostri fratelli. Chi non è misericordioso verso i fratelli, non è misericordioso verso Dio. Dio circola come sangue vitale in tutto il Corpo, Universo. Di questo grande Corpo da Lui creato, la cattolicità è come il centro. ma come potrebbero le membra più lontane essere vivificate da Dio, se il centro, il cuore si richiudesse in se stesso col suo tesoro, escludendo le membra dal beneficio? 
“Dio si trova, anche dove diversa fede fa pensare che Egli non sia. Non è ciò che appare che è vero. Molti cattolici sono sprovvisti di Dio più di quanto lo sia un selvaggio. Molti cattolici hanno di figli di Dio solo il nome. Peggio, vilipendono o fanno vilipendere questo nome con le opere di una vita ipocrita, antitesi della mia Legge, quando non giungono all’aperta ribellione che li fa nemici di Dio. Mentre nella fede di un acattolico, errata nella sostanza, ma corroborata da una vita retta, vi è di più il segno del Padre. Queste sono solo creature che hanno bisogno di conoscere la verità. I figli falsi, invece, sono creature che devono conoscere, oltre la verità, il rispetto e l’amore verso Dio (la buona volontà). 
“Le anime che vogliono essere mie, devono avere misericordia di queste altre anime. Se è misericordia sfamare, vestire, istruire, confortare, seppellire, cosa sarà mai ottenere, a prezzo del proprio sacrificio, la vita vera ai fratelli. Portare a Dio le anime lontane che lo sentono per istinto, ma non lo conoscono, né lo servono nella verità, è la più grande delle misericordie. Non solo ai dodici ho detto: “Portate il Vangelo a tutte le creature” (Mc. 16,15). Voglio che ogni anima veramente cristiana sia anima apostolica. Molto errano quei cattolici che non si adoperano per gli acattolici. Non lavorano per l’interesse del Padre. Sono solo parassiti del Padre senza dargli aiuto filiale. Potentissimo, Dio non ha bisogno di aiuto, ma lo vuole ugualmente da voi” (Quad. ‘43, p. 212). 
Ma prima di predicare la vera fede, bisognerebbe praticarla! 
Eresie palesi hanno inquinato, addirittura obliterato molte vene che, partendo dal mio Cuore, scendevano nella Chiesa Cattolica romana. 
Gran parte del Corpo è atrofizzata, morta, preda di cellule cancernose. Pullulano le piccole eresie individuali, sparse nei nuclei cattolici e quanto perniciose! Se è condannabile fino a un certo punto il protestante di qualsiasi denominazione o il greco ortodosso che dopo secoli di tradizione erronea insegnata e accettata di buona fede come dottrina rivelata, non è perdonabile chi vive sotto l’autorità della Chiesa di Roma, e per un prurito dei sensi, qualche grillo della sua mente o capriccio del cuore si crea la sua eresia individuale! Quanti compromessi col male vedo e condanno!” (Quad. ‘43, p. 386). “Non è da stupirsi se ormai vi precede chi è più lontano dalla cattolica Roma. Africani, Asiatici, Australiani vengono alla Croce da voi respinta e vi sorpasseranno. Quando tutto verrà illuminato dalla luce di Dio, l’ultimo giorno, apparirà agli occhi di tutti la rilassatezza e l’ingratitudine di voi, cattolici secolari, di fronte a eretici e idolatri, affascinati da Cristo e a Lui affluiti con le loro anime verginizzate dalla grazia. Quante zone d’ombra, quanti progressi delle tenebre nella società moderna per la vostra viltà! E’ la vostra vergogna, il vostro castigo! Non avreste mai dovuto permettere che la luce, a voi affidata per primi, venisse respinta, rinnegata dal mondo civile. Non mi volete più, non mi conoscete più, non mi capite più! Neppure quelli di casa mia non mi conoscono più! Stento, anch’io, a conoscerli tanto sono fatti brutti dalle malattie della carne e della mente” (Id. p. 597). 
“ Di tutto si preoccupano i novanta per cento dei cattolici, di tutto meno che della vita della fede! (Id. p. 386). Tutto il male che vi opprime ora è il frutto dell’abbandono della mia Legge. E’ frutto della mancanza di fede, di speranza e di carità, di ogni virtù, mancanza che ha una sola origine: la diserzione dalla milizia cristiana. La pianta della vita cristiana è morta in quasi tutti i cuori, in molti vegeta a stanto, in pochi fiorisce ancora. Non vi è da sperare che le cose cambino. Anzi, volgeranno sempre al peggio, perché come un bosco invaso da piante parassitarie e da insetti nocivi, si spoglia sempre più da fronde e frutti, finisce per morire, altrettanto avviene della società odierna, sempre più bruciata, corrosa da mille tendenze viziose e peccati di odio, di lussuria, di eresie, di frode, ecc... La mia Parola, vita delle anime, non può più rigenerarvi, perché troppo inquinata. La maggioranza dei cristiani ha respinto Cristo. Al suo posto ha messo il piacere, il danaro, il proprio “io”! (Id. p. 262). 
“Sono giusto e non conosco parzialità. Il mio sguardo vede tutti con una luce uguale. Il più civile tra voi è per me come il meno civile, il selvaggio che ignora tutto ciò che non sia il suo bosco. Scrutatore della verità dei vostri pensieri e della qualità dei vostri sentimenti, guardo tante volte con amore il selvaggio che si prostra, adorando la forma che per lui è Dio, e per questa forma si fa buono, mentre torco con sdegno lo sguardo dall’uomo civile che nega Dio a lui noto, con la parola blasfema, il pensiero negatore e le opere maledette” (Quad. ‘43, p. 563). “Non sono un dio di creta che non vede. Sono l’Onnipresente! Dall’alto del mio trono noto e scruto le opere degli uomini. Anche un pagano può essere virtuoso, e Dio che è giusto lo premierà per il bene compiuto. Tra un fedele in colpa grave e un pagano senza colpa, Dio guarda con meno rigore il pagano” (Poema 3°, p. 19). 
“ Siete infedeli a Dio, alla Chiesa, alla famiglia, all’amicizia! Non sapete più neppure cosa sia la fedeltà che rende sicuro l’animo nell’onorare Dio sopra ogni cosa, eroico il cuore nel difendere la bandiera, sincero l’amore verso chi ci ama e fedele l’amicizia. Contaminatori di tutto quanto voi toccate, siete invertiti. L’omosessualità, prodotto da secoli di vizio, degradazione che vi fa inferiori ai bruti, è ora diffusa come mai. Neppure la combattete; anzi, da depravati che siete, ve ne compiacete e la sfruttate per le vostre borse. 
Fate ribrezzo ai demoni” (Quad. ‘43, p. 538). “In verità vi dico che saranno molto meno severamente giudicati gli idolatri per tradizione, di voi, idolatri per malizia, e della peggiore delle idolatrie, cioè dell’auto-idolatria. Satana non ha bisogno di faticare per inghiottirvi nell’Inferno! Sono io che devo faticare per attirarvi ancora. Anche se mi avete rinnegato, mi ricordo io di essere vostro Padre e Salvatore. Fino all’ora estrema in cui sarete adunati per l’inesorabile selezione, non rinnego i miei figlioli disgraziati e tento di salvarli ancora” (Quad. ‘43, p. 229). Sicché il Signore preferisce un pagano umile e di buona fede, a un cristiano superbo, cattolico degenere, non praticante. “La Chiesa militante è una milizia fatta di militi che non militano” (Albert de Mun), non credendo più all’esistenza del nemico. Non si predica più l’esistenza e l’attività satanica dell’avversario, né la necessità della castità verginale, coniugale, vedovile dell’umiltà, della volontà, dello Spirito Santo, “il grande ignoto”. Si pratica sempre di più convivenza, omosessualità, aborti, anticoncezionali, divorzi, pedofilia. Tale cattolicesimo non è un surrogato, la negazione del Vangelo

René Vuilleumier

ADORARE E’ AMARE



Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva 
del Signore, avvenga di me quello che hai 
detto”. E l’angelo partì da lei. ( Lc 1,38) 

Signore Gesù, fa’ che la mia adorazione sia 
un atto di amore; fa’ che sia un movimento 
del cuore e del pensiero: amore e pensiero 
per Te, Persona amata, qui presente. 
La mia preghiera non sia fatta di formule 
ma di partecipazione interiore. I miei occhi 
fissi su di Te, il mio interesse incentrato su 
di Te, dicano il mio amore per Te. 
Apri la mia vita a Te così che possa dirti: 
“Eccomi!” 
E aprendomi a Te nascerà il bisogno di 
comunicare, pregare, adorare e ascoltare. E 
tutto questo per amore! Sarà un darti del 
tu, sarà parlare con Te senza pose, con 
tono familiare e amico, sarà un dialogare 
con Te col cuore in mano e con totale 
fiducia. Se è vero, o Signore, che quando 
prego ti guardo, è ancor più vero che Tu 
guardi me: mi guardi con i tuoi occhi colmi 
d’amore. Si crea allora un incrocio di 
sguardi: io ti ascolto e Tu mi ascolti, io ti 
ricordo e Tu mi ricordi, io ti cerco e Tu mi 
cerchi, io ti parlo e Tu mi parli. 
Questa, o Signore, è la reciprocità 
dell’amore. Come Maria: Tu l’hai guardata e 
amata e lei in religioso ascolto, ha capito. E 
ha risposto: “Eccomi, avvenga di me quello 
che hai detto”. 

Bernadette, l’ ultimo mistero di Lourdes Quel corpo intatto dimenticato dai fedeli



Entrati nel cortile del convento di Saint Gildard, Casa madre delle «Suore della Carità», si accede alla chiesa attraverso una porticina laterale. La semioscurità, perenne in questa architettura neogotica dell’ Ottocento, è rotta dalle luci che illuminano una artistica cassa funeraria in vetro. Il piccolo corpo (un metro e quarantadue centimetri) di una religiosa sembra dormire con le mani giunte attorno a un rosario e il capo reclinato sulla sinistra. Sono le spoglie, intatte a 124 anni dalla morte, di santa Bernadette Soubirous, colei sulle cui misere spalle di malata cronica poggia il peso del più frequentato santuario del mondo. Lei sola, infatti, vide, ascoltò, riferì il poco che le disse: Aquerò («Quella là», in dialetto della Bigorre), testimoniando con la sua sofferenza ininterrotta la verità di quanto le era stato annunciato: «Non vi prometto di essere felice in questa vita ma nell’ altra».
Al noviziato di Nevers, Bernadette giunse nel 1866. Senza mai muoversi, («Sono venuta qui per nascondermi», disse arrivando) vi trascorse 13 anni, fino alla morte, il 16 aprile 1879. Non aveva che 35 anni, ma il suo organismo era consumato da una serie impressionante di patologie, alle quali si erano aggiunte le sofferenze morali. Quando la sua bara fu calata nel caveau, scavato nella terra, di una cappella nel giardino del convento, tutto lasciava supporre che quel minuscolo corpo mangiato anche da cancrene si sarebbe presto dissolto. In realtà, proprio quel corpo è giunto intatto sino a noi, anche negli organi interni, sfidando ogni legge fisica. Uno storico e scienziato gesuita, il padre André Ravier, ha pubblicato di recente i resoconti completi delle tre riesumazioni, basandosi su una documentazione inattaccabile. In effetti, nella Francia anticlericale tra Otto e Novecento, a ogni apertura del sepolcro assistettero, sospettosi, medici, magistrati, funzionari della polizia e del Comune. I loro rapporti ufficiali sono stati tutti conservati dalla pignola amministrazione francese.
La prima riesumazione, per l’ inizio del processo di beatificazione, avvenne nel 1909, trent’ anni dopo la morte. All’ apertura della cassa, alcune anziane suore, che avevano visto Bernadette sul letto di morte, svennero e dovettero essere soccorse: ai loro occhi la consorella apparve non soltanto intatta, ma come trasfigurata dalla morte, senza più i segni della sofferenza sul volto. Il rapporto dei due medici è categorico: l’ umidità era tale da avere distrutto gli abiti e persino il rosario, ma il corpo della religiosa non era stato intaccato, tanto che anche denti, unghie, capelli erano tutti al loro posto e pelle e muscoli si rivelavano elastici al tatto. «La cosa – scrissero i sanitari, confermati dai rapporti dei magistrati e dei gendarmi presenti – non appare naturale, visto anche che altri cadaveri, sepolti nello stesso luogo, si sono dissolti e che l’ organismo di Bernadette, flessibile ed elastico, non ha subito nemmeno una mummificazione che ne spieghi la conservazione».
La seconda riesumazione avvenne dieci anni dopo, nel 1919. I due medici, stavolta, erano famosi primari e ciascuno, dopo la ricognizione, fu isolato in una stanza perché scrivesse il suo rapporto senza consultarsi con il collega. La situazione, scrissero entrambi, era rimasta la stessa della volta precedente: nessun segno di dissoluzione, nessun odore sgradevole. La sola differenza era un certo scurimento della pelle, dovuto probabilmente al lavaggio del cadavere, dieci anni prima.
La terza e ultima ricognizione fu nel 1925, alla vigilia della beatificazione. A quarantasei anni dalla morte – e alla consueta presenza delle autorità non solo religiose, ma anche sanitarie e civili – sul cadavere, ancora intatto, si poté procedere senza difficoltà all’ autopsia. I due luminari che la praticarono pubblicarono poi una relazione su una rivista scientifica, dove segnalarono all’ attenzione dei colleghi il fatto (che giudicavano «più che mai inspiegabile») della conservazione perfetta anche degli organi interni, compreso il fegato, destinato più di ogni altra parte corporea a una rapida decomposizione. Vista la situazione, si decise di mantenere accessibile alla vista quel corpo che appariva non di una morta, ma di una dormiente in attesa del risveglio. Sul viso e sulle mani fu applicata una leggera maschera, ma solo perché si temeva che i visitatori fossero colpiti dalla pelle scurita e dagli occhi, intatti sotto le palpebre, però un po’ infossati.
E’ certo, comunque, che sotto quella sorta di maquillage e sotto quell’ abito antico delle «Suore della carità», c’ è davvero la Bernadette morta nel 1879, fissata misteriosamente, e per sempre, in una bellezza che il tempo non le ha tolto ma restituito. Qualche anno fa, per un documentario per Rai Tre, mi fu concesso di far girare di notte, per non disturbare i pellegrini, delle immagini ravvicinate mai permesse prima. Una suora aperse il vetro della cassa, capolavoro di oreficeria. Esitante, toccai con un dito una delle piccole braccia della minuscola Santa. La sensazione immediata di elasticità e di freschezza di quella carne, morta per il «mondo» da più di 120 anni, resta per me tra le emozioni incancellabili.

“Il sacerdote non si appartiene”



Giuda e la prima incrinatura nel suo sacerdozio

***
Fu la cupidigia l’inizio della caduta di Giuda? Fu la cupidigia l’inizio della caduta di Giuda? No! La prima testimonianza della caduta di Giuda risale al momento in cui Nostro Signore annunciò l’Eucaristia. La storia di Giuda è strettamente connessa alla Pasqua ebraica. Fu a una Pasqua ebraica che Nostro Signore annunciò per la prima volta l’Eucaristia, e a un’altra Pasqua ebraica che l’istituì. Nell’anima di Giuda, la prima frattura si ebbe quando Nostro Signore disse che avrebbe dato all’uomo il suo Corpo e il suo Sangue come cibo. Il crollo definitivo avvenne la notte dell’Ultima Cena, quando il Signore Santissimo mise in atto la sua promessa. Si ha qui la prova irrefutabile che l’Eucaristia, il Pane della Vita, è legata da un lato alla fedeltà e alla santità, dall’altra al tradimento e alla slealtà. La prima incrinatura nel sacerdozio proviene dal nostro atteggiamento verso l’Eucaristia: la santità con cui offriamo la Messa, la sensibilità della nostra devozione al Santissimo Sacramento. Il primo accenno a Giuda come traditore la Bibbia ce lo offre non quando egli rivelò la sua avidità, ma quando Nostro Signore si dichiarò il Pane di Vita. In quell’occasione vennero meno a Gesù Cristo tre tipi distinti di seguaci: le folle, perché rifiutava di essere un re terreno e invece dell’abbondanza dava l’Eucaristia; parecchi discepoli, i quali «si ritirarono e non stavano più con lui» (Gv 6, 67) perché giudicavano l’Eucaristia uno scandalo; infine, Giuda. San Giovanni contrappone due di coloro che il Cristo aveva chiamati al sacerdozio: Pietro e Giuda. Quando, dopo avere annunciato che avrebbe dato la sua Carne per la vita del mondo, si ebbero le diserzioni in massa, il Signore chiese a Pietro se anche lui voleva andarsene. Pietro rispose: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6, 68-69). Il cuore di Nostro Signore si rattrista per ciò che è accaduto ai suoi dodici. Il numero era simbolico; datava dai dodici patriarchi e dalle dodici tribù, ed era usato spesso in riferimento agli Apostoli. (Ciascuno di essi non derivava forse da una delle dodici tribù?) Vi è quindi qualcosa di tragico nelle parole divine: Rispose Gesù:
«Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici (Gv 6, 70). La cupidigia verrà in seguito! Ma qui, molto tempo prima della cena in casa di Simone, molto tempo prima del suo mercato con i sacerdoti del Tempio, Giuda è già descritto come un traditore proprio nel momento in cui Nostro Signore promette la sua Carne come cibo e il suo Sangue come bevanda. Che cosa aggiunsero i trenta denari d’argento alla vendita di quel Corpo e di quel Sangue? Tanto, li aveva già rinnegati! Giuda è dapprima un ladro, poi un traditore e infine un aperto alleato del nemico. Ha rubato dai fondi apostolici, è stato preso da un odio nevrotico sia per il denaro che per se stesso e, per ultimo, si è tolta la vita, ma l’incrinatura, quando ha fatto la sua prima comparsa? Quando è cominciato l’impercettibile crollo, tanto impercettibile che gli Apostoli, durante l’Ultima Cena, non se ne avvidero? È cominciato quando colui ch’era chiamato a essere Sacerdote e vittima ha rifiutato di accettare le parole del suo Signore: «Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 58). La carne! Indubbiamente essa spiega certi aspetti della debolezza sacerdotale. Attaccamento alle cose del mondo! Amore per i titoli azionari! Lusso! Alcool! Nominiamo qualsiasi peccato che ci possa venire in mente. Sono questi gli strascichi che accompagnano il declino del sacerdozio, ma nella veste della santità vi era già uno strappo ancor prima che queste altre forme di nudità e di vergogna facessero la loro comparsa. Nostro Signore sa dove questi palesi e scandalosi peccati ebbero origine. Forse ebbero origine in una «Messa d’un quarto d’ora»; in un «ringraziamento d’un minuto»; in un rapido salto dalla camicia da notte al camice; in una carenza di visite al Salvatore Eucaristico, essendo queste limitate alle visite «ufficiali», quando si «deve» celebrare la Messa o qualche altro ufficio divino. Quindi, l’uomo che è Sacerdote; sempre e ovunque, per l’Eucaristia non è stato capace di essere un Sacerdote Eucaristico. Se un chirurgo si tiene a distanza dal corpo e dal sangue dell’uomo, non perderà la sua perizia? Non è egli specificamente autorizzato alla sua professione appunto in funzione del corpo e del sangue? Ma noi, che non siamo soltanto «autorizzati» ma «ordinati» in funzione del Corpo e del Sangue, come potremo conservare il nostro potere, la nostra santità, la nostra perizia di Sacerdoti se non mediante la fede più viva nel Corpo e nel Sangue di Cristo? Il tradimento e la festa di Pasqua Si direbbe che i Vangeli si facciano un dovere di associare Giuda alla Pasqua ebraica. L’avidità, una delle cause della sua incapacità a essere eucaristico, è menzionata per la prima volta a questo proposito: Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània (Gv 12, 1). Sono queste le parole con le quali l’Apostolo prediletto alza il sipario sulla tragedia del Golgota. E chi nomina per primo? Giuda! Mentre Maria, sorella di Lazzaro, mostra la sua devozione per il Corpo e il Sangue del Salvatore profumandolo con l’unguento riservato al giorno della sua sepoltura (Gv 12, 7), Giuda tradisce la propria avidità e si prepara a vendere quel Corpo e quel Sangue. L’ipocrisia dimostrata da Giuda nel fingersi preoccupato per i poveri è messa in rilievo dalle parole con le quali il Cristo, proprio in quella settimana, identifica Se stesso con i poveri (Mt 25, 35 e seg.). Quando Gesù rimproverò Giuda dicendogli di «lasciarla stare» (Gv 12, 7), il falso apostolo decise di consumare il suo tradimento: Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo (Mt 26, 14-16). La Croce unì non soltanto gli amici di Nostro Signore, ma anche i suoi nemici. I Sadducei e i Farisei, Giuda e il Sinedrio, Roma e i sacerdoti del Tempio, Erode e Pilato: tutti coloro che avevano inimicizie di piccolo conto si coalizzarono in un’unica, enorme ostilità verso Gesù, il Salvatore del mondo. In tempi di crisi, la Chiesa, che è la continuazione del Cristo, deve sempre aspettarsi coalizioni del genere. Il male è ipersensibile alla bontà. In essa scorge una minaccia alla propria esistenza assai prima che gli uomini buoni si ridestino ai segni dei tempi. Giuda all’Ultima Cena Eccoci dunque alla Pasqua di morte di Nostro Signore, la Pasqua in cui il vero Agnello di Dio viene sacrificato per noi pellegrini che camminiamo verso l’eternità. I dodici Apostoli sono raccolti intorno al Signore. A questa prima Messa, dove sedeva Giuda? Giovanni era certamente dalla parte del suo Cuore. Chi c’era dall’altra parte? Pietro, forse, benché un particolare suggerisca il contrario: Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?» (Gv 13, 23-24). Se Pietro fosse stato alla destra di Gesù, è improbabile facesse il gesto che ci è stato descritto. Poteva essere Giuda che sedeva vicino a Nostro Signore? È concepibile, perché Gesù Cristo fa molti tentativi per salvare quelli che ha scelti. Matteo sembra volerlo suggerire; altrimenti, come avrebbe potuto il Cristo dire a Giuda di conoscere le sue intenzioni, mentre gli altri continuavano ad avere l’impressione che egli andasse in giro ad aiutare i poveri (Mt 26, 22-25)? I delatori e i traditori s’accorgono ben di rado di essere scoperti. Dunque, se a Giuda era stato assegnato quel posto come prova dell’Amore divino, nel suo cuore indurito deve avere pensato: «Se Egli sapesse che cosa sto per fare, non mi avrebbe mai dato un tal posto». A questo punto, Nostro Signore accenna di nuovo alla Pasqua: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione (Lc 22, 15). 

***
Tratto da “Il sacerdote non si appartiene” del Venerabile Fulton J. Sheen

LA CROCE



Volume 10
Stamane Gesù mi ha fatto vedere un’anima che piangeva;  pareva pianto di amore.  Gesù l’ha stretta a sé, mentre dentro il suo Cuore c’era una Croce, che, premendo sul cuore di lei, le faceva provare abbandoni, freddezze, agonie, distrazioni, apprensioni;  l’anima si divincolava e qualche volta sfuggiva dalle braccia di Gesù, per mettersi ai suoi piedi.  Gesù volendo che, in questo stato, ella resistesse a stare nelle Sue braccia, le ha detto:  “ Se saprai resistere, in questo stato, a stare nelle mie braccia senza divincolarti, questa Croce sarà la tua santificazione;  altrimenti starai sempre allo stesso punto ”. 

Estratti dall’Opera sulla Divina Volontà scritta da Luisa Piccarreta

Geremia



L'arrivo dei nemici 

1Discendenti di Beniamino, abbandonate Gerusalemme per mettervi in salvo! Suonate la tromba nella città di Tekoa, date l'allarme a Bet-Cherem, perché dal nord si avvicina un disastro, una grande distruzione. 2La città di Sion è bella e incantevole, eppure sarà distrutta. 3Alcuni re con i loro eserciti marceranno contro di essa. Ognuno vi pianterà attorno il suo accampamento per prendere la propria parte di bottino. 4E diranno: 'Dichiarate guerra a Gerusalemme! State pronti: a mezzogiorno sferreremo l'attacco!'. Alla sera, quando si allungano le ombre, diranno: 'Peccato, il giorno sta per finire! 5Ma non importa, l'assaliremo di notte e distruggeremo i suoi palazzi'. 6Il Signore dell'universo ha ordinato agli assalitori di tagliare alberi e di costruire una palizzata attorno a Gerusalemme. 'È una città da punire, - dice il Signore, - non c'è altro che oppressione.7Come un pozzo dà sempre acqua, così Gerusalemme produce sempre malvagità. In città si sentono soltanto grida di violenza e di oppressione, non si vede altro che sofferenza e ferite. 8Abitanti di Gerusalemme, accettate questa lezione, altrimenti io vi abbandonerò. Trasformerò la vostra città in un deserto, in una terra disabitata'.9Così dice il Signore dell'universo: 'Prendete tutti i superstiti del popolo d'Israele, fate come i vendemmiatori che raccolgono l'uva'.10Allora io dissi: 'A chi mi rivolgerò, con la speranza di essere ascoltato? Tutti sono diventati sordi e rifiutano di prestare attenzione. Anzi, deridono la parola del Signore e non ne vogliono sapere.11Anch'io come te, o Signore, sono adirato contro di loro. Non posso più frenarmi'. Il Signore rispose: 'Sfoga l'ira per le strade, sui bambini e sui giovani. Saranno portati via uomini e donne, anche se vecchi e cadenti. 12Le case, i campi e le loro mogli passeranno ad altri quando stenderò la mia mano contro gli abitanti di questa regione per punirli.13Poveri e ricchi, nessuno escluso, cercano solo di far denaro, profeti e sacerdoti sono una massa di imbroglioni. 14Essi curano le piaghe del mio popolo come se si trattasse di un semplice graffio. Dicono: 'Va tutto bene!', e invece non va bene niente. 15Dovrebbero vergognarsi per queste malvagità disgustose, ma non si vergognano affatto, non arrossiscono. Perciò cadranno come sono caduti altri, saranno abbattuti quando io li punirò. Io, il Signore, ho stabilito così'.

Preghiere con comando diretto alle legioni diaboliche



Nel nome di Gesù, per il Suo Preziosissimo Sangue versato per l’umanità intera, con l’intercessione di Maria Vergine, di San Michele Arcangelo e di  tutti i Santi Arcangeli, e di tutti i Santi Angeli, e di tutti i Santi, tra essi San Padre Pio, San Francesco, San Giuseppe, Sant’Antonio da Padova, io comando e ordino a Satana, a Belzebul, a Lucifero, a Dan, a Abù, a Asmodeo, a Alimai e a ogni altro spirito di separazione, odio, vendetta, a ogni legione diabolica, spiritica e di stregoneria, di andare via immediatamente da me, dalla mia vita, dalla mia persona, dalla mia esistenza, dal mio lavoro, dalla mia casa e di non tornare mai più. Io lo comando e ordino nel santo nome di Gesù.

È il risultato del vostro tempo!


Maria Madre di Dio

I tempi sono duri per molti dei Nostri figli e la vostra resistenza è messa a dura prova. Questa non è  una prova inflitta da DIO, ma è il risultato della vostra perdita di fede, della vostra società dell’io e della diffusione di  Satana nel vostro tempo.

Figli Miei. Non è ancora troppo tardi. Dichiaratevi  adesso per Mio Figlio, il vostro Salvatore e gran parte  del male della vostra terra verrà allontanato da voi.

Pregate, figli Miei, pregate perché la vostra preghiera ottiene moltissimo.

Pregate per i peccatori, così aiutate a portare il Bene sulla vostra terra. Amen. 
Così sia.

Dovete guardare con attenzione cosa sta accadendo in tutto il mondo



Maria Madre di Dio

Dovete guardare con attenzione cosa sta accadendo  in tutto il mondo, perché già da molto tempo mettono in atto i piani da Noi a voi annunciati e causano così la rovina di molti innocenti gettandoli in rovina,nella sofferenza e nella dipendenza.

Per questo, Miei amati figli cercate di fare tutti una buona confessione più spesso che potete, perché là la vostra anima riceve nuovamente la pace di cui ha bisogno! Essa viene alleggerita, liberata e purificata in ogni confessione che fate e  il diavolo in questo modo non ha nessuna possibilità  di trasformare i vostri sentimenti di dolore, i vostri  fardelli in cattiveria; al contrario Gesù viene a voi, prende in carico ogni vostro peso, vostra oppressione e paura e si prende cura di voi, ma voi dovete permetterglieLo.

Figli Miei. Alzatevi e intraprendete la via verso Gesù. Non esiste via più bella di questa e non troverete nessuna vita più realizzante di quella con i miracoli e le glorie delle Signore.

Figlia Mia. Dì loro che devono convertirsi, perché la conversione e il dichiararsi per Mio Figlio è l’unico modo per entrare nel Nuovo Paradiso, il Suo Regno creato per voi tutti  dal Padre vostro che vi ama moltissimo.

Cosi sia